Tadej Pogacar, Milano-Sanremo 2026, vittoria, UAE Team Emirates

La Sanremo di Pogacar, costruita (anche) con i consigli di Bonifazio

24.03.2026
5 min
Salva

Tadej Pogacar ha avuto una guida d’eccezione nel suo avvicinamento, vincente, alla Milano-Sanremo, e si tratta di Niccolò Bonifazio. L’ex professionista che sulle strade dove si decide la Classicissima ci è cresciuto e sulle quali si è allenato una vita. Anche ora che non è più in gruppo e si sta preparando a nuove sfide, a partire dal triathlon di Andora.

Sul web sono girate diverse immagini dello sloveno a ruota di uno scooter, guidato proprio da Niccolò Bonifazio, mentre saliva a velocità supersonica il Poggio. Lo stesso Pogacar ha ammesso che l’ossessione verso la Milano-Sanremo lo ha portato a ripeterne infinite volte gli ultimi 30 chilometri. Il campione del mondo ha trovato in Bonifazio un alleato con i fiocchi, ricordando anche nella conferenza stampa del post gara il suo prezioso aiuto. 

Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)

«La prima Cipressa che abbiamo fatto insieme – ci racconta Bonifazio, raggiunto al telefono nei giorni dopo il trionfo di Pogacar – è stata un anno fa. Ero in zona Imperia e stavo affrontando una delle mie prime uscite in bici dopo il ritiro e l’ho visto passarmi accanto. Così l’ho raggiunto, ci siamo salutati e mi ha detto di fare qualche chilometro insieme a lui. Ci siamo trovati a salire la Cipressa e in discesa mi è venuto naturale parlare con lui a proposito delle traiettorie da prendere».

E da lì sei diventato il suo “mentore”…

Sa che abito vicino e che ho dedicato tutta la mia vita alla Sanremo, conosco queste strade a memoria. Insomma, mi sono trovato ad accompagnarlo nel fare qualche dietro moto sia sulla Cipressa che sul Poggio. 

Non un compito facile?

Assolutamente no, anche perché sono salite particolari, oltre al grande traffico (cosa che ha sottolineato lo stesso Pogacar, ndr) bisogna conoscere ogni curva. Cipressa e Poggio sono salite brevi ed esposte al vento, per cui è importante sapere di cosa ha bisogno un ciclista quando è dietro moto. Io da atleta l’ho fatta tantissime volte, per cui di esperienza ne ho.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Che consigli si danno al campione del mondo?

Pochi ma mirati, qualche confronto sulle traiettorie da tenere in discesa, quali possono essere i punti critici in salita. Alla fine ogni dettaglio conta, se guardate alla Sanremo del 2025 e quella di quest’anno ci sono tante piccole differenze che hanno permesso a Pogacar di vincere.

Quali?

Una cosa sulla quale ci siamo confrontati, per quanto riguarda le discese, è di non lasciare il tempo agli avversari di respirare. Lo scorso anno Van Der Poel ha avuto il tempo anche di fare dello stretching e di rifiatare. Quest’anno Pogacar ha preso le curve nella maniera giusta, sapeva dove pedalare, dove chiudere la traiettoria, quando rilanciare. 

Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Dietro c’è il tuo zampino?

Pogacar è eccezionale, ma qualche piccola dritta mi sono permesso di dargliela. Ad esempio: nella discesa della Cipressa c’è una curva a imbuto sulla destra, la stessa dove ero scattato io nel 2019. Lì Pogacar ha preso due o tre metri a Van Der Poel e Pidcock, questo li ha costretti a rilanciare e fare fatica. Lui era davanti e, se tieni alta la velocità, gli altri dietro non si rilassano, anzi. C’è una cosa che mi ha impressionato.

Quale?

Il suo atteggiamento dopo la caduta. E’ risalito in bici e con un grande tranquillità è tornato in gruppo, ha attaccato e poi si è messo davanti in discesa ed è andato forte mettendo in crisi gli altri. 

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
E’ l’attenzione ai dettagli che gli ha permesso di vincere?

Assolutamente. Lui a mio avviso già nel 2025 avrebbe potuto vincere, quest’anno ha trovato gli aspetti fondamentali sui quali fare la differenza. Un altro punto sul quale gli ho dato un consiglio è quello in cui sono cadute nella corsa donne, sempre nella discesa della Cipressa. Anche Pogacar in quel punto tendeva ad allungare e tagliare secco, gli ho detto di entrare più tranquillo. 

Nella discesa del Poggio Pidcock ha detto di essere sempre stato al limite…

Quella è una discesa veloce, in tre minuti finisce. Parlando con Pogacar gli ho detto che sono cinque tornanti sui quali si deve sempre rilanciare. Alla Sanremo bisogna essere mentalizzati su salita e discesa. Altrimenti gli uomini veloci, come VDP, recuperano. Tadej è stato bravo a riempire quei buchi dove di solito loro avevano modo di rifiatare. Se ci pensate lo scorso anno Ganna in discesa era rientrato. 

Le salite sono state motivo di confronto?

Sì, abbiamo parlato un po’ dell’approccio. Lo sapeva già, ma gli ho detto che la prima parte della Cipressa si fa di slancio. Mentre poi arrivi nel punto in cui spiana e hai modo di respirare, lì è importante avere un compagno che tiene alto il ritmo. La parte finale, quella più dura, inizia dopo un tornante a destra

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Si sale veloce, anche lì contano le traiettorie?

Certamente non si può fare una curva “quadrata”, parlando gli ho detto che fare bene e ad alta velocità quel tornante ti mette in condizione di affrontare il tratto duro con ottimo slancio, e dietro fanno fatica. E’ sulla Cipressa che rompi la corsa. 

Avete anche pedalato insieme mercoledì, un ultimo ripasso?

Una pedalata per rivedere il percorso, ma nessun trucchetto dell’ultimo minuto: quando si arriva a pochi giorni dalla gara si parla di altro. Si scambiano quattro battute al bar per sgomberare la mente, ormai il lavoro era stato fatto.  

Turconi e la Sanremo: emozioni, freddo, pioggia e tanta fatica

25.03.2025
5 min
Salva

Il più giovane a partire da Pavia e ad arrivare a Sanremo, un aspetto non banale se hai 19 anni e sei alla tua prima Classica Monumento. Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che è la corsa più lunga dell’anno e tu ti sei fatto 237 chilometri in fuga tutto aumenta d’importanza. Stiamo parlando di Filippo Turconi, corridore al suo secondo anno da professionista nel team Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè (in apertura foto ilciclistafotografo). Ieri pomeriggio (lunedì) quando lo raggiungiamo al telefono era appena tornato da un allenamento di tre ore. 

«Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) – dice Turconi – ho preso un po’ di pioggia. Sono uscito in bici, ma senza obiettivi specifici, giusto per pedalare e far girare le gambe. Il giorno dopo la Milano-Sanremo erano abbastanza doloranti, tanto che domenica pomeriggio ho dormito alla grande, dovevo ancora recuperare!».

La prima parte di gara è stata caratterizzata da freddo e pioggia
La prima parte di gara è stata caratterizzata da freddo e pioggia

Il primo ricordo

Prendere parte alla prima Classica Monumento della propria carriera è uno di quei momenti che nella mente di un ciclista rimangono scolpiti per tutta la vita. Riuscire ad avere un ruolo importante dentro la corsa rende il tutto ancora più speciale, senza contare che sulle strade della Sanremo c’è stato spazio anche per uno striscione dedicato al giovane Turconi.

«Erano i miei genitori con un gruppo di amici – racconta – e devo dire che non me lo aspettavo. A fine gara erano tutti contenti della mia prova, ho ricevuto davvero tanti messaggi, da amici, ex compagni di squadra e vecchi diesse e il presidente della mia squadra da junior: la Bustese Olonia. Ho ricevuto attestati di stima anche da gente che non conosco e questo mi ha fatto piacere, vuol dire che mi sono fatto riconoscere. 

Il piano era di alzare il ritmo sul Turchino per evitare che il gruppo rientrasse
Il piano era di alzare il ritmo sul Turchino per evitare che il gruppo rientrasse
Com’è stata questa esperienza alla Sanremo, partiamo dalla convocazione…

E’ stata inaspettata, non credevo di riuscire a fare una gara di questo livello così presto. Quando l’ho saputo sono rimasto stupito. Da un lato ero anche spaventato perché una gara così lunga non l’avevo mai fatta, sia per chilometri che per ore in bici. La mia paura principale era quella di non riuscire a finire la gara. Poi nei giorni di avvicinamento ho pensato che entrare nella fuga iniziale mi sarebbe tornato utile. 

Perché?

Quando sei davanti non subisci il ritmo del gruppo, che in certi punti sarebbe stato davvero elevato, ma mantieni un’andatura costante. Se sei in fuga hai una posizione di vantaggio, sono gli altri che devono venirti a prendere. Ho sfruttato il fatto che ci fosse Marcellusi nel primo gruppetto che si è avvantaggiato per rientrare e far parte della fuga di giornata. Lui mi ha dato qualche consiglio, come quello di non esagerare troppo nello sforzo nei primi 100 chilometri. 

Negli ultimi 50 chilometri il ritmo si è alzato notevolmente, con la corsa che è esplosa sui Capi
Negli ultimi 50 chilometri il ritmo si è alzato notevolmente, con la corsa che è esplosa sui Capi
Il clima non vi ha aiutato nella prima parte…

Dentro di me ho detto: «Cavolo, già è una gara lunga, se poi ci si mettono anche pioggia e freddo…». Però le previsioni non davano pioggia, ma solo nuvoloso. Così sono partito abbastanza coperto, ma non troppo. Nella prima ora e mezza ho sofferto il freddo, tanto che mi sono dovuto fermare per allacciare la mantellina perché avevo le mani congelate. 

Poi finita la discesa del Turchino è spuntato il sole…

E’ iniziata un’altra gara, nell’arco di 4 chilometri siamo passati dall’essere coperti a pedalare in maglietta e pantaloncini. Toglierti gli indumenti umidi ti dà uno sprint emotivo in più. Abbiamo anche ripreso vantaggio sul gruppo. Sembra una banalità, ma tutti questi fattori ci hanno dato grande spinta, tanto che ci siamo messi in doppia fila e siamo andati regolarmente sopra i 50 chilometri orari. 

Turconi, una volta ripresa la fuga, ha proseguito da solo fino all’arrivo: 35 chilometri interminabili
Turconi, una volta ripresa la fuga, ha proseguito da solo fino all’arrivo: 35 chilometri interminabili
Poi sono arrivati i Capi e la corsa è esplosa.

Nell’arco di pochi chilometri ci hanno recuperato davvero tanti minuti. Già da Capo Mele avevo capito che le energie stavano finendo, ho provato a tenere duro, ma sull’ultimo dei tre, il Berta, avevo le gambe in croce e il gruppo mi ha ripreso. 

Com’è andata poi?

Volevo onorare la corsa e portarla a termine nel migliore dei modi. Dalla fine dei Capi fino a Sanremo sono stati i 35 chilometri più lunghi della mia vita. Speravo di riprendere qualcuno, ma non arrivava nessuno, sono stato solo per tutto quel tempo. Dietro di me avevo solo l’ammiraglia. 

Eccolo sul traguardo di Sanremo, sfinito ma appagato per aver portato a termine la sua prima Sanremo (foto ilciclistafotografo)
Eccolo sul traguardo di Sanremo, sfinito ma appagato per aver portato a termine la sua prima Sanremo (foto ilciclistafotografo)
Ti sei goduto il bagno di folla su Cipressa e Poggio?

E’ stato bellissimo. Sono state le due salite dove ho fatto più fatica in tutta la mia vita, perché non andavo su, però è stato questo il bello. Sembrava non finissero più e a bordo strada c’era un pubblico che non avevo mai visto. Nell’ultimo chilometro del Poggio ero distrutto ma contentissimo, perché sapevo di averla finita, inoltre c’era ancora tantissimo entusiasmo a bordo strada. 

Quando hai visto il triangolo rosso dell’ultimo chilometro cosa hai pensato?

E’ stato un sollievo, ho detto: «E’ finita». Me lo sono goduto come se l’avessi vinta. Una vittoria personale.

Il premio per questa vittoria qual è stato?

Mi sono fermato a mangiare in trattoria. Una bella tagliata come premio per le mie fatiche. Dopo ho dormito, ero distrutto!

“Maga” Bronzini legge la sfera di cristallo per lo sprint di via Roma

21.03.2025
5 min
Salva

Quando correva non a caso il suo soprannome era “maga”. Giorgia Bronzini sapeva leggere le carte della corsa e prevedere il futuro di certe azioni. Alcune delle sue vittorie più importanti sono arrivate grazie a queste capacità e alla serenità nei momenti più frenetici. Anche da quando è salita in ammiraglia le ha mantenute, nonostante non sia sempre facile azzeccarci con un ciclismo femminile molto diverso dai suoi tempi. In vista della Milano-Sanremo Women abbiamo voluto chiederle cosa vede nella sua sfera di cristallo.

L’appuntamento della “Classicissima” al femminile è fissato per domani e la sabbia nella clessidra sta già scorrendo. Partenza da Genova alle 10,35 ed arrivo in via Roma a Sanremo dopo 156 chilometri attorno alle 14,20, circa due ore e mezza prima dei pro’. I tre Capi, la Cipressa e il Poggio sono le asperità che potrebbero far evolvere la corsa, ma come succede negli uomini, anche nelle donne il pronostico resta aperto. Si potesse giocare al vecchio totocalcio, sarebbe una gara da “1X2”. Bronzini ci ha dato la sua solita sincera opinione, prendendo spunto anche dalla antesignana della Sanremo Women che si è corsa per l’ultima volta vent’anni fa.

Bronzini ha corso un paio di edizioni della Primavera Rosa. Nel 2005 era compagna di squadra di Nicole Cooke, seconda classificata
Bronzini ha corso un paio di edizioni della Primavera Rosa. Nel 2005 era compagna di squadra di Nicole Cooke, seconda classificata
Tu che hai corso qualche edizione della Primavera Rosa, che era l’attuale Sanremo Women, che ricordo hai della gara?

Di quella gara ricordo la fatica (sorride, ndr). Ai tempi in cui l’ho corsa non ero proprio la Bronzini del finale di carriera. Le salite le soffrivo. Poi correvo in una delle squadre più forti del periodo e tiravo per le mie capitane. Una di loro era Nicole Cooke che fece seconda di un niente nel 2005 (l’ultimo anno in cui si corse, ndr). Ovviamente mi sarebbe piaciuto che avessero organizzato altre edizioni proprio per la spettacolarità della gara. E poi perché all’epoca era una delle poche che avrebbe sfruttato il pubblico in strada per la corsa maschile. Noi atlete l’avremmo sentita di più. Ci è mancata e sono davvero contenta che sia tornata in calendario.

La Sanremo Women sarà di 156 chilometri. Secondo te, visto che la gara maschile è la più lunga in assoluto, ti saresti aspettata che avesse un chilometraggio più alto oppure l’attuale distanza va bene così?

Rispetto alla Primavera Rosa che era di 120 chilometri, penso che la lunghezza della nostra Sanremo sia più che sufficiente. Anche perché non sono assolutamente d’accordo nel portare le gare sempre a distanze e durezze maggiori o sempre più imprevedibili o con più ostacoli. I rischi aumentano e l’eccesso non va mai bene. Così come non sono d’accordo su alcune gare maschili. Si sta portando il ciclismo in generale troppo all’estremo. E’ una cosa negativa per tutti. Dobbiamo ricordare che i corridori non sono dei giullari, ma persone umane. Se la gente vuole un certo tipo di spettacolo, deve guardare i film e non le gare ciclistiche. Questo almeno è ciò che penso io.

Alla Sanremo la Human ci arriva senza le leader Edwards e De Jong infortunate. Malcotti sarà la punta (foto Oskar Scarsbrook)
Alla Sanremo la Human ci arriva senza le leader Edwards e De Jong infortunate. Malcotti sarà la punta (foto Oskar Scarsbrook)
Secondo te come lavoreranno le squadre che hanno solo la velocista come prima punta?

Le squadre che puntano sulle loro ruote veloci dovranno cercare di tenere tutto chiuso. O se dovesse evadere una fuga, dovranno tenerla controllata. Dovranno guardare bene chi c’è dentro e poi ricucire senza strappi, proteggendo la velocista in sicurezza senza sprecare nulla.

E invece come si comporteranno le squadre che hanno altri tipi di corridori?

Queste formazioni secondo me cercheranno di sfruttare qualsiasi opportunità si presenterà, magari anche su ogni minimo cavalcavia o dislivello, non solo sulle cinque salite. E’ facile che di scatti o allunghi ne facciano tanti. Il loro obiettivo sarà quello di stremare le gambe delle velociste e tagliarle fuori dal finale.

Le formazioni che vorranno arrivare in volata alla Sanremo Women dovranno tenere chiusa la corsa il più possibile
Le formazioni che vorranno arrivare in volata alla Sanremo Women dovranno tenere chiusa la corsa il più possibile
La Human della diesse Giorgia Bronzini come affronterà la corsa a livello tattico, se si può dire?

Onestamente per noi non è un momento felice e stiamo soffrendo come squadra. Purtroppo saremo al via con una formazione che non era quella pronosticata. Le nostre punte sono fuori gioco. Ruth Edwards si è dislocata una spalla alla Strade Bianche e Thalita De Jong si è rotta la clavicola al Trofeo Binda. La nostra leader sarà Barbara Malcotti, che fa parte di quelle atlete non veloci cui facevo riferimento prima.

Quindi animerete la corsa?

Noi della Human non faremo il forcing, ci adatteremo alla situazione. Studierò la gara in base alla composizione delle altre squadre e capire chi potrebbe fare gara dura. Daremo indicazioni a Barbara e le altre compagne saranno di supporto a lei. Non credo che sarà una novità per le altre squadre come ci comporteremo noi. Non abbiamo i numeri per sorprenderle. Tuttavia partiamo per portare a casa il meglio possibile per noi ed essere combattive.

Potrebbe evadere una fuga all’inizio e verificarsi un caso simile come alla Omloop Nieuwsblad?

Non penso che alla Sanremo possa succedere ciò che abbiamo visto in Belgio perché quello è stato un episodio che ha fatto scalpore, più unico che raro. Le squadre favorite non perderanno questa occasione, anche perché nel frattempo le scalatrici si sono misurate fra loro, vedendo cosa c’è da fare. Non faranno arrivare lontano la fuga a meno che in quella azione ci siano pedine importanti o delle seconde scelte di livello.

Esordio stagionale. Kopecky durante la recon della Sanremo Women. Per Bronzini è la favorita principale (foto instagram)
Esordio stagionale. Kopecky durante la recon della Sanremo Women. Per Bronzini è la favorita principale (foto instagram)
Fatte tutte queste ipotesi tecnico-tattiche, la maga Giorgia Bronzini guarda la sua sfera di cristallo e… chi vince la Sanremo Women? E perché?

Nel pronostico tutti dicono che attaccherà Kopecky e quando lei attacca non lo fa a caso. La gara ha caratteristiche che le si addicono sia che diventi dura sia che lo sia un po’ meno. Non penso nemmeno abbia scelto a caso di esordire alla Sanremo in questa stagione. Oltre a Kopecky, tra le favorite vedo Balsamo che ha fatto una grande corsa a Cittiglio, non solo per la vittoria, ma anche per come l’ha condotta. E non dimentichiamoci dell’altra Elisa, ovvero Longo Borghini. Se la gara diventerà estremamente dura penso che lei assieme a Vollering saranno quelle più avvantaggiate. Infine inserirei anche Vos, perché lei quando corre queste gare è difficile da tenere a bada.

Sanremo Donne: Cecchini ci guida nella lettura del percorso

10.03.2025
6 min
Salva

E’ stato presentato mercoledì 5 marzo il percorso della Sanremo Women: 156 chilometri da Genova alla città dei fiori. Il traguardo di Via Roma ospiterà anche l’arrivo della corsa femminile, una corsa che ha già aperto il dibattito sul suo svolgimento. Terminato l’impegno della Strade Bianche e dopo il Trofeo Binda il gruppo si porterà sulla riviera ligure per ispezionare ogni singolo dettaglio. Alcune atlete però hanno già avuto modo di fare una ricognizione del percorso, una di queste è Elena Cecchini, scudiera della SD Worx-Protime.

«Pensare che ci saranno tre settimane di gara qui in Italia – dice Cecchini – è molto stimolante. Anche a livello logistico è una bella notizia per gare come il Trofeo Binda, perché il parterre sarà di primissimo piano. E’ una bellissima gara e spostarla di una settimana in anticipo è stata diciamo la scelta vincente,  sia per noi ragazze che per gli organizzatori. Concludere poi questo periodo di gare con il ritorno della Sanremo è un bel segnale per il ciclismo femminile». 

La presentazione della Sanremo Women è avvenuta a Genova, sede di partenza della corsa
La presentazione della Sanremo Women è avvenuta a Genova, sede di partenza della corsa

Prendere confidenza

Nelle ultime settimane è capitato spesso di vedere, grazie ai social, molte atlete che sono andate ad allenarsi sulla Cipressa e sul Poggio

«Anche io – prosegue Cecchini – ho approfittato del tempo trascorso a Monaco insieme a Elia (Viviani, ndr) per vederle metro per metro. Devo essere sincera, in allenamento negli anni passati non le ho affrontate tanto. Però negli ultimi due mesi ci sono stata più volte e una delle prime è stato a febbraio con Viviani. Pedalavamo piano e lui intanto mi spiegava ogni dettaglio, mi diceva: «qui da noi succede così». Avere dei riferimenti visivi ci darà una grande mano in corsa. Nelle settimane scorse sono ritornata insieme a Vittoria Guazzini, che è stata qui a Monaco un paio di giorni. Il primo abbiamo visto ancora Cipressa e Poggio, mentre il giorno seguente siamo andate sui Capi

Quali dettagli hai raccolto con il tuo occhio esperto?

I Capi è stato un bene vederli prima, per sapere cosa aspettarmi e per capire il posizionamento da avere in quella fase di corsa. La cosa che mi ha colpito maggiormente è la distanza tra l’ultimo Capo, il Berta, e la Cipressa. Pensavo ci fossero più chilometri, e invece ne passano solamente una decina. Tra l’altro la strada sul lungomare è molto veloce e in gara si andrà fortissimo per prendere davanti la Cipressa. Sarà importante non spendere troppe energie sui Capi ma comunque restare davanti

Una corsa difficile da leggere?

Può andare in mille modi. La verità è che dipenderà dal vento, su cinque volte che sono stata a visionare Cipressa e Poggio, quattro volte era favorevole e una volta era nel senso opposto. E poi nel ciclismo femminile le prime edizioni sono sempre difficili da interpretare, quindi non escludo veramente nessun tipo di scenario per la Sanremo. 

Pensi che ci potrà essere selezione fin dai Capi?

Sì anche perché sono tre e abbastanza in fila e fare la differenza non sarà difficile, soprattutto se fatti forte. Sono salite che se fatte ad alto ritmo sono super selettive ma ci dovranno essere delle squadre che sacrificano tutte le loro atlete per una leader. Ci saranno dei team che vorranno rendere la gara molto dura e ce ne sono altri a cui va bene arrivare in un gruppo ristretto perché avranno una velocista forte. 

Che scenario ti immagini?

Se una squadra decide di lavorare tanto fin dai Capi deve avere la forza per farlo e non lasciare la capitana da sola quando inizierà la Cipressa. Non so cosa decideremo di fare però noi avremo sia Kopecky che Wiebes, quindi ci potrebbe andare bene anche una volata a ranghi ristretti. Però ci sono squadre, come la FDJ penso e la UAE, che vorranno fare una gara estremamente dura.

La UAE ADQ sarà una delle squadre che vorrà fare corsa dura su Cipressa e Poggio per avvantaggiare Elisa Longo Borghini
La UAE ADQ sarà una delle squadre che vorrà fare corsa dura su Cipressa e Poggio per avvantaggiare Elisa Longo Borghini
Pensi che le velociste possano tenere su Cipressa e Poggio? 

Solo se sono in giornata di grazia. Sono salite che saranno fatte davvero forte.

Atlete come Longo Borghini e Vollering potrebbero riuscire a fare la differenza?

Le due che avete menzionato sicuramente. Nel ciclismo femminile serve molto meno per fare tanta differenza in salita, lo si vede al Binda dove una salita di 2 chilometri fa sempre disastri. In una corsa come la Sanremo si può fare la differenza, ma probabilmente anche una ragazza appena sotto il loro livello come la Lippert potrebbe non staccarsi su salite come quelle. 

Voi avrete una squadra per tenere in mano la corsa tutto il tempo?

Non penso. Avremo delle atlete che vanno bene in qualsiasi situazione. Penso che con i rostri che abbiamo possiamo essere in grado di coprire qualsiasi situazione. Saremo pronte per diversi scenari, se arriva un gruppetto Wiebes può dire la sua in volata. Al contrario Kopecky dovrebbe essere in grado di seguire gli attacchi

L’atleta più in forma al momento è Demi Vollering, ma il percorso della Sanremo sarà abbastanza duro per fare selezione?
L’atleta più in forma al momento è Demi Vollering, ma il percorso della Sanremo sarà abbastanza duro per fare selezione?
E invece sulle discese di Cipressa e Poggio

Sono entrambe corte, ma quando arrivi in cima sei davvero a tutta e non hai tempo di rifiatare. Specie sulla discesa del Poggio potrà fare la differenza, come è accaduto tra gli uomini. Anche da noi ci sono ragazze con abilità superiori in discesa e potranno provare ad allungare. Da quello che ho visto nei giorni scorsi le curve della discesa del Poggio sono impegnative e ti portano sempre fuori. Ci tengo infatti che le mie compagne la vedano più volte perché sarà importante.

Si può pensare ad un attacco dalla Cipressa?

Magari l’azione vincente sì, però serve un gruppetto in grado di fare velocità. Il fattore vento inciderà tanto. Se un’atleta va via da sola è chiaro che da dietro si fa di tutto per chiudere, però se esce un gruppetto con una composizione che va bene a tutte le squadre è sicuramente una mossa che può arrivare fino alla fine.

Per Nizzolo ripetizioni di Sanremo, con “prof” Paolini

18.02.2023
5 min
Salva

Con lo scoccare della mezzanotte siamo entrati nei trenta giorni che ci portano alla Milano-Sanremo, la Classicissima di Primavera si correrà il 18 marzo. C’è chi ha già iniziato a percorrere le strade della Liguria. Dove il mare accarezza dolcemente la costa, fermandosi a pochi metri dall’asfalto, teatro della battaglia ciclistica che andrà in atto. Giacomo Nizzolo, guidato dall’amico Luca Paolini ha già iniziato a visionare il percorso (i due sono insieme sulla Cipressa in apertura, foto Instagram/Nizzolo). Rispetto agli anni scorsi cambia solo la partenza, da Abbiategrasso, ma è sempre bene rinfrescarsi la memoria. 

La stagione di Nizzolo è iniziata dalla Vuelta a San Juan
La stagione di Nizzolo è iniziata dalla Vuelta a San Juan

Un amore da Milano a Sanremo

Il corridore della Israel Premier Tech, milanese di nascita come Paolini, la sente vicina a sé questa corsa. E un cerchio sul calendario, in data 18 marzo, Nizzolo lo ha fatto sicuramente.

«Ci tiene particolarmente alla Milano-Sanremo – conferma Paolini – si vede da come la prepara fin dall’inverno. Fare una ricognizione più di un mese prima (i due sono andati a visionare il percorso il 6 febbraio, ndr) è importante. Fa capire come nella testa di Nizzolo questo sia un obiettivo concreto. “Accendere il motore” e muovere le prime pedalate su quelle strade è utile per alzare la concentrazione e fare tutto nel migliore dei modi».

Il milanese della Israel Premier Tech ha preso le misure con le prime volate, per lui due piazzamenti nei primi tre in Argentina
Il milanese della Israel Premier Tech ha preso le misure con le prime volate, per lui due piazzamenti nei primi tre in Argentina
Una ricognizione anticipata, di cosa avete parlato?

Si è parlato davvero di tutto, anche di dove fare i bisogni. Nizzolo conosce bene queste strade, ma serviva fare un recap mentale e dare un occhio al passato.

Da dove siete partiti?

Da Loano, abbiamo fatto due volte la zona dei Capi e poi fino a Sanremo con Cipressa e Poggio. Non è un percorso difficile, la Sanremo è davvero semplice da questo punto di vista. 

La differenza la fanno i chilometri, quasi trecento…

E’ tutto amplificato. Le medie, soprattutto negli ultimi anni, sono elevatissime. Bisogna essere sereni di testa, su una distanza così ampia ogni cosa che fai ha un peso. Devi rischiare di perderla per poi vincerla, ci sono cose che non ha senso fare.

Vent’anni fa Paolini (sullo sfondo) aiutò Bettini a vincere la sua Milano-Sanremo
Vent’anni fa Paolini (sullo sfondo) aiutò Bettini a vincere la sua Milano-Sanremo
Per esempio?

Ricordo che quando correvo ero in Katusha, nel 2015, al mio ultimo anno da professionista, avevo detto alla squadra di non fare il rifornimento fisso a Ovada. Manca così tanto alla fine che si ha tutto il tempo di andare all’ammiraglia per prendere il necessario. Si toglie un pericolo e si evita stress inutile. 

Dove si inizia a fare la corsa?

Dai Capi, senza alcun dubbio. A Capo Berta, l’ultimo dei tre, si dividono i corridori veri dagli altri. La discesa è tortuosa e la velocità si alza tantissimo. Poi si attraversa Imperia, un passaggio tortuoso ed insidioso che tutti vogliono prendere in testa. 

Da quel momento tasche vuote e gambe piene.

Assolutamente. L’alimentazione bisogna curarla prima, dopo i Capi il tempo per mangiare non c’è. Se ti devi alimentare da Imperia in poi vuol dire che hai sbagliato qualcosa.

Nizzolo Sanremo 2022
Nizzolo ha chiuso la Sanremo dello scorso anno al 18° posto. Con una mano fratturata
Nizzolo Sanremo 2022
Nizzolo ha chiuso la Sanremo dello scorso anno al 18° posto. Con una mano fratturata
Quando capisci di stare bene?

Se un corridore è in condizione lo scopre andando avanti con i chilometri, se stai nelle prime posizione quando tutti accelerano vuol dire che la gamba è piena. 

E se invece non ci si sente al 100 per cento?

Un campione impara a gestirsi: nell’utilizzo dei rapporti, delle scie e tante piccole cose.  Nizzolo ne ha corse tante e l’esperienza ce l’ha, può giocare su questi dettagli.

Tu nei hai corse tante, hai imparato tanti segreti da condividere con Nizzolo.

Ho lottato contro tantissimi corridori: Freire, Bettini, Zabel, Sagan, CancellaraNon avevo il loro motore ed ho imparato a centellinare ogni singola energia. Sono arrivato terzo per due volte, ci sono cose che impari e ti tranquillizzano. Ma quello che ho detto a Giacomo potrò dirlo solo dopo la corsa (dice con una risata, ndr). 

La UAE Emirates l’anno scorso aveva una tattica dichiarata fin da Milano: forcing sulla Cipressa
La UAE Emirates l’anno scorso aveva una tattica dichiarata fin da Milano: forcing sulla Cipressa
In una corsa così semplice la carta da giocare è una sola…

Quando fai la tua mossa devi essere sicuro che sia quello il momento giusto. Non puoi permetterti di sbagliare i tempi d’azione.

Hai parlato di passato, la Cipressa è un passaggio importante, lo è sempre stato. 

Bettini aveva provato a fare il forcing sulla Cipressa e l’anno scorso ci ha provato la UAE. Sono dell’idea che Pogacar abbia solo preso le misure, nel 2022 sul Poggio ha sbagliato i tempi, ma ha imparato. Alla Sanremo ogni errore ti fa da insegnante per l’anno successivo. 

Quali altri punti avete visionato?

Ci siamo soffermati su quelli dove è più facile passare, considerando che ci sono dei tratti nei quali devi stare dietro. Non è un Fiandre o una Roubaix dove le strade sono strette e bisogna stare sempre nei primi dieci. Alla Sanremo stai bene se sei in trentesima posizione, quella è la posizione giusta. 

La Sanremo del 2022 ha rappresentato il rientro alle corse per VDP, terzo. Anche lui ha preso le misure per il 2023?
La Sanremo del 2022 ha rappresentato il rientro alle corse per VDP, che ha colto il terzo posto
Meteo permettendo…

Quella è l’unica incognita, le discese della Sanremo sono tortuose e di non facile lettura. E poi una pioggia continua per 300 chilometri contribuisce a scremare il gruppo. Molti corridori con l’acqua si autoeliminano, se hai una buona forza mentale fai la differenza. 

Hai nominato Pogacar, ma con tutti i campioni che girano un velocista come Nizzolo può dire la sua?

Giacomo è un corridore resistente, nel corso degli anni ha perso esplosività aumentando il fondo. Nel 2022 è scollinato con i primi ed è caduto in discesa, ha dimostrato di poter stare con loro. Poi ha un grande spunto veloce e dopo 300 chilometri potrà farlo valere.

Cosa succede se la UAE Emirates attacca fortissimo sulla Cipressa?

18.03.2022
4 min
Salva

Lo scenario che si va delineando in vista della Sanremo ha un doppio svolgimento. Da una parte c’è la solita corsa, quella con i velocisti che tenteranno di opporsi allo scatto sul Poggio. E poi c’è la Sanremo di Pogacar, che sembra volersi inventare un copione tutto suo. La voce secondo cui la UAE Emirates sarebbe al via con una squadra di scalatori e le parole di Tadej nella conferenza stampa finale della Tirreno-Adriatico fanno pensare che lo sloveno non si accontenterà del Poggio. E questo, nel ciclismo iperveloce degli ultimi anni, è di certo un’anomalia. Bisogna andare indietro al 1996 di Gabriele Colombo per trovare una Sanremo decisa da un attacco sulla Cipressa.

L’ultima Sanremo decisa da un attacco sulla Cipressa fu quella di Colombo nel 1996, su Gontchenkov e Coppolillo
L’ultima Sanremo decisa da un attacco sulla Cipressa fu quella di Colombo nel 1996

Attacco sulla Cipressa

Uno che la Sanremo non l’ha mai vinta, ma si chiama Michele perché quando nacque, nel 1970, Michele Dancelli vinse la Classicissima, è il toscano Bartoli. Nelle sue 11 partecipazioni, spiccano due quinti posti: quasi dei capolavori, vista l’allergia alla polvere degli ulivi, che gli impediva di respirare bene nel finale sanremese. Fra i suoi tentativi, è impossibile dimenticare l’attacco con Pantani proprio sulla Cipressa nel 1999, ma anche quello naufragò. Che cosa potrebbe inventarsi Pogacar?

«Lui deve fare la corsa dalla Cipressa – parte deciso Michele – perché è fortissimo, ma sul Poggio ritengo non abbia la strada per fare la differenza. Lassù non levi di ruota Van Aert. Al massimo fai una lunga fila, ma non li stacchi. Ma se la squadra porta tanti scalatori, allora il progetto cambia faccia. Se punti la Cipressa come se ci fosse l’arrivo in cima, allora la corsa esplode».

Bartoli e Pantani attaccarono dalla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzata
Bartoli e Pantani attaccarono dalla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzata
Perché dici che non avrebbe strada sul Poggio?

Lassù c’è da tenere in conto che la pendenza non è come sul Carpegna e poi c’è vento. Sul Carpegna salivano a 25 all’ora e l’utilizzo dei watt è stato lo stesso per tutti, davanti oppure a ruota. Lo scatto per fare il vuoto sul Poggio devi farlo a 40-45 all’ora e in quel caso chi sta a ruota risparmia tanto. Su un percorso veloce può avere una riserva del 2 per cento, non si va via. Per andare via a quella velocità, serve un margine del 30 per cento, ma parliamo di numeri improponibili.

Nibali però riuscì a farlo…

Nibali si giocò la carta della sorpresa e quando attaccò non si misero subito d’accordo per seguirlo. Nessuno se lo aspettava. Lui invece è Pogacar, appena si muove si apre la caccia. Sarà guardato e se attacca, ha tutto il gruppo a ruota.

Pogacar ha già provato l’allungo sulla Cipressa. Era il 2020, con lui Ciccone
Pogacar ha già provato l’allungo sulla Cipressa. Era il 2020, con lui Ciccone
Meglio la Cipressa?

La Sanremo è una corsa rognosa, ma nessuno ha mai portato una squadra di scalatori per attaccare sulla Cipressa. Col “Panta” facemmo un grande attacco. Partì prima lui e poi io gli andai dietro e diedi il mio impulso, ma fu l’attacco di due corridori isolati. Se invece porti la squadra, allora vuoi fare un attacco organizzato, tenendo poi semmai due uomini di scorta per il Poggio.

Attacco di squadra o azione solitaria dalla Cipressa a Sanremo?

Da solo non può neanche lui. Non è la Strade Bianche, in cui c’è una difficoltà dietro l’altra. Dopo la Cipressa è lunga andare al Poggio. Ma se parte, quelli forti non lo lasciano andare. E se si forma un gruppetto importante, allora è diverso. Ne porta via quattro, magari anche Van Aert (avrei detto Alaphilippe se non si fosse ammalato) e allora la storia cambia. Perché dietro ci sarebbero meno squadre per tirare…

Van Aert non si stacca. Nel 2020 sul Poggio rispose ad Alaphilippe e lo bruciò in volata
Van Aert non si stacca. Nel 2020 sul Poggio rispose ad Alaphilippe e lo bruciò in volata
Pensi che Pogacar possa vincere la Sanremo?

Vincere non è facile. Lui vince con facilità quando ha il terreno adatto. E’ una vita complicata. E adesso si troverà davanti Van Aert, che alla Parigi-Nizza ha impressionato. Chiunque di loro due si muova, avrà il gruppo a ruota. Sempre che il gruppo ce la faccia a prenderli…