De Vylder, è tutto vero: l’oro scaccia il fantasma di Parigi

27.10.2024
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Lindsay De Vylder non ha mai vinto una corsa su strada. Ha 29 anni e dopo le categorie giovanili nella Quick Step continental, ha indossato e non ha più dismesso la maglia del Team Flanders-Baloise. Eppure per lui la strada non è mai stato un obiettivo e tantomeno un cruccio. Questo perché il corridore belga di Wetteren, comune belga subito fuori Gand, ha sempre ribadito il fatto di essere un pistard. E forse per questo, quando ai mondiali di Ballerup ha conquistato la maglia iridata dell’omnium davanti a Consonni, è parso prima incredulo e poi è scoppiato in lacrime.

Gli ultimi mesi non erano stati facili per lui. Era andato alle Olimpiadi per una medaglia e ne era uscito con un malinconico undicesimo posto. Non si sa se per il carico mediatico crescente o altro, le ultime Olimpiadi sono state un boccone più faticoso del solito da masticare, mandare giù e poi digerire. Tutti, ma proprio tutti, hanno avuto un complicato periodo di decompressione. Per De Vylder è stato ancora più difficile perché vissuto con il senso di aver fallito.

«Quel giorno è andato tutto storto – ha raccontato dopo la vittoria iridata – nonostante mi fossi impegnato tanto per raggiungere l’obiettivo. Avevo persino lavorato con uno psicologo dello sport per gestire meglio lo stress. Ci si è messa anche l’allergia ai pollini di cui soffro sempre ad agosto, per la quale ho cercato per anni tutti i medici possibili. Ma non voglio trovare responsabilità al di fuori di me stesso. Ho fallito e, ancora una volta, la mia autostima ha subito una gigantesca ammaccatura. Ora quella fiducia l’ho recuperata».

La madison di Parigi è stata amara per De Vylder e Van den Bossche: solo l’11° posto
La madison di Parigi è stata amara per De Vylder e Van den Bossche: solo l’11° posto

Le grandi promesse

La pista, si diceva. Quasi tutti i protagonisti dei velodromi hanno una doppia vita: su strada e su pista. Alcuni riescono a brillare in entrambe, come Viviani, Ganna, Milan o Consonni. Come Morkov e anche Oliveira. Altri invece su strada si allenano e allenandosi mettono insieme anche una carriera da stradisti. De Vylder non lo ha mai contemplato ed è anche difficile capire come mai, dato che in Belgio la pista è importante, ma la strada è una religione. Per lui non è mai stato così, forse perché le vittorie da giovane in pista inducevano a sperare in una carriera differente.

Prima il titolo europeo dell’omnium juniores ad Anadia 2013. Poi quello della madison U23 nel 2017, ugualmente in Portogallo. Qualche successo in tappe della Nations’ Cup. L’argento della madison agli europei di Grenchen del 2023, ma tutto sommato il senso del nuovo talento in arrivo si è andato affievolendo con il passare degli anni. Nulla sembrava funzionare per come sembrava scritto. Tanto che dopo un po’ e sommando le varie osservazioni, si è diffusa la convinzione che il problema non siano mai state le sue gambe, quanto la testa. Era scritto che De Vylder avesse i mezzi per un mondiale, non era così scontato che riuscisse a gestire le attese. E questo a Parigi lo ha fatto sprofondare al punto più basso della carriera.

Al via della 4ª tappa del Giro del Belgio, con Waerenskjold, Philipsen e Vacek c’è anche De Vylder
Al via della 4ª tappa del Giro del Belgio, con Waerenskjold, Philipsen e Vacek c’è anche De Vylder

La svolta di Ballerup

A Ballerup qualcosa è cambiato. Nella prima parte dell’omnium, De Vylder è parso ancora esitante. Poi come in una lenta risalita, il belga è arrivato all’ultima corsa a punti con il morale, le gambe e la convinzione di poter riaprire e subito chiudere il discorso.

«Domenica ho corso anche la madison – ha raccontato – che era il mio obiettivo principale ed è arrivato l’argento. Sapevo che mi aspettava in fondo ai mondiali, così per l’omnium sono riuscito a non far salire troppo la tensione. L’obiettivo era un altro, prima si trattava di fare bene, ma senza il peso di troppe attese. E alla fine ha funzionato e con mia grande sorpresa, ce l’ho fatta. Ho iniziato la corsa a punti in una buona posizione di partenza, il quinto posto. Con molti corridori vicino a me e piccole differenze. Sapevo che era impossibile per il leader tenere d’occhio tutti. Quindi ho attaccato: il mio allenatore mi ha detto di provarci e gli ho dato ascolto. Ci credete che non osavo fidarmi del tabellone? Mi sorprendo di aver vinto e ci sono riuscito perché per una volta tanto ho avuto il coraggio di osare. Dopo Parigi, non avevo più fiducia in me stesso. Chiamatela paura di fallire, vergogna, tutto. Mi sentivo quasi in colpa perché avrei dovuto correre io questo omnium e avrei fallito di nuovo. Invece guardate come è andata a finire…».

La ferita guarita

Per questo ha abbracciato a lungo il cittì De Ketele e chissà che ora la sua carriera non abbia trovato la svolta in cui ha sempre sperato. Mentre lo speaker di Ballerup continuava a chiamare il suo nome, De Vylder continuava a guardarsi intorno incredulo, mentre nel box azzurro Consonni probabilmente avrebbe preferito che il suo risveglio non fosse venuto quel giorno. E’ una delle tante storie del ciclismo. Quelle da cui si capisce che le gambe contano, ma la vera differenza si fa con la testa.

«Naturalmente ho di nuovo fiducia in me stesso – dice – ma resta un peccato il modo in cui sono finite le Olimpiadi. Questo oro guarirà la mia ferita».

Speedwear: il body all’avanguardia di Bioracer

25.09.2024
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Nello stand di ‪Bioracer all’Italian Bike Festival era possibile ammirare il body di riferimento del brand, storicamente fornitore della nazionale belga, che a Parigi e ora a Zurigo ha vestito Remco Evenepoel nelle sue imprese più fresche: a Parigi e nella crono di domenica scorsa. In entrambe le occasioni il suo body era firmato da Bioracer. A cronometro ha utilizzato il modello Speedmaster, mentre su strada lo Speedwear Concept.

Al recente Italian Bike Festival abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano il body di Bioracer, storico fornitore della nazionale belga, che abbiamo avuto modo di vedere alle Olimpiadi di Parigi e in questi giorni ai mondiali di Zurigo. Il simbolo della nazionale belga è senza ombra di dubbio Remco Evenepoel. Il classe 2000 è stato il primo atleta della storia a vincere l’oro alle Olimpiadi sia a cronometro che su strada. In entrambe le occasioni il suo body era firmato da Bioracer. A cronometro ha utilizzato il modello Speedmaster, mentre su strada lo Speedwear Concept

Alta prestazione

Si chiama Speedwear Concept Road Race ed è stato progettato per essere il meglio della gamma di Bioracer per le vostre uscite su strada. La sua caratteristica principale è la continua ricerca della massima prestazione. Tutto questo è possibile grazie agli studi effettuati direttamente sugli atleti professionisti del Belgio, come Remco Evenepoel e Lotte Kopecky. Ore di progettazione in galleria del vento hanno portato alla nascita del body Speedwear. Rimanere in posizione non sarà un problema grazie alla fascia posta sulla parte anteriore. Questa è dotata di grande grip e risulta comoda anche dopo tante ore. 

Nei momenti di massimo sforzo la zip, autobloccante e anch’essa aerodinamica, si apre facilmente. Le cuciture interne permettono al ciclista di non avere irritazioni o problemi nel gestire i flussi d’aria. Sulle maniche il tessuto cambia forma, con un disegno aerodinamico detto “clean-cut” e l’utilizzo della nuova tecnologia Airstripe. Scelte che si adattano perfettamente alla pelle per una sensazione di comfort e un tocco di eleganza.

Il tessuto scelto nei pantaloncini ha diverse zone di compressione, per facilitare la circolazione del sangue e ridurre l’affaticamento. Le gambe saranno sempre pronte e fresche per rispondere alle sollecitazioni della strada e alla vostra voglia di spingere sempre sui pedali. 

Comodità

Un’altra chicca è il fondello Wave, il quale consente all’atleta di trovare la miglior posizione in sella, donando una grande comodità. E’ progettato per seguire al meglio il profilo del corpo, il vantaggio finale è una distribuzione ottimale del peso e della pressione. Infine, la tecnologia Vapor 3D offre un’ammortizzazione confortevole e una regolazione dell’umidità ottimale.

Il body Speedwear ha una vestibilità più stretta rispetto ad una normale maglietta. Per donare lo stesso spazio di stoccaggio Bioracer ha ideato le doppie tasche. Nella parte posteriore le reti risultano due, alle quali ne vengono sovrapposte altre due per una maggiore capacità di carico. In questo modo il body risulta perfetto anche per le lunghe uscite.

Bioracer

Un punto sui mondiali juniores. Che dicono gli stranieri?

22.09.2024
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Le quattro tappe del Giro della Lunigiana hanno evidenziato due protagonisti assoluti: Paul Seixas e Lorenzo Finn. Abbiamo scritto tanto dei due giovani che si sono messi in evidenza sulle strade di Liguria e Toscana. Un francese e un italiano che, con grande probabilità, saranno tra le figure principali dei mondiali juniores di Zurigo. In tanti lo hanno detto, dal cittì Salvoldi agli stessi avversari che contro Finn e Seixas hanno lottato, finché le gambe hanno retto. Ora si tratta di prendere la corsia giusta per arrivare all’appuntamento iridato nella migliore condizione. Ma gli ostacoli verso la maglia iridata hanno nomi e cognomi: il più gettonato è Albert Philipsen. 

Sumpik in rampa di lancio

Dino Salvoldi ha definito l’affare di Zurigo una corsa a tre, anche se gli outsider sono diversi a partire da chi ha completato il podio della Corsa dei Futuri Campioni: Pavel Sumpik. Il ragazzo della Repubblica Ceca cresciuto alla Roman Kreuziger Cycling Academy rimanda però le considerazioni al mittente. 

«Il percorso mi si addice abbastanza – analizza Sumpik – ma bisogna stare attenti. L’esperienza dell’anno scorso mi ha insegnato a essere calmo, ci sono tanti ragazzi che vogliono vincere. Albert Philipsen sarà l’uomo da seguire. Potrebbe vincere ancora, in questa stagione ha dimostrato di essere molto forte. Le salite di Zurigo gli si addicono perfettamente». 

Il nuovo piano sloveno

Altri erano gli iscritti alla lista dei pretendenti, ma la sfortuna li ha colpiti in maniera differente. Tra di loro c’era Jacob Ormzel, lo sloveno vincitore della Parigi-Roubaix juniores è stato messo fuori gioco in una caduta nella prima tappa del Lunigiana. I piani della Slovenia cambiano radicalmente, dall’essere una delle favorite passano a dover inventare nuovamente la corsa. 

«L’incidente ha causato un grande spavento – dice il cittì sloveno – ma siamo felici che Omrzel stia bene. Chiaro che era il nostro capitano per il mondiale, abbiamo altri corridori forti ma dovremo cambiare modo di gareggiare. Ci saranno tante occasioni per provare ad anticipare i favoriti, come entrare in una fuga fin da subito. Il percorso è duro, davanti si spende tanto quanto in gruppo. Valjavec è altrettanto forte in salite brevi ed esplosive. Sarà una battaglia tra i migliori scalatori a mio modo di vedere.

Paul Seixas è il nome sulla bocca di tutti dopo il Giro della Lunigiana e la Francia correrà tutta per lui (foto Duz Image / Michele Bertoloni)
Paul Seixas è il nome sulla bocca di tutti dopo il Giro della Lunigiana e la Francia correrà tutta per lui (foto Duz Image / Michele Bertoloni)

Francia all-in

I giovani galletti punteranno tutto sulle qualità di Paul Seixas, vincitore del Giro della Lunigiana e autore di una stagione di primo piano. Ha vinto dappertutto, a partire dalla Liegi fino alle corse a tappe più impegnative. 

«Il Lunigiana – racconta il cittì – era un passo in preparazione alla rincorsa verso il mondiale, le risposte direi che sono state positive. Abbiamo lavorato bene in precedenza, con un training camp sulle Alpi nella settimana prima del Lunigiana. Naturalmente per il mondiale il nostro leader unico sarà Paul Seixas, abbiamo visto come su salite brevi sia pienamente a suo agio. Certo non sarà semplice, perché è una corsa di un giorno che si prepara in un mese».

ll cittì belga crede nella forza della sua squadra, nessuna punta ma tante frecce (Foto Duz Image / Michele Bertoloni)
ll cittì belga crede nella forza della sua squadra, nessuna punta ma tante frecce (Foto Duz Image / Michele Bertoloni)

Belgio all’arrembaggio

La squadra guidata da Serge Pauwels ha tante frecce nel proprio arco. Una delle più interessanti sarebbe stata quella che porta il nome di Aldo Tailleu, ma anche lui è stato vittima di una caduta e sarà fuori dai giochi. 

«La selezione non è stata semplice – spiega – però avremo tanti corridori validi, nessun capitano designato probabilmente. A Zurigo l’ultima scalata sarà lontana dall’arrivo, una ventina di chilometri. Non è detto che vincerà il miglior scalatore, potrebbe esserci spazio per un passista. Abbiamo delle buone alternative come Jasper Schoofs o Matijs Van Strijthem. Staremo a vedere, perché la squadra conterà abbastanza a mio modo di vedere, quei venti chilometri finali pianeggianti aprono a scenari diversi».

L’abbondanza del Belgio ci ricorda Zolder 2002. Parola a Petacchi

01.09.2024
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Con Alessandro Petacchi vogliamo fare un viaggio nell’abbondanza tecnica del Belgio. Quell’abbondanza di cui già vi avevamo parlato in vista del campionato europeo, quando nel mazzo erano finiti Tim Merlier e Jasper Philipsen, i due velocisti “di Bruxulles”… Il tutto senza contare un certo Wout Van Aert. Giusto qualche giorno fa, Sven Vanthourenhout, il commissario tecnico belga, ha diramato le convocazioni. Ebbene ci sono tutti e tre. Come farà a metterli d’accordo?

Questa vicenda, e forse anche il luogo dove si disputerà l’europeo, cioè nel Limburgo, ricordano un po’ il famoso mondiale di Zolder 2002, con Mario Cipollini capitano e una serie di uomini tutti attorno a lui, tra i quali Alessandro Petacchi.

Il tecnico del Belgio, Sven Vanthourenhout, durante la proclamazione dei convocati: «Una nazionale difficilissima da fare» (foto Photonews)
Il tecnico del Belgio, Sven Vanthourenhout, durante la proclamazione dei convocati: «Una nazionale difficilissima da fare» (foto Photonews)
Alessandro, dicevamo dei problemi di abbondanza per il Belgio. Lefevere diceva di schierarli entrambi, per esempio…

Con due velocisti più Van Aert non è una cosa semplice per Vanthourenhout. Ovvio che Lefevere vorrebbe il suo atleta in corsa ed è normale che abbia spinto per quello. Ma Philipsen viene dal Tour, dove ha vinto, mentre Merlier ha ripreso adesso a correre. Tim veniva dal Giro d’Italia, dove aveva vinto anche lui. Sono la squadra super favorita. Hanno anche Van Aert che sta andando molto forte alla Vuelta e magari alla fine sarà lui il capitano del Belgio.

Perché?

Perché il percorso è veloce, ma presenta anche qualche piccola difficoltà e poi c’è anche del pavè. Per me non è così facile. Loro dovranno tenere la corsa, e con due uomini veloci più Van Aert, dovranno farlo in cinque.

Uno dei quali è Jordi Meeus, che in pratica è un velocista aggiunto…

A questo punto, fossi stato il cittì del Belgio, avrei portato un velocista in meno e un uomo in più da far lavorare.

Dopo aver vinto al rientro in gara al Polonia, pochi giorni fa Merlier (a destra) è caduto al Renewi Tour
Dopo aver vinto al rientro in gara al Polonia, pochi giorni fa Merlier (a destra) è caduto al Renewi Tour
Merlier e Philipsen sono compatibili? Ed eventualmente come potrebbero convivere?

La vedo difficile. Se gli chiedi di fare l’europeo o il mondiale, entrambi ti dicono di sì. Ma sono rivali prima di tutto. Il discorso è un po’ diverso da quello che fu tra me e Cipollini all’epoca. Primo, lui era già Cipollini, in più quell’anno aveva vinto la Sanremo, la Gand… dava più garanzie per certe corse e certe distanze rispetto a me. Philipsen e Merlier sostanzialmente sono sullo stesso livello, stanno vincendo adesso in questa fase di carriera. Io credo che Vanthourenhout abbia già scelto il leader, tra i due.

Chi è?

Credo abbia scelto sulla base di quanto ha visto quest’anno e quindi Philipsen (che ha vinto anche ieri, ndr). In primis, per il secondo in una corsa lunga e dura come la Roubaix, poi per la Sanremo. Jasper ha dimostrato che dopo 250-300 chilometri il suo sprint non perde troppa potenza. Sono vittorie di un altro livello rispetto a quelle di Merlier, danno più garanzie. 

Merlier non potrebbe fare l’apripista?

Meglio uno Stuyven allora (che non è stato convocato, ndr) che è più forte e ha dimostrato di saperlo fare. Lo abbiamo visto al Giro con Milan. Merlier non so com’è in questo ruolo. Magari è bravissimo, ma ribadisco che sono rivali e che tutto sommato stanno vivendo una carriera parallela. 

Chiaro…

Sarebbe davvero brutto in un europeo, per di più in Belgio, vedere due atleti della stessa nazione disputare lo sprint. L’unica cosa che al massimo potrebbero fare è essere super onesti e ad un certo punto della corsa chi dei due non è super, decide di mettersi a disposizione dell’altro. Ma se fossi nei loro panni, direi di no.

Anche Philipsen è tornato in gara dopo il Tour. Qui è battuto da Milan, ma sta già ritrovando la sua brillantezza
Anche Philipsen è tornato in gara dopo il Tour. Qui è battuto da Milan, ma sta già ritrovando la sua brillantezza
Facciamo un passo indietro, Alessandro: Zolder 2002. Situazione vagamente simile. Anche quella volta c’erano tre velocisti: tu, Lombardi e Cipollini…

Lombardi era lì perché era l’ultimo uomo di Mario e non perché fosse un velocista. Io ero lì perché ero andato bene in primavera e al Giro. Nella prima parte di stagione Cipollini lo avevo anche battuto, ma come detto, lui aveva inanellato una serie importante di vittorie e sarei andato per aiutare. Ero adatto a quel percorso. Già se fosse stato l’anno dopo, il 2003, probabilmente non avrei accettato.

Comprensibile…

Quella era una squadra forte con un solo unico leader ed un obiettivo e non poteva non andare così. Abbiamo preso in mano la corsa sin da subito. Non ci sono mai stati rivali in campo, abbiamo fatto e gestito noi azzurri tutta la gara. Quella nazionale era fortissima per quel tipo di percorso.

Che lavoro fece Ballerini? Ricordiamo anche di qualche polemica che girava prima del mondiale: qualcuno metteva in dubbio che avresti rispettato i ruoli…

So bene a cosa vi riferite. Tutto nacque da Giancarlo Ferretti, mio diesse alla Fassa Bortolo, che un po’ spingeva per me e un po’ non amava molto Cipollini. Fece delle dichiarazioni e i giornalisti iniziarono a parlare di questa cosa. E io rischiai persino di fare la riserva! Al mondiale ero in camera con Bramati, corridore importante, esperto e uomo fidato di Ballerini. Ogni sera in hotel, mi parlava un’ora, un’ora e mezza della corsa. Voleva fare gruppo, sincerarsi che stessi ai patti e che accettassi il lavoro da fare… Ma non ce n’era bisogno. Io non dissi mai di non essere d’accordo.

Che storie!

Solo il venerdì sera ebbi un incontro da solo con Ballerini. Gli risposi che se fossi venuto per fare la mia corsa con Cipollini in squadra, me ne sarei stato a casa. Gli dissi che poteva contare su di me, che mi sarei messo a disposizione. Poi è chiaro che se Mario avesse avuto dei problemi, se fosse caduto, a quel punto si sarebbe corso per me.

Ballerini e Petacchi a colloquio. Ma nel mondiale di Zolder per il Peta non ci sarebbe neanche stato bisogno di parlare
Ballerini e Petacchi a colloquio. Ma nel mondiale di Zolder per il Peta non ci sarebbe neanche stato bisogno di parlare
Il che era anche scontato…

Fare quel mondiale sarebbe stata comunque un’occasione, anche se avessi lavorato per lui. Se fossi rimasto a casa perché volevo essere io il leader quell’occasione non l’avrei avuta a prescindere. Quindi diedi la mia parola a Ballerini e la mantenni.

E tirasti anche forte nel finale. Dai 750 metri…

Diciamo dal chilometro e cento – interrompe con fermezza e orgoglio Petacchi – ai 350 metri (qui il video dei 1.500 metri finali, ndr). Davanti a me infatti ci sarebbe dovuto essere Bettini. Ma Paolo rimase intruppato in un contatto con Freire e non riuscì a risalire. Per non rallentare il treno entrai subito in scena io e tirai il più possibile. Fu una situazione complicata. Se mi fossi spostato prima non sarebbe stato uno scandalo.

Già fare 400 metri al vento in quelle situazioni è qualcosa di mostruoso. Figuriamoci 700 metri…

Avrei poi lasciato lungo Lombardi e magari Cipollini non avrebbe vinto. A quel punto immaginate che discussioni che sarebbero emerse. “Petacchi non si è tirato indietro, non ha fatto lui la volata, ma ha cercato di fargliela perdere”. Per questo dico che tra Merlier e Philipsen non sarà facile.

“Remco il maturo” si è preso il Belgio. Ora è popolare come Wout

01.08.2024
4 min
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Se si leggono i titoli di giornale e i siti belgi, c’è una standing ovation unilaterale nei confronti di Remco Evenepoel. L’enfant prodige fiammingo dopo gli ultimi successi ha travolto tutti. Con la sua ondata di entusiasmo e di gioia, per i grandi risultati ottenuti, ha appianato molte differenze a quanto pare.

E’ noto che il Belgio fosse tutto o quasi per Wout Van Aert, specie per quel concerne il tifo. Tutti amano Wout, non a tutti stava simpatico Remco. Ma adesso? 

Tra Tour e Olimpiadi si è visto un Remco commosso, più umano
Tra Tour e Olimpiadi si è visto un Remco commosso, più umano

Remco il maturo

Dopo il Podio al Tour de France e l’oro olimpico di Parigi le cose sembrano essere cambiate parecchio.

«Sì – spiega Guy Van Den Langenbergh, giornalista della Gazet van Antwerpen e dell’Het Nieuwsblad – ma sono cambiate non tanto per i risultati, che Evenepoel ha sempre riportato, quanto piuttosto per il suo atteggiamento. Per il suo modo di porsi. E’ lui che è cambiato».

Certamente da quando è andato al Tour de France e si è scontrato con i più grandi, per la prima volta se ci si pensa bene, la rotta si è invertita. Probabilmente il fatto di ritrovarsi in un palcoscenico tanto importante, lo ha indotto giocoforza a rivedersi. Remco non poteva essere “spaccone” o irriverente come in altre occasioni.

«Quando dico che Remco è cambiato, non è più come in passato quando diceva: “Ora vinco”. No, stavolta parlava di una top cinque come un buon risultato. Diceva che salire su un podio sarebbe stato un successo. Ha ammesso i suoi limiti in salita. Abbiamo dunque un Remco più maturo, più intelligente nel modo di porsi. Sì, maturo: questa è la parola giusta».

E questo è vero. Pensiamo per esempio a quelle battute a fine tappa con Pogacar, quel modo indiretto di riconoscere la superiorità dello sloveno ha significato molto per i belgi. E anche l’atteggiamento in corsa ha inciso secondo noi. Pensiamo al modo di correre: il salire di passo e non mollare quando Pogacar e Vingegaard scattavano. L’anno scorso alla Vuelta alla prima occasione in cui perse due metri, poi naufragò. All’improvviso Remco è parso più rispettoso. Appunto più maturo.

Le ultime settimane hanno ridotto se non azzerato la differenza di popolarità con Van Aert, vero beniamino dei belgi
Le ultime settimane hanno ridotto se non azzerato la differenza di popolarità con Van Aert, vero beniamino dei belgi

Sul trono con Wout

Come dicevamo, Van Aert era il più amato in assoluto, ora i due sembrano essere alla pari. In qualche modo anche Evenepoel si è preso tutto il Belgio. Non ha più solo i tifosi dei vari fans club.

«Ma Wout resta Wout – prosegue Van Den Langenbergh – anche lui ha continuato ad avere i suoi sostenitori. Dopo la caduta alla Dwars door Vlaanderen e tutto il percorso di recupero che ne è conseguito ha sentito il sostegno dei tifosi. Le fratture, il lavoro per tornare in bici, la fatica del Tour, le volate in Francia e poi la crono olimpica (gettando il cuore oltre l’ostacolo con l’azzardo della doppia lenticolare, ndr)… Van Aert è sempre amato. Ma certo adesso sono alla pari in quanto a livello di popolarità».

Colleghi corridori, giornalisti, campioni, anche chi non era perfettamente allineato con Evenepoel adesso si è ricreduto. Pensiamo a Greg Van Avermaet per esempio. Ma soprattutto Remco è stato in grado di far cambiare idea persino a sua maestà: Eddy Merckx. Tra le tante punzecchiate del Cannibale, ricorderete le critiche sul ritiro dal Giro d’Italia. O l’ingiusta, sempre secondo Merckx,  convocazione per i mondiali del 2021, tanto per dirne due. A sua volta Remco punzecchiò Eddy: «Deve sempre dire qualcosa». Insomma, i due non si amavano troppo, mettiamola così.

«Senza dubbio – va avanti il giornalista belga – Remco era atipico nel suo modo di porsi. E Merckx lo ha criticato in modo diretto. Diceva che parlava troppo, anche i suoi genitori a volte avevano replicato a Merckx con toni forti. Invece proprio Eddy era a Parigi e lì ha incontrato i genitori di Remco. Adesso anche lui ha riconosciuto un cambiamento del ragazzo e l’incontro con la famiglia Evenepoel è stato disteso, sereno. Ora tra i due c’è comprensione».

Durante il Tour de France si è visto un Evenepoel sempre disponibile con la stampa
Durante il Tour de France si è visto un Evenepoel sempre disponibile con la stampa

La stampa apprezza

Tutto questo discorso su Evenepoel e la sua popolarità si riversa poi anche nei confronti della stampa. A volte i rapporti erano di carta vetrata, anche se va detto che uno come Remco è stato e resta una manna per i giornalisti. Evenepoel ha sempre fatto scrivere. E spesso lo ha fatto proprio per le sue uscite colorite. Però non sapevi mai che Remco avresti trovato dopo avergli messo il microfono sotto al naso.

«Il rapporto è cambiato anche nei confronti di noi giornalisti – ha concluso Van Den Langenbergh – Remco è più aperto. In questi ultimi mesi lui sapeva quello che volevamo. Ogni giorno ci ha dato qualcosa. Ha trovato un buon equilibrio nel parlare, nella quantità di cose da dire, e lo ha fatto in modo franco. Anche questo si è percepito bene. Remco è molto comunicativo. Mi sento ancora di utilizzare il termine maturo».

Fiandre, quale clima in casa Visma? «Siamo tristi ma lotteremo»

29.03.2024
6 min
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GENT (Belgio) – Tra pochi minuti andrà in scena la partita della “serie A” belga fra il KAA Gent e gli ospiti dello Standard Liegi, in una sorta di Fiandre contro Vallonia. Noi ciclisti diremmo Fiandre contro Ardenne. Ed è proprio qui, nella Ghelamco Arena, lo stadio che ospita questo match, che la Visma-Lease a Bike ha tenuto la conferenza stampa in vista del Giro delle Fiandre.

Marianne Vos sembra l’unico raggio di sole in questo momento per la Visma – Lease a Bike. Qui la sua vittoria alla Dwars door Vlaanderen
Vos sembra l’unico raggio di sole in questo momento per la Visma – Lease a Bike. Qui la sua vittoria a Waregem

Prima le donne

Tutto è molto maestoso. Ci si attendeva un clima ben più festoso, ma le fratture di Wout Van Aert hanno dannatamente appesantito tutto.

Non è però così per le donne, almeno sembra. Per fortuna Marianne Vos porta leggerezza e sorrisi. La campionessa olandese è tornata a ruggire come non si vedeva da un po’. Lei stessa ha parlato di un bel momento. E’ tornata sul discorso dell’operazione alle gambe che quasi poteva fermare la sua carriera e ha guardato avanti.

«Ho deciso – ha detto Marianne – da un momento dall’altro di riprendere, di buttarmi. Mi sento bene, non vedo l’ora che arrivi domenica. Il Fiandre è un obiettivo per molte. E’ chiaro però che rispetto alla Dwars door Vlaanderen è un’altra corsa».

Domenica Marianne potrebbe tornare a vincere la Ronde dopo 11 anni. Sarebbe un record. Al suo fianco c’era anche Fem Van Empel. Loro due sono l’osso duro della Visma in rosa.

Zeeman e Niermann durante la conferenza stampa presso lo stadio del KAA Gent
Zeeman e Niermann durante la conferenza stampa presso lo stadio del KAA Gent

Van Aert al centro

Qualche minuto dopo ecco entrare il capo dei tecnici dei gialloneri, Meerijn Zeeman. Si presenta in compagnia di un altro diesse, Grischa Niermann.

La domanda sostanzialmente è una: come cambierà la corsa della Visma – Lease a Bike senza Van Aert? Rispondere non è facile. Alla fine, gira che ti rigira si parla sempre di Van Aert, nonostante Matteo Jorgenson si sia portato a casa la Dwars door Vlaanderen, l’ultima corsa che precede la Ronde. Addirittura a Zeeman si chiede del Giro d’Italia: se Wout ci sarà o meno.

«Siamo tristi – ha detto Zeeman – ma già abbiamo vissuto momenti così. Ricordiamo quando Primoz Roglic cadde al Tour de France. In quel momento pensavamo fosse tutto finito e invece riuscimmo a portare a casa il secondo posto con Jonas Vingegaard. Io vedo sette ragazzi molto motivati per domenica.

«Abbiamo un mix di sentimenti. C’è il nostro capitano in ospedale ed altri ragazzi qui pronti a lottare. Cosa possiamo fare se non cercare di fare un buon piano per domenica e anche per la Roubaix. Ma come ho detto non è la prima volta che subiamo incidenti duri».

Zeeman non si sbilancia sul Giro. Ammette che onestamente è difficile, ma neanche si può tracciare un cammino in questo momento per poter stabilire il “piano B”, cioè il Tour.

«L’importante – prosegue – è che ora Wout si riprenda bene, che possa tornare a casa dalla famiglia. E’ stato operato e so che aveva molto dolore. Non sappiamo neanche quando tornerà in bici».

Dwars door Vlaanderen: la caduta che ha messo fuori gioco Van Aert (immagini Eurosport)
Dwars door Vlaanderen: la caduta che ha messo fuori gioco Van Aert (immagini Eurosport)

Nonostante Wout

Lo spettacolo deve andare avanti, come si dice in questi casi e il Giro delle Fiandre incombe. Con o senza Van Aert, c’è una corsa fantastica da godersi. Certo, la Visma-Lease a Bike, Jorgenson a parte, non se la passa bene. Malanni di stagione, nasi rotti, Van Aert in quel modo, cadute… Non ci saranno neanche Tratnik e Laporte.

«Noi cercheremo di fare il nostro meglio. Non era questa la squadra che immaginavamo di schierare a ottobre e novembre quando stiliamo i nostri piani, ma non abbiamo alternative. Combatteremo», ha aggiunto Niermann.

Qualche botta anche per Benoot dopo le ultime gare, ma il belga sembra tenere bene

Il Belgio sulle spalle

E combatteremo è anche il grido di battaglia di Tiesj Benoot. Il corridore all’improvviso si ritrova come la miglior speranza del Belgio. Senza Van Aert, ma anche senza Stuyven (per non contare Remco) e Philipsen che ha dato forfait, un giornalista belga ha definito la situazione come un dramma nazionale.

Lo stesso Benoot si tocca le botte quando, entrando nella sala della conferenza, parlotta con uno del suo staff.

«Non siamo i favoriti, ma lotteremo – dice il re della Strade Bianche 2018 – ho sentito Wout l’altro giorno ed era sotto morfina. E anche io ho diverse botte sul corpo. Almeno non toccherà a noi controllare la corsa, posto che con Jorgenson e gli altri ragazzi abbiamo giocato bene le nostre carte nelle ultime gare».

Girava voce, e Benoot stesso non nega, che fosse stato lui a innescare veramente la caduta del compagno Wout. Tiesj si sentiva molto in colpa. Poi in realtà la dinamica è stata diversa e lo stesso Benoot si dice ora più sereno. Almeno questo è un punto a suo favore.

«Wout farà il tifo per noi», ha concluso Benoot.

Matteo Jorgenson (classe 1999) è pronto a giocare un ruolo di jolly per questo Fiandre
Matteo Jorgenson (classe 1999) è pronto a giocare un ruolo di jolly per questo Fiandre

Jorgenson in agguato

Matteo Jorgenson appare più rilassato. Entra, si siede, attende che Benoot finisca la sua conferenza  e intanto si fa portare dell’acqua.

«Domenica – dice l’americano – preferisco una corsa dura. Credo sia più adatta a me. Sto bene. Ma più che l’io conta la squadra. Conta che uno di noi riesca a vincere. Certo, fa un certo effetto ritrovarsi all’improvviso tra i favorti per il Fiandre».

«La soluzione per battere Van der Poel? Una bella domanda! E’ impressionante. Super. Quando parte e va all’attacco, non è facile seguirlo. Serve una squadra e un buon piano. Il nostro staff ci lavora tutto il giorno. Però posso dire che con Tiesj mi trovo molto bene. In queste ultime settimane ci siamo avvicinati molto e anche l’altro giorno in gara mi ha dato un sacco di consigli. Mi diceva la corsa pezzetto per pezzetto. Mi aspetto una corsa che esploda presto».

Prima di congedarsi, un giornalista francese gli fa notare che mai nessun americano ha vinto il Fiandre. Jorgenson un po’ spaesato, ma non senza una celata ambizione, replica: «Non lo sapevo», sorride e va per la sua strada. Intanto i tifosi iniziano ad arrivare allo stadio. Domenica saranno sulle strade a tifare, magari proprio per Benoot.

Consonni: la Sanremo mancata e i piazzamenti in Belgio…

23.03.2024
4 min
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Simone Consonni dopo le tre corse in terra belga è già tornato a casa, lo ha fatto la sera stessa della Brugge-De Panne. L’esclusione, già comunicata da tempo, dalla Milano-Sanremo ha condotto il bergamasco della Lidl-Trek verso nord. Nelle tre gare disputate non è mai uscito dalla top 5, dato importante che determina una condizione buona, se non ottima. Lo intercettiamo mentre è indaffarato nelle sue commissioni e ci racconta come sta. 

«Sono appena uscito dall’osteopata – racconta – la caduta di ieri ai meno 35 chilometri si è fatta sentire. Ho qualche dolorino e dei leggeri acciacchi, così sono andato a farmi mettere a posto. Nel provare a stare in equilibrio ho sentito un crampo, solo che in gara non senti male (tanto che ha fatto la volata ed è arrivato quinto, ndr), ma il giorno dopo ti arriva tutto».

Consonni è passato in Lidl-Trek dopo quattro anni alla Cofidis
Consonni è passato in Lidl-Trek dopo quattro anni alla Cofidis

Settimana positiva

Dopo la mancata partecipazione alla Milano-Sanremo, di cui abbiamo parlato con Consonni dopo l’ultima tappa della Tirreno-Adriatico, sono arrivati dei bei piazzamenti. 

«E’ stata una settimana positiva – conferma – come lo è stato tutto l’inizio di stagione. Sia con “Johnny” (Jonathan Milan, ndr) che da solo, ho tirato fuori qualcosa di buono. Questo vuol dire che la condizione c’è, sapevo di stare bene, anche perché durante l’inverno non ho avuto nessuno stop. Devo ammettere che la nuova maglia mi ha dato tante motivazioni, anche dal punto di vista personale».

Nelle tre gare in Belgio il bergamasco non è mai uscito dai primi cinque
Nelle tre gare in Belgio il bergamasco non è mai uscito dai primi cinque
I risultati del Belgio non sono stati una risposta all’esclusione dalla Sanremo?

No. Il mio ruolo alla Classicissima sarebbe stato quello di mettere in posizione il capitano, Pedersen, nel finale. Però non sono quel tipo di corridore, non ho le caratteristiche per portare a termine quel lavoro. La squadra ha scelto in base a idee tecnico-tattiche, non di condizione. 

Dei buoni piazzamenti nelle ultime gare danno morale in più?

Sono contento quando si vince in generale, la Lidl-Trek mi ha preso per aiutare Milan e ne sono consapevole. Mi soddisfa fare bene con Johnny tanto quanto fare bene da solo. Non parlerei di motivazione, quella sarebbe arrivata con una partecipazione alla Sanremo. 

Consonni è stato preso per affiancare Milan e fargli da ultimo uomo, ruolo svolto egregiamente fino ad ora
Consonni è stato preso per affiancare Milan e fargli da ultimo uomo
Questa nuova maglia che cosa ti ha dato in più?

Non dico che è stato come tornare neopro’, ma quasi. E’ come se fosse tutto nuovo, riesco a tirare fuori di più. Vedere che una squadra come la Lidl-Trek ha fiducia nei miei mezzi, sia come ultimo uomo che come corridore, mi rende felice. E’ tornata anche la fame di vittoria che mi è mancata negli ultimi due anni.

In che senso?

Che questa è una squadra dalla mentalità ambiziosa, che va alle gare con l’obiettivo di vincere e non solamente di raccogliere punti. Sono tornato un po’ al Consonni della Colpack, quando correvo per vincere, ma anche per far vincere i miei compagni. E’ una mentalità che ho sempre avuto e che qui ho ritrovato, anche grazie a “Johnny” (Milan, ndr). 

Consonni alla Lidl-Trek ha ritrovato grinta e voglia di vincere
Consonni alla Lidl-Trek ha ritrovato grinta e voglia di vincere
Torniamo alla Sanremo, l’obiettivo è correrla il prossimo anno?

Sì, voglio lavorare per meritarmi di far parte della squadra, mi piacerebbe avere la fiducia del team e andare a gare come questa. 

Hai corso in Belgio, ma il cognome Milan ti ha seguito fin lì, visto che in squadra avevi Matteo il fratello…

I giorni prima ho chiamato Jonathan e gli ho detto che la sua famiglia mi avrebbe dovuto pagare per il baby sitting (ride di gusto, ndr). In aeroporto a Bruxelles dovevo prendere il treno con Matteo, mi ha scritto e ho visto “Milan” sullo schermo, ho pensato: «Questi mi perseguitano!». 

Nelle gare in Belgio, Consonni ha trovato un altro Milan: Matteo, fratello di Jonathan (foto LidlTrek)
Nelle gare in Belgio, Consonni ha trovato un altro Milan: Matteo, fratello di Jonathan (foto LidlTrek)
Come è stato correre con Matteo?

E’ giovane, tanto, quindi ancora acerbo per queste gare sulle pietre, ma ha tanta voglia di fare. Ha grinta e un grande motore. Lui e Jonathan hanno lo stesso fremito di voler correre sempre avanti, il più grande sta imparando a gestirlo, Matteo non ancora. Deve prendere ancora le classiche “botte sui denti”, ma il motore sul quale lavorare c’è.

Toccata e fuga in Belgio per Borgo e il CTF: un’esperienza unica

21.03.2024
6 min
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La voce di Alessandro Borgo dietro la cornetta fa trasparire tutta la sua giovane età. Il 19enne del CTF Victorious è tornato sui banchi di scuola dopo un intenso periodo di gare tra Belgio e Slovenia. Ora è il momento di recuperare dagli sforzi sportivi e mettersi sotto con lo studio: la maturità di luglio inizia a farsi intravedere. 

«Oggi divano e tanti libri – ci dice – niente bici. Ho corso tanto in questi giorni, anche martedì. Sono stato un periodo in Belgio per correre la Youngster Coast Challenge, che ho terminato sesto (foto Koksijde – Oostduinkerke in apertura), poi ho fatto la Popolarissima e due giorni fa in Slovenia l’ultima gara. Ora, invece, ho un altro bel blocco: quello delle verifiche! Devo preparare chimica e storia. Sono all’ultimo anno di Agraria ed Enologia a Conegliano. Quando ho scelto questo indirizzo, il ciclismo non era ancora il mio primo pensiero e ho unito la passione per l’aria aperta a quella per il mio territorio».

Il podio della Youngster Coast Challenge con al centro Behrens, a sinistra Debruyne e a destra Teutenberg (foto Koksijde – Oostduinkerke)
Il podio della Youngster con al centro Behrens, a sinistra Debruyne e a destra Teutenberg (foto Koksijde – Oostduinkerke)

Debutto al Nord da U23

Ora il ciclismo occupa uno dei primi posti per Borgo, tanto da portarlo a correre in Belgio e piazzarsi sesto alla Youngster Coast Challenge. Il giovane corridore veneto ha già corso da queste parti negli anni da junior, ma questo era il suo esordio al Nord da U23. 

«E’ stata una gara impegnativa, dura e lunga – racconta – abbiamo percorso ben 174 chilometri, è stata proprio una gara da Nord, c’era tantissimo vento, con raffiche fino a 30 chilometri orari. Nel mezzo del percorso c’erano anche tre muri, tra cui il Kemmelberg. Il ritmo è stato davvero sostenuto, dall’inizio alla fine, anche perché il livello era elevato. C’erano tutte le devo team con la Alpecin che ha praticamente fatto il bello e il cattivo tempo, anche se poi non hanno vinto. Ogni rettilineo arrivavano dei ventagli, ogni tot chilometri c’erano corridori che saltavano via come birilli. In due o tre momenti ho rischiato anch’io di rimanere tagliato fuori dalla corsa, in particolare in un rettilineo di quattro chilometri. Avevo poca esperienza con il vento e una posizione errata mi ha portato fuori dal primo ventaglio. Devo ammettere che mi ha salvato uno dei consigli di Modolo (Sacha Modolo, ndr) che dall’anno scorso mi segue e mi aiuta». 

Borgo è rimasto nel ristretto gruppo che si è giocato la vittoria (foto Koksijde – Oostduinkerke)
Borgo è rimasto nel ristretto gruppo che si è giocato la vittoria (foto Koksijde – Oostduinkerke)
Cosa ti ha detto?

Che se fossi rimasto fuori da un ventaglio, avrei dovuto aprirne subito un altro, altrimenti avrei solamente perso tempo. Da solo contro un gruppo di dieci o quindici già si fa fatica, in più se ci si aggiunge il vento… Quindi ho aperto un secondo ventaglio, ma mi hanno seguito solamente in due, siamo stati per una decina di chilometri a 15 secondi dai primi. Siamo rientrati solamente una volta iniziato il circuito finale.

Com’è andata?

Gli Alpecin erano in cinque su 15, hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Ma a spuntarla è stato Behrens della Lidl-Trek Future Racing. Dietro ci siamo trovati in cinque a giocarci il podio, io sono entrato per primo alla curva dell’ultimo chilometro, con un buco di due metri tra me e gli altri. Ho deciso di tirare dritto e anticiparli, ma sono tornati sotto proprio a 300 metri dal traguardo e con la volata mi hanno saltato. Comunque ho fatto sesto, non male direi. 

Una giornata da Nord, a tutta dall’inizio alla fine con il vento a incidere sulla corsa (foto Koksijde – Oostduinkerke)
Una giornata da Nord, con il vento a incidere sulla corsa (foto Koksijde – Oostduinkerke)
Correre nel vento è tanto diverso?

Diciamo che ho imparato a fare un ventaglio e ho capito come entrarci. Sembra banale, ma nessuno di noi del CTF aveva esperienza in queste situazioni. 

Facciamo un gioco, raccontaci come si fa un ventaglio.

Supponiamo che il vento arrivi da sinistra. Il primo uomo si mette tutto a sinistra, gli altri lo seguono posizionandosi leggermente a destra, per ripararsi dal vento. Poi si gira, quindi il primo si fa sfilare e si mette in coda, sempre a destra. 

Borgo è al primo anno da under 23, da junior ha corso alla Work Service Speedy Bike
Borgo è al primo anno da under 23, da junior ha corso alla Work Service Speedy Bike
Che tipo di fatica si fa nel correre in questo modo?

Non è come andare in salita dove hai un’andatura costante, ma si vive di attimi. Nel senso che ci sono momenti in cui sei a 200 watt e poi per trenta secondi vai a 800 per chiudere un buco. Ad un certo punto senti le gambe bruciare dalla fatica. Però è stato bello, ho visto che in queste gare dove c’è da soffrire vado bene.

Voi del CTF avete alloggiato nella villa della Bahrain Victorious, emozionante?

Abbiamo vissuto in quella casa per tre giorni. Poche settimane prima vedevo le storie dei pro’ che erano lì per correre e poi ci siamo andati noi. Vederla dai social e poi viverci dentro è stato incredibile. Eravamo in sette ragazzi più un massaggiatore, il diesse, un meccanico e un preparatore. Io ero in camera con Skerl e Capra. Gli altri erano Shtin, Ermakov, Olivo e Andreaus. 

I ragazzi del CTF Victorious hanno alloggiato nella villa belga della Bahrain Victorious
I ragazzi del CTF Victorious hanno alloggiato nella villa belga della Bahrain Victorious
Come avete organizzato le giornate?

Come prima cosa, appena arrivati, abbiamo provato gli ultimi 100 chilometri di gara. E’ stato un passaggio davvero importante perché mi ha aiutato a capire i tratti salienti e quelli pericolosi. In Francia e Belgio hanno tanti spartitraffico e rotonde. Grazie alla ricognizione mi ricordavo quasi chilometro dopo chilometro tutti gli ostacoli. 

La vita di tutti i giorni, invece? Chi faceva da mangiare?

Il cibo lo preparava il massaggiatore, ma anche noi ci siamo messi ai fornelli per cucinare la pasta o il pollo. In quei giorni c’era anche una gara dei professionisti (la Nokere Koerse, ndr) e l’abbiamo vista tutti insieme. Giovedì, il giorno prima della corsa, abbiamo fatto un giro sui muri delle Fiandre, dove l’organizzazione stava già preparando il percorso. Pedalare su quelle strade con la consapevolezza che tra pochi giorni ci sarà la gara è stato unico.

Una casa super attrezzata, anche con lo spazio officina per le bici
Una casa super attrezzata, anche con lo spazio officina per le bici
Com’era il clima alla vigilia?

In squadra un po’ teso, ma io devo ammettere che ero sereno. Sono al primo anno, ogni esperienza è bella e mi porta qualcosa. Quello che arriva è tutto un di più. Il giorno prima della corsa ho chiesto anche qualche consiglio a Raccagni Noviero, che corre nel devo team della Soudal-Quick Step. Lui queste gare ormai le conosce come le proprie tasche. Non mi sarei mai aspettato che il vento potesse fare tutti questi “danni”. 

Possiamo dire che la verifica del Nord l’hai passata, ora mancano storia e chimica.

Vedremo di passare anche quelle!

Raccagni: il 2024 da correre sotto lo sguardo di Lefevere

05.03.2024
5 min
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Il rumore di sottofondo dell’aeroporto di Charleroi fa da cornice alla nostra intervista con Andrea Raccagni Noviero (foto Instagram in apertura). La stagione 2024 si è aperta anche per il devo team della Soudal-Quick Step e il giovane italiano ha raccolto due podi importanti. Il secondo al Tour des 100 Communes, corsa francese di categoria 1.2. 

«Nell’ultimo fine settimana – racconta – ho assaggiato più volte la terra belga, nel vero senso della parola, visto che sono caduto nelle canaline a bordo strada. Ho solo qualche botta, nulla di che, tant’è che ora dal Belgio andrò direttamente in Croazia. Correrò l’Istrian Spring Trophy. Raggiungiamo il resto della squadra a Treviso e poi in pullman arriveremo in Croazia».

Prime gare

Tre corse e due podi, un risultato niente male per un corridore che inizia il suo secondo anno da under 23. Un risultato di prestigio è quello raggiunto al Tour des 100 Communes, dove la concorrenza era alta. 

«In realtà non si scherzava nemmeno alla Brussel-Opwijk – spiega Raccagni – era una corsa nazionale, ma erano presenti tutti i devo team delle formazioni WorldTour. La gara è sempre stata molto tirata e non è stato facile tenere il controllo, ad un certo punto in fuga c’erano sei corridori della Lotto Dstny Development. Siamo riusciti a rientrare io e un mio compagno, ma con fatica e nella volata del gruppetto sono arrivato terzo.

«Al Tour des 100 Communes – prosegue – la corsa era ai limiti per freddo e pioggia. C’erano 5 gradi, ha piovuto tutto il tempo e la distanza era impegnativa, ben 183 chilometri. A 80 chilometri dall’arrivo il gruppo si è selezionato e siamo rimasti in pochi davanti. Anche in quel caso mi sono buttato nella volata, arrivando ancora terzo».

In inverno tante ore in più di allenamento per Raccagni (foto Instagram)
In inverno tante ore in più di allenamento per Raccagni (foto Instagram)

Inverno solido

Durante il periodo di preparazione i profili social di Raccagni Noviero erano pieni di foto e video che lo ritraevano con la divisa estiva. Il corridore ligure ha preferito allenarsi al caldo, inserendo un diverso tipo di preparazione.

«Ho fatto due mesi e mezzo fuori casa – dice – volevo essere pronto al 100 per cento e partire forte. Anche da U23 secondo anno è importante arrivare alle corse preparato e brillante. Stare lontano da casa mi ha aiutato a trovare bel tempo e non avere intoppi con il lavoro. Tra novembre, dicembre e gennaio ho fatto il 20 per cento in più delle ore che ho messo insieme lo scorso anno. Però ho mantenuto molto bassa l’intensità, praticamente fino al ritiro di febbraio con la squadra. Volevo arrivare alle prime gare il più fresco possibile perché questo è un anno molto importante per me e la mia crescita».

L’obiettivo dl 2024 è cercare di fare più risultati possibili, il momento della maturazione è arrivato (foto Instagram)
L’obiettivo dl 2024 è cercare di fare più risultati possibili (foto Instagram)

Uno step in più

Nel sentir parlare Raccagni si ha la sensazione che il cammino di crescita lo abbia fisso in testa. La Soudal-Quick Step Devo Team crede in lui e lo dimostrano i passi in avanti fatti insieme. 

«Nel programma – racconta con lucidità – abbiamo aggiunto molte gare. Nel 2023 ho fatto solo 30 giorni di corsa, davvero pochi. Quest’anno saranno 25 solamente fino a inizio maggio, un bel passo in avanti. La squadra crede in me, alla fine fa strano dirlo ma sono uno dei più “vecchi” perché abbiamo tanti ragazzi di primo anno. Nel 2024 il team vuole testarmi nelle massime gare di livello per la categoria, quindi anche corse 1.2.

«Il salto in avanti c’è stato – prosegue – sia mio che del team. In queste prime corse l’obiettivo è cercare il risultato, nella passata stagione non era così. Quando arrivavo a 30 chilometri dall’arrivo con le gambe finite sapevo di avere un compagno pronto a entrare in gioco. Nel 2024 sono io che devo entrare in azione nei finali e farmi trovare pronto. Ora ho corso molto all’attacco e va bene, è utile anche per costruire il ritmo gara. Ma da qui in avanti servirà centellinare le energie e saper risparmiare, per provare a vincere qualche gara».

Nel 2023 solamente 30 giorni di gara per lui, nel 2024 aumenteranno sensibilmente (foto DirectVelo)
Nel 2023 solamente 30 giorni di gara per lui, nel 2024 aumenteranno sensibilmente (foto DirectVelo)

Fiducia e Lefevere

Al primo anno nella Soudal-Quick Step Devo Team tutto era nuovo e da scoprire. Ogni corsa portava una novità e il modo di gareggiare poteva creare qualche difficoltà. Un anno dopo, però, la consapevolezza di come si corre a certe latitudini è maggiore e questo aiuta. 

«Ho avuto la sensazione – ammette Raccagni Noviero – che le corse si decidano ancora prima rispetto al 2023. Nella prima gara la fuga giusta è andata via a 150 chilometri dall’arrivo, mentre sabato scorso a 80. Conosco le strade, il modo di correre, le insidie e questo mi aiuta a non rimanere sorpreso. In Belgio si deve correre sempre davanti, non ci sono scuse, perché l’azione decisiva può arrivare in qualsiasi momento».

«Un’altra novità rispetto al 2023 – conclude – è il maggior coinvolgimento con il team WorldTour. Abbiamo i magazzini vicini e capita spesso che gli staff si mischino. Preparatori e diesse del team WorldTour hanno accesso ai nostri dati su Training Peaks, anche Patrick Lefevere è più coinvolto. Passa a salutarci, a parlare, ci chiama dopo le gare e ci incoraggia molto. Ha una personalità molto forte, quando parla si capisce che è un grande capo. Ha molto interesse in noi, quando corriamo la domenica lui non c’è, ma lunedì ha già tutte le informazioni e ci chiama per farci i complimenti o per incoraggiarci. Domenica (3 marzo, ndr) ci ha chiamati dopo la corsa per dirci che gli era piaciuta la tattica di squadra, questo rapporto è molto importante per noi corridori».