Giro dell'Appennino 2026, Silvia Persico, vittoria, UAE Team ADQ

Il punto di Velo: tra certezze, il nuovo che avanza e forze ritrovate

23.03.2026
5 min
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Con la Sanremo Women si è archiviato un primo periodo di classiche e di corse importanti, che hanno permesso al cittì Marco Velo di avere uno sguardo d’insieme di quella che è la condizione e lo stato di forma delle sue ragazze. Ora il calendario propone un momento di transizione, con le corse che si spostano verso il Nord: inizia la stagione del pavé. Anche per Marco Velo, al secondo anno nel ruolo di cittì della nazionale femminile, è il momento di fermarsi e ragionare. Mettendo insieme i pezzi del puzzle. 

«Fermarsi non proprio – dice scherzando Velo – anche perché da domani sarò di nuovo in giro, andrò anche a vedere i percorsi per i campionati italiani donne elite e juniores. 

«La stagione delle azzurre era già partita bene al UAE Tour – riprende subito – con una doppietta nella tappa decisiva: prima Elisa Longo Borghini e seconda Monica Trinca Colonel. Poi ci sono state le prime classiche con Strade Bianche, Cittiglio e Sanremo. Il bilancio è positivo, abbiamo visto ottime prestazioni da parte di molte delle ragazze».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Elisa Longo Borghini rimane il riferimento del movimento azzurro, Velo conta molto su di lei sia in gara ma anche come trascinatrice
Andiamo a ritroso, cosa ti ha detto la Sanremo?

Purtroppo Elisa (Longo Borghini, ndr) ha dovuto rinunciare due giorni prima, ed è stato un peccato. Tuttavia le sue compagne hanno colto al volo l’occasione, sono molto felice sia per Eleonora Gasparrini che per Silvia Persico. Non è facile prendersi delle responsabilità quando si è abituate a fare un certo tipo di lavoro, invece loro si sono fatte trovare pronte. 

Quello di Gasparrini è un podio importante, quanto?

Molto, perché in una corsa difficile e impegnativa ha dimostrato di avere una grande condizione. Ha fatto vedere di poter essere molto vicina alle prime, tenere sul Poggio e fare terza in quella volata non era scontato.

Hai detto anche di Persico, che il giorno dopo ha vinto al Giro dell’Appennino…

Ritrovare la vittoria a coronamento di un bel periodo di forma. A mio avviso Persico non ha mai avuto un calo, semplicemente l’arrivo di Elisa Longo Borghini ha cambiato un po’ i ruoli e le dinamiche nel team. Rimane un’atleta molto forte, la vittoria di ieri al Giro dell’Appennino lo dimostra e spero possa essere quel boost a livello morale che le serve per arrivare arrivare al nord ancora più pronta.

Quali sono stati gli altri bei segnali in queste prime gare?

Eleonora Ciabocco aveva corso davvero bene al UAE Tour, poi però la caduta del Binda l’ha messa fuori dai giochi per un po’. Le auguro una pronta guarigione, l’ho sentito e scherzando mi ha detto che tornerà al picco di forma per le gare con la nazionale. Ha un bel carattere, molto positivo e spero possa continuare a crescere e lavorare in questo modo

Abbiamo rivisto anche le velociste, con Balsamo e Consonni…

Rivedere Elisa Balsamo davanti mi ha fatto tanto piacere, spero che il 2026 possa essere un anno tranquillo e senza la sfortuna che ci mette lo zampino. La Sanremo di Chiara Consonni mi ha stupito, perché dopo aver perso contatto sulla Cipressa ha tenuto duro rientrando in gruppo. Sul Poggio è rimasta nel gruppo alle spalle delle prime e ha chiuso con un buon decimo posto.

Come arrivano le azzurre alle Classiche del Nord?

Direi bene, i nomi che ho fatto sono quelli che spero di vedere davanti nelle prossime settimane. Penso che Elisa Balsamo possa fare bene, così come Consonni e Martina Fidanza. Nei prossimi giorni sentirò anche Longo Borghini per capire come sta, ma non credo che questo breve stop possa intaccare la sua preparazione.

Rimane lei il faro della nazionale?

Assolutamente, ma vedere le altre ragazze sempre più protagoniste mi fa ben sperare. Elisa (Longo Borghini, ndr) è un esempio per tutte e mi piacerebbe averla per ancora diversi anni, ha un qualcosa che si vede in pochi atleti al mondo. Una dedizione, meticolosità e uno spirito che sono impareggiabili. 

Cosa manca alle altre per riuscire a imporsi contro le prime della classe?

Credo sia un discorso a due vie: di crescita fisica ma anche mentale. Mi piace citare Velasco (il cittì della nazionale di pallavolo, ndr) lui dice che quando ti alleni su una cosa in maniera continuativa e alla fine ti riesce scatta un “click” mentale. Ed è vero, penso che molte delle nostre abbiano le qualità per arrivare in alto, serve un po’ di fiducia in più. Credo e spero che in vista di Fiandre e Roubaix le nostre possano raccogliere risultati che diano loro quella consapevolezza.

Matilde Vitillo è nata l'8 marzo 2001. E' passata dal devo team alla formazione WT della Liv AlUla Jayco, con cui ha firmato un biennale

Vitillo e la Liv: promesse mantenute e WorldTour guadagnato sul campo

17.02.2026
6 min
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Il tempo del purgatorio è finito, anzi Matilde Vitillo lo ha fatto finire meritandosi la promozione dal devo team della Liv AlUla Jayco alla formazione WorldTour. Un contratto fino a fine 2027 ottenuto sul campo resettando tutto, anche ciò di buono che aveva fatto in passato, e sapendo mantenere le promesse fatte un anno fa.

Paradossalmente quello splendido successo di tappa conquistato nel 2022 in una gara dura come la Vuelta a Burgos le aveva consegnato consapevolezze delle quali non era ancora pronta a fare tesoro. Successivamente è uscita dai radar rischiando di restarne fuori per un po’, poi ha deciso di rientrarci per restarci. Sia l’ultimo anno in BePink che il primo nella squadra continental australiana sono stati particolarmente difficili, ma la scorsa stagione per la 24enne astigiana di Frinco è stata quella giusta.

Ci ha lavorato lei, assieme ad altre figure e come ci aveva detto l’ultima volta che l’avevamo sentita, è riuscita a «passare dall’altra parte e alzare nuovamente le mani al cielo», vincendo il Giro dell’Appennino Donne e la generale del Giro del Mediterraneo in Rosa. Il 2026 di Vitillo è già iniziato all’UAE Tour Women dove si è ritagliata un ruolo importante e proseguirà con un denso programma agonistico.

Quest'anno Vitillo correrà un calendario misto per capire meglio le proprie caratteristiche
Quest’anno Vitillo correrà un calendario misto per capire meglio le proprie caratteristiche
Quest'anno Vitillo correrà un calendario misto per capire meglio le proprie caratteristiche
Quest’anno Vitillo correrà un calendario misto per capire meglio le proprie caratteristiche
Matilde sei finalmente approdata nel WorldTour, ma che biennio è stato complessivamente quello prima?

Sono contenta che i due anni nel devo team della Liv AlUla Jayco mi siano serviti per ricominciare da zero. Ringrazio la squadra e a chi mi ha supportato per far funzionare le cose anche quando non andavano, sia a livello atletico che mentale. Nella prima stagione mi sono ambientata, l’anno scorso invece ho ripreso coscienza di me stessa. Prima ho nuovamente curato le basi, poi ho raccolto i frutti riuscendo a gestirmi meglio tra allenamenti e ritiri pre-gara. Mi è piaciuto riprovare l’emozione della vittoria.

E’ stato stimolante essere in un devo team o avvertivi pressione di non poter passare in prima squadra?

In due anni ho fatto 9 gare con la formazione WorldTour su 80 giorni di corsa e respirare quella atmosfera mi ha motivato. Volevo guadagnarmi il passaggio con i risultati, ma credo di essermi garantita il posto con la prima squadra con le prestazioni.

Al UAE Tour Women com’è andata?

Mi ritengo soddisfatta per i compiti che mi avevano assegnato e che ho svolto. Dovevo fare la “body-guard” di Monica (dice ridendo e riferendosi a Trinca Colonel, ndr) controllando che stesse bene e aiutarla a non prendere “buchi” per la generale, dove poi ha fatto seconda. Nella seconda tappa, a venti chilometri dal traguardo, lei è caduta e la mia preoccupazione è stata quella di confortarla moralmente. Penso che queste accortezze possano fare la differenza e talvolta sono troppo sottovalutate. Comunque una volta constatato che non si era fatta nulla, siamo rientrate in gruppo senza patemi.

Ti hanno già detto che tipo di stagione farai quest’anno?

Principalmente dovrei correre tante gare diverse per capire soprattutto che tipo di corridore sono. Di base dovrei essere di supporto alle compagne che puntano alle gare a tappe o a corse piuttosto dure. Ad esempio mi è piaciuto molto svolgere quel tipo di ruolo negli Emirati per Monica. Eravamo in camera assieme e ci siamo conosciute meglio. Lei è stata molto carina con me nell’aiutarmi e darmi consigli.

Matilde è molto legata alla compagna olandese Noä Jansen, con cui ha condiviso due anni nel devo team e il passaggio nella WT
Matilde è molto legata alla compagna olandese Noä Jansen, con cui ha condiviso due anni nel devo team e il passaggio nella WT
Matilde è molto legata alla compagna olandese Noä Jansen, con cui ha condiviso due anni nel devo team e il passaggio nella WT
Matilde è molto legata alla compagna olandese Noä Jansen, con cui ha condiviso due anni nel devo team e il passaggio nella WT
L’inserimento nella formazione WorldTour com’è stato?

Mi sono trovata e mi sto trovando benissimo con tutte. Siamo in tre italiane e naturalmente oltre a Monica, ho legato anche con Letizia (Paternoster, ndr). Tuttavia la compagna con la quale mi sento più a mio agio è Noä Jansen, la ragazza olandese con cui ho condiviso tantissimi momenti, compreso il percorso dei due anni nel devo team fino al passaggio alla WorldTour.

Quanto e in cosa è cambiata Matilde Vitillo dalla vittoria di Burgos ad oggi?

Mi sento un’altra atleta, più matura. Ho sviluppato una migliore visione tattica. Prima andavo sempre in fuga, sapendo di non arrivare in fondo il più delle volte. Ora ragiono di più, in base anche ai compiti di squadra. Su questo aspetto non ci ho lavorato da sola.

Al recente UAE Tour, Vitillo ha avuto il compito di "scortare" Trinca Colonel in ogni fase di gara in funzione della generale
Al recente UAE Tour, Vitillo ha avuto il compito di “scortare” Trinca Colonel in ogni fase di gara in funzione della generale
Al recente UAE Tour, Vitillo ha avuto il compito di "scortare" Trinca Colonel in ogni fase di gara in funzione della generale
Al recente UAE Tour, Vitillo ha avuto il compito di “scortare” Trinca Colonel in ogni fase di gara in funzione della generale
Chi ti ha aiutata?

Mi sono affidata a Moreno Biscaro, un mental coach veneto che collabora con diversi atleti. Ho cominciato l’anno scorso proprio perché sentivo che quello era un aspetto che avevo sempre accantonato. Moreno mi ha aiutata tantissimo in questo percorso. Mi ha aiutata ad avere più consapevolezza e penso sia stato proprio lui a permettermi di migliorare l’ottica di gara, approcciandola in maniera più tranquilla e gestendola passo per passo.

Il tuo calendario cosa prevede prossimamente?

Il 7 marzo correrò la Strade Bianche Women, poi il Trofeo Binda a Cittiglio la settimana dopo ed una gara in Belgio. Ad ora sono riserva per la Sanremo Women, mentre il 22 marzo sarò al via del Giro dell’Appennino Donne. Mi piacerebbe rivincere, ma non credo che sarò la prima punta. Poco male, perché prima viene la squadra e sono ben felice di supportare le mie compagne.

Nella crescita psico-tattica di Matilde è stata fondamentale la figura di Moreno Biscaro, il suo mental coach
Nella crescita psico-tattica di Matilde è stata fondamentale la figura di Moreno Biscaro, il suo mental coach
Nella crescita psico-tattica di Matilde è stata fondamentale la figura di Moreno Biscaro, il suo mental coach
Nella crescita psico-tattica di Matilde è stata fondamentale la figura di Moreno Biscaro, il suo mental coach
E’ prevista la tua partecipazione ad un Grande Giro?

Dovrei correre sicuramente la Vuelta dal 3 al 10 maggio. Prima però farò quasi tre settimane di altura a Sierra Nevada tra fine marzo ed inizi aprile in preparazione delle Ardenne. In programma ho la Freccia del Brabante e la Freccia Vallone. Dopo la Vuelta ragioneremo sul resto del calendario.

Obiettivi te ne sei posti?

A parte cogliere una vittoria che non guasta mai (sorride, ndr), non me sono fissati tanti. Mi basterebbe semplicemente sentirmi bene in bici. Essere realmente consapevole di me stessa e magari nel 2027 impostare un calendario con le gare che più mi si addicono.

Monica Trinca Colonel

Nel mondo di Trinca Colonel, fra ambizioni e certezze

07.01.2026
6 min
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Monica Trinca Colonel è forse l’atleta che nel 2025 è cresciuta di più. La portacolori della Jayco-AlUla si è resa protagonista di prestazioni ed exploit davvero importanti. E guardando il tutto in ottica futura non possiamo che collocarla molto in alto.

Potrebbe addirittura diventare la nostra seconda donna di riferimento per i Grandi Giri, chiaramente alle spalle di Elisa Longo Borghini. Anche perché Trinca Colonel milita in un team che le sta dando grande fiducia, a partire dallo staff tecnico e da Marco Pinotti, che la segue passo dopo passo in questo processo di sviluppo.
Ricordiamo che Trinca Colonel, un po’ come Erica Magnaldi, arriva dal ciclismo amatoriale e pertanto, anche se ha “già” 26 anni, i margini di crescita sono ancora importanti. Ma sentiamo direttamente Monica.

Monica Trinca Colonel
Monica Trinca Colonel (classe 1999): una pizza con le compagne prima di lasciare l’ultimo ritiro
Monica Trinca Colonel
Monica Trinca Colonel (classe 1999): una pizza con le compagne prima di lasciare l’ultimo ritiro
Partiamo dalla stagione scorsa, Monica. E’ stata un’annata importante nella quale sei cresciuta tantissimo. Te lo aspettavi?

Aspettarmelo no, ma lo speravo. L’obiettivo era migliorare perché, non avendo un grande passato alle spalle, sapevo che i margini c’erano. Però un conto è dirlo e un conto è farlo. Con alti e bassi, ma più alti che bassi, archivio una stagione positiva. Sono soddisfatta e non cambierei nulla.

Neanche i momenti più difficili?

Neanche quelli, perché mi hanno aiutata. Mi hanno insegnato tanto, mi hanno resa più forte e soprattutto più consapevole.

Quali sono stati questi momenti di difficoltà?

Ci sono stati periodi in cui il mio fisico non rispondeva più come avrebbe dovuto. E’ successo soprattutto a luglio e in parte ad agosto. Facevo fatica a rimanere in gruppo. Ho “concluso” il Giro d’Italia Women, ritirandomi prima dell’ultima tappa, ma col senno di poi mi sarei fermata prima.
Stessa cosa qualche settimana dopo al Tour de France Femmes: a metà corsa sono tornata a casa perché non stavo bene. Non si capiva il motivo, le analisi non mostravano nulla di anomalo, semplicemente avevo bisogno di staccare. Il mese di agosto mi è servito per recuperare e a settembre ero un’altra persona.

Monica Trinca Colonel
Da buona valtellinese, Trinca Colonel ha un buon feeling con la neve. Eccola in un’uscita di sci alpinismo, ma è brava anche nello sci fondo (foto Instagram)
Monica Trinca Colonel
Da buona valtellinese, Trinca Colonel ha un buon feeling con la neve. Eccola in un’uscita di sci alpinismo, ma è brava anche nello sci fondo (foto Instagram)
Il 2025 è stato però un anno molto più impegnativo rispetto al precedente, anche dal punto di vista qualitativo, giusto? Era il primo di Monica Trinca Colonel nel WorldTour…

Sì, in realtà avevo già fatto tante gare anche l’anno prima, ma nel WorldTour e in una squadra come la Jayco-AlUla aumenta tutto: intensità, pressione, livello medio. Sono arrivata a un limite dove o mi fermavo o mi fermavo. Non c’erano alternative. Per fortuna ho avuto persone accanto che mi hanno supportata, perché è stata dura anche dal punto di vista psicologico. Però non mi sono abbattuta e ho imparato molto da questa “sconfitta”.

Oggi come ti definiresti come atleta? Ti senti una scalatrice?

Sì, mi sento più scalatrice. Amo le salite, ma amo anche le discese. Sono sempre stata un po’ spericolata, fin da bambina. Mi piace la velocità, mollare i freni. Come tipologia di gare mi sento adatta alle corse a tappe. Quando sto bene fisicamente reggo e recupero bene e arrivo alla fine ancora competitiva. Ho notato che calo meno rispetto ad altre.

Un bel biglietto da visita in vista del 2026! E invece quale sarà il programma 2026 di Monica Trinca Colonel?

Come l’anno scorso inizierò con l’UAE Tour Women. Stavolta però, invece di andare alla Valenciana, staccherò e tornerò a casa per poi ripartire con le classiche in Italia. Successivamente faremo un bel blocco in altura in vista del Belgio e della Vuelta Femenina. La stagione sarà incentrata sui Grandi Giri, per questo abbiamo inserito poche gare di un giorno, a parte quelle a inizio e fine anno.

Monica Trinca Colonel
Nel corso dell’anno Trinca Colonel ha mostrato una solidità crescente… che ben promette per il 2026
Monica Trinca Colonel
Nel corso dell’anno Trinca Colonel ha mostrato una solidità crescente… che ben promette per il 2026
Al Giro d’Italia Women un occhio particolare lo hai dato?

Sicuramente. Mi piace molto la crono del Nevegal, soprattutto perché è in salita. In generale mi è sempre piaciuto, ma sono molto curiosa anche per il Colle delle Finestre. Quando ho visto il percorso ho pensato subito che dovevo esserci, non potevo restare a casa a guardarlo in televisione.

La crescita è evidente e ne sei consapevole. Vai forte in salita e ti piacciono le corse a tappe: Elisa Longo Borghini è dunque un riferimento?

So che servirà ancora tempo per arrivare al suo livello, ma credo di potercela fare. Abbiamo caratteristiche diverse, però l’obiettivo è diventare un simbolo come lo è lei per il ciclismo italiano. Sarebbe un onore seguire un po’ le sue orme. Quello è il sogno, poi se non dovesse realizzarsi mi riterrò comunque fortunata.

Trinca Colonel arriva dalle granfondo, ma ha corso le categorie giovanili. Per Magnaldi i loro sono casi molto diversi
Questa solidità mostrata nel corso della stagione le è valsa anche la maglia azzurra
Trinca Colonel arriva dalle granfondo, ma ha corso le categorie giovanili. Per Magnaldi i loro sono casi molto diversi
Questa solidità mostrata nel corso della stagione le è valsa anche la maglia azzurra
Da come parli sembri un’atleta ambiziosa, una che sa dove vuole arrivare…

Più che altro consapevole dei miei mezzi, sapendo che in una carriera può succedere di tutto. Bisogna accettare quello che viene. Sono convinta che facendo ogni giorno le cose nel modo giusto e senza fretta, prima o poi i risultati arrivano.

Prima hai parlato di altura. Dove andrete?

Come l’anno scorso andremo a Sierra Nevada dopo la Sanremo. Resteremo circa tre settimane per preparare principalmente la Vuelta. Scenderemo poco prima delle Ardenne e dopo la Vuelta faremo un secondo blocco in altura, probabilmente a Livigno, che è anche vicino a casa, sempre con il supporto della squadra.

Che rapporto hai con l’altura, visto che l’hai scoperta relativamente tardi?

E’ qualcosa da prendere con gradualità. Ognuno reagisce in modo diverso, quindi bisogna conoscersi e stare attenti soprattutto nei primi giorni. E’ una fase delicata, ma se fatta con criterio porta grandi benefici. Devi sapere che non puoi allenarti come se fossi al livello del mare.

All’Ardeche la prima vittoria da professionista di Trinca Colonel. E’ questo il più bel ricordo del 2025 (foto Getty Images)
All’Ardeche la prima vittoria da professionista di Trinca Colonel. E’ questo il più bel ricordo del 2025 (foto Getty Images)
Avete lavorato anche sulla posizione in bici?

Nulla di stravolgente. La squadra mi ha supportata con l’ergometro e mi ha portata in galleria del vento per confermare la posizione. In realtà avevano già trovato una buona soluzione e i test hanno confermato che quella era la più aerodinamica per me. E’ stata più una conferma che un cambiamento.

In apertura ti abbiamo chiesto, quali fossero stati i momenti di basso e invece quelli di alto?

Il momento più alto è stato a settembre, quando ho vinto il Tour de l’Ardèche. Arrivavo da un periodo difficile e non sapevo cosa aspettarmi. Invece giorno dopo giorno sono andata sempre meglio, fino a vincere l’ultima tappa e la classifica generale. E’ stata la mia prima vittoria da professionista, quindi resta il momento più bello della stagione. Altri momenti importanti sono stati il campionato italiano, dove ho chiuso seconda dietro Elisa (Longo Borghini, ndr). E poi la vittoria di Mavi Garcia al Tour: con lei ho un rapporto speciale e l’ho vissuta come se avessi vinto io.

Erica Magnaldi è nata a Cuneo il 24 agosto 1992. E' alla sua ottava stagione elite

Dalle GF alle elite: Magnaldi e le differenze con Trinca Colonel

29.09.2025
5 min
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Esempi di atlete che sono arrivate dalle gran fondo alle elite ce ne sono stati diversi. Nell’ultimo decennio alcune di loro sono diventate pro’ e vincenti come Erica Magnaldi prima e Monica Trinca Colonel adesso. Vale la pena però fare delle distinzioni perché anche questa transizione ha risentito del veloce e progressivo mutamento del ciclismo femminile.

Ti accorgi quindi parlando dell’argomento con Magnaldi che lei stessa farebbe fatica ad inserirsi in quello che è il suo mondo attuale e nel quale ci sa stare alla grande. Alla 33enne cuneese della UAE Team Adq abbiamo chiesto quali consigli e avvisi darebbe alle ragazze che si sentono di provare il passaggio nella massima categoria. In buona sostanza non basta solo saper andare forte in salita, occorrono tanti altri aspetti, anche mentali.

Luglio 2017, Magnaldi vince a Corvara e l'anno successivo passerà elite alla BePink (foto Maratona dles Dolomites)
Luglio 2017, Magnaldi vince a Corvara e l’anno successivo passerà elite alla BePink (foto Maratona dles Dolomites)
Luglio 2017, Magnaldi vince a Corvara e l'anno successivo passerà elite alla BePink (foto Maratona dles Dolomites)
Luglio 2017, Magnaldi vince a Corvara e l’anno successivo passerà elite alla BePink (foto Maratona dles Dolomites)

Vita che cambia

A luglio 2017 Magnaldi sale agli onori della cronaca amatoriale per la vittoria del percorso lungo della Maratona dles Dolomites. Questo risultato nella gran fondo italiana più famosa la proietta tra le elite trovando un contratto con la BePink la stagione successiva, prima di attirare l’attenzione della Ceratizit. Se il resto è storia nota, quel periodo sembra lontano anni luce.

«Il ciclismo specialmente quello femminile – apre la spiegazione Magnaldi – è cambiato tantissimo. Riguardando indietro, posso dire serenamente che la Erica di sette anni fa adesso sarebbe in grande difficoltà a correre tra le elite. Ora il livello è alto, le atlete sono agguerrite e le gare sono molto più complicate. Nel 2018 era più semplice per chi arrivava dal nulla come me. Adesso non è un passaggio così scontato come si può pensare, anche se comunque devi avere delle qualità.

«Personalmente – prosegue – ho dovuto colmare le lacune tattiche, lo stare in gruppo e la conoscenza delle avversarie. Nonostante tutto in qualche modo sono riuscita a cavarmela. Adesso bisogna avere motore per tutto. Ad esempio vediamo che ci sono i lead out per le salite, per portare le proprie capitane all’inizio delle salite o per guidarle fino ai punti decisivi. E talvolta le atlete che svolgono questi compiti continuano a salire a tutta.

Per sua stessa ammissione, ora Magnaldi farebbe fatica a passare dalle granfondo alle elite per il cambiamento del ciclismo (foto Play Full)
Per sua stessa ammissione, ora Magnaldi farebbe fatica a passare dalle gran fondo alle elite per il cambiamento del ciclismo (foto Play Full)
Per sua stessa ammissione, ora Magnaldi farebbe fatica a passare dalle granfondo alle elite per il cambiamento del ciclismo (foto Play Full)
Per sua stessa ammissione, ora Magnaldi farebbe fatica a passare dalle gran fondo alle elite per il cambiamento del ciclismo (foto Play Full)

Passaggio da ponderare

Per quelle granfondiste che ottengono buoni piazzamenti o che producono grandi prestazioni, il salto tra le elite va soppesato in maniera attenta. Se nel ciclismo maschile appare impossibile, anche nel femminile la tendenza inizia ad essere la medesima.

«Attenzione – sottolinea Magnaldi – a chi è tentata di lasciare le gran fondo per provare le gare elite. Ci sono differenze fondamentali a cui nessuno mai pensa. Le granfondiste sanno andare forte in salita con un passo regolare. Al netto di questa dote, trascurano sempre la pianura, le salite brevi e i cambi di ritmo. E poi spesso si trovano in gruppi di uomini che scandiscono la velocità. Per passare elite bisogna lavorare a livello anaerobico.

«C’è poi una componente di stress – aggiunge Erica – che non va sottovalutata. Correre a certi livelli tra le elite ha tanti aspetti belli, ma è una vita dura sia in gara che fuori. Sei chiamata a stare tanto lontano da casa tra ritiri e gare. Devi saper gestire le pressioni delle corse e gli equilibri di una squadra. Ora che sono pro’ mi accorgo che forse non sarei in grado di ritornare alle gran fondo e magari vincerle, proprio perché sono due mondi e sport totalmente diversi, non solo tatticamente».

Trinca Colonel arriva dalle granfondo, ma ha corso le categorie giovanili. Per Magnaldi i loro sono casi molto diversi
Trinca Colonel arriva dalle gran fondo, ma ha corso le categorie giovanili. Per Magnaldi i loro sono casi molto diversi
Trinca Colonel arriva dalle granfondo, ma ha corso le categorie giovanili. Per Magnaldi i loro sono casi molto diversi
Trinca Colonel arriva dalle gran fondo, ma ha corso le categorie giovanili. Per Magnaldi i loro sono casi molto diversi

Esempio border line

Dopo il mondiale appena disputato in Rwanda, sabato prossimo Trinca Colonel correrà anche l’europeo in Ardeche, dove ha conquistato tappa e generale del TCFIA, e dove ci sarà Magnaldi, che una settimana fa ha vinto il titolo continentale nel gravel in Abruzzo. Sono state spesso accomunate per il loro passato nelle gran fondo, ma le similitudini si fermano qua.

«Credo che sia – dice Magnaldi – un esempio border line quello tra me e Monica. Non ci sono consigli che io possa dare a lei. Monica ha corso nelle categorie giovanili fino a quindici anni e ha imparato a guidare molto bene la bici. Non a caso è una delle più forti discesiste del gruppo. Monica ha numeri e motore da fuoriclasse. E infatti non mi stupisco che stia andando forte malgrado fino al 2023 corresse e vincesse le gran fondo.

«Io invece – si avvia alla conclusione del discorso – sono cresciuta sugli sci da fondo e iniziando ad andare in bici quando ormai avevo più di ventidue anni. Mi sono affacciata al ciclismo elite in una fase in cui c’erano divari molto netti tra le 20-30 atlete più forti e le altre. Ora il livello medio è molto più alto alle spalle di quelle solite 20-30 forti. Le abilità le ho acquisite in gruppo, mettendomi in gioco, seguendo consigli e guardando le nostre gare in televisione, cosa che peraltro faccio ancora adesso per capire meglio gli errori che da dentro ti sfuggono. Ecco perché dico che chi viene dalle gran fondo ora farebbe fatica».

Trinca Colonel, la vittoria de l’Ardèche fa parte del cammino

17.09.2025
6 min
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Tappa e maglia… anche quella azzurra per Monica Trinca Colonel dopo la vittoria nella frazione finale del Tour de l’Ardèche. L’atleta della Liv-AlUla-Jayco si conferma così una delle migliori del panorama nazionale. Forse colei che più è cresciuta durante la stagione e che addirittura potrebbe candidarsi ad essere l’erede di Elisa Longo Borghini, un anticipo di questa staffetta si è vista al campionato italiano.

L’Ardèche, come accennavamo, ha decretato il suo biglietto per il Rwanda, ma quel che più conta è il processo che questa ragazza sta facendo. E’ un’atleta di pura sostanza, pochi fronzoli, di cui si parla anche poco ma sulla quale si può fare affidamento. Un processo di crescita di cui abbiamo parlato con Marco Pinotti, uno dei coach della squadra australiana.

«Ero giusto in magazzino – attacca Pinotti – per preparare la bici da crono di Monica per i mondiali. Ero con i meccanici rientrati ieri dall’Ardèche. Abbiamo ragionato sul percorso dei mondiali, abbiamo fatto il “pace strategy” in base agli ultimi dati di potenza. E abbiamo cercato di definire le possibilità dei rapporti da scegliere per la prova a cronometro iridata».

Marco Pinotti, ex corridore, è oggi l’head coach della Jayco-AlUla
Marco Pinotti, ex corridore, è oggi l’head coach della Jayco-AlUla
E come vi siete orientati?

Anche se la crono non è il primo obiettivo di Trinca Colonel, è una prova importante e cerchiamo di fare il miglior risultato. Monica userà una monocorona da 60 denti, però le abbiamo lasciato l’opzione del 58, perché le informazioni che non ho sono relative alla qualità dell’asfalto, che può essere più o meno scorrevole. Abbiamo così lasciato due opzioni: la principale appunto il 60 e l’altra il 58. Dietro chiaramente avrà l’11-34. Però la scelta finale la farà là, in accordo con i tecnici della nazionale.

Marco cerchiamo invece di inquadrare bene tecnicamente questa ragazza. Che atleta è?

E’ un’atleta forte e resistente, tecnicamente molto valida. Sa guidare bene la bici, ha un alto consumo di ossigeno ed è resistente nel lungo periodo. Soprattutto in questi due anni ha costruito una resistenza alla fatica che le ha permesso di ottenere risultati importanti. Non ha picchi di potenza enormi, come le prime al mondo, ma una forte resistenza alla fatica. Nei contesti di sforzo prolungato o nelle gare dure riesce ad emergere.

La Liegi di quest’anno è stato il quadro perfetto di quanto hai appena detto. Magari si staccava ma poi rientrava…

Esatto, e lo stesso ha fatto alla Strade Bianche e in qualche altra corsa.

Quanto è cresciuta? E perché in modo così sensibile?

Perché fino a due anni fa lavorava in un negozio di ottica! La sua storia è una bella lezione per tanti. Adesso si cerca talento precoce, ma questo è un esempio che con un po’ di fortuna e tanta bravura anche a 25 anni si può debuttare ad alti livelli e fare bene. Il suo è un percorso alternativo rispetto a tanti altri.

Monica Trinca Colonel vince l’ultima tappa dell’Ardeche e conquista anche la generale. Sono i suoi primi successi da pro’ (foto Getty Images)
Monica Trinca Colonel vince l’ultima tappa dell’Ardeche e conquista anche la generale. Sono i suoi primi successi da pro’ (foto Getty Images)
Quindi ci sono margini?

Secondo me sì. Primo perché è un’atleta a tempo pieno da meno di 24 mesi. Secondo perché dallo scorso anno a quest’anno è cresciuta come valori di potenza nella prima parte di stagione. Poi tra Giro Women e Tour Femmes abbiamo avuto qualche problema. Siamo arrivati al Giro con l’idea di fare una bella corsa, ma invece ha avuto uno stop fisico che un po’ mi aspettavo… in questo suo processo di crescita generale. Ma non proprio in quei giorni. Abbiamo provato a mandarla al Tour Femmes come esperienza, per capire se potesse essere anche psicologico, invece lì abbiamo capito che i guai del Giro erano proprio fisici. Anche lì aveva gli stessi sintomi: dopo due o tre giorni di stanchezza, abbiamo deciso di fermarci.

E poi cosa avete fatto?

Abbiamo optato per uno stop netto e siamo ripartiti dalla base praticamente. Abbiamo ricostruito la seconda parte di stagione a partire dall’Ardèche, che è stato il suo rientro post Tour Femmes. Con Marco Velo si era parlato di portarla al mondiale, ma io ho detto: «Vediamo prima come va l’Ardèche», perché c’era il rischio che Monica fosse ancora stanca. I carichi erano monitorati, ma il peso psicologico si faceva sentire.

Cosa intendi?

Fino all’anno scorso correva senza grandi responsabilità. Qualsiasi risultato era un passo avanti. Quest’anno invece ha affrontato gare con il ruolo di capitana, con un confronto rispetto all’anno precedente e ha dovuto affrontare un processo diverso. All’Ardèche i numeri sono migliorati ancora rispetto a inizio stagione.

Trinca Colonel (classe 1999) quest’anno ha fatto davvero un grande exploit. Ha il contratto con la Liv anche per il 2026
Trinca Colonel (classe 1999) quest’anno ha fatto davvero un grande exploit. Ha il contratto con la Liv anche per il 2026
Tu come la vedi? Più scalatrice, donna da corse a tappe, cronoman…?

Cronoman lo è in parte, stiamo lavorando sulla posizione. Ha fondo e può andare bene nelle corse a tappe, anche se non è la scalatrice più forte. Può dire la sua nelle corse dure di un giorno come la Liegi o i campionati nazionali. E’ un’atleta di fondo che fa della continuità la sua forza.

Prima hai accennato anche all’aspetto mentale. Monica è ancora nella fase del “tutto nuovo” oppure iniziano le responsabilità? Insomma è consapevole?

Secondo me sì. Monica è una ragazza intelligente e consapevole. Sa riconoscere quando non è al meglio e affronta le difficoltà con maturità. Le responsabilità aumentano, ma deve imparare a gestirle. E’ bello che mantenga entusiasmo e che non senta troppa pressione. Ci tiene molto alle compagne e al lavoro di squadra.

Le avete affiancato qualcuna più esperta?

Mavi Garcia, che è molto esperta. Monica ha dimostrato di saper correre anche da capitana e magari al Mondiale potrà stare vicino a Longo Borghini.

L’atleta lombarda sarà in maglia azzurra ai prossimi mondiali. Farà sia la crono che la strada
L’atleta lombarda sarà in maglia azzurra ai prossimi mondiali. Farà sia la crono che la strada
E’ cresciuta come potenza rispetto all’anno scorso?

Sì, di almeno un 4 per cento su tutta la curva, rispetto al suo miglior livello dello scorso anno. Sono percentuali molto importanti a questo livello.

Avete ritoccato la posizione in bici?

L’anno scorso no. Ma quest’anno tra Giro e Tour abbiamo fatto indagini anche a livello meccanico e abbiamo trovato che aveva l’ileopsoas contratto. Una soluzione immediata è stata ridurre le pedivelle da 170 a 165 millimetri. Le usava a crono e ora anche su strada. In questo modo la gamba lavora meno chiusa.

E lei come ha reagito?

Essendo resiliente non ha sentito particolari differenze, ma ha capito che poteva aiutarla. Rivedremo la posizione con calma in inverno, per ora corre così. La risposta è stata positiva.

C’è qualcosa che vuoi aggiungere al quadro tecnico di Monica Trinca Colonel?

Bisogna essere cauti con le aspettative. Monica è un’atleta che può raccogliere ottimi risultati, ma non è scontato che la crescita sia continua. Ci saranno alti e bassi, come quest’anno tra Giro e Tour. Certi processi richiedono più tempo di quello che immaginiamo. Ha davanti ancora tanti anni, ma bisogna darle tempo, senza metterle pressione. Lei stessa non si monta la testa.

Trinca Colonel: un podio con il suo idolo e ora sotto con il Giro

29.06.2025
5 min
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Superato il traguardo lascia scorrere la bici e prosegue a zigzag tra giornalisti e fotografi, si ferma solamente quando trova un fazzoletto d’ombra a bordo strada. Monica Trinca Colonel ha appena terminato la prova tricolore riservata alle donne elite e under 23 al secondo posto. Beve sperando di reintegrare subito dopo lo sforzo e per abbassare la temperatura corporea. Poi si siede sul marciapiede, un’addetta all’antidoping le chiede se ha a portata di mano un documento, lei indica il parcheggio alle sue spalle come a dire: «E’ lì». 

Non parla, nemmeno quando arriva Letizia Paternoster, sua compagna di squadra alla Liv Jayco AlUla (che ieri ha corso con le Fiamme Azzurre). La trentina la abbraccia riempiendola di complimenti, mentre Monica Trinca Colonel continua a cercare energie e fiato. Riacquista la voce una volta scesa dal podio delle premiazioni, quando le chiediamo di parlare ha gli occhi lucidi.

«Ero già contenta di come era iniziata la stagione – dice mentre la voce dello speaker annuncia le classifiche della Coppa Italia delle Regioni ma questo secondo posto ripaga di tutti i sacrifici fatti fino ad ora, anche se non era d’obbligo. Non è detto che tutte le volte in cui ci si impegna arrivino dei risultati, per me è un sogno che si avvera».

Gli occhi lucidi per cosa sono, o per chi sono?

Sono tornata al ciclismo solamente un anno fa dopo un lungo periodo di stop durante l’adolescenza. Per me è surreale ritrovarmi qui oggi (ieri, ndr) alle spalle di Elisa Longo Borghini che è sempre stata un idolo e un punto di riferimento per me e per il ciclismo femminile. E’ come una vittoria. Non so davvero che dire, forse troppe cose. 

Vederla così vicina ti fa venire voglia di prenderla?

Sì ma dobbiamo ammettere che è ancora superiore, va bene così per il momento. C’è tempo e ci sono tanti anni davanti nei quali posso crescere, spero. Sapevo che in questo tipo di sforzi brevi e su percorsi del genere è ancora superiore, lo ha dimostrato con una bellissima azione. 

Prima del via il caldo ha costretto le atlete a cercare riparo dai raggi del sole un po’ ovunque
Prima del via il caldo ha costretto le atlete a cercare riparo dai raggi del sole un po’ ovunque
Quando è partita hai pensato di restare alla sua ruota, o di provarci?

Sinceramente no. Sapevo che sarei esplosa, quindi ho cercato di gestirmi il più possibile. Il secondo posto al campionato italiano è un risultato comunque fantastico. 

Un altro tassello importante in una stagione ricca di progressi e ottime prestazioni.

Sì, una gara come quella di oggi (ieri, ndr) mi dà tanta fiducia in vista del Giro d’Italia Women che è il mio grande obiettivo della stagione. 

Per Trinca Colonel una gara solida e costante, il premio è stato il secondo posto dietro a un’immensa Elisa Longo Borghini
Per Trinca Colonel una gara solida e costante, il premio è stato il secondo posto dietro a un’immensa Elisa Longo Borghini
Si andrà al Giro per?

Puntare a una top 5. Partirò con l’idea di prendere quello che viene dando sempre il massimo. Il ciclismo è imprevedibile per cui vedremo. E’ una grande ambizione quella della top 5 ma sono consapevole di esserci vicina, ne ho avuto conferma alla Vuelta. La condizione credo stia emergendo, spero. Se tutto andrà bene questo obiettivo potrebbe avverarsi.

Quanto è stata importante la Vuelta nell’avere questa consapevolezza?

Mi ha fatto capire che sono un’atleta portata per i giri a tappe, poi mi piacciono molto come tipo di gara. Bisogna sperare che vada tutto bene. In queste corse di più giorni c’è sempre una tappa storta, speriamo cada in un giorno che non risulti poi decisivo. Ci sarà da stringere i denti, ma lo fanno tutte.

Dietro al podio Trinca Colonel ha ritrovato le sue compagne della Bepink con le quali ha corso nel 2024 una volta tornata al ciclismo
Dietro al podio Trinca Colonel ha ritrovato le sue compagne della Bepink con le quali ha corso nel 2024 una volta tornata al ciclismo
Sei tornata al ciclismo la scorsa stagione dopo tanto tempo, in questo anno cosa hai scoperto di nuovo su di te e di questo sport?

Mi sento più sicura e un po’ più consapevole delle mie forze. Manca ancora un piccolo step, come migliorare sugli sforzi brevi o a livello di tattica. Sono consapevole di esserci e di poter migliorare, spero un giorno di riuscire a essere come Elisa Longo Borghini. 

Correre un campionato italiano così è una bella risposta a livello tattico…

Vero, però si poteva prevedere dove ci si doveva far trovare pronte. Sono contenta di esserci riuscita, poi però contavano solo le gambe e sono felice di averle avute

EDITORIALE / La legge di Pogacar e quella italiana da cambiare

28.04.2025
4 min
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Con l’ennesima spallata allo sport contemporaneo, Tadej Pogacar si è portato a casa anche la Liegi, mettendo insieme un filotto che ha del prodigioso. Terzo a Sanremo. Primo al Fiandre. Secondo alla Roubaix. Primo alla Liegi. In mezzo il secondo posto all’Amstel, che forse ha scoperto un suo piccolo limite, e la vittoria alla Freccia Vallone.

La settimana scorsa parlammo di abuso del talento e restiamo convinti che l’Amstel sia stata di troppo, nel nome della stessa cautela per cui lo scorso anno la UAE Emirates decise di non schierare Tadej alla Vuelta. Tuttavia, come detto più volte in passato, il fenomeno è lui e al netto delle cautele necessarie per la sua longevità atletica, bisogna ammettere che con il campione del mondo alcune regole andranno riscritte. Mentre in Italia non si riesce a riscrivere la Legge 91.

Il secondo posto di Ciccone alle spalle di Pogacar nobilita l’abruzzese e lo lancia verso il Giro d’Italia
Il secondo posto di Ciccone alle spalle di Pogacar nobilita l’abruzzese e lo lancia verso il Giro d’Italia

La Liegi degli italiani

La Liegi di Pogacar ha visto un bel segnale dagli italiani, con il secondo posto di Ciccone e la presenza di Velasco e Bagioli fra i primi dieci. Dopo anni di vacche molto magre, un risultato che piace parecchio. Al punto che dalla Lega Ciclismo sono arrivate le congratulazioni del presidente Pella.

«Siamo orgogliosi dei nostri corridori – ha dichiarato l’onorevole piemontese – la prova odierna conferma il valore e il lavoro che tutto il movimento italiano sta portando avanti con impegno e passione. Questa generazione ha talento e coraggio: qualità che sapranno emozionarci sulle strade del Giro e nelle più importanti competizioni internazionali».

Una comunicazione che in altri tempi sarebbe arrivata dalla Federazione ciclistica italiana, come dopo il Trofeo Binda e la Tirreno-Adriatico, quando il presidente Dagnoni si congratulò per i bei risultati degli atleti italiani.

Abbiamo la sensazione che fra i due massimi organi del ciclismo italiano ci siano scarsa comunicazione e una competizione non dichiarata. Come quando Dagnoni era stato da poco eletto per il primo mandato e doveva fare quotidianamente i conti con Renato Di Rocco, che non perdeva occasione per presenziare a partenze e premiazioni. Entrambi hanno pieno diritto di fare quel che fanno, ma la situazione da fuori appare insolita.

I presidenti Dagnoni e Pella al Tour of the Alps, durante la commemorazione di Sara Piffer da parte di Giacomo Santini
I presidenti Dagnoni e Pella al Tour of the Alps, durante la commemorazione di Sara Piffer da parte di Giacomo Santini

Le donne ignorate

In questo scenario ancora da capire, la nota stonata è che siano state ignorate le donne. Nessuna congratulazione, da entrambe le parti. Neppure quando Letizia Borghesi ha conquistato il secondo posto della Parigi-Roubaix e ieri Trinca Colonel un rispettabilissimo posto fra le prime 10 della Liegi.

Le donne non fanno parte della Lega del ciclismo professionistico, eppure (fatti salvi gli importi) all’UCI il contratto di Elisa Longo Borghini è identico a quello di Ganna. Siamo ancora fermi alla Legge 91 sul professionismo: una legge di 34 anni fa! E siccome nessuna Federazione all’epoca consentiva alle donne di accedere all’attività professionistica, le atlete italiane sono considerate dilettanti, sebbene abbiano in tasca dei contratti da professioniste.

Negli anni due decreti hanno ridefinito il concetto di “lavoratore sportivo”, estendendo alcune tutele anche al settore dilettantistico. E successivamente sono stati apportati ulteriori correttivi, adeguando la normativa alle esigenze attuali del mondo sportivo. Ma la disparità resta ed è frustrante. Lo è per noi che ne scriviamo, figurarsi per chi la vive sulla propria pelle.

Monica Trinca Colonel ha conquistato l’ottavo posto alla Liegi: ha un contratto da pro’, ma per la legge italiana non lo è
Monica Trinca Colonel ha conquistato l’ottavo posto alla Liegi: ha un contratto da pro’, ma per la legge italiana non lo è

Lo sforzo condiviso

Allora forse, mentre le foto della vittoria di Pogacar popoleranno gli sfondi per questa settimana e lasceranno poi il posto alle prime immagini del Giro, il ciclismo italiano fa bene a rallegrarsi per i tre azzurri nei 10 della Liegi. Poi però dovrebbe scrollarsi di dosso l’ennesima disparità a scapito delle ragazze.

Chiunque arrivi prima a sanare l’irregolarità meriterà una stretta di mano. Fermo restando che si potrebbe arrivarci assieme: la Federazione e la Lega che ne è diretta emanazione. La concorrenza serve quando porta frutti e fa crescere il movimento, in caso contrario rischierebbe di rivelarsi semplicemente uno sterile esercizio.

Il sogno di Le Court. L’incubo di Elisa, messa ko dal caldo

28.04.2025
6 min
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LIEGI (Belgio) – Non senza un pizzico di sorpresa, tra le donne è stata la Liegi di Kimberley Le Court Pienaar. Atleta importante, anche perché una Doyenne altrimenti non la vinci, ma certo non era sul taccuino delle favorite. Più di qualche ragazza arrivata staccata chiedeva: «Chi ha vinto?» e una volta conosciuta la risposta scattava una smorfia di incredulità.

La gara femminile si è accesa nel finale. La Redoute è stata meno decisiva di quel che si potesse immaginare. Almeno vista da fuori, perché nelle gambe delle atlete ha fatto sfracelli. Poi si èdeciso tutto in uno sprint a quattro.

Stremata e affranta, Longo Borghini all’arrivo ha chiesto le fosse gettata dell’acqua su collo e spalle
Stremata e affranta, Longo Borghini all’arrivo ha chiesto le fosse gettata dell’acqua su collo e spalle

Liegi stregata

E’ proprio da qui che partiamo il nostro racconto, o meglio quello di Elisa Longo Borghini. La capitana del UAE Team ADQ ha ceduto, un po’ come Remco se vogliamo. Per noi è stata una sorpresa, per le sue compagne no. Intendiamo sul momento, quando dal maxischermo sull’arrivo di Liegi l’abbiamo vista perdere terreno.

Erika Magnaldi infatti ci ha detto che Elisa aveva anticipato di non sentirsi bene e per questo le aveva lasciato carta bianca. «Solo che io – spiega Erika – dovevo svolgere un altro ruolo e nella fase centrale della corsa ho sprecato un bel po’ di energie, che poi non ritornano».

Si attende Elisa, passano i minuti, quasi 8. Poi eccola spuntare, stremata. China il capo sulla bici. Parla sottovoce. Si abbraccia con Erika Magnaldi, che è lì ad aspettarla.

Si avvicina la massaggiatrice e le porge qualcosa di liquido da mandare giù. Elisa invece chiede che le si versi dell’acqua sulla schiena. «E’ stato semplicemente un bruttissimo giorno… per avere un bruttissimo giorno», sospira. La lasciamo respirare un po’.

Mauritius, che colpo!

Intanto poche centinaia di metri dietro va in scena il podio. Per le Mauritius di Le Court è una giornata storica e lei lo rimarca con orgoglio.

«Non ci credo – dice commossa l’atleta della AG Insurance-Soudal – è un grande momento per il mio Paese (le Mauritius, ndr). Ad un certo punto sono stata staccata, ma sono riuscita a recuperare, anche grazie alle mie compagne e a Julie Van de Velde, formidabile. Questo dimostra che in gara non bisogna mai arrendersi.

«Sulla Roche-aux-Faucons ho ritrovato improvvisamente le gambe e il ritmo, che sono riuscita a mantenere fino in cima. Sono riuscita a superare Demi Vollering e Puck Pieterse. Ho iniziato a pensare a qualcosa di grande quando ho visto le altre fare fatica sulla Roche-aux-Faucons. Il caldo? No, era una giornata piacevole, ma so che in tante lo hanno sentito».

Longo Borghini in difficoltà sulla Redoute, ma non stava bene già da qualche chilometro
Longo Borghini in difficoltà sulla Redoute, ma non stava bene già da qualche chilometro

«Sembravano 40 gradi»

E’ proprio da qui che ci riallacciamo a Elisa Longo Borghini: quella bottiglietta d’acqua sulla schiena non era affatto casuale. Le facciamo notare del caldo.

«Non lo so – spiega – non mi sono sentita bene. Da metà corsa in poi ho iniziato ad avere caldo, a non sentirmi per niente bene. Le temperature non erano altissime, però io ho sofferto come se ci fossero 40 gradi. Non me lo spiego, semplicemente questo».

In effetti la campionessa italiana veniva da ottime gare, quindi è stata una giornata che non ci si aspettava. Magnaldi aveva detto che probabilmente Elisa aveva patito il caldo. Ma più che il caldo, ipotizziamo, lo sbalzo termico. Negli ultimi due giorni la temperatura è salita di parecchio, passando dagli 11-12 gradi piovosi della Freccia ai 20-21 assolati della Liegi.

«Stavo benissimo fino al giorno prima – riprende Longo Borghini – e non me lo spiego, ripeto. Purtroppo le giornate no nel ciclismo esistono e a volte succedono anche nei giorni in cui vorresti che tutto andasse bene. Da metà corsa in poi, quando non mi sono sentita bene, non aveva senso far lavorare le mie compagne per me. Quindi le ho lasciate andare».

In questa giornata poco brillante per la UAE Adq c’è a aggiungere la frattura del gomito per Silvia Persico, richiamata per la Liegi e caduta nelle prime ore di gara.

Brava Trinca

Ma per una giornata storta, come si dice, ce n’è un’altra che è andata dritta. O quantomeno bene, fatte le dovute proporzioni. E questa nota positiva porta il nome di Monica Trinca Colonel.
Alla presentazione delle squadre, Anna Trevisi, una delle migliori gregarie in assoluto del gruppo, ce lo aveva detto: «Corriamo per Trinca. Sta bene. E’ forte». Ed eccola finire ottava. Prima delle italiane.

«In realtà – racconta l’atleta della Liv AlUla Jayco – sono sorpresa per il risultato perché mi sono sentita bene per almeno due orette. Ultimamente soffro sempre nelle parti iniziali di gara, poi però sul finale ci sono sempre, quindi comunque sono soddisfatta.

«E’ stata una corsa strana per me: mi sono staccata praticamente su tutte le salite, ma poi rientravo bene ed eravamo sempre meno. E’ stata una lotta continua. Questo denota più che altro che sono un diesel, quindi ci impiego un po’ di tempo per ingranare. La cosa bella di questa stagione? Che sto crescendo tanto e senza accorgermene. La squadra poi non mi mette pressione. Qui sto bene e sono più che contenta. Anna ha detto che potevo stare con le grandi? Vabbé, sono parole grosse le sue! Però sì, in futuro spero di essere tra le top».

Malcotti e Trinca Colonel, l’Uae Tour ci ha regalato due perle

17.02.2025
6 min
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Torniamo indietro di una settimana abbondante, a quella penultima tappa dell’Uae Tour Women, quella dello Jebel Hafeet che ha incoronato Elisa Longo Borghini. Perché una scena come quella vissuta sulla dura salita mediorientale, con 4 ragazze italiane davanti a tutti non svanirà dalla memoria tanto presto. Insieme a Elisa e alla sua splendida luogotenente Silvia Persico (davanti alle due nella foto di apertura Human Powered Health/Getty Images) c’erano altre due italiane che ben pochi si sarebbero aspettati di trovare lì, a sgranare il gruppo, a mettere in fila cicliste ben più blasonate: Monica Trinca Colonel e Barbara Malcotti.

Da quel sabato il ciclismo femminile italiano è più ricco, perché quella prestazione è un crocevia importante. Ed entrambe cominciano a sentire sulla pelle il valore dii quel che hanno fatto: «Meglio di così non potevo iniziare la mia stagione – sentenzia Monica, che ha chiuso quarta sia nella tappa che nella generale – è stata una sorpresa soprattutto perché ero all’esordio con il nuovo team e non mi sarei mai aspettata un esordio così fortunato».

L’occasione giusta

«Io sapevo di stare bene – rilancia Barbara, alle sue spalle nella frazione e sesta in classifica – già in Australia sentivo le gambe in crescita ma non ero riuscita a trovare l’occasione giusta. All’Uae Tour ero partita per fare bene nella generale e le compagne hanno lavorato per me in maniera eccezionale».

Entrambe avevano segnato la tappa in rosso: «All’inizio eravamo partite pensando di correre per Mavi Garcia – racconta la Trinca Colonel – ma in quella corsa il vento gioca brutti scherzi e infatti la capitana è rimasta staccata, così il team ha deciso di puntare su di me per la classifica. Mi sono sentita un po’ presa in contropiede, ma sia i dirigenti che le compagne non mi hanno messo pressione, dicendomi di fare quel che potevo e questo mi ha aiutato.

Le compagne di squadra di Trinca Colonel hanno lavorato duro per portarla tra le prime in salita
Le compagne di squadra di Trinca Colonel hanno lavorato duro per portarla tra le prime in salita

Il lavoro delle compagne

«Le compagne mi hanno messo all’inizio della salita nella posizione migliore – prosegue Trinca Colonel – io avevo chiesto di essere portata lì perché poi la salita sarebbe stata una selezione continua e hanno svolto il compito in maniera perfetta. Poi, quando Elisa è partita non ne avevo per seguirla, potevo solo cercare di fare il massimo con le energie che mi erano rimaste».

Dello stesso tenore il pensiero della Malcotti, che pur essendo più giovane di un anno è più avvezza a questi contesti: «Io avevo chiesto espressamente di essere messa sulla ruota di una della Uae perché sapevo che avrebbero fatto il diavolo a quattro per far vincere la Longo Borghini. Ero nella posizione che volevo, poi quando è iniziata la bagarre ho provato un paio di volte a partire per staccare le avversarie dopo che Elisa era già davanti, ma eravamo tutte allo stesso livello di energie, ho pensato a non buttare via tutto esagerando con gli sforzi».

In Australia la Malcotti non aveva colto risultati, ma aveva già mostrato una buona condizione
In Australia la Malcotti non aveva colto risultati, ma aveva già mostrato una buona condizione

Avversarie in gara, senza parlarsi

Quattro italiane davanti. C’è stato tempo e occasione per parlarvi? «Era una salita veloce ed eravamo a tutta – ammette la nuova portacolori della Liv Jayco AlUlanessuna aveva la forza di parlare…».

«D’altronde eravamo di squadre diverse – le fa eco Malcotti – poi ognuna aveva l’obiettivo di fare il meglio possibile sapendo che la Longo Borghini non era recuperabile, visto come andava».

Al di là dell’esito finale, la corsa le ha proiettate verso una nuova dimensione: «Io vengo da stagioni alla Human Powered Health con pochi alti e molti bassi e voglio invertire la tendenza – prosegue la ragazza di Tione di Trento – mi sono resa conto di quel che ho fatto nei giorni successivi, vedendo quante persone mi hanno scritto sui social per farmi i complimenti, avrei voluto rispondere a tutti ma era veramente impossibile. Io voglio continuare su questi livelli per ripagare la fiducia del team, che mi ha garantito ulteriore spazio da qui in avanti e non mi nascondo, voglio qualche Top 5 nel WorldTour».

Primo anno per Monica Trinca Colonel alla Liv Jayco AlUla, subito con grandi responsabilità
Primo anno per Monica Trinca Colonel alla Liv Jayco AlUla, subito con grandi responsabilità

Si guarda ai Grandi Giri

«Io sono ancora una novizia a questi livelli – mette le mani avanti la Trinca Colonel – di base si corre per Mavi che non è solo una capitana per i risultati, ma anche per il suo modo di coinvolgerci, d’insegnarci il mestiere. Il team sa comunque che come alternativa posso essere presa in considerazione, la stagione è lunga e ci saranno altre occasioni per far bene».

Lei è già tornata alle gare alla Volta Valenciana e in una corsa ben più “tranquilla” altimetricamente di quella precedente ha comunque centrato un’altra Top 10 parziale. La Malcotti invece dopo le fatiche australiane e mediorientali è tornata a casa e si prepara per le prime corse italiane: «Sarò al Trofeo Oro in Euro, Strade Bianche e Trofeo Binda, ma in quelle corse la prima scelta sarà la De Jong che è in gran forma. Per me Cittiglio sarà un’esperienza tutta da scoprire. Io poi ormai mi vedo più avvezza per le corse a tappe e infatti il mio calendario sarà ricco soprattutto di queste, soprattutto Vuelta e Giro dove vado per fare esperienza, ma so che il mio futuro sarà lì, soprattutto quando sarò migliorata a cronometro, il mio tallone d’achille sul quale sto lavorando in maniera specifica».

Per la Malcotti c’è ancora molto da lavorare a cronometro per puntare alle classifiche dei giri
Per la Malcotti c’è ancora molto da lavorare a cronometro per puntare alle classifiche dei giri

Monica e il sogno della Freccia

«Anche per me la percentuale di gare è maggiore per quelle a tappe – ribatte la Trinca Colonel – dopo le prove italiane andrò in altura per la Freccia Vallone e la Vuelta. La Freccia l’ho corsa lo scorso anno, ma… in ammiraglia perché mi sono dovuta ritirare dopo soli 6 chilometri. Ho visto però che è qualcosa di magico, percorrevo quella salita e non facevo che pensare a quando sarei potuta essere protagonista anch’io. E’ nelle mie corde, bisogna solo riuscire a essere davanti all’imbocco del muro di Huy, cosa non semplice».