Punto sui rapporti e debutto alla San Geo: il ciclismo di Oioli

12.02.2022
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«Sto cercando di adattarmi ai nuovi rapporti – dice Manuel Oioli, appena diventato under 23 con la Fundacion Contador, vivaio della Eolo-Kometa – ma il problema non è tanto in allenamento, quanto quello che succederà in gara. Intanto faccio anche dei lavori a bassa cadenza…».

Quinto agli europei, settimo ai mondiali, vincitore di due tappe al Lunigiana, il piemontese è uno degli azzurrini da far crescere con i crismi giusti per le potenzialità che ha mostrato. Alla larga da titoli troppo altisonanti e paragoni che ad ora possono solo creare imbarazzo. Però una cosa si può dire: Manuel ha cervello e sa usarlo.

«Su questa cosa dei francesi e i tanti che in Nord Europa corrono con i rapporti liberi anche da juniores – dice – ho cercato di sentire più pareri per farmi un’idea e alla fine secondo me serve una via di mezzo. Lo ha detto anche il cittì Salvoldi. Magari il 52×14 è superato e allora si potrebbe passare al 53, mantenendo però dietro il 14. Andare col rapporto libero magari non è un problema per i 5-6 che fanno il mondiale e magari sono più forti anche fisicamente, ma potrebbe danneggiare i ragazzi meno sviluppati che hanno bisogno di più tempo per venire fuori».

Come ti va di solito con i passaggi di categoria?

Ho sempre fatto fatica, devo prendere le misure. Per cui se per maggio-giugno non avrò già fatto risultato, non mi fascerò la testa. Anche perché ho la scuola e devo mettermi sotto per riuscire a fare tutto.

Ai mondiali di Leuven, Oioli ha centrato il settimo posto, dopo il quinto agli europei di Trento
Ai mondiali di Leuven, Oioli ha centrato il settimo posto, dopo il quinto agli europei
Come è fatta la tua giornata?

Sempre uguale, tranne quando sono in ritiro. Scuola 8-14, poi ho la patente per cui arrivo presto a casa. Mi cambio e vado in bici. Sto fuori fino alle 17,30-18, poi rientro e faccio i compiti o quello che c’è da fare. Sono al Liceo Linguistico, non so se per la maturità dovrò mettere un po’ via la bici, ma non credo. Serve volontà. Certo non avrò la media del 10, ma il 7 riesco a portarlo a casa. La scuola mi viene incontro, non conteggiando le assenze dei ritiri. E per il resto, almeno fino a giugno correrò solo in Italia e nei fine settimana.

Insomma, tutto già definito?

Ci provo. L’unico intoppo è stato il Covid durante le vacanze di Natale, ma ora sembra tutto a posto. Ho fatto le visite, ho ottenuto l’idoneità, ma non nascondo che soprattutto all’inizio a livello respiratorio un po’ ne ho risentito.

Oioli premiato per il secondo successo al Lunigiana assieme al tecnico del Piemonte, Francesco Giuliani
Oioli premiato per al Lunigiana con il tecnico del Piemonte, Francesco Giuliani
Che cosa è cambiato nella preparazione rispetto allo scorso anno?

Sono cresciute qualità e quantità. Faccio tanti più chilometri, perché le corse saranno più lunghe e lavori specifici ad alta intensità che al secondo anno da junior magari si facevano da marzo-aprile. Ho messo i rapporti… da grandi a fine stagione e sto lavorando bene. La squadra mi piace. E’ molto internazionale, c’è tanta professionalità in tutti i ruoli, siamo seguiti in tutto.

La Bustese Olona da cui vieni è un loro vivaio: un sistema che funziona?

Dico decisamente di sì. Lavoro con persone come Dario Andriotto che mi conosce da quattro anni e non nascondo che ho corso per tutto il 2021 sapendo che questa porta per me sarebbe stata aperta. Le cose possono cambiare, ma è stata una bella tranquillità. Sono andato alla Bustese proprio per questo.

Oioli è approdato quest’anno alla Fundacion Contador U23, dopo aver corso alla Bustese, suo vivaio
Oioli è approdato quest’anno alla Fundacion Contador U23, dopo aver corso alla Bustese, suo vivaio
In che modo Basso e Contador partecipano alla vita della squadra?

Ivan si interessa molto anche a noi di primo anno. Sono stato a casa sua per firmare il contratto e lo vediamo spesso con noi in bici. Alberto è preso totalmente dal progetto Aurum, dalle sue bici, ma soprattutto nei ritiri è venuto a trovarci. La squadra da quest’anno ha doppia affiliazione, ma resta sempre agganciata alla sua Fundacion, per cui ci sta vicino anche lui.

Da dove cominci?

Dalla San Geo e poi solo calendario italiano. Da sabato intanto siamo in ritiro a Oliva, in Spagna. C’è un bel caldo, è il modo giusto per avvicinarsi al debutto.

Malori, la crono, i pericoli e i freni spariti

01.02.2022
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La sicurezza su strada e l’aerodinamica di certe prese sulle appendici da crono. Il ricordo di quando si usava la terza leva del freno. Pensieri che continuano ad accavallarsi dall’incontro con Sobrero all’allarme di Pidcock. Per questo, a costo di sfinirlo con le nostre domande, siamo tornati a bussare alla porta di Adriano Malori, strappandolo per un po’ al lavoro nel suo centro.

«Il problema è che sulla bici da crono – fa notare Malori, invero ben contento di dare il suo contributo – si fanno velocità altissime e non si possono usare i freni. Si guardano costantemente i watt ed è un problema. Ricordo che quando facevo i lavori specifici, era un attimo ritrovarsi a 55 all’ora. Per questo cercavo strade in pianura con poco traffico o andavo in qualche valle in cui ci fosse un po’ di pendenza. Magari la velocità era leggermente inferiore, ma ero sempre a guardare il computerino».

Test in pista per Bernal in Belgio: quando si è al chiuso, non è un problema guardare giù
Test in pista per Bernal in Belgio: quando si è al chiuso, non è un problema guardare giù
E’ anche un fatto di posizione?

Sicuramente su quella da strada sei più rilassato, il collo è più sciolto e guardi avanti. Se davvero Bernal stava facendo allenamento con la bici in assetto da gara, gli è bastato accarezzare i pedali per trovarsi a 40 all’ora e spingendo poco di più è arrivato ai 60. Quelle bici sono missili. Ma è un problema che c’era anche quando Ullrich si allenava su strada con la ruota anteriore da 24″ e il manubrio tutto basso, oppure quando Indurain usava la Espada. Oggi però allenarsi con la bici da crono è più pericoloso, soprattutto per il discorso dei freni e per l’attenzione costante al computer.

C’è una soluzione alternativa?

Andare in autodromo ha un costo non indifferente. Nella zona di Lodi o Cremona, si trovano anche strade di pianura con poco traffico. Da me in zona Parma è già più difficile. Non la risolvi neanche del tutto avendo una macchina davanti, perché è brutto dirlo ma in tanti casi è solo un discorso di giusta scelta della strada e soprattutto di fortuna.

Fra protesi e leve c’è distanza e c’è da sollevarsi cambiando l’assetto del corpo: un tempo eterno se si deve frenare.

Se la posizione è giusta, comunque sulle protesi si poggia. Il protocollo vuole che l’angolo fra dorsale e tricipite sia di 90 gradi proprio per scaricare il peso sulle braccia. Poi bisogna vedere la biomeccanica, perché Froome e Thomas sulla bici da crono erano messi malissimo, ma andavano forte. La bici da crono però si guida con le spalle e non con le braccia, proprio perché le braccia così strette impediscono manovre. La rotazione minima delle spalle fa sì che il manubrio giri.

Ai mondiali di Bruges, nel Team Relay, tre azzurri con tre diverse prese sulle appendici: Ganna, Sobrero, Affini
Ai mondiali di Bruges, nel Team Relay, tre azzurri con tre diverse prese sulle appendici: Ganna, Sobrero, Affini
Quindi anche la presa sul manubrio di Sobrero di cui s’è parlato è aerodinamica, ma anche funzionale?

E’ sicuramente la più comoda, anche se io la provai e non mi trovai bene. Non esiste uno standard, l’importante è trovare una posizione che si può tenere, non una che teoricamente è perfetta, ma dopo mezz’ora devi lasciarla perché non la reggi. Se sei incassato con le spalle e formi un cuneo con braccia e testa, allora sei a posto.

I manubri stampati aiutano?

Sono decisivi, per aerodinamica e sicurezza. Sentito Sobrero quando diceva che l’alternativa a quella sua presa fosse tenere la protesi solo con anulare e mignolo? Se il manubrio è su misura, hai la presa che preferisci e riesci a guidare meglio la bici.

Fu Basso, qui al Tour del 2011, a suggerire a Malori di usare il freno sulla protesi (nel cerchio)
Fu Basso, qui al Tour del 2011, a suggerire a Malori di usare il freno sulla protesi (nel cerchio)
In ogni caso, non poter usare i freni non aiuta…

Prima di Varese 2008, quando poi vinsi l’oro U23, chiesi consiglio a Basso per vedere il percorso. E mi diede la dritta di mettere la terza leva del freno sulle appendici, come si faceva nelle cronosquadre. Da allora in allenamento l’ho sempre avuta e anche in gara (nella foto di apertura, Adriano in azione nel mondiale vinto a Varese 2008, ndr). E’ utile per non togliere le mani nei curvoni, in allenamento viene bene dietro moto per restare in posizione e se un’auto ti stringe. C’è davvero tanta distanza altrimenti fra la protesi da crono e la leva su manubrio. Non so perché ultimamente certi accorgimenti non si vedono più, forse perché i freni idraulici non permettono l’aggiunta di una terza leva? In allenamento la valuterei.

Come i doppi freni nella parte alta del manubrio per la Roubaix?

Esatto, un’altra bella sicurezza per quando si stava in gruppo. I miei compagni li usavano e dicevano di sentirsi più sicuri, ma ormai sono spariti anche quelli. Sarebbe curioso sapere il perché.

Il motivo, come suggeriva Malori, sta proprio nell’adozione dei freni a disco. Quella leva, come pure quelle per la Roubaix, si montavano tagliando la guaina e agendo sullo stesso cavo del freno. Gli impianti idraulici dei freni a disco ovviamente ne impediscono l’uso.

Per la Eolo-Kometa ci sono le valigie T.W.S.

26.01.2022
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Per i prossimi due anni sarà l’azienda varesina T.W.S. ad assistere nel loro lavoro i meccanici, i massaggiatori e lo staff medico della Eolo-Kometa. La formazione guidata da Ivan Basso e Alberto Contador potrà quindi contare sull’affidabilità delle valigie portautensili T.W.S. che hanno la caratteristica principale di essere prodotti resistenti e di alta qualità.

La presenza nel mondo del ciclismo non è una novità in casa T.W.S., grazie anche alla passione per le due ruote del suo fondatore Ubaldo Longhin. Una passione trasmessa poi ai figli Giuseppe e Marco che li ha portati a sponsorizzare a partire dal 2009 diversi team ciclistici di grande prestigio. Stiamo parlando di Lampre, Bahrain-Merida e Astana-Premier Tech, prima di arrivare oggi alla Eolo-Kometa.

Carmine Magliaro e Ezio Bozzolo, massaggiatore e autista bus Eolo-Kometa (foto Maurizio Borserini)
Carmine Magliaro e Ezio Bozzolo, massaggiatore e autista bus Eolo-Kometa (foto Maurizio Borserini)

Guidati dalla passione

A raccontarci qualcosa di più della nuova sponsorizzazione è Giuseppe Longhin, che in azienda ricopre la carica di Amministratore Unico. L’abbiamo incontrato pochi giorni fa nei suoi uffici di Somma Lombardo, in provincia di Varese.

«E’ da più di dieci anni – così ci ha accolto – che lavoriamo con squadre professionistiche. A guidarci è sempre stata la nostra passione per il ciclismo che abbiamo ereditato da nostro padre, più io di mio fratello. Quest’inverno siamo stati contattati dalla Eolo-Kometa ed in pochissimo tempo abbiamo raggiunto con loro un accordo di durata biennale.

«Devo dire che sono davvero contento di come si sta sviluppando il rapporto con il team – ha aggiunto Giuseppe Longhinil mio referente nella squadra è Paco Romero che riveste il ruolo di Marketing & Sponsor Relationship Manager. E’ sempre disponibile e mi ha già confermato la disponibilità a poter realizzare con la squadra nel corso della stagione delle iniziative promozionali».

T.W.S ha iniziato le proprie collaborazioni nel mondo del ciclismo nel 2009
T.W.S ha iniziato le proprie collaborazioni nel mondo del ciclismo nel 2009

Valigie per tutto lo staff

La fornitura iniziale di valigie portautensili conta complessivamente di 40 pezzi. Ai meccanici sono state fornite valigie standard. Si tratta del modello Olympus. Stiamo parlando di una valigia porta attrezzi realizzata con materiali di altissima qualità che la rendono altamente affidabile e resistente, qualità indispensabili per i meccanici nell’esercizio del loro lavoro.

Per medici e massaggiatori sono state invece realizzate delle valigie personalizzate secondo le loro particolari esigenze.

Dodici valigie vuote sono state invece previste per le ammiraglie e il bus della squadra e una ulteriore valigia per il videomaker che segue il team nel corso della stagione. La fornitura è completata da una serie di bauli e contenitori per il trasporto delle attrezzature necessarie alla normale attività del team.

Ai meccanici del team sarà fornita la valigia T.W.S. Olympus
Ai meccanici del team sarà fornita la valigia T.W.S. Olympus

Come normali clienti

Lasciamo a Giuseppe Longhin la chiusura della nostra intervista: «In tutti questi anni passati nel mondo del ciclismo non abbiamo mai ricevuto una lamentela dai meccanici e più in generale dallo staff dei team con i quali abbiamo collaborato. Spesso ci è anche capitato di essere contattati da altre squadre con le quali non avevamo un contratto di collaborazione che hanno voluto acquistare le nostre valigie come se fossero dei normali clienti. Per noi è il massimo della soddisfazione. Vuol dire che i nostri prodotti sono davvero affidabili».

T.W.S.

Kratos + Eolo-Kometa: partnership di valore

21.01.2022
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Nei giorni scorsi Kratos, realtà specializzata nella produzione di integratori sportivi completamente naturali, ha annunciato con giustificato orgoglio che anche per la stagione 2022 fornirà la propria esperienza e soprattutto i propri integratori alla Eolo-Kometa. La partnership investirà anche la formazione Under 23 che fa base in Spagna.

Per farci raccontare qualcosa di più sulla collaborazione con il team di Basso e Contador, e soprattutto per fare un primo bilancio dell’anno appena concluso, abbiamo incontrato Giorgio Triacca, responsabile eventi sportivi e comunicazione di Kratos.

«Siamo molto contenti dei risultati sportivi raggiunti nel 2021, a cominciare dalla vittoria di Lorenzo Fortunato al Giro d’Italia – dice – ma soprattutto siamo soddisfatti del rapporto che si è instaurato con i ragazzi del team. Lo scorso anno il nostro nutrizionista Alessandro Bonetti ha partecipato al primo ritiro della squadra a Oliva in Spagna per spiegare a ciascun atleta come alimentarsi e integrarsi correttamente. Quest’anno – continua – a causa della pandemia, abbiamo dovuto optare per un incontro virtuale ma il riscontro avuto dagli atleti è stato comunque molto positivo».

Anche nel 2022 Kratos sarà accanto ai corridori della Eolo-Kometa per quanto riguarda l’integrazione sportiva (foto Maurizio Borserini)
Anche nel 2022 Kratos sarà accanto ai corridori della Eolo-Kometa (foto Maurizio Borserini)

Solo materie naturali

In Kratos ci tengono a sottolineare che nella realizzazione dei loro integratori si utilizzano esclusivamente materie prime naturali selezionate attentamente. Inoltre, non vengono assolutamente aggiunti coadiuvanti tecnologici ed elementi derivanti da chimica industriale. E’ lo stesso Giorgio Triacca a insistere su questo aspetto.

«Mi piace considerare Kratos una realtà artigianale – spiega – che nasce dalla Medicina Naturale. Ogni nostro integratore è il risultato di uno studio approfondito e di una ricerca costante. Curiamo meticolosamente la produzione di ogni singolo prodotto proprio come dei veri artigiani».

La nuova maglia della Eolo-Kometa per la stagione 2022 (facebook Eolo-Kometa)
La nuova maglia della Eolo-Kometa per la stagione 2022 (facebook Eolo-Kometa)

L’importanza degli atleti

In Kratos tengono molto al contatto diretto con gli atleti della Eolo-Kometa. Si tratta infatti di un’ottima opportunità per spiegare loro in maniera approfondita come nascono i singoli prodotti e soprattutto su come utilizzarli. Il contatto con gli atleti ha permesso all’azienda di ricevere dei feedback molto importanti che hanno consentito di apportare alcuni piccoli “aggiustamenti” ad alcuni prodotti. E’ lo stesso Giorgio Triacca a raccontarci qualche piccolo aneddoto.

«A inizio stagione – ricorda – avevamo fornito al team dei gel contenuti in tubetti in alluminio. I ragazzi della Eolo-Kometa ci hanno segnalato che li trovavano un poco scomodi. Per venire incontro alle loro esigenze abbiamo allora sostituito la confezione con una più comoda che si apre a strappo. Sempre dai ragazzi del team ci è arrivata la richiesta di avere una barretta più energetica: cosa che abbiamo fatto rendendola più ricca di carboidrati».

La stagione della Eolo-Kometa ha avuto il suo apice nella vittoria di Lorenzo Fortunato sullo Zoncolan al Giro d’Italia
La stagione della Eolo-Kometa ha avuto il suo apice nella vittoria di Fortunato sullo Zoncolan

Un sistema sinergico di integrazione

Anche nel 2022 i ragazzi della Eolo-Kometa potranno contare sul “Sistema di Integrazione Sinergico”, studiato espressamente per gli sportivi al quale in Kratos hanno iniziato a lavorare dal 2006. Prevede prodotti specifici da assumere prima, durante e dopo lo sforzo. Per la fase che precede la competizione sono previsti una serie di prodotti naturali idonei a preparare il corpo allo sforzo da sostenere. Ulteriori prodotti sono stati invece pensati per sopportare i carichi di lavoro previsti durante una gara oppure nel corso di un allenamento intenso. Per finire si realizzano anche dei prodotti specifici per riequilibrare, ossigenare e drenare i liquidi in eccesso a seguito dell’attività sportiva.

Ulteriori prodotti sono stati infine realizzati per il mantenimento dello stato di forma raggiunto attraverso l’allenamento.

Alla base di ogni singolo integratore Kratos vi è comunque sempre la ferma convinzione che sia estremamente importante insegnare agli atleti ad alimentarsi in maniera corretta e naturale in quanto l’integrazione non può da sola andare a sostituire una sana alimentazione.

Kratos

Le regole da tecnico di “Sweet Baby Jesus”

02.01.2022
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La prima volta fu a Tenerife a dicembre del 2008, all’alba della stagione in cui Contador e Armstrong avrebbero vestito la maglia dell’Astana e lo spagnolo per questo era parecchio contrariato. Sarebbe stato l’anno del Tour condiviso, vinto da Alberto a capo di tensioni clamorose. La squadra kazaka aveva ingaggiato un suo amico, Jesus Hernandez, compagno nelle giovanili e di tanti allenamenti.

E proprio Hernandez, in un giorno di allenamenti verso Masca, si prese il gusto di mettere in croce l’americano, staccandolo in salita nonostante l’altro avesse tentato di resistergli fino in cima. E la sera, tornato in hotel, scrisse un tweet, che ancora oggi è fra noi motivo di scherzo, chiamandolo «Sweet Baby Jesus», Dolce Bambino Gesù, e coprendolo di complimenti.

«Arrivavo con una buona condizione – ricorda Jesus, in apertura nella foto di Maurizio Borserini – perché nel 2008 non avevo corso e mi ero allenato tanto. Quel giorno si misero davanti Lance e Leipheimer. Io ero per tutti l’amico di Contador e quando andai vicino alla macchina, mi dissero di attaccarli, se potevo. Forse non colsi l’ironia di quella che poteva essere una battuta e così andai con loro e li saltai, dimostrando che ero più dell’amico di Alberto. Lance la prese con grande spirito e al rientro scrisse quel famoso tweet. Fu divertente anche per Johan (Bruyneel, tecnico del team, ndr). Io credo che a gente come Armstrong e come Alberto piacciano le persone con personalità. E se loro attaccavano, perché non avrei dovuto contrattaccare?».

Dalla bici all’ammiraglia

Oggi Sweet Baby Jesus è uno dei direttori sportivi della Eolo-Kometa. Da quei giorni, la sua carriera rimase parallela a quella di Contador. Smise alla fine del 2017 e fu Alberto a coinvolgerlo nel progetto continental Polartec-Kometa, agganciata alla sua Fondazione poi diventata un team professional.

«Sono molto contento di questo ruolo – sorride al termine del primo ritiro spagnolo – per come è andata in questi giorni insieme e per il rapporto che si è creato con staff e corridori. Ci siamo conosciuti meglio, peccato solo per il tempo brutto degli ultimi giorni. Quei mesi con Armstrong? Furono un’esperienza. Lance non mi ha mai trattato male, forse perché sono amico di Alberto. Ma si capiva che fra loro la tensione fosse a mille. Due così che puntano agli stessi obiettivi…».

Il direttore mascherato: Jesus Hernandez, madrileno classe 1981 (foto Eolo-Kometa)
Il direttore mascherato: Jesus Hernandez, madrileno classe 1981 (foto Eolo-Kometa)
Sembra passata una vita…

Sono già al quinto anno come direttore sportivo, è un vivere differente. I primi due anni non furono facili. Scesi di bici e passai in ammiraglia, da una squadra WorldTour con tutti i riflettori, a una piccola continental. Da quando sono arrivati Zanatta e Sean Yates però c’è stata un’accelerazione impressionante. La squadra è salita di categoria e lottiamo per obiettivi importanti. Molte volte in corsa devo respirare, perché vorrei andare davanti ad aiutare i corridori. In macchina sembra facile, ma non è così…

Pensavi a un progresso così rapido?

No davvero, è stato un salto molto alto. Ma visto che a gestirlo s’è ritrovata gente con tanta esperienza, è stato quasi naturale. Lavoriamo con grande serietà, normale lavorare per vincere.

Perché è stato determinante l’arrivo di Zanatta e Yates?

Perché ogni giorno imparo qualcosa. Quando parlano, mi fermo qualsiasi cosa stia facendo, e li ascolto. Yates l’ho avuto come mio direttore alla Tinkoff e poi all’Astana. Sono due maestri.

Smesso di correre nel 2017, nel 2018 Jesus è già alla Valenciana con la Polartec-Kometa
Smesso nel 2017, nel 2018 Jesus è già alla Polartec-Kometa
Che tipo di direttore sportivo è Jesus Hernandez?

Mi piace dissezionare la corsa. Osservare i dettagli. Il vento. La salita. Preferisco il livello tattico, oltre a trovarmi bene nel motivare i più giovani, perché non abbiamo una grandissima differenza di età. Con alcuni della squadra ho anche corso. Però quello che preferisco è prendere la mappa nella riunione del mattino sul pullman e presentare la corsa, spiegando i vari passaggi.

Eri così anche da corridore?

Quando ero in camera con Alberto (ride, ndr), si stava tutta la notte col libro in mano a preparare qualcosa. Niente era per caso, lui studiava il percorso e gli avversari. Era molto metodico in tutto. C’erano e ci sono corridori che non aprivano nemmeno il libro della corsa, noi invece arrivavamo al via e sapevamo già tutto.

E’ cambiato il vostro rapporto?

Non è cambiato niente. Va bene, non dividiamo più la stanza, ma siamo sempre amici. Usciamo la sera, andiamo a cena. Andiamo in bici con i corridori, ci divertiamo ancora con il ciclismo e con la squadra. Mi piace lavorare con lui e per lui.

Quando hai capito che la tua sarebbe stata carriera da gregario?

Già prima di andare alla Astana. Ho capito che non avrei vinto tanto facilmente, ma che avrei potuto aiutare il migliore a farlo. Quando nel 2004 passai alla Liberty Seguros, mi resi conto che andavo bene, ma sempre un gradino sotto i migliori. A Madrid mi allenavo con “Dani” Moreno, che ha la mia età. Lui si preparava per vincere e ci riusciva, io no. Non è stato difficile scegliere.

Da dove comincerà il tuo 2022 di corsa?

Da Valencia e Mallorca con gli spagnoli. Abbiamo diviso i corridori in base alle affinità. Io ho il gruppo spagnolo, Yates quelli che parlano inglese, Stefano e Conte seguono gli italiani. L’importante è che il corridore si trovi bene, questo è il nostro punto di partenza.

E’ nata la Eolo Campo dei Fiori Climb

11.12.2021
3 min
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Lo scorso 28 novembre è stata ufficialmente inaugurata la “Eolo Cdf Climb” (apertura, foto Agenzia Blitz). Si tratta di un progetto voluto da Elmec Informatica che ha trovato il supporto attivo di Eolo Spa, l’azienda fondata da Luca Spada, main sponsor del team Eolo-Kometa: il progetto rientra fra le iniziative messe in atto dalle due aziende a supporto della sostenibilità e del territorio.

Alla presentazione di Eolo CDF Climb, l’intervento di Rinaldo Ballerio (foto Agenzia Blitz)
Alla presentazione di Eolo CDF Climb, l’intervento di Rinaldo Ballerio (foto Agenzia Blitz)

Un percorso permanente

“Eolo Cdf Climb” è un percorso permanente che unisce lo stadio Franco Ossola di Varese e il Belvedere del Campo dei Fiori, la montagna che domina la città. A volerlo in prima persona è stato Rinaldo Ballerio, presidente del Cda di Elmec Informatica, che ha preso esempio dalla vicina Francia dove tutte le salite che hanno fatto la storia del Tour de France presentano una cartellonistica dedicata ai ciclisti.

Ora anche quella al Belvedere del Campo dei Fiori ha una sua segnaletica permanente a partire da due totem completi di mappa che segnalano rispettivamente la linea di partenza e di arrivo della scalata. Ogni mille metri sono stati inoltre posizionati dei cartelli con indicata la distanza ancora da percorrere, l’altitudine e la pendenza. E’ stata inoltre prevista sul lato destro della carreggiata una striscia blu continua molto utile per guidare chi non è della zona e affronta per la prima volta la salita. Si tratta anche di un segnale di attenzione per gli automobilisti.

Maglie Eolo-Kometa Team sulla salita imbiancata dalla prima nevicata di stagione (foto Agenzia Blitz)
Maglie Eolo-Kometa Team sulla salita imbiancata (foto Agenzia Blitz)

Battesimo imbiancato

Per l’inaugurazione dello scorso 28 novembre, si sono presentati allo stadio Franco Ossola oltre cento ciclisti che al risveglio hanno trovato le colline attorno a Varese imbiancate dalla prima neve di stagione. Tra loro anche gli ex professionisti Stefano Zanini e Noemi Cantele. A tagliare il nastro erano presenti oltre allo stesso Rinaldo Bellerio, il sindaco di Varese Davide Galimberti e Renzo Oldani, presidente della Società Ciclistica Alfredo Binda che ogni anno organizza la Tre Valli Varesine e che ha curato la logistica dell’evento. Per Eolo era presente Ivan Basso che ha guidato poi il gruppo nella scalata accompagnato da Alessandro Fancellu e Andrea Montoli del team Eolo-Kometa. Era presente per lo stesso team anche Edward Ravasi che però non ha potuto pedalare in quanto ancora convalescente.

Ivan Basso raggiunge il Belvedere Campo dei Fiori, teatro di tanti allenamenti (foto Agenzia Blitz)
Ivan Basso raggiunge il Belvedere Campo dei Fiori (foto Agenzia Blitz)

E Basso racconta

Prima della partenza Ivan Basso ha voluto descrivere la salita al Belvedere del Campo dei Fiori, avendola scalata più volte nella sua carriera di atleta.

«Ho affrontato tantissime volte questa salita – ha detto – che possiamo dividere in due parti. La prima parte è quella più dura, sicuramente la più impegnativa. La seconda parte, seppure più facile, merita la massima attenzione. E’ qui che si può sviluppare maggiore velocità. Ho proposto a Renzo Oldani della Società Ciclistica Alfredo Binda – ha continuato Basso – di inserirla in una Tre Valli Varesine. Mi piacerebbe che un giorno potesse anche diventare un arrivo di tappa al Giro».

La salita misura circa 10,5 chilometri con una pendenza media del 6,6 per cento e un dislivello di 700 metri.

Eolo

Elmec

La storia di Higuita: spunto per i manager, monito per gli atleti

17.11.2021
4 min
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Higuita licenziato per essere apparso durante El Giro de Rigo in sella a una Specialized e non alla sua Cannondale. Provvedimento storico, ma intanto per una settimana non s’è parlato d’altro. Stessa storia e lettera di licenziamento per un altro corridore della Ef Education-Nippo, Lawson Craddock, che passerà alla Bike Exchange e apparso su una Giant.

Poi il passo indietro, per entrambi. Riassunti o comunque provvedimento ritirato in cambio di una lettera di scuse. E così il piccolo colombiano destinato a correre nel 2022 con la Bora-Hansgrohe e il compagno americano hanno salvato gli ultimi mesi di stipendio. Conoscendo Jonathan Vaughters e il suo estro, il doppio gesto non voleva essere una vera sanzione, ma il modo per educare i corridori colpendone un paio. E il messaggio, gli va riconosciuto, è arrivato. Ciò non toglie tuttavia che la regolamentazione dei contratti sia cervellotica e meriterebbe una revisione.

Anche Craddock ha ricevuto la lettera di licenziameno (poi ritirata) per aver usato una bici Giant
Anche Craddock ha ricevuto la lettera di licenziameno (poi ritirata) per aver usato una bici Giant

Un’esigenza concreta

Ivan Basso è sceso di sella nel 2015 e anche a lui, nell’iniziare la nuova preparazione, è capitato di allenarsi con una bici non consentita. Così oggi, nel gestire situazioni analoghe con i suoi atleti, ha qualche consapevolezza in più rispetto a manager che magari non sanno che cosa significhi allenarsi. Non è chiaramente il caso di Vaughters, il cui obiettivo era palesemente un altro.

«Il discorso ha due aspetti – spiega Ivan – uno contrattuale e uno di buon senso. Tutti sanno che quando inizi la preparazione per il nuovo anno è opportuno usare la bici, la sella e le scarpe dell’anno successivo. Lo sanno i corridori e lo sanno i due manager: quello che lascia e quello che prende l’atleta nella sua squadra. E’ una cosa logica, che funziona così da sempre. Se si vuole cambiare, vanno riviste le date sui contratti, oppure si prevedono postille chiare negli stessi. Ad ora si va avanti con una serie di liberatorie».

Con Zanatta in ammiraglia, Ivan Basso sta vivendo il primo anno da team manager della Eolo-Kometa
Con Zanatta in ammiraglia, Ivan Basso sta vivendo il primo anno da team manager della Eolo-Kometa

Attenti ai social

Usare la bici nuova non è un capriccio, ma un’esigenza. E questo dovrebbe far riflettere l’ambiente, dato che l’andare e venire dei corridori riguarda tutti: nessuno escluso.

«Nel gesto di Higuita – dice Basso – non ho visto nessuna malizia. Non si è messo in posa con la bici nuova, non ha fatto lui il video. Diciamo che è stata più una leggerezza fatta senza pensarci. Però è chiaro che se l’incastro è così articolato fra sponsor, aziende e manager, anche il corridore deve prestare attenzione. Allora in questo caso, la vicenda di Higuita può diventare spunto per una riflessione, per cui anche gli atleti devono capire che l’uso del materiale prima del tempo va bene, ma formalmente i contratti dicono altro. Loro sono personaggi esposti, è chiaro che i social possono diventare trabocchetti».

E questa è l’immagine che stava per costare a Higuita tre mesi di stipendio
E questa è l’immagine che stava per costare a Higuita tre mesi di stipendio

Tenuta da allenamento

Il messaggio di Vaughters sicuramente puntava proprio sull’uso dei social, che i corridori usano con grandissima disinvoltura. E c’è da scommettere che avendo prospettato chiaramente i rischi cui si potrebbe incorrere, più di qualcuno abbia ridimensionato l’esposizione più rischiosa.

«Penso sia così – chiude Basso – ma vorrei anche aggiungere una considerazione sulla variazione di data nei contratti. Noi abbiamo preso Maestri dalla Bardiani. Ipotizzando che il contratto scada il 31 ottobre, come si allena Maestri, visto che la nuova maglia non possiamo tirarla fuori prima di gennaio? Dovrei dargli una maglia Eolo del 2021 oppure dotarmi di una tenuta con gli sponsor tecnici giusti e una grafica anonima? Sono tutte cose da approfondire, ma credo che con il buon senso si sia sempre fatto e si possa continuare a farlo…».

Demare 2011

Iridati Under 23: l’anticamera per grandi carriere

29.10.2021
5 min
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Qualche giorno fa abbiamo analizzato la storia dei mondiali nella categoria juniores per capire quanti, emersi in giovane età nella prova iridata, poi hanno avuto un lungo e soprattutto fruttuoso seguito fra i pro’. Il principio viene ora applicato alla categoria under 23, dove le differenze sono notevoli: parliamo infatti di corridori che spesso hanno già quantomeno “assaggiato” la vita da professionisti, disputato gare contro i campioni dell’epoca, un fattore che col passare degli anni è diventato pressoché abituale.

Non era così agli inizi: il primo mondiale U23 si disputò a Lugano nel 1996 e subito emerse il dominio azzurro, con addirittura una tripletta su podio firmata Giuliano Figueras, Roberto Sgambelluri e Luca Sironi. Tutti e tre hanno poi avuto una carriera professionistica, con il secondo vincitore anche di una tappa al Giro d’Italia nel ’97 e finito nella top 10 di classifica due anni dopo per poi dedicarsi alle Granfondo. E’ chiaro però che le speranze maggiori erano riposte sul primo, Figueras. La sua carriera durata una decina d’anni è stata contraddistinta da 14 vittorie ma senza quegli acuti tanto attesi.

Basso 1998
Basso fra Nocentini e Di Luca: di podi ne conosceranno molti altri, soprattutto i due a destra
Basso 1998
Ivan Basso e Danilo Di Luca: per loro tante vittorie tra i pro’, tra cui il Giro d’Italia

Anche qui è l’Italia a comandare

Due anni dopo, a Valkenburg, arrivò la clamorosa replica azzurra, ancora tre sul podio, ma questa volta quella tripletta portò davvero fortuna. Il titolo mondiale premiò Ivan Basso, davanti a Rinaldo Nocentini e Danilo Di Luca. I più attenti ricorderanno come proprio Basso e Nocentini finirono nello stesso ordine tre anni prima fra gli junior, battuti però da Valentino China. Tutti e tre hanno vissuto una fortunata carriera professionistica, con Basso e Di Luca entrambi capaci di ergersi fino alla conquista del Giro d’Italia.

In totale le vittorie italiane sono 6 per 16 medaglie in tutto e anche qui il medagliere è comandato dal tricolore. Oltre ai già menzionati, il titolo ha premiato Leonardo Giordani nel 1999, Francesco Chicchi nel 2002, Samuele Battistella e Filippo Baroncini nelle ultime due edizioni. Se per questi ultimi due è chiaramente ancora presto per fare bilanci (ma le premesse sono più che solide), per il laziale Giordani va detto che la sua carriera, seppur senza grandi acuti, è durata 13 anni mentre Chicchi ha corso dal 2003 al 2016 rimanendo poi nell’ambiente.

Matthews 2010
Michael Matthews profeta in patria, ma anche il 2° non scherzava: John Degenkolb
Matthews 2010
Michael Matthews profeta in patria, ma anche il 2° non scherzava: John Degenkolb

Mohoric e quella tripletta mancata

Nessuno è mai riuscito a bissare il titolo, eppure parliamo di una categoria nella quale si milita per tre anni. Uno solo invece è stato capace di conquistare la maglia iridata sia da junior che da Under 23: si tratta dello sloveno Matej Mohoric, primo nel 1992 nella categoria più piccola e subito in grado di fare il bis tra i più grandi l’anno successivo. A Leuven Mohoric avrebbe tanto voluto conquistare anche la maglia professionistica, la squadra slovena aveva corso per lui, ma le speranze sono naufragate in una giornata storta.

Scorrendo l’albo d’oro degli Under 23 (ricordiamo che per le donne se ne parlerà, forse, il prossimo anno e questa è un’assenza che nello sviluppo del ciclismo femminile pesa notevolmente) è evidente come la presenza di corridori capaci poi di valide imprese fra gli Elite sia maggiore rispetto agli junior. E’ proprio quell’abitudine a gareggiare contro i grandi a fare la differenza. La tendenza a cercare il grande talento in età sempre più giovanile sta però pesando sullo sviluppo di questa categoria.

Mohoric 2013
Matej Mohoric festeggiato dall’entourage sloveno: secondo titolo in 12 mesi per lui
Mohoric 2013
Matej Mohoric festeggiato dall’entourage sloveno: secondo titolo in 12 mesi per lui

Dal 2010 una sequela di campioni

I maggiori talenti sono emersi soprattutto nell’ultimo decennio, a cominciare dal trionfo casalingo di Michael Matthews, diventato poi uno splendido interprete delle classiche. L’anno dopo arrivò la volata vincente di Arnaud Démare (nella foto di apertura) rimasto poi un riferimento degli sprint, nel 2012 invece emerse il kazako Alexey Lutsenko, ancora oggi una delle punte dell’Astana dimostratosi molto valido anche sulla Gravel. Nel 2017 a Bergen arrivò la vittoria del francese Benoit Cosnefroy, rivelatosi protagonista anche in tempi di Covid tanto da finire secondo alla Freccia 2020 e conquistare il bronzo agli Europei di Trento.

In quella Freccia, Cosnefroy finì alle spalle di Marc Hirschi, il suo successore in maglia iridata. L’elvetico in quella stagione è stato uno dei maggiori interpreti delle classiche, ma il suo 2021 è stato in paragone molto deludente. E’ chiaro però che c’è tutto il tempo di rifarsi.

Hirschi 2018
Marc Hirschi dominatore nel 2018: riuscirà a tornare il campione di allora?
Hirschi 2018
Marc Hirschi dominatore nel 2018: riuscirà a tornare il campione di allora?

Samuele e Filippo: ora tocca a voi

Per Battistella e ancor più per Baroncini bisogna ora solamente attendere. Il primo intanto, capace di chiudere la stagione con il trionfo alla Veneto Classic, sembra seguire la strada giusta. Proprio l’analisi del mondiale dimostra comunque come la categoria under 23 abbia una precisa ragion d’essere. I team e soprattutto i procuratori dovrebbero tenerne conto per non disperdere talenti sull’altare di un’eccessiva fretta nel richiedere risultati e, di conseguenza, consumare corridori.

Un anno di Eolo-Kometa, facciamo i conti con Basso

15.10.2021
6 min
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«Vincere è una parola che diventa vecchia proprio nel momento in cui la realizzi. Per questo lavoriamo per tenerla aggiornata». Sono le parole di Ivan Basso, team manager della Eolo-Kometa, cui abbiamo chiesto di tracciare un bilancio della sua squadra dopo il primo anno nella categoria professional.

Il 2021 ha regalato loro tanti piazzamenti nelle top ten (una quindicina per il solo Albanese) e soprattutto cinque vittorie grazie a Fortunato e l’ungherese Fetter. Se quest’ultimo ha vinto il campionato nazionale a crono ed una frazione del Tour du Limousin, il bolognese ha saputo trionfare su due grandi vette del ciclismo. Prima al Giro d’Italia sullo Zoncolan – proprio dove Basso vinse nel 2010 ed iniziò ad ipotecare quell’edizione della corsa rosa – poi sul Monte Grappa alla Adriatica Ionica Race, facendo sua anche la classifica generale. 

Con Zanatta in ammiraglia si è ricreata l’intesa della Liquigas. In arrivo anche Conte
Con Zanatta in ammiraglia si è ricreata l’intesa della Liquigas. In arrivo anche Conte
Ivan, come dici tu questi successi, anche se ottenuti pochi mesi fa, appartengono al passato. Facciamo quindi un resoconto di quest’anno.

Il nostro bilancio è estremamente positivo. Non tanto per le belle vittorie, che chiaramente ci fanno tanto piacere, quanto perché abbiamo corso con personalità, con una mentalità giusta. Ci siamo sempre fatti vedere, la gente ha imparato a riconoscersi. Anzi adesso non siamo più la squadra di Basso e Contador, siamo la Eolo-Kometa, quella dei nostri migliori corridori. E questo ci riempie d’orgoglio.

C’era il rischio in effetti che le vostre figure potessero oscurare o mettere in soggezione i vostri ragazzi. Ed invece com’è andata?

Molto semplicemente. Ci siamo dimenticati di essere stati corridori, senza fare paragoni con i nostri tempi. Se necessario sia io che Alberto abbiamo cercato di parlare poco e farci capire. Abbiamo detto solo le cose che servivano in quel momento. Questa è la ricetta giusta. Ma prima di tutto questo, alla base abbiamo un grande staff tecnico.

Per Albanese una serie di piazzamenti, la vittoria non tarderà
Per Albanese una serie di piazzamenti, la vittoria non tarderà
Nomi importanti in ammiraglia.

Assolutamente. Mi sento di fare un grande ringraziamento a tutti i diesse. Dario Andriotto che cura lo scouting. Mentre tra Sean Yates, Stefano Zanatta e Jesus Hernandez abbiamo creato un mix perfetto tra esperienza, saggezza e gioventù. Hanno tutti davvero fatto un grande lavoro. Personalmente sono molto felice di aver portato Zanatta con noi, ho ricreato quel feeling che avevo con lui durante gli anni in Liquigas.

Proseguiamo col bilancio, con Fortunato, Albanese, Fetter.

Loro tre hanno fatto davvero. Lorenzo vittorie a parte, ha corso da grande corridore quando serviva. Sia da capitano sia da gregario, come all’ultimo Giro del Veneto in funzione di Albanese. Proprio Vincenzo è stato molto regolare, tantissimi piazzamenti, gli è mancata solo la vittoria. Entrambi in proiezione futura, e con le dovute cautele e visto che molti corridori tendono a maturare un po’ dopo, possono migliorare ancora tanto e diventare uomini per le WorldTour. Fetter è un eccellente talento, con ampi margini di crescita.

Chi vuoi aggiungere?

Senz’altro Gavazzi (foto di apertura, ndr), che ha fatto un bel secondo posto di tappa al Giro (a Guardia Sanframondi, ndr). Lui è un grande professionista. E’ stato un esempio per i giovani, ma non ha fatto da chioccia. E’ stato un regista in corsa ma quando si presentava l’occasione poteva avere carta bianca. Poi sono contento di Bais e Rivi anche se non è mai bello fare dei nomi nello specifico.

L’impegno di Eolo nel ciclismo non si ferma alla sola Eolo-Kometa, ma sostiene svariate corse: qui la Tre Valli Varesine
L’impegno di Eolo non si ferma alla Eolo-Kometa, ma sostiene svariate corse: qui la Tre Valli Varesine
Qualcuno invece che non mantenuto le aspettative?

Vale l’ultima frase che ho detto. Ad esempio avremo cinque corridori in uscita (si vocifera Pacioni e Wackermann, oltre a Belletti che si ritira, ndr) e a tal proposito faccio anche un po’ di autocritica. Perché se qualche atleta non ha saputo rendere al meglio, e tu società non lo riconfermi, non è detto che sia solo responsabilità sua ma anche mia, nostra. Così come vanno divisi i meriti quando un ragazzo va forte. E’ un po’ come a scuola quando uno studente non va bene con alcuni professori rispetto con altri.

Se ti facciamo i nomi di Ravasi e Fancellu cosa ci dici?

Edward lo abbiamo confermato perché crediamo possa ritornare il corridore che era da giovane e che ha corso per tanti anni nel WorldTour (sei anni tra Lampre e UAE, ndr). Deve capire che aver fatto un passo indietro può fargli bene e portarlo a farne due in avanti. Alessandro invece è stato alle prese con problemi fisici, sfortune e incidenti in allenamento. Dobbiamo recuperarlo totalmente e siamo molto fiduciosi in lui.

Cinque corridori in uscita. Altrettanto in entrata? Rosa è ufficiale, poi si parla di Maestri, Lonardi, Bevilacqua.

Quello di Diego ritengo che sia un ottimo ingaggio. Gli ho parlato di obiettivi raggiungibili, alla sua portata. Potrà fare molto bene. Sugli altri nomi che hai fatto c’è qualcosina di vero, ma mancano le ufficialità. Posso dirti però che Alex Martin (21enne spagnolo, ndr) verrà promosso in prima squadra dalla formazione della Fondazione Contador, il nostro serbatoio. Poi nello staff integreremo Biagio Conte come diesse, Samuel Marangoni tra i preparatori atletici e Nicola Magnabosco tra i meccanici.

In questo anno con Eolo-Kometa, Fortunato ha corso da grande corridore, cercando il confronto con i più forti
In questo anno con Eolo-Kometa, Fortunato ha corso da grande corridore, cercando il confronto con i più forti
E per te come va in queste vesti?

Personalmente mi trovo molto bene in questo ruolo. Adesso ho più saggezza. Correre in bici e fare il dirigente sono due mestieri totalmente diversi.

Il vostro progetto è tra quelli più in luce.

Bisogna dire che non è stato semplice allestire una professional in questo momento storico. I nostri sponsor hanno creduto in noi e stanno rendendo tutto possibile. Anzi pensate che tutti, a contratti già firmati, hanno rinnovato l’impegno aumentando per il 2022 il budget del 30 per cento per migliorare la nostra struttura. Dagli stipendi di tutte le figure ai materiali. Abbiamo un’ottima capacità di amministrare e gestire i fondi ed il merito è di Fran Contador.

Siete una società ambiziosa. Qualcuno dice che potreste essere la prima squadra italiana a prendere la licenza WorldTour.

Abbiamo l’aspirazione di crescere, chi non ce l’ha? Abbiamo le capacità, ma andiamo con calma. Prima di fare un ulteriore salto di categoria bisogna avere la struttura adeguata, ancora prima dei soldi. Ci vogliono progettualità, pazienza e anche la mentalità giusta. Preferisco fare una squadra professional per tanti anni piuttosto che continuare a sognare di fare la WorldTour senza avere i mezzi. In questo devo dire che ammiro tanto sia Savio che Reverberi, che ogni tanto sento per confrontarmi con loro, che sono sulla scena da più di trent’anni e sono diventate squadre che scoprono e lanciano talenti. Ecco, noi preferiamo così, anche perché abbiamo un bel programma giovanile, con la nostra formazione under 23 di 17 atleti (di cui 7 italiani) e una filiera con una squadra junior. Al momento stiamo bene così. Aspettiamo il calendario delle gare per organizzarci. Faremo correre tutti i nostri ragazzi e ci faremo vedere ancora più di quest’anno.