Il riposo, Pogacar, l’orgoglio e i soliti sospetti

06.07.2021
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E alla fine, un po’ te l’aspetti e un po’ non più, salta fuori la velata domanda sul doping. Viene da una giornalista francese de L’Equipe, che la prende alla larga. Pogacar ha appena finito di dire che la sua squadra è forte ed è stato orgoglioso di poter dimostrare a tutti che così fosse, quando lei gli chiede se questa puntigliosità gli sia sempre appartenuta. Lui risponde di sì. Che fin da bambino, se qualcuno non gli credeva, si metteva d’impegno per dimostrargli che si sbagliava. Che non è una persona orgogliosa a prescindere, ma su certi punti sì. E a questo punto, lei cala la domanda: che cosa diresti a chi nutre dei sospetti sulle tue prestazioni?

«A chi ha dei sospetti – risponde Pogacar – dico che ci sono tanti controlli a provare che si sbagliano. Solo ieri ne ho fatti tre: due prima della tappa e uno dopo».

Zoom conference

La conferenza stampa di Pogacar del giorno di riposo si svolge su Zoom. Il covid sarà pure mezzo debellato, ma le squadre non ne vogliono ancora sapere di riaprire le porte e non voglia Dio che l’andazzo proseguirà anche quando la pandemia sarà definitivamente alle spalle. Nella schermata c’è un bel numero di giornalisti, compresi quelli che non hanno ancora spento il microfono e ci propongono spaccati di vita domestica. C’è anche David Walsh, quello che in un giorno di tanti anni fa prese di petto Armstrong.

Verso Tignes ha difeso la maglia gialla prima con la squadra e poi attaccando. «In risposta ai sospetti – dice – ho fatto tre controlli»
Verso Tignes ha difeso la maglia gialla prima con la squadra e poi attaccando

Numeri in ordine

Pogacar ha la solita faccia angelica, seduto di tre quarti in una stanza con le pareti in legno, con il back drop del Team Uae Emirates a ricordarci tutti gli sponsor.

«Sono contento della mia forma – dice – vedo i miei numeri. Questo Tour sta costando a tutti tante energie ed è già una fortuna non essere incappati in cadute. Io ne ho avuta solo una molto piccola il primo giorno e mi basta quella. Il giorno in cui sono stato meglio finora è stato quello de Le Grand Bornand. Non era freddissimo come sabato».

Le storie del Ventoux

Chissà se gli azzurri del calcio che vanno a giocare a Wembley, sia pure nello stadio ricostruito, sanno che cosa significhi quel posto nella storia del pallone. La domanda arriva anche a Pogacar, quando gli viene chiesto se conosca le vicende del Mont Ventoux, che il Tour affronterà per due volte mercoledì.

«E’ una salita storica – risponde il giovane sloveno, che nel giorno di Pantani contro Armstrong aveva un anno e mezzo – so qualcosa, ma non troppo. Ho fatto la ricognizione, posso parlare di come sia fatta e voglio vincere, ma non per lasciare il segno nella storia».

Il tempo che passa. E se al Giro d’Italia scoprimmo che Gino Mader non sapeva nulla di Bartali, come pretendere che Pogacar sappia di Simpson e di Merckx? Sospetti che certi nomi li conosca, non ti meravigli del contrario. E’ forte, è un bravo ragazzo, ha la faccia d’angelo, qualche difetto dovrà pur averlo. Cosa sanno i nostri figli di Piazza Fontana?

Prima ancora che in salita, ha dimostrato la sua forza nella crono di Laval
Prima ancora che in salita, ha dimostrato la sua forza nella crono di Laval

Il suo recupero

La conferenza va avanti con una sorta di conto alla rovescia: scaduto il tempo in lingua inglese, toccherà agli sloveni e a quel punto potremo anche dire addio. Si parla dunque di recupero: del suo portentoso e quello degli altri un po’ meno.

«Quando ero più piccolo – sorride – non conoscevo i miei dati. Sapevo solo che se c’erano corse in serie, stavo meglio nell’ultima che nella prima. Le corse a tappe ho cominciato a farle da junior e lì mi sono reso conto che non avevo mai grossi cali. Sapevo di poter avere ogni giorno lo stesso livello. Ho avuto molti allenatori e tutti mi dicevano la stessa cosa».

Il suo orgoglio

Ma quando si diventa grandi e si arriva al Tour, quelle stesse caratteristiche le trovi anche in altri. E’ l’elite del ciclismo mondiale. I migliori talenti si ritrovano nello stesso posto, portando le loro doti allo scontro finale.

«E io che l’anno scorso l’ho vinto solo grazie alla crono finale – dice – ho avuto per un anno la motivazione di tornare e dimostrare che non fu per caso. Volevo provarlo al mondo e a me stesso. Per questo in ogni corsa ho fatto del mio meglio. Per questo la mia squadra fa ogni giorno del suo meglio. Siamo tra i più forti di questo Tour e lo rivendico con orgoglio. Stanno correndo al 100 per cento in mio aiuto, mentre nel 2020 semplicemente fummo sfortunati. Quest’anno qualche caduta c’è stata, ma siamo tutti qui per difendere la maglia gialla. Dopo le critiche di venerdì, sabato abbiamo voluto prendere in mano la corsa per dimostrarlo».

Ancora una volta, Pogacar ha rivendicato la forza e l’unita del Uae Team Emirates, qui con Formolo e Rui Costa
Pogacar ha rivendicato la forza del Uae Team Emirates, qui con Formolo e Rui Costa

Il Tour riparte

E qui ci riallacciamo alla scena iniziale di questo articolo. L’orgoglio è sul tappeto. E quando l’addetto stampa Luke McGuire passa la parola alla bionda giornalista francese, il discorso va come vi abbiamo già raccontato. Il sorriso ineffabile di lei, davanti al sorriso ineffabile di lui. I sospetti di lei, la calma di lui.

Inizia oggi la seconda settimana del Tour. Pogacar indossa la maglia gialla con 2’01” su O’Connor e 5’18” su Uran. Alle loro spalle tutti i più forti. Con la sensazione che presto il racconto diventerà una raccolta di episodi sulla via di Parigi, avendo il Tour già un vincitore e una lunga schiera di vinti. Ma siccome la storia insegna che nulla nel ciclismo è mai sicuro, ci accingiamo al viaggio con altre pagine bianche da scrivere.

La Uae voleva tenerla, altroché. Lo dicono Formolo (e Pogacar)

04.07.2021
6 min
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Nel giorno dell’impresa di Ben O’Connor l’attenzione era ancora una volta tutta “dietro”: cosa vuol fare il reuccio di questo Tour de France? Pogacar attaccherà? O se ne starà buono, buono a passeggio con la sua nuova Colnago gialla sulle Alpi? Eh sì, perché ad un certo punto sembrava che lo sloveno e la sua Uae Emirates volessero perdere la maglia gialla conquistata il giorno prima. Per carità, lui non è tipo da calcoli, ma… il dubbio ci è venuto. E allora come hanno gestito questa tappa Tadej e la sua squadra?

Ben O’Connor vince a Tignes: formidabile la sua scalata finale
Ben O’Connor vince a Tignes: formidabile la sua scalata finale

Gialla sì o gialla no?

Ma come si può volutamente perdere qualcosa per la quale il giorno prima si è lottato strenuamente? In effetti può sembrare assurdo, in realtà ha una sua logica.

Indossare la maglia del leader in un grande Giro significa arrivare in hotel almeno un’ora, anche un’ora e mezza, dopo i compagni. Ci sono da fare le premiazioni, la conferenza stampa,  l’antidoping… e nel frattempo spunta sempre qualcuno che vuol parlare con te, stringerti la mano, fare un selfie. Spesso gente importante alla quale non puoi voltare le spalle: convenevoli. In pratica un’ora di riposo in meno tutti i giorni.

La tappa numero nove, la Cluses-Tignes, che parte senza Roglic il quale sul traguardo della Val d’Isere è quasi di casa visto che è la sua sede dei ritiri, scatta sotto la pioggia. Dopo il dominio assoluto di ieri mostrato da Pogacar, ma anche dalla sua Uae, tutti gli altri big non si muovono. Ma più che lasciare l’onere della corsa alla squadra della maglia gialla, sembrano più non voler svegliare il can che dorme. E l’attacco di Carapaz nel finale era più rivolto agli altri che al leder sloveno. Che infatti non appena è stato pizzicato ha salutato tutti e ha guadagnato un altro mezzo minuto. Facile, facile…

Sulle Alpi il Tour ha trovato giorni di vero maltempo. Verso Tignes temperature intorno ai 10 gradi
Sulle Alpi il Tour ha trovato giorni di vero maltempo. Verso Tignes temperature intorno ai 10 gradi

Gialla sì!

Il vero punto di oggi era la Uae. Cosa volevano fare? Cosa si sono detti al mattino? E soprattutto: questa squadra è abbastanza forte per scortare Pogacar, visto che era stata additata?

La Uae è in testa, controlla, riduce il distacco e poi ad un certo punto, forse anche complice la sgasata di O’Connor che è maglia gialla virtuale lascia scorrere i chilometri. Se dovesse sfilargliela uno così (con tutto il rispetto per l’australiano della Ag2R-Citroen) non sarebbe un gran problema.

Però i compagni di Tadej sono (quasi) tutti lì. C’è persino Bjerg, che tutto è tranne che scalatore, c’è Rui Costa, c’è Majka e c’è Davide Formolo. Colui che ieri aveva lanciato Tadej verso le stelle.

Ma a fare chiarezza ci ha pensato Pogacar stesso: «Il tempo è stato davvero terribile oggi anche peggio di ieri. Oltre alla pioggia faceva anche freddo. Sono sicuro che molti corridori hanno sofferto (come a dire: io no, ndr). Da parte mia, non volevo mollare la maglia gialla ed è proprio per questo che ho accelerato negli ultimi chilometri. Non volevo passare il giorno di riposo senza averla sulle spalle».

Davide Formolo in testa a tirare per il suo capitano e amico Pogacar
Davide Formolo in testa a tirare per il suo capitano e amico Pogacar

I sassolini di Formolo

Una cosa è certa: chi diceva che Pogacar non aveva compagni all’altezza si sbagliava. La polemica era nata dopo la tappa numero sette, quella di 250 chilometri vinta da Mohoric.

Ma non si poteva far riferimento a quella frazione, nella quale c’era stato un grande sparpaglio e la Uae aveva lavorato molto nei “primi” 150 chilometri. Memori dei ventagli dell’anno scorso i ragazzi della Uae avevano fatto quadrato subito attorno al proprio capitano, spendendo molto all’inizio. E se si va a rivedere, Ineos-Grenadiers a parte, nessuno aveva più molti uomini davanti. Poi ieri sin dal mattino tutti gli Emirates erano sui rulli prima del via. Segno che avevano intenzione di attaccare o quantomeno che avevano le idee chiare. E hanno zittito tutti sulla strada.

«Siamo una bella squadra – ha detto Formolo a fine tappa – altroché. I media ci attaccano, ma noi ci siamo. E siamo anche un bel gruppo di ragazzi che si diverte ad andare in bici. Oggi l’ultimo uomo è stato Majka. Stava bene ed è rimasto lui al fianco di Pogacar. Segno che possiamo scambiarci senza problemi. E se a Tadej non è successo niente sin qui – facciamo gli scongiuri – forse un po’ di merito è anche il nostro».

La caduta di McNulty scendendo dal Cormet de Roselend
La caduta di McNulty scendendo dal Cormet de Roselend

Il punto di Roccia

E dopo i massaggi, con maggior calma lo stesso veronese riprende a raccontare con quel pizzico di lucidità in più che si ha a mente fredda e con molti battiti del cuore in meno.

«Alla fine ogni giorno che passa è una piccola vittoria per noi – continua “Roccia” – Credetemi, se vi dico che siamo spensierati. E anche oggi abbiamo corso così. Non tenere la maglia non sarebbe stato un problema, ma alla fine meglio così.

«Oggi era una di quelle tappe in cui ti devi salvare. Il meteo è stato inclemente tutto il giorno. E quando è così è un attimo a congelarsi. Siamo partiti un po’ con la coda tra le gambe. L’imperativo era non correre rischi. Ciò nonostante Brandon (McNulty, ndr) è caduto nell’ultima discesa e così è toccato a me lavorare prima. Ho sopperito alla mancanza di un uomo in quel momento. L’ultima salita era davvero dura. Avere un uomo in meno ha cambiato davvero le cose. Però stiamo bene ed è andata bene.

«Abbiamo curato ogni aspetto contro il freddo. Avevamo disposto delle auto su ogni Gpm. Ci davano sempre delle mantelline asciutte. Pensate che Van Aert ad un certo punto mi è venuto vicino e mi ha detto: ma siamo al Tour o alla sesta tappa della Tirreno (quella terribile dei muri, ndr)?».

La Uae sfila alla presentazione di Brest
La Uae sfila alla presentazione di Brest

Serenità totale

Formolo parla poi della serenità che si vive nell’ambiente Uae. Ieri sera, per dire come certe cose con Pogacar avvengano naturalmente, non c’è stata chissà quale grande festa. Sì, qualche parola di ringraziamento, qualche abbraccio, ma tutto sommato è stata una serata molto “easy”.

«Per festeggiare – riprende Formolo – c’è tempo. Ma che giornata è stata ieri? Bellissima, credo che non solo noi, ma anche gli appassionati, se la ricorderanno a lungo. Ieri sera siamo arrivati in hotel molto tardi e siamo scesi a cena un po’ separati, ma quando c’è sintonia non c’è bisogno di chissà quali parole. Basta uno sguardo e ci capiamo. Questo gruppo nasce da lontano. Già a gennaio eravamo tutti insieme sul Teide e ci intendiamo al volo. Oggi per esempio non era facile controllare la corsa. C’erano tanti corridori che erano a 7′-8′ di distacco e ci sta che qualcuno potesse scappare. Così abbiamo fatto il nostro: senza dirci nulla li abbiamo tenuti lì, senza fargli prendere troppo vantaggio e ce l’abbiamo fatta».

Al resto ci ha pensato Tadej!

Pogacar si riprende tutto: visto che ieri non era in crisi?

03.07.2021
6 min
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«Pogacar? Quando ho visto come si metteva la situazione davanti – sorride Cattaneo, nono al traguardo – mi sono detto di rifiatare un attimo per provare a seguirlo quando fosse passato. Penso che l’ho visto e l’ho seguito per 5-600 metri e sinceramente credo che sia assolutamente imbattibile se va così. Perché è veramente di un altro livello».

La tappa si è conclusa da poco, corridori arrivano ancora alla spicciolata. L’ultimo sarà Demare a 35’34” con il tempo massimo fissato a 37’33”.

Sornione davvero

Brutto far notare che s’era detto, ma stavolta s’era detto sul serio. Più che altro si era visto. Avevamo scritto ieri che Pogacar fosse parso sornione nell’inseguimento ai primi. Perché dannarsi l’anima a inseguire una fuga in cui al massimo c’è Nibali (che però punta a Tokyo e non ha fatto una preparazione a livello Tour) hanno pensato nell’ammiraglia del Uae Team Emirates, se domani c’è la prima tappa di montagna e possiamo riprenderci tutto quello che eventualmente si lascerà per strada?

Per questo ieri all’arrivo lo sloveno non sembrava particolarmente avvilito. Stanco, certo, come si è stanchi dopo una corsa di 250 chilometri corsa col freddo e l’acqua, ma non troppo demoralizzato. Sornione, appunto, questa la sensazione che aveva trasmesso.

Van Aert è ancora secondo in classifica: è fortissimo, ma che fatica…
Van Aert è ancora secondo in classifica: è fortissimo, ma che fatica…

Tutto chiaro dal mattino

Così quando stamattina si è presentato al via della tappa da Oyonnax a Le Grand Bornand, Tadej ha scrutato il cielo e s’è detto che con quel tempaccio c’era forse il modo di riprendersi qualcosa. Ha tirato la lampo fin sotto al collo, ha infilato bene i guanti e ha preso il via.

«Ci eravamo detti di vedere come sarebbe andata la tappa – racconta – e alla partenza abbiamo visto subito che sarebbe stato un giorno super brutto per tutti. Io invece mi sono sentito bene con quel cattivo tempo e così prima delle ultime tre salite ho deciso che avrei provato. L’ho detto ai miei compagni e gli ho chiesto di fare un bel ritmo».

La squadra c’è

Ricordate quello che ci aveva detto sul Uae Team Emirates Cattaneo qualche giorno fa? «Dicono che non siano una squadra forte, ma non so quanti possano dire di avere in salita gente come Majka, Formolo e McNulty». La profezia del bergamasco si è avverata.

«Quando ho visto che tutti stavano soffrendo – dice infatti Pogacar – e visto che Formolo e Brandon (McNulty, ndr) stavano facendo davvero un buon lavoro, ho deciso di partire. Prima lo scatto con Carapaz e poi un altro da solo e a quel punto ho tenuto il mio passo fino all’arrivo. Stavano soffrendo tutti, probabilmente hanno pagato la fatica e il freddo di ieri. E così ora è arrivata la maglia gialla e sono tanto contento. Chi è il principale avversario di Tadej? Forse Tadej stesso, nel senso che non sarà facile proteggere questa maglia e tenere tutti a bada».

Van der Poel, resa eroica

Sul fronte degli uomini di classifica, con la solita fortuna cha aiuta i vincitori, per trovare alle sue spalle un avversario pericoloso, Pogacar deve scendere fino a Rigoberto Uran, il più vicino, ben oltre la soglia dei quattro minuti. Van Aert regge in seconda posizione, ma ha pure sempre perso 5’45”, mentre la favola gialla di Van der Poel si è infranta contro la gravità e il conto di una prima settimana di Tour corsa senza badare a spese. L’olandese (non più) volante è arrivato a 21’47” assieme a uomini di classifica come Miguel Angel Lopez e Vincenzo Nibali.

«Ho visto presto, sul palco del foglio firma, che non avrei tenuto la maglia. Ma sono contento di come mi sono sentito oggi, anche in salita. Il mio Tour de France è già stato un successo. Preferirei arrivare fino a Parigi, mi piace qui. Ma dobbiamo considerare anche gli altri miei obiettivi. Decideremo nel giorno di riposo».

Carapaz ha risposto al primo scatto di Pogacar, poi ha pagato anche lo sforzo violento di ieri
Carapaz ha risposto al primo scatto di Pogacar, poi ha pagato anche lo sforzo violento di ieri

Ci salva Cattaneo

Nono all’arrivo, a 4’07”, giusto due secondi prima che arrivasse il gruppo dei più forti inseguitori, Mattia Cattaneo prosegue nel suo viaggio dentro il Tour e dentro se stesso. Miglior italiano di giornata anche questa volta e questa volta anche migliore della sua squadra.

«Dopo Pogacar è passato anche Carapaz – sorride ancora Cattaneo – e neanche con lui sono riuscito a stare. Quindi so che non sono un campione, però insomma… questo denota il fatto che Pogacar è di un altro pianeta. Adesso tutti saranno contro di lui e magari non avrà una squadra fortissima, però ha staccato tutti. Per quanto va forte, la squadra può sopportarlo alla grande. Insomma, forse è sbagliato dire che sia imbattibile, perché per l’amor di Dio il Tour finisce a Parigi e sicuramente proveranno a metterlo in difficoltà, però con la condizione attuale credo sia veramente difficile. Come sto io? Io sono contento del mio piazzamento, non era neanche facile andare in fuga».

Cattaneo nono al traguardo, migliore degli italiani e della Deceuninck-Quick Step. Alaphilippe è arrivato a 18’55”
Cattaneo nono al traguardo, migliore degli italiani e della Deceuninck-Quick Step. Alaphilippe è arrivato a 18’55”

Aspettando Bernal

Quello degli altri è stato un lento sprofondare. Eppure nel seguire la cavalcata di Pogacar, scattato quando mancavano ancora tre chilometri allo scollinamento della penultima salita, è difficile avere il senso dell’impresa eroica. Non una smorfia, il senso di un controllo perfetto. E’ vero che le smorfie e il mal di gambe vengono fuori respingendo gli attacchi di avversari più forti, ma è sorprendente come i piani di squadroni ben più attrezzati, celebrati e potenti del Uae Team Emirates si siano sgretolati sotto i colpi di un ragazzo di 22 anni che semplicemente apre il gas e spicca il volo. Manca il pathos, tutto qui. E forse soltanto il miglior Bernal, messa a posto la schiena, potrebbe metterlo alle corde o rendergli più difficile l’esistenza. Quelli che ci hanno provato finora, per quello che finora si è visto, non sono sembrati granché convincenti.

P.S. La tappa l’ha vinta Dylan Teuns, con il quale ci scusiamo per la poca considerazione. Per il belga del Team Bahrain Victorious un’altra vittoria al Tour dopo quella del 2019, quando castigò il nostro Ciccone. Dopo quella di Mohoric ieri, la squadra di Pellizotti e Volpi ne infila un’altra. E ha per giunta lasciato a casa Padun.

Tour show: Nibali rinasce, Mohoric vince, Pogacar fa il furbo

02.07.2021
6 min
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Giornate così ti riconciliano con il ciclismo, ma c’è da dire che sin dall’inizio tutto questo Tour è stato un tributo al bello dello sport. Così quando si è capito che la tappa più lunga si stava trasformando in un grande show, composto da storie più piccole incastrate fra loro, seguirla è diventato sorprendentemente bello.

Da dove cominciare è davvero difficile. Da Mohoric, forse, e le sue lacrime negli ultimi metri? Oppure da Nibali che s’è desto e s’è portato a spasso in salita la passione italiana? Oppure da Pogacar, messo in mezzo da ceffi più grossi e incapace di reagire? O forse da Van der Poel e Van Aert, che per qualche minuto è parso di vederli sfidarsi in una prova di Superprestige? Oppure da Roglic, sprofondato in quel fastidio che non passa e gli ha impedito di spingere? O ancora da Carapaz che ha tagliato il cordone ombelicale ed è andato a prendersi il ruolo di leader al Team Ineos?

E’ successo tutto nello stesso giorno e davvero non basterebbe tutta la notte per raccontare ciò che una tappa del genere ti lascia addosso.

In lacrime dopo la caduta del Giro: è un Tour di emozioni fortissime
In lacrime dopo la caduta del Giro: è un Tour di emozioni fortissime

Festa Mohoric

Mohoric ha vinto tappe al Giro e anche alla Vuelta. E il carico di emozioni che si è addensato nel suo petto durante quegli ultimi metri è stato più forte di lui. Avrà pensato alla paura dopo la caduta del Giro. Alla lenta risalita. E poi non ha capito più niente, crollando sotto il peso di un’emozione irrefrenabile.

«E’ incredibile – dice Mohoric – negli ultimi 20 chilometri, le mie gambe urlavano, ma non le ho ascoltate. Questa è stata la mia vittoria più bella. Prima di tutto perché siamo al Tour de France, la corsa più grande del mondo. In secondo luogo, sono arrivato in fondo alla fuga e ho battuto alcuni fra i corridori più forti del mondo. L’idea era di lottare per la maglia a pois infatti  ho preso i cinque punti, poi speravo che si sarebbero guardati l’un l’altro, permettendomi di vincere la tappa. E farlo indossando la mia maglia da campione nazionale è ancora più speciale».

Il Uae Team Emirates ha inseguito, ma lo sforzo non è servito a molto. Qui Formolo
Il Uae Team Emirates ha inseguito, ma lo sforzo non è servito a molto. Qui Formolo

Bentornato Squalo

Nibali, santo Nibali, da quanto ti aspettavamo così? E chissà da quanto anche tu aspettavi di poter giocare in corsa come quando gli altri annaspavano e a te riusciva tutto facile. L’ultima volta che hai vinto qui, ti lasciarono quasi andare, poi fosti bravo a resistere al ritorno del gruppo. Oggi invece sei partito da cattivo con quelli forti. Oggi è stata una vera azione da Squalo, bentornato!

«C’erano degli uomini importanti – dice – non si poteva guardare dall’altra parte. Le gambe nel finale erano buone. Van Aert e Van der Poel sono andati e io li ho seguiti. Domani ci sarà un’altra giornata dura e sono curioso di vedere come andrà. Per noi è arrivato il secondo posto. Sapevamo che non sarebbe stato semplice, ma comunque abbiamo provato a vincere».

Resta il dubbio del perché Skuijns non sia rimasto con lui a tirare perché potesse guadagnare ancora più terreno su Pogacar. Fra quelli davanti, tolti gli uomini delle classiche, il primo della classifica è ancora Pogacar, secondo è Nibali a 29 secondi.

Fra le belle notizie di giornata, la presenza di Nibali nel gruppo in fuga. Lo Squalo c’è ed è show anche questo
Fra le belle notizie di giornata, la presenza di Nibali nel gruppo in fuga. Lo Squalo c’è ed è show anche questo

Vdp oltre il limite

Già, Van der Poel è di quelli con le ore contate. Suo padre dice che ci ha abituati alle sorprese e forse non è nemmeno fuori luogo immaginare che possa superare la tappa di domani. Sognando parecchio, s’intende. Ma oltre sarebbe troppo anche per l’amore di suo padre Adrie.

«Non ricordo di aver vissuto altri giorni così duri – dice – sono andato al massimo per tutto il giorno. E’ stato chiaro stamattina che tanti corridori volessero andare all’attacco. Andavamo forte e siamo partiti in tanti.  Oggi Van Aert è stato davvero forte, ma io sono riuscito a battermi ugualmente per la maglia gialla. A questa maglia voglio dedicare tutto perché è la più bella. Sono andato al limite, vediamo come andrà la corsa domani. Proverò a tenerla, voglio divertirmi».

Van der Poel e Van Aert in caccia insieme, come nel cross, come al Nord
Van der Poel e Van Aert in caccia insieme, come nel cross, come al Nord

Van Aert rideva

Nella Jumbo-Visma s’è consumato il dramma. Con Roglic colato a picco e Van Aert secondo in classifica, si fa fatica a capire dove voglia andare lo squadrone olandese. A un tratto è parso che ciascuno facesse per sé e davanti a tutti, grande e grosso come un toro, Van Aert è parso divertirsi un mondo.

«Se non ci fosse stato quel pubblico e tanto caldo – ha detto – sarebbe sembrato davvero di essere al Superprestige di Ruddervoorde. Con Mathieu siamo rivali di lunga data e penso che sarà così per sempre, ma oggi ci siamo fatti qualche risata durante la tappa. Mi è piaciuto uscire dalla solita routine del Tour e andare in fuga. Il piano era quello, per puntare alla tappa e semmai alla classifica. Ero sicuro che anche Mathieu sarebbe stato pronto, è bellissimo vederlo correre così. Avremmo potuto farci la guerra, ma ci siamo detti che sarebbe stato meglio collaborare. Non avevamo fatto i conti con Mohoric, purtroppo. Ma adesso tengo duro. Sono curioso di vedere come recupererò domani dopo una tappa così dura. Ma di una cosa sono certo. Se domani Pogacar sarà forte e aggressivo, noi potremo fare ben poco».

Dal gruppo Pogacar, Carapaz è uscito come una fucilata: uno show nello show
Dal gruppo Pogacar, Carapaz è uscito come una fucilata: uno show nello show

Pogacar fa il furbo?

Già, ma Pogacar cosa fa? Come può essere che il campione che ha strapazzato tutti nella crono di colpo perda interesse nell’inseguimento e arrivi a più di 5 minuti da Mohoric? Che sulla sua ammiraglia possano aver davvero pensato che quelli davanti in prospettiva non fanno così paura e sarà meglio spendere meglio e bene nella prima vera tappa alpina?

«Abbiamo cercato di chiudere – dice – ma forse abbiamo commesso un errore e abbiamo dovuto lavorare tanto. Conosco la mia squadra, so che sono forti e che dopo un bel recupero saranno pronti per la tappa di domani. Si va avanti giorno per giorno, ma cercheremo di superare questo momento. Sono contentissimo per Mohoric, non so cosa sia successo a Roglic. Ma se guardo la classifica dico che non è successo poi niente di così grave da dover essere per forza preoccupati».

Il mondo addosso. Roglic arriva a 9’03” e in classifica scende al 33° posto
Il mondo addosso. Roglic arriva a 9’03” e in classifica scende al 33° posto

Come stia Primoz lo spiegano con una nota i medici del team: dopo la caduta Roglic non può sedersi bene sulla sella e di conseguenza non riesce a pedalare. Pare sia presto per valutare di lasciare la corsa, ma che malinconia quando si punta tutto su un traguardo e per uno stupido incidente di corsa si vede tutto sfumare nel nulla.

Bici di Pogacar a dieta: il manubrio Alanera perde 30 grammi

27.06.2021
4 min
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Anche se manca ancora la prova, cioè manca il riscontro delle tappe di montagna, pare che nel momento in cui il Uae Team Emirates avrebbe deciso di spostare tutti i corridori sulle bici con freni a disco, in Colnago si sia svolta una riunione fra tutti i fornitori di componenti, dal gruppo al manubrio, perché il peso finale della bici fosse il più vicino possibile a quello della bici con rim brakes.

Doppi freni

Una delle caratteristiche dello squadrone di Gianetti è infatti da alcuni mesi la possibilità per i corridori di adottare bici con entrambi i tipi di freno, in funzione del percorso. Il tema era saltato fuori al Tour of the Alps e poi anche al Giro d’Italia, con la necessità tuttavia per i meccanici di portare via il doppio delle ruote. Al Tour in apparenza si è optato per i freni a disco. Per cui se da Colnago fanno sapere che il telaio non è stato toccato, fra i componenti che di sicuro hanno subito una cura dimagrante (per la bici di Pogacar, il più fissato col peso) c’è il manubrio integrato Deda Alanera.

«Avevamo già in mente di fare qualcosa del genere – spiega Gianluca Cattaneo, direttore commerciale di Deda – ma facendolo prima del Tour siamo andati anche incontro alle esigenze della squadra. Abbiamo fatto ricorso a una fibra di carbonio ugualmente ad alto modulo, ma diversa, con una resina speciale che permette di compattare lo spessore. Dall’altra parte, abbiamo studiato una laminazione che potesse portare all’obiettivo di ridurre ogni grammo in eccesso».

L’Alanera di Pogacar pesa 30 grammi in meno nella misura 42 c/f (attacco da 12)
L’Alanera di Pogacar pesa 30 grammi in meno nella misura 42 c/f (attacco da 12)

Distribuzione dei pesi

Non si riduce il peso e basta, anche se il corridore in oggetto è leggerissimo e in tempi remoti, quelli in cui si bucavano i reggisella per risparmiare qualche grammo, si sarebbero messe a punto soluzioni anche più estreme.

«Il ragionamento – prosegue Cattaneo – è partito dalla distribuzione dei pesi e dalle parti in cui c’erano margini di miglioramento. Non è stato un percorso rapidissimo. La squadra sarebbe stata contenta di riceverlo prima, ma abbiamo voluto essere certi dell’affidabilità. In pratica il 7 giugno, che era di lunedì, è venuto Archetti a prendere il manubrio. Ha viaggiato. Il martedì lo ha montato sulla bici e Tadej ha cominciato così (e vinto) il Giro di Slovenia».

Orgoglio italiano

Cattaneo lo dice chiaramente e ne va fiero: s’è voluto fare un lavoro di questo tipo anche per dimostrare che il Made in Italy è ancora un valore aggiunto.

«Si sente dire che soltanto certi marchi americani – ammette – siano capaci di interventi del genere, abbiamo tenuto a farlo perché questa spinta del mercato non sia effimera e si traduca in una bella iniezione anche per le aziende italiane. Il fatto di prenderci il tempo per le verifiche era necessario, anche se di solito ci teniamo un 25 per cento sopra gli standard ISO, quindi i 30 grammi che abbiamo risparmiato su Alanera non inficiano minimamente la sicurezza e semmai accrescono il comfort, dato che il manubrio risulta essere leggermente più flessibile».

Nove esemplari

Per vedere in produzione il manubrio Alanera nella versione più… magra ci sarà da aspettare ancora un po’.

«Difficile dire quando – dice  Cattaneo – le attuali richieste di Alanera dal mercato eccedono di due volte la nostra capacità produttiva e non ci permettono a breve di introdurre in produzione la nuova versione. Ovviamente l’investimento e lo sviluppo fatti per il team porteranno benefici anche alla produzione di serie dei prossimi anni. Per ora sono stati realizzati 9 pezzi, tutti per Pogacar. Un manubrio dalle misure abbastanza standard, con attacco da 12 e larghezza da 42, che trattandosi di Deda è come avere un 40 centro/centro. La bici completa è di poco superiore ai 6,8 chili. Nel 2020 il Tour è andato alla grande. Vediamo come andrà a finire quest’anno».

Hirschi aiuterà Pogacar, ma oggi vuole tappa e maglia

26.06.2021
4 min
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Il vecchio adagio, che non è mai stato tanto attuale come quest’anno, dice che vincere è difficile, ma farlo di nuovo lo è di più. C’era grande attesa per le prestazioni di alcuni supergiovani venuti alla luce lo scorso anno e fra questi Marc Hirschi era il più atteso. Dopo il 2020 della Freccia Vallone, la Liegi sfumata per la scorrettezza di Alaphilippe e la tappa al Tour sul traguardo di Sarran. Lo svizzero annuisce di fronte all’osservazione, mentre per onestà intellettuale omettiamo di far notare le voci poco lusinghiere che sul suo conto sono uscite dalla squadra, ex Sunweb e attuale Team Dsm, che lo ha lasciato andare di buon grado al Uae Team Emirates.

Lo scorso anno volava, sul Muro d’Huy piegò tutti
Lo scorso anno volava, sul Muro d’Huy piegò tutti

L’idea di San Millan

Quando ad aprile parlammo di lui con Inigo San Millan, che ne segue la preparazione, le sue parole furono chiare.

«Ci ha detto di volere la sua libertà e non abbiamo problemi a lasciargliela – disse – ma deve esserci continuo scambio di informazioni. Ha tanto talento e col tempo può diventare un corridore da corse a tappe. Lavoreremo per questo. La fase attuale prevede di valutarlo in quelle di una settimana. Al Giro dei Paesi Baschi è stato 12° nella crono ed è interessante. Sappiamo che va bene sugli strappi, bisognerà vedere le salite lunghe, ma non c’è fretta di scoprirlo. Ha solo 22 anni. Durante il lockdown del 2020 si è allenato tanto. Approfittando del fatto che in Svizzera si potesse uscire, ha fatto una base incredibile. Le sue prestazioni dello scorso anno si spiegano così».

Cambio di prospettiva

Ora che si parte alla pari, insomma, il gioco potrebbe essere meno divertente. E allora la cosa migliore da fare è forse fare un passo indietro e, considerando il 2020 come un anno poco credibile, cominciamo a valutare i suoi piazzamenti fra i cinque come ottimi segnali per un ragazzo di 21 anni che deve ancora scoprire la sua dimensione.

«Rivincere – annuisce – è molto più difficile, ma non l’ho scoperto quest’anno, credo di averlo sempre saputo. In più, l’anno scorso quasi nessuno sapeva chi fossi, mentre ora mi guardano e sono in una squadra in cui siamo controllati a vista. Poi mettiamoci che ho cambiato allenatore e preparazione… Insomma, sto bene, ma non ho mai pensato di poter riprendere dal punto esatto in cui avevo lasciato».

Il passaggio al Uae Team Emirates non è stato primo di sorprese
Il passaggio al Uae Team Emirates non è stato primo di sorprese

Prima tappa all’attacco

Il Tour che parte oggi per lui sarà insomma un’appendice di prova e insieme vedrà il suo coinvolgimento nella causa di Tadej Pogacar, un altro giovane di superiori qualità e concretezza, con cui fra gli juniores si contendeva i risultati più prestigiosi.

«Continuo a pensare di essere un atleta da classiche – dice – ma aiutare Tadej a difendere il suo titolo mi stimola molto. Dalla mia parte vedo le prime due tappe. Siamo andati a vederle e soprattutto quella di oggi l’abbiamo studiata tre giorni fa in allenamento. Sarà importate stare davanti quando si entra in città, nella discesa. Serviranno dei compagni davanti, perché poi quando inizia la salita finale, la strada di stringe ed è ripida. E’ un arrivo pericoloso anche in termini di cronometro. Un leader che rimanesse indietro potrebbe già perdere qualche secondo».

Nella crono del Romandia è arrivato piuttosto indietro, non è specialità che ami molto
Nella crono del Romandia è arrivato piuttosto indietro, non è specialità che ami molto

Obiettivi condivisi

Poi, finite le tappe per cacciatori, sarà la volta di Pogacar, un po’ vecchio rivale e un po’ nuovo amico.

«E’ bello essere qui – sorride – differente dallo scorso anno perché quest’anno abbiamo come obiettivo la classifica, in una squadra che può vincere il Tour. Non è una cosa da poco. E per me essere qui per aiutare allontana la pressione. Con Tadej ci conoscevamo come si conoscono due rivali, spesso sorridevamo, ma ci guardavamo di traverso. Siamo giovani, riusciamo a capire molto bene quello che ci passa per la testa e le fasi che viviamo. Credo che essere compagni sia un bel vantaggio per entrambi. Mi sento pronto per dargli una mano e per cercare i miei spazi. Cos’altro dire, cominciamo e vediamo come va a finire».

La saggezza (e l’astuzia) di Majka al servizio di Pogacar

25.06.2021
4 min
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Rafal Majka è tornato nei panni del gregario di lusso, dopo aver corso per sé a fasi alterne con la Bora-Hansgrohe. La notizia della firma con il Uae Team Emirates venne fuori lo scorso anno durante i giorni del Giro, ma s’era già in ottobre. Gianetti cercava un uomo di sostanza per correre in appoggio di Pogacar e, seppure lontane di quattro anni, le sue prestazioni al fianco di Alberto Contador non erano state dimenticate. E così il polacco, che ha sempre saputo fare bene i suoi conti, ha riposto le velleità personali accettando l’offerta dello squadrone arabo.

Al Tour del 2015, Majka al fianco di Contador: i due hanno corso insieme per 5 anni
Al Tour del 2015, Majka al fianco di Contador: i due hanno corso insieme per 5 anni

Polacco d’Italia

Majka si sa è pure mezzo italiano, per aver corso da under 23 al Gragnano, poi alla Petroli Firenze e alla fine, prima di passare professionista nel 2011 con la Saxo Bank, anche alla Trevigiani. La sua fortuna fu di approdare nella squadra del miglior Alberto Contador, per cui i suoi primi passi nel professionismo furono all’ombra di uno dei più grandi. Aiutò. Studiò da leader. Vinse le sue corse. E quando la squadra, nel frattempo diventata Tinkoff, chiuse i battenti, si accasò con Sagan alla Bora.

«Se penso ora a Contador – riflette – e poi guardo Pogacar, vedo due corridori forti soprattutto nella testa e nella loro convinzione. Tadej non è mai stressato, lo trovo incredibile. Alberto al confronto era più concentrato, ma era già più avanti nella carriera. Questa calma è un grande vantaggio, per entrambi. Me ne sono reso conto quando è toccato a me essere leader e vi giuro che non ero neanche lontanamente calmo come loro».

La collaborazione fra Majka e Pogacar ha già dato ottimi frutti già al Uae Tour
La collaborazione fra Majka e Pogacar ha già dato ottimi frutti al Uae Tour

Addio stress

Con il Tour che parte domani, il suo sorriso la dice lunga sulle differenze fra l’avviarsi a una Boucle da leader e farlo da gregario, sia pure di lusso. E tutto sommato, essendo ormai arrivato a 31 anni ed essendosi giocato le sue carte al massimo, essere nuovamente l’ultimo uomo di uno dei più forti è un ripiego molto più che onorevole.

«Ho molto meno stress – ammette – non sono nervoso come prima, al momento prevale soprattutto l’eccitazione per la sfida. Sarà diverso, senza avere tutta la responsabilità e dover prestare attenzione a ogni dettaglio come se fosse vitale. Certo non dico di essere venuto a fare una gita. Quando dovremo tenere Tadej davanti, sarà comunque difficile, però sul piano personale cambia molto».

Al Tour, Majka avrà accanto anche Formolo: Pogacar ha buone spalle
Al Tour, Majka avrà accanto anche Formolo: Pogacar ha buone spalle

Inizio e fine

Un colpo al cerchio e uno alla botte, ti aspetteresti che anche il gregario più forte sia concentrato come un ninja alla vigilia dello scontro, ma forse ha ragiona Rafal a prenderla con filosofia, avendo capito da tempo che rodersi di attese e domande non porta lontano.

«Lo scopo infatti – spiega – è cercare di salvare energie fisiche e mentali, anche se riuscire a risparmiarsi al Tour de France è abbastanza impossibile. Ho guardato il percorso. La prima settimana sarà da mal di testa, fra vento, strade strette, rischio di cadute. Da domani vivremo sette giorni di grande stress e sarà davvero la parte più difficile di questo Tour. La seconda settimana sarà tutto sommato normale, mentre la terza sarà decisiva. Molto dura. Ci saranno grandi montagne, salite da un’ora e se sarò stato bravo, ci arriverò ancora con buone gambe. Capito perché è necessario stare calmi adesso?».

Mirco Lasagni e Andrea Scolastico Accordo Nove Colli DMT

DMT sponsor della Nove Colli per il triennio 2021/2023

24.06.2021
3 min
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DMT “pedala” anche con la Nove Colli. Il brand veronese produttore di calzature per ciclismo – partner di atleti del calibro di Tadej Pogacar, Elia Viviani, e “official shoes” di team come la Intermarchè-Wanty-Gobert e la Eolo-Kometa – è difatti un nuovo partner della Regina delle Gran Fondo. L’accordo (triennale) di sponsorizzazione è dunque da considerare a tutti gli effetti quale un ulteriore ingresso di altissimo livello all’interno della famiglia Nove Colli, il primo della nuova presidenza Andrea Agostini.

Focus nel settore Gran Fondo

Da Bonferraro di Sorgà, località della storica sede DMT, filtra molta soddisfazione per l’accordo appena raggiunto con gli organizzatori del grande evento di Cesenatico, quest’anno in programma domenica 26 settembre, un accordo che consentirà a DMT di alzare ancora di più il livello di sinergie e di collaborazioni all’interno del proprio percorso di crescita sul mercato. In modo particolare con un focus preciso, e deciso, sul mondo dei ciclo amatori e dei Gran Fondisti.

DMT sarà partner della Nove Colli per i prossimi tre anni
DMT sarà partner della Nove Colli per i prossimi tre anni
DMT ha stretto un accordo triennale di sponsorizzazione con la Nove Colli

Dal Tour alla Romagna

Tra pochi giorni partirà il Tour de France, e Tadej Pogacar, l’ultimo vincitore della Grande Boucle e testimonial DMT, calzerà proprio delle scarpe personalizzate. Un vero e proprio “fil rouge” legherà dunque idealmente le strade di Francia a quelle arcigne e frequentatissime dei colli romagnoli!
«Siamo davvero molto felici ed onorati – ha dichiarato Mirco Lasagni (a sinistra nella foto di apertura con Andrea Scolastico, Area Managaer Italia di A.P.G. Srl), il Segretario Generale della S.C. Fausto Coppi, la società sportiva che organizza la Nove Colli – che un’azienda del calibro di DMT creda così fortemente nella filosofia della nostra Gran Fondo. Stiamo parlando di una eccellenza per quanto riguarda la produzione di calzature specifiche per il ciclismo. Una realtà che potrà senza dubbio contribuire ad alzare ulteriormente l’asticella della nostra corsa, delle nostre aspettative e anche dei nostri sogni».

Pogacar Parigi
Tadej Pogacar in giallo a Parigi lo scorso anno
Pogacar Parigi
Tadej Pogacar in giallo a Parigi nell’edizione 2020 vinta con le scarpe DMT

Glen McKibben, Brand director di DMT

«Abbiamo incredibile rispetto per la Nove Colli e per il suo ruolo così importante nel mondo del ciclismo – ha invece commentato Glen McKibben, il Brand director di DMT – e proprio per questo siamo estremamente orgogliosi di annunciare questo accordo. Riteniamo che DMT e Nove Colli abbiano molti punti in comune. Tra questi la passione per il ciclismo a tutti i livelli, una voglia di unire l’aspetto agonistico con il piacere di pedalare, e poi una storia che inizia negli anni settanta. In sintesi noi di DMT siamo onorati di far parte di questa grande festa del ciclismo mondiale!».

dmtcycling.com

Slovenia, il cittì Hauptman aspetta (e studia) Roglic e Pogacar

20.06.2021
5 min
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In un’estate così fitta di appuntamenti, i campionati nazionali regalano sorprese non solo in Italia: mentre a Faenza Matteo Sobrero si è preso il tricolore nella gara in cui tutti attendevano Top Ganna, giovedì a Koper (Slovenia) Jan Tratnik ha interrotto il dominio degli ultimi due anni di Tadej Pogacar (3° dietro anche a Jan Polanc), vincendo il suo terzo titolo contro il tempo dopo quelli del 2015 e 2018.

Oggi è in programma la corsa in linea che, oltre a essere un test importante per il Tour de France alle porte (26 giugno – 18 luglio), sarà un banco di prova anche per l’Olimpiade di Tokyo subito successiva (24 luglio la prova in linea, 28 luglio la cronometro). Attento osservatore è il ct sloveno Andrej Hauptman, che ha parlato della sua nazionale, una delle più attese in Giappone con un percorso di quasi 5.000 metri di dislivello che si addice alle caratteristiche delle due stelle che rispondono ai nomi e cognomi di Tadej Pogacar e Primoz Roglic.

Finora per Roglic solo 17 giorni di gara nel 2021 (per Pogacar 28). Alla Parigi-Nizza, la visita del figlio Lev
Per Roglic solo 17 giorni di gara (per Pogacar 28). Alla Parigi-Nizza, la visita del figlio Lev

Pogacar non preoccupa

Prima però, l’ex velocista, che si laureò campione nazionale su strada nel 2000, è tornato sul risultato della cronometro: «Tratnik ha fatto davvero un gran numero – dice – Tadej è partito bene però poi non è riuscito a mantenere una buona velocità. Era una crono molto piatta, diversa da quella di Tokyo, che sarà più ondulata. Comunque, Jan è uno che va sempre forte a cronometro e non sono preoccupato per Tadej perché ha dimostrato di stare molto bene al Giro di Slovenia».

Quest’anno a Liegi ha vinto Pogacar, che succede a Roglic
Quest’anno a Liegi ha vinto Pogacar, che succede a Roglic

Tour decisivo

Al via della prova odierna non ci sarà il campione in carica Roglic, che però come Pogacar ha nel mirino l’Olimpiade ed è in lizza per uno dei 4 posti a disposizione della Slovenia.

«Deciderò chi portare ai Giochi in base al Tour– spiega Hauptman – perché in Francia può succedere di tutto, per cui è sempre meglio vedere in che condizioni si arriva al termine della Grande Boucle. Sia Primoz sia Tadej hanno espresso la loro volontà di esserci per la gara in linea, mentre a cronometro avrò un solo posto e vedremo a chi toccherà. Più o meno è tutto deciso, ma posso ancora cambiare qualcosa in base a come andranno le prossime settimane».

La sconfitta del Tour 2020 non ha piegato Roglic che subito dopo ha vinto Liegi e Vuelta
La sconfitta del Tour 2020 non ha piegato Roglic che subito dopo ha vinto Liegi e Vuelta

Occasione unica

Dunque, la Slovenia gioca a nascondere i suoi assi, per calarli al momento giusto, dopo aver già dato prova di grande solidità allo scorso mondiale di Imola con l’attacco da lontano di Pogacar e il sesto posto conclusivo di Roglic, arrivato nel gruppetto di Van Aert (argento) e Hirschi (bronzo).

«Negli ultimi mesi entrambi hanno vinto la Liegi, oltre a un grande Giro a testa. Il percorso olimpico è durissimo, tra salite e umidità, e direi che va bene a entrambi. Per cui sono sicuro che la squadra sarà unita e si correrà per chi è più in condizione», spiega Hauptman, entrando poi nel merito di una delle più grandi rivalità sportive di sempre in Slovenia.

«C’è grande rispetto tra di loro, due corridori di classe e molto professionali. Non ho nessun dubbio sul poter fare una grande corsa a Tokyo, sarebbe fantastico per tutta la Slovenia. E’ una bella opportunità, ma anche una grande responsabilità, per cui dovremo farci trovare pronti, anche perché l’Olimpiade è una corsa diversa, viste anche le squadre a ranghi ridotti. Sarà una gara per scalatori, ma che devono essere anche veloci, perché le medaglie sono soltanto tre».

E di metalli sonanti, Hauptman se ne intende, visto il bronzo del 2001 nella rassegna iridata di Lisbona.

La Slovenia ha un solo posto per la crono di Tokyo: Roglic appare in vantaggio
La Slovenia ha un solo posto per la crono di Tokyo: Roglic appare in vantaggio

Strade diverse

Le differenze non mancano tra i due fuoriclasse, compreso il percorso di avvicinamento al Tour e all’Olimpiade, con Tadej che ha corso e vinto tanto, mentre Primoz si è un po’ nascosto.

«Ognuno ha il suo programma – commenta Hauptman – e vedremo sulla strada in Francia chi avrà avuto ragione. E’ giusto seguire la propria tabella di marcia senza farsi influenzare dagli altri. In tanti parlavano del secondo posto di Primoz al Tour come di un risultato deludente, poi lui è stato capace di lì a poco di vincere la Liegi e poi la Vuelta, dimostrando perché è tra i migliori al mondo. Fino ad adesso, invece, Tadej ha risposto alla grande alla pressione derivata dall’aver vinto il Tour così giovane, vediamo come andrà nelle prossime settimane perché nel ciclismo ogni corsa fa storia a sé e non conta più quello che hai conquistato prima». 

Matej Mohoric è rientrato in gara dopo la caduta del Giro e con lui si è già parlato dei mondiali in Belgio
In gara dopo la caduta del Giro, Mohoric punta slovena ai mondiali in Belgio

Mohoric per l’iride

Hauptman ha poi speso qualche parola anche su Matej Mohoric, in ripresa dopo la spaventosa caduta al Giro d’Italia, come ha dimostrato il settimo posto al Giro di Slovenia, che gli è valso anche la chiamata della Bahrain Victorius al Tour: «Con Matej abbiamo parlato a inizio stagione e abbiamo deciso che lui si sarebbe concentrato sul mondiale in Belgio, visto che nelle corse iridate ha già vinto sia da junior sia da Under 23». Tra Olimpiade e Mondiale, dunque, sarà una Slovenia battagliera.