Lefevere e Alaphilippe: la pace non scoppia

20.01.2024
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A Calpe, durante la presentazione della Soudal-Quick Step il grande assente era Julian Alaphilippe. Nessuna polemica, almeno non in quella sede, semplicemente l’ex iridato era in Australia per Tour Down Under.

Si è comunque parlato di lui. E lo ha fatto patron Patrick Lefevere. Il francese nelle ultime due stagioni non è stato stellare come ci aveva abituato, ma resta un cardine di questo team. E non va dimenticato che esce da un incidente bruttissimo: la caduta alla Liegi 2022. Davide Bramati stesso ci disse che il 2023 gli sarebbe servito per resettarsi del tutto.

Patrick Lefevere (classe 1955) guida il team Soudal Quick-Step, eccolo durante le interviste a Calpe
Patrick Lefevere (classe 1955) guida il team Soudal Quick-Step, eccolo durante le interviste a Calpe

Julian, Patrick e… Remco

Contestualmente al calo (si spera momentaneo) di Alaphilippe, c’è stata l’esplosione di Evenepoel. Vuelta, mondiali, Liegi… e ora il Tour nel mirino. E al Tour la Soudal-Quick Step ci andrà tutta per il belga. Niente spazio per Julian.

«Non mi piacerebbe vedere un Alapahilippe, che magari sta anche bene, devoto alla causa di Remco al 100 per cento. Credo che il Giro d’Italia sia ideale per lui, per il suo modo di correre».

Poi però sono partite le bordate: «I corridori generosi non vincono e sono poco intelligenti. E Alaphilippe spesso è un corridore troppo generoso. E’ impulsivo e spesso poco intelligente. Deve imparare ad essere più riflessivo». 

Lefevere ha detto che Alaphilippe, già durante questo inverno, ha avuto la possibilità di lasciare il Wolfpack. Diverse squadre hanno cercato di ingaggiarlo: «Un corridore scontento in una squadra è inutile. Ho discusso con lui già in passato. Abbiamo raggiunto un accordo. Mi ha detto: “Patrick, dammi un altro inverno”. Bene, adesso tocca a lui dimostrare di essere ancora forte».

Classe, istinto e grinta non abbandonano Alaphilippe
Classe, istinto e grinta non abbandonano Alaphilippe

Polemiche infinite 

Insomma, come sempre il “vecchio Patrick” non le ha mandate a dire. Ricordiamo che già un anno fa tirò una bordata mica da ridere: «Alaphilippe si mangia gran parte del mio budget. Voglio dei risultati».

Spesso i suoi modi di fare hanno tenuto molti sulle spine, ma alla lunga ha avuto ragione lui. Magari sarà così anche stavolta, certo però che nell’anno olimpico, con i giovani che avanzano in modo prepotente e 31 anni sulle spalle, non sarà così facile per il francese tornare il corridore di un tempo.

E allora guardandola in questa chiave l’idea del Giro potrebbe essere buona per Alaphilippe. Davvero un cambio di programma e di obiettivi potrebbe essere uno stimolo importante. Sia per la testa che anche per il fisico.

In generale Lefereve si è mostrato il solito punzecchiatore. Il grande manager in grado di tenere sotto controllo i suoi ragazzi e di stimolarli. 

A Calpe ha parlato molto di Remco. Delle sue sconfinate possibilità. Del fatto che essere un outsider al Tour e non il favorito come al Giro lo scorso anno può essere un vantaggio. Ha parlato della “non fusione” con la Jumbo-Visma. E su Alaphilippe ha lanciato queste bordate. Ma si sa, il manager belga è così e se conduce da 25 anni una delle squadre più titolate di sempre un motivo ci sarà.

Il francese sulle strade australiane del Down Under, dove sta rifinendo la gamba in vista dei primi impegni europei: Het Nieuwsblad e Strade Bianche
Il francese al Down Under, rifinendo la gamba in vista di Het Nieuwsblad e Strade Bianche

Loulou in Australia

E Alaphilippe cosa dice? Probabilmente fa buon viso a cattivo gioco, ma dallo stato del South Australia ha detto che non è vero che ha chiesto a Lefevere di restare ancora un anno. In ogni caso in un’intervista a l’Equipe, “Loulou” è parso motivato e l’idea del Giro d’Italia in effetti sembra stuzzicarlo parecchio. 

«Non è né una punizione, né una mancata selezione – ha detto Alaphilippe – semplicemente è un altro progetto. Bisognava cambiare e perché non quest’anno? Il Giro mi motiva parecchio. In Italia avrò più libertà e potrò correre di più secondo le mie caratteristiche. E poi ho chiesto io di andare al Giro».

Alaphilippe assicura che sarebbe stato ben disposto ad aiutare Remco e che è un ruolo che aveva già ricoperto durante la Vuelta del 2022. Vede il Giro come un’opportunità, sia per i risultati, che per la preparazione. Tuttavia qualche dubbio ci resta, tanto più che le Olimpiadi arrivano pochi giorni dopo il finale della Grande Boucle e su carta sono perfette per Alaphilippe. Almeno quello “vecchio stile”. Ma chissà, magari avrà ragione lui. E sarà più fresco di molti altri pretendenti.

Voeckler tecnico? La stessa fame di quando correva

04.10.2023
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Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato che il Voeckler casinista e sempre in fuga sarebbe diventato un giorno uno dei tecnici più vincenti del mondo. I suoi scatti. Le smorfie quasi fastidiose. Le polemiche. Oggi il tecnico dei francesi che ha da poco vinto a Drenthe il campionato europeo con Laporte e con la staffetta mista, sfoggia un aplomb quasi britannico. Viene meno solo nei momenti ad alta intensità e quando commenta le corse dalla moto della televisione. In quel caso però non viene mai presentato come commissario tecnico, ma come ex atleta e opinionista.

«Mi sarebbe piaciuto – ammette Voeckler, 44 anni, professionista dal 2001 al 2017 – essere forte come i ragazzi di oggi. Il livello dei francesi non è lo stesso dei miei tempi. Adesso vanno in corsa atleti ai massimi livelli mondiali, quindi per me è meno complicato immaginare delle strategie. Invece quando andavo ai mondiali da corridore, l’unico modo perché potessero vederci era andare in fuga. Non eravamo alla stessa altezza, non so dire il perché. So che quando ho accettato di fare il tecnico della Federazione francese di ciclismo, mi sono messo in testa di dimostrare che non siamo secondi a nessuno».

Alaphippe, uno-due

La storia inizia nel 2020, proprio agli europei. La corsa va a Nizzolo, fresco campione italiano, ma alle sue spalle si piazza Picard, a sua volta campione di Francia. A Imola, poche settimane dopo, Alaphilippe vince il mondiale. A volte si tende ad attribuire tutto il merito al campione, ma la Francia spaccata degli anni precedenti di colpo sembra una corazzata.

L’anno dopo l’europeo si corre a Trento, con Colbrelli che resiste a Evenepoel in salita e poi lo batte in volata. Terzo arriva un francese, Benoit Cosnefroy. Poche settimane dopo, ai mondiali di Leuven, fa festa ancora Alaphilippe.

«Francamente Julian non aveva bisogno di me – sorride – innanzitutto perché non ero io a pedalare. Il mio ruolo è stato quello di formare un gruppo unito attorno a lui, come pure per Cosnefroy agli europei di Trento, quando tutta la squadra ha lavorato per lui senza fare domande. Certo avere un rapporto di fiducia con il leader mi ha facilitato. E’ successo a volte che Julian non capisse una mia scelta, ma io sono rimasto fermo e me ne sono preso la responsabilità. A parte questo, Julian non è mai esigente, a volte la sua mitezza è quasi imbarazzante visto il suo status di campione».

Alaphilippe Imola 2020
L’attacco decisivo di Julian Alaphilippe a Imola 2020: primo mondiale francese dal 1997
Alaphilippe Imola 2020
L’attacco decisivo di Julian Alaphilippe a Imola 2020: primo mondiale francese dal 1997

Due argenti che bruciano

Si prosegue a Monaco 2022, con un europeo piatto per velocisti. Sembra disegnato per Fabio Jakobsen, che infatti vince. Tuttavia alle sue spalle si piazza Arnaud Demare, che coglie l’argento. Quando a settembre si vola in Australia, il piano di Voeckler sarebbe anche garibaldino, ma l’attacco di Evenepoel fa saltare ogni punto di riferimento. Per fortuna del cittì, ci pensa Laporte che coglie il secondo posto.

«Quel giorno Evenepoel era ingiocabile – ricorda con una metafora tennistica – e io ci ho messo un po’ a capire che non sono io a pedalare. Non riesco a scaricare lo stress, per questo il mattino prima del mondiale andai a correre per 8 chilometri, perché ero sveglio molto presto. I ragazzi sono con me, si fidano. Sicuramente mi vedono ancora come un corridore e il fatto di essere presente a molte gare anche per la televisione aiuta nelle relazioni. Sono giovane per essere pensionato, parliamo come fra corridori, tutti insieme nella stanza. Anche se ci sono momenti solenni, non sono al di sopra di loro e loro ovviamente lo sentono».

Il guizzo di Laporte

A Glasgow non è andata un granché, eppure Voeckler è tornato a casa con l’argento del Mixed Team Relay alle spalle della Svizzera e l’ha trasformato in oro agli europei di Drenthe. In più nella sfida olandese è arrivato l’oro inaspettato nella prova su strada, grazie a Laporte che non si è piegato alla rimonta di Van Aert.

«Costruire la squadra giusta – spiega Voeckler – è come un puzzle, un processo lungo. Più si avvicina la data, più cerco di convincermi che la prima idea sia quella giusta. Non bisogna cedere alla tentazione di cambiare tutto all’ultimo momento, meglio pensarci prima, in base al percorso e ai programmi dei corridori. Alcuni sanno da tempo che conterò su di loro, altri invece vengono informati molto più avanti, in modo che si avvicinino serenamente. Ho la stessa malizia di quando correvo, tentare di essere più furbi dei rivali fa parte del gioco. E poi, tirate le somme, si studia la tattica. Non chiederò ai miei corridori di correre allo stesso modo se Van Aert e Pogacar ci sono oppure no. Il percorso è una cosa, lo scenario di gara è un’altra…».

Alaphilippe sull’incudine, Lefevere il martello

09.09.2023
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Che cosa prova un campione davanti al declino inatteso? E che cosa prova se sente di avere ancora qualcosa da dare e per qualche motivo non ci riesce? Se è vero che il ritorno dopo gli infortuni più gravi richiede circa un anno, per rivedere un Alaphilippe competitivo ci sarà da attendere la prossima stagione. Ne è convinto Bramati, ne è convinto Julian, ma nel frattempo l’attesa lo sta logorando e lo ha portato a commettere qualche errore.

Se infatti l’incidente della Liegi 2022 lo tenne fuori per due mesi, probabilmente la vera causa della rincorsa ancora incompleta fu la voglia di bruciare i tempi per andare al Tour (senza riuscirci). Nel frattempo, le continue dichiarazioni di Lefevere non hanno contribuito a creare il clima migliore. Il manager belga infatti non ha fatto passare settimana senza punzecchiarlo e ricordargli il ricco contratto che li lega.

Patrick Lefevere e Alessandro Tegner: la Soudal-Quick Step ruota attorno a loro
Patrick Lefevere e Alessandro Tegner: la Soudal-Quick Step ruota attorno a loro

Vittorie, non fascino

Nell’ultima puntata della serie, commentandone la voglia di riscatto, all’ennesima bordata ha fatto seguire una… carezza, riconoscendo l’impegno del francese e la sua voglia di riscatto.

«Non posso assolutamente biasimarlo – ha scritto nella sua rubrica su Het Nieuwsblad – prima di questa stagione abbiamo avuto una conversazione piuttosto dura a Diegem. Julian, sua moglie Marion Rousse, il manager Dries Smets e io ci siamo seduti insieme al tavolo. Da patron della squadra ho detto le cose come stanno: Julian fa la vita giusta, quindi le cose devono migliorare. Lui stesso era d’accordo. So che ha fatto tutto il possibile per farsi trovare pronto. Per cui, di fronte ai risultati, non ci resta che concludere che non funziona più.

«Ho letto sulla stampa dell’interesse di TotalEnergies, ma per quanto ne so non c’è nulla di vero. Non è nemmeno qualcosa a cui sto puntando. Per essere chiari: Julian è ancora prezioso per la nostra squadra. Rimane il corridore più popolare in Francia e la persona più affascinante in ogni serata di sponsorizzazione. Ma certo: l’ho preso in squadra per vincere le gare, non per essere affascinante».

Al Delfinato con la compagna Marion Rousse: anche lei è stata presente all’incontro con Lefevere (foto MatosVelo)
Al Delfinato con la compagna Marion Rousse: anche lei è stata presente all’incontro con Lefevere (foto MatosVelo)

Rilancio in Canada

Una dichiarazione a metà fra lucido realismo e psicologia spartana, tesa a spronare il campione oppure a spingerlo via. Soltanto loro sanno se si tratti di un gioco duro e condiviso o se Lefevere stia calcando troppo la mano. Al momento Julian si trova in Canada, dove ieri ha corso il Gp de Quebec (arrivando al 9° posto nella volata di gruppo) e domenica la corsa di Montreal.

«E’ stato un anno difficile con due soli successi – ha ammesso il francese – ma è stato anche un anno importante in cui ho imparato molto. Dopo la scorsa stagione volevo fare tutto il possibile per raggiungere nuovamente un buon livello e ci sono riuscito. In termini di risultati, devo avere pazienza e continuare a lavorare come ho sempre fatto. Spero di concludere bene quest’anno e di ottenere altri successi. Questo è tutto quello che posso dire. Sono estremamente motivato e sto facendo tutto il possibile per tornare nella mia forma migliore e sono certo che ci riuscirò».

Alaphilippe ed Evenepoel: non sarà voluto, ma è palese che al crescere di Remco è coinciso lo spegnersi di Julian
Alaphilippe ed Evenepoel: non sarà voluto, ma è palese che al crescere di Remco è coinciso lo spegnersi di Julian

Non solo Evenepoel

Le critiche più pesanti Lefevere le ha mosse durante il Tour, dove al grande impegno del due volte campione del mondo non sono mai corrisposti risultati degni di nota: tante fughe e neppure un piazzamento fra i primi 10 sono un bottino obiettivamente troppo magro. Come troppo asciutto appare anche il corridore, che un tempo brillava per tonicità ed esplosività.

«Non è stato con le mani in mano – ha annotato Lefevere – ha attaccato tappa dopo tappa, ma alla fine ha perso terreno dai corridori che sulla carta dovrebbero essere meno forti di lui in salita. Siamo tutti delusi, ma soprattutto è deluso Julian. La sensazione in giro è che la nostra squadra dipenda da Evenepoel, come se non avessimo alcuna possibilità se lui non è al via. Ovviamente Remco è importante, ma mi rifiuto di accettare che dietro di lui ci sia il vuoto (ovviamente il passaggio a vuoto di ieri alla Vuelta non era stato previsto, ndr)».

Al Tour abbiamo visto Alaphilippe in fuga quasi ogni giorno, ma non è mai riuscito a concretizzare i suoi attacchi
Al Tour abbiamo visto Alaphilippe in fuga quasi ogni giorno, ma non è mai riuscito a concretizzare i suoi attacchi

Nessun cambiamento

Julian è volato in Canada sperando di trovarvi fortuna e motivazioni che lo rilancino verso un bel finale di stagione e rifiutando di snaturare il suo stile, che oggettivamente spesso contrasta con il correre prepotente e potente del gruppo. Quanto costano in termini di energie i cambi di ritmo alla Alaphilippe, se la velocità media è cresciuta in modo così evidente?

«Il mio modo di correre non cambierà mai – ha spiegato Alaphilippe nella conferenza stampa alla vigilia delle prove canadesi – è così che corro, è il mio modo di essere. Mi sono preso il tempo per sentirmi meno stressato e togliermi di dosso un po’ di pressione. Ho sempre desiderato vincere e raggiungere il massimo livello, ma ho dovuto rendermi conto che non è più tanto facile. Ho imparato che non sempre le cose vanno come vorresti. Ma ho anche iniziato a pensare di più a me stesso, alla mia salute e allo star bene. So che i risultati arrivano lavorando sodo, quindi continuerò a farlo. Ho ancora tanta passione e non mi arrenderò mai».

Bramati: ad Alaphilippe serve ancora un inverno, poi tornerà

18.08.2023
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Puoi chiamarti anche Julian Alaphilippe, ma se in questo ciclismo hai qualche problemino diventa dura anche per te. Il due volte campione del mondo è uscito così così dal Tour de France e ancora peggio dal mondiale di Glasgow.

Di fatto sono mesi che ci prova, ma poi quando il gioco si fa davvero duro, trova sempre chi lo batte. E allora cosa succede ad Alaphilippe?

Bramati e Alaphilippe parlano. I due lavorano insieme dal 2014
Bramati e Alaphilippe parlano. I due lavorano insieme dal 2014

Parla Bramati

Ciò nonostante quest’anno il corridore della Soudal-Quick Step ha messo nel sacco due vittorie: Faun-Ardèche Classic e la seconda tappa del Delfinato. E quest’ultimo successo lasciava davvero ben sperare. 

Davide Bramati è forse il direttore sportivo che meglio lo conosce. C’era spesso lui in ammiraglia in occasione dei grandi successi del francese. Sostanzialmente al “Brama” abbiamo chiesto perché Alaphilippe continua a fare fatica.

«Io – spiega Bramati – penso che Julian sia stato molto sfortunato. Dopo la brutta caduta dell’anno scorso (il riferimento è alla Liegi, ndr) non è stato facile ripartire. Oggi quando perdi dei mesi, non lasci indietro solo delle corse, ma un’intera base di solidità, di costanza… rispetto agli anni precedenti. Però è un ragazzo che ha vinto tanto e mi aspetto che torni a vincere tanto».

Alaphilippe è spesso in fuga e vuole centrare una tappa. La Soudal lo sta supportando?
Alaphilippe è spesso in fuga e vuole centrare una tappa. La Soudal lo sta supportando?

Ancora un anno

Bramati esalta il recente Tour de France di Alaphilippe: è soprattutto da lì che bisogna ripartire. Non dai risultati, ma dal modo di correre.

«Si è visto come Julian abbia affrontato il Tour – riprende il “Brama” – ci ha provato quasi tutti i giorni, dopo la vittoria al Delfinato forse si aspettava qualcosina in più anche lui, ma il livello è davvero altissimo. Oggi se perdi una settimana sembra tu abbia perso un mese. E il Tour è stato corso in modo folle sempre, a parte una tappa e le crono».

Costanza, continuità: se questa è la formula vincente per tornare in auge, Bramati spiega tutto con questa frase: «Dopo quello che ha passato in seguito all’incidente dell’anno scorso, sono convinto che Alaphilippe tornerà dopo questa stagione. Deve fare prima una stagione senza grandi intoppi. Gli serve ancora l’inverno per poter lavorare su questa base e vedrete il prossimo anno…».

Alaphilippe al mondiale, un tentativo lontano dal traguardo poi si è fermato
Alaphilippe al mondiale, un tentativo lontano dal traguardo poi si è fermato

La motivazione c’è

Alaphilippe fa fatica, ma non demorde ed è concentrato. Bramati ci tende a sottolineare questo aspetto, anche perché altrimenti secondo lui non avrebbe interpretato il Tour in quel modo.

«Ma quante fughe ha preso?», incalza Bramati. «Si vede che ha voglia. Spesso è anche partito per primo, proprio per paura di non prenderle o di farsi cogliere in castagna. Per me si lascia alle spalle un buon Tour per le sue condizioni.

«Poi bisogna considerare che per un campione come lui non è facile accettare di non riuscire a vincere. Ci prova giorno e notte».

Tanti si aspettano moltissimo da lui. Ricordiamoci che fino a un paio di anni fa era lì a giocarsela con Van der Poel e Van Aert nelle classiche e adesso fa fatica ad arrivare davanti. In queste situazioni anche le critiche mediatiche montano. Per fortuna che Alaphilippe sembra non curarsene.

Due anni fa tra le stradine di Leuven, Julian firmò il suo ultimo capolavoro, portandosi a casa il secondo mondiale. Quest’anno il “labirinto” iridato scozzese poteva essere perfetto per lui, ma il francese ha pagato sia le fatiche del Tour, sia un acciacco proprio in quei giorni.

«Il mondiale in effetti poteva essere per lui – spiega Bramati – ma ci è arrivato un po’ scarico. Nei giorni precedenti non era al 100 per cento per un piccolo intoppo (sembra avesse preso un raffreddore un paio di giorni prima della gara iridata, ndr). Ma ora si guarda avanti. Come ho già detto è importante chiudere questa stagione con costanza».

E avanti significa Bretagne Classic e non facendo la Vuelta è quasi scontato che lo vedremo in Canada, ma sarà poi la squadra ad annunciare con precisione i suoi impegni. Magari potrebbe essere al top per il Lombardia.

Sagan e Alaphilippe: Boucle anonima, destini diversi

16.07.2023
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In questo Tour de France, al di là di chi lotta per la maglia gialla o compete comunque da protagonista, ci sono due figure già storiche per il ciclismo, che hanno vestito a ripetizione la maglia iridata, ma che hanno perso parte dello smalto che avevano. Ci sono molti punti in comune fra Peter Sagan e Julian Alaphilippe, dato da un passato fatto di grandi vittorie nelle classiche e nelle edizioni iridate. Il presente li vede un po’ ai margini, anche se lo stanno vivendo in maniera diversa perché anche il futuro si prospetta differente.

Due corridori posti su binari diversi, che Gianni Bugno, altro corridore capace di conquistare due titoli mondiali a distanza di un anno (Sagan a dir la verità ne ha vinti addirittura tre) guarda con la sua lente d’ingrandimento.

Peter Sagan chiuderà a fine stagione, per dedicarsi alla mountain bike, con il sogno delle Olimpiadi
Peter Sagan chiuderà a fine stagione, per dedicarsi alla mountain bike, con il sogno delle Olimpiadi

«E’ chiaro che non sono più i campioni di qualche anno fa – inizia Bugno – anche se la gente vedo che li guarda sempre con grande affetto, quando arrivano alla partenza. Questo Tour però lo stanno vivendo in maniera diversa, mi colpisce soprattutto Sagan, che vedo molto al di sotto dei suoi standard. Credo che il fatto di aver già annunciato l’intenzione di smettere a fine anno gli precluda molte possibilità».

Pensi che influisca mentalmente?

Sì, ho come l’impressione che abbia mollato, che non ci creda più. E quando sei tu il primo a non crederci, è difficile che i risultati arrivino. Non so neanche quale sia la sua reale condizione, mi pare sia un po’ a terra moralmente e non abbia la spinta giusta per provarci. Si accorge che in volata non può tenere testa a Philipsen, anche sui percorsi misti che una volta erano il suo forte non emerge, è un po’ alla deriva.

Nonostante gli scarsi risultati, la passione per Sagan non accenna a diminuire
Nonostante gli scarsi risultati, la passione per Sagan non accenna a diminuire
E’ uno stato che emerge in questo Tour o lo avevi notato già prima?

No, è un po’ tutta la stagione che va così. L’ultima vittoria è stata il titolo nazionale dello scorso anno, sono 12 mesi che non vince. Ogni tanto riesce a cogliere qualche piazzamento e nulla più. Per questo dico che è una questione soprattutto di testa. Ha bisogno di nuovi stimoli.

Poteva averli dal team, in quanto a supporto diverso?

E’ un discorso più personale. Io credo che ormai sia proiettato verso nuove dimensioni, non è un caso se ha detto che vorrebbe riprovare la mountain bike per tentare di andare alle Olimpiadi oppure se sia sempre molto interessato al gravel. Ha bisogno di una nuova dimensione, che in questo ciclismo su strada non trova più.

Alaphilippe è spesso in fuga e vuole centrare una tappa. La Soudal lo sta supportando?
Alaphilippe è spesso in fuga e vuole centrare una tappa. La Soudal lo sta supportando?
Veniamo ad Alaphilippe: stesso discorso?

Il francese non è sicuramente quello dello scorso anno, si vede anche quando prova a entrare nelle fughe, ma nel suo caso ci sono ragionamenti diversi da fare. Non ha dalla sua un team che lo supporta e questo mi dispiace, perché si ci è dimenticati un po’ troppo in fretta di come con i suoi titoli mondiali abbia tenuto su la squadra, di quanto sia stato importante anche come immagine. Il fatto di essere visto dai vertici del team con un po’ di sufficienza lo condiziona. Però…

Continua…

Io guardandolo bene noto che in questo Tour, pur non ottenendo risultati, sta impegnandosi e la sua condizione è in crescendo. Secondo me uscirà dal Tour con una gamba notevole e non dimentichiamo che subito dopo ci sono i mondiali…

Il francese inseguito da Van Aert, una sfida che potrebbe ripetersi al mondiale in agosto
Il francese inseguito da Van Aert, una sfida che potrebbe ripetersi al mondiale in agosto
Secondo te il francese può essere un fattore a Glasgow?

Io penso di sì, perché il percorso è abbastanza adatto al suo modo di correre. Io non lo sottovaluterei, potrebbe anche dire la sua in quel contesto, considerando che altri, quelli che stanno lottando nei quartieri alti della classifica, saranno comunque un po’ stanchi, anche mentalmente.

Il suo futuro come lo vedi?

Sarà importante per lui scegliere una giusta squadra per il 2024. Può fare ancora molto, ha solo 31 anni e tutte le qualità per emergere nelle corse a lui più adatte. Anche nel suo caso servono nuovi stimoli, ma può trovarli tranquillamente nel “suo” mondo.

Bugno nel 1998, l’ultimo suo anno chiuso con un’importante vittoria alla Vuelta
Bugno nel 1998, l’ultimo suo anno chiuso con un’importante vittoria alla Vuelta
Le loro storie hanno qualcosa che ti riporta al tuo passato?

Io ho chiuso a 34 anni, ma anche nella mia ultima stagione vinsi, il mio ultimo successo è stato una tappa alla Vuelta. So però che alla fine comincia a mancarti il morale e quando non c’è quello, tutto diventa più difficile. E’ successo anche a me. Molto però dipenderà da quel che vorranno fare, credo che le loro strade andranno diversificandosi sempre più.

Calma e sangue freddo: Alaphilippe è tornato

06.06.2023
3 min
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«Cercherò prima di vincere una tappa – aveva detto Alaphilippe prima che il Delfinato partisse – sarei super felice di riuscirci. Alla classifica non ci penso, ma potrebbe venire con il passare dei giorni. Se mi sento bene, farò del mio meglio. Ci sono molte tappe impegnative che mi piacciono. Mi sento fresco, non vedo l’ora di correre».

Il tempo di prendere le misure e il francese ha vinto la tappa di ieri a Chaise-Les Dieu, affiancando Laporte in testa alla classifica. La squadra ha lavorato per tenerlo davanti e Julian ha anticipato Carapaz, Tesfatsion e Laporte, con una di quelle volate che un tempo erano il suo marchio di fabbrica.

«Sinceramente non pensavo di vincere – dice Alaphilippe dopo l’arrivo – ma il circuito finale, che sulla carta non sembrava così difficile, ha sfinito tutti. Abbiamo perso Vernon, il nostro velocista per il quale l’arrivo era troppo duro. Poi Senechal, che era la nostra seconda carta, poco prima dell’ultimo chilometro mi ha detto di essere al limite e così ho fatto io lo sprint. Carapaz ha provato ad anticipare, così sono riuscito a partire al momento giusto. Sono molto contento».

L’abbraccio di Alaphilippe con tutti i compagni che raggiungono l’arrivo: qui con Devenyns
L’abbraccio di Alaphilippe con tutti i compagni che raggiungono l’arrivo: qui con Devenyns
Avevi qualche dubbi sulla possibilità di tornare a questo livello?

I dubbi ovviamente c’erano. Quando stai attraversando un periodo complicato, l’unica cosa da fare è mettersi in discussione e io l’ho sempre fatto. A volte bisogna accettare di essere lontani dal proprio livello. Tuttavia, non ho mai smesso di crederci, altrimenti non avrei vinto. E’ importante avere un carattere forte. Questa vittoria è la prova che ho la testa dura. Ho saputo restare paziente e ho lavorato sodo.

La testa dura?

Questi ultimi mesi sono stati lunghi, ho avuto pazienza e sono riuscito a tornare forte per il Delfinato. E’ un grande sollievo. Avevo buone gambe, quindi ho fatto il mio sforzo al momento giusto. Vincere una tappa nel Delfinato, non si poteva sognare di meglio. Qualunque cosa accada, sarò felice della mia settimana.

Per aiutare Laporte in magia di leader, duro lavoro di Benoot e Laporte
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Un bel segnale sulla strada del Tour?

Lo spero. Non faccio previsioni, mi adatto a tutto e resto calmo. Questo è anche il senso del mio gesto sul traguardo: calmo, tranquillo. Non ho vinto il Tour oggi, ho appena vinto una tappa al Delfinato. Però era da tanto che non mi sentivo così bene e questa vittoria mi permetterà di correre ancora più rilassato.

Intanto il Tour ha ripristinato i protocolli Covid…

Sto ancora attento. Forse è troppo, ma è necessario. Meglio così che perdere il Tour de France per il Covid. Il ciclismo rimane l’unico sport in cui ci sono tutti questi controlli. Un po’ rovina la festa, ma bisogna riabituarsi a stare nella bolla, per non restare a casa a luglio e buttare all’aria tutti i sacrifici.

La mascherina in faccia per Julian e la compagna Marion: «Meglio così che saltare il Tour»
La mascherina in faccia per Julian e la compagna Marion: «Meglio così che saltare il Tour»
La sfortuna è finita?

Sono stanco di parlare di sfortuna: ognuno ha la sua parte. L’importante è avere motivazione e io ne ho tanta. Sono concentrato su quel che sto vivendo. Poi penseremo al Tour, sapendo che già le prime tappe saranno durissime, con tante salite e stradine che innervosiranno il gruppo. Saranno due giorni esplosivi, sarà fantastico e spettacolare.

Madame Rousse, signora Alaphilippe e del ciclismo mondiale

01.05.2023
5 min
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Alla vigilia della Doyenne, in un hotel nel centro di Liegi, Marion Rousse ha incontrato la stampa per fare il punto della situazione. Trentadue anni, atleta dal 2010 al 2015, al suo attivo ha la vittoria al campionato francese del 2012. I suoi tanti ruoli – organizzatrice del Tour Femmes e opinionista per la televisione pubblica – fanno della francese un prezioso interlocutore. E come tale, ecco le sue parole sui vari aspetti del ciclismo con cui ha quotidianamente a che fare, ricordando che oltre le cariche professionali, Marion è anche la compagna di Julian Alaphilippe e la madre di suo figlio Nino.

Kopecky e Vollering sono le punte della SD Worx che corre sempre per vincere
Kopecky e Vollering sono le punte della SD Worx che corre sempre per vincere

Su classiche e donne

«Questa primavera – ha detto Rousse – non ci siamo annoiati un attimo. Abbiamo assistito a grandi corse e sempre con vincitori diversi. Lotte Kopecky è stata fortissima al Giro delle Fiandre. Alison Jackson ci ha sorpreso alla Roubaix. Infine nelle Ardenne abbiamo visto Demi Vollering fare un altro passo avanti. E’ stato un piacere commentare le loro imprese. La nuova generazione sta lasciando un segno sempre più profondo. I nomi emersi nel Tour de France Femmes dello scorso anno sono diventate i riferimenti in gruppo. Vollering non ha usurpato il titolo di regina delle classiche. E’ sicura di sé e lo dimostra sulla bici».

Podio di rito con i due vincitori del Giro delle Fiandre: Pogacar e Kopecky
Podio di rito con i due vincitori del Giro delle Fiandre: Pogacar e Kopecky

Sui progressi di Kopecky

«Conosciamo Lotte da parecchio tempo. La sua qualità principale – ha approfondito Rousse – era lo spunto veloce, ma da quegli inizi è diventata una campionessa con più armi a disposizione. Ora può davvero gestire più situazioni. Il fatto di aver tenuto testa a una specialista come Vollering alle Strade Bianche è stata la conferma che può brillare su tutti i terreni. Ma quello che mi ha colpito di più è stato come si è comportata alla Nokere Koerse, poco dopo un dramma personale (la morte del fratello Seppe, ndr). Ha dimostrato di essere una campionessa anche mentalmente e questo rafforza la mia convinzione che con lei ne vedremo ancora delle belle».

Annemiek Van Vleuten ha vinto il Tour Femmes. Accanto a lei incalza una giovane generazione
Annemiek Van Vleuten ha vinto il Tour Femmes. Accanto a lei incalza una giovane generazione

Sulla SD Worx

«Pogacar ha vinto molto nelle gare maschili – ha sorriso – ma la SD Worx ha due atlete come Vollering e Kopecky che sono spesso favorite, senza che le gare diventino noiose. La loro squadra non controlla la corsa per colpire solo sull’ultima salita. Prendono in mano la situazione e danno fuoco alle polveri a 100 chilometri dal traguardo. In testa alle corse ci sono continui capovolgimenti e anche scenari diversi. Non ho dubbi nel dire che le corse oggi sono più spettacolari».

Il danese Vingegaard ha conquistato il Tour de France 2022
Il danese Vingegaard ha conquistato il Tour de France 2022

Sul Tour Femmes

«Siamo riusciti a trasformare il Tour de France Femmes dell’anno scorso – ha detto con orgoglio – nella quarta parte di una serie televisiva (sorridendo, ndr). Dopo tre settimane di Tour maschile, il pubblico si è fatto coinvolgere nel Tour delle donne come fosse la quarta settimana del precedente. Abbiamo raggiunto oltre 20 milioni di spettatori. Questo è un grande passo. Ora dobbiamo stare attenti, perché non vogliamo che la corsa cresca più velocemente del movimento stesso. Vogliamo continuare a lavorare e lasciare che il Tour de France Femmes cresca in modo da trasformare le ragazze in eroine per un pubblico molto vasto».

Van der Poel taglia il traguardo della Roubaix: Mathieu fa grande spettacolo
Van der Poel taglia il traguardo della Roubaix: Mathieu fa grande spettacolo

Sugli uomini imbattibili

«Questi grandi corridori – ha detto Rousse – rendono le cose molto più facili per noi commentatori, rispetto a prima. Succede sempre qualcosa, a 100 chilometri dal traguardo la corsa è già tutta per aria. Pogacar si è distinto più degli altri, ma ci sono uomini come Evenepoel, Van der Poel e Van Aert che non sono da meno. Così vedi corridori come Pedersen o Asgreen che si rendono conto di essere leggermente meno forti e allora devono inventarsi ogni volta qualcosa per vincere. Questo offre scenari eccezionali e siamo fortunati a poterli vivere. I campioni di oggi hanno temperamento e questo rende fantastico il lavoro dei commentatori».

Vivere accanto ad Alaphilippe ha fatto capire a Marion Rousse l’essenza del professionismo
Vivere accanto ad Alaphilippe ha fatto capire a Marion Rousse l’essenza del professionismo

Sulle cadute rovinose

«Durante la Liegi-Bastogne-Liegi dello scorso anno – ha ammesso con una punta di dolore – quando Julian è caduto, per la prima volta non sono riuscita a mettere da parte le mie emozioni. Quando senti al telefono un dottore che piange, sai che è una cosa seria. Il fatto che i corridori continuino sempre a limare rende le gare sempre più pericolose. C’è sempre meno rispetto e più irritazione. La pressione sta aumentando perché si spendono più soldi e anche gli sponsor si aspettano risultati. Nei punti decisivi della gara, tutti vogliono essere davanti. Questo tipo di pressione non era così 20 anni fa. Il ciclismo è già uno sport tanto duro fisicamente, ma oggi è diventato faticoso anche mentalmente. Ne ho un ottimo esempio a casa. Per essere un campione in bicicletta, non devi più solo essere in grado di pedalare forte. E’ diventato un mondo difficile».

Alaphilippe riempie la primavera per allontanare il tramonto

21.03.2023
4 min
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Non deve essere facile veder arrivare il futuro e non avere le gambe per prenderne il ritmo. A suo modo era accaduto lo stesso quando Alaphilippe iniziò a farsi largo accanto a Philippe Gilbert e poi gli prese la ribalta. Andò a finire che, nonostante la loro amicizia, il grande belga fu costretto o preferì cambiare squadra: vinse la Roubaix del 2019 e passò alla Lotto-Soudal. Qualcuno pensa che il cammino di Julian nello squadrone belga abbia preso la stessa direzione.

Alla Sanremo per Alaphilippe problemi di posizionamento in gruppo su Cipressa e Poggio
Alla Sanremo per Alaphilippe problemi di posizionamento in gruppo su Cipressa e Poggio

Alaphilippe e il Poggio

Il futuro infatti è nelle gambe e nell’ambizione di Remco Evenepoel, mentre il francese rincorre il miglior se stesso. Pur sapendo che l’ultimo anno è andato in malora per la caduta della Liegi, Alaphilippe non nasconde che avrebbe preferito un altro inizio di 2023. La Sanremo era il primo obiettivo cerchiato di rosso. Lefevere si aspettava un segnale. E quello che più disturba il francese è non essere riuscito neppure a provarci.

«Mi è mancato soprattutto un buon piazzamento ai piedi del Poggio – ha spiegato dopo la corsa il leader della Soudal-Quick Step – è una certezza, perché le gambe sono state buone per tutta la giornata. Anche nel finale le sensazioni erano perfette. Quando Pogacar, Van der Poel e Van Aert hanno accelerato al Poggio, non ero dove avrei dovuto. Ci siamo un po’ persi con i miei compagni negli ultimi metri prima dell’inizio salita. Sulla Cipressa avevamo avuto qualche difficoltà per gli stessi motivi. Alla Sanremo hai speranze solo se sul Poggio hai la posizione giusta».

Nella tappa di Tortoreto alla Tirreno, secondo dietro Roglic: il miglior livello potrebbe essere in arrivo
Nella tappa di Tortoreto alla Tirreno, secondo dietro Roglic: il miglior livello potrebbe essere in arrivo
Pensi che altrimenti avresti potuto seguire i migliori?

Le gambe erano buone. Ai piedi del Poggio, il Bahrain e poi la UAE hanno fatto un grande ritmo e la mia reazione è stata tardiva. Ho avuto giusto il tempo di risalire e loro erano già partiti. Niente da dire su Van der Poel: ha vinto meritatamente. Nel mio caso, non parlerei di delusione, bensì di frustrazione per non aver dato il massimo. Potevo fare meglio di così, perché ero certo che non sarebbe finita con uno sprint di gruppo. Ora devo andare avanti.

Quest’anno hai deciso di tornare al Fiandre, come mai?

La Sanremo ha segnato l’inizio del periodo importante delle classiche ed è stato comunque bello avere buone sensazioni, anche se il risultato non è stato all’altezza. Ora mi concentrerò sulle prossime gare in Belgio, a partire da Harelbeke. So per esperienza che tutto accadrà molto velocemente. Finora ho vinto una sola corsa a inizio stagione, bella ma piccola. L’obiettivo è vincere una grande gara e il Fiandre mi si addice. Sarà difficile, ma nelle prossime settimane correrò tanto, soltanto corse in linea e intendo dare il massimo.

Sull’arrivo di Tortoreto alla Tirreno ti ha battuto solo Roglic.

Volevo vincere, ma soprattutto volevo correre come piace fare a me. Volevo vedere se sono ancora in grado di fare questo tipo di sforzo e giocarmi la vittoria. Ho avuto la conferma che è così e questo mi ha fatto bene, soprattutto per la testa.

Venerdì nella E3 Saxo Classic di Harelbeke, sulla strada di Alaphilippe ci sarà anche Van Aert
Venerdì nella E3 Saxo Classic di Harelbeke, sulla strada di Alaphilippe ci sarà anche Van Aert
E’ difficile riprendersi il proprio posto?

L’anno scorso non ho mai corso al mio massimo livello e sento che mi manca un po’ quella sensazione, per tornare a dare il massimo nelle gare più difficili. E’ come se fossi in ritardo di un anno. La settimana della Tirreno è stata una delle prime volte in cui ho avuto la sensazione di aver ritrovato quel livello. La tappa di Osimo è stata durissima, da tanto tempo non andavo così a fondo nella fatica. Ma non mi sono arreso e nel finale non ero con i migliori (è arrivato 14° a 22″ da Roglic, ndr).

Cosa farai di qui ad Harelbeke?

Quello che ho fatto fra la Tirreno-Adriatico e la Milano-Sanremo. Recupero, allenamenti leggeri e un po’ di tempo in famiglia.

La Tirreno di Ballerini: solo fatica o anche lavoro buono?

13.03.2023
3 min
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Alla Tirreno si fatica di brutto. E se magari le prime due tappe in linea sulle strade toscane hanno concesso il tempo per tirare il fiato, la tripletta dalla quarta alla sesta e poi la stessa tappa conclusiva di San Benedetto del Tronto con i suoi 1.700 metri di dislivello hanno segnato le gambe dei corridori. Le tappe e il freddo in cui si è corso nel giorno di Sassotetto. E così la corsa, che solitamente veniva utilizzata da alcuni corridori per fare la gamba in vista della Sanremo, ha forse cambiato profilo e funzione.

Nel WorldTour dal Covid in poi non ci sono più gare di preparazione e tantomeno da prendere sotto gamba. Resta da vedere poi in che modo metabolizzare certe fatiche, come spiegava sabato Davide Ballerini sul traguardo di Osimo. Piegato sul manubrio, cercando l’ispirazione per togliersi dal rettilineo di arrivo e tornare al pullman.

«Tutte queste fatiche – diceva – sono a buon fine? Vedremo. Sono stati tre giorni difficili, anche se è stata dura dall’inizio. Percorsi sempre impegnativi, tappe da cinque ore e passa. Ho cercando di tenere più duro possibile ogni giorno. Poi quando le gambe non me lo permettevano, ho cercato di fare gruppetto. I dati in corsa si guardano relativamente, si cerca sempre di dare il massimo per la squadra. Se poi sarà stato utile, ve lo dirò il mese prossimo…».

Nel giorno di Sassotetto, quinta tappa, Ballerini è stato in fuga
Nel giorno di Sassotetto, quinta tappa, Ballerini è stato in fuga

Prima la Sanremo

Ballerini ha la preferenza scritta nel nome, ma prima della Roubaix che gli mangia i sogni, è atteso sabato prossimo alla sfida di Sanremo, in cui si vede di supporto per Alaphilippe più che primo attore.

«Non sto male – spiegava – anche se oggi (sabato, ndr) ho pagato la fuga di venerdì verso Sassotetto. Però da metà gara sono stato molto meglio e speriamo sia il segno della condizione che sta crescendo. Se così sarà, è quello che volevo perché quest’anno punterò tutto sulle classiche. La settimana di avvicinamento sarà nel segno del recupero. Voglio riposare e recuperare le forze il più possibile fino a Sanremo. Non parliamo della Milano-Torino né di sopralluoghi sul finale della Sanremo. Sono stato a farci un giro il mese scorso. Ho visto bene le discese e so quanto sia importante recuperare bene. Non è una gara facile. Dopo 300 chilometri serve energia. Ovviamente vedremo come sta Alaphilippe. Il mio spazio semmai me lo devo un po’ procurare. Lo avrò solo se riesco a scollinare, ma non sarà facile».

Dopo la tappa di Foligno, Ballerini assieme ad Alaphilippe
Dopo la tappa di Foligno, Ballerini assieme ad Alaphilippe

Corsa d’attacco

Nello stesso giorno di Osimo, la trenata di Van Aert sul Muro di Costa del Borgo ha fatto vedere che anche la condizione del grande belga è in crescita, per cui si va delineando una Sanremo nel segno degli attaccanti, più che bloccata a logiche da velocisti. L’eco delle vittorie di Pogacar dalla Parigi-Nizza rafforza questa sensazione.  Ma Ballerini oppone le mani, come a rifiutare l’invito e chiarisce il suo punto di vista.

«Nella mia testa c’è la Roubaix – ha ribadito prima di sparire fra i corridori alla volta dei pullman – sempre la Roubaix, senza nulla togliere alla Sanremo. Bisogna anche essere realistici, si vedrà sabato se riuscirò a scollinare davanti. Di sicuro in quel caso non mi tiro indietro, però vediamo come sta la squadra, come sta “Loulou”. Sappiamo che lui può fare la differenza come gli è già successo. Quindi vediamo: abbiamo più di una carta da giocarci».