Vendramin cala il poker a Badoere il 1° maggio (foto facebook CS Spercenigo)

Vendramin e il diesse Biasi: ecco perché somiglia a Viviani

16.05.2026
5 min
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Il tassametro finora conta quattro vittorie, le stesse ottenute l’anno scorso. Al netto di risultati e piazzamenti, Jacopo Vendramin sta confermando ciò che ha mostrato nel 2025 in un processo di crescita molto graduale, tenuto sotto osservazione da tanti team, anche esteri, della categoria superiore.

Se il velocista di Marghera abbiamo imparato a conoscerlo meglio dopo il suo oro europeo juniores nello scratch lo scorso luglio, abbiamo voluto sapere da Claudio Biasi, suo diesse nell’Industrial Forniture Moro-C&G Capital di Spercenigo, come vede il 17enne dentro e fuori la gara. E quali possono essere i suoi margini di miglioramento.

Un pregio di Vendramin è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Un pregio di Vendramin, terzo da sinistra, è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Un pregio di Vendramin è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Un pregio di Vendramin, secondo da sinistra, è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Vi aspettavate di partire così bene?

Siamo una formazione che non deve per forza vincere sempre. Cinque vittorie finora sono un bel bottino, ma abbiamo sempre più guardato allo sviluppo dei nostri corridori. Come ad esempio Zago che corre da soli tre anni e sta andando forte. Solitamente prima di spiegare tabelle di allenamento, cerco di insegnare come sia la categoria juniores. La conosco dal ‘94, riesco ancora a seguire i ragazzi durante gli allenamenti, quindi posso gestirli meglio singolarmente e far capire loro tanti aspetti o consigliarli per il meglio.

Vendramin ha già calato un poker di successi. Ce lo descrivi in breve?

Jacopo innanzitutto è un bravo ragazzo, che va bene a scuola, con tanti amici in gruppo e soprattutto capace di unire la squadra. Ha grande carisma e sempre una buona parola per i compagni, che sono sempre pronti a sacrificarsi per lui senza esitazioni. Anzi, quando lui vince loro si sentono gratificati proprio perché lui rende merito a loro. E quando la gara gira per altri versi, Jacopo è il primo a lavorare per loro. Noi tecnici lasciamo spazio a tutti i nostri ragazzi di fare la propria corsa e lo sanno.

Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
E’ vero che Jacopo si allena poco in confronto a suoi colleghi?

Sì, ha programmi che vanno tra le 9 e le 12 ore settimanali. Sicuramente molto meno rispetto ad altri, però di solito facciamo tabelle per essere competitivi il giusto, proprio per quello che dicevo prima. Ritengo che Jacopo abbia tanto margine di crescita, d’altronde parliamo di un ragazzo di dicembre 2008, pertanto ancora giovane. Noi lavoriamo in prospettiva, non vogliamo darlo alla categoria superiore già spremuto. Speriamo, ma ne siamo certi, che la squadra in cui andrà l’anno prossimo lo saprà far sbocciare come merita e come deve.

In gara come si comporta?

Ha una gestione della corsa molto buona ed equilibrata. Jacopo ha tanto talento e grandi caratteristiche fisiche. Poi in volata entra nella sua comfort zone e diventa un velocista molto difficile da battere. In questo devo ringraziare il cittì Salvoldi che lo segue anche in pista, dove Jacopo si diverte e corre sempre facendo grandi risultati. Fa bene nella doppia attività e gli fa bene al morale.

Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal '94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal ’94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal '94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal ’94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Per il diesse Claudio Biasi quali sono i suoi pregi?

Ha punti forti a suo favore. Principalmente Jacopo ha una capacità di incrementare molto la velocità di colpo e nel breve. E’ un suo dono naturale, una grande sparata nello spazio di 150 metri. Poi sa tenere la posizione in gruppo con grande attenzione. E, come dicevo prima, in corsa sa tranquillizzare i compagni con cui ha un gran rapporto. La vittoria a Badoere (in apertura foto facebook/CS Spercenigo) è nata da una sinergia con loro. Ad esempio Capuzzo, l’altro nostro atleta che ha vinto in stagione, è stato fondamentale in molti suoi successi.

E in cosa deve migliorare?

Deve lavorare ancora in salita. Jacopo deve capire che nel ciclismo moderno ci sono percorsi misti e severi, quindi deve migliorare nella capacità di resistere nelle gare dure. Per me è un velocista che se scollina con i primi può imporsi lo stesso allo sprint. Bisogna dire che non abbiamo forzato troppo la mano in quell’ambito ed è ancora tutto da scoprire. E’ per questo che lo dico con fiducia.

La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
A chi può somigliare Jacopo Vendramin come velocista?

Non posso paragonarlo come spunto a Jonathan Milan perché fisicamente sono totalmente diversi. Posso però accostarlo a Elia Viviani per tanti motivi. Jacopo come Elia ha un fisico snello e “normale” per uno sprinter, poi la pista li accomuna tecnicamente. Certo, adesso è una confronto azzardato e magari Jacopo potesse diventare la metà di Viviani, ma le tante figure professionali che troverà l’anno prossimo lo faranno crescere tantissimo.

Giro d'Italia 2026, Blockhaus, Felix Gall

La scalata (lucida) di Gall: prima la crisi, poi il riscatto

16.05.2026
4 min
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BLOCKHAUS (CH) – A ben rileggere la tappa, ora che la montagna si è svuotata e sulla cima restano soltanto la neve e le luci delle finestre, Felix Gall ha fatto quello che al momento dell’attacco di Vingegaard avrebbe potuto (e dovuto) fare anche Pellizzari. Giulio l’ha capito quasi subito e poi ha avuto quattro chilometri di salita per convincersene, l’austriaco si è ritrovato nella parte per necessità e dopo l’arrivo ha benedetto la scelta.

Felix Gall ha 28 anni ed è pro' dal 2020. 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d'Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro' dal 2020. 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d'Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’Italia

Il ritmo giusto

Quando la Visma-Lease a Bike ha messo davanti Piganzoli e Kuss con il chiaro intento di fiaccare la resistenza altrui preparando l’attacco di Vingegaard, Gall si è subito portato nelle prime posizioni del gruppo. E non appena Jonas ha portato il primo scatto ha maledetto l’incapacità di seguirlo come invece ha fatto Pellizzari: una fortuna tuttavia non aver avuto le gambe per il cambio di ritmo, come dimostrano quei pochi secondi (tredici) pagati sulla cima dopo 6 ore 9’15”.

«All’inizio ero un po’ infastidito dal non aver potuto seguire Pellizzari e Jonas – ha detto dopo il traguardo – ma alla fine è stata la scelta giusta. E’ stato positivo aver continuato con il mio ritmo».

Infatti mentre dopo un chilometro Pellizzari ha pagato il conto all’inesperienza, Gall che ha 28 anni e alle spalle un Giro, tre Tour e due Vuelta, ha iniziato a risalire. Ha ripreso e staccato l’italiano e ha messo nel mirino Vingegaard. Letta in questo modo, la tappa del danese non è stata poi così devastante.

Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale

Il dubbio della crono

Per la Decathlon-CMA che si sta abituando ai piani alti del gruppo grazie a Seixas, la prestazione di Gall vale come una grande iniezione di fiducia: il francesino che ha vinto la Freccia Vallone ha alle spalle una genetica da campione, ma evidentemente il lavoro impostato sta dando buoni frutti anche con gli altri. Con Andresen, che non manca di misurarsi in ogni volata. Con Staune-Mittet che cresce e con Muhlberger che si sta dimostrando uno dei gregari più forti.

«So bene che Vingegaard mi sia molto superiore – dice Gall, cui il danese ha tributato grande onore con le sue parole – in salita e soprattutto a cronometro. Dopo Pogacar, è il miglior corridore da Grandi Giri al mondo, quindi per ora non sto certo pensando a come batterlo, ma sono solo contento della mia prestazione».

La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all'occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all'occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di Gall

Grazie al vento e alla squadra

Il quinto posto al Tour dello scorso anno e la vittoria di Courchevel del 2023 fanno di Gall uno dei nomi da tenere ora sotto osservazione. E anche in squadra devono essersi accorti della sua buona condizione, tanto che proprio Muhlberger lo ha tenuto al coperto nelle fasi più scomode della tappa, prendendo il vento al suo posto e lasciandolo in testa alla corsa quando la corsa è esplosa.

«Devo ringraziarlo – ha detto Gall indicandolo con lo sguardo mentre il compagno si cambiava poco distante – perché ha fatto un lavoro straordinario per proteggermi dal vento. Tutta la squadra è stata fortissima. Nel finale c’erano parecchie raffiche laterali, che hanno fatto la differenza, ma alla fine penso di dover ringraziare il vento a favore che ci ha spinto per quasi tutto il giorno, rendendo questa tappa anche più rapida e questo è stato un bel vantaggio. Ricordo bene il Blockhaus dal mio primo Giro. Era il 2022, rimasi in fuga per oltre 130 chilometri, ma arrivare in cima fu un’esperienza terribile. Quindi è bello essere tornato oggi ed essere arrivato secondo».

Jay Hindley, che quel giorno vinse la tappa gettando le basi per la conquista della maglia rosa, questa volta è arrivato terzo e si sta cambiando qualche metro più indietro, accanto a Pellizzari.

Il Giro è appena entrato nel vivo e nessun verdetto appare per ora inappellabile. Vingegaard è stato padrone, ma non è ancora un despota. Tuttavia per buttarlo giù dal trono servirà inventarsi qualcosa di speciale. Lo sanno tutti e lo sa bene anche Gall che uno così non molla facilmente l’osso.

Giro d'Italia 2026, 7a tappa, Jonas Vingegaard Blockhaus,

Vingegaard padrone, Blockhaus indigesto per Pellizzari

15.05.2026
7 min
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BLOCKHAUS (CH) – A 4,4 chilometri dalla cima, mentre le raffiche di vento schiaffeggiavano le nuvole facendo dondolare i mezzi sul traguardo, Vingegaard ha affondato il colpo e Pellizzari si è arreso. Si sapeva che la montagna d’Abruzzo, su cui il Giro è arrivato per l’ottava volta, avrebbe dato la prima svolta alla classifica ed eravamo tutti in attesa di capire se le ambizioni del giovane marchigiano potessero reggere l’impatto del danese.

Per certe sfide si deve essere pronti con le gambe e con la testa e di certo Pellizzari era ansioso di mettersi alla prova accanto al secondo corridore al mondo per i Grandi Giri. Per questo, quando Vingegaard ha attaccato, la risposta di Giulio non si è fatta attendere e in quel momento forse l’impulsività e l’istinto gli hanno teso la trappola fatale.

«Ho fatto l’errore di seguirlo – dice mentre ancora non è riuscito a infilarsi la mantellina – e mi dispiace perché stavo bene. Ne farò tesoro per il prossimo arrivo in salita. Non è andata così male, abbiamo detto di essere qui per il podio e siamo ancora messi bene (Giulio è a 54″ dal terzo posto, ndr). Sono stanco, è stata una salita lunga. Sapevo che Jonas ha uno scatto molto forte. Io l’ho seguito e ho esagerato, tutto qui. Stavo anche bene, mi spiace di aver buttato tutto per la voglia di seguirlo».

Per qualche istante è parso in controllo, poi ha ceduto di colpo, voltandosi per capire chi ci fosse alle spalle. Gall lo ha preso e lo ha staccato, Hindley (vincitore dell’ultima volta sul Blockhaus) lo ha raggiunto e insieme a O’Connor sono andati all’arrivo. Le parole di Artuso alla vigilia del Giro, sulla sua abilità di affrontare le salite in progressione, si sono rivelate profetiche: il cambio di ritmo è stato galeotto, probabilmente nel suo dire di aver imparato per il prossimo arrivo in salita, Giulio si riferiva proprio a questo.

Piganzoli e Kuss, poi Vingegaard

L’opera di demolizione della Visma-Lease a Bike si è fatta subito pesante. Uno dopo l’altro, i corridori hanno iniziato a staccarsi sotto la guida di Piganzoli e Kuss. A 5 chilometri dal traguardo, anche Eulalio ha dovuto cedere terreno, ma la sua difesa è andata probabilmente oltre le aspettative. Sulla cima intanto i tifosi avevano i piedi nella neve e battevano i denti per il freddo. Dopo essere stati assiepati per tutto il giorno nei rifugi della zona, si sono riversati in strada per assistere al finale.

Rimasto nascosto per giorni nella coda del gruppo, Jonas non aspettava altro. Il suo avvicinamento al Giro è stato tutto fuorché faticoso. Non ha provato tappe, non ha fatto altro che allenarsi in altura, accontentandosi di arrivare alla partenza dalla Bulgaria con 15 giorni di gara. Quando ce lo troviamo davanti per farci raccontare la giornata, ha la flemma di chi non aspettava altro e pensava che sarebbe andata esattamente così.

«Aspettavo questo giorno da molto tempo – dice – esattamente da quando ho visto il percorso. Vincere ha reso questa una bella giornata, perché ora ho conquistato una tappa in ciascuno dei tre Grandi Giri ed è qualcosa di speciale. Mi aspettavo che Pellizzari e anche gli altri cercassero di venire con me quando avessi deciso di attaccare e Giulio in effetti mi ha seguito per un po’, poi ha ceduto e da quel punto sono potuto andare da solo fino al traguardo».

Fra vento contrario e salita

Era il 13 gennaio quando la Visma-Lease a Bike annunciò che Vingegaard avrebbe preso parte al Giro d’Italia. La rincorsa a Pogacar negli ultimi anni non si è rivelata il miglior affare e la vittoria della Vuelta 2025 probabilmente gli ha fatto capire che oltre il Tour c’è altro. Ovviamente Jonas non ha mai detto che andrà in Francia con ambizioni ridotte, semplicemente tenterà un diverso approccio: secondo i tecnici, correre il Giro prima del Tour potrebbe dargli la base che finora gli è mancata. Il fatto è che Pogacar continua a migliorare ed è diverso dal giovane che Vingegaard strapazzò nel 2022 e nel 2023.

Quando si è ritrovato da solo a 4 chilometri dall’arrivo, il capitano della Visma non ha fatto altro che continuare con il suo passo composto e potente. Non ha guadagnato manciate di minuti, Gall è arrivato dopo appena 13 secondi, mentre il passivo di Hindley e Pellizzari è stato rispettivamente di 1’02” e 1’05”.

«Gall è un super scalatore – spiega Vingegaard – lo ha dimostrato molte volte. Non mi sorprende che sia arrivato così vicino alla vittoria, perché ha dimostrato di saper andare molto forte. Felix sarà sicuramente un avversario importante, lo sapevo già prima della partenza. Ma noi oggi volevamo vincere e sono estremamente contento di esserci riuscito. I miei compagni di squadra hanno fatto un lavoro fantastico. Sono felice di poterli ripagare con la vittoria. Sono certamente soddisfatto di essere riuscito a recuperare terreno sulla maglia rosa e a guadagnare tempo sui miei avversari».

Secondo all'arrivo a 13" da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generale
Secondo all’arrivo a 13″ da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generale
Secondo all’arrivo a 13″ da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generale

«Sull’ultima salita è stato difficile seguire qualsiasi piano, abbiamo tutti dovuto improvvisare perché c’era davvero tanto vento contrario e anche a favore. Quindi si trattava di cogliere il momento giusto, quando c’era più vento a favore. Con il vento contrario, ho cercato di risparmiare restando a ruota. L’attacco non era pianificato. Ci eravamo tenuti un po’ aperti per vedere quando si fosse presentata l’occasione giusta. C’era molto vento, è stata una salita davvero dura».

La maglia rosa e il body da crono

La sensazione, guardandolo in viso mentre si racconta, è che in realtà il piano ci sia e si stia svolgendo nel modo desiderato. Ci sono dietro ragionamenti complessi, come si fa nelle grandi squadre quando si cerca di non lasciare nulla al caso.

Ad esempio Campenaerts ha appena confidato che Vingegaard sia contento di non aver preso la maglia rosa, per poter correre la crono con il suo body e non quello dello sponsor Castelli. Del resto, senza nulla togliere all’eccellenza di Castelli, visto il budget riservato ai test in galleria del vento, qual è il senso di giocarsi le corse più importanti con il body di un altro brand non cucito sulle tue misure? Da quanto tempo Pogacar al Tour non corre una crono vestito con i suoi capi Pissei? Aver preso la maglia blu dei GPM sarà un danno in questo senso?

«Oh no – sorride Vingegaard – sono contento di avere la maglia blu. La cronometro non è domani e nella prossima tappa ci sono altri punti per gli scalatori. Considerato che sono in testa per un solo punto, penso che dovremo aspettare e vedere. E poi vedremo come sarò vestito per la crono, se con il mio body o un altro. Però non direi che avere una maglia di classifica si possa definire un problema».

Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta
Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta
Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta
Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta

«Non credo che questa vittoria cambierà la nostra strategia verso Roma – prosegue – sappiamo di dover guardare solo a noi stessi. Abbiamo fatto un piano prima della gara e lo seguiremo. Oggi la cosa più importante è aver vinto sul Blockhaus, che in Italia è una salita molto importante. Riuscire a vincere qui è stato speciale per me e anche per la squadra, per tutto il lavoro che ha fatto».

Arrivano i muri marchigiani

Eulalio ha risposto a poche domande per Eurosport e poi è filato via. La gente assiepata nella neve sulla scarpata continua ad aspettare gli ultimi velocisti, chiedendo a tutti la borraccia. E quando un corridore della Groupama decide di accontentarne uno, la borraccia vuota lanciata verso la gente viene fatta volare dal vento dalla parte opposta. Risate di tutti, malcontento per lo sfortunato.

I corridori sono dovuti scendere in bici per 5 chilometri fino al parcheggio dei pullman, poi avranno il trasferimento fino agli hotel di Chieti. Noi ci fermiamo a scrivere in cima nei locali dell’Albergo Mamma Rosa. Domani nella tappa di Fermo ci sarà ancora da mandare giù alcuni dei più iconici muri marchigiani: Massignano, Montefiore, Monterubbiano, Muro del Ferro e Capodarco. La fatica inizia a sommarsi nelle gambe, la prima settimana si avvia a chiusura. Il Giro ha trovato il primo padrone. Resterà da vedere se Vingegaard correrà per dare spettacolo come Pogacar nel 2024 o se piuttosto si limiterà ai margini necessari, correndo da ragioniere, per vincere il Giro senza spendere tutto sulla strada del Tour.

Daniel Oss The Traka 2026

The Traka sempre più pro’? L’opinione di Daniel Oss

15.05.2026
5 min
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The Traka è nata nel 2019, e in pochissimi anni è diventata il “place to be” per tutto il mondo del gravel, europeo ma non solo. Una crescita, quella dell’evento spagnolo con base a Girona, che l’ha vista attrarre sempre più iscritti di ogni tipologia e livello.

Soprattutto nell’ultima edizione andata in scena tra il 29 aprile al 3 maggio abbiamo visto gareggiare anche moltissimi ex professionisti, da Romain Bardet ad Alejandro Valverde, dal campione dell’mtb Nino Schurter all’ex campione olimpico Van Avermaet.

Tra loro c’era anche Daniel Oss, oggi ambassador Specialized, che a Girona ha partecipato per la terza volta, cimentandosi nella distanza di 200 chilometri.

L’abbiamo contattato per farci raccontare cos’ha, di così, speciale, la The Traka per attrarre così tanti corridori d’élite.

Daniel Oss The Traka 2026
Quella del 2026 è stata la terza partecipazione di Daniel Oss alla The Traka
Daniel Oss The Traka 2026
Quella del 2026 è stata la terza partecipazione di Daniel Oss alla The Traka
Daniel, ormai sei quasi un veterano della Traka. Perché è così amata dagli ex professionisti?

Sicuramente oggi la Traka è diventata il posto dove tutti vogliono andare, un appuntamento da non mancare. Il perché non è semplice da dire, credo sia un insieme di diversi fattori. Dopo il Covid il gravel è esploso e Girona è riuscita a creare una community molto forte, dove trovi persone che sono sì competenti ma anche rilassate. Puoi trovare chi va per vincere e chi invece vuole solo vivere l’esperienza. E in generale nelle ultime edizioni è diventata sicuramente molto cool, quindi anche per questo molti ex professionisti vogliono esserci.

Cos’ha di speciale rispetto agli altri eventi gravel?

Secondo me la Traka riesce ancora a non essere soltanto una gara. C’è la classifica, certo, ma si respira ancora uno spirito aperto e goliardico. Ci sono le famiglie che vengono a seguire magari il papà che gareggia, gruppi di amici, e tanti amatori che poi corrono insieme agli élite. Credo che quest’atmosfera sia bellissima perché senti proprio che è un evento che tutti vivono in modo più naturale rispetto ad altri.

Daniel Oss The Traka 2026
L’ex corridore trentino ha fatto la 200 chilometri, ma stavolta senza velleità agonistiche
Daniel Oss The Traka 2026
L’ex corridore trentino ha fatto la 200 chilometri, ma stavolta senza velleità agonistiche
Ormai sembra che la distanza regina sia la 360, molto più lunga quindi del chilometraggio a cui i pro sono abituati. Come mai?

Nel gravel la distanza lunga è diventata quasi un simbolo, quello che lo differenzia dalla strada. All’Unbound tutti i più forti fanno la 200 miglia, che sono appunto 360 chilometri, quindi ci si è un po’ settati su quella distanza. Per molti è una sfida personale, qualcosa con cui misurarsi davvero, appunto perché da pro non capita mai, e i pro sono persone che hanno nel dna il trovare sempre nuove sfide. 

Quanto è cambiata la gara negli ultimi anni?

E’ cambiata molto soprattutto dal punto di vista della professionalizzazione, del livello. Prima si vedevano più gruppi di amici, adesso invece arrivano squadre davvero strutturate con staff, mezzi e tattiche preparate nei dettagli. Di conseguenza anche il livello si è alzato tantissimo,vuoi anche per l’aspetto mediatico che è cresciuto sempre di più, e davanti si spinge davvero molto, molto più forte rispetto alle prime edizioni.

Daniel Oss The Traka 2026
Oss è ambassador di Specialized e Sportful, per i quali segue molti eventi gravel in giro per il mondo
Daniel Oss The Traka 2026
Oss è ambassador di Specialized e Sportful, per i quali segue molti eventi gravel in giro per il mondo
Raccontaci allora com’è andata la tua prima esperienza…

L’ho fatta come atleta di Specialized, ma da privatista diciamo, nel senso che ero da solo e mi sono arrangiato in tutto. Sono arrivato cavalcando l’onda della medaglia mondiale di qualche anno prima, al primo Mondiale di Cittadella. Pensavo fosse più vivibile dal punto di vista agonistico, invece ho visto subito che era proprio un livello altissimo. Quella volta ho fatto attorno al 20° posto, comunque restando sempre col gruppo dei primi, appunto perché avevo ancora quella gamba lì.

Invece quest’anno? 

Da quest’anno anche il mio ruolo è cambiato, nel senso che ora sono sempre con Specialized ma più come ambassador che come atleta. Quindi ho fatto la 200 ma con un mood più da divertimento ed esperienza che da performance. Me la sono proprio goduta, pedalando per buona parte del percorso con Flecha, che ha 50 anni ma comunque anche lui era lì e va ancora forte. Dovessi dire la differenza è che gli anni scorsi la facevo in sei ore, quest’anno l’ho chiusa in più di sette. Quindi tutto un altro approccio, e va bene così.

The Traka 2026
The Traka è, sempre di più, anche una grande vetrina in cui tutte le aziende del settore vanno ad esporre i propri prodotti
The Traka 2026
The Traka è, sempre di più, anche una grande vetrina in cui tutte le aziende del settore vanno ad esporre i propri prodotti
Torniamo sulla particolarità di The Traka. Conta anche il territorio?

Conta molto la facilità ad andarci, perché è in Spagna, è un bel posto, anche la città di per sé è molto bella. E attorno ci sono chilometri e chilometri di strade bianche, e infatti ormai è diventata davvero uno dei centri del gravel mondiale.  Poi come dicevo è un evento aperto a tutti, non solo una gara ma proprio un evento in generale. Ci sono dagli élite a chiunque voglia iscriversi, quindi rompe quel muro che c’è nel ciclismo su strada e secondo me questo crea un clima che anche gli ex pro apprezzano. Almeno, io sicuramente.

Quindi è questo il gravel per te oggi?

Per me è un modo per riscoprire la bici e vivere qualcosa di parallelo all’agonismo della strada, credo sia questo il suo segreto. Mi fa venire sempre voglia di pedalare senza la pressione del risultato, mi fa riscoprire proprio la bellezza di andare in bicicletta.  

Daniel, ultima domanda. Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?

Nelle prossime settimane in realtà farò qualche granfondo, ma sempre con questo spirito. Però mi piacerebbe anche farmi qualche giro in gravel per conto mio, magari anche un viaggio in bikepacking. Alla fine quella resta la parte più divertente, andare in bici senza troppi schemi e godersi il viaggio.

Esperia Piasco, collaborazione Komoot

Novità Komoot, che strizza l’occhio alle società giovanili

15.05.2026
7 min
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Komoot cresce e sviluppa in continuazione nuove funzioni. Fra queste, tutte già disponibili e gratuite, alcune strizzano l’occhio ai team giovanili, soprattutto per l’allenamento. E’ quello che emerge dallo scambio di idee con Alessandro Bruzzi e con Giovanni Gautero: il primo product manager del brand, in cerca di una realtà che potesse rendergli evidenti le esigenze di un team; il secondo direttore sportivo della Esperia Piasco, squadra che copre le categorie dai giovanissimi agli allievi, che sta testando le nuove funzionalità.

«Usavo già Komoot per estrarre il GPX di tutte le gare che andavamo a fare – racconta Gautero – poi è arrivato il contatto con Alessandro Bruzzi. Ci siamo visti qui a Cuneo e abbiamo parlato. La necessità principale era proprio quella di seguire i ragazzi in sicurezza. Con gli allievi ci alleniamo di domenica nella zona di Cuneo, ma non tutti conoscono la zona. Per questo usiamo le radioline, in modo che io dall’ammiraglia possa dargli indicazioni di percorso e di eventuali pericoli. Per fare questo, è stata da poco aggiunta la funzione dei Custom Waypoint. Vedendo dove sono dislocati gli ostacoli, posso indicare se iniziare o meno una doppia fila o avviare altri lavori veloci».

Presto su Android Auto

L’aggiunta di tali indicazioni sulla mappa si fa al momento di disegnare il percorso e mentre la traccia viene creata, si possono aggiungere note personalizzate. Il limite, in fase di allenamento, è la necessità di avere il telefono fisso sulla schermata di Komoot, ma anche questo è in fase di risoluzione.

Alessandro Bruzzi di Komoot (a sinistra) e il diesse Giovanni Gautero la collaborazione sta dando ottimi frutti
Alessandro Bruzzi product manager di Komoot (a sinistra) e il diesse Giovanni Gautero la collaborazione sta dando ottimi frutti
Alessandro Bruzzi di Komoot (a sinistra) e il diesse Giovanni Gautero la collaborazione sta dando ottimi frutti
Alessandro Bruzzi di Komoot (a sinistra) e il diesse Giovanni Gautero la collaborazione sta dando ottimi frutti

«E’ in arrivo una nuova funzione – prosegue Gautero – che tramite Android Auto proietta la mappa sullo schermo della macchina, chiaramente se la macchina è predisposta. In questo modo il telefono torna disponibile, mentre la visualizzazione della mappa è più chiara. Nelle gare juniores, in cui si possono usare le radio, puoi parlare e fornire indicazioni di sicurezza sull’eventuale strettoia, il muretto che stringe e cose del genere».

Ricognizione aerea e tabelle

Sulle strade italiane, le situazioni scomode non mancano, soprattutto se ci si muove in zone poco conosciute. Gautero racconta e il ricordo va al ritiro svolto in Toscana, nella zona di San Vincenzo. Il sopralluogo fatto il giorno prima di un lungo allenamento, gli ha permesso di avere nello schermo le indicazioni sullo spartitraffico, la salita più ripida, la fontana. Le mappe così elaborate sono poi consultabili anche sul Garmin, nel caso di ciclista da solo.

«Mano a mano che verifichiamo la bontà delle varie funzioni – spiega – loro le mettono online. Ad esempio è molto bella la possibilità, caricando il file GPX, di fare la ricognizione aerea di un percorso che non hai mai visto. Oppure, sempre partendo dalla traccia GPS, si può arrivare ad avere delle cronotabelle molto precise: ideali da inviare per le autorizzazioni delle gare. L’ho indicato a un organizzatore e mi ha scritto dicendo che d’ora in poi useà sempre e solo quella».

Una volta creato il percorso su Komoot, per i ragazzi della Esperia Piasco inizia la spiegazione
Una volta creato il percorso su Komoot, per i ragazzi della Esperia Piasco inizia la spiegazione
Una volta creato il percorso su Komoot, per i ragazzi della Esperia Piasco inizia la spiegazione
Una volta creato il percorso su Komoot, per i ragazzi della Esperia Piasco inizia la spiegazione

Il video del percorso

Il passaggio sulla ricognizione aerea ha smosso la curiosità. Così con Alessandro Bruzzi entriamo nel dettaglio. Lui in Komoot si occupa di altra programmazione, ma da appassionato, ha sviluppato anche queste funzioni. Le indicazioni di Giovanni Gautero gli hanno permesso di affinare quel che il suo intuito aveva realizzato già bene.

«Il sistema – spiega – prende tutte le immagini satellitari, frame per frame, e li va a ricostruire in base alla posizione GPS, creando una effettiva ricognizione aerea. Quindi si può stoppare il video, mandarlo più veloce o più lento. E’ possibile muoversi nel video, ingrandire la visualizzazione per approfondire il singolo passaggio. E questo è comodo, perché in un attimo ti guardi il percorso con i tuoi atleti, magari in preparazione di una gara o un allenamento, lo proietti e puoi dargli le indicazioni su quello che affronteranno».

Nei primi test, se la gara prevedeva un circuito, questo veniva visualizzato tante volte quanto erano i giri. Ora invece la visualizzazione è unica, perché il giro è indentico ogni volta».

Match tra video e GPX

Il sistema esegue anche la valutazione dei pericoli. Si può partire dal video, sapendo che i suoi punti saranno incrociati con il GPX e su questo si esegue la valutazione dell’immagine per capire se un passaggio sia o meno pericoloso. L’identificazione dei rischi viene annotata nella schermata. Nel circuito di 22 chilometri utilizzato da Alessandro Bruzzi per noi come prova, Komoot ha identificato 11 punti critici, 29 cui prestare attenzione e 14 di media pericolosità, fra cui dei ponti, dei restringimenti, una curva brusca con un cambio di direzione di 68 gradi in 13 metri. 

«Stiamo finendo adesso lo sviluppo su Android – prosegue Bruzzi – perché così le società possono metterlo direttamente sul navigatore dell’ammiraglia, senza portarsi i tablet in mano. Però nei giorni prima della gara, puoi esportare tutto in pdf o in csv per consultazione o per mandarlo ai ragazzi in modo che guardino quel che li aspetta. E nella mappa così redatta trovano anche i Custom Waypoint di cui vi ha parlato Giovanni».

Tabelle e Live Tracking

L’ultima conferma alle parole del direttore sportivo piemontese riguarda le tabelle di marcia che si possono mettere a punto con la precisione del GPS, a fronte di alcune elaborazioni approssimative che si trovano nei depliant oppure online.

«Si carica il file GPX – spiega Bruzzi – il sistema lo analizza nel tempo necessario, fa l’analisi dei punti e dei rischi e poi estrapola i vari passaggi, indicando anche le velocità di percorrenza e relativi orari di passaggio. A quel punto si scarica il PDF e la tabella è pronta. Fra le altre funzioni che abbiamo lanciato da poco, c’è anche il Live Tracking, in modo da tenere d’occhio la posizione reciproca di coloro che pedalano in un contesto cicloturistico e non certo agonistico».

Komoot: 45 milioni di utenti

Komoot ha 45 milioni di utenti, è già stato Official Planner del Giro d’Italia, ma la scelta di strizzare l’occhio ai gruppi sportivi vale come una grande apertura. La velocità con cui queste funzionalità sono state sviluppate è supportata dalle intelligenze artificiali, ma le buone idee sono il frutto del lavoro umano. In Francia ci sono squadre che già usano stabilmente questi sistemi, ci spiega Bruzzi, applicandoli in gare di buon livello e segnalando ad esempio di aggiungere fra i rischi il pericolo del traffico, per chi si allena su strade aperte al traffico.

«Stiamo aggiungendo un link a dei database pubblici – spiega ancora Bruzzi – che in tempo reale tengono conto delle variazioni del traffico e di eventuali problemi connessi a incidenti o lavori. Quel che mi sta a cuore, che sta a cuore a tutto il nostro team, è anche spingere la gente a fare sport. Per questo stiamo lavorando per integrare su Android la parte di Google Health, mentre Apple Health c’è già, per fornire un’analisi delle attività che si svolgono.

«Questi sono i grandi progetti – conclude Bruzzi – ma trovo interessante rivolgersi anche a chi vive il ciclismo ogni giorno. Aver coinvolto una squadra giovanile permette di lavorare con i tempi rapidi che un team di categoria superiore magari non potrebbe dedicarci. E mi pare che le cose procedano davvero bene».

La bici da crono attende Pellizzari dopo la tappa. Guardate che manubrio elaborato

Big e defaticamento sulla bici da crono, perché? Parla Pinotti

15.05.2026
7 min
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Sin da Burgas, in Bulgaria, abbiamo visto Vingegaard, Pellizzari, Bernal… e tutti gli uomini di classifica sgambettare sulle loro bici da crono al termine della tappa. Non è certo una novità. Ma visto quanto poco tempo ci stavano, ci è venuto spontaneo saperne di più. Capire davvero che benefici apporta questo tipo di defaticamento.

E come spesso capita in materia di cronometro abbiamo chiamato in causa Marco Pinotti, tecnico della Jayco-AlUla e grande ex cronoman. E’ lui che ci dice qualcosa di più in merito. Ed è sempre lui che ci proietta verso la cronometro di Viareggio e quei 42 chilometri che saranno determinanti per la classifica e soprattutto per il Giro d’Italia che vedremo da lì in poi. Molte delle tattiche dipenderanno dal verdetto e dalla conseguente classifica che ne uscirà martedì.

Marco Pinotti, cronosquadre, crono
Marco Pinotti ex corridore, ingegnere e coach della Jayco-AlUla. E’ stato uno dei cronoman migliori degli anni 2000
Marco Pinotti, cronosquadre, crono
Marco Pinotti ex corridore, ingegnere e coach della Jayco-AlUla. E’ stato uno dei cronoman migliori degli anni 2000
Dicevamo, Marco, vediamo spesso gli uomini di classifica fare il defaticamento sulla bici da crono. Perché si fa questa cosa?

Secondo me il motivo principale è quello di poter passare più tempo sulla bici da crono, perché magari non la si è utilizzata abbastanza a casa. Oppure anche per rifinire qualcosa sempre in tema di cronometro. Durante i Grandi Giri oppure prima di una cronometro nelle corse di una settimana, magari uno o due giorni prima, si fanno quei 10 minuti di defaticamento e si prendono due piccioni con una fava.

Però lo si fa per un tempo limitato, al massimo 10 minuti…

Nel caso di questo Giro, in cui la crono arriva alla decima tappa, se fai tutti i giorni quei 10 minuti alla fine passi un’ora e mezzo sulla bici da crono. Un’ora e mezzo che arriva senza ulteriore sforzo. La crono di Viareggio, tra arrivo al Giro e presentazione, arriva dopo quasi due settimane che si è lasciata casa.

E infatti in Bulgaria abbiamo visto più di qualcuno che alla vigilia si allenava con la bici da crono…

Chiaro. Magari hanno fatto degli ultimi ritocchi di posizione o semplicemente cercano di avere un po’ più di abitudine col mezzo. Perché sembra facile stare su quella bici, ma non lo è. Un’altra cosa che mi viene in mente è che la bicicletta da gara potrebbe essere leggermente diversa da quella da allenamento che hanno a casa e quell’uscita diventa anche un modo per controllare la posizione.

Insomma ci sono diverse sfaccettature che portano a usare questa bici nei ritagli di tempo, diciamo così…

Noi per esempio abbiamo due corridori che possono fare bene a cronometro. La usano a volte nel cool down, ma sinceramente preferisco che la usino per bene nel giorno di riposo. Sono anche preferenze personali. Magari c’è anche quell’atleta che il giorno di riposo vuole stare rilassato. Mentre io avrei preferito rilassarmi dopo la tappa.

La bici da crono attende Pellizzari dopo la tappa. Guardate che manubrio elaborato
La bici da crono attende Pellizzari dopo la tappa. Guardate che manubrio elaborato
La bici da crono attende Pellizzari dopo la tappa. Guardate che manubrio elaborato
La bici da crono attende Pellizzari dopo la tappa. Guardate che manubrio elaborato
Questo defaticamento sulla bici da crono lo fanno solo gli uomini di classifica o anche gli specialisti?

Gli specialisti lo fanno molto meno. Hanno più dimestichezza in generale col mezzo e con l’attitudine alla disciplina. Senza contare che per loro non sarebbero abbastanza quei pochi minuti. Un Ganna penso ci passi molto più tempo di altri su quella bici, specie in vista degli appuntamenti in cui ha un obiettivo.

La cosa però che più di tutti ci chiediamo, Marco, è quali benefici davvero possano portare quei 7-8 minuti sulla bici da crono?

Sicurezza psicologica principalmente, per il resto molto dipende da cosa hai fatto a casa. Se a casa hai passato un buon tempo su quel mezzo, oggettivamente quella manciata di minuti fa poco. Se non hai fatto niente… poco è meglio di niente. E in questo caso quei minuti assumono molto più valore. Mi viene un esempio…

Vai, dicci…

Prendiamo un corridore che si ritrova inaspettatamente in classifica, prendiamo giusto giusto Eulalio. Ha un buon vantaggio, è discreto in salita, non ha più il capitano (Buitrago è stato costretto al ritiro, ndr) e uno così magari a casa non aveva neanche la bici da cronometro. Fossi in lui ci passerei più tempo possibile. Quel cool down assume tutt’altro senso. Magari a cronometro si dovrà difendere, la farà a tutta. E magari riesce a stare almeno 45’ su quella bici, il tempo che dovrebbe durare la crono di Viareggio. In questo caso meglio che l’atleta si abitui un pochino alla volta. E invece che fare 5 minuti, ne fa 10. Nel suo caso non è solo un cool down, è proprio stare lì sopra. Richiamare una determinata biomeccanica. E torno a dire: poco è meglio di niente.

Qualcuno ci ha detto che eseguire questo tipo di defaticamento è anche utile per utilizzare altri muscoli e questo è un vantaggio per il sistema linfatico, di conseguenza per il recupero generale. Tu cosa ci dici?

Ci sta, perché usi muscoli un po’ diversi. Adesso i corridori hanno una posizione aggressiva anche sulla bici da strada, ma quella da cronometro è ancora diversa. Sì, sono sempre i muscoli delle gambe, però usi un po’ più il gluteo e un po’ meno i muscoli del gastrocnemio e della parte bassa delle gambe. L’espirazione è diversa. Attivi anche i muscoli del collo. I tricipiti sono attivati in maniera diversa. La postura è completamente diversa e quindi è anche un esercizio posturale.

Ganna pizzicato sulla Pinarello Bolide alla vigilia del Giro in Bulgaria (foto Instagram)
Ganna pizzicato sulla Pinarello Bolide alla vigilia del Giro in Bulgaria (foto Instagram)
Ganna pizzicato sulla Pinarello Bolide alla vigilia del Giro in Bulgaria (foto Instagram)
Ganna pizzicato sulla Pinarello Bolide alla vigilia del Giro in Bulgaria (foto Instagram)
Ma come ci si deve stare su questa bici in quei minuti? E’ solo bassa intensità o altro?

L’intensità deve essere bassa perché è comunque quella del defaticamento, però l’Eulalio della situazione potrebbe alternare qualche secondo al ritmo medio soprattutto se esegue questo defaticamento dopo una tappa facile. Poi chiaramente dovrebbe stare in posizione sulle protesi, perché se mette le mani sulle leve perde molti vantaggi. Sì, forse ha la sella più avanzata e angoli leggermente diversi, però conviene farlo in posizione da crono vera e propria.

Prima, Marco, hai accennato alla crono di Viareggio. Hai detto che dovrebbe durare sui 45’. Cosa ti aspetti da quella tappa: con che media si vincerà?

Molto dipenderà dal vento. Quella zona è simile a quella della crono della Tirreno-Adriatico. Ma secondo me si vincerà sui 55 di media, a meno che non ci sia vento contrario.

Poi non ci sono tante curve…

No, è una crono per specialisti puri. All’inizio vanno verso Sud, poi fanno un giro dentro Viareggio ma con delle curve relativamente ampie e tornano verso Massa. Solo poco prima dell’arrivo lasceranno il lungomare per andare verso l’interno leggermente in salita. Un dislivello minimo, seguito poi da un dislivello negativo altrettanto minimo. Non so, 1-1,5 per cento di pendenza.

La cronometro individuale Viareggio-Massa: 42 km con poche curve e appena più di 70 m di dislivello
La cronometro individuale Viareggio-Massa: 42 km con poche curve e appena più di 70 m di dislivello
La cronometro individuale Viareggio-Massa: 42 km con poche curve e appena più di 70 m di dislivello
La cronometro individuale Viareggio-Massa: 42 km con poche curve e appena più di 70 m di dislivello
Togliamo per un attimo il vento: l’assetto è già scritto?

Certo, ruote altissime davanti e lenticolari dietro. Tra l’altro il tempo sembra sarà stabile. Il vento ci sarà ma dovrebbe essere sui 15 all’ora. Anche se poi andrà visto per bene 48-24 ore prima. Di solito in quelle zone spira dal mare, quindi perpendicolare alla direzione di marcia dei corridori.

Se ci fosse vento contrario, questo avvantaggerebbe gli uomini di classifica che su carta sono più piccoli e quindi più aero?

Mica tanto, perché alla fine il vento contro prolunga il tempo di gara. E se uno perde il 3 per cento magari anziché lasciare sul campo 40” ce ne lascia 50”. Essendo una crono piatta contano i watt e non i watt/chilo. Su carta sì, il vento contro favorirebbe un pochino i corridori più piccoli, ma qui è proprio piatta.

Facciamo qualche nome. Oltre a Filippo Ganna, che è il favorito numero uno, chi altri vedi bene? Campenaerts per esempio?

Non ne sono sicuro, perché in Visma-Lease a Bike hanno sempre una politica di… gregariato e immagino non gli faranno sprecare troppe energie. Poi magari arrivando dopo il giorno di riposo avrà carta bianca, non so. Secondo me può fare bene Arensman, lui lo vedo parecchio messo bene e in palla. Poi ci sono Cavagna, Segaert può essere pericoloso, Nicholas Larsen e anche il buon Lorenzo Milesi.

Ben O'Connor è la speranza della Jayco-AlUla per la generale. Quest'anno l'australiano, tolto il prologo del Down Under, ha fatto solo la corno dell'UAE Tour
Ben O’Connor è la speranza della Jayco-AlUla per la generale. Quest’anno l’australiano, tolto il prologo del Down Under, ha fatto solo la crono dell’UAE Tour
Ben O'Connor è la speranza della Jayco-AlUla per la generale. Quest'anno l'australiano, tolto il prologo del Down Under, ha fatto solo la corno dell'UAE Tour
Ben O’Connor è la speranza della Jayco-AlUla per la generale. Quest’anno l’australiano, tolto il prologo del Down Under, ha fatto solo la crono dell’UAE Tour
E tra gli uomini di classifica? Il tuo Ben O’Connor?

Vingegaard è il più forte. Spero che O’Connor stia bene. Non andrà piano a cronometro. Lui arriverà tra il decimo e il quindicesimo posto, secondo me. E sarebbe una buona prova. E’ molto lunga questa crono.

E Pellizzari? E’ migliorato tanto e abbiamo notato un manubrio molto elaborato. Si vede che ci hanno lavorato proprio tanto…

Mi aspetto una buona prova da parte di Giulio Pellizzari. Forse tra gli uomini di classifica ci sarà solo Vingegaard che lo batterà. Alla Tirreno fece una buona crono. Poi consideriamo anche il fatto che questa tappa arriva dopo dieci giorni di gara: la fatica inizia a farsi sentire e inizia a essere un filo meno per specialisti.

Il fatto che arrivi dopo il giorno di riposo può essere un vantaggio per gli specialisti o per gli uomini di classifica?

Leggermente per gli specialisti. Se recuperano un po’, hanno più potenza da esprimere.

Giro d'Italia 2026, Paestum-Napoli, Davide Ballerini

Caduta, pioggia e teppisti, ma Napoli s’inchina a Ballerini

14.05.2026
6 min
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NAPOLI – E’ spuntato in controluce dal fondo del rettilineo e non si capiva chi fosse. La volata contro Stuyven e Magnier sembrava non dovesse mai finire, poi dall’acquazzone che ha lavato Napoli negli ultimi cinque minuti di corsa, è spuntata la faccia incredula e sfinita di Davide Ballerini, vincitore di tappa (in apertura abbracciato da Scaroni).

Quando è arrivato a fermarsi, il canturino si è accasciato sulla bici in mezzo ai massaggiatori della XDS-Astana, cercando di riprendere fiato. Abbracci, pacche e sorrisi frammisti a versi incomprensibili. Avrebbe dovuto tirare la volata a Malucelli, ma quando è caduto è stato proprio Matteo a gridargli di andare, che c’era il buco. E il Ballero ha eseguito alla perfezione. Volata napoletana da classiche del Nord, i primi tre non erano lì per caso.

Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord

Un tornante in pavé

Forse non tutti avevano bene a mente quell’ultima curva e lo strappo successivo. Difficile tutto sommato definirlo un arrivo in volata, per come si intende solitamente un traguardo per velocisti. Era chiaro, guardandolo bene, che non si sarebbe potuto lanciare una volata veloce. Era chiaro che da quella curva si sarebbe ripartiti quasi da fermi. Per cui, quando sono cadute le prime gocce di pioggia e il gruppo è entrato troppo allegro in quel tornante, la caduta è stata inevitabile. Chi è stato capace di entrarvi per primo, ha vinto la corsa.

«Penso di non rendermene conto ancora – dice a caldo Ballerini – ovviamente sapevo che bisognava entrare in testa all’ultima curva e ci sono riuscito. Poi ho visto a sinistra che i primi due sulla sinistra sono caduti. E neanche il tempo di rendermene conto e proprio Malucelli si è attaccato alla radio e mi ha detto di partire perché erano tutti caduti. L’ho fatto e ho sperato fino alla linea dell’arrivo che nessuno mi passasse».

Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi

Il treno di Milan

Milan, parlando in mezzo alla strada con un capannello di giornalisti, ha appena finito di dire che non capisce come mai si disegnino certi arrivi, se la scena deve essere per i velocisti. Dice che su queste strade bastano poche gocce di pioggia e sembra di andare sul ghiaccio. L’amarezza sul volto del friulano è lampante, ma fra i rimpianti di questo Giro, oggi c’è poco da recriminare.

Si potrebbe semmai ragionare sul livello del suo treno. Sul fatto che Stuyven avrebbero dovuto trattenerlo e che l’assenza di Teuns lo ha privato di un altro uomo chiave. Ma su questo finale, anche se ci fosse arrivato in testa con un compagno davanti, i suoi 84 chili sarebbero stati troppi per lanciarli in così poco spazio. Non era un arrivo per Milan.

Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla

Fra incredulità e pudore

Quando riagganciamo Ballerini, lui ha avuto il tempo per rendersi conto di aver vinto, ma dalle sue parole non traspare l’esaltazione che sarebbe lecito attendersi.

«I momenti duri nel ciclismo sono moltissimi – dice Ballerini – i momenti felici sono pochissimi rispetto alle ore e al tempo passato via da casa. Quindi bisogna vivere appieno le cose belle che ci capitano. Il momento più critico che puoi vivere è quando fai le cose per bene, ti alleni a casa, mangi, pesi il cibo, vai a letto presto alla sera per due mesi, poi vai alle gare e ti aspetti molto, invece i risultati non arrivano. Quello è il momento nel quale non ti devi abbattere, devi sempre restare positivo e continuare a spingere. Io dico sempre che prima o poi la ruota gira per tutti».

La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini

Vincere con Cavendish

Dice sorridendo di sentirsi un mezzo velocista, di quelli che in una tappa dura come quella di ieri a Potenza, riesce a salvare la gamba e si ritrova con più energie nei giorni successivi. Eppure mentre parla, ci assale quasi il dubbio che si senta in imbarazzo. E allora per capire meglio, gli chiediamo se non si sia sentito più appagato, aiutando Cavendish a stabilire il record di tappe del Tour.

«Devo dire la verità – conferma Ballerini – quando vinceva Cavendish era davvero come se vincessi io. Abbiamo fatto tanti ritiri, tanti giorni insieme. Si vedono più i compagni che la famiglia e insieme si provano tantissime emozioni, anche extra ciclistiche. Ognuno ha il suo compito preciso e quando questo lavoro viene ripagato, è come una vittoria. C’è anche da dire che si lavora, ma vince uno solo. Eppure in cuore mio so di aver aiutato Mark, so che è fiero di me. Ed è un bagaglio di esperienza che mi sono portato dietro e per questo devo ringraziare sia lui sia Morkov e le altre persone coinvolte in quel progetto.

«Oggi ho vinto io – prosegue Ballerini – sapevo che c’erano questi sanpietrini, sapevamo che erano molto sconnessi e sapevo anche che c’era possibilità di pioggia. Tutti sanno che qui appena c’è un po’ d’acqua, la strada diventa scivolosa. Però in certi arrivi, stacchi il cervello. Se pensi a queste cose, tiri i freni e la volata non la fai. E comunque serve anche un po’ d fortuna. Accanto a me sono caduti in tre, bastava che andassi poco più forte e sarei caduto anche io. Non sembra, ma nel ciclismo servono testa, gambe e anche molta fortuna».

Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori

Il sogno delle classiche

Gli fanno notare che ha vinto su uno strappo in pavé e in un giorno di pioggia, dove sono servite tutte le abilità di un corridore che sogna da sempre di primeggiare nelle classiche del pavé. Lui alza lo sguardo e si capisce che al Nord sia legata una sua piccola malinconia.

«Quest’anno sono andato al Nord – spiega Ballerini – con l’intento di fare qualche buon risultato. Ovviamente so che vincere è difficile, perché ci sono quei tre o quattro veramente forti e difficili da raggiungere. Però mi aspettavo un piazzamento o qualcosa che mi ripagasse per tutta la fatica che ho fatto, invece non è arrivato. Ebbene, bisogna continuare a spingere. Le classiche mi sono sempre piaciute, mi piaceranno sempre. Ho il cuore in Belgio, questo è sicuro, e ci riproverò fino alla fine».

Peccato per la caduta, felici per Ballerini: ragazzo di cuore e grande atleta. E peccato per quei due stupidi che a Marigliano, in prossimità di una rotonda, hanno tentato di far cadere i corridori, mentre il terzo li riprendeva col cellulare. In qualità di presidente dell’ACCPI e referente del CPA, Cristian Salvato ha detto che sarà sporta denuncia. La Polizia li ha identificati e per entrambi è scattato il daspo. E’ incredibile la mancanza di empatia di certe persone, incapaci di capire il male che avrebbero potuto causare. La vita degli altri non è un videogame o il trend di qualche stupido social.

Trofeo Frare 2026, Lorenzo Mottes, UC Trevigiani-Energiapura Marchiol 2026 (foto XPIX)

Mottes: la prima vittoria da U23 e la voglia di provarci ancora

14.05.2026
5 min
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Con il quinto posto del Gran Premio Liberazione e la vittoria al Premio Frare, la settimana successiva, Lorenzo Mottes ha trovato il primo successo nella categoria under 23. Lo ha fatto al terzo anno, in maglia UC Trevigiani Energiapura Marchiol, la squadra che lo ha accolto dopo la parentesi di due stagioni alla Bahrain Victorious Development (che nel 2024 si chiamava ancora CTF Victorious). Il ragazzo che al Giro della Lunigiana, nel 2023, riuscì ad imporsi in una tappa e ad attirare tante attenzioni su di sé sembra essersi ritrovato. Il merito, oltre che suo, è anche della formazione guidata da Rino De Candido. 

Lorenzo Mottes, UC Trevigiani-Energiapura Marchiol 2026 (foto XPIX)
Lorenzo Mottes da quest’anno corre con la UC Trevigiani-Energiapura Marchiol (foto XPIX)
Lorenzo Mottes, UC Trevigiani-Energiapura Marchiol 2026 (foto XPIX)
Lorenzo Mottes da quest’anno corre con la UC Trevigiani-Energiapura Marchiol (foto XPIX)

Diventare grande

Il ragazzo di Trento, che tra Friuli e Veneto sta rincorrendo il sogno di diventare un professionista, era alla ricerca di queste conferme. La vittoria del 3 maggio scorso a Vittorio Veneto è una bella iniezione di fiducia, anche se il cammino è ancora lungo (in apertura foto XPIX). 

«Sto crescendo piano piano in questa stagione – racconta dalla casetta della U.C. Trevigiani – e a metà aprile ho notato un miglioramento netto nella mia condizione. Anche se non penso di essere ancora nella mia massima forma. Sto iniziando a pedalare forte, direi che il successo di settimana scorsa ripaga in termini di fiducia e di sicurezza. Ho ritrovato sensazioni che mi erano mancate in questi ultimi due anni».

Mottes nei suoi primi due anni da U23 ha corso con il CTF Victorious, diventato poi Bahrain Victorious Development (foto Instagram)
Mottes nei suoi primi due anni da U23 ha corso con il CTF Victorious, diventato poi Bahrain Victorious Development (foto Instagram)
Intendi negli anni alla Bahrain Victorious?

Quello che mi è mancato nei due anni in cui ho corso lì sono state le prestazioni, non andavo quanto avrei dovuto. Se sapessi dire il perché lo avrei risolto, senza magari il fatto di dover cambiare aria e ripartire. A livello tecnico, in realtà, non è cambiato molto. 

E’ stata una questione di testa?

Probabilmente sì, avevo bisogno di una squadra con un ambiente più familiare nella quale ripartire e trovare quella fiducia in me che avevo perso. Ora sto trovando la mia strada, cosa che in tanti mi avevano pronosticato quando ero passato al CTF.

Come ti sei sentito in questi anni?

Vedevo gli altri andare forte, mentre io faticavo tanto, mentalmente questa cosa mi ha fatto andare giù. Mi sono sentito come se fossi fuori posto, un amatore in mezzo a un gruppo di professionisti. 

Non riuscivi a fare ciò che ti mettevi in testa?

Mi veniva da mollare prima, dentro di me dicevo: «Tanto questi sono più forti». Non ho nemmeno avuto delle occasioni, ma semplicemente perché non le meritavo. Mi sono trovato senza possibilità e senza nemmeno le gambe per provarci. 

Quali erano le tue aspettative quando sei passato con il CTF?

Mi sarei aspettato di andare bene, crescere e nel giro di due stagioni di trovarmi a fare il salto tra i professionisti, o almeno provarci. Invece le cose sono andate in maniera totalmente differente…

campionato europeo juniores 2023, juniores, Lorenzo Mottes, Italia
Nel 2023 Lorenzo Mottes conquistò anche la convocazione per i campionati europei juniores in Olanda
campionato europeo juniores 2023, juniores, Lorenzo Mottes, Italia
Nel 2023 Lorenzo Mottes conquistò anche la convocazione per i campionati europei juniores in Olanda
Cosa è servito per ripartire?

Non è stato facile, i risultati arrivati nelle ultime corse sono serviti, ma so che devo fare qualcosa in più, essere costante e farmi vedere anche negli impegni internazionali. Mentalmente rimboccarmi le maniche e riprovarci mi è venuto spontaneo, anche perché la voglia di vincere e di arrivare è rimasta sempre la stessa. 

La vittoria al Trofeo Frare ti ha dato qualcosa in più?

In un certo senso. Quando ho vinto ero felice ma non troppo, perché un po’ ho ripensato alle due stagioni che ho sprecato. Anche se gli anni al CTF, diventato poi devo team della Bahrain Victorious, mi hanno fatto capire cos’è il ciclismo e come funziona. Guardo a quella parentesi con un po’ di rammarico perché l’occasione era grande, ma non tutto arriva subito. 

Lorenzo Mottes, UC Trevigiani-Energiapura Marchiol 2026 (foto XPIX)
In questa stagione Lorenzo Mottes è alla ricerca di quella serenità necessaria per trovare la sua miglior versione (foto XPIX)
Lorenzo Mottes, UC Trevigiani-Energiapura Marchiol 2026 (foto XPIX)
In questa stagione Lorenzo Mottes è alla ricerca di quella serenità necessaria per trovare la sua miglior versione (foto XPIX)
Ora cosa manca per arrivare ad essere competitivo anche nelle gare internazionali?

Penso di esserci vicino, miglioro ogni settimana e sento che la condizione continua a crescere. Se adesso dovessi rifare una gara di quel livello, come Belvedere o Piva, probabilmente andrei meglio. 

Segno che la testa gioca un ruolo importante, no?

Fondamentale, ma devo anche ringraziare la Trevigiani e il suo staff per avermi permesso di riprovarci e crescere. Da quest’anno sto anche lavorando con Claudio Cucinotta, mi trovo bene con lui sia in bici che fuori. Sento di essere più leggero, ma l’impegno che ci metto è sempre lo stesso. Il sogno è ancora acceso.

Allenamento, qualità, volume, donne

Troppa qualità? Giovine: «Il volume resta alla base»

14.05.2026
6 min
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Parlando con qualche tecnico, soprattutto di squadre giovanili, abbiamo scoperto che oggi tanti ragazzi, ma anche qualche pro’, tendono a fare più qualità rispetto a poco tempo fa. E questa non è assolutamente una novità. Ma in qualche caso si esagera anche, a discapito dell’endurance.

Ne abbiamo parlato con Dario Giovine, preparatore della UAE ADQ. Com’è lo stato delle cose? Davvero è così? E cosa succede se si sposta troppo l’equilibrio verso la qualità (in apertura foto Facebook UAE Adq)?

Qualità, Giovine
Dario Giovine è coach e diesse in forza alla UAE Adq
Qualità
Dario Giovine è coach e diesse in forza alla UAE Adq
Dario, si parla sempre più di qualità. E’ importante farla, e lo sappiamo, ma c’è anche un limite in cui si va oltre?

Andrò un po’ controcorrente, ma da quel che sto vedendo quella tendenza della troppa intensità al momento non la vedo. Piuttosto mi sembra che ci sia sicuramente un’attenzione ai dettagli molto maggiore rispetto al passato, ma questa sproporzione tra intensità e volume c’è stata forse all’inizio dell’avvento dei misuratori di potenza, dove sembrava che tutto fosse sostituibile solo con dei lavori super mirati. Però in realtà ad alto livello nessuno si è mai dimenticato che il vero focus è la capacità aerobica per quello che ci interessa.

E cosa succede se si va verso quella sproporzione?

Se faccio quasi solo intensità, e non sono supportato da un adeguato volume, è controproducente, perché non sono in grado neanche di sostenerla tutta quell’intensità. A livello fisiologico dobbiamo ricordarci che comunque ci sono delle centrali energetiche, dei centri di produzione di energia che sono i mitocondri e la biogenesi mitocondriale è stimolata assolutamente con il lavoro aerobico lungo e sostenibile a bassa intensità.

Che cosa significa?

Che la capacità di produrre energia è di lunga durata e senza la fase di volume perdiamo veramente la base sulla quale poi si vanno a sostenere i lavori di intensità, i lavori specifici. Oltre a questo ci si collega direttamente al fatto dell’utilizzo dei substrati energetici, quindi il fatto di andare a preferire molta più qualità rispetto al volume rischia poi di spostare il funzionamento dell’atleta verso un utilizzo troppo carboidrato-dipendente.

E dei carbo proprio ti avremmo chiesto. Quanto incidono su un eventuale sbilanciamento verso la qualità? Visto che se ne assumono sempre di più, puoi lavorare a ritmi sempre più alti e, tra virgolette, viene un po’ meno l’endurance…

Esatto, diciamo che per quanto riguarda i giorni di altissima intensità, che sono sicuramente fondamentali nel computo finale di una stagione e di una preparazione atletica, ci sono dei giorni veramente intensi dove anche la prescrizione, spesso coordinata tra preparatore e nutrizionista, è determinante. E questa prescrizione è quella di mangiare molti carboidrati per sostenere l’intensità, per ripetere gli sforzi e soprattutto anche per allenare l’intestino a utilizzare la maggior quantità possibile dei carboidrati che ingerisco.

Il training gut è alla base dell’equilibrio fra volume e intensità secondo Giovine
Il training gut è alla base dell’equilibrio fra volume e intensità secondo Giovine
E anche a tollerarli?

Anche a tollerarli, ma ormai soprattutto ad utilizzarli tutti. O il più possibile. Perché non è detto che se io ingerisco 100 grammi ne utilizzo 100. Anzi… Quindi più il mio intestino è abituato a riceverli in situazioni tipiche di fatica e di intensità e più sarà capace di utilizzare la maggior parte di quello che gli do.

E in questo modo la performance dura nel tempo…

Nel ciclismo moderno si parla sempre più spesso di durability (capacità di performare nel corso del tempo, ndr), ma se l’atleta non ha una buona capacità di ossidare i lipidi, risparmiando quel famoso glicogeno muscolare per aumentare, la durability crolla. Ha utilizzato la sua benzina migliore nelle fasi iniziali per produrre picchi elevati. E va benissimo, però quello che il volume ti permette di fare è essere molto efficiente nell’ossidare i grassi.

Cosa vuol dire in soldoni?

Che riesci ad arrivare ad alta velocità e ad alta intensità di wattaggi risparmiando la benzina più “super”, quella più veloce. Quindi il volume non è un fattore da sottovalutare, ma è ancora la base sulla quale si forma poi anche l’alta intensità successiva, quella che abbiamo chiamato qualità.

I ragazzi oggi molto spesso tendono a fare quel che vedono dai pro’. Che tu sappia c’è qualcuno che esagera in fatto di qualità a scapito del volume?

I grandi nomi fanno vedere anche discretamente quello che fanno, in maniera limpida. Magari nascondono qualche dato, ma la loro preparazione è alla portata di tutti. E da quel che vedo io non c’è nessuno, né a livello maschile né femminile, che non faccia delle grandi sessioni di volume. Per dire, sono ritornate in voga anche le sette ore o più.

Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)
I grandi big corrono meno e si allenano di più proprio per rispettare le fasi di volume e lavori di qualità (foto UAE Team Emirates/Fizza)
Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)
I grandi big corrono meno e si allenano di più proprio per rispettare le fasi di volume e lavori di qualità (foto UAE Team Emirates/Fizza)
Insomma, è quasi il contrario, almeno nel ciclismo di un certo livello: altro che troppa qualità…

Forse fino a un po’ di tempo fa si stavano perdendo questi dogmi dell’endurance. Ma adesso, proprio perché le conoscenze fisiologiche sono veramente alla portata di tutti, qualsiasi preparatore non può esimersi dal comprendere che il volume, la biogenesi mitocondriale e l’ossidazione dei grassi siano fondamentali per la performance. Però il problema qual è?

Qual è?

E’ che bisogna stare attenti, perché c’è anche l’altra faccia della medaglia. Il volume fa bene, ma non è la panacea di tutti i mali. Perché così come la tantissima qualità può stancare tantissimo a livello sistemico e rendere il recupero molto rallentato, anche il grande volume richiede un dispendio calorico energetico elevato. Una sessione lunga a medio-bassa intensità richiede un grande utilizzo di kilojoule. Basta una mancata integrazione nutrizionale o un deficit calorico protratto nel tempo per portare a dei problemi sul lungo-medio periodo.

E’ un problema che si riscontra spesso?

Si parla moltissimo proprio di questo: della sindrome RED-S, cioè problemi di malfunzionamento generale dovuti alla bassa disponibilità energetica. Da qui il calo delle difese immunitarie, il sonno alterato, il recupero basso. E anche a livello ormonale si vedono un sacco di valori sballati. Quindi secondo me non è più volume contro qualità, ma saper gestire veramente bene l’equilibrio tra le calorie bruciate e quelle ingerite.

Qualità
Qualità e quantità: oggi uomini e donne, percorrono mediamente 6-8.000 chilometri in meno rispetto a qualche anno fa
Qualità e quantità: oggi uomini e donne, percorrono mediamente 6-8.000 chilometri in meno rispetto a qualche anno fa
Oggi un professionista o una professionista mediamente, tra gare e allenamento, quanti chilometri fanno in un anno? E in quali percentuali di volume divideresti questi chilometri?

Dipende un po’ dall’approccio del preparatore. Si parla spesso di approccio polarizzato e di approccio piramidale: in entrambi i casi la porzione di volume a bassa intensità è tantissima. Per il polarizzato si parla di 80-20: il classico 80 per cento di bassa intensità contro il 20 per cento di alta intensità. Poi è ovvio che dipende anche dal tipo di corridore e da quanti giorni di corsa si fanno. Se andiamo a vedere i grandi leader tendono a non fare troppi giorni di corsa proprio per quello, perché poi hanno bisogno di un grande volume per sostenere le grandissime intensità che dovranno andare a fare. Quindi a livello di chilometri è difficile rispondere.

Insomma non ci saranno più i 32.000-35.000 chilometri di 20 anni fa? Tuttavia il volume resta centrale…

Una donna, tra gare e allenamenti, in media sta sui 20.000 chilometri l’anno. Ripeto, in media. C’è anche quella più giovane che magari si ferma a 17.000 e chi ne fa 25.000. E lo stesso vale per gli uomini, ma con 5.000 chilometri in più. Le stagioni poi sono più lunghe ed è pressoché impossibile fare quattro mesi di fondo come si faceva una volta.