Conforti in crescita e ora nuovi lavori con Giorgi

11.03.2024
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Ci sono sempre differenze tra la prima e la seconda stagione da pro’. Lorenzo Conforti lo ha notato immediatamente in queste corse d’inizio anno. Le ragioni possono essere tanto diverse quanto concatenate fra loro.

Proprio ieri il diciannovenne di Montecatini Terme ha chiuso la lunga serie di gare in Croazia con la sua VF Group Bardiani CSF Faizanè mettendo in valigia qualche certezza in più ed un bel filotto di risultati. Quarto posto a Umag a fine febbraio, poi secondo a Porec qualche giorno dopo ed infine all’Istrian Spring Trophy (breve gara a tappe) ha centrato un’altra seconda piazza dietro, anzi di fianco è il caso di dire, a Pinazzi. In questo caso il grande merito di Conforti è l’aver saputo tirare magistralmente la volata per la prima vittoria da professionista del suo compagno. Alla luce di queste recenti prestazioni, abbiamo chiesto a Lorenzo quanto abbia inciso il cambio di preparatore atletico.

Primo e secondo. Conforti (a sx) lancia la volata a Pinazzi che vince la prima tappa dell’Istrian Spring Trophy (foto ufficio stampa)
Primo e secondo. Conforti (a sx) lancia la volata a Pinazzi che vince la prima tappa dell’Istrian Spring Trophy (foto ufficio stampa)
Restiamo sull’attualità e i piazzamenti nelle corse croate.

Sono contento sia per me che per la squadra. In ognuna di queste gare siamo sempre partiti con l’obiettivo di fare risultato o comunque essere nel vivo. Ad esempio al Giro dell’Istria puntavamo sia alle tappe che alla generale e direi che è andata bene. Come avversari avevamo diversi devo team importatanti, tra cui quelli di Visma e Decathlon. Ecco perché siamo soddisfatti, anche se si poteva fare qualcosa in più.

Com’è correre contro queste squadre?

Bisogna dire che sono formazioni continental sui generis, perché alcune corrono davvero con una mentalità da WorldTour e si vede. Me ne parla spesso Mattio (del Team Visma | Lease a Bike Development, ndr), che conosco bene. Personalmente ad Umag sono stato in una fuga di una decina di uomini con dentro tre Visma. Un’azione andata via di forza voluta da loro. Quando ho visto chi c’era, mi sono trovato nel limbo. Tiravo poco perché dietro avevo Pinazzi deputato alla volata, ma contemporaneamente ero anche stimolato a giocarmi le mie carte. Copione più o meno simile anche a Porec (in entrambe le occasioni ha vinto il britannico Brennan, ndr). Complessivamente ho avuto buone indicazioni da queste gare e dal contronto con rivali di qualità.

Conforti sta crescendo sia fisicamente che mentalmente. Ha notato quanto la testa possa fare la differenza anche in allenamento
Conforti sta crescendo sia fisicamente che mentalmente. Ha notato quanto la testa possa fare la differenza anche in allenamento
Quest’anno hai cambiato preparatore passando da Giovanni Visconti ad Andrea Giorgi, quello della squadra. Ti aspettavi di raccogliere così presto dei risultati?

Prima di tutto penso che sia dovuto per una mia questione quasi fisiologica. In due stagioni passare da juniores ad avere un anno in più di esperienza tra i professionisti ti aiuta ad approcciarti meglio alle corse. Poi sicuramente ha influito anche il cambio di allenatore e dei lavori da fare.

Che differenze hai notato tra i due preparatori?

Ci tengo a dire che, così come mi trovo bene adesso con Andrea, mi sono trovato bene con Giovanni. La scelta di cambiare è stata fatta assieme, visto che aveva altri progetti, però ci sentiamo ancora per sapere come sto e come va. Differenze fra loro ce ne sono. Visconti è un preparatore che si basa di più sulla pratica e di conseguenza anche sulle sensazioni. Era abbastanza flessibile.

Puoi farci un esempio?

Certo. Giovanni essendo stato corridore ed avendo corso ad alti livelli fino a pochi anni fa, riesce a immedesimarsi meglio nel constesto gara-stress. Ovvero quanto ti può condizionare la fatica mentale dopo una corsa nell’allenamento dei giorni successivi. Qualche volta mi è capitato che magari dovessi seguire una tabella ben precisa, ma sentendomi un po’ stanco dopo una gara chiedevo a Visconti di fare qualcosa di diverso in alternativa. E lui mi veniva incontro.

Ora invece cos’è cambiato?

Con Giorgi lavoro molto in VO2 max e curo di più i dettagli. Ma vi faccio un altro esempio. Nel test incrementale si guarda quanto riesci ad andare oltre il tuo limite fisico, ma anche oltre quello mentale. La differenza la fai lì. Ed è questo che è cambiato in me con la preparazione di Andrea. Dal Lorenzo Conforti dell’anno scorso a quello di quest’anno c’è un abisso. Sono cresciuto tanto sia di gambe che di testa.

Che tipo di allenatore è Giorgi?

Andrea è sicuramente un preparatore che si base sull’aspetto teorico e scientifico. Lui guarda i dati dei test e su quelli ti dice cosa puoi fare. La stessa situazione che descrivevo prima con Giovanni, con lui ho dovuto gestirla diversamente (sorride, ndr). Mi è comunque venuto incontro con l’allenamento, però mi ha esortato a non bloccarmi mentalmente. Infatti una volta mi aveva programmato quattro ore in Z2, che per lui dati alla mano è quasi scarico, ed ero un po’ spiazzato. Quando non sei concentrato a dovere, diventa dura anche fare un allenamento più leggero. Invece ho imparato a non farmi turbare mentalmente se magari talvolta non avverto certe sensazioni. Anche perché ho visto che poi sto bene.

Da quest’anno Conforti è seguito da Andrea Giorgi, preparatore della squadra. Con lui ha cambiato anche l’approccio mentale (foto ufficio stampa)
Da quest’anno Conforti è seguito da Andrea Giorgi, preparatore della squadra. Con lui ha cambiato anche l’approccio mentale (foto ufficio stampa)
Quindi hai trovato la tua dimensione con la preparazione?

Si potrebbe trovare un compromesso tra i due metodi di allenamento, tra quello di Visconti e Giorgi. Sto lavorando per il giusto equilibrio. Ho capito che alla fine in bici ci siamo sempre noi corridori e siamo noi che dobbiamo essere la parte pratica del preparatore. In questo senso mi piace dare dei riscontri pratici al mio allenatore. Così come apprezzo che loro ci insegnino la teoria e gli aspetti mentali dell’allenamento.

Resistenza e intensità diverse: il piano di Giorgi per Fiorelli

08.01.2024
5 min
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«Ho trovato un ragazzo generoso, disponibile e soprattutto un grande lavoratore», parole di Andrea Giorgi su Filippo Fiorelli, suo nuovo allievo. Da quest’anno coach e dottore, Giorgi infatti segue la preparazione dell’atleta siciliano in prima persona. 

E’ stato Fiorelli stesso nel ritiro della VF Group–Bardiani a dirci di aver cambiato strada e di essersi affidato al preparatore interno. 

Fiorelli è un talento in seno a questo team e anche uno dei corridori italiani con più potenziale. Questa potrebbe essere la sua occasione.

Andrea Giorgi, medico della VF Group-Bardiani, si è unito al gruppo dei Reverberi dalla scorsa stagione
Andrea Giorgi, medico della VF Group-Bardiani, si è unito al gruppo dei Reverberi dalla scorsa stagione

“Made in Bardiani”

«Il team – spiega Giorgi – voleva che da quest’anno si centralizzasse il più possibile il controllo degli atleti, anche per questo sono aumentati quelli seguiti internamente da me e Borja Martinez, altro coach dello staff medico, ed è stato preso anche il nutrizionista (Luca Porfido, ndr). C’è stata questa possibilità di cambiare e Filippo era propenso a fare un altro passo. Così dopo un anno di lavoro in cui comunque lo supervisionavo (era allenato da Alberati, ndr) abbiamo deciso di provarci».

Giorgi spiega che con Fiorelli si lavora bene, primo perché come detto è uno stakanovista e poi non si tira mai indietro di fronte alle novità. Tra i due c’è sempre un punto d’incontro. Se Filippo è troppo stanco, magari si aggiusta il tiro in corsa.

«Ci sentiamo quotidianamente – spiega Giorgi – Filippo vuole fare le cose per bene e per ogni cosa mi chiede consiglio. C’è un confronto costante. Siamo entrambi chiari. Se piove, se è stanco, se il rullo non funziona… come si aggiusta il tiro? Per esempio all’inizio ha avuto dei problemi con la nuova metodologia in palestra. “Con questi carichi mi serve la sedia a rotelle, altro che la bici”, mi diceva. Però si è adattato presto».

Filippo Fiorelli (classe 1994) da quest’anno è seguito dal dottore e preparatore Giorgi (foto Gabriele Reverberi)
Filippo Fiorelli (classe 1994) da quest’anno è seguito dal dottore e preparatore Giorgi (foto Gabriele Reverberi)

Obiettivo resistenza

Giorgi e Fiorelli stanno lavorando soprattutto su una direttiva: la resistenza. Arrivare meglio ai piedi delle salite, significa poterle affrontare meglio. E di conseguenza sfruttare lo spunto veloce di Filippo. 

«Non so perché, ma nelle professional la parte aerobica è meno curata rispetto che nelle WorldTour – dice Giorgi – poi magari ci sta che i più forti finiscono nelle WorldTour anche per doti fisiche naturali, ma è un dato di fatto, lo dicono i numeri, che nel WorldTour curano di più la componente aerobica.

«Nel caso di Filippo quindi ho insistito subito sulla resistenza soprattutto, ma anche sull’ipertrofia del muscolo. Ed ho inserito delle intensità più elevate. Questo anche perché volevo che arrivasse più pronto al primo ritiro. E così è stato. Anche col peso, il suo tallone d’Achille, era a posto. Alle misurazioni del caso e alla plicometria a ultrasuoni era perfetto. Tanto è vero che gli ho fatto i complimenti. Ed era è solo un mese e mezzo che lavoravamo insieme».

Anche i test fisici danno ragione al duo Giorgi-Fiorelli. La capacità aerobica del siciliano è migliorata.

«Certe intensità che lo scorso anno erano un problema adesso sono quasi il suo recupero – spiega il preparatore – io ricordo Masnada quando era all’Androni. In quei tre anni la sua capacità aerobica è andata sempre migliorando e infatti adesso guardate dove è.

«A 5 watt/chilo nel WorldTour ormai passeggiano, mentre i nostri fanno fatica. Dovevamo arrivare a questo standard perciò e ci stiamo avvicinando. Migliorando la capacità aerobica si è più freschi e quindi più resistenti quando la corsa entra nel vivo». Aspetto quest’ultimo, ancora più importante per le caratteristiche di un corridore come Fiorelli che deve sfruttare il suo spunto veloce nel finale.

Il siciliano non ha paura di buttarsi in volata, né teme i mostri sacri dello sprint come accadde lo scorso anno a Salerno
Il siciliano non teme i mostri sacri dello sprint come accadde lo scorso anno a Salerno

Corse mosse

Per Giorgi, Fiorelli non è un velocista puro. Secondo il toscano, Filippo fa le volate perché sa stare in gruppo, ha grinta e forza. Ma una volata di gruppo farebbe fatica a vincerla.

«Però – continua Giorgi – se resiste sullo strappo le sue possibilità aumentano notevolmente. Di Philipsen e Milan ce ne sono pochi, loro hanno anche un treno e wattaggi mostruosi. Filippo può vincere altre corse: quelle con i gruppetti ristretti o gli sprint dove si arriva dopo uno scollinamento».

«La sua corsa? Una tappa mossa, come del resto ha già fatto vedere, una Per Sempre Alfredo, una Coppa Sabatini o una Veneto Classic. E questa benedetta tappa al Giro d’Italia. In fin dei conti non ci è andato lontano neanche lo scorso, come a Salerno per esempio. Non dico la Sanremo solo perché la Classicissima è molto lunga e Filippo sta lavorando adesso sulla resistenza, ma in futuro…».

La VF Group-Bardiani è tornata a Benidorm (foto Gabriele Reverberi)
La VF Group-Bardiani è tornata a Benidorm (foto Gabriele Reverberi)

Evoluzione sì, rivoluzione no

Da qualche giorno la VF Group-Bardiani è tornata a Benidorm. Nel corso di gennaio Giorgi insisterà parecchio anche sull’intensità, caratteristica che comunque serve con l’avvicinarsi delle gare. E contestualmente sarà ridotta la palestra. Anche questo è stato un bel cambiamento per Filippo. Prima faceva la parte a secco con meno carico e non usciva in bici. Adesso invece quando fa la palestra i carichi sono ben più pesanti e al pomeriggio salta in sella.

«Io credo – conclude Giorgi – che il suo monte ore settimanale sia aumentato non di molto: il 10-15 per cento al massimo. Quel che più è cambiato è come sono distribuite le intensità nell’arco dell’allenamento. Non c’è mai un’uscita tutta uguale. Filippo sa che nella prima ora deve fare questo lavoro. Nella seconda questo e così via. Anche i recuperi sono variati parecchio: non sono mai troppo blandi.

«Ricordiamo poi che parliamo di un ragazzo di quasi 30 anni e non si poteva stravolgergli la vita, ma i suoi valori sono cresciuti un bel po’ e in Z2 siamo ben al di sopra dei 300 watt».

Palestra e bici: l’obiettivo è costruire l’efficienza

05.12.2023
4 min
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Nell’inverno dei ciclisti la palestra assume un ruolo di grande importanza. Tanti esercizi di riattivazione passano attraverso dei macchinari oppure esercizi a corpo libero. L’equilibrio da trovare tra palestra e bici è delicato. Quindi come si uniscono questi due tipi di allenamento? Andrea Giorgi, preparatore della Green Project-Bardiani CSF-Faizanè, ce lo racconta. 

«Partiamo dal presupposto – dice subito – di chiederci a cosa serva la palestra per un ciclista. La performance si divide in tre aree: aerobica, anaerobica ed efficienza. In bici si allenano le prime due, mentre la palestra agisce sull’efficienza. Ci sono degli studi che dicono che se un atleta va in palestra, migliora l’efficienza della pedalata. E chi è efficiente ha una migliore durabilità, ovvero alte prestazioni in fasi di affaticamento. Per capirci dopo le 5 ore in sella».

Il dottor Andrea Giorgi dal 2023 è parte dello staff del team Green Project-Bardiani CSF-Faizanè
Il dottor Andrea Giorgi dal 2023 è parte dello staff del team Green Project-Bardiani CSF-Faizanè
Come si inserisce nell’allenamento?

L’atleta farà palestra con degli obiettivi. Un ciclista ha come esercizio principale quello di endurance. Allenarsi agli attrezzi e poi andare in bici non induce ad un’ipertrofia muscolare. Queste due attività contribuiscono a ridurre la massa grassa, favorendo la muscolatura. 

Si tratta di trovare un giusto equilibrio?

Esatto. La palestra toglie tempo alla specificità, ma allo stesso tempo è utile per migliorare l’efficienza. Bisogna trovare il giusto compromesso tra le ore fatte in sella e quelle passate in sala pesi. Quest’ultima non è l’attività principale del ciclista, quindi è più facile che alla fine di una sessione di allenamento si abbia mal di gambe. Di conseguenza il giorno dopo non si possono fare determinati lavori in bici.

Prima di uscire in bici dopo un allenamento in palestra, Giorgi fa aspettare i suoi corridori fino a sei ore
Prima di uscire in bici dopo un allenamento in palestra, Giorgi fa aspettare i suoi corridori fino a sei ore
Ci spieghi meglio.

Una sessione di allenamento in palestra prevede del recupero, che sono ore in meno passate in bici. Per questo io preferisco metterla a inizio stagione. Degli studi dimostrano che i benefici degli allenamenti in palestra si perdono in 8 settimane. 

Veniamo all’uscita in bici post palestra…

Uno studio del 2021 dice che conviene aspettare tra le due e le tre ore prima di salire in bici. Questo sistema di attesa è necessario solamente per gli elite, non si sa ancora il perché ma ci sono due ipotesi. La prima è che gli atleti professionisti lavorano in maniera pesante in palestra. Il secondo motivo è legato ai volumi, che nei pro’ sono molto maggiori. Io preferisco fa attendere anche sei ore ai miei atleti prima di farli salire in bici. 

I lavori su strada vanno a sollecitare le componenti muscolari allenate in palestra
I lavori su strada vanno a sollecitare le componenti muscolari allenate in palestra
E cosa fanno una volta in sella?

Un’uscita di un’ora o un’ora e mezza, anche sui rulli. Qualche lavoro come possono essere degli sprint da 10” per sei volte. Il totale dei lavori è di 15 minuti, il resto è tutto in Z2. Si fa un minimo richiamo di lavori dove si attivano delle componenti muscolari che hai deciso di allenare precedentemente in palestra. 

Ipotizziamo una settimana tipo? Magari con due sessioni in palestra…

Lunedì palestra con esercizi sulla forza per un totale di una o due ore. Poi un’oretta di rulli la sera. Martedì scarico, quindi un paio d’ore in Z2. Mercoledì bici con lavori in cambio di frequenza, da 50 a 110 pedalate al minuto a ritmo medio-alto. Giovedì e venerdì stessi lavori che si sono fatti lunedì e martedì. Mentre nel weekend aumentano le ore in bici. Il sabato un lungo di 5 ore con lavori anche ad alta intensità. La domenica 4 ore più tranquille. 

Gli allenamenti a gamba singola in palestra servono a riprodurre la dinamica della pedalata
Gli allenamenti a gamba singola in palestra serve a riprodurre la dinamica della pedalata
Questo per quanto?

Per le prime due settimane. Poi tolgo lo scarico e metto qualche ora in più in bici, magari tre o quattro. 

Hai parlato di allenamento ai rulli, come mai?

Per fare degli allenamenti a gamba singola. Il ciclismo è uno sport dove si pedala con due gambe, ma in maniera disgiunta. In palestra si cerca di allenare questa cosa con esercizi alla pressa, utilizzando una sola gamba o facendo degli affondi. Sui rulli questa caratteristica si allena con esercizi ad una gamba che attivano la coordinazione neuromuscolare. Aiutano l’atleta a concentrarsi per trovare la rotondità di pedalata. Serve usare il rapporto giusto e accompagnare bene il pedale. 

E durante la stagione la palestra si mantiene?

Io la accantono. Al massimo inserisco un richiamo ogni dieci giorni, ma lontani dalle corse.

Perdere (tanto) peso nel modo giusto: risponde il dottor Giorgi

18.10.2023
5 min
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Dover perdere, peso, sei chili e magari doverlo fare anche in poco tempo. Un caso simile, che ci serve solo come spunto, ha riguardato qualche tempo fa Thomas Pesenti. Il suo direttore sportivo, Roberto Miodini, ci aveva raccontato come, una volta individuato il problema, che tra l’altro non era legato ad un semplice sovrappeso o a scarsa serietà da parte del ragazzo, si fosse messo sotto per risolvere la questione.

Il dottor Andrea Giorgi, medico della Green Project Bardiani CSF, tra l’altro anche medico della Beltrami Tsa di Pesenti, ci spiega come si lavora in questi casi.

Andrea Giorgi, medico e preparatore, della Green Project-Bardiani
Andrea Giorgi, medico e preparatore, della Green Project-Bardiani
Dunque dottor Giorgi, il corridore deve perdere del peso, una buona dose di peso. Scontato dire che debba mangiare di meno, e allora come si fa? 

Prima di tutto si fa una valutazione della composizione corporea, vale a dire di come si è fatti. Quindi da come è composto il proprio peso: quantità di grasso, muscoli, acqua, ossa… Ed è meglio farla a fine stagione, quando i corridori sono ancora abbastanza in forma. Questa è una misurazione che preferisco alla semplice percentuale di grasso.

Perché?

Perché la sola percentuale di grasso è una valutazione limitata e non adeguata per gli atleti. Sono percentuali create per le persone… normali, ma per gli atleti è diverso. E per questo a me piace lavorare con un sistema più anglosassone, vale a dire la somma dei millimetri delle pliche nei vari punti corporei. Quindi sommando i millimetri della plico sull’addome, sul polpaccio, sulla coscia… un corridore ha un totale di 45 millimetri – sono numeri a caso – e un’altro di 30. Questi sono dati oggettivi, con riferimenti nella popolazione ciclistica professionista che inoltre possiamo confrontare durante la stagione.

Mentre la parte muscolare come si misura?

Con la bioimpedenziometria o Dexa. Ed è un dato importante perché è la massa metabolicamente attiva che influenza prevalentemente la prestazione. Se un atleta è in sovrappeso e deve perdere 4-5 chili ha di fronte a sé un lavoro importante. Ricordo infatti che per perdere un chilo di grasso bisogna avere un deficit energetico di 7.000 calorie. Ma bruciare 7.000 significa creare un deficit calorico molto grande nell’arco della giornata o della settimana. 

Col ciclismo di oggi è sempre più importante arrivare alla ripresa della preparazione col peso ideale
Col ciclismo di oggi è sempre più importante arrivare alla ripresa della preparazione col peso ideale
Ma questo non significa che se brucio 7.000 calorie magari con un allenamento mega lungo, brucio un chilo di grasso, perché ci sono anche gli altri nutrienti, giusto?

Esatto. Per questo è molto difficile. Tutte le diete, da quella del minestrone a quella della carota, hanno il comune denominatore del deficit calorico, ma bisogna trovare il giusto equilibrio fra i macroelementi, le vitamine… in base a quello che si deve fare. Per questo è molto importante dimagrire d’inverno e non nel pieno della stagione. A dicembre dovresti essere già pronto. Anche perché poi quando si parla d’inverno tutto questo tempo non c’è. Molti corridori hanno a disposizione un mese e mezzo visto che a metà gennaio già corrono. 

Ci spieghi meglio…

Se sono nel pieno della stagione o anche della preparazione come fai a togliergli del cibo? Per allenarti bene, anche alle alte intensità, devi mangiare e mangiare i carboidrati. Se non mangi non ti alleni forte, favorisci il catabolismo (perdita di muscolo, ndr) e vai anche in overtraining.

E quindi come si fa? Come si fa a perdere 5-6 chili senza perdere il muscolo?

Soprattutto da questo momento dell’anno in poi, in cui non si gareggia o non ci allena troppo, bisogna ridurre le calorie nell’arco della giornata. In questo periodo si tende a svolgere allenamenti lunghi e a bassa intensità dove la richiesta energetica da parte degli zuccheri è limitata in favore dei grassi. Ci sono tecniche dietetiche dove si mangiano le proteine come fonte energetica durante l’allenamento a bassa intensità e di lunga durata, in modo da preservare la massa muscolare e favorire la perdita di grasso. Di certo meglio un’uscita di cinque ore con le proteine che cinque ore senza mangiare niente. E’ molto importante fare tutto ciò sotto supervisione medica. Il grasso produce ormoni e modificando la sua quantità si creano nuovi equilibri metabolici. 

Il tema dei carbo è molto delicato se si deve dimagrire. Specie se si è già nella fase intensa della preparazione
Il tema dei carbo è molto delicato se si deve dimagrire. Specie se si è già nella fase intensa della preparazione
Posto che ci sono tantissime variabili, come la quantità di peso da perdere, il soggetto, l’età… ma si può dare una stima della velocità della perdita di peso senza perdere watt, cioè muscoli?

Direi un chilo a settimana al massimo, se si vuol restare in salute e allenarsi bene. Quindi dai tre ai quattro chili al mese.

Come si fa?

Per esempio, mangiare i carboidrati soprattutto dopo l’allenamento o a colazione, prima di uscire. Evitare i picchi glicemici e chiaramente controllando i carboidrati. Si può arrivare a riduzioni drastiche, ma per un periodo molto limitato e sotto monitoraggio medico. Oggi poi c’è quasi il problema opposto. In corsa, soprattutto gli atleti dei top team, sono abituati a mangiare grandi quantità di carboidrati. C’è chi ha superato i 120 grammi l’ora. Ma è necessario. Per questo torno a dire che è importante, importantissimo, arrivare all’inizio della stagione già col peso giusto, perché poi è molto difficile calare e un adeguato allenamento dell’intestino a utilizzare certe quantità di zuccheri. Se prendi tutti quei carbo ogni ora anche due chili diventano un problema. 

Il super fuorigiri, quando il cuore schizza (troppo) in alto

15.07.2023
5 min
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Durante questo Tour de France spesso si è sentito parlare di corridori a tutta. E quando si è a tutto gas, i battiti sono alti, a volte troppo e si fanno dei super fuorigiri, nonostante il potenziometro. Ma quando c’è la verve agonistica – e per fortuna consentiteci di dire – tutto salta e il cuore schizza in alto e il cardiofrequenzimetro (nella foto di apertura) registra cifre incredibili.

Emblematico il caso di Tobias Johannessen che proprio nella prima tappa avrebbe toccato le 210 pulsazioni.

Cosa succede al fisico quando si verifica un caso simile? Ne parliamo con il dottor Andrea Giorgi, in forza alla Green Project-Bardiani. Avvenimenti simili sono parecchio al limite e vanno analizzati con referenti esperti.

Il dottor Andrea Giorgi, dello staff del team Green Project-Bardiani CSF Faizanè
Il dottor Andrea Giorgi, dello staff del team Green Project-Bardiani CSF Faizanè
Dottor Giorgi, i super fuorigiri, chiamiamoli così, quando il cuore va oltre i 195-200 battiti al minuto: cosa succede?

Parliamo di frequenze cardiache massime, quindi molto alte. Per la gente comune la frequenza cardiaca massima si stima con la semplice formula 220 meno l’età. Oppure un altro metodo è quello di moltiplicare la propria età per un coefficiente fisso di 0,7, ma sono tutte approssimative. Per gli atleti si esegue un test massimale. Però di base mi sentirei di dire che al di sopra dei 195-200 battiti al minuto è molto difficile andare, non è qualcosa di normalmente fisiologico.

Cioè?

Posto che molto dipende dal soggetto, quando si va al di sopra delle 200 pulsazioni ci deve essere una forma patologica o comunque un disturbo… Però, ripeto, molto dipende dal soggetto, dalla sua età, dalla freschezza, dalla temperatura esterna. Quei 210 battiti sono davvero tanti, anche per un atleta di 25-30 anni. Sono più normali i 195 a 18-20 anni.

Quanto incide il soggetto, visto che lo ha rimarcato?

Parecchio. Senza fare nomi, durante i test massimali in passato avevo chi arrivava a 195 pulsazioni e chi a 147. Il limite delle 200 pulsazioni è molto alto, raro e può essere causato da patologie. E’ importante valutare l’ambiente circostante.

Tobias Johannessen dovrebbe aver toccato le 210 pulsazioni nella prima tappa. Anche sul Puy de Dome c’è chi ha superato i 195
Tobias Johannessen dovrebbe aver toccato le 210 pulsazioni nella prima tappa. Anche sul Puy de Dome c’è chi ha superato i 195
Johannessen ha detto che sul Pike c’era una grande calore dato dal folto pubblico, poca areazione. Mettiamoci anche che lui era fresco in quanto era la prima tappa. Ma altri hanno detto di aver sfiorato quei battiti sul Puy de Dome…

La temperatura ambientale influisce molto e la temperatura corporea interna ancora di più. Quando quest’ultima tocca i 40 gradi le pulsazioni aumentano di 10-15 battiti al minuto. E se questa sale è facile disidratarsi. Se ci si disidrata diminuisce il volume del sangue e per mantenere la gittata cardiaca il battito aumenta. In pratica il cuore deve battere più forte, deve pompare più sangue, per mantenere quello standard. 

Magari questi atleti che si sono ritrovati ad avere battiti alti erano anche un po’ disidratati…

Quando si superano certi limiti di temperatura e quindi salgono molto i battiti, si arriva a parlare di tachicardia sopraventricolare parossistica ed è una patologia infatti.

Ci sono magari degli integratori che associati al contesto ambientale possono portare a questa situazione?

La caffeina può essere uno stimolante per i battiti, ma non in questa misura. Questi battiti sono difficili da toccare, anche volendolo. Oggi che le prestazioni sono sempre più alte ci si allena a far salire il cuore. Si lavora molto anche con l’interval training: con i 30”-15” o i 40”-30”. Questi lavori si usano ormai di più dei 3′-4′ a tutta proprio perché stimolano di più il cuore a battere forte. Ti portano a lavorare al 110% della loro frequenza massima. Oggi i ragazzi che seguo e fanno questi lavori, mi dicono che in corsa si trovano meglio. Nel caso specifico poi, i norvegesi, grazie anche allo sci di fondo, hanno fatto degli studi importanti sul Vo2Max. Hanno un’ampia letteratura e di certo anche Johannessen si allenerà con battiti alti. Ma comunque quando si toccano i 200 battiti c’è sempre qualcosa che non quadra.

Secondo Giorgi è molto importante analizzare i file post gara, per verificare che non ci sia stato un errore di rilevazione. Il cuore non deve battere così forte
Secondo Giorgi è molto importante analizzare i file post gara, per verificare che non ci sia stato un errore di rilevazione. Il cuore non deve battere così forte
E quando succede il dottore cosa fa?

Innanzi tutto analizzo il file del ragazzo. Verifico se c’è stato un solo picco o se si è trattato di una fase prolungata. Poi contestualmente in quel momento gli chiedo come stava, cosa provava, se aveva il battito in gola… Se c’è stato un errore del cardio, okay: finisce lì. Ma se invece la cosa è vera o si ripete allora vado avanti. Quanto era caldo? Era disidratato? Come si è alimentato? Inizia tutta una serie di esami… tanto più per noi italiani che su questo aspetto siamo severi. Giusto per fare un esempio attuale, Vanmarcke da noi avrebbe smesso già da un po’.

Prima ha detto che ci si allena ad alzare i battiti, ma al tempo stesso che sono frequenze pericolose. Quindi?

I ragazzi devono stimolare il cuore a salire, ma a quel livello non ci devono arrivare. Proprio a Bilbao, prima del Tour, c’è stata una riunione dei medici sportivi e si parlava di un’indice, di matrice australiana, che metteva in relazioni dei fattori come la temperatura esterna, quella corporea interna e altri parametri alle prestazioni… Potrebbe essere proprio quel che si è verificato in quella prima tappa di questo Tour.

Giorgi e i grassi: tra alimentazione e allenamenti

28.02.2023
4 min
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Con il dottor Andrea Giorgi, medico della Green Project Bardiani CSF Faizanè, avevamo affrontato il tema delle proteine. Spinti da altra curiosità lo contattiamo nuovamente per parlare dei grassi. Anche questo è un campo ampio, che va affrontato in maniera precisa. 

«I grassi – ci introduce il dottor Giorgi – forniscono l’energia che viene utilizzata dal nostro organismo. Questi hanno una densità energetica maggiore dei carboidrati, dando al corpo più energia per più tempo».

Le fibre rosse prendono energia dall’assunzione di grassi (foto Project InVictus)
Le fibre rosse prendono energia dall’assunzione di grassi (foto Project InVictus)
Quindi i grassi sono fondamentali?

Assolutamente. Negli sport di endurance, come il ciclismo, sono importantissimi per avere una prestazione prolungata nel tempo. Il corpo dei ciclisti deve essere in grado di utilizzare al meglio i depositi di grasso intramuscolare per produrre energia. 

A quale livello di intensità si utilizzano maggiormente?

Tra il 65% ed il 70% del VO2Max. L’organismo utilizza i grassi a basse intensità, nella famosa Zona 2.

Per questo i ciclisti fanno tanti allenamenti a bassa intensità?

Sì, insegnano al loro corpo ad usare con maggiore efficienza i grassi durante lo sforzo. Questi sono utilizzati dalle fibre rosse, quelle aerobiche, il loro stimolo aumenta i mitocondri e l’utilizzo dei grassi intramuscolari. 

Un atleta di endurance massimizza l’utilizzo di grasso intramuscolare tra il 65% ed il 70% del VO2Max (foto Enervit)
Un atleta di endurance massimizza l’utilizzo di grasso intramuscolare tra il 65% ed il 70% del VO2Max (foto Enervit)
Che benefici se ne traggono?

Si risparmiano tanti zuccheri, che sono utili per avere una migliore prestazione ad alta intensità. Come le volate o gli sforzi intensi oltre i 20 o 30 secondi Anche per questo i velocisti puri stanno sparendo. Devono avere ormai delle buone fibre rosse per essere resistenti e le fibre bianche per gli spunti. 

Di conseguenza i grassi diventano una parte importante dell’alimentazione…

Bisogna reintrodurli bene e nella maniera giusta. All’interno di una dieta, il corridore deve assumere tra il 20% ed il 30% di grassi. Ci sono anche delle diete specifiche, quelle chetogeniche, dove il consumo dei grassi raddoppia. 

Questi come si suddividono?

In grassi monoinsaturi e polinsatur, infine i grassi saturi saturi. I primi due sono i cosiddetti grassi buoni: olio d’oliva, pesce e frutta secca (foto apertura di Educazione Nutrizionale). Tutti alimenti ricchi di omega 3 e omega 6, ovvero acidi grassi a catena lunga. I secondi, i grassi insaturi, sono da assumere con più attenzione e sono quelli che derivano da insaccati o carni troppo grasse. 

Omega 3 e omega 6 che funzioni hanno?

Sono i costituenti delle membrane cellulari, ad esempio, nei globuli rossi può aiutarli a muoversi nella circolazione. Aiutano anche l’organismo a recuperare dal danno muscolare da esercizio. 

Come vanno poi inseriti nell’alimentazione?

Non c’è bisogno di estrema precisione come per i carboidrati e le proteine. I grassi, tuttavia, vanno limitati nel pre gara, perché sono a lunga digestione e potrebbero causare problemi gastrointestinali. Il reintegro va fatto principalmente dopo la corsa, a cena. 

Anche i velocisti devono allenare le fibre rosse per avere una maggiore resistenza ed ottimizzare le fibre bianche per le volate
Anche i velocisti devono allenare le fibre rosse per avere una maggiore resistenza ed ottimizzare le fibre bianche per le volate
In una colazione tipo? 

Si dovrebbero mangiare uova, latte e carne bianca. Negli ultimi anni è aumentato anche il consumo di avocado e del burro di arachidi. 

A cena?

Pesce, ricchissimo di omega 3 e olio d’oliva come condimento principale, che contiene omega 6. 

E durante la corsa?

Qui il tema è differente. Bisogna fare attenzione, alcune barrette contengono polioli grassi (carboidrati idrogenati usati come dolcificanti in sostituzione allo zucchero) che possono causare problemi nell’utilizzo degli zuccheri. In corsa comunque i grassi si assumono, anche se a basse quantità. Magari con della frutta secca o all’interno delle rice cake che contengono frutta secca o nelle barrette energetiche.

Le diete chetogeniche di cui parlava a cosa servono?

Sono quelle che si usano per perdere peso ed aumentare la capacità del corpo di utilizzare i grassi. Normalmente in queste diete l’apporto alimentare dei grassi passa al 60%. Con una diminuzione dei carboidrati al 5%, anche se è difficile arrivare a percentuali così basse. Pensate che l’apporto in grammi di carboidrati sarebbe di 80/100 grammi, praticamente tre fette di pane bianco. La dieta chetogenica si può fare per un breve periodo e sotto un controllo medico. 

Gli allenamenti polarizzati diventano importanti (foto Green Project)
Gli allenamenti polarizzati diventano importanti (foto Green Project)
Si perde peso ma ci sono delle controindicazioni?

Dal punto di vista atletico è una dieta che limita l’assunzione di zucchero, il che significa una perdita nella capacità di sostenere un lavoro ad alta intensità. La dieta chetogenica è da fare nella fase pre stagione, diciamo a novembre, non oltre. A questo scopo si fanno anche le uscite a digiuno. Il corpo ha terminato le scorte di glicogeno ed a quel punto si massimizza l’utilizzo dei grassi.

Il reintegro delle proteine: spiega tutto il dottor Giorgi

13.02.2023
5 min
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Nel campo dell’alimentazione sportiva le cose da sapere sono molte. Con il dottor Andrea Giorgi, che da poco ha iniziato a lavorare con la Green Project Bardiani CSF Faizanè, cerchiamo di addentrarci nel mondo dell’integrazione proteica. Se le regole da seguire sono chiare, a seconda dei momenti, il modo di assunzione varia. E non poco.

Il dottor Giorgi nel ritiro di inizio stagione della Green Project in Toscana
Il dottor Giorgi nel ritiro di inizio stagione della Green Project in Toscana
Dottore intanto da quali alimenti si prendono le proteine?

E’ bene specificare che l’integrazione proteica passa da macro famiglie: le proteine animali che derivano da carne, pesce, uova e formaggio. Poi ci sono quelle derivanti da cereali e legumi. Quest’ultimi però hanno una carenza di aminoacidi essenziali, fondamentali per la sintesi proteica. 

Qual è la quantità di proteine giornaliere da assumere?

Al giorno si possono prendere da 1,2 a 2,5 grammi per peso di massa magra. Vi faccio un esempio: un atleta deve assumere 1,5 grammi di proteine per chilo di massa magra. Se il suo peso è di 60 chili ed ha il 10 per cento di massa grassa si deve calcolare l’assunzione di proteine su 54 chili. Di conseguenza l’atleta in questione dovrà assumere 81 grammi di proteine nell’arco della giornata. 

Come si distribuiscono?

Innanzitutto è bene sapere che le proteine, se assunte per più di 20 grammi per volta, non vengono assorbite. Quindi viene tutto calibrato in base all’allenamento o alla corsa, con dei range di tre quattro ore tra un’assunzione e l’altra. Per questo è preferibile consumarle durante i pasti: colazione, pranzo, merenda e cena. 

Settanta grammi di carne rossa contengono in media 20 grammi di proteine
Settanta grammi di carne rossa contengono in media 20 grammi di proteine
Tornando all’esempio del nostro corridore di 60 chili. Questo dovrà assumere 81 grammi di proteine divisi in quattro pasti?

Esatto, questo suo fabbisogno giornaliero può essere tranquillamente suddiviso così.

E come può gestirsi?

A colazione può mangiare uno yogurt greco, il cui apporto proteico è di 17 grammi in 170 di prodotto. Oppure 70 grammi di carne, che ne contengono 20 di proteine. Un atleta quando è a casa può gestire liberamente quelli che sono i pasti e la conseguente assunzione proteica. 

Per quanto riguarda l’integrazione, ovvero le varie “polveri”?

Quelle sono un campo differente. Un corridore che si deve allenare andrà ad integrare al normale consumo di proteine quello dello sforzo fisico, in questo caso con barrette, polveri e così via. 

Anche i cereali forniscono una buona dose di proteine, anche se meno nobili rispetto a quelle animali
Anche i cereali forniscono una buona dose di proteine, anche se meno nobili rispetto a quelle animali
Come cambia la gestione dell’integrazione?

In questo caso la mattina e durante l’allenamento o la corsa, il corridore non deve assumere proteine. Queste non danno energia, quindi non sono utili nell’economia dello sforzo. Anche quando facciamo i test sul consumo dell’ossigeno, non guardiamo al consumo proteico. 

Nella fase post allenamento come si gestiscono?

Ci sono delle tecniche usate dai corridori per perdere peso, ma non massa muscolare, che si utilizzano soprattutto a inizio stagione. L’atleta mangia proteine dalla sera dopo l’allenamento fino alla mattina successiva, poi si allena a bassa intensità. Al rientro mangia dei carboidrati e dalla cena si ripete. Sono tecniche particolari, che però vanno dosate da nutrizionisti e preparatori. 

Mantenendo una dieta normale invece?

Come detto, quando l’atleta si allena è più libero, quindi si gestisce come meglio crede. La cosa che deve passare è che si ha una quota proteica alla quale arrivare. Rispettando però il parametro dei 20 grammi di proteine a pasto. 

Lo yogurt bianco è un’ottima fonte proteica, adatto per la colazione
Lo yogurt bianco è un’ottima fonte proteica, adatto per la colazione
Le indicazioni rimangono simili anche quando si lavora in palestra?

Dopo un allenamento in palestra si ha un effetto anabolico che dura per ventiquattro ore. Questo vuol dire che bisogna assumere la giusta quantità di proteine per far sì che non si perda massa muscolare. 

In corsa, invece? Specialmente in quelle a tappe, come cambiano le cose?

Durante le corse a tappe è inutile mangiare solo proteine nel post tappa. Per mantenere il peso durante la gara è importante consumare carboidrati mantenendo costante l’assunzione di grassi e proteine

Appena tagliano la linea del traguardo si vedono gli atleti con in mano i classici “beveroni”. Cosa sono?

Quello è il reintegro proteico, sono i canonici 20 grammi di proteine. Si possono assumere tramite cibo solido oppure sotto forma liquida. Molti corridori appena conclusa la corsa non hanno un grande appetito, visto anche lo sforzo appena concluso. Di conseguenza preferiscono assumere le proteine sotto forma liquida. E’ una scelta che dipende anche dalla capacità di digestione, per evitare problemi intestinali. In più c’è da considerare il fatto che quando si beve non si ha la stessa sensazione di sazietà. 

Finisce lì il reintegro post tappa?

Il beverone va ripetuto ogni ora fino a cena, quindi in media si prende per tre volte. Una volta a tavola, si ritorna ad una normale alimentazione. C’è anche un’altra fase importante, l’ultima.

Quale?

E’ fondamentale assumere delle proteine anche prima di andare a dormire, questo per evitare il catabolismo. Si tratta di un fenomeno nel quale il muscolo, non sufficientemente alimentato, si distrugge. Il modo di assumere proteine prima di dormire è totalmente libero e segue le preferenze dell’atleta.

Celiachia nel ciclismo: patologia diffusa più che mai

27.01.2023
5 min
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Nel mondo del ciclismo si parla molto della patologia del diabete. Una squadra internazionale, la Novo Nordisk, ha svolto un compito basilare nello sfatare molti tabù al riguardo. Ha dimostrato che gli atleti diabetici possono tranquillamente competere con i ciclisti “normali” (e usiamo le virgolette appositamente, perché sul tema della normalità ci sarebbe tanto da dire…). Molto poco invece si parla a proposito della celiachia, dimenticando che stiamo parlando di una patologia autoimmune che ha una diffusione enorme. Ultimi studi parlano di almeno il 30 per cento della popolazione che è quantomeno predisposto a questa patologia.

Il tema è emerso a proposito di Raul Baldestein (in apertura), corridore della Cycling Café che recentemente ha conquistato la vittoria nel Giro delle Regioni di ciclocross. Il corridore romano era un prospetto molto interessante a livello giovanile, finché da junior non gli venne diagnosticata la celiachia. Da allora Baldestein ha vissuto 3 anni di anonimato sportivo, senza riuscire a ottenere più risultati perché non riusciva a trovare la giusta alimentazione. Quando dal punto di vista della dieta ha iniziato a risolvere il problema il suo livello sportivo è tornato a crescere. Ora la sua parabola è in decisa ascesa.

Il dottor Giorgi, da quest’anno alla Green Project Bardiani
Il dottor Giorgi, da quest’anno alla Green Project Bardiani

La giusta alimentazione

Per molti versi il caso di Baldestein è esemplare: quando viene diagnosticata la celiachia, ci si trova di fronte a un problema dalla complicata soluzione. Bisogna trovare la giusta alimentazione che permetta di fornire al fisico tutti gli elementi di cui ha bisogno per funzionare al meglio senza però utilizzare quelle sostanze che il fisico ha dimostrato di non poter assumere. Per saperne di più abbiamo contattato il medico sportivo Andrea Giorgi, in forza alla Green Project Bardiani Faizané.

«Gli ultimi studi – spiega Giorgi – hanno dimostrato che in chi fa sport la possibilità di conclamazione della celiachia è maggiore. Questo sia per fattori di stress che per maggior impegno fisico. Per un ciclista la gestione di una simile patologia non è semplice, perché sappiamo benissimo che i cereali sono alla base dell’alimentazione atta a fornire il “carburante” necessario agli impegni prestativi.

I principali sintomi provocati dalla celiachia, molti comuni ad altre patologie (foto CDI)
I principali sintomi provocati dalla celiachia, molti comuni ad altre patologie (foto CDI)

Una sintomatologia particolare

«I problemi che la celiachia provoca sono diversi. Si va dall’infiammazione intestinale con tutte le sue conseguenze alla riduzione del ferro nel sangue, come anche di vitamine essenziali come la vitamina D. E’ fondamentale quindi trovare la giusta alimentazione sostitutiva per permettere al fisico di non subire danni derivanti dall’assunzione di sostanze con glutine ma anche di avere comunque il giusto sostentamento allo scopo di avere prestazioni all’altezza».

In questo senso le difficoltà a cui è andato incontro Baldestein hanno ragion d’essere: «La giusta alimentazione si trova attraverso una continua sperimentazione. Essa richiede tempo, considerando poi che ogni caso è a sé. Questo principio d’altronde vale un po’ per tutti, ogni persona ha una sua propria costituzione metabolica e fisica. Ad esempio c’è chi preferisce e trova maggior profitto dall’assunzione di pasta e chi dal riso. Lo stesso vale per i celiaci, che devono sostituire simili sostanze con altre. Esse potranno essere ad esempio le patate, la quinoa o altro, ma sempre sperimentando. E questo va fatto soprattutto in allenamento, trovando la giusta combinazione».

La celiachia danneggia l’epitelio intestinale con gravi disfunzioni per il corpo (foto Gettyimages/Stockphoto)
La celiachia danneggia l’epitelio intestinale con gravi disfunzioni per il corpo (foto Gettyimages/Stockphoto)

Gli esami necessari

Come scoprire di essere celiaci? Si parte innanzitutto dai sintomi, ma attenzione, perché questi possono essere comuni anche a molte altre patologie, soprattutto nell’ambito ciclistico: «Gonfiore addominale o perdita di peso possono avere varie cause per un ciclista. Il problema è che molti attribuiscono questi e altri sintomi ad altre cause, non pensano di avere la celiachia. Serve una diagnosi corretta, dopo una serie di esami».

Quali sono gli esami più comuni? «Si parte da quelli del sangue affiancando alla classica routine quelli di particolari anticorpi e autoanticorpi come la transglutaminasi anti-tissutale (tTGA), gli anticorpi anti-edomisio (EMA) e gli anticorpi antigliadina (AGA). Se i livelli sono superiori alla norma, il paziente è probabilmente celiaco e si procede a ulteriori esami, partendo da quelli per eliminare la possibilità di eventuali allergie alimentari. La risposta definitiva si avrà attraverso una biopsia dell’epitelio intestinale».

La quinoa può essere un valido sostituto a pasta e riso (foto mangiaconme.it)
La quinoa può essere un valido sostituto a pasta e riso (foto mangiaconme.it)

Una dieta non per tutti…

La celiachia non va presa alla leggera, ma è sbagliato anche pensare che una dieta apposita faccia bene anche a chi celiaco non è e a tal proposito Giorgi racconta un interessante spunto.

«Questa moda era iniziata a diffondersi anni fa – racconta – quando molti adottavano una dieta senza glutine pensando che a prescindere facesse bene. Vennero fatti studi specifici e batterie di test dando a tutti la stessa dieta, celiaci e non, scoprendo che poi la sintomatologia variava statisticamente in maniera minima. I sintomi come il gonfiore intestinale possono avere varie cause. Io in 10 anni avrò avuto 2-3 casi di ciclisti celiaci proprio perché di fronte a sintomi così comuni prima si guarda ad altre cause che nella quasi totalità dei casi si indovinano».

Resta comunque un principio: anche chi ha la celiachia può tranquillamente svolgere un’attività sportiva al massimo livello, esattamente come un diabetico: «Possono insorgere anche altri sintomi più specifici come problemi alla tiroide o rush cutanei se non si adottano le giuste misure, ma trovando la dieta più adatta le prestazioni possono essere comunque di elevato livello. Esattamente come gli altri, quelli “normali”».

Green Project Bardiani-CSF Faizanè: arriva Wepere

20.01.2023
3 min
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La stagione è agli inizi e il team Green Project Bardiani-CSF Faizanè ha ufficializzato appena qualche giorno fa una nuova e rilevante collaborazione e partnership tecnica con il brand Wepere che fornirà supporto al team con diversi dispositivi elettromedicali, ciascuno caratterizzato da funzionalità molto precise. Una collaborazione, quella definita tra la Green Project Bardiani-CSF Faizanè e Wepere, che ha l’obiettivo di ottimizzare il recupero e di conseguenza le prestazioni dei corridori, ma non solo. Lo staff medico del team italiano, composto da Maurizio Vicini, Andrea Giorgi e dal preparatore atletico Borja Martìnez, condurrà nel corso dell’anno alcuni studi sui singoli corridori per testare l’efficacia dei dispositivi Wepere, misurando il recupero in modo statistico ed oggettivo.

Wepere ha messo a disposizione della Green Project Bardiani-CSF Faizanè i dispositivi Restart (ideale per rilassare i muscoli contratti, aiutare l’assorbimento dei liquidi sottocutanei e, favorendo la microcircolazione, alleviare il dolore ed accelerare la risoluzione dei processi infiammatori), quello per la pressoterapia Arya (che agisce come un massaggio linfodrenante per favorire la corretta circolazione sanguigna e linfatica ed il drenaggio di liquidi e tossine, riducendo i tempi di recupero dopo l’attività fisica). Inoltre sono disponibili anche altri prodotti: come il LOB per la magnetoterapia e Novaspin, la cui principale caratteristica è quella di concentrarsi a ridurre le sintomatologie dolorose nelle patologie muscolo-scheletriche croniche accelerando il recupero degli infortuni post-traumatici anche in fase acuta. 

Wepere offre un’ampia gamma di prodotti per il recupero: questo è il Novaspin
Wepere offre un’ampia gamma di prodotti per il recupero: questo è il Novaspin

Un progetto per lo sport

«E’ un onore per noi collaborare con un team ciclistico italiano storico come appunto la Green Project Bardiani-CSF Faizanè – ha dichiarato Massimo Marcon, presidente I.A.C.E.R. la società proprietaria del brand Wepere – un sodalizio che dà valore allo sport e investe, come noi, nei giovani, nella formazione e nell’innovazione. Fare ricerca e attività clinica rientra nel nostro DNA e per noi è molto importante poter condividere con il team e con tutti i suoi professionisti un progetto 100% dedicato allo sport».

I ragazzi di Reverberi potranno utilizzare tutti i prodotti di Wepere, come il Restart, ideale per rilassare i muscoli contratti
I ragazzi di Reverberi potranno utilizzare tutti i prodotti di Wepere, come il Restart, ideale per rilassare i muscoli contratti

«L’utilizzo di queste apparecchiature elettromedicali, riconosciute di altissima qualità ed efficacia – ha aggiunto Maurizio Vicini, medico specialista della Green Project Bardiani-CSF Faizanèci permetterà di intervenire prontamente su eventuali patologie post traumatiche osteo-muscolo-tendinee, favorendo il recupero funzionale degli atleti. Siamo davvero entusiasti di questa collaborazione che ci mette a disposizione diversi strumenti in grado di salvaguardare e proteggere la condizione fisica dei nostri atleti».

Wepere