Caruso torna a scuola, prepara la Vuelta e pensa a Mader

11.07.2023
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Smaltite le ultime fatiche del Giro d’Italia, Damiano Caruso si è fermato per un po’ ed ha recuperato in vista dei prossimi impegni. Il corridore siciliano ora si trova con i propri compagni di squadra a Livigno, in altura si allena e prepara la seconda parte di stagione. Intanto i ragazzi del Team Bahrain Victorious seguono le fatiche dei compagni impegnati al Tour de France

«Oggi (domenica, ndr) Mohoric ci ha provato – dice Caruso – ha fatto una bella tappa, alla fine ha vinto uno scalatore vero: Woods. Michelino (Landa, ndr) ha preso un’altra batosta, forse gli conviene azzerare tutto e provare a vincere una tappa. Quest’anno sto vivendo un Tour da appassionato, non l’ho studiato molto, mi metto davanti allo schermo e dico: “Vediamo cosa c’è oggi”. Però una tappa me la ricordo, quella del Col de la Loze, con arrivo a Courchevel. Lì Mikel lo vedo bene».

Landa domenica sul traguardo di Puy de Dome ha pagato 3 minuti a Pogacar e Vingegaard ora il distacco in classifica è di 9’09”
Landa domenica sul traguardo di Puy de Dome ha pagato 3 minuti a Pogacar e Vingegaard ora il distacco in classifica è di 9’09”

Ritorno a scuola

Damiano Caruso, però, prima di attraversare lo Stivale in direzione Livigno, si è reso protagonista di un bel gesto nella sua Ragusa. Il siciliano è tornato tra i banchi di scuola, per affiancare un ragazzo al suo esame di terza media. Il motivo? Il protagonista di questa tesina era Caruso stesso. 

«In quella scuola, l’Istituto Comprensivo Vann’Antò di Ragusa – racconta Caruso – mi ero diplomato anche io, ormai 20 anni fa. Un mesetto fa mi ha contattato un professore chiedendomi se avessi voluto presenziare all’esame di questo ragazzo che aveva scelto me come protagonista del suo esame. Il professore stesso è un appassionato di ciclismo e, nel momento in cui questo ragazzo ha voluto fare una tesina sullo sport, è venuto fuori il mio nome. Sono uno dei pochi corridori che è rimasto a vivere nella città dove è nato e questo mi ha reso lo sportivo di riferimento. Quando mi è stata comunicata la scelta del ragazzo, presenziare al suo esame mi è sembrato bello». 

Caruso durante la discussione della tesina insieme al ragazzo ed al professore che li ha messi in contatto
Caruso durante la discussione della tesina insieme al ragazzo ed al professore che li ha messi in contatto
Com’è stato vedersi raccontato in un contesto così?

Parecchio emozionante, devo ammetterlo. Il ragazzo ha raccontato la mia carriera collegandola alle materie di studio. Per esempio con geografia ha unito le mie sei partecipazioni al Tour de France. Personalmente è stato un momento particolare, quando un ragazzo sceglie te come riferimento positivo è bello. Non tanto per me, ma per il fatto di scegliere uno sportivo, uno stile di vita sano, fatto di sacrifici e passione. 

Ti ha fatto qualche domanda?

Era molto curioso sul mio stile di vita, mi ha chiesto come gestisco l’alimentazione e in che modo mi alleno. Ha voluto sapere quanti chilometri faccio in un anno, siamo passati anche alle domande in inglese. Alla fine la mia carriera è stata un filo rosso all’interno del suo esame, non ho potuto far altro che ringraziarlo per avermi scelto. Gli ho anche fatto una promessa. 

Il quarto posto al Giro d’Italia ha lasciato il sorriso e tanta soddisfazione nel siciliano
Il quarto posto al Giro d’Italia ha lasciato il sorriso e tanta soddisfazione nel siciliano
Quale?

A fine stagione cercherò di contattarlo nuovamente e magari faremo una pedalata insieme. Ci siamo salutati così, con i complimenti da parte mia ed un sincero ringraziamento.

Quindi il ragazzo va in bici?

No, la cosa bella è proprio questa. Ha scelto me nonostante lui non vada in bici. Per me è stato un motivo di riflessione e di “vanto” perché il ragazzo ha scelto una figura sana e professionale. Nella mia carriera ho sempre pensato che lavoro, sacrificio e dedizione valgono per la vita di tutti i giorni. Non è una scelta facile che porta al risultato, ma tutto arriva dopo un lungo lavoro. 

A proposito di lavoro, tu ora stai preparando la seconda parte di stagione, come procede?

Dopo il Giro mi sono fermato per un mese, non ne sono uscito troppo stanco, infatti dopo una settimana senza bici sono tornato a pedalare. La cosa importante era mantenere un filo di condizione per arrivare a questo ritiro in buona forma. Il 21 torniamo a casa e poi partirò per il Tour de Pologne, la Vuelta a Burgos ed infine la Vuelta Espana. 

Fare due grandi corse a tappe era in programma fin da inizio stagione?

Ne avevamo parlato con la squadra fin dall’inverno. Come corridore riesco ad esprimermi al meglio nelle corse a tappe. Ad aprile e maggio ho fatto terzo al Romandia e poi quarto al Giro, quindi abbiamo avuto la conferma di ciò. Ora lavoriamo per avere un secondo picco di forma e andremo alla Vuelta, ma lo dico subito: non curerò la classifica. Punterò a qualche tappa, alla mia età è difficile curare la classifica in due grandi Giri. 

Alla presentazione del Tour de France si è ricordato ancora Gino Mader, una ferita ancora aperta nei cuori dei suoi compagni di squadra
Alla presentazione del Tour de France si è ricordato ancora Gino Mader, una ferita ancora aperta nei cuori dei suoi compagni di squadra
Sarai in supporto a qualcuno?

Difficile dirlo prima che finisca il Tour, magari Landa virerà sulla Vuelta, ma non possiamo ancora dirlo. Oppure i leader saranno Tiberi e Buitrago. Fa male dirlo: anche Mader avrebbe potuto curare la classifica…

Com’è stato ripartire dopo quella tragedia?

La botta morale è stata profonda, noi corridori siamo abituati a salutarci e rivederci dopo settimane o mesi. Il cervello fa fatica a realizzare che Gino non lo vedrò mai più. Anche ora che siamo in ritiro la mia mente dice: «Non c’è perché sta correndo da qualche parte». Poi però quando sei fermo realizzi e rischi di impazzire. Anche semplicemente leggere la dedica sulla maglia mi fa venire un magone incredibile. E’ triste, ma il fatto che non ci sia più è da accettare.

Stakanovista Mohoric, due mesi intensi di classiche

26.04.2023
4 min
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LIEGI – Dalla Omloop Het Nieuwsblad del 25 febbraio, alla Liegi-Bastogne-Liegi dello scorso 23 aprile: Matej Mohoric si è fatto tutta, ma proprio tutta, la Campagna del Nord. O per meglio dire la primavera delle classiche. Perché non va dimenticato che nel mezzo di queste undici prove c’erano anche la Sanremo e la Strade Bianche.

Il corridore del Team Bahrain Victorious si ferma a parlare con noi tra uno scrocio di pioggia e l’altro alla vigilia della Doyenne, in occasione della presentazione delle squadre.

Mohoric non ha vinto in questo scorcio di stagione, però è salito sul podio della Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Di certo la sua non è una primavera da buttare. Poteva averla chiusa dopo la Roubaix, dopo l’ennesima brutta caduta e le tante botte e invece è andato avanti. Poteva rassegnarsi al dominio ora di Pogacar, ora di Van der Poel, ora della Jumbo-Visma, ma neanche per sogno. Questa sua campagna di classiche gli ha riservato spunti interessanti che analizziamo insieme.

L’intervista con Mohoric (classe 1994) alla vigilia della Liegi
L’intervista con Mohoric (classe 1994) alla vigilia della Liegi
Matej, dicevamo: ti sei fatto tutte le classiche più importanti di primavera…

Questo era il mio programma! All’inizio è andato tutto bene. Mi sono piazzato un paio di volte, poi i due obiettivi principali erano il Fiandre e la Roubaix e non sono andati un granché. Fisicamente stavo bene, però non ho raccolto nessun risultato, quindi c’è un po’ di rammarico. Però guardo avanti e spero di far bene prima o poi. 

Sei stato anche sfortunato. Hai subito diverse cadute, ma ti sei sempre rialzato, mostrando molta grinta. In tanti avrebbero detto basta dopo che i due obiettivi principali erano alle spalle ormai…

Sì, però la vita non sempre va come si vuole. La cosa più facile è dire che uno non ce la fa, che è meglio restare a casa… Però io credo che bisogna tentare sempre. Anche perché se non parti, non puoi nemmeno vincere. E neanche provarci…


Hai fatto tutta la Campagna del Nord, c’è stato un momento di picco di forma? Ed eventualmente quando era previsto?

Sono stato sempre abbastanza bene, ma era previsto un picco di forma per il Fiandre e la Roubaix. E infatti devo dire che di gambe in quei giorni mi sono sentito davvero bene. Però purtroppo per delle circostanze avverse non ho fatto risultato. E mi dispiace proprio perché sapevo di stare bene. Stavo meglio dell’anno scorso…

Mohoric ha chiuso la sua primavera alla Liegi. Due mesi in cui ha preso il via a tutte le classiche. Ha saltato Brabante e Scheldeprijs
Mohoric ha chiuso la sua primavera alla Liegi. Due mesi in cui ha preso il via a tutte le classiche. Ha saltato Brabante e Scheldeprijs
Se il picco era previsto per il Fiandre, avevi deciso di sacrificare un po’ la Sanremo? Eri consapevole che forse non eri al 100 per cento…

Esatto. Alla Sanremo non ero al 100%, consapevole del fatto che il mio obiettivo principale era la Roubaix. La Roubaix più del Fiandre. E infatti poi sono stato meglio dopo, nonostante la caduta al Fiandre.

Al netto dei dolori, cosa ti porti dietro da Fiandre e Roubaix? Le puoi vincere?

Sì, secondo me sono alla mia portata. Quest’anno posso dire che non ero tanto lontano dal tenere il passo con i migliori. Alla Gand, per esempio, non ci sono riuscito perché a un corridore davanti a me è scesa la catena e non potevo passarlo in quel momento. Ho perso l’attimo. Altrimenti sarei rimasto attaccato ai due Jumbo-Visma. Al Fiandre, la prima caduta, quella in cui è rimasto coinvolto anche Pogacar, un po’ mi condizionato. Dopo quella scivolata non ero più al 100 per cento.

Mohoric ha capito che con ottime gambe e un po’ di buona tattica, quei 3-4 fenomeni si possono battere
Mohoric ha capito che con ottime gambe e un po’ di buona tattica, quei 3-4 fenomeni si possono battere
Insomma, in prospettiva hai fatto un buon lavoro…

Sì, io sono convinto che nel futuro, se tutto va bene, posso vincere sia il Fiandre che la Roubaix. E tornerò.

Non parti battuto in partenza! In queste classiche abbiamo sentito corridori, anche importanti, partire per il secondo posto o per il piazzamento perché in gara c’era uno o più di quei quattro fenomeni…

No, no… e questo purtroppo è vero. Nelle ultime corse, più di una volta nel gruppo, quando la situazione si era delineata, in tanti hanno corso per un piazzamento e questo mi dispiace. Anche all’Amstel quando siamo rimasti fuori perché ci hanno attaccati di sorpresa, mancava molto e c’era il tempo di rientrare. Però non c’erano le squadre che volevano sacrificarsi per andare a prendere la fuga.

E come si può fare?

Bisogna adattarsi e fare del proprio meglio. Magari non facendosi sorprendere e così giocarsela non contando sugli altri.

Strade Bianche, Mohoric e Pidcock mirano Van der Poel

03.03.2023
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Mohoric sembra calmo al punto giusto. Le prime corse del Nord hanno detto che la gamba c’è e la Strade Bianche risveglia in lui lo spirito del guerriero. Domani ci sarà da combattere, andare forte in salita e anche mettere a frutto le proprie doti di guida. E se anche la corsa non sarà decisa da un reggisella telescopico come nell’ultima Sanremo, il confabulare fra lo sloveno e i suoi meccanici fa capire che sul fronte delle ruote alla Bahrain Victorious potrebbero avere l’asso nella manica.

Mohoric (in apertura con Simona Mazzoleni, addetta stampa del team) e il resto della squadra useranno le nuove ruote Vision con il canale più largo e tubeless da 28, che grazie alla larghezza del cerchio si potranno gonfiare presumibilmente a pressioni più basse.

Mohoric in forma

L’hotel Montaperti si trova più o meno a 25 chilometri dall’arrivo della Strade Bianche. Qui la corsa sarà quasi decisa e semmai ci saranno Colle Pinzuto e poi le Tolfe per dare un altro scossone, prima della resa dei conti sullo strappo finale. Il parcheggio è ricolmo di mezzi, fra pullman, camion, ammiraglie e biciclette. Sono così pigiati che mentre parli con De Marchi che intanto sistema la sella della sua Giant, ti arrivano addosso gli spruzzi di uno accanto che sta lavando il pullman.

«Sono in forma – dice Mohoricl’inverno è andato molto bene quest’anno. Non mi sono mai ammalato, quindi credo di essere pronto per le classiche. Le corse in Belgio hanno detto che la condizione c’è. Abbiamo fatto degli errori, come spesso succede, però quando le cose gireranno nel verso giusto, sono convinto che potremo vincere».

La Strade Bianche 2023 si corre sulla distanza di 184 chilometri
La Strade Bianche 2023 si corre sulla distanza di 184 chilometri

Mistero sulle pressioni

Ci si interroga sul meteo e sugli uomini. Van der Poel se ne sta rintanato fra i suoi compagni, sapendo di essere l’osservato speciale, mentre gli altri si chiedono come si possa farlo fuori, impedendogli di esplodere ancora una volta nell’ultimo muro, come gli riuscì alla grande nel 2021, con la stessa veemenza che a Hoogerheide gli ha fruttato l’ennesimo mondiale di cross.

«Gli uomini da battere – conferma Mohoric – sono Van der Poel, Alaphilippe e la Jumbo Visma con Tjesi Benoot e anche Attila Valter. E poi ci sono anche altri corridori che scopriremo dopo il Monte Sante Marie. Il punto è sempre quello. Noi abbiamo una squadra compatta, con uno spirito molto alto.

«La Strade Bianche – prosegue – è uno degli obiettivi di quest’anno. Il fondo è più duro e più compatto, visto che ha piovuto. Però ho visto che in alcuni tratti hanno buttato della sabbia nuova, quindi bisognerà fare attenzione, perché secondo me sarà più tecnico degli altri anni. In compenso, essendo così duro, credo che ci saranno meno forature rispetto a quando corremmo d’estate nell’anno del Covid. Scelte tecniche speciali? Forse un po’ la pressione (ride con lo sguardo acuto, ndr), ma semmai ne parliamo domattina». 

Pidcock super concentrato

Nel mazzo non ha messo Pidcock, forse perché non ci crede o forse perché lo ha dimenticato. Sta di fatto che quando stamattina siamo stati nell’hotel di Monteriggioni in cui alloggiano Ineos Grenadiers e anche la Jumbo Visma, il britannico è partito con l’espressione del viso contratta, nel segno della più grande concentrazione. Lo stesso addetto stampa sudafricano ha preferito rinviare ogni intervista per lasciarlo tranquillo. Con i ragazzi, che oggi hanno fatto appena una sgambata avendo ripassato ieri gli ultimi 100 chilometri di gara, è uscito anche Kurt Bogaerts, che di Pidcock è il preparatore, qualunque disciplina affronti.

«Abbiamo Kwiatkowski che ha vinto due Strade Bianche – ha detto Tosatto, prima di partire per l’allenamento – ma è certo che Tom sta bene. Sicuramente la squadra è incentrata su di lui, però abbiamo anche altre carte. Dipende tutto come si mette la corsa. Quello che ho detto loro è che sarà importante essere in tanti davanti dopo il Sante Marie, la salita che fa la differenza.

«Comincia tutto lì, perché la storia dimostra che questa corsa non si può prendere in mano prima di quel punto. Però si può perderla nei chilometri precedenti. L’anno scorso la grande caduta di Alaphilippe ha cambiato un po’ le carte sul tavolo…».

Pidcock e Kwiatkowski saranno gli unici nella squadra a usare pneumatici da 28, mentre gli altri andranno sul 30 e tutti con ruote Shimano C36. Quanto ai rapporti, ormai c’è sempre meno da giocare. Le aziende consegnano combinazioni piuttosto bloccate, sarà il caso di farsele andare bene.

Tricolore d’Australia

Nell’hotel Montaperti a un certo punto incontriamo Zana, campione italiano al debutto in Italia con la nuova maglia della Jayco-AlUla, che l’anno scorso alla Strade Bianche entrò nei primi venti.

«L’inizio stagione è stato difficile – dice il veneto che ha debuttato alla Ruta del Sol e ha fatto poi le due corse francesi – anche l’inverno è stato un po’ così, però adesso comincio a stare meglio e quindi voglio fare bene. Nelle prime corse ho messo un po’ di fatica nelle gambe, spero di riuscire a dare una mano alla squadra. Correre con la maglia tricolore è sempre bello, farlo in Italia è anche meglio. Domani sarà una grande giornata.

«Correre in una WorldTour cambia parecchio. Riesci a stare davanti e a risparmiare qualcosa, quindi nel finale riesci ad avere in tasca quell’euro che fa la differenza. Per il resto, mi trovo bene. Già dal ritiro, abbiamo cercato di creare un bel gruppo perché penso che faccia la differenza. Sono cambiati tanti corridori, siamo quasi partiti da zero. Dopo la Strade Bianche farò il Catalunya, speriamo davvero di trovare una bella gamba e andare sempre meglio».

Milano-Sanremo 2003, con Celestino il film di quel giorno

26.02.2023
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Un amarcord felliniano, andando a ripescare un’epoca che ci accompagna ancora oggi con quei campioni che ora guidano il ciclismo dall’ammiraglia e ricoprono ruoli in federazione e nel mondo tecnico delle due ruote. Facciamo un salto a vent’anni fa, partendo dalla foto utilizzata in apertura per farci raccontare la Milano-Sanremo 2003. A riavvolgere il nastro della memoria ci aiuta l’unico che dei tre non aveva le mani alzate al cielo ma l’orgoglio pieno, Mirko Celestino

Per lui correre la classica di primavera era un sogno fin da bambino. Nato ad Andora, città attraversata dalla corsa, l’attuale cittì della nazionale XCO e XCM aveva un legame intimo e reverenziale. Per lui quegli anni alla Saeco erano tempi di vittorie con un Lombardia, una Tre Valli Varesine e tante altre corse che lo avevano già fatto conoscere al grande pubblico. Una delle caratteristiche che lo contraddistinguevano era il saper affrontare le discese a viso aperto, rilassato e disinvolto come una rondine in cielo. Mirko, raccontaci di quel giorno e dicci cosa ne pensi degli interpreti di oggi…

Mirko Celestino, tecnico della nazionale di Mtb dal 2017
Mirko Celestino, tecnico della nazionale di Mtb dal 2017
Per cinquant’anni la Milano-Sanremo si è corsa il 19 marzo, giorno del tuo compleanno. Che cosa rappresentava per te quella corsa?

Sono cresciuto guardando la Milano-Sanremo. Il mio papà mi ha sempre portato a vederla a Capo Mele che è la salitella prima di arrivare ad Andora dove mancano 50 chilometri all’arrivo. Sono cresciuto con la visione di questi corridori che arrivavano tutti sporchi e provati. Ho in testa queste immagini epiche di campioni che passavano davanti a casa. 

Da ammirarla sei poi arrivato a correrla da professionista…

Questa passione per la bici tramandata da mio papà l’ho portata avanti dai sei anni fino a farne un lavoro e non ho più smesso. Il mio sogno era quello di partecipare alla Milano-Sanremo e così sono arrivato a farne 11 tra cui quella del 2003 dove chiusi al secondo posto dietro a Paolo Bettini

Che emozioni provasti quel giorno?

Fu come una vittoria. In quel periodo Bettini era imbattibile. Per un corridore con le mie caratteristiche arrivare nei primi in quella classica era molto difficile. A quel tempo era una gara dominata perlopiù da velocisti. Ai tempi non si riusciva a fare tanta differenza perché c’era Mario Cipollini in maglia iridata con il suo treno. Fino all’anno prima con il treno rosso non lasciava scappare occasioni e quell’anno con la Domina Vacanze il trend era lo stesso. 

Mirko Celestino, vinse il Lombardia 1999 con grandi gambe in salita e super doti di guida in discesa
Mirko Celestino, vinse il Lombardia 1999 con grandi gambe in salita e super doti di guida in discesa
Un secondo posto che ti tieni stretto…

Quel giorno lì sento di aver fatto un’impresa. Chi ne capisce di ciclismo può capire quanta energia avessi e quanto era la mia giornata. Anche se quel giorno “l’altro” che era nella sua giornata perfetta era proprio Bettini. 

Qual era la tattica in corsa?

Gli accordi erano quelli di avvantaggiare Danilo Di Luca, mio compagno alla Saeco, che stava bene e bisognava fare la gara dura per svantaggiare i velocisti. Mi “sacrificarono” per fare l’attacco sulla Cipressa e così è stato. 

Ti staccasti prima dello scollinamento e poi li riagganciasti in discesa…

Mi riprese quasi in cima alla salita il quartetto che era uscito dal gruppo composto da Bettini, Vinokourov, Freire e Rebellin. Ero in affanno dopo l’attacco e mi ricordo che vidi che Di Luca non c’era, così mi buttai giù in picchiata, rischiando la vita, per quella discesa che conoscevo a memoria e li ripresi. Ai tempi so che feci il record. Mi piaceva molto andare forte in discesa e riuscivo a fare la differenza anche in quelle che non conoscevo.  

Qui Cipollini in maglia di campione del mondo e un giovane Bennati a tirare
Qui Cipollini in maglia di campione del mondo e un giovane Bennati a tirare
Cosa successe sul Poggio?

Ci ripresero e imboccai il Poggio in gruppo. Poi secondo me, Di Luca partì un po’ troppo presto e fu ripreso in contropiede da Bettini, Paolini e me, che mi agganciai alla loro ruota. 

Se sulla Cipressa facesti il recupero in discesa mentre a venire giù dal Poggio tirò quasi solo Paolini…

Anche loro due erano due ottimi discesisti. Paolini lo reputavo al mio livello in discesa. Si sacrificò totalmente per Paolo e tirò parecchio sia in salita che in discesa perché era molto bravo a guidare e a disegnare traiettorie. Di Luca infatti si staccò e perse terreno da noi tre. 

Che sentimento provasti al termine di quel sogno sfiorato?

Son sempre stato una persona realista. Quel giorno lì non mi ha battuto uno a caso, ma Paolo Bettini. In quegli anni lì non sbagliava un colpo, sapevo già di essere spacciato. Mi sarebbe stato utile se al posto di Paolini ci fosse stato un altro corridore di punta in modo tale da provare un attacco da finisseur e sorprenderli. Magari si sarebbero guardati quell’attimo in più e sarei arrivato all’arrivo. Ero abbastanza scaltro in questo, infatti la Classica di Amburgo e il Giro di Lombardia li vinsi così, di furbizia. 

Mohoric ha vinto la Sanremo 2022 con 2 secondi di vantaggio su Turgis e Van der Poel
Mohoric ha vinto la Sanremo 2022 con 2 secondi di vantaggio su Turgis e Van der Poel
Venendo all’attualità, la vittoria di Mohoric dell’anno scorso utilizzando il telescopico e attaccando proprio in discesa che impressione ti ha fatto?

Ha colto l’attimo giusto. Sì, il telescopico può averlo avvantaggiato qualcosina, ma non lo vedo così utile in una gara su strada. Si va giù talmente forte nelle discese che quel dispositivo non ti fa fare così tanto differenza. Lì ci vuole il manico e saper gestire bene la bicicletta, distribuire i pesi ed essere tranquillo e rilassato. La rigidità è quella che ti fa fare degli errori, soprattutto alle alte velocità. Lui ha saputo sfruttare questa sua dote di discesista e ha sorpreso gli altri. E’ stato un grande. Avendo il telescopico tutta l’attenzione se l’è presa quello. 

Pensi che quest’anno vedremo più telescopici in gruppo?

Sicuramente sì. Qualcuno proverà questa carta. Anche se la Sanremo la vinci con un insieme di dettagli: alimentandoti bene, arrivando con la mentalità giusta al momento decisivo e con una gamba che risponde bene dopo 300 chilometri. 

Il telescopico da mountain bike di Mohoric comprato sul web e approvato dall’UCI
Un telescopico da mountain bike di Mohoric comprato sul web e approvato dall’UCI
Cosa ne pensi dei nomi che ci sono oggi? Van Aert, Van der Poel, Pogacar…

Sono tutti nomi pericolosi. Pogacar ha caratteristiche diverse dagli altri due, perciò cercherà sicuramente di anticipare tutti e metterli in difficoltà. C’è da dire che Van Aert e Van der Poel non li stacchi in salita e in più sono anche veloci. Ovviamente ci aggiungo Evenepoel e Alaphilippe che sono delle vere e proprie mine vaganti per qualsiasi corsa. Al giorno d’oggi la vita per i velocisti è sempre più dura. Dopo 300 chilometri, Van Aert e Van der Poel possono dire la propria anche in mezzo ai velocisti. Le caratteristiche vanno tutte in secondo piano. Le incognite in questa classica sono infinite. Comprese le cadute che in questa gara fanno la selezione che non ti aspetti. 

Permettici questa domanda… Mirko Celestino con il telescopico avrebbe vinto una Sanremo?

No, no (ride, ndr), in Mtb l’ho usato ma serve per altri scopi. Su strada non fa la differenza che tutti si immaginano. Mi tengo stretto quel secondo posto del 2003. 

Mohoric riparte con la Roubaix nella testa

19.11.2022
4 min
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A parte il fatto che si dorme poco e che sua figlia più grande ha portato a casa l’influenza, la ripresa della preparazione in casa Mohoric è ripartita nella giusta direzione. Ma siccome Matej è un uomo razionale, gli basta fare il confronto con la stagione iellata che si è lasciato alle spalle, per sorridere alle bimbe che intanto fanno baccano e guardare avanti.

Così, tornando per qualche minuto a parlare da corridore, il terzo sloveno per popolarità e prestigio dopo Pogacar e Roglic ma il primo per accessibilità e pragmatismo, ha le idee ben chiare.

«Ci sono degli obiettivi importanti nella prima parte di stagione – dice – dove ho corso molto bene l’anno scorso. Penso alle classiche al Nord, soprattutto alla Roubaix (nella foto di apertura è con Colbrelli in avvio dell’edizione 2021, vinta da Sonny, ndr). Mi è sfuggita qualche vittoria e vorrei riprovare a fare qualcosa di bello il prossimo anno».

La vittoria nella CRO Race ha confermato che i guai del 2022 erano alle spalle
La vittoria nella CRO Race ha confermato che i guai del 2022 erano alle spalle

Roubaix e Tour

Riprendersi quel che la cattiva sorte gli ha fatto lasciare indietro. Lo ha detto Marta Cavalli parlando del Tour: anche questa può essere una bella molla per la stagione che viene.

«Ci sono tante volte – spiega – quando trovi degli ostacoli e quando le cose non vanno, in cui è importante riprendersi. Io amo andare in bici prima di tutto ed è quello che mi dà la motivazione per continuare e rimettermi prima possibile in forma. Poi di sicuro ci sono le gare che vorrei vincere e quelle che non ho corso al mio livello, come il Tour di quest’anno. Questo di certo fa venire la voglia di tornarci e farlo quando stai davvero bene.

«Adesso va tutto bene, dopo la mononucleosi che mi ha fregato metà anno. Negli ultimi 10 giorni, ho preso gli antibiotici, ma non è stato un gran problema. Era una cosa che la piccola ha portato a casa dalla scuola ed è già passato. Sto già bene, tutto in ordine. E sono sicuro e convinto che il prossimo anno mi ritroverò al livello della scorsa primavera».

Mohoric ha corso il Tour con una mononucleosi addosso che l’ha fortemente limitato
Mohoric ha corso il Tour con una mononucleosi addosso che l’ha fortemente limitato

L’aiuto di Sonny

La sfida della Roubaix avrà un sapore particolare, perché a seguirla da vicino ci sarà anche il vincitore del 2021. Colbrelli lo aspettavamo tutti alla conferma, poi la storia è andata come sappiamo. L’annuncio di pochi giorni fa sul fatto che continuerà nel Team Bahrain Victorious (anche) come consulente per quelle corse, darà all’avvicinamento e alla stessa vigilia un sapore diverso.

«Sonny – dice sicuro – sarà un valore aggiunto molto importante. Avere uno così alza lo spirito di tutto il gruppo, alza la motivazione e ci farà correre tutti più uniti. Più coerenti con un sogno che lui ha realizzato e molti di noi magari non otterranno mai. Avere lui accanto di sicuro ci darà qualcosa in più nel momento che serve.

«Convivere con quello che gli è successo è stato molto difficile anche per me, perché è un caro amico. Tante volte siamo stati insieme in camera alle corse ed è stato pesante vivere la sua storia pensando a cosa significava soprattutto per lui. Cercherò di stargli vicino come posso, perché so che lui ci è rimasto male. Di sicuro non è contento di non poter più correre, ma sono convinto che a breve si ritroverà e troverà nuove motivazioni per continuare la vita dopo il ciclismo».

Dopo la vittoria di Sanremo, Mohoric con la bici sollevata e l’evidenza meno attesa: aveva un reggisella telescopico
Dopo la vittoria di Sanremo, Mohoric con la bici sollevata e l’evidenza meno attesa: aveva un reggisella telescopico

Il telescopico? Forse no

Perciò riavvolgiamo il nastro e riportiamolo al momento più bello del 2022. Alla vittoria di Sanremo con la sua Merida sollevata sopra alla testa e quell’insolito reggisella, la cui storia in pochi minuti fece il giro del mondo. Quanto c’è ancora da inventare nel ciclismo di Tadej?

«Il reggisella telescopico tirato fuori in quella maniera – sorride – è stato sicuramente un caso isolato. E’ stata una cosa abbastanza grave, tra virgolette, non era un piccolo dettaglio. Una cosa così grande non possiamo tirarla fuori tutti gli anni e usarla per vincere. Però sicuramente siamo sempre alla ricerca e sviluppiamo i materiali. Credo che siamo tra i migliori nel gruppo anche per questo. Penso che la nostra squadra abbia successo soprattutto nelle classiche, perché abbiamo dei materiali che ci permettono di fare davvero bene sulle strade del Belgio, dove la tecnologia conta davvero. Di sicuro non siamo fermi e stiamo testando già nuove soluzioni.

«Non credo che qualcuno andrà alla Sanremo col telescopico. Tanti corridori non credevano che permettesse di andare più forte. Forse qualcuno sì e magari qualcuno vorrà testarlo, ma non saprei. Io stesso non so se lo userò ancora».

Lo stacco di fine stagione: ce lo spiega Bartoli

13.10.2022
5 min
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L’autunno porta con sé tanti cambiamenti, l’aria diventa più frizzante, gli alberi cambiano d’abito, passando dal verde vivo al rosso. Le giornate si accorciano inesorabilmente, con la notte che viene ad accoglierci sempre più presto. Per i corridori l’autunno coincide con la fine della stagione agonistica, inizia il periodo di stacco. Ma come si affronta? Cosa è meglio fare?

C’è chi preferisce abbandonare subito la bici per riprenderla all’inizio di novembre. Poi c’è chi si dedica alla stagione del cross, come ad esempio Van der Poel (foto di apertura). Al contrario, c’è anche chi non vuole lasciare in cantina il mezzo troppo presto e godersi ancora qualche giorno di pedalata. “No more racing, still riding” (niente più gare, solo passeggiate, ndr) così scrive in una storia Instagram Mohoric. Per analizzare quello che lo stacco autunnale comporta è meglio però chiedere ad un esperto come Michele Bartoli.

Il consiglio di Bartoli è il riposo assoluto, fondamentale per recuperare le energie fisiche e mentali
Il consiglio di Bartoli è il riposo assoluto, fondamentale per recuperare le energie fisiche e mentali

Obiettivi diversi

Per i corridori iniziano le vacanze, ma non si potrebbe dire altrettanto per tecnici e preparatori. Loro, imperterriti nel lavoro e nella programmazione, iniziano a lavorare già sugli impegni futuri. Quando chiamiamo Bartoli, è in pieno svolgimento una riunione per i suoi ragazzi dell’Academy, Michele ci ripromette di chiamarci al più presto e noi attendiamo.

«Innanzitutto – inizia a raccontare Bartoli – dipende dal programma che un corridore ha. Ci sono atleti che ripartono dall’Australia, quindi a metà gennaio devono già essere in condizione. Questi ragazzi, di conseguenza, anticipano il termine della stagione, il riposo e anche la ripresa degli allenamenti. Anche perché in Australia ci sono gare WorldTour (il Tour DownUnder e la Cadel Evans Great Oceans Road Race, che tornano dopo la pausa Covid, ndr), quindi chi ci va ha voglia di fare bene». 

Con il ritorno delle corse in Australia la preparazione cambierà, soprattutto per gli sprinter: qui Viviani nel 2019 alla corsa di Evans
Si torna in Australia e cambia la preparazione degli sprinter: qui Viviani nel 2019 alla corsa di Evans

Consiglio: riposo assoluto

In gergo il periodo che intercorre tra la fine della stagione e l’inizio della preparazione si chiama “stacco”. Non è un caso, il senso di quei giorni è proprio quello di spegnere il motore e riposare, dimenticare la bici in box e fare altro.

«Ci sono varie metodologie – riprende – io consiglio di fare fra le tre e le quattro settimane di riposo, anzi di ozio assoluto. Se proprio uno non riesce a stare fermo, può fare un po’ di attività ma ad intensità davvero bassa. Io personalmente preferivo fermarmi completamente, anche perché poi la stagione è lunga e piena di gare, si fa fatica a fermarsi quando si è in piena attività.

«Non staccare comporta delle conseguenze negative, che magari non si vedono nell’immediato, ma hanno degli effetti negativi a lungo andare. Si deve riposare più per la mente che per il corpo, se si riparte anche al 99% non va bene. Pensate a far così stagione dopo stagione, quell’uno per cento che perdiamo si accumula fino ad arrivare ad un punto di non ritorno. Poi si sente dire: “E’ andato forte per 4 anni e poi si è spento”. Ma se ogni anno tiri la corda, questa prima o poi si spezza».

Il riposo è fondamentale per presentarsi con la giusta condizione e motivazione agli impegni di inizio stagione
Il riposo è fondamentale per presentarsi con la giusta condizione e motivazione agli impegni di inizio stagione

Metodo a ritroso

Le squadre ora hanno molti atleti tra le loro file, questo porta ad avere altrettanti metodi di lavoro e di allenamento. 

«Rispetto a quando correvo io – spiega Bartoli – non è cambiato il numero di gare, ma la loro distribuzione. Ora si corre tanto fuori dall’Europa, il riposo a casa, per logica conseguenza diventa minore. Per questo lo “stacco” diventa fondamentale, l’autunno è l’unico periodo dove ci si può fermare tutti. Ora le squadre fanno lunghi periodi di preparazione al caldo, negli anni ’90 era raro, io mi spostavo spesso per allenarmi, ma ero uno dei pochi. Un corridore era influenzato anche dalla zona d’Europa o del mondo nella quale viveva. Alcuni atleti spagnoli facevano fatica a fermarsi ad ottobre perché da loro faceva caldo e la voglia di pedalare rimaneva. Sfruttavano più a lungo l’autunno, ma nel tempo si è arrivati a capire che era un errore. Il segreto, dal mio punto di vista, è andare a ritroso dalla prima data di corsa, così riesci a costruire i giusti periodi di lavoro».

Stacco e bilancia

E’ inevitabile che nel periodo di pausa dall’attività agonistica i ciclisti prendano qualche chilo, d’altronde lo “stacco” passa anche dalla tavola, ma bisogna sempre avere un occhio di riguardo…

«Io stesso – conclude Michele – collaboro con dei nutrizionisti, sono dell’idea che per fare un buon lavoro ognuno debba fare il suo. Nel periodo autunnale è consigliabile prendere qualche chilo, per dare anche salute al muscolo.

«Il periodo di “stacco” alimentare va di pari passo con quello atletico, i corridori non posso pensare di mantenere la stessa dieta anche in vacanza. Il consiglio fondamentale che mi sento di dare è quello di non esagerare, è comunque il loro lavoro, va bene distrarsi ma non troppo. Anche perché, se si sforano i canonici 4-5 chili poi questo ha delle ripercussioni sulla ripresa dell’attività, portandoti a fare troppa fatica fin da subito».

L’occhio di Mohoric su Lombardia, Milan e Vingegaard

06.10.2022
5 min
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Matej Mohoric è tornato a vincere, non una gara in linea, bensì una classifica generale, più precisamente quella della CroRace. La corsa a tappe croata, che si è conclusa domenica 2 ottobre, ha permesso allo sloveno di riassaporare il piacere del gradino più alto del podio. Il vincitore della Milano-Sanremo di quest’anno però non si monta la testa e guarda cautamente agli appuntamenti di fine stagione. Lo abbiamo intercettato mentre era in viaggio con la sua squadra, il Team Bahrain Victorious, verso il Gran Piemonte (che si corre oggi, ndr). Sabato Mohoric correrà anche il Lombardia, ultima monumento della stagione. 

Mohoric, uno degli uomini simbolo della Bahrain Victorious, al Tour non si è espresso sui suoi livelli
Mohoric, uno degli uomini simbolo della Bahrain Victorious, al Tour non si è espresso sui suoi livelli

Doppietta italiana? Rimandata

Dopo aver vinto la Classicissima di Primavera, Mohoric avrebbe potuto puntare alla doppietta, cercando di vincere anche la Classica delle Foglie Morte. Un successo che avrebbe risollevato una stagione fin qui a due facce. Con una prima parte ricca e vincente, mentre la seconda è stata decisamente più opaca. 

«A mio modo di vedere – ammette – credo sia difficile una mia vittoria al Lombardia. Nonostante quest’anno sia cambiato il percorso, che non prevede più il Muro di Sormano ma la doppia scalata al San Fermo della Battaglia. A mio avviso, anche con questa variazione, rimane una corsa per scalatori, difficile che qualcuno con le mie caratteristiche sopravviva. Ci saranno Pogacar, che ha vinto pochi giorni fa la Tre Valli Varesine, e Vingegaard che alla CroRace si è dimostrato già in un buono stato di forma. Devo ammettere che nella tappa con arrivo a Primosten ho fatto molta fatica a tenere la sua ruota. Come squadra arriveremo ben attrezzati: ci saranno Caruso, Landa, Poels, Mader».

Assenza mondiale

Mohoric era tra i corridori assenti al mondiale di Wollongong, una scelta dolorosa ma necessaria. D’altronde quando la condizione non c’è, è inutile rincorrerla arrivando ad esaurire le energie fisiche e mentali. Così, il (quasi) 28enne sloveno, è rimasto a casa ed ha lavorato per ritrovare il giusto colpo di pedale.

«Solo prima delle gare in Canada – spiega riferendosi alla mononucleosi che lo ha colpito al Tour – ho iniziato a sentirmi meglio. Quelle corse sono state utili per recuperare il ritmo gara e per rimettermi un po’ in sesto. Una volta rientrato in Europa, mi sono allenato per una decina di giorni, rinunciando al mondiale, per arrivare al meglio alla CroRace. Non disputare la corsa iridata mi è dispiaciuto molto, ma il viaggio era lungo e presentarsi lì fuori condizione mi avrebbe precluso tutto il finale di stagione. Passare per la gara a tappe croata mi ha aiutato a trovare condizione e continuità, caratteristiche utili anche in vista dell’inverno. Fossi uscito dal Tour con una buona gamba, in Australia ci sarei andato sicuramente, anche perché il percorso era molto vicino alle mie caratteristiche. Queste gare che vengo a fare in Italia, servono per non fermarmi, con grandi probabilità al Gran Piemonte sarò il leader della squadra visto che al 99 per cento ci sarà una volata».

La CroRace è stata una corsa fondamentale per la crescita di Milan, Mohoric ne è sicuro
La CroRace è stata una corsa fondamentale per la crescita di Milan, Mohoric ne è sicuro

Spazio a Milan 

Alla CroRace abbiamo assistito ad una bella doppietta di Jonathan Milan. Il friulano ha indossato anche la maglia di leader, poi ceduta a Vingegaard alla quinta tappa e riportata alla Bahrain Victorious da Mohoric proprio nell’ultima frazione.

«Sono andato vicino più volte a vincere una tappa – riprende a raccontare Mohoric – ma sono contento che ad alzare le braccia al cielo sia stato Jonathan (Milan, ndr). Vincere in Croazia o meno non mi avrebbe cambiato la stagione, mentre per un corridore giovane come lui è stato un passo importante. Correre da leader queste gare minori fa parte di un processo di crescita che Milan deve fare per puntare poi alle classiche. Secondo me lui in questi giorni ha fatto due bei passi in avanti».

Vingegaard è tornato a correre alla CroRace e ha vinto la terza tappa, un bel biglietto da visita in vista del Lombardia
Vingegaard è tornato a correre alla CroRace e ha vinto la terza tappa: bel segnale in vista del Lombardia

E poi c’è Vingegaard…

Mohoric ha visto da vicino il rientro alle corse di Vingegaard, uno dei favoriti per il Lombardia e l’unico che ha deciso di passare dalla CroRace per preparare quest’ultima classica monumento.

«Vingegaard andava già forte – spiega lo sloveno – è diverso fare le gare di un giorno o fare una corsa a tappe, seppur breve come la CroRace. Nel secondo caso hai più possibilità di sfruttare le tappe creando maggior fondo. Si tratta di una preparazione diversa, ma da un certo punto di vista migliore. Se fai le corse di un giorno in Italia, come Tre Valli o Giro dell’Emilia, dai tutto ogni volta e rischi di impiegare più tempo per recuperare. Dalla mia esperienza mi viene da dire che è meglio distribuire lo sforzo, sfruttando le gare a tappe per prepararsi al meglio». 

L’estate in salita di Mohoric. A tu per tu con Matej

12.08.2022
4 min
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Abbiamo tutti ancora negli occhi la sua impresa nella discesa del Poggio. Grazie al reggisella telescopico e alle sue doti di guida, Matej Mohoric ha vinto una Sanremo che proprio in virtù della sua intuizione resterà storica. Una planata così in quel toboga ligure è da antologia dello sport e non solo del ciclismo.

Mohoric è un corridore che attacca, aiuta, alza le braccia al cielo. Un corridore così lo vorrebbero tutte le squadre. Ma qualcosa si è inceppato durante l’ultimo Tour de France. Parlando dello scarso rendimento della Bahrain Victorious in Francia, Pellizzotti stesso ci ha raccontato di un Mohoric sotto tono e quando uno così non va la sua “assenza” si sente. Di questo, e non solo, parliamo direttamente con l’asso sloveno.

Matej in azione sulle strade del Tour. Miglior piazzamento per lui il 31° posto nella crono di Copenhagen alla prima tappa
Matej in azione sulle strade del Tour. Miglior piazzamento per lui il 31° posto nella crono di Copenhagen alla prima tappa
Matej, Pellizotti ci ha detto delle tue difficoltà di salute al Tour: come mai?

Al Tour non mi sentivo come mi aspettavo, tanto più secondo le sensazioni che avevo prima della gara e quelle al Giro di Slovenia (dove stava alla grande, ndr). Mi sentivo vuoto, senza energie, come se avessi avuto un limitatore. Ci sono stati giorni che mi sentivo leggermente meglio e giorni nei quali invece mi sentivo male. Non riuscivo a dare tutto. Ho sempre sperato di passare le difficoltà, per questo sono rimasto in gara.

Cosa è successo secondo te?

I test del Covid erano sempre negativi, oltre la stanchezza non avevo sintomi. I test dopo il Tour invece hanno confermato che ho passato sia infezione di Covid che infezione di EBV (una sorta di mononucleosi, ndr). Ora sto cercando di recuperare. Ci vogliono solo la pazienza e il tempo.

Sei un corridore sempre molto attivo, vai in fuga, lotti: come ti sei sentito a non poter fare tutto ciò?

Mi sentivo al 60% del mio livello normale. Quando non sei al top è sempre difficile. Non essere fisicamente al 100% al Tour poi è ancora più difficile, perché è un obbiettivo importante per tutti e per questo il livello generale è più alto rispetto alle altre gare. Comunque ho sempre aiutato i compagni, non mi sento completamente deluso del mio lavoro. Ho fatto il massimo di ciò che potevo fare. Di certo ero dispiaciuto di non poter correre come quando sto bene. 

Lo sloveno ha pubblicato un libro, Mohopedija (scritto da Uros Buh), sulla sua vita (foto Instagram)
Lo sloveno ha pubblicato un libro, Mohopedija (scritto da Uros Buh), sulla sua vita (foto Instagram)
Ora come stai? E come hai recuperato dopo il Tour?

Devo ancora riposare. Purtroppo non riesco ancora ad allenarmi bene. Appena mi sentirò pronto, comincerò a prepararmi di nuovo. 

Quali sono i tuoi programmi da qui a fine stagione?

Per ora in programma ho Bemer Classic (Amburgo, ndr), Plouay, le prove in Canada e il mondiale. 

Sei molto legato all’Italia e gli italiani sono legati a te: c’è in particolare un posto dove ti piace correre da noi?

Sono sempre contento di tornare in Italia a correre, non importa dove. Certo però che dopo quest’anno tornare a Sanremo sarà sempre un’emozione! 

Un bel rapporto quello tra i mondiali e Mohoric. Matej vestì la maglia iridata U23 a Firenze 2013, poi passò alla Liquigas
Un bel rapporto quello tra i mondiali e Mohoric. Matej vestì la maglia iridata U23 a Firenze 2013, poi passò alla Liquigas
Hai una classica di fine anno, Tre Valli Varesine, Bernocchi, Lombardia, Pari-Tours, Coppa Sabatini…. o altre, che ti piacerebbe particolarmente vincere?

Sì ce l’ho ed è il Lombardia, ma sarà sempre più difficile riuscirci. Bisogna battere la nuova generazione con Pogacar, Remco e gli altri. Loro in salita vanno davvero forte. 

Mondiale in Australia. In Slovenia siete pochi ma buoni. Ci sarai dunque?

Penso e spero di recuperare in tempo. Di sicuro non vorrei viaggiare fino in Australia solo per partecipare.

Chi potrebbe essere il vostro leader, per Mezgec è troppo duro?

E’ sempre difficile dire quanto è difficile il percorso, cambia tanto in base a come viene interpretato in gara.