UAE Team Emirates 2017, Filippo Ganna, SImone Consonni

Under 23, quattro storie Colpack su cui riflettere

27.12.2025
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Sembra passato un secolo, era appena l’alba del 2017 quando all’Hotel Fiordaliso di Terracina, sede storica di ritiri quando la Spagna non era ancora così ricercata, incontrammo quattro neoprofessionisti del neonato UAE Team Emirates. Ganna, Consonni, Troìa e Ravasi erano approdati alla corte di Saronni e Gianetti dal Team Colpack che fino all’anno precedente era stato il vivaio della Lampre con cui divideva le bici Merida. Quattro ragazzi diversissimi fra loro che negli under 23 si erano guadagnati la chance del WorldTour.

Ganna, arrivato alla Colpack dalla Viris, aveva partecipato alle Olimpiadi di Rio, aveva vinto il primo mondiale dell’inseguimento, una lunga serie di crono e la Parigi-Roubaix Espoirs 2016. Consonni era campione italiano in carica e, siccome era quello veloce e teneva in salita, aveva fatto incetta di classiche (l’argento ai mondiali di Richmond 2015 però gli bruciava ancora sulla pelle). Ravasi era lo scalatore, secondo al Tour de l’Avenir 2016 dietro Gaudu e vincitore di tappe al Giro delle Valli Cuneesi e al Valle d’Aosta. Infine Troìa, il passistone e l’uomo squadra, che in quella Roubaix U23 del 2016 aiutò Ganna a centrare il successo.

Campionati del mondo 2015, Richmond, Simone Consonni, Kevin Ledanois, Anthony Turgis
Richmond 2015, Consonni beffato in volata da Ledanois. Terzo Turgis. Farà un altro anno con la Colpack e poi passerà
Campionati del mondo 2015, Richmond, Simone Consonni, Kevin LEdanois, Anthony Turgis
Richmond 2015, Consonni beffato in volata da Ledanois. Terzo Turgis. Farà un altro anno con la Colpack e poi passerà

Quattro storie diverse

A distanza di sette anni, Ganna e Consonni sono ancora in gruppo, Ravasi e Troìa non più. Non è scontato fare carriera e meno si è strutturati e più diventa difficile. Questo viaggio, fatto in compagnia di Rossella Di Leo che li fece crescere nel Team Colpack, può essere un’utile lettura per chi si accinge a passare professionista senza avere nelle tasche le cartucce necessarie.

«Per Ganna e Consonni – riflette Rossella – non ci sono problemi, sono ancora lì e stanno dimostrando quel che valgono. Troìa è passato perché era pronto per fare il suo lavoro e mi sembra che negli anni in cui ha avuto il contratto abbia anche dimostrato di lavorare bene. Poi Pippo e Simone hanno cambiato squadra, forse se fossero rimasti, “Olly” avrebbe potuto continuare a fare per loro il lavoro che faceva da sempre alla Colpack. Poi si è felicemente sposato, ha fatto un bimbo e adesso ne ha fatto un altro. Ha scelto un’altra strada e la sta facendo in modo egregio con il lavoro di suo padre».

UAE Team Emirates 2017, Oliviero Troìa
Fra i neopro’ del 2017 alla UAE Emirates, ecco Oliviero Troìa. Anche alla Colpack correva da uomo squadra
UAE Team Emirates 2017, Oliviero Troìa
Fra i neopro’ del 2017 alla UAE Emirates, ecco Oliviero Troìa. Anche alla Colpack correva da uomo squadra
Tutto bello, ma proprio lui è rimasto senza squadra a 28 anni, dopo aver lavorato bene e a lungo…

Quando vedo i corridori per la prima volta, dico sempre che è molto più difficile smettere di correre che iniziare. Puoi avere 25 anni, puoi averne 30, ma se non ti sei preparato ad un piano B, è la cosa più difficile del mondo. L’ho vissuto anche con Felice Gimondi, che ha finito la sua carriera, però non era ancora pronto. In effetti nel primo anno neanche lui riusciva a capire cosa dovesse fare. Non è una questione di età. A meno che tu faccia come Davide Martinelli e un anno prima ti prepari il piano B, restando sempre nel mondo del ciclismo.

Ravasi è stato molto sfortunato, ha avuto problemi fisici ed è uscito di scena in silenzio…

Edward è sempre stato un po’ cagionevole, però aveva fatto secondo al Tour de l’Avenir. Qualcosa aveva dimostrato, quindi era pronto anche lui. Però è vero che ha sempre avuto problemi anche quando era alla Colpack, la fortuna non è stata dalla sua parte.

Tutti e quattro alla UAE: non poteva essere che proprio Ravasi avrebbe avuto bisogno di una squadra più piccola, viste le sue fragilità?

Quando parlo di queste cose, penso a Ciccone. Quando era al terzo anno da dilettante e magari si pensava di fare come con Consonni che ne ha fatti quattro, Giulio disse che sarebbe voluto passare. Che suo padre faceva l’operaio, il treno stava passando e non se la sentiva di lasciarlo andare. Quando si è trattato di Ravasi, il treno che è passato era un Italo, un Freccia Rossa e come fai a non prenderlo?

Non c’era altro?

Quello c’era e quello ha preso, non c’erano così tante squadre. Anche Consonni sarebbe stato pronto a passare dopo il terzo anno da U23, ma non c’erano squadre e aspettammo che facesse il quarto. Ravasi si è giocato la sua chance, non è questione di intelligenza, è soprattutto questione di scelta. Lo fareste anche voi, no? Non avreste scelto la squadra più importante?

Ravasi neopro' nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano
Ravasi neopro’ nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano. Veniva dalla Colpack, vivaio della Lampre
Ravasi neopro' nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano
Ravasi neopro’ nella UAE di Saronni e Gianetti, che porta in ammiraglia anche Marzano. Veniva dalla Colpack, vivaio della Lampre
Consonni negli anni è stato la spalla di Viviani e ora di Milan: ha trovato il suo ruolo e lì si è fermato. Potrebbe ambire a di più?

Anche con noi alla Colpack è sempre stato versatile, nel senso che ha vinto ma è sempre stato a disposizione di tutti. E’ sempre stato un uomo squadra, fin da quando era piccolino. Vinceva, però era contento di far vincere gli altri: una capacità che ha sempre avuto. Se poi davanti ne hai uno più forte, come ad esempio Viviani in pista, devi anche essere intelligente. E sono anche certa che alle spalle di Simone ci siano dei ragazzi che aspettino che lui molli per prendergli il posto. In pista puoi durare tanti anni, ma è un grosso sacrificio.

Che però Consonni fa molto volentieri…

Io tante volte non lo capisco, perché è davvero un grosso impegno. La pista è casa loro, capito? Anche quando erano dilettanti, partivano, stavano ore e ore in pista e quando tornavano ti raccontavano di aver mangiato una piadina e di aver continuato a girare. Oggi con tutti i nutrizionisti che ci sono, a qualcuno verrebbe un colpo.

Parliamo di Ganna. Perché uno che vince la Roubaix da U23 e ha doti da passista come lui, non è stato messo subito al centro di un progetto sulle classiche?

Su questo potrei essere anche d’accordo, perché Pippo è straforte. Però alla Ineos forse non l’hanno valorizzato sempre per quello che vale. E’ un atleta ormai maturo, che avrà fatto le sue scelte, come Simone ha fatto le sue. Anche Pippo è un ragazzo modesto, si fida tanto delle persone che lo stanno gestendo e quindi non sta lì a pensare che potrebbe fare diversamente. Sia lui sia Consonni sono sempre stati così e quindi se la vivono bene.

Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell'inseguimento
Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell’inseguimento. Memorabili i festeggiamenti della Colpack
Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell'inseguimento
Ai mondiali pista del 2016, Filippo Ganna conquista il primo iride nell’inseguimento. Memorabili i festeggiamenti della Colpack
Quando li avete affidati alla UAE, vi aspettavate quello che è venuto o pensavate qualcosa di diverso?

Hanno sempre dato il massimo, quindi quel che è venuto va bene. Il fatto che non gli abbiano costruito attorno una squadra per le classiche rientra anche nelle scelte di Pippo. Sei adulto e ti pagano, giusto? A fine devi fare quello che ti chiedono. Consonni lo dice tante volte: devo lavorare, però mi pagano per fare quello, quindi io quello faccio. Secondo me nelle rispettive squadre sono considerati positivamente anche per questo aspetto. Perché non si lamentano e stanno al loro posto.

Forse ai tifosi questa correttezza a volte può stare un po’ stretta?

Se hai uno come Evenepoel, che sgomita e parla dalla mattina alla sera, è un conto. Ma qui non ragioniamo di Remco, ma di ragazzi prima di tutto di una generazione diversa. Adesso ci sono loro, c’è Pogacar. Invece secondo me Pippo e Simo sono ragazzi con un’altra umiltà.

Capita ancora di sentirsi dopo che passano professionisti?

Ci sentiamo o ci vediamo per delle occasioni, come feste o corse, ma non siamo gente che rompe le scatole. Quando Ganna ha fatto il record dell’Ora, siamo andati a vederlo. Ci sono momenti come le feste dei fans club o quando hanno un bambino. Mi sento più con la mamma di Ganna che con Pippo stesso. Però una volta che eravamo a Livigno, c’era su anche lui e per due o tre sere abbiamo mangiato insieme.

Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia
Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia, come alla Colpack con i compagni
Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia
Alla Vuelta 2019, quella della rivelazione di Pogacar, Troìa faceva parte della sua guardia, come alla Colpack con i compagni
E’ così anche con Ravasi e Troìa?

Con Troìa sì, perché ha sempre fatto parte del gruppo e capita che ci troviamo. Ravasi invece è sempre stato un po’ più isolato, ma posso dire che dopo quella generazione le cose sono cambiate. Con Masnada, Ciccone e Consonni i rapporti sono rimasti. Se fanno qualcosa di bello e gli mandi un messaggio, ti rispondono. Però da loro in avanti, il rapporto è cambiato. Adesso teniamo i corridori per un massimo di due anni, un periodo troppo breve, per cui quando se ne vanno, capita raramente di avere contatti. I quattro anni di Consonni sono stati quattro anni di vita.

Non c’era la fretta di adesso?

Per dire, la sera di Natale siamo stati da mia figlia e c’era anche Celestino, che ha lasciato Andora ed è tornato qui. Fra dilettanti e professionisti, Mirko è stato con noi per otto anni. Ormai è uno di famiglia.

La scelta di Masciarelli: alla Colpack per pensare alla strada

05.01.2023
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Nel giorno di Capodanno più di qualcuno è rimasto colpito, assistendo alla gara di Petange in Lussemburgo, vedendo Lorenzo Masciarelli con una maglia nuova, diversa da quella della Bingoal Sauzen con cui eravamo abituati a conoscerlo. La notizia del suo passaggio al Team Colpack è arrivata così, come un botto di Capodanno e dietro a quell’immagine (la foto di apertura è di Hervé Dancerelle/DirectVelo) si nasconde una profonda scelta di vita e anche un grande investimento che il team italiano ha voluto fare nei confronti del corridore abruzzese.

Per il figlio d’arte, più giovane esponente di una famiglia che ha sempre dato tanto al ciclismo, significa porre fine a una lunga parentesi in terra belga, iniziata quand’era appena entrato nella categoria juniores e che non ha coinvolto solo la sua passione ciclistica, ma tutta la sua esistenza. Ora arriva un altro cambio profondo, che coinvolgerà tutta la famiglia.

L’abruzzese ha fatto il suo esordio alla Colpack a Petange, finendo 5° (foto Facebook)
L’abruzzese ha fatto il suo esordio alla Colpack a Petange, finendo 5° (foto Facebook)

Il contatto con la Colpack non è nato recentemente: «In estate avevo fatto dei buoni test, ma non ero riuscito a tradurli in risultati anche perché non avevo disputato gare a me adatte – racconta il giovane corridore di Pescara – ma avevo già scelto di investire di più nell’attività su strada. Ho avuto occasione di parlare con Antonio Bevilacqua, gli ho spiegato le mie esigenze e lui mi ha presentato le ambizioni del team. Ci siamo trovati in perfetta linea, ma prima di decidere volevo consigliarmi con la mia “famiglia belga”, Mario De Clercq in primis».

E che cosa ti ha detto l’ex campione del mondo?

Mario mi conosce come le sue tasche e mi ha detto che è giusto seguire la mia strada, giocarmi questa grande opportunità. Ne abbiamo parlato molto e anche grazie alle sue parole mi sono convinto ad accettare la proposta.

Per Masciarelli 4 anni di attività in Belgio conditi da molti piazzamenti di prestigio (foto Bram Van Lent)
Per Masciarelli 4 anni di attività in Belgio conditi da molti piazzamenti di prestigio (foto Bram Van Lent)
La domanda, conoscendoti, viene spontanea: che fine farà il Masciarelli ciclocrossista?

L’idea è di continuare a praticare l’attività invernale perché è troppo importante per un corridore, ti dà quell’esplosività che non riesci a ottenere in allenamento. Chiaramente però passerà un po’ in second’ordine: se prima correvo su strada pensando al ciclocross, ora sarà il contrario. Penso che farò come molti stradisti, iniziando la stagione invernale più tardi e riducendo gli appuntamenti. Non posso dimenticare che proprio per l’amore per il ciclocross mi sono trasferito in Belgio, quest’attività mi ha dato tanto e non voglio abbandonarla.

Alla Colpack che cosa hanno detto di quest’idea, sono favorevoli a farti continuare o hai trovato più resistenze?

No, non mi hanno messo alcun freno. E’ chiaro che in questo caso parliamo di un team che fa attività su strada, a loro interessa quella, ma non mi hanno assolutamente forzato, anzi sono contenti di queste prime apparizioni con la maglia nelle gare di ciclocross. Ora tirerò dritto fino ai campionati italiani, poi tirerò un bilancio della stagione: se arriverà una convocazione azzurra per la Coppa del mondo e/o i mondiali (ma sarebbe meglio dire: se me la sarò meritata…) tirerò dritto, altrimenti chiuderò allora la mia annata sui prati per pensare alla strada.

Sai già che programma di gare farai?

No, anche perché stando in Belgio i contatti sono stati solo per telefono, salvo quando ci siamo visti in Val di Sole. Ora che torno in Italia verrà stilato un piano d’azione.

I Masciarelli hanno avuto più corridori fra i pro’. Lorenzo vuole seguire le loro orme (foto John De Jong)
I Masciarelli hanno avuto più corridori fra i pro’. Lorenzo vuole seguire le loro orme (foto John De Jong)
Questa scelta rappresenta per te una profonda trasformazione: con che spirito lasci il Belgio?

Non posso negare che mi dispiace un po’ perché qui mi ero fatto davvero un’altra famiglia, con Mario, Nico Mattan, i miei compagni di squadra… E’ stata un’esperienza imparagonabile con qualsiasi altra e proprio ragionandoci ora che torno in Italia sono convinto che sia stata la scelta giusta. A 19 anni ho un bagaglio di esperienza enorme, ho potuto gareggiare fianco a fianco con gente come Iserbyt e Vanthourenhout che sono i campionissimi della specialità, ma ho anche già potuto assaggiare anche gare su strada di altissimo livello come il Giro del Belgio. Ho imparato ad affrontare le strade belghe, il vento, la pioggia e anche se non sono fisicamente adatto a quelle gare, sono un patrimonio incommensurabile per uno stradista.

E che effetto ti fa tornare in Italia?

E’ come se tornassi al vecchio me, quello che era allievo e stava per partire lasciandosi tutto alle spalle. Sarà un bel salto, anche se a Pescara ci passavo le estati e quindi riadattarsi sarà qualcosa di molto veloce. Ma un certo effetto lo fa, non posso negarlo…

Masciarelli fa parte del gruppo azzurro U23 Decisivi però saranno i tricolori (foto Willem Beerland)
Masciarelli fa parte del gruppo azzurro U23 Decisivi però saranno i tricolori (foto Willem Beerland)
Che cosa ti aspetti da questa nuova esperienza di stradista?

Io voglio mettermi alla prova, sapendo che ho molto da imparare. In fin dei conti ho sempre gareggiato da solo, nelle gare in Italia non avevo compagni di squadra. Ora ci sarà da lavorare in gruppo. Devo dire che ho già trovato un bell’ambiente, i tecnici mi sono molto vicini e siamo in stretto contatto. Io voglio provare a far bene soprattutto nelle corse a tappe, il Giro d’Italia, il Giro della Valle d’Aosta, soprattutto le gare d’estate dove ci sono percorsi più adatti alle mie caratteristiche.

Ti definisci uno scalatore puro, uno specialista, razza quasi in estinzione fra i giovani italiani ma molto ricercata dai team…

E’ quella la mia caratteristica, con l’aggiunta dell’esplosività che mi deriva dal ciclocross. Questa è una scelta importante, so che nella prossima estate mi gioco molto, ma sono curioso di capire dove posso arrivare.

Dal triathlon arriva Volpato, specialista per gare a tappe

27.10.2022
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Nel ciclismo attuale c’è ancora la possibilità di guadagnarsi spazio e scalare la ripida montagna che porta a un contratto fra i professionisti a suon di risultati. L’esempio di Leonardo Volpato è da questo punto di vista abbastanza indicativo. Il portacolori dell’Uc Giorgione approda al suo esordio fra gli under 23 nelle file della Colpack con la consapevolezza che i suoi successi di quest’anno gli hanno spianato la strada e spera che lo stesso avverrà nello stadio successivo, d’altronde niente come i risultati sono qualcosa di tangibile nel giudizio su un corridore.

Volpato è arrivato al ciclismo quasi per caso: «Posso dire di essere ancora nelle prime fasi della mia vita da ciclista. Fino a due anni fa facevo triathlon, ma mi accorgevo che era sempre più dura con una società per il nuoto, una per il ciclismo, poi gli allenamenti a piedi… Mi proposero di provare a fare qualche gara ciclistica e mi divertii molto, assolutamente senza ottenere alcun risultato, così passando nella categoria junior ho scelto di fare solo ciclismo».

Due anni indimenticabili all’Uc Giorgione sotto la guida del diesse Giuseppe Parolisi
Due anni indimenticabili all’Uc Giorgione sotto la guida del diesse Giuseppe Parolisi
Come ti sei trovato al tuo primo anno all’Uc Giorgione?

Ho dovuto davvero imparare tutto, fare un corso intensivo. Arrivavo sempre dietro ma intanto imparavo a muovermi in gruppo, a capire le tattiche di corsa. I risultati non arrivavano ma non me ne facevo un problema né mi arrivavano pressioni dal team. Quest’anno poi sono arrivati i frutti, ho iniziato a sentirmi sempre più a mio agio e sono arrivate le prestazioni importanti.

Che cosa è cambiato?

In questi mesi sono cresciuto da ogni punto di vista. Mi sono alzato di 3-4 centimetri e ho messo su qualche chilo di muscoli. Ma soprattutto è andata aumentando la mia esperienza e questo ha influito molto. Mi accorgo sempre più che è questo il fattore che fa davvero la differenza.

Per Volpato vittoria al Giro della Valdera a tappe, davanti a Scalco e Gualdi
Per Volpato vittoria al Giro della Valdera a tappe, davanti a Scalco e Gualdi
Hai un fisico da scalatore?

Sì, sono alto 1,78 per 64 chili quando sono in forma. La salita mi è sempre piaciuta, mi trovo bene e riesco davvero a fare la differenza, anche su quelle lunghe. Di contro sono praticamente fermo in volata, anche nei gruppi ristretti quindi per vincere devo cercare sempre la soluzione di forza.

Si parla molto di te come uno dei migliori prospetti italiani per le gare a tappe ed è un fatto importante, visto che non ce ne sono poi tanti…

Mi piacciono molto, non posso negarlo. Mi piace l’ambiente che si instaura nel corso dei giorni, la complicità che si stabilisce in squadra, la ricerca delle migliori tattiche. Ho una buona resistenza, vado migliorando col passare dei giorni, anzi un fatto che devo migliorare è il mio approccio perché i miei risultati peggiori sono sempre all’inizio. D’altronde ho affrontato sempre gare brevi, bisognerà vedere che cosa succede gareggiando su più giorni.

In gara con il Veneto al Giro della Lunigiana, Leonardo ha chiuso 7° grazie alla sua costanza
In gara con il Veneto al Giro della Lunigiana, Leonardo ha chiuso 7° grazie alla sua costanza
Sei stato tra i migliori italiani al Giro della Lunigiana. Che cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

E’ stata qualcosa di diverso da ogni altra gara. E’ stata una grande esperienza gareggiare con corridori che normalmente non riusciamo a vedere se non in sporadiche occasioni, lì c’erano davvero i migliori. Si vede che in salita hanno una marcia in più, che soprattutto i francesi hanno un modo diverso di correre. La cosa che mi ha colpito di più è la loro capacità di guida: spesso si parla di salita, ma a me hanno impressionato in discesa, spesso non si nota quanto vanno veloce ma alla fine fanno la differenza. Questo rappresenta anche un fatto negativo: non correndo spesso con loro non conosciamo i loro punti deboli e quando li affrontiamo siamo quasi indifesi.

Tu hai fatto parte anche della spedizione italiana agli europei in Portogallo. Che esperienza è stata quella azzurra?

Vestire quella maglia è sempre qualcosa di speciale. Conoscevo tutti i compagni, avevamo chiara la situazione, dovevamo correre per Belletta per costruirgli la volata, ma la gara si è messa in maniera diversa. Faceva tantissimo caldo, io credo che abbia influito.

In azzurro agli europei di Anadia, Volpato è giunto 20°, a 2’39” dallo svizzero Christen
In azzurro agli europei di Anadia, Volpato è giunto 20°, a 2’39” dallo svizzero Christen
Ora passi di categoria, con chi?

Ho firmato con il Team Colpack, non vedo l’ora di iniziare con loro. Avevo avuto contatti con molte squadre, ma loro mi hanno convinto. Ora dopo qualche giorno di necessaria vacanza inizieranno i preparativi per la nuova stagione, ma con questo non dimentico quanto ho avuto dalla mia precedente squadra, mi hanno dato un grande esempio, mi hanno segnalato quando sbagliavamo. Sono stato fortunato a trovare un bel gruppo.

Che cosa ti aspetti ora?

Non mi pongo obiettivi specifici, voglio solo far bene, sin dal primo anno perché so che le grandi squadre guardano a quest’età, cercano già fra gli junior. Significa che bisogna far bene da subito. E’ chiaro che il mio sogno è un contratto da prof’, ma dovrò meritarmelo e già il primo anno sarà decisivo.

Almè, Bergamo. Mettiamo in sella Alessio Martinelli

22.11.2021
5 min
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Alessio Martinelli osserva la bicicletta come un cavaliere fa con il suo destriero, quasi le bisbiglia qualcosa che solo loro possono capire. L’ha affidata a Luciano Santo che ad Almè (Bergamo) è titolare dello studio Equilibrium Bike. Grazie alla tecnologia Velosystem che certifica il suo lavoro, mette in sella alla perfezione tutti, dall’amatore al professionista.

Martinelli professionista lo diventerà ufficialmente dall’inizio del 2022 con la Bardiani-Csf-Faizanè che lo ha prelevato dal bergamasco Team Colpack, ma di fatto pro’ lo è già, tant’è che ha appena ritirato la Cipollini che la squadra gli ha affidato per allenarsi.

Cambio radicale

Il giovane corridore, 20 anni, abita a Bormio e si è sciroppato un paio d’ore abbondanti di macchina per trovare il giusto assetto. Tanti cambiamenti che quest’anno dovrà affrontare: cambio del telaio (da Cinelli a Cipollini), altro modo di cambiare (da Shimano Dura Ace a Sram), scarpe differenti, da Sidi a Gaerne e il passaggio dai freni tradizionali a quelli a disco.

«Non è male Sram – dice – è intuitivo. Mi servirà una settimana di allenamenti per abituarmi, poi sarà tutto semplice».

Sui freni: «Li ho provati solo sulla Mtb – ammette – sono curioso di vedere come si comportano su strada. Quest’anno con quelli tradizionali ho avuto problemi sul bagnato».

Soletta su misura

Per quanto riguarda le calzature invece, Martinelli – che porta il 39,5 – si rivolge subito a Luciano, porgendogliele: «Vorrei provare una soletta su misura quest’anno».

Lui provvede, prima prendendo le misure con un apposito strumento, poi scaldando la soletta, adattandola al suo piede, inserendola nella scarpa e lasciando che trascorrano alcuni minuti affinché piede, soletta e scarpa diventino una cosa sola. Poi, uno spessore di 3 millimetri posizionato sul pedale sinistro, per compensare il fatto che quella gamba è più corta della destra.

Lavoro specifico anche sulla sella: «L’anno scorso correvo con Prologo – dice il neopro’ – quest’anno Smp. Ho chiesto la più stretta perché dai rilevamenti con Luciano è emerso che sia la migliore per me».

Dalla bici alla Dynavelò

Luciano misura e analizza la nuova bicicletta, rileva che la “S” di Cipollini misura 51 ed è molto “sloopy”, ovvero compatta, rigida, scattante. Con Martinelli che sentenzia: «Meglio».

In effetti per un corridore come lui che pesa 58 chili e si vede bene sulle salite non lunghe e dure, un mezzo del genere sembra il meglio che possa avere: 7,2 chili il peso.

Prese le misure della bici nuova, Luciano le trasporta sulla Dynavelò, una sorta di “cyclette” che replica esattamente la posizione in sella dell’atleta.

«Il vantaggio di lavorare qui – spiega – è che mentre l’atleta pedala, io posso spostare sella, manubrio senza farlo fermare».

Tra U23 e professionisti

Durante questo test, una telecamera laterale riprende evidenziando angoli e misure fondamentali: altezza della sella, arretramento, scarto sella-manubrio e distanza manubrio-sella. Un esame più approfondito analizza la posizione dall’alto e da dietro per rilevare eventuali asimmetrie.

Alessio Martinelli termina il check-up e c’è tempo per qualche sogno. «Correrò tanto con gli under 23 – rivela – e questo mi permetterà di mantenere il ritmo gara e di partire per fare risultato. Quando correrò con i big cercherò di dare una mano ai miei compagni, puntando a qualche… risultatino».

Palestra e partenze

Intanto si sta allenando da tre settimane. Ha iniziato prima del solito e si sta concentrando sui lavori di forza, solo in sella, niente palestra. La sua salita di riferimento quando è a casa è quella di Bratta, verso Tirano, mentre a Bergamo si misura sul Selvino.

Per ora i tempi non contano: si sciroppa partenze in salita con rapporto lungo ed esercizi a corpo libero. Il suo bello? «Durante l’anno utilizzo poco il potenziometro, vado a sensazione – spiega – del resto, se gli altri accelerano, tu devi seguirli». 

Gp Liberazione in archivio e già Terenzi pensa al 2022

28.04.2021
5 min
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Claudio Terenzi sperava di tirare un po’ il fiato, invece già da lunedì si è ritrovato mani e piedi in un giardino da finire in tempi stretti. L’organizzatore del Gran Premio della Liberazione ha un’azienda di gardening che gli dà da mangiare, mentre per il resto del tempo manda avanti la sua squadra e organizza Gran Fondo. La corsa si è svolta appena tre giorni fa (in apertura il minuto di silenzio al via della prova juniores per ricordare Silvia Piccini: Terenzi con la giacca blu è accanto al presidente Fci Dagnoni) ed è già tempo di pensare al futuro. La telefonata di buon mattino interrompe il lavoro, ma durerà il tempo di tracciare un bilancio del 25 aprile appena trascorso e di proiettarci sul prossimo.

Il Giro 2020 è stato nella loro base, ora le Frecce Tricolori ricambiano la visita
Il Giro 2020 è stato nella loro base, ora le Frecce Tricolori ricambiano la visita

«Non mi aspettavo tanti riscontri positivi – dice – che fanno piacere. Significa che abbiamo lavorato bene e magari che in un momento di poche gare, organizzarne tre sia stato un bel segnale per il movimento. Ho avuto riscontri positivi dal presidente Dagnoni, da Roma Capitale, dalla Regione Lazio, dal Coni. Si dice che nessuno è profeta in patria, ma le realtà romane sono state generose di consigli. Se penso a come siamo partiti, dico che siamo stati bravi».

Ecco, appunto… Come siete partiti?

Fino al 6 gennaio, non c’era nessun Gran Premio della Liberazione. Invece proprio quel giorno si è sbloccata la trattativa con Andrea Novelli e la Primavera Ciclistica, ma era già tardi. Franco Costantino, che del Liberazione è stato per anni la mente e anche il braccio, mi disse di fare l’annuncio e pensare al 2022. Ma io ho il brutto difetto di voler fare le cose che annuncio e così siamo partiti.

Dario Acquaroli (Merida) e Vettorel (ex ct azzurro del cross) , tra ricordi di mondiali di Mtb e progetti futuri
Acquaroli (Merida) e Vettorel (ex ct del cross) , tra ricordi e progetti futuri
Dalle Gran Fondo a una classica su strada: c’è tanta differenza?

Era uno dei grossi punti interrogativi, ma devo dire che l’esperienza delle Gran Fondo è stata un’ottima palestra, che mi ha aiutato tanto. Dopo anni a trattare con i 10-11 Comuni attraversati da una Gran Fondo, doversi interfacciare con il solo Comune di Roma per il circuito del Liberazione è stato per certi versi più semplice, ammesso si possa definire semplice parlare con il Comune di Roma. La fortuna è stata avere con me persone validissime, alcune che conoscevo da tempo e altre che sono arrivate e sono state decisive proprio per i rapporti con le Autorità.

Gazzoli e il suo tecnico Di Leo, sul podio della gara U23
Gazzoli e il suo tecnico Di Leo, sul podio della gara U23
Come è andata invece nel rapporto con le squadre? Con loro certo avevi meno punti di contatto…

Ti confronti con realtà diverse e devo dire che un po’ di timore inizialmente c’era, perché parliamo di società che fanno attività di altissimo livello. Invece ho visto molta disponibilità ad ascoltarci, hanno dato consigli e soprattutto erano tutti contenti di ritrovare una realtà come il Gran Premio della Liberazione.

La sponsorizzazione di Merida arriva dalle organizzazioni precedenti?

Esatto e sono stato molto contento di avere Dario Acquaroli a Roma. Andrò presto da loro per approfondire qualche discorso e anche per parlare della squadra di ciclocross. Non escludo di avere il loro nome sulla maglia per il prossimo anno.

Fra gli juniores, vittoria di Belletta su Svrcek e Florian
Fra gli juniores, vittoria di Belletta su Svrcek e Florian
Quest’anno siete partiti il 7 gennaio, quando nascerà il Liberazione del 2022?

Domani. Non un giorno a caso, proprio domani, giovedì. Ho lasciato ai miei collaboratori tre giorni per riordinare le idee, ma domani faremo una verifica a caldo di quello che è andato e quello che non ha funzionato. In più il prossimo anno vorrei inserire qualche novità.

Di cosa si tratta?

Visto che il 25 aprile sarà di lunedì, mi piacerebbe ragionare di una tre giorni, anche in modo di non ingolfare il giorno del Liberazione. Voglio assolutamente riportare a casa la prova delle donne e d’accordo con Mario Valentini, mi piacerebbe avere una gara di handbike. L’idea è di allestire un villaggio all’interno dello stadio Nando Martellini in cui far svolgere la vita in quei tre giorni. Riprendere l’attività nelle scuole con un progetto solidale e premiazioni il 25 aprile. E aggiungere qualcosa che possa allargare l’orizzonte a chi non viene dal ciclismo e si chiede perché entrarci.

Fra gli allievi Simone Gualdi ha battuto Brunori e Bonino
Fra gli allievi Simone Gualdi ha battuto Brunori e Bonino
Sembra che sia uscito dal weekend con un buon sapore in bocca…

Ottimo, ci sono piccole sbavature da correggere, ma già mi mancano quei giorni in ufficio a fare programmi e progetti. Lasciatemi il tempo di finire questo giardino e poi si ricomincia.

Cinelli Pressure

Cinelli Pressure, veloce con stile

12.11.2020
4 min
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Nuova stagione, nuova bici. E’ con questo spirito che partirà il 2021 di Cinelli che ha presentato la Pressure. Il nuovo mezzo del marchio milanese si distingue per le linee aerodinamiche, la totale integrazione e, come da buona tradizione Cinelli, per le grafiche ricercate. La Pressure sarà anche la bicicletta del Team Colpack per la prossima stagione.

Geometria equilibrata

La Cinelli Pressure è una bicicletta dal carattere moderno con un telaio monoscocca in carbonio T800 dalle linee aerodinamiche. Il reggisella aero è stato creato appositamente e segue le linee del tubo verticale. Il manubrio è il Vision Metron 5D ACR completamente integrato e con passaggio cavi interno che sfrutta il sistema ACR di Vision. Ad una prima occhiata la Pressure sembra pagare un prezzo in termini di peso, viste le forme generose dei tubi, ed invece qui ci sorprende positivamente. Il telaio in taglia M pesa 990 grammi con una forcella che si ferma a 390 grammi. Valori non male visto che è una bicicletta progettata per i freni a disco.

Il manubrio aerodinamico integrato Vision Metron 5D ACR
Il manubrio integrato Vision Metron 5D ACR con profilo alare per favorire l’aerodinamica

Guidabilità perfetta

A livello di geometrie si nota immediatamente l’attacco basso dei foderi alti posteriori, che uniti ai foderi bassi sovradimensionati vanno a creare un carro che sembra essere molto reattivo. A conferma di questa tesi c’è anche la lunghezza dei foderi bassi che per tutte le taglie è di 41 centimetri. Un valore compatto sempre considerando che è una bici con i freni a disco. Da considerare che i valori dell’angolo sella e dell’angolo sterzo non sono stati portati all’eccesso, in effetti la Pressure ha una linea che è già molto orientata alle prestazioni e quindi non c’era bisogno di esasperarla ulteriormente. Questo favorisce sicuramente la guidabilità. A conferma che siamo di fronte a un cavallo di razza, ci sono i valori del tubo sterzo che in questo caso sono contenuti, in modo da favorire una posizione più distesa e aggressiva. In linea con le ultime tendenze tecniche c’è la possibilità di montare pneumatici fino a 30 millimetri di larghezza.

Il carro posteriore è molto compatto
Il carro posteriore è molto compatto e con i foderi bassi sovradimensionati

Ha già vinto

Come dicevamo all’inizio, la Pressure sarà la bicicletta 2021 del Team Colpack e il Direttore Sportivo Gianluca Valoti ci ha rivelato una piccola anteprima.
«Nel 2021 tutti i ragazzi del team saranno equipaggiati con la Pressure, ma ti devo dire che quest’anno Cinelli ce ne aveva fornite due, che sono state usate da Tiberi e Gazzoli. E sai cosa è successo appena ci hanno gareggiato? Hanno vinto. Tiberi a San Vendemiano e Gazzoli a Ponsacco – Valoti aggiunge – i ragazzi sono felicissimi della Pressure e gli altri non vedono l’ora di provarla».

Per la precisione diciamo che il Team Colpack userà sia la Pressure che la Superstar, la bici che avevano in dotazione quest’anno. La Colpack avrà una configurazione che non è in commercio, infatti userà il gruppo Shimano Ultegra Di2 con la guarnitura FSA PowerBox con misuratore di potenza incluso, ruote Ursus Miura da 47 e 37 millimetri, selle Prologo, tubolari e tubeless Pirelli e cosa molta importante, a detta di Valoti, per la cura e manutenzione delle bici useranno i lubrificanti Walbike.

Nei dettagli grafici c’è tutto lo stile Cinelli
I dettagli fanno la differenza e lo stile Cinelli emerge in tutta la sua bellezza

Versioni disponibili

Per chi invece fosse interessato all’acquisto della Cinelli Pressure i montaggi disponibili in commercio sono: Sram Red eTap AXS, Shimano Dura Ace Di2, Ultegra Di2 e Ultegra. Per i primi due montaggi vengono fornite le ruote Fulcrum Wind 550, mentre con le due versioni Ultegra troviamo le Fulcrum 600 DB. Le gomme sono per tutte le versioni le Vittoria Zaffiro pro da 28 millimetri.