Ballerini e il passaggio alla “modalità Belgio”

23.03.2023
5 min
Salva

Sanremo alle spalle e ora il Belgio. La campagna del Nord si è aperta ieri a De Panne. Anche se lassù qualche corsa si è già disputata, la sequenza che porta alle grandi classiche è partita ieri. Ed è in questo contesto che Davide Ballerini, dopo averci parlato del lavoro fatto alla Tirreno, ci spiega anche questa transizione.

Una transizione fisica, ambientale, mentale. Ieri il Ballero era in corsa. E ci stato nel vivo fino alla fine quando lui e tre compagni della Soudal-Quick Step hanno fatto parte del ristretto drappello di testa. Tuttavia non sono riusciti a far valere questa superiorità numerica e Jasper Philipsen li ha infilati. Quel che conta però sono state le gambe.

De Panne: scappati in quattro negli ultimissimi chilometri, Philipsen ha infilato Kooij, Lampaert e Frison
De Panne: scappati in quattro negli ultimissimi chilometri, Philipsen ha infilato Kooij (che non compare, sulla sinistra), Lampaert e Frison
Davide, Sanremo alle spalle dunque…

Sì, Sanremo alle spalle ed è andata bene fino alla fine. E di questo sono contento perché significa che la gamba c’è. Mi dispiace solo che si poteva fare un po’ di più nel finale… come ha detto Alaphilippe, prendendo il Poggio un po’ più avanti. Magari sarebbe andata diversamente.

Ora si passa alla “modalità Belgio”: c’è tanta differenza tra queste gare e la Sanremo?

Si cambia modalità è vero e c’è una grande differenze fra queste corse. Appena taglio il traguardo di una gara penso subito a quella successiva. Specie per queste gare visto che è tutto l’inverno che ci penso.

Entriamo nei dettagli. Dopo la Sanremo cosa hai fatto? Cosa hai mangiato?

Sono tornato a casa in macchina. La sera a cena ho cercato di non strafare. Come ho detto sono molto concentrato e quindi ho mangiato in modo corretto: un piatto di pasta, qualche verdura e zero alcool. Sono in periodo di astinenza! In generale tutta la settimana ho mangiato molto correttamente.

La domenica in bici cosa hai fatto?

Un’oretta molto tranquilla. E più o meno la stessa cosa il lunedì. Il secondo giorno post Sanremo ho fatto un paio di ore, a far girare la gamba. Due ore facili, facili…  Per smaltire un po’ di Sanremo. E nel pomeriggio ho preso l’aereo per venire quassù in Belgio.

Il lombardo aveva già preso parte a due gare in Belgio: Het Nieuwsblad (in foto) e Kuurne. Dopo il 13° posto alla Sanremo ieri è arrivato 11° lavorando per i compagni
Il lombardo aveva già preso parte a due gare in Belgio: Het Nieuwsblad (in foto) e Kuurne. Dopo il 13° posto alla Sanremo ieri è arrivato 11°
Cosa significa fare due ore facili, facili…

Che si pedala intorno alla Z2. Vai anche un po’ a sensazione… se ti senti di dover spingere un filo di più o far girare di più la gamba lo fai. Ma di base ormai siamo in pieno periodo di gare e non ti devi allenare tanto, l’obiettivo è quello del recupero e una gara di 300 chilometri non la togli dalle gambe in un giorno.

Martedì cosa hai fatto invece?

Ho fatto un’ora e mezza ma con qualche lavoretto di attivazione. Si tratta di qualche progressione, non troppo lunga, fino alla soglia, qualche volata. E poi ho fatto il massaggio. A dire il vero un massaggio ero riuscito a farmelo fare anche il lunedì a casa giusto prima di prendere l’aereo.

Ieri si è corso a De Panne…

E ho corso subito in ottica De Panne e non pensando ad altre gare. Si cerca di fare bene subito.

Oggi invece cosa fai?

Un’ora di scarico. Un’ora di scioltezza e poi il massaggio. Io poi salto Herelbeke di domani e corro alla Gand-Wevelgem

Domani, venerdì, quindi cosa farai?

Non correndo farò 3 ore e credo di andare a fare un giro sul percorso della Gand.

In questa settimana di transizione, Davide ha fatto una corsa e due richiami. Il resto tutto recupero
In questa settimana di transizione, Davide ha fatto una corsa e due richiami. Il resto tutto recupero
Come mai non corri ad Harelbeke? Scelta tua o del team?

Scelta reciproca. Oggi bisogna selezionare bene le gare. E’ sempre più difficile e quindi è importantissimo recuperare bene e arrivare alle gare al top. E poi l’anno scorso dopo Harelbeke ho iniziato ad avere dei problemi. Io invece voglio fare molto bene anche nelle settimane successive e non voglio portarmi dietro le fatiche accumulate.

E siamo a sabato: cosa prevede l’allenamento?

Come il mercoledì scorso, faccio quell’oretta e mezza con qualche lavoretto.

E domenica la Gand-Wevelgem… Passare dalla Sanremo al Belgio prevede anche un cambio di clima. Si avverte la differenza?

Nei primi giorni no (ieri a De Panne 12° con pioggia, ndr). Pensavo facesse più freddo, tutto sommato si stava bene anche quassù. Ma poi conta poco, perché il meteo, caldo, freddo o pioggia è uguale per tutti! In questo tipo di settimane devi correre e recuperare e coprirti per evitare malanni.

Con l’alimentazione come va? Avete il vostro chef?

L’alimentazione soprattutto da queste parti è legata al meteo, se fa freddo si cerca di mangiare un po’ di più, ma varia soprattutto in gara, fuori è molto standard. Comunque non abbiamo lo chef, ma siamo in un hotel che ci conosce bene e ci fa mangiare in modo corretto. Diciamo più “pulito” rispetto alla cucina belga classica. E per pulito intendo senza troppe salse, fritti… Abbiamo pasta, riso, olio, carne bianca…. le solite cose.

Venerdì per Ballerini prove di Gand, una “quasi monumento” (dove non mancano sterrati e pavè) nel cuore del Belgio
Venerdì per Ballerini prove di Gand, una “quasi monumento” (dove non mancano sterrati e pavè) nel cuore del Belgio
Prima hai accennato ai massaggi, la necessità di farli anche prima del volo. Quando sei in “ritiro” con la squadra li fai tutti i giorni?

In linea di massima sì. Aiutano parecchio e pertanto cerco di farli sempre.

Sul piano tecnico in questa settimana si fa anche qualche prova riguardo ai materiali?

Venerdì per esempio dovrei andare a vedere dei passaggi della Gand e lì c’è sia dello sterrato che del pavé. Porterò un paio di copertoni diversi e cercherò di capire con quale mi troverò meglio. Ci danno delle indicazioni tecniche, ma è anche vero che molto dipende dalle sensazioni del corridore.

Che dire Davide, ti sentiamo davvero concentrato… Incrociamo le dita!

Sì, sono concentrato perché sono consapevole di aver lavorato bene e di stare bene. Anche per questo sono calmo. La gamba c’è.

Raccagni: i due podi e il racconto dei primi mesi in Belgio

22.03.2023
7 min
Salva

Uno dei nostri italiani all’estero ha iniziato la stagione con il piglio giusto: si tratta di Andrea Raccagni Noviero (in apertura a destra). Con la maglia della Soudal Quick Step Devo Team ha già trovato due volte la via del podio. Due bei risultati che danno fiducia nel suo percorso, ancora lungo, di crescita. Insieme a Raccagni leviamo la tenda al sipario del neonato Devo Team, guardando dietro le quinte della squadra più importante del Belgio

«Le prime gare sono andate sorprendentemente bene – racconta da casa – la prima era una gara 1.2, quella di domenica una corsa del calendario nazionale. Però sono risultati inaspettati, l’anno scorso avevo già fatto un po’ di esperienza in prove del genere, ma non ero in grado di correre da protagonista. Quest’anno, invece, riesco ad essere pronto e performante, considerando che nelle corse 1.2 abbiamo trovato anche squadre professional».

Raccagni arriva da due anni fra gli juniores alla Work Service
Raccagni arriva da due anni fra gli juniores alla Work Service
Cosa è cambiato dallo scorso anno?

Gli allenamenti sono cambiati e tanto. La squadra ha un unico preparatore di riferimento ed è davvero in gamba. E’ soprattutto grazie a lui se ora dopo 150 o 170 chilometri riesco a fare buoni numeri. 

Hai lavorato tanto in inverno?

Ci siamo concentrati molto su allenamenti e recupero. A dicembre e gennaio ho messo nelle gambe tante ore, e per migliorare ancora di più sono andato in ritiro da solo in Spagna. 

Cosa è cambiato negli allenamenti?

I volumi direi, faccio tante ore rispetto all’anno scorso, sono molto più controllato. Il preparatore carica l’allenamento su Training Peaks e io me lo ritrovo sul Garmin, è tutto molto semplice. Mentre pedalo ho una linea che si muove sullo schermo e io devo rimanere nei parametri indicati.

Raccagni (a destra) dopo il podio ottenuto domenica alla Zuidkempense Pijl-Gp Wilfried Peeters, ds della Soudal (al centro)
Raccagni (a destra) dopo il podio ottenuto domenica alla Zuidkempense Pijl-Gp Wilfried Peeters, ds della Soudal (al centro)
Hai lavorato in palestra?

Sì, ho messo su un po’ di massa, però alternando varie attività. In palestra sono andato molto in inverno, fino a tre volte a settimana. Il giorno più duro durante la preparazione era il mercoledì: tre ore di bici, un’ora in palestra e la sera corsa.

Quindi anche tanta corsa a piedi? Come mai?

Riesci a fare volume, io la facevo principalmente a bassa intensità. Poche volte mi sono ritrovato a fare delle ripetute. La corsa poi ti aiuta a sviluppare anche la forza, ed è una buona alternativa alla palestra. 

Hai aumentato l’intensità in bici?

No. Quando faccio intervalli di lavoro come il VO2Max o i 30-30 non sono mai al massimo dello sforzo. Però, quando poi mi trovo in corsa e devo andare a tutta, riesco ad avere wattaggi migliori. 

E sul recupero?

Ho un orologio, ed il preparatore, tramite uno strumento, collegato a Training Peaks, monitora le ore, i battiti e la variabilità cardiaca. In questo modo riesce sempre a sapere come ho dormito e se ho recuperato nella maniera giusta. Più dormi e meglio stai, e di questo me ne accorgo anche quando salgo in bici. Per esempio: ieri sono tornato all’una di notte dal Belgio ed ho dormito solo sette ore. Se oggi dovessi fare una gara non riuscirei a performare al meglio. 

Correre al Nord è differente, la gara viene gestita in maniera più aggressiva dai corridori
Correre al Nord è differente, la gara viene gestita in maniera più aggressiva dai corridori
Come sei riuscito a migliorare il ciclo del sonno?

In Belgio si hanno ritmi di vita diversi, si cena molto presto, capita che alle 19 siamo già a tavola. Una volta finito di cenare, c’è ben poco da fare quindi si va a letto prima. Anche la notte prima delle corse riesco a dormire otto o nove ore. Complice il fatto che le gare partono sempre intorno a mezzogiorno, ed in Belgio in un’ora e mezza sei ovunque. 

Come si organizzano le corse: trasporti, bici e tutto il resto?

Per me è un po’ diverso, perché io prendo l’aereo ogni settimana da casa per andare in Belgio a correre. Di solito parto il sabato mattina e torno la domenica sera. Quando arrivo però è tutto perfetto: ho già la bici pronta per la sgambata e un pulmino che mi porta all’hotel. Gli altri ragazzi, quelli belgi, sono più autonomi.

Un trattamento da professionisti insomma…

Siamo sicuramente seguiti in maniera perfetta, però non è tutto così estremizzato. Per esempio, sul lato dell’alimentazione siamo molto liberi. Le gare che andiamo a fare non hanno tanto dislivello, per cui possiamo avere qualche chilo in più, uno o due, sia chiaro. Lo stesso preparatore ci dice che è meglio, così da non arrivare tirati alla fine ed avere più potenza da scaricare sui pedali.

Raccagni ha colto il primo podio in Olanda, alla Dorpenomloop Rucphen, sua terza gara stagionale
Raccagni ha colto il primo podio in Olanda, alla Dorpenomloop Rucphen, sua terza gara stagionale
In corsa come vi comportate?

Non abbiamo mai un capitano designato, ognuno può giocarsi le proprie occasioni. In gara dobbiamo comunicare tanto ma questo non è un problema. Domenica abbiamo attaccato tutto il giorno, non puntiamo a controllare la corsa ma a porci sempre in vantaggio, mettendo un uomo in fuga o anticipando i velocisti. Il mio compagno, Jonathan Vervenne, proprio domenica, ha vinto con una sparata negli ultimi cinque chilometri. 

I percorsi ed il modo di correre sono nuovi per te?

Come detto qualcosa avevo già provato gli anni scorsi, ma non con così tanta varietà. La difficoltà maggiore sono i ventagli, è un continuo aprire il gruppo. Molte volte i diesse, nelle riunioni prima della gara, ci dicono di spezzare il gruppo anche dopo solamente 20 chilometri. Quando si può fare la differenza è sempre bene cogliere l’occasione, ti ritrovi in vantaggio e gli altri devono inseguire. Poi rientrano sempre, perché dopo pochi chilometri le ammiraglie non fanno barrage, ma per farlo mettono nelle gambe una fatica incredibile. Una volta che ti stacchi, per qualsiasi motivo, è difficile che rientri in cinque minuti, anzi, spesso ci metti chilometri e chilometri. 

Ti è capitato di trovarti ad inseguire il gruppo?

Urca! Nelle prime cinque gare ho forato quattro volte e ne sono caduto una. Quando sei all’inseguimento del gruppo è una faticaccia. Si è sempre con la gamba in tiro, la corsa di domenica l’ho finita con 285 watt medi. La domenica precedente, dove sono arrivato terzo anche in quel caso, ho finito con 300 watt medi.

Si è piazzato alle spalle di Laurenz Rex (1°) e di Gianluca Pollefliet (2°)
Si è piazzato alle spalle di Laurenz Rex (1°) e di Gianluca Pollefliet (2°)
Cosa hai capito da queste prime esperienze?

Che correre davanti è fondamentale, perché se ti trovi dietro nel momento sbagliato sei finito. Meglio stare sempre nelle prime posizioni, prendi un po’ di vento ma è preferibile al rincorrere. In gruppo non si sta bene, non c’è la fase tranquilla di corsa, “colpa” anche dei percorsi. 

Che percorsi hai trovato?

Oltre al vento, che più vai verso l’Olanda più aumenta, tante curve e strade strette, è un continuo rilanciare. Non facciamo molto dislivello ma la fatica è sempre tanta, le corse vengono dure a seconda di come le interpreti. In gruppo non si sta mai bene, i velocisti devono avere una grande resistenza. E anche se rimangono attaccati sprecano tanti uomini per restare in gruppo o per chiudere sulle fughe. Domenica il mio compagno ha fatto un’azione incredibile negli ultimi cinque chilometri, che ha messo nel sacco tutti i velocisti. E’ partito ed è arrivato al traguardo con tre secondi di vantaggio, è rimasto sempre a quella distanza. Quegli ultimi cinque chilometri li abbiamo fatti a 52 di media e lui davanti era da solo, con cinque, massimo sette, secondi. 

In queste gare c’era anche Delle Vedove, ti sei confrontato con lui?

Sì, avendo lo stesso procuratore, siamo spesso in contatto. Proprio domenica mi raccontava di come alla Intermarché abbiano un modo di correre differente. Loro lavorano per un uomo solo, il velocista, che domenica era proprio lui. Noi alla Quick Step partiamo con diverse opzioni, anche perché non è facile capire cosa succederà poi in corsa. 

Raccagni (a sinistra) sulle pietre del Nord ha ritrovato Delle Vedove (al centro), suo compagno di team nel quartetto iridato a Tel Aviv (foto Uci)
Raccagni (a sinistra) al Nord ha ritrovato Delle Vedove (a sinistra) suo compagno nel quartetto iridato a Tel Aviv (foto Uci)
Tu sei arrivato anche a giocarti la vittoria alla Dorpenomloop, com’è stato?

Tostissimo. E’ stato il podio più importante dei due conquistati, perché la corsa era una 1.2, proprio per questo gli avversari erano fortissimi. Il ragazzo della Intermarché che ha vinto, Laurenz Rex, corre nella WorldTour, ha fatto gare come la Volta a Andalucia. Siamo arrivati in tre a giocarci la vittoria in volata: il ragazzo della Intermarché, uno della Lotto Dstny ed io, ma gli altri due erano più forti. 

Un bell’inizio insomma, che dà fiducia.

Assolutamente. Anche perché la squadra è contenta e mi sta dando tante occasioni per mettermi in mostra. Mercoledì non dovevo correre la Younger Coster Challenge, ma visto che sto andando bene la squadra mi ha dato fiducia e continuerà a farlo se ne darò la motivazione. 

Jumbo Visma: indecisi a Siena, spietati al Nord

05.03.2023
4 min
Salva

Chiusa la Strade Bianche con la vittoria di Pidcock e le incomprensioni fra Benoot e Attila Valter, torniamo per un attimo allo scorso fine settimana. Infatti in Belgio si è aperta la stagione delle Classiche del Nord, tra pietre, muri, stradine e ventagli. E questa volta, a farla da padrona è stata la Jumbo Visma, con la vittoria di Van Baarle nella Omloop Het Nieuwsblad e quella di Tiesj Benoot a Kuurne.

Corse di casa

Nelle fila del team olandese c’era anche il nostro Edoardo Affini. E proprio dalla sua voce ci facciamo raccontare questo esordio di fuoco della Jumbo. 

«Come esordio – dice con una risata – quel fine settimana è andato molto bene, soprattutto se consideriamo che eravamo sette corridori su otto all’esordio stagionale. Tra le due formazioni è cambiato un solo uomo: Tim van Dijke alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne è stato sostituito da Per Strand Hagenes (campione del mondo juniores 2021, ora nel team development di cui ci aveva parlato Mattio, ndr). Siamo arrivati direttamente dal Teide, sul quale avevamo finito un bel blocco di lavoro. Dire che abbiamo lavorato bene sembra quasi superfluo ma è davvero così. La cosa bella di queste due corse è che abbiamo corso nel modo che ci eravamo prefissati nel meeting pre-gara».

I ventagli della Jumbo hanno spaccato il gruppo ed acceso la Omloop Het Nieuwsblad
I ventagli della Jumbo hanno spaccato il gruppo ed acceso la Omloop Het Nieuwsblad

Due modi di correre

Omloop sabato e domenica la Kuurne-Brussel-Kuurne, due corse diverse ma comunque dominate dalla Jumbo Visma. 

«L’idea – prosegue Affiniera quella di fare la corsa a modo nostro, in Belgio non è mai semplice serve anche fortuna. Basta una foratura o una scivolata nel momento sbagliato e tutto va in fumo. Io stesso sono riuscito a lavorare bene in entrambe le corse, anche la squadra era molto soddisfatta. Alla Omloop il team aveva intenzione di prendersi subito la responsabilità della corsa. Appena partita la fuga ci siamo messi a controllare, io avevo il compito di inseguire nella prima parte. Poi, nel momento in cui il percorso ce lo ha permesso, ho dato il via al ventaglio che ha condizionato la gara. Ci siamo messi a girare bene e siamo riusciti a rompere il gruppo».

«Alla Kuurne – spiega nuovamente – avevamo deciso di muoverci in maniera differente, viste anche le differenze tra i due percorsi. Non avevamo un velocista di riferimento, così abbiamo lasciato il pallino dell’inseguimento alle altre formazioni. Poi, nel momento in cui le condizioni del vento sono diventate favorevoli, ci siamo messi in azione. A meno 80 chilometri dall’arrivo, sul Le Bourliquet, tre miei compagni hanno dato il via all’azione decisiva. Si è formato il quintetto che è arrivato fino all’arrivo».

Gli uomini della Jumbo alla Kuurne si sono messi all’opera dopo attaccando a 80 chilometri dall’arrivo
Gli uomini della Jumbo alla Kuurne si sono messi all’opera dopo attaccando a 80 chilometri dall’arrivo

Rinforzi e obiettivi

Uno dei nomi nuovi della Jumbo Visma è quello di Dylan Van Baarle, il vincitore dell’ultima Parigi-Roubaix. Un innesto che fa capire l’intento della squadra: vincere. 

«La squadra era già forte – dice Affini – è innegabile, ma la Jumbo vuole vincere una monumento, questo è quello che manca (unendo i puntini si potrebbero definire “profetiche” le parole di Tom Boonen, ndr). Van Baarle è un acquisto volto a ciò, e direi che si è presentato nel migliore dei modi. Ora, capire quali saranno i focus sulle prossime corse nel Nord è difficile. Prima ci sono altre corse da fare e la prima Monumento della stagione: la Sanremo. Io alla partenza di Abbiategrasso dovrei esserci, così come alla Parigi-Nizza (iniziata oggi da La Verrière, ndr)».

«E’ chiaro – spiega riagganciandosi – che le punte per le Classiche come Fiandre e Roubaix saranno Van Aert, Van Baarle, Benoot e Laporte. Il rinforzo di Dylan ha anche un senso tattico, perché potremmo trovarci in superiorità numerica in alcune situazioni. Starà poi a loro e alla squadra capire come gestire quelle situazioni. Una cosa è certa: in quelle corse meglio avere un vantaggio numerico».

Tizza, il perfetto Cicerone per gli italiani della Bingoal

12.02.2023
5 min
Salva

C’è un angolo di Belgio che man mano si sta colorando di verde, bianco e rosso. Si tratta della Bingoal WB, la professional vallone che da un paio d’anni sta accogliendo corridori italiani. Il primo a “mettere piede” in Belgio è stato Marco Tizza, e uno dopo l’altro ne sono arrivati degli altri. Da Attilio Viviani, per metà stagione 2022, a Malucelli. Una bella novità è rappresentata anche dall’approdo di Spezialetti, uno dei primi diesse non belgi del team. 

Tizza Liegi 2022
Tizza è approdato nel 2022 alla Bingoal ed è stato il primo italiano nella professional belga
Tizza Liegi 2022
Tizza è approdato nel 2022 alla Bingoal ed è stato il primo italiano nella professional belga

Porte aperte

Il tour della Bingoal WB lo facciamo quindi con il corridore brianzolo, arrivato nel team lo scorso anno, dopo i contatti avvenuti nell’autunno della stagione precedente. 

«Sinceramente – attacca Tizza mentre si prepara per uscire ad allenarsi – preferisco il Belgio rispetto all’Italia. Se guardo a quella che è stata la mia esperienza, posso dire che si riesce a fare più gruppo ed i diesse sono più coinvolti. Da noi sono tutti un po’ più individualisti. In squadra c’è un gran bel rapporto, arrivavo da sconosciuto, ma mi sono fatto subito apprezzare. Un’altra cosa bella è che non partono con pregiudizi, o comunque fanno presto a cambiare idea. Non sono stato tantissimo in Belgio, anche perché, viste le mie caratteristiche fisiche (Tizza pesa 60 chili ed è alto poco più di un metro e 70, ndr), non sono un corridore da pavé. Sono sempre rimasto non più di una settimana, prima per preparare Liegi e Freccia e poi per il Giro del Belgio. E’ un Paese che mi piace molto, dedicato al ciclismo e molto accogliente, anche se a me piacciono le salite e lì non ce ne sono molte (ride, ndr)».

Malucelli ha esordito bene con la nuova maglia secondo nell’ultima frazione del Saudi Tour dietro Consonni
Malucelli ha esordito bene con la nuova maglia secondo nell’ultima frazione del Saudi Tour dietro Consonni

Si parla francese

Dopo un anno intero con la maglia della professional belga Tizza è pronto per accogliere Malucelli e il diesse Spezialetti. 

«La Bingoal – continua – è una professional ottimamente organizzata. C’è un altro modo di allenarsi e di lavorare ma non è difficile adattarsi. Sono contento che sia arrivato Malucelli, è bello trovare qualcuno che conosci già e per di più italiano. Io e lui abbiamo corso insieme nel 2015 al Team Idea 2010, nel corso del tempo non ci siamo mai persi di vista. Appena ho saputo che era uno dei candidati per venire da noi sono stato contento. L’anno scorso non mi sono sentito escluso, anzi, ma ogni tanto mi sarebbe piaciuto avere qualcuno con il quale parlare italiano.

«Alla Bingoal si parla in francese, essendo valloni, ma i diesse in radio traducono in inglese. Dopo un anno posso dire che il francese lo capisco, ma non lo parlo. Motivo per il quale ogni tanto mi sono sentito un po’ distante. Quando è arrivato Attilio (Viviani, ndr) sono stato felice, non lo conoscevo ma abbiamo legato subito. Tant’è che ancora oggi ci sentiamo spesso».

Alessandro Spezialetti (a destra) dopo una vita in Italia ha deciso di intraprendere questa nuova sfida alla Bingoal
Alessandro Spezialetti (a destra) dopo una vita in Italia ha deciso di intraprendere questa nuova sfida alla Bingoal

Allenamenti differenti

Una nuova squadra vuol dire, spesso, nuovo metodo di lavoro, soprattutto se questa è straniera. Come si allenano i belgi della Bingoal?

«Direi – racconta Tizza – che è stato uno dei passi più difficili che ho fatto. Loro qui si allenano in un’altra maniera, vanno a tutta dall’inizio alla fine. Io che peso dieci chili in meno l’ho sofferto un po’ all’inizio – dice ridendo – “Malu” penso si sia adattato meglio. Ora andrà in ritiro con la squadra perché non ci sono corse e gli toccherà pedalare forte. Infatti, scherzando, mi dice che preferisce correre così si stanca meno, io gli ho detto che deve essere contento di andare in Spagna, almeno sta un po’ al caldo, a casa sua nevica!

«Però è vero che i belgi “menano” sempre, in particolare quando durante un allenamento incontrano altre squadre. Lì partono delle bagarre incredibili, secondo me a Malucelli faranno bene questi ritmi, lui è un velocista e deve abituarsi a tenere duro. Anche in ritiro eravamo spesso a tutta, ma poi alla prima gara in Arabia per un pelo non vincevamo (i due sono insieme alla partenza della prima tappa del Saudi Tour nella foto di apertura, ndr). Siamo partiti troppo indietro con il treno, ho provato a portarlo fuori ai 600 metri ma era troppo tardi. Però iniziare così dà fiducia».

Correre nelle stradine del Belgio è estremamente difficile, ci vuole un periodo di adattamento (foto Instagram/Marco Tizza)
Correre nelle stradine del Belgio è estremamente difficile, ci vuole un periodo di adattamento (foto Instagram/Marco Tizza)

Nuovi orizzonti

Ce lo aveva raccontato anche Spezialetti, la Bingoal vuole espandere il proprio raggio d’azione. L’arrivo dei due italiani fa intendere proprio questo e anche Tizza conferma.

«La squadra – conclude – vuole crescere ed ampliare il proprio calendario. Facciamo tutte le corse WorldTour in Belgio e Francia, ora vogliamo correre anche in Italia. Ai miei compagni il nostro Paese piace moltissimo, c’è sempre una gran battaglia per entrare nella selezione. Amano il cibo e il clima. A loro invece invidio i tifosi e la cultura del ciclismo, ad ogni corsa c’è sempre tantissima gente sulle strade ed al pullman. Anche se non siamo un team WorldTour i tifosi vogliono foto ed autografi. Poi sulle strade quando ci alleniamo è un continuo salutare, una festa infinita.

«Una cosa alla quale Malucelli dovrà abituarsi sono le corse, questi sono matti (ride, ndr) Sono tutti mezzi crossisti e non esiste erba o terra che non calpestino con le ruote, anche in corsa, si “lima” dall’inizio alla fine. Correre su queste strade è molto stressante a livello psicologico, dovrò fare da tutore al povero Malu! Non sa quello che lo aspetta (ride di nuovo, ndr)».

Cross e volate, Merlier si fa largo all’ombra di Jakobsen

17.01.2023
5 min
Salva

Le sue quattro vittorie nel 2022 in maglia Alpecin-Deceuninck gli sono valse un contratto con la Soudal-Quick Step, in cerca di una seconda punta veloce da affiancare a Jakobsen. Ma anziché mettersi a ragionare da velocista e basta, Tim Merlier si è lanciato nuovamente nelle sfide del cross.

A ben vedere, il velocista di Wortegem-Petegem, paesino di seimila anime nelle Fiandre Orientali, nel cross era nato, con un’attività molto intensa fino al 2019, drasticamente ridotta con l’approdo alla Alpecin-Fenix cui bastava forse Van der Poel. Dai 25 giorni di gara del 2019-2020, scese ai 10 dell’anno successivo quando aveva già 28 anni e le strade chiuse dall’avvento prepotente dei fenomeni del cross. Non era scontato che avrebbe ripreso al passaggio nella nuova squadra, come invece è accaduto.

Come tutti i belgi, anche Merlier è nato nel cross. Nel 2011 aveva 21 anni: eccolo agli europei U23 di Lucca
Come tutti i belgi, anche Merlier è nato nel cross. Nel 2011 aveva 21 anni: eccolo agli europei U23 di Lucca

Il richiamo del cross

Capelli corti a spazzola, sorriso contagioso, la battuta pronta, il belga (in apertura con l’amico Bert Van Lerberghe, foto Wout Beel) Merlier ha vinto una tappa al Giro, una al Tour e quest’anno potrebbe fare la Vuelta. Ma il ritorno nel cross lo ha messo di buon umore.

«Mi rende davvero felice – ha raccontato alla presentazione del nuovo team – devo confessare che non ho fatto alcun allenamento specifico. Giusto qualche giro per riprendere la mano. Qualche colpo dignitoso riesco ancora a farlo – ha sorriso – e mi sto divertendo molto con la nuova bici da cross. La geometria mi si addice molto. Per un po’ avevo anche pensato di lasciar perdere, dato che non ho visto grande interesse da parte degli organizzatori. Pensavo che la maglia di campione belga su strada fosse un bel richiamo. Ma visti i risultati che ho ottenuto senza preparazione, magari continuerò a giocare ancora nel fango».

Tim Merlier, qui dopo la vittoria al campionato nazionale belga del 2022, è del 1992 ed è pro’ dal 2016
Tim Merlier, qui dopo la vittoria al campionato nazionale belga del 2022, è del 1992 ed è pro’ dal 2016

Sanremo rimandata

Ma adesso, come ha ammesso, le attenzioni si spostano sull’imminente nascita di suo figlio e sul debutto nella nuova squadra, che dovrebbe avvenire il 10 febbraio alla Muscat Classic e a seguire al Tour of Oman e poi al UAE Tour.

«Questo però significa – ha ammesso – che non correrò il weekend di apertura in Belgio. Niente Kuurne-Bruxelles-Kuurne, quest’anno è per Jakobsen. Spero di rifarmi partecipando alla Gand-Wevelgem, in cui sono fra le riserve. Anche se il sogno è la Parigi-Roubaix.

«Allo stesso modo, dopo la Parigi-Nizza non farò la Milano-Sanremo. Finché ci sono in circolazione corridori come Van Aert, Pogacar e Van der Poel, difficilmente si arriverà in volata. Avete visto come andavano l’anno scorso sulla Cipressa. E anche il Fiandre al momento è troppo duro per me».

Programma da velocista

Però è stato palese, sentendolo parlare alla presentazione della squadra, che l’arrivo nello squadrone belga abbia significato per lui un ridimensionamento. Quantomeno nelle chance di partenza: l’anno scorso la divisione del calendario con Philipsen gli era parsa più democratica.

«Non dirò che questo sia il mio programma preferito – ha ammesso a Popsaland – mi sarebbe piaciuto correre a Kuurne, ma d’altra parte, volevo anche andare all’UAE Tour, dove avrò molte opportunità. Quest’anno seguo un programma per velocisti, punto meno sulle gare di un giorno e in questo non c’è niente di sbagliato.

«Per Fabio (Jakobsen, ndr) ho molto rispetto dopo quello che ha passato e come è tornato dal suo terribile incidente al Giro di Polonia. E’ il velocista più difficile da battere, preferisco averlo in squadra piuttosto che correre contro di lui».

Un pilota per amico

Eppure anche Jakobsen a un certo punto deve aver percepito che Merlier potesse non essere troppo contento degli spazi ricevuti, al punto da aver scherzato sui suoi ottimi rapporti con Bert Van Lerberghe, che ne è il migliore amico. Quando glielo abbiamo raccontato, Merlier ha sorriso.

«Ci conosciamo da molto tempo – ha raccontato – da quando avevamo dodici anni. Eravamo insieme nella stessa classe al liceo di Waregem. Sono diventato corridore in quel periodo e lui poco dopo. Sono anche padrino di uno dei suoi due figli. Bert mi è stato molto utile l’anno scorso al campionato europeo, ma Jakobsen è stato più veloce (Merlier si è piazzato al terzo posto dietro il compagno olandese e Arnaud Demare, ndr)».

Sulle strade di Calpe assieme a un altro belga d’eccezione: l’iridato Evenepoel
Sulle strade di Calpe assieme a un altro belga d’eccezione: l’iridato Evenepoel

«Bert parteciperà con me alle prime gare a tappe – ha proseguito – è un vero amico, ci alleniamo insieme. Ora che abbiamo lo stesso programma, viaggeremo insieme molto più del solito. Ho già corso con la maglia Soudal nel cross di Herentals (Merlier si è piazzato al 9° posto, ndr). Senti subito l’atmosfera della gente. Ho fatto una buona partenza e mi sono fatto vedere. Il mio vecchio maestro Mario Declercq mi ha suggerito di fare i primi due giri a tutta, ma con Van Aert e Van der Poel non si può scherzare troppo. Ma su strada, voglio portare in alto il tricolore. Ho messo su me stesso questo tipo di pressione. Quest’anno voglio vincere il più possibile».

EDITORIALE / I tifosi li abbiamo, ricostruiamo la cultura

09.01.2023
6 min
Salva

«Quando mi dicono che in Olanda ci sono più biciclette che in Belgio, rispondo che è vero. In Olanda hanno la cultura della bicicletta, da noi invece c’è la cultura del ciclismo».

Le parole sentite il 6 gennaio in Belgio continuano a risuonare, come pure i boati di pubblico nei cross del weekend. Chi ha commentato le immagini e gli articoli sui vari social ha scritto che certe scene si possono vedere soltanto lassù. Non è vero, accade anche da noi: magari non nel cross, ma certo su strada. La foto di apertura viene dal Giro del 2018 a Catania, l’ha scattata Dario Belingheri e ha pure vinto un premio. La gente ce l’abbiamo, stiamo perdendo la cultura del ciclismo. Perché?

A Zonhoven ieri un quantitativo impressionante di pubblico, dai bambini ai nonni (foto Cyclocross Online)
A Zonhoven ieri un quantitativo impressionante di pubblico, dai bambini ai nonni (foto Cyclocross Online)

La cultura del ciclismo

Cultura è una parola importante. Magari quel tale l’ha utilizzata a vanvera oppure con la consapevolezza di ciò che stava dicendo.

«Cultura – dice la Treccani – è l’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo».

Se associamo la definizione al ciclismo e consideriamo che in Belgio è materia di studio nelle scuole, presenza fissa nei media, stile di vita quotidiana e abitudine consolidata in tante case, si capisce che forse l’uso del termine non sia venuto a sproposito. Stando così le cose, si capisce anche il motivo per cui delle grandi aziende trovino interesse nell’investire in questo sport

«Siamo due grandi compagnie del Belgio – ha detto Cindy Van Moorleghem Brand & Marketing Director di Quick-Step, parlando dell’azienda per cui lavora e di Soudal – entrambe attive sul mercato internazionale. Abbiamo dei valori in comune, che si chiamano passione, sogno e orgoglio».

Bambini e futuro

La stessa cosa succede in Francia. Il grande lavoro svolto da Aso nel diffondere il Tour e la sua immagine, unito all’appoggio della politica e al favore dei media fa sì che la storia del ciclismo e il suo presente passino attraverso le generazioni. Ne consegue che anche in Francia dei veri colossi si sono avvicinati alle squadre, modellando campagne di marketing su uno sport che viene ritenuto un grande veicolo promozionale.

Il racconto fatto da Consonni sulla folla di pubblico nelle varie prove della Coupe de France conferma che non è solo il Tour, ma il ciclismo stesso ad essere trainante, sia pure in un Paese in cui calcio e rugby la fanno da padroni.

Spesso per capire quanto il ciclismo sia radicato nella società, basta guardarsi intorno. La presenza dei bambini alle corse è la discriminante più attendibile: se ci sono loro, vuol dire che si tratta di un affare di famiglia. E allora, come ha detto Lefevere alla presentazione della sua squadra, è lecito pensare che i bambini di oggi saranno i tifosi di domani.

In Belgio la cultura del ciclismo traspare dalle generazioni dei tifosi: dai piccoli agli anziani
In Belgio la cultura del ciclismo traspare dalle generazioni dei tifosi: dai piccoli agli anziani

L’eccezione italiana

Che cosa impedisce che la stessa cosa accada anche in Italia? Siamo tifosi, appassionati e praticanti. Abbiamo un seguito fantastico, un territorio disegnato per gli sport outdoor, ma la cultura del ciclismo si va spegnendo perché manca la rete che ne favorisca il passaggio. Resta legata ai ricordi dei più attempati, ma raggiunge a fatica i più giovani. Se ci fosse stata ancora la sensibilità degli anni Ottanta, un campione come Nibali sarebbe diventato trascinatore anche malgrado il suo carattere schivo. Invece lo abbiamo lasciato passare senza renderci conto che sia stato più popolare in Francia che in Italia.

Per forza! Chi organizza le corse si limita, nella maggioranza dei casi, a raccogliere assegni, tassare gli sponsor altrui, montare palchi e sparire poche ore dopo. Gli esponenti della politica nazionale si tengono alla larga, casomai dovesse nuocere alla loro immagine farsi vedere al via di una corsa. I media, quelli importanti che dettano la linea, si sono inginocchiati davanti al calcio, ritenendolo l’unico tema che richiami il pubblico. Di conseguenza gli sponsor stanno alla larga. Quelli capaci di coniugare passione, sogno e orgoglio sono usciti anni fa e non tornano indietro. Ci sono stati anche gli anni in cui la sponsorizzazione era il modo migliore per giocare con le fatture, ma questa è un’altra storia, tipica tuttavia del nostro malcostume. E certo non aveva a che vedere con passioni, sogni e orgoglio.

L’invasione francese

Il perché tutto questo accada resta la chiave decisiva. Il Covid ha favorito il rinascere (forse) della cultura della bicicletta, ma anche questa deve confrontarsi ogni giorno con la non-cultura di chi utilizza le strade senza rispetto per gli utenti più deboli. E non saranno le distanze imposte o le targhe alle bici a rendere migliore la situazione. Forse davvero l’unica soluzione è che ci invadano. Che arrivi dalla Francia lo squalo del Tour e metta un piedino, magari cominciando dal Giro Donne, e poi si espanda. Lo faranno prevalentemente per denaro, ma sanno anche che il gioco è tanto più redditizio se poggia sulla cultura popolare. Sempre a quella si torna e qui il ciclismo ha fatto la storia. Dobbiamo rimboccarci le maniche affinché tutti lo sappiano.

Van Avermaet non molla. «Ma se vincessi il Fiandre…»

05.12.2022
4 min
Salva

Da quando è arrivato alla Ag2R Citroen Greg Van Avermaet non ha ancora alzato le braccia al cielo. Il campione olimpico di Rio de Janeiro però non ha perso né il mordente, né gli stimoli… Semmai a remargli contro è la sua carta d’identità. A maggio infatti il belga compirà 38 anni.

Van Avermaet ha iniziato il ritiro con la sua squadra. E’ andato in Spagna e già sta pedalando sulle nuove Bmc con la colorazione 2023 che non passerà certo inosservata.

Greg Van Avermaet in allenamento in Spagna qualche giorno fa (foto Instagram)
Greg Van Avermaet in allenamento in Spagna qualche giorno fa (foto Instagram)

Amare la bici

Qualche giorno fa Van Avermaet ha parlato con una testata francese (Cyclisme Actu) e tra le varie cose ha parlato proprio dei suoi stimoli.

«Non so se questa è la mia sedicesima o diciassettesima stagione, non le ho contate!». Come a dire che il tempo non conta quando si sta bene e si ama ciò che si fa. E infatti: «La cosa più importante per durare tanti anni – ha proseguito Van Avermaet – è amare la bici e non perdere la passione. Quando mantieni la passione, rimani motivato a pedalare, fai di sicuro una buona stagione».

E sempre in tema di motivazioni, più di qualcuno gli ha chiesto, già da tempo, se questa sarà la sua ultima stagione ma Greg non è sembrato d’accordo. O quantomeno ha dichiarato che non inizierà l’anno pensando che sia l’ultimo, nonostante il suo contratto scada a fine 2023.

In 15 Fiandre, il belga è salito quattro volte sul podio. Qui il primo nel 2014. Fu secondo battuto da Cancellara
In 15 Fiandre, il belga è salito quattro volte sul podio. Qui il primo nel 2014. Fu secondo battuto da Cancellara

Pallino Fiandre

Ma gli stimoli non sono “solo il bello di pedalare”, ci sono obiettivi importanti da raggiungere. Alcuni concreti, come la crescita della squadra, lo stare vicino a ragazzi in crescita come Cosnefroy , Vendrame… Proprio su Cosnefroy c’era molto dell’olimpionico nella sua vittoria in Canada. Lo ha ribattezzato il “Piccolo principe” e dopo l’arrivo Cosnefroy lo ha subito cercato. 

E ci sono altri obiettivi molto più ambiziosi, come il Giro delle Fiandre. Van Avermaet sa bene che è molto difficile.

«Non sarà facile fare bene nelle classiche – dice Van Avermaet – Qualche anno fa forse sono stato il migliore per quelle gare, ma ora è un po’ diverso. Tuttavia, posso ancora ottenere buoni risultati, magari non posso più vincere una classica monumento, ma posso agguantare una top cinque».

«Il sogno – anche a quasi 38 anni se ne possono avere – è vincere il Giro delle Fiandre. Ho fatto diversi podi, è la mia gara preferita, ma non l’ho mai vinta. Ci riproverò, mi restano uno o due tentativi. 

«Però se vincessi il Fiandre… allora sì, potrei smettere!».

Greg è stato quarto al mondiale gravel in veneto
Greg è stato quarto al mondiale gravel in veneto. Era la sua prima gara gravel

Apertura ai cambiamenti

Entusiasmo, voglia di mettersi in mostra, provare cose nuove… Van Avermaet ha vinto le Olimpiadi con una grinta mostruosa, la stessa grinta che ci ha messo nel campionato mondiale gravel. E’ arrivato quarto, battuto in volata da Van der Poel. Si era rammaricato che un pit stop imprevisto gli avesse tolto il podio.

Tra l’altro Van Avermaet da anni corre con BMC ed è ritenuto un grande sviluppatore della bici. Anche nel mondo gravel ha voluto dire la sua.

Novità per un corridore esperto come Van Aert è anche il contatto con la nuova generazione. E lui, soprattutto in nazionale, ne ha l’esempio maggiore: Remco Evenepoel. I giovani hanno messo in difficoltà in un sacco di atleti. 

«Remco è un talento eccezionale. Quando è arrivato nel gruppo, ho visto subito che era speciale. Ha delle capacità che non avevo mai visto in nessun altro nella mia carriera. Come ha corso nel Campionato del mondo, alla Liegi o a San Sebastian, è qualcosa che non si vedeva dai tempi di Eddy Merckx.

«Sono un fan di Remco e sono molto felice di poter correre con lui. Magari sarei anche più felice di batterlo una volta!».

Remco se ne va in Spagna. E in Belgio cosa dicono?

11.11.2022
5 min
Salva

Remco Evenepoel lascia il Belgio e va a vivere in Spagna. La notizia, come del resto tutto ciò che fa il campione del mondo, è stata ripresa da tutti media belgi, ma al tempo stesso non ha creato indignazione, o chissà quale scalpore, come ci si sarebbe attesi da un Paese dalle forti tradizioni ciclistiche. Nessuna levata di scudi contro il talento di Schepdael. Cosa che invece avvenne per Tom Boonen quando decise di andare a Monaco, ormai una ventina di anni fa.

Remco se ne va nella zona di Alicante sulla Costa Blanca, al fine di allenarsi meglio, di sfruttare il clima migliore. Si farà costruire anche una camera ipossica.

Evenepoel con sua moglie Oumaima di origini marocchine in abiti da cerimonia tipici (foto Instagram – @mirroreffect.co)
Evenepoel con sua moglie Oumaima di origini marocchine in abiti da cerimonia tipici (foto Instagram – @mirroreffect.co)

Fuga sì o no?

«Questo trasferimento – ha detto Evenepoel – renderà tutto più semplice. Nessuno saprà cosa sto facendo e dove sono. Potrò concentrarmi sulla mia quotidianità di sportivo in un periodo in cui gli inviti in Tv sono spesso troppo numerosi». Insomma vuol sfuggire alle pressioni mediatiche e, si dice, anche ai fan troppo pressanti.

Ma è davvero così? E come l’hanno presa i suoi connazionali, sempre molto attaccati al ciclismo?

Di fronte a tanta “normalità” abbiamo coinvolto tre esperti di ciclismo belga. Si tratta del giornalista di Het Nieuwsblad, Guy Van Den Langenbergh, di Alessandro Tegner colonna portante della Quick Step di Remco e di Valerio Piva, diesse della Intermarché Wanty Gobert, che da anni vive in Belgio.

Il numero dei tifosi di Evenepoel sta crescendo. Parecchi erano anche in Australia
Il numero dei tifosi di Evenepoel sta crescendo. Parecchi erano anche in Australia

Il giornalista…

«Nessuno è rimasto sorpreso – ha detto Van Den Langenbergh – di questa sua decisione. Ormai ci sono diversi corridori che hanno fatto la scelta di andare fuori dal Belgio. In più Remco neanche ha scelto un paradiso fiscale come Andorra o il Principato di Monaco. 

«Andare in Spagna è una scelta che lui fa per allenarsi, perché il suo unico obiettivo è vincere e laggiù ha i percorsi e il clima ideale. Tutto rientra in quest’ottica di atleta di grande ambizione».

«E’ vero, Remco è molto popolare, ma non è ancora ai livelli di Boonen. In più è passato del tempo da allora. Non si tratta di lasciare il Belgio per sempre, non credo sentirà la nostalgia. Lui va lì perché, come ho detto, è motivato a fare bene, a vincere.

«E poi è un cosmopolita. Viene dal calcio. Ha giocato anche in Olanda, oltre che nell’Anderlecht, è a cavallo con la parte vallone e quella fiamminga, sua moglie ha origini marocchine… Stare in Spagna per lui non farà troppa differenza».

Tegner, marketing & communication manager della Quick Step, con Boonen, vera star di quegli anni in Belgio e non solo
Tegner, marketing & communication manager della Quick Step, con Boonen, vera star di quegli anni in Belgio e non solo

Il manager

Alessandro Tegner è responsabile del marketing e della comunicazione della Quick Step-Alpha Vinyl. Da anni è nel gruppo di Lefevere e ha vissuto anche “l’emigrazione” di Boonen. Il quale però dopo un po’ di tempo volle tornare a casa.

«Era un altro periodo – spiega Tegner – e le cose venivano vissute diversamente. Si era in piena “Boonen mania”. Non c’era ragazzino fiammingo che non avesse il poster di Tom in cameretta. Era molto famoso. Si veniva dai Museeuw, Van Petegem… ma Tom era più internazionale. Inoltre parlando con lui c’era subito una certa empatia e ci sta che la notizia fosse accolta diversamente. Poi nel tempo le necessità cambiarono: la famiglia, la figlia… e decise di tornare».

«Per Remco è tutto diverso. Anche le squadre oggi danno un altro supporto ai corridori di vertice. Quindici anni fa c’ero solo io, ora ci sono altre strutture. S’impara e si cresce anche sotto questo profilo.

«Evenepoel va in una zona della Spagna in cui non ci sono solo altri corridori, ma tanti belgi in generale. Sono tanti i connazionali che vanno a svernare lì. Un po’ come i tedeschi a Palma di Mallorca».

Tegner parla di un cambio di residenza prettamente per fini sportivi: «Remco è un metodico. Vuole programmare per tempo la sua vita. Ama avere i suoi spazi. E quella per lui è la scelta migliore. Senza contare che ovviamente laggiù si può allenare bene.

«E poi è a meno di due ore di volo dal Belgio. Quando ha bisogno prende e va. Anche qualche giorno fa è stato tre giorni in sede. Ha sbrigato degli impegni ed è ripartito. Immagino possa fare così anche per le sue esigenze familiari. Insomma, non è una fuga».

Remco Evenepoel in allenamento sulle strade spagnole d’inverno. Molto tempo ci è stato anche in primavera (foto Instagram)
Remco Evenepoel in allenamento sulle strade spagnole d’inverno. Molto tempo ci è stato anche in primavera (foto Instagram)

Il diesse

E che non è una fuga ce lo conferma anche Valerio Piva. Il direttore sportivo italiano, ex corridore, da anni vive in Belgio. Lassù ha trovato l’amore e messo su famiglia. Se vogliamo, in questo caso, è un po’ “un Remco al contrario”.

«Non ha fatto tanto scalpore la scelta di Evenepoel di andare in Spagna – ha dichiarato Piva – Sono diversi i corridori che lasciano casa in cerca di destinazioni climatiche migliori. Tanti belgi hanno la residenza in Spagna, ma qualcuno vive anche in Italia o nel Sud della Francia. A mio avviso la sua è una decisione spinta da clima e possibilità migliori per allenarsi».

Piva poi non crede totalmente che Remco scappi via da pressioni mediatiche.

«Non sono così vicino al ragazzo per poter giudicare. Dopo il mondiale ci sono state tante feste, ma non so se ha problemi a tal punto da spingerlo a lasciare Belgio. Di certo è conosciuto e laggiù sarà più tranquillo».

«La popolarità cresce in funzione dei risultati. Lui è giovane e ha già conquistato grandi gare pertanto la sua popolarità sta crescendo enormemente e penso che presto si potrà paragonare a quella di un Boonen. Ma se dovesse continuare a vincere i grandi Giri presto potrebbe essere paragonato anche in termini di popolarità ad un Merckx».

«Malinconia? Non penso potrà essere questo il suo problema. Va lì per lavoro. Si tratta di una scelta momentanea. Io abito in Belgio ma le mie relazioni con l’Italia ci sono sempre. E Remco ha con sé i suoi affetti. Anche io senza quelli non sarei rimasto qui».

Malucelli alla Bingoal: «Mi sono cavato un peso, ora si riparte»

22.10.2022
6 min
Salva

Vicende come quella della Gazprom possono segnare periodi bui e compromettere carriere. Matteo Malucelli non si è dato per vinto e in una stagione rattoppata dalla maglia azzurra prima e dalla China Glory poi, ha saputo anche alzare le braccia al cielo. Dopodiché si è rimboccato le maniche ha trovato una sistemazione per il 2023. E così è arrivata la firma per la formazione belga Bingoal Pauwels Sauces WB.

Ora il ventinovenne forlivese per il futuro sembra essersi levato quel macigno che lo ha logorato mentalmente per tutta la stagione. Il Nord lo aspetta e con lui la volontà di vivere un ciclismo seguito e in uno dei suoi habitat naturali. 

Malucelli quest’anno ha corso gran parte delle corse con la maglia azzurra
Malucelli quest’anno ha corso gran parte delle corse con la maglia azzurra
Come stai, Malu?

Bene finalmente mi godo un po’ di riposo. Anche se ne ho fatto fin troppo quest’anno (ride, ndr). Mi sono fermato il 9 di ottobre e ricomincerò i primi di novembre ad allenarmi, farò tre settimane proprio di divano. 

E’ arrivata la firma per il 2023…

Sì, finalmente! Mi sono tolto un bel pensiero, perché quest’anno è stata veramente dura. 

Sei stato accostato a tante formazioni. Come mai hai scelto la Bingoal?

Fra le possibilità che si erano venute a creare, era la squadra che secondo me poteva offrirmi un insieme di possibilità in vista delle gare e della loro provenienza essendo belgi. Mi può dare delle garanzie anche a livello di calendario e sicuramente questa cosa qui mi ha spinto verso di loro. Essendo una squadra belga e non essendo mai riuscito a correre al Nord, mi sono convinto facilmente. Anche perché purtroppo o per fortuna il ciclismo è là in Belgio.

Giro di Sicilia 2022, la prima tappa a Bagheria la vince proprio Matteo Malucelli
Giro di Sicilia 2022, la prima tappa a Bagheria la vince proprio Matteo Malucelli
Correrai spesso al Nord…

Ho visto che fanno un buon calendario di corse a tappe. E poi fanno le gare di un giorno al Nord e corrono anche abbastanza in Francia. Si sviluppa quindi soprattutto fra Francia, Belgio e Olanda. Sicuramente sarà un bel mix.

Credi possano essere corse adatte a te?

Diciamo che sicuramente faranno molte gare adatte alle mie caratteristiche. In questo ciclismo si ha la tendenza a fare delle corse sempre più dure, più estreme. Mentre per le mie caratteristiche non dico solo pianura, ma gare più facili altimetricamente sono a me più congeniali

Hai già qualche obiettivo tra le corse di inizio stagione?

Il calendario che farò ancora non lo so. In questo momento qua, dopo la firma, mi sto concentrando solo a ricaricare le pile senza fare tanti progetti. Andrò a metà novembre a fare tutte le visite mediche, anche se non credo che si parlerà di calendario. Poi a dicembre credo che si comincerà a parlare del 2023. 

A livello psicologico, il 2022 è stato un anno molto provante (foto Instagram)
A livello psicologico, il 2022 è stato un anno molto provante (foto Instagram)
Parliamo della stagione appena conclusa. Com’è andata dal punto di vista sportivo?

Da come era partita, sembrava poter essere la mia miglior stagione e forse lo è stata. Nonostante sia stata così falsata dagli avvenimenti della Gazprom. Chiaramente nei primi due mesi eravamo partiti bene e ci aspettavamo tutti una grande stagione. Avevamo lavorato bene e i primi risultati li stavamo raccogliendo. Purtroppo è andata come è andata e da aprile in poi dopo il Giro Sicilia è sempre stata un inseguimento della condizione.

Un’ottima partenza poi è andato tutto in salita…

Purtroppo per quanto uno si possa allenare bene, se non si corre il ritmo gara si perde. Quando sono rientrato dalla Sicilia, ho corso l’Adriatica Ionica Race quando metà gruppo usciva dal Giro d’Italia. Mi sono rifermato, sono rientrato ad agosto quando metà gruppo aveva corso il Tour. Si capisce che dietro a tutta la volontà, gli altri hanno un vantaggio di 40/50 corse nella gambe e questo fa la differenza. Nonostante tutto, sono arrivati alcuni risultati che mi hanno dato morale per proseguire e ripartire con la consapevolezza che la mentalità fosse quella giusta. E’ chiaro che se tu sei a casa e gli altri corrono, diventa complicato. 

Al Tour of Antalya, Malucelli ha conquistato la prima vittoria 2022 per la Gazprom
Al Tour of Antalya, Malucelli ha conquistato la prima vittoria 2022 per la Gazprom
Come hai trovato la motivazione durante l’anno?

Fino al campionato Italiano non è stato facile, ma grazie alla Federazione e a Bennati siamo riusciti a trovare continuità. Anche se si correva ogni 30 giorni, c’erano gli obiettivi. Una volta passato il campionato italiano, c’è stato un mese dove siamo rimasti ognuno per la propria strada. E quindi non sapevamo più veramente che cosa ci sarebbe successo. Diciamo che il mese di luglio è stato quello più duro. Poi quando ho ripreso a correre con degli obiettivi, è stato più facile per la testa. Nonostante sia la stagione in cui ho corso di meno, è quella in cui sono arrivato più stanco a livello mentale. E’ stata veramente una dura prova (sospira, ndr)

Continuerai ad allenarti nella tua Romagna o hai pensato al trasferimento?

Dallo scorso anno sono residente a San Marino. La squadra farà due ritiri, uno a dicembre e uno a gennaio di circa 15/20 giorni. Quei mesi saranno impegnati al caldo. Dopodiché cominceranno le corse. Immagino che ci saranno dei periodi nel quale dovrò stare in Belgio, perché ci saranno corse di un giorno concentrate. Diciamo che non è nemmeno venuta fuori l’ipotesi di un trasferimento. 

Al centro, Marco Tizza sarà l’unico compagno italiano di Malucelli alla Bingoal. Quest’anno c’era anche Attilio Viviani
Marco Tizza sarà l’unico compagno italiano di Malucelli alla Bingoal. Quest’anno c’era anche Attilio Viviani
Ad aspettarti nella formazione belga c’è Marco Tizza, lo conosci?

Sì, con lui ho corso nel 2015 al Team Idea. Siamo in buoni rapporti, ci conosciamo. 

Vi siete già sentiti?

Avevo parlato con lui della squadra già quest’estate, ma più per curiosità personale conoscendolo. Gli ho chiesto come si trovasse e me ne aveva parlato molto bene. Quando le trattative si sono fatte più serie, gli ho chiesto quale fossero la sua impressione e il suo vissuto e mi ha sempre detto che sono una bella squadra in cui si sta bene. Il fatto che ci sia un altro italiano è molto importante. Ho corso in Caja Rural senza italiani solo con spagnoli e devo dire che è più complicato. 

Ti sei già fatto un’idea su che compagni avrai, se troverai un treno organizzato o sarai tu a doverti muovere autonomamente negli sprint?

A dire la verità, non lo so. Non abbiamo ancora parlato di questo. Essendo una squadra belga, posso immaginare che sanno fare queste cose meglio di noi. Più che organizzare io, saranno loro a organizzare me. Mi affiderò. Hanno sempre lavorato bene e sono sicuro che continueranno a farlo.