Capolavoro Visma, ma per Dainese il più forte era Van Uden

22.05.2025
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Oggi finalmente Alberto Dainese è riuscito a vedere la tappa dal divano della sua casa a San Marino. Fino a domenica ha corso a Dunkerque, invece questa volta è riuscito a seguire la volata che ha consegnato a Olav Kooij il traguardo di Viadana. Volata confusa, con il treno della Lidl-Trek in azione da troppo lontano, con Pedersen che alla fine ha dovuto accontentarsi del quarto posto. 

«E’ un sollievo – ha detto il vincitore della Visma-Lease a Bikeho dovuto aspettare un po’, ma oggi tutto è andato a posto. Siamo cresciuti, con la vittoria di tappa di Wout e Simon (Van Aert e Yates, ndr) che sta facendo bene anche in classifica generale. Le due volate precedenti non erano andate alla perfezione, ma ora tutto è andato per il verso giusto».

A tirargli la volata si è ritrovato Affini fino all’ultimo chilometro e Van Aert fino ai 200 metri, con l’ultima curva pennellata alla perfezione. Con due motori così ad aprirti la strada, il lavoro alla fine viene meglio.

Alberto Dainese, classe 1998 del Tudor Pro Cycling Team, è pro’ dal 2020. Ha corso 3 Giri, un Tour e 2 Vuelta
Alberto Dainese, classe 1998 del Tudor Pro Cycling Team, è pro’ dal 2020. Ha corso 3 Giri, un Tour e 2 Vuelta

Dainese, si diceva, ha corso a Dunkerque la scorsa settimana e tornerà in gruppo fra due settimane in Belgio, nella Elfstedenronde che si correrà il 15 giugno a Bruges. Le cose procedono nel modo giusto, anche se adesso un po’ di nostalgia del Giro sta venendo fuori, dato che domani il gruppo passerà da Galzignano e Vicenza.

Che cosa ti è parso della volata?

E’ stata una volata più per prendere quella curva nei primi 5 e poi a mio parere il più forte di gambe oggi era Van Uden. Forse gli è mancata un po’ di malizia quando è partito perché poteva restare più vicino a Van Aert, invece ha lasciato tanto spazio a Kooij di prendergli subito la ruota. Si è mosso un pelo prestino…

Se fosse andato dritto e non si fosse allargato, dove sarebbe passato Kooij?

In realtà difatti è stata anche una questione di scia. Se restava un po’ di più al fianco, aveva più scia e Kooij avrebbe dovuto aspettare che lo passasse, poi si sarebbe dovuto mettere a ruota prima di provare a uscire. Mentre così gli ha proprio lasciato un metro grazie al quale si è messo subito a ruota e di fatto la volata gliel’ha tirata lui. Però (ride, ndr), non trovi che sia facile parlare dal divano?

Quanto è stato importante secondo Alberto Dainese il lavoro di Affini e Van Aert?

In tivù sentivo che gli mancasse un uomo, ma in realtà è stato tutto perfetto. Kooij da quella posizione poteva decidere quando partire e Van Aert l’ha lasciato ai 200 metri. Se avessero avuto un uomo in più, rischiavano che qualcuno entrasse deciso nell’ultima curva e lo buttasse fuori. Mentre così sono arrivati giustissimi.

Forse un uomo in più avrebbe permesso a Van Aert di rialzarsi prima? Di fatto l’ultimo uomo di Kooij è stato Van Uden…

Per quello dicevo che se Van Uden fosse rimasto più a lungo a ruota, forse avrebbe vinto lui. Kooij sarebbe stato costretto a partire 10-20 metri più lungo e l’altro avrebbe potuto rimontarlo. Erano un po’ lunghi, in effetti. Avercelo comunque un Van Aert così, che ti tira la volata. Stiamo parlando degli ultimi 10 metri, ma si vede che tanti hanno fatto fatica anche solo per arrivare lì.

Pedersen è parso meno brillante?

Secondo me era una volata più da velocista puro, quindi da uno capace di uscire forte dalla curva ai 300 metri e poi partire. Pedersen è sì fortissimo, lo vedete quanto va forte in salita, però secondo me se Kooij gli battezza la ruota, lo può saltare.

Quanto era importante uscire davanti in quella curva?

Terzo, dovevi uscire terzo. Secondo o terzo dipende da quante gambe aveva il primo. Van Aert aveva fatto la tirata, quindi magari gli mancavano 10 metri. Però se esci secondo o terzo, almeno hai la chance di fare lo sprint. Invece se ti manca quella posizione, non riesci a fare la volata. Fretin veniva fortissimo, ma in curva era decimo e non ha fatto meglio del sesto posto.

Intanto Del Toro con la maglia rosa è sempre più a suo agio. A Brescello ha sprintato per i 2″ del traguardo Red Bull
Intanto Del Toro con la maglia rosa è sempre più a suo agio. A Brescello ha sprintato per i 2″ del traguardo Red Bull
Che effetto fa vedere le volate in televisione?

Ho scoperto che mi piace. Delle altre tappe faccio anche fatica a dire la mia, perché non saprei da dove cominciare, ma le volate mi piace analizzarle.

Peccato per i velocisti del Tour, con l’ultima tappa che non si conclude più in volata…

Prima ho trovato un francese qui a San Marino, un appassionato di bici. E mi ha detto che hanno messo Montmartre nell’ultima tappa e ci ha tenuto a dirmi che lavorava a Parigi, mi ha descritto la salita e mi ha detto che non si arriverà in volata. Hanno rovinato l’arrivo più iconico. Almeno per i velocisti, hanno tolto la ciliegina dalla torta.

L’Italia di Amadori riparte tra vittorie, nuovi innesti e regole diverse

22.05.2025
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L’Italia di Amadori è tornata a correre e ha ripreso a macinare chilometri e risultati. Come da consuetudine il primo appuntamento dell’anno arriva nel mese di maggio e coincide con l’Orlen Nations Grand Prix. La prima prova di Coppa delle Nazioni che vede protagonista la nostra nazionale under 23. Sulle strade polacche gli azzurrini mettono in fila una serie di ottime prestazioni, coronate da due vittorie di tappa. Oltre a ciò è arrivato anche il secondo e terzo posto in classifica generale, rispettivamente conquistati da Mellano e Turconi, alle spalle dell’austriaco Marco Schrettl (in apertura foto Tomasz Smietana) 

Gli azzurri di Amadori in Palonia, da sx: Mellano, Zamperini, Filippo Agostinacchio, Turconi, Belletta e Giaimi (foto Tomasz Smietana)
Gli azzurri di Amadori in Palonia, da sx: Mellano, Zamperini, Filippo Agostinacchio, Turconi, Belletta e Giaimi (foto Tomasz Smietana)

Nuove regole, gioco diverso

Andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro. La stagione 2025 vede un’importante novità dal punto di vista dei regolamenti. L’UCI ha infatti deciso di escludere i professionisti dalle prove che assegnano il titolo europeo e mondiale under 23. Una scelta importante, condivisibile o meno, ma che cambia le regole del banco. Chi tiene le carte in mano, il nostro cittì Marino Amadori, vede modificare un po’ il tutto. Come giocherà i suoi assi?

«Dovrò pianificare diversamente – racconta Amadori da casa mentre prepara la seconda trasferta dell’anno – mondiali ed europei. Penso l’UCI abbia preso una decisione corretta. Quello di Zurigo è stato un mondiale semi professionistico. Trovo giusto mettere delle regole, anche se competere con i ragazzi dei devo team sarà difficile per chi arriva da formazioni continental o di club. Ma questo fa parte del gioco».

Torniamo alla prima prova di Nations Cup per i nostri under 23, che punto hai fatto una volta tornato a casa?

Ero convinto di aver messo insieme una buona squadra e sono felice di quanto raccolto. Abbiamo programmato bene l’impegno e per questo devo ringraziare le squadre e i team. Da tempo sapevo quali ragazzi avrei portato con me e conoscevamo bene i percorsi. 

Due vittorie di tappa e una classifica generale vissuta da protagonisti…

Mellano e Zamperini hanno vinto e sono molto felice per loro. Sono agli opposti della categoria. Il primo è al suo esordio tra gli under 23, mentre l’altro era alla ricerca di conferme dopo il cambio di squadra. Abbiamo vinto, largamente, anche la classifica a squadre. Segno di una buona prestazione da parte di tutti e sei i ragazzi. 

Il primo successo di tappa in Polonia lo ha firmato Ludovico Mellano, alle sue spalle Turconi e l’austriaco Schrettl (foto Tomasz Smietana)
Ludovico Mellano, Filippo Turconi, Orlen Nations Cup 2025, Italia, Mellano, Turconi (foto Tomasz Smietana)
Una formazione divisa in due tra chi ha più esperienza e chi meno, ti aspettavi una prestazione ottima dai due più giovani. Mellano e Turconi?

Ormai tra gli juniores si va forte. La scelta libera dei rapporti, la preparazione e i mezzi permettono a molti ragazzi di arrivare tra gli U23 pronti. Anzi, alcuni passano direttamente nel WorldTour. Mellano e Turconi sono stati bravi, il primo ha vinto una tappa e indossato la maglia di leader. Entrambi sono stati protagonisti fino in fondo e si sono giocati la vittoria finale. 

Con una seconda tappa da assoluti protagonisti…

Esatto. Sono stati molto bravi correndo all’attacco e dando del filo da torcere a tutti. Purtroppo il giorno dopo l’austriaco Schrettl ha dimostrato di essere altrettanto forte e ci ha tolto il primato. Così l’ultimo giorno abbiamo cambiato un po’ le carte in tavola e siamo andati per la vittoria di tappa. 

Nella quarta e ultima tappa Zamperini ha fatto brillare la maglia di campione italiano U23 conquistata lo scorso anno (foto Tomasz Smietana)
Nella quarta e ultima tappa Zamperini ha fatto brillare la maglia di campione italiano U23 conquistata lo scorso anno (foto Tomasz Smietana)
Che è arrivata con Zamperini, come lo hai visto dopo i primi mesi nel devo team dell’Arkea?

Non benissimo, ma conosco le sue qualità e ho voluto dargli fiducia. Prima di venire in Polonia abbiamo parlato e lui è stato bravo a staccare e farsi trovare pronto. Mi auguro sia la vittoria che gli possa permettere di trovare la strada giusta. 

Tra poco arriva il secondo appuntamento di stagione con la Corsa della Pace, altra prova di Nations Cup. Chi porterai con te?

Dai devo team Gualdi e Savino. Dai team continental Gabriele Bessega e Tommaso Bosio. Mentre delle formazioni di club Dario Igor Belletta e Riccardo Lorello. Proprio per Belletta ho parlato con la Solme Olmo, crediamo molto nelle sue qualità quindi abbiamo realizzato un programma ad hoc in vista del Giro Next Gen. 

Se per mondiale ed europeo le scelte sono più “bloccate” in ottica Tour de l’Avenir ci sarà spazio per tutti…

Ad esempio Turconi è un ragazzo sul quale dovremo riporre molta attenzione. E’ già professionista visto che corre nella Vf Group-Bardiani: per la prova continentale e mondiale non potrà essere schierato. Ma in vista del Tour de l’Avenir è un profilo da attenzionare.

Piganzoli: «Il livello è salito, ma io vado più forte dell’anno scorso»

22.05.2025
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Oltre metà Giro d’Italia è alle spalle, ma il bello deve ancora venire. E in questo bello che ci si aspetta mettiamo anche Davide Piganzoli. Con il corridore della Polti-VisitMalta abbiamo fatto il punto della situazione più o meno al giro di boa della corsa rosa.

Sin qui ha corso bene. Si è fatto vedere il giusto ed è lì a ridosso della top ten della generale: 17° a 3’59” da Del Toro e la decima posizione a 1’26”. Bisogna dire anche che rispetto all’anno scorso, tolto Tadej Pogacar, il livello medio per la contesa delle posizioni di vertice è molto più elevato e più affollato. Eppure dopo ogni difficoltà si sfogliano le classifiche e “Piga” c’è.

Davide Piganzoli (classe 2002) incontrato in questi giorni della corsa rosa
Davide Piganzoli (classe 2002) incontrato in questi giorni della corsa rosa
Davide, come sta andando?

Sinceramente ho iniziato bene in Albania, penso di aver fatto delle buone prestazioni. Poi ho avuto una caduta il giorno della grande caduta che mi ha un po’ debilitato. Però dai, credo che mi sto riprendendo. Siamo riusciti a uscirne indenni dagli sterrati di Siena, quindi è già un buon segnale.

San Pellegrino in Alpe, ma anche Tagliacozzo e Siena sono state le tappe più importanti sin qui: come ti sei sentito?

A Tagliacozzo venivo dalla caduta del giorno prima. Avevo un po’ di dolore sui glutei. Sapete, dopo una caduta alla fine si è sempre un po’ debilitati però dai, mi sono staccato quando ho iniziato il tratto duro. A quel punto ho cercato di tener duro e di rimanere lì, appunto, senza perdere troppo. Sapevo che sarebbe stata una giornata difficile.

E a Siena con gli sterrati? Dalla tv ci è parso vederti rimontare un paio di volte…

Sono soddisfatto perché alla fine ero nel secondo gruppo dietro ai primi 15. E’ tutta gente di esperienza e anche molto forte, quindi credo di essermi difeso bene. E anche la squadra ha fatto un ottimo lavoro per prendere appunto gli sterrati.

Il lombardo sta migliorando molto a crono. A Tirana è andato molto bene: 18°. Ha pagato qualcosina in più invece a Pisa
Il lombardo sta migliorando molto a crono. A Tirana è andato molto bene: 18°. Ha pagato qualcosina in più invece a Pisa
Se dovessi fare un paragone con il Giro dell’anno scorso, dopo 9 tappe, come ti senti?

Sicuramente è cambiato il livello perché veramente quest’anno si va molto più forte rispetto all’anno scorso, perché c’è più gente che va forte in salita. Alla fine l’anno scorso c’era Pogacar, poi ce n’erano quattro o forse cinque dietro di lui. Quest’anno invece ce ne sono veramente dieci che possono giocarsi il Giro e sono tutti lì ogni giorno che vogliono stare davanti. Quindi ritmo più alto e c’è più concorrenza. Però io credo che come numeri sono messo bene, sono sopra i livelli dell’anno scorso, quindi penso appunto che ci sarà da divertirsi nell’ultima settimana e se staremo bene cercheremo un po’ di fare la differenza.

E parlando in modo più concreto: recupero, approccio alle tappe, stress… Come lo stai vivendo?

Sicuramente mi sento meglio, mi sento cresciuto sia per carico di allenamenti che ho fatto, che per tutto il resto. Io credo e sono fiducioso che possa essere un bel Giro, anche sulla crono ci ho lavorato molto. Anche sul Teide, dopo la Tirreno. Quel distacco può essere un nonnulla se si pensa agli ultimi giorni.

Da oggi iniziano tre tappe che in teoria dovrebbero essere un po’ più facili. Possono essere dei recuperi attivi? Frazioni in cui risparmiare il più possibile?

Avremo tre giorni meno difficili su carta ed appunto è importante cercare di spendere il meno possibile, di essere lì davanti per non prendere buchi, però appunto di cercare di rimanere in classifica senza spendere troppo.

Piganzoli è al suo secondo Giro d’Italia. L’anno scorso a Roma fu 13°
Piganzoli è al suo secondo Giro d’Italia. L’anno scorso a Roma fu 13°
E come saranno gestite anche da un punto di vista alimentare? Avete fatto un piano diverso per queste frazioni con così poco dislivello?

Abbiamo un nutrizionista che lavora con noi che valuta ogni giorno tutto il nostro dispendio calorico per poi impostarci appunto il successivo pasto di recupero. Il pasto di recupero, la merenda, la cena e lo snack prima di andare a dormire che varia appunto in base a quanto abbiamo consumato ogni giorno, pertanto sarà tutto calibrato a dovere.

Il tuo team manager, Ivan Basso, per esempio, avrebbe corso sempre davanti. È ipotizzabile rischiare un pochino meno e starsene un po’ più in coda, risparmiare un po’ di energia? Una volta si diceva che gli “appartamenti erano più larghi” dietro…

Di certo dietro si sta molto meglio, però ci sono anche veramente molti più rischi, perché sicuramente una caduta non avviene mai nelle prime cinque posizioni, ma sempre dalla trentesima, cinquantesima in poi. Se sei nei primi 30, la puoi schivare. Se invece sei dietro, rimani coinvolto anche se non cadi e sei obbligato a fare un rilancio per rientrare. O magari prendi un buco di cui avresti fatto volentieri a meno.

Chiaro…

Come ho detto prima, a livello alto ci sono tante squadre che vogliono stare davanti e questo crea nervosismo, crea velocità e questo penso sia il motivo per cui in questo momento le medie siano così alte. Se va bene, quando mancano 30-40 chilometri tutti iniziano a spingere perché i capitani vogliono stare davanti. Altrimenti succede sin dall’inizio della tappa come si è verificato più volte.

Ecco Piganzoli con Pellizzari, i due sono stati spesso compagni in azzurro tra gli U23
Ecco Piganzoli con Pellizzari, i due sono stati spesso compagni in azzurro tra gli U23
A proposito di stare davanti: tante volte parlando con gli altri atleti delle Professional, quando si va in queste grandi corse emerge il tema che le WorldTour si arrogano il diritto di stare davanti, quasi fosse una gerarchia prestabilita in gruppo. Ci viene in mente Pellizzari per esempio, quest’anno che è alla Red Bull-Bora, viaggia costantemente davanti. Tu come giudichi questo argomento?

Un po’ di gerarchia c’è. Io rispetto tutte le squadre, alla fine capisci che se ti passa davanti un corridore della UAE Emirates o della Red Bull-Bora, è quasi giusto che stia davanti lui visti i leader che hanno. Tuttavia ci sono momenti in gara che questo non deve accadere e bisogna saper qual è il momento esatto. Bisogna capire qual è il momento perché se un giorno noi ci vogliamo giocare una vittoria di tappa con Lonardi, è giusto che anche la Polti-VisitMalta stia davanti e tenga davanti il suo leader. Il giorno che io voglio provare a fare la tappa in salita è giusto che anche io possa avere la possibilità di prendere la salita con i primi.

A proposito di Pellizzari. Siete le speranze azzurre. Vi parlate mai in gruppo? Che rapporto avete?

Io e Giulio siamo veramente tanto amici. Parliamo di bici, ma non solo. Anche al di fuori del ciclismo ci sentiamo. Le nostre compagne sono amiche, andiamo a cena fuori… Noi ci confrontiamo in tutto e per tutto, non solo sul ciclismo. E’ bello il rapporto che si è creato.

Come lo vedi pedalare?

Bene, va veramente forte. Nella tappa di Siena è andato come un aereo. Quando Roglic ha bucato l’ha riportato dentro e poi ha tirato per contenere un pochino il ritardo. Sì, sta andando veramente forte, quindi gli auguro il meglio.

Allora la prossima domanda la faremo a lui, vediamo che ci dice quando gli chiederemo: come pedala Piganzoli?

Speriamo che dica: forte!

L’Eroica incorona Proietti Gagliardoni. Che aveva capito tutto

22.05.2025
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L’Eroica Juniores ha incoronato Mattia Proietti Gagliardoni e a riguardare la sua corsa, quella dei suoi compagni ed avversari, considerando che la prova era stata effettuata sabato proprio alla vigilia della tappa del Giro d’Italia, viene da pensare che forse qualche indicazione, i vari team professionistici presenti potevano pure trarla. Perché si era visto subito che non era una corsa semplice, paradossalmente proprio a causa del bel tempo.

Lo si evince anche dal racconto del vincitore: «L’avevo già fatta lo scorso anno e gran parte del percorso me la ricordavo. Sapevo che è una gara tra le più dure, tecniche e con un dislivello non di poco conto, poi con quello strappo spaccagambe finale… Nella prima parte ho fatto fatica, ma con la squadra avevamo stabilito che dovessi rimanere sempre nelle prime posizioni per poter correre meno rischi possibile. E rischi c’erano davvero…».

L’arrivo a braccia… anzi a bici alzata di Mattia Proietti Gagliardoni, vero dominatore della corsa (foto Paolo Rinaldi)
L’arrivo a braccia… anzi a bici alzata di Mattia Proietti Gagliardoni, vero dominatore della corsa (foto Paolo Rinaldi)
Com’era il terreno? Molti il giorno dopo si sono lamentati per la sua scivolosità ancora maggiore proprio perché non c’era acqua…

E’ vero e noi ragazzi ce ne siamo accorti già dalle prove del giorno prima. Per questo avevamo stabilito di fare corsa di testa, per cercare di evitare la troppa polvere che si sollevava e soprattutto gli strati di ghiaia sul tracciato. Ci hanno detto che rispetto a marzo era molto più scivoloso perché il tracciato era stato meno lavorato e ripulito, ma faceva parte del gioco.

Quando si è decisa la corsa?

Subito dopo la discesa da Montalcino, quando sono stati ripresi i tre corridori stranieri che erano andati in fuga. Ho provato a partire con il solo Matteo Turconi che ha tenuto il mio ritmo, mancavano meno di 20 chilometri alla conclusione. In una curva però proprio la ghiaia gli ha fatto un brutto scherzo ed è caduto, così mi sono ritrovato solo. La parte finale l’ho gestita molto, sapevo che era fondamentale rimanere in piedi.

Alla prova toscana erano presenti 29 team, di cui 5 stranieri (foto Paolo Rinaldi)
Alla prova toscana erano presenti 29 team, di cui 5 stranieri (foto Paolo Rinaldi)
Quanto è contata la tua esperienza nel ciclocross?

Tantissimo, io credo che abbia fatto davvero la differenza. Mi è servita ancor di più che lo scorso anno, perché gli sterrati erano più polverosi e viscidi, c’erano più buche e avvallamenti. La guida era fondamentale, bisognava saper galleggiare sulla ghiaia, non fare troppa pressione, scegliere le traiettorie giuste e rilanciare. Tanto è vero che quando uscivo da ogni curva guadagnavo tanto.

Che scelte tecniche hai fatto?

Niente di particolare. La ricognizione del giorno prima ci ha convinto a mantenere il setup abituale della bici, quindi con il 52-39 davanti e il 34-11 dietro. Per le gomme però abbiamo scelto i tubeless da 28 mm per andare sul sicuro, infatti in gara ho visto che quasi tutti avevano fatto la stessa scelta, anzi alcuni avevano optato addirittura per quelli da 30. Era l’unica maniera per ridurre al minimo il rischio di forature.

Una foto emblematica della polvere levatasi sul percorso, reso così molto viscido (foto Rinaldi)
Una foto emblematica della polvere levatasi sul percorso, reso così molto viscido (foto Rinaldi)
E per quanto riguarda l’alimentazione?

Rispetto al solito, ho portato con me sempre una borraccia d’acqua e una di carboidrati, ma avevo un gel in più di quelli che abitualmente mi porto. Il problema, oltre al terreno, è stato il caldo, che all’inizio era davvero forte. Io non lo amo, non l’ho mai amato e infatti all’inizio sudavo abbondantemente, ma poi il mio fisico si è adattato. La temperatura si è sistemata intorno ai 21°C, si stava bene e non ne ho risentito quando ho portato il mio affondo.

E’ una corsa che ti si addice?

Sicuramente, l’avevo già “adocchiata” lo scorso anno e non nascondo che ci puntavo sin da questo inverno. Tanto è vero che alla vigilia mi sentivo un po’ il favorito o uno fra loro, sapevo che potevo giocare un ruolo importante e devo dire grazie alla squadra perché ha creduto nelle mie possibilità supportandomi al meglio. E’ stata un’esperienza importante al di là della vittoria, spero di correrla in un contesto ben più importante…

Proietti insieme all’altro umbro Giacomo Serangeli, giunto 2° a 1’02” (foto Rinaldi)
Proietti insieme all’altro umbro Giacomo Serangeli, giunto 2° a 1’02” (foto Rinaldi)
Un buon viatico per l’estate…

Sì, anche perché mi aspettano impegni importanti, intanto la due giorni in Franciacorta del fine settimana, poi il Giro del Friuli e l’FWR Baron che correrò con la nazionale. Io spero di continuare su queste basi e mettermi sempre più in vista che ci tengo tanto a convincere il cittì a convocarmi per europei e mondiali, dove so che posso fare davvero bene.

Niente altura: solo strada, sauna e rulli. Germani racconta

22.05.2025
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CASTEL DI SANGRO – Lorenzo Germani si è preparato per il Giro d’Italia pedalando, andando in sauna e facendo i rulli in bagno, con l’acqua calda che scorreva. Ha fatto ricorso all’Heat Training: l’allenamento al caldo. Non è una pratica nuova. Abbiamo raccontato di Alberto Dainese che lo seguì preparando la Vuelta di quattro anni fa, ne avevamo già esplorato i concetti con Giacomo Notari, mentre la EF Education-Easy Post gli ha dedicato un interessante approfondimento sul proprio sito. Diversi atleti lo hanno eletto a metodo sostitutivo per l’altura: perché la quota non dà loro gli esiti sperati o perché allergici ai ritiri interminabili sul Teide, a Sierra Nevada, sull’Etna o Livigno.

L’obiettivo è tirare fuori il meglio dal proprio fisico e farlo in modo lecito. Dall’allenamento all’alimentazione. Di qualsiasi acrobazia vi capiti di leggere in questo senso, prendetela con un sorriso e la consapevolezza che una volta certi risultati si conseguivano col doping. Lo studio di metodologie lecite, ancorché insolite, testimonia di un ciclismo sano, curioso e proiettato verso la ricerca.

Così se ci sono atleti che trascorrono interminabili periodi in altura e altri che preferiscono hotel con camere ipobariche al livello del mare o tende ipossiche in casa, c’è anche chi punta ad aumentare il volume del plasma e ottenere adattamenti fisiologici favorevoli, ricorrendo al calore. Come appunto Germani, corridore di 23 anni della Groupama-FDJ, che al Giro d’Italia sta svolgendo un lavoro oscuro, ma potente e prezioso per la squadra (in apertura con David Gaudu). E forse, ora che il francese è uscito dalla classifica, avrà più spazio per sé. Intanto però gli abbiamo chiesto di raccontare la sua esperienza.

Germani, 23 anni, è alto 1,79 per 62 kg ed è professionista dal 2023. Il suo agente è Manuel Quinziato, con lui nella foto
Germani, 23 anni, è alto 1,79 per 62 kg ed è professionista dal 2023. Il suo agente è Manuel Quinziato, con lui nella foto
Perché puntare sull’adattamento al caldo? E’ stata un’idea tua oppure della squadra?

Avevo sentito di altri che lo facevano. Ho approfondito la questione e ho voluto provarla. Mi sono reso conto di avere notevoli benefici rispetto all’altura, che in realtà non mi ha mai dato grossi vantaggi. Così ne ho parlato con la squadra e già l’anno scorso per la Vuelta avevamo messo in pratica dei protocolli analoghi. Anche loro si sono trovati ad approfondire il tema e ci hanno fatto dei piani di allenamento mirati.

A cosa serve e quali sono i benefici di cui parli?

Ti alleni affinché nel giorno della gara la temperatura corporea risulti più bassa a parità di intensità dello sforzo. Si crea uno stato di beneficio generale. In più si perdono meno elettroliti quando si suda. Infine aumenta il volume del plasma, una cosa che normalmente si insegue nelle preparazioni in altura.

Come funziona?

L’ho suddiviso fra sauna e allenamento sui rulli. Preparando il Giro, l’ho fatto per tre settimane, un paio di volte a settimana. Uscivo in bici e dopo l’allenamento mi cambiavo e andavo diretto nella sauna. Ci stavo per mezz’ora a 80, 90 gradi. Poi uscivo e lasciavo che la temperatura rimanesse alta. Non mi gettavo acqua fredda sulle gambe come fanno alcuni, devi lasciare che il corpo impari da sé ad abbassare la temperatura. In alternativa facevo i rulli.

Diverse squadre praticano Heat Training. La EF lo documenta molto bene nel suo sito (foto Ef Pro Cycling)
Diverse squadre praticano Heat Training. La EF lo documenta molto bene nel suo sito (foto Ef Pro Cycling)
Sempre dopo l’allenamento?

Esatto. Rientravo, mettevo la bici sui rulli in bagno e aprivo l’acqua calda. Mi vestivo come un eschimese e mi mettevo a pedalare. Nella prima parte cerchi di spingere un po’ di più per far salire subito il cuore e poi guardi soltanto i battiti. Diciamo che in questo caso tra watt e cuore è inversamente proporzionale.

Perché vestirsi pesante? E basta aprire l’acqua calda oppure si usano stufette?

Basta l’acqua calda, che produce calore e umidità. Perché coprirsi tanto? Più ti vesti e meno devi spingere, perché la temperatura sale facilmente. L’importante è coprire bene le estremità del corpo, come le mani o la testa, perché ci sono più capillari e terminali nervosi.

Durante questa fase si può bere?

No, vietato. Bevevo prima e dopo, ma non durante, per ottenere il massimo vantaggio. Stessa cosa quando finivo, lasciavo che la temperatura rimanesse più alta possibile e il più a lungo possibile. La doccia ad esempio la facevo calda.

Quanto dura la seduta di rulli, mezz’ora come la sauna?

Un po’ di più, fra i tre quarti d’ora e l’ora.

In fuga verso Valona con Mark Donovan. Il Giro di Germani cambia faccia ora che Gaudu è uscito di classifica?
In fuga verso Valona con Mark Donovan. Il Giro di Germani cambia faccia ora che Gaudu è uscito di classifica?
Quale delle due modalità è più redditizia?

In teoria dovrebbe essere lo stesso. Io preferivo la sauna, perché magari quell’oretta dedicata ai rulli avrei dovuto sottrarla al tempo per fare i lavori in bicicletta. Facendolo in attivo, quindi pedalando sui rulli, si crea ancora più fatica. Mentre in passivo, quindi in sauna, dovresti avere benefici, senza creare ulteriore stress al fisico.

Si hanno benefici progressivamente oppure alla fine delle tre settimane ti accorgi che qualcosa è cambiato in meglio?

Qualche cambiamento lo percepisci subito nell’adattamento al calore. Io ad esempio ho sempre sofferto la sauna, per cui inizialmente dopo un quarto d’ora dovevo uscire, prendermi un attimo di recupero e poi rientrare. Le ultime volte invece facevo 30 minuti filati. Stessa cosa con i rulli. La prima volta avevo tot battiti a tot watt, alla fine avevo gli stessi watt ma con meno battiti. I parametri sono questi.

Perché ricorrere a questi sistemi e non andare in altura?

L’ho fatta negli ultimi due anni e non ho visto grossi vantaggi e quindi ho preferito allenarmi di più, anche perché quando si va in quota ci si allena sempre un filo di meno.

Dallo scorso inverno, Germani convive con la compagna Martina, futuro avvocato (immagine Instagram)
Dallo scorso inverno, Germani convive con la compagna Martina, futuro avvocato (immagine Instagram)
Visto che sei andato da poco a vivere con la tua compagna, lei come ha preso i rulli e la temperatura tropicale nel bagno?

Ecco questa potrebbe essere la nota dolente (ride, ndr). Una volta aveva bisogno del bagno, ma ha dovuto aspettare che finissi e non era molto contenta. Invece un giorno avevo bisogno io di aiuto, ero disperato. Mi mancavano 20 minuti, ero proprio al limite della mia vita. E le ho chiesto di venire a darmi supporto morale e lei mi ha risposto che stava studiando e non poteva muoversi.

E tu?

Quando poi ci siamo ritrovati a tavola, le ho detto che ci ero rimasto male e che mi sarebbe bastata la sua compagnia. E lei ridendo ha detto di aver pensato che la volessi in bagno solo per scaldarlo ancora un po’, perché con un corpo in più la stanza sarebbe stata più calda…

E dopo San Pellegrino in Alpe spunta (e la spunta) Carapaz

21.05.2025
7 min
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SAN PELLEGRINO IN ALPE – E’ la magia della montagna. Non importa che sia d’Appennino, di Alpi, Dolomiti… Tutto cambia. La pendenza, il bosco, la gente, le bici, le nuvole basse e il calore del fieno appena tagliato più a valle. E’ un’altra dimensione. Sul San Pellegrino in Alpe abbiamo vissuto tutto questo.

La salita, forse la più dura del Giro d’Italia, è stata al centro – in ogni senso – della tappa di oggi. E se Richard Carapaz ha vinto a Castelnovo ne’ Monti è anche per come ha affrontato questa montagna che collega la Toscana all’Emilia, come vedremo.

Quei muscoli tesi

Il tifo era forte per Luca Covili, beniamino di casa. Ma lungo la scalata c’erano anche belgi e olandesi. Poi il tifo è per tutti e quando dai nuvoloni bassi in quota è spuntata la maglia blu di Lorenzo Fortunato tutto ha preso un’altra piega. Vederli da bordo strada è tutt’altra cosa. Si sentiva il fiatone, le smorfie di fatica si percepivano in modo diverso ed erano la continuazione dello sforzo delle gambe. Più queste erano tese, più i volti si deformavano.

La maglia rosa pedalava bene. Carapaz era defilato, a tratti in coda al gruppetto. Era in “modalità” risparmio energia o era davvero affaticato? Il suo volto è quasi sempre indecifrabile. Giulio Pellizzari a 200 metri dalla vetta era staccato di 6”-7”, ma non sembrava assolutamente fuori giri. Primoz Roglic era il più coperto e rannicchiato al centro del drappello. E e gli Yates, seppur con maglie diverse, si riconoscevano anche attraverso la nebbia. La loro andatura ciondolante sui pedali è un marchio di famiglia.

Il popolo del ciclismo

E poi c’erano loro: i tifosi. I veri padroni del San Pellegrino in Alpe. Sinceramente, col meteo che c’era ed essendo un pieno giorno feriale di maggio (il Tour de France è ben più fortunato in tal senso), non ci aspettavamo tanta gente.

Dalle poche unità sparse nelle prime rampe a un vero stadio di 3.000 metri per lato nel finale. Una bolgia. Passarci in mezzo con la nostra ammiraglia è stata un’emozione. Qualche lettore ci ha anche salutato. Che dire: grazie!

Grigliate, birre, tocchi di formaggio, le bici appoggiate sulle pendici della montagna. Una montagna verdissima, rigogliosa. Sulle vette più alte verso nord c’erano ancora chiazze di neve… un ambiente totale, teatro perfetto per una grande sfida.

La corsa non passa mai in un secondo. Dopo i primi, ecco a intermittenza gruppetti di due o quattro atleti e poi due grandi gruppi nel finale. Gli ultimi, i velocisti, sono passati che già iniziava a cadere qualche goccia. Il freddo cominciava a farsi pungente.

La cosa bella è che in questi brevi momenti puoi vedere le differenze tra i corridori. Mads Pedersen, seppur staccato (ma non troppo) dalla maglia rosa, portava su i suoi 76 chili con una potenza mostruosa. Povera la sua catena! Mentre i passisti-scalatori che scortavano i velocisti sgambettavano agili e i Van Uden della situazione al loro fianco guardavano paonazzi a terra e facevano la metà delle pedalate.

Il tutto sotto l’applauso scrosciante della gente. Per tutti…

Carapaz vince la sua quarta tappa al Giro e risale dalla nona alla sesta posizione. Ora è a 1’56” da Del Toro
Carapaz vince la sua quarta tappa al Giro e risale dalla nona alla sesta posizione. Ora è a 1’56” da Del Toro

Si rivede Carapaz

La corsa passa. Il San Pellegrino in Alpe in pochi minuti si svuota. Le ultime ammiraglie sfrecciano tra la gente. Sono quelle dei massaggiatori che corrono verso l’arrivo.

Fortunato e gli altri quattro transitati davanti sul San Pellegrino sembravano potercela fare, ma Pedersen si è messo al lavoro per Giulio Ciccone. Solo che poi a “fregarli” tutti è stato Richard Carapaz. Un nome che forse, col senno del poi, poteva anche essere piuttosto scontato al via questa mattina.

L’ecuadoriano della EF Education-EasyPost si trova a meraviglia su questi tracciati: duri, lunghi e con salite non estreme nel finale. La sua azione è stata tosta. Il campione olimpico di Tokyo ha fatto subito il vuoto e ha resistito al ritorno della solita UAE Emirates.

«Nel finale avevo buone gambe e ci ho provato – ha detto Carapaz – è stata una tappa durissima. Si è visto chiaramente che sul San Pellegrino in Alpe nessuno aveva le gambe per fare qualcosa. In gruppo c’è tanta stanchezza e non so cosa potrà succedere nei prossimi giorni. Io ci ho provato. Sapevamo che si poteva fare. Sono felicissimo di essere tornato a vincere al Giro».

Ora Carapaz risale un po’ la china. Il bottino è magro in termini di tempo, venti secondi, migliore in termini di posizione: passa dalla nona alla sesta. Ma cambia poco ai fini del Giro.

Del Toro vince lo sprint con una facilità imbarazzante e allunga di 6″ su Ayuso. Terzo Ciccone
Del Toro vince lo sprint con una facilità imbarazzante e allunga di 6″ su Ayuso. Terzo Ciccone

E Del Toro…

Per assurdo pesano di più i 6” di abbuono di Isaac Del Toro che continua a dire una cosa e fare l’opposto. Anche oggi ha ripetuto quanto va dicendo da giorni: «Vediamo come andranno le cose. Sono qui per i miei capitani. Quei sei secondi… non so, è perché cerchiamo di fare una corsa intelligente», ha detto ai microfoni di Radio Rai.

E sempre restando legati alla radio, per pura casualità questa mattina abbiamo scambiato qualche battuta con Massimo Ghirotto. Max ha un’esperienza tale che potrebbe riempire una biblioteca del ciclismo.

«Io – ha detto Ghirotto – Ayuso è qualche giorno che non lo vedo benissimo. Per me non è super brillante». Non ci credevamo molto, ma abbiamo messo da parte quanto ci ha confidato; un suo giudizio è sempre prezioso. Evidentemente aveva ragione. Nella scalata finale ha un po’ pagato, e se Carapaz è andato via così bene è anche perché lui ha scricchiolato e la UAE non si è messa pancia a terra per chiudere.

Del Toro sì, lui si era mosso subito, ma quando dall’ammiraglia hanno visto che non c’era Ayuso lo hanno bloccato. Lo hanno fatto respirare e poi sono andati in progressione dopo il Gpm.

Insomma, questa tappa del San Pellegrino in Alpe e degli Appennini ci ha detto che questo Giro è aperto. Anzi, ogni giorno più aperto.

Van Eetvelt, un altro campione pronto ad esplodere

21.05.2025
4 min
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E’ uno dei corridori che stuzzicano maggiormente la nostra attenzione: Lennert Van Eetvelt. Il belga classe 2001 appartiene alla schiera dei giovani terribili che stanno plasmando il nuovo ciclismo. Da Ayuso a Del Toro, da Grégoire a Lenny Martinez, non possiamo non inserire anche lui tra coloro che guideranno la prossima generazione.

Quest’anno il corridore della Lotto debutterà al Tour de France. Pensiamo che il Giro d’Italia sia la corsa più adatta a lui, ma la squadra belga ha scelto di saltare la corsa rosa per concentrarsi sulle gare di un giorno. Di Van Eetvelt abbiamo parlato con Kurt Van de Wouwer, direttore sportivo del team, per capire come si stia preparando a questo importante salto di qualità.

Ex corridore, Kurt Van de Wouwer è da uno dei direttori sportivi della Lotto dal 2013 (foto Team Lotto)
Ex corridore, Kurt Van de Wouwer è da uno dei direttori sportivi della Lotto dal 2013 (foto Team Lotto)

Un ragazzo che diventa leader

Lennert Van Eetvelt è al terzo anno nel WorldTour e, come ci racconta Van de Wouwer, il salto fatto non è solo fisico: «Lennert è diventato più aperto, più comunicativo e perfettamente integrato nel gruppo. A livello atletico è chiaramente più forte, i dati lo confermano, ma la cosa interessante è come abbia iniziato a comportarsi da leader. Condivide la sua visione della corsa, motiva i compagni e sa prendersi responsabilità».

Al Tour of Turkey Elia Viviani ci ha detto che lo vede come un faro per la squadra, e Van de Wouwer conferma: «Ha stretto un bel legame con Jasper De Buyst, un veterano del gruppo. Lennert ha le sue responsabilità, ci aspettiamo che vinca, ma al tempo stesso può imparare dai più esperti e a sua volta essere un riferimento per i giovani».

Un passaggio generazionale che, in Lotto, è in piena evoluzione e che trova in Van Eetvelt una figura sempre più centrale. Ricordiamo che De Lie, appena più esperto, appartiene a questa schiera di giovani “fatti in casa” e presto, al netto delle voci di mercato, presto si aggiungerà anche Jarno Widar.

Quest’anno non ha ancora vinto, ma nel 2024 Van Eetvelt aveva vinto il UAE Tour e anche il Tour of Guangxi
Quest’anno non ha ancora vinto, ma nel 2024 Van Eetvelt aveva vinto il UAE Tour e anche il Tour of Guangxi

I numeri della crescita

Il talento di Lennert Van Eetvelt era chiaro già ai tempi del Giro U23, quando tre anni fa sul Fauniera mostrò grandi doti in salita. Quel giorno eravamo lì e il corridore belga affrontò il gigante piemontese con una foga e un piglio da veterano. E soprattutto scattando da lontano.

Oggi quelle qualità si sono affinate e si leggono nei dati: «Lennert ha migliorato moltissimo sugli sforzi lunghi – riprende Van de Wouwer – in quelli da 3 a 5 minuti è cresciuto del 4-7 per cento, su quelli oltre i 12 minuti ha guadagnato un solido 10 per cento. La cosa impressionante è che ha mantenuto la sua esplosività. Il potenziale è ancora alto, sia dal punto di vista fisico che tattico».

Non sorprende, dunque, che il team stia costruendo il suo percorso con attenzione, puntando a farlo sbocciare in grandi corse a tappe, ma senza affrettare i tempi. Dopo le cinque vittorie del 2024 e il buon inizio di stagione c’è stato anche un problema per il fiammingo. Van Eetvelt infatti ha corso il Fiandre con un’infrazione al piede e infatti si è poi ritirato.

Però fa piacere vedere come un atleta che potenzialmente è da corse a tappe possa cimentarsi in una classica come il Fiandre. E’ vero, che è di quelle parti e pedalare su quelle strade per lui deve essere naturale, ma è anche vero che di Pogacar ce n’è uno…

Il belga sta lavorando molto anche a crono, cosa non facile visti i suoi numeri (anche antropometrici) da scalatore
Il belga sta lavorando molto anche a crono, cosa non facile visti i suoi numeri (anche antropometrici) da scalatore

Al Tour per le tappe

Ma ora ecco già profilarsi il Tour de France, il banco di prova più importante della sua carriera sin qui. La Lotto però, per questa sfida, non gli vuole mettere troppa pressione.

«Per noi – spiega Van de Wouwer – l’incognita principale è come reagirà alla tensione nervosa della prima settimana. In corse come il UAE Tour o la Volta a Catalunya, ha perso tempo per colpa dei ventagli. Per questo punteremo alle tappe, non alla classifica generale. L’energia mentale per difendere ogni secondo nei grandi Giri è enorme, preferiamo che la usi per sfruttare le sue chance quando si presentano».

In queste settimane Van Eetvelt si sta preparando in modo mirato. Ha fatto anche la ricognizione di alcune tappe del Tour e ora si trova in altura in Sierra Nevada, dove si allenerà anche con la bici da crono. «Lennert sta lavorando sodo – assicura il suo direttore sportivo – e mentalmente è molto concentrato». Ma come vede i campioni del ciclismo attuale? «Ha grande rispetto per corridori come Pogacar o Evenepoel – conclude Van de Wouwer – è naturalmente un po’ timido, non è uno che attacca facilmente discorso. Non credo che abbia mai parlato molto con loro. Ma la sua crescita passa anche da qui».

Technipes in Francia in cerca della scintilla che accenda la stagione

21.05.2025
6 min
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«Siamo arrivati in Francia martedì dopo un viaggio abbastanza lunghino, nulla a che vedere con quello che ci aveva portato in Algeria a inizio stagione». A parlare è Francesco Chicchi, diesse del Team Technipes #InEmiliaRomagna, il team continental resterà in Francia dal 19 maggio all’1 giugno.

«Correremo la Ronde de l’Isard, che parte domani (oggi per chi legge, ndr) e l’Alpes Isère Tour – prosegue il toscano – avevamo messo in programma di venire in Francia prima di sapere se avremmo partecipato al Giro Next Gen. Conferma arrivata nei giorni scorsi da RCS Sport & Events. Vista la situazione di incertezza sugli inviti avevamo deciso di cambiare un po’ i piani d’azione andando in altura nelle scorse settimane per arrivare pronti a queste due corse. Tanto il lavoro fatto si ripercuoterà fino al Giro Next Gen».

Il Team Technipes #InEmiliaRomagna arriva alle corse in Francia forte di un buon lavoro svolto in altura (foto Instagram/Ivan Toselli)
Il Team Technipes #InEmiliaRomagna arriva alle corse in Francia forte di un buon lavoro svolto in altura (foto Instagram/Ivan Toselli)

Alla ricerca di risposte

I rallentamenti che il Giro Next Gen ha vissuto per questa edizione hanno portato le squadre a lavorare in maniera diversa. C’è chi ha mantenuto l’impostazione degli anni scorsi andando in altura proprio in questo periodo, alla ricerca della condizione giusta. Altre squadre, come la Technipes, hanno optato per un piano diverso. Se i team hanno ricevuto la conferma della partecipazione solamente una settimana fa ancora è da svelare il percorso del Giro dedicato agli under 23. 

«Noi siamo venuti alla Ronde de l’Isard anche nel 2024 – racconta Chicchi – ed è stata una bella gara in preparazione al Giro. Forti del quarto posto di Crescioli della passata edizione abbiamo fatto richiesta anche quest’anno e l’hanno accettata subito. Poi è successo che ci è arrivato l’invito anche dall’Isere Tour e quindi ho pensato sarebbe stato giusto cogliere l’occasione. Forse in vista del Giro Next Gen è un po’ troppo, infatti faremo alcuni cambi tra una gara e l’altra. Ad esempio Alessandro Cattani, che correrà in questi giorni, poi riposerà. Anche Alunni non correrà entrambe le prove. Al loro posto verranno Dapporto e Scarpelli».

Uno dei giovani promettenti del team di Chicchi è Marco Martini, classe 2005 (foto Instgram/Technipes #InEmiliaRomagna)
Uno dei giovani promettenti del team di Chicchi è Marco Martini, classe 2005 (foto Instgram/Technipes #InEmiliaRomagna)
Cattani viene tenuto a riposo perché sarà l’uomo di riferimento per il Giro Next Gen? 

Allora sulla carta la nostra prima punta sarà Bagnara. E’ l’anno giusto per sfruttare queste occasioni al 100 per cento visto che è al quarto anno da under 23. Poi vedremo la strada cosa dirà, Cattani al Giro d’Abruzzo è andato forte, quindi tuteliamo anche lui, nonostante sia solamente un secondo anno. 

Questa deve essere la stagione di Bagnara?

Si tratta di una stagione fondamentale per lui dato che era già nell’orbita della Polti, con la quale ha corso da under 23 e ha fatto anche un’esperienza da stagista. 

Andare in altura prima è stata una conseguenza delle incertezze per il Giro Next Gen?

In realtà siamo andati in altura per arrivare pronti a queste due gare qui in Francia, poi il lavoro fatto si ripercuoterà anche sul Giro. Poi sapendo quali squadre ci potrebbero essere al Giro Next Gen diventa più facile per noi fare una buona prestazione in classifica in questi due appuntamenti d’oltralpe. Si vocifera possano venire praticamente tutti i devo team. Dovessero esserci Finn, Widar (il vincitore dello scorso anno, ndr) o anche il francesino che ha fatto un grandissimo Tour of the Alps (Paul Seixas, ndr) diventa difficile competere per la generale. 

In vista dei prossimi impegni Chicchi punta tanto su Bagnara, il 2025 deve essere il suo anno (foto Instagram/Luca Bagnara)
In vista dei prossimi impegni Chicchi punta tanto su Bagnara, il 2025 deve essere il suo anno (foto Instagram/Luca Bagnara)
Avete già un’idea di squadra da portare?

Sicuramente Bagnara ma anche qualche giovane. Vogliamo dare la possibilità ai ragazzi che rappresentano il nostro futuro di mettersi già alla prova. Anche se non arriveranno al 100 per cento visto l’impegno di queste due gare in Francia

Hai parlato tanto di Bagnara è al suo quarto anno da under ma al primo con voi, come state lavorando?

L’ho visto diverso in queste ultime settimane rispetto all’inizio di stagione. Credo che lui debba trovare il risultato, la scintilla in grado di accenderlo. Atleticamente è forte, ha buoni numeri, manca lo scatto a livello mentale. Un risultato positivo può dargli quel qualcosa in più che stiamo cercando. Fidatevi, ci parlo spesso. Anche durante il ritiro appena fatto tutti i giorni parlavo con lui e gli rompevo le scatole.

Per Chicchi e il suo staff è importante trovare il giusto equilibrio tra giovani e ragazzi più esperti (foto Instagram Technipes #InEmiliaRomagna)
Per Chicchi e il suo staff è importante trovare il giusto equilibrio tra giovani e ragazzi più esperti (foto Instagram Technipes #InEmiliaRomagna)
E cosa gli dici?

Che per passare professionista non deve accontentarsi di essere davanti nei finali e poi arrivare al traguardo. L’obiettivo è provare a vincere, mettersi in gioco e correre da protagonista. Da leader. Bagnara prima di prendere una decisione e far tirare la squadra ci pensa su delle mezz’ore e nel frattempo la corsa va via. 

Ma come si insegna anche questa parte? 

E’ Difficile. Gliene parlo tanto, gli dico che deve farsi rispettare di più in corsa deve avere quella volontà di dire «Voglio vincere». Sì, ma non è semplice cambiare la mentalità di un ragazzo, ma un passettino alla volta ci si può riuscire. Bagnara è arrivato quest’anno, non conosceva nessuno, me compreso. Non è facile fidarsi subito, ma con il tempo ci riusciremo. E’ un buono, ma è forte. Lo abbiamo anche portato in gare dove potesse correre da protagonista per sbloccarsi.

Ricorda un po’ Crescioli da questo punto di vista?

Per certi versi sì. Ormai il diesse oltre a fare i programmi deve essere anche un po’ psicologo. Anche a Pontedera sabato scorso era davanti e ha preso la volata finale troppo dietro. Poi torna da noi e dice «Ho sbagliato perché ho dormito». Da un lato spiace, dall’altro questa affermazione ci fa capire che piano piano gli stanno entrando quei meccanismi, quella mentalità di cui parliamo. 

In queste corse siete alla ricerca di un altro step?

Sarebbe bello averlo prima del Giro Next Gen. Bagnara sarà il nostro leader anche qui e cercheremo di tutelarlo fino in fondo. Vedremo. Io ci credo tanto nelle sue qualità.

In Svizzera riemerge Konychev. Pronto a una seconda chance

21.05.2025
4 min
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Torna a farsi vedere Alexander Konychev. Del veronese figlio d’arte si erano un po’ perse le tracce, pochi squilli da parte sua nella stagione scorsa, con solamente qualche Top 10 sporadica. Nulla di fronte al suo promettente passato, considerando che parliamo sempre di un corridore che ha solo 26 anni e che era passato professionista militando nel WorldTour fra Qhubeka e Mitchelton Scott.

Dalla passata stagione il veneto è al Team Vorarlberg, formazione continental austriaca dove Konychev sta cercando di riaffacciarsi nel ciclismo che conta e qualche segnale arriva, come  la vittoria in una prova nazionale e soprattutto il secondo posto alla Radsportfest Marwil, corsa Uci svizzera di buon livello.

A fine aprile la sua prima vittoria in maglia Vorarlberg, a Wels (foto Mario Sthiel)
A fine aprile la sua prima vittoria in maglia Vorarlberg, a Wels (foto Mario Sthiel)

«Finalmente comincio a vedere segnali del vero Konychev», ammette il veronese. «La prima parte di stagione era già stata positiva, frutto di un inverno nel quale ho potuto lavorare senza intoppi, sono riuscito ad allenarmi come volevo. Già nelle corse in Croazia a marzo ero riuscito a cogliere un 4° posto e a vedere che la condizione era in crescendo, anche in Grecia ho sentito le gambe girare bene e finalmente comincio a raccoglierne i frutti».

Quella svizzera è una gara che aveva una buona partecipazione. Come ti sei trovato?

Ho visto che ci tenevano in maniera particolare, aveva un certo seguito anche da parte dei media essendo alla sua prima edizione internazionale. So che gli organizzatori ci stanno investendo molto, vogliono farne una classica del calendario svizzero. C’erano molti team di livello, anche la Tudor aveva mandato un suo team e poi c’era la nazionale svizzera. Nel suo sviluppo è stata una corsa un po’ anomala.

Il veronese insieme a Bissegger e Balmer. Per 60 chilometri la fuga è diventata una cronometro a squadre
Il veronese insieme a Bissegger e Balmer. Per 60 chilometri la fuga è diventata una cronometro a squadre
Perché?

Perché non c’è stata la fuga iniziale, ma subito si è formato in testa un gruppetto di una quindicina di corridori con tutti i favoriti. Visto chi ne faceva parte ho pensato subito che da quel gruppo sarebbe uscito il vincitore e per fortuna avevo visto giusto seguendo i più forti. Il vantaggio è andato subito aumentando, poi si è scatenata la selezione e siamo rimasti in tre. Con me c’era Bissegger, il capitano della nazionale svizzera e si vedeva che alla gara di casa ci teneva in maniera particolare. Aveva una gran gamba, infatti ha attaccato a una sessantina di chilometri dal traguardo.

Ma tu non hai ceduto…

No, così abbiamo fatto praticamente una cronometro a squadre, io lui e l’altro elvetico BalmerAllo sprint ha avuto ragione Bissegger, ma un secondo posto maturato così, dimostrando di poter tenere un ritmo altissimo per tanto tempo, mi ha dato molta fiducia. In fin dei conti Stefan è corridore del WorldTour, uno dei migliori passisti in circolazione, questo vuol pur dire qualcosa. Infatti a fine gara mi ha fatto i complimenti e ringraziato per la collaborazione nella fuga, mi ha fatto piacere.

Per Bissegger volata vincente, ma Konychev (secondo) centra il suo primo podio in una gara Uci dopo 2 anni
Per Bissegger volata vincente, ma Konychev (secondo) centra il suo primo podio in una gara Uci dopo 2 anni
Come ti trovi nel Team Vorarlberg?

E’ il mio secondo anno, ma per certi versi è il primo. Nel 2024 sono arrivato un po’ in extremis dopo essere rimasto a piedi e ho sempre inseguito la miglior condizione. Anche al Giro di Istanbul, pur avendo chiuso fra i primi 10 in classifica,  non ero ancora il Konychev che volevo. Poi è arrivato l’inverno, ho potuto lavorare bene, ho trovato un bel feeling con la squadra e vorrei ripagarla con i risultati per la fiducia che hanno mostrato verso di me.

Tuo padre, approdato come diesse alla Padovani, aveva provato a portarti con lui, ad affidare i corridori alla tua esperienza in corsa pur essendo tu ancora molto giovane, ma hai rifiutato, perché?

Ero stato molto lusingato dalla sua proposta e da quella del team, ma ci tenevo a restituire agli austriaci un po’ di quello che mi hanno dato, credendo in me in un momento difficile. Hanno un calendario molto buono, non mancano i confronti con grandi team. Io mi sono subito trovato bene, ma non riuscivo a dimostrarlo con i fatti, ora finalmente il lavoro dei compagni riesco a tradurlo in qualche buon risultato, anche se spero di fare molto di più.

Il veneto ha scelto di rimanere in Austria, per ripagare il team della fiducia mostratagli (foto Mario Sthiel)
Il veneto ha scelto di rimanere in Austria, per ripagare il team della fiducia mostratagli (foto Mario Sthiel)
Dove?

Intanto mi piacerebbe portare a casa un buon risultato dai Giochi dei Piccoli Stati ad Andorra, dove gareggerò per San Marino, poi mi aspettano corse in Polonia e un periodo di altura per preparare il Giro d’Austria, che per il team è l’evento principale della stagione. Centrare una tappa lì darebbe un senso a tutta l’annata.