Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL

Gaffuri: bilancio dei primi 30 giorni di corsa nel WorldTour

09.05.2026
5 min
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La prima parte della stagione che ha rappresentato l’esordio nel WordTour per Mattia Gaffuri si è conclusa anzitempo, alla terza tappa del Giro di Romandia. I postumi della caduta rimediati al Tour of the Alps hanno costretto il corridore lombardo a dire stop. Una pausa era comunque prevista, anche perché l’atleta della Picnic PostNL ha attaccato il numero sulla schiena al UAE Tour il 16 febbraio. Nel frattempo sono passati quasi tre mesi e tanti chilometri sotto le ruote. 

«E’ stato un esordio intenso – racconta Mattia Gaffuri da casa – nel quale ho preso parte a corse di altissimo livello, praticamente tutte di categoria WorldTour (a parte Gran Premio Miguel Indurain e Tour of the Alps, ndr). Di gara in gara ho sentito parecchi miglioramenti, ci vorrà comunque del tempo per misurare il tutto in maniera dettagliata».

UAE Tour 2026, Mattia Gaffuri, 6a tappa, Jebel Hafeet, fuga
La stagione di Mattia Gaffuri, la prima nel WorldTour, è iniziata con il UAE Tour a metà febbraio
UAE Tour 2026, Mattia Gaffuri, 6a tappa, Jebel Hafeet, fuga
La stagione di Mattia Gaffuri, la prima nel WorldTour, è iniziata con il UAE Tour a metà febbraio
Al Tour of the Alps ti sei trovato per la prima volta a curare la classifica in una corsa a tappe, com’è andata?

E’ stata un’emozione molto forte, essere davanti insieme ai corridori più quotati del gruppo fa un certo effetto. Anche avere tanto sostegno dai tifosi lungo le strade è bello. Ho imparato tante cose, la principale è che se si vuole fare classifica a certi livelli bisogna partire con in testa quell’obiettivo. 

Spiegaci meglio, per favore…

A differenza degli scorsi anni il livello è sicuramente più alto, in corsa non si può sprecare neanche l’1 per cento di energie. Si deve fare attenzione a tutto. Sicuramente la caduta della quarta tappa non mi ha aiutato, ma l’ultimo giorno mi sono trovato proprio a corto di forze. 

Tour of the Alps 2026, seconda tappa, Giulio Pellizzari, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Seconda tappa del Tour of the Alps, Gaffuri rimane l’unico corridore della fuga a resistere al rientro dei migliori
Tour of the Alps 2026, seconda tappa, Giulio Pellizzari, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Seconda tappa del Tour of the Alps, Gaffuri rimane l’unico corridore della fuga a resistere al rientro dei migliori
Tu non partivi con in testa l’idea di curare la classifica generale?

No, ero partito con l’obiettivo di cercare un risultato di tappa. Anche per questo nella seconda frazione, quella con arrivo in Val Martello, ero in fuga. Se fossi partito per fare classifica non avrei fatto quell’azione. Al primo arrivo in salita si sa che solitamente il gruppo non lascia spazio alle azioni di giornata.

Eppure lo hai trovato, terminando la tappa al terzo posto, un bel segnale…

Una volta lì davanti ci speravo, poi nulla è mai scontato a questi livelli. Quando mi sono trovato con un minuto di vantaggio ho capito di poter fare qualcosa. Non ho la fiammata per reggere il cambio di ritmo degli scalatori più forti, sono un regolarista. Per questo nel momento in cui mi ha raggiunto Pellizzari ho capito di avere una chance

Tour of the Alps 2026, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Nella quarta tappa del TotA una caduta compromette il finale di Gaffuri
Tour of the Alps 2026, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Nella quarta tappa del TotA una caduta compromette il finale di Gaffuri
Cosa ti manca per cercare di fare classifica?

Tanti piccoli aspetti, ad esempio risparmiare le giuste energie tappa per tappa. Ed è una cosa che impari con l’esperienza: ad esempio come e quando rilanciare, oppure il momento o il modo in cui risalire in gruppo. Tutti trucchetti per non finirsi. Sono aspetti che devo imparare, anche perché non sarò il più giovane del gruppo ma sicuramente ho ancora tanto da apprendere.

Conquistato il WorldTour qual è la sfida di quest’anno?

Dimostrare che posso correre a questi livelli. Già il fatto di essere andato contro il parere di molti mi ha dato forza. Ora ho tante persone che mi sostengono, ma quattro o cinque anni fa in pochi credevano nelle mie possibilità di entrare nel WorldTour. Avevo in testa l’obiettivo di fare dei buoni risultati, e il podio di tappa al Tour of the Alps è qualcosa di estremamente positivo. 

Tour de Romandie 2026, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Il Tour de Romandie di Gaffuri dura solamente due tappe, i postumi della caduta rimediata al TotA si fanno ancora sentire
Tour de Romandie 2026, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Il Tour de Romandie di Gaffuri dura solamente due tappe, i postumi della caduta rimediata al TotA si fanno ancora sentire
In quali aspetti senti di poter ancora migliorare?

Ci sono dei punti sui quali è difficile progredire, perché sono legati a un aspetto di talento o genetica. Snaturarsi per inseguirli sarebbe sbagliato, a questo livello si deve cercare di progredire e rimanere in linea con le proprie qualità.

Quali sono le tue?

Non ho i numeri per restare con chi entra nei top 5 o top 10 nelle corse a tappe, ma riesco ad emergere quando la corsa diventa dura e i chilometri passano. Tanto di un risultato passa da ciò che succede prima del finale di gara, quindi credo che migliorare in piccoli aspetti può portare ad emergere. 

Tour of the Alps 2026, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Il percorso di crescita di Gaffuri continua, i miglioramenti arrivano gara dopo gara
Tour of the Alps 2026, Mattia Gaffuri, Team Picnic PostNL
Il percorso di crescita di Gaffuri continua, i miglioramenti arrivano gara dopo gara
Se guardiamo alla seconda parte di stagione, a cosa aspiri?

A chiudere il gap imparando e migliorando ancora, il resto arriverà di conseguenza. Il trend al momento è positivo. Il mio calendario ad ora prevede il Tour de Suisse e i campionati italiani sia in linea che a cronometro. Poi mi fermerò e andrò in altura, la mia prima corsa ad agosto sarà San Sebastian. 

E’ pensabile inserire un Grande Giro già quest’anno?

Lo spero, ma vedremo. C’era l’idea di fare il Giro d’Italia ma la squadra ha optato per portare una rosa diversa. Vorrei guadagnarmi questa occasione, direi che si deve guardare alla Vuelta.

Tour de Romandie, Giro di Romandia 2026, Tadej Pogacar, tifosi, pubblico, gent, colore

Pogacar e il Romandia: numeri e colori della… Pogifollia

07.05.2026
7 min
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Tadej Pogacar ha spettinato il Romandia con la grazia di un tornado. Ha vinto quattro tappe su sei. Ha richiamato tifosi e giornalisti che non c’erano mai stati. Riempito le strade quasi come al Tour de France. Generato dati di ascolto che la corsa non era più abituata ad avere. E quando se ne è andato, ha lasciato dietro di sé l’entusiasmo dei più e il malcontento (già visto) di chi avrebbe preferito qualcosa più delle briciole.

Giovanni Sammali è da anni il capo ufficio stampa del Tour de Romandie e gli abbiamo chiesto di raccontarci l’effetto Pogacar sulla corsa svizzera, sin da quando si seppe che il campione del mondo vi avrebbe preso parte.

«Mauro Gianetti è ticinese – racconta – ha fatto il Romandia ed è molto affezionato. L’anno scorso al pranzo di gala del Romandia ci disse che prima o poi Tadej sarebbe venuto a farlo. Finché a dicembre, mancava poco per Natale, ci disse che avevano fatto il programma e il Romandia ne faceva parte. Mi chiese se avessimo piacere a dare noi la notizia per primi. Io dissi subito di sì e mi accorsi che l’eco della notizia fu già fuori dal comune, in un verso e anche nell’altro».

Giovanni Sammali, a destra, è il capo ufficio stampa del Romandia: nostra guida nella Pogifollia
Giovanni Sammali, a destra, è il capo ufficio stampa del Romandia: nostra guida nella Pogifollia
Giovanni Sammali, a destra, è il capo ufficio stampa del Romandia: nostra guida nella Pogifollia
Giovanni Sammali, a destra, è il capo ufficio stampa del Romandia: nostra guida nella Pogifollia
Che cosa significa?

Che forse uno dei fattori, sottolineo forse, per cui quattro squadre non sono venute al Romandia sfruttando la nuova regola UCI che permette di non fare tutte le gare WorldTour, è stata la sua presenza. Riferisco quello che ho sentito e cioè che certe squadre hanno pensato che Tadej si sarebbe preso tutta la luce e così lo hanno escluso dal programma. Secondo Richard Chassot (direttore del Tour de Romandie dal 2007, ndr) si può pensare che da una parte sia stato fantastico per il pubblico e per la notorietà della gara, ma per certe squadre la sua presenza ha fatto un po’ di ombra e questa è una cosa su cui riflettere.

Un aspetto che però non riduce l’impatto positivo della sua presenza, giusto?

Nei giorni della gara ho fatto un’intervista a Fabian Cancellara e lui ha detto che il Romandia quest’anno è certamente Tadej Pogacar. E ha aggiunto che con il meteo bellissimo, il panorama delle Alpi con la neve, i campi colorati di giallo e la tanta gente, è stato il quadro perfetto. A Martigny, dove Cipollini ha trionfato per 11 volte, avevano già vinto quattro campioni del mondo. E’ arrivato Pogacar, che sapeva di questo dato, e ha vinto anche lui: il quinto. C’è stata molta gente nelle città, ma molto di più nelle campagne.

Un richiamo quasi irresistibile?

Ha detto ancora Cancellara che non erano solo giovani e adulti, ma anche bambini e anziani. Tutti a voler dire: “Forza Pogi, ci siamo anche noi”. E questo è stato un fenomeno. L’anno scorso era venuto Evenepoel e avevamo parlato di Remcomania. Ma la Remcomania è stata una cosa, la Pogifollia è stato ben altro.

Bambini, famiglie: sulle strade del Romandia  è esplosa la Pogifollia
Bambini, famiglie: sulle strade del Romandia è esplosa la Pogifollia
Bambini, famiglie: sulle strade del Romandia  è esplosa la Pogifollia
Bambini, famiglie: sulle strade del Romandia è esplosa la Pogifollia
Ecco, soprattutto la presenza di pubblico non è passata inosservata…

A fine corsa, domenica, tanti corridori fra cui Voisard e Gaudu hanno detto che magari non era la stessa gente del Tour de France o del Giro d’Italia, ma di certo neppure quella del piccolo Romandia. E’ stato un grande tour con un sacco di gente. Abbiamo fatto l’ultima salita con un drone, non so se avete visto le immagini: sono su Instagram. Vedi due file di spettatori a destra e a sinistra per due chilometri. E al Romandia due chilometri di gente non li avevamo mai visti. E’ successo qualche altra volta, sulla salita a Thyon 2000 c’è sempre un sacco di gente, ma non così tanta. E poi…

Che cosa?

Un’altra cosa da dire è che Bernard Bärtschi, che è il nostro direttore tecnico, quest’anno ha disegnato quattro tappe con il finale in circuito. Per cui in sei giorni i corridori sono passati per 17 volte sulla linea d’arrivo o di partenza. Quattro volte a Orbe, quattro volte a Martigny, tre volte a Charvet: vuol dire che la gente è stata ancora più numerosa perché sapeva che avrebbe visto i corridori più del solito passaggio che dura pochi minuti. A questo aggiungiamo Pogacar e il meteo bellissimo ed ecco il risultato.

Hai parlato di qualcuno che ha storto il naso.

Alla conferenza stampa finale, un giornalista ha chiesto a Yannis Voisard che cosa provasse ad aver dato battaglia per tutto il tempo e aver chiuso tredicesimo, senza la possibilità di fare di più. E lui ha detto che da una parte si è sentito un po’ a disagio, ma dall’altra correre con tanta gente e un ambiente così gli ha dato tanta grinta e visibilità. Abbiamo ricevuto un messaggio sulla mail ufficiale di un appassionato cui la corsa non è piaciuta e che si è annoiato: si sapeva che avrebbe vinto tutto Pogacar e così è stato. E’ solo una voce, ma c’è stata.

Il pubblico del Romandia grazie a Pogacar è esploso, per numeri e varietà
Il pubblico del Romandia grazie a Pogacar è esploso, per numeri e varietà
Il pubblico del Romandia grazie a Pogacar è esploso, per numeri e varietà
Il pubblico del Romandia grazie a Pogacar è esploso, per numeri e varietà
Per uno che si è lamentato, il ritorno mediatico è stato però importante.

Negli ultimi anni, con il fatto dei social e dei costi che sono aumentati, avevamo meno giornalisti: un numero stabile, che non cresceva. Quest’anno con Pogacar siamo passati dai 112 del 2025 a 150 accreditati: 40 in più, è un balzo incredibile. Tanto che le sale stampa delle ultime due tappe, che avevamo calcolato per 70-80 giornalisti, sono risultate un po’ strette.

Una sorpresa anche per voi?

Sono venute la televisione e la radio dalla Slovenia e hanno fatto ogni giorno l’intervista a Pogacar in sloveno. Dalla Francia è arrivato L’Equipe, che negli ultimi anni aveva fatto i suoi articoli a distanza. Sono venute le tre televisioni svizzere: la tedesca, l’italiana e la francese. La presenza mediatica è tornata come ai vecchi tempi in cui c’erano tante testate.

E Pogacar è stato disponibile?

A noi non hanno chiesto nulla di speciale, salvo avere qualcuno che lo accompagnasse al foglio firma per evitare l’impatto con la folla. Allora abbiamo messo due persone con la pettorina arancione che camminavano davanti a lui. I primi giorni ci sembrava un caos incredibile: gente, bambini, tutti a gridare quando si fermava. Dopo due giorni invece, Luke Maguire che si occupa della sua comunicazione mi ha detto: “Giovanni, state calmi perché a noi va benissimo, siamo proprio molto tranquilli”.

Un selfie Pogacar non lo ha negato a nessuno: lo stress del Romandia gli è parso blando
Un selfie Pogacar non lo ha negato a nessuno: lo stress del Romandia gli è parso blando
Un selfie Pogacar non lo ha negato a nessuno: lo stress del Romandia gli è parso blando
Un selfie Pogacar non lo ha negato a nessuno: lo stress del Romandia gli è parso blando
Eravate più agitati voi di loro, insomma…

In un’intervista Pogacar ha detto: “Mi piace molto questa gara perché il pubblico è gentile, c’è più calma”. A noi sembrava un caos assoluto, ma lui evidentemente è abituato a ben altro. Nella conferenza stampa della vigilia, è rimasto per mezz’ora e poi è venuto in sala stampa ogni giorno perché vinceva le tappe e perché aveva la maglia di leader.

Quindi diciamo che dal punto di vista dell’organizzazione è stato un esperimento ben riuscito?

Decisamente sì. Alla fine ha detto che gli sono piaciute tante cose. Il fatto di essere rimasto per tutta la settimana nello stesso albergo, molto centrale, a mezz’ora, 40 minuti di pullman per andare alle partenze e tornare. La tranquillità perché gli svizzeri sono meno aggressivi di altri tifosi. Ha vissuto una settimana per lui tranquilla, per noi affollata (ride, ndr). Conosceva già un po’ queste zone, perché l’anno scorso era venuto a seguire la gara femminile. Abbiamo fatto le foto con lui sulle strade e si era accorto che la gente stava a distanza. Lo salutavano, facevano un cenno, ma nessuno è mai andato a fermarlo come può succedere in Italia, in Francia e anche in Spagna.

Dici che tornerà?

Questa è la domanda che hanno fatto in tanti. Ha vinto quattro tappe, ha pareggiato il record di Kubler delle quattro vittorie nella stessa edizione, chissà se tornerà. Però intanto farà il Giro di Svizzera, diciamo che quest’anno ha scelto di stare con noi, in futuro chissà…

Dopo l'arrivo di Vucherens, preceduto da Luke Maguire, con il pubblico a distanza
Dopo l’arrivo di Vucherens, preceduto da Luke Maguire e seguito dal fotografo Lorenzo Fizza, con il pubblico a distanza
Dopo l'arrivo di Vucherens, preceduto da Luke Maguire, con il pubblico a distanza
Dopo l’arrivo di Vucherens, preceduto da Luke Maguire e seguito dal fotografo Lorenzo Fizza, con il pubblico a distanza
Gli indici di ascolto televisivi sono andati bene?

Sono cresciuti, anche malgrado il tempo bellissimo, quando la gente va sulle strade e non guarda la televisione. C’è un aneddoto carino che mi riguarda. Io faccio il Romandia da capo ufficio stampa da almeno venti anni, ho lasciato solo quando c’è stato il periodo dell’organizzazione di Marc Biver. Questo è stato il primo anno in cui cinque, sei, sette persone mi hanno detto: “Ti ho visto al Romandia, ti ho visto alla televisione, ti ho visto nella foto”. La gente ha seguito tanto. Non c’è stata una copertura televisiva superiore, però c’è stata più gente a guardare. Tanto che Richard Chassot ha detto che il Romandia di quest’anno è stato un piccolo Grande Giro.

E adesso?

Adesso recuperiamo. Quando passa un tornado come questo, poi c’è bisogno di rimettersi in sesto.

Ride, intervista finita, il messaggio è arrivato. Ancora una volta l’effetto Pogacar è stato portentoso e inatteso. La Pogifollia ha scompigliato la Svizzera Romanda e siamo certi che si continuerò a parlarne ancora a lungo.

Romandia, Florian Lipowitaz e Tadej Pogacar

Romandia e Lipowitz, il punto con Pozzovivo commentatore tv

06.05.2026
6 min
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Il Giro di Romandia si è concluso con la vittoria apparentemente schiacciante di Tadej Pogacar. Uno a caso! Eppure la corsa elvetica non è stata così banale. Sono emersi degli spunti che vogliamo analizzare con Domenico Pozzovivo, il quale l’ha commentata per la TV svizzera.

Non solo Tadej Pogacar infatti ha dominato la scena. Sono emersi come minimo altri due nomi: quello di Florian Lipowitz, sempre più convincente in seno alla Red Bull-Bora, e quello di Dorian Godon, francese della Ineos Grenadiers, non solo forte ma anche con le idee molto chiare, a quanto pare. Mentre fra poche ore Pozzovivo tornerà nelle vesti di corridore al Tour oh Hellas in Grecia, ecco la sua analisi.

Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana)
Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) al Romandia. Qui è con Gianetti, intervenuto in trasmissione
Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana)
Domenico Pozzovivo al commento di RSI (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana) al Romandia. Qui è con Gianetti, intervenuto in trasmissione
Dunque, Domenico, cosa ti è sembrato in generale questo Romandia?

C’era un favorito e, se andiamo alla cruda analisi dei vincitori, alla fine ne usciamo con solo due nomi. C’è stato un dominatore della classifica nelle tappe più impegnative e poi, dall’altra parte, anche Godon che si è fatto valere nelle uniche occasioni in cui davvero aveva la possibilità di vincere.

Ti ha stupito questo Godon? Te lo aspettavi?

Proprio aspettare no, però va detto anche che non ne sta sbagliando una. Le sue dichiarazioni sono spesso in linea con quello che fa nelle gare, quindi iniziavo ad aspettarmelo perché in effetti aveva dichiarato come obiettivo quello di riuscire a vincere le tappe più adatte, nelle corse di una settimana (tutte WorldTour) a cui partecipava. E ci sta riuscendo: è uno degli acquisti del ciclomercato dell’anno scorso che sta mantenendo di più le promesse.

E poi c’è lui: Pogacar. Ha dominato ma non ha fatto l’assolo mostruoso come ci ha abituato. Ha inflitto più distacco alla Strade Bianche, corsa di un giorno, che in una settimana di Romandia!

Tadej arrivava comunque da una primavera incentrata sulle classiche, con un evidente orientamento della preparazione e anche della conformazione fisica alle salite brevi e agli sforzi più violenti e intensi. Devo dire che sicuramente si è notata una certa prudenza da parte sua nel non andare nello sconosciuto quando c’erano da fare sforzi sui 20-25 minuti. Immagino, e anche lui ha dichiarato quindi ci credo, che non abbia lavorato su questo aspetto.

Dorian Godon è un altro prodotto dell'effervescente vivaio francese. L'unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Godon è un altro prodotto del vivaio francese. L’unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Dorian Godon è un altro prodotto dell'effervescente vivaio francese. L'unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Godon è un altro prodotto del vivaio francese. L’unico ad essere riuscito a vincere al Romandia oltre a Pogacar
Un po’ si è notato…

L’ho visto non assolutamente in difficoltà, ma comunque in gestione sulle salite più impegnative. Anche perché, se dobbiamo poi analizzare le tappe, in quella di Martigny c’era un lunghissimo tratto di vento contro dalla salita dura su cui poteva fare la differenza all’arrivo. Pertanto sarebbe stata un’impresa parecchio ardua. E non sarebbe stato intelligente mettersi nelle gambe così tanta fatica già dalla seconda tappa del Romandia. E così lo sloveno ha vinto in maniera un po’ più speculativa rispetto al solito.

Pogacar ha detto di essersi lasciato andare con la palestra. Hai notato più muscoli? E, sensazione nostra, forse aveva anche un chiletto in più, non solo muscoli. Un chiletto che giustamente gli serviva magari per la Roubaix…

Direi che aveva anche un paio di chili in più rispetto alla sua forma da Tour de France. Per questo sulle salite anche lui sentiva di avere qualcosina in meno. Ovvio che poi da lì a essere messo in difficoltà ne passa tantissimo visto il suo enorme margine su tutti. Tanto è vero che ogni volta che veniva attaccato rispondeva senza problemi. L’unico che davvero gli è stato vicino è stato Lipowitz.

Eccolo qui, il capitolo più interessante del Romandia. Questo giovane tedesco mostra sempre più solidità fisica e anche mentale. Seguendolo da vicino, cosa ti è parso?

Ho notato un’ulteriore crescita dall’anno scorso a livello di maturità, di consapevolezza dei propri mezzi. Non è da tutti seguire Pogacar e cercare persino di attaccarlo, come è successo anche l’ultimo giorno qui al Romandia. Significa comunque aver acquisito una mentalità importante di alto livello e lui stesso, rispetto agli avversari più credibili, ha scavato un bel solco.

Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz: avanzata ma stabile ed efficace
Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz sulle salite del Romandia: avanzata ma stabile ed efficace
Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz: avanzata ma stabile ed efficace
Pozzovivo ha analizzato la posizione di Lipowitz sulle salite del Romandia: avanzata ma stabile ed efficace
Negli equilibri con la squadra come lo vedi? Senza criticare Remco Evenepoel, con cui condividerà la leadership al Tour, ma Florian sembra più stabile del belga…

Hanno caratteri molto diversi. Remco è uno capace di motivare la squadra e anche perché fa azioni spettacolari, non ha paura di prendersi responsabilità. Anche Lipowitz, nel suo essere meno appariscente, con la sua solidità è un atleta che sa motivare la squadra e devo dire che alla fine l’ho vista molto compatta attorno a lui. Il giorno di Martigny hanno un po’ giocato sul fatto che ci fossero all’inseguimento altri suoi compagni e quindi Lipowitz ha potuto beneficiare di un bonus tattico, senza tirare nel gruppetto davanti. Tuttavia non so quali fossero le gerarchie rispetto a Roglic quel giorno. Poi queste gerarchie si sono chiarite immediatamente il giorno dopo e da lì mi è sembrato più padrone della squadra.

L’anno scorso, Domenico, ci parlasti del suo core, dicendoci che era molto forte. C’è qualche dettaglio che è cambiato in merito a Lipowitz?

Il suo stile, che era già inconfondibile, sembra quello di chi ha ancora i bastoncini del biathlon tra le mani! Tutto proiettato com’è con le braccia sulle leve… Però la parte che spinge è completamente ferma, a conferma che il suo core è stabile, anzi forse ancora di più di un anno fa. Quando spinge, Florian tende meno ad avanzare sulla sella per compensare. E questo è un piccolo vantaggio.

In ottica Tour potrebbe essere il rivale di Vingegaard?

Secondo me no, perché il livello di quei due, mi riferisco a Vingegaard e Pogacar, è ancora superiore. Però potrebbe imporsi come uno che, rispetto al resto della compagnia, fa la netta differenza, come di fatto è stato in questo Romandia.

Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco
Anche al Romandia, Lenny Martinez si è messo alla prova, dando anche più di quel che aveva, ma appassionando il pubblico
Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco
Anche al Romandia, Lenny Martinez si è messo alla prova, dando anche più di quel che aveva, ma appassionando il pubblico
Capitolo Lenny Martinez: terzo sì, ma staccatissimo rispetto ai primi due. Ti aspettavi qualcosina di più da lui?

Un po’ sì, soprattutto alla luce della prima salita vera della settimana in cui non ha mai mollato. In quel frangente Lenny era stato l’unico a non perdere nemmeno un secondo dalle ruote di Pogacar. Prometteva molto bene per il prosieguo del Romandia. Ma ci ha un po’ abituato a queste performance altalenanti anche nelle gare di una settimana. Va forte, però a volte paga per eccesso di impeto, come sabato quando ha risposto troppo violentemente all’attacco di Pogacar. Da lì ha fatto fatica persino a tenere le ruote del gruppetto inseguitore.

Martinez è quello che alla Parigi-Nizza ha mollato più tardi di tutti Vingegaard, rispondendogli anche. Idem al Romandia con Pogacar. E’ importante fare queste prove e gettare il cuore oltre l’ostacolo, oppure secondo te bisognerebbe sempre fermarsi prima che si accenda l’allarme rosso?

Per un giovane come lui è ancora giusto cercare i propri limiti. Provare, vedere, capire. Ovvio però che alla fisiologia non si comanda e il cuore oltre l’ostacolo può fare poco. Se sai che i tuoi valori sono di un determinato livello sulla durata dello sforzo che stai affrontando e vai molto oltre, a un certo punto sai che la pagherai. E’ una visione poco romantica, ma è così.

Kamna è tornato: «Dopo il dolore c’è la voglia di ripartire»

03.05.2025
4 min
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LIENZ (Austria) – Nemmeno il tempo di godersi la fine del Tour of the Alps, nel quale si è conclusa la seconda corsa a tappe di questa stagione, che Lennard Kamna ha già attaccato nuovamente il numero alla schiena e ora si trova al Tour de Romandie. Il tedesco nato a Wedel, una cittadina a pochi minuti da Amburgo e affacciata sul fiume Elba, è tornato in gruppo dopo un anno.

La scorsa stagione, quando ancora vestiva la maglia della Red Bull-Bora-hansgrohe, fu coinvolto in un grave incidente stradale mentre si trovava a Tenerife. Kamna stava lavorando in vista del Giro d’Italia e proprio il Tour of the Alps sarebbe stata la tappa conclusiva di quel cammino.

Il rientro alle corse per Kamna è avvenuto alla Volta a Catalunya
Il rientro alle corse per Kamna è avvenuto alla Volta a Catalunya

Primi feedback

Ritrovare Kamna al foglio firma ci ha fatto un grande piacere, come rivedere qualcuno di caro dopo tanti mesi. La corsa a tappe dell’Euregio non era uno step in vista di grandi obiettivi futuri, ma ha rappresentato un altro passo in una rincorsa per ritrovare se stesso

«Sto bene, in realtà – ci ha raccontato nella mixed zone di Lienz alle spalle del foglio firma – finalmente direi. E’ bello essere tornati in gara, devo dire che ho fatto tanta fatica in questi cinque giorni. Non è semplice tornare in gruppo e avere la giusta condizione, soprattutto dopo uno stop così lungo, però sento di migliorare volta per volta. A dire il vero non vedo l’ora che arrivino le prossime gare. La Lidl-Trek mi ha contattato nel mese di novembre».

Il TotA ha rappresentato un altro mattoncino nella ricostruzione della forma e della condizione
Il TotA ha rappresentato un altro mattoncino nella ricostruzione della forma e della condizione

Lenta ripresa

Lennard Kamna compirà 29 anni il prossimo 9 settembre e in carriera è stato in grado di vincere tre tappe in tutti i Grandi Giri. Una prova di forza non da poco, ma quando tutto si è fermato un anno fa la paura di non ripartire si è impossessata di lui. Questo pensiero gli ha occupato la mente durante tutto l’inverno e anche nei mesi precedenti. Alla fine è arrivata la Lidl-Trek, una squadra nuova pronta a fargli riallacciare il filo con il ciclismo ad alti livelli. 

«Non è facile tornare indietro con il pensiero e la memoria – ha spiegato Kamna – si è trattato di un lungo periodo in cui sono stato lontano dalla bici. Non potevo allenarmi correttamente e mi ci è voluto parecchio tempo per tornare ad un livello accettabile e riprendere i lavori che prima erano la base della mia preparazione. Ora sono tornato a poter correre nel WorldTour e ne sono felice, ma non sono di certo al punto in cui ero prima dell’incidente. Penso ci vorrà ancora un po’ di tempo per questo. Essere in corsa però per me è un ottimo segnale, devo solo continuare ad andare avanti».

L’affetto dei tifosi è rimasto invariato, d’altronde Kamna ha conquistato la simpatia di tutti con le sue vittorie
L’affetto dei tifosi è rimasto invariato, d’altronde Kamna ha conquistato la simpatia di tutti con le sue vittorie

Vincere ancora

Quando entri nel ristretto club di corridori in grado di vincere una tappa al Giro, al Tour e alla Vuelta vuol dire che i numeri sono quelli di un grande atleta. Ma per vincere in certe gare non bastano i valori che si leggono sul ciclocomputer, il primo alleato è la testa e Kamna dimostra di non aver perso lo spirito che lo ha sempre contraddistinto. 

«E’ stato parecchio difficile riprendere – ha detto ancora – perché ero al punto in cui facevo fatica a pedalare due ore a 180 watt. La squadra mi ha dato tutto il tempo necessario e mi ha supportato alla grande e di questo sono davvero felice. L’obiettivo in questa stagione è tornare a vincere una gara, credo che ogni ciclista professionista debba avere una mentalità vincente. Chiaramente prima di farlo devo tornare al mio livello ma non nascondo che ci penso molto».

Ciccone: l’inizio al Romandia e i nuovi obiettivi della stagione

30.05.2024
4 min
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Il Tour de Romandie ha significato il rientro alle corse per Giulio Ciccone. Un inizio di stagione tardivo causato da un problema al soprasella che lo ha escluso dal Giro d’Italia, suo primo obiettivo del 2024. Finite le fatiche in terra svizzera è volato in Spagna, a Sierra Nevada, per fare un lungo blocco di lavoro in vista dei prossimi impegni. Lo scalatore abruzzese sarà prima al via del Giro del Delfinato e poi al Tour de France

«Sto bene ora – racconta Ciccone – sono stato in ritiro con la squadra e abbiamo fatto tre settimane intense di allenamento. Iniziare la stagione al Tour de Romandie è stato strano, non avevo mai cominciato così tardi a correre. Ma se ci pensate il calendario è ricco di impegni e da qui a settembre ci sono tante gare alle quali guardare con ottimismo».

Al Tour de Romandie è arrivato l’esordio stagionale per lo scalatore abruzzese
Al Tour de Romandie è arrivato l’esordio stagionale per lo scalatore abruzzese

Due ritmi differenti

In Svizzera erano presenti tanti corridori che sarebbero poi stati protagonisti al Giro d’Italia appena concluso come Arensman, Caruso e Alaphilippe. Oppure altri che andranno verso il Tour de France: Bernal, Vlasov e Simon Yates. Anche Ciccone punta alla Grande Boucle, ma per lui il Romandia era il primo passo, mentre per gli altri era l’ennesimo verso questo importante appuntamento. 

«Il Romandia – continua Ciccone – serviva per mettere insieme ritmo gara e condizione. Ovvio, ho fatto tanta fatica, ma non correvo da mesi quindi era prevedibile. In più il livello degli altri corridori era alto. Io ho preso l’impegno come un prosieguo degli allenamenti fatti in precedenza. Finito il Romandia sono andato alla Eschborn-Frankfurt dove la condizione era già più alta».

L’infortunio al soprasella lo ha fermato per tutto il mese di febbraio (foto Instagram)
L’infortunio al soprasella lo ha fermato per tutto il mese di febbraio (foto Instagram)

Ricominciare da capo

Lo stop subito da Giulio, a inizio febbraio, ha costretto il corridore della Lidl-Trek a ripartire da zero e ricostruire tutto il lavoro dell’inverno. Una cosa che mentalmente può abbattere anche gli atleti più motivati.

«Sono arrivato al Romandia con meno di due mesi di allenamento – riprende – fermarsi durante l’inverno ha azzerato tutto il lavoro fatto in precedenza. L’uno di marzo sono partito da zero e dopo qualche settimana sono tornato in gruppo. Si deve ripartire con le gambe, ma anche di testa. Non bisogna farsi abbattere dalla situazione anche se rimettere insieme i pezzi è difficile. Arrivare ad una condizione decente mi è costato fatica e impegno. Probabilmente questo è stato uno dei periodi più difficili, ma sono contento di come l’ho superato». 

L’anno scorso al Tour Ciccone conquistò la maglia a pois, proverà a difenderla?
L’anno scorso al Tour Ciccone conquistò la maglia a pois, proverà a difenderla?

Nuovi obiettivi

Con appena sette giorni di corsa messi insieme in questo 2024 Ciccone si avvicina alla seconda parte di stagione carico di aspettative, grazie anche al supporto della squadra.

«Il team – conclude – mi ha subito cambiato il calendario e i piani. L’avvicinamento al Tour è dei migliori e forse farò un calendario più intenso del previsto. Farò la Grande Boucle e a settembre la Vuelta, mentre con il programma iniziale avevo un solo una corsa a tappe di tre settimane: il Giro d’Italia. Ovvio che gli obiettivi cambiano, al Tour Thao sarà il capitano mentre io mi metterò nel ruolo del “jolly”. Porterò fantasia, ma sarò comunque a disposizione di Geoghegan Hart. Probabilmente avrò più spazio alla Vuelta, ma vedremo come mi sentirò durante la stagione. Dispiace aver perso il Giro, ma ora mi concentro sul Tour de France, che parte comunque dall’Italia. 

«Il Delfinato – che partirà domenica 2 giugno – sarà un po’ una sorpresa visto che è la prima gara in cui arriverò con una buona condizione e una preparazione mirata. Provo e testo con tanta curiosità, vedremo dove mi porterà».

Carapaz vince in Svizzera e prenota un’estate a cinque cerchi

29.04.2024
5 min
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Sarebbe perfettamente in linea con la preparazione per il Giro d’Italia. Invece Richard Carapaz, che la maglia rosa la vinse nel 2019 e la perse il penultimo giorno nel 2022, se ne va dal Romandia e mette nel mirino il Tour de France. Lascia la Svizzera con una vittoria di tappa che vuol dire tanto e si somma ai due successi di inizio stagione nel campionato nazionale e poi in una frazione del Tour Colombia.

L’effetto benefico

Sull’arrivo di Leysin, il campione olimpico di Tokyo è rimasto freddo fino ai 2,2 chilometri dall’arrivo, lasciando sfogare persino Egan Bernal. E poi, quando è partito, nessuno dietro è riuscito a contrastarlo. Ci ha provato il sorprendente Lipowitz, che lo ha quasi preso, ma non è riuscito a passarlo.

«Sapevo che la tappa era importante – ha detto – e che avevo molte opzioni. Alla fine ho colto l’occasione e ci ho provato fino al traguardo. Conoscevo le strade e aspettavo il momento giusto per partire. Sono molto felice dopo questa prima parte di stagione in Europa, penso che la squadra abbia dimostrato di che pasta sia fatta. Ma sta per arrivare la parte più bella della stagione».

Subito dopo il successo, forse il più contento di tutti è parso il direttore sportivo Charly Wegelius, che lo ha seguito dall’ammiraglia.

«Richard – dice – ha avuto un inizio di stagione davvero difficile, con alcune battute d’arresto. Ma si è allenato bene, sappiamo che è bravo, ora deve continuare così. Penso che abbia fatto un ottimo lavoro, senza arrendersi. Ha aspettato fino al momento giusto e poi è andato. Avere intorno un corridore del suo livello è motivante per l’intero gruppo».

La vittoria di Carapaz a Leysin rilancia la sua stagione, non proprio fortunata
La vittoria di Carapaz a Leysin rilancia la sua stagione, non proprio fortunata

Il Tour verso Parigi 2024

La scelta del Tour per una volta non è figlia del prestigio della corsa francese, ma di un programma che dovrebbe portare Carapaz di nuovo in gran forma per la sfida di Parigi. L’oro olimpico che simbolicamente porta appeso al collo merita di essere difeso. Anche nel 2021 passò per il Tour e lo chiuse al terzo posto, dietro Pogacar e Vingegaard e poi in Giappone staccò tutti quanti, resistendo anche al fuso orario e a complesse vicende federali che dopo la vittoria lo spinsero a un attacco inatteso.

«Alla fine – dice quando lo incontriamo – penso che sto facendo una buona stagione. Non ho avuto sempre fortuna durante le gare di quest’anno, ma penso di essere molto felice e questo lo trovo la cosa più importante. Questi tre anni da campione olimpico sono stati un periodo molto bello. Ci sono stati molti cambiamenti e penso in meglio. Mi sono divertito molto a essere conosciuto grazie a questo titolo e per lo stesso motivo del 2021 quest’anno è molto importante per me e per il mio Paese. Sto bene, penso che voglio affrontare le Olimpiadi nel migliore dei modi».

Le beghe politiche

La sua partecipazione al Tour dello scorso anno è durata circa 160 chilometri. Poi la stessa caduta che ha messo fuori uso anche Enric Mas ha tolto di mezzo anche lui. A 22 chilometri dall’arrivo della tappa di Bilbao, lo spagnolo si è ritirato, mentre Richard è arrivato fino al traguardo e poi ha deciso di non ripartire. Le radiografie avevano infatti evidenziato una microfrattura della rotula che sconsigliava di insistere.

«Torno in Francia anche per questo – sorride – e penso che ho ancora le carte in regola per dire la mia. Le Olimpiadi si terranno la settimana successiva e ripeteremo lo schema di Tokyo, che per me ha funzionato benissimo. Ho una possibilità e voglio giocarmela. Rispetto ai problemi dell’ultima volta molte cose sono cambiate anche in Ecuador. Nella federazione sono arrivate persone nuove e credo che avremo tutto il supporto di cui abbiamo bisogno per questa avventura».

A Leysin, per Carapaz 2,2 chilometri di attacco in apnea: alla fine era davvero provato
A Leysin, per Carapaz 2,2 chilometri di attacco in apnea: alla fine era davvero provato

Lo studio dei percorsi

Tornando brevemente alla tappa, Carapaz ha fatto capire quanto sia ormai importante conoscere bene i percorsi perché l’attacco sia efficace. Per cui, dopo aver approfittato del lavoro della Ineos per Rodriguez, Richard si è mosso proprio al momento giusto.

«Conoscevo la salita – dice – sapevo che nel finale era più veloce e avrei dovuto anticipare. Conoscere il finale è spesso decisivo. Quando a febbraio ho vinto la tappa regina del Tour Colombia, sapevo di avere una sola opportunità e l’ho sfruttata al meglio possibile. Conoscevo la salita, mi ero allenato da quelle parti. Avevamo studiato il profilo, l’altitudine, il fondo stradale. E alla fine ero riuscito a vincere. Qui in Svizzera è stata la stessa cosa. Ma adesso è tempo di tornare a casa e di rimboccarsi le maniche. Il Tour sembra vicino, ma non manca poi così tanto…».

Due secondi in due giorni: Vendrame riflette, ma la gamba c’è

26.04.2024
5 min
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«Come sto? Bene, ma un po’ incavolato. Parecchio incavolato. Due secondi posti in due giorni…». Andrea Vendrame sta per raggiungere il suo hotel dopo la tappa di Marecottes che lo ha visto sfiorare il successo, andato invece al fiammingo della Lidl-Trek, Thibau Nys.

Vendrame ha avuto sin qui una stagione altalenante. Molto buona a tratti, molto meno in altri, come la caduta a La Roue Tourangelle dove ha riportato un trauma cranico. Ma adesso, sulle strade del Tour de Romandie, il corridore della Decathlon-AG2R La Mondiale sembra essere sulla giusta via. Due giorni fa era stato secondo dietro al compagno Godon e ieri appunto dietro a Nys. Nel primo giorno cercavano punti e abbuoni, nel secondo la vittoria.

L’arrivo di ieri a Marecottes, Vendrame è secondo. La delusione è palpabile
L’arrivo di ieri a Marecottes, Vendrame è secondo. La delusione è palpabile
Andrea partiamo dallo sprint di oggi (ieri per chi legge)…

Non ho sbagliato nulla: né durante lo sprint, né durante la tappa. Siamo stati davanti a coprire la maglia di leader di Godon e poi sono andato in fuga. Il finale è andato esattamente come immaginavo, anche perché me lo ero visto ed ero ben guidato dall’ammiraglia.

Anche se la curva era diversa, vagamente ricordava il finale caotico della tappa di Castelmonte al Giro 2022…

E infatti anche per questo ci sono entrato in testa, non volevo restare chiuso in nessun modo. Ho affrontato lo sprint nel miglior modo possibile. E’ arrivato ancora un secondo posto, ma ho dimostrato che la condizione c’è. Sono qui per rifinire il lavoro in vista del Giro d’Italia.

Guardando ai risultati hai fatto una buona primavera: secondo al Laigueglia, due top 10 alla Tirreno e appunto questi due podi…

In realtà ho avuto dei bei problemi, specie dopo la caduta alla Roue Tourangelle: ho riportato un trauma cranico e per protocollo non potevo salire in bici per una settimana. La squadra mi ha voluto alla Freccia del Brabante, ma non sapevo come sarebbe andata dopo una settimana di stop. Invece ho svolto un bel lavoro per Godon e Cosnefroy piazzandoli bene per il finale, tanto che siamo riusciti a portare a casa la corsa (con Cosnefroy, ndr). In squadra quest’anno c’è un bel clima, collaboriamo bene.

Il giorno prima invece il veneto era di tutt’altro umore. Secondo sì, ma dietro al compagno Godon e in un arrivo non del tutto per lui
Il giorno prima invece il veneto era di tutt’altro umore. Secondo sì, ma dietro al compagno Godon e in un arrivo non del tutto per lui
Questo inverno hai lavorato più sulle lacune o hai insistito sui punti forti?

Diciamo che a casa ho svolto il mio bel lavoro. Proprio due sere fa ne parlavo col mio preparatore e dicevamo che con i numeri ci siamo. Andiamo benone… E infatti per questo mi girano le scatole di non essere riuscito a cogliere il risultato. Sono stato io a chiedere di andare in fuga, anche per ultimare il lavoro in vista del Giro. La squadra mi ha dato carta bianca e mi sono gettato all’attacco. Ripeto, peccato per il secondo posto, ma la condizione c’è. E non ho fatto l’altura.

Come mai?

Perché tra lo stop per il trauma cranico e la Freccia del Brabante, non ci sarebbe stato troppo tempo. Avrei dovuto fare sette giorni, poi scendere per due e andare in Belgio, poi ancora risalire e venire direttamente al Romandia. Quindi due giorni a casa e via al Giro. Troppo stress a quel punto. Avevo pensato di fare la tenda (la tenda ipossica, ndr), visto che ora si può. Ma la mia compagna scherzando mi ha detto che con il rumore del motorino non ci avrebbe dormito: o io o la macchinetta della tenda! Insomma alla fine non ho fatto né l’altura, né la tenda! Ma sono fiducioso perché il volume di ore è stato buono.

Prima hai detto che in squadra c’è un bel clima: perché, cosa è cambiato?

Magari prima c’erano elementi con più individualismo, adesso invece ci aiutiamo di più. Io credo anche che dipenda anche dal fatto che i materiali funzionino bene. Adesso siamo competitivi e oggi è importante avere materiali validi. Le maglie sono nuove, le bici sono nuove. Tutto questo aiuta a distendere il clima, a creare armonia. Siamo amici.

L’obietto di Vendrame per questo Romandia ora è quello di difendere la maglia della classifica a punti
L’obietto di Vendrame per questo Romandia ora è quello di difendere la maglia della classifica a punti
Guardiamo al Giro: ci sono molte tappe mosse, perfette per Vendrame. Le hai studiate?

Non molto, a dire il vero. E infatti anche i direttori iniziano a mettermi pressione per fargli sapere cosa voglio fare, che intenzioni ho. Ma al momento non ho cerchiato nulla. Di base però non sono uno a cui piace fare programmi e proclami a lungo termine. Intanto finiamo bene questo Romandia, poi da lunedì mi concentrerò bene sul Giro.

Finire bene il Romandia significa pensare anche alla generale o è troppo visto che sei secondo?

Domani (oggi, ndr) c’è la crono di 15 chilometri e non è la mia specialità: mi penalizza. Sì, a casa ci lavoro. E’ ormai un esercizio indispensabile e il percorso è anche vallonato, ma è troppo. Magari la prendo come un giorno di “riposo”. Poi dopodomani c’è un arrivo in salita simile a quello di oggi (ieri, ndr), ma immagino se lo vorranno contendere gli uomini di classifica. E domenica il classico arrivo in volata allo sprint a Ginevra. Visto che sono leader della classifica a punti cercherò di portare a casa questa maglia. E intanto continuo a lavorare per il Giro.

A proposito di Giro, O’Connor sarà il vostro leader?

O’Connor sarà il nostro leader e in seconda battuta ci sarà Aurelien Paret-Peintre. Credo che per il Giro abbiamo proprio un bel team. Forte, equilibrato e in generale una squadra ben organizzata.

Adam Yates, Caruso, Bernal: verdetti dal Romandia

30.04.2023
6 min
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Con una volata lunga, potente e intelligente Fernando Gaviria si è aggiudicato l’ultima tappa del Giro di Romandia. La corsa svizzera arrivava sulle sponde del Lago di Ginevra, dove il gigantesco zampillo schizzava nell’aria centinaia di litri di acqua al minuto. Una potenza pari a quella del colombiano che in questa stagione ha firmato così il suo secondo successo.

«E’ stata una giornata difficile – ha detto Gaviria – mi sono staccato sulle salite (molte nella parte centrale, ndr) ma la squadra mi è stata vicino. Nel finale però stavo bene. All’ultimo chilometro ero ben piazzato e sono partito lungo. Questo successo è molto importante per me in vista del Giro perché mi sono allenato tanto e bene».

Ma questa bella corsa nel nord ovest della Svizzera ci ha detto molto di più. Sono emersi verdetti interessanti sui quali è bene fare delle considerazioni, a partire dal vincitore della corsa, Adam Yates, e della sua squadra.

Prima però, tanto per restare in casa Movistar, un appunto di merito va a Matteo Jorgenson. Lo spilungone californiano è arrivato secondo nella generale. Continua ad essere costante nel rendimento e se oggi Gaviria ha potuto vincere, una grossa mano gliel’ha data lui. Nei chilometri finali è stato grazie alle sue trenate se il vantaggio della fuga è letteralmente crollato. Occhio dunque a questo classe 1999.

In casa UAE

Ma torniamo ad Adam Yates. La prima di queste riflessioni riguarda proprio la UAE Emirates. La squadra di Mauro Gianetti conferma il suo trend di crescita. In questa stagione Adam ha preso parte a tre corse a tappe da capitano, ne ha vinte due e in una è caduto.

Matxin – come sempre – era stato di parola: «Ayuso andrà al Romandia in supporto di Adam Yates. Ma se starà bene come fermarlo?». E ancora: «Juan sa aiutare i compagni». Dopo la prestazione a crono e la maglia di leader finita sulle spalle del giovane spagnolo si è verificato tutto alla lettera. Verso Thyon 2000 Ayuso ha capito di non essere al meglio e ha dato via libera a Yates. Morale: tappa, maglia e corsa ad Adam.

«Sono contento per me e per la squadra – ha detto Yates – era giusto ieri stare vicino ad Ayuso, perché lui è un talento. Ma poi non era al meglio e mi ha detto di andare. Oggi abbiamo controllato la gara con tranquillità. Siamo una squadra forte e compatta. E’ una vittoria di tutti noi».

Questo certifica che la UAE sta lavorando bene e che per questo ciclismo di livello siderale servono dei gregari di extra lusso. Adam Yates aveva questo spazio del Romandia per sé. Lo ha sfruttato al meglio e ora lavorerà in ottica Tour per Pogacar. E lo farà con convinzione nei propri mezzi, con la tranquillità di chi ha vinto e potrà così dare il 101 per cento per lo sloveno.

Capitolo Ayuso: siamo di fronte ad un nuovo fenomeno. Lo sapevamo, sì, ma stare lontano dalle corse per tanti mesi, rientrare mentre gli altri sono a pieno regime e ottenere un successo a crono, un secondo posto in un’altra tappa e dare una grossa mano ai compagni non è da tutti. Specie se hai appena 20 anni.

Al Romandia visto un ottimo Caruso. Bene in salita, ma bene anche a crono (sesto). Ottimi segnali in vista del Giro
Al Romandia visto un ottimo Caruso. Bene in salita, ma bene anche a crono (sesto). Ottimi segnali in vista del Giro

Caruso c’è

Damiano Caruso: zitto, zitto “Damianuzzo” esce sempre. Nel tappone di Thyon arriva terzo a 19” da un super Yates. E’ in forma Giro d’Italia. Al Giro di Sicilia era palesemente ingolfato dal tanto lavoro. Che sia ancora una volta lui il salvatore della Patria? E’ probabile.

Damiano non ama troppo sentir parlare di ruolo da capitano, leader, classifica… però è lì. Queste prestazioni danno consapevolezza. La salita di Thyon era una scalata vera. Lunga. Dura. Adesso il siciliano della Bahrain-Victorious sa che ha lavorato bene. E che si è scontrato con gente che faceva del Romandia un obiettivo primario.

«Conoscevo molto bene l’ultima salita” – ha detto Caruso – era lunga quindi era fondamentale gestire al meglio lo sforzo. E io l’ho gestito bene. Nel finale ho avuto la forza di aumentare e agguantare il terzo posto.

«Questo podio nella classifica generale mi dà soddisfazione perché dopo Il Giro di Sicilia volevo dimostrare che la mia condizione è buona. Inoltre mi dà morale e più fiducia in vista del Giro».

Ai 2090 metri di Thyon 2000 Bernal è giunto ottavo a 54″ da Adam Yates
Ai 2090 metri di Thyon 2000 Bernal è giunto ottavo a 54″ da Adam Yates

Toh, Bernal

Un altro corridore che può uscire col sorriso dalla Svizzera Romanda è Egan Bernal. Il colombiano della Ineos Grenadiers batte un colpo… non in terra, finalmente. Ottavo nell’arrivo in salita, ottavo nelle generale. Per la prima volta dall’inizio dell’anno, ma se vogliamo dal suo ritorno alle corse, Bernal riesce a concludere una gara senza intoppi

E questo è un bel segnale non solo per Egan, ma per il ciclismo intero che potrebbe ritrovare un altro protagonista sopraffino. In attesa di sfide epocali con Pogacar, Evenepoel, Vingegaard… le poche parole di Egan dicono tutto: «Non si tratta di numeri, ma di carattere. Una top dieci nella generale per me è una piccola grande vittoria. Ora torniamo a casa e continuiamo ad allenarci».

Ayuso torna in corsa. Matxin illustra la strategia per Juan

25.04.2023
4 min
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Finalmente Juan Ayuso. Il talento spagnolo è pronto ad iniziare il suo 2023 agonistico. Dopo 225 giorni dalla sua ultima gara gara, la tappa finale della Vuelta, il campioncino della UAE Emirates torna in corsa al Tour de Romandie, che parte oggi da Port Valais e si chiude il 30 aprile a Ginevra.

Come mai Ayuso non aveva più gareggiato? Una forte tendinite lo ha tenuto lontano dalle gare, ma anche dalla bici. Sembrava aver iniziato alla grandissima. Addirittura aveva messo alla frusta Tadej Pogacar durante i ritiri invernali. Poi qualcosa si è inceppato. La tendinite stava degenerando. 

Joxean Matxin, tecnico della UAE Emirates, ci spiega come sono andate le cose e cosa dobbiamo aspettarci da Juan… corridore storicamente (anche se è un 2002) famelico.

Joxean Matxin è uno dei tecnici della UEA Emirates, molto vicino ad Ayuso
Joxean Matxin è uno dei tecnici della UEA Emirates, molto vicino ad Ayuso
Joxean, finalmente Ayuso inizia la sua stagione…

Abbiamo passato dei momenti complicati. Juan è un corridore giovane, vorrebbe gareggiare sempre e ha sofferto vedendo i compagni che corrono, che vincono, che si aiutano… Deve essere stato complicato per lui. Però la squadra non ha mai fatto pressioni perché corresse. Piuttosto abbiamo pensato che per lui fosse meglio stare tranquillo, riposare… Il recupero totale della salute era al primo posto. Il momento del suo ritorno doveva essere un momento naturale in seguito alla guarigione.

Come mai questa tendinite è stata così grave? C’è stato qualcosa che ha sbagliato, magari nel fare gli esercizi in palestra durante l’inverno, problemi con le tacchette, per dire…

Queste cose succedono. La sua tendinite non è stata provocata da una caduta, una posizione sbagliata o altro. Gli è venuto questo dolore e sull’origine possiamo fare mille ipotesi… Ci fosse stata una caduta, una posizione errata come dite voi, okay. Però non ho una riposta precisa. E poi non vorrei entrare troppo in meriti medici. Non è compito mio, ma dei dottori.

Ultima apparizione “ufficiali” per Ayuso, un Criterium a Madrid nell’autunno scorso
Ultima apparizione “ufficiali” per Ayuso, un Criterium a Madrid nell’autunno scorso

Quando vi siete accorti di questo problema?

Prima della Valenciana. Ha accusato un dolore, anzi all’inizio era un fastidio più che un dolore. Poi è aumentato e allora abbiamo deciso di fermarci subito e non correre la Valenciana appunto. Juan è stato a riposo ed ha subito avuto un miglioramento. Così è risalito in bici, ma il dolore è emerso nuovamente. A quel punto abbiamo coinvolto i dottori per capire cosa avesse ed è emersa questa tendinite molto forte. Speriamo che non ritorni.

Juan è un “animale da gara”, lo conosciamo, tu hai detto che ha una gran voglia di correre. Al Romandia sarà subito pronto?

Lui ha classe e da uno che ha la classe, secondo me, possiamo aspettarci di tutto, no? Però non è questo il piano. L’idea iniziale è che si metta a disposizione di Adam Yates. Ma la cosa ancora più importante è che inizi a correre. Poi vediamo giorno per giorno come va. Senza pressione e con la nostra piena fiducia. Juan non deve fare per forza risultato. E anche se lui è forte, ha voglia di correre, ha classe e se vogliamo è anche fresco, non ha il ritmo di gara, che comunque hanno gli altri. Per questo dico che adesso l’obiettivo non è quello di essere il solito “killer”, ma di godersi la prima gara dell’anno. Deve sentirsi ciclista, stare con i compagni e cercare di migliorare giorno per giorno.

Ayuso ha chiuso la Vuelta 2022 al 3° posto (doveva ancora compiere 20 anni). C’è chi dice che questa tendinite sia legata a quegli sforzi
Ayuso ha chiuso la Vuelta 2022 al 3° posto (doveva ancora compiere 20 anni). C’è chi dice che questa tendinite sia legata a quegli sforzi
Può anche essere un’occasione per imparare ad aiutare i compagni…

Ma quello già lo sa fare, anche se ovviamente è un campione… Cosa gli dici? «Aiuta un altro», quando magari restano davanti in dieci? Comunque ripeto, lui sa anche aiutare. Parliamo ogni giorno: sarà pronto per aiutare Yates. Anche perché quando tutti i corridori che hai sono buoni davvero, anche i compagni devono esserlo. Anche i campioni a volte si mettono a disposizione dei compagni, che un giorno dimostreranno sul campo la loro gratitudine.

Dopo il Romandia quali saranno i programmi di Ayuso?

Manterremmo il programma originario, come se non ci fosse stata la tendinite. Intanto vediamo come sta e come reagisce. L’idea è quella di farlo crescere progressivamente.

Quindi anche se dovesse stare bene a maggio, non farà delle corse in più per recuperare un po’?

No, manteniamo il programma fatto questo inverno. Come ho detto, adesso valutiamo come va e poi decidiamo quali gare fare. Si fermerà poi comunque a luglio, per preparare bene la Vuelta.