Alle porte dell’olimpo, Fontana riparte dal 5° posto di Hulst

Alle porte dell’olimpo, Fontana riparte dal 5° posto di Hulst

06.02.2026
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Per certi versi, la prestazione di Filippo Fontana ai mondiali di ciclocross a Hulst è stata la più sorprendente della spedizione azzurra e il fatto che sia arrivata alla fine ha anche un maggiore significato. L’apoteosi di Mathieu Van der Poel ha forse tolto un po’ dell’attenzione che il quinto posto finale meritava, dimenticando che erano tanti anni che un italiano non chiudeva tra i primi 5. Lo stesso Gioele Bertolini era stato finora l’ultimo a conquistare un grande risultato con il 6° posto nel 2018.

Fontana però non è tipo da reclamare spazi e attenzione, sono i risultati a parlare per lui e, passato qualche giorno, forse quel piazzamento così inaspettato acquisisce anche un sapore più appropriato.

«E’ stata decisamente una buona giornata, il mondiale era un obiettivo che avevo cerchiato sin dall’autunno scorso. Avevo fatto la stagione di cross principalmente per puntare alla corsa iridata e la forma è arrivata al momento giusto. Penso che sia stata una crescita costante – prosegue Fontana – che mi ha portato a essere davanti per giocarmi un posto nei 10, ma alla fine è arrivato un risultato ancora migliore».

Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall'olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall'olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetri
Che giornata è stata?

Davvero incredibile a livello di sensazioni, ho raccolto quello che potevo. In partenza avevo anche perso tempo perché era partito male il corridore davanti a me, Io ero già posizionato a sinistra che non era proprio il massimo. Così non sono partito benissimo, ero dietro, ma sono riuscito a recuperare subito e al secondo giro ero nel primo gruppo.

Un recupero che non è passato inosservato…

Credo che con il ritmo che tenevo, forse con un po’ di fortuna avrei anche potuto chiudere quarto, ma davanti andavano davvero forte, quindi alla fin fine non sarebbe cambiato molto. Penso che il massimo risultato ottenibile sarebbe stato appunto un quarto posto, ma cambia poco.

Stando nel gruppo, cambia tanto la presenza di Van der Poel, anche nell’atteggiamento che hanno gli altri?

Cambia il fatto che non c’è la lotta per la vittoria come sarebbe in sua assenza, se non gli accade qualcosa si vede che è di un’altra categoria. Quindi magari c’è un po’ più di attendismo per giocarsi gli altri due posti sul podio.

Il corridore dei Carabinieri Olympia ha pagato dazio in partenza, venendo costretto a una corsa di rimonta
Fontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimonta
Il corridore dei Carabinieri Olympia ha pagato dazio in partenza, venendo costretto a una corsa di rimonta
Fontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimonta
Un’altra cosa particolare è che davanti a te sono arrivati praticamente tutti stradisti. Tu sei stato il primo biker puro a tagliare il traguardo…

Ormai l’ambiente è cambiato, si sa che alla fine il cross è una disciplina praticata principalmente da stradisti, i biker sono pochi, è un po’ più difficile vederli anche perché la stagione di mtb è lunga, è forse anche più difficile conciliarla con l’inverno. Quindi la cosa non mi stupisce tantissimo.

Dallo scorso anno, dalla tua prestazione ai mondiali di cross country con una top 10 conquistata anche lì, è come se fosse scattato qualcosa in te. Senti di aver fatto un salto di qualità?

Io penso che siano tante cose messe insieme e che siano arrivate anche forse nel momento giusto, in un periodo in cui mi sono voluto impegnare, mettere alla prova. Sicuramente c’è maturazione fisica, concentrazione mentale ma anche tanta voglia di far bene. Dei cambiamenti a livello di testa sono stati fatti, ho la consapevolezza di poter arrivare là davanti e questo mi porta ad approcciare le gare in una maniera sicuramente diversa.

5 vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Cinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
5 vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Cinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Pensi che il tuo risultato sia anche l’espressione del movimento, l’avvisaglia di quel che sarà con la maturazione di gente come Viezzi, Agostinacchio che ti daranno anche manforte contro Belgio e Olanda?

Sai, è difficile confrontarsi con quei movimenti se non altro per il numero di praticanti che hanno. Noi abbiamo dei giovani molto forti, io ho dimostrato di essere all’altezza, ma se si vuole parlare di reale crescita, si dovrebbero vedere numeri più grandi in nazionale. Belgio e Olanda hanno un bacino di talenti enorme e un ricambio clamoroso negli anni.

Che cosa ti aspetta ora?

Farò una settimana di relax e poi inizierà la preparazione per la mountain bike, per essere già in gara a marzo a Verona nella prova dell’Italia Bike Cup.

Fontana arriva da una stagione di mtb 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di mtb 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Ripensandoci adesso a mente fredda, che cosa lascia questa esperienza di Hulst nella mente di Fontana?

La consapevolezza che anche in giornate come domenica, con il meglio al mondo, si può lottare per qualcosa di grande. Quando arriva un risultato che finalizza il lavoro fatto da parte della squadra, di tutto lo staff, c’è anche tanta particolare soddisfazione. Vorrei non fermarmi qua e continuare a lavorare, visto che comunque c’è un’estate davanti molto importante per me nella mountain bike e vedere che cosa si potrà portare a casa.

Il bilancio finale di Pontoni, che vede il bicchiere pieno

Hulst, il bilancio di Pontoni, che vede il bicchiere pieno

03.02.2026
5 min
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Ci sono volte che il computo finale dei risultati e delle medaglie non dice tutto. La nazionale di ciclocross era partita per Hulst con tante ambizioni, alla fine sono arrivati due argenti e il piatto apparentemente piange, ma solo apparentemente perché i tre giorni di gare hanno detto davvero molto. Pontoni, di ritorno dall’Olanda, difende a spada tratta il comportamento della squadra e nel parlare di quanto avvenuto si sente ancora l’adrenalina.

Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri
Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri
Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri
Per il cittì Pontoni è stato un mondiale positivo, anche se condito da troppa sfortuna per gli azzurri

Il bilancio risente fortemente dell’epilogo della prova juniores maschile e delle cadute di Grigolini, senza le quali si parlerebbe di un mondiale ben diverso: «Chiaramente – dice Pontoni – ci dispiace tantissimo non aver portato a casa quella maglia, che avrebbe suggellato una stagione super e confermato la supremazia nella categoria che dura da qualche anno. La fortuna non ci ha proprio assistito perché abbiamo dominato la gara nonostante le problematiche che abbiamo avuto con Pezzo Rosola, perché anche lui è stato danneggiato in una fase di gara proprio da chi ha vinto il mondiale, ma poi guardando le analisi è andato forte».

La sensazione è che la dea bendata non vi abbia guardato per tutto il weekend…

Infatti, la sfortuna di Grigolini è stata la punta dell’iceberg, ma potremmo metterci anche quei pochi centimetri che sono costati a Fontana il quarto posto in una gara Elite con un parterre de roi. Anche Giorgia Pellizotti è arrivata davvero a un passo dal podio e quando corri così dispiace sempre. Tornando alla gara juniores, quando l’anno prima vinci la maglia di campione del mondo e l’anno dopo sei secondo, sembra che hai peggiorato, ma io porto a casa il buono. Ad esempio il fatto che gli altri tecnici erano dispiaciuti per l’epilogo e sono venuti quasi in processione a farci i complimenti per quello che stiamo facendo.

Un argento amaro quello vinto da Grigolini, che fa il paio con quello del primo giorno nel team relay
Un argento amaro quello vinto da Grigolini, dopo quello del primo giorno nel team relay, che a Pontoni brucia quasi di più
Un argento amaro quello vinto da Grigolini, che fa il paio con quello del primo giorno nel team relay
Un argento amaro quello vinto da Grigolini, dopo quello del primo giorno nel team relay, che a Pontoni brucia quasi di più
Che cosa ti ha regalato maggiori emozioni?

L’abbraccio che c’è stato alla fine con Filippo (Grigolini, ndr) – racconta Pontoni – fa capire che i ragazzi sanno ridarti indietro quel che gli hai dato con gli interessi, con piccoli gesti tanto, tanto importanti. Parlando in generale, dico che io sono felice di quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo, sempre più convinto che siamo sulla strada maestra e giusta per andare avanti con questo nostro progetto.

Domanda al Pontoni a lungo corridore di spicco e vincitore del mondiale: come si assorbe una delusione come quella che Filippo ha vissuto?

Acquisendo la consapevolezza che solo un episodio sfortunato ti ha tolto quel che meritavi, perché dentro di sé sa che è stato il più forte in tante occasioni. Ha vinto l’europeo, ha vinto in Coppa e avrebbe vinto anche il mondiale senza quell’episodio. Lo vedrete nei prossimi anni, con la mentalità e la forza che ha, riuscirà a riprendersi quello che gli è sfuggito, perché è scritto nel suo DNA, nella sua consapevolezza di credere nelle sue possibilità. Filippo sa quanto vale.

Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l'Italia tra i grande della prova Elite
Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l’Italia tra i grandi della prova elite, ma Pontoni ci credeva
Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l'Italia tra i grande della prova Elite
Il 5° posto di Fontana è stato forse il risultato più inaspettato, riportando l’Italia tra i grandi della prova elite, ma Pontoni ci credeva
Mai come quest’anno la medaglia d’argento vinta nella staffetta sia l’attestazione del valore del movimento italiano, viste anche le presenze che c’erano nelle altre squadre…

Posso essere sincero? Mi dà quasi più fastidio quell’argento – sentenzia Pontoni – che quello di Grigolini. Perché c’eravamo, ci abbiamo creduto e siamo arrivati vicini molto più di quei 16 secondi che vediamo sull’ordine d’arrivo. Io sono un uomo che questa specialità l’ha praticata per tanti anni, la conosco ed ero sicuro che i miei ragazzi avrebbero fatto un grande mondiale, come poi è stato.

Ci sono tutti i motivi per esserne orgogliosi…

Abbiamo tenuto testa alla nazionale olandese che correva in casa e che ha dominato la rassegna. Ma non dimentichiamo che senza la caduta di Grigolini, avremmo concluso al secondo posto nel medagliere. Bisogna guardare anche a come abbiamo condotto tutta questa stagione e come ora ci guardano gli altri.

Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Tornando al discorso sfortuna, c’erano tutte le possibilità di completare la collezione di top 10 fra le varie categorie…

Infatti, è sempre il discorso dei numeri. Ci sono mancati Viezzi e Casasola e a Stefano non mi sento di dire niente. Gli è crollato il mondo addosso, lui era partito per vincere, era convinto di fare il grande risultato e quando parti e ti succede quello che è successo a lui – ossia ti si stacca il tubolare in due, rimane la fettuccia attaccata alla ruota e si stacca la tela – non puoi neanche prevederlo. Ed è successo appena partito.

Invece Casasola?

Sara domenica pedalava benissimo, aveva cercato di superare l’infortunio, ma poi è caduta di nuovo al primo giro, una botta ancora più forte. Abbiamo perso queste due top 10 che erano quasi scritte. Ma io vedo il bicchiere pieno.

Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Sara Casasola è stata costretta al ritiro per una brutta caduta, dopo quella già subita la domenica prima
Ti aspettavi la prestazione di Fontana, che riporta l’Italia nella top 5 degli elite?

Io ero sicuro che un piazzamento nei primi 10 sarebbe arrivato e che se non avesse avuto colpi al primo giro, avrebbe potuto salire anche di più. Lo vedevo sicuro di sé, anche per come si era comportato la domenica precedente. Alla fine è andato anche sopra le aspettative, per come l’ha interpretata e per come ci è arrivato. Ha perso il quarto posto per un niente, davvero una grande prestazione la sua, fatta in una categoria dove abbiamo i migliori interpreti di tutti i tempi, uno in particolare…

Sullo Zoncolan emerge Fontana, l’uomo dei 28 giorni

20.10.2025
5 min
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C’era molta attesa per la penultima prova del Giro delle Regioni di ciclocross, che lo staff di Fausto Scotti ha portato per la prima volta sulla cima dello Zoncolan con la collaborazione di Carnia Bike. Una tappa per alcuni versi temuta, considerando anche che si pedalava a 1.300 metri di quota con una temperatura già frizzante. Per l’occasione tutti i big si sono presentati al via, a cominciare dagli ex iridati junior Agostinacchio e Viezzi, ma alla fine è emersa la classe di Filippo Fontana, l’ex campione italiano che ha messo la sua firma alla sua prima uscita sui prati.

Prima gara e prima vittoria per Fontana, con 16" su Agostinacchio e 24" su Viezzi
Prima gara e prima vittoria per Fontana, con 16″ su Agostinacchio e 24″ su Viezzi
Prima gara e prima vittoria per Fontana, con 16" su Agostinacchio e 24" su Viezzi
Prima gara e prima vittoria per Fontana, con 16″ su Agostinacchio e 24″ su Viezzi

Un percorso decisamente per bikers

La sua voce dopo la gara è brillante, esattamente come la sua prestazione andata forse anche oltre le sue aspettative: «Sono partito con una gara abbastanza dura, percorso bellissimo con delle belle salite e non troppo tecnico, quindi neanche troppo veloce. Per noi che arrivavamo della mountain bike si adattava bene, un percorso troppo veloce sarebbe stato più impattante. Mi sono accorto dal primo giro che i due ragazzi erano partiti un po’ dietro di me, quindi ho approfittato per andarmene via subito e poi ho gestito il vantaggio. Ma loro sono andati molto forte considerando la loro età».

Quanto ha influito l’altitudine e il fatto che il percorso era più adatto ai biker? Ormai Agostinacchio e Viezzi li possiamo considerare stradisti a tutti gli effetti…: «Sicuramente avvantaggiava un biker perché c’è più salita rispetto a una gara normale, che poi in realtà non è neanche vero perché in Belgio e Olanda probabilmente di gare così se ne trovano più di quanto pensiamo. Probabilmente avrebbero preferito un percorso un po’ più veloce. Per quanto riguarda l’altezza, secondo me fino ai 1.500-1.600 metri non si sente tanto, ha più influito il fatto che era abbastanza freddo e siamo ancora abituati a un clima abbastanza caldo».

Fianco a fianco Agostinacchio e Viezzi, i due ragazzi italiani inseriti nei devo team del WorldTour
Fianco a fianco Agostinacchio e Viezzi, i due ragazzi italiani inseriti nei devo team del WorldTour
Fianco a fianco Agostinacchio e Viezzi, i due ragazzi italiani inseriti nei devo team del WorldTour
Fianco a fianco Agostinacchio e Viezzi, i due ragazzi italiani inseriti nei devo team del WorldTour

Il miracolo della ripresa dalla doppia frattura

Questa era la prima uscita di Fontana dopo un’estate sulle montagne russe, contraddistinta da un bruttissimo incidente in Coppa del mondo mtb con rottura di tibia e perone e da soli 28 giorni per la ripresa prima di tornare in sella. Un autentico miracolo: «Sin dal giorno dopo che sono tornato a casa ho pensato subito a quella che poteva essere la riabilitazione, a quello che potevo fare, senza in realtà avere mai idea di quando tornare alle competizioni. Mi interessava guarire bene. Sono stato fortunato ad aver avuto una un’ottima operazione, ma ancora più fortunato ad avere uno staff dietro che mi ha seguito in maniera eccellente, a partire dal mio fisioterapista e dal mio mental coach. Poi sicuramente ci ho messo del mio, è stato un periodo molto impegnativo, ma ne è valsa la pena».

Come hai fatto a trovare in così breve tempo una forma tale da portarti nella Top 10 dei mondiali di mountain bike? «Non lo so neanche io – ammette Fontana – per me già andare ai Mondiali era un obiettivo incredibile, un raggiungimento spettacolare, considerato appunto l’infortunio che era successo. E’ stato il risultato di tante cose, di una giornata, una giornata in stato di grazia, dell’averci creduto tanto ed essere stato ripagato di tante cose».

Per il corridore dei Carabinieri quella sullo Zoncolan era la prima uscita stagionale nel ciclocross
Per il corridore dei Carabinieri-Olympia quella sullo Zoncolan era la prima uscita stagionale nel ciclocross
Per il corridore dei Carabinieri quella sullo Zoncolan era la prima uscita stagionale nel ciclocross
Per il corridore dei Carabinieri quella sullo Zoncolan era la prima uscita stagionale nel ciclocross

Il mondiale delle rivincite

Tante volte avevi detto che cercavi un risultato importante per certificare il fatto che sei un biker prima di tutto…: «Sì, sicuramente è stato il risultato più appagante, nonostante in realtà non sia stato l’unico, considerando che avevo fatto già un paio di Top 10 in Coppa. Ho chiuso la stagione di mountain bike felice di quello che è stato fatto. Io ci ho sempre creduto, volevo questa risposta e finalmente è arrivata, convincendo anche chi la pensava in maniera diversa».

Ora punterai agli europei? «Sì, adesso sfrutto questo periodo per fare altre gare in Italia e poi correre l’europeo il 9 novembre, poi mi prenderò un po’ di riposo, ma neanche troppo, perché alla fine correrò anche in Belgio quest’inverno e sotto Natale, poi fine stagione di cross e si riparte con la mountain bike».

Per la tricolore Borello la conquista del Giro delle Regioni è pressoché assicurata
Per la tricolore Borello la conquista del Giro delle Regioni è pressoché assicurata
Per la tricolore Borello la conquista del Giro delle Regioni è pressoché assicurata
Per la tricolore Borello la conquista del Giro delle Regioni è pressoché assicurata

Scappini e Borello verso la vittoria finale

Il Giro ora si prende una pausa in vista della tappa finale del 22 novembre a Cantoira. In campo Open maschile appare difficile che la maglia rosa sfugga a Samuele Scappini, sesto sullo Zoncolan ma forte delle vittorie di Corridonia e Osoppo mentre fra le ragazze il successo ottenuto da Carlotta Borello la mette praticamente al sicuro, solo la matematica non le permette di festeggiare anzitempo. Ma forse è meglio così, visto che potrà festeggiare in casa… Fra gli juniores nuovo centro per Filippo Grigolini, forse la migliore carta azzurra per gli europei di Middelkerke e prima vittoria al suo esordio per Elisa Bianchi, che ha regalato anche la prima gioia al neonato team Alé Colnago.

Moreno Biscaro è un mental coach trevigiano che lavora anche nel ciclismo dal 2021

Moreno Biscaro, il mental coach e le dinamiche del ciclismo

18.10.2025
6 min
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VICENZA – Cerca sempre di non mancare alle gare che ha vicino a casa, seppure non abbia una estrazione ciclistica di lunga data, a parte una normale passione per lo sport. Il ciclismo è arrivato nella vita del mental coach Moreno Biscaro da pochi anni e probabilmente questo suo essere “meno coinvolto” ha giocato e sta giocando a suo favore nel lavoro con i tanti atleti.

I giardini di Campo Marzo sono l’area deputata ad accogliere tutti i bus delle formazioni in gara al Giro del Veneto. Lungo i viali del parco vicentino incontriamo Biscaro intento a salutare alcuni corridori che segue o con cui ha lavorato. L’ottimo clima meteorologico autunnale sommato a quello tipico senza pressione di fine stagione sono il contesto migliore per scambiare impressioni, fare piccoli bilanci e fissare nuovi obiettivi. Intanto che attendiamo l’avanti-indietro delle squadre per il proprio turno di presentazione sul palco, approfondiamo il metodo del professionista trevigiano.

Biscaro assieme a Zana e De Marchi. Attraverso i ciclisti, ha visto il cambiamento e problematiche del movimento
Biscaro assieme a Zana e De Marchi. Attraverso i ciclisti, ha visto il cambiamento e problematiche del movimento
Biscaro assieme a Zana e De Marchi. Attraverso i ciclisti, ha visto il cambiamento e problematiche del movimento
Biscaro assieme a Zana e De Marchi. Attraverso i ciclisti, ha visto il cambiamento e problematiche del movimento
Prendiamo spunto da un tuo recente post instagram su Filippo Fontana che ci ha colpito. Su cosa avete lavorato?

Filippo è stato un grande. A giugno si è rotto tibia e perone in Austria in una prova di Coppa del mondo. Lui voleva tornare in bici in 26 giorni come fece Valentino Rossi dopo un suo infortunio. Ci siamo sentiti per telefono diverse volte e lui si era creato questa suggestione come ideale. Parte del mio lavoro è convincere le persone che possono perseguire quello che ci prefiggiamo. Filippo ed io abbiamo trovato fin da subito un linguaggio comune, ma in questo caso non è andato proprio così (dice sorridendo, ndr).

Per quale motivo?

Il paradosso è che quando ho visto Filippo dopo l’incidente l’ho trovato molto centrato sull’obiettivo di voler tornare entro quel termine che si era dato. Il mio ruolo è stato molto marginale e lo dico con un po’ di rammarico (sorride ancora, ndr). Non mi sono neanche sforzato di mettergli in testa certe cose. Significa che avevamo fatto un gran lavoro prima. Il segreto è stato solo di averlo aiutato ad allargare un po’ i suoi orizzonti e crederci ulteriormente. Mi prendo solo questo merito. Alla fine è tornato sulla bici a 28 giorni dalla frattura e ad inizio settembre ha portato a casa un ottavo posto al mondiale Mtb che se non somiglia ad un miracolo, non saprei come altro definirlo.

Dopo la frattura ad una gamba a giugno, Fontana chiude 8° ai mondiali Mtb grazie al lavoro con Biscaro (foto Radek Kasik)
Dopo la frattura ad una gamba a giugno, Fontana chiude 8° ai mondiali Mtb grazie al lavoro con Biscaro (foto Radek Kasik)
Dopo la frattura ad una gamba a giugno, Fontana chiude 8° ai mondiali Mtb grazie al lavoro con Biscaro (foto Radek Kasik)
Dopo la frattura ad una gamba a giugno, Fontana chiude 8° ai mondiali Mtb grazie al lavoro con Biscaro (foto Radek Kasik)
La tua esperienza con i ciclisti quando inizia?

Ho sempre pedalato per tenermi in forma e mi piaceva il ciclismo, tuttavia senza essere appassionato di gare. Ho cominciato a lavorare con questi atleti nel 2021, quando dopo l’Olimpiade è stata sdoganata maggiormente la figura del mental coach nello sport. Io ad esempio ho sempre lavorato con gli imprenditori. La prima con cui ho iniziato è stata Soraya Paladin, che abita a pochissimi chilometri di distanza e tutto è nato in modo simpatico. Lei mi seguiva sui social ed io stavo cercando atleti non tanto per lavorarci, quanto per intervistarli e capire come utilizzavano la parte mentale nello sport.

Com’è proseguito il rapporto di lavoro?

Avevo scritto a Soraya proprio per farle alcune domande e abbiamo iniziato a collaborare. Lei nel 2021 aveva perso la motivazione per continuare a correre, anzi era quasi convinta a smettere. Nel frattempo era riuscita a passare dalla Liv Racing alla Canyon//Sram (dove corre tutt’ora, ndr) e ricordo che alle prime gare del 2022 mi raccontava di aver ritrovato fiducia, voglia e soprattutto il divertimento. E’ diventata una ragazza importantissima per la squadra ed anche per la nazionale. Non è una che vince, ma contribuisce con un grande lavoro ai successi della squadra in tutti i sensi. Dall’anno scorso non collaboriamo più, ma siamo in buoni rapporti. E’ normale che talvolta certi percorsi giungano alla fine.

Tanti giovani collaborano con Biscaro: qui con Luca Paletti, con cui c'è un bel rapporto
Tanti giovani collaborano con Biscaro: qui con Luca Paletti, con cui c’è un bel rapporto
Tanti giovani collaborano con Biscaro: qui con Luca Paletti, con cui c'è un bel rapporto
Tanti giovani collaborano con Biscaro: qui con Luca Paletti, con cui c’è un bel rapporto
Invece con Sacha Modolo com’è andata?

Ho un grande rapporto anche con lui, con cui è nato tutto per caso. Una dichiarazione di Vendrame dopo una sua vittoria al Giro d’Italia aveva fatto venire a Valentina, la moglie di Sacha, l’idea rivolgersi a me. Sacha era entrato in una spirale negativa nonostante fosse alla Alpecin e anche lui stava pensando di smettere ad inizio 2021. Ho “corteggiato” Sacha affinché si affidasse e fidasse del mio ruolo. Lo faccio sempre quando riconosco un talento con cui si possono fare cose interessanti. Alla fine del nostro lavoro, andò alla Vuelta e ne uscii con una gamba incredibile tanto da vincere una settimana dopo una tappa al Giro del Lussemburgo. Quella fu la sua ultima vittoria, ma riuscii a trovare un contratto con la Bardiani nel 2022. Furono grandi soddisfazioni anche per me.

La tua rete si è ampliata molto?

Ho avuto un bel movimento di atleti in questi anni. Con le donne collaboro con Vitillo, Silvestri, Basilico, mentre tra i giovani ho Paletti, Matteo Milan, Olivo e in passato anche con Borgo. Tra i pro’ ci sono Zana e De Marchi. Mi fermo con i nomi perché ne ho tanti altri e non vorrei dimenticarmi qualcuno. La cosa che mi piace è che sono tutte gran brave persone ed è facile quindi instaurare un rapporto di lavoro sia professionale, sia più leggero quando è necessario. Con tantissimi di loro parliamo la stessa lingua e ci troviamo subito in sintonia.

Che idea ti sei fatto del mondo ciclistico? Te lo aspettavi meglio o peggio?

Dal 2021 ad oggi il ciclismo è cambiato tantissimo. Sono stati tutti anni molto intensi e pieni. L’emblema di questo cambiamento è stato proprio il “Dema” (Alessandro De Marchi, ndr). Con lui ho percepito quanto il cambiamento stia diventando sempre più faticoso e difficile. Ho capito quanto ci sia da gestire oltre al correre in bicicletta. E’ una opinione mia, ma secondo me questi atleti dovrebbero prevalentemente pensare a pedalare e divertirsi.

Paladin è stata la prima atleta a collaborare con Biscaro. Era il 2021, lei voleva smettere, lui le ha dato nuove motivazioni
Paladin è stata la prima atleta a collaborare con Biscaro. Era il 2021, lei voleva smettere, lui le ha dato nuove motivazioni
Paladin è stata la prima atleta a collaborare con Biscaro. Era il 2021, lei voleva smettere, lui le ha dato nuove motivazioni
Paladin è stata la prima atleta a collaborare con Biscaro. Era il 2021, lei voleva smettere, lui le ha dato nuove motivazioni
Gli altri aspetti sono difficili da arginare?

Adesso subentrano mille dinamiche a cui nessuno li introduce e che non sanno come gestire. Pressioni della squadra, degli sponsor, della famiglia, di altri fattori esterni. Sono un esperto di performance, anche nei rami di azienda, e so quanto queste influenze esterne incidano a performare meglio o peggio. Anzi, in alcuni casi se non si gestiscono in modo corretto, diventa tutto controproducente alla prestazione.

Per Moreno Biscaro è più facile lavorare con le donne o con gli uomini?

Non ci sono grandi differenze, ho sempre di fronte una persona in quanto tale. Non voglio nemmeno generalizzare, ma direi che le ragazze sono più emotive, si lasciano più trasportare. I ragazzi invece ascoltano meno le proprie emozioni e in molte situazioni sono bloccati da queste. A seconda dei casi, può essere un vantaggio, come uno svantaggio, l’importante è saper trovare il giusto punto d’incontro per le motivazioni necessarie per i propri obiettivi.

L’occhio di Fontana sul ciclocross: «Non guardate solo VDP…»

16.01.2025
5 min
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La grande rimonta non è andata in porto, per la miseria di 2 secondi. Tanto ha separato Filippo Fontana dalla gloria tricolore e non si può negare che quella rincorsa furiosa resta comunque negli annali, considerando anche la caduta d’inizio gara. Per il portacolori dei Carabinieri resta comunque l’aspetto positivo di una competizione arrivata dopo una stagione di ciclocross molto intermittente, con la perla del successo al GP Guerciotti ma poco altro, perché il ventiquattrenne ha deciso di cambiare impostazione alla sua carriera.

Con Fontana andiamo però un po’ al di là del puro discorso tricolore e facciamo appello alla sua conoscenza dell’ambiente, ancorché maturata in età giovanile, per cominciare a entrare nel clima dei mondiali. Chiaramente Filippo non sa se sarà chiamato a vestire la maglia della nazionale e certamente quei 2” possono anche “scottare” da questo punto di vista, ma il discorso da affrontare è più ampio e riguarda soprattutto l’estero, i campioni con i quali ha avuto modo di confrontarsi negli ultimi anni.

Un Fontana abbastanza accigliato sul podio tricolore di Faé di Oderzo (foto Billiani)
Un Fontana abbastanza accigliato sul podio tricolore di Faé di Oderzo (foto Billiani)

«Anche se ho gareggiato poco, ho seguito molto tutta l’attività – esordisce il corridore trevigiano – e ho visto come tutto sia cambiato quando Van der Poel e poi Van Aert sono entrati nel massimo circuito. Tutti dicono che contro Van der Poel c’è poco da fare, che il mondiale è già assegnato, che non c’è storia e così via. Probabilmente sarà anche vero, ma il ciclocross – come lo sport tutto – insegna che le gare vanno corse».

Tu pensi che l’olandese sia battibile?

In certi casi sì, dipende molto da come sta e da come si evolve la gara, lo abbiamo visto anche in passato. Non è come Pogacar su strada, che ha “ucciso” tante gare nell’ultimo anno. C’è poi un altro aspetto che mi ha colpito.

Van der Poel ha disputato finora 5 gare di ciclocross, vincendole tutte, ma l’ultima è del 29 dicembre
Van der Poel ha disputato finora 5 gare di ciclocross, vincendole tutte, ma l’ultima è del 29 dicembre
Quale?

Si parla sempre e solo di chi vince, ma il ciclocross è diverso. Pensare che chi gareggia in presenza dell’iridato si senta battuto in partenza, sbaglia. Perché quando entri in gara non pensi solo a vincere: ci sono le presenze sul podio, i piazzamenti, i punti, il riscontro mediatico televisivo, il far vedere sulla maglia i marchi degli sponsor. Una gara di ciclocross non si riduce solamente a chi vince. Su strada forse è un po’ diverso, si è più legati alla tradizione.

Questo dipende anche dalle diverse caratteristiche della disciplina?

Sì, nell’offroad in generale le avversità da superare sono tante, può sempre avvenire qualcosa. Ma soprattutto c’è un po’ più considerazione per chi si piazza, per chi sale sul podio, tanto è vero che nella mountain bike sono in 5 a conquistarlo, non 3. Non si corre solo per vincere. Poi è chiaro che, soprattutto in un mondiale, le gerarchie il più delle volte vengono a galla ed è anche giusto così. Il percorso della prossima edizione non lo conosco molto, non sapendo se sarò chiamato in causa, ma è logico considerare l’olandese il netto favorito.

Per Van Aert doppietta di successi a Gullegem e Dendermonde, ma niente mondiali
Per Van Aert doppietta di successi a Gullegem e Dendermonde, ma niente mondiali
I risultati di questa prima parte di stagione ti hanno sorpreso? Ti aspettavi che VDP e Van Aert facessero subito la differenza?

Sì, perché ormai quando un corridore di quella levatura si presenta al via non lo fa mai essendo al 70 per cento della forma, è già abbastanza carico e rodato. Il Van der Poel visto finora, almeno prima degli acciacchi che lo hanno fermato, era all’apice e ha fatto un po’ quello che voleva. Ma l’infortunio fa parte dello sport, rientra in quella casistica di cui parlavo prima. Io dico che per il mondiale sarà di nuovo il riferimento, mi stupirei del contrario.

Van Aert come l’hai visto?

Per lui la situazione era diversa, più difficile dopo gli infortuni patiti. Il fatto che abbia deciso di rinunciare al mondiale non mi stupisce: ne ha vinti 3, uno in più non gli cambierebbe la vita o almeno non gliela cambierebbe come invece centrare uno di quei successi nelle Classiche del Nord che ancora gli manca. Lui va cercando qualcosa di nuovo, che gli è sempre sfuggito. E’ giusto che privilegi la strada. Anch’io nel mio ambito ho fatto una scelta, privilegiando la mountain bike e per questo non faccio ciclocross a tempo pieno, anche perché la stagione di mtb è sempre più lunga.

Per Van der Poel il sogno iridato nella mtb, dove nei grandi eventi titolati ha sempre pagato dazio
Per Van der Poel il sogno iridato nella mtb, dove nei grandi eventi titolati ha sempre pagato dazio
Van der Poel ha detto di voler puntare al titolo mondiale di mtb, per completare il poker mai riuscito a nessuno (strada, ciclocross, gravel e appunto mountain bike). Per te è possibile?

Io la vedo dura. L’olandese ha sì vinto tre prove di Coppa del mondo, ma non sempre la mountain bike gli riesce bene. E macchinoso, ha bisogno di percorsi molto scorrevoli e poco tecnici. In questo caso sì, sarei sorpreso se gli riuscisse.

E Nys, secondo te potrà raggiungere quei livelli?

Non credo, perché parliamo di campioni assoluti che non solo hanno lasciato un’impronta indelebile in questa specialità, ma hanno anche scavato un solco fra loro (e ci metto anche Pidcock assente quest’anno) e gli altri.

Thibau Nys, laureatosi domenica campione nazionale, non sembra ancora al livello dei super big
Thibau Nys, laureatosi domenica campione nazionale, non sembra ancora al livello dei super big
Ti rivedremo più attivo nel ciclocross?

Forse, ma come dicevo il calendario di mountain bike è impegnativo, si finisce a metà ottobre e considerando il necessario stacco si ricomincia con la preparazione a novembre, non resta molto tempo. Ma magari un paio di stagioni più incentrate sull’attività invernale potrei anche farle…

Guerciotti, vince Fontana ma alle sue spalle spunta Viezzi

01.12.2024
5 min
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BREMBATE – Lo scenario nel quale si svolge il 45° Trofeo Mamma e Papà Guerciotti è quello del Vittoria Park, la struttura realizzata dall’azienda bergamasca che ospita per la prima volta questa storica gara di ciclocross. Fettucciati e sterrato che costringono gli atleti a guidare bene la bici per poter fare la differenza. Il gelo nella notte ha ghiacciato il terreno e la paura di tutti i ragazzi, durante la prova del tracciato avvenuta in mattinata, era che potesse cedere e diventare sempre più morbido con il passare delle ore. E’ successo invece che le temperature si sono alzate, ma non così tanto da scaldare l’ambiente. Un tracciato che è rimasto compatto dall’inizio alla fine, sul quale contavano più la tattica e le abilità di guida

Filippo Fontana vince il 45° Trofeo Mamma e Papà Guerciotti in maglia tricolore
Filippo Fontana vince il 45° Trofeo Mamma e Papà Guerciotti in maglia tricolore

Gioia inaspettata

Lo sa bene Filippo Fontana, campione italiano in carica che ha giocato d’astuzia per vincere questa gara ambita e sulla quale gli atleti di spicco del nostro movimento del ciclocross puntano sempre. Il duello testa a testa con l’inglese Thomas Mein si risolve agli ultimi metri. Quando era importante farsi trovare davanti il campione del team CS Carabinieri Cicli Olympia non si è fatto attendere. Conquistando una vittoria che gli dona il giusto morale

«Sono molto felice – racconta ai margini del podio Fontana – alla fine era una vittoria che non mi aspettavo neanche. Quando arrivano successi del genere sono molto graditi. Alla fine direi che è stata una giornata perfetta. Non avevo una grandissima gamba, come è normale che sia visto che non ho una buona preparazione al momento. Tuttavia sono riuscito a limare e ho fatto una gara gestita molto bene. Per quello che erano le mie forze ho sparato la cartuccia all’ultimo giro, sapevo che avrei dovuto giocarmela così».

Nervi e tattica

Il ritmo lo ha impostato il britannico Mein fin da subito, cercando di allungare e scremare il gruppo dei 55 partenti. I due sono andati via con forza da metà gara in poi e si è subito capito che il livello fosse pari. Tra gambe e agilità nel muovere la bici tra curve e contropendenze nessuno dei due è riuscito a fare la differenza. 

«L’idea era di limare il più possibile – prosegue Fontana- almeno per vedere come si sarebbe poi svolta la gara. I primi giri ho lasciato tirare Mein, anche perché eravamo in tanti. Dopo metà gara ho provato ad allungare e siamo rimasti io e lui. Ci siamo dati praticamente cambi regolari fino alla fine della gara. All’ultimo giro mi ha lasciato davanti e ho gestito la cosa a mio favore. Nell’unico rettilineo, nel quale Mein avrebbe potuto passarmi, ho accelerato e sono riuscito a rimanere davanti. Nei tratti guidati, dove non era possibile sorpassare, ho respirato e abbassato leggermente il ritmo. Ho preso lo strappo finale in testa, era fondamentale, visto che negli ultimi cento metri la strada era stretta».

Giovani che scalpitano

Nella parte iniziale di gara alla coppia di testa si è accodato un pimpante Samuele Scappini, ragazzo under 23 che mostra di crescere bene e di essere in grande forma. Sull’ora di gara gli è mancato il ritmo per rimanere con i grandi e provare a vincere. Un problema meccanico gli ha tolto anche la soddisfazione del terzo posto, andato al campione del mondo juniores Stefano Viezzi. Tante attenzioni erano rivolte proprio al classe 2006, al primo approccio con il mondo dei grandi. 

«Non sono partito benissimo – analizza Viezzi – ho avuto un piccolo contatto in partenza che mi ha fatto un po’ indietreggiare. Mi sono trovato intorno alla ventesima posizione con l’obbligo di recuperare. Ho approfittato dei momenti morti davanti, quando si guardavano, per tornare sotto. E’ stato un continuo tira e molla perché appena tornavo sotto i primi ripartivano. Alla fine posso dirmi solo contento del piazzamento».

«L’approccio alla categoria – continua Viezzi, che dal 2025 sarà un corridore del devo team della Alpecin Deceuninck – penso sia buono. Correndo con gli elite posso solo crescere. Oggi, ma comunque in generale nell’ultimo periodo, sento che sto crescendo in vista degli appuntamenti importanti della stagione. Quello di massimo prestigio sarà il mondiale, al quale voglio arrivare alla mia massima condizione. Confrontarsi con questi atleti fa piacere, oltre a essere di calibro internazionale sono anche alla massima maturità. Io sono ancora troppo giovane per capire quale possa essere il mio livello, non mi pongo limiti».

Van der Poel, lo show di Tabor anticamera dell’addio?

04.02.2024
5 min
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A Tabor come nel 2015, al termine di una cronometro individuale, Mathieu Van der Poel ha conquistato un’altra maglia iridata. Limitatamente al cross, la sua collezione si compone delle 2 da junior (2012-2013) e delle 6 da elite (2015, 2019, 2020, 2021, 2023 e 2024). Per la statistica, il cassetto contiene anche le due su strada: da junior a Firenze 2013 e da pro’ lo scorso anno a Glasgow. Oggi in Repubblica Ceca non c’erano margini perché la vittoria gli sfuggisse, a meno di un colpo della cattiva sorte. Non c’erano rivali alla sua altezza e forse neppure Van Aert e Pidcock avrebbero potuto impensierirlo. Insomma, fortissimo l’olandese, ma il mondiale elite di Tabor che abbiamo appena finito di seguire è stato piuttosto noioso.

Due olandesi (con la barba Nieuwenhuis) e un belga (Vanthourenhout): ecco il podio
Due olandesi (con la barba Nieuwenhuis) e un belga (Vanthourenhout): ecco il podio

Il merito di Stybar

E’ stata la gara di addio di Zdenek Stybar, che aveva già appeso la bici al chiodo dopo il Tour of Guangxi, ma ha voluto salutare la sua gente nella città in cui nel 2010 conquistò il primo dei tre mondiali da elite. Lo ha fatto con grande orgoglio, sapendo di non poter impensierire i primi della classe, ma raccogliendo l’applauso del pubblico che gli ha tributato il giusto onore.

«Mi piacerebbe essere ricordato – ha detto – come un corridore che, soprattutto negli ultimi anni, è caduto molto spesso, ma si è sempre rialzato. Non è stato sempre facile, ma non mi sono mai arreso e ho continuato ad andare avanti, fino all’ultimo giorno. Si deve sempre continuare a lottare per il posto e la carriera: è questo il messaggio che voglio dare ai giovani. E poi, se proprio c’è un merito che voglio attribuirmi, è quello di aver dimostrato a Van Aert e Van der Poel che in fondo non era così difficile passare dal cross alla strada. Forse questa è la mia parte nella loro storia».

Stuybar ha così concluso anche la grande carriera nel cross: in bacheca 3 mondiali elite
Stuybar ha così concluso anche la grande carriera nel cross: in bacheca 3 mondiali elite

L’insidia delle pietre

A Tabor, Van Aert non c’era e Van der Poel ha colto la quattordicesima vittoria stagionale. La sua progressione non ha lasciato scampo e quando nel secondo dei sei giri previsti (e calcolati sul suo tempo) ha dato gas, la selezione è stata subito irrimediabile.

«Era la gara più importante della stagione – ha detto dopo l’arrivo – quindi sono felice di aver saputo vincerla. Sarebbe un peccato perdere il titolo mondiale dopo una stagione del genere. Rimango più calmo rispetto alle prime volte, ma era un percorso su cui era possibile avere sfortuna, per cui sono stato felice quando ho tagliato il traguardo. Avevo buone gambe, ho guidato in modo molto controllato e non ho mai preso rischi. Si trattava di mantenere tutto com’era. In molti punti sotto il fango c’erano delle pietre, per cui ho cercato di passarci nel modo più morbido possibile, cercando di evitarle».

Musica chiara sin dalla partenza: Van der Poel si è messo a fare il forcing dai primi colpi di pedale
Musica chiara sin dalla partenza: Van der Poel si è messo a fare il forcing dai primi colpi di pedale

Pensieri di addio

Adesso il suo tabellino dice che manca una sola vittoria per agganciare il record di De Vlaeminck, che di mondiali ne ha vinti sette. Tuttavia la sorpresa del Van der Poel di oggi riguarda la possibilità che con il 2024 si sia chiusa l’avventura nel cross.

«E’ una decisione che non posso prendere da solo – ha detto – sicuramente ne discuteremo all’interno della squadra. Personalmente, sono riluttante a saltare una stagione intera. Per contro, questa disciplina richiede molta energia e la mia attenzione è sempre più rivolta alla strada. Non ho più molto da guadagnare dal ciclocross, tranne il divertimento. Se riesco a migliorare ancora su strada saltando il cross, allora lo farò».

Quando si è ritrovato solo, Van der Poel ha amministrato bene lo sforzo e gestito le traiettorie
Quando si è ritrovato solo, Van der Poel ha amministrato bene lo sforzo e gestito le traiettorie

Il mondiale di Fontana

Al diciassettesimo posto finale, nello stesso gruppo di Sweek, Van de Putte, Van der Haar e Venturini, Filippo Fontana ha compiuto una bella rimonta e solo nell’ultimo giro ha pagato il conto alla stanchezza.

«La gara è andata più o meno secondo i miei standard – ha spiegato il veneto dal furgone che lo riportava verso l’aeroporto – puntavamo a una top 15 che è sfuggita all’ultimo giro. Eravamo tutti insieme, siamo arrivati in volata per il tredicesimo posto e l’ha spuntata Van de Putte. Purtroppo sapevo che la partenza un po’ dietro sarebbe stata penalizzante, infatti così è stato. Ho fatto tutta la gara a inseguire con ottime sensazioni. Per le mie possibilità, oggi era difficile fare meglio di così».

Dopo una bella rimonta, Fontana ha chiuso al 17° posto, penalizzato dalla partenza dalle retrovie
Dopo una bella rimonta, Fontana ha chiuso al 17° posto, penalizzato dalla partenza dalle retrovie

Il giro d’onore

Torna a casa anche Van der Poel, atteso ormai al debutto su strada. Chissà se quell’essersi fermato sul traguardo, ringraziando la sua Canyon e anche il pubblico non sia stato il gesto dell’addio. Sarebbe interessante sapere da Mathieu se si sia realmente divertito a vincere così. Probabilmente dirà di sì, ma se vogliamo puntarla sull’adrenalina e la soddisfazione, crediamo che la volata assassina su Van Aert l’anno scorso a Hoogerheide sia stata un punto di non ritorno. Dopo un finale come quello, la galoppata di oggi a Tabor si può considerare un giro d’onore prima dei saluti.

Fontana padre e figlio: l’evoluzione del cross è una storia di famiglia

01.02.2024
5 min
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Alessandro Fontana non è solo il papà di Filippo, riconfermato campione italiano di ciclocross. E’ anche un riferimento storico dell’offroad italiano. Nato nel 1970, veneto purosangue, è salito per due volte sul podio in Coppa del mondo di mtb in terra americana e argento a un mondiale militare di ciclocross, ma soprattutto per quasi vent’anni è stato protagonista sia d’inverno sui prati che negli altri mesi sui sentieri italiani e non solo. Fontana ha vissuto la trasformazione dell’attività fuoristradistica, passando dal pionierismo alla ribalta olimpica e vivendo anche l’evoluzione del ciclocross.

Ha chiuso la sua carriera poco più di 10 anni fa, ma non si è allontanato dal suo mondo, anche perché un Fontana c’è ancora ed è Filippo: plurivincitore del titolo italiano, sempre sfuggito al padre. E’ normale, quasi scontato che ci sia un parallelo fra i due, non tanto dal punto di vista personale quanto di tutto il contorno.

Alessandro Fontana è stato un riferimento nell’offroad, con i suoi migliori risultati nella mtb
Alessandro Fontana è stato un riferimento nell’offroad, con i suoi migliori risultati nella mtb

«Le differenze sono tante – spiega papà Fontana – ma riguardano più la mountain bike che il ciclocross. Ho visto il mondo delle ruote grasse evolversi in una maniera clamorosa dal punto di vista tecnico, ma a me piace guardare anche altri aspetti. Quel che non è cambiato è il significato dell’attività sportiva, vera e propria palestra di vita che insegna l’importanza del sacrificio. Questo ho insegnato a Filippo e insegno ai ragazzi che frequentano la nostra società ciclistica».

Com’era il ciclocross quando hai iniziato?

Erano gli anni Ottanta, si usciva da un difficile periodo economico e di soldi non ne giravano tanti, certamente una minima parte rispetto a quanto avviene adesso. Eravamo in pochi a praticarlo: considerando tutte le categorie era difficile arrivare a 100 corridori, oggi ne trovi 800. E’ impressionante soprattutto vedendo quanti ragazzini corrono.

Ai tempi del veneto, le gare erano spesso contraddistinte dal fango: componente sempre più rara
Ai tempi del veneto, le gare erano spesso contraddistinte dal fango: componente sempre più rara
E dal punto di vista tecnico?

Le innovazioni ci sono state, questo è chiaro, ma nel complesso le bici sono rimaste le stesse, come anche l’immagine. Sì, è vero, oggi i cavi sono interni, ma in fin dei conti poco cambia… Se proprio devo trovare una differenza, è che quando correvo io pioveva molto di più e quindi si trovava sempre tanto fango… I percorsi nel complesso sono quelli, solo che è cambiato il modo di interpretarli. Noi avevamo più ostacoli artificiali e per affrontarli si scendeva di bici, quindi ci trovavamo a correre a piedi molto di più di quanto avviene adesso. Almeno da noi, perché vedo gare belghe dove con il fango ci sono tanti passaggi bici in spalla.

Tra Alessandro e Filippo quali differenze ci sono nell’approccio alle gare?

Molte, ma questo dipende dal fatto che abbiamo due fisici diversi. Io ero abituato a partire abbastanza lentamente e recuperare in corso d’opera. Filippo è molto più esplosivo. In questo senso è decisamente più forte, più adatto anche al ciclocross di oggi dove la partenza è un aspetto fondamentale di tutta la corsa. Oggi per me sarebbe molto più difficile emergere. Allora come detto c’erano tanti tratti di corsa, potevo riguadagnare sfruttando anche la potenza fisica.

Filippo viene da una stagione ridotta, nella quale ha fatto il bis tricolore (foto Billiani)
Filippo viene da una stagione ridotta, nella quale ha fatto il bis tricolore (foto Billiani)
Ti piacciono le gare di oggi?

Io sono e sarò sempre un ciclista, appassionato a prescindere. E’ chiaro che la presenza di Filippo mi porta a guardare le gare con un occhio di riguardo, ma questo varrebbe in qualsiasi caso, se capita una prova estera in Tv non me la perdo.

Come la tua famiglia è così legata all’ambiente offroad?

E’ un ambiente più familiare. Io vengo dal ciclismo su strada, lo seguo, mi piace, ma sono sempre rimasto legato a un mondo, quello della mtb e anche quello del ciclocross, più contenuto, dove si sente ancora il valore umano. In questo tipo di gare conta ancora chi va più forte, su strada la gara la fanno i diesse e questo non mi piace.

Alessandro quand’era ancora in attività con il piccolo Filippo, arrivato ai vertici nazionali seguendo le sue orme
Alessandro quand’era ancora in attività con il piccolo Filippo, arrivato ai vertici nazionali seguendo le sue orme
Tu hai vissuto un’epoca ciclocrossistica diversa da quella di oggi. Ai tuoi tempi non c’erano i campioni che facevano tutto…

Di professionisti ne trovavamo, ma per lo più erano corridori che facevano attività invernale pensando unicamente a preparare quella su strada, che – è bene sottolinearlo – aveva calendari molto diversi da quelli odierni. Allora erano soprattutto i biker ad abbinare mtb e ciclocross. Oggi però viviamo un’epoca di fuoriclasse, che emergono dappertutto. Sono l’evoluzione della multidisciplina, campioni che fanno parlare di sé, che danno un’immagine a tutto l’ambiente, pur in un contesto molto più difficile.

Torniamo a te e Filippo: ciclisticamente parlando com’è il vostro rapporto?

Domanda complessa, che temevo… E’ un rapporto “work in progress”, ci vogliamo un mondo di bene, ma nel ciclismo spesso abbiamo idee diverse. Anche noi abbiamo attraversato quella fase di contrasto che avviene sempre con un figlio adolescente: io che dicevo una cosa e lui che faceva l’esatto contrario. Ma ci sta. Ora è tornato a chiedere consigli, poi magari fa di testa sua ed è anche giusto così, ma almeno ci confrontiamo, ascolta e valuta. Anche questo dimostra che lo sport è una palestra di vita.

Fontana e l’alimentazione nel freddo del ciclocross

18.01.2024
4 min
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«Anche con l’alimentazione ho imparato cosa mangiare in giornate così fredde, perché cambia veramente tutto». Filippo Fontana ha appena rivinto il tricolore di ciclocross e questa sua frase nell’immediato dopo-gara meritava un ulteriore sviluppo.

Le temperature particolarmente rigide di Cremona, unite all’umidità della nebbia, se non hanno condizionato le prestazioni, certamente non sono state molto gradite agli atleti. In queste situazioni diventa più difficile fare le scelte giuste. A parte l’assetto della bici, bisogna considerare sia che abbigliamento indossare sia cosa mangiare. E magari queste ultimi due aspetti legati fra loro. Così abbiamo chiesto il personale parere al ventitreenne campione italiano del Centro Sportivo Carabinieri Cicli Olympia.

Un abbigliamento non troppo pesante per Fontana nel cross. Una scelta anche in funzione del pasto pre-gara (foto Alessio Pederiva)
Un abbigliamento non troppo pesante per Fontana nel cross. Una scelta anche in funzione del pasto pre-gara (foto Alessio Pederiva)
Filippo ripartiamo dalla tua dichiarazione. Cosa intendevi?

Ho iniziato a correre in bici nel 2013 e come tutti i giovani non prestavo molta attenzione all’alimentazione pre-gara. Non che non mi interessasse, ma perché a quell’età mangi in modo normale. Ricordo che ad esempio le colazioni prima di un allenamento e di una gara erano quelle tradizionali che faceva un tredicenne. Latte, fette biscottate con marmellata, biscotti, un succo di frutta o magari anche una brioche.

Quando hai iniziato ad avere qualche attenzione in più per l’alimentazione?

Fino agli juniores avevo ancora un po’ di incoscienza in materia (sorride, ndr). Col passare degli anni però, i ragazzi devono sapere qualcosa su ciò che mangiano, ma senza assilli com’è giusto che sia. Personalmente non ne ho mai avuti, forse perché sono cresciuto in una famiglia di ciclisti. Grazie a mio padre che ha corso per tantissimi anni (Alessandro è stato dilettante su strada ed azzurro nel ciclocross e mtb con molte vittorie, ndr) abbiamo sempre mangiato in modo corretto, soprattutto in funzione della bici.

Ora che sei “più grande” come gestisci questo aspetto?

Quando si diventa elite bisogna alzare il livello su certi dettagli se si vuole migliorare. L’alimentazione può fare la differenza. Su strada lo hanno capito e ci sono arrivati da un po’ di tempo. Nel ciclocross e nella Mtb invece solo negli ultimi due anni. Che poi forse più nella Mtb che ha una durata di sforzi più vicini alla strada.

Filippo Fontana (qui nel 2005) ha appreso tanti insegnamenti nell’alimentazione grazie a papà Alessandro, ex azzurro del fuoristrada (foto instagram)
Filippo Fontana (qui nel 2005) ha appreso tanto grazie a papà Alessandro, ex azzurro del fuoristrada (foto instagram)
In cosa hai cambiato maggiormente negli ultimi anni?

Premetto che ho praticamente la stessa routine sia inverno che in estate, sia che si esca in bici al mattino che al pomeriggio. Non sono seguito da dietologi o nutrizionisti. Ogni stagione cerco di migliorare. Sono autodidatta, cerco sempre di apportare miglioramenti facendo prove di diversa alimentazione in allenamento. E poi confrontandomi con altri atleti.

C’è qualche cibo che preferisci prima di una gara?

Ad esempio fino all’anno scorso mangiavo sempre la pasta, ma ho visto che col porridge stavo meglio, sia nelle corse al mattino che al pomeriggio. Non ho mai incontrato problemi con gli alimenti. Le uova le mangio praticamente tutti i giorni. E personalmente in giornate freddissime come quelle di Cremona cerco di prendere qualche proteina in più. Ovvio che ci sono prodotti che possono darti assuefazione, ma come dicevo cerco sempre di cambiare nel mio essere abitudinario. Vi faccio un altro esempio. Bevo poco caffè prima delle gare perché mi dà l’effetto contrario. Quasi di sonnolenza, che ci crediate o no (sorride, ndr).

Per Filippo Fontana l’alimentazione può essere correlata anche al tipo di abbigliamento che si indossa?

Ai campionati italiani di ciclocross vi ho detto che ho preferito correre vestito pesante perché c’era veramente troppo freddo. Quello è stato un caso limite, però anche questo va in base alle abitudini del corridore. Anche se in inverno abbiamo un dispendio maggiore di energie, io mi alleno quasi sempre con un abbigliamento leggero. Maglia termica e manica corta, giacca primaverile e gilet smanicato per evitare di stare troppo sudato. Questo perché durante le uscite mi porto tanti paninetti misti e mangio veramente tanto. Mi permette di tenere il mio corpo sempre nella giusta temperatura. In estate invece sto attento di più all’idratazione. Tanti sali minerali e il bicarbonato, che è tornato di moda ultimamente.

In estate Fontana in Mtb cura molto anche l’idratazione mantenendo le proprie abitudini alimentari (foto Alessio Pederiva)
In estate Fontana in Mtb cura molto anche l’idratazione mantenendo le proprie abitudini alimentari (foto Alessio Pederiva)
Nel post gara o allenamento com’è la tua alimentazione?

In inverno, per quello che dicevo poco fa e facendo sempre una buona colazione, non mangio molto quando rientro. Mi tengo leggero con qualche insalatona mista. Più o meno lo stesso discorso anche in estate, dove invece talvolta mi concedo la sosta-bar con una brioche e una coca-cola. Diciamo che in generale mi adatto ai cambiamenti del ciclismo, compresa l’alimentazione. Mi piace farlo e il giorno in cui non lo farò più, sarà probabilmente la volta che smetterò di correre.