Le forature del Fiandre e il punto su sezioni e gonfiaggio

08.04.2021
4 min
Salva

Trentin che per delle forature rimane più volte fuori dalla lotta per le classiche. Una volta è un caso, due sono un problema. Le strade del Nord sono da sempre terreno accidentato per le quali si studiavano soluzioni a dir poco cervellotiche, ma efficaci in rapporto alle varie epoche. 

I primi rimedi

Negli anni 90 si cercavano tutti i modi per rendere più rigide le ruote in alluminio, saldando i raggi ad esempio, con la consapevolezza che utilizzando tubolari maggiorati ma non grandissimi, dovevano essere proprio il cerchio e in alcuni casi il telaio ad assorbire quei colpi. Per cui la bici per lassù, soprattutto per la Roubaix, aveva magari il carro più lungo e la forcella con un rake più generoso, al fine di ammortizzare e dare stabilità.

Gli ultimi 15 anni

Che cosa sia cambiato negli ultimi 15 anni è sotto gli occhi di tutti. Le ruote con cui si corre oggi il Fiandre sono in carbonio con profilo fino a 60 millimetri. Hanno il perno passante. E sono abbinate a telai in carbonio sicuramente più rigidi di quelli di allora. Non basta. Sono aumentate sensibilmente anche le velocità e questo fa sì che l’impatto della ruota sul sasso sia più violento.

E’ facile intuire a questo punto che ci sono soltanto due elementi chiamati ad assorbire i colpi: le gomme e lo stesso ciclista.

Al Fiandre e prima ad Harelbeke, Trentin tradito da forature
Al Fiandre e prima ad Harelbeke, Trentin tradito da forature

Le nuove ruote

Se per il corridore c’è poco su cui ragionare, salvo sull’esigenza di metterlo in sella nel modo più bilanciato affinché possa guidare al riparo da mal di schiena e vari sovraccarichi, sulle gomme si è aperto un mondo.

I cerchi con il canale largo hanno cambiato radicalmente le abitudini, l’avvento del freno a disco ha liberato dall’imbarazzo di pneumatici troppo grossi per essere… contenuti dall’archetto del caliper. Si usano coperture di sezione maggiore, che fanno sembrare il 25 ormai obsoleto e molto sottile. Al Fiandre abbiamo constatato la grande diffusione di pneumatici da 28 millimetri e alla Roubaix, rinviata a ottobre, avremmo certamente visto quelli da 30.

La gomma più larga permette di ridurre la pressione di gonfiaggio, senza che questo aumenti la resistenza al rotolamento. E qui forse casca l’asino. Perché abbinando le velocità più alte alla rigidità della bici, si deduce abbastanza facilmente che il rischio di foratura da impatto aumenti in modo sensibile.

Kristoff vinse la Gand del 2019 con tubeless e Air Liner all’interno
Kristoff vinse la Gand del 2019 con tubeless e Air Liner all’interno

Rischio tubolare

«Soprattutto se si utilizza il tubolare – dice Tommaso Cappella di Vittoria – che viene reso più vulnerabile dalla camera d’aria. Se la pressione di gonfiaggio è troppo bassa, si rischia di pizzicare. Colpi se ne prendono tanti. Nel tubeless invece la camera d’aria non c’è, quindi non si pizzica. mentre per le piccole forature, si mette dentro il liquido sigillante che permette di tappare i buchi più piccoli. I meccanici revisionano le bici tutti i giorni, per cui è praticamente impossibile che non ci si accorga di una foratura».

Sarà un caso o forse no, ma certo al via del Fiandre e prima di Harelbeke, Trentin era il solo corridore del Uae Team Emirates a fare uso dei tubolari (come si vede nella foto di apertura).

Vittoria Air-Liner
Vittoria fornisce il Team Uae Emirates degli Air-Liner, che però non sono ancora troppo utilizzati
Vittoria Air-Liner
Vittoria fornisce gli Air-Liner al Uae Team Emirates

Rischio stallonamento

Ma la questione è anche un’altra e accende la luce sulle abitudini dei corridori. Il cerchio largo infatti porta all’aumento della sezione del pneumatico.

«Ma quello che conta – dice ancora Cappella – è la forma del pneumatico. Se uso una sezione troppo piccola, ad esempio un 25, l’impressione di avere sotto una ruotona rimane, ma la gomma non ha la forma a goccia che la rende più impenetrabile e, così deformata, espone al rischio di foratura sui lati. E il rischio di foratura in questi casi è ancora più marcato se fino a pochi giorni prima si sono usati i tubeless e si torna al tubolare, che come abbiamo detto sono meno resistenti».

La Gand di Kristoff

Uno dei casi che confutano questa osservazione risale alla Gand del 2019 vinta da Kristoff. 

«Prima di quella corsa – racconta Cappella – facemmo un test di nascosto. Assieme al meccanico della Uae, portammo le bici sotto una tenda e inserimmo nel tubeless l’Air-Liner. Kristoff dovette fermarsi per 4 volte. Due volte perché utilizzava gomme da 25 che tendevano a stallonare, facendo perdere aria. In altri due casi bucò, ma l’Air-Liner gli permise di continuare e cambiare poi la bici agevolmente. Non so di preciso ora che cosa sia successo a Trentin. In casi normali, sarei andato a verificare di persona, ma a causa del Covid, si sta alla larga dalla squadre».

Vittoria lancia l’Air-Liner per i tubeless da strada

02.04.2021
4 min
Salva
Con il lancio da parte di Vittoria dell'Air-Liner Road, i pneumatici tubeless fanno un ulteriore salto di qualità. I vantaggi che dà questo inserto sono molteplici, a partire da un livello di sicurezza più alto in caso di brusco abbassamento della pressione della gomma. Altri punti vantaggiosi sono una scorrevolezza migliore e una comodità più elevata, senza avere un aggravio di peso particolare. Anche il montaggio e lo smontaggio risultano semplici ed intuitivi, anche grazie alle clip e alla pinza inclusi nel Road Tubeless Tool-Kit creato da Vittoria.

Come più volte abbiamo avuto modo di dire il pneumatico tubeless si sta facendo strada anche tra i professionisti. I vantaggi di questo tipo di copertura sono quantificati in una minore resistenza al rotolamento e un comfort maggiore. Ora Vittoria introduce l’Air-Liner Road, una tecnologia volta a migliorare anche l’aspetto della sicurezza e incrementare il comfort.

Frutto dell’evoluzione

Le biciclette si evolvono, così come i freni, le ruote e tutti i componenti, fornendo prestazioni sempre maggiori. Negli ultimi anni è arrivato nel mondo strada il tubeless, che è frutto dell’evoluzione che si è avuta in precedenza sulla mountain bike. Ora con l’inserto Air-Liner Road di Vittoria si sta introducendo un altro elemento, che è già presente da alcune stagioni nell’off road. Una storia che potremo dire abbiamo già visto con altri componenti.

Vittoria Air-Liner Road
Il montaggio dell’Air-Liner Road è simile a quello di una camera d’aria
Vittoria Air-Liner Road
Il montaggio dell’Air-Liner Road è simile a quello di una camera d’aria

Anche in run-flat

Il Vittoria Air-Liner Road è una parte integrante del sistema tubeless, fornendo protezione, assorbimento dagli urti e garantendo un livello di sicurezza più elevato nel caso di forature improvvise. Infatti, in caso di perdita di pressione, l’inserto Air-Liner Road permette di continuare a pedalare in modalità run-flat e tornare tranquillamente verso casa. Da sottolineare il funzionamento di questo inserto che si stringe con l’aumentare della pressione nel pneumatico e riprende la sua forma originale con il diminuire della stessa.

Valvola Multiway per Air-Liner Road
La valvola Multiway con i fori maggiorati
Valvola Multiway per Air-Liner Road
La valvola Multiway con i fori più grandi per far passare meglio l’aria e il sigillante

Valvola apposita

Questo nuovo prodotto è stato pensato per i sistemi tubeless, ma è compatibile con tutte le marche di copertoni disponibili sul mercato. Il materiale è molto leggero e non assorbe il liquido sigillante. Inoltre, Vittoria ha ideato la valvola tubeless Multiway Valve che ha dei fori più larghi del normale per facilitare l’afflusso d’aria e del sigillante.

Tre misure

L’Air-Liner Road è disponibile in tre misure: small, medium e large. Il primo è adatto a copertoni da 25 millimetri e pesa 24 grammi, il medium è per i pneumatici da 28 millimetri e pesa 31 grammi, mentre il più grande è adatto per gomme da 30 millimetri e pesa 39 grammi. Il prezzo è di 35 euro.

Pinza Air-Liner Road
La pinza ideata da Vittoria per rimuovere l’Air-Liner
Pinza Air-Liner Road
La pinza ideata da Vittoria per facilitare la rimozione dell’Air-Liner

Il Kit e il sigillante

Vittoria ha ideato anche il Road Tubeless Tool-Kit composto da una pinza e sei clip realizzate per consentire il montaggio e lo smontaggio dell’inserto. La pinza è stata ideata per rimuovere in modo sicuro il copertone. Inoltre, i manici sono stati disegnati per essere usati come leva-gomme.
Anche per il liquido sigillante, Vittoria ha sviluppato il nuovo Universal Tubeless Tire Sealant adatto a tutte le discipline, dalla mountain bike, fino alla strada passando per il gravel. E’ un prodotto senza ammoniaca, a base liquida che durante i test ha riparato istantaneamente forature fino a 7 millimetri, mantenendo la pressione fino a 1200 chilometri di autonomia.

Universal Tubeless Tire Sealant
Il liquido sigillante Vittoria è adatto a tutti i tipi di pneumatici
Universal Tubeless Tire Sealant
Il liquido sigillante Vittoria può essere usato per tutti i tipi di pneumatici

Comfort maggiorato

Abbiamo avuto modo di provare l’Air-Liner Road per diverse uscite. Per prima cosa diciamo che il montaggio è molto semplice, quasi come fosse una camera d’aria, con l’aggiunta del liquido sigillante.

A livello di sensazioni, si nota subito un comfort maggiorato, nel senso che la capacità di assorbire i colpi che derivano da buche o asfalto rovinato è molto maggiore rispetto al copertoncino e anche rispetto alla configurazione standard del tubeless. Se è vero che l’Air-Liner si rimpicciolisce con l’aumentare della pressione, è anche vero che un piccolo contributo ad un effetto ammortizzante maggiore c’è e si sente.

Scorrevolezza e sicurezza

La scorrevolezza è molto elevata e in certi momenti si ha quasi la sensazione di galleggiare sull’asfalto. Sapere di avere un inserto interno che in caso di perdita di pressione tiene il tubeless nella sua sede, aumenta anche la sensazione di sicurezza. Nel complesso l’Air-Liner Road non comporta un aggravio di peso eccessivo e migliora notevolmente la comodità, la scorrevolezza e la sicurezza.

vittoria.com

Vittoria fabbrica

Vittoria partner di Eroica: è un fatto di affinità

24.03.2021
3 min
Salva

Vittoria ha recentemente siglato un rilevante “deal” in chiave promozione del brand, divenendo partner degli eventi Eroica e Nova Eroica in tutto il mondo. Attraverso questa collaborazione, lo storico marchio italiano intende contribuire al successo planetario di Eroica fornendo al tempo stesso un supporto a tutti i partecipanti.

Passione per il ciclismo autentico

Il ciclismo autentico, quello puro e intimo, è probabilmente l’unico sport in grado di regalare emozioni così estreme e contrastanti: fatica, gioia, dolore e pace interiore tutte insieme. Eroica è una serie di eventi unica nel suo genere perché porta magnificamente in vita l’autenticità del ciclismo. E l’obiettivo, lo scopo di questi appuntamenti non è solo portare migliaia di cicloturisti in alcuni dei luoghi più belli del mondo in sella ad una bici, ma è anche quello di promuovere il ciclismo come mezzo di scoperta, di meraviglia, di turismo. Correre l’Eroica significa contemplare i paesaggi e la bellezza della natura, fare nuove amicizie mentre si scoprono le delizie dei luoghi di cui si è ospiti.

Eroica
L’Eroica è una serie di eventi con lo scopo di scoprire il territorio
Eroica
L’Eroica è una serie di eventi che vuole promuovere e scoprire le bellezze del territorio

Tra storia e innovazione

Eroica e Vittoria condividono la stessa identica passione per la storia del ciclismo. Vittoria è stata la prima a realizzare i tubolari in cotone, e tante imprese epiche che fanno parte della storia di questo meraviglioso sport sono state compiute proprio utilizzando tali coperture. Vittoria è sinonimo di innovazione fin da quando è nata, negli anni ’50, in un piccolo stabile della provincia bergamasca. Ed è proprio grazie alla costante voglia di innovare che l’azienda è diventata oggi il maggior produttore di copertoni per biciclette al mondo: la sola ad avere speciali mescole che impiegano il grafene, la scelta dei professionisti. Vittoria offre ancora oggi una gamma di tubolari in cotone di altissima qualità e per ogni condizione.

Ernesto Garcia Domingo, Direttore commerciale di Vittoria
Ernesto Garcia Domingo, Direttore commerciale di Vittoria
Ernesto Garcia Domingo, Direttore commerciale di Vittoria
Ernesto Garcia Domingo, Direttore commerciale di Vittoria

Obiettivo: supportare i ciclisti

«Essere partner di Eroica – ci ha confessato Ernesto Garcia Domingo, il Direttore Commerciale di Vittoria – ha un significato molto profondo. Significa supportare persone che condividono il nostro stesso modo di intendere il ciclismo. Non vedevamo l’ora di collaborare con Eroica. Siamo pronti a lavorare insieme per regalare nuove esperienze e nuove scoperte a tutti gli appassionati di ciclismo e di ciclismo eroico».

«Siamo orgogliosi – ha ribattuto Nicola Rosin, il Presidente di Eroica – di aggiungere tra i nostri partner un’azienda e un marchio così importante e storico del mondo del ciclismo. Vittoria negli anni ha dimostrato di saper ben interpretare le necessità delle diverse tipologie di ciclisti. Siamo certi che la collaborazione sarà di mutua soddisfazione sia nel mondo Classic che nel mondo, oggi così importante per Eroica, di Nova».

vittoria.com

eroica.cc

Van der Poel Strade Bianche

Copertoncini okay, ma il tubeless è più veloce. Parla Vittoria

17.03.2021
4 min
Salva

E’ uno degli argomenti più dibattuti del momento oltre ad essere un componente importantissimo, stiamo parlando di pneumatici. Mentre Specialized ha pensionato i tubolari e spinge per i copertoncini e Pirelli punta soprattutto sui tubeless, senza tralasciare le altre coperture, vediamo in che direzione si muove Vittoria. Ne abbiamo parlato con Tommaso Cappella, Cycling Technical Service del marchio italiano: in pratica colui che segue le squadre professionistiche.

Meno attriti

Vittoria è un colosso italiano tra i leader nel settore dei pneumatici per il ciclismo, tanto da rifornire numerose squadre professionistiche come: Lotto Soudal, Jumbo Visma, UAE Team Emirates, EF Education Nippo, Astana Premier Tech, Team DSM, Alpecin Fenix e tante altre.
«Abbiamo tante squadre da seguire e dobbiamo dare il massimo supporto a tutti – inizia Tommaso Cappella – e in questo momento di Covid-19 non è semplice».

Avere tante squadre è un grande impegno ma è anche un vantaggio per capire quali sono le tendenze in atto: «Possiamo dire che il tubeless a parità di condizioni è il pneumatico più veloce – continua Cappella – dobbiamo pensare che i professionisti usano i materiali migliori. Fino ad oggi il tubolare è stato la copertura più usate, in quanto ha una resistenza al rotolamento inferiore rispetto al copertoncino. Questo è dovuto al tipo di materiali usati e all’assenza della camera d’aria, che nel copertoncino genera attrito con il pneumatico stesso. Il tubeless ha la metà degli attriti del copertoncino in quanto anche in questo caso non c’è la camera d’aria».

Vittoria Corsa Tubeless
Il tubeless Vittoria Corsa montato dai corridori dell’UAE Team Emirates
Vittoria Corsa tubeless
Il Vittoria Corsa tubeless montato dai corridori dell’UAE Team Emirates (qui la bici di Philipsen)

Capacità di deformazione

A questo punto viene da chiedersi, ma che differenza c’è fra il tubolare e il tubeless visto che entrambi non hanno la camera d’aria? Perché il tubeless è più veloce?
«Vittoria non è stata la prima ad introdurre la tecnologia tubeless – ci dice Tommaso Cappella – però siamo stati i primi ad essere i più veloci».

Ma come hanno fatto? «La scorrevolezza è data dalla capacità della gomma di deformarsi: più si deforma e più si va veloci. E’ per questo che le gomme larghe sono più veloci, perché aumentando la sezione aumenta il volume d’aria e questo comporta una maggiore linearità di sospensione. Il risultato è che le pressioni più basse di gonfiaggio permettono al pneumatico di deformarsi più facilmente e quindi di essere più veloce». E’ questo il punto di forza dei tubeless rispetto ai tubolari, infatti quest’ultimi richiedono delle pressioni maggiori con una capacità di deformarsi inferiore.

Vittoria Corsa tubolare
Il Vittoria Corsa nella versione tubolare
Vittoria Corsa tubolare
Alcuni professionisti ancora usano la versione tubolare del Vittoria Corsa

Cotone, l’arma in più

Ma non è stato facile arrivare ad avere dei tubeless così veloci.
«Affinché il tubeless sia competitivo deve essere stagno, non deve perdere aria – ci spiega – e per avere questo risultato bisogna aggiungere uno strato di gomma in più. Solo che questo strato rendeva il pneumatico più duro da deformare e quindi più lento. Con il Corsa Speed e poi con il Corsa, Vittoria ha trovato la soluzione introducendo il primo tubeless con la carcassa in cotone, che è per antonomasia il materiale più veloce»

A questo punto abbiamo chiesto a Tommaso Cappella perché il cotone sia il materiale più veloce.
«Il cotone è più veloce del nylon perché a parità di spessore di filo è più facile da deformare – e poi ci svela – proprio per questo motivo il Corsa Speed è nato tubeless. In verità è stata una serie di casualità che ci ha fatto accorgere di queste qualità. Da allora alcuni corridori hanno iniziato a correre le cronometro con il tubeless, fino ad arrivare a usarlo regolarmente anche nelle gare in linea».

Vittoria Corsa Speed tubeless
Il Vittoria Corsa Speed è il tubeless per le cronometro
Vittoria Corsa Speed tubeless
Il Vittoria Corsa Speed è il pneumatico tubeless utilizzato per le cronometro

Peso e sicurezza

Ma c’è ancora un paio di punti sui quali il tubeless rimane svantaggiato rispetto al tubolare e sono il peso dell’intero sistema ruota e il fattore sicurezza.
«Per quanto riguarda il peso, iniziano ad esserci ruote con lo stesso peso dei modelli per tubolare e penso che si migliorerà sempre di più. Per quanto riguarda il fattore sicurezza è ovvio che al momento ci si affida alla tolleranza che c’è fra il pneumatico e il cerchio. Stiamo lavorando anche su questo aspetto, il tubeless è una tecnologia ancora giovane e ha margini di miglioramento. Noi siamo al servizio dei corridori ma è palese che il tubeless sia la nuova frontiera».

Vittoria servizio corse

Vittoria con il Tour of the Alps anche per il 2021

26.02.2021
2 min
Salva

Dopo la positiva esperienza del 2019, Vittoria ha deciso di confermare anche per il 2021 il rapporto di partnership con il Tour of the Alps, la corsa a tappe euro-regionale in programma dal 19 al 23 aprile, che come da tradizione farà da antipasto al prossimo Giro d’Italia.

Presenza sempre più forte

Già al seguito di importanti realtà ciclistiche come la UEC (Unione europea di ciclismo), Vittoria intende consolidare la propria presenza sulla scena internazionale. Rientra in questa strategia operativa la collaborazione con una realtà in forte crescita come il Tour of the Alps. Con i suoi percorsi brevi ma molto impegnativi, l’evento organizzato dal GS Alto Garda ha allestito un’edizione di altissimo valore tecnico grazie anche alla presenza di ben 12 formazioni UCI World Tour.

Bus Vittoria al Tour of the Alps
Vittoria è il più grande produttore al mondo di pneumatici da bici
Bus Vittoria al Tour of the Alps
Vittoria è il più grande produttore al mondo di pneumatici da bici

Stessi valori

La collaborazione fra Vittoria e Tour of the Alps nasce anche dalla condivisione di valori importanti come la sostenibilità ambientale. Non va infatti dimenticato che nel 2019 aveva debuttato in carovana una moto elettrica integrata al servizio di motostaffette. Dal canto suo Vittoria si è dotata di un organo interno, ‘The Green Committee’, il cui scopo è quello di introdurre procedimenti volti a ridurre l’impatto delle operazioni aziendali sull’ecosistema.
Vittoria investe nel ciclismo ritenendolo un esempio virtuoso di mobilità urbana sostenibile. Da qui la collaborazione con il Tour of the Alps attraverso l’assistenza neutrale in gara grazie al proprio Servizio Corse formato da uno staff di professionisti pronti a mettere a disposizione di tutti i ciclisti in gara il proprio bagaglio di capacità ed esperienza.

Collaborazione di prestigio

«Vittoria è un partner di prestigio per il Tour of the Alps, che tre stagioni fa ha creduto nella crescita e nelle potenzialità dell’evento condividendone i valori – ha detto il Presidente del GS Alto Garda Giacomo Santini – inoltre, il Servizio Corse è garanzia di eccellenza, affidabilità e sicurezza, uno dei punti di forza della nostra manifestazione».
«Il Tour of the Alps è una manifestazione unica nel suo genere, trans-nazionale, e sempre più di rilievo nel panorama ciclistico – ha commentato il Direttore Commerciale di Vittoria Spa Ernesto Garcia Domingo – siamo orgogliosi si esserne partner e di supportare tutti gli atleti che vi parteciperanno con il Servizio Corse Vittoria».

Oltre 7 milioni di gomme

Ricordiamo che il Gruppo Vittoria è il più grande produttore di pneumatici per bici, con oltre 7 milioni di gomme prodotte ogni anno. Il suo centro Ricerca & Sviluppo progetta fra i migliori pneumatici da competizione. Vittoria è la prima azienda al mondo ad utilizzare il grafene nei suoi pneumatici e questo è il suo grande vantaggio competitivo. Il grafene è molto resistente ed allo stesso tempo molto leggero: 200 volte più forte dell’acciaio, 200.000 volte più sottile di un capello.

vittoria.com

tourofthealps.eu

Vittoria Air liner Gravel

Air-Liner Gravel, l’inserto per pneumatici di Vittoria

31.10.2020
< 1 min
Salva

Il mondo gravel è in continua espansione, sia per il numero di praticanti e sia per i modelli di biciclette specifiche. Questa tendenza non può non comportare l’introduzione di nuove soluzioni tecniche per migliorare le prestazioni come l’Air-Liner di Vittoria.

Dopo il successo dell’Air-Liner per Mtb, Vittoria ha pensato bene di allargare il campo di utilizzo realizzando un inserto innovativo per i pneumatici gravel. L’obiettivo è migliorare le performance degli attuali sistemi di coperture tubeless che lavorano con aria e lattice. Per inserirlo basta fare la stessa operazione che si effettua con una normale camera d’aria. Air-Liner Gravel è studiato per lavorare con i sistemi tubeless e con valvole a 3 vie, ma nella confezione sono incluse valvole a 5 vie per un flusso d’aria maggiore. Si può usare tranquillamente il liquido sigillante, anche se Vittoria consiglia l’uso di prodotti senza ammoniaca.

I vantaggi che derivano dall’uso di Air-Liner Gravel sono molteplici: protezione, controllo, prestazione e durata. L’inserto protegge le ruote e i pneumatici attutendo i colpi che avvengono all’interno del copertone. Il controllo migliora in quanto la presenza dell’inserto diminuisce il volume d’aria all’interno del pneumatico, e questo porta ad una maggiore aderenza al terreno. Le prestazioni migliorano in quanto Air-Liner Gravel aumenta la stabilità laterale senza ridurre il grip e l’aderenza. Infine, la durata è assicurata dal polimero con cui è realizzato. In condizioni normali può durare fino a 2.000 ore, oppure 1 ora completamente senza aria.

Air-Liner Gravel è compatibile con ruote fino a 29” ed è disegnato in modo da essere tagliato in base al diametro desiderato. Il peso è di 47 grammi.

vittoria.com

A 66 all’ora verso Milano. Poker Ganna

25.10.2020
3 min
Salva

Tutto facile. Filippo Ganna come da pronostico si è portato a casa anche la terza cronometro in programma, facendo poker al Giro d’Italia. Il piemontese anche oggi ha impressionato. E lo ha fatto soprattutto nei chilometri finali, quando per assurdo si è anche “scomposto” (le virgolette sono d’obbligo).

Manubrio prezioso

E’ partito come al solito: stabile, deciso, con il 58×11 in canna. Ha tagliato le rotatorie in modo impressionante, sfiorandole come fa un pilota di Formula1 con i muretti di Montercarlo. Merito anche del tanto lavoro che c’è dietro, su posizione e bici.

«Quest’inverno – rivela un raggiante Fausto Pinarello – Cioni mi ha detto: facciamo il manubrio 3D anche a Pippo». Un manubrio che costa circa 14.000 euro. «Ma se i risultati sono questi, non costa nulla», riprende Fausto.

Negli ultimi 4.000 metri, guarda caso la stessa distanza dell’inseguimento su pista, ha aperto del tutto il gas. Al diavolo i 490 watt del programma di viaggio. La velocità è passata da 60 a 66 chilometri orari.

Filippo Ganna ha appena terminato la crono di Milano. Il suo manubrio costa 14.000 euro.
Ganna in Piazza Duomo. Completa un grande Giro.
Filippo Ganna ha appena terminato la crono di Milano. Il suo manubrio costa 14.000 euro.
Ganna in Piazza Duomo. Completa un grande Giro.

Tranquillità apparente

Ganna termina la sua prova. Balza in testa e si siede sull’ormai hotseat del primo in classifica. E da lì inizia a godersi la crono un po’ come tutti dal “divano”. Solo che lui è in piazza Duomo.

«In realtà dopo aver terminato la mia fatica ero più teso per quello che avrebbe fatto Geoghegan Hart che per me – racconta Filippo – Avremmo portato la settima vittoria alla squadra e soprattutto avremmo conquistato il Giro. Un Giro che per me è stato bellissimo non solo per le mie vittorie, ma perché ho potuto lavorare con il team. E le fatiche fatte sono state di un gruppo di amici».

Ormai fa più notizia se il campione del mondo perde una crono piuttosto che se la vince. A questo appunto Pippo scatta: «A Valdobbiadene c’erano mio papà e il mio procuratore, Giovanni Lombardi, che dopo l’arrivo mi hanno detto: una cosa però non va bene, eravamo troppo tranquilli. Può sembrare così ma ogni anno è differente, magari la prossima stagione prendo delle bastonate. Da parte mia continuerò a lavorare restando umile. Inoltre quando indossi questa maglia resti sempre concentrato, sei portato a dare il massimo».

Bomba di emozioni

Grandi Giri, record dell’Ora, in tanti chiamano Ganna a grandi obiettivi. Lui continua a rispondere che può solo lavorare. E che semmai tenterà il Record lo farà su una pista al livello del mare. 

Per ora si gode questo Giro e questa vittoria. Si è portato a casa anche il Trofeo Bonacossa, riservato al “girino” che fa l’impresa più bella. Lo ha conquistato con il trionfo di Camigliatello Silano (che non era una crono), eppure Pippo punta il dito su Milano.

«A Valdobbiadene è stato bello perché era una crono durissima e io lo sono stato di più, ma questa di oggi la metto in testa: è stata la vittoria più bella. Venivamo dal grande lavoro di ieri, c’era la gente che urlava il mio nome dal primo all’ultimo chilometro, Tao che ha vinto il Giro. Insomma oggi è stata una vera bomba di emozioni».

I graffi di Gatto, capitano e gregario

24.10.2020
5 min
Salva

Qualche giorno fa Oscar Gatto ha chiuso la sua carriera. Il corridore veneto ha disputato le ultime gare in Belgio. E proprio lassù ha preso la decisione: basta con il ciclismo.

Oscar appende la bici al chiodo dopo 14 anni di professionismo. Corridore molto veloce e uomo squadra, capitano e gregario. Ma quando ha avuto le sue possibilità se le è giocate alla grande.

Il feeling perduto

«Ad un tratto – racconta Gatto – ho sentito dentro di me che mancava qualcosa per correre in bici. Ho capito che era il momento di dire basta. Io non faccio mai le cose a caso. Ci pensavo già da un po’, ma alla fine la decisione l’ho presa la settimana scorsa. Un altro anno lo avrei potuto fare di sicuro. Ma il feeling con la bici, con gli allenamenti, con la corsa non c’era più».

Oscar Gatto (35 anni) sui muri del Fiandre
Gatto (35 anni) sui muri del Fiandre

Tra i primissimi a chiamare Oscar sono stati Luca Scinto e Angelo Citracca, coloro che hanno vissuto forse il miglior Gatto della carriera. Un rapporto verace, spontaneo il loro. Anche noi assistemmo a quelle trasferte in Belgio. E la battuta nel clan di Citracca era sempre pronta. 

«Devo dire che loro due mi hanno chiamato subito, ma lo hanno fatto in tanti. Anche il mio massaggiatore da dilettante, Raniero Gradi».

Un ragazzino grintoso

Primi passi nel professionismo sul finire del 2006, quando esordì nel Gp Beghelli. Oscar arrivò nel drappello di testa. L’anno dopo passò alla Gerolsteiner, prima di approdare alla corte di Scinto, all’epoca Isd Cycling Team. WolrdTour, Professional, ancora WorldTour. Il ragazzo diventa uomo. Si sposa, diventa papà…

«In tanti anni il ciclismo mi ha insegnato molto. Sono pronto a pedalare anche nella vita. Si dice sempre che se hai fatto il ciclista non sai fare nulla. Penso che la bici t’insegni a stringere i denti. E questa cosa te la ritrovi anche dopo. La fatica non si fa solo in sella.

«Ho girato il mondo. Ho imparato a vedere le cose sotto più punti di vista e non solo dal nostro mondo. Viaggiare ti dà prospettive più ampie. E ho imparato anche a conoscere le persone più a fondo, di alcuni ti puoi fidare e di altri no».

Il ragazzo di Montebelluna era senza dubbio un uomo veloce, però se la cavava quando le strade erano ondulate o c’erano momenti difficili. Strappi, vento e pavé. Se la cavava per lui e per i suoi capitani. Non è un caso che i suoi ricordi più belli siano legati a queste situazioni.

Giro 2011, Oscar alza le braccia davanti a Contador
Giro 2011, Oscar alza le braccia davanti a Contador

La perla di Tropea

Il clou è certamente quella mitica tappa del Giro d’Italia 2011. Si andava da Sapri a Tropea, 217 chilometri sotto il sole e i colori del Sud. Mare ed entroterra si alternavano senza sosta. La star del Giro era un certo Alberto Contador e in rosa c’era Peter Weening.

«E’ ancora è un’emozione quella tappa per me. Ricordo la scarica di adrenalina mentre taglio la linea d’arrivo. A metà corsa vado in ammiraglia e sparo anche due cavolate con Scinto. Gli dico: “Pitone (il soprannome del ds toscano, ndr), sull’ultima salita stacco tutti e arrivo solo”. Mi guarda ridendo e io stesso me ne vado sorridendo. Fatto sta che prendo lo strappo finale davanti. E non fu neanche così difficile quella “limata”. Sapete, la giornata perfetta. Mi alzo, scatto forte e vado. Solo ad un certo punto ho avuto paura. Fu l’unico momento duro della giornata. Vedo la sagoma di uno che mi insegue. Solo dopo ho saputo che era Contador».

Vincere davanti al Pistolero esaltò quella vittoria, che fu un vero capolavoro tecnico, tattico e atletico. La presa della salita, i tempi e la forza dello scatto furono perfetti.

Con Luca Scinto un rapporto di amicizia…
Con Scinto un rapporto di amicizia…

Quella volta da capitano

Il Nord è la seconda casa di Oscar. Con il Belgio ha sempre avuto un grande feeling. Tante volte è stato respinto, ma tante altre gli è andata bene, come alla Dwars door Vlaanderen 2013, importante classica.

«Era un giorno freddissimo – ricorda il corridore della Bora Hansgrohe – a tratti nevicava. Più andavamo avanti e più la gente si staccava. Io ero lì e stavo bene. Ai meno tre, parte Thomas Voekler e tra me e me dico: è andata. Poi Ian Stannard inizia a tirare sempre di più. Voekler sta quasi per arrivare e così penso: parto lungo, perso per perso… E invece la gamba rispondeva bene, spingevo forte e vinsi.

«Alla fine di quella stagione litigai anche con Scinto, perché avrei cambiato squadra. Poi le cose negli anni le abbiamo sistemate benone».

Sagan lo ha voluto con sé anche alla Bora-Hansgrohe
Sagan lo ha voluto con sé anche alla Bora-Hansgrohe

Quella volta da gregario

«Un altro ricordo a cui sono legatissimo – racconta Oscar – è la vittoria di Peter Sagan al Giro delle Fiandre. Correvo con lui alla Tinkoff. Quel giorno avevamo anticipato. Ad una trentina di chilometri ci riprendono. Peter si avvicina a me e mi fa: come stai? Io: bene. E lui: okay, proviamo una volta per uno. Allora io gli feci: Peter aspetta, il mio bene è diverso dal tuo! Così mi disse di tirare. Poco dopo partì come un fulmine. Lo seguì Kwiatkowsy, che lo aveva battuto pochi giorni prima ad Harelbeke. Però Sagan lo staccò. Per radio sentivo il vantaggio che aumentava e fu bellissimo. Io ero pronto a chiudere, ma mi godevo lo spettacolo di Peter. All’arrivo lui mi ringraziò subito e il suo abbraccio fu sincero. La sera dovevo rientrare, ma non presi quell’aereo. Restammo tutti insieme a fare festa nel mitico Park Hotel di Kortrijk».

E adesso? Adesso Oscar si godrà la famiglia. Ha in serbo diversi progetti, tutti fuori dal mondo del ciclismo. Prima però vuole fermarsi un po’, rilassarsi e schiarirsi le idee. In fin dei conti la sua volata l’ha appena finita.

Doppi comandi per la BMC di Pozzovivo

22.10.2020
3 min
Salva

La Bmc Teammachine Slr_01 di Domenico Pozzovivo nasconde molte chicche. Una bici quella della NTT Pro Cycling che spicca per la pulizia del suo design e per la qualità, must del brand svizzero. 

Comandi accessibili

Il lucano come è noto ha grossi problemi di postura dovuti all’incidente dello scorso anno. Per esempio non riesce a distendere bene il braccio sinistro. A tal proposito una delle cose che risalta all’occhio è il doppio comando del cambio. Oltre alle classiche leve, Domenico ha scelto anche i bottoncini all’interno della piega. Il gruppo Shimano Dura Ace Di2 consente questa soluzione, molto comoda per i velocisti e spesso utilizzata nelle classiche del pavé quando non sempre si può staccare le mani dal manubrio. In questo caso a quanto pare anche per chi ha una mobilità in qualche modo limitata.

Il disco anteriore da 180 millimetri
Il disco anteriore da 180 millimetri

Altro elemento di spicco che si può legare alla situazione posturale del Pozzo è la scelta dei dischi. Davanti infatti Domenico monta un disco con diametro da 180 millimetri. Una misura davvero grande per una bici da strada e ancor di più se si pensa che il suo peso è inferiore ai 60 chili.

Rigidità e guidabilità

Il telaio BMC Teammachine Srl_01 è veramente rigido e leggero, tanto più nella misura 51 che adotta il Pozzo. Per questo ha scelto tubolari Vittoria Corsa Graphene 2.0 da 25 millimetri, gonfiati a 8 bar davanti e a 8,5 dietro. Le ruote? Le Enve full carbon con profilo da 35 millimetri. Leggere e ben guidabili. E a proposito di guidabilità, il rake della sua forcella è di ben 48 millimetri. Uno scostamento importante, ma vista la qualità del telaio e delle ruote la scorrevolezza e la reattività nei rilanci non sono compromessi.

Il manubrio è integrato e “made in Bmc”. Ha una larghezza di 400 millimetri e la misura dell’attacco è di 110. I comandi del cambio sono regolati in modo simmetrico. Eventuali asimmetrie (sempre legate al problema del braccio) non si notano.

Il nastro grippante sulla sella della prima bici
Il nastro grippante sulla sella della prima bici

Rapporti da scalatore

La sella è la Selle Italia Flite, posizionata tutta in avanti. Va segnalato che nella prima bici c’è applicato un nastro aderente, su quella di scorta invece questo nastro non è presente.

Vista la sua statura, Pozzovivo utilizza pedivelle da 170 millimetri, con sensore integrato per potenza e cadenza. I rapporti scelti per la tappa di oggi, ricca di salite tra cui lo Stelvio, sono l’11-30 al posteriore e il 53-39 all’anteriore. Da scalatore puro Pozzo non rinuncia alle “vecchie” dentature. Per esempio Almeida ha scelto un 36.