Ayuso torna in corsa. Matxin illustra la strategia per Juan

25.04.2023
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Finalmente Juan Ayuso. Il talento spagnolo è pronto ad iniziare il suo 2023 agonistico. Dopo 225 giorni dalla sua ultima gara gara, la tappa finale della Vuelta, il campioncino della UAE Emirates torna in corsa al Tour de Romandie, che parte oggi da Port Valais e si chiude il 30 aprile a Ginevra.

Come mai Ayuso non aveva più gareggiato? Una forte tendinite lo ha tenuto lontano dalle gare, ma anche dalla bici. Sembrava aver iniziato alla grandissima. Addirittura aveva messo alla frusta Tadej Pogacar durante i ritiri invernali. Poi qualcosa si è inceppato. La tendinite stava degenerando. 

Joxean Matxin, tecnico della UAE Emirates, ci spiega come sono andate le cose e cosa dobbiamo aspettarci da Juan… corridore storicamente (anche se è un 2002) famelico.

Joxean Matxin è uno dei tecnici della UEA Emirates, molto vicino ad Ayuso
Joxean Matxin è uno dei tecnici della UEA Emirates, molto vicino ad Ayuso
Joxean, finalmente Ayuso inizia la sua stagione…

Abbiamo passato dei momenti complicati. Juan è un corridore giovane, vorrebbe gareggiare sempre e ha sofferto vedendo i compagni che corrono, che vincono, che si aiutano… Deve essere stato complicato per lui. Però la squadra non ha mai fatto pressioni perché corresse. Piuttosto abbiamo pensato che per lui fosse meglio stare tranquillo, riposare… Il recupero totale della salute era al primo posto. Il momento del suo ritorno doveva essere un momento naturale in seguito alla guarigione.

Come mai questa tendinite è stata così grave? C’è stato qualcosa che ha sbagliato, magari nel fare gli esercizi in palestra durante l’inverno, problemi con le tacchette, per dire…

Queste cose succedono. La sua tendinite non è stata provocata da una caduta, una posizione sbagliata o altro. Gli è venuto questo dolore e sull’origine possiamo fare mille ipotesi… Ci fosse stata una caduta, una posizione errata come dite voi, okay. Però non ho una riposta precisa. E poi non vorrei entrare troppo in meriti medici. Non è compito mio, ma dei dottori.

Ultima apparizione “ufficiali” per Ayuso, un Criterium a Madrid nell’autunno scorso
Ultima apparizione “ufficiali” per Ayuso, un Criterium a Madrid nell’autunno scorso

Quando vi siete accorti di questo problema?

Prima della Valenciana. Ha accusato un dolore, anzi all’inizio era un fastidio più che un dolore. Poi è aumentato e allora abbiamo deciso di fermarci subito e non correre la Valenciana appunto. Juan è stato a riposo ed ha subito avuto un miglioramento. Così è risalito in bici, ma il dolore è emerso nuovamente. A quel punto abbiamo coinvolto i dottori per capire cosa avesse ed è emersa questa tendinite molto forte. Speriamo che non ritorni.

Juan è un “animale da gara”, lo conosciamo, tu hai detto che ha una gran voglia di correre. Al Romandia sarà subito pronto?

Lui ha classe e da uno che ha la classe, secondo me, possiamo aspettarci di tutto, no? Però non è questo il piano. L’idea iniziale è che si metta a disposizione di Adam Yates. Ma la cosa ancora più importante è che inizi a correre. Poi vediamo giorno per giorno come va. Senza pressione e con la nostra piena fiducia. Juan non deve fare per forza risultato. E anche se lui è forte, ha voglia di correre, ha classe e se vogliamo è anche fresco, non ha il ritmo di gara, che comunque hanno gli altri. Per questo dico che adesso l’obiettivo non è quello di essere il solito “killer”, ma di godersi la prima gara dell’anno. Deve sentirsi ciclista, stare con i compagni e cercare di migliorare giorno per giorno.

Ayuso ha chiuso la Vuelta 2022 al 3° posto (doveva ancora compiere 20 anni). C’è chi dice che questa tendinite sia legata a quegli sforzi
Ayuso ha chiuso la Vuelta 2022 al 3° posto (doveva ancora compiere 20 anni). C’è chi dice che questa tendinite sia legata a quegli sforzi
Può anche essere un’occasione per imparare ad aiutare i compagni…

Ma quello già lo sa fare, anche se ovviamente è un campione… Cosa gli dici? «Aiuta un altro», quando magari restano davanti in dieci? Comunque ripeto, lui sa anche aiutare. Parliamo ogni giorno: sarà pronto per aiutare Yates. Anche perché quando tutti i corridori che hai sono buoni davvero, anche i compagni devono esserlo. Anche i campioni a volte si mettono a disposizione dei compagni, che un giorno dimostreranno sul campo la loro gratitudine.

Dopo il Romandia quali saranno i programmi di Ayuso?

Manterremmo il programma originario, come se non ci fosse stata la tendinite. Intanto vediamo come sta e come reagisce. L’idea è quella di farlo crescere progressivamente.

Quindi anche se dovesse stare bene a maggio, non farà delle corse in più per recuperare un po’?

No, manteniamo il programma fatto questo inverno. Come ho detto, adesso valutiamo come va e poi decidiamo quali gare fare. Si fermerà poi comunque a luglio, per preparare bene la Vuelta.

La caduta di Tadej, storia di una sfida mai avvenuta

24.04.2023
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«Ho sentito un grande rumore dietro di me, ma non ho visto niente. Non ho capito cosa fosse successo. Non vorresti mai sapere che qualcuno è caduto. Voglio che Tadej sappia che ha tutto il mio supporto. Spero che stia bene. Anche io ho avuto quei momenti, gli mando tutta la mia forza». E se Remco Evenepoel manda a Pogacar tutta la sua forza, Tadej può stare certo che si riprenderà presto.

Liegi 2023, un duello “biblico”… che non c’è stato. Questa è un po’ la storia di questo show mancato. La gara è appena finita e ci rechiamo al bus della UAE Emirates. Si aspetta Pogacar, ma lo sloveno non c’è e non arriverà, perché è già in ospedale. Mauro Gianetti, team manager della squadra degli Emirati, non si tira indietro e ci spiega come è andata. 

Mauro Gianetti (classe 1964), team manager della UAE Emirates, sulla Quai des Ardennes dopo la corsa
Mauro Gianetti (classe 1964), team manager della UAE Emirates, sulla Quai des Ardennes dopo la corsa
Mauro, com’è andata? Cosa sapete di questa caduta?

Sappiamo che c’è stata una dinamica abbastanza brutta. La caduta è avvenuta in un tratto in discesa in cui andavano tra i 60 e i 70 all’ora. Un corridore davanti a Tadej, Honoré, è finito in una buca e gli sono letteralmente esplose le due ruote (fonti vicini ad Honoré dicono una ruota sola, ma non cambia poi molto, ndr). Allo stesso tempo gli sono usciti i copertoni dai cerchi e questa “esplosione” ha causato la caduta appunto.


Impossibile quindi da controllare…

Alla ruota di Honorè c’era il nostro Laengen che ha fatto in tempo a frenare e ad evitarlo. Mentre Pogacar che gli era dietro, non ci è riuscito. Ha centrato Honorè in pieno ed è caduto anche lui. 

E come sta adesso?

Oltre ad essersi pelato un po’ a destra e a sinistra, ma dappertutto direi, ha battuto forte la mano. Impatto che ha causato frattura multipla allo scafoide della mano sinistra. Lo stanno già operando.


In pratica dal bordo della strada all’ospedale. Come avete fatto?

Tadej è andato direttamente in un ospedale della zona. Ce lo ha portato il nostro medico di squadra con una delle nostre auto. Si è trattato di un’operazione eseguita da uno specialista della mano. 

Vink, che ha sostituito all’ultimo Ulissi, in testa a tirare. Come sempre UAE Emirates compatta per Tadej fino al fattaccio
Vink, che ha sostituito all’ultimo Ulissi, in testa a tirare. Come sempre UAE Emirates compatta per Tadej fino al fattaccio
E come lo avete trovato così in “presa diretta” un chirurgo specializzato?

Noi lavoriamo con l’università di Cape Town, Sud Africa, e abbiamo una connessione molto vasta a livello mondiale riguardo ai medici specialistici. Pertanto con un paio di chiamate siamo subito riusciti a capire dove ci fosse un bravo specialista della mano in zona. Lo abbiamo trovato e ora è all’ospedale di Genk.

Come era il morale di Poagacar?

Insomma… Lui voleva correre per vincere. Ha capito – e lo dice anche Andrea Agostini che è al fianco di Gianetti – che sono cose che possono succedere e non può far altro che accettarle. Ma da domani, sono sicuro, che Tadej ricaricherà le batterie.


Per quel che può contare adesso: quali erano i vostri piani tattici?

Essere davanti e muoversi quando si fosse mosso Evenepoel, immaginiamo dalla Redoute in avanti, come poi è successo.

Questa pioggia sa quasi di beffa doppia. Avrebbe avvantaggiato Pogacar, che guida bene e non aveva l’imminenza del Giro d’Italia come obiettivo…

Sicuramente sarebbero arrivati loro due. Poi se c’erano più probabilità di vittoria per Tadej, forse sì… non lo so. Sta di fatto che Remco è arrivato da solo e quindi onore a lui. Onore a chi ha vinto. Le gare sono fatte anche di questi episodi.

Partito come sempre tranquillo, Pogacar parlava con De La Cruz nelle fasi iniziali. E’ caduto al chilometro 84,5 di gara
Partito come sempre tranquillo, Pogacar parlava con De La Cruz nelle fasi iniziali. E’ caduto al chilometro 84,5 di gara

Intervento okay

In serata, qualche ora dopo aver parlato con Gianetti è arrivato un breve comunicato della UAE Emirates che diceva, testuali parole: «L’intervento allo scafoide di Tadej è andato a buon fine. Domani tornerà a casa per il recupero e la riabilitazione».

Adesso c’è da vedere quanto durerà questa riabilitazione. Si parla di 5-6 settimane di stop. Ma vista la rapidità con cui lo staff UAE Emirates lo ha fatto operare, siamo pronti a scommettere che fra qualche giorno Tadej sarà già almeno sui rulli con qualche tutore speciale.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, se proprio doveva succedere meglio oggi che in altri momenti. Pogacar avrebbe comunque osservato un periodo di stacco. A maggio non c’erano corse nel suo calendario. Magari non prenderà il via al Giro di Slovenia di giugno o forse ci sarà non al top, ma su carta ha tutto il tempo per recuperare. Soprattutto in vista del Tour de France.

La parte vuota del bicchiere è invece l’urlo strozzato per il mancato duello. Questa caduta ha davvero smorzato gli entusiasmi di molti. Persino in sala stampa regnava una certa tristezza per il “match mai nato”.

Per la cronaca. Neppure Mikkel Frolich Honoré sta benissimo. Per il danese, incolpevole chiaramente, si parla di una fortissima botta alla testa, ma per fortuna nessuna frattura.

Almeida e quelle vecchie (preziose) doti da finisseur

05.04.2023
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Joao Almeida è lanciato verso il Giro d’Italia. Il talento portoghese è ormai un habitué della corsa rosa e forse anche per questo motivo il pubblico italiano lo osserva sempre con affetto.

E proprio perché lo si osserva con occhio anche tecnico, è immediato rendersi conto di alcune differenze tra il Joao di oggi e quello del famoso “Giro d’autunno” del 2020.

Giro 2020: a San Daniele del Friuli Almeida guadagna piccoli preziosi secondi… L’immagine del finisseur
Giro 2020: a San Daniele del Friuli Almeida guadagna piccoli, preziosi secondi… L’immagine del finisseur

Almeida finisseur

L’atleta della UAE Emirates sembra trasformarsi sempre di più in un corridore da corse a tappe. Non che non lo fosse già, ma alcune sue caratteristiche tecniche si stanno modificando. 

Ai tempi della Quick Step, Almeida era più scattista. Quasi un finisseur. Pensiamo solo a quel Giro 2020: terzo a Tortoreto dietro Sagan. Faceva le volate al colpo di reni con Ulissi dopo una tappa di collina. Staccava gli altri big sullo strappo di San Daniele del Friuli.

Adesso invece sembra essere molto più passista. Il che è anche la sua forza. Joao non reagisce mai ad uno scatto. Centellina e “attutisce” ogni minimo cambio di ritmo e fa delle costanza una sua arma in salita. Arma che però solitamente usa per difendersi. Lui infatti è molto bravo contro il tempo e, una volta, anche nei finali nervosi.

«Quando arrivò da noi – ricorda Davide Bramati, suo ex direttore sportivo alla Quick Step – proveniva dal team di Axel Merckx ed era un po’ tutto da scoprire. Ci siamo ritrovati questo corridore forte. Ma né lui, né noi potevamo sapere che fosse da corse a tappe e già così forte.

«Quelle sue doti di scattista le intuimmo e ci lavorammo anche, se vogliamo, ma più che altro io penso fossero doti sue. Alla base non c’era un lavoro specifico. Anche perché, ripeto, era tutto da scoprire».

Lo scorso anno più che mai, Almeida è stato un metronomo in salita. Quasi sempre tra i primi a staccarsi… e a rientrare dopo le accelerazioni
Lo scorso anno più che mai, Almeida è stato un metronomo in salita: tra i primi a staccarsi e poi a rientrare

Almeida scalatore

In qualche modo Bramati ci riporta ad un corridore che era veloce di suo, con uno spunto legato anche alla giovane età. E’ noto che i corridori giovani sono più esplosivi di quelli più maturi. 

Magari, avendo valutato il suo potenziale per i grandi Giri e puntando non poco su di lui, la UAE Emirates sta facendo lavorare Almeida in direzione delle grandi salite e delle corse a tappe, preferendo migliorare sull’endurance a scapito della velocità di punta. Magari in Quick Step, squadra storicamente votata alle corse di un giorno, si era preferito l’aspetto della brillantezza.

«Doveste parlare con il suo coach di allora (Koen Pelgrim, ndr) – riprende Bramati – ma anche con noi prestò grande attenzione alle salite e ai grandi Giri. Alla fine perse il Giro staccandosi a soli 6 chilometri dalla vetta di una scalata come lo Stelvio. E anche a Sestriere andò forte. Lo scorso anno era terzo prima di lasciare la corsa rosa per il Covid e poi è stato quinto alla Vuelta. E anche nell’ultimo Catalunya è arrivato terzo. Andava forte allora, va forte oggi».

Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad, Monselice, Giro d'Italia 2020
Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad: volata ristretta a Monselice, al Giro d’Italia 2020
Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad, Monselice, Giro d'Italia 2020
Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad: volata ristretta a Monselice, al Giro d’Italia 2020

Abbuoni preziosi

In questa analisi tecnica, soprattutto pensando ai due big che si ritroverà al Giro d’Italia, magari la sua dote di finissseur potrebbe tornargli utile per incamerare secondi qua e là, tra piccoli distacchi, abbuoni… e una buona dose di fiducia. Magari certi sforzi nelle sue gambe hanno un prezzo inferiore.

Ma Brama su questo punto non è totalmente d’accordo: «Quel giorno a San Daniele col senno del poi, quello scatto non fu la cosa migliore. Sono sforzi che comunque restano nelle gambe, specie se il giorno dopo c’è un tappone che prevede tanta salita. Ma noi all’epoca avevamo un corridore giovane, un corridore da scoprire.

«Io però non posso giudicare per l’attualità. Almeida non è più con noi da due anni e non so in UAE come lavora. Di certo, e lo ripeto, è un  atleta molto forte, anche oggi che è in un’altra squadra».

Le parole di Bramati sono vere, al Catalunya Almeida è sì arrivato terzo, ma con un bel distacco (2’11”) da Evenepoel e Roglic. Entrambi sono assi sia contro il tempo che in salita e di spazio per attaccarli ce n’è poco… non solo per Almeida. E quei secondi da finisseur potrebbero costituire un buon “tesoretto”.

Alla Parigi-Nizza intanto “riscrivono” la cronosquadre

07.03.2023
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Tra poche ore alla Parigi-Nizza si corre una cronosquadre che in qualche modo è già nella storia. Diversamente dalle solite volte, il tempo infatti sarà preso sul primo atleta e non sul quarto. Il che è una rivoluzione sostanziale. Come verrà affrontata? Ne abbiamo parlato con Simone Pedrazzini, direttore sportivo della UAE Emirates di Tadej Pogacar.

Simone Pedrazzini (classe 1967) è uno dei direttori sportivi della UAE Emirates. E’ in questo gruppo dal 2014
Simone Pedrazzini (classe 1967) è uno dei direttori sportivi della UAE Emirates. E’ in questo gruppo dal 2014

Cronosquadre vera?

La tappa in questione sarà la terza di questa Parigi-Nizza. E’ un anello di 32,2 chilometri con partenza e arrivo a Dampierre-en-Burly, nel cuore della Loira, ma sarebbe meglio dire della Francia (è quasi al centro geografico della Nazione). Il suo percorso è pianeggiate o leggermente vallonato.

In molti, tra cui un grande della specialità come Stefan Kung, hanno detto che non è una vera cronosquadre.

In realtà non è proprio così, secondo noi… e anche secondo quel che ci ha detto Pedrazzini. In primis perché il primo atleta che taglia il traguardo dà il tempo a tutta a la squadra, in una sorta di tutti per uno e uno per tutti, e poi perché comunque bisognerà correre compatti ugualmente. Magari cambierà un po’ la tattica, quello sì.

Simone, cosa vi sembra questa crono?

Noi abbiamo fatto la ricognizione venerdì scorso. Siamo partiti appositamente un giorno prima per venire a vederne il percorso. Abbiamo cercato di visionarlo al meglio che potevamo per non lasciare nulla al caso.

UAE Emirates sta cambiando marcia in quanto ai materiali. Anche ieri alla Tirreno in una crono per super specialisti ne avete piazzati due nei primi sette. La ricognizione è servita anche per scegliere i materiali?

Sì, ci stiamo lavorando parecchio, ma sono lavori che richiedono tempo per avere determinati risultati. Però vediamo che i ragazzi sono contenti, hanno fiducia in questi materiali. Vedono che sono buoni e quindi si sentono più sicuri e motivati. Poi per noi della UAE Emirates era importante migliorare in una specialità in cui fino ad oggi avevamo fatto fatica… Tadej a parte!

Veniamo al nocciolo della questione: il tempo sarà preso sul primo e non sul quarto. Quindi si corre apertamente solo per il leader?

In realtà con il fatto che il tempo si prende sul primo ci aspettavamo un arrivo ben più duro, ma così non è. Noi non crediamo che poi alla fine arriverà realmente un solo corridore. Immaginiamo ne possano arrivare anche tre. Si tratta di un percorso veloce, anche nel finale e non so quanto realmente potranno fare la differenza corridori da soli. 

La Jumbo-Visma è favorita. Magari Affini (qui in testa), a 14″ da Pedersen, nel finale potrebbe dare una “botta” e conquistare la leadership
La Jumbo-Visma è favorita. Magari Affini (qui in testa), a 14″ da Pedersen, nel finale potrebbe dare una “botta” e conquistare la leadership
La vostra tattica?

Per dire, Tadej non si risparmierà. Lui e i ragazzi, soprattutto, lavoreranno in base alle loro possibilità. Poi magari ci sta che nel finale Pogacar dia un’accelerate delle sue e che resti da solo. Ma questo avverrà non per una scelta tattica.

Voi oggi sapete tutto dei vostri atleti, specie prima di una crono. Sapete che quel corridore può stare a 400 watt per un tot di chilometri o a 500 watt per un tot secondi. Avete già un’idea di chi tirerà, di come sarà gestito lo sforzo?

I dati li abbiamo, ma non pensiamo ad una crono per uno solo. La prestazione arriverà restando compatti. Lo sforzo sarà molto intenso per tutti, poi negli ultimi 500 metri chi ne avrà di più andrà avanti. Occhio però anche ai dati. Siamo già al terzo giorno di corsa. Veniamo da due tappe non impossibili, ma molto combattute: è diverso da una cronosquadre al primo giorno. I ragazzi pedaleranno anche in base alle loro sensazioni del momento. Dovranno gestirsi.

La gestione è fondamentale, anche perché la crono non è così corta…

E anche se noi, in base ai dati che abbiamo, diciamo a uno che deve tirare per 30” ma può farlo per 15”, la sua crono durerà molto. Si squilibra tutto e cala la resa.

Dopo l’arrivo, ieri Pogacar ha fatto il defaticamento sui rulli con la bici da crono (foto Instagram)
Dopo l’arrivo, ieri Pogacar ha fatto il defaticamento sui rulli con la bici da crono (foto Instagram)
Hai detto che probabilmente arriverà più di un corridore, ma la gestione degli atleti come sarà? È ipotizzabile che chi deve arrivare davanti, ai -3 chilometri salti qualche cambio e quell’atleta o due che danno tutto prima possano staccarsi? O vedremo un’impostazione più tradizionale?

Come detto l’obiettivo è restare uniti e in tanti più a lungo possibile per fare più velocità. L’organizzazione ha previsto una media oraria di 54-55 all’ora e anche noi crediamo si viaggi su quelle velocità. In più non dovrebbe piovere e non dovrebbe esserci un grande vento. Quindi più si sta compatti e meglio è.

I corridori ti sembrano interessati a questa nuova formula?

Beh, quando c’è Tadej in corsa tutti danno il 200%. Lo vediamo sempre. Anche in questi primi due giorni si sono impegnati al massimo per gli sprint intermedi (Tadej ha guadagnato 12″ in tutto, ndr), andando a caccia di abbuoni che potrebbero essere decisivi per la corsa. Di certo vorranno dare tutto anche oggi. Non partiamo da favoriti, ma vogliamo fare una crono al meglio delle nostre possibilità.

A bocce ferme, con Matxin il punto su Pogacar

29.07.2022
5 min
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Il secondo posto di Tadej Pogacar continua a far rumore. Non c’è niente da fare: è il destino dei campioni. Ma a noi più del rumore interessa la sostanza. Interessa capire cosa non abbia funzionato. Interessa sapere come ha reagito lo sloveno. E chi se non Joxean Fernandez Matxin poteva aiutarci in questo cammino?

Lo spagnolo è una delle menti tecniche, ma anche psicologiche della UAE Emirates. Nessuno come lui conosce gli atleti, Pogacar incluso. A distanza di una manciata di giorni dalla fine del Tour de France e con la mente appena più fredda, si possono fare le prime considerazioni.

Matxin con Tadej Pogacar (foto Instagram – Fizza)
Matxin con Tadej Pogacar (foto Instagram – Fizza)
Matxin, che idea ti sei fatto dunque del Tour di Pogacar?

La mia idea è che Tadej fosse ad un buon livello. Un livello molto, molto simile a quello di quando ha vinto. Jonas Vingegaard non ha sbagliato neanche un attimo, Tadej non è stato al massimo per un solo giorno e ha commesso un “errore” che ha segnato tutto il Tour.

I suoi valori quindi erano buoni?

Sì, ripeto, molto simili a quando ha vinto. Dobbiamo dare atto a Vingegaard che è stato più forte. Il suo trionfo è meritatissimo.

Per te dunque un solo giorno, quello del Granon, ha inciso per tutto il Tour?

Quel giorno ha perso 3′, se ci pensiamo è un po’ come quando Pogacar battè Roglic nella famosa crono. Lui quel giorno tirò fuori una super prestazione e l’altro ebbe un momento negativo. Poi è anche vero che nel giorno del pavè se non c’era Van Aert, Vingegaard perdeva 3′ e sarebbe stata un’altra corsa ancora. Ma ripeto, Jonas ha meritato.

Tu che lo conosci, adesso Tadej si rimboccherà le maniche, lavorerà ancora di più? Magari l’anno prossimo lo vedremo super magro per andare più forte in salita?

Certo che lavorerà. E’ ovvio. Uno come Tadej deve pensare che può vincere il Tour de France. Quello che non capisco è che sino ad ora era un fenomeno che non doveva toccare nulla e adesso deve cambiare qualcosa. Io dico no. Io dico che va bene così in salita, in pianura, nell’atteggiamento nei confronti della sconfitta e dei compagni. Ci metterà più rabbia per vincere, ancora più voglia. Come poi fanno i veri campioni. Ma questo corridore è speciale così.

Nella tappa del pavè un mega lavoro di Van Aert per Vingegaard, che avrebbe potuto perdere moltissimo
Nella tappa del pavè un mega lavoro di Van Aert per Vingegaard, che avrebbe potuto perdere moltissimo
Voi di certo avrete analizzato la debacle del Granon: si è parlato di problemi di alimentazione, del fatto che Tadej sudasse più degli altri…

Teniamo sempre tutto sott’occhio e controlliamo ogni aspetto del corridore e della corsa sin dal chilometro zero. Per quanto riguarda la parte dell’alimentazione abbiamo Gorka Prieto-Bellver, che a mio avviso è il più bravo in assoluto, in questo settore. Lui ha la nostra fiducia e i ragazzi si fidano di lui. Poi ci sta che durante la corsa, in momenti di grande impegno e tensione come quelli che ha vissuto sul Galibier, Pogacar possa non essersi alimentato alla perfezione, non abbia assunto i carboidrati sufficienti.

La tensione c’era, quello è inevitabile. Ma come ha detto Gianetti la sera stessa del Granon, per crescere si passa anche da questi momenti…

Pogacar ha fatto otto volate, otto scatti per chiudere, ma anche gli altri che lo hanno attaccato hanno fatto degli scatti, non ha sprecato energie solo Tadej. Semplicemente Pogacar è umano. Lo era anche prima, solo che non aveva avuto “giorni no” in certi momenti e, come ripeto, ha trovato un grande avversario. Io non sono mica così convinto che il secondo posto sia da buttare. E neanche che fosse così scontato. Tanto più al termine di un Tour così combattuto che tanto piace alla gente.

Beh sì, se le sono date…

Van Aert, che per me è stato il miglior corridore del Tour, è stato super. Anche in questo caso però Tadej scatta in maglia gialla come Wout, vero. Solo che Pogacar lotta anche per la generale, Van Aert no. E gli scatti in giallo di Tadej hanno un altro significato.

Con Bennett e Majka (e un Soler in salute), Pogacar avrebbe avuto le spalle coperte in salita
Con Bennett e Majka (e un Soler in salute), Pogacar avrebbe avuto le spalle coperte in salita
Secondo te quanto ha inciso davvero il fatto di ritrovarsi con una UAE Emirates incerottata già prima del via?

Tanto, tantissimo. Avevamo uno squadrone. Avevamo la forza per lottare con tutti e su tutti i terreni in tutti i momenti. Nel giorno che ha vinto Jungels, George Bennet ha dimostrato di essere uno dei top scalatori del Tour. Erano rimasti in 15 quando tirava lui e aveva margine. Perdere uno così credo che conti, no? Majka: sul Granon prima che scattasse Vingegaard erano rimasti in quattro. Uno era lui, uno Tadej, uno Jonas e uno Thomas. Soler, poteva chiudere in almeno tre delle azioni che hanno cambiato il Tour, ma stava male. E poi Trentin. Ecco, non aver avuto un corridore capace, forte, che vede la corsa come Matteo è stata una grande perdita.

Di certo, e questo è un dato di fatto, le cose non si sono messe bene per voi…

Assolutamente no. Io sono convinto, anzi sono certo di quel che dico, che la UAE Emirates al massimo era più forte della Jumbo-Visma. Credo nei miei corridori, conosco perfettamente le loro capacità. E poi ho i dati per dirlo. E li difenderò fino alla morte.

Sembra che Pogacar abbia digerito bene la sconfitta, ma adesso? Cercherà il riscatto sin dalla Vuelta o è ufficiale che non sarà in Spagna?

Non ci sarà, lo abbiamo detto e lo ribadisco. Da qui a fine stagione Tadej farà solo corse di un giorno, a cominciare da San Sebastian domani, poi correrà a Plouay, farà le corse canadesi, il mondiale e le classiche italiane di fine stagione.

Tadej Pogacar, Col du Granon 2022

Il crollo di Pogacar e i retroscena di una UAE stupita

13.07.2022
6 min
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Cinque chilometri che Tadej Pogacar ricorderà a lungo. Cinque chilometri che potrebbero segnare il destino di questo Tour de France. Verso il Col du Granon la (ex) maglia gialla vive il primo momento di difficoltà della carriera.

La sconfitta è sonora. Tra distacco e abbuono l’asso sloveno incassa 3’02” dal rivale danese. Jonas Vingegaard e la Jumbo-Visma ora hanno il coltello dalla parte manico e la “frittata” si è totalmente rigirata.

Ma cosa è successo a Tadej? Troppi sforzi nei giorni precedenti? Troppe energie spese per rispondere agli attacchi sul Galibier? Cattiva alimentazione?

L’ex maglia gialla sul Galibier si è difeso alla grande ma ha speso tanto
L’ex maglia gialla sul Galibier si è difeso alla grande ma ha speso tanto

Doccia fredda

I corridori giungono ai bus parcheggiati all’imbocco della scalata, proprio sulla strada che porta al Lautaret dove domani passeranno di nuovo, ma in salita. Rafal Majka, uno dei protagonisti, piomba veloce quasi un’ora dopo il termine della tappa. “Lancia” la bici ad un meccanico e s’infila nella “casa viaggiante” della UAE Emirates. La sua espressione non è delle migliori.

Proprio Majka aveva fatto tremare. Prima positivo al Covid, poi per la carica batterica molto bassa e per essere asintomatico era partito. Esattamente come era successo Jungels. Però sul Galibier aveva sofferto. Si era staccato presto. Mentre sul Granon ha compiuto un altro capolavoro da gregario.

«Io ho passato ai ragazzi l’ultima borraccia ai 6 chilometri dall’arrivo – racconta Marco Marcato, uno dei diesse UAE – internet non prendeva e non avevo idea di cosa stesse succedendo. Quando sono passati erano ancora tutti insieme. In effetti ho visto i miei, Rafal e Tadej, un po’ affaticati, ma più o meno come gli altri.

«Poi mentre scendevo per tornare qui, sentivo dai tifosi a bordo strada che aveva vinto Vingegaard, ma non credevo così».

Sino all’attacco del danese, Pogacar era stato perfetto. Era rimasto isolato. Aveva risposto agli attacchi e anzi aveva contrattaccato lui stesso per placare gli animi degli avversari. Non poteva assolutamente lasciarsi scappare né Roglic, né tantomeno Vingegaard con Laporte e Van Aert davanti sul Galibier.

Mauro Gianetti spiega cosa è accaduto e come si rimboccheranno le maniche
Mauro Gianetti spiega cosa è accaduto e come si rimboccheranno le maniche

Gianetti placa gli animi

A tenere banco, a metterci la faccia, con grande signorilità, è il team manager della UAE Emirates, Mauro Gianetti. Il ticinese si presta ai microfoni che lo assalgono.

«Questo è lo sport – dice serio, ma non affranto – abbiamo assistito ad una tappa storica. Oggi abbiamo perso. La Jumbo-Visma è una squadra fortissima e avete visto tutti come ha corso. Ci hanno attaccato sin da subito e da lontano. Oggi hanno fatto qualcosa di straordinario».

Non solo, ma con due uomini in meno, Majka che all’inizio non stava bene, Pogacar ha dovuto rispondere a tutti gli scatti in prima persona.

«Chiaro – riprende il manager – che con un Laengen e un George Bennett in più le cose sarebbero potute andare diversamente e per questo sono ancora più orgoglioso dei miei ragazzi. Ma la forza della Jumbo resta. Tuttavia noi sull’ultima salita avevamo un uomo col capitano e loro no. Ma ci aspettavamo un loro attacco con tutti quei campioni».

Pogacar a pochi chilometri dall’imbocco del Granon scherzava con la telecamera imitando il gesto di quando si dà gas alla moto. La sua squadra rilanciava quel momento con un tweet, sottolineando come Tadej fosse rilassato.

«Mah sapete – spiega Gianetti – a Pogacar piace quando c’è la lotta. Si gasa. Evidentemente stava bene per davvero.

«Poi non so se abbia pagato gli scatti degli Jumbo, ma in quel momento non poteva fare altro. Non so se sia andato in crisi di fame, se abbia sofferto il caldo (per la prima volta si è aperto la maglia, ndr). Di certo noi non possiamo rimproverargli nulla. Non abbiamo l’obbligo di vincere, siamo qui se vogliamo per imparare ancora vista la sua età».

«Cosa gli dirò stasera? Nulla, lo abbraccerò. Anche perché durante l’ultima scalata ci ha messo il cuore, ha dato l’anima. Questo è lo spirito della nostra squadra».

Pogacar a tutta verso il Granon, per la prima volta aveva la maglia aperta
Pogacar a tutta verso il Granon, per la prima volta aveva la maglia aperta

Paura del Covid

Più di qualcuno però teme che questo calo così repentino di Pogacar possa attribuirsi al Covid. In fin dei conti la UAE Emirates lo sta schivando già da prima del Tour con Trentin. Due atleti sono stati costretti ad andare a casa, Majka comunque è risultato positivo: il cerchio si fa sempre più stretto.

«La pressione in tal senso c’è – dice Gianetti – Il Covid è entrato in squadra, due ragazzi sono andati via… In più c’è anche la pressione della corsa, dello stare attenti al virus fuori dalla corsa, della conferenza stampa e dei controlli che ogni sera ti fanno arrivare in hotel sempre dopo le 21,30-22». 

I leoncini del leader della generale sul bus della UAE Emirates. Che non siano stati troppi per difendere a lungo la maglia gialla?
I leoncini del leader della generale sul bus della UAE Emirates. Che non siano stati troppi per difendere a lungo la maglia gialla?

Quella maglia gialla…

«Noi – aggiunge Andrea Agostini, altro dirigente del team arabo – facciamo davvero di tutto per prevenire il Covid. Abbiamo comprato non so quante mascherine, i ragazzi mangiano separati, dormono in camere singole. Indossiamo le mascherine sempre. Solo di lampade speciali per la sanificazione abbiamo speso 15.000 euro. Disinfettiamo tutto, bus, ammiraglie… più di così proprio non possiamo fare. Se poi è Covid… ad oggi i nostri non lo avevano».

Tornando alle parole di Gianetti una cosa però va approfondita: «Arrivare ogni giorno più tardi in hotel aggiunge stress e stanchezza». Verissimo. Ma a quel punto non conveniva lasciare la maglia?

Più di qualcuno nel team ci fa capire che l’intento c’era. E ci avevano anche provato, ma con l’esuberanza di un ventritreenne c’è poco da fare! Insomma è stato Pogacar che non la voleva cedere.

Ed in questo è stato coerente con quanto detto nella conferenza stampa prima di Copenhagen: «Non è facile lasciare la maglia gialla. Non è facile lasciare andare via qualcosa per cui si lotta».

Lo sloveno in maglia bianca, sorridente sul podio dopo la batosta
Lo sloveno in maglia bianca, sorridente sul podio dopo la batosta

Non è finita

Pogacar ha preso la più grossa (e unica) batosta della sua carriera. Forse è da stasera in poi che si vedrà davvero quanto è grande. Che è fenomeno lo sappiamo. Per diventare un gigante gli serviva l’occasione di una sconfitta. Eccola…

E a un primissimo impatto a caldo, anche stavolta sembra essere sulla strada giusta. Sul podio per la maglia bianca sorrideva. Ha fatto i complimenti a Vingegaard.

«Non so cosa sia successo – ha detto Pogacar – di certo non è stata la mia miglior giornata. Non avevo energie nel finale. Pensavo a guardare avanti, ma altri ragazzi mi superavano. La Jumbo oggi ha giocato le sue carte davvero bene. E’ stato molto difficile controllare gli attacchi».

 

«Però voglio continuare a lottare. Il distacco è ampio, ma mancano ancora diverse tappe importanti fino alla fine e farò di tutto per non avere rimpianti. Come ho preso io oggi quasi tre minuti, li può prendere anche lui».