La vedremo impegnata oggi sulle strade della prova a cronometro valida per il titolo nazionale e poi sarà al via anche della prova in linea sabato 28 giugno. Un doppio impegno che lancerà la seconda parte di stagione per Martina Fidanza, l’atleta bergamasca della Visma Lease a Bike Womenvolerà in Belgio per correre al Baloise Ladies Tour dal 16 al 20 luglio.
Quando abbiamo chiamato la più giovane delle sorelle Fidanza, ieri (mercoledì) nel pomeriggio, stava ricaricando le energie in vista del campionato nazionale a cronometro che correrà con il supporto delle Fiamme Oro.
«E’ un percorso bello anche se non troppo adatto alle mie caratteristiche, sono qui di supporto – dice con una risata – a Vittoria Guazzini. Siamo venute entrambe con le Fiamme Oro e correremo anche su strada sabato».
Martina Fidanza è tornata in gara al Copenaghen Sprint lo scorso 21 giugno dopo tre settimaneMartina Fidanza è tornata in gara al Copenaghen Sprint lo scorso 21 giugno dopo tre settimane
Tripla sessione
I metodi di allenamento per Martina Fidanza sono cambiati da quando è arrivata alla Visma Lease a Bike Women. La cosa che ci ha colpito è una storia su Instagram nella quale la velocista della formazione WorldTour olandese con scritto: “terza sessione completata”.
«E’ stato un po’ un incrocio di fattori – racconta – e una scelta mia presa di comune accordo con la squadra e lo staff. Il giorno prima avrei avuto la sessione in palestra ma coincideva con il giorno di riposo. Ho preferito quindi recuperare totalmente e spostare l’allenamento in palestra al giorno successivo, solamente che questo coincideva con un doppio allenamento su strada. Da quest’anno sto facendo spesso doppia sessione in bici, una al mattino e l’altra al pomeriggio. E’ un metodo che già adopero con la nazionale su pista e mi trovo bene».
Fidanza era già abituata a svolgere doppie sessioni di allenamento, ma di solito lo faceva su pista nei ritiri con la nazionale (foto Instagram)Fidanza era già abituata a svolgere doppie sessioni di allenamento, ma di solito lo faceva su pista nei ritiri con la nazionale (foto Instagram)
Andiamo con ordine e parliamo di come ti trovi con il doppio allenamento su strada?
Bene. Alla fine sono due allenamenti corti ma al termine della giornata il volume fatto è ottimo, intorno alle quattro ore. Poi a seconda dei lavori si può stare in bici una mezz’ora in più o in meno.
Come dividi le sessioni?
Si tratta di fare un allenamento ad alta intensità e uno di endurance. Solitamente sono io a decidere come dividerli preferendo fare la sessione ad alta intensità al mattino e quella legata al fondo al pomeriggio. La doppia sessione serve perché sarebbe impossibile fare un allenamento unico per entrambe, in questo modo si riesce a fare tutto mantenendo un buon volume di lavoro.
La doppia sessione di allenamento permette di fare ottimi volumi di lavoro e variare gli esercizi per avere una giornata completa (foto Instagram)La doppia sessione di allenamento permette di fare ottimi volumi di lavoro e variare gli esercizi per avere una giornata completa (foto Instagram)
Gli allenamenti ad alta intensità in cosa consistono?
Variano spesso nell’arco delle settimane e delle sessioni, ma solitamente faccio gli stessi lavori che facevo anche gli anni precedenti: sprint oppure VO2Max o interval training con ripetute da trenta secondi, un minuto o cinque minuti. Con la Visma direi che la novità maggiore è l’aver inserito più VO2Max.
In queste doppie sessioni inserisci anche la bici da cronometro?
Ultimamente sì. Visto l’impegno al campionato italiano e la doppia prova contro il tempo al Baloise Ladies Tour ho portato a casa la bici dedicata e mi sono allenata anche con quella.
Il recupero e il reintegro sono gestiti con la nutrizionista tramite un’applicazione (foto Instagram)Il recupero e il reintegro sono gestiti con la nutrizionista tramite un’applicazione (foto Instagram)
Come gestisci i tempi di recupero tra le due sessioni?
In inverno le ore di luce sono poche e ho orari “obbligati” mentre adesso che è estate preferisco uscire la mattina e poi il pomeriggio tardi, intorno alle 17 e avere un recupero più lungo. A livello di alimentazione mi affido alla nutrizionista della squadra, usiamo un’applicazione che si chiama Food Coach. Noi troviamo i macronutrienti da assumere in base a quello che consumi in allenamento. Cosa mangiare lo decidiamo noi.
Per la giornata di triplo allenamento come hai diviso gli impegni?
Avevo in programma la doppia uscita in bici e la sessione in palestra. Allora per organizzarmi bene sono partita in bici da casa e sono andata in palestra, mi sono allenata e tornando a casa ho finito i lavori che mi mancavano in bici. Nel pomeriggio ho inserito l’ultimo allenamento su strada. Devo dire che mi piace fare attivazione in palestra, mi trovo bene anche nel pedalare dopo. Poi la sera ero un po’ più stanca. Diciamo che non lo farei sempre ma se capita si fa e si riescono a rispettare bene i tempi di recupero.
Perché alla fine la notizia è la sconfitta di Tadej Pogacar. Inutile girarci intorno. Forse è anche esagerato dire così: alla fine lo sloveno ha perso 28” dal suo rivale numero uno. Ma questo è quello che succede agli Dei. Tuttavia la crono di Saint-Péray, quarta tappa del Critérium du Dauphiné, ha detto molto di più.
Ci ha detto che Remco Evenepoel sta raggiungendo livelli sempre più siderali in questa disciplina, che Jonas Vingegaard fa paura ed è già in ottima condizione, e che Pogacar forse aveva il sentore che gli mancasse qualcosa a cronometro. Nella conferenza stampa dell’altro giorno infatti aveva detto che avrebbe voluto lavorare un po’ di più in questa specialità.
Mirco Maestri (classe 1991) lo scorso anno si è laureato campione europeo nella mix relayMirco Maestri (classe 1991) lo scorso anno si è laureato campione europeo nella mix relay
L’occhio di Maestri
Tutto questo lo commentiamo con un cronoman italiano, uno degli eroi dell’europeo 2024: Mirco Maestri. Il portacolori della Polti-VisitMalta è in partenza per il GP Aargau e la Copenhagen Sprint. E mentre faceva le valigie si è fermato a studiare i tre tenori.
«Sto bene nel complesso – racconta Maestri – ma è stato un Giro d’Italia duro e ancora vado a giornate alterne. Però c’è da tenere duro fino agli italiani, dove cercherò nella crono di migliorare il sesto posto dell’anno scorso. Per questo devo ringraziare la squadra che ha creduto in me per questa sfida e mi ha permesso di migliorare e di lavorarci su».
Le posizioni a confronto. Qui Remco: perfetto con il suo stile iper-aeroOttima posizione anche per Vingegaard, il quale ha mostrato anche molta cattiveria agonisticaBene anche Pogacar, ma meno del solito. Sembrava esserci più spazio del solito fra mani e testa. Che stia sperimentando qualcosa?Le posizioni a confronto. Qui Remco: perfetto con il suo stile iper-aeroOttima posizione anche per Vingegaard, il quale ha mostrato anche molta cattiveria agonisticaBene anche Pogacar, ma meno del solito. Sembrava esserci più spazio del solito fra mani e testa. Che stia sperimentando qualcosa?
Mirco, insomma cosa ti è sembrato di questa crono?
Che quei tre volano! Remco è stato spaventoso…
Su cosa ti sei concentrato guardandolo?
Sulla posizione dei top player, dai corridori che vincono le cronometro, specialisti, che poi tante volte ormai sono gli scalatori quelli che vanno forte a crono, a parte qualcuno. Mi piace molto la posizione e lo stile che ha Remco a cronometro, perché è un piccolo missile, bello dritto, spianato. Guardi più che altro quello, non essendoci il nostro Ganna si guardano gli avversari. Studiamo gli avversari soprattutto. Esatto, esatto.
E riguardo alla gestione dello sforzo, ti aspettavi un finale ancora devastante da parte sua?
No, ma penso che come fa le crono lui è molto costante. Non è mai uno che parte forte e poi perde o il contrario, parte piano e poi guadagna: fa una crono molto lineare. Mi piace soprattutto come sta fermo in bici, questa potenza che ha. Se guardiamo anche la salitella: l’ha fatta tutta di potenza, seduto. Infatti quando ho visto che Pogacar si alzava, avevo già annusato che secondo me non era brillantissimo. A cronometro più sei fermo, più riesci a spingere forza bruta. Devi avere quella forza in quella giornata lì: il che fa tutta la differenza.
Hai introdotto tu Pogacar: cosa ci dici di lui? Hai notato qualcosa di diverso rispetto alle sue ultime crono?
Come ho detto prima, Tadej l’ho visto un po’ meno potente del solito, ma può essere anche la giornata. Una giornata no per lui. Se guardate altre cronometro che ha fatto, la salita l’ha sempre affrontata in spinta da seduto. E’ vero che era un nove per cento, ma da quello che mi ricordo l’ha sempre affrontata di forza, rimanendo addirittura in posizione. Secondo me, ripeto, può essere anche stata una giornata storta. Non era una gran giornata, e a cronometro se non sei perfetto paghi. Ricordiamoci che lui deve essere in condizione al Tour e ancora di più nel finale del Tour. E al via della Grande Boucle mancano ancora tre settimane.
Un plauso al giovane Ivan Romeo che si è trovato a duellare coi giganti. Ha chiuso la sua prova 15° a 1’25” da Evenepoel (foto Instagram)Un plauso al giovane Ivan Romeo che si è trovato a duellare coi giganti. Ha chiuso la sua prova 15° a 1’25” da Evenepoel (foto Instagram)
Quanto è importante questa crono ai fini del Tour? Che dati si acquisiscono? Ed eventualmente c’è margine per lavorare?
Per me questa crono è più un indicatore di come si sta tre settimane prima del Tour. E’ il primo vero test. Si può testare la posizione, la brillantezza, come si è lavorato. Poi dipende anche dall’approccio: se uno vuole impostare un Tour in crescendo ci sta che sia ancora lontano dal top della forma. Diciamo che adesso io non vorrei essere al top, a tre settimane dal Tour.
Conoscendolo, stasera Pogacar è tranquillo del suo cammino o ha qualche certezza in meno?
Lo conosco da dentro il gruppo e comunque da quello che vedo è uno a cui non piace perdere, indipendentemente dallo stato di forma. Però ormai lo standard si è livellato (in alto) anche per loro. Può essere che gli altri siano stati un po’ più pimpanti, un po’ più preparati. Tuttavia per me è comunque tranquillo.
Certo Pogacar non è “morto” oggi, anzi… forse sarà ancora più cattivo?
Esatto, ribadisco il fatto che mancano tre settimane. Sarei ben sereno. Lui è abituato a dar spettacolo, a far vedere che è forte. E giustamente dimostra sempre di avere qualcosa in più rispetto ai diretti avversari.
Al Delfinato (Sud Ovest della Francia) c’erano 32 gradi: una giornata torrida specie con quei bodi aero (foto Instagram Soudal-Quick Step)Al Delfinato (Sud Ovest della Francia) c’erano 32 gradi: una giornata torrida specie con quei bodi aero (foto Instagram Soudal-Quick Step)
Ha perso 48 secondi da Evenepoel e 28 da Vingegaard.
Da Remco comunque ci può stare, anche perché non era particolarmente dura. Certo, per lui può essere tanto, anche considerando la batosta dal diretto avversario, ma penso che dormirà tranquillo stanotte. Anzi, dirà: «Domani glielo faccio vedere io».
Passiamo a Vingegaard: questa partenza a tutta è un modo per mettere pressione ai rivali?
Penso che anche Vingegaard nel complesso la viva abbastanza bene. Sì, fa vedere che c’è. Magari c’erano dei dubbi, l’avevano visto un po’ strano, con tutte quelle voci che girano prima del Tour, la caduta alla Parigi-Nizza… Invece si è visto che c’è eccome. Ora Pogacar sa che dovrà dare battaglia per vincere.
E da un punto di vista tecnico, come ti è sembrato il danese?
Lui è molto meticoloso. Vedi come prepara gli appuntamenti, le cronometro, è molto preciso anche sulle curve, molto concentrato. Nel finale mi ha colpito il fatto che su una curva ha tolto solo una mano dalle appendici perché c’era un dosso, poi si è rimesso subito in posizione: quello è un segno di lucidità. E poi so che alla Visma-Lease a Bike preparano ogni crono al dettaglio. Io conosco bene Affini e so come lavorano. Quindi sono sicuro che Jonas sapeva cosa doveva fare per perdere il meno tempo possibile. Sono meticolosi. E lui, per quello che vedo da fuori, è uno molto quadrato, studia il dettaglio.
In maglia gialla ora c’è Remco con 4″ su Lipowitz e 9″ su RomeoIn maglia gialla ora c’è Remco con 4″ su Lipowitz e 9″ su Romeo
Prima hai parlato della potenza di Vingegaard. A noi ha colpito quell’agilità estrema sulla salita. Sarà andato a 110 rpm…
Dipende da come l’hanno preparata. Perché alla fine avere troppa cadenza ti penalizza in termini di aerodinamicità. Se sei agile perché stai facendo girare un rapporto lungo va bene, altrimenti non è redditizia quella scelta a crono. Però credo che quando riesci a fare potenza in agilità vuol dire che la forma è buona. Non vai a ricercare il rapporto: hai potenza per far girare le gambe.
Quanto conta invece la prestazione di Jorgenson, sia dal punto di vista fisico che dei materiali e delle metodologie?
Di sicuro vanno forte e lavorano bene. Pensiero mio: magari servirebbero alcune regole che livellassero un po’ certi aspetti, come quello dei caschi. Mi sembrano un po’ esagerati. Detto questo, Jorgenson non è l’ultimo arrivato. Anche lui è andato forte perché molto probabilmente l’hanno preparata al dettaglio. E lui con ogni probabilità ha fatto da apripista per Vingegaard, fornendogli poi i dati su gestione, curve…
Ultima domanda, Mirco. Pogacar è stato l’unico che ha bevuto: magari c’era un goccio di maltodestrine in quella borraccia. Questo può essere indicativo per i tecnici o anche per te?
La questione è delicata perché non sappiamo cosa c’era in quella borraccia. Non dimentichiamo che Tadej soffre il caldo e voleva idratarsi. Quindi potrei ipotizzare anche solo acqua per inumidire la bocca, perché vai in secchezza. Anche io preferisco bagnarla, anche se è uno sforzo di venti minuti. Arrivare con la bocca asciutta non dà buone sensazioni. Quindi può essere che sia stato per quello. Mi sembra difficile che usino maltodestrine in uno sforzo così breve. Anche se le hai prese a metà gara, qualcosa entra forse nel finale, ma non va a influire davvero.
Finale drammatico alla Vuelta. Roglic attacca e fa il vuoto. Evenepoel buca, ma lo sloveno cade in volata. Domattina ripartirà? Il colpo è stato terribile
Coppi, Anquetil, Merckx, Hinault, Roche, Indurain e Pantani: gli unici a fare la doppietta Giro-Tour. Nel 2024 con due percorsi abbordabili si può fare?
LUCCA – Siamo alla partenza della seconda crono del Giro d’Italia 2025, quella che porta i corridori da Lucca a Pisa dopo il giorno di riposo (in apertura, Gianni Moscon si riscalda sui rulli). E solo quando si è immersi nella giornata della prova contro il tempo ci si rende conto, quanto questa disciplina è un test per gli atleti, per gli staff e per i meccanici.
Ancora una volta ci concentriamo su quei dettagli, piccole e grandi curiosità che ruotano attorno ad una disciplina dove il setting meccanico può fare una grande differenza. Ecco cosa abbiamo visto.
Roglic è caduto in mattinata, senza conseguenzeRoglic è caduto in mattinata, senza conseguenze
La caduta di Roglic senza conseguenze
Scivola durante la ricognizione. Non riporta abrasioni e nessun dolore, ma i meccanici sono stati impegnati a ricontrollare la bici. Check approfondito del setting, altezza sella in primis e del perfetto allineamento del forcellino che supporta il bilanciere posteriore.
Roglic ha scelto una combinazione 1×12, 68×10/36 (molto interessante) e ruote con copertoncino e camere d’aria.
Wilier Supersonica per Geniets con corone Miche “alla francese” e nuove ruote MicheCorone Miche mascherate sulle XDSWilier Supersonica per Geniets con corone Miche “alla francese” e nuove ruote MicheCorone Miche mascherate sulle XDS
Corone Miche, mascherate e non
Il Team XDS-Astana non è più sponsorizzato/supportato da Miche, ma sulle bici da crono sono evidenti le “vecchie” corone Miche (con il logo mascherato/coperto). Non pensiamo a rimanenze di magazzino, ma soprattutto ad un prodotto, le corone Miche richieste ed apprezzate per efficienza e rigidità, anche in pista (sono utilizzate dalla Nazionale Italiana su pista).
Ufficiali e con i colori della bandiera francese, quelle montate sulle Wilier del Team FDJ-Groupama, così come le ruote lenticolari ed a tre razze della Miche. Le posteriori fanno parte della nuova serie RD Crono con logo specchiato, belle ed impattanti in fatto di estetica. Le ruote a razze, sempre Kleos RD (con suffisso SPX3) non sono un prodotto mutuato dalla pista, ma sono uno strumento specifico e sviluppato da Miche per le bici da crono su strada.
La Fizik per le crono, la sella da crono comodaLa Fizik per le crono, la sella da crono comoda
La sella 3D long distance per Majka
Non è una novità in senso assoluto ed è il modello Fizik Transiro Aeris che adotta il suffisso long distance. E’ parte della categoria Adaptive dell’azienda veneta, quindi una sorta di 3D, ma è interessante sottolineare che questa sella è creata con l’intento di essere anche comoda e distribuire in modo ottimale le pressioni.
Il concetto da evidenziare, al contrario di alcune tendenze, è l’aver abbinato il comfort anche su prove relativamente brevi (come lo sono le cronometro) alla tecnologia Adaptive che è plasmabile al 101%.
Al Giro un nuovo mozzo Enve?Al Giro un nuovo mozzo Enve?
Mozzo nuovo sulle Enve?
Lo avevamo già notato sulle ruote standard montate su “qualche” Colnago V5Rs. Ora i mozzi silver compaiono anche sulle Enve da crono (profilo anteriore da 100 millimetri). Per design, forme e volumi, soprattutto facendo un confronto sui “mozzi visti fino a ieri”, siamo certi di osservare mozzi nuovi, per lo meno un nuovo progetto che potremmo vedere ufficialmente in un prossimo futuro.
Quando si descrivono le ruote Enve a noi piace sottolineare l’importante collaborazione che è attiva da diversi anni, tra l’azienda americana e PippoWheels, un’eccellenza italiana in materia ruote, mozzi, raggi e assemblaggio ruote.
I ventilatori che nebulizzano e nessun giubbino con il ghiacchioUn “mostro” di ventilatore/nebulizzatoreI ventilatori che nebulizzano e nessun giubbino con il ghiacchioUn “mostro” di ventilatore/nebulizzatore
Il ventilatore della Ineos-Grenadiers
Si chiama EGO Powered è una turbo ventola posizionata di fronte ai corridori per rinfrescare/raffreddare le operazioni di riscaldamento statiche. EGO Power funge anche da nebulizzatore dell’acqua, non un dettaglio e dal punto di vista tecnico ha una chiave di lettura non banale.
Il nebulizzatore e la ventola rinfrescano tutto il corpo dell’atleta che si riscalda sui rulli, ma senza creare uno shock termico come accade con i giubbini con il ghiaccio applicati al solo torace. Non si finisce mai di vedere e scoprire.
Le protesi in titanio di PidcockLa sella Dash usata dal corridore britannicoLe protesi in titanio di PidcockLa sella Dash usata dal corridore britannico
Le protesi in titanio per Pidcock
Tom Pidcock e un altro paio di corridori del Team Q36.5 montano le protesi customizzate ed in titanio. Sono fatte su misura e si innestano sulla base in carbonio applicata al manubrio della bici da cronometro. Hanno un valore alla bilancia leggermente superiore alle paritetiche in fibra, ma un grado di rigidità superiore. E’ un prodotto che il campione britannico ha portato con sé dalla precedente esperienza in Ineos? Cercheremo di scoprirlo.
Pidcock, sulla bici per le prove contro il tempo, ha scelto di montare la sella Dash, perfettamente ancorata sul reggisella classico Syncros (non è fatto ad hoc come succedeva fino all’anno passato sulle Cervélo dei Visma).
Dan Hoole il vincitore nella seconda crono del Giro, Lucca-PisaLenticolare Scope Artech di PedersenDan Hoole il vincitore nella seconda crono del Giro, Lucca-PisaLenticolare Scope Artech di Pedersen
Lenticolare Scope alla Lidl-Trek
Mads Pedersen monta una lenticolare posteriore marchiata Scope, non Bontrager. Sono le nuove Artech e diventano come un simbolo dell’azienda olandese che si è rilanciata in modo importante grazie ad investimento corposi in fatto di aerodinamica e tecnologia.
Ci sono sempre gli pneumatici Pirelli, quelli con la scritta rossa, specifici per le competizioni time trial. La stessa lenticolare posteriore è stata usata dal vincitore di tappa, Dan Hoole.
Transponder sempre più piccoli (per fortuna)Transponder sempre più piccoli (per fortuna)
Il trasponder più piccolo (era ora)
Anno dopo anno il trasponder GPS applicato sotto le selle delle bici ha ingombri sempre più ridotti. Era ora ci viene da scrivere, rispetto ad un paio di stagioni addietro dove era anti-estetico, ingombrante e pesante, controproducente in fatto di aerodinamica.
Dal ritiro UAE Emirates di Benidorm arriva la notizia che Ayuso sarà leader del team al Giro d'Italia. Lo spagnolo vuole crescere, con Pogacar come modello
La storia del Muro di Ca' del Poggio che da strada di campagna divenn monumento del ciclismo. Il racconto di Marzio Bruseghin e del suo ideatore Alberto Stocco
VIAREGGIO – Le particolarità tecniche che offre una crono, ancor di più se al Giro d’Italia, non sono mai banali e si punta sempre più sulle personalizzazioni e customizzazioni.
Le corone gigantesche non sono più una novità, ma la nuova frontiera delle bici da crono punta sulle posizioni avanzate e le personalizzazioni delle protesi, ma non è tutto. Vediamo insieme alcune curiosità.
Le nuove piastre per avanzamento e regolazioni “quasi” infiniteTerminali customizzati per le estensioni Jet HydroI carter aerodinamici che coprono le parti arrotondate del manubrioLe nuove piastre per avanzamento e regolazioni “quasi” infiniteTerminali customizzati per le estensioni Jet HydroI carter aerodinamici che coprono le parti arrotondate del manubrio
Componenti Deda customizzati ed “artigianali”
Deda, fornitore tecnico del Team Polti-Visit Malta, ha messo a punto un sistema di customizzazione delle protesi montate sulle bici da crono.Ve lo avevamo anticipato a Tirana. La piastra messa a punto dai tecnici Deda è in alluminio e fresata direttamente in azienda, con un’asola di scorrimento e diversi fori che permettono di posizionare gli spessori tra il manubrio e l’appoggio dei gomiti.
«La tendenza anche in ambito crono – ci racconta Davide Guntri di Deda – è quella di spostarsi molto più in avanti rispetto ad un recente passato. Questo è uno dei motivi per cui anche in termini di lunghezza si usano estensioni più lunghe, considerando che è fondamentale sempre le misure imposte dall’UCI».
La personalizzazione delle protesi sconfina anche sui terminali delle estensioni, customizzate per ogni corridore, così come le coperture aerodinamiche posizionate sulla parte arrotondata del manubrio.
La lenticolare “orologio” montata sulle BMC (foto Team Tudor)La Timemachine che useranno i corridori TudorLa lenticolare “orologio” montata sulle BMC (foto Team Tudor)La Timemachine che useranno i corridori Tudor
La lenticolare con l’orologio
La Tudor utilizzerà la Timemachine (non quella sviluppata a braccetto con Red Bull) con un allestimento che non mostra grosse novità tecniche. La particolarità è nella livrea della lenticolare posteriore firmata DT Swiss e che mostra un orologio, Tudor ovviamente.
Luis Lamas è il meccanico della Decathlon-AG2RCorona da 62 fatta su misura per De BondtGomme Continental sviluppate con Swiss SideLuis Lamas è il meccanico della Decathlon-AG2RCorona da 62 fatta su misura per De BondtGomme Continental sviluppate con Swiss Side
Tubeless differenziati di De Bondt
«La bici di De Bondt – ci racconta Luis Lamas, meccanico del Team Decathlon-AG2R La Mondiale – è la Van Rysel XCR, quindi il modello specifico per le crono, con manubrio specifico ed estensioni Deda. La trasmissione è Shimano Dura Ace (power meter incluso) con pignoni 11-34 e monocorona anteriore da 62 denti fatta su misura. La catena viene trattata con una finitura ceramica. Le ruote sono Swiss Side, lenticolare la posteriore e da 80 millimetri l’anteriore.
«Montiamo i tubeless Continental, GP5000 da 28 per il posteriore e Aero111 da 26 per la ruota davanti. Il setting degli pneumatici – spiega il meccanico spagnolo – è il medesimo di quello usato sulle bici standard. Sezione a parte, visto che usiamo la gomma da 29 davanti e da 28 dietro, una sorta di scelta standard (non solo per il Giro d’Italia). Il fattore principale di queste scelte è l’aerodinamica. Il peso di questa bici si aggira intorno ai 9 chilogrammi».
Edoardo Affini durante il secondo giorno di riposo del GiroUna corona da 68 per il campione europeo della cronoLa trasmissione 1×12 con corona da 64 per Van AertEdoardo Affini durante il secondo giorno di riposo del GiroUna corona da 68 per il campione europeo della cronoLa trasmissione 1×12 con corona da 64 per Van Aert
Affini e Van Aert, corone diverse
Edoardo Affini e Wout Van Aert utilizzano la Cervélo P5, medesima trasmissione Sram 1×12, stesso setting per le ruote, lenticolare posteriore e da 99 millimetri per l’anteriore e uguali sono anche i tubeless (Vittoria Corsa Speed).
Tra i due è evidente anche l’accostamento relativo all’altezza delle protesi (i due corridori sono simili fisicamente) ed in dotazione hanno la nuova sella Prologo Predator 01TT. La grande differenza è nella corona, da 64 denti per il campione fiammingo, da 68 denti per il nostro Campione Europeo. La scala pignoni è 10/28 per questa veloce crono del Giro d’Italia.
La super bici con una super colorazione per TarlingCorona da 68 denti in alluminio e carbonioUna corona da 64 per Egan BernalCalotte C-Bear per il colombianoEgan resta fedele “sempre” alle 170La super bici con una super colorazione per TarlingCorona da 68 denti in alluminio e carbonioUna corona da 64 per Egan BernalCalotte C-Bear per il colombianoEgan resta fedele “sempre” alle 170
La Bolide di Tarling e Bernal
Oltre alle forme avveniristiche ed ai componenti che sono il vestito perfetto, la Bolide di Tarling ha una livrea che non passa inosservata. Il vincitore della cronometro corsa in terra albanese monta una ruota lenticolare abbinata ad una tre razze anteriore. Corona anteriore singola da 68 denti e scala pignoni 11-34.
Si scende leggermente con la rapportatura con la corona (singola da 64 denti) di Bernal, campione colombiano in carica. Stesso setting per quanto concerne le ruote. Interessante sottolineare il movimento centrale C-Bear montato sulla bici del colombiano e la medesima lunghezza di pedivelle, la stessa usata sulla Dogma F, 170 millimetri.
La centralina Sram per le bici da crono del Team Polti al GiroLa centralina Sram per le bici da crono del Team Polti al Giro
Ma che cos’é?
L’abbiamo notata sulle bici da crono del Team Polti-VisitMalta. E‘ la centralina che permette alla trasmissione Sram AXS di funzionare sulle bici da crono. Rispetto alla versione standard del pacchetto AXS, gli shifter montati sulle crono hanno spazio solo per la camera idraulica dei freni. Quindi, per poter funzionare, i pulsanti ed i satellitari Blips hanno necessità di una centralina che porta il segnale della cambiata al deragliatore. La stessa centralina è nascosta su alcune bici, visibile ed esterna come in questo caso.
Dopo Cozzi, è la volta di Zanatta. La memoria torna alla quinta tappa del Giro e all'attacco finale di Pietrobon a Lucca, ripreso a pochi metri dalla riga
Si fa presto a dire che vai al Giro per fare classifica. Se poi lo dicono e lo ripetono in televisione giorno dopo giorno, la gente potrebbe pensare che sia facile. Ecco perché spesso tanti si sono scottati: si era creata così tanta attesa, che l’insuccesso è diventato una sentenza inappellabile. Nello sport è così, nel ciclismo che cerca con assillo un nuovo Nibali è anche peggio. Per questo sentir dire in continuazione che se Ciccone non farà classifica quest’anno non potrà farlo mai più, inizialmente è parso un suono stonato. Poi però, volendo vederci chiaro, abbiamo intercettato Luca Guercilena che di Ciccone è il datore di lavoro e, da preparatore e direttore sportivo di lungo corso, è in grado di andare oltre i facili entusiasmi.
Luca Guercilena, classe 1973, è il general manager della Lidl-TrekLuca Guercilena, classe 1973, è il general manager della Lidl-Trek
Ciccone farà classifica al Giro: adesso o mai più?
Secondo me, facendo un’analisi molto fredda, da ottobre a oggi Giulio ha dimostrato di essere molto competitivo nelle tappe e nelle corse di un giorno. Sappiamo tutti che vincere tappe o portare a casa la maglia della montagna per noi ha un valore importante. E’ anche chiaro che con questa conformazione di Giro, con delle belle tappe già all’inizio, nella nostra testa e anche nel cuore l’idea di riuscire a fare qualcosa in classifica c’è. Però è ovvio che stiamo parlando di una classifica da top 5, sennò non ha alcun senso. Le tappe sono molto più importanti e per come sta andando Giulio, per la condizione che ha, secondo me è fondamentale che come prima attenzione guardi a quelle.
Il podio del Lombardia dello scorso anno ha cambiato la sua dimensione?
Purtroppo ha avuto degli infortuni e delle malattie piuttosto pesantucce, che hanno sempre minato la preparazione dei Grandi Giri. Quest’anno invece Giulio è riuscito a fare un avvicinamento molto lineare e sicuramente ha una stabilità personale importante. Per questo è riuscito a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati. E’ chiaro che il Giro è tutto un altro discorso. Da ottobre scorso ha dato una certa solidità a tutte le prestazioni, per cui sappiamo che siamo arrivati al Giro nella condizione giusta. Detto questo, lo vivremo tappa per tappa.
La squadra è forte, ma non sembra disegnata unicamente per supportare un leader.
E’ chiaro che, senza ipocrisia, andiamo con un occhio principale per le tappe. Questo è abbastanza evidente, però abbiamo cercato di pareggiare nel modo opportuno le opportunità per le tappe miste piuttosto che per le tappe di salita. Per cui abbiamo la possibilità che la squadra lo supporti, sia che punti alle tappe, sia che si trovi in classifica. Anche un corridore come Mads Pedersen al Tour ha dimostrato di essere importante quando c’era in ballo la maglia a pois e lo stesso Giulio ha lavorato per lui quando è servito. Come sempre siamo abbastanza bilanciati e compatti nell’aiutarci, credo al Giro ci sarà la stessa situazione.
Fra Ciccone e Pedersen c’è sempre stata un’ottima collaborazione: qui al Tour del 2023, difendendo la maglia a poisFra Ciccone e Pedersen c’è sempre stata un’ottima collaborazione: qui al Tour del 2023, difendendo la maglia a pois
Apriamo una parentesi italiana sull’assenza di Milan, che in questa squadra sarebbe stato bene, non trovi?
A livello di performance pura, probabilmente avrebbe potuto fare anche il Giro. Ma essendo partiti con l’idea del Tour, abbiamo preferito focalizzarci nel modo migliore. Dobbiamo arrivarci preparati nel modo giusto, anche perché non sarà un tentativo di vedere come andrà in Francia. Dobbiamo andare e fare risultato, quindi la preparazione dovrà essere assolutamente mirata. Al Giro ci sarà Pedersen, è giusto che ci sia un bilanciamento. Se vogliamo essere competitivi davvero, dobbiamo esserlo su tutti i fronti, quindi concentrare tutti nella stessa corsa sarebbe un rischio.
Con il tuo passato da allenatore, pensi che Ciccone arrivi al Giro con una condizione troppo avanzata o c’è ancora margine?
Vi dirò, se facciamo una valutazione attenta della performance, Giulio al Tour of the Alps è andato bene, ma era evidente che non avesse una condizione al 100 per cento. Alla Liegi ha fatto un altro passo, ma siamo consapevoli che la gara di un giorno e un’altra cosa. Siamo convinti che al Giro possa mantenere la condizione, perché si sta seguendo un avvicinamento molto mirato.
Come vivrete le due cronometro del programma?
Quest’anno nelle cronometro che ha fatto, Giulio è andato in modo molto solido. Chiaramente non è un cronoman rispetto a certi altri uomini di classifica, magari pagherà qualcosina. Però diciamo che il suo trend di miglioramento nella cronometro è abbastanza solido, per cui ci aspettiamo che sarà più competitivo e meno fragile degli anni passati.
I miglioramenti di Ciccone a crono si sono visti. Alla Tirreno ha pagato una trentina di secondi da Ayuso e TiberiI miglioramenti di Ciccone a crono si sono visti. Alla Tirreno ha pagato una trentina di secondi da Ayuso e Tiberi
Ciccone è l’uomo degli attacchi imprevisti: credi che l’assenza di un faro come Pogacar renderà la corsa più aperta?
Credo che sarà una corsa lineare, controllata da un paio di squadroni che ne hanno l’interesse. Penso alla Red Bull e anche la UAE Emirates, che ha il gruppo giusto per controllare i colpi di mano. Queste due squadre la faranno da padrone. Sulla strategia generale di gara, essendo in un ciclismo dove le sorprese arrivano abbastanza di frequente, proprio perché parecchi corridori hanno come unica chance quella di attaccare, bisognerà stare molto attenti.
Quindi, riepilogando, si parte per vincere le tappe e se poi la classifica dovesse venire di conseguenza, si proverà a difenderla?
Esatto, non sarebbe corretto dichiarare che partiamo per fare una top 5 e poi per puntare alle tappe. A mio parere in questo momento abbiamo la dimostrazione chiara e lampante che su un certo tipo di percorsi Ciccone può far bene. Dopodiché la classifica può anche diventare la conseguenza di giornate positive in serie. Il nostro approccio sarà questo qui.
Il percorso di Bryan Olivo tra gli under 23 sembrava avviato verso più rosei destini. Per il tre volte campione italiano nel ciclocross, prima nella categoria esordienti e poi anche tra negli allievi e juniores, la strada era spalancata. L’approdo nel Cycling Team Friuli di Renzo Boscolo, nel 2022, era la ciliegina sulla torta per un talento da scartare e consegnare al mondo dei grandi.
Invece la sfortuna ci ha messo del suo, dalla sua stagione d’esordio tra gli under 23 il friulano ha fatto fatica a mettere insieme un numero di gare accettabile. A inizio 2022 fu un problema al ginocchio a fermarlo per un po’, l’anno successivo si inserì un problema intestinale nel mese di maggio. Per concludere la collezione di episodi sfortunati nel 2024 è arrivato il carico da novanta con un’infiammazione al miocardio che lo ha tenuto fermo per due mesi.
Per Bryan Olivo l’esordio stagionale è arrivato con la formazione WT del Bahrain Victorious, alla Volta ao Algarve Per Bryan Olivo l’esordio stagionale è arrivato con la formazione WT del Bahrain Victorious, alla Volta ao Algarve
Qualità
A fronte di tutti questi episodi Renzo Boscolo ha deciso di portare con sé Olivo nel progetto del devo teamBahrain Victorious. Il quarto anno da under 23 non è nelle corde del tecnico triestino ma il talento di Olivo meritava di essere accompagnato ancora, nel tentativo di farlo sbocciare.
«Per il momento – racconta Renzo Boscolo – i due passaggi che Olivo ha fatto con la formazione WorldTour sono andati bene. Nelle gare di Rodi ha avuto un po’ di influenza, lui come altri del team, però si è ripreso bene. Ha lavorato tanto quindi speriamo abbia superato tutti i problemi di salute perché le qualità sono buone».
Finite le gare a Rodi con il devo team per il friulano rotta verso Nord, qui alla Nokere KoerseFinite le gare a Rodi con il devo team per il friulano rotta verso Nord, qui alla Nokere Koerse
Quando è stato bene i risultati sono arrivati…
Oltre ai risultati nel ciclocross Olivo è andato forte sia a cronometro che in pista. Ha vinto il titolo nazionale under 23 nelle prove contro il tempo nel 2023. Mentre su pista nel 2021 ha conquistato l’argento nell’inseguimento a squadre juniores. Il suo problema sono i guai fisici che gli hanno tolto una grande fetta di attività e di crescita.
Pensi abbia le qualità per emergere comunque?
Sì, indubbiamente. Un ragazzo come Olivo merita di stare al piano superiore, quello dei professionisti.
In un mondo che va sempre più veloce con lui serve pazienza, tanto che anche voi siete andati oltre il vostro credo di non lavorare con ragazzi al quarto anno da U23.
Per il fatto di avere appeal tra i professionisti non posso negare quello che ho sempre detto, ai ragazzi viene chiesto sempre di più e poco importa delle problematiche che ci sono dietro al percorso di ognuno di loro. Un esempio che mi viene in mente in questo senso è quello di Pietrobon. Lui è rimasto fermo per due mesi, è ripartito dalla continental di Basso e Contador per poi entrare nella professional l’anno successivo.
Olivo nel 2024 aveva iniziato la stagione alla grande con la vittoria alla San GeoOlivo nel 2024 aveva iniziato la stagione alla grande con la vittoria alla San Geo
Il percorso di crescita non può essere lineare per tutti.
Diventa più difficile, ma non impossibile, lui è uno che può scalare questo muro e passare tra i grandi. Magari lo farà più piano, ma quando lo chiameranno sarà pronto. Poi credo che questa tendenza a prendere gli juniores e farli passare direttamente nel WorldTour si esaurirà. E ce ne sono altri di atleti che hanno avuto un percorso non lineare, ad esempio Malucelli.
Dopo il caso Gazprom sembrava tutto finito.
Invece si è messo in gioco ed è tornato a un buonissimo livello, tanto da essere rientrato nel WorldTour. Se ci è riuscito lui a trent’anni non vedo perché non debba farlo un ragazzo di ventidue. La cosa importante è che il lavoro dietro sia fatto bene, con una struttura che segua il ragazzo. A mio avviso c’è ancora spazio per Olivo.
Nel 2023 Olivo ha vinto il campionato italiano a cronometro U23Eccolo in azione nel mondiale di Zurigo nella prova contro il tempo riservata agli under, chiusa al 21° postoNel 2023 Olivo ha vinto il campionato italiano a cronometro U23Eccolo in azione nel mondiale di Zurigo nella prova contro il tempo riservata agli under, chiusa al 21° posto
Che tipo di percorso c’è ora per lui?
Siamo stati chiari fin dall’inizio del progetto devo team. Dopo quattro anni da under 23 l’obiettivo deve essere fare determinate esperienze e correre gare di un certo livello. La cosa più importante è farsi trovare pronti quando il WorldTour chiama. Olivo fino a qui lo ha fatto, alla Volta ao Algarve
La sensazione negli anni è di aver avuto davanti agli occhi un corridore in grado di fare bene ovunque ma senza aver capito che strada può intraprendere, ce lo dici?
Per quanto mi riguarda Olivo è un croman e un pistard di valore. Un ragazzo in grado di dare un grande supporto alla squadra e capace di lavorare per i capitani. La sua forza in questo caso è sul passo e sull’affidabilità in corsa.
Su pista lo si è visto poco.
Dopo quell’europeo al Cairo di quel gruppetto juniores (formato da Mion, Delle Vedove, Violato, Nicolisi e Olivo, ndr) in pochi sono stati portati avanti nel percorso con la pista. Al di là di questa considerazione Olivo ha portato avanti la disciplina, correndo i campionati italiani e andando spesso a girare a Montichiari.
Olivo si è dedicato anche alla pista, qui in azione in maglia Cycling Team FriuliOlivo si è dedicato anche alla pista, qui in azione in maglia Cycling Team Friuli
Può trasportare a tutti gli effetti queste qualità anche su strada diventando un vincente anche lì?
Alla San Geo del 2024 ha vinto e una settimana dopo sono iniziati gli ennesimi problemi. Lui è un corridore che ha bisogno di una corsa molto dura per emergere, però su strada può dire la sua. Il ragionamento è che tra gli under 23 potrebbe essere un vincente, ma non è detto che poi sali di categoria e continui ad esserlo. E’ un percorso di crescita da fare con calma perché da U23 sei forte fisicamente ed emergi, ma una volta che sei nei professionisti sono tutti forti a livello fisico.
Forse un percorso di crescita in un devo team può fargli bene, ma non passare direttamente nel WorldTour, vista la poca possibilità di mettersi in mostra.
Ognuno ha il suo cammino. Tanti ragazzi che sono passati da noi, ancora quando eravamo CTF, hanno poi avuto carriere diverse. Pietrobon è un esempio, ma pensate anche a De Cassan o ai gemelli Bais. Penso che un corridore come Olivo possa trovare la sua dimensione, dipenderà anche da quali offerte arriveranno. Per ora ha una stagione sulla quale puntare tanto e nella quale migliorare ancora.
L'ultima crono del Tour ribadisce i nomi dei più forti. Vince Van Aert, poi i tre del podio, quindi Ganna. Con Malori parliamo di posizioni e allenamento
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Undici chilometri e 500 metri pedalati a 56,174 di media oraria. In pratica Filippo Ganna li ha volati. Ci riferiamo chiaramente alla cronometro individuale d’apertura della Tirreno-Adriatico, che ha segnato il successo numero 34 (su strada) per il campione della Ineos Grenadiers.
Un successo fortemente voluto, una rivincita verso lo smacco, se così possiamo dire, subito da Juan Ayuso un anno prima proprio a Camaiore. Anche se per Pippo non si trattava di rivincita (lui è molto più signore di noi!) ma di fare bene a prescindere. Una vittoria figlia del lavoro certosino che Ganna porta avanti con metodo, sia su strada che in pista. E proprio nel velodromo di Montichiari il piemontese ha affinato la sua condizione prima della corsa dei due mari. Un richiamo necessario, sotto l’occhio attento di Marco Villa, il suo mentore e ben più che un cittì per Pippo.
Ganna con Villa, il cittì e il piemontese hanno un rapporto profondo, così come con CioniGanna con Villa, il cittì e il piemontese hanno un rapporto profondo, così come con Cioni
Il “metodo Montichiari”
E questa voglia di gareggiare al top è nata già qualche settimana prima della Tirreno,quando Ganna ha deciso di andare a Montichiari, nella “tana della sicurezza”, per rifinire la condizione. Lì, con Marco Villa, ha ripreso alcuni punti fermi del suo metodo.
«Io credo che ormai si sia appurato un sistema di allenamento, un richiamo in pista – spiega Villa – Anche questa volta, giovedì scorso, Pippo ha chiesto di farlo. Non è solo una questione di migliorare qualcosa ogni volta, ma di avere dei punti di riferimento chiari. Abbiamo un sistema di allenamento collaudato con Ganna e lo seguiamo».
La preparazione in pista non serve solo per il ritmo e la cadenza, ma anche per testare alcuni dettagli tecnici, come la posizione in sella. «Quest’anno Ganna ha rivisto un po’ la posizione – conferma Villa – Pippo ha ritoccato qualcosina, questo perché è sempre alla ricerca di un miglioramento. Qualche idea arriva dai suoi tecnici aerodinamici, qualche altra dalle nuove regole e dai materiali e qualcuna da lui stesso. Quando può, cerca di aggiornarsi.
«Però, rispetto allo scorso anno, una novità c’è stata: la regola che consente ai corridori più alti di un metro e 90 centimetri di adottare un assetto più allungato. Sfruttando questa regola Ganna ha visto che poteva mettersi un po’ più comodo».
Un confronto fotografico: qui Ganna l’altro giorno a Camaiore. Posizione più bassa e più allungata….E qui Pippo al mondiale 2024. Chiaro che bisogna valutare molte variabili, ma piccole differenze si notanoUn confronto fotografico: qui Ganna l’altro giorno a Camaiore. Posizione più bassa e più allungata….E qui Pippo al mondiale 2024. Chiaro che bisogna valutare molte variabili, ma piccole differenze si notano
Assetto più comodo
E qui bisogna far intervenire un altro interlocutore di assoluta eccellenza, Matteo Cornacchione, il meccanico di Ganna. Cornacchione ci ha confermato alcuni aspetti determinanti a partire da quei due centimetri in meno sotto alla protesi del manubrio.
«Confermo – dice Cornacchione – che abbiamo tolto degli spessori e che Pippo si sia abbassato. Sono stati due centimetri. Ma non solo, è stata ritoccata anche l’inclinazione delle protesi: leggermente più bassa. Questo ha fatto sì che le mani fossero meno davanti al viso e che tutto “l’avantreno” di Pippo fosse più basso. Anche perché in tutto questo la sella non è stata toccata minimamente. Così come le pedivelle: lui resta fedele alle 175 millimetri. Ci si è trovato bene e infatti se ci avete fatto caso “rimbalzava” meno sulla sella. Si ritirava meno indietro. E’ stato un po’ un ritorno alla posizione 2021-2022 (ma con le regole attuali, ndr). E’ stata una sua scelta, ma anche dei tecnici del team».
Pippo ha lavorato anche sulla posizione in bici. Ma non è stato qualcosa d’improvvisato. Si è passati da un’intera giornata in galleria del vento al Politecnico di Milano. Dati incrociati, sensazioni, prove… «Insomma – sorride Cornacchione – non è scaramanzia… anche se è capitato! Le giornate in galleria del vento sono lunghissime ed estenuanti, ma anche appaganti. Quando la sera esci e sai che hai guadagnato magari 2 watt sei felice».
Ganna è andato in galleria dopo Besseges ed ha esordito con la nuova posizione all’Algarve, anche se fin lì aveva utilizzato davvero pochissimo il nuovo assetto. Il test a Montichiari, gli allenamenti su strada e l’aver riportato fedelmente quelle misure sulla bici da pista sono stati una vera manna per il successo di Lido di Camaiore.
La comodità di cui parlava Villa, le variazioni di cui diceva Cornacchione: ed ecco che il tutto si si è tradotto in efficacia, soprattutto nella conseguente gestione dello sforzo.
Una vecchia foto di Ganna e Villa durante una sessione a Montichiari. E’ così che Pippo si defaticava tra una simulazione e l’altraUna vecchia foto di Ganna e Villa durante una sessione a Montichiari. E’ così che Pippo si defaticava tra una simulazione e l’altra
Quelle tre simulazioni…
A proposito di sforzo, una delle cose che abbiamo chiesto a Villa è se ci fossero delle analogie fra la cronometro e l’inseguimento. In particolare sulla strategia che adotta nell’inseguimento in pista: partenza “controllata”, progressione continua e chiusura devastante. Lo dimostra il fatto che negli ultimi 2.000 metri di Camaiore ha letteralmente fatto il vuoto. Il finale stile jet supersonico è il marchio di Ganna sul parquet.
«Pippo – conferma Villa – ha corso la crono come un inseguimento. Certo, in pista sono 4 chilometri, su strada erano di più. Ma la gestione è quella. E poi lo avete visto…». Cornacchione, che era in ammiraglia, ci ha detto che nel finale era sempre al di sopra dei 60 all’ora.
E proprio in questa gestione dello sforzo emerge tutta la potenza del piemontese. Quando Villa racconta della velocità finale, viene quasi da non crederci.
«In pista giovedì scorso, nei finali pedalava sui 70 all’ora. Pippo aveva la sua solita cadenza elevata e questa cadenza l’altro giorno in gara era molto simile. In pista girava con il 63×13, su strada, avendo il cambio, adattava il rapporto alla situazione».
Aveva una monocorona da 64 denti che a, quanto pare, sembra gradire molto e che usa di frequente anche in allenamento. Probabilmente, anche viste le indicazioni circa la scorrevolezza della catena e la cadenza (superiore alle 100 rpm) mulinava un 64×14, divenuto 13 nel finale.
Ma come si arriva a questo livello? Oltre al suo immenso motore, la risposta sta negli allenamenti specifici che Ganna svolge in pista. «A Montichiari abbiamo ripetuto tre volte la cronometro di Camaiore – conclude Villa – tre sforzi da 12 minuti ciascuno, il tempo stimato della crono. Tra una sessione e l’altra c’erano recuperi adeguati. Recuperi attivi pedalando con la bici da “corsa a punti” dietro motore a 50 all’ora. Un bel lavorone: due ore e mezza di sessione produttiva».
Produttiva, aggiungiamo noi, anche per la testa. E quando numeri, gambe e testa s’incontrano il mix è esplosivo e ti fa guadagnare 25″ in 6 chilometri.
Completiamo con Velo il nostro giro dei tecnici azzurri. Il bresciano sarà il regista di tutte le crono. Per questo sta girando l'Italia. Ecco le sue idee
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Il 5 febbraio Bianchi ha lanciato sul mercato Aquila RC, la sua nuova bici da crono. Quattro giorni dopo, il 9 febbraio, l’ultima nata del brand di Treviglio ha fatto il suo esordio all’ultima tappa dell’Etoile des Bessèges, centrando subito la vittoria con Kévin Vauquelin dell’Arkea-B&B Hotels (foto di apertura). Il miglior battesimo possibile per Aquila RC, una bici frutto di 20 mesi di progettazione, simulazioni e test sul campo.
La geometria del nuovo telaio è stata rivista per garantire una posizione più aerodinamica e performanteLa geometria del nuovo telaio è stata rivista per garantire una posizione più aerodinamica e performante
Sistema bici-atleta
Nel Reparto Corse Bianchi si sono concentrati a cercare l’equilibrio perfetto tra mezzo e atleta, pensandoli come qualcosa di unico. Questo è stato fatto tramite un lavoro congiunto di diversi tipi test: analisi CAD, simulazioni avanzate, prototipi, test aerodinamici in galleria del vento e su strada.
Per comprendere al meglio l’interazione tra movimento umano e aerodinamica della bicicletta servivano molte ore di pedalate, e non sempre gli atleti erano disponibili. Quindi in Bianchi hanno sviluppato un metodo innovativo: hanno creato delle gambe artificiali in grado di replicare il movimento di un corridore. I risultati non si sono fatti attendere.
Kévin Vauquelin dell’Arkea-B&B Hotels ha testato la Aquila RC in galleria del vento, e alla prima uscita ha trovato la vittoria L’azione di Bianchi si è concentrata su manubrio, reggisella e movimento centraleKévin Vauquelin dell’Arkea-B&B Hotels ha testato la Aquila RC in galleria del vento, e alla prima uscita ha trovato la vittoria L’azione di Bianchi si è concentrata su manubrio, reggisella e movimento centrale
Nuove forme, bici più veloce
L’attenzione del Reparto Corse Bianchi si è concentrata su manubrio, reggisella e movimento centrale, di cui sono stati affinati forma e posizionamento. In particolare il manubrio è stato realizzato in collaborazione con Vision-FSA e viene fornito di distanziali da 20, 10 e 5 mm. In questo modo tutti gli atleti avranno la possibilità di trovare la posizione perfetta.
Ma anche le sezioni dei tubi sono state riprogettate, per sfruttare al meglio l’effetto vela e le forze laterali in una spinta in avanti per la bici e il ciclista. Inoltre l’angolo del tubo sella è stato modificato rispetto al passato facendolo arrivare a 77,5° e il reach è stato aumentato secondo le indicazioni degli atleti della Arkea-B&B Hotels. Il risultato di questo lavoro è presto detto: un risparmio di 16,1 watt a 50 Km/h rispetto alla versione precedente. Sicuramente una bell’aiuto alla vittoria di Vauquelin all’Etoile de Bessèges.
Per i test in Bianchi hanno creato delle gambe artificiali in grado di replicare i movimenti di un corridorePer i test in Bianchi hanno creato delle gambe artificiali in grado di replicare i movimenti di un corridore
Peso, taglie e prezzo
Aquila RC è presentata per ora solo in versione kit telaio che comprende telaio, reggisella, serie sterzo, forcella e manubrio (senza appendici). Il telaio (disponibile nelle taglie S, M, e L) in taglia M pesa 1,3 kg e la forcella 400 grammi, e la massima sezione di pneumatici compatibile è da 28 mm. Infine il prezzo del kit telaio, già disponibile presso i rivenditori Bianchi, è di 5.449 euro.
Ecco il nuovo body per la Bahrain Victorious, prodotto da Alè appositamente per il Tour de France. Tre tessuti diversi. Progettato in galleria del vento
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
La lista delle defezioni di atleti e federazioni al mondiale in Rwanda è iniziata da diverso tempo ed è in continuo aggiornamento. Al netto del recentissimo e riemerso conflitto nella parte orientale della confinante Repubblica Democratica del Congo, tenuto sotto osservazione dall’UCI che ha già diffuso una nota ufficiale sulla (per ora) regolare organizzazione della rassegna iridata, i forfait verso il centro dell’Africa avevano anche radici espressamente tecniche. In particolare in casa azzurri sono già arrivati l’irritazione di Marco Velo e i “no” di Ganna e Guazzini per la crono e l’impressione che altri specialisti puri del “tic-tac” si accoderanno ai due azzurri (in apertura, Ganna nella crono di Perugia del Giro: veloce fino alla salita finale in cui Pogacar ebbe la meglio).
Già l’anno scorso il tracciato di Zurigo era risultato un po’ border line, soprattutto per la pericolosità di una lunga discesa ripida, stretta e veloce, anche se poi accontentò tutti e ne uscì una crono da oltre 52 chilometri di media oraria. Stavolta invece non appena sono usciti i dati delle prove contro il tempo, è parso abbastanza evidente che le altimetrie del Rwanda strizzassero l’occhio a uomini da Grandi Giri o corridori piuttosto completi. Cosa scatta quindi nella mente dello specialista? La molla per prepararsi a puntino per una sfida nuova e stimolante oppure la volontà di puntare ad altri obiettivi senza snaturarsi? Abbiamo chiesto tutto ad Adriano Malori, ormai nostro consulente per le cronometro.
L’altimetria della crono maschile. Quattro salite intermedie e l’erta finale del traguardo per un dislivello totale di 680 metriL’altimetria della crono delle donne. Tre salite intermedie e l’erta finale del traguardo per un dislivello totale di 460 metriL’altimetria della crono maschile. Quattro salite intermedie e l’erta finale del traguardo per un dislivello totale di 680 metriL’altimetria della crono delle donne. Tre salite intermedie e l’erta finale del traguardo per un dislivello totale di 460 metri
Altimetrie e planimetrie
Il percorso che si snoda attorno all’altopiano di Kigali assume la forma di una Y molto tortuosa, con poca pianura ed un arrivo all’insù. Quattro le ascese previste: Côte de Nyanza all’andata (2,5 km al 5,8%) e al ritorno (6,6 km al 3,5%), Côte de Peage (2 km al 6%, che non verrà fatta dalla donne) e Côte de Kimihurura (1,3 km in pavè al 6,3%) prima degli ultimi 600 metri tutti a salire. Gli uomini si confronteranno su 40,6 chilometri per un dislivello di 680 metri, le donne faranno 31,2 chilometri per un dislivello di 460 metri.
Per ritrovare un tracciato contro il tempo piuttosto anomalo, bisogna tornare al 2017 quando a Bergen in Norvegia la crono maschile si concluse in vetta a Mount Floyen e diversi atleti scelsero di cambiare la bici ai piedi della salita finale. Vinse Dumoulin davanti a Roglic (l’unico del podio a fare il cambio) e Froome al termine di una prova di 31 chilometri con 660 metri di dislivello chiusa a 41,6 km di media oraria.
Per Malori i percorsi delle crono sono stati studiati senza tener conto degli specialisti puri, ma solo per gente da Grandi GiriLa planimetria delle prova contro il tempo femminile. Si scende da una zona di Kigali e si risale arrivando in un’altra parte della capitalePer Malori i percorsi delle crono sono stati studiati senza tener conto degli specialisti puri, ma solo per gente da Grandi GiriLa planimetria delle prova contro il tempo femminile. Si scende da una zona di Kigali e si risale arrivando in un’altra parte della capitale
Scelta condivisa
Alla luce di quanto detto sopra, Malori va subito al sodo senza troppi giri di parole come sa fare lui. «I forfait già annunciati di Ganna e Guazzini – parte il preparatore parmense – sono state le scelte giuste, le stesse che avrei fatto io. Onestamente credo e spero che possano fare altrettanto anche atleti come Kung, Affini, Tarling o simili. Per me è un percorso assurdo. Lo dico da cronoman che ama quel tipo di esercizio proprio nella sua essenza. In questa crono manca il punto in cui lo specialista possa davvero spingere con una certa continuità e tenere alta la media.
«A parte i primi 8,3 km pianeggianti – prosegue il “Malo” – poi sono tutte salite ravvicinate e altrettante discese. E’ come una mini gara in linea, ma da fare singolarmente. Questa crono è adatta a gente da gare a tappe.Roglic, Evenepoel se non soffrirà in discesa, Vingegaard e Pogacar sono i favoriti. Ci metto però pure Van Aert, che secondo me sta tornando quello del 2022 quando vinse tre tappe diverse al Tour e fece terzo ad Hautacam. Tra gli italiani potrebbero andare molto forte Cattaneo e Tiberi. Anche tra le donne vedo favorita una da Grandi Giri come Longo Borghini, che per noi sarebbe un bene».
Vittoria Guazzini ha già annunciato che non farà la crono mondiale in Rwanda per il percorso poco adatto a leiVittoria Guazzini ha già annunciato che non farà la crono mondiale in Rwanda per il percorso poco adatto a lei
Strategia mediatica
Malori conosce bene il mondo del ciclismo, avendo visto da dentro come funzionano certi meccanismi per le manifestazioni più importanti. Un’idea sul perché di una crono così se la è fatta.
«La morfologia del Rwanda – spiega – probabilmente non offre alternative a percorsi da specialisti o magari non ne hanno voluti trovare in altre zone del Paese lontano dalla sede principale, come invece è successo in altre edizioni. La prendo però un po’ da lontano. Se andiamo a rivedere i percorsi dei mondiali precedenti, abbiamo visto come ci sia stata la tendenza a rendere le crono sempre meno semplici dal punto di vista altimetrico. Il caso del 2017 è più unico che raro e a mio modo di vedere incomprensibile. Nel 2023 in Scozia si arrivò su uno strappo secco in pavé, però alla fine era una crono veloce. Insomma è come se l’UCI ci volesse abituare a quest’anno perché hanno un interesse ben preciso».
Nel 2023 la crono mondiale terminava al Castello di Stirling dopo uno strappo secco sul pavè di circa un chilometroNel 2023 la crono mondiale terminava al Castello di Stirling dopo uno strappo secco sul pavè di circa un chilometro
«Tutto ciò – va avanti Malori – potrebbe essere una mossa ad hoc per avere l’ennesima sfida tra Pogacar e Vingegaard con Evenepoel terzo incomodo come all’ultimo Tour. Anche adesso che è inizio stagione, sui social si parla solo di loro. La gente vuole un confronto ovunque tra questi fenomeni. La sfida del Tour riportata al mondiale sia in linea che a crono. Forse l’UCI vuole un corridore che sia in grado di vincere tutto e gli importa molto poco dei cronoman puri.
«Attenzione però al rovescio della medaglia. Se vince tutto sempre il solito, anche le cronometro di mondiali o europei, gli stessi appassionati possono perdere interesse. Per me il Pogacar del 2024 in Rwanda può fare doppietta senza nemmeno faticare troppo. E potrebbe arrivarci dopo aver già vinto tantissimo in stagione. Se la strategia dell’UCI è quella di sfruttare il monopolio vincente di Pogacar, deve mettere in conto che la gente possa poi stancarsi di seguire le corse».
Nel 2017 in Norvegia andò in scena una crono iridata anomala. Arrivo in salita e per qualcuno (qui Kelderman) la scelta di cambiare biciNel 2017 in Norvegia andò in scena una crono iridata anomala. Arrivo in salita e per qualcuno (qui Kelderman) la scelta di cambiare bici
Obiettivi diversi
Il ragionamento di Malori torna comunque all’inizio immedesimandosi a quando si infilava nei body aerodinamici del club e della nazionale per vincere dove sa che poteva.
«Ci sono gare in cui ti devi preparare meglio o più approfonditamente – finisce la sua analisi Adriano, che da pro’ ha vinto 14 crono su 16 successi totali – altre invece dove è inutile farlo. Per essere veramente competitivo e considerando la iper specializzazione del ciclismo attuale, Ganna per questo mondiale, dovrebbe stravolgere la sua preparazione e forse anche snaturarsi un po’. Ne vale la pena?
«Lui ha già vinto due mondiali a crono e tanto altro, non ha bisogno di fare i salti mortali per questa gara. Anche perché rischierebbe di impostare una stagione su questa crono e magari raccogliere un piazzamento nei dieci o nei cinque se va bene. Già l’anno scorso ha dimostrato su un percorso poco incline a lui e dopo un periodo fuori forma, di aver fatto una grande prova. Fossi in lui mi concentrerei su altri appuntamenti per vincere. Che siano a crono o altre gare, lui ha le carte in regola per farlo».
Dopo averla... preparata nei giorni scorsi, rileggiamo con Malori la crono di Tokyo per capire che cosa insegna. Da Roglic a Ganna, passando per Van Aert