Ed è subito Remco. Altro che dubbi…

05.06.2024
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La cronometro del Delfinato ha messo subito in chiaro una cosa: Remco Evenepoel è tornato ed anche bene. A Neulise, il campione del mondo, è stato autore di una prova di grande spessore. E non solo per la vittoria, ma anche per come e quando è venuta questa vittoria.

Il come: non ha dominato a mani basse sin dal primo metro, come gli capita la maggior parte delle volte, ma se l’è dovuta sudare anche sul filo dei nervi contro Joshua Tarling. Il quando: questo era il primo vero grande test dopo l’incidente dei Paesi Baschi.

Ora Remco è leder con 33″ su Roglic, 1’04” su Jorgenson e 1’11” su Gee, maglia gialla prima della crono
Ora Remco è leder con 33″ su Roglic, 1’04” su Jorgenson e 1’11” su Gee, maglia gialla prima della crono

Parola a Velo

Con Marco Velo, tecnico delle cronometro della Federciclismo, abbiamo rivisto la gara contro il tempo del Delfinato. E lo abbiamo fatto anche in chiave olimpica, in chiave Filippo Ganna, tanto per non girarci intorno.

«Come ho visto Remco? Forte, molto forte. Che lo fosse non avevo dubbi, che dopo l’incidente fosse già a questo livello un po’ meno. Questa cosa non mi lascia tanto sereno! Ha battuto un ottimo Tarling. Che dire… si sapeva. Inutile girarci troppo attorno, i nomi per Parigi sono soprattutto questi tre: Remco, Tarling e Pippo. Sono loro che si andranno a giocare l’oro e le medaglie».

«Il percorso di oggi al Delfinato riprende abbastanza quello di Parigi. Forse era un po’ più duro nella seconda metà (nella parte più veloce Tarling è stato un filo più rapido di Remco, ndr). Questo ci dice che se la giocheranno sino all’ultimo. Ma credo anche che Pippo abbia la testa per arrivare al meglio a Parigi. Dieci giorni fa erano gli altri che lo guardavano al Giro, adesso li ha guardati lui e sicuramente avrà detto: ma quanto vanno forte!».

Per Velo resta importante il test del tricolore, soprattutto per analizzare poi wattaggi, efficienza e velocità in chiave olimpica. E anche le sensazioni…

E a proposito di sensazioni: se Remco ha continuato a dire che in posizione da crono la scapola gli faceva male, Velo ha esaltato la sua stabilità: «Mi è parso molto solido in generale e anche più composto del solito. Neanche sembrava che stesso spingendo poi così tanto. E si è confermato essere molto, molto aerodinamico», segno dunque che stava bene. «Speriamo stia già troppo bene!».

Non per smentire Velo, ma Remco stesso dopo l’arrivo ha detto di non essere ancora al top. «Ma – ha detto il belga – è andata meglio del previsto. E’ stata dura contro Tarling, specie quando ho saputo che al secondo intermedio ero ancora dietro. Ma questa vittoria è stata davvero un bel segnale».

L’adattamento di Roglic con i nuovi materiali sembra ottimale
L’adattamento di Roglic con i nuovi materiali sembra ottimale

Bravo Primoz

L’altra “notizia” di giornata, ma in chiave Tour de France stavolta è Primoz Roglic. Terzo a 39” da Remco, ma migliore tra i grandi della classifica generale. Non che Evenepoel non sia da annoverare tra i pretendenti alla maglia gialla, ma in tal senso dà meno garanzie di Vingegaard, Pogacar e Roglic stesso.

«In effetti – riprende Velo – Roglic ha fatto una buona crono. E’ pur sempre il campione olimpico di specialità, anche se va detto che quella di Tokyo era una crono particolare, molto dura con i suoi 650-700 metri di dislivello. Mi è piaciuta la sua gestione dello sforzo, si vede che ha esperienza e attitudine a questo tipo di prove. Di certo dopo questa crono prenderà confidenza, sotto tutti i punti di vista».

«Roglic si è portato dietro dalla Visma la cadenza. Era molto agile, sulle 100 o più rpm. Ha fatto tesoro di quelle conoscenze apprese nel vecchio team. Mi sembra si stia avvicinando al Roglic migliore e non è poco alla sua età (34 anni, ndr).

«Prima di tutto – ha ironizzato Roglic – sono rimasto sulla bici! Non sono caduto… Sono ancora in crescita, ma fare questi sforzi per me è importantissimo. In allenamento non riesco a spingermi a questo limiti. Crono bene dunque, ora vediamo le montagne».

L’esempio di Buitrago

Grandi note non ci sono dal Delfinato. E’ emerso il grande limite di certi team per questa disciplina nonostante atleti con ottime gambe, si legga Groupama-Fdj che sommando le prestazioni di Gregoire e Gaudu hanno incassato oltre 6′.

Ancora una volta è emersa la perfezione, sottolineata anche da Velo, della posizione e dei materiali della Visma-Lease a Bike, con un super Matteo Jorgenson. Una posizione del tutto moderna. Schiena piatta, “cascone” aerodinamico e praticamente chiusura totale tra mani e casco. Il tutto con un elevatissima agilità.

E poi c’è Santiago Buitrago. Il colombiano ha incassato 2′ tondi tondi da Remco, ma è senza dubbio il più scalatore. Si è visto che ha lavorato su questa disciplina. «Ed è importante farlo anche se non sei uno specialista», ha sottolineato Velo (ripensiamo per esempio ai due leader della Groupama-Fdj).

«Santiago quando sta bene è capace di fare belle prestazioni anche a corno e questo mi fa piacere. Penso ai nostri ragazzi e penso alle crono lunghe che sono state inserite in queste gare tra Giro, Delfinato… che sia la volta buona? Che si capisca una volta per tutte che questa disciplina è importantissima se vuoi fare bene anche nelle corse a tappe? E lo devono capire le società dei giovani… non i pro’.

«Domenica scorsa ero ad assistere alla crono organizzata dal Pedale Romanengo. C’erano tantissimi ragazzini, allievi e juniores, e anche under 23. Mi ha fatto molto, molto piacere vedere quel fermento e la voglia di migliorarsi anche se non si è degli specialisti come Buitrago».

Tre punti forti (e uno debole) di Pogacar a crono. Parola a Malori

30.05.2024
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In questo Giro d’Italia, Tadej Pogacar è andato fortissimo anche nelle crono e il “nostro” esperto in materia Adriano Malori, ex pluricampione italiano contro il tempo, ci aiuta ad analizzare l’evoluzione dello sloveno in questa specialità. Specialità che più di altre è quella dell’estremizzazione, della perfezione.

Nei 71,8 chilometri contro il tempo che ha proposto il Giro, Pogacar ha fatto vedere cose importanti che noi analizziamo appunto con Malori, il quale ha individuato tre aspetti principali. Aspetti che in vista del Tour de France ci dicono di quanto sia migliorato lo sloveno.

Secondo Malori, il vero punto di forza di Pogacar… è la la forza
Secondo Malori, il vero punto di forza di Pogacar… è la la forza

La muscolatura

«A me – sostiene Malori – quel che più ha colpito non è stata tanto la posizione, che secondo me ha ritoccato molto poco e resta sempre molto avanzato, ma proprio lui. La sua muscolatura. E mi ha colpito non tanto nella crono di Perugia, dove tutto sommato ha fatto il suo, gestendosi in pianura e dando tutto nella salita finale, ma in quella di Desenzano, una crono ben più veloce. Una crono per specialisti».


Quel giorno Pogacar è arrivato secondo alle spalle di Ganna, ma si è lasciato dietro passistoni e cronoman importanti come Thomas e Arensman che, al netto della caduta, gli sarebbe comunque arrivato dietro.

«In una crono così pianeggiate Tadej ha battuto Thomas che lo scorso anno era stato vicinissimo ad Evenepoel. Per fare questa prestazione serve potenza. Io Pogacar lo vedo più magro dell’anno scorso, ma anche con le gambe più muscolose, finalmente si vede “la curva del quadricipite”. Di certo ci ha lavorato. E infatti spinge rapporti più lunghi. Aveva il 62».

Materiali

Non è un segreto che la Colnago da crono andasse perfezionata. E in tal senso sia il clan del team che il costruttore hanno lavorato bene e a braccetto. Per esempio è stata alleggerita. Ma in una crono pianeggiante la componente peso non è poi così determinante. E anche sugli accessori non si è stati a guardare, basta pensare al casco, il Met (un lavoro che tra l’altro avevamo anche visto dal vivo).

«Questi grandi team – riprende Malori – spesso utilizzano dei materiali neutri, diciamo così, extra sponsor. E per me la ruota lenticolare che ha usato Pogacar non aveva scritte, pertanto posso presupporre non si trattasse dello sponsor ufficiale, Enve.

«Poi ricordiamoci che in generale, Pogacar ha fatto stravolgere le misure a Colnago, pertanto non stento a credere che anche a crono abbiano fatto grossi interventi. Ma sono interventi che con precisione conoscono bene solo nello stretto entourage».

Un grande passo avanti è stato fatto anche con il casco, il Met: sia nella zona anteriore che soprattutto in quella posteriore dove si scarica l’aria
Qui Pogacar quest’anno al Giro…

Posizione

Come detto, secondo Malori Pogacar non è intervenuto troppo sulla posizione (anche se è leggermente più chiuso con le mani, come se avesse alzato un po’ gli avambracci), tuttavia Adriano ci parla del suo stare in sella sulla bici da crono.

«Pogacar mi sembra più composto – dice Adriano – merito anche di una maggiore potenza. E poi il fatto che fino a che bisognava affrontare le tappe contro il tempo abbia fatto il defaticamento post tappa sulla bici da crono mi ha fatto riflettere. Aveva la necessità di “rinnovare” questa posizione perché secondo me lui paga un po’ il giorno dopo la crono».

E qui Malori apre un capitolo, molto interessante. Ecco il suo ragionamento: «Pensateci, lo scorso anno dopo la crono di Combloux dove sì le ha prese da Vingegaard, ma era comunque andato fortissimo, il giorno successivo è crollato.

«Quest’anno a Prati di Tivo ha fatto lavorare la squadra tutto il giorno e poi ha fatto “solo” la volata… vincendola. Al Giro non aveva Vingegaard o Roglic e si è salvato, ma quel giorno per me non era super sul piano muscolare e per questo non ha attaccato. Per me quindi lui soffre il passaggio dalla bici da crono a quella da strada, dopo uno sforzo così importante».

Già dalla prima tappa Pogacar ha iniziato a fare il defaticamento con la bici da crono
Già dalla prima tappa Pogacar ha iniziato a fare il defaticamento con la bici da crono

Un punto debole?

E qui un paio di considerazioni a dare manforte a questa tesi le aggiungiamo noi. Quelli di Prati di Tivo sono stati proprio i giorni in cui Pogacar era un po’ più nervoso. Inoltre, quel suo “non attacco” verso il Gran Sasso secondo diversi tecnici era proprio perché non fosse super come al solito. E questo aveva anche alimentato qualche timida speranza in quel momento. 

Poi però la fatica è aumentata per tutti, mentre lui essendo il più forte era il più fresco. Tra le altre cose il giorno di Desenzano dopo la crono Pogacar ha fatto defaticamento sulla bici da strada, non doveva più pensare a questo aspetto.

In vista del Tour questo è un “punto debole” (con due virgolette grosse così) da prendere in considerazione. Per fortuna sua, quest’anno in Francia la prima crono è seguita da una tappa impegnativa, ma non di montagna. Mentre la seconda segue le salite, ed è quella che chiuderà la Grande Boucle.

Seixas, l’ultimo talento della scuola francese

21.05.2024
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Tra gli juniores c’è un ragazzino francese che ha un ruolino di marcia impressionante: in 12 di gare a livello internazionale, vanta 6 vittorie e 6 piazzamenti nei primi 5. Si chiama Paul Seixas, ennesimo talento espresso dalla filiera della Decathlon AG2R La Mondiale. Lo abbiamo visto all’opera anche da queste parti, chiudere 6° all’Eroica Juniores per poi andare a vincere la Liegi-Bastogne-Liegi di categoria.

Nato il 24 settembre 2006 a Lione, Seixas sta collezionando grandi prestazioni quest’anno
Nato il 24 settembre 2006 a Lione, Seixas sta collezionando grandi prestazioni quest’anno

La particolarità di Seixas è che è uno dei quei ragazzi francesi che abbina la strada al ciclocross, fa anzi parte di quella nouvelle vague di cui spesso ha parlato anche il cittì azzurro Pontoni valutandola come un esempio assoluto, superiore anche alle acclamate scuole belga e olandese. Era quindi quasi d’obbligo conoscerlo da vicino per capire anche dall’interno come sta funzionando la nuova scuola francese, alla perenne ricerca del nuovo talento in grado di rilanciare tutto il movimento.

Come hai iniziato a fare ciclismo?

Quando ero piccolo guardavo il Tour de France e mi appassionavo, dicevo che volevo farlo anch’io. I miei genitori non volevano che andassi in bicicletta, ma ovviamente hanno finito per accettare. Mi hanno iscritto in un club a Lione, poi nel corso degli anni andavo sempre meglio e ho continuato.

Nel ciclocross Seixas ha vinto il titolo francese ed è stato 3° in Coppa del Mondo a Namur (foto DirectVelo)
Nel ciclocross Seixas ha vinto il titolo francese ed è stato 3° in Coppa del Mondo a Namur (foto DirectVelo)
Negli ultimi due anni hai vinto molto: qual è la vittoria che ti ha dato più soddisfazioni?

E’ complicato scegliere. Recentemente il titolo nazionale a cronometro è stata comunque una grande gioia perché ci ho lavorato tanto. Ma anche la Liegi-Bastogne-Liegi è stata una bellissima gara da vincere, soprattutto per il risalto che ha avuto.

Tu fai sia strada che ciclocross con ottimi risultati, come molti tuoi coetanei francesi: pensi di continuare ad abbinare le due discipline?

Sì, certamente, anche se penso che in seguito ridurrò un po’ il ciclocross per potermi concentrare completamente sulla strada, ma intendo comunque mantenere sempre il ciclocross nella mia preparazione. Anche perché gli effetti benefici sono evidenti.

Il trionfo principale nel 2024, alla Liegi-Bastogne-Liegi con 9″ su Dijkman (NED)
Il trionfo principale nel 2024, alla Liegi-Bastogne-Liegi con 9″ su Dijkman (NED)
Il tecnico della nazionale italiana di ciclocross dice che la vostra scuola è attualmente migliore anche di Belgio e Olanda. Secondo te che cosa sta funzionando così bene nella vostra generazione?

È un po’ tutto il contesto che ci favorisce, cominciamo ad avere strutture molto professionali in Francia. Facciamo gruppo al di là della nostra appartenenza ai vari team, abbiamo un’ottima coesione tra di noi, andiamo molto d’accordo e siamo tutti amici fuori dalle gare. Quindi sulla bici riusciamo davvero a coprire come squadra ed è questo che ci fa progredire e riuscire a vincere. Questo avviene sia su strada che nel ciclocross, è la forza del gruppo a favorirci, non ci sono rivalità.

D’inverno lavori più con il club o con la nazionale?

Direi che è quasi uguale. Diciamo che in questo momento sto lavorando insieme alla squadra francese, alla Decathlon. Ma farò anche molte gare con la nazionale e lo stesso avviene d’inverno. E come funziona per me, vale anche per i miei coetanei. C’è una stretta sinergia verso l’obiettivo comune di far vincere il nostro ciclismo.

Il podio del campionato francese a cronometro vinto da Seixas con 3″ su Boullet e 15″ su Charret
Il podio del campionato francese a cronometro vinto da Seixas con 3″ su Boullet e 15″ su Charret
Sei al secondo anno della Decathlon, quanto conta per te correre sempre nello stesso team e avere la strada spianata verso il professionismo?

Beh, per me è comunque molto importante, perché diciamo che un buon progetto a lungo termine è diventare professionista ma arrivandoci con la possibilità di emergere, di vincere. Mi sto concentrando per vedere che cosa posso diventare. E mi piace sapere di essere in una squadra che ha fiducia in me e che poi mi allenerà affinché io dia il meglio di me stesso, qualunque sia il livello in cui mi trovo.

Quanto ti alleni per le cronometro?

Normalmente mi alleno circa due volte a settimana. Dipende dalle settimane ovviamente, ma recentemente prima del campionato nazionale ho fatto quasi solo allenamenti contro il tempo perché tra le gare avevo solo la possibilità di curare quest’aspetto.

La vittoria del francese nel 2023 al Trofeo Dorigo, facendo la differenza nel finale (foto Italiaciclismo)
La vittoria del francese nel 2023 al Trofeo Dorigo, facendo la differenza nel finale (foto Italiaciclismo)
Quando corri parti sempre per vincere?

Per me è nella filosofia delle corse. Non è che voglio imitare Pogacar e il suo modo di correre, credo che lo sloveno non abbia inventato nulla. Se vengo a una gara, non è per arrivare secondo, è per vincere. Che sia io o uno dei miei compagni di squadra a vincere va sempre bene, ma l’obiettivo è uno solo e se c’è la possibilità di provarci, bisogna farlo, sempre. Ed è sempre con questo stato d’animo che parto alle gare. Ma non mi sento per questo diverso dagli altri, penso che tutti siano così. In partenza siamo tutti potenziali vincitori.

Per il francese grandi aspettative per il mondiale, dopo il 25° dello scorso anno
Per il francese grandi aspettative per il mondiale, dopo il 25° dello scorso anno
Il prossimo Europeo è per velocisti, il Mondiale per scalatori: dove pensi di poter emergere di più e pensi di avere più chance nelle corse in linea o a cronometro?

Per i prossimi Mondiali è dura. Poi cercherò di ottenere il massimo nelle cronometro, la vittoria sarà difficile, ma come detto si parte per quello, anche se c’è una concorrenza molto grande. Spero ancora di fare davvero bene nel campionato del mondo a cronometro e poi nel campionato del mondo su strada. Il percorso credo possa fare al caso mio, quindi ecco qua, spero che dia un buon risultato e poi vedremo, ma mi preparerò per quello. Non dimentichiamo che è una gara di un giorno, quindi possono succedere molte cose. Ma ci teniamo a riportare il titolo alla Francia.

Il prossimo anno cambi di categoria: vorresti passare subito fra i professionisti?

Sì, penso che l’anno prossimo passerò da professionista. Naturalmente in questo momento tutto è in discussione, molto dipende da come andranno le cose da qui alla fine della stagione, ma la speranza è quella.

Lo sprint, l’arrivo, il boato. La domenica magica di Dati

15.05.2024
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Raramente capita di cogliere un’esultanza popolare ad un arrivo ciclistico com’è avvenuto domenica, al GP Industrie del Marmo. Classica internazionale per Under 23 che ha visto un arrivo finale di 5 corridori a contendersi la vittoria e vedendo tagliare per primo il traguardo Tommaso Dati, il pubblico è esploso. Erano infatti 26 anni che un toscano non vinceva la prova di Marina di Carrara, una gara molto sentita in una regione che del ciclismo ha fatto quasi una religione.

La volata vincente di Marina di Carrara. Erano 26 anni che un toscano non vinceva da quelle parti (foto Pagni)
La volata vincente di Marina di Carrara. Erano 26 anni che un toscano non vinceva da quelle parti (foto Pagni)

Dati, nel raccontare quanto avvenuto un po’ si schernisce: «C’erano in tanti che erano venuti a vedermi, parenti e amici, hanno fatto un po’ di claque… Scherzi a parte, si correva dalle mie parti, era uno dei miei obiettivi stagionali far bene nella mia gara e il risultato finale è stato anche oltre le aspettative».

Com’è nata la tua vittoria?

Sapevo, avendola corsa due anni fa, che c’erano buone possibilità che una fuga nata nella prima parte sarebbe andata in porto quindi dovevo entrarci. Siamo scappati in 18 e c’era buona collaborazione perché le maggiori squadre erano dentro. A un successivo attacco siamo rimasti in 7 collaborando fino all’ultimo strappo dove c’è stato l’attacco di Turconi. In discesa sono rientrato conoscendo bene la strada e ci siamo ritrovati a giocarci la vittoria in 5. Sapevo che Oioli era il più veloce e ho preso la sua ruota, saltandolo a 50 metri dal traguardo. Lì è scoppiata la festa…

Il podio del GP Industrie del Marmo, con Dati fra Oioli (2°) e Turconi (3°, foto Pagni)
Il podio del GP Industrie del Marmo, con Dati fra Oioli (2°) e Turconi (3°, foto Pagni)
Come nasce il Dati ciclista?

Molto presto, quasi come un gioco. C’era mio cugino che correva come G1 e io per stare con lui e continuare a giocare l’ho seguito. Ho visto che mi divertivo e andavo anche bene, così ho continuato, lui invece si è dedicato poi al calcio e ha smesso anche con quello.

Tu sei il classico passista…

Sì’, vado anche bene sulle salite medio-brevi, non sono al livello dei migliori scalatori quando si tratta di ascese molto prolungate o con pendenze spinte. Mi manca forse qualcosa in volata ma nei gruppi ristretti posso dire la mia come è avvenuto domenica.

Buon passista, Dati ha conquistato lo scorso anno il titolo regionale a cronometro
Buon passista, Dati ha conquistato lo scorso anno il titolo regionale a cronometro
Vai anche molto bene a cronometro, sei campione regionale in carica. Una qualità non comune…

Le crono mi piacciono, anche se ne ho fatte poche. Il titolo l’ho vinto in una gara che era una cronoscalata, rispecchiando un po’ tutte le mie caratteristiche. Non ho fatto finora allenamenti specifici, ma proprio in questi giorni mi è arrivata la bici da crono per preparare il Giro Next Gen, quindi ora alternerò gli allenamenti classici con quelli specifici contro il tempo.

La tua propensione per le prove a cronometro fa di te un corridore che potrebbe anche guardare alla classifica nelle corse a tappe.

Lo scorso anno al Giro ho sofferto troppo la tappa dello Stelvio, ma nelle altre tappe riuscivo spesso a stare al passo dei più forti. Io sinceramente non mi vedo molto come uomo da classifica, preferisco più guardare a singole tappe che si confanno alle mie caratteristiche, so però che nelle corse di più giorni vado migliorando verso la fine. Vedremo come si metterà la corsa, ma di base preferirei puntare a una vittoria parziale.

Finora il toscano non è mai emerso nelle prove a tappe, ma le possibilità ci sono tutte
Finora il toscano non è mai emerso nelle prove a tappe, ma le possibilità ci sono tutte
La squadra dal suo canto sembra vivere un momento molto positivo, considerando anche la vittoria di Davide Donati al Liberazione. A che cosa si deve?

La Biesse Carrera è sicuramente una delle squadre più forti in questo panorama nazionale, in ogni gara alla quale partecipiamo ci sono 3-4 corridori che possono tranquillamente puntare alla vittoria. Secondo me è stato molto importante il ritiro prestagionale che abbiamo fatto fra gennaio e febbraio in Spagna, perché non solo si è lavorato bene dal punto di vista tecnico, ma si è formato un bel gruppo. Nelle corse ognuno pensa prima di tutto alla squadra, lavoriamo per essa e in base alla corsa si vede su chi puntare. Poi effettivamente qualche piazzamento si poteva anche tramutare in vittoria, il bilancio per certi versi è addirittura inferiore a quanto si poteva.

Tu sei all’ultimo anno, hai qualche contatto?

Per ora ancora no, spero infatti che questa vittoria sia foriera di altri risultati e che alla fine qualcuno possa rimanerne colpito. Per questo spero tanto che il successo carrarese sia solamente il primo.

Tommaso Dati con Bracalente e Guerra nella lunghissima fuga della prima tappa al Giro d’Abruzzo
Tommaso Dati con Bracalente e Guerra nella lunghissima fuga della prima tappa al Giro d’Abruzzo
C’è un corridore al quale ti ispiri?

Molti potranno rimanere sorpresi ma non è uno contemporaneo, uno dei campionissimi del periodo che stiamo vivendo. A me è sempre piaciuto Tom Boonen, forse perché vinceva nelle classiche e sono quelle le mie corse preferite. Il belga andava fortissimo sul pavé ma aveva soprattutto uno stile che mi è rimasto fortemente impresso. Vorrei tanto rivedermi in lui…

Crono ribaltata in salita: allora perché Pogacar è nervoso?

10.05.2024
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PERUGIA – Il podio è andato per le lunghe e quando Tadej Pogacar arriva davanti ai giornalisti, che le sue parole dovranno scriverle e non soltanto registrarle o mandarle in onda, sembra piuttosto nervoso. Entra nel van delle interviste masticando parole che non ti aspetti dopo una tappa in cui ha vinto rifilando minuti ai diretti avversari. A un certo punto anche il suo addetto stampa sembra mimare l’invito ad abbassare i toni, ma evidentemente qualcosa disturba la maglia rosa. Il protocollo dopo l’arrivo è lungo, ma non certo più di quanto lo sloveno viva costantemente da anni al Tour de France.

Pogacar si siede. Il suo primato stasera è ben più saldo di quanto fosse stamattina. Ha battuto un ottimo Ganna, rifilandogli un minuto sulla salita finale. Sul fronte degli sfidanti per la maglia rosa, Dani Martinez è secondo a 2’36”, Thomas terzo a 2’46”. Per vedere gli altri si deve andare oltre i tre minuti. La nota positiva di questa crono è il recupero di Antonio Tiberi, che scala 13 posizioni e si piazza a 1’21” da Pogacar, a 1’25” dal podio. Senza i minuti persi a Oropa per la doppia foratura, adesso forse il laziale sarebbe secondo.

Il piano era chiaro: gestire il ritmo nel primo settore, aumentare nel secondo, sparare tutto in salita
Il piano era chiaro: gestire il ritmo nel primo settore, aumentare nel secondo, sparare tutto in salita

Il lavoro sulla crono

La crono persa all’ultimo Tour da Vingegaard ha persuaso i tecnici della UAE Emirates a intervenire sulla bici. Dice Manolo Bertocchi, responsabile marketing di Colnago, che si tratta della stessa TT1 con cui lo sloveno ha corso nel 2023 e che delle modifiche sono state fatte sul manubrio, ma quelle le gestisce direttamente il team (dalla squadra si parla in realtà di telaio reso più leggero e nuovo manubrio). Non si trattava in effetti della bici più leggera del WorldTour (tanto che nel famoso giorno di Combloux, Tadej la cambiò all’inizio del tratto di salita, mentre Vingegaard continuò su quella da crono), ma resta indiscutibilmente veloce. Così si è lavorato sul manubrio e sulla posizione e lo sloveno infatti si è avvicinato a Ganna nel secondo settore di pianura e poi lo ha superato nei 6 chilometri finali in salita.

«Dall’anno scorso – spiega – ho cambiato posizione e ho lavorato per essere più a mio agio sulla bici, perché questa è la cosa principale. Soprattutto in giornate come oggi, quando la cronometro è molto lunga, devi essere comodo e in grado di spingere con una buona potenza. Non starò a dire il modo in cui abbiamo lavorato, perché sennò tutti farebbero lo stesso. Ma si parla di molto lavoro e molte ore anche dietro moto per prepararmi a questo. Quindi sono super felice: è la prova che il duro lavoro paga».

Tiberi ha corso un’ottima crono: 6° a 1’21”, recuperando 13 posizioni in classifica
Tiberi ha corso un’ottima crono: 6° a 1’21”, recuperando 13 posizioni in classifica
Hai ottenuto dei margini piuttosto ampi. Sei più sorpreso per la tua prestazione o per quella meno brillante dei tuoi avversari?

Forse per entrambe. Di sicuro sono sorpreso positivamente da me stesso. Ho avuto una bellissima giornata ed era quello a cui puntavo. Però è vero che mi aspettavo che soprattutto Thomas e Martinez fossero più vicini, ma non so cosa dire. E’ stata una giornata dura, era una cronometro dura. E se non avevi le gambe migliori, sull’ultima salita avresti potuto pagare e forse è quello che è successo. Però, detto questo, la strada per Roma è ancora molto lunga e non abbiamo ancora iniziato a fare le vere tappe di montagna.

Se non altro questo margine ti permetterà di correre più rilassato?

Non lo so, lo spero (finalmente sorridendo, ndr). Ma di sicuro ora tutti cercheranno di attaccare da lontano, andare in fuga e cercarsi delle opportunità. Penso che nei prossimi giorni sarà davvero difficile controllare il Giro sino alla fine. Altro non posso dire. Andiamo giorno per giorno, abbiamo una squadra super forte e in buona forma. E vedremo già domani come potremo muoverci.

L’obiettivo di oggi era gestire il ritmo fino alla salita finale e poi dare tutto lì?

Sì, volevo impostare un buon ritmo, ma senza esagerare. Dopo pochi chilometri ho capito che avrei potuto mantenere delle buone gambe gestendo lo sforzo. Nella seconda parte in piano ho provato a spingere un po’ di più, soprattutto dopo le curve, per aumentare la velocità. Nei due chilometri che precedevano la salita ho cercato di essere il più aerodinamico possibile e le gambe un po’ hanno respirato. E poi la salita è stata un attacco continuo dall’inizio alla cima.

Gianetti ha detto che non hai voluto in radio i tempi degli avversari: come mai?

Confermo che non volevo raffronti, ma solo i miei parziali. Per me la cosa più importante è avere dalla macchina le istruzioni sulle traiettorie, perché anche oggi c’erano alcune curve un po’ complicate. Di tanto in tanto il vento soffiava piuttosto forte, quindi era molto importante avere dei riferimenti dall’ammiraglia. Ho corso concentrandomi solo su me stesso ed è stato davvero bello.

Molto al di sotto delle attese la prova di Thomas, che ha subito un passivo di 2 minuti
Molto al di sotto delle attese la prova di Thomas, che ha subito un passivo di 2 minuti
Quanto è stressante portare la maglia rosa?

In realtà la parte stressante arriva alla fine con i media e tutti i passaggi nella zona delle interviste. Devi rispondere più o meno per dieci volte alle stesse domande e questa è l’unica parte estenuante dell’avere la maglia rosa. Per il resto mi diverto. La tappa di ieri era lunga 180 chilometri e per tutto il tempo ho ascoltato ripetere il mio nome ed è stato davvero bello. Ti dà una motivazione in più.

Credi che sarà difficile gestire il recupero questa sera, aspettando la tappa di montagna di domani?

Se la stampa e i media fossero un po’ più brevi, sarebbe molto meglio per il recupero.

Buona serata anche a te, Tadej. C’era spazio per un’ultima domanda, ma nessuno ha ritenuto di farla. Chissà, forse anche questa alla fine della giornata potrebbe considerarla una vittoria.

La giornata di Ganna: le scelte tecniche e 17″ di troppo

10.05.2024
6 min
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FOLIGNO – «Per me sarà una sfida fra gli specialisti e Pogacar». Dario David Cioni, tecnico della Ineos Grenadiers, fa subito centro. E inizia a parlarci della Foligno-Perugia, prima crono di questo Giro d’Italia che vede in Filippo Ganna uno dei grandissimi favoriti.

Pippo appartiene alla lista degli specialisti di cui sopra. A supportarlo c’è anche il cittì della pista, Marco Villa. Le premesse per una grande giornata ci sono tutte. 

Filippo Ganna durante la ricognizione. Alla radio parla con l’ammiraglia dove qualcuno registra le sue indicazioni (foto Simona Bernardini)
Filippo Ganna durante la ricognizione. Alla radio parla con l’ammiraglia dove qualcuno registra le sue indicazioni (foto Simona Bernardini)

La mattina

«Filippo – spiega Cioni – si è svegliato quel tanto per essere pronto per uscire dall’hotel alle 9,40. Alle 10,30 appena hanno aperto il percorso per le ricognizioni eravamo in sella. Ed ora eccoci qui…». 

E’ mezzogiorno e Cioni e il suo atleta sono appena arrivati in zona partenza, tra bus e motorhome. Meccanici da una parte, atleti dall’altra e nel mezzo un “cortile” riparato dalle tende dei rispettivi mezzi, sotto le quali ci sono le bici con i rulli e i ventilatori.

E’ così dunque che scorre la mattina di Ganna. Quando Filippo scende dall’ammiraglia per recarsi nel bus scherza con un operatore tv. Gli tocca la telecamera di spalle. E’ sereno, tranquillo. Qualche parola con Cioni. Doccia, poi si siede sullo scalino del bus in attesa del pranzo. Leggero e a base di carboidrati.

Due gel, uno a pochi istanti dall’inizio della partenza e uno durante la crono
Due gel, uno a pochi istanti dall’inizio della partenza e uno durante la crono

L’integrazione

Intanto Cioni ci spiega l’approccio di Pippo a questa corsa. Una crono che in qualche modo è iniziata già la sera prima.

«Siamo in una corsa a tappe – dice Cioni – e prima di tutto si pensa a recuperare lo sforzo del giorno. L’alimentazione è dunque importante. Come quantità, forse per la crono si spende qualcosa in meno in termini di calorie, in quanto il consumo è minore. Okay, oggi è lunga (40,6 km, ndr), ma non dura le cinque, sei ore di una tappa in linea. Spendono le calorie in modo diverso: lo sforzo è inteso, ma più breve. La crono non è dunque uno sforzo difficile dal punto di vista nutrizionale».

«Come si affronta? In una crono così, di oltre 50′, si parte con la borraccia d’acqua e anche un paio di gel, l’ultimo dei quali da prendere prima dello strappo».

Per Cioni è importante che Ganna spinga forte, ovviamente, è anche importante che si gestisca bene. E’ pur sempre una crono lunga. Per il tecnico toscano quindi non dovrà “solo” pensare a guadagnare nel tratto in pianura a lui più congeniale, ma dovrà darci dentro anche in salita.

Le scelte tecniche

La ricognizione è servita sia per visionare il percorso, sia per verificare che i rapporti scelti in precedenza fossero giusti.

«Io – riprende Cioni – avevo visionato questa crono già a novembre. Poi l’ho rivista un mese fa: era cambiata leggermente. Non si è trattato di cambiamenti grossi, sono stati aggiunti dei piccoli tratti. E’ leggermente più lunga.

«E’ una buona alternanza di tratti veloci e altri con delle curve più tecniche. E poi c’è la questione vento, che tendenzialmente è laterale o leggermente a favore. Il percorso, considerando anche lo strappo, è discretamente veloce, ma ci sono anche delle curve che si faranno con le mani sulle protesi. Non è dunque una crono velocissima».  

Il meccanico Diego Costa, ci mostra la bici di Pippo. Lui ci fa vedere quella azzurra, poi Pippo opterà per quella con i colori Ineos Grenadiers tradizionali. La Pinarello Bolide di Ganna monta una monocorona da 64 denti e una scala posteriore 11-34. Pedivelle da 175 millimetri. Ultima versione del manubrio stampato 3D e il sofisticato sistema Classified Cycling (qui tutte le info) che oggi ha tenuto banco.

E ancora: tubeless Continental da 28 millimetri al posteriore e 25 millimetri all’anteriore. 

Il riscaldamento

Cioni ci dice che Ganna inizia il riscaldamento alle 14,10 e che tutto sommato oggi rispetto a crono più brevi ed esplosive non è così fondamentale arrivare iper caldi. Alle 14 però Pippo è già sui rulli.

Ventilatore acceso, tavolinetto sul fianco sinistro con una borraccia pronta e giubbino refrigerante. Si scalda. Chiaramente ha già il body addosso.

«Per forza – riprende Cioni – il body ormai s’indossa prima, altrimenti per come sono stretti con il sudore non riuscirebbero a metterlo».

Ganna lascia i bus proprio all’ultimo. In zona partenza non ha la bici con i rulli. Pensate che Andrea Pasqualon, che partiva un minuto dopo di lui, aveva lasciato la zona dei motorhome almeno tre minuti prima. 

Posizione impeccabile per Ganna, ma le sensazioni a suo dire non erano splendide
Posizione impeccabile per Ganna, ma le sensazioni a suo dire non erano splendide

La gara

In gara il piemontese sembra volare, specie nella parte in pianura. E’ primo sul traguardo di Perugia. Poi però è lui stesso a gelare tutti: «E’ stata una giornata no». Una frase detta quando era ancora saldamente al comando. E infatti, man mano che arrivavano, gli uomini di classifica gli rosicchiavano qualche secondo nel segmento finale in salita. Pensando a Pogacar sarebbe stato un bel problema…

«Non trovavo il rapporto», ha aggiunto Pippo. Questa frase, nel giorno in cui si è parlato del nuovo sistema di cambio utilizzato per sfruttare al massimo la monocorona, assume un significato che va oltre il gergo. Un corridore dice di non trovare il rapporto quando non ha buone sensazioni.

Magari è solo una coincidenza, però sappiamo che durante i ritiri Pippo ha usato meno di altri questo sistema Classified. Sistema che, tra le altre cose, è vero “smorza” i grandi salti di rapporto che si hanno con il monocorona, specie se grande come il 64, però è anche vero che pesa quasi 4 etti. Insomma bisogna prenderci la mano.

Filippo Ganna lascia dunque Perugia con una stretta di mano e 17” secondi con Tadej Pogacar. Nel clan inglese, complice una prestazione così e così di Geraint Thomas, l’umore non è dei migliori. Però il bicchiere deve restare mezzo pieno: nel tratto in pianura, Pippo ha dominato e nella crono di Desenzano di salite non ce ne saranno.

Con Cattaneo alla scoperta della crono finale del Tour

03.04.2024
4 min
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Il Giro dei Paesi Baschi si è aperto con una cronometro. Ha vinto Primoz Roglic e Remco Evenepoel è arrivato quarto, ma cadendo. Questo può succedere quando non si conoscono i percorsi troppo bene e si vuol osare. Ed è proprio per poter osare, che qualche tempo fa lui e Mattia Cattaneo sono andati in ricognizione della crono finale del prossimo Tour de France.

La crono in questione è la Monaco-Nizza: 34 chilometri, 728 metri di dislivello e il Col d’Eze. Una crono che potrebbe decidere la Grade Boucle. Una tappa così va assolutamente testata. L’italiano della Soudal-Quick Step ci spiega come è andata e che tipo di crono sarà.

Remco Evenepoel e Mattia Cattaneo durante la ricognizione a Nizza (foto Instagram)
Mattia, appunto, che crono sarà?

Una crono molto dura. Una crono nella quale i primi cinque, immagino saranno gli stessi della classifica generale, quindi quelli con più gambe.

Descrivici un po’ questi 34 chilometri…

L’avvio è abbastanza semplice poi ecco la salita di Le Turbie: 8 chilometri. Si scende un po’ e si fa il Col d’Eze dalla parte opposta che siamo abituati a fare durante la Parigi-Nizza. Si tratta di un chilometro e mezzo al 15 per cento. E lì sembra più una cronoscalata che una crono. Poi discesa, abbastanza veloce e finale tutto da spingere.

Hai parlato di discese: conteranno?

La prima parte del Col d’Eze sì, ma la seconda è velocissima. A parte due curvoni ampi non è così difficile che puoi creare una differenza. Al massimo credo che nella seconda parte si possano perdere o guadagnare 2”-3”. E’ la salita che inciderà molto di più. Credo che la classifica si farà sul Col d’Eze, da lì alla fine cambierà molto poco.

Il profilo della cronometro finale del prossimo Tour de France, misura 34 km
Il profilo della cronometro finale del prossimo Tour de France, misura 34 km
Quindi è una frazione contro il tempo da fare con la bici da crono?

Io tutte le crono le farei con la bici da crono, ma certo è che in questo caso l’aspetto del peso conta. E anche tanto. In totale di sono 12 chilometri di salita. Però resto fedele alla bici da crono. Le velocità non saranno basse e l’aerodinamica gioca un ruolo importante.

E allora ipotizziamo il setup che sceglierebbe Mattia Cattaneo…

Allora, bici da crono come detto, via la ruota lenticolare posteriore: monterei due ruote con profilo da 80 millimetri. Poi molto dipenderà dal vento, ma in questo modo risparmierei un po’ di peso. Noi avremmo anche il set da 64 millimetri, che hanno un rapporto tra peso e aerodinamica migliore. Lì si andrebbero a risparmiare anche 300 grammi rispetto ad una lenticolare.

E che rapporti useresti?

A vederla così e dopo averci fatto questa pedalata, direi una doppia corona 62-44 con l’11-30 dietro, però lo dico adesso. Bisogna vedere in quel momento come saranno le gambe dopo tre settimane di gara. Insomma non è una crono secca, ma inserita al termine di un grande Giro e come detto è pure dura. In salita bisognerà spingere forte. Le differenze di velocità potrebbero essere elevate, specie dove è più pedalabile. 

Ruota lenticolare sì o no? Questo è il dubbio di Cattaneo
Ruota lenticolare sì o no? Questo è il dubbio di Cattaneo
Se c’è da spingere così tanto, come mai non pensi ad un 11-34 così da lavorare meglio con la corona da 62 in salita?

Ammesso che comunque si potrebbe optare per ogni combinazione, di base non sono un super amante della cassetta 11-34, ci sono salti troppo elevati. Io poi uso molto i rapporti centrali, proprio per avere sbalzi minori tra un dente e l’altro. Ormai in generale se le salite non sono troppo dure non uso neanche la corona da 40 ma resto sul 54. E infatti in quei salti dei pignoni più alti mi farebbe comodo un 25 (mentre le cassette Shimano fanno 24-27, ndr).

Mattia, quanto potrebbe durare questa crono?

Per me sui 40-45′, ma onestamente è una stima grossolana. Non so quanto realmente si andrà forte sulla salita . Quando siamo andati io e Remco venivamo dalla Parigi-Nizza e la gamba era un po’ stanca, quindi non l’abbiamo fatta forte.

E la pioggia potrebbe incidere?

Semmai più il vento. Come ho detto la discesa è veloce e le strade sono larghe: una eventuale pioggia non dovrebbe incidere così tanto.

Cronometro olimpica, Velo torna da Parigi con tante speranze

29.03.2024
5 min
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Velo è tornato da Parigi con nuove certezze. La trasferta con gli altri cittì per visionare i percorsi di gara, da un lato ha riconfermato le prime impressioni ricavate dopo l’ufficializzazione dei tracciati, dall’altro gli ha dato nuove consapevolezze sulle cronometro del 27 luglio e il tecnico azzurro non ha fatto mistero nelle sue prime dichiarazioni di essere entusiasta di quanto ha visto.

«Non abbiamo potuto girarlo proprio tutto – racconta appena tornato dalla capitale francese – perché alcune strade erano in senso contrario alla circolazione, ma si trattava di dettagli. Un conto poi è quando il percorso lo vedi su carta, un altro esserci sopra. E’ un tracciato per veri specialisti e dico finalmente, perché la gara più importante del quadriennio li metterà di fronte partendo alla pari. Ognuno potrà giocarsi le sue carte in base alle sue possibilità. E’ un percorso molto veloce, con poche curve dove bisogna azionare i freni, ma tutte ampie, per il resto si terranno sempre le mani sulle protesi e ci sarà da spingere. Io confido in una giornata positiva, non lo nascondo».

Ganna in azione alla Tirreno-Adriatico. Tutta la sua stagione è incentrata sull’appuntamento olimpico
Ganna in azione alla Tirreno-Adriatico. Tutta la sua stagione è incentrata sull’appuntamento olimpico
Appena visto il tracciato, hai detto di essere molto fiducioso sulle possibilità di Ganna, è un percorso adatto a lui?

Sicuramente, è ideale per le sue caratteristiche. Poi, è chiaro, all’appuntamento di Parigi bisogna arrivarci al massimo della condizione da ogni punto di vista, ma so che Filippo è uno che ama la responsabilità, che ha la testa sulle spalle e guarda da tempo a quelle due settimane, sia per la cronometro ma anche per la pista. Ha sempre detto che è questo l’obiettivo della sua stagione, vuole due medaglie pesanti ed è consapevole che dovrà essere al top per riuscirci.

Lo scorso anno, tornando da Glasgow, le tue sensazioni erano in netto contrasto con queste…

Io mi arrabbiai molto per il percorso della staffetta, che richiedeva ai corridori acrobazie per rimanere in piedi in curva, ma quello della crono individuale era nei canoni, anche se molto diverso da questo, con la sua salita finale che cambiava completamente le prospettive. Questo invece è un vero percorso da cronometro: come detto, qui si parte alla pari e non ci sono punti specifici dove fare la differenza in base alle proprie caratteristiche. Bisogna solo spingere il più possibile e chi ne ha di più vince.

Il percorso delle cronometro di Parigi, 33 chilometri con partenza e arrivo al Pont Alexandre III
Il percorso delle cronometro di Parigi, 33 chilometri con partenza e arrivo al Pont Alexandre III
Quindi non ci sono punti particolari, anche brevi strappi dove la situazione potrebbe ribaltarsi?

E’ una crono piatta, il dislivello è di 150 metri: non lunghissima, ma da veri passisti. Pippo ha il fisico ideale per quel tracciato, l’unico aspetto importante è che si parta tutti alla pari…

Dopo la crono mondiale 2023 si discusse molto su dove Ganna avrebbe potuto recuperare quei 12” di differenza con Evenepoel. Dove annullarli sul percorso parigino?

A me interessa che i due partano alla pari: a Glasgow non mi andò giù la protesi che Remco aveva sul busto. Le foto la ritraggono benissimo, è come avere una borraccia sul petto che fa vela. Parliamoci chiaro: su percorsi a cronometro dove ci si basa tantissimo sull’aerodinamicità, anche una piccola differenza può essere decisiva. La regola c’era, ma l’Uci non la fece rispettare, anche gli inglesi protestarono. Da allora so che le regole sono diventate più stringenti e non credo che a Parigi il belga potrà fare lo stesso, è chiaro comunque che saremo attentissimi a ogni particolare.

A Glasgow la carenatura anteriore (sul petto) di Evenepoel ha fatto molto discutere
A Glasgow la carenatura anteriore (sul petto) di Evenepoel ha fatto molto discutere
Un percorso simile secondo te a chi si adatta maggiormente?

Ai passisti puri, a gente abituata a prendere aria, quindi a corridori che hanno anche un certo fisico dalla loro, ma più che fisicamente io metterei l’accento sull’aspetto psicologico perché serve gente che sappia reggere la pressione. Chiaramente non so ancora chi affiancherà Ganna, dovrà comunque essere uno dei tre chiamati da Bennati a gareggiare nella successiva prova in linea.

E per quanto riguarda le ragazze? Tutti abbiamo ancora negli occhi le immagini della stupenda prestazione della Guazzini ai mondiali di Woollongong, quarta assoluta e prima U23, è un percorso che si adatta alle sue caratteristiche?

Sì, su Vittoria possiamo dire le stesse cose che abbiamo detto per Ganna. Anche lei ha grandi ambizioni per l’intera trasferta parigina: pensa fortemente alle possibilità del quartetto azzurro su pista ma vorrà farsi trovare pronta anche per la cronometro. La vedo molto motivata, ha messo finalmente da parte tutte le remore e le difficoltà della caduta dello scorso anno, si sta preparando come si deve e nelle gare disputate lo ha fatto vedere. Per le ragazze avremo purtroppo un solo posto a disposizione e Vittoria sa che deve guadagnarselo: la scelta sarà ancora più difficile.

Guazzini sul podio di Wollongong 2021. Quel risultato ha aperto scenari olimpici ricchi di speranze
Guazzini sul podio di Wollongong 2021. Quel risultato ha aperto scenari olimpici ricchi di speranze
Vedendo il tracciato di persona, ti sei fatto un’idea di che rapporti andranno usati?

Questo è un aspetto che poi si deciderà con i ragazzi al momento, dovremo valutare bene anche le condizioni del vento in quella data giornata, considerando anche che si tratta di un percorso classico di andata e ritorno. Io credo comunque che non ci di discosterà molto dall’utilizzo del 58.

Poche cronometro in calendario. Velo, come sceglierai?

09.03.2024
5 min
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Il calendario internazionale, così com’è concepito, offre davvero poche occasioni per gli specialisti delle cronometro e questo rappresenta per il cittì azzurro Marco Velo un grande problema. Qualcuno potrà pensare che avendo pochissimi posti a disposizione per le gare titolate (alle Olimpiadi ancora meno, due uomini e una donna) sia un problema relativo, ma non è così. C’è da considerare intanto che cronometro degne di questo nome dal punto di vista del chilometraggio sono pochissime, racchiuse solamente nei grandi Giri. E che poi, se scendiamo di categoria, la situazione diventa ancora più complicata.

Il cittì Velo insieme a Ganna. Con lui il programma preolimpico è già stato stabilito
Il cittì Velo insieme a Ganna. Con lui il programma preolimpico è già stato stabilito

Il tema è delicato e Velo lo affronta esaminando tutte le varie situazioni, partendo proprio dalle difficoltà legate alle categorie minori: «E’ lì che le differenze con l’estero diventano più marcate – spiega – perché i ragazzi d’oltreconfine hanno molteplici occasioni di confronto per abituarsi al gesto. Qui fatichiamo a trovare occasioni, come ho più volte fatto presente. L’allargamento del numero delle gare a tappe fra gli juniores è un aiuto, ma non basta sicuramente. La Federazione ha anche fatto un bando per invitare gli organizzatori ad allestire prove specifiche, ma è arrivata una sola risposta…».

Fra i professionisti, considerando Parigi e poi europei e mondiali nello spazio di pochi giorni, quali prove hai a disposizione per vedere i selezionabili?

Praticamente posso affidarmi solo a Giro e Tour. Per Parigi il problema è relativo: Ganna ha il suo programma concordato con noi, con lui gareggerà uno dei tre selezionati da Bennati per la prova su strada e con lui stiamo valutando le scelte. Considerando che avendo così pochi atleti a disposizione, dovrà optare per corridori che possano garantirgli il risultato, ognuno di loro. Fra le ragazze la situazione è ancora più semplice, avendo una sola atleta a disposizione che sicuramente sarà una in gara su strada o su pista.

Milan ha sorpreso in positivo alla crono della Tirreno-Adriatico
Milan ha sorpreso in positivo alla crono della Tirreno-Adriatico
Ma resta il problema di poterli testare…

Infatti. Guarderò con grande attenzione quel che avverrà nei grandi Giri, sia in campo maschile che femminile, d’altro canto si sa che spesso la classifica si gioca proprio contro il tempo, quindi saranno test probanti. Con gli altri cittì ho contatti pressoché quotidiani, in modo da avere un quadro complessivo il più possibile accurato e poter fare le scelte in sinergia. Ad esempio le indicazioni che mi arrivano da Villa sui lavori su pista mi sono preziose.

E scendendo di categoria?

Anche in quel caso mi affido molto a quel che mi dice Salvoldi, che lavora due volte a settimana su pista con i ragazzi. Ha un bel gruppo e in base a quel che fanno e ai tempi che ottengono, mi dà anche dei feedback utili per il mio lavoro. Ad esempio Montagner e Bessega sono al secondo anno junior e da loro (che ho avuto in nazionale agli ultimi europei) mi arrivano segnali positivi.

Guazzini (alla sua destra Alzini) in allenamento a Montichiari. Fra lei e Longo Borghini il ballottaggio olimpico?
Guazzini (alla sua destra Alzini) in allenamento a Montichiari. Fra lei e Longo Borghini il ballottaggio olimpico?
Tornando al discorso legato ai professionisti, nelle corse a tappe abbiamo a disposizione cronometro molto brevi. Ti sono utili?

Parzialmente. Diciamo che sono uno dei pochi metri di misura che ho, devo giocoforza farmeli bastare. Dipende anche molto da quando le cronometro si disputano. Oggi mi dicono piuttosto poco in proiezione, magari più vicine all’appuntamento possono darmi delle indicazioni sullo stato di forma specifico per il gesto. E’ chiaro però che una crono di 10 chilometri non è come una di 30… Se un Milan batte oggi Ganna alla Tirreno-Adriatico, questo non può cambiare la mia valutazione, tanto per fare un esempio. Mi dà comunque una valutazione sugli atleti che ho in mente di convocare.

Il problema lo hai anche fra le donne?

Sì, tanto è vero che ho insistito molto con gli organizzatori del Giro Donne per far inserire una cronometro, che in quel periodo mi sarà molto utile. Ribadisco però che le difficoltà maggiori le ho scendendo di categoria, perché mi vengono a mancare i riferimenti. Anche perché i ragazzi non acquisiscono l’abitudine al gesto. Su questo tema ho riscontrato molte difficoltà a farmi capire…

Anche per le ragazze le crono di Giro e Tour saranno decisive. Qui Longo Borghini, campionessa italiana
Anche per le ragazze le crono di Giro e Tour saranno decisive. Qui Longo Borghini, campionessa italiana
Perché?

Premesso che capisco bene come molti team abbiano anche difficoltà a reperire i materiali necessari, mi ritrovo spesso con ragazzi che non hanno minimamente abitudine al gesto. Salgono su una bici da crono, magari arrivatagli il giorno prima e subito gareggiano, salvo poi il fatto che non hanno la minima idea di come guidarla, di come sfruttarla. L’improvvisazione regna sovrana e questo è un danno enorme, quando poi ti trovi a competere con nazioni dove invece il gesto è assimilato molto presto.

Giaimi, campione italiano juniores 2023. I tricolori sono l’unico vero test per le categorie inferiori
Giaimi, campione italiano juniores 2023. I tricolori sono l’unico vero test per le categorie inferiori
Considerando le difficoltà, non si potrebbe a questo punto focalizzare il campionato italiano di specialità come un evento di riferimento, magari anche rendendo obbligatoria la partecipazione per chi ambisce alla maglia azzurra?

Potrebbe essere una buona idea. E’ chiaro che bisogna anche tener conto che la rassegna tricolore si svolge nel periodo degli esami di maturità: se uno non può partecipare perché a ridosso dell’esame, non può essere per questo penalizzato. Su questo tema comunque dobbiamo lavorare molto, perché bisogna permettere a chi mostra attitudini per la specialità di coltivarle nella maniera giusta. Questa per me è una battaglia personale.