BRESCIA – A strappare la prima maglia rosa di questa edizione del Giro d’Italia Women è Elisa Longo Borghini. Le aspettative sono state rispettate, non senza qualche brivido visto il solo secondo di ritardo di Grace Brown. La Lidl-Trek piazza due atlete sul podio, dietro alle due già citate arriva l’australiana Brodie Chapman. Elisa Longo Borghini ha aspettato silenziosamente che tutte le atlete finissero la loro prova, visto che è stata una delle prime a prendere il via questa mattina. Un’attesa lunga che si scioglie in qualche lacrima di commozione a coronamento di un bel sogno che è solo all’inizio probabilmente.
«In una cronometro – ha detto la neo maglia rosa in conferenza stampa – è abbastanza difficile capire come andranno le altre. Al primo intertempo dall’ammiraglia mi avevano detto di avere undici secondi su Kopecky, che sono diventati venticinque sul traguardo. Devo dire che quando Grace Brown ha tagliato il traguardo con quel colpo di reni, ma dietro di un solo secondo, ho detto: “ok ce la posso fare”. Poi è stata una lunga attesa fino alla fine».
Elisa Longo Borghini, ha impegnato 20 minuti e 37 secondi per coprire i 15,7 chilometri odierniAl termine della prova una pedalata defaticante e poi la lunga attesaElisa Longo Borghini, ha impegnato 20 minuti e 37 secondi per coprire i 15,7 chilometri odierniAl termine della prova una pedalata defaticante e poi la lunga attesa
Finalmente la maglia rosa
Il via del Giro d’Italia Women, il primo targato RCS Sport & Events, avviene da Piazza della Loggia. Nel centro della città, a cavallo tra la storia lontana e recente di Brescia, la più grande paura per le atlete arriva dal cielo. Le nuvole grigie scaricano qualche goccia nella mattinata, durante la ricognizione, ma danno tregua nel momento in cui la corsa prende ufficialmente il via.
«Non ci si abitua mai – racconta – soprattutto se è una vittoria di questo calibro. Mai niente è scontato, devi sempre faticare per vincere. Dopo lo scorso anno questa maglia rosa sicuramente significa tanto e voglio ringraziare la mia squadra per il supporto. Ora andiamo avanti, la corsa è lunga ma abbiamo un piano per i prossimi giorni».
Alla domanda se dopo un secondo e un terzo posto questo possa essere l’anno giusto per portare la maglia rosa fino alla fine si concede un gesto di scaramanzia. «E’ un Giro lungo – analizza – che finisce a L’Aquila. Penso che sarà una bella settimana, ora non voglio pensare alla fine ma vivere giorno per giorno e fare del mio meglio ogni tappa. E’ anche bello approcciarsi ad una corsa in questa maniera perché mi permette di godermi questa benedetta maglia rosa».
Dopo due podi è finalmente l’anno giusto per Longo Borghini?Dopo la conferenza stampa l’abbraccio con la nipote che l’ha seguita oggiRiuscirà la Longo Borghini a conquistare il Giro d’Italia Women indossando la maglia tricolore?Dopo la conferenza stampa l’abbraccio con la nipote che l’ha seguita oggi
Di nuovo a cronometro
Longo Borghini si mette alle spalle la delusione di aver perso il titolo nazionale per una squalifica arrivata poco più di due settimane fa. Quella di Brescia è una cronometro che ha un sapore diverso, visto anche il solco scavato con le rivali per la classifica generale. La sconfitta di giornata è Lotte Kopecky, quinta sul traguardo, che paga 25 secondi nei 15,7 chilometri della prova odierna. Più di un secondo a chilometro.
«Da qui alla fine il cammino sarà sicuramente lungo e in salita – spiega con una risata – è vero le avversarie sono lontane. Però non bisogna mai abbassare la guardia, è un Giro d’Italia Women con tante frazioni che possono essere un tranello. Come detto la squadra qui è molto forte, per la Lidl-Trek non ci sono solamente io, ma c’è anche Gaia Realini.
Le avversarie sono lontane, prima su tutte proprio Lotte Kpecky, ma il Giro è appena iniziatoLe avversarie sono lontane, prima su tutte proprio Lotte Kpecky, ma il Giro è appena iniziato
Sguardo a Parigi
Il percorso di questa seconda metà di stagione per Longo Borghini è iniziato con il Tour de Suisse, poi i campionati nazionali a cronometro e su strada. Da lì Elisa è andata in ritiro sul San Pellegrino sotto la guida del cittì Sangalli per preparare l’appuntamento olimpico.
«Da dopo il Giro, fino a Parigi – conclude – starò a casa tranquilla ad allenarmi. E’ stata una bellissima emozione essere convocata per la terza volta alle Olimpiadi. Oggi ci tenevo a fare bene, per dimostrare che a cronometro vado forte. E che a Parigi non partirò giusto per il gusto di farlo. La convocazione è anche un segnale del buon lavoro che abbiamo fatto insieme alla squadra. Siamo partiti da lontano, con tanto tempo passato nel velodromo e su strada ad allenarsi».
BOLOGNA – Quando Pogacar e Vingegaard hanno attaccato, il gruppo di testa saliva a 500 watt. Mentre lo racconta, Ciccone solleva lo sguardo come a dire che aveva poco da farci. L’abruzzese gira le gambe sui rulli davanti al pullman della Lidl-Trek e intanto racconta. Fino a pochi secondi fa si è confrontato con Steven De Jongh, anche se a parlare era soprattutto il diesse belga. Prima di arrivare a chiedergli qualcosa, lo osserviamo. A tratti è pensieroso, nel cuore di questa stagione che lo ha visto saltare il Giro per una cisti al soprasella e iniziare il Tour in ritardo per un altro Covid.
L’ordine di arrivo lo colloca in quindicesima posizione, a 2’42” dal vincitore Vauquelin e ad appena 21” da Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel. Alle sue spalle sono finiti tutti gli altri leader del Tour: non è stata una cattiva giornata. E soprattutto, oltre alla propria prestazione, gli ha permesso di analizzare la condotta dei primi della classe.
«E’ stata una tappa molto dura – dice – specialmente dopo la giornata di ieri che è stata esigente, fra il caldo e il percorso. Il finale di oggi era molto movimentato, bellissimo. Il San Luca è stato uno spettacolo di gente, veramente emozionante. Però bisogna essere realisti sul livello che ho e seguire quei due mostri era praticamente impossibile. Perciò ho cercato di gestire con le forze che ho e farò così giorno per giorno. Pogacar e Vingegaard non li stiamo scoprendo adesso, hanno una marcia in più e oggi l’hanno dimostrato sul San Luca».
Ciccone ha un bel numero di tifosi dall’Abruzzo che lo cercano e lo sostengonoCiccone ha un bel numero di tifosi dall’Abruzzo che lo cercano e lo sostengono
Solo da lì?
Il ritmo era altissimo già da tanto. Quando si va a più di 500 Watt per un tot di minuti, solo i grandi campioni come loro riescono a fare la differenza. Si era visto che Pogacar volesse provare qualcosa, sennò non mandi avanti Yates a quel modo. Sono state due giornate veramente strane, perché con il caldo il fisico si adatta, le sensazioni cambiano tantissimo e a volte la prestazione viene anche un po’ falsata. Per cui se ad esempio Roglic ha pagato è perché ieri può aver speso troppo, però non è necessariamente un brutto segno.
Quanto era forte il caldo oggi?
A dire la verità, oggi è stata molto meglio di ieri, meno estremo. Facendo delle salite veloci e grazie al vento, abbiamo avuto sensazioni migliori. Ieri invece abbiamo pagato tutti, perché era proprio afoso, non girava l’aria, non si respirava.
Quando Pogacar e Vingegaard hanno attaccato – dice Ciccone – si saliva a 500 wattQuando Pogacar e Vingegaard hanno attaccato – dice Ciccone – si saliva a 500 watt
Pensi che i 4-5 giorni di allenamento che hai saltato per il Covid ti stiano condizionando?
Io sono sincero, in questi primi giorni mi manca la brillantezza, il cambio di ritmo. Però sono comunque soddisfatto perché voglio vivere giorno per giorno, facendo il mio massimo. L’importante è che riesca a mantenere il mio livello ed essere costante. A questi livelli, come ho già detto, si raggiungono dei picchi di potenza veramente alti, quindi se ti manca anche un 2 per cento, lo senti e lo paghi. Ci sta, siamo al Tour de France ed è giusto che ci sia anche questa differenza.
Oggi ci si aspettava che la UAE Emirates attaccasse, invece si sono ritrovati con Vingegaard di nuovo sul groppone…
Devo dire che su tutti gli strappi c’è stato molto nervosismo. Siamo alla seconda tappa del Tour e si sa che le prime tappe sono sempre più nervose. Siamo anche fortunati che queste giornate siano dure, perché la salita fa ordine e si rischia meno che nelle tappe piatte.
Giulio Ciccone, classe 1994, è alto 1,76 per 58 chili. Nel 2019 vestì la maglia giallaGiulio Ciccone, classe 1994, è alto 1,76 per 58 chili. Nel 2019 vestì la maglia gialla
La gente sul San Luca ti ha dato una spinta in più per tenere duro?
E’ stato qualcosa di impressionante. Ho fatto tante volte il San Luca in diverse occasioni: all’Emilia e al Giro d’Italia, ma oggi davvero scoppiava la testa dalle urla. Penso che sia stato uno dei momenti che sicuramente mi ricorderò tutta la carriera.
Mentre è in strada con Jacopo Mosca verso le Dolomiti, per il ritiro in altura che per lei precede il Giro, le Olimpiadi e poi anche il Tour, Elisa Longo Borghini racconta con passione il progetto di una corsa per juniores che si terrà ad agosto a Ornavasso. E’ la seconda edizione e porta il nome di Pietro e Franco Longo Borghini, i due zii con cui Elisa e suo fratello Paolo sono cresciuti quando madre e padre erano in giro sulle piste del fondo. A pensarci bene, non è così frequente che un’atleta in attività si dedichi alle categorie giovanili: alla Lidl-Trek se ne sono trovate due in casa, con il cuore grande. E così, se già lo scorso anno vi avevamo raccontato di Elisa Balsamo con i giovanissimi a Orio al Serio, eccoci con l’altra Elisa, quella tricolore, che ha pensato alle juniores.
«Jacopo dice che l’ho copiato – sorride Elisa – e un pochino è vero, perché tre anni fa ha iniziato a fare una manifestazione per i bambini nel suo paese. E proprio parlando insieme, ci siamo detti che siamo ciclisti professionisti, ma in che modo riusciamo veramente a impattare sul ciclismo giovanile? Possiamo essere dei buoni esempi, possiamo essere degli stimoli, però in che modo possiamo fare qualcosa di concreto per i più giovani? E così mi sono detta che avrei potuto organizzare una gara per le donne junior. Secondo me manca, ricordo che una volta ne facevano una in Toscana: una sorta di Tirreno-Adriatico. Era una corsa carina e normalmente si faceva a marzo: perché non posso provarci anche io?
«Così ne ho parlato con mio fratello e poi abbiamo cercato di confrontarci con la Federazione in Piemonte e con Serena Danesi. Ci hanno risposto che fare subito una corsa a tappe forse era troppo, però era possibile fare una gara a frazioni. Tappa in linea al mattino e poi la crono nel pomeriggio, aperta solo alle prime classificate del mattino. E così siano partiti…».
Al via dello scorso anno, Longo Borghini con i nipoti: la maglia tricolore come filo conduttoreLa cronoscalata del pomeriggio arriva al Santuario del Boden, dove Elisa si è sposata lo scorso autunnoLo scorso anno vinse una ragazza svizzera. Furono dati premi alle prime 15Crescono le eredi della Longo. Ecco Paolo con le tre figlie. Anna, la più grande è allieva. Manca il piccolo, che è un G0Al via dello scorso anno, Longo Borghini con i nipoti: la maglia tricolore come filo conduttoreLa cronoscalata del pomeriggio arriva al Santuario del Boden, dove Elisa si è sposata lo scorso autunnoLo scorso anno vinse una ragazza svizzera. Furono dati premi alle prime 15Crescono le eredi della Longo. Ecco Paolo con le tre figlie. Anna, la più grande è allieva. Manca il piccolo, che è un G0
Prima edizione lo scorso anno, la prossima il 10 agosto.
Ripresentiamo questo format. La gara in linea della mattina ha una salita di circa tre chilometri per un totale di circa 55 chilometri. Le prime 50 classificate, sperando che al via siano in tante, faranno una cronoscalata di 5 chilometri che partirà poco prima di Ornavasso e arriverà in cima alla Madonna del Boden. La chiesa dove mi avevano festeggiato e dove ci siamo sposati. L’anno scorso fra le partecipanti abbiamo avuto la Svizzera che tornerà anche quest’anno. E’ una gara regionale, non possono esserci troppe nazionali.
Che tipo di esperienza sta venendo fuori?
Io non pensavo, onestamente, che potesse essere così difficile organizzare una gara. L’idea è partita da me, ma io non sono mai a casa e devo ringraziare il Pedale Ossolano, la mia prima squadra, mio fratello e la mia famiglia perché si sono fatti in quattro. Io ho dato l’idea e qualche soldino, ma sono loro che fanno tutto. Sembra semplice, ma alla fine dei conti è più complicato di quello che sembra. Se non sei sul posto e non puoi dare anche semplicemente un contributo pratico, come mettere le frecce, ti senti un po’ inutile…
La gara 2024 si svolgerà il 10 agosto a Ornavasso (VCO)Il tratto in linea misura 54,8 chilometri e ha al centro una salitella. L’arrivo tiraLa crono del pomeriggio fino al Santuario della Madonne del Boden, sulla distanza di 4,7 chilometriLa gara 2024 si svolgerà il 10 agosto a Ornavasso (VCO)Il tratto in linea misura 54,8 chilometri e ha al centro una salitella. L’arrivo tiraLa crono del pomeriggio fino al Santuario della Madonne del Boden, sulla distanza di 4,7 chilometri
L’anno scorso però c’eri, qual è stata alla fine la tua soddisfazione?
Vedere le ragazze contente e questa è una cosa che mi ha fatto veramente piacere. Invece di limitarci alle prime dieci, abbiamo voluto premiare le prime quindici, anche se solo con un piccolo oggetto. Mio fratello Paolo lavora per Northwave e siamo riusciti a portare a casa dei guanti, dei calzini. Davvero piccoli oggetti, ma è stato bello vedere i sorrisi delle ragazze che si sono sentite valutate, apprezzate e ne hanno tratto un incentivo in più. La soddisfazione è stata veramente vederle sorridere, vederle contente. E’ questo che mi ha spinto a fare la corsa: cercare di dare qualcosa al mio sport, da cui ricevo tanto, col dubbio di non restituire abbastanza. Per me si tratta solo di investire qualcosa e il ritorno è vederle contente per una gara in più.
Il 10 agosto sarai nuovamente tu a premiarle?
Quest’anno purtroppo no, sarò al Tour de France. Non ci sarei dovuta essere neppure lo scorso anno, ma ebbi l’infortunio e essere là mi aiutò anche a distrarmi. Non è stato possibile trovare una data in cui ci fossi anche io, anche perché quello delle date è un tasto difficile. Devo dire che Serena Danesi ci ha aiutato veramente tanto. Per cui appuntamento al 10 agosto nel mio paese, le iscrizioni sono aperte.
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FIRENZE – Mentre Elisa Balsamo parla, la sua espressione ci sembra provata. Manca un’oretta al via del campionato italiano, la campionessa è venuta a sedersi sui gradini del pullman, per raccontare la sua storia. Chi l’ha vista allenarsi negli ultimi pochi giorni ci ha parlato di una gamba superba, pare che anche in pista abbia presto mollato ogni timore e ci abbia dato dentro. Ma quanto deve esserle costato riconnettersi con questo mestiere che tante soddisfazioni le ha dato, ma anche a dolore non ha mai scherzato?
Lei parla piano e, nell’ascoltarne le parole, la mente finisce a un verso di Bob Dylan: quante volte un uomo dovrà alzare lo sguardo, prima di poter vedere il cielo? E quando Elisa potrà vivere una stagione con l’anima finalmente leggera? Dove avrà trovato la forza per rialzarsi anche questa volta? L’anima è una corda che si può tendere a dismisura oppure a un certo punto dice basta?
«In realtà quando mi sono svegliata – mormora – ho detto che non volevo più andare in bici e per qualche giorno è stato così. Poi, poco per volta, il mio istinto di atleta è tornato fuori. E’ stata una cosa venuta esclusivamente da me, ogni passo. Nessuno mi ha mai forzato: la squadra, nessuno. E quindi se una persona si sente di fare le cose, allora è il momento giusto per ricominciare a farle. Non è stato semplice, sicuramente. Diciamo che adesso sono contenta di essere qua, per me è già una grande cosa partire oggi, essere qui con le mie compagne. Vedremo un po’ come va, più che altro come è il feeling a ritornare in gruppo. Non so bene cosa aspettarmi».
La condizione in salita è parsa soddisfacente: il Giro d’Italia potrebbe darle ciò che mancaLa condizione in salita è parsa soddisfacente: il Giro d’Italia potrebbe darle ciò che manca
Dai rulli alla strada
Sono passati diciotto giorni dal ritorno in sella dopo la caduta della Vuelta Burgos, avvenuta pochi giorni dopo il viaggio con la nazionale alla scoperta del percorso di Parigi. In un battito di ciglia, è passata dall’adrenalina della grande sfida alla paura che fosse tutto finito. Un film purtroppo già visto, anche se questa volta rispetto allo scorso anno, la bocca non è stata toccata e ha sempre potuto alimentarsi senza problemi.
«Esserci già passata mi ha insegnato qualcosa – dice con una punta di sarcasmo – va così da due anni. Però adesso basta, vorrei evitare altre esperienze simili. Diciamo che sono state comunque due cose diverse. Non è stato facile né l’anno scorso e neppure quest’anno, ma fortunatamente ho potuto riprendere a pedalare un po’ prima. Ho fatto un po’ sui rulli e poi ho iniziato a uscire su strada, ovviamente col tutore alla mano sinistra. Non è la stessa cosa, però almeno ho iniziato a allenarmi».
Gaia Realini si è scusata per non averla aiutata in finale, ma ha forato una gomma finendo in una buca enormeGaia Realini si è scusata per non averla aiutata in finale, ma ha forato una gomma finendo in una buca enorme
Senso di liberazione
Le foto di Balsamo sui rulli e poi su strada ci hanno fatto sorridere e subito le abbiamo mandato un messaggio per dirglielo. Quante volte un uomo dovrà alzare lo sguardo, prima di poter vedere il cielo? Elisa Balsamo è salita sui rulli il 4 giugno ed è poi uscita su strada il 10, in una sorta di liberazione che ci ha ricordato la prima uscita in bici dopo la chiusura del lockdown, quando tornammo a immaginare la libertà.
«Sì, più o meno è stato così – sorride – quel giorno mi sono piaciute anche le gallerie di Livigno. Ero su perché avevo già prenotato. Avevamo in conto di andare anche con la nazionale pista, per cui la prima settimana mi sono allenata sui rulli, dato che non potevo uscire su strada. Siamo andati lo stesso per stare tranquilli e non poteva essere altrimenti, visto che eravamo a Tre Palle. Abbiamo cercato di stare lontani da tutto e da tutti gli stress e poi avremmo visto come andava. Abbiamo messo una buona base, pur sapendo che al rientro avrei trovato ragazze che arrivano da gare e che hanno corso. Quindi indubbiamente la mia condizione non è delle migliori, ma mi preme soprattutto capire la mia reazione all’interno del gruppo. Non ho altri obiettivi per oggi».
La psicologa davanti, i genitori alla transenna: in questo recupero, Balsamo non è mai stata solaSono passati quaranta giorni dalla caduta di Burgos: un recupero non facile, ma comunque rapidissimoLa psicologa davanti, i genitori alla transenna: in questo recupero, Balsamo non è mai stata solaSono passati quaranta giorni dalla caduta di Burgos: un recupero non facile, ma comunque rapidissimo
Voglia di Giro
P.S. Il campionato italiano ha visto Elisa Balsamo sesta alle spalle della compagna Longo Borghini. Tutti gli sguardi che abbiamo incrociato dopo l’arrivo, mentre riprendeva fiato seduta per terra, stavano a significare la grande stima per il suo recupero. Ora il programma che vorrebbe comprende il Giro d’Italia per mettere insieme più lavoro e poi il doppio impegno alle Olimpiadi.
«Sono stata un po’ nervosa nel finale quando si andava verso lo sprint – dice – per il resto tutto abbastanza bene. Ma devo fare il Giro, credo che ne avrò bisogno».
La grossa differenza fra quella Balsamo seduta sui gradini del pullman e quella seduta sull’asfalto dopo la corsa sta nel lampeggiare dello sguardo. I suoi genitori la osservavano dalla transenna facendo battute per scacciare la preoccupazione, ma adesso Elisa è sulla strada giusta per fare grandi cose. E speriamo che a forza di puntare in alto, possa presto vedere nuovamente il cielo.
SCARPERIA – Ha attaccato poco prima del suono della campana, quando mancavano 26 chilometri al traguardo. La Lidl-Trek l’ha lanciata come si fa negli sprint col velocista ed Elisa Longo Borghini ha preso il largo. Dieci secondi. Poi venti. Poi quasi cinquanta. E quando alla fine il traguardo ha interrotto l’inseguimento, il gruzzolo di 13 secondi rimasti le ha permesso di alzare le braccia e inscenare una mimica che poi ci spiegherà.
Dietro inseguivano le ragazze delle Fiamme Azzurre, con Elena Cecchini e Chiara Consonni per Letizia Paternoster. Anche la UAE Adq sembrava voler lavorare per Eleonora Gasparrini (poi tricolore U23), ma non ha messo tutte le ragazze a tirare. E la Longo, voltandosi appena un paio di volte, ha ringraziato e portato a termine il quinto successo tricolore. Pensando allo smacco di due giorni fa, quando il titolo della crono le è stato tolto per una penalizzazione a causa dell’esigua distanza dell’ammiraglia alle sue spalle, si capisce che fosse super motivata.
In avvio di gara, un traguardo volante dedicato a Tommaso Cavorso. Nella foto suo padre Marco e Salvato, presidente AccpiPoco lontano dal punto dell’impatto, una stele (posta con Alfredo Martini), lo ricordaIl traguardo volante dedicato a Tommaso lo ha vinto Romina CostantiniIn avvio di gara, un traguardo volante dedicato a Tommaso Cavorso. Nella foto suo padre Marco e Salvato, presidente AccpiPoco lontano dal punto dell’impatto, una stele (posta con Alfredo Martini), lo ricordaIl traguardo volante dedicato a Tommaso lo ha vinto Romina Costantini
«Me la sono ripresa!»
Raramente infatti abbiamo visto Elisa sorridere al limite della commozione. Quando scherzando, prima del podio, le abbiamo detto che almeno una maglia le è rimasta, ha cambiato sguardo e con tono minaccioso ha detto: «Non mi è rimasta, me la sono ripresa!». Ma ora che siamo occhi negli occhi e si parla un po’ più a fondo, il suo stato d’animo viene a galla e tutto si spiega. Si è seduta sugli scalini del podio, noi siamo qui davanti, in ginocchio ai suoi piedi. Scherza anche su questo, l’umore è comunque buono.
«Ero molto triste ieri – spiega – non tanto per aver perso il titolo italiano a cronometro, ma per il pensiero che qualcuno credesse che io vinca con il sotterfugio. Questo non mi appartiene, a me piace vincere e perdere correttamente. Ho accettato il verdetto della giuria. Io credo profondamente nella giustizia e andava bene così, però sono rimasta molto male. Devo dire che ho provato anche un forte senso di vergogna ieri nel fare la sgambata, indossando la maglia della Lidl-Trek…».
L’intervista a caldo ai piedi del palco, quando era tutto un ribollire di pensieri ed emozioniLongo Borghini ha vinto con la nuova Trek EmondaGli ultimi dati suo suo computer danno la misura dello sforzo necessario per vincereL’intervista a caldo ai piedi del palco, quando era tutto un ribollire di pensieri ed emozioniLongo Borghini ha vinto con la nuova Trek EmondaGli ultimi dati suo suo computer danno la misura dello sforzo necessario per vincere
Perché?
Avevo paura che le persone mi guardassero e pensassero che io non voglia vincere correttamente. Però poi alla fine mio marito mi ha detto una cosa molto intelligente. Mi ha detto che era tutto nella mia testa e nessuno del mestiere pensa una cosa così. Ed ha aggiunto: «Domani fai vedere che tu vinci lealmente e che sei la più forte». Stessa cosa mi ha detto ieri la mia amica Audrey: «Corri col cuore e smentisci tutti anche quelli che pensano male, che sono molto pochi». E oggi per me è un sollievo e questa è la maglia tricolore del sollievo e della correttezza. Sapete cosa ho detto ieri a Jacopo?
Cosa?
Se domani vinco, mi giro e faccio il segno alla moto di stare dietro. E oggi l’ho fatto (sorride, ecco spiegata la mimica sul traguardo, ndr).
Il rientro di Elisa Balsamo è stato molto positivo: i numeri c’erano, come pure i dubbiIl rientro di Elisa Balsamo è stato molto positivo: i numeri c’erano, come pure i dubbi
Un attacco preparato e messo a segno con la squadra…
Attacco preparato. Sapevamo che Elisa Balsamo era forte, però aveva anche il dubbio della prima corsa dall’infortunio. Ci siamo parlate e lei mi ha detto di attaccare. Ilaria Sanguineti e Gaia Realini mi hanno fatto una leadout galattico. A quel punto avevo solo da sparare il mio colpo e sono riuscita a staccarle tutte ed arrivare all’arrivo. Sapevo che non era semplice sopravvivere nei tratti controvento sulla strada grande. Però ho tenuto dei watt costanti e sapevo che se fossi salita ad un determinato wattaggio sugli strappetti, non mi avrebbero più presa. E’ stata un’azione lunga quasi come la crono di giovedì. E’ una bella soddisfazione avere questa maglia, sono felice.
Quanto è importante avere delle conferme di questo tipo prima del Giro d’Italia e delle Olimpiadi?
Molto! Ho lavorato tanto in altura, ma soprattutto sull’endurance e non su lavori più esplosivi. Adesso tornerò al Rifugio Flora Alpina, a San Pellegrino, con la nazionale e riuscirò a fare ancora un bel blocco di lavoro. Slongo verrà con me per fare determinati tipi di lavoro dietro moto. Cercherò di prepararmi al meglio. Per ora è stata una bellissima stagione e spero di riuscire ad affrontare il Giro in un’ottima condizione. Altrimenti mi metterò l’anima in pace.
A seguire Longo Borghini c’erano la madre Guidina e il padre FerdinandoL’appuntamento con Sangalli e la nazionale è da lunedì a Passo San PellegrinoL’appuntamento con Sangalli e la nazionale è da lunedì a Passo San Pellegrino
Parlavi di Elisa Balsamo: incredibile come sia rientrata forte già alla prima corsa, no?
Per me è una bellissima cosa. Elisa ha passato due anni veramente di inferno e ci ha sempre messo la faccia, nel vero senso della parola. Immagino la sua sofferenza e la stimo molto proprio per il modo in cui riesce sempre a tornare. Perché alla fine rinasce sempre e io sono una sua fan. La stimo tantissimo e mi ispira ogni giorno a fare meglio.
C’è una dedica particolare per questa maglia?
Oltre a mio marito Jacopo, la dedico a mio papà e mia mamma. E’ un evento più unico che raro che mio papà sia venuto a vedermi, perché adesso è la stagione del fieno e lui sta facendo il fieno, quindi è sempre un po’ preso. Però fortunatamente a casa piove e allora mi ha detto che sarebbe venuto. E sono contenta che mio papà fosse qua oggi.
Sul podio, con la Longo, Chiara Consonni e Gasparrini, tricolore delle U23Consonni seconda con rammarico. Ha lavorato per Paternoster, che purtroppo ha bucatoSul podio, con la Longo, Chiara Consonni e Gasparrini, tricolore delle U23Consonni seconda con rammarico. Ha lavorato per Paternoster, che purtroppo ha bucato
A parte quello che deciderà Velo, quanto sarebbe importante per te fare la crono di Parigi, sia per la prova in sé e sia in funzione della strada?
Sicuramente la crono per me è importante e ci ho anche lavorato abbastanza. Migliorare era uno degli obiettivi della stagione, anche in chiave Grandi Giri. Penso di avere fatto un’ottima prova anche all’italiano, perché comunque su un percorso così poco adatto alle mie caratteristiche, sono riuscita a mettere giù dei buoni numeri, nonostante la stanchezza dello Svizzera dove non ci siamo per niente risparmiate. Alle Olimpiadi ci terrei veramente molto, poi la scelta non dipende da me. Accetterò qualsiasi verdetto, non muore nessuno. Sarebbe bello poterla fare per cercare un buon risultato, ma anche per sbloccarsi in vista della strada. E adesso andiamo. Stasera torno a casa e preparo la valigia per me e per Jacopo che domani corre. Viene anche lui in altura. Vedete che anche io faccio delle cose da brava moglie?
Si alza e si allontana con il dottor Daniele e con Elisabetta Borgia. Il sorriso che ha riscoperto in questo lungo periodo iniziato con il lockdown illumina le sue prestazioni e l’umore di chi la circonda. Non ci si abitua mai a vincere, l’ha appena detto, soprattutto se ogni vittoria costa tanta fatica. Quella di oggi non è stata banale, ma serviva un gesto come questo per scacciare gli ultimi fantasmi.
«Durante i blocchi di gara – risponde Stephanie Scheirlynck – utilizziamo le stesse bevande sportive, barrette, gel e tutto il resto che usiamo anche in allenamento. E’ importante abituarsi a tutti questi prodotti. Invece altri come vitamine e altri integratori, utili sia per la salute che per la prestazione, sono diversi tra allenamento e gara. Ancora tanti pensano che il nutrizionista sia colui che stringe le maglie della rete, mentre io guardo davvero il mio ruolo in termini di prestazioni. Il cibo è una storia positiva, dovrebbe essere divertente e gustoso…».
Stephanie Scheirlynck lavora per la Lidl-Trek, laureata in Scienza della nutrizione con successivo master in Nutrizione sportiva. Ha trascorso gli ultimi 15 anni abbinando la scienza allo sport, dedicandosi alla ricerca scientifica e alla scrittura di libri di cucina sportiva incentrati sulle prestazioni. Negli anni ha collaborato con atleti di diverse discipline, dal calcio al ciclismo, passando per l’atletica leggera. Scopo dello scambio è capire in che modo il team americano gestisca l’integrazione e come collabori con Enervit che ne è sponsor (in apertura, foto The Trek Shop).
Stephanie Scheirlynck, belga, è nutrizonista alla Lidl-Trek (foto Het Nieuwsblad)Stephanie Scheirlynck, belga, è nutrizonista alla Lidl-Trek (foto Het Nieuwsblad)
L’analisi del percorso
La strategia nutrizionale in gara viene impostata analizzando il profilo della corsa e adattando sin dal mattino il buffet della colazione alle esigenze degli atleti. Gli chef e i massaggiatori sanno cosa preparare e i corridori sono consapevoli di quando mangiare, quanto e perché.
«Nel nostro team – spiega – diamo sempre la possibilità ai corridori di avere una tripla opzione. Ad alcuni infatti piace avere tutto calcolato, altri preferiscono avere linee guida più ampie e altri ancora preferiscono scegliere da soli. Gli atleti di vertice non sono robot. La nostra missione è fornire loro informazioni su ciò di cui hanno bisogno e quando. Anche in allenamento ottieni prestazioni migliori, se mangi il cibo giusto al momento giusto. Recuperi più velocemente, eviti infortuni e così via. Ma l’attenzione non deve esaurirsi all’allenamento, anche l’alimentazione di base deve essere coerente. Il tempismo è essenziale. Con il nostro staff aiutiamo i corridori dove possiamo e ascoltiamo le loro preferenze».
Elisa Longo Borghini al via della Freccia del Brabante: gli atleti sanno cosa, quanto e quando mangiareBorraccia e gel, immagine classica per i finali di corsa (foto The Trek Shop)Elisa Longo Borghini al via della Freccia del Brabante: gli atleti sanno cosa, quanto e quando mangiareBorraccia e gel, immagine classica per i finali di corsa (foto The Trek Shop)
Tutto sotto controllo
Pedalare per tre settimane attraverso la Francia comporta molta pressione, la nutrizione è uno dei pochi aspetti che si possano davvero controllare. Così con il Tour ormai in partenza, è interessante notare la differenza di trattamento fra corridore e corridore e il fatto che spesso siano proprio gli atleti a essere contenti di avere schemi alimentari predefiniti e rigidi.
«Alcuni pensano: se è stato calcolato per me – dice ancora Stephanie – allora non devo più pensarci. Alla Lidl-Trek diamo libera scelta, ma spesso sono loro a volere una routine ben definita. Conosco atleti molto razionali. Se faccio così, pensano, mi riprenderò molto meglio, quindi lo faccio. Ma una volta finita la competizione, si lasciano andare. Per fortuna ci sono sempre le date che fissano le scadenze e viene il momento in cui si torna a fare sul serio. Anche sul discorso del peso si sono fatti dei grandi passi avanti: adesso sappiamo che c’è un minimo sotto il quale non si deve scendere: tutto lo staff medico è sulla stessa linea in questo senso».
Ciascun corridore del team parte per la corsa con quello che serve per il fabbisogno personaleI rifornimenti lungo la strada vengono disposti in base alle caratteristiche del percorsoLa Lidl-Trek ha con Enervito un rapporto di sponsorizzazione ormai radicatoCiascun corridore del team parte per la corsa con quello che serve per il fabbisogno personaleI rifornimenti lungo la strada vengono disposti in base alle caratteristiche del percorsoLa Lidl-Trek ha con Enervito un rapporto di sponsorizzazione ormai radicato
Fra scienza e tradizione
E’ il leit motiv di quasi tutti i team WorldTour: l’alimentazione rientra fra i… protocolli più soggettivi. Ciascuno ha le sue esigenze, la sua corporatura, il suo ruolo all’interno della corsa e ogni team ha il suo modo nell’approcciarle. Questo si traduce nel fatto che a parità di sponsorizzazione con Enervit, ad esempio, la UAE Emirates abbia necessità di gestire la perdita di sodio con la sudorazione, mentre questa alla Lidl-Trek è evidentemente una necessità meno urgente.
«Quando sono in gara – spiega – i nostri corridori preferiscono avere un mix di entrambe le bevande sportive (con un quantitativo di carboidrati fra 30 e 60 grammi per borraccia di carboidrati e sodio/sali), combinate con gelatine, gel o barrette. Invece non mettiamo in atto delle precise strategie per quanto riguarda la sudorazione. Con una buona pre-idratazione ed elettroliti extra prima e durante le gare o gli allenamenti possiamo soddisfare tutti i loro bisogni.
«Solo nelle corse veramente lunghe, pianeggianti e “più facili” i corridori prenderebbero anche del “cibo normale”, ma questo ormai è davvero raro. Nel menu di gara ci sono ancora le gallette di riso, ma torte e panini non si vedono più tanto spesso. Quindici anni fa ci si chiedeva se avessimo il miglior allenatore e i migliori materiali, adesso ilmondo dello sport ha capito che le corrette abitudini alimentari non sono garanzia di vittoria, ma aiutano».
Abbiamo ancora il Giro d’Italia in circolo nel sangue e nella testa, ma con l’inizio del Delfinato domani ci si sposta già sul Tour de France. E inevitabilmente si finisce a parlare dei suoi interpreti. Tra questi ci sarà anche Tao Geoghegan Hart.
Attorno l’inglese, quest’anno approdato alla Lidl-Trek c’è tanta curiosità. E parte di queste curiosità ce le siamo tolte proprio al Giro quando una mattina abbiamo incontrato Josu Larrazabal, capo del settore performance della squadra americana.
Ricordiamo che Tao Geoghegan Hart era caduto rovinosamente proprio lo scorso anno durante la corsa rosa. Un infortunio terribile, tra le varie fratture anche quella del femore. Una riabilitazione lunghissima e un ritorno incerto o quantomeno complicato. Sin qui l’ex maglia rosa ha disputato 24 giorni di corsa facendo anche vedere qualche buona prestazione, ma certo la strada per lottare con Pogacar, Roglic e Vingegaard appare lunga.
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-TrekJosu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu, come sta Tao?
Sta andando bene, ovviamente ci ha messo un po’ più di tempo… Che poi non so neanche se dire “più tempo” sia giusto o sbagliato, perché non si sapeva da dove Tao ripartisse dopo un intervento del genere. Però è vero che l’inverno è andato molto bene, forse anche per questo motivo ci aspettavamo già di vedere qualcosa al Catalunya. Ma quello che non abbiamo visto al Catalunya l’abbiamo visto al Romandia un mese più tardi.
Dunque ora è in tabella di marcia?
Diciamo che sin qui eravamo con un mesetto di ritardo. Adesso Tao è nel pieno della preparazione del Tour, è a Sierra Nevada (è sceso giusto un paio di giorni di fa, ndr) con la squadra. Secondo me al Delfinato vedremo ancora un altro step rispetto al Romandia e saremo pronti per il Tour.
Dopo un incidente importante come il suo, Josu, hai notato qualche momento di flessione? Non solo fisica, ma anche a livello morale?
Non conosco il corridore così bene, perché è arrivato quest’anno. Lo sto conoscendo. Nelle conversazioni con lui c’era quel tratto d’incertezza su se stesso, che va alla ricerca di una continua conferma. A dicembre, in ogni test vedevamo che aveva, tra virgolette, lo stress di confermare che fosse in ripresa, che andava benissimo. Lui voleva sempre di più. Mettiamoci anche che nel ciclismo di oggi tutto viene misurato e i ragazzi hanno continui riferimenti numerici. Lui ci badava moltissimo e abbiamo cercato di tirarlo fuori da questo aspetto.
L’inglese è stato a Sierra Nevada tre settimane con la squadra. Da domani sarà al Delfinato (foto X)L’inglese è stato a Sierra Nevada tre settimane con la squadra. Da domani sarà al Delfinato (foto X)
E come?
La nostra aspettativa nella prima parte di stagione era tornare, tornare a correre. Metterlo in una squadra, farlo lavorare. E questo Tao lo ha fatto molto bene. Ai Paesi Baschi ha lavorato per Skjelmose dando un contribuito da leader importante e poi al Romandia si è fatto vedere lui. Un risultato che è sotto il suo standard, ma visto da dove veniva è stata un’ottima top 10 (ha chiuso 9° a 1’02” da Carlos Rodriguez, ndr). Lì ha avuto belle conferme e belle sensazioni. Ora però non basta.
Cioè?
Non abbiamo ancora chiuso il cerchio. Secondo me per lui sarà importante misurarsi al Delfinato, per arrivare al Tour con la fiducia al top.
Josu, abbiamo parlato di numeri, cosa gli è venuto a mancare di più dopo l’incidente? Picchi di potenza, resistenza, recupero?
Efficienza dico io. Alla fine con l’allenamento limi, limi ogni giorno qualcosa e porti tutte le componenti ad un livello di eccellenza. Un livello che ti permette di arrivare alla fine della corsa più fresco possibile e con più possibilità di fare i numeri massimali. Quando tu fai un test massimale i dati sono lì, ma il ciclismo non è cosa fai quando sei fresco, il ciclismo è cosa fai dopo 5 ore. E’ quella fatigue resistance che perdi quando subisci un intervento del genere.
Tra nuovi materiali e rincorsa della forma quest’anno Tao Geoghegan Hart non è stato super a crono. Tuttavia al Romandia è andato meglioTra nuovi materiali e rincorsa della forma quest’anno Tao Geoghegan Hart non è stato super a crono. Tuttavia al Romandia è andato meglio
L’efficienza in generale, in corsa…
Il fisico perde quelle tante piccolezze che sono necessarie. Il ciclismo è un sport tecnico e non solo tattico. La pedalata è un movimento che si ripete mille volte ed è lì che sta l’efficienza. E’ lì che una buona efficienza fa la differenza. E se tu per ognuna di quelle mille pedalate perdi anche solo un pochino, dopo 4-5 ore il gap che devi colmare è enorme.
Avete lavorato anche un po’ in palestra? O meglio, visto il muscolo da recuperare l’avete portata avanti nel corso della stagione?
Sì, ci abbiamo lavorato tanto. La palestra è stata la base della sua riabilitazione. Tao ha fatto un grande lavoro ad Amsterdam, in questo centro dove hanno fatto l’intervento. Hanno lavorato molto in monopodalico, cioè con la gambe separate affinché tutto tornasse al top, misurando ogni valore della forza di quell’arto. E infatti da quel punto di vista già in inverno era ben messo però, una cosa è come sei tu a livello fisico in un test, tra l’altro non specifico, e un’altra cosa è come sei tu in bici pedalando con tutte e due le gambe insieme, con quella coordinazione necessaria. Ecco che si ritorna al discorso dell’efficienza.
Il Tour de Romandie ha significato il rientro alle corse per Giulio Ciccone. Un inizio di stagione tardivo causato da un problema al soprasella che lo ha escluso dal Giro d’Italia, suo primo obiettivo del 2024. Finite le fatiche in terra svizzera è volato in Spagna, a Sierra Nevada, per fare un lungo blocco di lavoro in vista dei prossimi impegni. Lo scalatore abruzzese sarà prima al via del Giro del Delfinato e poi al Tour de France.
«Sto bene ora – racconta Ciccone – sono stato in ritiro con la squadra e abbiamo fatto tre settimane intense di allenamento. Iniziare la stagione al Tour de Romandie è stato strano, non avevo mai cominciato così tardi a correre. Ma se ci pensate il calendario è ricco di impegni e da qui a settembre ci sono tante gare alle quali guardare con ottimismo».
Al Tour de Romandie è arrivato l’esordio stagionale per lo scalatore abruzzeseAl Tour de Romandie è arrivato l’esordio stagionale per lo scalatore abruzzese
Due ritmi differenti
In Svizzera erano presenti tanti corridori che sarebbero poi stati protagonisti al Giro d’Italia appena concluso come Arensman, Caruso e Alaphilippe. Oppure altri che andranno verso il Tour de France: Bernal, Vlasov e Simon Yates. Anche Ciccone punta alla Grande Boucle, ma per lui il Romandia era il primo passo, mentre per gli altri era l’ennesimo verso questo importante appuntamento.
«Il Romandia – continua Ciccone – serviva per mettere insieme ritmo gara e condizione. Ovvio, ho fatto tanta fatica, ma non correvo da mesi quindi era prevedibile. In più il livello degli altri corridori era alto. Io ho preso l’impegno come un prosieguo degli allenamenti fatti in precedenza. Finito il Romandia sono andato alla Eschborn-Frankfurt dove la condizione era già più alta».
L’infortunio al soprasella lo ha fermato per tutto il mese di febbraio (foto Instagram)L’infortunio al soprasella lo ha fermato per tutto il mese di febbraio (foto Instagram)
Ricominciare da capo
Lo stop subito da Giulio, a inizio febbraio, ha costretto il corridore della Lidl-Trek a ripartire da zero e ricostruire tutto il lavoro dell’inverno. Una cosa che mentalmente può abbattere anche gli atleti più motivati.
«Sono arrivato al Romandia con meno di due mesi di allenamento – riprende – fermarsi durante l’inverno ha azzerato tutto il lavoro fatto in precedenza. L’uno di marzo sono partito da zero e dopo qualche settimana sono tornato in gruppo. Si deve ripartire con le gambe, ma anche di testa. Non bisogna farsi abbattere dalla situazione anche se rimettere insieme i pezzi è difficile. Arrivare ad una condizione decente mi è costato fatica e impegno. Probabilmente questo è stato uno dei periodi più difficili, ma sono contento di come l’ho superato».
L’anno scorso al Tour Ciccone conquistò la maglia a pois, proverà a difenderla?L’anno scorso al Tour Ciccone conquistò la maglia a pois, proverà a difenderla?
Nuovi obiettivi
Con appena sette giorni di corsa messi insieme in questo 2024 Ciccone si avvicina alla seconda parte di stagione carico di aspettative, grazie anche al supporto della squadra.
«Il team – conclude – mi ha subito cambiato il calendario e i piani. L’avvicinamento al Tour è dei migliori e forse farò un calendario più intenso del previsto. Farò la Grande Boucle e a settembre la Vuelta, mentre con il programma iniziale avevo un solo una corsa a tappe di tre settimane: il Giro d’Italia. Ovvio che gli obiettivi cambiano, al Tour Thao sarà il capitano mentre io mi metterò nel ruolo del “jolly”. Porterò fantasia, ma sarò comunque a disposizione di Geoghegan Hart. Probabilmente avrò più spazio alla Vuelta, ma vedremo come mi sentirò durante la stagione. Dispiace aver perso il Giro, ma ora mi concentro sul Tour de France, che parte comunque dall’Italia.
«Il Delfinato – che partirà domenica 2 giugno – sarà un po’ una sorpresa visto che è la prima gara in cui arriverò con una buona condizione e una preparazione mirata. Provo e testo con tanta curiosità, vedremo dove mi porterà».
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L’allenamento è terminato in concomitanza con l’arrivo della 19ª tappa del Giro d’Italia, vinta da uno straordinario Vendrame. Un’uscita di sei ore per Guarnieri che si prepara per i prossimi impegni tra i quali spicca il Giro di Svizzera.
«Al momento non c’è un programma troppo stabilito – dice Guarnieri – correrò in Belgio tra qualche giorno e poi sarò al Giro di Svizzera. La speranza è che possa tornare utile per trovare il giusto feeling con De Lie, anche se non credo che ci saranno grandi occasioni per i velocisti. Lo Svizzera però è una corsa che mi piace sempre, molto tirata ed è il miglior avvicinamento al Tour de France, sempre ammesso che ci sarò».
Per Guarnieri e De Lie (rispettivamente 2° e 3° in maglia Lotto) solo 4 gare insieme fino ad oraPer Guarnieri e De Lie (rispettivamente 2° e 3° in maglia Lotto) solo 4 gare insieme fino ad ora
Le prime misure
De Lie dovrebbe essere l’uomo di punta della Lotto Dstny alla Grande Boucle. Il “Toro di Lecheret” sarà chiamato a continuare il grande momento di forma, da quando ha ripreso a correre a fine aprile ha messo insieme 3 vittorie e 2 podi.
«Alla Ronde Van Limburg – racconta Guarnieri – abbiamo raccolto un bel terzo posto. Il treno ha funzionato bene nonostante sia stata la terza o quarta gara fatta insieme da inizio anno. Sicuramente non c’è quel feeling che si vede nei treni più forti, ma la prestazione di Limburg ci dà fiducia. Sono contento del lavoro fatto, sia fisico che di squadra. Personalmente sto bene, dopo tanti anni in gruppo so riconoscere le sensazioni e arrivare in forma ai momenti chiave. Vero che la mia convocazione per il Tour non dipende tanto da me ma dalle intenzioni della squadra».
Secondo Guarnieri i tre sigilli messi a segno alla corsa rosa hanno decretato la superiorità di MilanSecondo Guarnieri i tre sigilli messi a segno alla corsa rosa hanno decretato la superiorità di Milan
Uno sguardo al Giro
Tra i treni migliori visti ultimamente in circolazione c’è quello della Lidl-Trek di Jonathan Milan. Il velocista di Buja ha inanellato tre successi di tappa e altrettanti secondi posti al Giro. Guarnieri, che da casa ha visto l’operato della Lidl-Trek però non è rimasto così sorpreso.
«Da come andava alle classiche del Nord – spiega – ce lo aspettavamo tutti che Milan potesse essere così forte. Alla prima vittoria, quella di Andora, ha fatto vedere di cosa è capace. Ha preso tanto vento, ma era talmente superiore agli altri che non si è scomposto e ha comunque messo dietro tutti. Poi se hai una squadra così forte come la Lidl-Trek, con uomini di spessore che lavorano per te, tutto viene più semplice. Loro hanno Stuyven, uno che ha vinto la Sanremo, come terzultimo uomo, dopo di lui va in azione Theuns e infine Consonni. Simone è uno che di treni ne ha fatti in carriera, si sta dimostrando un grande ultimo uomo».
Milan può contare su uomini di grande esperienza come Stuyven e TheunsSimone Consonni accompagna il gigante di Buja in ogni momento della corsaMilan può contare su uomini di grande esperienza come Stuyven e TheunsSimone Consonni accompagna il gigante di Buja in ogni momento della corsa
Tutto semplice
Per Milan e la Lidl-Trek tutto sembra semplice. Poi ci sono delle tappe in cui qualcosa si è sbagliato, come a Fossano o a Padova, ma gli errori fanno parte del gioco.
«Vorrei anche sottolineare – riprende Guarnieri – che gli avversari forti a questo Giro ci sono stati. Merlier, Kooij, Gaviria. Poi alla Lidl-Trek sono molto bravi, hanno le giuste tempistiche e anche quando non le hanno riescono a cavarsela. Mi ricorda un po’ il treno che avevamo con Demare, eravamo sempre noi a prendere in mano la situazione. Quando hai il velocista più forte anche se sei lungo non cambia, ne esci sempre bene. Meglio farsi trovare fuori tempo ma essere i primi a partire che rimontare e rischiare di rimanere incastrati».
I meccanismi del treno della Lidl-Trek sono stati affinati nel corso di tutta la stagioneI meccanismi del treno della Lidl-Trek sono stati affinati nel corso di tutta la stagione
Affinità
Tutto però è stato costruito giorno dopo giorno, a partire dall’inverno e passando per le diverse corse. Consonni e Milan hanno messo alle spalle, prima del Giro d’Italia, 12 giorni di corsa insieme.
«Queste volate dominate – analizza ancora – arrivano da un lungo periodo di prove. Fanno sprint su sprint dalla Valenciana, sono passati dalla Tirreno e sono arrivati al Giro. La forza di un treno è anche l’affinità che si crea tra i vari “vagoni”. La Lidl-Trek ha investito tanto tempo su questo aspetto, al contrario nostro. Sanno perfettamente cosa fare e dove andare. Nella tappa di Cento sono stati perfetti, gli avversari possono fare poco, se non sfruttare qualche errore, come successo a Padova. Secondo me contro questa Lidl-Trek tutti partono battuti, anche la Alpecin di Philipsen».
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