Carlo Giorgi smette dopo 40 anni: «Il ciclismo non è più passione»

13.07.2025
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«Dopo 40 anni di attività succede di dire basta – dice Carlo Giorgi, presidente del team Fratelli Giorginon è una questione di soldi, ma burocratica». La voce si ferma e non vorrebbe andare avanti. Dopo così tanti anni nel ciclismo, magari Carlo Giorgi non sente la necessità di parlare, ma ha tante cose da dire. Non vorrebbe nemmeno dirle, la decisione di chiudere la squadra dopo tanti anni è arrivata qualche stagione fa. 

«Ho deciso che avrei smesso da tre anni ormai – continua – ma non l’ho detto a nessuno. Avevo tanti pensieri sul ciclismo giovanile e su com’è cambiato, ma avevo deciso di tenerli per me».

Carlo Giorgi ha deciso di chiudere il Team Fratelli Giorgi dopo 30 anni di attività (foto Facebook Team Fratelli Giorgi)
Carlo Giorgi ha deciso di chiudere il Team Fratelli Giorgi dopo 30 anni di attività (foto Facebook Team Fratelli Giorgi)

Un sistema che non funziona

Carlo Giorgi sembra un uomo di poche parole e magari lo è anche, ma se per quarant’anni ha avuto la forza e la volontà di tenere in piedi una squadra giovanile, vuol dire che la passione per questo sport e per i ragazzi è sempre stata radicata in lui. Per questo sentire che dal 2026 non avremo più il team Fratelli Giorgi ci fa capire che il ciclismo giovanile ha preso una piega difficile da raddrizzare. Se nemmeno la passione di un uomo che ha sempre amato il ciclismo riesce a far superare ostacoli e difficoltà, allora è arrivato il momento di farci (e fargli) qualche domanda. 

«Ogni anno – racconta Carlo Giorgi – c’erano e ci sono sempre più problemi nel gestire una società giovanile. Capirà chi di dovere (la Federazione in primis, ndr) se c’è qualche motivo alla base della chiusura di tante squadre juniores. Le responsabilità aumentano e nessuno ci dà una mano, tutto grava sulle nostre spalle». 

Carlo Giorgi si è preoccupato di trovare una nuova squadra ai suoi collaboratori e ragazzi (photors.it)
Carlo Giorgi si è preoccupato di trovare una nuova squadra ai suoi collaboratori e ragazzi (photors.it)
Non c’era nessuno pronto a prendere in mano la squadra?

No, ai miei figli non interessa, quindi nulla… Ma li capisco, è diventato come avere un secondo lavoro con tantissime responsabilità e nessuna tutela. 

Cosa prova nel chiudere la sua squadra dopo 40 anni?

Nella vita c’è sempre un inizio e una fine. Tre anni fa avevo già deciso che sarei arrivato fino a qui. Lo avevo già comunicato agli sponsor. Basta, questo mondo non mi piace più.

Cosa non le piace più?

Tanti aspetti. I ragazzi non corrono più per amore verso questo sport, i procuratori arrivano a prendere gli atleti fin dagli allievi (ieri abbiamo letto di Tommaso Cingolani, campione italiano allievi, già ingaggiato dai Carera, ndr). Ormai la categoria juniores è diventato il fanalino del professionismo, vengono a prendere ragazzini di 18 anni per portarli già nel WorldTour. Anche le squadre dilettantistiche (le under 23, ndr) non esisteranno più. Prima tutto era diviso e ogni categoria aveva i suoi passi. 

La categoria juniores si sta sempre più assottigliando perdendo ragazzi e team (photors.it)
La categoria juniores si sta sempre più assottigliando perdendo ragazzi e team (photors.it)
Ora è tutto insieme?

I ragazzi a 16 anni vincono una corsa e si sentono dei professionisti (e li trattano come professionisti, ndr). Poi arrivano tra gli juniores e se vincono una o due gare pretendono di diventare grandi subito. Vogliono la  bici nuova ogni anno e se non gliela dai vanno a cercare una squadra nuova. Senza considerare la burocrazia.

Ha un peso importante?

E’ anche per colpa di tutte queste carte che smetto. E’ un lavoro con oneri e responsabilità e nessuna tutela. Rischio più a fare la squadra che il mio vero lavoro. Secondo voi perché le gare continuano a diminuire? Ve lo dico io…

Procuratori e team WorldTour vengono a prendere ragazzi sempre più giovani rendendo difficile il lavoro alle squadre giovanili (photors.it)
Procuratori e team WorldTour vengono a prendere ragazzi sempre più giovani rendendo difficile il lavoro alle squadre giovanili (photors.it)
Prego.

Organizzo e continuerò a organizzare una gara (il Trofeo Vittorio Giorgi, ndr). Ma avete idea di quante cose servono adesso? Devi avere il giusto numero di macchine per garantire la scorta, i volontari devono aver fatto dei corsi, poi c’è l’assicurazione. Devi solamente pagare e non torna nulla: non parlo di soldi, ma di riconoscimento. Sembra che tutto sia dovuto. Ma vi faccio un’altra domanda.

Dica pure…

Secondo voi quanta gente rimarrà disposta a lavorare così? Pochissimi. Guardate le gare giovanili e notate l’età degli accompagnatori, sono tutte persone della mia età o dai cinquant’anni in su. Ho fatto crescere tanti ragazzi e solamente uno o due vengono alle gare ogni tanto per dare una mano. I giovani hanno in testa altro, giustamente, il ciclismo alla fine è uno sport povero.

Tanti ragazzi hanno corso nel team Giorgi (qui Privitera) e poi sono passati nei vivai WT, senza alcun riconoscimento economico per il team juniores
Tanti ragazzi hanno corso nel team Giorgi (qui Privitera) e poi sono passati nei vivai WT, senza alcun riconoscimento economico per il team juniores
Soprattutto per le squadre giovanili…

Tanti ragazzi sono cresciuti nella mia squadra e diventati professionisti e quando passano al team che li ha cresciuti non è riconosciuto nessun rimborso. Come si fa ad andare avanti se ci chiedono solamente di mettere soldi e non abbiamo tutele? Bisogna dare una mano alle società, non si può vivere con i soli investimenti dei privati

Qualcuno capirà prima o poi?

Vedremo. Vi faccio un altro esempio: nell’ultima gara che ho organizzato un ragazzo ha preso una borraccia al di fuori della zona prestabilita e il giudice è venuto a fine gara dicendomi che dovevo pagare una multa. Gli ho chiesto se loro vengono la domenica con l’obiettivo di prendere più soldi possibile. Non è più ciclismo, è politica. Semplicemente dopo 40 anni mi sono stancato.

Le ruote Ursus sono di nuovo “in corsa” al Tour de France

10.07.2025
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Il mondo del ciclismo vive in queste settimane uno degli eventi più attesi dell’anno: il Tour de France. Per il brand veneto produttore di ruote e componenti Ursus, questo appuntamento segna un ritorno significativo sulle strade della Grande Boucle, forte della partnership con il Team Picnic-PostNL. L’obiettivo è chiaro: replicare il successo di tappa ottenuto al Giro d’Italia. Consolidando l’eccellente feedback raccolto dalle ruote PROXIMA Team Edition, autentico fiore all’occhiello della produzione Ursus.

Ursus è schierata al fianco del Team Picnic-PostNL, un rientro nella corsa a tappe più prestigiosa, ma anche una prima assoluta nel WorldTour. Dopo le esperienze tra il 2020 e il 2021 con il Team Total Energies, il 2025 rappresenta un’opportunità unica per Ursus di scrivere una nuova pagina nella sua storia, mirando alla prima vittoria di tappa assoluta al Tour de France.

L’ambizione è palpabile, come è naturale quando si compete sul palcoscenico più importante del ciclismo mondiale. Tuttavia, Ursus e Picnic-PostNL affrontano questa sfida con convinzione e fiducia nei propri mezzi. Il recente Giro d’Italia ha dimostrato il potenziale della formazione olandese, capace di sorprendere con la vittoria in volata di Casper Van Uden a Lecce. Questo successo ha evidenziato non solo la determinazione del team, ma anche la qualità dei mezzi tecnici a loro disposizione, in primis le ruote in carbonioUrsus PROXIMA Team Edition.

Mentre le vittorie di tappa saranno prioritarie per il Team Picnic-PostNL, non mancherà l’attenzione per la classifica generale. Il giovane talento britannico Oscar Onley, reduce da un’ottima performance al Giro di Svizzera, avrà l’opportunità di mettersi alla prova con un occhio alla generale. Nelle volate, Tobias Lund Andresen e Pavel Bittner cercheranno di emulare l’exploit di Casper Van Uden, puntando a replicare il successo nello sprint. Per le tappe più impegnative, il team potrà contare su corridori come Warren Barguil, già maglia a pois al Tour, e Frank Van den Broek. Completano la rosa Tim Naberman, Sean Flynn e Niklas Märkl, tutti pronti a dare il loro contributo per gli obiettivi del team.

Ecco gli otto atleti del Team Picnic PostNL che saranno impegnati in questo Tour de France
Gil atleti del Team Picnic PostNL correranno al Tour de France con le ruote PROXIMA Team Edition

Tecnologia al servizio della performance

Le ruote PROXIMA Team Edition sono il frutto dell’ingegneria Ursus, sviluppate con l’obiettivo di combinare in modo ottimale leggerezza, affidabilità e scorrevolezza. Queste tre caratteristiche sono cruciali nel ciclismo moderno, garantendo la massima reattività e stabilità, oltre a un’eccellente versatilità d’uso in ogni condizione.

Disponibili in quattro versioni con profili da 35, 40, 50 e 60 mm, i cerchi in fibra di carbonio con finitura unidirezionale presentano un canale interno di 23 mm. Questa configurazione permette di ospitare copertoni a partire da 28 mm, sia in versione tubeless che con camera d’aria tradizionale, offrendo flessibilità e adattabilità alle diverse esigenze dei corridori e dei percorsi.

l cuore delle PROXIMA Team Edition è l’esclusivo mozzo U-RS Xeramik. Realizzato in lega di alluminio Ergal AI 7075, e dotato di cuscinetti ceramici, assicura una scorrevolezza e reattività superiori. A questo si aggiunge la tecnologia “minihook”, che ottimizza il peso del cerchio e la ritenzione del copertone, migliorando significativamente la stabilità e la tenuta in curva, aspetti fondamentali per la sicurezza e la performance ad alte velocità.

Il britannico Oscar Onley sarà l’uomo di classifica per il team olandese
Il britannico Oscar Onley sarà l’uomo di classifica per il team olandese

#BehindTheRace:

Come già sperimentato durante il Giro d’Italia, Ursus continuerà inoltre ad offrire ai propri follower uno sguardo esclusivo dietro le quinte della corsa. Il progetto #BehindTheRace proseguirà anche sulle strade francesi, grazie alla lente della “crew” fotografica di Poci’s Pix. Questo racconto immersivo sarà sviluppato in tre appuntamenti settimanali, con contenuti speciali disponibili sui profili social di Ursus (Instagram e Facebook) e attraverso la newsletter ufficiale (registrandosi su ursus.it). Un’occasione imperdibile per gli appassionati di vivere il Tour de France da una prospettiva unica e ravvicinata.

Il ritorno di Ursus al Tour de France promette di essere un evento chiave per l’azienda italiana. Riusciranno le ruote PROXIMA Team Edition e il Team Picnic-PostNL a conquistare una vittoria di tappa e a lasciare il segno nella storia della Grande Boucle?

Ursus

Conca ha aperto lo scrigno, ma il problema parte dai giovani

08.07.2025
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Le vicende del ciclismo italiano continuano a tenere banco, la vittoria del campionato italiano da parte di Filippo Conca ha aperto un cassetto pieno di problemi fino ad adesso tenuti nascosti. Come quando nel fare pulizia si ritrovano carte appallottolate e piegate in malo modo, messe in un angolo nella speranza che qualcuno se ne dimenticasse. Ma come accade con le multe il tempo accumula, non dimentica. Ci siamo così trovati, in una calda domenica di fine giugno, con un ciclista che ha deciso di aprire quel cassetto ormai nascosto dalla polvere. Ma il problema è ben più radicato e parte dai giovani

Era necessario prima o poi venire a patti con la realtà. Le parole che lo stesso Conca ci ha regalato qualche giorno dopo ci hanno permesso di fermarci e cercare delle risposte. Un ragazzo di 26 anni, scaricato dal ciclismo professionistico con la fretta che ormai lo contraddistingue, ha avuto la forza di non arrendersi e ripartire. Gli è costato tanto: fatica, impegno e tanti bocconi amari da mandare giù. 

Il tricolore di Conca ha aperto il dibattito, il ciclismo è a un punto di svolta?
Il tricolore di Conca ha aperto il dibattito, il ciclismo è a un punto di svolta?

Una piramide che crolla

La deriva del movimento è partita però dal ciclismo giovanile, la sua gestione è ormai in mano a pochi soggetti che non sempre fanno il bene dell’atleta. Si vanno a cercare i talenti in categorie che prima servivano a raccontare quanto i giovani amassero andare in bici. Ora quei giovani amano ancora andare in bici? La risposta per certi versi è “sì” ma non dobbiamo farci ingannare. 

«Quello che ci ha dimostrato la storia di Conca – analizza Stefano Garzelli, in questi giorni impegnato con il commento tecnico della RAI al Tour de Franceè che un corridore di 26 anni è considerato vecchio. Nel dirlo provo un gran senso di rabbia. La sua carriera è un insieme di episodi che si possono ripetere e possono coinvolgere tutti. Una serie di problemi fisici e in quattro anni Conca si è trovato fuori dal ciclismo professionistico. Un ragazzo come lui non ha trovato nessuno che lo facesse correre, nemmeno una continental».

La caccia agli juniores porta a una professionalizzazione della categoria, non sempre un bene per dei ragazzi giovani
La caccia agli juniores porta a una professionalizzazione della categoria, non sempre un bene per dei ragazzi giovani
E’ il segno che forse si sta esagerando in questo continuo ricambio?

I corridori giovani non hanno tempo per crescere, ora stiamo vedendo test di ragazzi giovani (juniores, ndr) con numeri impressionanti. Ma poi, in corsa, come riesci a gestire il tuo potenziale se ti mettono a fare il lavoro sporco? La vera domanda è cosa stiamo chiedendo ai giovani? Perché poi se non performi e non porti punti, ti lasciano a casa. 

Il rischio è di vedere sempre più ragazzi come Conca.

Sì, ma a 25 anni un corridore non è finito, anzi. E’ appena entrato nella sua completa maturazione fisica e mentale. Non si guarda più a ragazzi di questa età, ma agli juniores. La cosa più spaventosa è che sono ragazzi giovani trattati come campioni, ma non lo sono. Esistono delle eccezioni, come è stato Evenepoel e ora Seixas. Anche se su quest’ultimo qualche dubbio sul fatto che stiano facendo un calendario esagerato ce l’ho. 

Il problema è che alle corse degli allievi ora trovi i procuratori, i tecnici non vanno più a vedere le categorie giovanili, si accontentano dei test…

Si fa credere ai ragazzi di essere entrati nel mondo del professionismo e poi non è vero. Non lo sono. C’è una lotta sfrenata per entrare nelle squadre development di formazioni WorldTour già dagli allievi. Per me il male più grande è l’aver lasciato carta bianca per i team juniores. Red Bull, Decathlon e tutti gli altri. Siamo davanti a specchietti per le allodole. 

I devo team juniores rischiano di creare una spaccatura all’interno del movimento (foto Instagram/ATPhotography)
I devo team juniores rischiano di creare una spaccatura all’interno del movimento (foto Instagram/ATPhotography)
Sembra che senza procuratore non puoi correre, anche a 17 anni.

Ognuno guarda al suo interesse, questo meccanismo che si è creato è incontrovertibile. Si dovrebbe lavorare per renderlo meno pressante. Ma se le squadre WorldTour continueranno a creare team giovanili, il sistema continuerà a prendere ragazzi sempre più giovani. 

Tanti ragazzi poi decidono di abbandonare la scuola.

Questo è un tema importante. Quando hai 16 anni la tua priorità devono essere gli studi. Invece adesso ti trovi davanti ragazzi che hanno delle vie “facilitate” o comunque che mettono in secondo piano l’istruzione. Anche io sono padre e mio figlio, che corre in Spagna (dove Garzelli e la sua famiglia vivono, ndr) si è trovato più volte a gareggiare contro ragazzi che si allenano 22 ore a settimana. Se vai a scuola e studi non hai tutto quel tempo per allenarti. Vi faccio un esempio.

Prego…

Qualche settimana fa mio figlio era a una gara riservata agli juniores in Spagna, erano in quarantotto al via, pochissimi. Il perché era presto detto, la settimana successiva c’era una gara più prestigiosa. Il rischio è di non avere più gare perché un organizzatore non avrà più interesse a fare una corsa per neanche cinquanta ragazzi. Tutti vogliono correre con la nazionale o con i devo team. Non esisteranno più le altre squadre, quelle “normali”.

Certe esperienze, come le prove di Nations Cup dovrebbero offrire la possibilità a tanti ragazzi di crescere e confrontarsi (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Certe esperienze, come le prove di Nations Cup dovrebbero offrire la possibilità a tanti ragazzi di crescere e confrontarsi (foto Eroica Juniores/Guido Rubino)
Tutti vogliono emergere, ma non c’è spazio.

Come possono starci tutti? Anche se un giorno tutte le diciotto squadre del WorldTour avranno dei team juniores, comunque i posti saranno limitati. E poi che calendario faranno? Scusate, ma a me la gara in cui i primi cinque erano gli atleti della Grenke Auto Eder (vivaio juniores della Red Bull, ndr) non ha senso. Cosa vuol dire andare alle corse e competere contro chi fa la vita di un diciassettenne “normale”?

Senza considerare che anche la nazionale sta diventando una cosa circoscritta a pochissimi.

Sono dell’idea che le federazioni nazionali dovrebbe dare la possibilità di correre al maggior numero di giovani possibile e non di lavorare con un cerchia di dieci ragazzi. Tutti si caricano di aspettative e si credono già arrivati, poi fanno interviste, eventi, foto. Sta anche ai media non esagerare in proclami e titoloni.

Vero…

Poi tutto diventa dovuto e si creano delle classi in base al talento. Ma a 16 anni, come detto prima, ci sono diversi fattori che incidono. Io sono contro queste esclusioni e alla creazioni di gruppi ristretti. E’ chiaro che se poi le diciotto formazioni WorldTour creano le squadre juniores e prendono i migliori allora il sistema si inceppa. 

Perché i team WorldTour al posto di creare formazioni non possono sostenere i team locali aiutandoli nella gestione? (foto ufficio stampa Nordest)
Perché i team WorldTour al posto di creare formazioni non possono sostenere i team locali aiutandoli nella gestione? (foto ufficio stampa Nordest)
Ci sarebbero tanti modi per far crescere in maniera uniforme i ragazzi.

Nel calcio le squadre hanno i loro team giovanili, ma anche una serie di squadre locali che fungono da team satellite. Il ciclismo non ha questa capillarità, ma grandi sponsor che possono permettersi di fare il WorldTour potrebbero dare una mano alle squadre giovanili senza surclassarle. Magari distribuendo la ricchezza (o anche organizzando corse così da tenere vivo il movimento, ndr). Sono contento per Conca, il suo risultato fa capire che certe dinamiche sono irreali, bisogna sperare che questo avvenimento non si asciughi come una goccia d’acqua nel deserto.

Mattio, il cammino continua: dal 2026 passerà nel WorldTour

01.07.2025
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Pietro Mattio è pronto a fare il salto definitivo, quello che può dare il via alla sua carriera da professionista, il cuneese dal 2026 entrerà nella formazione WorldTour della Visma Lease a Bike. Alla fine di tre anni nel devo team è arrivato il momento di cogliere i frutti del lavoro fatto. Una bella soddisfazione per uno dei primi ragazzi junior andato a correre in formazioni estere. Infatti nel 2023, quando fu annunciato il suo approdo nella squadra dei giovani calabroni, la curiosità intorno al suo percorso di crescita era molta. 

«E ora andrò a correre con i professionisti – ci racconta ai margini di una tappa del Giro Next Gen, in apertura foto DirectVelo/Xavier Pereyron – la musica cambierà ancora. Però se la squadra pensa che sono pronto mi fa sentire onorato e molto felice. Anche io penso sia arrivato il momento di fare questo step, in questi tre anni sono cresciuto molto grazie al lavoro fatto insieme al team. Non c’era prospettiva migliore che passare nel WorldTour con la formazione che mi ha fatto maturare sia atleticamente che umanamente».

Mattio aveva iniziato la stagione correndo con i professionisti. Qui al Tour of Oman
Mattio aveva iniziato la stagione correndo con i professionisti. Qui al Tour of Oman
In cosa senti di essere cresciuto?

Sotto tutti i punti di vista, sono arrivato che ero un ragazzino e mi hanno insegnato cosa volesse dire correre in una delle squadre più forti al mondo. In questi anni non abbiamo mai lasciato nulla al caso e sono riusciti a farmi sviluppare bene. L’obiettivo che ci eravamo posti è stato raggiunto e quindi proseguiamo verso altri

Qual era il vostro obiettivo?

Chiaramente ambire ad entrare nella formazione WorldTour. La Visma cerca di prendere ragazzi giovani da inserire nella formazione di sviluppo (quella under 23, ndr) e di portarli alla maturazione necessaria per poi entrare nel massimo livello del ciclismo. Non si parla tanto di risultati ma di crescita.

Uno dei primi obiettivi di Mattio per questa stagione era la Paris-Roubaix Espoirs chiusa al quinto posto (foto Visma Lease a Bike)
Uno dei primi obiettivi di Mattio per questa stagione era la Paris-Roubaix Espoirs chiusa al quinto posto (foto Visma Lease a Bike)
Vero, però gli atleti guardano anche al risultato, da questo punto di vista ti aspettavi qualcosa in più?

A essere sincero no. Mi aspettavo di raccogliere esattamente quello che avete visto. Il 2025 mi lascia soddisfatto, ho corso una bella Paris-Roubaix Espoirs che era l’obiettivo della prima parte di stagione e abbiamo fatto un buon Giro Next Gen (nel quale Mattio ha colto anche un terzo posto nella sesta tappa, ndr).

Con quali ambizioni e quale umore si entra nell’ultima parte del tuo cammino nel devo team?

Forse più rilassato perché non ho più la pressione addosso di dover dimostrare qualcosa. Era un fattore personale, la squadra non mi ha mai messo alcun tipo di fretta. Questa “rilassatezza” magari mi permetterà di correre più leggero e di provare a vincere una gara o qualcosa di più importante.

Al Giro Next Gen l’azzurro della Visma Lease a Bike Development ha ottenuto un ottimo terzo posto nella sesta tappa (foto La Presse)
Al Giro Next Gen l’azzurro della Visma Lease a Bike Development ha ottenuto un ottimo terzo posto nella sesta tappa (foto La Presse)
Magari chiudere il cerchio con una vittoria?

Questa sarebbe la cosa più bella ma vedremo come si svilupperà il resto della stagione. 

E con quali ambizioni inizi a pensare al prossimo futuro?

Sicuramente la stagione inizierà molto presto, di solito i primi anni partono dal Tour Down Under a gennaio. Non si sanno ancora i programmi ovviamente ma lavoreremo per arrivare pronti e dare subito supporto ai capitani. 

Mattio porterà con i professionisti tutto ciò che ha imparato in questi anni nel devo team, un percorso che gli ha fatto imparare tanto
Mattio porterà con i professionisti tutto ciò che ha imparato in questi anni nel devo team, un percorso che gli ha fatto imparare tanto
Che forse è una delle caratteristiche che ti ha contraddistinto maggiormente anche in questi anni da under 23?

Sì, mettermi al servizio dei miei compagni è la qualità che mi rispecchia maggiormente. L’ho fatto spesso e così come a questo Giro Next Gen lavorando per Nordhagen. 

Arrivi nella formazione WorldTour dove corre un altro italiano che ha caratteristiche simili alle tue, Affini. 

E’ uno degli uomini squadra più importanti della Visma, lo ha dimostrato in passato e al Giro accanto a Yates. Ora lo porteranno anche al Tour con Vingegaard. Ho già avuto modo di conoscere Affini lo scorso inverno in ritiro, abbiamo fatto un allenamento insieme. Sicuramente è un ragazzo dal quale posso imparare davvero molto. 

Guardando al Pietro che è entrato nel devo team giovanissimo e senza questi baffi qual è l’aspetto in cui ti senti maggiormente migliorato?

Il fisico (dice con un sorriso velato proprio sotto ai baffi, ndr). Sono cambiato molto con gli allenamenti, la squadra punta tanto sulla preparazione e mi hanno sempre permesso di arrivare al mio meglio negli appuntamenti più importanti. Mi hanno insegnato cosa vuol dire essere una squadra e questa cosa la porterò con me anche il prossimo anno.

Ursus rende omaggio a Romain Bardet e al suo ultimo Giro d’Italia

01.07.2025
3 min
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Nel mondo del ciclismo professionistico, alcuni atleti trascendono i confini nazionali e i palmares, guadagnandosi un posto speciale nel cuore degli appassionati. Romain Bardet è senza dubbio uno di questi. Il ciclista francese, recentemente ritiratosi dal ciclismo su strada al Critérium du Dauphiné, ha ricevuto un’ondata di affetto e riconoscenza da parte di colleghi e tifosi. 

Per celebrare la sua straordinaria carriera e la sua ultima partecipazione a un Grande Giro, Ursus – partner quest’anno del team WorldTour del corridore francese – ha realizzato un toccante video tributo, diffuso sui propri canali social ufficiali. Il filmato, girato durante l’ultimo Giro d’Italia, offre uno sguardo esclusivo dietro le quinte, catturando le emozioni e i momenti salienti che hanno caratterizzato la sua ultima grande corsa a tappe. Questa iniziativa rientra nel più ampio progetto di Ursus, “Behind the Race”, ideato per raccontare la sua prima stagione al fianco di un team WorldTour. 

Dal 2021, dopo tanti anni trascorsi nel gruppo AG2R, Bardet è stato un punto di riferimento e capitano del Team dsm-firmenich PostNL (ora Team Picnic-PostNL), contribuendo in modo significativo ai successi della formazione olandese.

Un percorso di emozioni e successi

La carriera di Romain Bardet è stata costellata di momenti memorabili e prestazioni che hanno infiammato gli animi dei tifosi. Il suo nome è indissolubilmente legato al Tour de France, dove ha conquistato un secondo posto assoluto nel 2016 e un terzo nel 2017. Ha vestito la prestigiosa maglia a pois nel 2019 e si è aggiudicato ben quattro tappe della Grande Boucle, indossando la maglia gialla per un giorno nel 2024 al traguardo di Rimini. Sebbene non sia riuscito a riportare in Francia il tanto agognato titolo del Tour, il trentaquattrenne di Brioude ha saputo conquistare l’ammirazione generale grazie al suo spirito combattivo e alla sua integrità.

Oltre ai successi al Tour, il palmarès di Bardet vanta vittorie importanti come il Tour of the Alps nel 2022 e il Tour de l’Ain nel 2013. Ha inoltre conquistato una tappa alla Vuelta a Espana e un brillante secondo posto ai campionati del mondo di Innsbruck nel 2018, alle spalle del leggendario Alejandro Valverde. Al di là dei risultati, è stato il suo stile di corsa audace e aggressivo – sempre all’attacco, sia in salita che in discesa – a renderlo un’icona e un beniamino per generazioni di appassionati di ciclismo.

Le Proxima Team Edition

Negli ultimi mesi della sua carriera professionistica su strada, Romain Bardet ha potuto contare sulle eccellenti qualità tecniche delle ruote Ursus Proxima Team Edition. Questo modello di punta, in dotazione nel corso di questa stagione al Team Picnic PostNL, ha giocato un ruolo cruciale nelle performance della squadra, che si sta distinguendo sempre più nelle gare più importanti del circuito WorldTour. La partnership tra Ursus e il team olandese testimonia l’impegno dell’azienda italiana nel fornire prodotti all’avanguardia che supportano gli atleti ai massimi livelli, contribuendo a scrivere nuove pagine nella storia del ciclismo.

Il tributo di Ursus a Romain Bardet non è solo un omaggio a un grande campione, ma anche il riconoscimento di un atleta che ha incarnato i valori di passione, resilienza e dedizione che contraddistinguono il ciclismo. La sua assenza dalle corse lascerà un vuoto, ma il suo lascito e l’impronta indelebile lasciata nel cuore dei tifosi continueranno a ispirare le future generazioni di ciclisti.

Ursus

Rudy Project: quattro decenni di innovazione e performance

30.06.2025
4 min
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Nel cuore delle pittoresche colline del Prosecco, l’antica e maestosa cornice di Castel Brando ha ospitato un evento memorabile: la celebrazione dei 40 anni di Rudy Project. Lo scorso 18 giugno, il celebre marchio trevigiano, sinonimo di occhiali sportivi, caschi da ciclismo e soluzioni ottiche di alta qualità, ha difatti ripercorso la sua storia di successi, innovazione e profonda passione per lo sport.

Fondata nel 1985 da Rodolfo “Rudy” Barbazza, Rudy Project è rimasta un’azienda a conduzione familiare, oggi guidata dai figli Cristiano, CEO, e Simone Barbazza, Direttore Marketing e Sostenibilità. L’evento, presentato dalla showgirl Justine Mattera e dalla conosciuta voce del ciclismo Eurosport, Luca Gregorio, ha riunito oltre 200 invitati, inclusi VIP, atleti di spicco, clienti, dipendenti, partner commerciali e rappresentanti dei media da tutta Europa.

Cristiano Barbazza CEO di Rudy Project
Cristiano Barbazza CEO di Rudy Project

Le origini leggendarie

La storia di Rudy Project è intrisa di aneddoti iconici, come la celebre scommessa tra Rodolfo Barbazza e il campione Moreno Argentin ai Mondiali di Colorado Springs del 1986.

«La sera prima della prova su strada – ha ricordato Cristiano Barbazza – eravamo nello stesso hotel della nazionale italiana e papà, giocando a biliardo, fece una scommessa con Moreno: indossa i miei occhiali domani e vinci, e io ti sponsorizzo per il futuro… Argentin vinse la prova su strada, portando il primo occhiale Rudy Project, il Super Performance, alla ribalta mondiale e segnando l’inizio di una partnership duratura».

E proprio per onorare questo momento storico, l’azienda ha presentato il Performance 40, una riedizione esclusiva dell’occhiale originale. Realizzato in titanio con tecnologia di stampa 3D e prodotto in soli 100 esemplari. Questo modello rappresenta un vero e proprio pezzo da collezione per gli amanti della storia del ciclismo e del design innovativo…

Cristiano Barbazza ha invece enfatizzato i valori fondamentali che hanno guidato la crescita del marchio: curiosità, attenzione ai dettagli, passione per lo sport e una ricerca incessante dell’innovazione. “Il futuro di Rudy Project è evolvere,” ha dichiarato, ribadendo l’impegno dell’azienda in sostenibilità, tecnologia, sicurezza, eccellenza del Made in Italy e stile.

Alla festa è intervenuto anche Antonio Tiberi, corridore del Team Bahrain Victorious del quale il brand è partner tecnico
Alla festa è intervenuto anche Antonio Tiberi, corridore del Team Bahrain Victorious del quale il brand è partner tecnico

“Ride to Zero”

Simone Barbazza ha illustrato le novità per il 2026 ribadendo l’importanza del percorso sostenibile intrapreso da Rudy Project con il progetto “Ride to Zero”. Questa iniziativa, allineata con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, culminerà con il lancio del primo casco da bici riciclabile, atteso sul mercato a inizio 2026. La “performance”, filo conduttore della storia di Rudy Project, si evolve dal payoff “Elevate your performance” all’attuale “Performance Starts In Your Head”, sottolineando l’obiettivo di ottimizzare il gesto atletico e superare ogni limite. Inoltre, è stato annunciato un significativo ingresso nel mondo del trail running, ampliando ulteriormente l’offerta del brand.

L’evento del 40mo anniversario ha registrato la partecipazione di numerosi atleti d’élite che affidano le loro performance ai prodotti Rudy Project. Tra questi, Gregory Barnaby, primo italiano a vincere l’IRONMAN Pro Series 2024, Hannah Auchentaller, giovane promessa del biathlon, l’icona dello sci di fondo Federico Pellegrino, con due argenti olimpici e sette medaglie mondiali, ha espresso il desiderio di concludere la sua illustre carriera alle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 con gli occhiali Rudy Project.

Su pista Matteo Bianchi ha celebrato il suo secondo oro consecutivo nel chilometro da fermo agli europei di Zolder, grazie anche alla partnership del brand con la Nazionale Italiana di ciclismo. Dallo short track, Tommaso Dotti e Andrea Cassinelli hanno illustrato come Rudy Project fornisca occhiali e caschi all’avanguardia, essenziali per le discipline ad alta velocità.

Infine, Antonio Tiberi, talento del team WorldTour Bahrain Victorious, ha ripercorso il suo sfortunato Giro d’Italia 2025, ribadendo il suo approccio passo dopo passo per raggiungere grandi risultati nei Grandi Giri.

Una delle novità del 2025 per Rudy Project è la partnership con la Federazione per il prossimo quadriennio
Una delle novità del 2025 per Rudy Project è la partnership con la Federazione per il prossimo quadriennio

Un futuro luminoso

Con un fatturato consolidato di oltre 17 milioni di Euro nel 2024, e una presenza in più di 60 paesi, Rudy Project continua a essere un pilastro nell’innovazione dell’occhialeria sportiva. Dalla sua nascita, frutto dell’intuizione di Rodolfo Barbazza, l’azienda ha introdotto tecnologie rivoluzionarie come le lenti ImpactX infrangibili e fotocromatiche, materiali avanzati come il Kynetium e il Grilamid, e ha saputo evolvere costantemente, espandendosi con successo anche nel settore dei caschi sportivi.

Il quarantesimo anniversario non ha rappresentato esclusivamente una celebrazione dei successi passati, ma un trampolino di lancio verso un futuro in cui l’innovazione, la sostenibilità e la passione per lo sport continueranno a distinguere Rudy Project, sempre più in armonia con il nostro pianeta.

Rudy Project

CyclingCeramic: debutto al Giro d’Italia con la Arkéa-B&B Hotels

18.06.2025
4 min
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La partecipazione al Giro d’Italia 2025 ha rappresentato un momento davvero storico per CyclingCeramic, brand francese specializzato nella produzione di componenti ad alte prestazioni per il ciclismo. Per la prima volta, l’azienda ha preso parte a un Grande Giro in qualità di partner tecnico ufficiale del Team Arkéa-B&B Hotels, formazione UCI WorldTour tra le più in crescita nel panorama professionistico.

Il debutto è stato significativo non solo per la visibilità, ma per l’importanza tecnica della sfida: ventuno tappe, migliaia di chilometri, condizioni meteo variabili e dislivelli impegnativi hanno messo alla prova l’intera gamma CyclingCeramic, confermandone l’affidabilità e le prestazioni.

Distribuita in esclusiva in Italia da Fina Bike, realtà commerciale guidata da Rosario Fina, CyclingCeramic ha così portato i propri prodotti al centro del palcoscenico internazionale. Un traguardo che ha segnato l’inizio di una nuova fase per l’azienda, da anni impegnata nell’innovazione tecnologica dei componenti per bici da corsa e gravel.

Il Giro d’Italia ha messo alla prova i componenti di CyclingCeramic in tutti i terreni
Il Giro d’Italia ha messo alla prova i componenti di CyclingCeramic in tutti i terreni

Una partnership strategica ad alta tecnologia

La collaborazione con Arkéa-B&B Hotels è stata annunciata all’inizio della stagione 2025, in concomitanza con il lancio del nuovo Road Cage, componente oversize per il cambio posteriore, simbolo della filosofia CyclingCeramic: unire design, efficienza e resistenza per spingere al massimo la trasmissione di potenza.

Durante il Giro d’Italia, il Road Cage ha equipaggiato le biciclette dei corridori del team francese, contribuendo a ottimizzare la scorrevolezza della trasmissione grazie a cuscinetti ceramici di ultima generazione. L’obiettivo era chiaro: ridurre l’attrito, aumentare la fluidità della pedalata e massimizzare il rendimento su ogni terreno. Oltre al Road Cage, CyclingCeramic ha fornito movimenti centrali, mozzi e kit di pulegge, tutti sviluppati e assemblati in Francia con lavorazioni CNC e materiali premium. La scelta di Arkéa-B&B Hotels ha confermato l’affidabilità del marchio in ambito WorldTour, grazie anche all’ottimo feedback ricevuto da meccanici e atleti durante tutta la corsa rosa.

il Road Cage di ultima generazione sarà disponibile anche con gli ingranaggi “aperti”
il Road Cage di ultima generazione sarà disponibile anche con gli ingranaggi “aperti”

Road Cage: prestazioni e stile

Concreto esempio di innovazione, il Road Cage è stato progettato per ciclisti professionisti e amatori esigenti. Il corpo, lavorato CNC, ospita pulegge oversize con cuscinetti ceramici high-end, capaci di abbattere la resistenza meccanica e offrire un guadagno in watt misurabile. Non solo performance, ma anche estetica: il Road Cage è disponibile in quattro varianti cromatiche (rosso, oro, blu e nero), pensate per integrarsi armonicamente con qualsiasi allestimento bici.

Durante le tre settimane del Giro, il Road Cage ha dimostrato durabilità, leggerezza e stabilità, garantendo una trasmissione fluida anche sotto sforzo, in salita come in volata. Il tutto con un design aerodinamico che contribuisce a ridurre la resistenza all’aria.

«Entrare nel World Tour e completare il primo Grande Giro al fianco di una squadra come Arkéa-B&B Hotels ha rappresentato un passaggio fondamentale nella nostra evoluzione aziendale – hanno dichiarato dal quartiere generale francese di CyclingCeramic – questa esperienza ha rafforzato il nostro impegno per l’innovazione tecnica e la ricerca costante della perfezione meccanica. La presenza al Giro d’Italia ha permesso a CyclingCeramic di raccogliere dati sul campo, feedback diretti e nuovi stimoli progettuali, elementi essenziali per migliorare ulteriormente la nostra offerta prodotto e sviluppare nuove soluzioni per il mercato consumer e professionale».

Alessandro Verre è stato uno dei protagonisti del team Arkea B&B Hotels al Giro, con un secondo posto nella tappa di Sestriere
Alessandro Verre è stato uno dei protagonisti del team Arkea B&B Hotels al Giro, con un secondo posto nella tappa di Sestriere

Fina Bike punto di riferimento in Italia

In Italia, l’intera gamma CyclingCeramic è distribuita in esclusiva da Fina Bike, realtà guidata da Rosario Fina, punto di riferimento per i negozi specializzati e gli appassionati alla ricerca di componenti tecnici di fascia alta. Grazie a questa collaborazione, CyclingCeramic è sempre più presente anche nel mercato italiano, con un supporto commerciale e logistico dedicato.

Chi desidera conoscere le performance dei prodotti CyclingCeramic utilizzati al Giro d’Italia dal team Arkéa-B&B Hotel può rivolgersi direttamente ai rivenditori autorizzati Fina Bike.

CyclingCeramic

Fina Bike

Daniele Cerafogli (Swiss Side): al Tour arriva una grande novità

17.06.2025
4 min
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A 34 anni, Daniele Cerafogli è oggi uno dei profili più interessanti della bike industry. Originario di Rieti, ricopre il ruolo di Sales & Marketing Manager di Swiss Side, il marchio svizzero specializzato nel design e nella produzione di ruote ad alte prestazioni e partner tecnico del team WorldTour Decathlon AG2R La Mondiale. Cerafogli rappresenta una nuova generazione di manager: competenti, internazionali, concreti. La sua voce è quella di chi ama il ciclismo, ma sa che oggi non è più il tempo dell’improvvisazione.

Con una solida formazione alle spalle – Bocconi a Milano, un master in Management a Lugano al quale ha fatto seguito uno presso l’Università Ca’ Foscari e un’altro presso l’Eurolega di basket – il manager italiano racconta a bici.PRO la sua visione sullo stato attuale del settore ciclistico e sulle sfide da affrontare, soprattutto in Italia.

Daniele Cerafogli, Head of Sales and Marketing Swiss Side
Daniele Cerafogli, Head of Sales and Marketing Swiss Side
Daniele, partiamo dall’inizio. Com’è nata la tua passione per il ciclismo?

E’ una passione che nasce da bambino, trasmessa da mio padre. A casa si respirava ciclismo e da piccolo avevo un idolo: Claudio Chiappucci. Mi affascinava il suo modo di correre, sempre all’attacco. Poi crescendo ho capito che il ciclismo non era solo uno sport, ma un ecosistema complesso, affascinante anche dal punto di vista del business.

Dalla Bocconi a Swiss Side: come si è sviluppato il tuo percorso professionale?

Dopo la laurea in Economia alla Bocconi ho scelto di approfondire il lato sportivo con un master in Management a Lugano. La mia prima esperienza è stata in Assos, brand svizzero storico nel settore dell’abbigliamento tecnico per il ciclismo. Un contesto dove ho imparato molto. Poi è arrivata l’opportunità di entrare in Swiss Side: un marchio giovane, ma con una visione fortemente ingegneristica e globale. Oggi sono responsabile vendite e marketing.

Swiss Side è partner del team WorldTour Decathlon AG2R La Mondiale
Swiss Side è partner del team WorldTour Decathlon AG2R La Mondiale
Cosa distingue Swiss Side dagli altri produttori di ruote?

Swiss Side nasce da competenze sviluppate in Formula 1: l’aerodinamica è nel nostro DNA. Questo approccio tecnico ci permette di progettare ruote estremamente performanti, come quelle usate dal team Decathlon AG2R La Mondiale. Inoltre, stiamo crescendo molto anche a livello commerciale. Da poche settimane abbiamo lanciato il sito ufficiale anche in italiano, segno del nostro interesse per questo mercato.

L’Italia è sempre stata una Nazione guida nel ciclismo. Lo è ancora oggi?

Purtroppo no. L’Italia ha perso centralità, sia a livello sportivo che industriale. Mancano team di vertice, ma soprattutto manca un management preparato che sappia gestire progetti con budget importanti. Servirebbe un cambio di paradigma, come è accaduto in Francia. Quando Decathlon è entrata nel WorldTour, ha imposto un cambio radicale di visione, pretendendo una struttura manageriale nuova, solida ed efficiente. In completa discontinuità con il passato.

Cosa manca oggi al ciclismo italiano per tornare competitivo a livello globale?

Manca una visione d’insieme, un approccio professionale. La passione da sola non basta più. Servono preparazione, capacità di pianificazione: in una parola business development. Bisogna imparare a estrarre valore dalle corse, dai team, dai contenuti. Pensiamo a Flanders Classics: lì hanno creato un ecosistema sostenibile. Oppure al progetto Unibet Tietema Rockets, che ha costruito un’identità forte partendo dai contenuti digitali e da una community.

Nell’ultimo Giro d’Italia per il team Decathlon AG2R è arrivata una vittoria di tappa con Nicolas Prodhomme
Nell’ultimo Giro d’Italia per il team Decathlon AG2R è arrivata una vittoria di tappa con Nicolas Prodhomme
Serve una riforma strutturale del modello WorldTour?

Non è semplice, ma sì, qualcosa va rivisto. Il ciclismo è troppo dipendente dagli sponsor, i team hanno poca stabilità. Dovremmo guardare a modelli come l’NBA, dove ogni franchigia è un brand forte, con basi solide e un legame con il territorio. Non tutto è replicabile, ma alcune logiche sì: serve continuità, serve sostenibilità economica, e serve una narrazione che valorizzi il ciclismo come prodotto.

Swiss Side sarà protagonista al prossimo Tour de France. Cosa possiamo aspettarci?

Siamo pronti per il grande appuntamento. La partenza da Lille sarà anche il momento in cui presenteremo una grande novità tecnica, frutto del nostro lavoro in galleria del vento e dei test con i corridori del team. Non posso ancora svelare tutto, ma sarà un passo importante per il posizionamento di Swiss Side tra i top brand a livello mondiale.

E per quanto riguarda il mercato italiano?

E’ un mercato storico, culturalmente profondo, ma anche molto competitivo e frammentato. Vogliamo crescere in Italia, ma lo faremo con un approccio serio: supporto tecnico, contenuti in lingua, presenza commerciale strutturata. Il nostro obiettivo è entrare nella testa e nel cuore dei ciclisti italiani. Non con slogan, ma con prodotto, servizio e visione…

Swiss Side

Nimbl: cinque anni per trasformarsi da “start-up” a player globale

12.06.2025
5 min
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PORTO SANT’ELPIDIO – In soli cinque anni, Nimbl ha stravolto le regole del gioco nel mondo delle calzature da ciclismo. Dalla produzione artigianale di 200 paia di scarpe l’anno, l’azienda è oggi un player di primissimo piano nel segmento “premium”, con una nuova sede da 2.500 mq, 30 dipendenti e ben 150 corridori del WorldTour che pedalano con scarpe firmate Nimbl. Ne abbiamo parlato direttamente con Francesco Sergio, Co-Founder e Managing Director del brand, che ci ha restituito una storia di visione, qualità e ambizione internazionale.

Simon Yates ha vinto il Giro d’Italia 2025 indossando scarpe Nimbl
Simon Yates ha vinto il Giro d’Italia 2025 indossando scarpe Nimbl
In soli cinque anni Nimbl è passata da “start-up” a player globale. Come avete fatto?

Il punto di partenza è stato chiaro sin da subito: volevamo rompere lo “status quo”. Il settore delle scarpe da ciclismo era dominato da pochi grandi nomi, ma noi sapevamo che si poteva fare qualcosa di diverso. Abbiamo puntato tutto sulla qualità, sull’artigianalità vera e sul Made in Italy, posizionandoci fin dall’inizio nel segmento “premium”. La risposta del mercato è stata forte e immediata, e i numeri ci hanno dato ragione.

Ci racconti un po’ della struttura attuale?

Oggi Nimbl conta trenta dipendenti, di cui ben venticinque sono impegnati direttamente nella produzione. Questo dimostra quanto teniamo al controllo diretto della qualità. A luglio 2024 ci siamo trasferiti in una nuova sede da 2.500 metri quadri, dove realizziamo internamente il 100% della nostra produzione. Solamente cinque persone lavorano negli uffici: la nostra priorità è produrre scarpe eccellenti, non gonfiare l’organico amministrativo.

Una scelta controcorrente in un’epoca di delocalizzazione.

Assolutamente. Abbiamo scelto la via più difficile, ma anche quella che ci permette di offrire un prodotto che si distingue. Tutto è fatto in Italia, ogni scarpa è un pezzo unico curato nei dettagli. È proprio questo che cercano i professionisti, che infatti ci trovano: oggi sono 150 i corridori del WorldTour che usano scarpe Nimbl.

Francesco Sergio, Co-Founder e Managing Director Nimbl
Francesco Sergio, Co-Founder e Managing Director Nimbl
Dal Giro vinto con Yates al Tour de France: cosa succederà nei prossimi mesi?

Con Visma Lease a Bike, nostro partner da tempo, stiamo facendo un lavoro enorme. Li supportiamo in tutte le categorie: dal WorldTour al team femminile, fino al devo team dei più giovani. Al Tour de France lanceremo nuove linee di prodotto iniziando a esplorare segmenti di mercato diversi… Sarà un altro punto di svolta. Inoltre, stiamo già sviluppando una nuova gamma di scarpe per il 2026, che sarà molto bella ed al tempo stesso innovativa.

Sembra che ci sia “fame” di Nimbl. Come gestite la domanda?

Con molta attenzione. Attualmente la richiesta giornaliera è più del doppio rispetto a quanto riusciamo a produrre. Questo ci impone una crescita organica e controllata, perché non vogliamo in alcun modo compromettere la qualità. Vogliamo crescere, ma senza snaturarci.

Come immagini il futuro di Nimbl?

Lo vedo oltre le calzature. Vogliamo mantenere il focus sulle scarpe, certo, ma stiamo già ragionando su nuove categorie di prodotto. L’obiettivo è evolverci in un marchio globale che sappia interpretare le esigenze del ciclista in modo più ampio, senza mai perdere la nostra identità.

Per Nimbl è stato un Giro ricco di soddisfazioni, Lorenzo Fortunato ha vinto la maglia blu dei GPM indossando il modello Pro Edition
Per Nimbl è stato un Giro ricco di soddisfazioni, Lorenzo Fortunato ha vinto la maglia blu dei GPM indossando il modello Pro Edition
Il Giro d’Italia 2025 è stato un grande successo per voi. Cosa ha rappresentato?

Il Giro lo abbiamo vinto con Simon Yates, e siamo stati anche partner ufficiale come fornitore di scarpe. Per me, da italiano, è un’enorme soddisfazione. Il Giro è la corsa più bella al mondo, ed essere presenti in questo modo, vincere e vedere i nostri atleti salire sul podio con le nostre scarpe, è stato qualcosa di speciale. Anche a livello internazionale è stato un trampolino di visibilità.

Torniamo indietro: come nasce la tua carriera nel ciclismo?

Nel 2000 ho iniziato in Cinelli, grazie ad Antonio Colombo, a cui devo tantissimo. E’ stato lui ad aprirmi la porta del settore, e considero quegli anni una vera università del ciclismo. Da Cinelli sono usciti tanti manager che oggi guidano aziende importanti…

E poi è arrivata Cervélo

Esatto. Ho vissuto 13 anni in Cervélo, seguendo tutto il percorso di crescita del marchio canadese. Sono stato il primo assunto europeo, e ho personalmente aperto la sede Cervélo in Svizzera nel 2005. Lavorare al fianco di Gerard Vroomen, il fondatore, mi ha insegnato l’importanza della visione strategica e del corretto posizionamento di mercato.

Edoardo Affini, atleta del team Visma Lease a Bike ha vinto il titolo europeo nel 2024 con una scarpa realizzata appositamente per lui da Nimbl
Edoardo Affini, atleta del team Visma Lease a Bike ha vinto il titolo europeo nel 2024 con una scarpa realizzata appositamente per lui da Nimbl
Esperienze che hai poi portato in Nimbl…

Assolutamente sì. Da Vroomen ho imparato a pensare in modo ambizioso ma concreto. Poi, negli ultimi anni in Cervélo, con PON Group, ho avuto l’opportunità di apprendere le dinamiche finanziarie e organizzative di un brand globale. Tutto questo mi ha preparato al passo successivo: fondare Nimbl.

C’è anche un percorso accademico dietro le quinte…

Si, ho conseguito un Master in Economia dello Sport alla Luiss di Roma, che mi ha fornito una solida base teorica. L’ho voluto fortemente perché volevo unire la passione per il ciclismo con una competenza gestionale solida e strutturata.

Qual è il messaggio che lanceresti ai giovani che sognano di entrare nel bike business?

Che servono passione, pazienza e competenza. Nulla si costruisce in pochi mesi, ma se si ha un’idea forte, se si crede in un progetto e si lavora bene, si può arrivare lontano. Nimbl ne è la dimostrazione: da un’idea artigianale a un’azienda che oggi calza i migliori ciclisti del mondo. Ma siamo solo all’inizio.

Nimbl