Monte Lussari: per Garzelli qualcosa di mai visto

27.05.2023
6 min
Salva

E’ oggi che si decide il Giro d’Italia. E stavolta non si potrà rimandare a domani. La scalata del Monte Lussari è l’ultima vera fatica di questa edizione della corsa rosa. E tutto è ancora in ballo.

Con Stefano Garzelli si ragiona su chi potrà essere il vincitore finale. Questi ragionamenti si facevano ieri pomeriggio in attesa dell’arrivo della tappa delle Tre Cime di Lavaredo. «Attaccheranno oggi – ci si chiedeva – rimanderanno tutto a domani». E soprattutto chi vincerà il Giro?

Garzelli in avanscoperta sulle rampe del Lussari
Garzelli in avanscoperta sulle rampe del Lussari

Lussari, un muro

Sono bastate queste due domande e “Garzo” è partito.

«Non ho mai visto qualcosa di simile, di più duro – ha detto il varesino – l’altro giorno siamo andati a provarla Contador ed io. Alberto per Eurosport e io per la Rai. Il tratto centrale è qualcosa d’incredibile. La pendenza non scende mai sotto il 17 per cento, il 15 in qualche tratto ma con punte superiori al 20 in altri. E’ un muro. Ed è così per 5 chilometri».

«Tutto si potrà decidere perché se si va in crisi è finita. E’ tanto, tanto particolare. Strada strettissima. Fondo in cemento. Gli hanno fatto questa lingua di cemento in mezzo al bosco». 

Due moto per i leader

Garzelli ci parla con fascino di questa scalata, ma anche con i dubbi che può portare con sé una prova tanto particolare come lui stesso l’ha definita. E le incertezze che di conseguenza genera negli atleti. 

Per esempio, i capitani avranno due moto al seguito ma gli altri no. E questo significa correre anche senza radio, in quanto sulla moto c’è solo il meccanico con in spalla la bici di scorta.

«Questi ragazzi – va avanti Garzelli – oggi senza radio sono spersi. Non sanno come regolarsi bene. Però mi hanno detto che i leader avranno una seconda moto per il direttore sportivo. So che Baldato, per esempio, sarà in contatto con Almeida».

«E poi c’è il cambio bici. Svolti a destra e passi dalla bici da crono a quella da strada in un attimo e subito su una rampa al 17 per cento. Non solo la muscolatura si deve abituare, ma anche la testa… E ancora: come affronti la parte in pianura? La fai a tutta? Non è facile».

C’è tanta incertezza dunque. E forse non sarà solo una questione di gambe. Chiaramente quelle conteranno, ma gli altri fattori che ha messo sul piatto Garzelli non vanno sottovalutati.

Roglic o Thomas

Chi vincerà dunque? Resta questo il quesito principale. Sulla bilancia anche in questo caso ci sono diversi elementi. Da una parte le pendenze estreme dovrebbero favorire Primoz Roglic, dall’altra lo stesso sloveno potrebbe rivivere i fantasmi del 2020 al Tour quando perse il Tour nella crono della Planche des Belles Filles. Però questa volta il leader non è lui. 

Un Ineos-Grenadiers, Geraint Thomas, che perde un grande Giro a crono noi non lo vediamo, sinceramente. E tutto sommato anche Garzelli fa la nostra stessa analisi. Il tutto poi dando per scontato che Joao Almeida non faccia il numero.

«Vero – dice Stefano – sappiamo quanto in Ineos lavorino su questa disciplina e suona strano che uno esperto come Thomas perda un Giro a crono. Però questa non è una crono normale. E le salite del Giro, specie queste salite, non sono quelle del Tour. Certe pendenze Thomas potrebbe soffrirle.

«E quella sua posizione poi… Tutto in avanti. Penso anche al discorso del cambio di bici, alla sua muscolatura e al discorso fatto prima dell’abituarsi al cambio in pochissimi secondi».

Su pendenze dure, Roglic in teoria è favorito, ma Thomas ha dimostrato di essere in palla
Su pendenze dure, Roglic in teoria è favorito, ma Thomas ha dimostrato di essere in palla

Fattori da valutare

Tanti sono i punti di domanda. Il discorso della pendenza è vero. Su carta il gallese soffre queste pendenze, anche in virtù della sua pedalata più dura e del suo fisico che non è da scalatore, ma sin qui ha dimostrato di andare forte sulle rampe più dure. Anche ieri sulle Tre Cime ha risposto bene a Roglic, salvo poi “impiccarsi” da solo quando ha voluto scattare. Ha capito che non può permettersi tali fuorigi su certe pendenze.

«E quelle del Lussari oltre che dure, ripeto, sono anche rampe lunghe. Per darvi un’idea, io salivo a 4-5 chilometri orari. Loro potranno fare gli 8-9».

Tanti aspetti che non fanno che alimentare la sfida e l’attesa della sfida. Non ultimo la scelta della monocorona da parte di Roglic fatta ieri. Scelta che oggi potrebbe replicare. Noi, per esempio, non sono siamo certi che la mono abbia avvantaggiato Primoz sulle rampe delle Tre Cime. E tutto sommato, tornandoci brevemente dopo la tappa, anche Garzelli nutre qualche dubbio.

Dalle immagini in tv si vede chiaramente come in certi frangenti lo sloveno sia super agile e in altri piuttosto duro. La scala posteriore (10-44) fa salti di 3-4 denti per ingranaggio, non è progressiva. Tutto è da scrivere. 

Tre per la rosa: Thomas pronto per la sfida decisiva

26.05.2023
5 min
Salva

VAL DI ZOLDO – Quando quelli della Ineos vengono al Giro sembrano più rilassati che al Tour. Fu così nel 2020 con Geoghegan Hart e l’anno successivo con Bernal, ma soprattutto quando arrivò Froome, che capovolse il Giro del 2018 con un’impresa leggendaria che abbinò gambe e sorrisi. In apparenza le cose vanno così anche con Geraint Thomas, maglia rosa anche dopo la tappa di ieri.

Il gallese, che in carriera ha già vinto un Tour, due ori olimpici e tre mondiali su pista, si muove in corsa e nel protocollo con i gesti lenti di chi c’è già stato e sa di non dover sciupare le energie. Nel frattempo parla, risponde e sembra più simpatico rispetto a quanto di lui si dice nel gruppo.

Questo è quello che ha detto ieri dopo essersi salvato agevolmente dal forcing di Kuss e Roglic a Val di Zoldo, mentre Almeida ha pagato pegno.

Ieri all’arrivo di Val di Zoldo, per Thomas una torta e una bottiglia Astoria per il 37° compleanno
Ieri all’arrivo di Val di Zoldo, per Thomas una torta e una bottiglia Astoria per il 37° compleanno
Siete tre in 39 secondi: si possono fare previsioni?

Penso che siamo tutti molto simili, ma non tutti uguali nello stesso giorno. Oggi so che potrei essere io, domani potrebbe andare meglio a un altro. Sul Bondone ha sofferto Roglic, a Val di Zoldo è toccato ad Almeida. Quindi è importante avere delle solide basi, superare anche le Tre Cime di Lavaredo e pensare che sicuramente nella cronometro ci saranno delle differenze.

Il Roglic di Val di Zoldo è più consistente di quello del Bondone?

L’ho visto molto più forte, certamente come me lo aspettavo a inizio Giro. Oggi (ieri, ndr) non c’è stata nessuna sorpresa, ma qualcuno ha un po’ pagato e non mi stupisce. E’ stata una giornata super dura. Con il caldo che abbiamo provato, è sembrata una gara completamente diversa rispetto alle prime due settimane. Anche per questo sono felice di essere davanti e in grado di rimanere in gara.

Al via da Pergine, nella tappa di mercoledì, foto ricordo con due bambini che lo hanno atteso a lungo
Al via da Pergine, nella tappa di mercoledì, foto ricordo con due bambini che lo hanno atteso a lungo
Sembri molto calmo: è così davvero o stai recitando un copione?

Non sto tutto per il tempo con il risultato finale nella testa. Ho vinto il Tour e sono salito sul podio altre tre volte volte e questo è un bel bonus. Ho 37 anni, dovrei essere su una spiaggia e non qui a giocarmi il Giro.

E allora perché sei venuto?

Per me è un bonus enorme, mi sto davvero divertendo e voglio approfittarne al massimo, perché so che la carriera non durerà per sempre. E’ bello godersi i bei momenti perché ce ne sono stati anche di negativi. Mi piace essere in rosa, per cui darò tutto. Devo provare a mantenerla, ma questo non mi mette troppa pressione.

La tua esperienza sarà un vantaggio decisivo?

Non sono sicuro. Immagino di avere fiducia e convinzione, so come farlo. La stessa storia vale per la squadra intorno a me, che ha un’esperienza di anni. Allo stesso tempo, anche un ragazzo giovane come Almeida non ha niente da perdere. Lui ha davanti a sé molti anni davvero belli e potrebbe semplicemente rimanere bloccato, per cui penso che tutti abbiamo punti forti e punti deboli.

Anche nella tappa di Caorle per Thomas 10 minuti di pioggia: quasi un tributo al Giro 2023
Anche nella tappa di Caorle per Thomas 10 minuti di pioggia: quasi un tributo al Giro 2023
Aver vinto il Tour ti tornerà utile?

Io penso di sì. Mi sento sicuro, in un certo senso quella vittoria mi toglie un po’ di pressione. Non mi sento come se questo Giro fosse una vittoria decisiva per la carriera. Ho fatto 12 Tour, cinque volte il Giro e una Vuelta, quindi penso che tutto questo in qualche modo entri in gioco, anche solo per dire ai ragazzi come muoversi durante la corsa.

Come è stato festeggiare il compleanno al Giro d’Italia?

E’ stato un grande giorno. I fan italiani sono stati semplicemente incredibili. Mi gridavano: «Auguri, auguri!». Sono stato sorpreso, ad essere onesto, il tifo è stato incredibile. Quindi mi sto davvero divertendo e spero che possa continuare.

Quando Roglic ha attaccato, hai potuto vedere i dati sul computerino?

E’ stato tutto un fatto di sensazioni. Come ho già detto, non guardo mai la potenza, proprio non la visualizzo sullo schermo. Vedo solo la distanza, il tempo e le mappe. Nel corso degli anni questa è stata la mia qualità migliore, insieme allo sforzo per non avere troppi alti e bassi. Spero di poter continuare così, perché domani (oggi) sarà un giorno enorme, il più grande del Giro.

Thomas ha ritrovato la maglia rosa dopo l’attacco sul Bondone
Thomas ha ritrovato la maglia rosa dopo l’attacco sul Bondone
La tappa di Caorle è stata veloce e facile, come l’hai passata?

E’ stato uno dei giorni più semplici di quest’anno. Abbiamo preso 10 minuti di pioggia, forse perché non possiamo avere un solo giorno senza bagnarci. La cosa principale è stata solo assicurarsi che ci alimentassimo bene. Per il resto, ho cercato di salvare le gambe il più possibile. Penso che i miei avversari siano ancora entrambi pericolosi.

Conosci le strade che ti aspettano verso le Tre Cime di Lavaredo?

Quello no, non ho fatto alcuna ricognizione. Tutto quello che so me lo dicono Tosatto e Puccio, che conoscono molte strade, ma sul road book non ho visto niente. Domani (oggi, ndr) visto il percorso, si può definire la tappa regina, ma penso che molto potrebbe cambiare in qualsiasi momento della giornata. Dovrò essere pronto.

Dopo averlo visto in crisi sul Bondone, il Roglic che ha attaccato ieri fa molta più paura
Dopo averlo visto in crisi sul Bondone, il Roglic che ha attaccato ieri fa molta più paura
Se potrai, potresti anche attaccare?

Penso che ci impegneremo per cogliere un’opportunità, ma ovviamente nel modo giusto. Non ci lasceremo trasportare e continueremo a crescere come abbiamo fatto finora. Possiamo anche avere un piano e rispettarlo, ma bisogna anche essere in grado di adattarsi sulla strada, perché in questa gara possono succedere tante cose.

La tappa Longarone-Tre Cime di Lavaredo partirà alle 11,35. I corridori affronteranno il Passo Campolongo, il Valparola, il Giau, il Passo Tre Croci e l’arrivo alle Tre Cime. Nel pomeriggio, fra le 17 e le 17,30, sapremo se Thomas avrà mantenuto la maglia rosa e se sarà lui domani a partire per ultimo nella crono di Monta Lussari.

Kuss esalta Roglic, frusta Thomas e stacca Almeida

25.05.2023
5 min
Salva

VAL DI ZOLDO – Sepp Kuss è forse il più fresco tra coloro appena arrivati sul primo arrivo dolomitico di questo Giro. Il gregario di lusso di Primoz Roglic schiva il caos post linea d’arrivo e prosegue la sua scalata facile, facile in direzione della vetta dello Staulanza. Vuole sciogliersi un po’.

Mentre pedala – e noi gli corriamo a fianco – ci racconta della sua tappa. I complimenti per il lavoro svolto sono d’obbligo e lui ringrazia con un sorriso vagamente timido ma sincero. Il Pelmo da una parte e il Civetta dall’altra incastonano questa giornata che per la Jumbo-Visma è stata positiva.

La Ineos-Grenadiers ha controllato la tappa e in alcune occasioni ha fatto la selezione. Ma poi sulla salita più dura è bastato un guizzo dello scalatore americano, forse più forte di questo Giro d’Italia, e tutto è cambiato.

L’americano Sepp Kuss (classe 1994) è sembrato essere il migliore in salita del gruppo, al netto del lavoro per il suo capitano
Kuss (classe 1994) è sembrato essere il migliore in salita del gruppo, al netto del lavoro per il suo capitano
Sepp, ancora un super lavoro… Qual era il vostro obiettivo oggi?

L’obiettivo era guadagnare tempo, se possibile. Primoz non vedeva l’ora che arrivasse questa tappa. E quella salita (Coi, ndr) in particolare.

Perché?

Perché era una salita ripida, seguita da breve discesa e poi ancora un paio di chilometri tutti da spingere… Insomma un finale esplosivo: poteva essere un buon terreno per lui e credo lo sia stato.

Abbiamo visto che spesso vi siete parlati: cosa ti chiedeva Roglic durante la salita?

D’impostare un ritmo duro e poi avrebbe valutato quando attaccare. Quando abbiamo visto che Almeida si era staccato un po’ abbiamo forzato ancora di più. Io poi ho ho cercato di stare lì il più a lungo possibile. Così nel finale avrei potuto spingere ancora e aumentare il divario.

Dopo il Bondone adesso c’è più fiducia in voi per il resto del Giro?

Sì… penso di sì. Domani c’è ancora una tappa molto difficile e vedremo. Ora non fatemi parlare in salita però che sono davvero stanco!

Dopo l’arrivo, Thomas dà una pacca sulla spalla a Roglic che poi contraccambia
Dopo l’arrivo, Thomas dà una pacca sulla spalla a Roglic che poi contraccambia

Fiducia Kuss

Poco dopo Kuss gira la bici e scende verso il suo massaggiatore e il suo staff. Prende da bere, gli passano una mantellina e un fischietto per tornare ai bus, che sono un paio di chilometri più a valle. In quei frangenti però l’americano – va detto – è stato super disponibile. E ha raccontato ancora.

«Sapevamo che Primoz stesse bene – continua Kuss – abbiamo sempre avuto tutto sotto controllo, anche stamattina sulla Crosetta. Nessun problema: semplicemente Primoz si era rilassato un attimo. Ma siamo risaliti subito. Più che altro c’è stato uno scarto improvviso e ci siamo ritrovati appena dietro. Anch’io ho dormito un po’ in quel momento! Le altre squadre devono aver immaginato che Primoz stesse soffrendo e hanno accelerato».

Kuss dice che ormai lui e Primoz in certi momenti si conoscono a memoria. Sanno quanto e come devono spingere. Rassicura che sul Bondone non si è trattato di una crisi per il suo capitano, ma di un giorno non super che può capitare in una tappa tanto difficile. «Se davvero Primoz non fosse stato bene, non avrebbe recuperato per una giornata così dura come quella di oggi».

Lo sloveno era più a suo agio su queste pendenze, ma l’inglese si è difeso benissimo non cedendo un centimetro
Lo sloveno era più a suo agio su queste pendenze, ma l’inglese si è difeso benissimo non cedendo un centimetro

Thomas, Roma più vicina

Ma poi ci sono gli avversari. Geraint Thomas  è stato un gatto a ricucire sullo sloveno.

Dopo l’arrivo i due si danno una reciproca pacca sulla spalla. Alla fine hanno guadagnato un bel gruzzolo di secondi (21″) su Almeida. E’ stata un’alleanza del momento. Da domani saranno avversari di nuovo, ma certo per Thomas è un giorno in più alle spalle. E un giorno più vicino a Roma… con la maglia rosa sul petto.

«Non vi aspettavate una tappa così dura? Io sì – dice Matteo Tosatto – io la conoscevo. Avete visto cos’era la penultima scalata?». Il direttore sportivo della Ineos mangia delle caramelle morbide. La tensione fa bruciare energie anche ai diesse in ammiraglia. Però il veneto è sorridente.

«Sorrido perché c’è il sole! Thomas ha risposto subito. Se perdi un po’ di secondi e hai la gamba è meglio così. “G” ha  dimostrato di stare bene. Un’altra tappa andata… su».

Si è detto che la Ineos-Grenadiers, e Thomas in particolare, siano esperti nel gestire certe situazioni, ma le gambe restano basilari e Tosatto mette sempre prima le gambe.

«Se hai esperienza, ma sei senza gambe, con l’esperienza non ci fai niente. Ma – conclude il “Toso” – guardiamo a domani. L’ho detto stamattina in riunione ai ragazzi che Roglic sarebbe stato il più pericoloso. E domani lo sarà ancora di più. Per questo dico che ogni giorno è diverso e che bisogna stare calmi».

Almeida (sullo sfondo) li vede andare via. Il portoghese ha ceduto 21″ a Roglic e Thomas e li ha persi quasi tutti nel finale
Almeida (sullo sfondo) li vede andare via. Il portoghese ha ceduto 21″ a Roglic e Thomas e li ha persi quasi tutti nel finale

Almeida stringe i denti

«Purtroppo non è andata proprio come ci aspettavamo – commenta il diesse UAE, Fabrizio Guidi abbiamo perso qualche secondo di troppo. In fondo alla discesa di Coi Joao era quasi rientrato, ma non è riuscito a chiudere. Un peccato che Vine abbia fatto “quel dritto” lungo la discesa, altrimenti li avrebbero ripresi.

«Però non posso dire nulla ai ragazzi. Sono stati bravi. Anche per radio li incitavo».

All’arrivo, a dispetto di Kuss, Joao Almeida era quello più provato. Sul Bondone, Roglic nel finale ha recuperato, lui ha perso. Non un gran segnale per le prossime due tappe.

Il portoghese della UAE-Emirates ha trovato anche un bel po’ di tifosi connazionali lungo la via. Come sempre ha dato tutto e ha corso con intelligenza. Ha davvero stretto i denti. Per un po’ è tornato l’Almeida metronomo che conoscevamo. Il ragazzo che in salita non risponde a mezzo scatto. Forse ha ragione Guidi quando dice che senza quel dritto scendendo dal Coi le cose sarebbero state diverse. Per un istante tra il gruppetto di Joao e quello della maglia rosa c’erano davvero solo 50 metri.

«Ma a questo punto del Giro è così – chiosa Guidi – quando ci sono queste tappe di montagna una volta tocca ad uno, una volta tocca ad un altro… A Thomas non è mai toccato? E infatti il Giro lo vince chi non incappa in queste giornate».

Roglic se la ride, ma qualche dubbio del Bondone resta

24.05.2023
6 min
Salva

PERGINE VALSUGANA – Il clima è disteso in casa Jumbo-Visma. Quei 25” persi ieri sul Bondone non hanno creato tensioni. Almeno in apparenza. Sepp Kuss ci sorride e parlando del buon lavoro svolto ieri ci dice che oggi sarebbe stata più facile. E Primoz Roglic è il ritratto della serenità. Saluta i suoi tifosi. Parla con la tv slovena, venuta ad assicurarsi che sia stato solo un piccolo inciampo.

Intanto il meccanico pulisce le gomme della sua Cervélo con un panno inumidito di un particolare prodotto. Per oggi, tappa veloce, Roglic e i suoi compagni hanno scelto la S5, la bici aero.

Ieri le parole del suo direttore sportivo, Marc Reef, non erano state allarmistiche ma senza dubbio erano più serie rispetto al clima di questa mattina: «Non è qualcosa che ci aspettavamo prima della tappa di oggi (ieri, ndr) ma è quello che è successo. Ci sono due tappe difficili giovedì e venerdì. Sepp Kuss ha fatto un ottimo lavoro. Senza di lui il distacco di Primoz sarebbe stato un po’ più grande. Ma va detto che Primoz è stato molto forte nell’ultimo chilometro». 

Roglic sereno

Oggi invece c’era tutt’altra atmosfera nel clan giallo-nero. Ieri sul Bondone, Primoz non era stato di grandi parole. Aveva detto solo che non corre da solo, replicando a chi dava per scontato un suo assolo. E che la botta rimediata verso Rivoli – la stessa caduta che ha visto il ritiro di Tao Geoghegan Hart – non era del tutto passata.

«Oggi va bene – ha detto Roglic – vedremo come starò nei prossimi giorni. Però io sono fiducioso. Vero, ieri ci sono stati due atleti più forti di me, ma ci sono ancora dei giorni importanti da affrontare. Oggi si va verso il mare e possiamo recuperare bene in vista delle prossime salite».

«Io darò il massimo per vincere questo Giro d’Italia. Dopo la caduta a Rivoli non ho mai pensato di andare a casa. Ripeto, dobbiamo essere ottimisti: tutto è sicuramente possibile fino alla fine. E anche il fatto di aver ripreso qualche secondo nel finale di ieri è qualcosa di buono».

Edoardo Affini, sta bene. Ieri per lui un grande lavoro sul Santa Barbara e sulla Bordala
Edoardo Affini, sta bene. Ieri per lui un grande lavoro sul Santa Barbara e sulla Bordala

Affini racconta

E allora cosa è successo? Proviamo a mettere insieme i pezzi. E’ vero che Roglic sia caduto e che aveva un bel dolore, motivo per il quale non si è mosso né verso Crans, né verso Bergamo. Però fino a metà Bondone sgambettava agile e con la bocca semichiusa, pertanto sicuramente lo sloveno stava bene, altrimenti non avrebbe messo a tirare i suoi compagni in quel momento. Compagni che non hanno tirato solo nella scalata finale.

«Ieri la fuga era numerosa e noi non c’eravamo – ha detto Edoardo Affini – non volevamo che prendesse troppo vantaggio, visto che c’era gente anche relativamente vicina alla maglia rosa. La Ineos-Grenadiers aveva due uomini in fuga e non avrebbe preso in mano la situazione e così abbiamo deciso di dare una mano alla Groupama-Fdj. Ho tirato io in prima persona».

«Visto che si dice che è un Giro noioso abbiamo deciso di prendere in mano la situazione e dare una smossa alla battaglia. Poi il risultato finale non è stato quello che ci aspettavamo, ma neanche è stato un disastro. Tutto è assolutamente in gioco e viste le salite che mancano non sarà questione di secondi, ma di minuti. In questo momento ci sono tre corridori vicini e probabilmente il vincitore del Giro uscirà tra di loro».

All’arrivo di Rivoli, Roglic si è presentato così. Per lo sloveno una caduta meno banale di quanto sembrasse
All’arrivo di Rivoli, Roglic si è presentato così. Per lo sloveno una caduta meno banale di quanto sembrasse

Crisi di fame?

Insomma la botta c’è stata, ma Roglic e la sua squadra l’hanno assorbita bene. Thomas non è l’ultimo arrivato e Almeida è davvero in palla. «Ieri sera a cena – va avanti Affini – Primoz era tranquillo. Non l’ho visto nervoso, teso o giù di morale.

«Poi cosa sia successo di preciso sul Bondone non lo so. Io ero nelle retrovie e avevo finito il mio lavoro. So che i ragazzi hanno fatto un buon ritmo, ma può essere anche che dopo il giorno di riposo il fisico sia un po’ indecifrabile. Magari Primoz si è sentito bene all’inizio e poi ha capito che gli mancava qualcosina. O magari anche a livello di alimentazione non è stato perfetto, ma questo lo sa solo lui».

La versione del calo di zuccheri sembra essere la più attendibile per come è andata. Ben inteso: non è una crisi di fame, perché da quella non ci si riprende, né in tempi così rapidi, né in quei frangenti. Semmai si tratta di un errore fatto “a monte”, o per meglio dire qualche chilometro più a valle. In più va considerato il fatto che ad un certo punto del Bondone ha iniziato a piovere e questo se si è al limite con gli zuccheri incide nella termoregolazione.

«Se guardiamo alla sua reazione dopo che si è staccato, Primoz ha dimostrato che c’è. Nel chilometro e mezzo finale ha guadagnato qualcosa. Quindi si è gestito bene. Come ho detto, per me Primoz stava bene. Ha sentito che le gambe non rispondevano come si aspettava e ha deciso di aspettare un po’. Ha deciso di vedere come andavano le cose».

Aspettando il Lussari

Voce comune è che Roglic voglia attendere la crono del Lussari e giocarsi tutto lì. Ma più di qualcuno dice che le pendenze delle Tre Cime lo favoriranno contro corridori come Almeida e Thomas.

«Ci aspettano due tapponi – conclude Affini – ma è chiaro che mettere una crono del genere a fine Giro incida. Quando ti ritrovi con 5 chilometri al 15% capisci che non è più una questione di secondi… Se si prende una botta lì ci si spegne e credo che questo tenga bloccati un po’ tutti».

Giorno di riposo, i postumi della caduta, un possibile calo di zuccheri… tutto può essere. Qualche dubbio resta, ma probabilmente tra meno di 24 ore sapremo la verità. Roglic ieri ha perso una battaglia ma non la guerra. La maglia rosa dista solo 25″. E quel finale in rimonta dà tanta, tanta, speranza.

Remco vince, ma non ride: Roglic e gli Ineos sono lì…

14.05.2023
6 min
Salva

CESENA – C’è chi vince e non ride. E c’è chi non vince ed è il ritratto della felicità. Oggi la crono di Cesena ha riscritto la classifica generale. Ha gettato verdetti e infiammato ulteriormente il duello fra Remco Evenepoel, colui che ha vinto e non ride, e Primoz Roglic, colui che non ha vinto e ride.

Il Giro d’Italia va così al primo giorno di riposo con Remco che torna maglia rosa. Alle sue spalle a qualche decina di secondi ci sono, Geraint Thomas, Roglic appunto e Tao Geoghegan Hart, tutti raccolti in 5”.

Remco Evenepoel (classe 2000) conquista la crono di Cesena e torna anche in rosa
Remco Evenepoel (classe 2000) conquista la crono di Cesena e torna anche in rosa

Giorni difficili

Remco parte a razzo. Sembra possa bissare quanto mostrato a Ortona. Una superiorità schiacciante. Poi però qualcosa cambia. Evenepoel va forte ma non è il solito schiacciasassi. Fa fatica e qualcuno gli recupera persino qualcosa. Alla fine vince, ma per un solo secondo su Thomas.

«Credo di non essermi gestito al meglio – ha detto il belga a fine tappa – sono partito troppo forte e la seconda parte non è stata buona per niente».

E qui merita l’inciso di Damiano Caruso, oggi ottimo decimo. Il siciliano ha detto subito che si trattava di una crono di non facile interpretazione. Una prova in cui bisognava giocare con il limite del fuorisoglia. Dello stare a tutta sempre, ma mai mezzo watt sopra. Si era anche fatto i complimenti per questa sua gestione.

«Quando ho trovato il vento contrario non mi sono sentito bene. Di certo non è il momento migliore di forma della mia carriera – ha proseguito Evenepoel, forse esagerando anche un po’ – oggi possiamo essere soddisfatti giusto della vittoria di tappa. Ora mi godo il riposo. Gli ultimi due, sono stati i miei giorni peggiori qui al Giro».

Remco è stato l’unico tra i big ad utilizzare una ruota anteriore super alta (100 mm). Che abbia pagato sul tecnico anche per questo motivo?
Remco è stato l’unico tra i big ad utilizzare una ruota anteriore super alta (100 mm). Sarà stata la scelta giusta?

Scelte giuste?

Stamattina c’era qualche incertezza sulla scelta della ruota anteriore in casa Soudal-Quick Step, si era persino ipotizzato di usare la Rapid da 64 millimetri per i rilanci dentro Cesena. E anche perché consentiva di montare una copertura ideale per il bagnato. Poi Remco ha optato per la ruota da 100 millimetri. I suoi rivali avevano profili leggermente più snelli.

Restando in tema di ruote va detto anche che ieri, verso Fossombrone, il belga ha utilizzato delle gomme per la pioggia. Pioggia che poi non c’è stata. Dagli studi fatti, queste coperture non scorrono moltissimo, fanno sprecare qualche watt. Magari, visto che si parla di marginal gains, avrà inciso anche questo elemento?

Ma anche se così fosse, il Remco di questo weekend non è lo stesso di quello passato e tutto sommato questo giorno di riposo capita nel momento migliore per lui. Se la crono fosse arrivata martedì, dopo il riposo appunto, magari avrebbe massacrato tutti di nuovo. Impossibile dirlo.

Roglic vola

E andiamo in casa di colui che ride, Roglic. Primoz ha disputato una gara intelligente. Ha rischiato il giusto nelle curve. Ed è andato in crescendo. Lo sloveno non ha detto una parola, ma ha parlato col sorriso. Le sensazioni evidentemente sono quelle giuste.

«Primoz – ha detto il suo diesse Marc Reef – sta migliorando giorno dopo giorno e il fatto che abbia fatto una crono in crescendo è molto importante. Siamo arrivati al Giro dall’altura e sapevamo che all’inizio avrebbe fatica un po’. Siamo sicuri di quello che abbiamo fatto. 

«E’ importante osservare un buon giorno di recupero domani – ha proseguito il tecnico della Jumbo-Visma – perché la prossima tappa, quella di martedì, propone un avvio molto insidioso. Per i primi 80 chilometri praticamente si sale sempre e può essere complicato dopo il giorno di riposo. Bisognerà stare davanti.

«Il nostro obiettivo è la terza settimana. E sappiamo che qui al Giro è molto dura. Nel 2019 Primoz aveva corso il Romandia prima del Giro e l’aveva pagata un po’, stavolta veniamo da un camp in altura. E comunque è anche più maturo rispetto a quattro anni fa».

Infine sdrammatizza sul presunto Covid di Roglic. Da qualche che giorno infatti c’era questa voce: «Ah, ah – ride Reef – io non so perché siano nati questo rumors. In effetti l’ho sentito anche io qui in gruppo. No, no… Primoz sta bene. E credo si veda».

Frecce Ineos…

Anche Matteo Tosatto, direttore sportivo della Ineos-Grenadiers gongola. E tanto. Un po’ perché è il suo compleanno e soprattutto perché i suoi ragazzi sono andati fortissimo. Thomas ha perso per un soffio e Tao lo ha seguito ad un nulla. Senza contare le ottime prestazioni di De Plus e di Arensmans.

«Ho detto – spiega Tosatto – sin da Pescara ai ragazzi di stare tranquilli, che il Giro era ancora lunghissimo. Qualcuno ha detto che era già finito ad Ortona, ma non è così… Bisogna ragionare passo dopo passo. Remco sta bene, perché è primo, ma noi ci avvinciamo alle montagne ben messi».

Questa mattina avevamo visto gli Ineos in ricognizione. Le altre squadre l’avevano fatta con un atleta o due. Loro invece erano in parecchi. Segno che la crono resta un dogma per questo team. In una S, tra i canali romagnoli, ad un certo punto, Tao ha fermato la bici. E’ tornato indietro. Si è lanciato e ha riprovato l’ingresso nella S con una buona velocità. 

«Sapete che lavoriamo molto sulla crono – va avanti Tosatto – Abbiamo materiali importanti e tanto studio alle spalle, ma ci vogliono i ragazzi prima di tutto. E loro ci sono». E a proposito di materiali: la corona grande di Tao e Geraint era da 64 denti…

L’assolo di Healy, il graffio di Roglic e il Giro decolla

13.05.2023
5 min
Salva

FOSSOMBRONE – Benvenuto Giro d’Italia? Che dite, sarà la volta buona? A Fossombrone la corsa rosa sembra essersi accesa definitivamente. Un corridore, Healy, che vince con una grande azione. La lotta tra gli uomini di classifica. La bagarre per andare in fuga… per di più con tanti atleti di spessore.

Andiamoli a sviscerare i temi di questa ottava tappa. Una frazione bellissima, ancora nel cuore di quella spina dorsale d’Italia che è l’Appennino. Per due ore e passa la fuga non prende quota. La media è altissima e sembra di rivivere le fasi iniziali della quarta frazione, quella di Lago Laceno.

Ben Healy (classe 2000) vince a Fossombrone e coglie il suo primo successo nel WorldTour
Ben Healy (classe 2000) vince a Fossombrone e coglie il suo primo successo nel WorldTour

Healy a mani basse

Fasi che a quanto pare sono state un mezzo incubo per Ben Healy. Il corridore della  EF Education-EasyPost è stato il dominatore di questa tappa e molto lo deve proprio a quanto accaduto quel giorno in Irpinia.

«E’ stata una buona esperienza col senno del poi – ha detto Healy – quel giorno ho speso e sprecato tantissimo. E non sono riuscito ad entrare in fuga. Oggi invece mi sono gestito diversamente. Io sono sempre nervoso quando non colgo l’attimo. E dopo che la fuga è partita, mi sono tranquillizzato e ho pensato a salvare la gamba».

Charly Wegelius, il suo diesse, alla Liegi ci disse che avevano un piano ben specifico per Healy al Giro. Ebbene era questo?

«In realtà – spiega Healy – il piano era prendere la maglia rosa nella prima settimana, ma appunto nella quarta tappa ho sbagliato tutto. Però avevo studiato il Garibaldi e questa era una delle frazioni che avevo cerchiato in rosso».

Le bellezze e il verde dell’Appennino tra Umbria e Marche. Curve tantissime, pianura pochissima
Le bellezze e il verde dell’Appennino tra Umbria e Marche. Curve tantissime, pianura pochissima

Come una classica

Healy quest’anno è stato uno degli atleti più performanti nelle corse di un giorno. Alla Liegi dopo la caduta di Pogacar era il più temuto da Evenepoel, tanto per dire. Ha vinto a Larciano e alla Coppi e Bartali.

Oggi il percorso poteva tranquillamente essere paragonato ad una Liegi. E come una classica Healy lo ha interpretato. Una volta in fuga non ha esagerato e al primo passaggio sullo strappo dei Cappuccini, a 50 chilometri dall’arrivo, ha nettamente cambiato passo. Ha innestato quella marcia in più che appartiene alla nuova generazione dei vincenti. La sua vittoria, almeno per noi che in un paio di occasioni lo abbiamo anche visto da bordo strada, non è mai sembrata in bilico.

«In effetti – dice l’irlandese – stavo bene. Però ho capito che avrei vinto solo quando durante l’ultimo passaggio sui Cappuccini avevo ancora più di due minuti. Perché sì, sono veloce, ma arrivare da solo è più bello e soprattutto perché sei sicuro di vincere!

«Grandi Giri? Non so ancora. Dovrei misurarmi con le lunghe salite e con i tanti giorni di gara. Io al massimo ne ho fatti dieci (al Giro U23, ndr). Per ora questo tipo di percorsi e gli strappi mi piacciono molto. Quindi preferisco puntare su questo tipo di gare».

Nella scalata dei Cappuccini, Evenepoel non era davanti come sempre. Piccoli segnali che non fosse al meglio
Nella scalata dei Cappuccini, Evenepoel non era davanti come sempre. Piccoli segnali che non fosse al meglio

Remco scricchiola

Ma se questa è stata la “foto” di giornata, l’altro piatto forte è stato il primo scontro tra gli uomini di classifica. Uno scontro acceso inaspettatamente da Primoz Roglic e dalla sua Jumbo-Visma, proprio lungo l’ultimo strappo di giornata. 

Il bottino dello sloveno, ma anche dei due Ineos-Grenadiers, Geogehgan Hart e Thomas, è di 14”. Tanti? Pochi? La questione, almeno per ora, non è questa, quanto piuttosto che lo scontro c’è stato e anche un esito. E ha vinto Roglic.

Sono secondi che fanno bene alla mente, che cementano certezze da una parte e ne destabilizzano da un’altra. Sì, Remco ha controllato, ma ho oggi ha perso. E lui non ama perdere.

«Conoscevo questa discesa già affrontata dalla Tirreno – ha detto Evenepoel alla tv belga – e Lutsenko ci era caduto, quindi non volevo rischiare. Li ho sempre avuti in vista sui rettilinei quindi nessun problema. Semplicemente non è stata la mia giornata migliore. Ho detto a Cattaneo che avevo mal di gambe e non volevo aggiungere acido lattico in vista della crono di domani».

Roglic in fiducia

«Più fiducia per domani? No, quella già c’era – dice un Roglic sorridente – oggi era dura, ma domani è più facile no? E’ tutta piatta, non c’è la salita dei Cappuccini!

«Ho visto che eravamo più uomini noi della Jumbo fino alla penultima salita e così ho detto: “Imponiamo un ritmo un po’ più duro nel finale”. L’ultimo chilometro della salita era davvero tosto, ma le gambe erano buone. Provarci mi è sembrata una buona idea. E poi fondamentalmente, se non ci provi non sai mai veramente come stanno le cose. Io ci ho provato… ed è andata bene. Quindi sì, siamo (usa il plurale, ndr) soddisfatti».

Ma quel che più ci ha colpito di Primoz è stata la sua disponibilità. Il suo buon umore. Ha detto qualche battuta tra l’arrivo e il bus. Ha parlato mentre era sui rulli a sciogliersi facendo anche delle battute scherzose. Chi passava gli dava pacche sulle spalle e lui a sua volta ne dava ad altri corridori. Davvero un Roglic nuovo.

«Domani? Beh, sto già facendo il riscaldamento per la crono…  Spero solo di non essermi surriscaldato!».

La corsa bloccata: è stata solo colpa del vento?

12.05.2023
6 min
Salva

CAMPO IMPERATORE – Una spiegazione c’è e sta nel vento contro, anche se il gruppo ha corso in modo rinunciatario sin dall’inizio, lasciando andare la fuga in modo incontrollato. In una tappa così importante non avrebbero potuto provare anche altri team e altri uomini? Vedere poi il gruppo appallato lungo tutta la salita finale verso il traguardo non è stato lo spettacolo più avvincente. Sul traguardo e nei messaggi continuano ad arrivare note critiche. Il vento è gelido, l’albergo rosso è in ristrutturazione da anni, ma nelle stanze al pian terreno le squadre possono cambiarsi. Fuori si servono centinaia di arrosticini, mentre la gente comincia a sfollare.

«La salita come avete visto aveva tanto vento contro – dice Caruso con le labbra che tremano per il freddo – quindi fare un’andatura alta era difficile. Piuttosto non so perché chi poteva vincere oggi abbia lasciato tanto tempo a questa fuga. Qualcuno avrebbe potuto tirare, io no di sicuro. Se qualcuno si voleva prendere la briga di tirare per 220 chilometri per provare a vincere e non l’ha fatto, magari adesso si starà mangiando le mani.

«Domani c’è una tappa duretta – prosegue il siciliano della Bahrain Victorious cercando di spiegare il finale –  domenica una lunga crono piatta, dove sicuramente pagherò ancora un po’, poi cominciano le Alpi e da lì se ne vedranno delle belle. Mi piace come si punzecchiano Roglic ed Evenepoel, però è un peccato. Forse questa tappa meritava di più».

Caruso aspetta l’elicottero: i primi della classifica sono stati portati in basso in modo più rapido
Caruso aspetta l’elicottero: i primi della classifica sono stati portati in basso in modo più rapido

Vento e nuvole

Campo Imperatore è nuovamente inghiottito dalla nuvola, il vento è ostinato, per cui i corridori arrivano, si coprono, scambiano poche parole e poi prendono la discesa verso le ammiraglie. I big vanno in elicottero, gli altri in ammiraglia. Dipende chiaramente dai punti di vista, ma ricordando quel che quassù accadde nel 1999, quando Pantani scrisse un pezzetto della sua storia, la tattica rinunciataria del gruppo ha sconcertato chi a vario titolo li aspettava in cima.

«Ma è dipeso solo dal vento contrario – ammette Matteo Tosatto, che con la sua Ineos avrebbe provato ad attaccare nel finale – c’erano folate contrarie a 15-20 chilometri orari, a ruota si stava bene, mentre davanti si faceva una faticaccia. Avremmo provato di certo, non c’è altra spiegazione per lo spettacolo di questa tappa».

La condotta rinunciataria del gruppo è iniziata sin da subito, non solo per il vento
La condotta rinunciataria del gruppo è iniziata sin da subito, non solo per il vento

Remco soddisfatto

Le stesse parole le pronuncia Evenepoel, uno che non ha paura di prendere vento in faccia, ma che stavolta evidentemente ha dovuto alzare bandiera bianca.

«Il cessate il fuoco – spiega prima di avviarsi verso valle in elicottero – è stato dovuto principalmente al vento contrario. Non si poteva fare molto. Qual è stata la mia sensazione? Bene. Ho vinto lo sprint e sono rimasto fuori dai guai, da qualche buco. Fare primo è meglio che ultimo. Col senno di poi, è un peccato che quei tre fossero ancora avanti. E’ stata una lunga giornata, siamo stati in bici per sei ore. Ha fatto anche molto freddo in cima, ma è stata una giornata perfetta per noi».

Basso al settimo cielo

Ai piedi del podio c’è uno che il Giro l’ha vinto per due volte e che da un lato si gode la vittoria di Bais e dall’altro cerca di spiegare quel che si è visto.

«Non potevamo aspettarci un inizio di Giro migliore – dice Ivan Basso – veniamo da una settimana ricca di risultati. Albanese è stato fantastico, anche Fortunato ha dimostrato in salita di andare molto forte, quindi cercheremo di continuare a interpretarlo così. Ci lamentiamo che non ci sono squadre, non ci sono giovani… Noi cerchiamo di guardare invece quello che c’è. Una cosa voglio dirla: guai a chi tocca la mia squadra e i miei ragazzi. Questa vittoria vuol dire che lavoriamo bene, che è una squadra con una credibilità e un’identità e che è destinata a fare una strada molto lunga

Basso gongola per la vittoria di Bais: ossigeno per la squadra
Basso gongola per la vittoria di Bais: ossigeno per la squadra

«Bais arriva dal Ct Friuli – prosegue il manager della Eolo-Kometa – una delle migliori scuole di ciclismo per la categoria giovanile. Lo abbiamo preso e con il mio staff, che proviene per la maggior parte dalla Liquigas, abbiamo cercato di fare quello che abbiamo fatto a suo tempo con Sagan e con Nibali, con Viviani e con Caruso. Questo è quello che noi facciamo e continueremo a fare». 

Tattica prudente

Basso ha vinto per due volte il Giro, si diceva, ma la seconda volta, nel 2010, gli toccò sudarselo oltre ogni immaginazione, per una fuga bidone verso L’Aquila: che cosa gli è parso della tappa dei migliori e di questa fuga lasciata andare così a cuor leggero?

«Io ero molto concentrato sulla corsa – dice con la consueta diplomazia – non ho seguito la corsa del gruppo. Però è stata una settimana dura, con il brutto tempo. Domani ci sarà una tappa difficile, con un inizio complicato. Io credo che la cronometro metterà un po’ di ordine alla classifica e poi se la giocheranno in montagna. Ci sono state delle cadute e magari noi non sappiamo dall’esterno come stia chi è andato giù. Se magari Evenepoel ha ancora qualche fastidio e preferisce rinviare».

La discesa dal Gran Sasso è un continuo pigiarsi con i turisti sulla stessa funivia. Scambiamo due parole con Fabio Genovesi e con la famiglia di Domenico Pozzovivo: serve un’ora per andare giù. L’attesa per la prima tappa in salita è stata presa a schiaffi dal vento e dal gruppo. Le cose certe sono due: in quella fuga potevano e dovevano entrare ben altri corridori, mentre questo Giro non ha la foga degli ultimi anni, quando ogni traguardo parziale era il pretesto per duelli e attacchi. Sarà la normalizzazione dopo il Covid, sarà il vento, sarà la stanchezza. Comunque sia, la crono di Cesena inizierà un’altra storia.

Crono di Cesena: Ganna favorito, ma qualcosa non va

11.05.2023
5 min
Salva

Domenica sarà nuovamente crono e questa volta, su un percorso totalmente piatto, bisognerà capire se gli equilibri che si sono delineati a Ortona saranno invariati o se fra specialisti e uomini di classifica sarà cambiato qualcosa. Nella prima sfida, lunga 19,6 chilometri, Evenepoel… ha legnato pesantemente i rivali della classifica e piegato anche la resistenza di Ganna. Gli altri hanno mostrato ciascuno punti di forza e criticità, che abbiamo pensato di analizzare con Adriano Malori, il nostro guru per le crono.

Evenepoel ha vinto la crono di Ortona, coprendo i 19,6 chilometri a 55,211 di media
Evenepoel ha vinto la crono di Ortona, coprendo i 19,6 chilometri a 55,211 di media
Che cosa ti ha stupito di Ortona?

Immaginavo che vista la salita finale, anche se non era dura, Evenepoel potesse battere Ganna. Però mi aspettavo che sarebbero arrivati alla fine del tratto in pianura con Pippo in testa o quantomeno a pari merito. Però una superiorità così schiacciante anche in pianura, su un percorso tutto piatto e lineare dove in teoria Pippo doveva volare, non l’avrei mai immaginata. Se guardiamo, in quel primo tratto ha dato poco anche ad Almeida.

Come te lo spieghi, considerando che lui ha dichiarato di essere andato fortissimo?

Non so cosa sia cambiato, però io Pippo a crono non lo vedo più quello che era alla fine dell’anno scorso. Mi spiego: si muove tanto di più. Ogni 30 secondi si butta indietro, fa il saltino per andare indietro sulla sella. E poi notavo un’altra cosa. Un cronoman cerca sempre la parte più coperta dal vento, è istintivo. Però questo spostamento lo fai sempre gradualmente, perché se lo fai repentinamente perdi velocità, fai uno zig zag. Invece ho visto che lui continuava a passare una parte all’altra in modo repentino, stilisticamente non è quello che ci siamo abituati a vedere.

Ganna, secondo, non è parso troppo a suo agio: problema di posizione?
Ganna, secondo, non è parso troppo a suo agio: problema di posizione?
Può essere dipeso dal fatto che fosse davvero al limite?

No, perché l’ho visto così fin da subito. Quello che a me faceva impazzire di Ganna era che, anche se era a 70 all’ora, era un fuso sulla bicicletta. Non so come mai, non so se hanno inciso le nuove regole dell’UCI e Pippo non si trova più bene sulla bici o se hanno provato a cambiare qualcosa. Però stilisticamente non è quello di prima. Se invece guardavate Evenepoel, che sulla carta non è a livello di Pippo come cronoman, se gli mettevi un bicchiere sulle spalle, l’acqua rimaneva ferma.

Il fatto che Evenepoel sia così più piccolo migliora la sua penetrazione aerodinamica?

Questa è la verità. In una situazione di vento contrario, il vantaggio è esponenziale per uno come lui, idem in assenza di vento. Se invece il vento è a favore come c’era, è favorito Ganna, perché fa più effetto vela rispetto a Evenepoel. E poi comunque resta il fatto che in pianura il rapporto potenza/peso conta praticamente niente e un cronoman più alto e più forte fa molti più watt.

Roglic forse è arrivato al Giro senza essere al top, ha pagato nella crono e ora rischia sul Gran Sasso
Roglic forse è arrivato al Giro senza essere al top, ha pagato nella crono e ora rischia sul Gran Sasso
Si notava che Evenepoel era in vantaggio anche al primo intermedio, è sceso dalla ciclabile senza neanche frenare ed è arrivato in vantaggio all’inizio della salita…

Faccio una considerazione, magari mi sbaglio. Per essere alla prima tappa, Evenepoel ha già mostrato una condizione già troppo avanti secondo me. Vista l’ultima settimana e, specialmente gli ultimi tre giorni, con due tappe come le Tre Cime di Lavaredo e la cronoscalata, vedendo anche quello che è successo nel 2018 tra Froome e Yates, mi sarei tenuto un po’ più di riserva. Il Giro non è la Vuelta…

Cioè?

Ci sono tappe più dure. Qui basta salire due gradini e sei già sopra quota 2.000. Secondo me, questo è il ragionamento che invece ha fatto Roglic. Con lo spauracchio della crono della Planche des Belles Filles del 2020, Primoz è però un altro che a Ortona ha avuto una prestazione totalmente insufficiente. Non è normale che il campione olimpico a cronometro, che a Tokyo ha dato un minuto e mezzo a tutti, arrivi dopo Vine e Geoghegan Hart. Va bene essere in ritardo, ma non tanto da toppare la cronometro. Aveva una cadenza che non era da lui. Duro, piantato, gonfio. Sarei preoccupato…

Tao Geoghegan Hart, re del Giro 2020, fa una grande crono: 4° a 40 secondi
Tao Geoghegan Hart, re del Giro 2020, fa una grande crono: 4° a 40 secondi
Per cosa?

Okay che sono in ritardo di condizione per venir fuori nell’ultima settimana, però in mezzo c’è Campo Imperatore, dove da un Remco così avrei paura di prendere subito un minuto. Comunque tornando al discorso della cronometro, mi ha sorpreso tantissimo Tao Geoghegan Hart, che ha finito in crescendo, è arrivato in spinta. Prima dicevo che il rivale numero uno era Almeida, ma se non capita niente potrebbe essere lui l’outsider del Giro.

Perché?

Almeida ha fatto una bella crono, ma dei due Tao è quello che ha già vinto un Giro, invece Almeida è sempre stato “un comprimario”, uno che arrancava dietro i big. Tao ha vinto il Giro, sa cosa vuol dire andare forte nell’ultima crono con la maglia e addosso tutte le pressioni del mondo. Insomma, per come l’ho visto in Trentino, potrebbe essere lui il vero outsider.

Almeida ha disputato una grande crono, chiudendo 3° a 29 secondi
Almeida ha disputato una grande crono, chiudendo 3° a 29 secondi
Proiettando tutto questo sulla crono di Cesena, che è sicuramente più lunga, cosa possiamo aspettarci?

Secondo me la crono di Cesena la vince Ganna. Ha il percorso più piatto e Pippo ci ha fatto vedere quanto va forte quando è incazzato. Come quando l’anno scorso ha toppato il mondiale e poi ha fatto il buono e il cattivo tempo in pista col record dell’Ora e il record del mondo dell’inseguimento. Quindi secondo me domenica sarà il suo giorno, anche se sicuramente non vincerà di un minuto, quello è chiaro. Secondo me sarà comunque un fatto di secondi…

Evenepoel infallibile: crono perfetta e la maglia rosa

06.05.2023
6 min
Salva

ORTONA – Cattaneo gli ha fatto da cavia. I meccanici della Soudal-Quick Step hanno montato sulla sua bici l’anteriore da 100 millimetri. E quando il bergamasco ha confermato che il vento stava calando, Evenepoel ha lasciato che montassero anche a lui la stessa ruota ed è andato alla partenza. Poco meno di 22 minuti dopo, il belga ha tagliato il traguardo davanti a tutti, rifilando distacchi pesanti in proporzione alla lunghezza della crono. Ganna, secondo, era contrariato ma anche arreso: più di così non poteva fare. E anzi, nel tratto di salita ha perso meno che in pianura.

Scelta la bici per la crono, ecco quella di scorta. Ruota da 100 all’anteriore
Scelta la bici per la crono, ecco quella di scorta. Ruota da 100 all’anteriore

Corona da 60

Remco arriva da noi dopo aver esaurito le interviste fiamminghe nella zona mista. I giornalisti belgi sono arrivati in massa, come pure i tifosi del piccolo belga. Per l’arrivo di Roma, se tutto va come sperano, ne arriveranno 600. Desta interesse la scelta da noi annunciata stamattina della guarnitura da 60 denti, che accoppiata alla ruotona anteriore lasciano capire che il campione del mondo volesse fare una gara d’attacco.

«Ogni crono che ho fatto negli ultimi tempi – spiega – l’ho fatta con il 60, mi ci trovo bene. Non è una rapporto facile da sostenere, ma alla Vuelta ho capito che posso girarlo bene e che può darmi un bel vantaggio. Con il 60 ho vinto in Spagna e sono arrivato terzo al mondiale, poi abbiamo vinto la cronosquadre al UAE Tour. Insomma, mi sento a mio agio».

Nel tratto pianeggiante della ciclabile, con il 60 e le ruote da 100, Remco ha scavato un bel solco
Nel tratto pianeggiante della ciclabile, con il 60 e le ruote da 100, Remco ha scavato un bel solco

Respinto Roglic

E’ calmo: di buon umore, ma calmo. Sa che il Giro è ancora lungo, ma sentirsi dare il benvenuto al momento del suo ingresso lo ha rimesso in pace con una corsa che l’ultima volta lo aveva respinto malamente.

«Era una prova abbastanza piatta – va avanti a spiegare Evenepoel – volevo andare con un bel ritmo dall’inizio fino della salita, poi fare il massimo nella scalata, recuperare il possibile dallo scollinamento all’ultimo chilometro e poi dare tutto nel finale. Saremmo stati contenti di guadagnare 15 secondi sui rivali diretti. Sarebbe stato già un ottimo inizio, invece ne abbiamo più di 30 ed è fantastico. Sarà banale, ma è meglio cominciare con un bel vantaggio che essere costretto a inseguire.

«In realtà però sono sorpreso del margine e che soltanto Ganna e Almeida siano stati sotto i 30 secondi. Su Roglic ho guadagnato più o meno come alla Vuelta (nella crono di Alicante gli prese 48”, ndr), ma questa era più breve. Il piano era di andare il più veloci possibile fin dall’inizio ed è andata davvero bene».

Rosa a orologeria

Nei giorni scorsi ha raccontato che il primo Giro di cui ha memoria è quello del 2008, vinto da Contador con la magia dell’Astana. Ora che lo stesso simbolo fascia lui, a tratti lo tocca col palmo della mano. E se non fosse per la mascherina con cui si protegge da ogni possibile insidia, siamo certi che sarebbe lì a sorridere.

«E’ un grande onore – dice – ma non penso che la maglia rosa fosse l’obiettivo più grande per oggi. Volevo guadagnare tempo, ma ovviamente è un bell’extra venuto con la vittoria di tappa. Ho già detto che è più importante per me averla a Roma, quindi adesso provo una bella sensazione, ma penso che non la terrò troppo a lungo, forse sarà meglio provare a cederla per non sfinire la squadra. Dipenderà dalla gara. Le prossime due tappe saranno per velocisti, la quarta è lunga e si presta a fughe e imboscate. Martedì potrebbe essere il giorno giusto per lasciarla andare. Ma prima per un paio di giorni voglio godermela. 

La bocca era mascherata, ma gli occhi ridevano in modo inconfondibile: la rosa non era belga dal 2001 con Verbrugge
La bocca era mascherata, ma gli occhi ridevano in modo inconfondibile: la rosa non era belga dal 2001 con Verbrugge

Un chilo di muscoli

Il bilancio è importante e l’occhio si sofferma su un aspetto che non è sfuggito in queste ultime settimane. Evenepoel è molto tirato nella parte superiore del corpo, ma le gambe sembrano toniche e più potenti. In precedenti interviste si è parlato di 2 chili di massa magra in più.

«In realtà – precisa lui – sono più pesante di un chilo rispetto alla Vuelta, ma ho la stessa percentuale di grasso. Quindi significa che è tutto peso funzionale. E’ solo il mio metabolismo, ci siamo accorti che sono uscito dall’inverno con più muscoli che durante la stagione. Quindi sono ai minimi quanto a percentuale di grasso e non posso scendere oltre, perché significherebbe perdere muscolo. Per cui d’ora in avanti si tratterà di portare questo livello fino all’ultima settimana, ovviamente cercando di stare in piedi sulla bici e di non ammalarmi. Questo è l’obiettivo».

Strane ricorrenze

Sua moglie Oumi lo aspetta sui gradini, con il cappello da pescatore in testa, i jeans e il mazzo di fiori. La maglia rosa si allontana al piccolo trotto, specificando che se e quando perderà il primato, sarà contento di indossare nuovamente la sua maglia iridata.

Nel 1990 del precedente scudetto del Napoli, Gianni Bugno indossò la rosa il primo giorno nella crono di Bari e non la perse più. Remco dice che la lascerà andare ed è possibile. Gli sfugge forse il fatto che al posto della rosa, indosserà certamente la bianca. Potrebbe essere davvero un Giro in cui non vedremo mai la maglia iridata. Ma per ora non glielo diciamo…