Le parole di Monica Trinca Colonel sul finale del suo Giro d’Italia Women hanno sollevato curiosità per il legame fra il decadimento della condizione e l’aumento del peso corporeo. Anche perché le stesse parole, curiosamente nello stesso 13 giugno, le ha dette anche Matteo Malucelli. Qual è il nesso fra i due aspetti? E come mai si è sempre pensato che un corridore sfinito arrivi alla fine del Grande Giro svuotato e smagrito, mentre in questo caso è l’esatto contrario?
Il nuovo corso della nutrizione, a ben vedere, fa in modo che il corridore difficilmente perda peso col passare dei giorni. Il fatto di essere costretti a mangiare ogni giorno le quantità concordate fra preparatore e nutrizionista fa sì che lo sbilanciamento calorico sia praticamente nullo e a maggior ragione l’aumento di peso finale merita una spiegazione, che abbiamo chiesto a Federico Taverna, addetto alla nutrizione del Team LIV-AlUla-Jayco.
«Come vi ha spiegato anche Monica – spiega Taverna – il suo caso specifico è particolare perché parliamo di un’atleta giovane, che ha iniziato a fare ciclismo sul serio da un paio di stagioni. In linea generale però, diciamo che l’aumento di peso soprattutto in un Grande Giro – maschile o femminile – è multifattoriale e una delle cause è sicuramente un aumento della stanchezza».
La scalata del Finestre, ultima tappa del Giro Women, è stata per Trinca Colonel un lento spegnersiLa scalata del Finestre, ultima tappa del Giro Women, è stata per Trinca Colonel un lento spegnersi
Che cosa si intende con stanchezza?
L’affaticamento causa l’aumento dell’infiammazione, che porta a una maggiore ritenzione idrica e quindi alla tendenza all’aumento del peso. Quello che facciamo durante i Grandi Giri è proprio il controllo del peso tutte le mattine, cui abbiniamo anche il controllo della densità urinaria. La combinazione dei due parametri, messi a confronto con i parametri del riposo e quindi del recupero notturno, ci permette di capire la causa dell’aumento di peso. Quindi se è un problema di origine alimentare o se dipende da altro.
Di fronte a un aumento di questo tipo, si può in qualche modo mettere un argine oppure si tratta di un processo irreversibile?
Purtroppo nelle gare femminili, la cui durata è di 7-9 giorni, si può fare ben poco, soprattutto se l’aumento di peso arriva verso il finale. Nel caso di Monica, si poteva intervenire, però in maniera blanda, diciamo per limitare i danni. Il gonfiore è il sintomo di un processo ormai in atto, quindi le varie misure che abbiamo messo in atto sono servite ad agire sull’infiammazione, che richiama acqua fuori delle cellule, da cui deriva il gonfiore.
Perché per gli uomini la cosa è diversa?
Perché quel tipo di infiammazione solitamente rientra dopo due-tre giorni, ma è chiaro che se arriva negli ultimi due giorni della corsa, c’è poco da fare anche per loro. Per fortuna il Giro è finito subito dopo.
La maturazione fisica porterà Trinca Colonel ad acquisire superiore autonomiaLa maturazione fisica porterà Trinca Colonel ad acquisire superiore autonomia
Per cui se la gara fosse stata più lunga, si sarebbe potuto lavorare per consentire a Trinca Colonel di rimettersi in sesto?
Stiamo parlando di un’atleta da classifica, per cui quando ci si trova in una situazione del genere, bisogna prendere una decisione. Cosa si fa? Si continua a lottare, oppure si prova a salvare la gamba per qualche giorno e poi andiamo verso altri obiettivi? Discorso diverso per un gregario, che può permettersi di perdere terreno. E’ comunque un problema che ti dà qualche giorno di blackout, non ci passi attraverso e fai finta di nulla. Molto banalmente per l’impatto fisico che ti può dare quel chilo, chilo e mezzo di peso in più.
Servirebbe anche la fortuna di giorni di gara più tranquilli…
Se si ha la fortuna che nel mezzo c’è una crono o una tappa di pianura, si può provare a gestirla, ma la componente mentale è decisiva. Si tratta di un processo fisiologico, però i due aspetti non si possono scindere. Però, volendo e avendo davanti i giorni giusti, è un problema che si può superare.
Trinca Colonel ha detto che tutto questo rientra nella sua crescita fisiologica che non è ancora completa…
Di certo crescendo, le cose migliorano. Anche in termini di preparazione, lo stesso Marco Pinotti, aveva imposto uno schema di allenamento leggermente differente rispetto all’anno scorso, visto il calo importante che ha avuto al Giro del 2025. Quindi impostando un altro tipo di preparazione, si è provato a capire se si potesse risolvere questa sua mancanza nel finale o quantomeno posticiparne l’insorgenza.Quest’anno la crisi è arrivata all’ottava tappa, magari il prossimo anno ne siamo fuori.
C’è stata una frase pronunciata da Elisa Longo Borghini dopo la vittoria di Saluzzo, ultima tappa del Giro d’Italia Women, che dà l’esatta misura di quanto la sua primavera sia stata una rincorsa tanto faticosa. «Non è tanto per la vittoria in sé – ha detto la campionessa italiana – ma per aver ritrovato il livello delle mie prestazioni».
Vogliamo partire da qui e per questo l’abbiamo disturbata durante i giorni del recupero, comunque attivo, perché da mercoledì Elisa sarà in gara al Giro di Svizzera che parte da Sondrio.
Dopo due vittorie consecutive al Giro d’Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbiDopo due vittorie consecutive al Giro d’Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Significa che per tutto il Giro, tranne quell’ultima tappa, non ti sei mai sentita la vera Elisa?
E’ così. Da quando sono guarita e per tutta la preparazione del Giro, non mi sono sentita mai veramente al 100 per cento, non so come dire. Ero anche consapevole che sarei andata al Giro non al massimo, perché sarebbe stato abbastanza impossibile. Però, se sei una vincente con la mentalità di un certo tipo, ti rode, ti dà fastidio. Quello che ricercavo io erano le buone sensazioni. L’essere protagonista, cercare di essere al mio livello, quello che sento che mi appartiene.
Come si lavora quand’è così?
L’entusiasmo rimane, però è ovvio che conosci i tuoi numeri e se ti rendi conto di essere un po’ sotto, iniziano a venirti i dubbi. Inizia anche ad esserci un po’ di nervosismo perché vorresti essere davanti e sai che potenzialmente potresti essere lì, ma devi mantenerti razionale. Ricordare da dove arrivi e accettare che semplicemente non puoi farcela. E questo non è semplice da accettare.
Sembra di capire che la parte più dura sia stato tenere a bada la mente…
Sì, esattamente. Restare calma ed essere razionale è stata la parte più difficile.
Forse non si è avuta chiaramente la percezione di quanto sia stato fastidioso il problema che hai avuto in primavera.
Mi sono ammalata il 19 marzo e sono guarita il 20 aprile. Tra una cosa e l’altra, quella che sembrava una banale influenza è diventata un’infezione ai bronchi e alla trachea e non riuscivo a venirne fuori. Ho dovuto fare una settimana di antibiotici e poi dal 20 aprile in avanti il tempo per prepararsi è stato quello che era. Ho potuto fare un mese sul Teide, però in un mese non puoi arrivare al miglior livello se ti mancano le corse nelle gambe.
«Quando mi stacco, mi vergogno – dice Elisa – pensando a quello che dirà la gente»«Quando mi stacco, mi vergogno – dice Elisa – pensando a quello che dirà la gente»
Il Teide dopo il Fiandre era comunque nei programmi, come il fatto di non correre prima del Giro?
E’ vero, però un conto è essere in salute, un conto è ritornare a correre malata. Ho ricominciato ad allenarmi appena mi è passata la febbre. Pur tossendo mi sono presentata Dwars door Vlanderen e al Fiandre. Fare una settimana di antibiotici e dover recuperare anche quello non è stato simpatico.
Dopo la crono hai detto che si trattava del primo sforzo massimale dal 5 aprile, il giorno del Fiandre…
All’inizio ho dovuto lavorare di nuovo sulla base, poi verso la fine del ritiro siamo arrivati a fare un po’ di lavoro anaerobico e sforzi leggermente più intensi. Però sforzi prolungati e intensi non ne avevo proprio fatti prima del Giro.
L’ultima tappa è stata una vittoria dei valori ritrovati oppure è stata più una vittoria di tigna, bella e buona?
Tutte e due diciamo (Elisa sorride, ndr). A parte tutto, quel giorno mi sono svegliata e stavo molto bene. La salita di Montoso l’ho fatta praticamente passeggiando, non mi sembrava neanche vero. E poi ho tirato fuori anche un po’ di attributi, un po’ di grinta, diciamo…
L’urlo sull’arrivo è uno dei più belli di sempre. Significava proprio: oggi dovevo vincere io. Come se ci fosse scritto…
Esatto!
Il Giro di Svizzera era in programma o visto che sei uscita in crescendo dal Giro può essere l’occasione di battere il ferro finché è caldo?
E’ sempre stato nel programma, quello che era stato fissato al training camp di dicembre. Svizzera, campionati nazionali, ritiro e poi Tour de France. Quindi non cambia niente, speriamo che non cambi più niente.
Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevoleAl Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Cambia qualcosa nell’approccio e nelle ambizioni legate al Tour?
Rimaniamo coi piedi ben saldi a terra, perché bisogna vedere come va da qua al Tour de France. Io spero che le cose vadano bene e che tutto fili liscio. Ma sappiamo quale sia la mia relazione col Tour, per cui non chiedo altro che finirlo. E poi per scaramanzia cambiamo discorso per favore?
Nella testa orgogliosa di Elisa, il fatto di non andare e di deludere magari i tifosi pesa oppure riesci a non pensarci?
In realtà pesa tantissimo. E’ una cosa che non dovrei pensare, però io mi vergogno tantissimo quando mi stacco. E poi arriva il pensiero di non fare contente le persone che sono venute a vedermi. Mi pesa veramente molto e non dovrebbe succedere, però alla fine io sono fatta così.
Mi vergogno quando mi stacco oppure mi scoccia perché in realtà io dovrei stare là davanti? E’ più vergogna o più fastidio?
Tutte due. Un po’ mi dà fastidio e un po’ mi vergogno. A volte, quando ti stacchi, è come se tutti i tuoi sensi si amplificassero. Quindi senti tutti i commenti delle persone a bordo strada, che magari non sono commenti negativi, però a te fanno male. E pensi: cavolo, magari questo è venuto per vedermi davanti, invece mi vede passare a 40 secondi dalle prime. Davvero, questa cosa non dovrebbe toccarmi tanto, però io sono fatta così.
L’ultimo giorno hai avuto la sensazione che si stava ribaltando il Giro oppure pensavi solo alla tua tappa? Si poteva pensare che Van der Breggen perdesso tutto?
Vi dirò… Sulla salita di Montoso ho visto Vollering e Van der Breggen entrambe affaticate. Quella che stava meglio secondo me era Niedermaier. Poche volte senti Vollering respirare affannosamente come quel giorno e anche la pedalata della Van der Breggen non era la solita di questo Giro d’Italia, perché c’è da dire che Anna è tornata quella dei tempi migliori.
Nell’ultima tappa, secondo Elisa la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanzaNell’ultima tappa, secondo Elisa la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Invece Niedermaier stava meglio?
Secondo me sì, ma ho avuto quasi l’impressione che non se ne sia resa conto e non abbia realmente osato al 100 per cento, nonostante a un certo punto e per parecchi chilometri sia stata leader virtuale della corsa.
Perché non ha osato?
A un certo punto ho sentito per radio che sulla Colletta di Brondello, Demi aveva staccato Van der Breggen. A quel punto ho detto a Niedermaier che potevamo aspettarla, perché di certo ci avrebbe portate all’arrivo. Ovviamente ho parlato nel mio interesse, perché sapevo che comunque Vollering avrebbe tirato dritto, ma Niedermaier mi ha detto ugualmente di sì. E io fra me e me, mi sono detta: «Cazzarola, se io fossi qua a giocarmi il Giro, aspetterei la Vollering oppure tirerei dritto?». Però in quel momento ero esterna alla scena, per cui non posso giudicare.
Chiudiamo con una battuta leggera, visto che è quasi ora di pranzo. Che cosa ha mangiato di buono Elisa Longo Borghini quando è tornata a casa?
Più che altro, l’ultima sera del Giro ci hanno portato a cena a Torino e abbiamo mangiato veramente bene. E dobbiamo ringraziare tutti Giorgio Torre (responsabile media del UAE Team Adq, ndr), menzione speciale, perché i ristoranti li azzecca veramente tutti. Veramente bravo Giorgio.
Un altro passo avanti. Se lo scorso anno si era fermata nell’ultima tappa, quest’anno Monica Trinca Colonel ha chiuso il Giro d’Italia Women con il quindicesimo posto finale e il quinto nella cronoscalata che ha avuto il sapore di un’impresa. Solo il briciolo di maturazione atletica che ancora le manca le ha impedito di difendere il suo posto fra le prime dieci nelle ultime due tappe: le più dure, dove si è fatta la classifica finale.
Abbiamo intercettato la valtellinese della Jayco-AlUla in Valgrosina, nella quiete di una baita sul filo dei 1.600 metri di quota, dove si è rifugiata dopo la corsa rosa per ricaricare le batterie. Parla con la voce che batte al tempo della montagna: calma, regolare, serena. Dice che quasi tutte le famiglie in paese hanno una baita in montagna e d’estate, quando il caldo arriva in valle, le usano tanto. Quella in cui si trova è del suo compagno Alex.
«Devo ancora recuperare – sorride Trinca Colonel – perché dal Giro sono uscita bella finita. Sono tornata a casa direttamente quella sera e il giorno dopo siamo subito saliti in baita. Non tocco la bici per qualche giorno, diciamo che non faccio proprio nessun tipo di attività fisica se non qualche camminata. Semplicemente delle belle dormite: di notte e a volte anche nel pomeriggio. Per il resto, posso leggere qualche libro oppure ne approfitto per organizzare le vacanze per l’autunno. Faccio le cose che si possono fare quando c’è tanto tanto tempo libero. Per qualche giorno ho staccato completamente la testa, così poi ripartirò come nuova».
Il giorno dopo la fine del Giro, Monica Trinca Colonel è salita in baita con il compagno AlexIl giorno dopo la fine del Giro, Monica Trinca Colonel è salita in baita con il compagno Alex
La caduta di Salice Terme, la stessa di Van der Breggen, può aver inciso sul calo degli ultimi due giorni?
Non credo. Ovviamente le cadute non fanno mai piacere, però non è stato quello a incidere sul risultato. Diciamo che faccio ancora fatica a reggere nove giorni consecutivi di gara. Soprattutto gli ultimi li ho sofferti molto e non so se sia dovuto al fatto che avevo già fatto un Grande Giro (la Vuelta, dal 3 al 9 maggio, ndr) e i giorni a casa per la preparazione del Giro sono stati limitati.
In effetti c’erano appena tre settimane…
Ho dovuto fare un carico di allenamento in breve tempo e non è qualcosa cui sia abituata. Quindi sono arrivata al Giro in forma, però magari non fresca come avrei dovuto e così nel finale sono calata tanto. Vedendo come era andata l’anno scorso, quando ho avuto gli stessi problemi al Giro e al Tour e non li ho finiti, quest’anno alla fine il Giro l’ho finito. Mi dispiace perché mancavano solo due giorni, ma purtroppo al momento il fisico è questo e c’è bisogno ancora di tempo.
Hai la sensazione di una crescita in divenire?
Sì. Sicuramente il livello del gruppo si è alzato e il mio di pari passo, nel senso che sono contenta per i risultati che sono venuti prima di quegli ultimi giorni. Nella cronoscalata ho ottenuto un quinto posto abbastanza importante, quindi porto a casa quello che c’è stato di buono, anche se non c’è stata la ciliegina sulla torta. Sono partita con la speranza di fare bene, ma anche la consapevolezza che poteva finire così.
Il Giro d’Italia di Trinca Colonel è andato molto bene fino alla sesta tappa, poi sono venuti i due giorni di caloIl Giro d’Italia di Trinca Colonel è andato molto bene fino alla sesta tappa, poi sono venuti i due giorni di calo
C’era una sorta di campanello d’allarme in un angolo della testa?
Esatto, perché non posso ancora allenarmi come fanno le altre. Sono ancora giovane e ho alle spalle solo tre stagioni di allenamento in confronto alle altre che corrono da più anni. Quindi devo fare tutto più gradualmente, mi serve solo un po’ di tempo in più. Con Marco Pinotti ne abbiamo parlato e anche lui dice che semplicemente sono un’atleta ancora giovane, la gamba è ancora fresca e ancora da definire anche a livello muscolare. Effettivamente ho iniziato a fare gare solo da tre anni, perché prima facevo al massimo delle granfondo, che però non si possono chiamare gare. Non ero un’atleta, ero una ragazza che faceva sport.
I tuoi programmi di allenamento tengono conto di questo fattore?
Quando ho iniziato a lavorare con Pinotti tre anni fa, mi aveva avvisato che ci sarebbe stato bisogno di tempo e che prima o poi questa mancanza di maturità fisica l’avrei pagata. E il prezzo è proprio nel fatto che ancora mi mancano quei due giorni finali. Però alla fine, se guardo da dove arrivo, devo essere soddisfatta. E’ vero che sono mancati quegli ultimi due giorni, però prima stavo bene in un Giro d’Italia di altissimo livello. E quando si gareggia contro le più forti al mondo, non c’è proprio niente di facile.
Sul Colle delle Finestre è stato un lento spegnersi oppure hai scelto di iniziare la salita col tuo passo?
La seconda che hai detto. Ho scelto sin da subito di non tenere il loro passo, perché sarebbe stato impossibile farlo per un’ora e un quarto di salita. Ho pensato di iniziarla a un passo leggermente inferiore – spiega Trinca Colonel – per poi aumentare mano a mano che si saliva. Invece mi sono accorta che non era possibile farlo perché non avevo abbastanza energie.
Nella tappa di Santo Stefano di Cadore, per Trinca Colonel una bella fuga che ha messo in luce anche le sue doti di discesistaNella tappa di Santo Stefano di Cadore, per Trinca Colonel una bella fuga che ha messo in luce anche le sue doti di discesista
Se avessi saputo da subito che l’arrivo di tappa sarebbe stato in cima, ti saresti gestita diversamente?
Non cambiava molto, la salita sarebbe stata comunque troppo lunga per le mie gambe. Al contrario, quello che avrebbe potuto aiutarmi se la tappa si fosse fatta per intero, è che nella discesa avrei potuto recuperare il gruppetto davanti a me e andare con loro all’arrivo. Ma sarebbe cambiato poco, abbiamo visto come è andata il giorno dopo (Monica è arrivata sul traguardo di Saluzzo con 14’29” da Longo Borghini, ndr), quindi non ho rimpianti. E’ andata così, di più non potevo fare.
Hai avuto oscillazioni di peso durante il Giro?
Il peso è stato tanto tenuto sotto controllo e ha rispecchiato quello che è successo anche a livello di forma. E’ stato molto costante fino alle ultime tre tappe, poi è salito ogni giorno: chiaro sintomo di stanchezza. A un certo punto il mio fisico ha iniziato a trattenere tutto, ho iniziato a essere più gonfia e quindi anche il peso è salito. Ma fino a quel momento, avendo lavorato bene con la nutrizionista, lo avevamo tenuto sotto controllo ed è sempre stato molto costante. Sicuramente non ho finito il Giro sotto peso, quello no al 100 per cento.
Esiste già una data fissata per il rientro in gara di Monica Trinca Colonel?
Il programma è fare i campionati italiani e poi, nel tempo che resta, preparare il Tour de France che comincia il primo agosto. Proviamo con un altro Grande Giro.
In montagna, per Trinca Colonel una settimana di recupero, passeggiate e grandi (e meritate) dormiteIn montagna, per Trinca Colonel una settimana di recupero, passeggiate e grandi (e meritate) dormite
Tre sono tanti: volontà tua o della squadra?
Il mio profilo è di atleta per corse a tappe. Fino a questo momento, la Vuelta è sempre andata bene, forse perché è il primo Grande Giro dell’anno e ci arrivo più fresca rispetto agli altri. In più la Vuelta ha sette tappe e forse per questo non l’ho finita tanto in calando, non ho avuto i problemi fisici che invece ho riscontrato al Giro e al Tour. Il fatto di andare in Francia era già nel programma, semmai sono stata io a voler aggiungere il Giro.
Come mai?
Ci tenevo a farlo. Quando ho visto il percorso, mi sono detta: «Dai, facciamolo!». In ogni caso, negli stessi giorni non avrei avuto altre gare e quando ho visto la cronoscalata e il Colle delle Finestre, ho pensato che non avrei sopportato di essere in casa a guardarlo dalla televisione, perché sarebbe stato un rimpianto. Perciò l’abbiamo fatto e l’abbiamo portato a casa. Non tanto per il risultato nella classifica generale, ma per il fatto di avere fatto una bella cronoscalata e anche la tappa delle Dolomiti, dove comunque ho attaccato e ho provato a vincere. Diciamo che me la sono giocata ed è andata come è andata.
Il Tour è un obiettivo, magari il Giro ti darà la base per non avere quel calo…
Adesso bisogna resettare e poi ripartire da zero. Ci sarà il tempo per allenarsi e arrivare magari anche più freschi e magari riuscirò a resistere qualche giorno in più. Ho anche pensato che con una tattica meno dispendiosa potrei arrivare ai finali con più energia – ragiona Trinca Colonel – in realtà però le tappe piatte sono facili solo sulla carta. Al Giro erano tutte molto lunghe, quando sei in gruppo c’è sempre tensione e questo fa sì che non riesci a risparmiare molto. E comunque stare tante ore in bici è ugualmente faticoso.
Trinca Colonel ha corso la Vuelta prima del Giro, chiudendo 6ª nella generale, con un bel 5° posto nella tappa di NavaTrinca Colonel ha corso la Vuelta prima del Giro, chiudendo 6ª nella generale, con un bel 5° posto nella tappa di Nava
La preparazione del Tour passerà per un periodo in altura?
La squadra l’avrebbe organizzato, ma dobbiamo decidere cosa sia meglio per me, perché in questo momento non so se l’altura mi dia un vantaggio o mi tolga qualcosa. Mi sono accorta che, rispetto alle altre ragazze, esporre il mio fisico a uno stress maggiore non ha dato sempre buoni frutti. In altura non riesco ad allenarmi bene e non riesco a fare gli stessi allenamenti di qualità che posso fare quando sono a casa.
Ci sono dati che lo confermano?
L’anno scorso abbiamo visto che i miei valori più alti e le prestazioni migliori li ho fatti dopo un mese a casa. Oggi ci sono anche metodi che possono sostituire l’altura – conclude Monica Trinca Colonel – per cui vediamo cosa ne pensa la squadra e poi decidiamo. L’importante sarà lavorare bene e arrivare al Tour con più freschezza rispetto a quella del Giro.
Il Giro d’Italia Women, che se si chiamasse Giro d’Italia Donne non sarebbe meno bello, ha vissuto ieri una giornata storica. Saltato per le slavine il Colle delle Finestre, su cui già per due volte il Giro degli uomini aveva vissuto dei clamorosi ribaltoni (con Froome prima e Simon Yates poi), si era pensato che la tappa di Saluzzo non avrebbe inciso in modo irreversibile. Invece la furia di Elisa Longo Borghini e la voglia di vincere di Demi Vollering hanno servito in tavola una giornata ad altissima tensione agonistica che in 86 chilometri di attacco ha riscritto la storia di tutta la corsa.
Quando a 39 chilometri dall’arrivo Demi Vollering ha attaccato a sua volta dal gruppo della maglia rosa, prima in salita e poi come un falco nella discesa della Colletta di Rossana, la trappola è scattata. Ai meno 30 l’olandese della FDJ-Suez è diventata la maglia rosa virtuale e alla fine, poco dopo aver visto vincere Longo Borghini, il primato se l’è infilato davvero. Una corsa strepitosa che sotto vari aspetti meritava probabilmente di meglio.
Demi Vollering conquista il Giro d’Italia, premiata da Giusy Virelli e Paolo Bellino (foto LaPresse)Demi Vollering conquista il Giro d’Italia, premiata da Giusy Virelli e Paolo Bellino (foto LaPresse)
In due per Vollering
Il Giro d’Italia Women è stato uno spettacolo di alto profilo vissuto a tratti e purtroppo nell’ombra. Prima nell’ombra dei pro’, che stavano scrivendo le ultime pagine quando le ragazze hanno preso il volo dalla Romagna. Poi nell’ombra dei pochi inviati che l’hanno seguito: i circa 190 accrediti sono finiti per lo più in mano alle televisioni e poi ai media locali. Magari di tutto questo le protagoniste non si sono rese conto, tuttavia osservando la scena dall’esterno, la sensazione è stata chiara. Se il giornale che fa capo alla stessa società che organizza la corsa sceglie di non mandare un inviato per raccontarlo, qualcosa che stona si suppone possa esserci.
Le conferenze stampa delle vincitrici di tappa fatte online hanno permesso a chi non c’era di essere presente nei racconti e probabilmente sono state il modo per fronteggiare l’assenza dei media. Se ci erano sembrati pochi gli 8-10 giornalisti presenti alla conferenza stampa di Vingegaard a Roma, cosa dire degli appena 2 che hanno fatto domande a Vollering?
L’abbraccio del UAE Team ADQ per Elisa Longo Borghini, vincitrice a SaluzzoL’abbraccio del UAE Team ADQ per Elisa Longo Borghini, vincitrice a Saluzzo
Qualche domanda sul Finestre
Il giorno delle slavine sul Colle delle Finestre merita una lettura a parte. Le cronache della Val Susa raccontano del grande lavoro che si è fatto per rendere transitabile lo sterrato. Lo stesso Jacopo Mosca, professionista alla Lidl-Trek, ha rischiato di non potervi salire in bicicletta nei giorni della messa a punto e lo hanno lasciato passare a fatica. Ma se tanto è stato lo spiegamento di forze per lisciare la strada, perché non si è pensato di verificare la compattezza della poca neve rimasta sui pendii?
In montagna le condizioni variano rapidamente: se di questo si è trattato, se ci sono state precipitazioni, il discorso cade e non potevano farci nulla. Come nel 1996 quando una slavina sul Colle dell’Agnello sommerse due auto del Giro e la tappa di Briancon fu fermata a Chianale.
La gente del posto però sabato continuava a dire che sarebbe bastato far brillare il ghiaccio qualche giorno prima e poi rimuoverlo con una pala, lasciando così passare la corsa. Qualcuno in gruppo ha pure sussurrato che se si fosse trattato del Giro dei pro’, questo lavoro sarebbe stato fatto. Il Giro d’Italia Women è stato preso sotto gamba dalle autorità locali? Oppure l’organizzazione, dovendo seguire i professionisti e poi le donne, non è riuscita a stare col fiato sul collo degli addetti alla strada?
Nessuna precipitazione degli ultimi giorni: sul Finestre dei cumuli che sarebbe stato semplice far scendereNessuna precipitazione degli ultimi giorni: sul Finestre dei cumuli che sarebbe stato semplice far scendere
Arriva il Giro Next Gen
Il tempo di applaudire Demi Vollering e da domenica 14 giugno prenderà il via il Giro Next Gen, che se si chiamasse ancora Giro d’Italia U23 non sarebbe meno bello. Può bastare una settimana per sistemare tutto? E’ quello che auguriamo ai ragazzi di RCS Sport, che negli ultimi due mesi sono stati chiamati a turni impegnativi e alla stessa Giusy Virelli, direttrice del Giro Women e di quello dei giovani, che ha tenuto in mano la situazione nonostante sia prossima alla nascita del secondogenito: a lei vanno i nostri più calorosi auguri.
Il Tour de France, che sostiene con sforzi titanici la gara degli uomini e quella delle donne, ha dato in gestione (pur sempre controllata) il Tour de l’Avenir. Il Giro Next Gen, al di là della percezione che ne avranno le squadre, sarà la cartina di tornasole per un’organizzazione che ha ricevuto in dono le due corse e fatica per portarle avanti: la presentazione del percorso il 12 maggio a Catanzaro è la prova evidente dell’affanno. Chiunque sarà scelto, il compito del futuro direttore del Giro d’Italia non sarà affatto semplice.
«Non è una risposta – dice Anna Van der Breggen cambiando il tono di voce, quando le chiediamo se la vittoria di oggi sia in qualche modo legata alla squalifica di Lorena Wiebes – forse è stata una grande motivazione. A volte succedono cose su cui non si ha alcun controllo, ma su questo avevo potere, quindi era l’unica cosa che potessi fare. Secondo me, Lorena doveva ancora essere qui e noi ora possiamo solo correre anche per lei e provare a fare del nostro meglio. E credo che parlare con le gambe sia la risposta migliore».
In attesa di altre tappe più severe, il Giro d’Italia Women ha trovato una padrona e non si tratta di un’atleta qualsiasi. Anna Van der Breggen ha vinto la cronoscalata di Nevegal, coprendo i 12,7 chilometri in 31’38” alla media di 24,089: le altre sono tutte oltre il minuto di ritardo.
Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d’ItaliaAnna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d’Italia
Gli obiettivi e la pazienza
L’olandese si era ritirata dopo aver vinto quattro Giri, essere stata per due volte campionessa del mondo, aver vinto sette Freccia Vallone, due Liegi e un oro olimpico. Non aveva vinto il Tour, soltanto perché il Tour non era ancora tornato. La sua scelta di vita l’aveva convinta a scendere di bici, ma le cose non sono andate come forse si aspettava e ha avuto il coraggio di fare un passo indietro. Tre anni senza correre sono un’eternità: in questo ciclismo così veloce valgono doppio. Invece Anna è tornata e forse pochi si aspettavano la sua prestazione di oggi.
«Sono passati cinque anni dall’ultima crono vinta al Giro (nel 2015 a Cascata del Toce, ndr) e di quel giorno ho bei ricordi, ma penso che sia bello dimostrare che se lavori sodo allora ne vale la pena. La strada per la vittoria non si recupera in un colpo solo, serve tempo per migliorare.
«Se credi nei tuoi obiettivi e nella tua capacità di raggiungerli, a volte devi essere paziente. Ma alla fine ha funzionato ed è il motivo per cui questa vittoria è davvero speciale. Tutto il lavoro degli ultimi due anni ora ha un senso».
Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1’03”Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1’03”
Amaro Longo Borghini
Longo Borghini sorride e dice che stava meglio stamattina. Elisa aveva dedicato a questa crono più di un’osservazione. Paolo Slongo ci ha raccontato delle tre prove per imparare il percorso e mettere a punto il materiale, ma trattandosi della prima prova ad alta intensità dopo l’altura del Teide, il punto interrogativo era lecito tenerlo. Semmai era impossibile prevedere che Van der Breggen tirasse fuori una prestazione come questa: almeno la Van der Breggen degli ultimi due anni.
«Quelle dopo di lei – dice la piemontese – sono andate come pensavo. E’ stata Anna Van der Breggen secondo me che è andata molto forte e diventa un brutto cliente. Per me era il primo sforzo massimale dal 5 di aprile (la data del Giro delle Fiandre, ndr) per cui non posso dire di essere contenta, ma prima o poi dovevo farlo. Per cui si prende giorno per giorno e da qui si procede.
«La scelta tecnica è stata la migliore e quindi non recrimino niente. Avevamo fatto più prove e quella bicicletta, così com’era, è risultata la più veloce, compresa l’idea di mettere la monocorona, che avevo provato più volte in allenamento».
Longo Borghini ha subito un distacco di 1’50” da Van der BreggenElisa ha scelto la Y1RS, con monocorona in carbonio X-SingleCarbon Road da 52 denti e gruppo GRX gravelLongo Borghini ha subito un distacco di 1’50” da Van der BreggenElisa ha scelto la Y1RS, con monocorona in carbonio X-SingleCarbon Road da 52 denti e gruppo GRX gravel
Con la bici da crono
Van der Breggen ha visto il percorso soltanto stamattina, ha scelto di usare le bici da crono e ugualmente si è lasciata alle spalle il meglio del meglio. Due ragazze – Reusser e Vollering – che fino a due anni fa allenava e guidava dall’ammiraglia. Chissà se tanta conoscenza le tornerà utile a partire da domani quando saranno gomito a gomito.
«Sono davvero felice di come è andata la cronometro – dice – perché non sapevo cosa aspettarmi. All’inizio ho avuto il dubbio di quale bici scegliere, ma Specialized ci fornisce una bici da crono molto leggera e visto che riesco ad andarci bene in salita, credo di aver fatto la scelta vincente.
«Ho molto rispetto per le ragazze con cui divido il podio. Conosco molto bene Marlen e Demi e proprio per questo non mi aspettavo un vantaggio del genere, ma so che c’è ancora molto da fare ed è bello aver conquistato la maglia in questo modo. Alla prossima tappa ci penseremo domani».
Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Specialized da crono con ruote basseCome Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Specialized da crono con ruote basse
Un Giro alla giornata
Lo stesso vivere alla giornata che da adesso in avanti diventerà il motto di Longo Borghini. La vincitrice degli ultimi due Giri è costretta a rincorrere, dovendo fronteggiare un gruppo di avversarie davvero molto toste.
«Sinceramente a me non cambia niente – ammette la campionessa italiana – semmai il Giro cambia per quelle che sono appena dietro Van der Breggen, io faccio il mio. Sicuramente se si potrà racimolare un po’ di tempo qua e là, lo si farà. Ma credo che le ultime due saranno tappe determinanti. Chiaramente il Giro non è finito qui».
Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul TeidePer Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide
Domani sarà dura
Che cosa farà dunque adesso la maglia rosa? Non avendo più Wiebes, cui Van der Breggen ha dedicato il suo pensiero in apertura, il Team Sd Worx Protime avrà le sue belle difficoltà nel gestire la corsa e c’è da capire se la leader si senta davvero sicura come negli anni in cui dominava.
«Domani sarà una tappa davvero difficile – chiude van der Breggen – bisogna avere buone gambe e anche buone posizioni. E’ una tappa insidiosa, soprattutto con questo tempo. E’ dura, è lunga, c’è molta discesa, molto complicata soprattutto con la pioggia.
«Ho una squadra motivatissima, ma ci mancano due ragazze: Lorena Wiebes e Miky (Mikayla Harvey, ndr) che è caduta ieri. Abbiamo passato dei giorni difficili e sarà difficile difendere la maglia. Ma per ora è davvero bello averla e vedremo cosa succederà. Ci proveremo al 100 per cento».
Prima anche sul traguardo di Buja, a casa del compagno di Lidl-Trek che ieri ha sbancato Roma nel Giro degli uomini, Elisa Balsamo centra la seconda vittoria in due giorni e sembra rinata. E se si pensa che la squalifica di Lorena Wiebes le abbia reso la vita più facile, forse non si coglie che Elisa per prima avrebbe preferito provare a batterla sul campo. Sul traguardo di oggi, in cima a uno strappo per niente facile, il confronto sarebbe stato magistrale.
Firma di partenza a Bibione, per Balsamo parte il secondo giorno in maglia rosaIntanto sul traguardo di Buja, per fare gli onori di casa c’era anche Milan, primo ieri sul traguardo di RomaFirma di partenza a Bibione, per Balsamo parte il secondo giorno in maglia rosaIntanto sul traguardo di Buja, per fare gli onorsi di casa c’era anche Milan, primo ieri sul traguardo di Roma
Uno scossone fra le big
La tappa si stava mettendo male. La salita di Montenars ha chiamato in avanscoperta le donne di classifica e quando si muovono Vollering, Van der Breggen, Longo Borghini e Reusser, per le velociste il gioco si fa improvvisamente durissimo. Invece questa volta il gruppo è rientrato e nello sprint a ranghi ristretti, Balsamo è stata bravissima a scegliere il tempo e imporre il suo spunto veloce.
«Allora, sono sincera – dice con la proverbiale trasparenza – quando sono venuta a fare la recon, in realtà il file GPX dava il finale un pochino più avanti, quindi io pensavo che dopo il pezzettino in cui spianava, l’arrivo fosse 200 metri oltre. Quando invece siamo passate la prima volta sull’arrivo, mi sono subito resa conto di questa piccola differenza e ho capito che dovevo tenere sul pezzo duro e poi lanciare la volata dopo i 150 metri, perché avrei fatto la differenza nel breve tratto meno ripido».
Sulla salita di Montenars il primo test fra donne di classifica, con Vollering, Longo Borghini, Reusser e Van der BreggenSulla salita di Montenars il primo test fra donne di classifica, con Vollering, Longo Borghini, Reusser e Van der Breggen
Hai avuto paura che l’attacco da lontano ti avrebbe impedito di rientrare?
Sapevo che i chilometri dopo la salita erano piatti – spiega Balsamo – quindi che ci sarebbe stata la possibilità di rientrare. Ovviamente non avevo la certezza, però so sempre che rimanere in un gruppetto è una cosa positiva. La squadra ha fatto un lavoro fantastico, hanno lavorato tutto il giorno per cercare di tenere sotto controllo la fuga. Siamo state anche un po’ sfortunate perché Lucinda (Brand, ndr) è caduta poco prima dell’inizio del GPM però è riuscita a rientrare. Abbiamo preso la salita davanti e poi anche Fisher-Black e Holmgren, che sono qui per fare la classifica generale, mi hanno aiutato nel finale. Quindi devo ringraziarle tutte.
Il morale è la chiave: ne dà più la maglia rosa o più la vittoria di tappa?
Devo dire che ieri ne ha dato di più la vittoria di tappa perché mi mancava alzare le braccia al cielo (Elisa Balsamo non vinceva dal 14 giugno 2025 al Giro di Svizzera, ndr). Oggi forse entrambe. Però avendo già ottenuto una vittoria di tappa, forse ero più concentrata a cercare di mantenere la maglia.
Ci piace pensare che in una volata così tecnica, oggi anche Wiebes avrebbe dovuto inchinarsi a Elisa BalsamoCi piace pensare che in una volata così tecnica, oggi anche Wiebes avrebbe dovuto inchinarsi a Elisa Balsamo
Come stai vivendo questi giorni da leader? Senti anche un’attenzione diversa da parte del pubblico?
Sia ieri che oggi c’era tantissimo pubblico ed è una cosa bellissima. Io devo sempre ridere sinceramente, perché sento sempre l’incitamento: “Vai Elisa, vai Elisa”, poi tante volte mi giro e vedo di fianco a me la Longo. Quindi non so se tifano per me o per lei, ma io lo prendo come tifassero per me.
Domani è una giornata molto complicata, hai fatto anche la recon della crono di Nevegal?
Sinceramente mi viene già da ridere – Balsamo ride davvero – io detesto le cronometro. Non mi piace stare da sola e per di più quella di Nevegal è pure in salita, quindi veramente la ciliegina sulla torta. Ovviamente darò il massimo e so benissimo che non potrò tenere la maglia, quindi adesso cercheremo di fare le migliori valutazioni con la squadra, anche per cercare di non andare troppo oltre il limite. Ci sono ancora tante tappe e altre opportunità e magari dovrò anche aiutare le mie compagne quando arriveranno le giornate più dure. Per cui la crono cercheremo di gestirla al meglio.
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Il Giro d’Italia di Vingegaard e dell’ultima tappa vinta da Milan passa il testimone al Giro d’Italia Women di Elisa Balsamo in maglia rosa e Lorena Wiebes squalificata il primo giorno. Roma ha abbracciato il gran finale della sfida rosa, con l’entusiasmo di sempre e nonostante tutto.
Non è stato il Giro più emozionante degli ultimi dieci anni: quello lo vinse Nibali con l’aiuto di un grande amico di nome Michele, rubato alla vita troppo presto eppure capace di un’eredità fatta di saggezza, amore, generosità, sorrisi e umiltà. Il Giro di Vingegaard ha vissuto di cinque colpi, assestati dal danese nei momenti chiave, senza che nel tempo restante qualcuno abbia provato a rispondergli. Non uno scatto o un attacco, neanche un cenno di reazione. Si sono tutti consegnati alla Visma Lease a Bike senza che si possa raccontare il minimo attacco al leader. Vanno bene i watt e tutto quello che ne consegue, ma come la mettiamo con il coraggio?
Quando vinse il suo Giro nel 2022, Jai Hindley forse non era il più forte, ma quel geniaccio di Gasparotto fece la differenza e mise su strada una serie di tattiche che piegarono rivali come Carapaz, Yates, Landa e Nibali, consegnando all’australiano d’Abruzzo la maglia rosa di Verona. I direttori sportivi possono fare ancora la differenza, sennò come si spiega che nel UAE Team Emirates (orfano di Yates e Vine) Baldato, Mori e Marcato siano riusciti a condurre Narvaez e Arrieta a vincere quattro tappe in due, con l’aiuto decisivo di Bjerg e Christen?
Roma, ultimo atto del Giro: in casa Lidl-Trek festa italiana per Ciccone, l’inventore della squadra Guercilena e Jonathan MilanRoma, ultimo atto del Giro: in casa Lidl-Trek festa italiana per Ciccone, l’inventore della squadra Guercilena e Jonathan Milan
Il Giro degli italiani
Il Giro d’Italia di Vingegaard ha salutato il gladiatore Caruso, confermato i nomi di Ciccone e Milan, di Bettiol, Ballerini e Ganna, ma ha anche mostrato che l’Italia ha dei giovani che potenzialmente possono diventare molto importanti. Da Piganzoli, di cui ci ha parlato stamattina il primo allenatore De Maria, a Crescioli, che si è affacciato sul Giro con il candore del bimbo e la tenacia del guerriero.
E poi ovviamente c’è Pellizzari, che ha subito la corsa e un avvicinamento dettato da ragionamenti insoliti e una squadra che lo ha messo (probabilmente) troppo presto al centro della scena. Lo dicono tutti: per ultimo in ordine cronologico lo stesso Garzelli, incontrato ieri per caso in autogrill durante il viaggio da Piancavallo a Roma. Il marchigiano andava fortissimo alla Valenciana e così pure alla Tirreno-Adriatico. Andava fortissimo al Tour of the Alps, tanto da vincerlo. Finché al Giro si è piegato.
In cinque mesi, hanno cercato di trasformare il Pellizzari cresciuto con metodo fra le mani di Gasparotto e Artuso in un leader fatto e finito, mentre non basta schioccare le dita per assegnargli un ruolo per cui (forse) non è ancora pronto. Crescere per gradi e far gestire la preparazione da chi ha esperienza di ciclismo non è una scelta superata: è una necessità. Per lo stesso motivo, nonostante abbia rischiato di vincere il Giro nel 2025, Del Toro non c’era quest’anno e sarà al Tour accanto a Pogacar: per imparare ancora e non rischiare di ritrovarsi in Italia costretto a vincere.
Due gestioni diverse per Piganzoli e Pellizzari nel Giro numero 109: una fatta di gradualità, l’altra di impazienzaDue gestioni diverse per Piganzoli e Pellizzari nel Giro numero 109: una fatta di gradualità, l’altra di impazienza
Scossoni al Giro Women
Nel Giro d’Italia Women che ha raccolto il testimone di Vingegaard, il duello si annuncia altissimo. Contro Longo Borghini sono state schierate Demi Vollering, Anna Van der Breggen e Marlen Reusser, con la curiosità di pesare le velleità di Marion Bunel e di Monica Trinca Colonel. Pur senza Ferrand Prevot e Niewiadoma e anche senza Gaia Realini, questo Giro può vantare un campo partenti di primissima grandezza.
Peccato che giusto sabato, dopo la prima tappa, la giuria abbia deciso di squalificare Lorena Wiebes perché la sua Specialized è risultata troppo leggera rispetto ai regolamenti UCI. Di colpo, nei ragionamenti e nei comunicati stampa è parso di essere tornati a quando centrifughe tarate male controllavano l’ematocrito dei corridori e si passavano giornate intere a dissertare di percentuali e tolleranze.
Il pasticcio, al di là di tali considerazioni tecniche, è aver scritto un regolamento che preveda la squalifica dell’atleta se la bici è troppo leggera, come se sia stata Wiebes a limarla, smontarla e rimontarla. Se non fosse per il clima di prevedibile costernazione nel Team SD Worx Protime, verrebbe da suggerire a Specialized di servirsi dell’incidente per pubblicizzare le sue bici così leggere. Come fece un competitor nel Giro del 2004, quando con il motto di “Legalize my Cannondale” e le tenute a righe bianche e nere da galeotti, Cunego, Simoni e Cipollini protestarono in difesa delle loro bici così leggere.
Wiebes vince la prima tappa del Giro Women, poi viene squalificata, ma questa volata non si vince perché la bici è troppo leggeraWiebes vince la prima tappa del Giro Women, poi viene squalificata, ma questa volata non si vince perché la bici è troppo leggera
Il Giro che verrà
I ragazzi di RCS Sport si sono fatti in quattro anche questa volta: grazie a Stefano Diciatteo ed Elena Fiume che si sono presi cura di noi e hanno sopportato le nostre richieste. Sono una squadra abbondante e volenterosa, ma gestire due Giri negli stessi giorni non è semplice ed è stato abbastanza evidente che la mancanza di un direttore – come Vegni e i grandi della storia che lo hanno preceduto – li abbia privati di un riferimento. Senza un capo, i reparti potrebbero muoversi in autonomia ed è stato singolare, mentre aspettavamo le premiazioni, essere scansati dalla transenna di fronte al podio da chi intanto aveva iniziato a smontare gli striscioni di Mediolanum.
Piccole cose, sintomi di qualcosa di più grande che abbiamo respirato, cui facciamo fatica a dare un nome. L’assenza dei leader forti, che invece popolano il Giro delle donne. L’assenza di giornalisti in sala stampa (ieri a raccogliere le parole di Vingegaard non eravamo più di dieci). Il silenzio dei tifosi a Piancavallo al passaggio del vincitore. La carovana pubblicitaria composta da una trentina di mezzi a fronte dei quasi 300 del Tour.
Il Giro d’Italia ha bisogno probabilmente di essere ripensato. Il nome del possibile successore di Vegni circola nel gruppo e sarebbe una scelta davvero interessante, a patto che gli si conceda di prendere la borsa, vuotarla sul tavolo, tenere le cose utili, buttare quelle inutili e aggiungere quelle che mancano. Il presidente Cairo e accanto a lui Paolo Bellino avranno la capacità di fare un passo indietro per far lavorare il nuovo capitano, assicurandogli un perimetro operativo in cui sarà lui a prendere le decisioni?
RICCIONE (RN) – Conferenza stampa del UAE Team ADQ. Capitanate da Elisa Longo Borghini, le ragazze sono arrivate molto tranquille e rilassate all’Hotel Mediterraneo, dove si è tenuto l’evento. Fin da subito si è vista una bella sintonia tra loro, con un clima sereno e tanto affiatamento nel gruppo. Il Giro d’Italia Women sta per iniziare (il via sabato 30 maggio, oggi).
Tutte atlete di altissimo livello, capaci di puntare anche a successi personali di tappa (basti pensare a Mavi Garcia o a Eleonora Gasparrini, terza alla Milano-Sanremo), ma allo stesso tempo pronte a mettere da parte le ambizioni individuali per lottare insieme con un obiettivo comune: riconquistare la maglia rosa, già conquistata l’anno scorso.
Elisa Longo Borghini, capitana della squadra, si prepara ad affrontare la corsa rosa da campionessa uscente per il secondo anno di fila. Quest’anno, però, il Giro per lei avrà un sapore speciale. Ben tre tappe su nove saranno in Piemonte, la sua regione. Stesso discorso vale per le compagne Erica Magnaldi ed Eleonora Gasparrini.
Elisa Longo Borghini e il UAE Team ADQ si sono presentate in una conferenza stampaElisa Longo Borghini e il UAE Team ADQ si sono presentate in una conferenza stampa
Le attenzioni e le domande sono inevitabilmente concentrate soprattutto su Elisa, anche alla luce di una primavera complicata che l’ha vista ferma ai “box” a causa di un’infezione alle vie respiratorie.
Elisa, innanzi tutto come stai? E come è stato il tuo avvicinamento al giro?
Mi sembra di stare bene, ho passato 20 giorni in altura sul Teide e adesso è arrivato il momento di confrontarmi in corsa per capire quale sia il mio livello.
Hai passato una primavera difficile, dove hai trovato la forza per rialzarti?
Nella mia famiglia, le persone che mi amano e mi sostengono. Aprile non è stato un mese semplice, nemmeno di testa, è stato fondamentale circondarmi di persone che mi vogliono bene.
Durante questa primavera complicata, hai capito/imparato qualcosa che non sapevi di te?
Sinceramente no. Mi dà fastidio vedere le corse in TV e mi arrabbio quando non posso correre.
Al Giro Women attesa per il debutto di Demi Vollering, fresca di rinnovo del contratto: un osso duro per la LongoAccanto a Marlen Reusser (destra), correrà Francesca Barale: anche lei piemonteseAl Giro Women attesa per il debutto di Demi Vollering, fresca di rinnovo del contratto: un osso duro per la LongoAccanto a Marlen Reusser (destra), correrà Francesca Barale: anche lei piemontese
Come ti senti a correre le ultime tre tappe nella tua regione?
Tanto felice, è bello poter correre nella propria terra. Nell’ottava tappa, a tre chilometri dal Colle delle Finestre ci sarà il mio fan club che sicuramente porterà una bella atmosfera di festa. Invece l’ultima tappa passa per Osasco! E’ il paese di Jacopo (Mosca, suo marito, ndr). Anche lì mi aspetto tanto tifo.
Dopo il Giro andrai al Tour: pensi di andarci con l’obbiettivo di fare classifica o di vincere qualche tappa?
Sinceramente quest’anno mi piacerebbe finalmente finirlo il Tour. Il primo obbiettivo è quello di arrivare a Nizza sana e salva! Ho già detto che se finisco il Tour faccio le magliette: “Elisa ha finito il Tour”. Poi se andrò al Tour con l’obbiettivo di fare classifica o di vincere le tappe, questo lo deciderà la squadra anche in base a come andrà questo Giro.
Trinca Colonel ha chiuso il Giro in 15ª posizione e con il quinto posto nella crono. Le ultime due tappe l'hanno messa in difficoltà. E adesso fa rotta sul Tour
BERGAMO – Il clima esterno va in contrapposizione a quello della UAE Team ADQ alla vigilia del Giro d’Italia Women. Fuori dal Radisson Blu di Chorus Life si boccheggia per […]
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Il Giro d’Italia Women sarà anche un viaggio dentro l’identità italiana. A raccontarlo, attraverso colori, simboli e visione contemporanea, sarà la nuova maglia della Vini Fantini-BePink. Il team correrà infatti la più importante corsa a tappe italiana femminile con una divisa speciale appositamente ideata da To Fit per celebrare il patrimonio artistico e culturale del Paese.
La corsa porterà il grande ciclismo femminile sulle strade italiane. Per Fantini Wines, title sponsor della formazione, sarà inoltre l’occasione per ribadire un impegno che da anni unisce sport, valorizzazione del talento femminile e promozione dell’eccellenza italiana.
Il team Vini Fantini-BePink alla partenza della Milano-Sanremo Women Il team Vini Fantini-BePink alla partenza della Milano-Sanremo Women
Ideata per distinguersi
La nuova maglia colpisce subito per il suo impatto visivo. I toni viola e fucsia si intrecciano con richiami grafici a monumenti, architetture e simboli iconici dell’Italia. Il risultato è una divisa moderna, elegante e fortemente identitaria. Un progetto che va oltre il semplice abbigliamento tecnico e diventa un vero manifesto culturale.
Ogni singolo dettaglio è stato studiato per trasmettere energia, appartenenza e personalità. In gruppo e nelle immagini televisive, la maglia Vini Fantini-BePink sarà immediatamente riconoscibile. Un elemento importante in un ciclismo femminile sempre più seguito a livello internazionale e sempre più centrale nelle strategie di comunicazione dei grandi brand.
Per la cantina abruzzese di Ortona, il ciclismo rappresenta uno strumento autentico per raccontare valori condivisi. Passione, sacrificio, spirito di squadra e crescita personale sono elementi che Fantini ritrova pienamente nel movimento femminile.
«Abbiamo scelto il ciclismo femminile perché qui abbiamo trovato autenticità, determinazione e una forte spinta verso il futuro – ha dichiarato Valentino Sciotti, fondatore e CEO di Fantini Wines – la nuova maglia nasce dall’idea di portare in corsa non solo il nostro nome, ma anche un’immagine dell’Italia fatta di creatività, carattere e bellezza riconoscibile nel mondo».
La formazione continental italiana utilizza abbigliamento ToFit in corsaLa formazione continental italiana utilizza abbigliamento ToFit in corsa
Un messaggio importante
L’investimento di Fantini nello sport femminile non è una novità. Negli anni l’azienda ha sostenuto diversi progetti legati all’empowerment e alla crescita delle atlete. Tra questi anche il beach volley femminile italiano, con il supporto alla giocatrice abruzzese Claudia Scampoli.
Il legame tra Fantini e il ciclismo femminile ha assunto però un significato ancora più profondo nel 2021. Dopo il ritorno dei Talebani al potere in Afghanistan, l’azienda ha difatti partecipato all’organizzazione di un corridoio umanitario che ha permesso ad alcune atlete della nazionale afghana di ciclismo di arrivare in Italia. Le cicliste sono state accolte a L’Aquila, dove hanno avuto la possibilità di riprendere gli allenamenti e costruire una nuova vita in libertà. Una storia che ha trasformato lo sport in un simbolo concreto di speranza e rinascita.
Oggi quel percorso continua anche attraverso la presenza nel team Vini Fantini-BePink di Fariba Hashimi. La campionessa nazionale afghana, fuggita dal proprio Paese cinque anni fa, rappresenta uno dei simboli più forti del ciclismo femminile contemporaneo. La sua storia parla di coraggio, emancipazione e voglia di costruire il futuro pedalata dopo pedalata.
Al Giro d’Italia Women 2026, dunque, Vini Fantini-BePink non porterà soltanto una nuova maglia. Porterà un messaggio. Un racconto fatto di sport, cultura, inclusione e identità italiana. Un progetto che dimostra come il ciclismo femminile sia oggi uno dei linguaggi più potenti per comunicare valori autentici e visioni moderne.
Parte stamattina da Cesenatico il Giro Women, vinto negli ultimi due anni da Elisa Longo Borghini. La primavera è stata faticosa. Ora si punta al riscatto