Cavendish, dopo il record, ritorna al Tour come guida d’eccezione

24.05.2025
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Il 21 maggio, tre giorni fa, Sir Mark Cavendish ha compiuto 40 anni. Il recordman di tappe vinte al Tour de France continua ad apparire nei social dedito alla costruzione di una vita dopo il ciclismo, coinvolto in iniziative e ambienti cui avrebbe avuto ben poco tempo da dedicare se fosse stato ancora un corridore.

«Non mi è mai importato molto del mio compleanno – ha raccontato a Het Nieuwsblad – perché ero sempre impegnato a gareggiare o ad allenarmi. E’ solo da quando è nato Casper che ho iniziato a viverlo in modo più consapevole. Nella vita di un ciclista, non c’è tempo per questo».

Cessata l’attività, Cavendish ha più tempo per dedicarsi alla famiglia, alla moglie Peta e i loro quattro figli (immagine Instagram)
Cessata l’attività, Cavendish ha più tempo per dedicarsi alla famiglia, alla moglie Peta e i loro quattro figli (immagine Instagram)

Airbnb e il Tour de France

Proprio in occasione del suo compleanno, il velocista dell’Isola di Man è stato presentato a Parigi come host di Airbnb (foto Wendy Huynh in apertura), che ha da poco siglato un contratto di sponsorizzazione con il Tour de France e il Tour de France Femmes, con l’obiettivo di valorizzare il legame tra sport, territorio e comunità locali.

Già da qualche anno, la piattaforma che propone appartamenti anziché camere di hotel, ha aggiunto la sezione delle esperienze, in cui gli host (coloro che offrono servizi) permettono di aggiungere al semplice soggiorno delle attività legate alla tipicità del territori. Eccone una serie ritagliata su misura per il Tour de France. Si svolgeranno lungo il percorso della Grande Boucle e coinvolgeranno atleti, esperti e host locali per offrire agli appassionati l’opportunità di scoprire il cuore delle regioni francesi.

«Airbnb è presente in 29.000 comuni francesi – ha dichiarato Brian Chesky, co-fondatore e CEO della piattaforma – permettendo ogni anno a milioni di ospiti di scoprire le diversità della Francia. Oltre a offrire esperienze irripetibili durante la corsa, siamo orgogliosi di collaborare con il Tour per attrarre nuovi visitatori nelle aree rurali attraversate dalla Grande Boucle. E portare i benefici del turismo sportivo a un numero sempre maggiore di comunità in tutta la Francia».

Uno degli scatti nel centro di Parigi dove Cavendish ha annunciato la sua collaborazione con Airbnb (foto Wendy Huynh)
Uno degli scatti nel centro di Parigi dove Cavendish ha annunciato la sua collaborazione con Airbnb (foto Wendy Huynh)

Cavendish, host del Tour

Tra le esperienze più attese, ecco dunque quella che vede Mark Cavendish nella veste di host di eccezione. Venti ospiti potranno incontrarlo e pedalare con lui all’interno del Grand Palais, durante la tappa finale del Tour a Parigi. Verrebbe da far notare con una punta di ironia che forse nessuno aveva avvertito la catena degli affitti che l’ultima tappa non sarà più affare per velocisti, ma siamo abbastanza certi che il nome di Cavendish permetterà di superare l’ostacolo.

«Ho vissuto numerose vittorie e momenti indimenticabili al Tour de France – ha detto Mark – ma non ho mai avuto l’opportunità di pedalare nel Grand Palais durante il Tour. Sono davvero entusiasta di condividere questa esperienza esclusiva di Airbnb con gli ospiti».

Questa la volata di Saint Vulbas con cui il 3 luglio 2024, Cavendish ha superato il record di Merckx, con 35 tappe vinte al Tour
Questa la volata di Saint Vulbas con cui il 3 luglio 2024, Cavendish ha superato il record di Merckx, con 35 tappe vinte al Tour

Due date da prenotare

L’esperienza prevede un incontro esclusivo con il britannico, per ascoltare i racconti della sua carriera e condividere i ricordi legati al Tour. Una masterclass di ciclismo sui rulli, con riscaldamento e una power challenge, durante la quale Mark offrirà consigli su come superare i propri limiti. L’opportunità di pedalare insieme a “Cav” all’interno del Grand Palais, celebrando uno dei luoghi simbolo del ciclismo mondiale. Infine l’accesso VIP al traguardo dell’ultima tappa, con posti riservati a pochi passi dalla linea d’arrivo sugli Champs-Elysées.

L’esperienza si svolgerà il 26 luglio, dalle 20 alle 22,30 e si ripeterà il 27 luglio a partire dalle 16. Chi è interessato potrà iscriversi per  partecipare  dal 27 maggio alle ore 18 su http://airbnb.com/cavendish.

Questo il percorso allestito nel Grand Palais di Parigi per le date del 26 e 27 luglio (foto Wendy Huynh)
Questo il percorso allestito nel Grand Palais di Parigi per le date del 26 e 27 luglio (foto Wendy Huynh)

Non solo Cavendish

Non c’è solo Cavendish e infatti nel comunicato diffuso da Airbnb vengono snocciolate alcune delle altre proposte appena inserite nel calendario delle esperienze legate al Tour de France. Sono, si diceva, le Airbnb Originals – esperienze ideate da personalità di spicco e pensate esclusivamente per la piattaforma. In questo modo, mentre le persone prenotano il proprio soggiorno lungo il percorso, nella stessa app potranno anche selezionare una delle nuove esperienze legate al Tour.

Fra le proposte in maggiore evidenza, vengono segnalate: creare una maglia in edizione limitata con Fergus Niland, direttore creativo di Santini e ideatore della celebre maglia gialla. Partecipare a un workshop con Stephanie Scheirlynck, nutrizionista della Lidl-Trek, per scoprire snack energetici e alimenti per il recupero. Infine vivere un tour esclusivo dietro le quinte del Tour con Thomas Voeckler, ex ciclista francese, tecnico della nazionale e attuale commentatore.

Fra i momenti dell’esperienza con il britannico, anche una masterclass sui rulli (foto Wendy Huynh)
Fra i momenti dell’esperienza con il britannico, anche una masterclass sui rulli (foto Wendy Huynh)

La vita normale

Nell’intervista rilasciata a Het Nieuwsblad per commentare questo suo nuovo ruolo, che non sarà il solo che svolgerà (come a volersi tenere altre porte aperte), Cavendish ha offerto un piccolo spaccato della sua vita attuale. A metà fra la nostalgia e la presenza al suo fianco della moglie Peta che lo supporta e in qualche modo gli dà la direzione.

«Ho più tempo per la mia famiglia – ha detto Cavendish – dato che per gli ultimi vent’anni ho corso oppure ero in ritiro. Cosa mi manca? Uscire e andare in giro con i compagni. Ma quando sento che stanno cambiando anche il circuito qui sugli Champs-Elysées con la salita di Montmartre, allora sono anche contento di non essere più un ciclista. Da quando ho snesso ho imparato ad apprezzare di più altri aspetti della vita. Anche i compleanni dei miei figli. Proprio pochi giorni fa, Casper ha compiuto sette anni…».

Mellano si veste d’azzurro, vince in Polonia e fa passi da gigante

24.05.2025
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Ludovico Mellano risponde con voce ferma e pacata, senza averlo faccia a faccia sembra di parlare con una persona ben più grande dei diciotto anni che porta sulla carta d’identità. I baffi appoggiati sopra le labbra, spessi e folti, danno un senso di vissuto. Sotto a questi però brilla un sorriso giovane, dolce e che racchiude speranze e sogni di un ragazzo al suo primo anno under 23. Marino Amadori, il cittì della nazionale, lo ha voluto con sé all’Orlen Nations Grand Prix. Mellano non lo ha deluso, vittoria di tappa (in apertura foto Tomasz Smietana) e secondo posto in classifica generale.

Un impegno dopo l’altro

Gli impegni e i giorni quando si è giovani passano velocemente, il ragazzo che è arrivato tra gli under 23 con il devo team della XDS Astana ora è alla Ronde de l’Isard. In Francia farà ancora esperienza e metterà chilometri nelle gambe. Al Giro Next Gen non ci sarà. Mellano stringe le spalle, sa che non tutte le esperienze possono arrivare al primo anno. Questa se la godrà più avanti. 

«Ora correrò in Francia – ci ha raccontato alla vigilia della Ronde de l’Isard – perché la squadra ha voluto testarmi in questo tipo di gare. Non so nemmeno io come reagirò a sforzi più lunghi e su salite così impegnative. E’ comunque un bel banco di prova e sono curioso di vedere come andrà (nella giornata di ieri, venerdì, Mellano ha vinto la terza tappa della corsa francese, ndr)».

Nella terza tappa Schrettl ha tolto il primato a Mellano, il giovane austriaco ha poi vinto la generale (foto Tomasz Smietana)
Nella terza tappa Schrettl ha tolto il primato a Mellano, il giovane austriaco ha poi vinto la generale (foto Tomasz Smietana)
Per essere il tuo primo anno da under 23 sei partito davvero forte…

Sì, ho cominciato a correre in Grecia a inizio marzo. Si è trattato di una partenza “soft” con un livello non troppo elevato se lo paragoniamo alle gare in cui mi sono messo alla prova ora. E’ stato un buon test per scoprire come ci si muove in gruppo e per vedere la mia reazione su distanze ben più impegnative rispetto alla categoria juniores

Com’è andata?

Non ho sentito troppa differenza. Tra gli under 23 le gare si svolgono in maniera molto più ordinata e questo mi ha permesso di arrivare nei vari finali con forza nelle gambe per fare gli sprint. Penso che il merito sia da attribuire al nuovo metodo di allenamento. 

Raccontaci…

Durante l’inverno ho fatto molti chilometri, concentrandomi tanto sul volume. Anche i lavori specifici sono diventati ben più impegnativi e intensi. Al momento il mio preparatore è Alberto Nardin, abita vicino a casa mia (Cuneo, ndr) e spesso mi segue durante le uscite. Per me è una cosa ottima. 

Per Mellano all’Orlen Nations Grand Prix la prima esperienza con la nazionale under 23 (foto Tomasz Smietana)
Per Mellano all’Orlen Nations Grand Prix la prima esperienza con la nazionale under 23 (foto Tomasz Smietana)
Nello specifico cos’è cambiato?

Ho introdotto molti più lavori sulle salite, quindi sforzi medio-lunghi. Negli allenamenti specifici, come i 30/30 o i 40/20, mantengo un’intensità più alta a fine ripetuta. Quindi una volta finito l’ultimo scatto mantengo un ritmo abbastanza alto, per simulare la gara. All’inizio è stato faticoso ma il mio corpo si è adattato bene, tanto che con il passare del tempo ho sentito una gamba diversa, piena. 

Ti aspettavi di raccogliere subito questi risultati?

L’inverno l’ho passato bene, questo ha sicuramente contribuito in maniera positiva alla mia condizione. Correre con periodi strutturati, e non ogni fine settimana, mi ha permesso di avere dei picchi di forma. Al Piva e al Circuit des Ardennes sentivo di stare bene, infatti sono arrivati degli ottimi risultati. Proprio dopo la prima gara in Francia, Marino Amadori mi ha contattato dicendomi che ci sarebbe stata la possibilità di correre in Polonia con la nazionale under 23. Nello stesso periodo sarei dovuto andare con i miei compagni in altura, ma la possibilità di vestire la maglia azzurra era troppo ghiotta. 

Sei anche riuscito a vincere…

E’ sempre bello. Riuscire a farlo all’esordio in una nuova categoria è uno stimolo importante e una bella soddisfazione da togliersi. Sinceramente mi aspettavo di fare bene, dagli allenamenti vedevo numeri davvero incoraggianti. Già dalle Ardenne avevo visto che se avessi voluto emerge avrei dovuto spingere quei watt. 

Però un conto sono i numeri e un altro le sensazioni in gara.

In Francia e al Piva ho capito di doverci credere e che se lo avessi fatto mi sarei potuto giocare le mie chance. Ecco, non credevo di poter vincere, ma di entrare tra i primi con un bel piazzamento sì. Sicuramente è stato un ottimo step in vista del futuro.

E adesso?

Dopo la Ronde de l’Isard farò la maturità e infine mi tufferò nella seconda parte di stagione.

Dainese è ripartito e per ora pensa al tricolore

24.05.2025
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Di Alberto Dainese si erano un po’ perse le tracce. Qualche gara guardata in tv, compreso il il Giro d’Italia, in attesa di riprendere la sua corsa. Era fermo dal 30 marzo, giorno della Schelderprijs, ha ricominciato oltre un mese dopo dalla Francia, partecipando alla 4 Giorni di Dunkerque, gara dal passato illustre che oggi è considerata un primo avvicinamento al Tour de France.

Ritorno alle gare dopo un mese e il padovano è subito sul podio, dietro Ackermann e Girmay
Ritorno alle gare dopo un mese e il padovano è subito sul podio, dietro Ackermann e Girmay

Il Tour, che dovrebbe essere la sua destinazione, ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo: «Io per scaramanzia non voglio pensarci, anche perché dalla squadra non sono ancora arrivate convocazioni ufficiali. Fino alla partenza della Grande Boucle mancano ancora un bel po’ di settimane e io voglio pensare soprattutto alle corse previste nell’imminenza, visto che finora non ho raggiunto neanche i 30 giorni di gara».

Come sei arrivato alla corsa a tappe francese?

In allenamento i valori erano buoni e anche il mio peso è abbastanza vicino a quello ottimale. Ma chiaramente, quando torni a gareggiare dopo 5 settimane, un po’ di ruggine c’è, per questo sono rimasto anche abbastanza sorpreso dal podio nella classica introduttiva, la Classique Dunkerque. Più che i risultati sono stato contento della mia condotta in gara, anche in quella corsa che prevedeva una piccola parte della Parigi-Roubaix pedalando sul pavé. Col passare dei giri – era una sorta di kermesse con 8 tornate finali – il gruppo era stanco ma a me risultava abbastanza facile restare davanti.

Per il ciclista della Tudor una stagione finora con 27 giorni di gara con 8 top 10
Per il ciclista della Tudor una stagione finora con 27 giorni di gara con 8 top 10
Che livello di gara hai trovato?

Molto alto, c’erano più squadre WorldTour e tanta gente che sta già preparando il Tour. Era l’occasione giusta per verificare a che punto sono, per testarmi a un livello adeguato. E soprattutto per continuare a crescere nella mia condizione. Gareggiando ho visto che sono già a buon punto, vicino alla miglior forma, significa che nel mese lontano dalle gare ho lavorato bene.

Nel complesso hai centrato due podi e altre due Top 10. Qual è stata la tappa che ti ha lasciato un po’ di rammarico?

Sicuramente l’ultima perché nella parte finale ho perso troppe posizioni e all’ultima curva mi sono ritrovato a partire da ventesimo, a 500 metri dall’arrivo. Ho lanciato la volata lunga, ne ho ripresi tanti ma Jake Stewart ormai era irraggiungibile. Se ero davanti potevo giocarmela ad armi pari. Nella giornata iniziale era un arrivo più impegnativo, contava soprattutto chi aveva ancora forza.

La volata della giornata conclusiva, con Dainese in rimonta da lontano. Ma Stewart è imprendibile
La volata della giornata conclusiva, con Dainese in rimonta da lontano. Ma Stewart è imprendibile
Che corsa è stata quella francese nel suo complesso? La vittoria di Watson ti ha sorpreso?

Non tanto, perché è un corridore da classiche come d’altronde lo stesso Stewart.  Molti pensano che sia una corsa abbastanza semplice perché non ci sono grandi asperità ma non è così, si viaggia sempre molto forte, c’’è l’incognita vento, alcuni tratti sono impegnativi, soprattutto la quarta tappa dove io ho fatto gruppetto. E’ una corsa adatta ai passisti veloci e che secondo me serve proprio per accrescere la propria condizione.

E ora?

Ora ho in programma una lunga serie di gare in Belgio, che nelle mie aspettative devono darmi quell’ultimo salto di qualità utile per il campionato italiano del 29 giugno che, mi dicono, potrebbe essere adatto alle mie caratteristiche. Ma voglio arrivarci nel pieno della forma.

Dainese ora è atteso da una serie di corse in Belgio, dove si è sempre trovato a suo agio
Dainese ora è atteso da una serie di corse in Belgio, dove si è sempre trovato a suo agio
Gareggiare in Belgio per te ormai è una piacevole abitudine, sembri trovarti bene in quel tipo di corse…

Mi trovo ancora meglio in questo periodo, perché rispetto a quello delle classiche, il meteo fa meno brutti scherzi, c’è anche un po’ di caldo che a me piace sempre. Infatti vado sempre bene nella stagione estiva. Spero molto nelle alte temperature e nel bel tempo perché dalle corse di giugno vorrei anche portare a casa qualche buon risultato, cercare di cogliere la mia prima vittoria stagionale, dopo che gli altri gradini del podio li ho già scalati…

Pogacar e Vingegaard: da Sierra Nevada strade parallele…

24.05.2025
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Qui si lotta sulle strade del Giro d’Italia, ma il resto del ciclismo non si ferma. C’è chi corre nel Nord Europa, chi lo fa in Estremo Oriente e chi invece nel Sud dell’Europa si sta allenando. Parliamo dei primi due pretendenti alla prossima maglia gialla: Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. Sloveno e danese, per ironia della sorte o forse semplicemente per qualità dell’altura, sono entrambi a Sierra Nevada, nel sud della Spagna.

E’ lì che stanno costruendo il rispettivo Tour de France. E’ lì che si sono persino incrociati in allenamento, ma non si sono parlati. Da quel che si sa, uno procedeva in un senso e l’altro nella direzione opposta. E come stanno andando le cose?

Pogacar a Sierra Nevada: resistenza ma anche tanta intensità (screenshot a video su X)
Pogacar a Sierra Nevada: resistenza ma anche tanta intensità (screenshot a video su X)

Casa UAE

Partiamo dalla UAE Emirates di Pogacar. Come sempre, il campione del mondo è parso il ritratto della felicità: sereno, tranquillo, fa il suo e ride. Emblematico il video che ha pubblicato lui stesso qualche giorno fa, mentre giocava col vento e la sua Colnago alla soglia dei 2.500 metri di quota.

«Tadej è Tadej – sorride Mauro Gianetti, quando ci spiega come procedono i lavori del suo corridore – Viene da un ottimo inizio stagione, quindi è rilassato. Allo stesso tempo però è concentrato sul Tour. Sa bene, e lo sappiamo anche noi, che Vingegaard ci arriverà molto agguerrito, molto forte. Per questo sta lavorando seriamente, ma soprattutto serenamente».

Dopo le classiche, Pogacar si è fermato una settimana precisa: una pausa di riposo e relax, anche e soprattutto mentale. La doppietta Roubaix-Amstel non è stata uno scherzo neanche per lui.

«Vero – dice Gianetti – dopo la primavera ha fatto una settimana di stacco per poi ricominciare pian piano. I primi giorni a Sierra Nevada sono stati molto tranquilli in termini di allenamenti, adesso invece sta lavorando sodo per arrivare al Delfinato in buona condizione. Il Delfinato servirà a fare una rifinitura».

Per la precisione proprio in questi giorni Pogacar è tornato a casa a Monaco. Si è allenato anche con il suo amico e pilota della Williams, Carlos Sainz.

Vingegaard a Sierra Nevada ha utilizzato anche la bici da crono (foto da X)
Vingegaard a Sierra Nevada ha utilizzato anche la bici da crono (foto da X)

Casa Visma

Vingegaard ha affrontato un calendario di gare molto limitato, con solo una trasferta all’Algarve e la Parigi-Nizza abbreviata a causa di un incidente. La sua permanenza in Francia è stata interrotta da una caduta con conseguente commozione cerebrale, che gli ha fatto saltare anche il Catalunya di marzo.

Si sta allenando in quota insieme a diversi compagni della Visma-Lease a Bike, tra cui Matteo Jorgenson, Sepp Kuss, Victor Campenaerts e Tiesj Benoot. Qui a parlare è stato direttamente Vingegaard.

«Ora sto meglio – ha detto il danese – la caduta di quest’anno è stata uno scherzo rispetto a quella della primavera 2024. E’ avvenuta a 15 all’ora in salita. Però mi ha creato non pochi problemi. Rimanevo sveglio per circa un’ora e poi dovevo dormire. E’ stato così per i primi tre-quattro giorni. Poi sono migliorato e già pochi giorni dopo l’incidente sono risalito in bici, ma dopo solo un’ora avevo mal di testa e nausea e mi sono dovuto riposare. A quel punto poi non sono più salito in bici per qualche giorno. Dal punto di vista mentale è stata comunque difficile da affrontare. Anche per questo ora sono ancora più motivato nel tornare in gara, perché mi sono perso anche il Catalunya. Sono più determinato che mai».

Vingegaard e Pogacar all’ultimo Tour. I due arriveranno alla prossima Grande Boucle rispettivamente con 18 e 22 giorni di corsa
Vingegaard e Pogacar all’ultimo Tour. I due arriveranno alla prossima Grande Boucle rispettivamente con 18 e 22 giorni di corsa

Tadej a Isola 2000?

Entrambi si incontreranno al Delfinato. I due non corrono uno contro l’altro dal giorno di Nizza, finale dell’ultimo Tour, che era per giunta una crono. La corsa francese è un passaggio quasi obbligato per il loro programma. Il Tour de Suisse avrebbe significato un approccio al Tour leggermente diverso e più breve in termini di recupero.

«Dopo il Delfinato – riprende Gianetti – Tadej tornerà in altura, credo a Isola 2000, ma questo deve ancora essere definito per bene. Per adesso sta facendo un lavoro in crescendo, come dicevo. Ha lavorato sulle salite lunghe, sulla forza, sulla resistenza: quello che serve dopo una primavera in cui aveva fatto un lavoro più specifico per le classiche, con più lavori di esplosività».

Abbiamo chiesto a Gianetti se questo tipo di lavoro comporti anche un leggero cambiamento fisico: vedremo un Pogacar più magro?

«Sì, ci sta che cambiando un po’ lavoro si perda quel chiletto, ma non perché lui debba dimagrire. Semplicemente, in quel momento serviva più forza. E’ una conseguenza del lavoro che deve fare, quindi è molto probabile che al Tour sia più leggero rispetto alle classiche. Poi è chiaro che il fisico è quello, non è che lo puoi stravolgere. Stiamo parlando di dettagli, ma dettagli che a questo livello diventano importanti».

Il danese è parso super motivato: «La primavera di Pogacar? Mi ha impressionato, ma non vuol dire che al Tour sarà così forte»
Il danese è parso super motivato: «La primavera di Pogacar? Mi ha impressionato, ma non vuol dire che al Tour sarà così forte»

Vingegaard a Tignes

Ancora Vingegaard: «Al momento so di non essere ancora al mio miglior livello, ma questo è il motivo per cui sono qui sulla Sierra Nevada ad allenarmi. Spero di riuscire a raggiungere un livello che non ho mai raggiunto in passato. Se dovessi riuscirci, sono sicuro di poter lottare per vincere il Tour».

Da quel poco che si è visto, anche Vingegaard sta intensificando i lavori. Ci sono alcuni video in cui è impegnato a fare degli scatti.

Una piccola differenza fra i due è che, per adesso almeno, Vingegaard ha già fatto delle ricognizioni sulle tappe chiave della Grande Boucle, mentre Pogacar ha visionato la crono di Caen (ma qualche tempo fa). Il capitano della Visma è andato sul Col du Soulor e ad Hautacam, quindi in ricognizione della dodicesima tappa. Ha percorso anche la frazione numero 14, il tappone pirenaico con Col de Peyresourde, Col du Tourmalet, Col d’Aspin e il finale in salita di Superbagnères.

Dopo il Delfinato, i due saranno di nuovo “vicini di casa”: Vingegaard e compagni, stavolta con la squadra al completo, andranno a Tignes, sulle Alpi francesi.

Sfida fra titani. Vicenza come una classica, vero Ballerini?

23.05.2025
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Ma era una classica del Nord o una tappa del Giro d’Italia? Una côte da Amstel Gold Race o un muro fiammingo? E vogliamo parlare degli interpreti? Mads Pedersen e Wout Van Aert, uno spettacolo per la gioia dei tifosi. Una volata da “vite spanata”, come ci ha detto Davide Ballerini. Una volata che ha visto il quarto sigillo di Mads Pedersen e Isaac Del Toro, terzo, che a forza di abbuoni (e non solo) allunga ancora un po’.

Il corridore della XDS-Astana ha commentato con noi questo splendido finale di Vicenza, tredicesimo atto del Giro d’Italia numero 108. Ballerini era in palestra e stava lavorando sodo per rientrare dopo l’incidente e la consueta frattura del polso alla Parigi-Roubaix. Ma tra un peso e l’altro si è fermato per godersi questo finale stratosferico.

Il gruppo fila tra i filari! L’Italia è davvero stupenda
Il gruppo fila tra i filari! L’Italia è davvero stupenda

Germani, Scaroni e… la UAE

La Rovigo-Vicenza scorre via tra i drittoni della Bassa e le bellezze delle colline venete. Lorenzo Germani è l’ultimo a mollare. O almeno così sembra. Poi lo raggiunge Christian Scaroni. I due vanno. Ma dietro la solita UAE Emirates si mostra famelica. Il chilometro Red Bull mette in palio secondi di abbuono e la squadra emiratina li vuole.

Scaroni si prende i primi 6″, ma poi ecco i ragazzi di Gianetti. Oggi tocca a Juan Ayuso prendersi i 4″ grazie a Isaac Del Toro che di nuovo fa la volata guardando all’indietro. E comunque mette in tasca 2″. Sulla questione fra il messicano e lo spagnolo si è detto e ridetto tutto e cosa bolle veramente in pentola ormai ce lo dirà la strada delle montagne che inizieranno domenica.

Il finale della Rovigo-Vicenza invece è da battiti alti. Mathias Vacek e Romain Bardet arrivano ai 500 metri, poi Alpecin-Deceuninck soprattutto e Visma-Lease a Bike chiudono ed è volata con la crème de la crème nelle prime posizioni.

Nel finale ci provano Germani e Scaroni. Azione ben vista da Ballerini
Nel finale ci provano Germani e Scaroni. Azione ben vista da Ballerini
Davide, dunque: un finale bellissimo…

Veramente. Non so in quanti si aspettassero i velocisti… Ma bella tappa, aperta fino alla fine.

Davide, tu con quei “bestioni” ci fai a spallate nelle classiche del Nord e sai come si muovono. Portaci in gruppo a partire da quei 600 metri finali. Cosa hai notato?

La prima cosa che ho notato è stata vedere la Alpecin che ha tirato per Kaden Groves, ma lui non aveva gambe. Chi era davanti all’ultimo chilometro ne aveva più di lui, visto che ha portato Mads Pedersen e Wout van Aert fino ai 300 metri. Poi, quando vedi che Pedersen parte così lungo… sono dolori. Fai fatica a chiudere. E fatica l’ha fatta anche Van Aert, al quale ha preso subito 2-3 metri. Ma non è facile…

Perché?

Perché contro il Pedersen attuale ci vorrebbe il Mathieu van der Poel dei giorni migliori. E un’altra cosa che mi meraviglia di Mads è come tiene la condizione. Pensate: è andato forte nelle classiche ed è da inizio Giro d’Italia che è lì.

Big davanti. Tra abbuoni e un piccolo gap sul traguardo Del Toro ha incrementato di 9″ il vantaggio su tutti rivali (solo 7″ su Ayuso, che a sua volta aveva preso un abbuono).
Big davanti. Tra abbuoni e un piccolo gap sul traguardo Del Toro ha incrementato di 9″ il vantaggio su tutti rivali (solo 7″ su Ayuso, che a sua volta aveva preso un abbuono).
E dal punto di vista di Van Aert?

Parto da prima del Giro. Io, quando l’ho visto alle classiche, mi è sembrato molto magro rispetto al suo normale, ma è chiaro che si sta riprendendo. Lui viene da due cadute gravi dell’anno scorso e magari gli ci vuole un po’ per riprendersi, anche dal punto di vista della fiducia e della sicurezza in bici. In questo è in crescendo. Ha vinto una tappa durissima.

Che poi tutti noi ci aspettiamo sempre il Van Aert che vince le volate di gruppo, ma forse quel Van Aert non c’è più?

Senza il forse. È cambiato e tanto. Ripenso alle Tirreno o ai Tour di qualche anno fa, quando vinceva gli sprint e le crono. Molto dipende da come e su cosa si allena. E per me Van Aert non si sta allenando in ottica classiche.

Interessante, vai avanti…

Van der Poel si allena da classiche e corre i grandi Giri da classiche, cioè puntando alle tappe. Van Aert, invece, è uno che lavora, che tiene in salita i migliori venti. E questa è la differenza. Poi, okay, c’è Tadej Pogacar che si mette tra di loro e vince anche le classiche e fa quello che vuole, ma questo è un altro discorso. Ma se Van Aert si allenasse per le classiche, quella differenza la farebbe anche lui. Perché ha quel motore.

Grazie alla loro potenza Van Aert e Pedersen scavano un solco con gli altri (a 5″). Del Toro è nel mezzo (a 2″)
Grazie alla loro potenza Van Aert e Pedersen scavano un solco con gli altri (a 5″). Del Toro è nel mezzo (a 2″)
Davide, oggi Pedersen ha detto che ad un primo sguardo ai suoi dati non ha visto un grande picco, ma ottimi dati sul minuto. Spiegaci meglio?

Eh – ride Ballerini – un minuto di Pedersen in quel modo si avvicina ai mille watt! Ed è una cosa incredibile. Ora non so che numeri davvero possa aver fatto, anche perché siamo già alla seconda settimana del Giro e i valori, il peso, cambiano un po’, ma di sicuro ha fatto più di 900 watt medi nei 60″. A vedere come è partito e che Van Aert ha faticato a prendergli la ruota, significa che se non sono 1000 watt, siamo lì.

Un aspetto che abbiamo notato è la differenza di esplosività e di sprint tra gli uomini da classiche e quelli da grandi Giri, benché siano questi ultimi buoni scattisti. Parliamo, insomma, della volata di Del Toro…

È una differenza dettata principalmente dal peso e quindi dai watt/chilo. Sul minuto, come diceva Pedersen, o 30″, o in certi casi anche 2′, corridori di queste caratteristiche riescono a sviluppare wattaggi impressionanti. Sono prestazioni impensabili per uomini da corse a tappe… anche se non sono fermi in volata. Mi verrebbe il termine “deep”, profondo, in inglese, per definire questo tipo di sforzo. Ebbene, un velocista, uomini da classiche come Pedersen o Van Aert, riescono ad essere anche più profondi nello sforzo così intenso rispetto allo scalatore. Riescono a “spanare di più la vite”. È una capacità. Solo che poi, dopo certi sforzi, non ti riprendi. Ci metti parecchio. Magari Pedersen anche in allenamento riesce a ripetere quello sforzo così lungo più di una volta con gli stessi valori.

Una foto che riassume quanto detto da Ballerini. Del Toro seppur arrivato dietro è più fresco di Van Aert che per allenamenti e caratteristiche riesce a dare di più
Una foto che riassume quanto detto da Ballerini. Del Toro seppur arrivato dietro è più fresco di Van Aert che per allenamenti e caratteristiche riesce a dare di più
Insomma, riescono a stare di più in acido lattico e a tollerarlo meglio?

Esatto, ma poi questo sforzo lo paghi. E sono lavori che si fanno in allenamento ai fini delle classiche: li fai un giorno e basta. Per chi punta ai grandi Giri, invece, certi sforzi sono diversi. Magari chi punta alla maglia rosa neanche allena questa profondità. Van Aert, tornando a lui, fa un po’ entrambe le cose. Per questo dicevo dell’allenarsi in modo specifico per le classiche. Nei grandi Giri conta di più il recupero. Dopo una settimana e mezzo cominciano a cambiare le cose ed emergono i corridori che recuperano meglio. E inizi a vedere chi ha motore.

Ultima domanda, Davide: cosa e chi ti ha colpito sin qui, sia della tappa di oggi, ma anche in generale?

Mi aspettavo qualcosa di più da Tom Pidcock, ma anche lui ha cambiato parecchio la base dei suoi allenamenti quest’anno. È andato molto bene a inizio stagione, però vedo che ha perso qualcosa in termini di esplosività. Una volta questi erano i suoi arrivi. Degli altri, mi è piaciuta l’azione del mio compagno Christian Scaroni, che ha tenuto duro e ha fatto quel che poteva.

Martina Fidanza vince e ci racconta il mondo Visma

23.05.2025
5 min
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Due vittorie in una settimana, il mese di maggio ha visto Martina Fidanza salire sul gradino più alto del podio prima in Lussemburgo e poi in Belgio. I primi mesi della velocista bergamasca alla Visma Lease a Bike hanno mantenuto le attese riposte in lei dal team olandese. Quando ci aveva detto del suo approdo alla Visma aveva raccontato di come il suo profilo fosse entrato nei radar dello squadrone. In lei la Visma cercava una velocista da affiancare a Nienke Veenhoven

«Vincere è bello – ci racconta Martina Fidanza – sono felice di averlo fatto presto. Dopo le Classiche ho avuto un calendario altalenante visto che alcune gare che avrei dovuto disputare sono state cancellate. Inoltre alla Dwars Door Vlaanderen ho preso un virus con il quale ho lottato un po’. Sono tornata in corsa il 3 maggio in Lussemburgo, al Festival Elsy Jacobs à Garnich e il giorno dopo al Festival Elsy Jacobs à Luxembourg (in apertura la foto del podio: al centro Martina Fidanza, a sinistra Valentine Fortin e a destra Barbara Guarischi».

Ti aspettavi di vincere?

Non subito dopo il rientro. Il secondo giorno in Lussemburgo avevamo tutte via libera per provare a fare la corsa. Io sono rimasta in gruppo e una volta arrivate nel finale le mie compagne si sono messe a disposizione e abbiamo lanciato la volata. Sono molto felice sia per il successo che per la fiducia riposta in me da tutti. 

Il team ha creduto in te…

In tutte noi, direi. Perché di velociste chiamate a mettersi in gioco siamo in due. Fin dai ritiri di gennaio e febbraio ho sentito molto l’appoggio dello staff e dei tecnici. Al momento Veenhoven e io siamo chiamate in causa in gare di secondo piano, ma l’idea è di creare un treno forte per provare a fare bene anche nelle corse WorldTour. Infatti già a inizio anno al UAE Tour ci siamo testate. Eravamo nella gara di riferimento per tutte le velociste e devo dire che siamo partite bene con un terzo posto nelle prima tappa. 

Martina Fidanza rientrava alle corse dopo un mese di stop forzato
Martina Fidanza rientrava alle corse dopo un mese di stop forzato
Cosa intendi dire che tutti hanno creduto in voi?

Nei primi mesi abbiamo fatto tanti meeting e ci siamo messe al lavoro in maniera mirata per avere un treno forte e funzionale alle nostre esigenze. Fin dai primi incontri la squadra ci ha chiesto quale tipo di treno volessimo e quale fosse la nostra idea di volata. Ci hanno lasciato lo spazio per esprimerci e ci hanno ascoltate. 

Entriamo nel tecnico, tu cosa hai chiesto, come ti piace lo sprint?

L’esempio perfetto arriva dalla seconda gara vinta: il Trofee Maarten Wynants. Quella è stata la volata ideale come approccio ed esecuzione. A me piace quando il treno prende la leadership e si tiene una velocità elevata, in grado di far soffrire il gruppo. Il lead out deve essere fatto ai 200 metri dall’arrivo, meglio se presi davanti a tutti. 

La Visma ha creduto molto nel nuovo progetto dedicato alle velociste lavorando su molti aspetti, in primis l’affiatamento tra compagne
La Visma ha creduto molto nel nuovo progetto dedicato alle velociste lavorando su molti aspetti, in primis l’affiatamento tra compagne
E’ cambiato qualcosa rispetto al passato?

Gli aspetti che stanno facendo davvero la differenza sono l’analisi e l’ascolto, sia prima che post gara. Parliamo, ci confrontiamo a riusciamo a migliorare subito. L’esempio giusto lo abbiamo avuto al UAE Tour. Era la prima volta che lavoravamo insieme, ma grazie agli allenamenti invernali siamo arrivate pronte. 

Come ti trovi a condividere il posto da velocista con un’altra compagna?

Ognuna ha il suo spazio e ci mettiamo a disposizione quando l’altra sta meglio o quando la squadra dà indicazioni precise. Al UAE Tour, era Veenhoven la velocista di riferimento. Mentre nelle ultime gare ci siamo divise bene i ruoli. 

Hai parlato di riunioni e analisi, ma in bici è cambiato qualcosa per quanto riguarda la preparazione?

Avendo cambiato preparatore, si è presa la sua linea di lavoro. Non si discosta troppo da quella precedente, anche se in qualcosa è cambiato. Ad esempio durante le uscite cerco di tenere una base di endurance a bassa intensità. A volte davvero bassa. Mentre dal punto di vista della nutrizione ho aumentato le calorie assunte. All’inizio sembrava quasi assurdo, ma mi sono fidata al 100 per cento e i risultati si vedono. 

Nonostante il cambio di maglia, la pista rimane un punto saldo per Martina Fidanza
Nonostante il cambio di maglia, la pista rimane un punto saldo per Martina Fidanza
Quanto bassa l’intensità della parte endurance?

Considerate che una volta, dopo un allenamento, mi hanno detto che avevo fatto una salita troppo forte. Dovevo abbassare ancora il ritmo. C’è anche un’altra differenza rispetto a prima: il doppio allenamento, ma personalmente sono già abituata a questo metodo facendo pista. 

A proposito, la pista riesci a mantenerla?

Assolutamente. Oggi (mercoledì, ndr) avevo in programma di andare a Montichiari, poi non sono riuscita perché il velodromo era chiuso per lavori. Però la squadra asseconda sempre le mie richieste quando si tratta di girare sul parquet. E’ vero che siamo nell’anno post olimpico, ma a me piace mantenere il feeling con la pista

Cosa ci fa Giada Silo in mezzo alle olandesi?

23.05.2025
5 min
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Leggendo la lista di partenza del Tour du Gevaudan Occitanie, una delle prove della Nations Cup femminile, ci siamo chiesti che cosa ci facesse la campionessa italiana Giada Silo, atleta di punta della Breganze Millennium, nella squadra olandese Mix Flying Freelancers-ZZPR.nl. In un contesto di altissimo livello, la veneta si è trovata a competere insieme a una inglese in una squadradi un altro Paese, una scelta un po’ curiosa.

Come si è arrivata ad essa? Il racconto della Silo è pieno di spunti, che caratterizzano un nuovo modo di intendere la propria evoluzione in questa disciplina: «E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito molto, gareggiando e vivendo una settimana con ragazze e staff di una cultura diversa dalla mia, immergendomi in una realtà a me sconosciuta avendo la possibilità di gareggiare in una prova importante, una delle più prestigiose del calendario juniores».

Giada Silo in maglia tricolore con le compagne di squadra olandesi e l’inglese Isaak
Giada Silo in maglia tricolore con le compagne di squadra olandesi e l’inglese Isaak
Come è nato il contatto?

Io sapevo che la nostra squadra non poteva partecipare e che non era prevista la presenza di una squadra nazionale, così ho chiesto agli organizzatori se c’era modo di esserci magari inserita in un’altra squadra non a pieno organico. Loro hanno chiesto alle formazioni che avevano aderito e sapevano che c’erano alcune ragazze dei due club olandesi che avevano chiesto come me di esserci. Così hanno messo su una squadra mista.

Come ti sei trovata?

Molto bene con tutte, ma ho notato che affrontiamo questo sport in maniera differente. Un esempio è il cibo: io sono abituata a mangiare in maniera diversa rispetto a loro, che scelgono un altro tipo di alimentazione. Ma sono state proprio cose come questa che hanno reso la mia esperienza molto istruttiva.

La corsa ha premiato la canadese Sidney Swierenga, quinta nel 2024, sulle iberiche Ostiz e Neira (foto DirectVelo)
La corsa ha premiato la canadese Sidney Swierenga, quinta nel 2024, sulle iberiche Ostiz e Neira (foto DirectVelo)
Ti hanno lasciato mano libera nell’interpretazione della corsa o c’erano disposizioni specifiche pur essendo la vostra una squadra atipica?

A me era stato detto di rimanere abbastanza al coperto inizialmente, nella prima tappa per preservarmi per la seconda che era più adatta alle mie caratteristiche. In particolare, e questo mi ha colpito, mi hanno chiesto di impegnarmi nei traguardi intermedi, compreso il Gran Premio della Montagna. Noi li vediamo normalmente come aspetti secondari di una tappa, loro invece ci tengono molto.

Come sei andata?

Nella prima tappa avevo buone sensazioni, la gamba rispondeva. Sono rimasta nel primo gruppo, ma alla fine nessuna di noi è finita nella top 10 e alla fine eravamo tutte un po’ deluse, alla sera l’atmosfera era un po’ mesta. Il secondo giorno c’erano più salite, lo scorso anno ero andata piuttosto  bene con la nazionale e mi ricordavo il percorso, così nella prima parte sono entrata nel gruppetto di testa. In discesa siamo andate via in 5 e abbiamo preso anche un bel vantaggio, quasi un minuto. A metà corsa però una spagnola mi è caduta davanti e non ho potuto evitarla.

Le conseguenze della brutta caduta in Francia, costatele qualche giorno di stop. Con lei la diesse Van Gogh
Le conseguenze della brutta caduta in Francia, costatele qualche giorno di stop. Con lei la diesse Van Gogh
Hai riportato danni?

Mi sono fatta male, la botta è stata forte. Io sarei anche ripartita subito, ma la bici era finita dentro un fosso e si era danneggiata, l’ammiraglia era rimasta in fondo al gruppo, così ho perso molto tempo e mi sono ritrovata, io che ero in fuga, accodata all’ultimo gruppo. La corsa ormai era andata.

A fine manifestazione che cosa ti hanno detto i responsabili olandesi?

La nostra diesse, Natalie Van Gogh, era molto soddisfatta di come sono andata, mi ha detto che ha apprezzato particolarmente il fatto che non mi sono data per vinta dopo la caduta, ma che ho comunque ripreso e ho recuperato molte posizioni, dimostrando carattere. Mi ha anche detto che se voglio fare altre esperienze all’estero, loro sono disponibili ad accogliermi.

Per la tricolore Silo, 45esima posizione finale, ma buoni riscontri da parte del team olandese
Per la tricolore Silo, 45esima posizione finale, ma buoni riscontri da parte del team olandese
E’ un contatto importante. Ci sono anche i prodromi per vederti in futuro in un grande team?

Lei ha detto che mi raccomanderà a qualche squadra importante e questo mi ha fatto  molto piacere, ha reso la mia trasferta decisamente positiva al di là dei risultati venuti a mancare.

Fino ad allora com’era stata la tua stagione?

Un po’ sulla stessa linea di com’è andata la trasferta francese. La sfortuna sembra non voglia lasciarmi, lasciare questa maglia tricolore. Avendo strusciato sull’asfalto, quella caduta mi ha procurato ustioni di secondo grado su entrambe le gambe e mi ha costretta a fermarmi. Ma anche prima le cose non erano andate benissimo, tra crampi e condizione che faticava ad arrivare.

Per la veneta un inizio stagione difficile, con due sole Top 10 in cascina. Ma ora arriva l’estate a lei propizia
Per la veneta un inizio stagione difficile, con due sole Top 10 in cascina. Ma ora arriva l’estate a lei propizia
Uno stop che non ci voleva…

Io spero di ripartire da qui. Ora arriva l’estate, spero che succeda come lo scorso anno quando i risultati hanno iniziato ad arrivare a giugno, compreso il titolo italiano, spero che avvenga lo stesso, infatti guardo ora alla difesa della maglia. Dopodomani mi aspetta il Fiandre di categoria, già il fatto di esserci sarà importante.

Vendrame, la Decathlon-Ag2R e gli ingegneri che fanno le scelte

23.05.2025
5 min
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Incontro al Giro d'Italia con Andrea Vendrame, per parlare della sua Van Rysel da gara e le abitudini tecniche della Decathlon-AG2R con cui corre

DURAZZO – Girando per gli alberghi delle squadre nei giorni più calmi del Giro d’Italia, si ha la possibilità di parlare con gli atleti di aspetti tecnici che magari, durante la gara, per necessità e tempi ristretti, si danno per scontati. Così chiacchierando con Andrea Vendrame siamo venuti a sapere di un’abitudine radicata della Decathlon-AG2R, in cui due ingegneri, corsa per corsa, stabiliscono rapporti, profilo delle ruote e pressione delle gomme. La scelta di adottare tubeless da 29 all’anteriore e 28 al posteriore per ragioni aerodinamiche è stata dettata da loro.

L’occasione è stato un incontro per farci raccontare la sua bicicletta Van Rysel, con cui Vendrame corre per il secondo anno e su cui ha vinto la tappa di Sappada al Giro del 2024 e quella di Colfiorito all’ultima Tirreno-Adriatico.

«E’ il secondo anno che il team è diventato Decathlon – spiega il veneto – quindi dallo scorso anno utilizziamo bici Van Rysel. Mi piace, è molto reattiva. E’ una bici aerodinamica anche come disegno, lo si capisce anche solo guardandola. Da quest’anno poi abbiamo anche il modello RCR-F, che è uscito da qualche mese ed è ancora più reattivo. Ha un carbonio molto più rigido ed è particolarmente adatto per gli uomini veloci».

Bici aerodinamica e scattante, è anche guidabile?

Mi trovo molto molto bene anche in discesa. Quando devo rilanciarla al massimo, fuori da un tornante. Penso che sia davvero un mezzo da gara.

Avete anche delle belle ruote Swiss Side: le cambiate in base ai percorsi?

Come anche per il telaio, i nostri due ingegneri prestabiliscono le guarniture giornaliere, le ruote, la pressione. Per cui noi corridori, tra virgolette (ride, ndr), non abbiamo più diritto di scelta.

Capita che le opinioni siano diverse?

Certamente. Infatti nella tappa che ho vinto alla Tirreno di quest’anno, dovevo partire con la RCR-F, invece mi sono impuntato e ho usato questa qui, la RCR, e alla fine ho vinto.

E’ anche una bici che va bene in salita oppure è un po’ pesante?

La RCR è molto leggera rispetto alla F. Sicuramente ci sono quei 500-600 grammi di differenza dovuti al tipo di carbonio. Possiamo dire, avendola usata da un po’, che questo telaio è stato realizzato per le sue performance sia in volata sia in salita. E’ multitasking, diciamo (sorride, ndr).

I rapporti vengono scelti dagli ingegneri, ti trovi sempre bene?

Abbiamo trovato le combinazioni giuste. Su tappe piatte preferisco il 55 o il 56, mentre in tappe di montagna, magari un po’ nervose tipo Colfiorito alla Tirreno, preferisco un 54. Dove le gambe fanno male, dopo 240 chilometri è meglio avere un rapporto che si riesce a spingere e non un 56. Inoltre mi piace fare le salite di forza, quindi preferisco restare con il 54 e giocare con la scala dei pignoni al posteriore.

Quindi?

Quindi penso che il 40-54 sia un rapporto ottimale per scalare i grandi colli del Giro. Ma se invece parliamo di una tappa che deve arrivare in volata…

Che cosa dovremmo dire in quel caso?

Che questa è reattiva, però una volta provato il nuovo modello, mi sono proprio innamorato. In volata è tutta un’altra cosa. E’ molto più rigida e molto più reattiva. Quando la lanci prende subito velocità. Non che questa non lo faccia, ma l’altra è molto più fluida.

Tour, rivoluzione a Parigi: 3 volte Montmartre, addio volata

23.05.2025
6 min
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«Quasi quasi – riflette Bennati sorridendo – per il corridore che ero e la gamba che avevo quell’anno, avrei vinto anche meglio se ci fosse stata anche allora la salita di Montmartre. Ma capisco che per come l’hanno disegnata adesso, l’ultima tappa del Tour non sarà più per velocisti. Non che prima fosse facile, tra il rettilineo che tirava e il pavé. E nemmeno sui Campi Elisi ha vinto sempre un velocista. Ma secondo me adesso uno come Pogacar potrebbe provare a vincere anche a Parigi…».

Tanto più che alle Olimpiadi, quale che ne sia stata la ragione, il campione del mondo non c’era e essersi perso quella scena così esaltante in qualche modo non deve essergli andato giù.

Il Tour a Montmartre

Qualcuno magari non lo sa ancora. Con un trafficare silenzioso e segreto, che ha avuto bisogno persino del benestare del governo francese, gli organizzatori del Tour hanno messo mano all’ultima tappa. Colpiti dalla baraonda delle Olimpiadi sulla salita di Montmartre, che Prudhomme ha definito l’immagine più potente di tutte le Olimpiadi di Parigi, i tracciatori di ASO sono riusciti a inserire tre passaggi sulla stretta salita in pavé

L’ultima tappa non sarà dunque la consueta attesa della volata finale, ma potrebbe addirittura incidere sulla classifica, qualora i distacchi fossero ancora minimi. Il gruppo infatti percorrerà 4 giri del classico circuito degli Champs Elysées. Nel corso del quarto cambierà direzione a Place de la Concorde e punterà verso Rue Lepic (con un attacco leggermente diverso da quello dei Giochi, a causa dei lavori stradali).

A questo punto i corridori avranno da affrontare un anello di circa 16 chilometri da ripetere per 3 volte. Dall’ultimo scollinamento all’arrivo mancheranno a quel punto 6 chilometri.

Daniele Bennati ha conquistato la tappa degli Champs Elysées al Tour del 2007
Daniele Bennati ha conquistato la tappa degli Champs Elysées al Tour del 2007

La delusione di Milan

Mentre il capo della polizia Laurent Nuñez ha garantito la fattibilità del cambiamento e ha detto che a suo avviso la modifica resterà anche in futuro, le reazioni dei corridori sono state altalenanti. Vale la pena annotare quella del nostro velocista di punta, Jonathan Milan, che il prossimo luglio farà la conoscenza del Tour.

«Gli Champs Élysées da velocista sono un sogno – ha detto il friulano della Lidl-Trek – quindi, per vari motivi, è un peccato vedere il percorso cambiato prima del mio primo Tour. L’aggiunta della salita di Montmartre avrà ovviamente un impatto sulla dinamica della gara, ma quanto complicherà le cose per noi velocisti dipenderà ovviamente da come verrà gestita e anche dalla situazione generale man mano che ci avviciniamo all’ultimo giorno. Ma non voglio pensarci ora, prima di Parigi ci saranno tanti altri obiettivi».

Parigi 2024, l’attacco di Evenepoel a Montmartre. Per un po’ Madouas resiste, poi deve arrendersi
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Minaccia Pogacar

Noi abbiamo pensato di affidare il commento a Daniele Bennati, ultimo italiano a vincere sui Campi Elisi e tecnico della nazionale che lo scorso anno sul circuito di Parigi partecipò alle Olimpiadi vinte da Evenepoel.

«Se non sbaglio – dice il toscano, attualmente al Giro come opinionista al Processo alla Tappa – alle Olimpiadi i chilometri dalla salita all’arrivo erano circa 10, quindi i 6 del Tour sono davvero pochi. Ovviamente cambia tutto. Se Van der Poel o Van Aert, come pure Pogacar decidono di farla forte, per i velocisti non c’è scampo. Se Tadej decide di fare un attacco sul terzo giro di Montmartre, può andare via. Anche perché all’ultima tappa non ci arrivi con tante energie e quelli di classifica ne hanno sempre più degli altri…».

Dopo aver dominato le volate del Giro del 2024, quest’anno Milan debutterà al Tour: la notizia lo ha spiazzato
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Per i velocisti cambia

Non si è sempre arrivati in volata ai Campi Elisi, anche se trovare eccezioni recenti è un lavoro da archivisti. L’ultimo fu Vinokourov nel 2005, ma nel ciclismo di oggi scappare a velocità così esorbitanti è davvero un esercizio per pochi.

«Milan è un velocista – prosegue Bennati – ma forse non solo. Quindi potrebbe avere nelle sue corde uno sforzo di 3-4 minuti fuori giri. Potrebbe anche pensare di provarci, però tutto dipenderà da come faranno la salita le prime due volte. In ogni caso è una scelta che per un verso capisco e per un altro toglie una tappa comunque storica. Sicuramente a livello di spettacolo si rivelerà una mossa vincente. A Parigi non è difficile creare spettacolo dal punto di vista televisivo ed è evidente che la tappa con Montmartre sia più bella, però è chiaro che per i velocisti cambia tutto».

Tappa esplosiva

L’unico appiglio che potrebbe impedire agli uomini forti di scavare un baratro è la distanza. La nuova tappa misurerà 132,3 chilometri (la distanza va ancora definita nei dettagli), la gara olimpica ne prevedeva 272.

«Remco arrivò da solo facendo davvero il vuoto – chiosa Bennati – ma c’è anche da dire che alle Olimpiadi c’erano 70 corridori e quasi 280 chilometri da fare. E’ vero che arriva dopo tre settimane, ma con 132 chilometri non ci saranno problemi di distanza. Però sarà una tappa esplosiva. E davvero se la classifica fosse ancora aperta, ne vedremmo delle belle…».