Le gambe degli azzurri e il cuore di Villa: i danesi non avevano scampo

04.08.2021
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Il cuore di Villa sta nelle parole con cui chiude l’intervista prima di correre ai piedi del podio, per piangere ancora con i suoi fantastici ragazzi.

«Sono contentissimo – dice – si è visto, non sono riuscito a trattenere le lacrime pensando anche a quello che abbiamo fatto fino a oggi e anche chi è a casa. Il primo che ho ringraziato per messaggio è stato Scartezzini, l’abbraccio più lungo l’ho avuto con Elia e Bertazzo. Hanno contribuito tutti a questa qualifica, loro quattro l’hanno finalizzata».

In tre verso il traguardo, Ganna guarda, è oro per l’Italia
Tre azzurri verso il traguardo, Ganna guarda, è oro per l’Italia

Paura danese

C’è tanto studio. Avete letto il racconto di Fred Morini. Le parole ieri sera alla squadra dopo aver analizzato i tempi dei danesi. Non era tutto oro quel che luccicava, ma bisognava prenderli con le molle.

«Io credo che dall’altra parte – dice – quello che abbiamo fatto in questi due giorni gli abbia fatto le gambe un po’ molli. Ieri sono caduti, ma erano in vantaggio quasi di un secondo, 1”200-1”300 ai 3.000 metri. Non abbiamo visto com’è finita, però hanno avuto un calo, poi un’accelerazione proprio quando gli inglesi sono calati. L’ho riletta bene. Per me sono tornati a crescere perché hanno trovato l’aria e la scia degli inglesi, che li rilanciati. Noi non dovevamo dargli quell’aria, dovevamo tenerli di là, testa a testa. E nel finale, all’ultimo chilometro mi aspettavo che andassero di più. Invece prima siamo stati in vantaggio noi, poi sono andati in vantaggio loro, però per poco. E con sei decimi a tre giri dalla fine, quando Pippo è andato davanti, ci ho creduto e… Abbiamo vinto!».

Sogno avverato

Ha gli occhi rossi il piccolo cittì che negli anni è diventato gigante. Quando gli diedero in mano il settore, non tutti erano convinti che ne avrebbe retto il peso. Invece il miracolo è successo.

«Prima c’era l’obiettivo Rio e l’abbiamo preso – dice dal cuore – poi abbiamo fatto l’ultimo quartetto a Rio e da lì è partito l’obiettivo Tokyo. Sì, ci credi. Il gruppo ha fatto vedere che aveva qualità e le abbiamo scoperte strada facendo. Avere un gruppo così, con un Consonni che fa secondo al mondiale su strada (il riferimento è a Richmond 2015 fra gli U23, ndr) ti dà la convinzione che hai in mano i ragazzi che contano, i ragazzi del futuro. Però dovevamo pensare anche alla loro carriera su strada e trovare il modo per fare coincidere tutte le cose. Lo abbiamo trovato tutti insieme e siamo arrivati qua. Certo, l’obiettivo era Tokyo 2020. Sogni di vincere, ma vedi che anche le altre nazioni ci puntano fortemente. Credevo che restasse un sogno. Mi dicevo: “No, non posso cedere, devo far vedere ai ragazzi che ci credo. Ma i danesi sono forti, ribaltare e migliorare così… Chissà se anche l’ultima volta miglioriamo?!”. Invece abbiamo migliorato anche l’ultima volta. Ce l’abbiamo fatta e il sogno è diventato realtà».

Un solo grande abbraccio azzurro: non si vinceva da Roma 1960. Non è stato solo un fatto di cuore: nulla è stato lasciato al caso
Non si vinceva da Roma 1960. Non è stato solo un fatto di cuore: nulla è stato lasciato al caso

Benzina Ganna

Vai Marco, valli ad abbracciare e canta insieme a loro per i fratelli d’Italia che oggi sono stati inchiodati agli schermi con voi, dando gas in quegli ultimi tre giri al grande Pippo Ganna, arrivato con gambe ancora potenti grazie al lavoro degli altri. L’avete visto quel gesto? Era la dedica a chi ha dubitato di lui dopo la crono. Con il primo oro per bici.PRO nella sua giovane storia, rivendichiamo il titolo fatto quel giorno: questa sconfitta sarà benzina per la pista. Izu è in fiamme. E l’incendio l’abbiamo appiccato noi.

Alla trasmissione dei pistard azzurri ci pensa Miche

07.07.2021
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C’è tanto orgoglio italiano nelle parole di Paolo Bisceglia, Sales Manager alla Miche, l’azienda veneta che da quattro anni fornisce la trasmissione per le biciclette azzurre della pista. Anche per loro sta arrivando il momento tanto atteso, quello delle Olimpiadi. Qualcosa vi avevamo già raccontato, oggi andiamo oltre. Siccome non c’è dettaglio che non vada curato alla perfezione davanti a un appuntamento così importante, siamo venuti a vedere in cosa consista il loro lavoro accanto alla nazionale italiana.

«E’ cominciato tutto – racconta Bisceglia – da una serie di riunioni con Marco Villa e gli altri tecnici della Federazione. Si è definito il materiale di cui avrebbero avuto bisogno in base alle loro esigenze e alla nostra produzione interna. In sostanza si è concordato che avremmo fornito tutto ciò che riguarda la trasmissione. Quindi pedivelle, corone, movimento centrale, catene, pignoni. Non le ruote. Siamo rimasti in pochi a produrre materiale da pista, per cui quello che per altri può essere una nicchia per noi è un settore molto importante».

Movimento calettato

Il racconto di Bisceglia procede. Miche aveva già sviluppato un tipo di pedivella che si integra con il perno del movimento grazie ad una calettatura, non con il solito sistema del perno quadrato.

«In questo modo – spiega – riusciamo ad ottenere grandissimi risultati in termini di rigidità e aerodinamica, di cui gli atleti sono soddisfattissimi. Normalmente la nostra produzione arrivava a corone da 58 denti, su richiesta della Federazione abbiamo sviluppato una linea chiamata Sei Giorni con corone da 59 a 63 denti».

Miche Pistard Sei Giorni
Miche Sei Giorni, ecco la guarnitura completa: un sistema di pedivella, ingranaggio e movimento
Miche Pistard Sei Giorni
Miche Sei Giorni, ecco la guarnitura completa: un sistema di pedivella, ingranaggio e movimento

Due pignoni

Allo stesso modo, l’attenzione della nazionale si è concentrata sui pignoni, che Miche produce in due tipologie. Ci sono quelli con attacco calettato, che consentono il cambio degli ingranaggi senza smontare ogni volta tutto e non danneggiando la filettatura. E ci sono quelli tradizionali, integrali. Nonostante i continui cambi di rapporto e nonostante nella nuova fornitura siano previsti anche ingranaggi con attacco calettato, la scelta della Federazione ricade su pignoni integrali.

Catene speciali

Immaginate una gara in pista, qualsiasi sia la specialità. Oltre al fronte dell’aerodinamica, per il quale la nazionale può ormai vantare un pacchetto completo e super efficiente, l’altro motivo di attenzione è quello della riduzione degli attriti. Ragioni per cui la catena riveste un’importanza primaria.

«Miche non produce catene – spiega Bisceglia – ma abbiamo fatto svariati studi per la messa a punto della catena migliore per i pistard. Si tratta di catene che vengono sottoposte ad un utilizzo intensivo e senza grande lubrificazione, perché vengono sgrassate in continuazione e oliate al minimo. E’ stato fatto un lavoro importante. Non immaginate di avere a che fare con la classica catena per bicicletta. In realtà si tratta di un componente molto più vicino a quelli utilizzati sulle moto, con una struttura tutta particolare. Si tratta comunque di articoli che devono far parte della produzione, affinché siano utilizzabili alle Olimpiadi».

La catena è stata sviluppata internamente a Miche, poi realizzata al di fuori dell’azienda
La catena è stata sviluppata internamente a Miche, poi realizzata al di fuori dell’azienda

Power Meter da pista

Tra le novità per quanto riguarda la fornitura alla nazionale, proprio su indicazione delle squadre è stato sviluppato un misuratore di potenza anche per le bici da pista, integrato nella guarnitura. Si chiama Attiva.

«Qui la complicazione – prosegue Bisceglia – sta nel fatto che il fattore Q della bici da strada sia superiore al valore per una bici da pista. Per cui abbiamo dovuto lavorare molto sugli ingombri e sul movimento centrale per ottenere un fattore Q in linea con le biciclette da pista. Ne è venuto fuori un componente compatibile con tutti i nostri ingranaggi».

Tutto registrato

Dopo averne sentito parlare in un paio di passaggi, approfondiamo invece il discorso legato alla libertà di utilizzo dei materiali per le gare olimpiche. Ci eravamo già accorti di attenzioni particolari al momento di mettere appunto i manubri per gli inseguitori, poiché è necessario che i materiali che saranno utilizzati a Tokyo siano stati già inseriti nell’apposito registro depositato nel 2019.

«Stesso discorso – spiega Bisceglia – per quanto riguarda i nostri materiali. Non ci sarebbe più modo di introdurre delle novità tecniche, perché manca il tempo tecnico per la registrazione. Per cui andranno a Tokyo con i materiali che hanno avuto in dotazione fino ad oggi. Questo però non significa che l’evoluzione si fermi. Per cui da un lato le squadre sono contente del livello raggiunto con pedivelle e ingranaggi, mentre noi continuiamo a lavorare e fare step importanti ad esempio per la catena».

Ecco la guarnitura Attiva, dotata di misuratore di potenza integrato
Ecco la guarnitura Attiva, dotata di misuratore di potenza integrato

Orgoglio tricolore

Fornire il materiale alla pista azzurra per le Olimpiadi, fa capire a chiare lettere Bisceglia, è sicuramente motivo di vanto.

«Miche è un’azienda orgogliosamente italiana – spiega – che produce in Italia i suoi articoli. Per cui l’orgoglio di equipaggiare la nazionale è enorme, mentre non saprei dire quale possa essere il ritorno commerciale. Come spiegavo in precedenza, ci sono poche aziende al mondo specializzate nella produzione di componenti per la trasmissione per le bici da pista, per cui abbiamo veramente molte richieste ed è difficile capire quante derivino dalla vetrina azzurra. Inoltre, al di là del fatto che la pista sia in crescita, questi articoli si applicano anche in altri contesti, come ad esempio il single Speed».

Spedizione azzurra

L’ultima curiosità resta tuttavia (giustamente) disattesa. Dopo aver parlato nei giorni scorsi con Giuseppe Archetti, meccanico della nazionale della strada, del materiale che porteranno in Giappone, Bisceglia non sa dirci quanto materiale viaggerà per la pista.

«Bisognerebbe chiederlo ai loro tecnici – sorride – perché se dovessero portare tutto quello che gli abbiamo fornito negli ultimi anni, avrebbero bisogno di un container. Ogni anno si integra il materiale, ma non credo che porteranno tutto, di una cosa sono certo però. Per quanto riguarda la trasmissione, sono equipaggiati di tutto punto».

Fiorenzuola dà morale a Viviani e Consonni: l’intesa migliora

07.07.2021
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I fuochi d’artificio hanno chiuso come da tradizione la Seigiorni delle Rose di Fiorenzuola, ma non sono mancati nemmeno in pista nell’ultima serata. Il podio finale maschile è prestigioso: sul gradino più alto salgono i francesi (col campione del mondo in carica dell’omnium Benjamin Thomas in coppia con Donavan Grondin), sul secondo vanno gli italiani (col campione olimpico in carica della stessa disciplina Elia Viviani insieme a Simone Consonni) e sul terzo i russi.

A circa un mese dalle prove a cinque cerchi (2-4 agosto inseguimento a squadre, 5 agosto omnium, 7 agosto madison), il cittì Marco Villa e i suoi ragazzi escono dalla gara internazionale di Fiorenzuola con valide indicazioni per il Giappone e noi abbiamo avvicinato due dei protagonisti: Elia Viviani e Simone Consonni che correranno la madison, una specialità che torna nel programma olimpico dopo 13 anni di assenza.

Benjamin Thomas e Donavan Grondin hanno conquistato la madison di Fiorenzuola (foto Cantalupi)
Benjamin Thomas e Donavan Grondin hanno conquistato la madison di Fiorenzuola (foto Cantalupi)

Sicurezza Viviani

La cosiddetta “americana” nel velodromo piacentino è finita da poco, Villa guarda sia al futuro con buone impressioni sia la sua coppia che sta facendo defaticamento sui rulli, mentre è attorniata da tanti giovani tifosi in cerca di una foto, un autografo o un souvenir. Intercettiamo i due corridori della Cofidis qualche minuto dopo.

Elia, che cosa trai da questa Seigiorni?

Ci serviva correre l’omnium e l’americana perché era tanto che non correvamo in pista e prima dell’Olimpiade era un’occasione buona per mettersi a confronto con gli altri e fare sforzi che in allenamento, volendo o no, non riesci a fare. Abbiamo corso quattro giorni impegnativi dove abbiamo provato rapporti, correre in un modo e nell’altro, pur di imparare qualcosa e crescere di condizione

Avete conquistato comunque buoni risultati in queste serate.

Abbiamo chiuso secondi sia nell’omnium che nella madison, significa che c’è ancora da lavorare ma le basi sono buone. Ho trovato un buon feeling con Consonni, siamo sulla strada giusta. Mancano venti giorni, dobbiamo rifinire e, come dico sempre ai miei compagni, dobbiamo arrivare a Tokyo guardandoci indietro senza nulla da recriminare, poi ci sta che le gare si vincano e si perdano.

Viviani si avvicina a Tokyo sicuro della preparazione svolta (foto Cantalupi)
Viviani si avvicina a Tokyo sicuro della preparazione svolta (foto Cantalupi)
Rispetto al 2016 trovi delle similitudini nel percorso di avvicinamento alle prove olimpiche?

Non guardo mai indietro però ovviamente vorrei che andasse tutto come allora. Già l’approccio è diverso perché cinque anni fa ero andato a casa dal Giro prima della fine mentre quest’anno l’ho fatto tutto e bene. La preparazione è stata simile, l’omnium sarà diversa, ci saranno il quartetto e la madison quindi l’impegno è triplice. Stiamo lavorando serenamente, vediamo che stiamo crescendo e siamo tranquilli del lavoro fatto finora.

Quanto ti inorgoglisce essere il portabandiera di tutta la spedizione azzurra e quanta carica in più ti dà da trasmettere ai tuoi compagni?

Tanto, sicuramente la testa ha un altro stimolo. E’ un ruolo che mi piace, che ho sognato dal 2016, ho cominciato a crederci e pensarci quando arrivavamo al momento dell’investitura di questo ruolo. Sarò portabandiera insieme a Jessica Rossi, una scelta bellissima del Coni e del presidente Giovanni Malagò. Non vediamo l’ora, le emozioni sono state già molto forti quando siamo andati a ritirare la bandiera dal Presidente Mattarella e saranno ancora più forti quando entreremo nello stadio con quella bandiera in mano guidando una squadra azzurra dei record, perché grazie alla splendida qualificazione del basket maschile saremo quasi 390 persone. E’ un ruolo guida, di atleta che non deve solo guardare al ciclismo ma a tutto il nostro gruppo totale.

Questo tuo ruolo può servire al movimento ciclistico, anche in termini di ulteriore visibilità?

Assolutamente sì. Il ciclismo ha portato tantissime medaglie, questo riconoscimento non c’era mai stato e mi sento fortunato e privilegiato a rappresentare il ciclismo in questa maniera. Me lo porterò per tutta la vita però non bisogna perdere la testa, perché sono soddisfazioni da prendere ma da controllare. Bisogna restare concentrati sulle medaglie da conquistare.

Fiorenzuola è servita per provare rapporti, tattiche e cambi (foto Cantalupi)
Fiorenzuola è servita per provare rapporti, tattiche e cambi (foto Cantalupi)
Prossimi programmi prima di Tokyo?

Farò cinque giorni a Livigno, poi correrò la Settimana Italiana in Sardegna ed infine tutte giornate in pista prima della partenza il 21 luglio.

L’intesa cresce

Consonni è lì accanto che ascolta Viviani ed è pronto per il suo turno di botta e risposta.

Simone, anche per te stessa prima domanda: che indicazioni ti ha dato Fiorenzuola?

Come ha detto Elia, serviva una corsa in pista per capire a che punto fossimo. Siamo contenti perché abbiamo fatto tre madison in crescendo, le sensazioni sono sempre migliorate pur facendo doppia seduta di allenamento alla mattina a Montichiari. L’intesa migliora, questo è stato un step importante per arrivare a Tokyo nel modo giusto.

Voi correte per una formazione francese e in queste serate proprio un francese che voi conoscete bene, Benjamin Thomas, è apparso in grande forma. Come vedete la sfida con lui?

Benjamin lo conosciamo bene, oltre ad essere un nostro rivale è anche un amico e vicino di casa (abita nella zona di Brescia, ndr). Sicuramente nell’omnium per Elia sarà il faro della corsa, ha vinto gli ultimi mondiali e le ultime gare che ha fatto. Anche nella madison la Francia sarà la nazionale principale, insieme a Danimarca e Germania.

La gara è stata un utile test secondo Simone Consonni, qui nell’ultima serata di Fiorenzuola (foto Cantalupi)
La gara è stata un utile test secondo Simone Consonni, qui nell’ultima serata di Fiorenzuola (foto Cantalupi)
Per voi può essere un bene partire senza i favori del pronostico?

Sappiamo di non essere tra le coppie più accreditate nella madison. Però qualche volta, in appuntamenti così importanti, partire dalla seconda linea è anche meglio. In ogni caso noi ci arriveremo nel migliore dei modi e speriamo vada tutto bene.

Nessuno vuole sbilanciarsi ma per te quali possono essere degli obiettivi realistici?

Nel quartetto, come abbiamo visto negli ultimi anni, stiamo crescendo veramente tanto. E’ una specialità nella quale abbiamo investito molto, da più di dieci anni. Il gruppo si è sempre più consolidato e lottiamo per la medaglia più importante senza nasconderci sapendo che ci saranno 5/6 Nazioni che battaglieranno forte con noi per lo stesso obiettivo. Noi vogliamo farci trovare pronti.

Simone lascia il treno e per un giorno sogna in proprio

23.05.2021
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Nessun treno, era la sua occasione, quella da non fallire. Quando Simone Consonni arriva alla transenna dietro cui lo aspetta la sua ragazza Alice, ha l’espressione sfinita e insieme felice. Lei gli dà dei colpetti affettuosi sul casco, mentre gli uomini della Cofidis lo raggiungono per allungargli una bottiglietta da cui bere e una mantellina, visto che sta ricominciando a piovere.

«Con Elia stamattina ci siamo parlati – dice Simone mentre un elicottero rende difficile sentirsi – e mi ha dato via libera. Lui era controllato da Sagan e Cimolai per la maglia a punti e così sono partito per prendermi la mia occasione. Ero già entrato nel primo gruppo prima della caduta e ci hanno fermato. Ma quando hai un giorno per te, non puoi lasciarlo andare».

Simone Consonni è entrato nella fuga sin dal mattino e ha retto bene sugli strappi
Simone nella fuga sin dal mattino e ha retto bene sugli strappi

Il gioco delle coppie

La dannazione è stata ritrovarsi in fuga contro delle vere squadre, perché come anche ieri verso lo Zoncolan, alcuni corridori sono riusciti a portare con sé dei compagni con cui gestire il finale. Lo stesso Campenaerts, che ha vinto, ne aveva ben due.

«Questo è il motivo per cui alla fine non siamo rientrati – dice – perché dietro non tutti collaboravano, dovendo proteggere i compagni davanti. I due ci sono scappati in pianura e non era semplice andargli dietro, però sono contento di essere rimasto nel gruppetto sugli ultimi strappi».

Nella volata per il terzo posto, Consonni ha perso da Arndt
Nella volata per il terzo posto, ha perso da Arndt

Tokyo chiama

Sarebbe stata una bella volata. Il quarto posto e la capacità di reggere sugli strappi fanno capire che la condizione è buona, malgrado i problemi al ginocchio che hanno spostato il suo debutto stagionale ad aprile. Sarebbe stata una bella volata, ma è comunque un bel segnale sulla strada per Tokyo.

«Sto bene – dice Simone – ed è in condizione anche Elia. Pippo (Ganna, ndr) va forte, lui va sempre forte. Stiamo tutti bene».

Stamattina alla partenza, il loro allenatore Dietro Bragato raccontava che subito dopo il Giro, i ragazzi di Marco Villa raggiungeranno la nazionale in un ritiro in altura, che potrebbe essere Livigno, se smetterà di nevicare. Il gruppo è unito. A Verona, per salutarli, Scartezzini e Lamon erano assiepati come tifosi dietro alle transenne.

Dopo il traguardo, il fiato per raccontare la giornata: la sua occasione
Dopo il traguardo, il fiato per raccontare la giornata: la sua occasione

Un giorno buono

Due colpi di tosse e capiamo che è tempo di lasciarlo andare, con un’ultima domanda: che cosa ti fa capire questa fuga?

«Non so ancora che corridore posso diventare – dice – se uno che tira volate o altro. Però oggi mi sono proprio divertito. E finché ci si diverte, a me sta bene. E poi non era neanche tanto freddo oggi, è stata una bella giornata».

Peter il guastatore, scruta il cielo e vive alla giornata

10.05.2021
3 min
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Piove forte su Biella, le previsioni questa volta l’hanno detta giusta e anche i piani dei velocisti rischiano di saltare in aria. I corridori hanno una gran fretta di firmare e tornare sul pullman, per coprirsi meglio, prendere un caffè che li scaldi e per aspettare all’asciutto i minuti che mancano alla partenza. Furtivo come un cecchino e silenzioso come uno che non vuole farsi notare, Peter Sagan attraversa il raduno di partenza con lo sguardo lucidissimo.

Partenza bagnata da Biella, Ganna in prima fila
Partenza bagnata da Biella, Ganna in prima fila

Il campione slovacco fa buon viso nell’ultima stagione con la Bora-Hansgrohe e mentre c’è chi si guarda intorno per lui, il suo scopo è quello di tornare a vincere. I rapporti con Ralph Denk, il manager della squadra, non sono più dei migliori, al punto che l’altro si è tolto lo sfizio di rilasciare interviste in cui ha detto di non immaginare un futuro per Peter nella sua squadra.

Profezia Viviani

Ieri Viviani è stato piuttosto chiaro: se piove, cambia tutto. Perché gente come Ulissi e come Sagan faranno di tutto per far fuori i velocisti. Ulissi contro Sagan, come l’anno scorso ad Agrigento, anche se laggiù quel giorno c’era il sole.

L’idillio tra Peter e Ralf Denk è finito da un pezzo, si aspetta solo il nuovo anno…
L’idillio tra Peter e Ralf Denk è finito da un pezzo, si aspetta solo il nuovo anno…

«Tutti se lo aspettano – dice Peter – e allora vediamo come si mette la gara. Io sto bene. Il tempo è brutto per tutti, non mi posso lamentare. Credo che ci sono tante aspettative e per me il tempo non fa differenza. E poi adesso piove, magari all’arrivo migliorerà. Vedremo».

Un anno strano

La sensazione è che Peter abbia deciso di selezionare meglio le tappe cui puntare. Continuerà a buttarsi nelle volate, ma l’idea è quella di andare in caccia di traguardi più duri, come l’anno scorso a Tortoreto.

«Mi sembra ieri che sia finito il Giro 2020 – accenna un sorriso – e siamo di nuovo qui. Sono venuto per vincere qualche tappa e provare a conquistare anche la maglia ciclamino. L’inizio di stagione è stato difficile per il Covid. Ho fatto il massimo per essere pronto alle classiche, ma quando hanno cancellato la Roubaix, ho deciso di prepararmi bene per il Giro ed essere competitivo. La vittoria al Romandia è stata un bel segnale.

Nella crono di Torino, Peter ha fatto lo stesso tempo di Nibali
Nella crono di Torino, Peter ha fatto lo stesso tempo di Nibali

«L’importante sarà stare bene e vedremo giorno per giorno. Ieri è venuto un quinto posto in una tappa molto veloce, un buon risultato. Non sono un velocista, sono felice perché ho capito che la condizione c’è. E sono felice anche perché non sono caduto o qualcosa di peggio».

Poi si avvia. La tappa è appena partita. Ci sono da fare 190 chilometri fino a Canale e a partire dal chilometro 114 si comincerà a salire. L’aria è frizzante, ci sono 16 gradi. Appuntamento al traguardo, partiamo anche noi.

Il treno accelera e intanto Consonni fa per due

10.05.2021
3 min
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Eppure ieri qualcosa nel treno di Viviani non ha funzionato. Ci sta, alla prima volata e soprattutto con quella curva ai due chilometri e mezzo dalla fine che ha rimescolato parecchi mazzi di carte. Quello della Uae Team Emirates e probabilmente quello della Cofidis. Perché non c’era Sabatini a tirare la volata di Viviani e ha dovuto farlo Consonni? Simone rilegge lo sprint e il suo bilancio è tutto sommato positivo, come quando dal primo esame ti aspetti di capire se sia tutto sbagliato oppure ci sia una base su cui costruire. E la base giusta nella squadra francese finalmente l’hanno trovata. Al punto che se dovessero venire dei buoni risultati, non è più così scontato, come invece è parso a lungo, che la collaborazione con il gruppo Viviani non possa continuare.

Elia Viviani, SImone Consonni, mondiali Berlino 2020
Consonni e Viviani divideranno anche l’avventura olimpica, la loro intesa è cruciale
Elia Viviani, SImone Consonni, mondiali Berlino 2020
Consonni e Viviani divideranno anche l’avventura olimpica, la loro intesa è cruciale
Che volata è stata la prima a Novara?

E’ stata bella caotica, diciamo. Ci sono state parecchie manovre da assassini, però è normale. Hanno tutti la gamba fresca. Noi siamo stati davanti, ce l’abbiamo fatta, anche se probabilmente ho esagerato. Ho rimontato veramente parecchie posizioni al chilometro ed Elia sicuramente ha sentito questa accelerazione. Però dai, ci siamo, stiamo tutti bene quindi si può solo migliorare.

Come mai non c’era anche Sabatini nel finale?

Per un po’ siamo stati tutti insieme, poi onestamente in quel marasma si è rimescolato tutto. Nel casino dell’ultimo chilometro ci siamo un po’ tutti persi di vista. Dopo l’ultima curva, ho aspettato il chilometro. Ho visto che Elia mi ha preso la ruota e quindi ho fatto questa passata per portarlo al miglior posto in avanti. Insomma, ci sono dei bei velocisti ed è buono e bello essere lì davanti.

Tu come stai?

Ho avuto 2-3 giorni non troppo belli prima di venire qua. Nel senso che è arrivata tutta insieme la stanchezza, probabilmente dovuta anche all’altura e tutto il lavoro che si è accumulato. Così ho mollato, mi sono scaricato un po’ e ora sto bene.

Simone ha vissuto una primavera travagliata, ma ora è tornato a un buonissimo livello
Simone ha vissuto una primavera travagliata, ma ora è tornato a un buonissimo livello
Siete riusciti a provare un po’ il treno?

In corsa è un’altra cosa. In allenamento è difficile provarlo, perché mancano le dinamiche. Si può provare ad accelerare con calma, però la verità è che nel finale per portare il velocista davanti, fai un bel po’ di volate prima di lanciarlo. Quindi certe cose sono difficili da provare. Però è importante avere affiatamento anche fuori corsa.

Forse Novara con quelle curve non era l’arrivo giusto per debuttare col treno?

Diciamo che qualsiasi arrivo non è adatto (ride, ndr), perché sicuramente sportellate varie ci saranno sempre. Però, dai, ci siamo come squadra. Si prospetta un bel Giro…

La pessima giornata del signor Bennett

30.03.2021
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Assieme a Erica Lombardi, nutrizionista, proviamo a mettere insieme quel che ci ha raccontato lunedì Simone Consonni e la brutta scena di Sam Bennett, il corridore della Deceuninck-Quick Step che a 33 chilometri dalla conclusione della Gand ha reso per due volte l’anima.

In riferimento alla sua alimentazione durante la stessa corsa, Consonni ha spiegato di non aver mangiato pasta a colazione né panini durante la gara, preferendo integrare i carboidrati con barrette e gel, tanto è stato violento lo sforzo. E che così facendo, alla fine aveva comunque lo stomaco sotto sopra ed ha trovato appena le forze per andare al traguardo.
«L’ultima volta sul Kemmel – ha detto invece Sam Bennett a Barry Ryan di Cyclingnews – siamo andati fortissimo e nel tratto successivo ho vomitato. Le gambe sono esplose e non potevo farci più nulla. Avevo le vertigini e mi sentivo svenire. Ho cercato di tenermi tutto dentro, ma non è stato possibile. Probabilmente ho mangiato troppo. Ho fatto uno sforzo così violento e nel mio stomaco c’era così tanto cibo, che non sono riuscito a trattenerlo. E’ stata colpa mia. Ho provato a fare il pieno di cibo perché è una gara davvero lunga, invece ho mangiato troppo».

Sull’ultimo Kemmel, forcing violentissimo in testa e in fondo Bennett soffre
Sull’ultimo Kemmel, forcing violentissimo in testa e in fondo Bennett soffre
Erica, che cosa succede quando si corre su quelle strade?

C’è da fare un discorso più ampio. Alimentarsi è come allenarsi, non si valuta in acuto ma in cronico. Non basta guardare al giorno della gara, insomma, ma a quello che si è fatto nei giorni prima. In più su quei percorsi e con quel fondo, il ciclista ha le stesse sollecitazioni di un maratoneta. Sobbalzi violenti che vanno avanti per ore. Sono fattori di cui tenere conto, preparando una corsa così.

Spiegaci meglio.

Nelle 48 ore precedenti, si comincia a creare la scorta di glicogeno, che è decisiva per gestire bene la prestazione. Ognuno di noi ha un serbatoio di glicogeno epatico e muscolare non infinito, ma si può lavorare per imparare a spostare l’ossigeno dai muscoli allo stomaco. Bisogna allenarsi a mangiare durante l’allenamento, per sapersi gestire in corsa. Invece in allenamento non mangiano per paura di ingrassare e in corsa mangiano troppo per paura di non avere abbastanza scorte.

Dopo il Kemmel, lo sforzo violento provoca la reazione di Bennett: Gand addio
Dopo il Kemmel, la crisi di Bennett: Gand addio
Ovviamente è un dato soggettivo?

Certo, ogni corridore ha una diversa soglia per il peso e le sue stesse caratteristiche. Il corridore leggero va più facilmente in crisi per il freddo, per cui la massa grassa influisce sulla quota di carboidrati da reintrodurre in corsa. Ma è fondamentale, andando al via di una classica, avere un’alta scorta di carboidrati e il glicogeno al massimo, oltre ad avere l’apparato gastro-intestinale in ordine.

Se tutto è a posto prima, poi non succedono cose come quelle di Bennett?

Non so come stesse e come avesse mangiato prima, perché non è un mio corridore. Ma diciamo che ci sono due organi di fondamentale importanza, oltre ovviamente alla testa: lo stomaco e il fegato. La prestazione migliore viene se l’equilibro del microbiota è perfetto. Laddove il microbiota è l’insieme dei microrganismi contenuti nell’intestino, capaci di sintetizzare per noi vitamine e altre sostanze che aiutano l’organismo a svolgere le proprie funzioni quotidiane. Gli sbalzi termici e lo squilibrio ormonale derivante dallo stress spostano il sangue verso i muscoli, rallentando le funzioni gastriche.

Nella tappa di Bormio al Giro 2017, Dumoulin inseguì da solo dopo una sosta forzata
Al Giro 2017, Dumoulin inseguì da solo dopo una sosta forzata
Forse c’entra anche il modo in cui si mangia in corsa?

Bisogna certamente bilanciare liquidi e solidi. Se integro soltanto con gel e liquidi, non ci sarà il senso di sazietà. Però se prendo solo gel e sali, perché magari ho paura dei crampi, creo uno stato di ipertonia a livello gastrico e magari capita di rimettere, soprattutto se c’è disequilibrio fra sali e acqua. Invece, se per malaugurata sorte si mischiano gel e sali, allora l’impulso è quello di correre in bagno, come magari è successo a qualcuno sullo Stelvio in un Giro di qualche anno fa.

Come fa il corridore a regolarsi?

Gestendo lo stress e semmai mettendo sotto stress l’organismo a casa, per imparare a gestire le situazioni. Magari Bennett ha mangiato prima del Kemmel perché ha avvertito il senso della fame e a quel punto purtroppo era già tardi. Detto questo, puoi impostare tutte le strategie alimentari che vuoi, ma il ciclismo è uno sport di situazione e non sempre le cose vanno come le hai immaginate.

Tirreno in vista, Viviani pronto per tornare

07.03.2021
3 min
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Elia Viviani sta tornando e guarda con fiducia alla Tirreno. La sensazione l’aveva sentita forte sulla propria pelle nella volata della penultima tappa del UAE Tour, quando era arrivato a un’incollatura dal dominatore Sam Bennett. E quella sensazione si avverte ancora di più sentendo il tono delle sue parole durante una pausa degli allenamenti che sta svolgendo su pista, perché nella sua mente l’obiettivo principale della stagione ha un solo nome: Tokyo.

La strada giusta

Quella volata nella quale è tornato protagonista ha un sapore dolce, ma chiaramente poteva esserlo di più.

«La vittoria non ha eguali – dice – è un’altra cosa, però è un buon segnale, ma tutta la trasferta negli Emirati Arabi mi ha dato indicazioni positive sin dalla prima tappa, quella dei ventagli dove mi sono ritrovato nel gruppetto davanti. Poi anche nell’altra volata vinta da Bennett, ero andato in progressione chiudendo quarto. La corsa araba mi ha detto che la potenza sta tornando quella del 2019, alla vigilia avrei pensato di essere solo al 70 per cento invece sono più avanti. Discorso diverso per la forma fisica…».

Dall’intesa con Simone Consonni sono nate tante vittorie, fra cui l’europeo 2019
Dall’intesa con Consonni è nato anche l’europeo 2019
In che senso?

Sono ancora un paio di chili sopra il mio peso forma e devo perderli prima della Sanremo. Non posso lamentarmi, in fin dei conti sono già a buon punto a un mese dall’intervento al cuore, anzi posso dire di essere sorpreso per essere a questo livello. Ho fatto 10-12 giorni di recupero e alla fine mi hanno fatto bene, mi sono sentito potente e determinato. Quel che non mi manca è la voglia di riscatto dopo quanto ho passato, probabilmente è quella la molla che mi sta aiutando.

Come va con il team?

Molto meglio, finalmente si lavora in sintonia e i meccanismi cominciano a funzionare. Anche per questo volevo assolutamente esserci al UAE Tour, non potevamo perdere altro tempo dopo le cancellazioni delle prime gare. Stiamo lavorando bene insieme, c’è più dialogo, ognuno si impegna al massimo per il ruolo che deve svolgere. E questo mi dà tanta fiducia, anche se chiaramente manca qualcosa senza Simone Consonni.

A proposito, che notizie hai su di lui?

Ha ripreso ad andare in bici, fa 2-3 ore al giorno, ma il fastidio al ginocchio non è andato via e per questo salterà tutte le classiche. Il lavoro che stiamo facendo dovrà però consentirgli di reinserirsi nel treno in maniera rapida e semplice, senza sussulti. Attualmente i suoi compiti li sta svolgendo Kenneth Vanbilsen che nel lanciare la volata è l’uomo immediatamente davanti a Sabatini e a me, mentre il primo a pilotare il treno è mio fratello Attilio. Si sono tutti adattati e questo è un bel segnale.

Da quest’anno, Elia ha intensificato la presenza in pista
Da quest’anno, Elia ha intensificato la presenza in pista
Sai bene che molti guardano con particolare interesse alla tua intesa con Simone. Anche Villa parlando della madison olimpica accennava all’importanza che fra voi ci sia quella particolare intesa sia tecnica che umana…

Certo, io e Simone ci sentiamo quasi quotidianamente, ho cercato anche di aiutarlo nel trovare qualche soluzione al suo problema fisico. Quando hai un guaio a un ginocchio affronti tante incognite, ma quel che serve è soprattutto la pazienza. Simone farà un programma alternativo per poter rientrare nel nostro gruppo al Giro d’Italia.

In questo anno così particolare quanto ti sta aiutando la pista?

Tantissimo, credo sia parte del mio essere sulla via del ritorno ai valori del 2019. Ho già svolto tre ritiri a Montichiari in questa stagione pur con le difficoltà legate all’inconveniente fisico subìto. Dopo questo blocco di lavori ci rivedremo al termine del periodo delle classiche e conto di fare una preparazione massiccia su pista già prima del Giro. Poi dopo la corsa rosa mente e corpo saranno proiettati su Tokyo. Ora intanto la barra è puntata sulla Tirreno-Adriatico, dove spero di crescere ancora rispetto al UAE Tour, di quel gradino che mancava…

Il quartetto gira, ma Consonni si ferma

16.02.2021
4 min
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Nella palestra montata pochi giorni fa nel velodromo di Montichiari, in un angolo defilato Simone Consonni lavora in silenzio, mentre Fred Morini osserva il ginocchio bendato. Il bergamasco non riparte e non andrà allo Uae Tour, come il programma prevedeva. Di colpo la gamba sinistra ha iniziato a fargli male e alla fine, d’accordo con Damiani e lo staff Cofidis, ha deciso di fermarsi piuttosto che compromettere la stagione. Nell’anno olimpico non si scherza.

In bici soltanto per la scansione 3D di verifica della posizione sul manubrio
In bici per la scansione 3D di verifica della posizione
Tutti i programmi da rifare?

Dovevo cominciare in Australia. Poi dall’Argentina. Quindi da Mallorca e Murcia, ma le hanno cancellate tutte. Allora abbiamo fissato Almeria, ma è venuto fuori il male al ginocchio e così non vado neppure in Uae. E’ cominciato tutto due lunedì fa, pedalando piano.

Come fai a esserne così sicuro?

Perché il giorno dopo avevo un test programmato con la squadra e ho tenuto duro. Poi sono andato a Roma in treno per le visite olimpiche. E alla fine un problemino, che magari si risolveva subito con due sedute di Tecar, è diventato più grande. Avrei dovuto fare subito terapia

Per cui adesso sei completamente fermo?

Sono fermo da due settimane e già va meglio. Il ginocchio sinistro è sempre stato il mio punto debole, sin da under 23. Ognuno di noi ha una gamba più debole, la mia è la sinistra. Di solito a inizio stagione ho sempre avuto dei dolorini di… assestamento. Però questa volta è diverso. Quando la gamba arriva nel punto morto superiore sento proprio la stilettata. Che vada piano o che vada forte. L’ecografia ha mostrato del liquido, domani (oggi per chi legge, ndr) farò la risonanza magnetica.

Per Consonni una serie di esercizi con l’elastico per rinforzare il ginocchio
Per Consonni una serie di esercizi con l’elastico per rinforzare il ginocchio
Per come sei fatto tu, fermarsi deve essere duro…

Allora ci conosciamo davvero bene! Io sono quello che se deve fare due ore, ne fa due e mezza. E fermarsi all’inizio di un anno che porta alle Olimpiadi non è banale. Per questo è stato meglio fermarsi. Voglio vincere su strada con Elia e andare a prenderci le Olimpiadi, non sono ammessi ulteriori ritardi.

Dovresti seguire lo stesso programma di Viviani?

Inizialmente sì, ma adesso devo fare le cose con calma, quindi potrei non essere in grado di fare ad esempio la Tirreno con lui. Non so quando rientrerò, la priorità adesso è il ginocchio, anche se negli ultimi due giorni mi sembra che vada meglio.

Ci sarà tempo per rivedere un Consonni vincente?

Nelle volate e negli arrivi veloci, sarò al 100 per cento per Elia, come del resto assicurai due anni fa al momento di sposare questo progetto. Anzi, voglio migliorare e dargli una mano più consistente. Nelle altre corse, voglio diventare più sicuro di me nelle corse impegnative, come quando ero under 23 e certe classiche, con strappi troppo duri per i velocisti, erano affar mio.

Due parole con il meccanico mentre il quartetto gira
Due parole con il meccanico mentre il quartetto gira
E’ vero che ti brucia ancora tanto l’argento di Richmond da U23, come dice tua sorella?

Cavoli (pausa di silenzio e sorriso, ndr) era un po’ che me l’ero tolto dalla testa… Brucia perché la possibilità di vincere un mondiale, anche solo da under 23, non capita tutti gli anni. E mi brucia perché per un motivo o per l’altro non ho mai vinto un titolo. Anche in pista, ho vinto quattro bronzi e un argento. Ci giro intorno da tanto, per questo voglio andare a Tokyo in forma. Per questo ho accettato di fermarmi.

Cosa daresti per essere lì sopra a girare con loro?

Mi manca (guardando la pista, ndr), qui siamo a casa. Il gruppo è speciale, si lavora tanto e si lavora bene. Si scherza e si cresce. Ma torno, lo prometto, torno presto…