Borgo nel WorldTour: tra emozioni e gambe che girano

19.02.2025
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Il devo team della Bahrain Victorious in questi giorni è in ritiro a Udine per preparare le prime gare del calendario under 23. La formazione che fino all’anno scorso era CFT Victorious ha cambiato il nome ma non le abitudini. Tra le differenze che si trovano rispetto allo scorso anno possiamo menzionare la maggior possibilità di scambio con il team WorldTour. Essere diventato devo team della Bahrain Victorious permette ai ragazzi di Boscolo uno scambio continuo con la formazione principale. Questo si trasforma in esperienze per i giovani della squadra under 23 che possono essere chiamati tra i pro’ per alcuni appuntamenti. 

La prima gara del 2025 di Alessandro Borgo è stato il Tour de la Provence con la formazione WorldTour
La prima gara del 2025 di Alessandro Borgo è stato il Tour de la Provence con la formazione WorldTour

Un passo tra i grandi

Questa occasione è toccata prima ad Alessandro Borgo al Tour de la Provence, e ora a Bryan Olivo alla Volta ao Argarve. Per entrambi si tratta dell’esordio stagionale, e a portarci con sé in questo debutto tra i grandi è Borgo

«Stiamo facendo questo ritiro a Udine – spiega – prima dell’inizio delle gare under 23. Ho raggiunto il gruppo ieri, visto che sono tornato da poco dalla Francia. Questi giorni insieme ci servono per fare gruppo e prendere le misure per i vari treni e situazioni di gara. Non manca molto alle gare e bisogna farsi trovare pronti».

Una prima esperienza per prendere le misure: eccolo in testa a tirare per i compagni
Una prima esperienza per prendere le misure: eccolo in testa a tirare per i compagni
Tu hai già iniziato…

Ho ricevuto la prima chiamata dalla squadra WorldTour. E’ stata un’emozione davvero grande, indescrivibile. Indossare quella maglia tra i professionisti è un onore, che sarà doppio visto che mi hanno chiamato anche per fare tre gare in Belgio a inizio marzo. 

Che esperienza è stata?

Bella, entusiasmante e che mi ha permesso di vedere un mondo diverso da quello che sono abituato a vivere. Prima di partire ero sicuro che avrei trovato tante differenze, ma l’impatto è stato strano.

Borgo si è messo a disposizione dei capitani, trovando in Mohoric una figura di riferimento
Borgo si è messo a disposizione dei capitani, trovando in Mohoric una figura di riferimento
In che senso?

Nel WorldTour sei trattato come un principe. L’organizzazione è massima e anche lo staff è lì per te e farti trovare tutto in ordine. Anche gli hotel sono eccezionali. Tutto funziona ed è sistemato alla perfezione. Non mi sarei mai aspettato di avere subito accanto lo chef e il nutrizionista che mi dicono cosa mangiare. 

Come ti sei sentito?

A mio agio. Di italiani eravamo Buratti e io. Come riferimento, in corsa e non, ho trovato un gran maestro in Mohoric. Ho avuto modo di conoscerlo al Tour de la Provence ed è una persona dalla quale imparare davvero tanto. E’ uno che parla molto volentieri e poi sa benissimo l’italiano. 

Sei stato fortunato ad avere un mentore come Mohoric.

Assolutamente, è un corridore estremamente intelligente che ha la pazienza e la voglia di correggere anche i più piccoli errori. Fin dalla prima tappa mi ha dato tanti piccoli spunti sui quali lavorare e migliorare. Ad esempio nello sprint della terza tappa ho sbagliato una cosa nel fare il treno e subito dopo la gara ne abbiamo parlato. 

Il Tour de la Provence è stato un testa a testa tra Mohoric e Pedersen
Il Tour de la Provence è stato un testa a testa tra Mohoric e Pedersen
Pedalare in gruppo insieme ai professionisti come ti ha fatto sentire?

Bene. Non ero agitato. La squadra sapeva che non ero nella miglior forma e mi ha lasciato sereno. Mi sono messo a disposizione dei compagni per tirare o andare alla macchina a prendere borracce e tanto altro. Mi sono goduto questo esordio, dal quale spero di aver imparato tanto per essere un buon braccio destro per i miei capitani. Portare una borraccia o uno smanicato a Mohoric è un onore e spero possa essere solo l’inizio

Raccontaci qualcosa anche degli attimi prima della gara, la presentazione delle squadre, il foglio firma…

E’ tutto bello. Magari la gente non ti conosce, ma questa maglia sa cosa rappresenta e quindi vieni trattato come tutti gli altri. Ti chiedono autografi e foto, cosa che magari capita anche qui ma in quel contesto tutto è amplificato. Ero convinto però di non farmi prendere dalle emozioni, sapevo di non avere pressioni esterne e non volevo mettermene troppe. Prima di partire mi sono detto: «Se mi trovo qui vuol dire che qualcosa di buono l’ho fatto».

Nella terza e ultima tappa Borgo ha evitato la caduta ed è riuscito a trovare un buon ottavo posto
Nella terza e ultima tappa Borgo ha evitato la caduta ed è riuscito a trovare un buon ottavo posto
Qualcosa di buono è uscito anche dalla corsa, visto l’ottavo posto nell’ultima tappa. 

In quella frazione dovevo tenere sotto controllo la corsa nella prima parte, per evitare di far andare via grosse fughe. Dopo un’oretta e mezza di gara c’era un traguardo volante importante, poi dopo è andato via un gruppetto e la corsa è rimasta tranquilla. Gli ultimi venti chilometri sono stati da MotoGP, non siamo mai scesi sotto i sessanta chilometri orari. Questa è stata la cosa che mi ha colpito maggiormente. Poi nella volata finale c’è stata confusione e una caduta, io ero davanti e continuando a pedalare sono arrivato ottavo. Mohoric, nonostante l’errore nel treno di cui abbiamo parlato, mi ha fatto i complimenti perché ero davanti e ho dimostrato di avere gamba. 

Ora tocca alle gare al Nord. 

Sono contento di andare e farò in modo che possano essere un’altra bella esperienza. Mi serviranno per abituarmi alla distanza e per capire cosa vuol dire correre sul pavé e i muri del Belgio con i professionisti.

Astral Sphere di Rudy Project, la scelta di Mohoric

18.02.2025
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Rudy Project, azienda italiana fondata 40 anni fa e che per il prossimo quadriennio sarà anche sponsor tecnico della nazionale, il 10 febbraio ha lanciato sul mercato Astral Sphere, la prima delle sue novità per il 2025. Si tratta di occhiali molto versatili che completano l’offerta della gamma Astral, che ora si arricchisce di un modello con lente sferica.

Gli Astral Sphere si collocano in questo modo tra gli occhiali di altissima gamma, al punto da essere indossati nelle prime gare della stagione da alcuni corridori del Team Bahrain Victorious, tra cui Matej Mohoric.

La grande novità di questo modello sono le lenti a forma sferica
La grande novità di questo modello sono le lenti a forma sferica

Nuovo design, due diverse lenti

La grande novità, come già accennato, è il design sferico delle lenti, che si distingue da quello cilindrico del modello precedente. Inoltre la lente ha una maggiore superficie, il che si traduce in diversi vantaggi: una migliore visione periferica, un minore abbagliamento, più ventilazione e minor appannamento. I nuovi occhiali sono presentati in due diverse configurazioni di lenti, fotocromatiche o polarizzate.

Quelle fotocromatiche sono le ImpactX® brevettate da Rudy Project. Sono lenti infrangibili che si adattano alle diverse condizioni di luce e garantiscono una completa protezione dai raggi UV. La seconda possibilità sono le lenti polarizzate Polar 3FX Multilaser, indicate per chi ricerca il massimo per quanto riguarda la riduzione dell’abbagliamento e il contrasto dei colori.

I naselli e le aste sono regolabili, per adattarsi al viso di ogni atleta
I naselli e le aste sono regolabili, per adattarsi al viso di ogni atleta

Materiali sostenibili e grande comfort

La montatura dell’Astral Sphere è realizzata in Rilsan Clear®, una speciale bioplastica derivata dall’olio di ricino. Oltre ad essere prodotta in modo responsabile, ha anche ottime prestazioni in termini di leggerezza (26 grammi il peso totale degli occhiali), resistenza  e flessibilità.

Oltre che dalla montatura il comfort è garantito dai naselli ergonomici in gomma e dalle aste regolabili, accorgimenti che permettono di adattare gli occhiali alle diverse forme del viso. Inoltre possono integrare l’inserto ottico di Rudy Project per lenti graduate.

Gli occhiali sono compatibili con l’inserto ottico di Rudy Project per le lenti graduate, usate anche da Mohoric
Gli occhiali sono compatibili con l’inserto ottico di Rudy Project per le lenti graduate, usate anche da Mohoric

Colori, versioni e prezzo

Gli Astral Sphere sono disponibili in 6 diversi colori (5 con lente fotocromatica e uno con lente polarizzata) e con 4 diversi filtri, con prezzi che partono da 179,90 euro per le versioni con lente ImpactX e 209,90 euro per la versione con lente Polar 3FX Multilaser. Infine ricordiamo che tutta la produzione è completamente Made in Italy.

Rudy Project

Mohoric: genio e ciclismo schematico, sognando la Roubaix

15.12.2024
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ALTEA (Spagna) – Eravamo lì a parlare del più e del meno con Matej Mohoric, quando il discorso è finito sui sacrifici e le rinunce del fare il corridore in questo tempo così scientifico e definito. Si potrebbe pensare che tante rigidità siano vincolanti e compromettano l’equilibrio nella vita dell’atleta, invece lo sloveno ci ha offerto un punto di vista così lucido da non ammettere tante repliche. A patto che il corridore in questione sia dotato di grande determinazione e razionalità: doti senza le quali non arrivi da nessuna parte o comunque non troppo lontano.

Si parlava nello specifico di tutto quello che si potrebbe fare per migliorare, aggiungendo con la ricerca qualche cavallo al proprio motore nel tentativo di opporsi alla forza dei più forti. E Matej, cui non mancano sagacia e ironia, ha cominciato col dire che si potrebbe fare anche parecchio, ma servirebbero giornate più lunghe delle 24 ore. Potrebbe valere la pena correre di meno e ricercare il meglio negli allenamenti come sembrano fare Pogacar e Van der Poel?

«Non penso che serva aumentare gli allenamenti», dice. «Magari cinque anni fa ci allenavamo pure di più – prosegue – più ore, però adesso è cambiato il modo, sono cambiate l’intensità e la struttura di tutto. Adesso è più scientifico, è tutto provato, tutto studiato, è più metodico. Prima magari ti dicevano di andare finché le gambe ti bruciavano, adesso ti dicono che devi fare 43 secondi a 730 watt. Quindi è tutto più studiato, più preciso, più definito. C’è anche meno margine di sbagliare in ogni cosa. Nella nutrizione, nell’allenamento, nel recupero».

Giornata piena: anche un’intervista ai microfoni di Rai Sport, in Spagna con Stefano Rizzato
Giornata piena: anche un’intervista ai microfoni di Rai Sport, in Spagna con Stefano Rizzato
E’ faticoso o comunque pesante starci dietro?

No, no, no. Prendiamo solo l’esempio della nutrizione, del mangiare. Quando mi chiedono cosa mangiamo, io lo spiego e tanti mi dicono che è impossibile seguire sempre i numeri. Se però i nutrizionisti riescono a suggerirmi quello che devo mangiare per sentirmi meglio e io, provandolo, scopro che è vero, personalmente diventa più facile farlo. Perché so che il giorno dopo mi sentirò meglio in bicicletta e grazie a questo mi sentirò anche sazio dopo il pasto. Se è così, se sono consapevole dei benefici, non ho né voglia né desiderio di mangiare qualcos’altro, quello che magari so che mi farebbe male.

Non ti pesa?

Non è uno sforzo, non è un sacrificio. E’ una cosa che rende la mia vita e le mie decisioni più facili, perché so che ho mangiato quello che serviva. So il perché di certe scelte e le faccio volentieri e senza nessun dubbio. E’ lo stesso sull’allenamento, sui materiali, su tutto. Più queste cose vengono studiate, più vengono provate, più per me diventa tutto facile.

Però in tutto questo controllo estremo, tu hai vinto la Sanremo con il reggisella telescopico e con una discesa da pazzo. Quindi non è tutto scientifico…

Sì, ovvio. Perché se fosse tutto solo di gambe, se dipendesse solo dalla forza, vincerebbe sempre quello più forte fisicamente che è Tadej. Per fortuna non è così. Per fortuna oggi le corse sono più imprevedibili e il finale inizia anche a 80 chilometri dall’arrivo, mi ci trovo meglio, piuttosto che ad aspettare gli ultimi chilometri.

L’hai mai riguardata quella discesa di Sanremo?

Sì, sinceramente dalla televisione sembra molto più da pazzi rispetto a quello che ho vissuto io in quel momento.

E’ il 19 marzo 2022, scollinamento del Poggio. Mohoric sta per lanciare l’attacco diventato leggenda
E’ il 19 marzo 2022, scollinamento del Poggio. Mohoric sta per lanciare l’attacco diventato leggenda
Come si vive questo momento di sloveni fortissimi?

Per me è più facile che ci siano due che hanno vinto tanto di più, così l’attenzione è più su loro. Sicuramente è un’era che prima o poi finirà, come è successo nel passato, con tante altre Nazioni. C’è anche da dire che lo sport è sempre più globale, che c’è sempre più competizione, sempre più altre nazioni da cui arrivano ragazzi tanto competitivi. E questo è un bene secondo me per tutto il ciclismo, per tutto il movimento e soprattutto per tutta la gente che inizia a seguire lo sport. E magari si appassionano e iniziano anche loro ad andare in bicicletta, che secondo me è una cosa buona perché fa bene alle salute.

Quanto sei diverso dal Matej che vinse il mondiale under 23 del 2013?

Dieci anni ti fanno cambiare in ogni caso. Adesso sicuramente ho più esperienza, in questi anni ho imparato tante cose e ho sempre comunque la stessa voglia di crescere, non solo di migliorare me stesso, ma anche di aiutare gli altri. E porto sempre lo stesso rispetto per la squadra, lo staff e tutti quelli che lavorano perché noi possiamo fare quello che sognavamo da piccoli.

E quanto è diverso invece il Matej neoprofessionista dai ragazzi che passano oggi?

Anche in questo si vede che sono passati dieci anni, è un po’ diverso. Non dico che abbiano più esperienza, ma sono già più pronti. Sanno più cose su tutti gli aspetti della performance nel ciclismo. Sanno di nutrizione e di allenamento. Magari hanno avuto la possibilità di praticare ciclismo in un modo più strutturato sin da più piccoli. Anche per questo non dico che per loro sia facile perché non lo è, ma è più probabile che già a 22, 23, 24 anni possano già vincere delle gare che prima erano molto improbabili o quasi impossibili. Adesso è così.

Al rientro dalla sessione fotografica del mattino, ci si cambia, ci si copre e si va alle interviste
Al rientro dalla sessione fotografica del mattino, ci si cambia, ci si copre e si va alle interviste
Anche questo è un bene per lo sport?

Penso proprio di sì. Magari però da un altro punto di vista per loro è difficile se hanno successo quando sono troppo giovani. Il successo porta anche più responsabilità, non solo nella professione, non solo nel dover vincere di nuovo la gara che hai vinto l’anno precedente, ma anche a livello personale. Se hai successo, aumenta anche la responsabilità nella vita privata. Gestire il denaro di un contratto importante e le tante aspettative può creare dei problemi.

Ultima domanda, dici spesso che la tua classica preferita è la Roubaix: forse perché si può inventare qualcosa come alla Sanremo?

Sì, esatto. Secondo me il Fiandre puoi rigirarlo come vuoi, ma alla fine vince quello più forte. Alla Roubaix invece possono succedere tante cose. Per vincerla devi essere comunque molto forte, però possono capitare tanti imprevisti. Penso che per me un giorno sarà più facile vincere la Roubaix che vincere il Fiandre.

Perché ti piace così tanto?

C’ero quando la vinse Sonny (Colbrelli, ndr) e fu un vero colpo di fulmine. Quest’anno sono caduto al Fiandre e ho dovuto saltarla, speriamo di tornarci nel 2025.

Con Pogacar e la nazionale slovena è “iridata” anche Alé

02.10.2024
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Il trionfo della squadra slovena nella gara maschile su strada ai Mondiali di Ciclismo di Zurigo 2024, grazie alla straordinaria prestazione di Tadej Pogacar, ha portato ulteriore lustro alla collaborazione tra il team sloveno e Alé, un marchio noto per la grande qualità produttiva in ambito abbigliamento per il ciclismo. Questa partnership, iniziata nel 2022 tra Alé e la Federazione Ciclistica Slovena (KZS – Kolesarska zveza Slovenije), ha “vestito” alcuni dei più grandi ciclisti del mondo, come appunto Tadej Pogacar, Primoz Roglic e Matej Mohoric, nelle competizioni più prestigiose, tra cui mondiali, europei e Giochi Olimpici.

Pogacar sotto al traguardo di Zurigo diventa campione del mondo e con lui il suo kit Alé Cycling
Pogacar sotto al traguardo di Zurigo diventa campione del mondo e con lui il suo kit Alé Cycling

Momento storico

E il successo ottenuto ai recentissimi Mondiali di Zurigo rappresenta davvero il culmine di una collaborazione che ha già prodotto risultati di grande rilievo. La vittoria di Pogacar, supportato da un team a dir poco eccezionale, ha segnato un momento storico per il ciclismo sloveno, e Alé non ha tardato a congratularsi con il campione e con tutta la nazionale per la prestazione memorabile.

«E’ stato per noi un onore immenso vedere il logo Alé sul gradino più alto del podio ai mondiali di ciclismo su strada 2024 – ha commentato entusiasta Alessia Piccolo, Amministratore Delegato di APG, l’azienda che controlla il brand – collaborare con alcuni dei migliori ciclisti al mondo, grazie alla partnership con la Nazionale slovena di ciclismo, è un vero privilegio. Ringraziamo la KZS per questa grande emozione e ci congratuliamo con il vincitore e con tutto il team».

Alessia Piccolo con Tadej Pogacar
Alessia Piccolo con Tadej Pogacar

Partnership vincente

La partnership tra Alé e la Federazione Ciclistica Slovena non si limita solo alla fornitura di divise da gara, ma comprende anche l’abbigliamento tecnico sia per la stagione estiva che per quella invernale. I capi, inclusi i body utilizzati nelle competizioni, sono caratterizzati dal verde distintivo della Slovenia, conosciuto come “Slovenian Green”, abbinato a dettagli in blu scuro, creando un look elegante e riconoscibile. Questi capi appartengono alla collezione PR-S di Alé, una linea dedicata alle squadre professionistiche che utilizza le tecnologie più avanzate nel campo tessile per ottimizzare le prestazioni degli atleti. Ogni capo è difatti studiato nei minimi dettagli, con un “fit racing” pensato per migliorare l’aerodinamica e il comfort durante le gare più impegnative.

La collezione PR-S di Alé rappresenta il punto di incontro tra design all’avanguardia e performance, rendendo questi capi ideali per atleti di altissimo livello come quelli della nazionale slovena. La maglia indossata da Tadej Pogacar durante il suo trionfo è l’emblema di questa perfetta sinergia tra tecnologia e sport.

Con il primo posto ottenuto ai Mondiali di Zurigo, la partnership tra Alé e la nazionale slovena ha dimostrato ancora una volta di essere un connubio vincente, capace di portare i suoi atleti a dominare le competizioni più prestigiose del panorama ciclistico internazionale.

Alé Cycling

Polonia al via: 7 tappe tiratissime. Parla Mohoric, campione uscente

12.08.2024
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Scatta oggi il Tour de Pologne. Lo scorso anno fu una della corse più entusiasmanti della stagione con quel traguardo volante a decidere l’esito dell’intero giro polacco. Un duello che vide protagonisti  Matej Mohoric e Joao Almeida e anche le rispettive squadre.

A distanza di un anno torniamo a parlare del Tour de Pologne proprio con Mohoric. L’alfiere della Bahrain-Victorious ci fa un po’ da Cicerone per quel che concerne il percorso. Sarà una gara di altissimo livello. Al via anche Vingegaard, Pello Bilbao (compagno di Mohoric), e poi Gregoire, Majka…

Lo sloveno (classe 1994) ha fatto un bel po’ di fatica al Tour. Ora spera di aver recuperato
Lo sloveno (classe 1994) ha fatto un bel po’ di fatica al Tour. Ora spera di aver recuperato
Matej, come ci si sente a presentarsi ad un corsa come campione uscente?

Bene dai! Ho dei bei ricordi dell’anno scorso. Il Giro di Polonia era più vicino alla fine del Tour dal quale uscii molto bene. Mi ritrovai con una gamba molto buona. Avevo sensazioni super e forse è stato uno dei periodi in cui sono andato più forte in assoluto.

Una gara al limite in effetti. E fu divertente viverla da dentro…

In generale il Tour de Pologne è una gara adatta alle mie caratteristiche. Nel 2019 vinsi una tappa, nel 2021 arrivai secondo nella generale e l’anno scorso l’ho vinta. Propone salite brevi e spesso intense. Ogni volta che torno qui so che posso fare bene. E questo conta molto mi dà fiducia e motivazione.

Hai studiato il percorso? 

Direi che è simile a quello degli anni scorsi, quel che cambia di più è la crono, che quest’anno è parecchio impegnativa: in pratica ripercorre il finale della prima tappa. Prima è pianeggiante, poi ci si immette in una valle e s’inizia a salire. Magari è più adatta a scalatori come Majka, Vingegaard… e meno a corridori come me. A Katowice l’anno scorso era una crono più tecnica, con curve strette, tratti in pavé. Alla fine dipenderà molto dalla condizione. 

In effetti le difficoltà sono concentrate quasi tutte nelle prime tre tappe…

Già dopo le prime due tappe la classifica generale sarà molto chiara, poi restano insidiose la terza e la sesta tappa, ma non saprei dire quale di queste due potrà essere più decisiva. Mi verrebbe da dire la terza, più che altro perché solo due corridori per squadra avranno le radioline. C’è da fare un circuito due volte con una salita abbastanza lunga e l’arrivo è su uno strappo di 1,8 chilometri con 300 metri al 12 per cento. E sono tre tappe difficili consecutive.

A proposito di radioline, tu l’avrai?

Non so, dipenderà anche dalla classifica. La porteranno il leader e il road capitan. Ma sarà interessante anche perché non è complicato solo il finale della terza tappa, ma anche l’avvio.

Quarta e quinta invece dovrebbero essere in volata…

Esatto, mentre la sesta, quella di Bukovina è sì impegnativa, si arriva su uno strappo, ma non sarà poi così difficile. Alla fine immagino sarà il solito Tour de Pologne con distacchi minimi e grande importanza degli abbuoni. Si giocherà sul filo dei secondi.

Prima, Matej, hai accennato alla tua condizione, ebbene come stai?

Non sono proprio convinto della mia condizione. Al Tour non stavo bene, mi sono ammalato, speravo di migliorare nell’ultima settimana, ma ci sono arrivato davvero stanco. Anche nell’ultima settimana ci ho messo un po’ a sentirmi bene. Ed anche alle Olimpiadi non ero super in più ho anche rotto la bici. Insomma brancolo un po’ nel buio: mi è difficile intuire come sto.

Mohoric nella tappa dello sterrato al Tour. Matej è iridato gravel in carica e vuole difendere il titolo in Belgio il prossimo 5 ottobre
Mohoric nella tappa dello sterrato al Tour. Matej è iridato gravel in carica e vuole difendere il titolo in Belgio il prossimo 5 ottobre
Al Tour hai avuto il Covid?

A Firenze e nelle prime tappe stavo ancora bene, poi ho preso un virus, ho avuto anche la febbre una notte, speravo e spero solo di recuperare il prima possibile, perché ho una grande voglia di tornare a sentirmi bene. Correre così non è stato piacevole.

In effetti è stato il Tour che ti ha portato giù, perché prima avevi vinto il titolo nazionale a crono…

Sì stavo bene prima, ma dopo il Tour, come detto, non sono stato bene. Non avevo recuperato. E lo stesso a Parigi. Per esempio quando ho rotto la bici io, anche Pedersen l’aveva rotta, solo che lui è riuscito a rientrare e io no.

E allora come si riprende una situazione simile: ti alleni di più o al contrario cerchi di recuperare il più possibile?

Mi alleno normalmente e prima o poi il fisico si riprenderà. Una cosa è certa: se sto male non insisto troppo. Mentre se sto bene mi allenato forte e mi piace spingere. Dopo Parigi ho iniziato a stare meglio e mi sono allenato di più. Ma come detto prima, non so di preciso a che punto sono.

Quale sarà il tuo programma da qui a fine stagione?

Dopo il Tour de Pologne farò il Renewi Tour e quindi mondiale gravel, prima di questo anche un’altra gara gravel, e il mondiale su strada. Mentre non so se farò la trasferta canadese.

Da Merida una Silex “unica” per celebrare l’iride di Mohoric 

08.03.2024
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Merida celebra l’iride gravel 2023 di Matej Mohoric realizzando una Silex personalizzata appositamente per il forte corridore sloveno. Una bici che di fatto è un pezzo unico e in quanto tale ha un valore che solo il proprietario, Mohoric appunto, può comprendere… Unica come gli elementi grafici che caratterizzano questa bicicletta, che raccontano tutta l’essenza di un grande atleta e della sua splendida vittoria iridata al mondiale gravel dello scorso anno.  

Il successo di Matej Mohoric è stato colto proprio in sella ad una Merida Silex. Ispirata al “bikepacking” e “all’adventure riding”, la Silex si è dimostrata in tutta la sua versatilità, e questa speciale rivisitazione, accompagnata dalla vittoria iridata di Matej, ha fatto emergere tutte le peculiarità di questa bicicletta. E con un successo così importante sulle spalle, Merida non poteva non creare un esemplare unico di Silex per celebrarlo.

Una grafica… d’autore

La World Championship Silex – questo il nome della bici –  presenta i cinque colori iridati in una forma a spirale posizionata sul tubo orizzontale e all’interno della forcella, un elemento grafico che presenta spigoli vivi e linee rette, riflettendone il design moderno e deciso. La parte posteriore della bicicletta, inoltre, mette in mostra una finitura simile alla pietra, che rappresenta il significato della parola Silex: un termine latino per indicare appunto pietra, ciottolo o selce.

Sul lato esterno della forcella è ripreso il soprannome di Matej (Moho), mentre sul tubo orizzontale è raffigurato un gufo insieme ad alcuni strumenti: un libro, un rastrello e un bastone da passeggio. Per Matej, infatti, non sono tre semplici oggetti, ma sono portatori di un messaggio importante. Il gufo e il libro di testo simboleggiano lo studio e la scienza, elementi che gli stanno molto a cuore. Il rastrello fa riferimento alle origini e all’educazione di Matej, cresciuto in una fattoria, mentre l’elegante bastone da passeggio allude alla sua passione per la moda e lo stile.

Appena sopra il movimento centrale, infine, la bicicletta riporta il nome completo di Matej, il luogo e la distanza della sua vittoria: il Lago Le Bandie/Pieve di Soligo, 8 ottobre 2023, 167,7 km e 4:53”56’, ovvero il tempo finale della sua cavalcata mondiale. Ultimo, ma non certo per importanza, l’hashtag #rideforgino: un messaggio chiave per Matej e per tutto il Team Bahrain Victorious in ricordo di Gino Mader.

I numeri della cavalcata iridata e una dedica per Gino Mader (foto Merida Bikes)
I numeri della cavalcata iridata e una dedica per Gino Mader (foto Merida Bikes)

Gravel è divertimento

«Sono sincero – ha commentato Mohoric – adoro la mia nuova Silex. Ogni volta che la uso, mi ricorda perché ho iniziato a pedalare e quanto mi rende felice. Ovviamente amo anche la mia Merida Reacto, ma a volte la guardo quasi come uno strumento di lavoro. La Silex è diversa. Con lei vado in bici soprattutto per divertimento e per il senso di avventura: lei è in grado di regalarmi nuove emozioni…

«La Silex rappresenta non solo la concentrazione e l’impegno per l’alta prestazione, ma anche la pura gioia di pedalare e di sentirmi vivo e connesso con la natura. Sono davvero orgoglioso ed emozionato di essere l’attuale campione del mondo, e non vedo l’ora di sfoggiare la splendida verniciatura alle gare gravel di quest’anno».

Merida

Matej Mohoric: «Il ciclismo secondo me»

14.12.2023
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ALTEA (Spagna) – Vince su strada. Classiche e tappe. Da solo e al colpo di reni. Nel memorabile attacco in discesa dal Poggio e persino nel gravel. Per conquistare il Giro di Polonia ha dovuto difendersi in un traguardo volante e nella crono aveva lavorato sui centesimi di secondo per mantenere il primato. Fa ogni cosa con cognizione di causa, ogni cosa con la massima intelligenza: è Matej Mohoric.

Lo sloveno della Bahrain-Victorious è in Spagna con i compagni. Si sta avvicinando alla sua undicesima stagione da professionista. Sempre con la stessa voglia, la stessa serietà e la stessa grinta. Anche se magari non lo lascia vedere, quella in lui non manca mai.

Matej Mohoric (classe 1994) con l’addetta stampa del suo team, Simona Mazzoleni
Mohoric (classe 1994) con l’addetta stampa del suo team, Simona Mazzoleni
Matej cos’è per te il ciclismo?

E’ la mia passione, soprattutto… E lo è da quando ero piccolo. Adesso è anche il mio lavoro e ogni giorno sono grato di poter dire che la mia passione è anche il mio lavoro.

Sei sempre molto meticoloso, su ogni cosa, preciso in ogni aspetto: ma c’è una parte che curi di più?

Presto molta attenzione ai dettagli, perché magari fisicamente ci sono atleti un pelino più forti di me. Però il nostro sport sta diventando sempre più tecnico, uno sport in cui i dettagli assumono maggior peso e non mi riferisco solo ai materiali, ma anche alle strategie, al modo di correre, all’efficienza durante una gara. Io sono forse più bravo degli altri a curare questi aspetti che influiscono sulla performance.

Ed è proprio qui che volevamo arrivare. Perché, come detto, Mohoric vince al colpo di reni al Tour, gesto che non tutti sanno fare così bene? Perché Mohoric vince un Polonia con un traguardo volante, curando alla perfezione quella volata?

Come detto, curo gli aspetti tecnici e tattici, ma anche quelli della bici e quelli psicologici. Sapete, non tutti sono sicuri di se stessi al 100 per cento. Nel corso di questi anni, ho capito che non riesco a fare di più del mio massimo, quindi ogni giorno provo a dare il meglio di me stesso e cerco di sfruttare al meglio tutto il resto. Sono stato battuto tante volte e mi va anche bene… Ma mi va bene finché sono convinto che ho fatto tutto il possibile. Pertanto cerco di restare concentrato su me stesso. Di essere sicuro. Magari altri hanno delle “fisse”, sono meno sicuri e commettono degli errori.

A “fionda” giù dal Poggio con il reggisella telescopico. Un tipico colpo alla Mohoric: gambe, coraggio, intelligenza, furbizia. La Sanremo 2022 è sua
A “fionda” giù dal Poggio con il reggisella telescopico. Un tipico colpo alla Mohoric: la Sanremo 2022 è sua
Hai parlato anche di aspetti psicologici, cosa pensi quando sei in bici? Sia quando ti alleni che quando invece sei in corsa…

Sento la felicità di poter fare questo lavoro. Ma cerco sempre di migliorare ogni aspetto della mia performance. Non guardo tanto gli altri, anche perché so che alcuni sono molto più forti, quindi non è quella la mia motivazione. La mia motivazione è migliorare me stesso. E credo che prendere le decisioni giuste aiuti molto più di quel che si possa pensare. E questo vale anche come squadra. Spesso non siamo i favoriti, ma siamo pronti a sfruttare gli errori dei numeri uno e in qualche occasione siamo riusciti a batterli.

C’è un posto del gruppo che preferisci? Che senti il “tuo”?

Sì c’è ed è correre sempre davanti, nel posto che credo essere meno pericoloso. Voglio sempre vedere la strada, anche se spreco qualcosa in più. Ma preferisco così, preferisco avere il controllo che non averlo e risparmiare qualcosa. E poi è sempre meglio che essere dietro e dover inseguire.

Hai parlato di dettagli e materiali: hai cambiato qualcosa sulla bici? Stai lavorando su qualcosa in particolare?

Lo sta facendo la squadra. Abbiamo grande supporto dai partner. Oggi quando si parla di migliorare c’è sempre un lavoro di squadra, non è mai personale, ed è così in ogni cosa. Sì, io do parecchi feedback delle cose nuove che stiamo provando, ma poi il lavoro concreto spetta a loro. 

A Pieve di Soligo, lo sloveno ha conquistato il mondiale gravel. Anche quel giorno se l’era studiata bene
A Pieve di Soligo, lo sloveno ha conquistato il mondiale gravel. Anche quel giorno se l’era studiata bene
Quest’anno al Polonia, ci dicevi delle ore che passavi sulla bici da crono. Pensi di incrementare ancora il monte delle ore?

No, perché vorrei essere più efficiente possibile sulla bici da strada. Ho dei grandi obiettivi nella primavera. Prima e dopo il Tour… e non sono obiettivi a crono. Quello che dissi al Polonia fu una constatazione relativa a quel momento. Se io passassi più ore sulla bici da crono, chiaramente migliorerei contro il tempo, ma non su sulla bici da strada. Ed è lì invece che voglio essere efficiente. Quindi: 110 per cento sulla bici da strada.

Quali sono questi grandi obiettivi di Matej Mohoric?

Simili a quelli dell’anno scorso (quindi classiche del Nord, Tour e finale di stagione, ndr) con la differenza che è l’anno olimpico. Penso di andare a Parigi. In più al calendario su strada aggiungerò anche qualche corsa di gravel. Questa è una disciplina che, oltre a piacermi, secondo me ha tanto, tanto potenziale. E anche i nostri partner spingono per farla diventare ancora più importante.

Al netto del risultato, mi sa che ti sei divertito parecchio al mondiale gravel… Hai guidato come un leone!

Sì, mi sono divertito, anche perché eravamo lì in quelle zone d’Italia. Da bambino sono cresciuto su quelle strade. Io da piccolo volevo iniziare a correre in mtb, però da noi in Slovenia non era sviluppata e così sono rimasto sulla strada, ma l’offroad è una passione che ho ancora. Mi piace andare fuoristrada anche negli allenamenti. Spero proprio che in futuro il gravel possa diventare più importante.

Il Lombardia di Buratti: l’emozione della prima Monumento

17.10.2023
5 min
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Dall’altra parte del mondo, in Giappone, molti corridori hanno corso l’ultima gara della stagione. Tra questi c’era anche Nicolò Buratti, il friulano ha chiuso una stagione che lo ha visto passare dal CTF Friuli alla Bahrain Victorious. Un salto nella dimensione del WorldTour arrivato nel mese di aprile: Buratti è passato a correre dal Trofeo Piva alla Freccia del Brabante in appena dieci giorni.

«Passare a metà anno nel WorldTour non è semplice – dice – si tratta di un mondo nuovo, anche se lo staff della squadra un po’ lo conoscevo, visto che molti di loro lavorano anche con il CTF. Tuttavia un mesetto, anzi due di adattamento ci sono voluti, ma mi sono inserito bene».

Buratti ha trovato la fuga al primo colpo: ritmi alti fin da subito in gara
Buratti ha trovato la fuga al primo colpo: ritmi alti fin da subito in gara

Un bel finale

Un inizio non semplice, poi però l’adattamento è avvenuto con i giusti tempi, e Buratti si è ritrovato catapultato al Giro di Lombardia. Un premio per questo finale di stagione in crescendo ed un’iniezione di fiducia per quella che sarà la prima stagione interamente tra i professionisti, la prossima. 

«Ho saputo che sarei andato al Giro di Lombardia dopo le gare in Canada – racconta Buratti dal Giappone prima della Japan Cup Cycle Road Race – quindi un mese prima. Ho avuto modo di prepararmi, anche se la mattina alla partenza di Como un po’ di tensione c’era comunque».

Routine post-tappa. Asciugamano e giacca pesante forniti dai massaggiatori…
Routine post-tappa. Asciugamano e giacca pesante forniti dai massaggiatori…
E’ stata la tua prima monumento della carriera…

Ero davvero felice di poter prendere parte ad una corsa così prestigiosa, sono andato subito in fuga, è stato emozionante. Alla fine, a modo mio, sono stato protagonista in una corsa che è un simbolo del ciclismo. Sulle strade c’era tantissimo tifo, non avevo mai provato una cosa del genere. La cosa più bella, probabilmente è stata concluderla, arrivare a Bergamo. 

Avere accanto tanti campioni come ti ha fatto sentire?

Ogni corsa che ho fatto mi sono trovato accanto un campione diverso, certo che al Lombardia c’era un exploit. Anche questa è un’emozione, in realtà fa un po’ strano perché è gente che ammiravi da fuori ed ora sei lì accanto a loro. Devo ammettere che è stato abbastanza bello e gratificante, capisci di essere arrivato dove volevi, con la consapevolezza che sia solo l’inizio. 

I primi risultati sono arrivati alla CRO Race, con quattro piazzamenti su sei in top 10
I primi risultati sono arrivati alla CRO Race, con quattro piazzamenti su sei in top 10
Com’è stato vivere da davanti il Giro di Lombardia, la fuga era un obiettivo prefissato?

Sì. Il fatto che io prendessi parte alla fuga di giornata era nel piano del team. Sono stato fortunato perché il gruppetto giusto è andato via praticamente al primo scatto, cosa che non succede spesso. Anche se poi il gruppo ci ha tenuti a 30 secondi per tanto tempo ed abbiamo spinto al massimo. Durante tutta la giornata non ci hanno mai lasciato tanto margine, quindi i ritmi erano sempre elevati. 

Ti sei staccato dopo 150 chilometri a causa dei ritmi elevati?

Ho sofferto di crampi sulla penultima salita (il Passo della Crocetta, ndr) così mi sono gestito e staccato. Il gruppo mi ha ripreso proprio sullo scollinamento, così ho fatto la discesa con loro e sul Passo di Ganda mi sono staccato definitivamente. Il fatto di aver anticipato il gruppo entrando nella fuga mi ha aiutato a prendere il margine per poi finire la corsa.

La prima stagione da professionista di Buratti si è conclusa in Giappone, alla Japan Cup Cycle Road Race
La prima stagione da professionista di Buratti si è conclusa in Giappone, alla Japan Cup Cycle Road Race
Gli ultimi chilometri come sono stati?

Dopo l’ultima salita mi sono tranquillizzato un po’, il peggio era alle spalle. Per fortuna mi sono trovato in un gruppetto numeroso con altri 20 corridori, così l’ultima parte è stata meno dura. Non avevo mai fatto così tanti chilometri (238, ndr) in gara.

Com’è stato?

In realtà stavo bene, chiaramente competere con i primi è qualcosa di diverso, però ho visto che se ti gestisci e ti alimenti nella maniera giusta non è un problema arrivare in fondo. 

E’ cambiata tanto la tua alimentazione in corsa dopo il passaggio alla Bahrain Victorious?

No, con il CTF lavoravamo bene in tutti i campi. Sicuramente qui sono più controllato ed è molto più semplice imparare perché tutto è preciso e curato nei minimi dettagli. La cosa che è cambiata maggiormente sono gli allenamenti, faccio molte più ore rispetto a prima. 

Buratti (a sinistra) ha corso spesso con Mohoric (a destra) dal quale ha imparato tanto
Buratti (a sinistra) ha corso spesso con Mohoric (a destra) dal quale ha imparato tanto
Un anno di apprendimento che ti sarà utile per il futuro.

Nel 2023 ho imparato tanto, soprattutto guardando i miei compagni di squadra. Solamente osservarli mi ha permesso di capire molte cose. La prossima stagione farò tutto insieme a loro, a partire dal ritiro invernale. Fare una preparazione completa mi aiuterà a crescere ancora, conosco meglio lo staff ed i corridori. Nel mio piccolo posso pormi degli obiettivi: qualche top 10 o dei podi. 

Quale dei tuoi compagni ti ha seguito maggiormente?

Ho corso tanto con Mohoric, è un corridore che qualcosa ha fatto – dice ridendo – è molto preciso e metodico su tante cose: le tattiche in corsa, l’aerodinamica, la bici e l’alimentazione. Guardarlo muoversi in gruppo mi ha aiutato tanto, poi lui parla benissimo l’italiano. 

Poi è un ragazzo che parla spesso e volentieri. 

E’ proprio adatto per il ruolo da “chioccia”, perché non si stanca mai di spiegare e di farti vedere le cose. 

Northwave conquista il mondiale gravel in casa con Mohoric

16.10.2023
3 min
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Il successo iridato di Matej Mohoric, centrato in occasione dei recenti campionati del mondo gravel, ha letteralmente trascinato sul gradino più alto del podio anche Northwave, il brand di calzature italiano utilizzato dal fortissimo corridore sloveno. Per Mohoric, trionfatore solitario sul traguardo di Pieve di Soligo, quello del mondiale gravel è un successo che va ad arricchire un palmares sempre più prestigioso. Per Northwave, azienda trevigiana che da ben due anni “pedala” insieme a Mohoric, la conquista dell’iride rappresenta una vittoria speciale, perché ottenuta sui (bellissimi) percorsi di casa, quelli delle Colline del Prosecco.

In oltre trent’anni anni di storia vissuta al fianco di numerosi e grandi campioni del ciclismo mondiale, Northwave è stata in grado di conquistare la maglia iridata in ciascuna disciplina: dalla strada alla Mtb, dal ciclocross alla pista… Ed oggi ecco arrivare il titolo nel gravel, un successo che si aggiunge a questa incredibile collezione di allori a dimostrazione dell’approccio globale al ciclismo che ha sempre caratterizzato l’operato di Northwave. 

Mohoric ha regalato a Northwave il titolo iridato al mondiale gravel a Pieve di Soligo
Mohoric ha regalato a Northwave il titolo iridato al mondiale gravel a Pieve di Soligo

Extreme Pro 3 iridate

Domenica scorsa Mohoric ha conquistato la propria terza maglia iridata, dopo il successo del 2012 fra gli juniores e del 2013 fra gli under 23 (ancora in Italia, a Firenze). Assieme a Northwave, Mohoric ha centrato anche la vittoria alla Milano-Sanremo 2022. Inoltre, vincitore di tappa in tutti e tre i grandi Giri, il 28enne di Kranj ha conquistato quest’anno anche la classifica generale del Tour de Pologne

Matej Mohoric ha affrontato il mondiale gravel affidandosi alle Extreme Pro 3, le scarpe top di gamma della collezione “road” di Northwave. Le Extreme Pro 3 si caratterizzano per la propria suola ergonomica Powershape, oltre ad essere dotate della tecnologia ARS (Anatomic Reticular Support): un esoscheletro che fascia e si adatta al piede così da distribuire in modo uniforme e controllato gli sforzi durante la pedalata. 

Il campione sloveno ha indossato le Extreme Pro 3
Il campione sloveno ha indossato le Extreme Pro 3

In vista della prossima stagione estiva 2024, l’ampia gamma di prodotti Northwave per il gravel si arricchirà anche grazie all’avvento delle nuove Hammer, “sbirciate” in anteprima all’Italian Bike Festival, calzature caratterizzate dalla nuova suola Jaws Evo di NW e capaci di offrire reattività sui pedali e una flessibilità inedita nella fase di camminata, grazie ad ampi inserti gommati che garantiscono sicurezza e stabilità una volta scesi di sella. 

Northwave