BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore

BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore

30.04.2026
8 min
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SAN TEODORO (SS) – BMC presenta la nuova Kaius, ovvero la bici completamente dedicata al gravel da competizione. Più moderna ed aggiornata rispetto alla versione precedente, ma il DNA non è stato completamente stravolto, considerando una bici che ha fatto della versatilità e facilità di utilizzo due importanti cardini.

Tre gli elementi principali considerati per lo sviluppo della nuova piattaforma, aerodinamica, leggerezza e rigidità. Entriamo nel dettaglio della nuova BMC Kaius 01, presentata in esclusiva in Sardegna.

BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Stabilità incredibili, quasi inaspettata nei contesti rocciosi (foto Bikeshow.cc)
BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Stabilità incredibili, quasi inaspettata nei contesti rocciosi (foto Bikeshow.cc)

BMC Kaius 01, una race bike

«La Kaius precedente ha vinto il primo mondiale gravel del 2023 – racconta Stefan Christ, responsabile R&D BMC – e già all’epoca uno degli obiettivi principali è stato mettere sul piatto una bici da competizione, in puro stile BMC. Il gravel è cambiato, si è evoluto molto velocemente con un lasso temporale ridotto ed è stato necessario aggiornare la bici. Molte situazioni attuali del gravel race sono del tutto accostabili a competizioni Marathon MTB, a tratti si entra in un contesto di gravel estremo, considerando anche la tipologia di mezzo meccanico.

«Le biciclette gravel da gara – prosegue Christ – di oggi sono anche un esercizio per gli ingegneri. Devono essere veloci e si punta ad usare concetti aerodinamici mutuati dal segmento road e la nuova Kaius 01 ne è un esempio, in quanto mutua una parte dell’avantreno dalla Teammachine R. Al tempo stesso devono essere biciclette agili e stabili per affrontare segmenti complicati off-road e devono lasciare spazio per pneumatici con sezioni normalmente usate nella mtb. Sviluppare una bici gravel race oggi è un esercizio di tecnica e di ricerca».

BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Stefan Christ di BMC
BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Stefan Christ di BMC

Protocolli di sviluppo mutuati dalla mtb

Nonostante sia più vicino al mondo road, la nuova Kaius 01 si basa sugli standard normalmente usati per le piattaforme MTB. E’ un aspetto tecnico voluto ed obbligato, perché la bicicletta deve essere tanto leggera ed efficiente, quanto robusta e longeva.

«Anche per questo motivo – conclude Christ – il punto che ha richiesto maggiore tempo per la creazione ed ottimizzazione è la forcella, il suo stelo ed il comparto dello sterzo. Qui si uniscono il 99 per cento delle soluzioni moderne, inclusa la ricerca aerodinamica».

Rispetto alla Kaius 01 precedente

La nuova BMC è un full carbon che utilizza la fibra Premium, ovvero un blend di tessuti con specifiche BMC. Rispetto alla precedente sono stati utilizzati degli orientamenti differenti dei fogli di carbonio (layup tutto nuovo) ed il cambio di volumi delle tubazioni ha permesso di ridurre gli spessori, a tutto vantaggio del peso e di una robustezza aumentata. Il telaio della Kaius 01 di seconda generazione è stato alleggerito del 4% (significa 63 grammi a parità di taglia), risparmio dove entrano in gioco anche nuove resine e verniciature leggerissime.

Entrando ancora di più nella tecnica del mezzo, oltre al comparto forcella Halo descritta in precedenza, anche il concetto TCC (Tuned Compliance Concept) ha subito una rivisitazione importante. Si sviluppa tramite la rastrematura del piantone e l’innesto degli obliqui, naturalmente grazie alla posa strategica del carbonio. Gli obliqui scaricano le pressioni sul nodo sella e verso il basso, il seat-tube agevola uno schiacciamento/flessione controllata che contribuisce a dissipare le vibrazioni e creare stabilità.

Ci sono i portaborraccia AeroCore integrati (stile BMC), c’è il nuovo reggisella AeroShape AS10, il medesimo utilizzato anche per l’ultima versione della Teammachine SLR. C’è anche con arretramento zero. Non in ultimo, per l’allestimento top di gamma è previsto il montaggio del cockpit integrato ICS Carbon Aero, più efficiente rispetto al precedente.

Alcuni numeri della nuova Kaius 01

La taglia 54 (verniciata) è dichiarata a 998 grammi per il telaio, 400 per la forcella e 134 per il reggisella. Il kit telaio ha un peso dichiarato di 1469 grammi. E’ possibile il passaggio di coperture fino a 52 millimetri di sezione, rispetto lo standard ISO che vuole 6 millimetri di luce per lato.

Le geometrie sono state ottimizzate per coperture non al di sotto dei 32 millimetri. Nuova Kaius 01 prevede il montaggio esclusivamente delle trasmissioni monocorona con un delta di dentature da 32 a 50 (anche in base all’utilizzo del chain catcher). Le sedi del movimento centrale sono filettate T47. E’ previsto il forcellino posteriore UDH, il tutto per ottimizzare la linea catena verso trasmissioni 1×13.

Vano nell’obliquo? No grazie

E’ una scelta, una direzione: BMC ha voluto massimizzare la linea guida di bici race senza compromessi. Hanno esaminato diverse soluzioni/opzioni ed al pari di queste hanno analizzato l’utilizzo effettivo di un vano nell’obliquo anche da parte di atleti gravel ultrarace.

«La maggior parte di loro – spiega Christ – usa zaini e borse specifiche, da qui la scelta di non disegnare un vano nell’obliquo. La nuova Kaius 01 ha comunque 5 punti di stoccaggio. I due portaborraccia principali, un attacco classico sull’orizzontale ed uno sopra la scatola centrale, la piastra vicino al nodo sella».

BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Anche in salita ha un approccio “stradale”, aggressivo, mai fuori posto (foto @Wolis)
BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Anche in salita ha un approccio “stradale”, aggressivo, mai fuori posto (foto @Wolis)

Quote geometriche stravolte

Sei le misure disponibili, dalla 47 alla 61. Ogni taglia, rispetto alla precedente, ha un reach più corto di 5 millimetri, uno stack maggiore di 11, un movimento centrale più alto da terra di 10 millimetri. E’ stata aumentata la lunghezza del carro posteriore, 5 millimetri. C’è un valore comune, il trail dell’avantreno a 72 millimetri, mentre il rake della forcella è di 50 per le taglie 47, 51 e 54, 45 millimetri per le misure 56, 58 e 61.

Interessanti anche i numeri legati all’apertura dello sterzo, 70,8° per le prime tre misure del listino, 71,6° per le altre. Una bici con un avantreno “aperto” a favore di una guida tanto stabile e sicura in contesti ambientali difficili.

BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Solo per trasmissioni di ultima generazione
BMC Kaius generazione 2, come una supercar senza limitatore
Solo per trasmissioni di ultima generazione

Alcuni dettagli da considerare

BMC Kaius 01 non è compatibile con le trasmissioni meccaniche ed è possibile montare i pacchetti cambio di ultima generazione. Non è contemplato il passaggio interno dei cavi elettrici, quindi le vecchie trasmissioni Di2 non sono compatibili. Da qui la scelta di prevedere allestimenti solo allestimenti Sram per questa fase di lancio.

Disegnata solo per la monocorona, è possibile rimuovere il guida catena e montare corone fino a 32 denti, mentre con il chain catcher montato non si scende al di sotto dei 38 denti. Sono previsti due guida catena differenti.

Allestimenti e prezzi

Sono tre le bici complete a catalogo, tutte con trasmissioni Sram 1×13 XPLR, tutte con le ruote BMC CG con e senza raggi in carbonio, in base al posizionamento nel catalogo.

Allestimento One, pacchetto completo Sram Red AXS XPLR con power meter, Aero cockpit, ruote CG39 SL a 10.999 euro. Two e Three, rispettivamente con Sram Force AXS XPLR e Rival, entrambi con il power meter a 7.999 e 5.499 euro. E’ previsto inoltre un frameset (senza cockpit integrato) a 4.499 euro.

BMC

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026

Appunti tecnici della Sanremo: tifo, monocorona e molto altro

22.03.2026
6 min
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PAVIA – La monocorona è il tema tecnico principale della Milano-Sanremo 2026. Tre trasmissioni 1X sui tre gradini del podio, ma in realtà le curiosità non mancano in ogni categoria di prodotto. La corona singola per la trasmissione diventa protagonista anche per le trasmissioni Shimano di casa UAE-XRG.

Dai tubeless prototipo montati sulle Canyon di casa Alpecin-Premier Tech e Lidl-Trek, passando per la sella unofficial di Van Aert, fino ad arrivare all’attacco manubrio da 19 centimetri di Norsgaard (e non è tutto). Ecco il nostro resoconto.

Monocorona da esposizione

Buona parte delle bici montate Sram, potremmo dire il 90% di marchi differenti e team diversi sono state settate con la corona singola anteriore (quasi tutti con il plateau da 54, il solo Magnus Cort con la 56). Una sorta di conferma che apre anche un ulteriore ragionamento su quante opzioni e scelte tecniche fornite da Sram (considerando anche l’1×13 in vista della campagna belga) ai team supportati. Dalle Trek alle Canyon del Team Movistar, passando per le Van Rysel del Team Decathlon, alle Ridley in dotazione ai norvegesi di Uno-X Mobility, fino ad arrivare alle Pinarello del Team Pinarello-Q36.5.

Ci hanno colpito le trasmissioni 1X, con corona singola anteriore da 56 denti Carbon-Ti (per tutti i corridori) sulle Colnago Y1Rs degli atleti UAE-XRG che invece hanno il pacchetto Shimano. Una bella novità e chicca tecnica già sbirciata durante la trasferta dell’UAE Tour (utilizzata da Del Toro). Monocorona ufficialmente sdoganata per tutti? Ci viene da pensare che sia proprio così.

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Slick e tanto poroso, tubeless aero in occasione della Milano-Sanremo?
Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Slick e tanto poroso, tubeless aero in occasione della Milano-Sanremo?

Pirelli “PROTOTYPE”

Nuovi tubeless Pirelli in arrivo? Tutti i corridori del Team Alpecin-Premier Tech (bici Canyon Aeroad CFR), alla partenza della Milano-Sanremo 2026 hanno montato un prototipo Pirelli completamente slick. «Per quasi tutti i corridori la pressione di esercizio è di 4,5/4,6 atmosfere – ci dicono i meccanici – difficilmente andiamo oltre».

Un tubeless molto poroso alla vista, all’apparenza meno tondeggiante e maggiormente puntuto al centro, rispetto all’attuale P Zero RS TLR. Che sia un nuovo pneumatico aero firmato dalla casa lombarda? Le stesse coperture le abbiamo notate in casa Lidl-Trek, dove però le scelte hanno preso 2 direzioni separate, tra il nuovo tubeless “PROTOTYPE” (foto in apertura) e proprio la versione RS già nota.

Ruote nuove per Canyon e Trek

Restiamo in casa Alpecin-Premier Tech e Lidl-Trek. Le bici Canyon sono di fatto gli unici mezzi del WorldTour ad essere full Shimano (extra WorldTour si sconfina in ambito Novo Nordisk con le Argon 18). Qui abbiamo notato le (probabili) nuove ruote Dura Ace del futuro (le avevamo già spoilerate al Tour de France 2025). Cerchio wide, raggi in carbonio e nuove geometrie per i mozzi, molto belle in fatto di approccio estetico.

Dopo averle spoilerate alla partenza della Strade Bianche, sulle Trek arrivano i profili maggiorati delle nuove Bontrager RSL. Ci sono i profili differenziati tra anteriore e posteriore, rispettivamente 67 e 64 millimetri, con un canale interno da 23 millimetri con aggancio tubeless standard (non hookless).

La sella Visma e la lente dell’UCI

Notata già alla Strade Bianche. Sulle Cervélo S5 di Van Aert e Timo Kielich abbiamo visto una sella Prologo, componente che prima della partenza per la Milano-Sanremo 2026 è stata oggetto di check approfondito da parte dei commissari UCI.

Le note tecniche da sottolineare. La sella adotta un canale di scarico (PAS) che divide il pad dell’imbottitura dalla punta fino al retro. Tutta la sezione anteriore, quella centrale e parte di quella posteriore è calotatta in modo da coprire i rail che ancorano la sella al seat-post. Non è completamente piatta e adotta un design rialzato nella sezione posteriore. Ricorda l’ultima versione della Prologo Nago R4 e quella da noi fotografata non integra gli inserti CPC.

Nuovo Met aero in vista?

Tutti i corridori del team emiratino si sono presentati al via della Milano-Sanremo con quella che potrebbe (e dovrebbe) essere la futura versione del casco aero di Met. Si chiamerà ancora Manta? Rispetto al versione attuale è più basso dietro e tende ad essere maggiormente curvato già dalla parte centrale.

Porta in dote una sezione frontale tutta diversa, caratterizzata da tre feritoie centrali e due laterali allungate. Non presenta aperture laterali. Come tutti i Met della collezione si alza abbondantemente sopra le orecchie.

Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Ecco finalmente la nuova Giant Propel al debutto alla Milano-Sanremo
Tifo da stadio, monocorona e molto altro alla Milano-Sanremo 2026
Ecco finalmente la nuova Giant Propel al debutto alla Milano-Sanremo

La nuova Giant Propel in gara

Alla Strade Bianche la bici era già disponibile per alcuni (non tutti) i corridori del Team Jayco-ALUla e considerando anche le complicazioni del tracciato la nuova Propel è rimasta a cuccia. Alla Milano-Sanremo (in un certo senso) fa il suo esordio ufficiale. Trasmissione Shimano Dura Ace con doppio plateau anteriore 55/40 e 11/34 posteriore. Ruote Cadex Max 50 gommate Cadex.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde

Sram e Lidl-Trek: l’elettronica ha cambiato la bici? Risponde Adobati

20.02.2026
5 min
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L’elettronica in ambito bicicletta è sdoganata da tempo, non solo per quanto concerne le bici top di gamma. Eppure proprio l’elettronica è argomento sempre attuale e molto dibattuto. Sicuramente affascinate è anche una sorta di confine tra la gestione meccanica diretta e quel mondo virtuale, a tratti sconosciuto. Abbiamo chiesto un riscontro a Mauro Adobati, appassionato e meccanico di lungo corso alla Lidl-Trek.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
L’elettronica e le trasmissioni delle bici, un binomio consolidato
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
L’elettronica e le trasmissioni delle bici, un binomio consolidato
L’elettronica ha davvero cambiato la bicicletta?

Direi proprio di sì, quantomeno è tra le protagoniste di questo cambio radicale della bicicletta da strada. Con l’elettronica, soprattutto per quanto concerne le trasmissioni, ci confrontiamo già da qualche anno ormai. Agli inizi era da capire, un po’ come tutte le cose nuove e gli aspetti legati all’innovazione, da interpretare, a tratti da assecondare e sicuramente migliorare. Adesso ha raggiunto livelli altissimi di precisione ed efficienza e non credo se ne possa fare a meno.

La trasmissioni con l’elettronica hanno cambiato faccia alla bici?

L’hanno stravolta, così come i freni a disco ed i tubeless. Le trasmissioni elettroniche hanno anche permesso di sviluppare un processo di integrazione dei componenti che era difficile da immaginare.

Mauro Adobati, bergamasco, è il capo dei meccanici della Lidl-Trek
Mauro Adobati, bergamasco, è il capo dei meccanici della Lidl-Trek
Meglio o peggio dell’epoca dove tutto era meccanico?

Difficile da dire, perché ogni periodo storico della bici ha le sue peculiarità. E’ anche una questione di adattamento. Se in passato la bici da strada mutuava diverse soluzioni tecniche dalla mtb, ora le biciclette road hanno un’identità ben precisa e tanti componenti nascono proprio dalla categoria road. Vedo la bicicletta da strada di oggi come un prodotto completamente sdoganato.

Sono cambiate anche le fasi di test e sviluppo?

In parte sì, anche se qui sconfiniamo nelle forniture dei partner tecnici e noi con Sram abbiamo davvero tante opzioni. Potrei dire che sono cambiate le figure e una parte delle loro competenze.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Il sistema wireless offre vantaggi non secondari
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Il sistema wireless offre vantaggi non secondari
In che senso?

I tecnici e gli ingegneri, prendo ad esempio proprio Sram, valutano gli aspetti legati al funzionamento anche attraverso l’elettronica. Nell’epoca dei cambi meccanici di discuteva come far girare la guaina, quale lubrificante usare per fare scorrere meglio il filo.

Con l’elettronica i montaggi sono più veloci?

Decisamente più rapidi del passato. Per quanto mi riguarda ho anche la fortuna di operare con un sistema wireless che non prevede nessun cavo interno al telaio e batterie interne alle tubazioni. Le biciclette attuali sono studiate per le trasmissioni con l’elettronica.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Microregolazioni e telefonino alla mano, l’operatività del meccanico è cambiata
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Microregolazioni e telefonino alla mano, l’operatività del meccanico è cambiata
Che cosa significa?

Che in alcuni punti di telaio e forcella gli spazi sono talmente ridotti che fatico ad immaginare una guaina con il filo che deve scorrere al suo interno. Il sistema wireless ha agevolato il lavoro.

Quali sono le problematiche che si presentano ora, rispetto ad un’epoca passata?

Noi meccanici siamo ormai abituati a lavorare con il telefonino in mano. La configurazione del cambio elettronico tramite app, setting e customizzazione della cambiata, microregolazioni. Qualcuno di noi si è adattato velocemente, alcuni fanno fatica a confrontarsi con la parte virtuale.

Come mai?

La fase di adattamento del lavoro ed ai componenti che sono cambiati tanto, soprattutto per chi ha operato molti anni nel passato, può non essere così immediata. Sotto il profilo tecnico/meccanico, i componenti con l’elettronica possono creare problemi quando ci sono cadute e colpi forti.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Meno usura per tutti i componenti della bici
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Meno usura per tutti i componenti della bici
Come agite in questi casi?

Si cambiano i pezzi. Una volta era più facile agire su ogni singolo componente e riportarlo alla massima efficienza. Oggi si sostituiscono i componenti.

Rispetto al passato c’è più usura?

No, anzi il contrario, in generale il consumo di pezzi e componenti si è ridotto. Abbiamo a disposizione dei tool che aumentano la vita media dei componenti, vedi ad esempio le cere da applicare sulle catene, oppure dei prodotti che proteggono le parti più esposte. Posso dire comunque che le trasmissioni elettroniche si usurano meno.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Da considerare gli atleti più giovani, che vivono l’elettronica sulla bici come uno standard
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Da considerare gli atleti più giovani, che vivono l’elettronica sulla bici come uno standard
I corridori cambiano di più rispetto al passato?

Non ho dati precisi alla mano, ma direi proprio di sì. E’ più facile cambiare ed è più immediato, credo risulti anche più divertente, quasi come giocare.

Torneresti all’epoca meccanica?

Se penso al lavoro in gara, nel post gara, quindi in ambito professionistico direi proprio di no. Se dovessi rispondere per pura passione devo dire che un impianto meccanico è più interessante perché richiede precisione, qualità manuali, pazienza e nei diversi passaggi è maggiormente gratificante.

Remco Evenepoel, monocorona

Remco e la monocorona: perché la Red Bull punta sul setup 1X

09.02.2026
6 min
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Remco Evenepoel è decisamente partito a tutta in questo inizio di stagione. Al debutto con la Red Bull-Bora Hansgrohe il belga ha infilato cinque vittorie in otto giorni di corsa, sei se consideriamo anche la vittoria generale della Volta a la Comunitat Valenciana. Quel che ha colpito di Remco non sono state solo la forma smagliante e la sua “leggerezza” di spirito, perché è davvero parso sereno, come ha detto lui stesso e come hanno confermato le persone a lui vicine, ma ha colpito anche per il suo assetto in bici, a cominciare dalla monocorona.

Compatto come non mai, Evenepoel ha anche rivisto qualcosina soprattutto per quel che concerne i rapporti: ha infatti utilizzato appunto una monocorona. E lo ha fatto praticamente sempre, ad esclusione della tappa con il muro al 23 per cento verso Teulada-Moraira, penultima frazione della Valenciana.

Remco Evenepoel, monocorona
In otto giorni di gara, Remco Evenepoel ha utilizzato il setup 1X per sette volte
Remco Evenepoel, monocorona
In otto giorni di gara, Remco Evenepoel ha utilizzato il setup 1X per sette volte

Remco e la monocorona

Per saperne di più ne abbiamo parlato con Francesco Giardiniere, uno dei meccanici della Red Bull-Bora.

«L’utilizzo della monocorona – spiega Giardiniere – è stata una scelta del team. Tutti i ragazzi, compreso Remco, hanno iniziato la stagione subito con questo setup e lo hanno mantenuto. Il perché è presto detto: gli ingegneri che ci sono in squadra, che stilano i programmi e visionano tutti i dislivelli della corsa, hanno visto che era la soluzione migliore. Il tutto è stato confermato anche dai feedback dei corridori.

«Loro lo sentono, percepiscono che è anche più scorrevole con la bici. Dicono di avvertire meno resistenza all’anteriore e, tutto sommato, la linea catena alla fine è sempre quella. In più riferiscono che non solo la catena fa meno attrito, ma anche che l’intera trasmissione è più silenziosa. Senza contare che, senza il deragliatore, c’è una cosa in meno da dover comandare (non c’è la leva del comando delle corone, ndr)».

E, aggiungiamo noi, una cosa in meno che si può rompere o una catena che può cadere. Insomma, gli atleti sono più liberi di testa. Alla fine i corridori tengono a mente solo il discorso del cambio posteriore e all’anteriore non ci pensano più. Non hanno più problemi di deragliata in salita o sotto sforzo.

Francesco Giardiniere monocorona
Francesco Giardiniere, meccanico del team Red Bull-Bora
Francesco Giardiniere monocorona
Francesco Giardiniere, meccanico del team Red Bull-Bora

La scelta del setup

La domanda è ora capire se questo setup sarà proposto anche nelle prossime gare, magari pensando alle classiche del Nord, visti i vantaggi elencati. L’anno scorso, per esempio, alla Parigi-Roubaix ce l’avevano.

«Alla fine – prosegue Giardiniere – queste cose si programmano già in anticipo: per esempio in un Giro d’Italia sappiamo già quali ingranaggi andremo a montare anche 4-5 giorni prima. E’ qualcosa che decidono sia il corridore sia il preparatore. Si mettono lì, discutono e vedono qual è la miglior soluzione. Per esempio per una Sanremo si va forte sulla monocorona ed anche alla Roubaix… SRAM ti dà questa possibilità della mono e di una scala posteriore che ben si adatta, e tecnici e atleti la sfruttano al 100 per cento. In Spagna, per esempio, Remco e compagni avevano 54 davanti e un 10-36 dietro. A volte possono alternare la mono con una 56 denti, dipende dal percorso».

Nella scelta fra corona doppia o mono, Giardiniere rimarca il fatto che molto spetta agli ingegneri. Non c’è un limite vero e proprio di dislivello che faccia propendere per l’uno o per l’altro setup: molto dipende anche dalle pendenze.

«Sul montare o meno una monocorona entrano in gioco tanti fattori: il dislivello, la lunghezza della tappa, la situazione meteo e le pendenze. Come ho detto, atleta, preparatore e ingegneri ne parlano, interviene anche il direttore sportivo. Se si capisce che c’è realmente un vantaggio allora si può fare questa scelta, altrimenti, se va a danneggiare la performance complessiva, si mantiene lo standard, cioè la doppia. Il dogma è non rischiare di non avere il rapporto giusto, cosa che non è piacevole per un corridore.

«La catena è la stessa della guarnitura classica con doppia corona: praticamente si apre il link della catena e poi si riutilizza sempre quella. Si elimina il deragliatore e si rifà il pairing da zero tra cambio e leve per escluderlo, perché altrimenti il sistema non andrebbe sull’ultimo pignone, il 10, ma resterebbe sul penultimo. Si interviene come se fosse un gruppo nuovo da settare completamente».

Remco Evenepoel, monocorona
Evenepoel è una “miniera” di watt. Con Sram sembra che possa sprigionarli ancora meglio
Remco Evenepoel, monocorona
Evenepoel è una “miniera” di watt. Con Sram sembra che possa sprigionarli ancora meglio

Mondo Remco

Evenepoel è arrivato quest’anno alla Red Bull-Bora: c’è molto di nuovo, ma anche molto di noto. L’ex iridato non ha cambiato bici e questo è stato importante, perché è un adattamento che non ha dovuto fare. Tuttavia ha cambiato gruppo: è passato da Shimano a SRAM, dall’affidabilità totale a una ricerca più estrema della prestazione. Queste possono essere le due filosofie dietro ai due colossi.

«Devo essere sincero – racconta Giardiniere – io ho visto poco Remco in questa prima parte dell’anno, ma penso, e mi dicono, che sia contento. E’ passato da Shimano a SRAM e, in quanto a rapporti, ha molta più scelta. Prima il discorso monocorona per lui era relegato quasi esclusivamente alla cronometro. Quante volte l’ho visto utilizzarla: adesso invece può optare per questa soluzione con maggior facilità anche su strada. E di certo posso dire che è un’opzione a lui gradita.

«In generale Evenepoel ci è sembrato un ragazzo collaborativo, e soprattutto uno che sa di cosa parla a livello meccanico. Poi chiede: perché non montiamo questo, ma quest’altro? Che vantaggi o svantaggi può dare? E soprattutto a cronometro vuole sempre sapere. Per il momento sta andando tutto bene. Tra l’altro c’è il suo meccanico che lo segue sempre».

Remco Evenepoel, monocorona
Remco ha ritoccato leggermente l’arretramento della sella, probabilmente si è accorciato ancora un filo. Guardate come è compatto (e aero)
Remco Evenepoel, monocorona
Remco ha ritoccato leggermente l’arretramento della sella, probabilmente si è accorciato ancora un filo. Guardate come è compatto (e aero)

Tante conferme

Giardiniere racconta anche come lo stesso meccanico di Remco, Dario Kloeck, sia entrato nel gruppo Red Bull-Bora con grande rispetto. Non ha fatto la voce grossa sulla base del “io sono il meccanico di Evenepoel”. Ha avuto un approccio molto rispettoso: in magazzino chiedeva come si montava una cosa o come veniva gestita un’altra. Si è inserito gradualmente.

Prima abbiamo accennato anche alla sua posizione super raccolta. Eppure Giardiniere assicura che il belga non ha modificato quasi nulla.

«Remco ha ritoccato di pochissimo l’arretramento, ma parliamo davvero di dettagli minimi. Un altro vantaggio che ha avuto in questo passaggio di squadra, riguardo ai materiali, è il fatto di utilizzare gli stessi pedali, cosa molto importante per i corridori. Avendo noi SRAM, che non produce pedali, abbiamo la possibilità di utilizzare quello che vogliamo. Anche le pedivelle sono sempre le stesse: 165 aveva e 165 sta usando».

Novità e conferme, la stagione 2026 del grande ciclismo è qui

Novità e conferme, la stagione è davvero cominciata

27.01.2026
7 min
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Prime corse stagionali e le novità non si fanno attendere. Alcune trovano semplicemente delle conferme dopo le ufficializzazione di fine 2025, altre lasciano sorpresi gli appassionati della tecnica.

Qualcosa lo avevamo visto (e lo avevamo anticipato già al Tour de France 2025) a conferma che la stagione appena iniziata si preannuncia frizzante e ricca di sorprese. Andiamo a vedere quello che abbiamo scovato.

Una nuova SuperSix Evo in arrivo?

Le Cannondale del Team EF-Easy-Post, compagine maschile e femminile, non sono le medesime della stagione scorsa. Se pur un accostamento è lecito, è altrettanto facile pensare che gli atleti (e le atlete) hanno in dotazione una rinnovata SuperSix Evo e sarebbe la generazione numero 5.

La versione 2026, al primo impatto estetico sembra più aggraziata e sono diversi nei volumi lo sterzo ed il piantone. Capiremo se quello che abbiamo visto dalle prime foto in action stagionali e dagli spoiler che circolano in rete corrisponde alla realtà. Una nuova Cannondale sarebbe una delle novità più “gustose” del 2026. Non solo, da sottolineare anche il passaggio da Shimano a Sram per quanto concerne trasmissioni ed impianti frenanti, da FSA a Quarq in merito ai power meter.

Le ruote Scope alla Ineos-Total Energie

La partnership tecnica è stata annunciata a dicembre 2025. Gli atleti del Team Ineos, che continueranno a pedalare sulle Pinarello Dogma, non avranno più le ruote Shimano Dura Ace per le corse in linea (per le crono già usavano le Princeton), ma le Scope.

L’azienda olandese è entrata a gamba tesa nel 2025, dotando molti team di spicco delle ruote lenticolari da crono. Ha equipaggiato (unofficial e solo per le frazioni con dislivello hors categorie) anche il giovane Onley allo scorso Tour, con il modello Artech con un valore dichiarato alla bilancia di soli 1.100 grammi la coppia. Vedremo dove arriverà questo binomio.

Van Rysel, Scott, Ridley e Pinarello con Sram

Altra novità interessante riguarda le bici Van Rysel del Team Decathlon-DMA-CGM non sono più equipaggiate con le trasmissioni Shimano Dura Ace, ma bensì con i gruppi Sram Red AXS. Nell’ambito del sodalizio francese resta la collaborazione tecnica con Swiss Side per le ruote e lo sviluppo dell’aerodinamica.

Sram sarà al fianco anche del Team Pinarello-Q36.5 (che non ha licenza World Tour), insieme alle ruote Zipp, che passa dalle bici Scott proprio alle Pinarello. Ma Scott resta nel World Tour e prende il posto di Factor al Team NSN, mentre Factor esce di fatto dal WorldTour maschile. Le bici saranno equipaggiate con Sram e Zipp. Un altro passaggio da Shimano a Sram è quello delle Ridley del Team Uno-X, che però conferma il binomio con DT Swiss per le ruote.

Una possibile chiave di lettura. La piattaforma Shimano a 12 velocità attuale ha fatto il suo corso e con tutta probabilità c’è da aspettarsi una novità legata al nuovo gruppo. Da qui la volontà di Shimano di ridurre le forniture ed i legami di supporto tecnico.

Novità Bianchi al posto di Merida

E’ stato di sicuro uno degli annunci più importanti di fine 2025, ovvero quello del sodalizio Bahrain Victorious-Bianchi. Alle prime corse in terra australiana i corridori hanno usato le Oltre RC (bellissima a nostro parere la livrea delle bici in dotazione ai corridori), ma nessuno vieta di immaginare anche un impiego della Specialissima RC nel prosieguo della stagione.

Resta la stretta collaborazione con Vision, Prologo e Shimano, anche se le guarniture (ed il power meter) saranno marchiate Elilee (uno spoiler arrivato proprio da noi nel corso del TDF 2025). Ad oggi Merida non compare invece nel WorldTour.

Novità e conferme, la stagione 2026 del grande ciclismo è qui
Novità Ursus Arya gommate (palesemente) Vittoria
Novità e conferme, la stagione 2026 del grande ciclismo è qui
Novità Ursus Arya gommate (palesemente) Vittoria

Novità Ursus, logo e ruote nuove

Prosegue la collaborazione tra gli olandesi del Team PicNic-PosteNL e la storica azienda italiana Ursus. Dopo aver dato forma alla piattaforma Proxima, Ursus lancia ufficialmente una nuova categoria di ruote ancora più performanti. Si chiamano Arya ed hanno i raggi in carbonio, dove si intravede un rinnovato schema di raggiatura.

Dovrebbero essere gommate Michelin, ma in queste primissime corse stagionali, gli atleti hanno usato i tubeless Vittoria (alla vista è palese) con le scritte mascherate/cancellate.

Nuova Giant Propel in vista?

Anche in questo caso ci rifacciamo ad uno spoiler fatto in occasione del Tour de France 2025, proprio in occasione della vittoria di O’Connor, primo al traguardo di Courchevel. La bici total black usata dall’australiano (e poi rivista anche in occasione del prologo in Australia), potrebbe essere una versione rinnovata della Propel SL, una delle bici aero concept più versatili del panorama.

Anche in questo caso, a nostro parere, se fosse confermata la release 2026 della bici, rappresenterebbe una gran bella novità da considerare per un approfondimento futuro.

Sempre più tecnologia cinese

Magene sbarca ufficialmente nel World Tour al fianco del Team XDS-Astana, altra importante novità del 2026. Magene è un’importante azienda cinese che sviluppa tecnologia (possiamo scrivere, tecnologia elettronica di qualità). E’ un esempio lampante di quanto il far-east di oggi sia in grado di fornire grandi numeri/volumi, al pari di tecnologie di qualità, il tutto a basso costo (o per lo meno con costi inferiori paragonati a quelli dell’occidente).

Gli atleti del team kazako hanno in dotazione il misuratore Magene Teo (quello con le pedivelle in carbonio), il bike device GPS ed i rulli smart. Crediamo che non dovremo aspettare molto per vedere in ambito WorldTour il primo pacchetto trasmissione al di fuori di Shimano, Sram e Campagnolo (a meno che, qualcuno non lo stia già usando in maniera non ufficiale).

Trek Madone SLR 1X, monocorona e peso… illegale

26.01.2026
7 min
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La prova della Trek Madone SLR 9 AXS 1X nella taglia 54. Peso di 6,45 chilogrammi (senza i pedali), è una delle bici più leggere che abbiamo provato. Sfrutta a proprio vantaggio il peso ridotto, senza sacrificare la stabilità e la precisione di guida. La trasmissione 1x12? E' divertente, ma può mostrare qualche limite.

La Trek Madone era ed è un riferimento in senso assoluto. E’ una bici totale e definitiva, aggressiva e tanto corsaiola, ma al tempo stesso è utilizzabile da utenze differenti. La configurazione con la monocorona Sram 1×12 offre quel qualcosa in più di curioso ed accattivante.

Il soggetto della nostra prova è la Madone SLR 9 AXS 1X nella taglia 54 (con livrea cromatica team edition Lidl-Trek). Con un valore (rilevato e senza pedali) di 6,45 chilogrammi, è una delle bici più leggere che abbiamo portato su strada. Sfrutta a proprio vantaggio il peso ridotto, senza sacrificare la stabilità e la precisione di guida. La trasmissione 1×12? E’ divertente, ma può mostrare qualche limite. Entriamo nel dettaglio del test.

Monocorona e peso illegale, una Trek Madone così è intrigante
Madone generazione 8, la bici totale
Monocorona e peso illegale, una Trek Madone così è intrigante
Madone generazione 8, la bici totale

Trek Madone SLR 9 AXS 1X

Pacchetto telaio Trek Madone generazione 8, cockpit full carbon integrato Trek Aero RSL. Trasmissione Sram Red AXS 1X, con corona singola anteriore da 48 denti alla quale è abbinato il power meter Quarq. 12 pignoni Red posteriori con scala 10-36. Vale sempre la pena sottolineare il vantaggio offerto da Sram, relativo al bilanciere posteriore che arriva a supportare pignoni fino a 36 denti ed è stabilizzato in modo eccellente. Ruote Bontrager Aeolus 37 RSL, gommate Pirelli PZero Race RS tube type da 28 (montati con camera d’aria in TPU). Per biciclette di questa caratura e così veloci in ogni contesto, a nostro parere, la soluzione ottimale è relativa alla configurazione tubeless.

I portaborracce (e relative borracce in dotazione) sono quelli aero design e sono compatibili anche con le borracce classiche (quelle rotonde). La sella è la Aeolus RSL 145 (un gran bel prodotto, sotto il profilo tecnico è inferiore solo alla versione AirLoom). 11499 euro il prezzo di listino della bici in questa versione.

Con la mono cambia qualcosa?

Le sue peculiarità riferite a telaio e forcella, quelle relative alle geometrie e resa una volta su strada, nulla cambia. La Trek Madone SLR è quella e quella resta (tanta roba). Eppure la gestione della bici con la corona singola porta ad adeguare in parte lo stile di guida, la gestione soprattutto nel medio e lungo periodo, in modo particolare quando c’è da esprimere forza e velocità.

A nostro parere per sfruttare al pieno delle potenzialità una trasmissione 1X ed avere a disposizione una bici da usare sempre ed ovunque, sarebbe importante avere 13 pignoni e magari un piatto anteriore da 50 denti. Quindi, una trasmissione 1×12 (nell’ottica di usarla ovunque al pieno delle potenzialità) va gestita e capita per bene.

Se consideriamo i due estremi della ruota libera, il pignone da 10 e quello da 36 denti (con la corona da 48 in dotazione) gli eventuali limiti legati agli sviluppi metrici diventano bypassabili (gestibili anche in salita). La combinazione 48×10 corrisponde all’incirca a 52×11, mentre la 48×36 è quasi una 36×28 (nel corso delle salite lunghe e pendenti può diventare impegnativa). C’è qualche salto nel mezzo che manda un po’ fuori equilibrio la gestione delle rpm.

Cosa può comportare?

In alcune situazioni diventa necessario gestire un’agilità aumentata, sinonimo di una pedalata scomposta. In altre situazioni si è obbligati a spingere di forza calcando sulle pedivelle e tutto il comparto centrale. Ecco che la bontà costruttiva della bici e la sua geometria possono dare un’aiuto. Siccome tra i comuni mortali non ci sono i Mads Pedersen ed i Jonathan Milan (con la loro profusione di watt e newton), il vantaggio di avere un bici rigida, ma non estrema, leggera ed al tempo stesso ripartita in modo ottimale nei pesi può offrire dei vantaggi anche nella gestione con il monocorona.

L’avantreno della Madone è tanta (tantissima) roba. Tosto e super preciso, una lama calda che entra nel burro e pronto a sostenere anche i rilanci fatti con il rapporto più duro. Comparto centrale e retrotreno mostrano una buona rigidità, non esagerata una volta su strada, ma soprattutto sono reattivi alle sollecitazioni e quasi sembrano spingere in avanti, come una molla. Rispetto alla Madone versione precedente e anche alla Emonda è decisamente superiore la stabilità generale. Anche sullo sconnesso importante.

Ruote alte e gomme da 30 (tubeless)

Partiamo dal presupposto che le Bontrager Aeolus 37 sono delle super ruote, non solo per gli amanti della salita. Pur non avendo un profilo esagerato sono veloci tanto quanto basta, ma soprattutto sono facili da guidare e rilanciare quando la velocità è bassa. Sono molto agili.

Come spesso capita, non ci siamo fermati al test della bici da etichetta, ma siamo andati oltre, immaginando anche una configurazione maggiormente dedicata alla velocità. Cerchio da 50 millimetri e tubeless da 30 di sezione e la Madone plana sui tratti pianeggianti, sui vallonati e quando è fondamentale cambiare ritmo ad andatura elevata. Ruote alte, medie e basse, i limiti sono quelli del ciclista e non della bicicletta.

In conclusione

Se si punta ad avere una bici gratificante su ogni terreno, la Trek Madone è una di quelle da prendere in considerazione. E’ un’opinione tecnica e relativa al mezzo meccanico, non al prezzo. A riguardo di quest’ultimo, ognuno la vede ed interpreta a suo modo, con il suo portafoglio in mano e le proprie possibilità. Di certo questa Madone è una delle F1 del circus resa disponibile al pubblico, con tutto quello che comporta.

Per quanto riguarda la configurazione di questa bici road con la monocorona, sicuramente è impattante ed è un bel biglietto da visita. Come argomentato in precedenza il pacchetto 1×12 mostra qualche lacuna in ottica interpretazione race e su percorsi vari. E’ altrettanto vero che le soluzioni Sram sono diverse ed il range di adattabilità è ampio, inoltre una trasmissione mono è anche divertente.

Trekbikes

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre

25.01.2026
4 min
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Pinarello allarga la famiglia delle bici Grevil grazie alla versione MX. Sotto il profilo dell’impatto estetico la nuova Grevil MX è una sorta di ibrido, combina soluzioni diverse mutuate dalla bici da strada ad altre che arrivano dall’off-road.

C’è la forcella ammortizzata ed un manubrio integrato, Most Talon Ultra, il medesimo usato sulle Dogma del World Tour. Entriamo nel dettaglio di questa bici, un vero e proprio esercizio di stile.

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
La nuova Pinarello Grevil MX
Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
La nuova Pinarello Grevil MX

Pinarello Grevil MX, aerodinamica ed efficienza

La piattaforma Grevil, lanciata ufficialmente nel 2022, nasce con l’obiettivo di confrontarsi con il mondo delle gare, ma è altrettanto vero che l’universo gravel è cambiato velocemente. Nell’ambito delle competizioni troviamo la Dogma GR, un missile disegnato per la velocità, mentre la Pinarello Grevil di oggi ha come soggetto principale un concetto allround. La nuova MX bici può diventare il punto di unione perfetto tra la mtb ed il gravel, facendo sue alcune peculiarità che hanno reso celebre il marchio nel mondo.

Il design della Grevil MX è quasi un azzardo. Al tempo stesso non è fuori dal tempo e fuori contesto, anzi è perfettamente in linea con le richieste di un mercato gravel che non conosce barriere. La bici combina l’efficienza aerodinamica della famiglia Dogma e Pinarello F, con alcune soluzioni portate in dote dalla Dogma XC. L’obiettivo è quello di fornire una bici super stabile e agile, eccellente in salita e nei tratti più tecnici, veloce ed adatta alle ultra distanze.

Come è fatta

Il telaio è un full carbon ottenuto grazie alla fibra Toray M40J, una sorta di punto fisso per gli ingegneri Pinarello. E’ però il design della bici a fare una grande differenza. La scatola del movimento centrale è caratterizzata da una struttura (quasi come un traliccio) triangolare, molto rigida e si combina con il retrotreno completamente asimmetrico. I foderi obliqui disassati sono un biglietto da visita. L’insieme delle due parti offre rigidità, trazione e stabilità, reattività ai massimi livelli, un comparto unico nel suo genere.

Il piantone è arrotondato, interfaccia perfetta per un reggisella rotondo da 30,9 millimetri di diametro, un classico che non ha tempo ed epoca, il compromesso ottimale tra rigidità e flessione controllata. Questa soluzione permette inoltre di poter montare un dropper-post.

Il passaggio delle guaine è completamente integrato e adotta il concetto TiCR, il medesimo usato in ambito strada (e gravel). Non in ultimo c’è il forcellino posteriore UDH. Pinarello Grevil MX è studiata per configurarsi al meglio con forcelle ammortizzate di natura mtb, con un travel di 100 millimetri e con manubri normalmente contestualizzati alla strada ed al gravel. Non solo, Grevil MX è ottimizzata per gomme con sezioni da 50 millimetri. Le taglie disponibili sono 4: S e M, L e XL.

Un super allestimento disponibile

Ad oggi la nuova Grevil MX è disponibile con un unico allestimento di elevata caratura tecnica. Si basa sulla trasmissione Sram XX SL Eagle AXS 1×12 e la monocorona viene categorizzata come Aero Profile (un blocco unico in alluminio, fresata, ma non scavata, da 32 fino a 38 denti). Le ruote sono DT Swiss XRC 1200 con cerchio in carbonio e sono gommate Schwalbe G-One R Pro da 50 millimetri di larghezza.

E’ Sram anche l’impianto frenante con i due dischi da 160 millimetri di diametro. Grevil MX supporta dischi fino a 180. Il manubrio è full carbon Most Talon Ultra Light. Il valore alla bilancia dichiarato della bici appena descritta è di 9 chilogrammi nella taglia media. Il prezzo di listino è di 8.500 euro.

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
Design e forme iconiche per la nuova Grevil MX
Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
Design e forme iconiche per la nuova Grevil MX

Versatile in stile Pinarello

«Abbiamo disegnato Grevil MX – racconta Fausto Pinarello – per quei ciclisti che amano spingersi ben oltre i normali contesti della bici. Certamente la versatilità è uno dei soggetti primari, ma Grevil MX vuole essere perfetta anche per le avventure, le lunghe pedalate e per quelle gare dure, tecniche e lunghissime. Questa bici – conclude Pinarello – è un altro tassello che si aggiunge alla nostra categoria gravel».

Pinarello

Sram Force AXS, il nostro test

21.12.2025
8 min
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SRAM AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test sul lungo periodo, in un video che mette in luce le caratteristiche del nuovo gruppo, le accortezze per il suo montaggio e che mette alla prova il suo rendimento in una messa alla prova durata mille chilometri.

L’ultima versione del sistema Sram Force AXS si pone come riferimento per la fascia media del mercato. L’abbiamo definito come il discendente diretto del Red AXS, affermazione più che mai vera che prende ancora maggiore corpo dopo un test intenso e di lunga durata.

Le due più grandi differenze (rispetto al Red AXS) sono legate al peso ed al prezzo di listino. Il Red è più leggero a parità di configurazione, di circa 250/350 grammi, il delta di peso è ben distribuito tra i vari componenti, la parte del leone la recita la guarnitura. Sul nuovo Force è stato fatto un gran lavoro in merito alla riduzione dei rumori della trasmissione e sull’allineamento del deragliatore anteriore, oltre ad un impianto frenante che è al pari del Red. Lo abbiamo provato e queste sono le nostre considerazioni.

Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
Il cuore del pacchetto resta la trasmissione
Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
Il cuore del pacchetto resta la trasmissione

Race ready a tutti gli effetti

E’ stato provato nella configurazione 2×12 ed il nuovo Force è una macchina da guerra. Non sbaglia un colpo. Durante il suo processo evolutivo è cambiato, si è trasformato, si è arricchito. E’ diventato sempre più, soprattutto in termini di efficienza ed ergonomia, un sistema high-performance con un prezzo accessibile, sempre contestualizzato alle bici di media gamma race oriented. E’ stato anche semplificato. Nella versione 2×12 porta in dote un deragliatore ed un solo bilanciere posteriore (gamma road) che copre la scala pignoni fino alla 10/36.

Dal punto di vista dell’utilizzo è al pari del Red AXS. Funziona alla stessa maniera. Un sistema cambio che non è più veloce della concorrenza, nelle fasi di risalita e deragliata, ma non perde una cambiata neppure su asfalto al limite della praticabilità e non perde mai la tensione del bilanciere posteriore. Una volta abbinati i componenti, regolato e con una lunghezza corretta della catena (nel nostro caso 112 maglie, sempre importante per tutte le trasmissioni elettroniche), il Force non necessita di manutenzione ed aggiustamenti. La catena non ha bisogno di rodaggio ed assestamento.

L’ergonomia dei manettini

Sono uguali al Red AXS e hanno le leve in carbonio, mutuando completamente il sistema idraulico dell’impianto frenante, shape e superficie di appoggio delle mani. Sono uno dei punti cardine delle trasmissioni Sram di nuova generazione. Sopra c’è tanto spazio per il palmo delle mani e la distanza tra sezione alta e fulcro della leva è estremamente ridotto.

Cosa significa? La leva del freno è sempre a portata di dita ed il sistema frenante si attiva anche tirando (senza arpionare la leva) con forza ridotta. La sicurezza ne guadagna, così come un feeling immediato e diretto, ma anche quella sorta di confidenza che permette di mantenere la concentrazione sempre alta. Nonostante il profilo race, il design e la sagoma dei manettini gli permette di essere pienamente sfruttabile da differenti tipologie di utenza (non per forza solo gli agonisti).

Pedivelle in carbonio, più larghe, più belle

Trasmettono una sensazione di pienezza maggiore. Il design gratifica maggiormente. In tutto quello che riguarda il comparto centrale entra in gioco anche la qualità del movimento centrale. In occasione di questa prova non abbiamo usato un originale Sram, ma un Bikone con sedi e fusto completamente in alluminio, molto rigido, capace di influire anche sulla stessa rigidità di tutto il comparto.

La pedivella opposta alle corona ha sempre la ghiera in materiale plastico. Permette di regolare la battuta sul movimento centrale, tanto comoda, quanto delicata e ha bisogno di mani di velluto per essere gestita nel modo corretto.

Nuove corone e piena compatibilità

Le nuove pedivelle portano in dote anche un rinnovato sistema di ingaggio delle corone, sempre accoppiate, con o senza misuratore Quarq integrato. Il nuovo plateau si blocca al ragno della guarnitura come fosse un dado che scorre sulla superficie filettata, ma ci sono anche le viti Torx, come la versione precedente delle corone. Questa doppia soluzione permette di usare anche le corone “vecchie”. Per meglio contestualizzare questo upgrade abbiamo chiesto informazioni ad Alvise Rizzi di Sram.

«Questo Force è stato presentato ufficialmente a giugno – spiega – insieme al nuovo Rival. Rispetto al Red c’è un punto prezzo diverso, ma uno degli obiettivi di Sram è stato portare il comfort e l’efficienza del Red verso una platea più ampia di utilizzatori. I plus tecnici e le fasi di ammodernamento del Force hanno toccato ogni singolo componente, iniziando dall’ergonomia delle leve, passando da un deragliatore con dimensioni ridotte, fino ad arrivare alla doppia possibilità del power meter Quarq. Una versione prevede il misuratore inserito nel perno passante, una con integrazione nello spider. Per quest’ultimo è stato fatto un gran lavoro proprio in merito all’integrazione, si aggancia alle corone – conclude Rizzi – senza l’obbligo di separarlo dalla pedivella».

Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
L’impianto idraulico è una sorta di pre-confezionato pronto all’uso, non necessita di spurgo
Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
L’impianto idraulico è una sorta di pre-confezionato pronto all’uso, non necessita di spurgo

Ogni cosa al suo posto

Sram Force AXS è sempre wireless, non ha cavi (solo le guaine idrauliche), non ha batterie al di fuori delle due abbinate a deragliatore e bilanciere posteriore (le due batterie sono uguali ed intercambiabili, così come le due batterie a moneta dei manettini). I suoi componenti si possono associare prima di essere montati sulla bici.

Non è diverso neppure l’impianto frenante, “pre-confezionato” con il liquido DOT dentro i tubi idraulici e nelle camere di pinze e shifter. Un fattore da non trascurare è l’ermeticità migliorata di tutto il comparto idraulico, riscontrata prima sul Red, confermata anche sul nuovo impianto Force. Durante il primo montaggio è sufficiente la connessione, non è obbligatorio effettuare lo spurgo di eliminazione dell’aria. Un gran bel vantaggio per il meccanico professionista, per l’appassionato che si diletta ed un enorme risparmio di tempo.

Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
Tanto spazio per le mani e con tutta comodità
Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
Tanto spazio per le mani e con tutta comodità

I feedback dopo oltre 1000 km

Ci colpisce positivamente la totale assenza di assestamento dell’intero sistema e di ogni singolo componente, catena inclusa. L’impianto frenante, a parità di configurazione, è più efficiente (se messo a confronto con la vecchia generazione), soprattutto nel corso delle frenate prolungate, secche e perentorie.

Conserva quell’approccio on/off tipico di Sram, gli manca un pelo di modulabilità nella fase centrale e mostra i muscoli fin da subito. Un impianto che morde. L’ergonomia (delle leve, di tutto il corpo del manettino) e l’ampio range di regolazioni sono un aspetto che aiuta, non poco. Le pedivelle sono belle rigide.

Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
Performance di altissimo livello al pari degli alto di gamma
Sram Force AXS, pochi fronzoli e tanta sostanza. Il nostro test
Performance di altissimo livello al pari degli alto di gamma

In conclusione

Per gli amanti dei numeri: 2.760 grammi rilevati, con power meter, corone 48-35 e pedivelle da 172,5, pignoni 10-33, dischi 160/140, movimento centrale Bikone con fusto e calotte completamente in alluminio. Un bel valore alla bilancia, basti pensare che è perfettamente in linea con il Red più anziano. Questo peso ci ha permesso di montare una Giant TCR SL, con le Zipp 303SW (non superleggere), restando poco al di sopra dei 7,2 chilogrammi.

Se dovessimo considerare il prezzo di listino, la configurazione descritta (con il Quarq incluso) è di poco superiore ai 2.600 euro, per biciclette (ovviamente dipende molto dal marchio e dalle ruote) da gara, ma con un prezzo accessibile e giustificabile. Per diversi motivi un pacchetto completo come il Force ha molto senso, perché è super performante, è assemblato con materiali di pregio e si arricchisce ulteriormente con quell’impatto estetico mutuato dal top di gamma.

Sram é distribuita in Italia da Beltrami TSA e da Accell Italia.

Sram

Open House Beltrami TSA, 2025

Open House Beltrami TSA: due giorni per il futuro della bici

02.12.2025
5 min
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A Reggio Emilia, l’ultima domenica di novembre ha ormai un significato speciale per chi vive il ciclismo con passione autentica. Ogni anno, nella sede XPC di Beltrami TSA, si rinnova difatti l’appuntamento con l’Open House, due giornate che riuniscono appassionati, brand internazionali e operatori del settore. L’edizione 2025, svoltasi il 30 novembre e l’1 dicembre, ha confermato ancora una volta il valore di un evento che è diventato un punto di riferimento per chi vuole capire le nuove tendenze del mercato e intercettare l’innovazione tecnica.

Sin dalle prime ore della domenica, il clima era quello delle grandi occasioni. Le porte si sono aperte su un flusso continuo di ciclisti, famiglie, giovani atleti e curiosi. L’atmosfera era accogliente, dinamica, senza barriere: un ambiente che raccontava il ciclismo attraverso oggetti, storie, materiali e tecnologie. Un luogo dove chiunque poteva avvicinarsi ai prodotti, fare domande, toccare con mano le novità e parlare direttamente con chi quei prodotti li progetta e li utilizza ogni giorno.

Open House Beltrami TSA, 2025
La giornata di domenica 30 novembre era riservata al pubblico e agli appassionati
Open House Beltrami TSA, 2025
La giornata di domenica 30 novembre era riservata al pubblico e agli appassionati

Una domenica dedicata al grande pubblico

La prima giornata, rivolta agli appassionati, è stata un successo di partecipazione. Lo “showroom” XPC è diventato uno spazio vivo, in cui le novità 2026 distribuite da Beltrami TSA hanno attirato l’interesse di professionisti e ciclisti di ogni livello. Nelle tre sale allestite per l’occasione si sono alternati workshop, incontri tecnici e momenti di approfondimento pensati per chi ha voluto comprendere in modo concreto come si muove un settore sempre più sofisticato.

Le sessioni non erano semplici presentazioni. Erano conversazioni vere. I tecnici Corima hanno aperto la giornata raccontando come nascono le ruote in carbonio ad alte prestazioni e quali processi permettono di trasformare una struttura leggera in un prodotto efficace e affidabile. A seguire, Santa Madre ha portato al centro la nutrizione sportiva, trasformando la sala in un piccolo laboratorio fatto di strategie alimentari, casi reali, gel energetici e barrette. L’obiettivo era spiegare perché un dettaglio apparentemente minimo può cambiare la performance di un atleta

La domenica ha visto anche la partecipazione di numerosi brand partner. Sram ha approfondito i gruppi strada, gravel e Mtb, introducendo dettagli tecnici che anticipano le tendenze del prossimo anno. Hutchinson ha mostrato alcune delle novità più attese per il 2026. A seguire, sono intervenuti Muc-Off, Lezyne, CeramicSpeed, BMZ e Feedback, ognuno con una prospettiva diversa su materiali, lubrificazioni, elettronica e strumenti di manutenzione.

All’esterno, una ginkana colorata e vivace ha coinvolto adulti e bambini. L’area si è trasformata in un piccolo parco giochi ciclistico, ricreando il lato più ludico e inclusivo del ciclismo.

Il momento più emozionante della domenica è arrivato nel pomeriggio, quando il palco dell’Open House ha ospitato le premiazioni del Mini Giro Reggiano 2025. Il pubblico ha potuto ascoltare anche gli interventi del Comitato Provinciale della Federazione Ciclistica Italiana e dei responsabili del team Beltrami TSA, che hanno presentato i progetti del circuito Gran Fondo “TSA Beltrami Challenge”. Un’occasione per mostrare il lavoro che si svolge dietro le quinte, quello che spesso non emerge sui social ma che costruisce l’identità di un’azienda e di un territorio.

Presenti anche i tecnici Hutchinson arrivati dalla Francia: il 2026 sarà ricco di novità
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Presenti anche i tecnici Hutchinson arrivati dalla Francia: il 2026 sarà ricco di novità
Presenti anche i tecnici Hutchinson arrivati dalla Francia: il 2026 sarà ricco di novità

Lunedì dedicato ai professionisti

La seconda giornata, il Dealer Day del 1° dicembre, ha assunto un taglio differente, più tecnico e verticale. Riservata ai rivenditori, alla stampa e agli operatori del settore, ha rappresentato un momento di formazione avanzata. Si è parlato di strategia commerciale, di gestione dei prodotti, di analisi dei trend e di anteprime tecniche inedite. Il clima era professionale ma non impersonale: il valore dell’incontro diretto è rimasto come sempre centrale. Il light lunch finale ha chiuso la giornata con un momento di networking in cui si è parlato di collaborazioni future, di nuove opportunità e sinergie tra brand.

Ciò che rimane di questa edizione dell’Open House Beltrami TSA è la qualità delle connessioni create. In un settore che corre veloce e in un mercato che cambia con rapidità, Beltrami TSA riesce a offrire uno spazio autentico in cui soffermarsi, osservare, ascoltare e confrontarsi. Un luogo dove l’innovazione non è solo un prodotto, ma un dialogo.

Open House Beltrami TSA, 2025
Sram ha tenuto degli incontri per approfondire la conoscenza riguardo i gruppi strada, gravel e mtb
Open House Beltrami TSA, 2025
Sram ha tenuto degli incontri per approfondire la conoscenza riguardo i gruppi strada, gravel e mtb

Chi è Beltrami TSA

Beltrami TSA è oggi uno dei principali distributori italiani di componenti e accessori per biciclette di alta gamma. Da oltre 30 anni collabora con alcuni dei marchi più prestigiosi del settore, sostenendo la diffusione di tecnologie avanzate e prodotti innovativi. L’azienda si distingue per un sistema logistico efficiente, grazie a due magazzini verticali automatizzati e a un software gestionale all’avanguardia che garantisce un servizio rapido e preciso tutto l’anno.

«Pur essendo un’azienda di origine familiare – ricorda Graziano Beltrami – l’orientamento all’innovazione è sempre stato nel nostro DNA”. Una visione ribadita anche dal fratello Marco: «la nostra filosofia si basa sul tecnicismo del prodotto. Ricerchiamo sempre soluzioni innovative e diverse, per offrire ai clienti tecnologie all’avanguardia. È questa costanza che ci ha permesso di conquistare la fiducia in Italia di oltre 2.000 clienti attivi».

L’edizione 2025 dell’Open House conferma una volta di più questa identità: un evento che unisce tecnica, passione e persone. Un appuntamento che racconta il ciclismo di oggi e quello di domani.

Beltrami TSA