Milano-Sanremo 2026, UAE Team Emirates, Isaac Del Toro, Tadej POgacar

UAE Emirates, perché è stato un travolgente gioco di squadra

22.03.2026
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SANREMO (IM) – Il pullman della UAE Emirates è preso d’assedio da tifosi, tanti bambini e un gruppetto di messicani che inneggiano al nome di “Torito”, chiamando Del Toro affinché scenda per salutarli. Isaac però ancora non si vede. Alla spicciolata arrivano i corridori che, finito il loro compito, hanno raggiunto il traguardo e poi si sono fermati per salutare Pogacar in attesa del podio. Ogni volta che uno sale gli scalini, dall’interno si sente un’esplosione di urla. Finché dopo un po’ il primo a scendere è Matxin.

Lo sports manager del UAE Team Emirates, pur abituato a grandi vittorie (l’ultima in ordine di tempo è stata la Strade Bianche) ha gli occhi lucidi. Vincere la Sanremo è stato il coronamento di un lunghissimo viaggio, il solo che finora fosse sfuggito alla logica del dominio del campione del mondo: un mistero che questa volta si è finalmente svelato.

«In questo momento – dice – provo tanta felicità e voglia di abbracciare i ragazzi, come ho appena fatto. A Del Toro ho detto che gli voglio bene. Ho voglia di gridare dentro al pullman, voglia di festeggiare per questa corsa che da anni stava diventando complicata. E proprio nell’anno più complicato, l’abbiamo vinta. Sono emozionato ovviamente, molto emozionato».

Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo: la prima della UAE Emirates
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo: la prima della UAE Emirates

Un attaccante anticonformista

E’ magico ripercorrere il lavoro che i ragazzi della UAE Emirates hanno fatto per il loro capitano caduto e per qualche istante spaesato. L’hanno raddrizzato, preso per mano e condotto di nuovo nel cuore della corsa, lasciandogli fare poi quello che meglio gli riesce: vincere.

«Ci abbiamo creduto dall’inizio – prosegue Matxin – perciò nel momento in cui Tadej è arrivato davanti, non gli abbiamo neanche chiesto come stesse. Brandon (McNulty, ndr) si è messo a menare, poi Isaac (Del Toro, ndr) ha fatto il forcing e ha fatto il buco a Van der Poel e Ganna, due dei migliori corridori al mondo. Tutti credono in questo team e credono nella forza del gruppo, Tadej è stato fortissimo, senza dubbio il migliore del mondo, nella UAE Emirates – sottolinea con orgoglio – la squadra migliore del mondo.

«Negli ultimi quattro anni abbiamo cambiato il concetto di questa gara, con un Tadej attaccante e anticonformista, rendendo la corsa sempre più dura. Però la caduta ci ha spiazzato e ha rischiato di vanificare tutto il lavoro. E’ molto più difficile vincere quando tutto sembra perduto…».

Foto di festa in casa UAE. Da sinistra Borselli, Matxin, Agostini e i massaggiatori Marini e Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra: Borselli, Matxin, Agostini, l’osteopata Marini e il massaggiatore Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra Borselli, Matxin, Agostini e i massaggiatori Marini e Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra: Borselli, Matxin, Agostini, l’osteopata Marini e il massaggiatore Lima (immagine Instagram)

Gianetti: Pidcock faceva paura

Gianetti lo ritroviamo che ancora festeggia dopo il traguardo, con l’entusiasmo di chi ha vissuto lo sport e sa che cosa significhi raggiungere la vittoria tanto a lungo sognata. A lui capitò con la Liegi del 1995 (peraltro indossando la maglia che il Team Polti ha riproposto per questa Sanremo) e vedere Tadej riuscire nello scopo in questo giorno che rischiava di essere compromesso dalla caduta ha fatto esplodere una gioia sfrenata.

«Quando c’è stata la caduta – dice il capo della UAE Emirates – non ho pensato che fosse finita, ma era evidente che si sarebbe complicato tutto. McNulty è stato grandissimo e ha fatto il lavoro di tutta la squadra. Poi c’è stata l’accelerazione potente di Isaac. Sulla Cipressa si era visto che Van Der Poel non fosse brillantissimo, che ci fosse un po’ di differenza, mentre si era visto invece che Pidcock stava veramente molto bene. Ogni volta ha chiuso con facilità, ha reagito velocemente agli attacchi e quindi ci faceva paura e alla fine si è giocato la Sanremo».

Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro della UAE dopo la caduta: McNulty ha riportato Pogacar in testa sulla Cipressa. A quel punto, è toccato a Del Toro
Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro della UAE dopo la caduta: McNulty ha riportato Pogacar in testa sulla Cipressa. A quel punto, è toccato a Del Toro

La rabbia dopo la caduta

Gianetti la corsa l’ha vista nello schermo di un cellulare, perché i televisori sul traguardo non funzionavano. Ha raccontato che nonostante tutto, la squadra sia riuscita a mettere in atto il piano che avevano studiato, con la differenza di non aver potuto preparare l’attacco nel modo migliore.

«Tadej ha scalato la Cipressa 20 secondi più velocemente degli altri – dice ancora il team principal della UAE – ma avendoli dovuti recuperare, è stato uno sforzo importante (Tadej ha percorso i 5,7 chilometri in 8’50” alla media di 37,8 orari e abbassando il record di scalata di 10″, ndr). Per questo durante l’attacco, Tadej è parso un po’ imballato, non è stato proprio uno scatto violento. Ma veniva subito dopo una caduta, aveva fatto un recupero impressionante, quindi era anche difficile pensare che in quel momento potesse fare di più.

«E’ chiaro che la caduta gli abbia dato lo scatto mentale di dire: non è possibile, con tutto il lavoro che ho fatto per questa Sanremo, non è possibile buttare così un anno di lavoro. Così ci ha creduto, ha tirato sempre, forse anche più degli altri. Ci ha provato in ogni modo. Andando in progressione sul Poggio, dove però ha trovato un Pidcock in grande giornata, e quindi ha dovuto giocarsela in volata, sempre partendo dal davanti e anche questo non aiutava…».

L'11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L’11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L'11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L’11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)

Stando ai dati diffusi da Velon, lo scatto con cui Pogacar ha staccato Van der Poel è durato 1’10”, durante i quali la media è stata di 40,8 ad una punta massima di 44,2 orari. Potenza media di 620 watt e massima di 890.

Gianetti ci saluta dicendo che la vittoria vale oro per la squadra, non a livello di soldi, ma a livello puro di prestigio. Con questo circoletto attorno alla Sanremo, la sola Monumento che manca a Pogacar è la Roubaix. Ma prima, dice scherzando, vediamo di pensare al Fiandre…

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026

Appunti tecnici della Sanremo: tifo, monocorona e molto altro

22.03.2026
6 min
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PAVIA – La monocorona è il tema tecnico principale della Milano-Sanremo 2026. Tre trasmissioni 1X sui tre gradini del podio, ma in realtà le curiosità non mancano in ogni categoria di prodotto. La corona singola per la trasmissione diventa protagonista anche per le trasmissioni Shimano di casa UAE-XRG.

Dai tubeless prototipo montati sulle Canyon di casa Alpecin-Premier Tech e Lidl-Trek, passando per la sella unofficial di Van Aert, fino ad arrivare all’attacco manubrio da 19 centimetri di Norsgaard (e non è tutto). Ecco il nostro resoconto.

Monocorona da esposizione

Buona parte delle bici montate Sram, potremmo dire il 90% di marchi differenti e team diversi sono state settate con la corona singola anteriore (quasi tutti con il plateau da 54, il solo Magnus Cort con la 56). Una sorta di conferma che apre anche un ulteriore ragionamento su quante opzioni e scelte tecniche fornite da Sram (considerando anche l’1×13 in vista della campagna belga) ai team supportati. Dalle Trek alle Canyon del Team Movistar, passando per le Van Rysel del Team Decathlon, alle Ridley in dotazione ai norvegesi di Uno-X Mobility, fino ad arrivare alle Pinarello del Team Pinarello-Q36.5.

Ci hanno colpito le trasmissioni 1X, con corona singola anteriore da 56 denti Carbon-Ti (per tutti i corridori) sulle Colnago Y1Rs degli atleti UAE-XRG che invece hanno il pacchetto Shimano. Una bella novità e chicca tecnica già sbirciata durante la trasferta dell’UAE Tour (utilizzata da Del Toro). Monocorona ufficialmente sdoganata per tutti? Ci viene da pensare che sia proprio così.

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Slick e tanto poroso, tubeless aero in occasione della Milano-Sanremo?
Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Slick e tanto poroso, tubeless aero in occasione della Milano-Sanremo?

Pirelli “PROTOTYPE”

Nuovi tubeless Pirelli in arrivo? Tutti i corridori del Team Alpecin-Premier Tech (bici Canyon Aeroad CFR), alla partenza della Milano-Sanremo 2026 hanno montato un prototipo Pirelli completamente slick. «Per quasi tutti i corridori la pressione di esercizio è di 4,5/4,6 atmosfere – ci dicono i meccanici – difficilmente andiamo oltre».

Un tubeless molto poroso alla vista, all’apparenza meno tondeggiante e maggiormente puntuto al centro, rispetto all’attuale P Zero RS TLR. Che sia un nuovo pneumatico aero firmato dalla casa lombarda? Le stesse coperture le abbiamo notate in casa Lidl-Trek, dove però le scelte hanno preso 2 direzioni separate, tra il nuovo tubeless “PROTOTYPE” (foto in apertura) e proprio la versione RS già nota.

Ruote nuove per Canyon e Trek

Restiamo in casa Alpecin-Premier Tech e Lidl-Trek. Le bici Canyon sono di fatto gli unici mezzi del WorldTour ad essere full Shimano (extra WorldTour si sconfina in ambito Novo Nordisk con le Argon 18). Qui abbiamo notato le (probabili) nuove ruote Dura Ace del futuro (le avevamo già spoilerate al Tour de France 2025). Cerchio wide, raggi in carbonio e nuove geometrie per i mozzi, molto belle in fatto di approccio estetico.

Dopo averle spoilerate alla partenza della Strade Bianche, sulle Trek arrivano i profili maggiorati delle nuove Bontrager RSL. Ci sono i profili differenziati tra anteriore e posteriore, rispettivamente 67 e 64 millimetri, con un canale interno da 23 millimetri con aggancio tubeless standard (non hookless).

La sella Visma e la lente dell’UCI

Notata già alla Strade Bianche. Sulle Cervélo S5 di Van Aert e Timo Kielich abbiamo visto una sella Prologo, componente che prima della partenza per la Milano-Sanremo 2026 è stata oggetto di check approfondito da parte dei commissari UCI.

Le note tecniche da sottolineare. La sella adotta un canale di scarico (PAS) che divide il pad dell’imbottitura dalla punta fino al retro. Tutta la sezione anteriore, quella centrale e parte di quella posteriore è calotatta in modo da coprire i rail che ancorano la sella al seat-post. Non è completamente piatta e adotta un design rialzato nella sezione posteriore. Ricorda l’ultima versione della Prologo Nago R4 e quella da noi fotografata non integra gli inserti CPC.

Nuovo Met aero in vista?

Tutti i corridori del team emiratino si sono presentati al via della Milano-Sanremo con quella che potrebbe (e dovrebbe) essere la futura versione del casco aero di Met. Si chiamerà ancora Manta? Rispetto al versione attuale è più basso dietro e tende ad essere maggiormente curvato già dalla parte centrale.

Porta in dote una sezione frontale tutta diversa, caratterizzata da tre feritoie centrali e due laterali allungate. Non presenta aperture laterali. Come tutti i Met della collezione si alza abbondantemente sopra le orecchie.

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Ecco finalmente la nuova Giant Propel al debutto alla Milano-Sanremo
Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Ecco finalmente la nuova Giant Propel al debutto alla Milano-Sanremo

La nuova Giant Propel in gara

Alla Strade Bianche la bici era già disponibile per alcuni (non tutti) i corridori del Team Jayco-ALUla e considerando anche le complicazioni del tracciato la nuova Propel è rimasta a cuccia. Alla Milano-Sanremo (in un certo senso) fa il suo esordio ufficiale. Trasmissione Shimano Dura Ace con doppio plateau anteriore 55/40 e 11/34 posteriore. Ruote Cadex Max 50 gommate Cadex.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar

Caduta, rincorsa, attacco e volata: la Sanremo di Pogacar

21.03.2026
7 min
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SANREMO (IM) – Al sesto tentativo, quando una caduta sembrava aver compromesso la sua corsa e il coriaceo Pidcock sembrava poterlo ammaestrare in discesa e poi in volata, nell’anno in cui tutto sembrava remargli contro, Tadej Pogacar ha vinto la Milano-Sanremo.

La storia sembrava definitivamente compromessa quando a 33 chilometri dall’arrivo il campione del mondo ha provocato la caduta che ha rischiato di tagliarlo fuori dalla corsa. Nel momento in cui si è rialzato e ha controllato la bicicletta, si è capito che non si fosse fatto male e che non avrebbe rinunciato. E’ successo quello che avevamo già visto lo scorso anno alla Strade Bianche, ma a quel punto era ancora presto per credere che fosse nuovamente possibile.

«Non esiste un buon posto per cadere – dice nella conferenza stampa – ma certo non è mai bello cadere a Imperia, dopo il Capo Berta, perché si va davvero veloci ed è una guerra per arrivare alla Cipressa. Tutti devono stare davanti e c’erano troppi corridori su una strada troppo stretta. Forse non sono stato pronto al 100 per cento per frenare, mi sono ritrovato in una specie di sandwich e sono caduto. Ho trascinato con me un sacco di gente e spero che ora stiano tutti bene. Mi sono rialzato subito. E’ stata una scivolata piuttosto lunga, più lunga di qualsiasi scivolo sull’acqua che abbia mai fatto.

«Così ho provato a sollevare la bici, ma sopra c’era un corridore della Alpecin. Gli ho chiesto se stesse bene, ma lui deve aver pensato che volessi solo prendere la bici e continuava a dirmi che non riusciva a muoversi. Lui era bloccato, io ero stressato. E allora gli ho detto che forse, se avessi tolto la mia bici, sarebbe riuscito a muoversi. Per la mente mi sono passate un sacco di cose…».

Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento

Il capolavoro della UAE Emirates

Il suo recupero ha avuto del prodigioso, con la squadra che ha dimostrato perché abbia conquistato nelle ultime due stagioni il titolo di numero uno al mondo. La UAE Emirates ha affidato il suo campione alla scia di Brandon McNulty, che prima lo ha riportato in coda al gruppo, poi sulla Cipressa lo ha scortato fino alle prime posizioni. A quel punto l’americano ha ceduto il testimone a Del Toro e il messicano ha svolto perfettamente il suo compito. Ha rinunciato alla piccola possibilità di fare la sua corsa, ha accelerato e ha fatto il buco che Ganna e Van der Poel hanno faticato a chiudere.

«Ho visto subito Florian e Felix che mi aspettavano (Vermeersch e Grosschartner, ndr) – racconta Pogacar – e hanno fatto un lavoro incredibile per riportarmi in gruppo ai piedi della Cipressa e questo mi ha dato speranza. Ero pieno di adrenalina, quando ho visto Brandon che mi aspettava e mi ha riportato sui primi. La squadra mi ha dato tanta fiducia, anche via radio. Sono stati di un supporto incredibile, non potevo arrendermi e alla fine non ho speso troppe energie per rientrare».

Il lavoro dell’ammiraglia

Il direttore sportivo Andrei Hauptman, che già in passato qui a Sanremo ha dovuto fare i conti con sconfitte e beffe, mima con buffe espressioni del viso il momento in cui il suo corridore è caduto. Come accade spesso nelle corse, ma come forse accade meno spesso con Pogacar, l’ammiraglia ha dovuto improvvisare una strategia di recupero inserendo nel ragionamento tutti i parametri a sua disposizione. Dagli uomini ancora in corsa, alla distanza che mancava per l’inizio della Cipressa, fino ad una valutazione più attendibile dei postumi della caduta.

«Non c’era tanto tempo – racconta ai piedi del pullman accerchiato da decine di tifosi – guardavo quanto c’era fino alla Cipressa, quanto fossimo indietro. Sul momento Tadej ha detto di avere male al ginocchio, poi ci siamo messi subito nella posizione di fare il meglio possibile e la squadra ha reagito in modo perfetto. Prima Novak, Grosschartner e Vermeersch, poi McNulty l’ha riportato sotto. Non credo che gli servisse una caduta per essere determinato, ma certo ce l’ha messa davvero tutta.

«Qualche giorno fa gli ho detto che avrebbe vinto la Sanremo quando fosse partito senza essere il favorito e forse oggi dopo la caduta è stato un po’ così. Ieri sera nella riunione avevamo programmato tutto. Del Toro sapeva di poter anticipare sulla Cipressa per vedere come avrebbero reagito gli altri, però con la caduta è cambiato tutto».

Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con PIdcock e Van der Poel: il colpo è stato foerte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con PIdcock e Van der Poel: il colpo è stato foerte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede

La paura di perdere

Il finale è stato un frullatore di emozioni. C’era la voglia di staccare tutti e insieme la paura di finire nella stessa trappola dello scorso anno. Sulla Cipressa si è accorto che Van der Poel sembrasse meno brillante (anche l’olandese è finito a terra grazie a lui e aveva una mano insanguinata), ma Pidcock non aveva smorfie né cedimenti. E lentamente, dopo la botta di adrenalina successiva alla caduta, nella mente di Pogacar si è fatto largo il dubbio.

«Penso, sicuramente – ammette Pogacar – che sia stata una delle più grandi vittorie della mia carriera. Ho bisogno di dormire un po’ per smaltirla, non so molto di quello che è successo in finale. Ero al massimo e anche sprintare testa a testa contro Pidcock è stato anche folle. Ho dubitato fino al traguardo e anche dopo, non sapevo se ce l’avessi fatta. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per capire. Ho avuto paura di essere arrivato ancora una volta secondo.

«Quando mi sono ritrovato con Van der Poel e Pidcock sulla Cipressa, ho pensato: “Ok, prendo un altro podio e rimango deluso”. Poi ho pensato che avrei potuto provare sul Poggio, ma avrei avuto 50 possibilità su 100 di riuscirci. Potevo staccare Mathieu, ma non Pidcock, che è davvero in forma e ha un’ottima volata. Non sapevo se potevo batterlo, ma almeno sapevo che se fossi arrivato secondo, avrei migliorato il mio risultato rispetto agli anni scorsi (ride, ndr)».

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)

Gli allenamenti con Bonifazio

Pidcock ha capito che non avrebbe potuto staccarlo in discesa, perché Pogacar ha dimostrato di conoscere troppo bene ogni curva e ogni pendenza della discesa. I tanti allenamenti dietro allo scooter di Bonifazio hanno dato i loro frutti, segno che uno come lui per vincere la Sanremo a modo suo – cioè con la forza – ha avuto bisogno di una cura quasi maniacale dei dettagli.

«Penso che finalmente – Pogacar ride di gusto – potrò smettere di venire ad allenarmi qui a Sanremo ogni settimana, per due volte a settimana E’ stato davvero difficile mentalmente venire su queste strade per tutto l’inverno. Mi ha aiutato molto il fatto che Florian Vermeersch sia venuto spesso con me e certo con Nicolò Bonifazio abbiamo fatto dei begli allenamenti.

«In pratica conosce questa corsa meglio di chiunque altro al mondo. Penso che averlo avuto come una sorta di mentore sia stato un grande vantaggio. Mi ha mostrato molti modi per migliorare in questa corsa. Sono grato di aver trovato un buon gruppo con cui allenarmi e che mi mostri anche tante piccole cose. Magari non sono stato perfetto, ma certo ero molto determinato.

«Venendo qui ogni volta, ho corso anche i miei rischi. Senza che nessuno si offenda, sulle strade italiane a volte il traffico è un po’ criminale. Ma stanno facendo dei bei tratti ciclabili, quindi forse tra qualche anno sarà davvero bello pedalare lungo la costa. Ribadisco che per questa gara serve molto impegno». 

La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico

Fra goduria e nostalgia

Se ne va con un’ultima promessa sulla porta, felice come un bambino e desideroso di tornare sul pullman. Ogni volta che un suo compagno è salito a bordo dopo l’arrivo, dall’interno rimbombavano urli selvaggi: chissà che baccano faranno quando salirà lui.

«Sono così felice di aver vinto la Sanremo – saluta – che qualsiasi cosa verrà da adesso in avanti, andrà bene e non mi farò prendere dallo sconforto se qualcosa andasse storto. La forma è buona e andrò al Fiandre e alla Roubaix con una squadra forte. Andremo per vincerle entrambe, ci proveremo e non solo per me. Ho vinto la Sanremo, una delle gare più imprevedibili che abbia mai fatto, penso una delle più imprevedibili al mondo. Vincerla è stata un sollievo e in fondo, nonostante tutto, penso che tutto questo allenarmi per vincerla mi mancherà».

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5

Le parole di Pidcock: a metà tra il sogno e la delusione

21.03.2026
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SANREMO (IM) – Chissà cosa deve aver pensato Tom Pidcock quando gli hanno comunicato via radio che Tadej Pogacar era caduto e il suo svantaggio prima della Cipressa era di oltre trenta secondi. La mente gli sarà tornata alla Strade Bianche dello scorso anno, al momento in cui si è trovato uno contro uno con lo sloveno in maglia iridata. Anche questa volta il britannico del Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team è stato l’unico che è riuscito a seguire le sfuriate di un Tadej Pogacar ferito e arrabbiato

Nel momento in cui, sul Poggio, Mathieu Van Der Poel ha sventolato bandiera bianca, arrendendosi al ritmo indiavolato dello sloveno, il duello tra Pogacar e Pidcock è diventato di nervi prima che di forza. Dietro il gruppo ruggiva, con i due fuggitivi attenti nel marcarsi a vicenda e allo stesso tempo preoccupati a non farsi inghiottire dagli inseguitori.  

Quattro centimetri 

Tanto vale un secondo posto alla Milano-Sanremo, dopo quasi 300 chilometri tutto si risolve in un battito di ciglia, decimi, istanti. Quando Tom Pidcock sale sul secondo gradino del podio accenna un sorriso, che sembra però nascondere tanto altro dietro: forse ben più di un pizzico di amarezza. 

«Non posso fare a meno di essere deluso – analizza il britannico una volta arrivato davanti ai microfoni – perché ci sono andato davvero molto vicino. Quando salirò sul pullman, una volta rientrato a casa e nel momento in cui tutta l’adrenalina sarà andata via, potrò avere una visione più ampia della situazione. Credo che alla fine prevarrà l’orgoglio di aver vissuto una giornata del genere. Anche se non posso ignorare il fatto di essere arrivato a pochi centimetri da una Classica Monumento». 

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel
Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel

L’onore delle armi

Hanno lottato Tom Pidcock e Tadej Pogacar, si sono sfidati a viso aperto su tutti i terreni. Il campione del mondo ha addirittura provato ad attaccare in discesa, nei tre chilometri che dalla cima del Poggio portano su via Roma. Ma Pogacar si è dimostrato il più forte, oggi come altre volte, anche se in questa Sanremo ha dovuto tirare fuori una forza e una rabbia ancora più profonde, viscerali.

«Quello che ha fatto Tadej è impressionante, mi colpisce», continua a dire Pidcock mentre probabilmente in testa gli scorrono le immagini della corsa. «E’ il più grande, non so se addirittura il più forte di tutti i tempi in questo sport. La giornata di oggi lo ha dimostrato: lottare in quel modo dopo essere caduto, combattere, attaccare, ha una mentalità incredibile, fuori dal comune. Ha vinto tantissime gare eppure non si ferma nemmeno davanti alla sfortuna. Oggi ha subito una caduta abbastanza grave, è risalito in bici e ha continuato a lottare». 

Aver dato tutto

Quando un collega chiede a Tom Pidcock se fosse possibile correre qualche rischio in più la risposta è secca e decisa. 

«No. Tadej (Pogacar, ndr) ha affrontato la salita del Poggio a ritmi elevatissimi. In una curva entrambi abbiamo messo le ruote oltre la riga bianca dell’asfalto, superando i limiti della carreggiata. Oggi ho capito che posso vincere la Sanremo, ma ho anche imparato che non è così semplice. Bisogna cogliere le opportunità, in questo sport come in altri e quest’anno ne ho persa una. Ne restano poche altre. Ogni anno sento di migliorare, ed è bello vedere i progressi ma non è solamente una questione di gambe». 

«Gli interrogativi ci sono – conclude – come ogni volta che arrivi così vicino al successo. Però oggi fare qualcosa in più era difficile, alla fine sono l’unico ad essere rimasto con Pogacar. Ma lui conosceva queste strade molto meglio di me, vive a soli trenta chilometri da qui. Non ho nemmeno fatto il sopralluogo perché ho preferito correre alla Tirreno e poi alla Milano-Torino (dove ha vinto, ndr). Mi servirà del tempo per spiegarmi cos’è successo e metabilizzarlo al meglio. Ora andrò alla Volta a Catalunya, strade diverse e nuove sfide».

Le ombre si allungano, il traguardo si svuota e la folla torna verso casa. Noi ci mettiamo a scrivere, aspettando anche le parole del vincitore Tadej Pogacar, che oggi ha messo un altro trofeo sulla sua bacheca, forse quello che temeva di non riuscire a conquistare mai.

Sanremo Women 2026,Lotte Kopecky, SD Worx-Protime, Noemi Ruegg, EF Easy Post, Eleonora Gasparrini, UAE Team ADQ, Puck Pieterse, Alpecin Deceunicnk

Kopecky regina di via Roma: la Classicissima è sua

21.03.2026
4 min
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SANREMO (IM) – Una volata senza alcun diritto di replica quella con cui Lotte Kopecky ha vinto la seconda edizione della Sanremo Women. Alle sue spalle Noemi Ruegg ed Eleonora Gasparrini ci hanno provato, ma uscire dalla ruota della campionessa del Team SD Worx-Protime voleva dire rimbalzare. Lo aveva detto questa mattina al foglio firma Rachele Barbieri che sul rettilineo finale il gruppo avrebbe trovato vento contrario

Lorena Wiebes lascia il testimone di regina di Sanremo, ma la corona rimane in casa SD Worx. Il passaggio avviene anche simbolicamente, con Wiebes e compagne sedute ai piedi del podio ad applaudire l’ennesimo successo di Lotte Kopecky. Che ai due Fiandre, Roubaix e Strade Bianche aggiunge anche la Sanremo Women.

«Vincere qui significa davvero molto – racconta Lotte Kopecky in conferenza stampa – soprattutto dopo l’anno scorso, in cui non tutto è andato come speravo, per come mi ero allenata e nel modo in cui avrei voluto. Ma è in questi momenti che ti rendi conto cosa vuol dire vincere, essere una delle migliori del gruppo. Il piano era di lavorare per Lorena Wiebes è la migliore della squadra in volata e per questo ci saremmo messe al suo servizio». 

Posizioni e attacchi

Cipressa e Poggio, sono queste le salite sulle quali si sarebbe potuta decidere la Sanremo Women. Sulla prima scalata ci ha provato Kasia Niewiadoma a fare la differenza, ma il suo allungo non ha prodotto l’effetto desiderato. Nella discesa della Cipressa la polacca è rimasta poi coinvolta in una caduta. La stessa che Debora Silvestri ha cercato di evitare finendo oltre il guardrail, un volo che ha causato un grande spavento. L’atleta della Laboral è poi stata trasportata in ospedale per accertamenti rimanendo sempre vigile

L’allungo che ha portato via l’azione decisiva è arrivato poi nella parte finale del Poggio, dove la salita permette di fare la differenza. Un attacco secco di Puck Pieterse, al quale ha risposto prontamente Lotte Kopecky. Alla ruota delle due si sono poi accodate Eleonora Gasparrini, Noemi Ruegg e Dominika Wlodarczyk.

«Quando sulla Cipressa hanno allungato ero troppo dietro – dice ancora la vincitrice – ma sono riuscita a tornare in testa alla corsa con facilità e questo mi ha dato morale. Sul Poggio mi sono fatta trovare ben più pronta e quando Puck Pieterse ha provato sono andata subito sotto, non avevo intenzione di muovermi io per prima ma ero chiamata a reagire in caso di attacchi». 

Sanremo Women 2026, Lotte Kopecky, SD Worx-Protime, Puck Pieterse, Alpecin Deceunicnk
Puck Pieterse attacca nel finale del Poggio, alle sue spalle spunta subito Lorena Wiebes, è l’azione decisiva
Sanremo Women 2026, Lotte Kopecky, SD Worx-Protime, Puck Pieterse, Alpecin Deceunicnk
Puck Pieterse attacca nel finale del Poggio, alle sue spalle spunta subito Lorena Wiebes, è l’azione decisiva

La fiducia ritrovata

A Genova, nella giornata della vigilia il sole ha coronato la città facendola risplendere nei suoi colori pastello. E parlando insieme a Gian Paolo Mondini, diesse del Team SD Worx-Protime, si era detto contento dell’avvicinamento di Kopecky alla corsa. La vittoria alla Nokere Koerse, primo successo stagionale, ha dato quelle sensazioni che servivano per partire oggi con la voglia di replicare quanto fatto mercoledì scorso. 

«Questo inverno mi è servito per capire a che punto fossi a livello di condizione e numeri – conclude Kopecky – ma solamente in gara puoi sapere come stai. Cinque minuti al massimo della forza in allenamento non sono la stessa cosa di farlo con il numero sulla schiena. Vincere la Nokere Koerse mi ha dato una grandissima fiducia, per me è stato un avvicinamento diverso, ma sono molto fiduciosa di come arriverò alle Classiche del Nord».

Congresso medico sportivo di Siena

Quando medicina e sport s’incontrano. Il congresso di Siena…

21.03.2026
5 min
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“Oltre la polvere delle Strade Bianche: nuove frontiere nella scienza del ciclismo”. Era questo il tema del congresso che si è tenuto a Siena alla vigilia della Strade Bianche appunto. Un congresso in cui sport, scienza e medicina si sono incontrati. C’erano preparatori, medici, ricercatori, studenti, tecnici. Ed è stato davvero interessante.

Il congresso è durato tutta la giornata e ha visto quattro sessioni principali: aspetti medici nel ciclismo, allenamento e nutrizione, valutazione della prestazione e l’allenamento. In ognuna di esse ci sono stati molti relatori.

Noi abbiamo fatto il punto con il dottor Andrea Giorgi, in forza alla Bardiani-CSFe in seno anche al comitato tecnico della Federazione Ciclistica Italiana. Come è nata questa conferenza? E cosa ha portato? Oltre a partecipare, lui ha contribuito alla realizzazione di questo evento.

Congresso sport medicina di Siena
Il dottor Andrea Giorgi durante il suo intervento
Congresso sport medicina di Siena
Il dottor Andrea Giorgi durante il suo intervento
Innanzitutto dottor Giorgi, come è nata questa idea?

Il dottor Andrea Causarano, che è stato anche il medico della Juventus e del Siena, una figura importante dunque, e un mio amico cardiologo mi hanno coinvolto in questo progetto. Causarano faceva parte del comitato scientifico di questo congresso. Congresso al quale hanno dato un enorme supporto la FCI e anche il Comune di Siena. Visto che la Strade Bianche sta prendendo sempre più piede, l’idea era di fare qualcosa di scientifico, di creare un evento. Il tutto ha iniziato a girare già a ottobre. Ed eravamo già in ritardo!

E poi c’erano molte persone: lo abbiamo visto con i nostri occhi…

E’ stato importante l’aiuto della Federazione Ciclistica attraverso il settore tecnico. Io faccio parte anche della commissione tecnico-scientifica e, tramite la Scuola Tecnici, c’è stato il contatto con Giuseppe Bernardi nell’organizzazione dell’evento, promuovendo il congresso in FCI e non solo. E per questo vi hanno partecipato i migliori tecnici in Italia. Erano tanti tecnici che hanno portato medaglie importanti.

E’ stato un evento formativo e non solo di condivisione?

L’idea era creare come la Cycling Science che c’è all’evento scientifico che si tiene alla vigilia del Tour de France. Noi volevamo fare una cosa simile, più piccola visto che era un’edizione di prova, anche in Italia dove ce ne sono poche in questo periodo.

Congresso sport medicina di Siena
C’è stato anche un test pratico, del quale si sono poi discussi i dati
Congresso sport medicina di Siena
C’è stato anche un test pratico, del quale si sono poi discussi i dati
Se dovessi indicare tre punti che sono emersi da questo congresso, quali diresti? Quali sono i risultati?

Il risultato è che molta più gente di quel che pensavamo è interessata alla parte scientifica del ciclismo. In Italia c’è grande passione verso questo sport e soprattutto sto notando che c’è interesse da parte degli specialisti del settore ad incrementare la conoscenza della parte scientifica. Un’altra cosa che è piaciuta molto agli ideatori del congresso è stata la partecipazione, davvero elevata. E infine direi il fatto che l’evento sia ben riuscito: ci hanno chiesto se verrà riproposto anche negli anni a venire. E questo aspetto è molto importante per il nostro Paese.

Scendiamo più nel tecnico, dottor Giorgi: si è parlato di moltissimi aspetti, dal sonno ai test, fino alla durability, argomento molto in voga… Ma c’è stato, da un punto di vista scientifico, qualche aspetto particolare?

L’idea del congresso era toccare più temi scientifici possibili sia a livello medico che tecnico, che nutrizionale. Quindi far parlare dei professionisti del settore: professionisti sia sul campo, come Paolo Artuso per esempio, sia chi fa ricerca scientifica. Devo dire che ne è nato un bel confronto tra persone che lavorano attivamente nel ciclismo e accademici universitari. Penso ad Andrea Nicolò, che studia la frequenza respiratoria soprattutto in ambito universitario. E anche a figure intermedie come possiamo essere io e Borja Martinez Gonzalez, che siamo una via di mezzo tra campo e ricerca.

Cosa si portano a casa i partecipanti di questo congresso?

Per me c’è stato un arricchimento generale e, oltre ai tecnici, questo è valso soprattutto per la parte medica. Essendo io un medico posso dire che ci sono stati interventi anche oltre il ciclismo o paralleli al ciclismo. Per esempio si è parlato di vie urinarie, della parte traumatologica, del sistema arterioso e venoso: argomentazioni specialistiche che spesso non tutti i medici conoscono. Questo ha portato a un aumento delle conoscenze su quell’aspetto. Magari ti viene un ciclista in ambulatorio con certe problematiche e in questo modo ora sai come affrontarle o come rispondere.

Congresso sport medicina di Siena
Nelle sale prossime a quella centrale, c’erano degli stand di integratori, medicinali, strumenti tecnici… Il confronto e la conoscenza sono passati anche da qui
Congresso sport medicina di Siena
Nelle sale prossime a quella centrale, c’erano degli stand di integratori, medicinali, strumenti tecnici… Il confronto e la conoscenza sono passati anche da qui
E per i tecnici?

La stessa cosa vale per il tecnico, che può uscire dal congresso arricchito anche lui perché oltre alle basi da campo, ha potuto avere un approfondimento sulla parte scientifica. E su cosa c’è dietro a ciò che vede attraverso i dati del ciclista.

C’è stato un argomento in cui si è scesi più in profondità, più nel tecnico?

Da un punto di vista pratico no, perché ogni intervento durava 20 minuti ed era seguito da un talk. Con quel lasso di tempo a disposizione dovevi essere essenziale, concentrarti sui punti cardine di quel determinato argomento.

E per il futuro?

Speriamo di continuare. Magari selezionando ancora meglio le sessioni e i macroargomenti. I prossimi potrebbero essere l’altura e la forza in palestra… tanto per dirne due.

Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen

Pavia, le voci della Sanremo che sta per partire

21.03.2026
6 min
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PAVIA – Voci dalla zona mista della Milano-Sanremo. E’ singolare, come ogni anno, non poter assistere alla presentazione dei corridori ed essere confinati alle spalle del palco su cui vengono presentati. Lo impone la logistica della corsa e anche volendo rinunciare alle interviste per godersi la scena, con il nostro pass non potremmo comunque accedere alla parte anteriore. Privilegio riservato a influencer e youtuber e non ai giornalisti, perché ormai così va il mondo.

Quando iniziano a sfilare i campioni, le loro voci compongono un puzzle che tratteggia la vigilia della corsa e la tensione che va montando. Ci sono i debuttanti come Alessandro Borgo, che sta sulle spine per la prima monumento della carriera, e veterani come Ciccone, che ha buone gambe e ha scoperto anche lui come una sorpresa che anche Mads Pedersen farà parte della partita. Ci sono le squadre con due carte da giocare e quelle che per necessità si affidano a una sola soluzione.

Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar

Van der Poel: obiettivo seguire Pogacar

Van der Poel è al via con Philipsen: la Sanremo l’hanno vinta entrambi e avere con sé quel fior di velocista, mette l’olandese al riparo dal mal di testa, casomai si dovesse finire in volata. Lui ha lavorato sodo e anche di più alla Tirreno-Adriatico per rispondere alle bordate di Pogacar e magari rilanciare come fece l’anno scorso sul Poggio.

«Attaccare sulla Cipressa non è certo una cosa che capita tutti i giorni – dice – quindi è stato davvero fantastico e spettacolare riuscirci con quei due (Pogacar e Ganna, ndr) l’anno scorso. Non è detto che anche questa volta sarà così facile. L’anno scorso le condizioni erano perfette, ma non sempre va allo stesso modo, vedremo come andrà. Un giorno comunque Pogacar vincerà questa corsa, è così forte… E’ più forte di me quest’anno? Di certo sembra molto forte, ma lo era anche l’anno scorso. Sarà compito nostro stargli dietro. In ogni caso, mi sento pronto.

«La Tirreno mi ha dato le risposte che cercavo. Da quando la UAE e Tadej hanno iniziato a correre in questo modo, le dinamiche della corsa sono cambiate. Se un piccolo gruppo andrà in fuga, probabilmente ci saranno i corridori più forti. Quello che è successo l’anno scorso potrebbe accadere di nuovo».

Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?

Pogacar: la fortuna e Del Toro accanto

Pogacar e i suoi capelli biondi mostrano sicurezza. Mentre parla con i media, lo sloveno molleggia sulle gambe prodigiose, che soffrono a stare ferme e irrigidite. Risponde in inglese e poi in sloveno. Mostra la naturalezza cui ci ha abituato e mentre parla lo osserviamo. Sa di dover fare qualcosa di prodigioso per togliersi tutti di ruota e siamo certi che la presenza di Del Toro non sarà per semplice gregariato. Il messicano è in grado di vincere la corsa, impossibile che non lo sfrutteranno per stanare e stancare i rivali.

«Se vincerò? Per riuscirci dovrò fare ancora meglio dell’anno scorso – dice il campione del mondo – magari anche con un po’ di fortuna dalla mia parte. Per me non fa molta differenza attaccare sul Poggio o sulla Cipressa, dipenderà dalla situazione di gara in quel momento. Siamo alla partenza con una squadra forte.

«Con un Del Toro in forma smagliante, quindi abbiamo qualche asso nella manica da giocare. Isaac sarà molto importante per me, ma lo sarà anche tutta la squadra. Più lavorano per me, più energie potrò risparmiare. Adoro i duelli con Mathieu, è un vero corridore. E come lui Mads Pedersen. Sono corridori onesti, danno sempre tutto».

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo

Ganna, la doppia gestione del finale

Ganna parla poco, nei giorni della Tirreno si è raccontato con maggiore slancio e si capisce osservandolo che sia super concentrato. Vincere la Sanremo, ha raccontato a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, significherebbe entrare nella storia. Lo segue come un’ombra Dario Cioni, mentore dei momenti più belli. Pippo è arrivato anche meglio dello scorso anno e le prove di salita fatte alla Tirreno prospettano lo scenario di una Sanremo che passa per la tenuta agli scatti dei due indiavolati con cui l’anno scorso arrivò a giocarsi la Sanremo. Nella Ineos Grenadiers non sembra esserci una carta di riserva: si corre per lui.

«La Cipressa è il punto più stressante per me – ripete – tenere Pogacar e Van der Poel lo scorso anno è stato uno degli sforzi più intensi della mia carriera. In una corsa così, per me non esiste uno sviluppo ideale. Deve andare tutto nel modo giusto ed essere pronti alla piega che prenderà la corsa, con la capacità di gestire la situazione che verrà a crearsi. Abbiamo lavorato su tutto per arrivare alla forma migliore nei momenti in cui si deciderà la corsa.

«Il finale? Se si andrà verso uno sprint di gruppo, non sarei a mio agio e magari proverei ad anticipare. Se fosse un finale come quello dell’anno scorso, spero di essere più lucido per gestire meglio quegli ultimi secondi decisivi».

Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale

Van Aert e la squadra: si corre in difesa

Van Aert è uno dei più acclamati, ma prosegue la campagna d’Italia (dopo Strade Bianche e Tirreno) senza il favore del pronostico. Non è ancora il Wout delle stagioni scorse: gli infortuni hanno minato la sua sicurezza e rallentato le prestazioni, ma in una corsa dalle poche salite, anche lui potrà giocare le sue carte? L’assenza di Brennan priva la Visma Lease a Bike di una seconda carta: anche in caso di volata, toccherà a Wout metterci la faccia.

«Certo, è un peccato che Brennan non ci sia, perché con lui in squadra avremmo avuto un po’ più di forza. Se questo cambia molto per me? Non proprio. In ogni caso, sarei stato uno dei nostri leader. Non tutta la pressione sarebbe ricaduta sulle spalle del nostro giovane talento, ma tatticamente, avremmo potuto affrontare le cose in modo diverso. 

«Tutti si aspettano che la UAE voglia prendere il controllo della corsa sulla Cipressa. Quella salita è ancora un po’ più dura del Poggio, quindi c’è una maggiore possibilità per Tadej (Pogacar, ndr) di fare la sua parte. Il primo obiettivo per me e per la squadra è quindi quello di essere pronti lì per poterlo seguire».

Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?

Pedersen, l’effetto sorpresa

Infine c’è Mads Pedersen annunciato da un comunicato in cui si è utilizzata con la giusta enfasi la parola “sorpresa”. Dopo la frattura del polso rimediata alla Valenciana, il danese si è allenato tanto e forte, prima sui rulli e poi su strada ed è bello che abbia scelto di buttarsi nella mischia, anticipando i tempi e cercando di guadagnare sulla condizione e l’attitudine alla gara in vista delle Classiche del Nord. Con lui e Ciccone, la Lidl-Trek potrà giocare la doppia carta, nel caso che Mads non abbia le gambe per reggere gli scatti di Pogacar e Van der Poel.

«A dire il vero – dice con un plurale che sa anche di emozione per essere piombato così – non era nei nostri piani partecipare alla Sanremo. Ma ci siamo allenati molto bene e volevamo vedere risultati concreti per avere la possibilità di ottenere un buon risultato in questa corsa. Dopo alcuni allenamenti intensi questa settimana, pensiamo che sia stata una buona decisione ricominciare a correre, attaccare il numero e riprendere confidenza con la competizione.

«Naturalmente, anche i medici e il mio allenatore hanno valutato come e quando sarei potuto tornare. Sono state fatte molte indagini su di me e sulla mia mano e il medico è convinto al 100 per cento che io possa tornare a correre. E’ davvero fantastico poter ripartire ed è anche un buon avvicinamento per le classiche belghe».

Matrimonio Balsamo-Plebani: una reunion Valcar con Pollicini, Consonni, Arzeni, Guazzini, Alzini e Sanguineti

Arzeni, amico e avversario delle sue ex “figlie” della Valcar

20.03.2026
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Abbiamo proposto un piccolo gioco a Davide Arzeni: togliersi per un attimo i panni di diesse della Canyon//Sram zondacrypto e rimettersi quelli della bella Valcar-Travel & Services che fu, per rivedere a distanza di cinque anni come stanno le sue ex “figlie”.

Ne abbiamo scelte otto, quelle che sono state più rappresentative per una società forse unica nel suo genere, che è nata facendo ciclismo giovanile ed è arrivata fino allo status di team continental con una qualità, un potenziale e vittorie da WorldTour. E con “Capo” Arzeni ci siamo accorti una volta di più quanto un lustro nel ciclismo moderno equivalga ad una piccola era geologica. Sfruttando quindi un weekend di “riposo” del tecnico bergamasco, siccome non sarà in ammiraglia per la Sanremo Women perché farà tutta la campagna del Nord, siamo andati a sfogliare anche l’album dei ricordi per il nostro “prima ed ora”.

Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Iniziamo in rigoroso ordine alfabetico con Alzini. Ti aspettavi che fosse a questo livello?

Sono in ottimi rapporti con Martina che reputo un’atleta matura ed esperta. Ha fatto una crescita graduale, prima dedicandosi alla pista dove ha vinto tanto, tra cui due mondiali col quartetto, poi curando di più la strada. Bisogna riconoscere che la malasorte l’ha rallentata molto con diversi infortuni. Per me può ancora raccogliere tanto, specialmente se sarà più assecondata dalla fortuna.

Procediamo con Balsamo, non un’atleta qualunque per Davide Arzeni. Qual è il tuo primo pensiero?

Stiamo parlando della ragazza di cui sono stato testimone di nozze e suo coach fino a fine 2022 (foto in apertura, ndr). Ovvio che poi per conflitti di interessi non abbiamo più potuto lavorare assieme, ma siamo sempre in contatto. Con Elisa ho fatto un percorso lungo 7 anni che ha prodotto grandi risultati ed è culminato con la vittoria del mondiale nel 2021. L’anno successivo è passata alla attuale Lidl-Trek vivendo una grandissima stagione. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni, poi dall’anno dopo ancora sono arrivati i problemi, anzi le sfortune.

Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Come sta veramente Balsamo?

Elisa è stata molto penalizzata da due brutte cadute, una nel 2023 e la seconda nel 2024. Avere due episodi simili non è semplice a livello psicofisico, specie quando stai recuperando dall’infortunio precedente e in un periodo nel quale il ciclismo femminile sta viaggiando fortissimo. Ci sono stati di mezzo anche i Giochi di Parigi che forse non le hanno consentito di recuperare con più calma. L’anno scorso ha avuto problemi di salute, ma so che sta tornando ai suoi standard e la vedremo presto nelle posizioni di vertice che le competono di più.

Terza nella lista per Arzeni c’è Marta Cavalli. Ti aspettavi che si ritirasse ancora giovane?

Innanzitutto devo dire che Marta in realtà l’ho vissuta poco, però è stata colei che ha regalato la prima grande vittoria alla Valcar col campionato italiano nel 2018. E ricordiamoci che lei ha fatto lì tutta la trafila giovanile. Poi negli anni ha trasformato le sue caratteristiche togliendosi grandi soddisfazioni come Amstel, Freccia Vallone e podio al Giro Women. Consideriamo che le ragazze passano da juniores a elite, quindi arrivano presto ad avere tanti anni nella categoria. Questo a volte può incidere in certe scelte, ma per Marta credo che purtroppo il brutto incidente al Tour Femmes 2022 l’abbia fortemente condizionata.

Continuiamo con Consonni. E’ in linea con le aspettative di Arzeni nei suoi confronti?

Anche Chiara la conosco benissimo, non solo perché siamo nella stessa squadra e sono il suo diesse. Fino a fine 2024 sono stato il suo preparatore e so quello che può dare ancora. L’oro olimpico di Parigi nella madison e gli altri titoli in pista sono risultati indiscutibili, tuttavia su strada deve trovare la sua vera dimensione.

Come mai non ci è ancora riuscita?

Come vi ha detto lei ieri, il suo 2025 nella Canyon non è stato facile come pensava, però le ho sempre detto che era stata la decisione giusta e lungimirante. Chiara è uscita dalla sua comfort zone ed ora è pronta a raccogliere i frutti. Ad esempio, non le manca nulla per battere Wiebes, che al momento resta la velocista più forte in circolazione.

Altro nome che potrebbe farti sobbalzare. Cosa ci dici su Gasparrini?

Eleonora è sempre stata un’atleta fortissima già da junior. Sto riscontrando che sta raggiungendo la propria maturità e purtroppo per me è una mia avversaria (dice ridendo, ndr). Ha già vinto belle corse, ma onestamente mi sarei aspettato che a questo punto della sua carriera avesse almeno una classica o una tappa più di prestigio. Per correttezza però devo anche dire che lei corre in una formazione dove ci sono degli equilibri molto importanti da rispettare. Lei è cresciuta con la filosofia Valcar, quindi è sempre pronta ad aiutare le compagne. E’ contenta di essere in UAE e sono certo che centrerà presto una grande corsa.

Siamo quasi in fondo con Guazzini. E’ forse quella che deve ancora raccogliere di più?

Vittoria è una fuoriclasse. Ho un ottimo rapporto con lei, alla Strade Bianche mentre risaliva le ammiraglie, mi ha bussato sul vetro della portiera per salutarmi. Anche lei corre in una squadra molto forte dove deve seguire certe regole e tattiche. L’oro olimpico assieme a Consonni, targato Valcar, mi ha fatto commuovere, ma la “Guazz” per caratteristiche potrebbe vincere molto di più su strada. E’ stata sfortunata con tante cadute, però è prontissima a cogliere un grandissimo successo.

Siamo arrivati a Persico. E’ stata forse la scoperta migliore di Arzeni?

Nel 2022, dopo la partenza di Balsamo, in Valcar abbiamo vissuto una stagione straordinaria e Silvia è diventata la leader sul campo. In quell’anno ha raccolto grandi risultati e prestazioni personali che forse non ci aspettavamo, anche se sapevo che era pronta. Anche lei è un’atleta esperta, che ha saputo ritagliarsi il ruolo non indifferente di gregaria di lusso di Longo Borghini. Silvia si trova bene con quei compiti di fiducia e i risultati della UAE lo dimostrano, basti guardare l’azione di Monte Nerone al Giro Women dell’anno scorso o la vittoria di Swinkels allo scorso Trofeo Binda. Forse Silvia ora vincerà di meno, ma ottiene successi con la squadra ed è sicuramente felice così.

Chiudiamo con Sanguineti, una ragazza per la quale stravedevi. E’ vero che hai cercato di portarla alla Canyon quest’anno?

Sono molto legato a Yaya (il soprannome di Ilaria, ndr). L’ho detto una marea di volte, alla Valcar quando girava lei, girava tutta la squadra. Quando a fine 2025 ho saputo che era senza contratto ho provato a chiamarla per capire se fosse interessata ad un ruolo di lead-out nel treno di Consonni. Loro due assieme sapevano come battere Wiebes, per dire. Yaya è la donna squadra per eccellenza e le sue compagne si trovavano a meraviglia con lei. Però anche lei pur avendo solo 31 anni aveva accumulato tredici stagione da elite/pro’ e probabilmente voleva fare una vita diversa, lontana dal ciclismo. Scelta comprensibile.

Sanguineti si è ritirata, ma è stata preziosa per Balsamo e altre compagne. Arzeni la voleva portare in Canyon per il treno della Consonni
Sanguineti si è ritirata, ma è stata preziosa per Balsamo e altre compagne. Arzeni la voleva portare in Canyon per il treno della Consonni
In questi ultimi cinque anni che idea ti sei fatto del movimento femminile?

Il ciclismo femminile è cambiato tantissimo. Sembra che sia passato un secolo da quando a fine 2022 abbiamo provato a proseguire con Valcar attraverso nuovi sponsor importanti. So che saremmo potuti essere un grande team WorldTour, però non c’è nostalgia o rammarico. Di quella Valcar composta da queste otto ragazze e tantissime altre che hanno dato tanto a noi, tra l’altro quasi tutte coetanee e per buona parte della stessa zona geografica, resta la bellezza di una storia irripetibile.

Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che risultò decisivo

Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che fu decisivo

20.03.2026
4 min
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E se Pogacar provasse l’attacco per aggiudicarsi la sua prima Classicissima già dal Turchino? L’ipotesi rimbalza in questi giorni di vigilia, in attesa della grande sfida sulle strade della Milano-Sanremo, una delle pochissime gare ancora tabù per lo sloveno che cerca la tattica migliore per dare scacco matto all’altro grande specialista, l’olandese Mathieu Van der Poel, il campione uscente.

Il Turchino era ritenuto una voltaun’asperità che poteva avere un peso nell’evoluzione della corsa, ma da molti anni è visto solo come uno degli “strappi di trasferimento”, utile magari per chi vuole mettere la testa fuori dal gruppo senza avere velleità di vittoria. Ultimo a sfruttarlo come trampolino di lancio fu Claudio Chiappucci nel 1991. Il Diablo non era davvero un cacciatore di classiche, il suo pane erano i Grandi Giri, ma quel giorno una concatenazione di eventi unita alla sua proverbiale inventiva favorirono il successo.

L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?

Riguardando quanto avvenuto con gli occhi della maturità, Chiappucci riconosce che fu qualcosa di anormale, attaccare su quella salita: «Il Turchino non è una grande salita, ma è un qualcosa che ha fatto la storia per la Milano Sanremo. Nei tempi moderni però – prosegue – ha perso quel valore tecnico. Per me fu importante perché lo cercai fortemente. Se fai l’azione lì è perché l’hai pensata, ti sei costruito una strategia, ma oggi sono cambiate tante cose».

Che cosa ha influito in particolare?

Una volta c’era il fattore sorpresa. Potevi cambiare il destino della corsa prendendo tutti in contropiede. Oggi ci sono gli auricolari, la televisione in diretta, insomma puoi tenere tutto sotto controllo.

Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Come ti venne l’idea di attaccare lì?

Era una giornata brutta, alla mattina in partenza c’era grande tensione perché il cielo era minaccioso. Così mi venne l’idea di attaccare e rendere la corsa dura se il clima avesse mantenuto quel che prometteva. Ma io pensavo alla discesa, era lì che sapevo di poter fare la differenza, quindi il mio attacco è stato più che altro nella discesa del Turchino.

La salita come fu?

La salita venne fatta velocissima, come se il traguardo fosse là, in modo da mettere tutti in fila indiana, in difficoltà. L’azione ne doveva mandare in crisi in tanti. E così fu.

L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
Tu eri visto chiaramente come uomo da Grandi Giri, uomo da corse a tappe. Quel giorno partivi un po’ nascosto da questo punto di vista, ciò ti favorì?

Beh, nascosto relativamente perché sapevano che comunque avrei preparato una Sanremo di quel genere. Non sapevano esattamente come e dove sarebbe nata un’azione. L’attacco sul Turchino colse tutti di sorpresa, partendo un po’ più da lontano, più lontano del solito mio. Mancavano 140 chilometri, pioveva come mai, insomma pensarono che non ce l’avrei fatta.

C’è un punto caratteristico del Turchino, una curva particolare, un tratto con maggiore pendenza?

No, direi che è un po’ tutto l’insieme che la rende caratteristica, la salita insieme alla discesa, diciamo che nel complesso è abbastanza sinuosa. Se l’affronti normalmente non succede niente. Tutto sta a vedere se poi viene fuori la selezione, perché magari si fa veloce, magari succede in quel momento qualcosa che fa prendere un ritmo un po’ più forsennato.

Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Considerando la salita anche al di fuori del discorso Sanremo, anche per chi l’affronta in maniera amatoriale, è più la salita o più la discesa da valutare con attenzione?

Sicuramente la discesa. E’ tortuosa, lunga, immagina se dovesse piovere, diventa ancora più difficile. Bisogna affrontarla con grande attenzione e serve molto manico, prudenza. E’ chiaro che in corsa, se ci fossero situazioni climatiche sfavorevoli, potrebbe ancora influire, non tanto sul decretare il vincitore, quanto sullo scremare la lista dei pretendenti al successo.

Considerando che la Sanremo, per sua stessa ammissione, è per Pogacar la corsa più difficile da interpretare strategicamente, potrebbe essere il Turchino un cambiamento nella sua strategia?

E’ una domanda difficile, perché per quanto lo sloveno abbia abituato a stupirci, non è una grande salita dove puoi staccare tutti così facilmente. Forse la discesa potrebbe fare qualcosa di più, ma siamo lontani, siamo tanto lontani. Sarebbe complicato anche per lui fare una notevole differenza.