Loda 2022

Da pro’ ai ragazzi, le mille vite di Nicola Loda

28.02.2022
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Dopo ben 12 anni fra i professionisti, una carriera da prezioso gregario conclusa nel 2006, Nicola Loda si è rimesso in gioco senza mai lasciare la bici. Anzi, le sue attività sono andate moltiplicandosi, fino all’ultima, per alcuni versi la più importante perché gli dà modo di trasmettere la sua eredità, le sue esperienze ai più giovani. Da qualche tempo infatti il cinquantenne bresciano lo vediamo in giro per i campi da ciclocross, a trasmettere la sua passione ai più giovani.

Potrebbe sembrare strano, ma Loda è stato uno dei tanti stradisti che è venuto fuori proprio dall’attività sui prati. «Mi è sempre piaciuto – dice – lo facevo da ragazzo e ho ricominciato a farlo dopo come semplice appassionato, ma a dir la verità quando ho smesso mi sono dedicato al motocross e me la cavavo più che bene. Ho vinto due titoli regionali e sono stato terzo agli italiani, sempre fra gli amatori».

Poi hai smesso?

Non avrei voluto, ma quando ho fatto il conto delle fratture riportate, fra cui 4 costole e due volte al bacino per un totale di 11 ho capito che era arrivato il momento di dire basta e mettere la moto in garage… Ma mi è costato perché mi divertivo tanto. Io sono preparatore atletico e lavoravo con gente come Alessandro Botturi, Manuel Mondi, tutti corridori ai vertici del motocross italiano nell’enduro, mi divertivo con loro e spesso si sgassava per i circuiti.

Loda Motori 2005
La passione per i motori è di vecchia data: Loda ha anche vinto titoli regionali di motocross amatoriale
Loda Motori 2005
La passione per i motori è di vecchia data: Loda ha anche vinto titoli regionali di motocross amatoriale
Com’è nata la tua attività con i ragazzi?

Messa da parte la moto sono tornato a fare ciclocross, un paio di anni fa Paolo Zanesi del Team Piton mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto lavorare con i suoi ragazzi. Ho accettato volentieri perché mi è sempre piaciuto rimanere a contatto con i più giovani, provare a insegnare qualcosa di quello che ho imparato. Il rapporto con loro è stupendo, va ben al di là delle vittorie.

Perché?

Perché li vedo crescere piano piano, vedo che si temprano, che affrontano le gare con grinta come facevo io alla loro età. Quando c’è brutto tempo non si spaventano minimamente, anzi si mettono in gioco con ancora più entusiasmo. Poi, parallelamente, si instaura quel rapporto che li porta a confidarsi, a parlare di ciclismo ma anche di altro, a chiedermi consigli. Mi fanno tornare giovane…

Loda Fassa 2000
Nicola Loda è nato a Brescia il 27 luglio ’71. Pro’ dal ’94 al 2006, ha vinto 7 corse
Loda Fassa 2000
Nicola Loda è nato a Brescia il 27 luglio ’71. Pro’ dal ’94 al 2006, ha vinto 7 corse
Ti rivedi in loro?

Tantissimo, rivedo quello spirito che mi portò a gettarmi in questa attività. Spesso parlando cerco loro di far capire che cos’è il ciclismo, quanti sacrifici comporta, ma dico sempre loro che se uno scarso come me ha fatto 14 anni di professionismo, significa che davvero la strada è percorribile, se hai carattere.

Come vanno i tuoi ragazzi?

Direi che le nostre soddisfazioni ce le siamo prese. Arianna ed Elisa Bianchi (con lui nella foto d’apertura) hanno fatto prima e terza di categoria agli Assoluti, Baruzzi è giunto terzo, nel complesso quando conquisti 3 podi con 6 elementi a disposizione significa che hai lavorato bene e hai ottimo materiale fra le mani. Fra questi ragazzi ci sono i possibili atleti di domani, ma perché ciò avvenga non dipende solo dai risultati, è qualcosa che deve nascere da dentro.

Fanno solo ciclocross?

No, Baruzzi già corre su strada, io gli do qualche consiglio ma non voglio invadere il campo, ha una sua squadra e un suo preparatore per quello, però sa che ci sono. Elisa va in mtb. Rispetto ai miei tempi comunque riscontro che è vero che l’età per emergere si è abbassata, ma io vorrei che per loro il ciclismo mantenesse ancora quell’aspetto di gioco, di divertimento che è giusto per la loro età.

Loda Giovani 2022
Insegnare ai più giovani e nel frattempo divertirsi nelle Granfondo. La bici resta il trait union della sua vita
Loda Giovani 2022
Insegnare ai più giovani e nel frattempo divertirsi nelle Granfondo. La bici resta il trait union della sua vita
E’ diverso rispetto ai tempi tuoi?

Enormemente. Io a 16 anni uscivo e mi allenavo, sapevo se fare distanza o qualche lavoro specifico, ma andavamo a sensazione, ci si incontrava davanti al bar, si faceva sosta per un caffè… Ed era un bel gruppo: Velo, Zaina, Bontempi, tutta gente che ha vinto tanto. Oggi a 16 anni li vedi con il cardio al polso, senti che escono per fare tot minuti così e tot in quell’altra maniera, concentrati sugli allenamenti, dipendenti da tabelle, computer, numeri. Il divertimento dov’è?

Intanto la tua squadra di Granfondo va avanti…

Già, ecco un’altra passione. Quando ho smesso sono stato lontano anni dalla bici, poi però, lavorando alla Palestra Millennium, in tanti venivano da me sapendo il mio passato e mi chiedevano di allenarli. Il gruppo è andato aumentando e pedalando con loro mi è rivenuta la voglia. Alla fine il numero di tesserati per il Team Loda Millennium ha superato i 200… Di loro una trentina fanno le Granfondo agonisticamente, la maggior parte per divertirsi e visitare i posti.

Loda Belgrado 2021
In una gelida giornata a Sarajevo (BIH) Loda ha conquistato nel 2021 il titolo mondiale di Granfondo amatori
Loda Belgrado 2021
In una gelida giornata a Sarajevo (BIH) Loda ha conquistato nel 2021 il titolo mondiale di Granfondo amatori
E tu?

Non posso farci niente, io nella bici ho sempre visto qualcosa di agonistico. Non è che faccia nulla di particolare, mi tengo solo in forma e quando corro cerco di fare il meglio. Così sono arrivate vittorie e addirittura un titolo mondiale di categoria, a Sarajevo. Ma ve lo immaginate Nicola Loda campione del mondo?

Raccontaci…

Era stata una gara mica da ridere, 2.500 metri di dislivello, pioggia e freddo e il bello è che vedevo tanta gente in gara con pantaloncini…. Per fortuna tolsero un giro per il maltempo, a un certo punto si è messo anche a nevicare.

E ora?

Si va avanti, qualche gara alla domenica, dove spesso capita di incontrare i vecchi amici. Poi ci sono i ragazzi. Spesso mi chiedono di quando correvo, del mio passato e io spiego loro che, prima ancora che le tabelle, conta la vita sociale, il fare gruppo, i successi ho imparato che nascono da lì. Ma sapete quand’è che li vedo davvero sorridere? Quando dico loro che dopo le gare, tornando a casa, ci fermiamo da McDonald’s…

Cross, strada e MTB: Pidcock sull’asse di equilibrio

21.02.2022
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Sul traguardo dei mondiali di cross di Fayetteville, Tom Pidcock c’è passato come Superman e per fortuna non ha trovato un giudice zelante che l’ha squalificato per la posizione irregolare. Sul cross per fortuna brilla la goliardìa del fuoristrada e in America certe cose piacciono parecchio: il povero giudice lo avrebbero passato per le armi.

Campione del mondo di cross, juniores ed elite. Vincitore della Roubaix juniores e U23. Vincitore del Giro d’Italia U23. Campione olimpico di mountain bike. Primo nella Freccia del Brabante e secondo all’Amstel nel primo anno da pro’.

Mondiali Pidcock 2022
Pidcock plana sul traguardo: è il suo 6° oro mondiale tra cross, mtb e strada
Mondiali Pidcock 2022
Pidcock plana sul traguardo: è il suo 6° oro mondiale tra cross, mtb e strada

Amore cross

In nome del cross, Pidcock ha vissuto un inverno da nomade. La famiglia nel Nord del Regno Unito e la residenza ad Andorra, ha trascorso le vacanze di Natale in Belgio, raggiunto dai familiari. E la notte del 31 dicembre, è andato a letto presto, dato che l’indomani avrebbe corso a Baal.

Ma ora che la stagione su strada lo richiama all’ordine e che non tornerà in Gran Bretagna prima di ottobre, il britannico del Team Ineos Grenadiers ha iniziato a collegare i vari puntini della sua carriera.

«Ho bisogno del cross – dice – per avere obiettivi vicini e per la mia impazienza di raggiungerli rapidamente. Troverei insopportabile allenarmi tutto l’inverno pensando alla stagione su strada. Allo stesso tempo, bisogna usare la testa. I brevi sforzi del cross sono sicuramente utili in prospettiva delle classiche, perché si raggiungono intensità altissime, ma il pericolo è di fare troppo. La strada e i lavori necessari per avere la giusta base devi comunque considerarli. Serve pianificazione. Per questo mi limito a 11-12 gare di ciclocross durante il mio inverno».

In azione a Namur, dove Pidcock ha chiuso secondo dietro Vanthourenhout
In aziona a Namur, dove Pidcock ha chiuso secondo dietro Vanthourenhout

Impazienza e raziocinio

L’impazienza è una molla particolare. Da un lato si sposa con la fretta di arrivare dei talenti più giovani come Evenepoel e Pogacar (lo sloveno è del 1998, Pidcock del 1999, Remco del 2000), dall’altra è evidente come nella squadra britannica facciano di tutto perché Tom non bruci le tappe.

«Almeno fino alle Olimpiadi del 2024 – dice – andrò avanti anche con la mountain bike. Voglio difendere il mio titolo a Parigi e partecipare anche alla prova su strada. La mia grande ambizione è diventare campione del mondo in tutte e tre le discipline, il che significa che c’è molto lavoro da fare! Vincere da giovani è più facile che vincere coi grandi. Durante la scorsa stagione, la prima da professionista, ho dovuto abituarmi a questa idea, sia nel cross che su strada. Ho avuto molti problemi a lottare per il secondo posto e mi è servito per fare il cambio di mentalità. Mi ci è voluto un po’ per capire che anche i migliori corridori non vincono tutto».

All’Algarve un debutto sotto tono per Pidcock (76° nella crono) che si è ritirato nell’ultima tappa
All’Algarve un debutto sotto tono per Pidcock (76° nella crono) che si è ritirato nell’ultima tappa

I Giri fra due anni

Per questo, l’asticella resta a un’altezza ragionevole. Pur avendo vinto il Giro d’Italia U23 nel 2020 con grande facilità, Pidcock sta alla larga da tentativi prematuri.

«Un giorno mi piacerebbe dedicarmi a un grande Giro – dice – e muovermi verso questo obiettivo con allenamenti in quota sul Teide, lavori sulla potenza inseriti in un simile quadro, ma per ora è presto. Non vogliamo saltare nessun passaggio nel mio processo di sviluppo. La classifica generale di un Giro può diventare un obiettivo fra due o tre stagioni, quando avrò 25 o 26 anni. Per ora punto sulle classiche, al modo di correrle in quella maniera spettacolare che sta piacendo così tanto alla gente. Ma non è escluso che pensi di tanto in tanto a corse di una settimana».

Ceolin 2022

Federico Ceolin, orgoglioso di essere un esempio

10.02.2022
4 min
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La curiosità è tanta, inutile negarlo, perché non capita spesso che un ragazzo venga preso di sana pianta da un altro settore e portato alla strada ma senza cambiargli le strategie per il futuro, senza dire «il ciclocross non lo fai più, ora pensa solo a correre su strada». Con Federico Ceolin il ragionamento che la Beltrami TSA-Tre Colli ha posto in essere è più profondo: provare a sviluppare il talento del ragazzo su più fronti, come ormai è consuetudine all’estero, nei Paesi dove sfornano campioni a getto continuo.

Federico è conscio di avere su di sé molta attenzione e si sta preparando per questo, ma ci tiene a sottolineare che il ciclismo su strada non gli è totalmente sconosciuto: «Da juniores ho fatto un po’ di esperienza alla Libertas Scorzé: avevo sempre il ciclocross come riferimento, d’estate correvo più in Mtb ma qualche prova su strada l’ho fatta, anche a livello di gara. E’ chiaramente poco, ma mi è rimasto dentro qualche fondamentale che mi sarà certamente utile».

Ceolin Ciclocross 2019
Ceolin è nato a Portogruaro (VE) il 27 ottobre 2000. E’ stato azzurro ai Mondiali 2018 ed Europei 2020
Ceolin Ciclocross 2019
Ceolin è nato a Portogruaro (VE) il 27 ottobre 2000. E’ stato azzurro ai Mondiali 2018 ed Europei 2020
Alla Beltrami sono stati chiari: strada e ciclocross andranno di pari passo…

E’ questo concetto che mi ha convinto, non posso negare che per me il ciclocross viene prima di tutto ma la strada “è” il ciclismo, quando capita un’opportunità del genere non puoi dire di no. Ci vorrà tempo, ci vorrà rodaggio, ci vorrà applicazione ma ce la metterò tutta.

Hai già avuto modo di “assaggiare” il nuovo team e la nuova realtà?

Poco purtroppo, il Covid mi ha fermato per quasi un mese. Ho fatto un ritrovo di 3 giorni più che altro per conoscere il gruppo, ma aspetto con ansia il primo ritiro al quale potrò prendere parte, da sabato a Riotorto in Toscana, lì si stabilirà anche il programma delle gare. Vorrei cominciare subito, ma chiaramente alle prime gare andranno quelli più in forma e che vanno più forte.

Come giudichi la tua stagione di ciclocross?

Avrei voluto chiuderla con i Tricolori, puntavo a un piazzamento sul podio e stavo andando forte, avevo vinto solamente due settimane prima, ma il Covid ha vanificato tutto. Ero già stato in quarantena fiduciaria per mio padre, poi sono risultato positivo asintomatico e rimasto fermo due settimane. E’ stata dura poi ripartire, pian piano però il fisico ha cominciato a rispondere e ora sto tornando ai miei livelli.

Ceolin Lurago 2021
L’ultima vittoria di Ceolin risale al 27 dicembre scorso, al Cross della Vigilia di Lurago (foto Instagram)
Ceolin Lurago 2021
L’ultima vittoria di Ceolin risale al 27 dicembre scorso, al Cross della Vigilia di Lurago (foto Instagram)
Parlando di te, Pontoni ha detto che hai dalla tua una grande potenza, ma soffri un po’ per cali di concentrazione…

Non andrei mai contro l’esperienza del cittì, le sue parole sono sempre dettate dalla saggezza. Probabilmente faccio fatica a risollevarmi da momenti difficili ed eventi sfortunati, in quei frangenti è difficile rimanere concentrati, sicuramente la testa fa tanto. So che si poteva raccogliere di più nella stagione appena conclusa, ma devo guardare avanti.

E’ pur vero però che ti considera sempre un possibile azzurro.

Con Pontoni c’è sempre stata sincerità e grande fiducia, poi le convocazioni bisogna guadagnarsele, so che è tutto nelle mie mani.

Potresti essere un esempio, l’idea che la Beltrami ha avuto nei tuoi confronti potrebbe essere sfruttata da altri.

Lo so e credo che sia esattamente quello che manca all’Italia, al nostro movimento in paragone all’estero. Guardate Van Der Poel o Van Aert, per me sono grandissimi campioni anche perché hanno dietro una struttura che li accompagna dodici mesi l’anno, a prescindere dalla disciplina che praticano. Se anche da noi si potrà fare lo stesso, se i corridori potranno gareggiare d’inverno e d’estate sempre con la stessa maglia, crescere sarà più semplice. Il progetto mi ha subito entusiasmato e mi rende molto orgoglioso.

Ceolin Beltrami 2022
Ceolin con la divisa da allenamento Beltrami: quella da corsa arriverà in ritiro
Ceolin Beltrami 2022
Ceolin con la divisa da allenamento Beltrami: quella da corsa arriverà in ritiro
Tu vieni dal ciclocross e dovrai adattarti alla strada: è più facile questo passaggio o quello inverso?

Sicuramente il mio. Per gareggiare nel ciclocross e poter emergere serve una base tecnica, una capacità di guida che puoi acquisire solo da giovanissimo, per attivare quegli automatismi necessari, Arrivarci da junior o Under 23 è più difficile. Approdando alla strada le differenze sono più dettate dal ritmo di gara, dalla lunghezza passando da una a 4-5 ore di competizione. Non dimentichiamo poi che anche i biker fanno tanta strada, soprattutto in allenamento.

Una delle difficoltà più segnalate è il riuscire a stare in gruppo.

Certamente non è semplice, lì spero mi verranno in aiuto le reminiscenze da junior. C’è comunque tanto da imparare: tempo ce n’è ma neanche tanto, considerando che sono all’ultimo anno U23 e sono già in una fase nella quale bisogna far vedere di che pasta si è fatti, se si vuole strappare un contratto da pro’. Bisogna darsi da fare…

Arzuffi strada 2021

Abbiamo ritrovato la Arzuffi, più carica che mai

09.02.2022
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Nelle ultime settimane, con Eva Lechner e Silvia Persico a centrare la Top 10 in Coppa del Mondo e quest’ultima arrivare fino al podio iridato, abbiamo un po’ perso le tracce di Alice Maria Arzuffi. Il campionato italiano di ciclocross, nel quale era la detentrice della maglia tricolore, è stato l’ultimo capitolo della sua stagione, poi non si è vista più. In sede di consuntivo, Luca Bramati l’ha riportata in superficie e allora ci siamo chiesti che fine avesse fatto mentre le compagne della FAS Airport Service affrontavano gli ultimi, più importanti momenti della stagione sui prati.

Alice ci risponde dalla Spagna, dove sta svolgendo il ritiro prestagionale della Valcar Travel & Service, ma quella che sentiamo è una Arzuffi nuova, carica di aspettative per la stagione su strada come non accadeva in passato, anche se chiaramente bisogna partire dall’inverno: «Ho staccato la spina subito dopo il tricolore. Ho parlato con il cittì Pontoni, mi ha detto che gli Italiani erano una discriminante per la convocazione per i mondiali e allora d’accordo con la società ho deciso di chiudere prima rispetto al solito, in modo da iniziare in anticipo la preparazione su strada e arrivare a una miglior condizione per gli appuntamenti primaverili».

Arzuffi Europei 2021
La Arzuffi agli Europei di Col du Vam chiusi all’8° posto, nel momento migliore della stagione
Arzuffi Europei 2021
La Arzuffi agli Europei di Col du Vam chiusi all’8° posto, nel momento migliore della stagione
Dovendo fare un bilancio della tua stagione di ciclocross che cosa diresti?

E’ stata un’annata nel complesso positiva, ma certamente mi aspettavo qualche buon risultato in più. Il campionato italiano sapevo che doveva essere un crocevia, ma sono arrivata all’appuntamento un po’ debilitata dall’influenza e non ho potuto rendere quanto mi aspettavo. Io ho dato il massimo, volevo essere al picco della forma a gennaio ma non sono mai riuscita a toccare i vertici che volevo. Questo però mi ha dato una spinta ulteriore per le gare da qui in avanti.

Bramati, parlando della vostra prima stagione insieme, ha detto di avere scoperto una Arzuffi nuova, con la quale ha trovato un compromesso per lavorare bene pensando soprattutto al prossimo anno. Come sono i vostri rapporti?

Quando siamo partiti, avevamo ognuno dei pregiudizi sull’altro. Il fatto è che negli anni scorsi, quand’era commentatore alla Tv alcuni suoi giudizi non mi erano piaciuti e io non sono tipo da tenersi dentro il rospo… Siamo due del segno dello scorpione, così abbiamo avuto qualche discussione accesa e questo aveva lasciato strascichi. Pian piano però, lavorando insieme e smussando i nostri angoli, abbiamo trovato un modo per venirci incontro. D’altronde tecnicamente Luca ha un’esperienza enorme, ho imparato molto con lui.

Arzuffi tricolore 2021
Alice col tricolore indosso: ne ha vinti 4 da U23 e uno assoluto
Arzuffi tricolore 2021
Alice col tricolore indosso: ne ha vinti 4 da U23 e uno assoluto
Il fatto di far parte della stessa “casa madre”, come team di ciclocross e su strada, è un aiuto?

Decisamente. In questo modo il passaggio è praticamente indolore. Quando ho deciso di staccare prima, è stata una scelta che ho preso potendo avvalermi sia dell’appoggio del team di ciclocross che di quello della strada, fra le due parti c’è molta comunicazione e questo non può far che bene. Negli anni scorsi il passaggio era più difficile.

Sai che quest’anno ci si attende molto da te nella stagione su strada?

Sì, ma io per prima mi attendo molto, voglio togliermi qualche sassolino dalla scarpa… Non posso negare che in passato, la stagione su strada era vista più come una lunga tappa di preparazione verso l’inverno, per trovare il ritmo giusto per il ciclocross, ora invece voglio vedere che cosa sono capace di fare su strada senza pensare a quel che verrà quando si tornerà dall’altra parte. Ora corro su strada e sono concentrata solo su quello.

Arzuffi sci 2022
Una breve vacanza sugli sci prima di iniziare la preparazione su strada (foto Instagram)
Arzuffi sci 2022
Una breve vacanza sugli sci prima di iniziare la preparazione su strada (foto Instagram)
Quando si comincia?

Ormai mancano pochissimi giorni, dal 17 al 20 febbraio sarò già in gara alla Setmana Valenciana. Naturalmente non faccio pronostici, ma conto di avere qualche riscontro sul lavoro effettuato in vista di quello che sarà il primo obiettivo, il periodo delle classiche dove voglio far bene e ottenere qualcosa, perché sono gare che mi vanno particolarmente a genio.

Nel corso della stagione saresti disponibile a qualche chiamata per la nazionale di ciclocross? Pontoni ha detto di pensare a qualche gara su strada con il gruppo invernale…

Non credo che ne avrò bisogno. Il mio calendario comprende almeno 70 giorni di gara, credo siano già abbastanza per non mettere altra carne al fuoco. So già che nel mio programma ci saranno sicuramente il Giro d’Italia e molto probabilmente il Tour de France, facendosi i conti fra le due corse a tappe e le classiche, già si vede che il calendario è bello ricco. Se però ci sarà la proposta di fare qualche ritiro prestagionale, in relazione agli impegni su strada sono più che disponibile. Per me però quel che conta è arrivare all’inverno con qualcosa in mano, far vedere che so vincere anche qui.

Ceolin 2019

Ceolin, un crossista su strada. I consigli di Pontoni

04.02.2022
5 min
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Qualche giorno fa, parlando con Roberto Miodini, ci aveva colpito la sua scelta di portare nella Beltrami Tsa-Tre Colli Federico Ceolin: «E’ un crossista puro – aveva affermato il diesse – non un corridore che fa anche ciclocross». Una notizia che ne porta con sé anche un’altra, quella dell’interesse diretto del team verso il ciclocross, foriero di un suo futuro anche all’interno della specialità.

Per saperne di più non potevamo che rendere note queste parole al cittì della nazionale azzurra Daniele Pontoni, che conosce molto bene il ragazzo friulano e che è sicuramente molto interessato dai propositi del team. Abbiamo dovuto attendere il ritorno della nazionale azzurra da Fayetteville (invero un po’ ritardato dalle coincidenze dei voli) ma alla fine Pontoni, in procinto di prendersi una meritata breve vacanza dopo una stagione lunga e foriera di risultati positivi, ha dato le sue risposte.

Ceolin ciclocross 2021
Federico Ceolin è nato a Portogruaro (VE) il 27 ottobre 2000. E’ nel giro azzurro dal 2018
Ceolin ciclocross 2021
Federico Ceolin è nato a Portogruaro (VE) il 27 ottobre 2000. E’ nel giro azzurro dal 2018
Partiamo da Ceolin: che cosa ci puoi dire di lui?

E’ un ragazzo pieno di qualità, che deve crescere ancora tanto. Finora è andato un po’ a corrente alternata, soprattutto dal punto di vista della concentrazione. Durante la stagione alterna cose egregie ad altre un po’ sottotono e si capisce che non è una questione fisica, quanto proprio di testa.

Ti stupisce l’interesse della Beltrami TSA-Tre Colli nei suoi confronti?

No, perché anche se non ha mai fatto strada, è un ragazzo che ha già dimostrato quel che vale nel ciclocross. La nuova esperienza non potrà fargli che bene. Consideriamo che è un corridore molto giovane e queste novità potrebbero proprio limare quello che è stato finora un freno, portandolo a concentrarsi in maniera più continua verso la propria attività. L’importante è che sia convinto e non si senta costretto a farlo, deve avere la consapevolezza che può essere un’esperienza utile e positiva.

Tecnicamente che caratteristiche ha?

E’ un corridore molto potente. Forse in qualche frangente diventa un po’ troppo aggressivo nella guida, ha solo bisogno di un po’ più di concentrazione per controllare i tratti più difficili, ma sicuramente la potenza è un fattore a suo vantaggio e credo che questo possa emergere anche su strada.

Ceolin Giro d'Italia 2019
Il corridore veneto ha vinto due tappe al Giro d’Italia di ciclocross, vestendo la maglia rosa nel 2019
Ceolin Giro d'Italia 2019
Il corridore veneto ha vinto due tappe al Giro d’Italia di ciclocross, vestendo la maglia rosa nel 2019
Che cosa ne pensi dell’idea della Beltrami di approcciarsi al ciclocross? Il loro è un discorso che inverte una linea finora in voga di contrapporre le due specialità, ultimo caso quello relativo a Bryan Olivo…

Sono parole che mi fanno molto piacere. Io sono convinto che se lo fa un team, poi ce ne sarà un altro e un altro ancora e così via, è questo il discorso di cambiamento culturale al quale mi sono sempre riferito. Scopriranno che in questo mondo c’è qualcosa d’importante che viene a vantaggio di tutti, faccio un semplicissimo esempio: gareggiando d’inverno c’è la possibilità di dare molta più immagine agli sponsor spingendoli a investire di più…

Pensi di prendere contatto con loro?

Adesso mi prendo qualche giorno di pausa perché la stagione è stata lunga ed è giusto che mi dedichi alla famiglia. Entro fine mese però metteremo già in moto tutta la macchina per la stagione prossima e prenderò sicuramente contatto non solo con la Beltrami, ma anche con tante altre realtà.

L’idea di tenere attiva la nazionale di ciclocross anche nella stagione su strada è sempre viva?

Più che mai, stabiliremo una serie di date utili e di manifestazioni alle quali prendere parte, soprattutto dal mese di luglio in poi in modo da arrivare all’avvio della stagione sui prati già abbastanza rodati.

Ceolin Livenza 2019
La vittoria di Ceolin al Trofeo Città di Meduna di Livenza 2019 (foto Alessandro Billiani)
Ceolin Livenza 2019
La vittoria di Ceolin al Trofeo Città di Meduna di Livenza 2019 (foto Alessandro Billiani)
Facendo un bilancio della trasferta di Fayetteville, che cosa ti è rimasto?

Il fatto che sono tutti andati al di là dei propri limiti onorando al meglio non solo la maglia, ma anche chi per molti motivi non poteva essere lì. Alla fine erano tutti veramente contenti, è stata una trasferta più che positiva.

Sei d’accordo che il bronzo inaspettato della Persico sia nato dalla sua azione nella seconda tornata, quando Vos e Brand hanno fatto esplodere la corsa e lei è stata brava a tenere duro più delle avversarie?

Il suo capolavoro è cominciato da lì, nel secondo e terzo giro, quando ha visto che la Alvarado seguiva le avversarie e non si è data per vinta tenendola sempre nel mirino fino a riagguantarla. Quello americano era un percorso infido, si è visto che se perdevi una decina di secondi era poi quasi impossibile ricucire lo strappo, lei è stata brava a rimanere a poca distanza dall’olandese fino a riuscire a riprenderla. Il resto è stato consequenziale.

Arzeni dice che questa nuova Persico potrà fare molto bene su strada…

La conosce bene e io la penso esattamente come lui. Al di là della medaglia, io ho visto nel corso di tutta la stagione una sua maggiore consapevolezza, ora Silvia è un’atleta a 360°, che affronterà la stagione su strada con un nuovo entusiasmo, spero che riesca a cogliere le occasioni che certamente le si presenteranno, può vincere anche lì. Gareggiare su strada non può dare che vantaggi, se ne accorgerà anche Ceolin, ne sono sicuro.

FAS Airport Service, Bramati: «Inizio okay, ma non fermiamoci»

03.02.2022
5 min
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Come andata la prima stagione della FAS – Airport Service? «E secondo voi com’è questo bilancio?». Si apre con una contro-domanda la chiacchierata con Luca Bramati, direttore sportivo del team di ciclocross nato quest’anno. Con lui già avevamo tracciato un primo bilancio, ma la stagione si era aperta da poco. Adesso il quadro è decisamente più completo.

La sua contro-risposta già dice molto sulla prima stagione delle ragazze del presidente Valentino Villa. Una stagione suggellata dal bronzo iridato di pochi giorni fa di Silvia Persico, senza dimenticare le cinque vittorie, tra cui il titolo nazionale con la stessa Persico, un quarto posto di Eva Lechner in Coppa del mondo e molti buoni piazzamenti di Alice Maria Arzuffi e di Lucia Bramati. Piazzamenti, che quest’ultima ha spesso colto correndo con le elite pur essendo una U23.

Eva Lechner conquista il GP Valfontanabuona ai primi di dicembre. Poi a fine mese il malanno che l’ha limitata (foto Instagram)
Eva Lechner conquista il GP Valfontanabuona ai primi di dicembre. Poi a fine mese il malanno che l’ha limitata (foto Instagram)

Pollice in alto

«Io direi – spiega Bramati – che la FAS Airport Service è andata alla grande. Nessuno si aspettava una cosa del genere e sono stracontento.
«Da quando ho preso in mano questo team ho lavorato proprio per quello, per creare un ottimo ambiente e una squadra competitiva, ma mai avrei pensato di finire dove abbiamo finito. Con il presidente Villa ho avuto sin da subito carta bianca. Anzi, tante volte ero io che chiedevo, che mi ponevo dei dubbi… E lui puntualmente mi lasciava agire liberamente. Si è fidato di me».

Alice Maria Arzuffi era la campionessa italiana in carica, il titolo è poi passato alla compagna Persico (foto Instagram)
Alice Maria Arzuffi era la campionessa italiana in carica, il titolo è poi passato alla compagna Persico (foto Instagram)

Verso il futuro

Quando tra dirigenza e staff tecnico si crea questo buon rapporto le cose non possono che andare bene. E anche gli eventuali problemi si superano con maggior slancio. È più facile trovare un accordo e forse anche in virtù di questo ottimo rapporto, Bramati guarda già al futuro.
«E’ andata bene, ma forse potevamo fare anche qualcosina di più, soprattutto con Alice Maria Arzuffi e, lo premetto, non pensate che io non sia contento di lei. Dico solo che probabilmente potevamo sfruttarla ancora meglio».



«Perché? Perché magari poteva esserci un rapporto di fiducia reciproco da stringere. Alice, come tutti gli sportivi, si deve fidare. Io e lei abbiamo iniziato a lavorare insieme da quest’anno. In passato, per quel poco che abbiamo avuto a che fare, non avevamo legato moltissimo… Però devo dire che siamo stati bravi entrambi a venirci incontro. Anzi, devo dire che lavorando con lei ho scoperto una bellissima persona oltre che un’ottima atleta, ma questo già lo sapevo. Eh sì: abbiamo già buttato giù qualcosa per il prossimo anno».

Silvia Persico a Besancon, in Coppa del mondo (foto Instagram – Twila Muzzi)
Silvia Persico a Besancon, in Coppa del mondo (foto Instagram – Twila Muzzi)

Pro’ al 100%

Bramati sembra già avere mille idee per la testa, forse proprio perché c’è questo ottimo rapporto con il presidente Villa.

«La verità – riprende Bramati – è che per questi progetti servono tanti soldi, adesso vediamo come va con il presidente e con gli sponsor. Già sapere che sono contenti è importante.
«Mille idee? Eh sì, quelle non mancano mai. Ma la mia idea principale è quella di lavorare bene per continuare a crescere. Per me questo è stato il punto di partenza, ma per farlo, come ho detto, la questione monetaria è centrale e tutti devono essere contenti di questo obiettivo».

«Faccio un esempio pratico. Questa estate a Livigno ad agosto c’erano dei team belgi di ciclocross che si allenavano, stavano facendo altura, già pensando alla stagione invernale. Se vogliamo fare il salto anche noi serve questo tipo d’impegno: stage, trasferte per le gare più importanti, materiali…».


La FAS Airport Service ha fornito due delle quattro pedine dell’oro nella mix ralay di Fayetteville. Qui la Persico dà il cambio alla Bramati
La FAS Airport Service ha fornito due delle quattro pedine dell’oro nella mix ralay di Fayetteville. Qui la Persico dà il cambio alla Bramati

Eva, Lucia e Silvia


Infine a Bramati strappiamo un giudizio flash anche sulle altre tre ragazze del team, visto che della Arzuffi ci ha già parlato: Eva Lechner, sua figlia Lucia e Silvia Persico.

«Eva – spiega Bramati – ha un po’ ciccato il mondiale, però va anche detto che si è ammalata in un periodo bruttissimo in ottica iridata e questo l’ha debilitata non poco. E infatti anche agli italiani non era in ottima condizione».


«Mia figlia Lucia, idem. Lei addirittura l’italiano neanche lo ha fatto. Ha preso un virus intestinale: in dieci giorni ha perso 3 chili. Io e Daniele Pontoni siamo convinti che lo abbia preso a Dendermonde. Lì c’era un vero “schifo” a terra e in certi casi se qualcosa ti va in bocca può creare dei problemi. In passato questo è già successo, non sarebbe la prima volta. So che è accaduto persino a gente che ha corso la Parigi-Roubaix».


«Di Silvia Persico il bronzo iridato me lo aspettavo sì e no. Sapendo anche che un paio di avversarie avrebbero corso con le under 23, e visto come era andata ad Hoogerheide, lei poteva cogliere l’occasione ed è stata davvero brava a correre come ha corso. A rendere il 100% nel giorno giusto.

«So che lei vuole puntare ancora di più sul ciclocross, ma adesso inizierà la stagione su strada. Credo che si fermerà un po’ prima proprio pensando alla successiva stagione di cross. Per questo motivo dovrò parlare bene anche con Davide Arzeni, il suo preparatore».



«Ma più che delle singole io torno a parlare del discorso del gruppo e all’idea di continuare a crescere tutti insieme. Perché riguardo a Lucia ci sta che lei debba crescere, è ancora una “bambina“. Già da questa settimana, tanto per rendere l’idea, è tornata a pensare alla scuola, alla maturità. E solo dopo tornerà a fare la ciclista a tempo pieno. Per i miglioramenti delle altre invece il discorso cambia. Non è solo fisiologico.

«Faccio un esempio: Silvia Persico, lei deve per me migliorare dal punto di vista tecnico. Ma su questa cosa non ci ho ancora mai lavorato. Nella mia testa perciò c’è l’idea di fare uno stage tecnico».

La Pinarello Crossista F di Tom Pidcock

29.01.2022
4 min
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L’abbiamo fotografata e analizzata durante la tappa di Coppa del mondo di Vermiglio, ma ora la bicicletta del campione britannico assume delle “connotazioni ufficiali”. La Pinarello Crossista F sancisce il grande ritorno nel ciclocross e ad altissimi livelli della maison trevigiana. Carbonio hors categorie e forme che sono il DNA di una piattaforma unica nel suo genere. Il processo di sviluppo è iniziato nella primavera 2021 e a distanza di neppure un anno, la Crossista F è una delle biciclette più ambite.

Thomas Pidcock ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo del progetto Crossista F
Pidcock ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo del progetto Crossista F

Forme che fanno storia

Le curve, le muscolosità e i volumi abbondanti delle tubazioni sono un marchio di fabbrica. Lo sono per le biciclette da strada e lo sono anche per la Crossista F con la quale Tom Pidcock affronterà la gara iridata di Fayetteville.

La Pinarello Crossista F nasce vincente, grazie ad una vittoria e 5 podi. Tecnicamente si tratta di una bicicletta in carbonio e monoscocca. La forcella ricorda quelle in dotazione alla Dogma F, con delle variabili sviluppate in modo specifico per il ciclocross. Così come il frame, caratterizzato da una scatola del movimento centrale voluminosa (che ovviamente è più alta da terra, per il passaggio sugli ostacoli). Essa ha l’obiettivo di garantire rigidità senza influire in modo negativo sul grip del retrotreno, che a sua volta ha i foderi orizzontali curvati verso l’alto (zona del cambio e del perno passante). I foderi obliqui del carro sono sagomati, armoniosi e hanno un’inserzione ribassata al piantone.

Nodo sella per il ciclocross

E poi c’è quella tubazione orizzontale svasata, creata appositamente per agevolare la presa della bicicletta quando è necessario scendere di sella e mettere la bici in spalla. Non un semplice dettaglio. Anche il reggisella, dedicato a questa bicicletta, non è un componente a caso. E’ una sorta di aero seat-post, in carbonio e con un arretramento voluto. Ha un duplice obiettivo: quello di fornire una posizione perfetta all’atleta e di scaricare parte del peso sulla ruota posteriore, per un grip ottimale.

Una bicicletta leggera

Le ruote e la trasmissione fanno parte del pacchetto Shimano Dura Ace (11v). I tubolari sono Challenge, mentre la sella è Fizik. Altro dettaglio interessante è il manubrio Most Talos (Pinarello), un monoblocco in carbonio, una sorta di compact che ricorda da vicino il modello aerodinamico utilizzato per le bici road. La sezione superiore è piatta. La base dello stem si integra con la testa del profilato dello sterzo, con il caratteristico shape tipico delle Pinarello. La bicicletta di Pidcock ha un valore alla bilancia dichiarato di 7 chili e 390 grammi, inclusi i pedali, un valore eccellente in considerazione della categoria.

Pinarello

Caro De Clercq, quale futuro prevedi per Masciarelli?

19.01.2022
4 min
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Mario De Clercq ha 55 anni e quando alle gare di cross dalle sue parti in Belgio si presenta lui, la folla continua ad aprirsi. Merito dei tre mondiali e delle altre 57 vittorie. Nelle sue gambe ci sono anche tre vittorie su strada da dilettante e due da professionista, con la partecipazione a tre Tour de France e ad una Vuelta.

Fu lui un paio d’anni fa ad accorgersi di quell’italiano magrolino andato a correre in Belgio dall’Abruzzo e fu così che ingaggiò Lorenzo Masciarelli nella Pauwels Sauzen-Bingoal di cui è coordinatore tecnico, una delle squadre di ciclocross più forti d’Europa. Quella di Iserbyt e Vantourenhout, per intenderci. Così, approfittando della sua gentilezza e del suo ottimo inglese, abbiamo pensato di vederci più chiaro. Che cosa spinge un fiammingo di tanta fama a investire su un italiano tutto da scoprire? E come sta andando il primo anno da under 23?

«Ho visto Lorenzo la prima volta – dice – durante una gara di allievi a Gavere. Arrivò 10° scattando da una pessima posizione di partenza. Così, su consiglio di Nico Mattan lo abbiamo inserito nelle giovanili».

Mario De Clercq è coordinatore tecnico della Pauwels Sauzen-Bingoal (foto Belga News)
Mario De Clercq è coordinatore tecnico della Pauwels Sauzen-Bingoal (foto Belga News)
Perché un corridore italiano in una squadra belga?

Eravamo curiosi di scoprire la mentalità di un corridore italiano ed è stata una sfida per noi lavorare con lui. Era davvero la prima volta per me, ma finora non me ne sono ancora pentito. La famiglia Masciarelli sono persone molto amichevoli e rispettose.

Lorenzo sta crescendo come speri?

Poco prima che iniziasse la stagione di cross, abbiamo completato una fase di allenamento con tutta la squadra e Lorenzo è stato uno dei migliori. Le sue prime gare come U23 sono state promettenti. Dopo essere tornato dalla Coppa del mondo in America però, non è stato più molto brillante. Può aver speso troppo oppure ha inciso il jet-lag, non lo so. Ma dopo non è stato più il Lorenzo che conosco. Il primo anno da U23 è sempre difficile, ma con noi avrà tempo per crescere e concentrarsi fino al suo 3° e 4° anno.

Lorenzo Masciarelli con Vanthourenhout e De Clercq in uno degli allenamenti di squadra
Lorenzo Masciarelli con Vanthourenhout e De Clercq in uno degli allenamenti di squadra
Quale poteva e può ancora essere un buon obiettivo per lui in questa stagione?

Non ci sono molti obiettivi per lui come U23. Quest’anno deve fare esperienza. Tutto quello che fa è buono. La prossima estate diventerà più forte partecipando a gare su strada più lunghe, corse a tappe, e vedremo.

E’ importante per lui allenarsi con ragazzi come Vanthourenhout e Iserbyt?

Naturalmente. Questa è la cosa più importante per Lorenzo. Può imparare moltissimo da quei ragazzi in allenamento, perché non li vede mai durante le gare tra un ciclocross e l’altro. L’intenzione è che raggiunga lo stesso livello nei prossimi anni e che ora si metta al servizio dei nostri leader. Non solo durante gli allenamenti, ma anche durante la prossima stagione su strada.

Nel 1994, De Clercq arriva 14° nella Roubaix vinta dal suo capitano Tchmil
Nel 1994, De Clercq arriva 14° nella Roubaix vinta dal suo capitano Tchmil
Pensi che possa competere ai massimi livelli nel ciclocross o ha un futuro su strada?

Lorenzo per il momento non è il tipico crossista. E’ un tuttofare, va bene su tutti i terreni. Mi ricorda un po’ Franzoi. Anche lui era un corridore forte sia su strada che nel ciclocross. Il tempo lo dirà.

I percorsi di cross qui in Italia sono pieni di curve, abbiamo gare piuttosto lente: pensi che sia un limite per un atleta come Lorenzo?

In Belgio il ciclocross è uno sport di potenza, in Italia infatti è tutto curve e tutto più basato sulla flessibilità. Ma non ci sono limiti per un buon crossista. Devi solo essere in grado di affrontare ogni percorso. Devi essere in grado di gestire ogni tipo di sfida, altrimenti non ha senso fare ciclocross.

Agli ultimi tricolori di cross a Variano, Lorenzo si riscalda e il padre Andrea sistema la pressione
Agli ultimi tricolori di cross a Variano, Lorenzo si riscalda e il padre Andrea sistema la pressione
Che tipo di gare su strada farà nel 2022?

Lorenzo correrà probabilmente 3 o 4 gare a tappe, tra cui il Giro del Belgio e il Tour De Wallonie. Gare di alto livello per un under 23 di 1° anno, in cui saranno presenti anche squadre WorldTour.

E’ importante correre su strada per un crossista?

Questa è la parte più importante dell’intero sviluppo di un giovane corridore. Se sei capace di andare forte su strada, dovresti riuscire a emergere anche nel cross, se mantieni la tua tecnica. Grazie alle gare su strada Lorenzo diventerà ogni anno più forte del 10 per cento.

Toneatti inesperto su strada? Cucinotta ha già pronto il piano

17.01.2022
4 min
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Davide Toneatti passerà all’Astana Qazaqstan Development Team. Ma come abbiamo visto il bravo crossista under 23 della DP66 Giant Selle SMP non ha troppa esperienza con l’asfalto.

Il fresco campione italiano, come lui stesso ci raccontò, ha corso davvero molto poco su strada. Viene quindi da chiedersi come farà ad affrontare questa nuova ed entusiasmante sfida all’improvviso. 

Claudio Cucinotta è uno dei preparatori dell’Astana (foto Instagram)
Claudio Cucinotta è uno dei preparatori dell’Astana (foto Instagram)

In Astana da febbraio

«Fino a fine mese – spiega il suo coach, Claudio Cucinotta – Toneatti sarà impegnato nel ciclocross. Lui ha l’obiettivo dei mondiali del 30 gennaio negli Stati Uniti. Sarà quindi ufficialmente un atleta dell’Astana a partire dal 1° febbraio. Fino al mondiale sarà gestito in tutto e per tutto dalla DP 66 Giant Selle SMP».

«Noi abbiamo pensato che vista la sua ricca stagione nel ciclocross possa essere in ottima condizione, quindi l’idea è di farlo partire bene, di farlo gareggiare abbastanza presto, proprio per sfruttare la forma fisica che presumibilmente si porterà dietro. Pertanto dopo il mondiale, come si dice in gergo, tireremo dritto per un altro mese e mezzo e nella seconda metà di marzo inizierà il suo recupero».

E questa non è un’idea malvagia. Cucinotta se l’è studiata bene. Proprio per aiutare il ragazzo ad inserirsi nei nuovi meccanismi cerca di portarlo in gara quando è in buona condizione.

Pensiamo solo alla tenuta in seguito ad una “sgasata” del gruppo. Un conto è rispondere essendo al 80% e un conto è farlo essendo al top: una gran bella differenza, specie se si è poco esperti. Ci si impressiona di meno.

Toneatti, classe 2001, ha deciso di tentare la sfida su strada all’inizio dello scorso autunno
Toneatti, classe 2001, ha deciso di tentare la sfida su strada all’inizio dello scorso autunno

Incognita gruppo…

Toneatti potrebbe avere però il problema dello stare in gruppo. In fin dei conti lui ha corso soprattutto in Mtb e nel cross e certe dinamiche gli sono quasi del tutto sconosciute.

«Davide riprende – Cucinotta – comunque una o due gare su strada all’anno tra i dilettanti se le faceva sempre, poi è chiaro, anche noi sappiamo che si tratta di una scommessa e certe caratteristiche dovrà “guadagnarsele”».

«Sono stato io che l’ho proposto all’Astana e so che valori ha. Ha dei numeri buoni e può fare bene da questo punto di vista, poi dobbiamo vedere come si comporta sul piano tecnico.

«Io non credo che Davide avrà grossi problemi a stare in gruppo, tutto sommato guida bene. Poi mi rendo conto che un conto è scendere in mountain bike e un conto è venire giù a 100 all’ora in gruppo da una discesa dolomitica, ma credo che si possa adattare. Semmai mi “preoccupa” più la distanza».

Il friulano vuole fare bene anche in azzurro. Andrà ai mondiali forte del titolo italiano cx conquistato a Variano
Il friulano vuole fare bene anche in azzurro. Andrà ai mondiali forte del titolo italiano cx conquistato a Variano

Occhio alla distanza

Di nuovo il preparatore friulano non è banale. Sia lui che Toneatti sono ben consapevoli a cosa stanno andando incontro e Cucinotta sembra aver previsto tutto.

«Davide ha sempre fatto gare di un’ora, un’ora e mezza, sarà importante farlo abituare a durate ben più lunghe. Ma il bello di una Development è che può fare esperienza senza fretta e avere al tempo stesso l’opportunità di correre anche con i professionisti qualora si trovasse subito bene.

«La nostra idea di portarlo a fare gare 1.2 e 2.2. Toneatti si ritroverà in corse che, per quanto brevi, saranno lunghe almeno 140 chilometri. Però, ripeto, la buona condizione iniziale che gli darà il ciclocross potrà aiutarlo molto. In tal senso è più facile avere lo spunto, il fuorigiri che non la distanza. E’ più facile abituarsi ai chilometri. Di sicuro meglio avere un’ottima base anaerobica e meno aerobica, che non il contrario. Almeno nella sua situazione».

In effetti da un punto di vista della preparazione è più facile mettere chilometri nelle gambe che non il fuorigiri. Per acquisire fondo “basta” fare i chilometri. E anche con l’alimentazione ci si può aiutare non poco.

«Ecco – riprende Cucinotta – anche questo dell’alimentazione è un aspetto quasi del tutto nuovo per Davide, perché nelle gare di mountain bike o di cross in pratica non si mangia mai. Al massimo si può prendere qualche gel. Anche questo è un aspetto che dovrà allenare».

«Io sono tranquillo – conclude il preparatore – Davide abita non lontano da me, per qualsiasi cosa sarò al suo fianco. Potrò seguirlo anche direttamente in qualche distanza o per dei test».

Proprio fra poche ore l’Astana, sia il gruppo WorldTour che Development, si riunirà per un ritiro. Toneatti come detto non ci sarà, ma Cucinotta assicura che dopo il primo step di gare tra fine febbraio e marzo, che presumibilmente saranno quelle tra Croazia e Slovenia, Davide si unirà al resto dei suoi compagni e inizierà la sua avventura tra i professionisti… in tutto e per tutto.