Madiot attacca il potere dei giganti. E Gianetti risponde

26.04.2023
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I numeri non mentono. Le grandi classiche della primavera hanno premiato sempre e comunque il ristrettissimo lotto di fenomeni che sta caratterizzando il ciclismo contemporaneo: il pupillo di Gianetti Pogacar primo a Fiandre, Amstel e Freccia (e se non fosse caduto alla Liegi…), Van Der Poel autore della doppietta SanremoRoubaix, Evenepoel al bis di Liegi, Van Aert che batte i due rivali VDP e Pogacar alla E3 Saxo Classic e fa un grazioso regalo a Laporte alla Gand-Wevelgem e mettiamoci pure Pidcock alla Strade Bianche. I nomi sono sempre gli stessi.

Tutto ciò, al di là dell’immenso talento dei nominati, si traduce anche in uno strapotere dei rispettivi team. Tre gare su quattro finiscono sempre nel ristrettissimo lotto delle stesse formazioni: Uae Team Emirates, Jumbo Visma, Alpecin Deceuninck, Soudal QuickStep e possiamo aggiungerci anche Ineos Grenadiers, in ripresa negli ultimi giorni. Agli altri restano solo le briciole. E se dalla parte dei tifosi c’è chi comincia a lamentarsi perché vincono sempre gli stessi e si perde interesse, dall’altro è nello stesso ambiente che arrivano stoccate non di poco conto.

Marc Madiot ha fatto sentire la sua voce contro lo strapotere dei fenomeni (foto facebook/GroupamaFdj)
Madiot ha fatto sentire la sua voce contro lo strapotere dei fenomeni (foto facebook/GroupamaFdj)

Madiot contro il sistema

A innescare la miccia è stato Marc Madiot, team manager della Groupama FDJ che, intervistato dalla Derniere Heure, ha sottolineato come tutto ciò non sia figlio solo del talento dei campioni, ma anche e forse soprattutto delle differenze di budget in seno allo stesso WorldTour.

«Qui le squadre giganti controllano tutto – ha detto – noi siamo lassù nelle corse a tappe e nelle classiche. Ma non vinciamo e non vinceremo. Non possiamo».

Parole pesanti, che meritavano una replica da chi è chiamato in causa e a rispondere è Mauro Gianetti, suo omologo all’Uae Team Emirates.

«Immaginavo che sarei stato chiamato su questo argomento», è il suo esordio, ma la discussione, seppur delicata e per certi versi provocatoria, lo vede estremamente pronto a ribattere. «Ci sono dei momenti in cui alcuni campioni fanno la differenza sugli altri, è sempre stato così. Che cosa si dovrebbe cambiare? Credo che metterci a rincorrere nuovi regolamenti in ogni periodo storico probabilmente non sarebbe la strada giusta».

Gianetti insieme a Pogacar: il team manager elvetico si tiene stretto il suo fenomeno
Gianetti insieme a Pogacar: il team manager elvetico si tiene stretto il suo fenomeno

Gli investimenti delle aziende

«E’ proprio il richiamo del ciclismo attuale – prosegue – che ha portato grandi aziende internazionali a essere coinvolte e questo è un bene per l’evoluzione di questo sport. Aziende che rappresentano anche Paesi, come nel nostro caso».

Gianetti tiene a mettere l’accento proprio sull’aspetto commerciale: «Il ciclismo è un veicolo pubblicitario che attrae moltissimo per qualsiasi tipo di filosofia, marchio o prodotto che voglia essere così promosso a livello mondiale. Vediamo tante aziende che si affacciano al ciclismo, aziende di livello altissimo che scelgono questo in luogo di altri sport, come lo stesso calcio».

Pogacar ed Evenepoel, due degli “dei” che stanno riscrivendo la storia del ciclismo
Pogacar ed Evenepoel, due degli “dei” che stanno riscrivendo la storia del ciclismo

Ipotesi salary cap

Madiot però parla di un sistema da rivedere ed equilibrare com’è stato fatto in altri sport, ad esempio nel basket Nba con l’introduzione del “salary cap”, sarebbe possibile farlo anche qui o il ciclismo è più vicino a un sistema di libero mercato come esiste nel calcio?

«Questo è un discorso abbastanza complesso – replica Gianetti – non si può ridurre la discussione al salary cap senza che pensiamo a costruire le infrastrutture per introdurlo. Ad esempio bisognerebbe rimettere completamente mano al calendario di corse, ai roster delle squadre da ridurre drasticamente.

«Non possiamo farlo senza avere un’identificazione di cosa siano le gare importanti o meno, perché oggi sotto questo aspetto c’è un po’ di confusione per il pubblico, quello non propriamente addentro al nostro mondo che non capisce quali siano le gare realmente importanti. Se ne può parlare, va benissimo, purché sia fatto in un contesto globale. Ma non dimentichiamo un fatto: i fenomeni rimangono fenomeni. Chi li ha è avvantaggiato e lo sarà sempre perché così è sempre stato».

Anche Lavenu della AG2R ha criticato la sproporzione di budget fra i team (foto Le Dauphinee)
Anche Lavenu della AG2R ha criticato la sproporzione di budget fra i team (foto Le Dauphinee)

Le differenze con il basket

Proviamo allora ad allargare un po’ il discorso anche oltre le provocazioni di Madiot: potrebbe essere pensabile un sistema di reclutamento per juniores e under 23 diciamo simile a quello dei draft americani con le squadre più arretrate nel ranking del WorldTour che abbiano una preferenza nella chiamata?

«Siamo talmente lontani dal concetto nel ciclismo – osserva Gianetti – che anche in questo caso non è pensabile di copiare questa regola. Il sistema attuale non lo permette, il corridore deve avere il diritto di scegliere la proposta migliore, economicamente e non solo. Non siamo il basket, il ciclismo è qualcosa di diverso. Ci sono tanti aspetti da valutare nella scelta di un team o di un corridore, così sarebbe tutto semplicistico.

«Se c’è la voglia di fare qualcosa – prosegue – deve essere fatto a livello globale. Ma anche lì è difficile trovare la quadra, perché ovviamente gli organizzatori hanno degli interessi che sono diversi da quelli delle squadre e l’Uci deve stare in mezzo a cercare di gestire al meglio».

Thomas e Geoghegan Hart, stelle della Ineos che sta riemergendo dopo un avvio difficile
Thomas e Geoghegan Hart, stelle della Ineos che sta riemergendo dopo un avvio difficile

Il problema delle leggi diverse

«E’ da quando sono nel mondo del ciclismo – rilancia Gianetti – che si sente parlare di riforme, eppure ci sono stati cambiamenti nel WorldTour che hanno comunque portato benefici. Guardiamo le aziende che sono entrate in questo mondo, la Tudor ad esempio, ma anche colossi come la Ineos, parliamo di aziende veramente mondiali. Queste sono entrate con investimenti che indubbiamente costituiscono un rischio. Ma pur non avendo una garanzia totale, sanno che almeno per 2-3 anni avranno diritto alla partecipazione nelle gare più importanti a livello televisivo e d’immagine».

Nella sua intervista Madiot mette l’accento su un punto: le squadre appartenenti al WorldTour non partono alla pari, perché alcune, come le francesi, devono sottostare a una legislazione diversa, con i corridori impiegati a tempo pieno e quindi con tasse e contributi da pagare, come a dire: «Spendiamo di più e otteniamo forzatamente di meno».

Evenepoel a Liegi ha scritto l’ultima delle grandi imprese di questa straordinaria primavera a pedali
Evenepoel a Liegi ha scritto l’ultima delle grandi imprese di questa straordinaria primavera a pedali

Il ciclismo, sport planetario

«E’ vero – sottolinea Gianetti – ma la forza del ciclismo è che è uno sport mondiale, il che per certi versi è anche una debolezza. Se tutte le squadre avessero sede nello stesso Paese, sarebbe tutto più semplice, anche per l’adozione delle regole di cui abbiamo detto, ma non è così e chiaramente la Federazione mondiale deve cercare formule per mettere tutti il più possibile alla pari, ma non è semplice. Considerate che non c’è altro sport planetario come il ciclismo: si corre in tutti i Continenti, ogni marchio viene diffuso in ogni Paese, neanche il calcio ha questo potere».

Madiot nella sua intervista sottolinea come quasi il 75 per cento delle gare finisca nelle mani di un pugno di team, è una situazione destinata a cambiare?

«Diciamo che è una situazione figlia di un periodo straordinario – conclude Gianetti – perché ci sono questi fenomeni che fanno un bellissimo ciclismo, quantomeno tra di loro. E’ chiaro che arriveranno altri fenomeni, perché vediamo generazioni di ragazzi giovani e ambiziosi forti che stanno crescendo. Nulla dura per sempre. Per cui è chiaro che bisogna continuare a lavorare seriamente e impegnarsi. Poi io sono chiamato direttamente in causa grazie a Tadej e vorrei che questo tempo durasse ancora molto a lungo, intanto che c’è godiamoci il momento spettacolare del ciclismo attuale».

Professional e WT divario enorme. Riflessioni con Frassi

18.03.2023
4 min
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La Tirreno-Adriatico ha sottolineato ancora una volta la distanza siderale fra le squadre WorldTour e le professional. Non solo le classifiche parlano chiaro, ma anche l’andamento delle corse. Quando si entra nel vivo della gara e squadroni come la Jumbo-Visma o la Soudal-Quick Step aprono il gas è davvero raro vedere un corridore di una professional nel drappello di testa.

Sia chiaro, non stiamo muovendo critiche a nessuno, anzi… Da italiani ci dispiace che le “nostre” squadre (che non sono WT) facciano fatica. Semmai vogliamo fare un’analisi in prospettiva.

Come si farà quando arriveranno le tappe più dure del Giro d’Italia? Cosa potrebbe accadere se in una tappa appenninica la corsa si accendesse sin dalle prime battute? Il rischio del tempo massimo sarebbe concreto?

Francesco Frassi è il direttore sportivo del Team Corratec
Francesco Frassi è il direttore sportivo del Team Corratec

Una foto che parla

Ne abbiamo parlato con Francesco Frassi, direttore sportivo del Team Corratec. E ne abbiamo parlato con lui prendendo spunto da una situazione che si è verificata nella frazione di Osimo, la tappa dei muri. Una situazione che riguardava giusto il suo team.

A un paio di tornate dalla fine c’erano quattro corridori della Corratec tutti insieme, da soli (in apertura foto Instagram) e dietro altri quattro Corratec in un gruppetto più folto. Questa situazione ci ha fatto riflettere. E ci ha portato da Frassi.

«Quella foto – spiega il diesse toscano – ritrae un momento particolare. Si è verificata una situazione in cui qualcuno dei nostri era più avanti, qualcuno era più indietro e si sono trovati raggruppati insieme. E’ vero, il divario è ampio, ma noi siamo tranquilli per il Giro. 

«Si sa che con la qualità che c’era alla Tirreno ottenere un risultato era difficile. Noi quel giorno volevamo prendere la fuga e ci siamo anche riusciti con Valerio Conti e Alex Konychev, poi lui si è staccato sotto le “trenate” di Van der Poel. Da parte mia posso dire, per esempio, che Conti inizia a stare bene. Si è mosso un paio di volte. Ad Osimo una volta ripresa la fuga, ha preferito aspettare il gruppetto dietro».

Segnali positivi: Gandin ha indossato la maglia verde. La Green Project, invece, tutto sommato si è difesa bene nella classifica a squadre
Gandin ha indossato la maglia verde. La Green Project, invece, si è difesa bene nella classifica a squadre

Un super allenamento

In ogni caso da una situazione così, le professional possono trarre dei dati preziosi per capire quanto e dove andare a lavorare. In cosa possono migliorare. Il bicchiere va guardato assolutamente mezzo pieno.

«Come detto – prosegue Frassi – c’è un divario grandissimo, ma ho visto anche tante squadre WorldTour soffrire. Noi abbiamo fatto un programma per cui i ragazzi non erano al 100% per questa gara. Sono tutti in crescendo di condizione. Sono convinto che arriveremo al Giro al meglio e ognuno potrà fare la sua figura.

«Abbiamo avuto momenti di difficoltà, ma non siamo stati i soli. Ho visto anche corridori di squadre più grandi o di una professional come la TotalEnergies con delle crisi importanti. Corridori che si sono ritrovati da soli col fine gara dietro.

«Noi almeno nelle fughe abbiamo provato ad entrarci. E quando poi la fuga non andava, abbiamo preferito fare il gruppetto per arrivare alla fine della settimana con l’obiettivo di portare a casa un lavoro che ci permette di crescere e di trovare la condizione ottimale per le prossime gare. Penso alla Per Sempre Alfredo, alla Coppi e Bartali, al Giro di Sicilia».

Steff Cras ad Osimo è arrivato ultimo ad oltre 5′ dal penultimo. In coda molti atleti anche di Jayco e Astana (foto @Agencezoom)
Steff Cras ad Osimo è arrivato ultimo ad oltre 5′ dal penultimo. In coda molti atleti anche di Jayco e Astana (foto @Agencezoom)

Non solo professional

Frassi dice che anche altre squadre più blasonate hanno faticato ed è vero. TotalEnergies, ma anche Astana Qazaqstan e Jayco-Alula (terzultima e penultima nella classifica a squadre) non se la sono vista bene, a fronte di budget ben maggiori. Anche Roberto Reverberi ci aveva fatto notare questa cosa in una battuta al via di San Benedetto. Ma quattro corridori tutti assieme e da soli fanno pensare che il livello atletico sia quello. C’è da rifletterci.

«Noi – dice Frassi – interpretiamo la gara secondo una nostra ottica. In questo caso cercando la fuga e vedendo la corsa nel suo insieme come un super allenamento di sette giorni.

«Una partenza come quella di Osimo ti trasforma la gamba e per noi è buono essere stati davanti in quel momento. Entrare in quella fuga non era facile e questo conta molto per noi. Alla Coppi e Bartali non ci saranno 18 WorldTour, ma nove e magari qualcosa potrà cambiare».

«E poi c’è un altro aspetto che mi piace sottolineare. E’ in queste situazioni che si conoscono davvero gli atleti, che si fa gruppo. In ritiro, il corridore ha un determinato carattere perché c’è più tranquillità, ma è con le difficoltà e lo stress della corsa che lo conosci davvero. E dal mio gruppo ho avuto dei buoni feedback.

«Tutto ciò ci serve per capire dove migliorare, su chi si può fare leva per ottenere di più e ottenere indicazioni sul piano atletico».

Bianchi celebra il ritorno nel WorldTour

16.03.2023
3 min
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Per Bianchi il 2023 è davvero un anno speciale. Segna infatti il ritorno dello storico marchio di Treviglio nel WorldTour grazie alla partnership tecnica con il team Arkea-Samsic. Da quest’anno la formazione francese, che ha in Warren Barguil e Nacer Bouhanni le sue due prime punte, gareggia infatti su bici Bianchi ed in particolare sulla nuova Oltre RC.

Il telaio della Specialissima è interamente verniciato a mano in Italia
Il telaio della Specialissima è interamente verniciato a mano in Italia

Una Specialissima… speciale

Per festeggiare il ritorno nel WorldTour, Bianchi ha deciso di realizzare un’edizione limitata e davvero speciale di un telaio che ha rappresentato un capitolo importante della sua storia recente. Stiamo parlando della Specialissima, che oggi viene presentata in una edizione limitata chiamata “Pro Racing Team”, realizzata dal Reparto Corse Bianchi. Una caratteristica questa che accomuna tutti i prodotti road dell’azienda di Treviglio

La Specialissima “Pro Racing Team” è stata pensata come un’opera d’arte per appassionati del marchio bergamasco. Non si tratta però di un semplice telaio di collezione. La “Pro Racing Team” è infatti in grado di primeggiare su strada coniugando al meglio ricercatezza estetica, leggerezza e prestazione sportiva.

Il peso è estremamente contenuto: solo 750 grammi
Il peso è estremamente contenuto: solo 750 grammi

Qualche dato

Stiamo parlando di un telaio estremamente leggero. Nella taglia 55 l’ago della bilancia fa infatti segnare solamente 750 grammi. Tutto ciò non va a discapito della rigidità, un aspetto questo, insieme alla leggerezza, che sta particolarmente a cuore agli atleti impegnati nel WorldTour. La Specialissima è da sempre una bicicletta che nasce per aggredire al meglio la salita e per affrontare in sicurezza e velocità la discesa, garantendo la massima trasmissione di potenza sull’asfalto e una reattività senza eguali.

Nel packaging è incluso anche il libro di Casa Bianchi
Nel packaging è incluso anche il libro di Casa Bianchi

Grafica affascinante

I designer Bianchi hanno studiato per la Specialissima “Pro Racing Team” un affascinante progetto grafico che esalta le forme e l’anima racing del telaio ultraleggero, esaltandone le qualità prestazionali. Sul telaio, un elegante e tecnologico grigio-antracite, creato appositamente per questo modello, è inframezzato da inserti geometrici nell’iconico Celeste Bianchi. Il telaio, verniciato a mano in Italia dagli esperti artigiani di Bianchi, è impreziosito dalla firma Reparto Corse posizionata sulla forcella e dal logo “Pro Racing Team” che appare sul tubo piantone.

Specialissima “Pro Racing Team” è disponibile in edizione speciale e limitata in esclusiva su bianchi.com al costo di euro 4.499.

L’esclusivo packaging include, oltre al kit telaio e forcella, anche una brochure che racconta attraverso immagini e testi il progetto Specialissima “Pro Racing Team”, ed il nuovissimo libro da collezione “Casa Bianchi”.

Bianchi

Le 45 squadre di Elite: una miniera di idee e feedback

13.03.2023
3 min
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Come se fosse il roster di un team pronto al debutto stagionale, nelle scorse settimane Elite ha annunciato l’elenco completo delle squadre che nel 2023 potranno contare sul suo supporto tecnico (in apertura foto Facebook/Elite).

Limitandoci al solo ciclismo su strada, nel WorldTour maschile possiamo segnalare i seguenti team: UAE Emirates, Ineos Grenadier, Alpecin Deceuninck, Bahrain Victorious, Movistar Team, Groupama-FDJ, Team DSM, Jayco-AlUla, AG2r, Intermarché-Circus-Wanty, Cofidis, Arkea Samsic. Folta anche la presenza nel mondo del ciclismo femminile. Complessivamente nel 2023 saranno ben 45 i team strada sponsorizzati.

Non solo team maschili nell’universo del brand (foto Facebook/Elite)
Non solo team maschili nell’universo del brand (foto Facebook/Elite)

Prodotti per ogni esigenza

Sono davvero tanti e diversi fra loro i prodotti forniti anche quest’anno dall’azienda veneta ai team di cui è sponsor. Ciascuno di questi ricopre un ruolo ben preciso, a seconda che debba essere utilizzato prima, durante e dopo una gara o anche un allenamento.

Tra i tanti “strumenti di lavoro” forniti ai team possiamo segnalare i seguenti:

  • Justo, il rullo con il sensore di potenza integrato che permette la possibilità di fare da ponte con fascia cardio e i piedini Flex Feet, che aiutano a rispettare la biomeccanica della pedalata e a replicare le micro-oscillazioni della bici all’aperto.
  • Suito-T, il rullo più compatto e funzionale presente sul mercato. Perfetto per garantire grandi prestazioni e comodità con una struttura leggera e compatta e caratteristiche di alto livello che se ben sfruttate possono rendere fruttuoso ogni allenamento.
  • Fly Team, la borraccia più usata dalle squadre per la sua leggerezza, studiata per offrire un getto d’acqua veloce e abbondante con una minima pressione della mano.
  • I portaborraccia Vico, Leggero Carbon, Custom Race Plus.

Elite ha pensato anche alle situazioni fuori corsa attraverso la fornitura di Borson, una borsa da viaggio in grado di garantire protezione a telaio, ruote e deragliatore

Meccanici e massaggiatori potranno contare rispettivamente sul cavalletto per la manutenzione della bici Workstand Race FC e sulle creme e i gel Ozone.

L’importanza dei team

Per un’azienda come Elite è fondamentale poter collaborare con team di alto livello, come conferma Marco Cavallin, Sponsorship e Product Innovation Manager di Elite.

«Fornire i nostri prodotti – spiega – e aiutare le più grandi squadre al mondo a raggiungere i propri obiettivi, in gara e negli allenamenti, è una delle soddisfazioni più grandi per noi. Il rapporto con le squadre è strategico, per molte ragioni.  Prima fra tutte, l’opportunità di avere come osservatori alcuni dei più grandi atleti del ciclismo. Suggerimenti per una migliore performance, idee per un design innovativo o maggiori funzionalità sono la fonte di ispirazione numero uno per lo sviluppo e l’evoluzione dell’ecosistema».

Elite

Busatto: sprazzi di talento con l’Intermarché

22.02.2023
5 min
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Francesco Busatto, dopo un lungo inverno, ha fatto il suo esordio con la Intermarché Circus Wanty. Il giovane veneto è passato con la squadra development ma le prime gare le ha già corse con i grandi. L’ultima volta che lo avevamo sentito non aveva ancora avuto modo di incontrare la nuova squadra. Negli ultimi mesi ha passato tanto tempo con il team U23 e con la WorldTour, iniziando a prendere le misure con la nuova realtà belga. 

Busatto nel 2022 ha corso con la General Store (photors.it)
Busatto nel 2022 ha corso con la General Store (photors.it)
Come è andato l’inverno?

Bene – esclama – ci siamo trovati con il development team i primi di dicembre in ritiro vicino a Calpe. Ne abbiamo approfittato per fare conoscenza e imparare a stare insieme, d’altronde prima di allora non avevo ancora conosciuto nessuno. 

Pochi allenamenti e tanto team building?

Sì, la squadra ha pensato di farci fare tante attività più per conoscerci che per allenarci. Tanti giochi e molte attività per legare. Naturalmente si è pedalato e nelle pause bar parlavamo molto tra di noi: dalla preparazione ad argomenti di attualità.

Quando hai iniziato a spingere un po’ di più?

A gennaio, quando sono andato in ritiro con i ragazzi del WorldTour. Abbiamo fatto tanti lavori più spinti per avere la gamba pronta alle prime corse di stagione. Avere la possibilità di conoscere i professionisti è stato incredibile. Ero in camera con Petilli ed è stato gentilissimo con me. Condividere la stanza con un italiano e per di più professionista è stato bellissimo, Petilli mi ha spiegato tante cose.

Nel ritiro spagnolo della Intermarché si è lavorato molto alla costruzione del gruppo (foto Instagram)
Nel ritiro spagnolo della Intermarché si è lavorato molto alla costruzione del gruppo (foto Instagram)
Di cosa avete parlato?

Di tutto: degli allenamenti, dell’alimentazione e dei vari test che facevamo sui prodotti utilizzati. Abbiamo visto degli studi sull’alimentazione e ci hanno spiegato molte cose, siccome era tutto in inglese, Petilli mi hai aiutato a capire meglio le cose che mi sfuggivano. 

Hai svolto altre attività con loro?

Degli studi con la bici da crono ad Amsterdam, poi dei test sul VO2Max ed altri dati in Belgio. A tutti questo si è aggiunto il classico bike fitting. Mi è capitato di fermarmi a pensare e mi sono detto che quella che ho è davvero un privilegio unico. 

Insomma, si capisce che siete trattati come professionisti…

Assolutamente. E se devo essere sincero, non mi aspettavo così tanta fiducia. Puntano molto su di me per le gare del calendario U23, questo mi fa piacere perché vuol dire che hanno avuto delle buone impressioni. 

Prima gara con i professionisti e subito un quarto posto per Busatto (foto Tour of Oman)
Prima gara con i professionisti e subito un quarto posto per Busatto (foto Tour of Oman)
Intanto hai già attaccato il numero e lo hai fatto con i grandi.

La prima gara è stata la Muscat Classic, con un quarto posto finale che nemmeno sognavo la mattina. Valerio Piva mi aveva detto di provare a stare davanti, il percorso era vicino alle mie caratteristiche. Gli ho risposto che sulla prima salita avrei capito la mia condizione e mi sarei regolato di conseguenza, sentivo di stare bene ma non credevo così tanto. Sono stato bene per tutta la corsa ed alla fine mi sono anche lanciato nella volata finale. 

Nel frattempo hai corso anche il Tour of Oman. 

Lì ho lavorato per i miei compagni, l’obiettivo era di fare classifica con Meintjes e Taaramae. Nella quarta tappa, sulla salita finale, ho provato a stare con i migliori, ci sono riuscito ma ho fatto troppa fatica e non sono riuscito a lanciarmi nella volata finale. Gareggiare con i ritmi dei professionisti mi ha fatto subito capire il loro livello, è davvero elevato! Il ritmo sull’ultima salita è stato infernale. 

Correre con accanto Piva e Petilli è stato utile per “ammorbidire” il tuo esordio?

Sono persone che ho conosciuto in ritiro e con loro accanto mi ha fatto sentire tranquillo. Mi manca ancora correre con gli altri diesse, ma non vedo l’ora di farlo

Busatto, il primo dei tre, con alle spalle il suo mentore alla Intermarché Petilli con il numero 25
Per Busatto i consigli dei compagni più grandi sono stati utili per ambientarsi nella nuova squadra
Che sensazioni hai provato ad avere accanto Meintjes e Taaramae, corridori che hanno vinto tappe nei Grandi Giri?

Fa un certo effetto ascoltare i loro consigli. Così come ritrovarsi in gruppo gomito a gomito con Cavendish, Merlier o Ulissi. Ma si tratta solamente di un passaggio intermedio rispetto al mio obiettivo di voler diventare professionista. 

Arrivi da una vita completamente diversa, che sensazioni provi se ti guardi indietro?

Un po’ è strano. Ripenso a quando ero piccolo, quando prendevo la mountain bike e andavo nei campi dietro casa, mettevo la bandana e facevo finta di essere Pantani e vincere il Tour de France. Da bambino avevo anche una piccola fattoria, quella classica che tutti i nonni hanno dalle mie parti. Ora non c’è più, non c’è più molto tempo per curare tutto, ho solo qualche gallina e tanti gatti. 

Come emergere in un team WorldTour? Sentite Zanini…

07.02.2023
4 min
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Le parole di Tiberi dall’Australia sembra abbiano dato una scossa al movimento italiano, reduce da una settimana ricca di squilli, da Milan a Ciccone, da Velasco a Consonni. E’ forse presto per dire se saremo più protagonisti in giro per il mondo di quanto sia avvenuto nella passata stagione, ma certamente al di là delle vittorie si vede una forte voglia di emergere, dai più giovani come dai più esperti. C’è voglia di protagonismo ed era questo che si chiedeva, ma come si mette in pratica in team WorldTour ricchissimi di talenti?

Tiberi ha messo in evidenza il tema dei giovani italiani alla ricerca di spazio nei team WorldTour
Tiberi ha messo in evidenza il tema dei giovani italiani alla ricerca di spazio nei team WorldTour

Il frosinate era stato chiaro: «Il ruolo devi guadagnartelo, ma questo non avviene solo in corsa. E’ un processo che dura tutto l’anno, bisogna darsi da fare anche in ritiro, pedalando ma anche fuori dalle corse. Bisogna far vedere di esserci, di avere quella fame necessaria per emergere. Bisogna guadagnarsi la fiducia degli altri, dirigenti come compagni di squadra, dimostrare sempre quel che si vale e soprattutto quel che si vuol fare».

Abbiamo chiesto a Stefano Zanini, diesse dell’Astana e capace da corridore di vincere Amstel, Parigi-Bruxelles e tappe al Giro e al Tour se le strade per il protagonismo sono davvero quelle.

«Bisogna saper miscelare atteggiamento propositivo e umiltà – dice – da parte di chi viene da squadre juniores e Development. Bisogna entrare in punta di piedi, ascoltare ciò che i diesse dicono, guadagnarsi poco a poco la fiducia sul campo. E’ fondamentale anche vivere le esperienze precedenti, nel team Devo in particolare, con lo spirito giusto, per emergere, ma anche per imparare».

Zanini ha avuto una carriera lunga 17 anni con 29 vittorie. Qui il trionfo all’Amstel del ’96
Zanini ha avuto una carriera lunga 17 anni con 29 vittorie. Qui il trionfo all’Amstel del ’96
Quanto conta il carattere per diventare leader?

E’ fondamentale, ma bisogna intendersi bene su che cosa intendiamo per carattere. La troppa esuberanza non va bene. Al pari della troppa timidezza. Bisogna saper ascoltare i più anziani e dall’altra parte saper trasmettere ai più giovani. Saper condividere i momenti cruciali, far capire a chi è nuovo come e quando muoversi. Si cresce lentamente pensando sempre al bene della squadra, lavorando magari perché vinca un altro del proprio team.

Era così anche ai tuoi tempi?

Certamente, è sempre stato così. C’è un punto che è focale: prima o poi l’occasione capita, se la cogli facendo ciò che la squadra dice, sali di livello e presto diventi una “punta”. Ti sei guadagnato la fiducia, gli altri sanno che se corrono per te, ci sono buone possibilità che si arrivi al risultato. E’ vero che poi ogni team ha le sue direttive, ma questo vale un po’ dappertutto.

Lorenzo Milesi, qui nella crono dei mondiali 2022. La Dsm conta su di lui, dopo averlo fatto passare dal team Devo
Lorenzo Milesi, qui nella crono dei mondiali 2022. La Dsm conta su di lui, dopo averlo fatto passare dal team Devo
Molti appassionati hanno però la sensazione che i team WorldTour tendano a privilegiare i corridori di casa…

Non credo ci sia questa tendenza, si guarda chi è più in forma, chi è davvero in grado di garantire il risultato. Poi dipende da tante cose: è chiaro che ad esempio da noi se vince Lutsenko ha un altro ritorno mediatico per gli sponsor, ma quel che conta è che qualcuno vinca, chiunque sia…

Tu sei partito gregario per poi vincere grandi corse. Il tuo esempio è valido ancora oggi?

Penso proprio di sì. Io ho iniziato che tiravo le volate ad Allocchio e Fontanelli – racconta Zanini – l’ho fatto per 4 anni, ma intanto cercavo spazio nelle fughe quando capitava l’occasione. Alla Gewiss ero sia candidato alla vittoria nelle corse che più mi si addicevano, sia ultimo uomo per le volate di Minali. Lo stesso dicasi alla Mapei, ed era una squadra con tanti campioni, ma anche allora l’occasione capitava sempre. Alla fine ho avuto una carriera lunga e devo dire piena di soddisfazioni.

Battistella è già stato protagonista in Spagna. Zanini conta molto sulla sua crescita
Battistella è già stato protagonista in Spagna. Zanini conta molto sulla sua crescita
Era più facile o più difficile allora?

Il principio di base non è cambiato, ci sono grandi campioni oggi come ce n’erano allora. E’ una ruota che gira, verrà di sicuro la gara che si metterà in un certo modo e dovrai farti trovare pronto, cogliere l’opportunità. Un buon leader è anche quello che si mette a disposizione per la squadra, lavorando perché vinca un compagno che magari alla vigilia aveva un altro ruolo. Il team funziona se tutti sono abbastanza duttili, se sanno fare squadra dentro e fuori dalla corsa. Il ciclismo in questo senso è un perfetto esempio di vita.

Ecco Milesi, il terzo debuttante italiano nel WorldTour

17.01.2023
4 min
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Sono tre i ragazzi italiani approdati nel WorldTour quest’anno. Due di loro – Lorenzo Germani (impegnato in Australia) e Gianmarco Garofoli – li avevamo già sentiti, mancava all’appello appunto il terzo: Lorenzo Milesi.

Il potente corridore lombardo è approdato al Team Dsm, o meglio, è salito di grado, visto che già vestiva questi colori, ma della squadra Development. Del resto è la stessa storia degli altri due. Segno che queste squadre avevano seminato e ora vogliono portarsi a casa il raccolto.

Lo scorso anno per Milesi tre vittorie: due strada (qui la seconda al Tour de l’Avenir) e una crono. Ricordiamo che lui va in bici da soli 5 anni
Nel 2022 per Milesi tre vittorie: due strada (qui la seconda al Tour de l’Avenir) e una crono. Ricordiamo che lui va in bici da soli 5 anni

E WorldTour sia…

Ma perché il raccolto sia buono non basta il supporto del team, servono anche l’impegno dell’atleta, la sua determinazione, i suoi risultati. Tutti ingredienti che non sono mancati a Milesi, tanto più che Lorenzo aveva avuto un brutto incidente ad inizio stagione.

«E’ andata bene direi… – racconta Milesi – nella passata stagione ho colto la prima vittoria su strada (aveva già vinto a crono da junior, ndr). Poi ne è arrivata un’altra ed è stato ancora meglio! Non sapevo cosa aspettarmi all’inizio dell’anno perché cambiava il livello. Perché è vero che era nel contratto che sarei passato, ma poi servono i fatti. Quindi non sono stato così colpito di questo arrivo in prima squadra. E anche l’incidente mi ha limitato poco, alla fine ho perso solo una gara di quelle che avevo in programma e due settimane di allenamento».

Dalle parole di Milesi si capisce quanto sia importante dare continuità al progetto. E quanto sia più “facile” passare di grado… ma restando di fatto nella stessa casa.

«Ora penso a fare bene la preparazione per questa stagione, dove ci sarà da fare un altro salto: l’obiettivo è migliorare. Tutto mi sembra abbastanza simile a quando ero in continental. Sì, cambia qualche persona, ma neanche tantissime, anche perché siamo passati in sei dalla Development. In più avevo già fatto delle gare con la WorldTour e avevo già avuto modo di saggiare l’ambiente.

«Quel che è cambiato è che sto facendo più ore di sella. Ho iniziato prima, ma è anche vero che inizio a correre un mese prima».

Il programma agonistico del bergamasco si aprirà a metà febbraio con Haut Var e proseguirà con l’Ardeche e man mano tutto il resto.

La Dsm in allenamento sulle strade del ritiro spagnolo. Lorenzo debutterà il 17 febbraio al Tour du Haut Var (immagine da Instagram)
La Dsm in allenamento sulle strade del ritiro spagnolo. Lorenzo debutterà il 17 febbraio al Tour du Haut Var (immagine da Instagram)

La gavetta serve

Vicino a Milesi c’è il suo amico e consigliere, “l’esperto” Alberto Dainese il quale dice: «Io “spargo” consigli a destra e manca!».

«E’ il vecchio saggio», ribatte scherzando Milesi.

Passare giovani però comporta anche qualche rischio, come quello di ritrovarsi a svolgere un mero lavoro di gregariato, col risultato di disabituarsi alla vittoria e di perdere certi istinti. Fortunatamente, passando in sei, forse questo rischio viene un po’ limato. E poi molto dipende anche dalla mentalità della squadra.

«Dover tirare all’inizio ci sta – dice Milesi – fa parte del gioco, credo sia normale fare un po’ di gavetta. Poi ovviamente spero di trovare i miei spazi, ma credo che me li daranno».

Milesi (qui con Miholjevic a ruota) nel 2022 ha preso parte sia al Giro U23 che all’Avenir. E ha disputato alcune gare con la prima squadra
Milesi (qui con Miholjevic a ruota) nel 2022 ha preso parte sia al Giro U23 che all’Avenir. E ha disputato alcune gare con la prima squadra

Tante novità

«Sono nel gruppo degli scalatori/grandi Giri – prosegue Lorenzo – e quando si esce per l’allenamento si parte subito belli andanti: 300-350 watt già al primo strappetto, specie se c’è Bardet. E tutto ciò, soprattutto a dicembre, si sentiva. Ora va meglio».

Milesi sembra prendere tutto alla leggera, come se diventare pro’ fosse una cosa normale. Ma tutto sommato è la forza dei veri talenti. Il suo approccio ricorda vagamente quello di Jonathan Milan che sornione, sornione… si affida a chi ne sa di più, agli esperti del team ed esegue con dedizione il suo compito. E’ così con gli allenamenti, ma anche con l’alimentazione e la dotazione tecnica.

«Abbiamo cambiato la bici, o meglio, il telaio. Siamo passati alla Scott Foil. E’ cambiata anche la sella, ora è Syncros (marchio di Scott, ndr), ma la posizione è più o meno simile. La stessa cosa vale per la bici da crono. Insomma quelle piccolissime differenze che ci sono quando si cambiano alcuni componenti, ma gli angoli restano gli stessi».

Il ciclismo degli italiani, un popolo di migranti

31.12.2022
5 min
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Con la fine dell’anno è tempo di consuntivi e il ciclismo non si discosta dalla tradizione. Noi però siamo andati a vedere che cosa c’è al di là di gare, vittorie, campioni. Siamo andati a cercare nel gruppo (foto di apertura di ASO/Pauline Ballet), provando a leggere i numeri statistici in maniera diversa e scoprendo un lato del ciclismo italiano quasi insospettabile, addirittura fantascientifico solo fino a pochi anni fa.

Quello italiano, ciclisticamente parlando, è un popolo di migranti, in maniera nettamente superiore a qualsiasi altra disciplina sportiva. Nel mondo ci sono oltre 2.400 corridori (intendendo tesserati per squadre WorldTour, professional e nel mare delle continental), di cui oltre un centinaio sono italiani. Noi siamo andati a spulciare i roster di tutti questi team scoprendo che ci sono oltre 110 corridori italiani iscritti in squadre straniere. Sono molti più di quelli che agiscono in formazioni italiane: nel 2022 ne avevamo 3 professional e 13 continental, ma bisogna considerare che alcune di queste sono infarcite di corridori stranieri. Quel che colpisce è la percentuale, abbondantemente superiore al 50 per cento.

La corazzata della Jumbo Visma. I giovani Belletta e Mattio sono molto attesi nel 2023
La corazzata della Jumbo Visma. I giovani Belletta e Mattio sono molto attesi nel 2023

L’Italia come il Brasile?

Non ci sono sport minimamente paragonabili: nel calcio solo da pochi anni i giocatori nostrani vanno all’estero, considerando anche quelli che agiscono nei campionati minori o in leghe semiprofessionistiche il numero in assoluto è maggiore, ma percentualmente non si avvicina neanche da lontano alla realtà ciclistica. Nel basket si può dire lo stesso, basti dire che sono solamente 3 gli italiani nel massimo campionato, quello Nba e uno di loro è nato e cresciuto lì, anche se ha passaporto italiano.

La sensazione, per fare un paragone più calzante, affianca il movimento ciclistico italiano a quel che avviene per i calciatori sudamericani, brasiliani in particolar modo, che vanno poi a riempire le squadre di oltre mezzo mondo, in Europa come in Asia o in Nordamerica. Come loro sanno che per fare del calcio un lavoro devono emigrare, lo stesso avviene per i nostri ciclisti e infatti sempre più giovanissimi, magari appena usciti dall’attività junior, fanno le valigie (i casi di Belletta e Mattio al Team Jumbo-Visma Development sono solo l’ultimo segnale).

Fondriest in maglia Panasonic. Il suo passaggio nel team olandese fu una prima assoluta
Fondriest in maglia Panasonic. Il suo passaggio nel team olandese fu una prima assoluta

Il precedente di Fondriest

A ben guardare la storia del ciclismo, è una rivoluzione copernicana. Il movimento italiano era sempre stato fortemente autarchico, c’era un forte nocciolo di squadre professionistiche che assorbivano tutto il meglio dei vivai. Chi ha buona memoria non può non ricordare lo scalpore che fece il trasferimento di Maurizio Fondriest alla Panasonic, ma nessuno allora avrebbe pensato che attraverso quello squarcio il ciclismo italiano sarebbe uscito così trasformato.

Intendiamoci bene: a trasferirsi all’estero non solo sono i Ganna, i Trentin, i Caruso. Cercando nelle oltre 100 squadre continental appartenenti a ben 61 Paesi si scoprono storie quasi incredibili. C’è Danilo Celano che ha trovato casa in Malaysia divenendo famoso per la vittoria nel 2020 al Tour de Langkawi. Oppure Lorenzo Masciarelli trasferitosi con tutta la famiglia in Belgio per apprendere l’arte del ciclocross cambiando completamente vita. O ancora Kevin Pezzo Rosola andato in Austria, ma ora tornato in Italia, per uscire dall’alveo familiare fatto di campioni dai nomi altisonanti per crescere in umiltà come corridore e soprattutto come uomo. Che dire poi di Peter Cevini, corridore giramondo tra Irlanda, Russia e Polonia che nel 2023 ripartirà proprio da quest’ultimo Paese per continuare a sbarcare il lunario.

Gaia Tortolina si è addirittura costruita un team in Belgio, il Women Cycling Project
Gaia Tortolina si è addirittura costruita un team in Belgio, il Women Cycling Project

La situazione fra le donne

Non che in ambito femminile la situazione sia molto diversa. Anche in questo campo la mancanza di un team WorldTour, termine di una vera e propria filiera nazionale dove far approdare i migliori talenti, incide profondamente. Praticamente tutte le nostre campionesse agiscono all’estero, dalla coppia pluripremiata Balsamo-Longo Borghini nell’americana Trek Segafredo alla Cavalli stella della FDJ Futuroscope: nel 2022 erano 20 le italiane nei team del massimo circuito e nell’anno che verrà saranno ancora di più, basti pensare all’Uae Team Adq, che avrà nelle sue file ben 8 azzurre, l’esatta metà del team.

Ma non ci sono solamente loro. Ci sono anche atlete che hanno fatto scelte ben precise, come Gaia Tortolina che in Belgio si è costruita una propria squadra e una propria vita, oppure Alessia Bulleri, elbana che dopo un passato virtuoso nella mtb è diventata una delle leader del team spagnolo Eneicat. Fino all’ultimo caso delle giovanissime Deborah Silvestri e Emanuela Zanetti, emigrate in Spagna nella neonata Zaaf Cycling.

Peter Cevini, 31 anni, nel 2023 correrà nel team polacco Kiwi Atlantico-Cabo de Penas
Peter Cevini, 31 anni, nel 2023 correrà nel team polacco Kiwi Atlantico-Cabo de Penas

Manca un team nostrano

L’impressione è che questo trend sia lungi dall’essere invertito. Molti ragazzi che hanno intenzione di affrontare questa difficile strada sono ben coscienti di dover prima o poi partire e immergersi in una realtà totalmente diversa dalla nostra. Poi starà a loro, al loro talento e ai loro risultati potersi affermare, almeno finché non torneremo ad avere un team nella massima serie targato Italia. C’è nella Formula 1, nella vela, nel motomondiale, perché non può succedere nella patria del ciclismo?

Piccolo e Pino Toni: un binomio ormai indissolubile

15.12.2022
5 min
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Il ritorno di Andrea Piccolo aveva suscitato molte reazioni, tutte positive e quasi sbalordite. La rapida scalata che ha portato il giovane corridore dal nulla assoluto del caso Gazprom alla Drone Hopper ed infine alla EF Education Easy Post ha fatto capire lo spessore dell’atleta. Se a tutto ciò si aggiunge che è avvenuta in soli 24 giorni di corsa, dal 26 giugno al 16 ottobre, il tutto diventa ancora più da capire e raccontare. 

Pochi giorni fa è stato Pino Toni a spiegarci quanto ci sia di eccezionale in questo ragazzo, che da junior aveva il segno del talento tatuato addosso. Alcune vicissitudini hanno cercato di portarlo lontano, ma un’atleta di questo spessore è in grado di ritornare sulla strada maestra. Pino Toni ha preso Piccolo a maggio e non lo ha più lasciato, anche ora che il WorldTour sarà casa sua. 

Il ritorno alle corse è avvenuto al campionato italiano, quarto e una grande iniezione di fiducia (foto Drone Hopper/Sirotti)
Il ritorno alle corse è avvenuto al campionato italiano (foto Drone Hopper/Sirotti)

Le parole del preparatore

Le parole di Pino Toni il giovane lombardo le aveva lette appena pubblicate, così quando gli abbiamo chiesto di commentarle insieme a noi, il tutto è diventato molto più semplice. 

«Sono parole ed opinioni – dice Piccolo – che ci eravamo già dette in privato, sicuramente è un piacere essere descritto così anche in pubblico, vuol dire che Pino ci crede davvero. Lui di questo mondo ne sa molto, ha tanta esperienza maturata in diverse squadre, maturata in molti anni quindi sicuramente ci ha fatto l’occhio».

Per simulare il ritmo corsa Piccolo ha fatto molti chilometri dietro moto scortato da Pino Toni
Per simulare il ritmo corsa Piccolo ha fatto molti chilometri dietro moto scortato da Pino Toni
Avete iniziato a lavorare ma quando vi siete incontrati per la prima volta?

A marzo sono andato via dai Carera e sono passato con Giuseppe Acquadro, in quel momento uscivo dalla Gazprom e mi hanno presentato Pino. 

Come è stato arrivare a stagione in corso?

Abbiamo parlato molto e dal confronto sono nati spunti interessanti. Dal suo punto di vista penso sia stato bravo a prendere un corridore già allenato e trovare subito la strada giusta per lavorare. Mi ha iniziato a seguire quando io stavo facendo il mio Giro d’Italia a casa, cento ore di allenamento in 21 giorni. Era la risposta a quel momento difficile, ho trovato motivazione ponendomi un obiettivo personale. 

Pino ci ha detto che la sua sorpresa è arrivata al campionato italiano, era la tua prima gara dopo mesi e sei arrivato quarto.

La più grande difficoltà che ho avuto quando ho iniziato a lavorare con Pino era il fuori soglia. Non correndo da molto tempo, non ero in grado di produrre quel tipo di sforzo che ti arriva solo in corsa. Per sopperire a questa mancanza abbiamo fatto molto dietro moto.

La prima corsa con la EF è stato il Tour de l’Ain ad inizio agosto
La prima corsa con la EF è stato il Tour de l’Ain ad inizio agosto
E’ servito, no?

Sicuramente il lavoro fatto mi ha dato una grande mano, ma correre è un’altra cosa. Ad un certo punto della corsa stavo meglio in salita che in pianura. Andare a tutta in salita quando si è in corsa o in allenamento è la stessa cosa, non si può andare oltre un certo valore. In pianura, invece, è completamente diverso, perché i cinquanta all’ora li puoi fare solo in corsa. Bisogna anche essere allenati per reggere quelle frequenze a quella velocità. 

Hai corso molto ed in breve tempo, saltando da una gara all’altra…

L’obiettivo era proprio quello, fare tante gare ed allenarsi il meno possibile, questo per un paio di mesi. Alla fine di questo periodo era prevista una pausa per allenarmi meglio e alzare l’asticella. Il 2022 è stato l’anno del ritorno alle gare, non mi importava dove e come, era fondamentale tornare ad attaccare il numero. 

Il 2023 che hanno sarà? Pino ha detto che doveva andare a parlare con lo staff delle EF…

Ora l’obiettivo è tornare a correre con un criterio, cercando dei risultati in determinate gare. Il calendario ed i programmi di lavoro saranno più definiti, già posso dire che le classiche delle Ardenne potranno essere interessanti. Sarà davvero importante programmare, correre tanto mi è servito, ma se voglio alzare ancora di più l’asticella dovrò curare molto anche gli allenamenti a casa. I grandi corridori fanno così, guardate Vingegaard, non corre per due mesi ma poi si presenta alle gare pronto.

L’ultima gara della stagione è stata la Japan Cup Cycle Road il 16 ottobre
L’ultima gara della stagione è stata la Japan Cup Cycle Road il 16 ottobre
Tornare nel WorldTour come ti ha fatto sentire?

Tranquillo, sono felice di essere qui ma non sento pressione. Io faccio tutto al meglio, se metto tutto me stesso nelle cose che faccio non posso recriminarmi nulla. 

Allenarsi con consapevolezza è fondamentale, questo tu lo sai fare.

Al giorno d’oggi se non ti sai allenare a casa è difficile rimanere ad un livello alto. Tutti i corridori di punta si allenano bene ed arrivano alle corse pronti. Per me la bici è un passione quindi non mi pesa fare tante ore di allenamento o lavori specifici. Oggi (martedì, ndr) da me ha nevicato e per non perdere la giornata ho fatto due sessioni sui rulli. Ovviamente bisogna lavorare nel modo corretto, ed avere al mio fianco Pino mi permette di pensare che io lo stia facendo. 

Che rapporto hai maturato con lui?

Ormai mi sento di poter dire che fa parte di me e spero di lavorare con lui per molti anni. Mi ha dato tanta fiducia e una grande motivazione, e per questo lo ringrazio.