Pogacar, Matxin, UAE

Del Toro, Pogacar, le 100 vittorie… In casa UAE con Matxin

06.01.2026
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BENIDORM (Spagna) – Parlare con Joxean Fernandez Matxin significa avere una visione tecnica completa. E se questa riguarda la prima squadra al mondo, la UAE Emirates, capite bene quanto sia rilevante. Gestione degli atleti, la sfida alle 100 vittorie, Tadej Pogacar, le grandi corse a tappe: ne emerge un quadro a tutto tondo estremamente interessante.

Matxin è colui che, assieme ai tecnici, tesse i programmi della squadra e dei singoli atleti, definendo le formazioni nelle varie corse. Un ruolo delicatissimo, un vero puzzle in cui deve conciliare le richieste e le ambizioni dei corridori, l’alternanza anche dei più giovani e gli obiettivi tecnici e sportivi. Dalla sua ha però i migliori corridori del pianeta e, alla fine, qualsiasi formazione venga allestita è la migliore o ci va molto, molto vicino. Nel calcio parleremmo di “panchina lunga”.

Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Joxean, siamo sinceri: dopo gli annunci di dicembre non ci aspettavamo di vedere Isaac Del Toro al Tour de France…

Perché no? (Interrompe la nostra domanda con curiosità, ndr).

Pensavamo che tornasse al Giro d’Italia per completare quanto fatto l’anno scorso, per una sorta di rivincita.

Per me invece è un processo naturale e perfetto. Vuelta al primo anno, Giro d’Italia al secondo e Tour de France al terzo. E’ il percorso giusto, non trovate? Tra l’altro avevo già detto proprio a voi che questo è un po’ il mio schema con i giovani.

Ma Isaac non voleva tornare al Giro?

Inizialmente sì. Ci abbiamo pensato e ne abbiamo parlato. L’idea era di portare sia Joao Almeida che Del Toro al Giro d’Italia per cercare di vincere. Poi però sono entrate in ballo altre valutazioni. Parliamo di un ragazzo di 22 anni, per di più messicano, proveniente da un Paese che sta vivendo un grande entusiasmo ciclistico proprio grazie a Isaac, ma che non ha ancora una grande tradizione. E se arrivasse secondo?

Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Sarebbe un insuccesso?

Non sarebbe compreso. Lui, per loro, deve vincere. Sapete, non dobbiamo e non vogliamo mettere Del Toro in una situazione in cui deve fare qualcosa per forza. Si deve godere il ciclismo, affrontare ogni corsa con passione e serenità. Andare ora al Tour de France al fianco del miglior corridore al mondo, con la migliore squadra al mondo, per noi è un’opportunità.

Ma non avrà pressione?

Non credo, perché il faro, non solo nostro ma del ciclismo intero, è Pogacar. Quindi Del Toro al Tour non significa responsabilità, ma fiducia ed esperienza per il futuro.

Esperienza e basta?

E’ chiaro che non sarà solo un gregario. Non gli chiediamo nulla se non di stare lì. E’ un talento gigantesco e, come Joao, si merita questa opportunità.

A proposito di Almeida: è lui il leader al Giro. Ora è maturo…

Abbiamo una grandissima squadra per il Giro d’Italia e lui è il nostro capitano. Ovviamente se ci sarà Jonas Vingegaard sarà un rivale difficilissimo, ma dobbiamo confrontarci sempre con i migliori corridori al mondo.

Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Quest’anno ci siete andati vicinissimi: le cento vittorie possono essere uno stimolo reale?

Alla fine è anche difficile vincere di più. Gli stimoli servono. Nel 2025 abbiamo conquistato 97 vittorie, ma io considero nostre anche quelle al mondiale e all’europeo, perché sono successi di corridori che lavorano con noi, si allenano con noi e corrono con noi. Faccio fatica a non contarle. Alla fine 97 o 100 è solo un numero. Io sarò soddisfatto se vinceremo una corsa in più dell’anno scorso.

Non è poco…

Lo so, è difficile. Però se l’abbiamo fatto quest’anno, perché non dovremmo riuscirci l’anno prossimo? Credo sinceramente che ci siamo adeguati molto bene al ciclismo moderno. Mi spiego: senza due velocisti oggi sembra quasi impossibile vincere tanto. Se guardi i palmarès del passato trovi Cavendish, Petacchi… e tra di loro non c’era un mezzo scalatore neanche da lontano. Invece le corse sono cambiate. E per questo dico che ci siamo adeguati. Noi abbiamo colto questi successi con scalatori e non solo.

Almeida ha detto che cercate sempre di portare i migliori uomini in tutte le corse. Questo è il tuo scacchiere: come scegli gli uomini giusti?

Parlando chiaro con loro. Vi faccio un esempio. In Andalucía – Ruta del Sol correvamo per Pavel Sivakov e per Tim Wellens. Pavel aveva preso la maglia di leader, poi negli ultimi due giorni si è ammalato e aveva la febbre. Quando si è staccato, tutti lo hanno aspettato. Questo perché correvamo per lui e perché gli altri sapevano che quella era la sua gara. Dall’altra parte, quando chiediamo a Sivakov di lavorare per i compagni, sa perfettamente che dovrà dare tutto per loro. Questo è reciprocità e significa parlare chiaro.

Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Tutti sanno tutto di tutti?

Quando un corridore va ad una corsa sapendo che deve tirare o aiutare, ha le idee chiare e non corre pensando tra sé e sé: «Magari mi danno un’opportunità». E, aggiungo, i ragazzi sanno perfettamente già da dicembre in quali corse dovranno tirare e in quali avranno le proprie chances.

Capitolo Pogacar. I vostri responsabili della preparazione dicono che ha ancora margini. Dove può migliorare?

E’ un discorso molto tecnico. Non saprei dire se parliamo di un 1 per cento o di uno 0,2 per cento. Ma so che se migliora, migliora tanto. Perché è già il primo corridore al mondo e ogni piccolo step, a questo livello, vale tantissimo. Personalmente credo che Pogacar possa ancora crescere.

Ma secondo te, Tadej guarda gli altri? Perché è vero che è il numero uno, ma tutti gli altri vogliono arrivare dove è lui….

Assolutamente sì. Lo abbiamo capito quando siamo diventati la miglior squadra al mondo: arrivare in alto è difficile, ma restarci lo è ancora di più. Posso assicurarvi che Tadej è pienamente consapevole di questa situazione.

Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Ultima domanda, sull’italiano del gruppo: Filippo Baroncini. Come sta e che programmi ha?

Non ha un programma rigido. O meglio, ce l’ha, ma non deve in alcun modo creargli fretta o stress. Non deve avere l’ansia di rientrare a una data precisa. Altrimenti rischierebbe di sentirsi in debito con noi e con se stesso.

Tu come lo vedi?

Lo vedo bene. Muscolarmente ha recuperato quasi tutto, siamo oltre il 90 per cento. Ora restano aspetti scientifici, medici e fisiologici che richiedono tempi specifici. Non parliamo di una febbre o di una clavicola rotta: è stato in coma e il recupero è completamente diverso. Posso dirvi che crediamo molto in Baroncini. Non a caso gli abbiamo fatto due anni di contratto. Vogliamo solo che sia tranquillo, che recuperi e che l’aspetto umano, in questo momento, venga prima di quello sportivo.

Canturino 1902

Tutti in montagna. Gli juniores del Canturino ripartono così…

05.01.2026
6 min
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Il tema dei giovani resta caro a bici.PRO. E dopo tutte le polemiche, le analisi e le “fotografie” di un movimento che sta vivendo un’evoluzione mai così rapida, torniamo a parlare di fatti con chi sul territorio ci lavora ogni giorno. Andiamo quindi in casa del Canturino 1902, storica società giovanile lombarda.

Gli juniores del Canturino 1902 sono reduci da un ritiro in quota, o meglio in montagna, perché l’Alpe del Viceré è situata a circa 900 metri di altezza, sulle montagne che sovrastano Cantù. Altro che il caldo della Spagna: qui si fa di necessità virtù. Tutti sulle alture dietro casa, per stare insieme, conoscersi, ma soprattutto ossigenarsi e iniziare a lavorare per una stagione che, soprattutto per i ragazzi di secondo anno, potrebbe già rivelarsi cruciale.

A raccontarci come sono andate le cose è Marco Peraboni, direttore sportivo del Canturino 1902.

Canturino 1902
Giornate fredde ma soleggiate: si faceva la distanza sì, ma a piedi
Canturino 1902
Giornate fredde ma soleggiate: si faceva la distanza sì, ma a piedi
Marco, prima di tutto: come stanno i ragazzi?

Stanno bene, li ho visti anche ieri. Dopo i giorni in montagna abbiamo fatto la prima uscita in bicicletta, giusto per iniziare a prendere confidenza con il mezzo. Le nuove bici le abbiamo consegnate lunedì scorso.

Quanti ragazzi avete quest’anno?

Ne abbiamo dieci: uno straniero e nove italiani, equamente divisi tra primo e secondo anno. Più o meno lo stesso numero della passata stagione. Io sono entrato quest’anno assieme al mio amico e team manager Fabio Dante, che ha voluto affidarmi il ruolo di direttore sportivo. Avevamo già collaborato insieme nel lontano 2002-2003 alla Cervini da Santa. Ci siamo ritrovati dopo più di vent’anni, anche se siamo sempre rimasti in contatto. Io sono stato 12 anni alla NamedSport, che ha chiuso i battenti nel 2024.

E l’anno scorso cosa hai fatto?

Avendo saputo tardi della chiusura della squadra, sono rimasto fermo. Ho avuto un paio di offerte tra i dilettanti, una in Toscana e una in Veneto, ma non mi andava di allontanarmi troppo. Poi diventa difficile seguire davvero i ragazzi: gli spostamenti complicano tutto, sia dal punto di vista logistico che economico. A giugno Fabio mi ha chiamato, mi ha parlato dei cambiamenti in atto al Canturino ed eccomi qui.

I ragazzi riuniti attorno al tavolo con il preparatore Giacomo Conti, allenatore del Canturino 1902
Canturino 1902
I ragazzi riuniti attorno al tavolo con il preparatore Giacomo Conti, allenatore del Canturino 1902
Com’è stato l’approccio con questo nuovo gruppo?

L’approccio è stato molto entusiasta. Rientro dopo 13 anni nel mondo juniores e sapevo come funzionava, anche se negli ultimi 5-6 anni è cambiato parecchio. Ormai già dagli allievi vengono a prenderti e si fa a gara per assicurarsi i migliori corridori.

Perché avete scelto di fare un ritiro in quota?

Perché credo che la prima cosa in assoluto sia creare il gruppo. I ragazzi devono andare d’accordo tra loro: è essenziale. In questa fascia d’età, se non gli stai vicino e non dai anche input su certi valori, rischiano di perdersi tra cellulare, internet e social. E spesso, tramite questi mezzi, credono di sapere già tutto. Guardano i professionisti e cercano di copiare il loro idolo.

Cosa avete fatto in questi tre giorni?

Fondamentalmente conoscerci. Capire il loro carattere, vedere come stanno insieme. Visto che la stagione inizia il primo di marzo, abbiamo scelto qualcosa di alternativo: camminate in montagna, stare tutti insieme, creare un po’ di competizione senza esasperazione, divertendoci. Ho voluto dormire con i ragazzi, mangiare con loro, vivere il ritiro insieme a loro. La società ci ha messo a disposizione tutto e questo è stato molto positivo. Il primo giorno abbiamo anche sbagliato strada e alla fine sono venute fuori quasi sette ore e mezza di cammino! Ma l’hanno presa bene. Sono aspetti che mi mancavano.

Canturino 1902
Da sempre il Canturino 1902 ha svolto attività ad ottimi livelli tra gli juniores. Per il 2026 si propone con 10 ragazzi
Canturino 1902
Da sempre il Canturino 1902 ha svolto attività ad ottimi livelli tra gli juniores. Per il 2026 si propone con 10 ragazzi
In che senso?

Negli under 23, a fine stagione scendono dalla bici, fanno tre settimane di vacanza e poi ripartono subito, spesso ognuno con il proprio preparatore. Alla fine ti devi adeguare. Negli juniores questo aspetto è ancora gestibile. Noi abbiamo un unico preparatore che segue tutti. Io ho sotto controllo i loro programmi e i lavori svolti. E poi li ho tutti vicini, tranne lo straniero che arriva dalla Polonia e lo vedremo a metà gennaio.

Avete dormito tutti all’Alpe del Viceré?

Io sì, mentre Dante faceva avanti e indietro. Ma dalla colazione alla cena siamo sempre stati tutti insieme.

Come si svolgeva la giornata tipo?

La società ci ha prenotato un albergo e il gestore, che è amico del Canturino, ci ha trattato molto bene. Sveglia verso le sette e mezza, un po’ di ginnastica mattutina e colazione alle otto e un quarto. Un’ora dopo partivamo per le escursioni. Tolto il primo giorno, più lungo del previsto, nelle altre due giornate abbiamo camminato tra le quattro e le cinque ore. Prima di partire si indicava il percorso e si andava. Due ragazzi erano della zona e conoscevano un po’ i sentieri.

Canturino 1902
Questi giorni in montagna sono serviti ai ragazzi del Canturino 1902 a cementare il gruppo
Canturino 1902
Questi giorni in montagna sono serviti ai ragazzi del Canturino 1902 a cementare il gruppo
E al rientro?

Tornavamo intorno alle due e mezza e facevamo merenda. In squadra abbiamo una nutrizionista, Rossella Ratto, che ci ha indicato cosa mangiare. Un giorno è salito anche il preparatore, Giacomo Conti, che ha spiegato ai ragazzi alcuni concetti legati all’allenamento in sella, al potenziometro, al suo utilizzo, il recupero…

Come hanno reagito i ragazzi?

Con attenzione. Ho messo qualche paletto: si può ridere e scherzare, ma quando si parla di ciclismo e di cose serie servono rispetto e attenzione. Ognuno deve rispettare il proprio ruolo. I ragazzi che c’erano già, soprattutto quelli di secondo anno, stanno dando il buon esempio ai nuovi. Di quei cinque, solo due erano già in squadra nel 2025. Il gruppo è stato quasi rivoluzionato. Proprio questi due mi hanno detto che ora credono di più nel progetto e si sentono più coinvolti. Gli altri li abbiamo osservati io e Dante sui campi di gara, soprattutto tra gli allievi. Sono ragazzi che cercheremo di valorizzare nel tempo.

Cosa ti ha colpito di più in questi tre giorni?

I due ragazzi di secondo anno mi hanno fatto una buona impressione. Hanno l’approccio giusto, parlano molto e trascinano il gruppo. Per esperienza, se hai uno o due leader positivi diventa più facile creare un ambiente sano. Poi siamo tutti nuovi, anche noi dello staff, e c’è entusiasmo: questo aiuta molto.

Canturino 1902
Girare in doppia fila è necessario ma delicato in situazione di traffico aperto (foto Instagram)
Canturino 1902
Girare in doppia fila è necessario ma delicato in situazione di traffico aperto (foto Instagram)
Il dialogo resta centrale…

E’ la cosa più importante: ti ascoltano. Poi bisogna anche lasciarli fare. Un esempio banale: Remco Evenepoel ha “inventato” le leve girate verso l’interno e oggi tutti le usano così. I ragazzini lo imitano e tu glielo lasci fare appunto. Poi l’UCI ha messo dei limiti perché diventava pericoloso. Da lì ne è nato anche un discorso sulla sicurezza.

E cosa avete detto loro?

Gli ho spiegato che oggi la strada è molto più pericolosa di una volta. Bisogna evitare gesti inutili, stare sempre attenti. Per uno sgarro rischi di finire a terra. Anni fa un mio corridore rispose a un’automobilista che, secondo lui, aveva sbagliato manovra: quello lo buttò giù apposta. Risultato: clavicola rotta. Da qui il rispetto verso gli altri, l’attenzione sempre al massimo ai bivi. Qualche giorno fa li ho fatti girare in doppia fila: sono meccanismi fondamentali a questa età, ma non facili da attuare nel traffico.

Gli europei si avvicinano e Salvoldi fa già i suoi conti

Gli europei si avvicinano e Salvoldi fa già i suoi conti

05.01.2026
5 min
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L’anno è appena iniziato, ma per Dino Salvoldi c’è già l’urgenza di mettere insieme i pezzi e preparare il primo grande evento della stagione perché gli europei non aspettano, si comincia già dall’1 febbraio. Per questo, anche durante le feste natalizie, l’attività a Montichiari è andata avanti e il cittì sta già guardando anche più in là, verso una stagione più ricca di quella dello scorso anno che culminerà con i mondiali che quest’anno avranno una valenza particolare.

Il quartetto azzurro sarà ancora composto da giovani, sia agli europei che nelle prove di Nations Cup
Il quartetto azzurro sarà ancora composto da giovani, sia agli europei che nelle prove di Nations Cup
Il quartetto azzurro sarà ancora composto da giovani, sia agli europei che nelle prove di Nations Cup
Il quartetto azzurro sarà ancora composto da giovani, sia agli europei che nelle prove di Nations Cup

Salvoldi ha iniziato l’anno preso tra mille impegni e pensieri e sta già tracciando la strada verso l’evento iridato: «Chiaramente ci sono più manifestazioni rispetto allo scorso anno, se pensiamo alle Coppe del mondo che a differenza del 2025 da una sono diventate tre. Poi gli altri sono i soliti eventi che si ripetono, con in più il fatto non da poco che il mondiale 2026 sarà la prima gara di qualificazione olimpica, quindi quello è il vero obiettivo della stagione. Gli altri, a cominciare dagli stessi europei, ancora possono servire per far crescere un po’ i giovani che abbiamo e fare un’attività poi mirata al campionato del mondo, quello conta più di tutto».

Il campionato europeo arriva troppo presto secondo te, vista anche la struttura della stagione in generale, quindi considerando anche la strada?

Sì, secondo me è troppo presto, ma ormai ha trovato quella collocazione. Sono tre anni che si disputa tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, quindi bisogna prenderne atto. E’ presto per tutti, ma lo è ancora di più per noi perché abbiamo la possibilità di allenarci, ma a differenza degli altri Paesi non abbiamo un calendario gare invernale e penso soprattutto alle gare di gruppo. Ma c’è anche un’altra differenza relativa ma sostanziale che abbiamo rispetto a tutti gli altri…

Sierra e Stella dopo il buon mondiale saranno chiamati a fare ulteriori esperienze
Sierra e Stella dopo il buon mondiale saranno chiamati a fare ulteriori esperienze
Sierra e Stella dopo il buon mondiale saranno chiamati a fare ulteriori esperienze
Sierra e Stella dopo il buon mondiale saranno chiamati a fare ulteriori esperienze
Quale?

Per i nostri atleti è comunque prioritaria sempre la strada e di conseguenza, a meno di atleti che hanno avuto imprevisti o di poche individualità, tutti arrivano a ottobre con la necessità di recuperare e di staccare. Poi ricominci a dicembre, quando gran parte del mondo invece lo ha già fatto da più di un mese rispetto a noi.

I criteri di qualificazione olimpica adesso sono ufficiali. E’ quello che ti aspettavi?

Sì, alla fine hanno rispecchiato quello che si vociferava. Il problema è che non sono ancora state rese note le tabelle dei punteggi e ci sono ancora alcuni punti da interpretare. L’aspetto più evidente è che sono diminuiti ancora i posti e di conseguenza è molto più difficile qualificarsi e programmare la preparazione per un’Olimpiade, per il risultato, perché il percorso è lungo e si sovrappongono le date all’attività su strada. La cosa mi preoccupa, lo ammetto, diventa complicato riuscire a qualificarsi.

Nelle gare di gruppo sarà obbligatorio seguire tutto il calendario, per non perdere punti nel ranking
Nelle gare di gruppo sarà obbligatorio seguire tutto il calendario, per non perdere punti nel ranking
Nelle gare di gruppo sarà obbligatorio seguire tutto il calendario, per non perdere punti nel ranking
Nelle gare di gruppo sarà obbligatorio seguire tutto il calendario, per non perdere punti nel ranking
La sensazione è che, visto questo sistema di qualificazione, anche il ciclismo su pista sia diventato un po’ come altre discipline, dove è quasi più difficile qualificarsi che poi andare a medaglia nel momento importante…

Sì, esatto, è quello il concetto. Se pensi che, ad esempio, nell’inseguimento a squadre si qualificano solo 8 team, con l’aggravante per le squadre europee che abbiamo i campionati continentali dove è molto, molto più difficile fare risultati che negli altri continenti. Noi partiamo svantaggiati rispetto al resto del mondo, rispetto a Paesi come Australia e Nuova Zelanda che praticamente hanno già la certezza di esserci. Non è che poi sia facile fare il risultato alle Olimpiadi, ma se sei sicuro di andarci, puoi programmare con gli atleti migliori l’obiettivo specifico in maniera più semplice.

Il velodromo di Konya, in Turchia, che ospiterà gli europei dall'1 al 5 febbraio
Il velodromo di Konya, in Turchia, che ospiterà gli europei dall’1 al 5 febbraio
Il velodromo di Konya, in Turchia, che ospiterà gli europei dall'1 al 5 febbraio
Il velodromo di Konya, in Turchia, che ospiterà gli europei dall’1 al 5 febbraio
Ti sei già fatto un’idea di chi portare agli europei? Sarà una squadra che ricalcherà grosso modo quella dei mondiali?

Non sarà facile fare la squadra. Gli europei coincidono anche con le prime corse nel calendario su strada. Ci sono gare World Tour in Arabia, c’è Palma di Maiorca e quindi tanti dei nostri migliori atleti saranno impegnati lì e non me la sono sentita di tirare la corda o di forzare una preparazione per un evento che non è ancora di qualificazione olimpica. Avremo all’incirca la disponibilità degli atleti che avevo per i mondiali dell’anno scorso. Potrà cambiare qualcuno a seconda della condizione che avranno, però difficilmente di quelli che inizieranno la stagione su strada ne avrò qualcuno, a parte Consonni che mi ha confermato la partecipazione.

Partirete come per gli ultimi mondiali, senza grandi ambizioni ma con un occhio sempre attento a sfruttare ogni occasione?

Sì, zero illusioni e aspettative di risultato, ma ci prepareremo al meglio possibile. Ripetere le prestazioni del mondiale di Santiago sarebbe già un buon inizio.

Simone Consonni ha già dato la sua disponibilità per partecipare alla rassegna continentale
Simone Consonni ha già dato la sua disponibilità per partecipare alla rassegna continentale
Simone Consonni ha già dato la sua disponibilità per partecipare alla rassegna continentale
Simone Consonni ha già dato la sua disponibilità per partecipare alla rassegna continentale
E procederai allo stesso modo poi per le tre prove di Coppa del Mondo, in base a chi sarà disponibile, a chi potrà fare esperienze?

Per le coppe sarà ancora più difficile perché sono tutte lontanissime. Quindi con costi notevoli, dobbiamo ancora avere conferme dalla dirigenza federale su che tipo di indirizzo potremo dare, su che disponibilità economica. Sicuramente parteciperemo a tutte nelle gare di gruppo, perché c’è anche un discorso di ranking che dobbiamo continuamente alimentare per non rischiare di rimanere esclusi ai Mondiali. Quindi Madison e Omnium sicuramente sì.

E per il quartetto?

Dovremo per forza farne una, perché il regolamento lo impone. Per le altre diventa una questione di costi e di disponibilità degli atleti considerando che in primavera l’attività sarà nel pieno e per una prova di Coppa servirà una disponibilità di almeno 10 giorni.

Giro d'Italia 2025, Roma, Colosseo gruppo, ciclismo italiano

EDITORIALE / Noi crediamo nel ciclismo italiano

05.01.2026
6 min
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Buon anno al ciclismo italiano e ai suoi tifosi, affinché sappiano essere obiettivi e competenti. Sembra più una preghiera che un auspicio, ma è quello che ci sentiamo di dire davanti alla ridda di commenti che popolano i social. Bisognerebbe non tenerne conto, ma si fa fatica. E allora cerchiamo di capire che cosa ci aspetta e di cosa c’è bisogno perché la proiezione sia avvincente.

Il 2026, iniziato cinque giorni fa, promette di essere un momento di passaggio, ma senza i voli pindarici dettati dalla fretta e dall’invidia. Sappiamo bene che il ciclismo mondiale avrà i soliti dominatori e che a certi livelli sarà difficile arrivarci: per tutti, non solo per quello italiano.

Sesto al Giro e poi anche alla Vuelta, con una vittoria di tappa e di forza: Pellizzari è una delle bandiere del nuovo ciclismo italiano
Sesto al Giro e poi anche alla Vuelta, con una vittoria di tappa e di forza: Pellizzari è una delle bandiere del nuovo ciclismo italiano

Il coraggio di dichiarare

Mentre Pogacar farà di tutto per vincere quel che gli è ancora sfuggito, dovremo essere bravi a cogliere nelle prestazioni dei nostri i segnali del futuro che bussa. Intanto sgombrando il campo da un luogo comune: non è più vero che correre in una squadra straniera significa soltanto tirare per i campioni di casa.

La storia recente di Pellizzari dimostra che se vai forte, gli spazi e le responsabilità arrivano e sono importanti. Forse le spiegazioni che cercavamo per la mancata valorizzazione di questo e quell’italiano non tenevano conto del fatto che quegli stessi corridori per primi non credevano di poter fare di più: perché non ne avevano le gambe e forse nemmeno la sfrontatezza.

In cosa dovremo cercare i segnali di un futuro roseo ormai prossimo? Nel coraggio e nella leggerezza. Nella capacità di correre per vincere e nell’onestà di dichiararlo. Non si vincono le grandi corse con le chiacchiere, ma dichiarare al pubblico la propria voglia di vincere è il solo modo per lasciar cadere quelle maschere di educazione e finta modestia che non si addicono ai campioni. E’ chiaro che non sia automatico, ma è molto meglio perdere avendo provato a vincere, che nascondersi e cercare alibi.

Tiberi debutta al Tour: ha l’età giusta e la solidità per mettersi alla prova e non per guardare dal buco della serratura
Tiberi debutta al Tour: ha l’età giusta e la solidità per mettersi alla prova e non per guardare dal buco della serratura

Sbagliando si impara

Noi crediamo in Pellizzari, che l’anno scorso ha fatto il bravo ragazzo di bottega e quest’anno potrà finalmente sedersi alla mensa dei capitani. Non c’è dubbio che ne abbia il piglio e i mezzi e non c’è neanche dubbio che proverà a lasciare il segno. Dispiace che non troverà sulla sua strada Del Toro, voluto dalla UAE Emirates al Tour: il duello del giovane italiano con il messicano è quello che nei prossimi anni richiamerà folle sulle montagne. Pogacar non è eterno e nemmeno ubiquo.

Noi crediamo ancora in Tiberi e speriamo fortemente che vada al Tour de France con la stessa faccia tosta con cui ci andò Nibali nel 2009. In quel Tour che aveva in Contador il faro e in Armstrong l’oggetto dello strano ritorno, Vincenzo dimostrò di poter correre a testa alta. Se Tiberi ci arriverà in salute, dovrà buttarsi nella mischia senza fare troppi calcoli: non è più il tempo di essere cauti. E’ tempo di imparare sbagliando.

Secondo alla Liegi, primo a San Sebastian: il Ciccone che aspettiamo può diventare la bandiera del movimento italiano
Secondo alla Liegi, primo a San Sebastian: il Ciccone che aspettiamo può diventare la bandiera del movimento italiano

La ricerca della felicità

Noi crediamo in Giulio Ciccone e finalmente ci crede anche lui. Lo aspettiamo con la stessa lucida cattiveria con cui ha gestito il finale di San Sebastian e con lo scarso timore mostrato ai mondiali in Rwanda. Anche Moreno Argentin fu terzo e sesto al Giro d’Italia, ma divenne grande nelle classiche: noi crediamo nel Ciccone “ignorante” e sbruffone di un giorno per volta. Capace di divertirsi con la grinta di quando era bambino.

Noi crediamo in Filippo Ganna, il quale è cronoman e pistard, ma anche uno dei soli due al mondo ad aver retto per due anni le sfuriate di Pogacar sul Poggio. A dirla tutta, forse il piemontese è l’unico della lunga lista cui la Ineos Grenadiers avrebbe potuto chiedere di più in termini di presenza su certi traguardi. Siamo certi che non sia tardi per spostare l’asticella più in alto, ritrovando “il trattore” che in anni non troppo lontani era capace di conquistare medaglie su strada in parallelo a quelle su pista.

Il secondo posto della Sanremo è per Ganna il biglietto da visita per sfide più ambiziose: ad esempio quelle del Nord
Il secondo posto della Sanremo è per Ganna il biglietto da visita per sfide più ambiziose: ad esempio quelle del Nord

Al Nord senza timori

Noi crediamo in Jonathan Milan, che tornerà al Giro dopo le meraviglie del Tour e si cimenterà nelle classiche del Nord in cui già due anni fa dimostrò di avere la giusta trazione. Non c’è niente di facile nel diventare il più forte velocista del mondo, ma non c’è niente di male neanche a dimostrare di saper stringere i denti quando il finale non è da gruppo compatto. Jonathan è l’italiano più veloce, ma è convinto (lo siamo anche noi) di avere anche altro da dare.

Noi crediamo in Davide Ballerini, perché il sesto posto alla Gand e il secondo sul traguardo di Parigi al Tour de France non sono per caso. Accampare il ricorso alla sfortuna non depone a favore di nessuno, ma forse il suo caso può essere l’eccezione che conferma la regola. Il Nord è la sua casa e chissà che correre libero dall’angoscia dei punti non gli dia la leggerezza che spesso permette di fare la differenza.

Tour de France 2025, Parigi, Jonathan Milan, Geraint Thomas
Le volate sono una certezza, però Milan (l’italiano più veloce) ha un potenziale da scoprire anche nelle classiche del pavé
Tour de France 2025, Parigi, Jonathan Milan, GEraint Thomas
Le volate sono una certezza, però Milan (l’italiano più veloce) ha un potenziale da scoprire anche nelle classiche del pavé

Il ruolo dei tifosi

Noi crediamo in Cristian Scaroni e in Matteo Trentin, Caruso e Fortunato, Lorenzo Finn e Magagnotti. Crediamo in Elisa Longo Borghini ed Elisa Balsamo, Gaia Realini e Vittoria Guazzini. Nelle volate di Chiara Consonni, Rachele Barbieri e Martina Fidanza. Crediamo in Martina Alzini ed Eleonora Ciabocco.

Noi crediamo nel ciclismo italiano, ma non nella fretta di ottenere tutto e subito cercando di scimmiottare chi in passato c’è riuscito. E crediamo anche che il pubblico del ciclismo, su strada e sulle varie piattaforme, dovrebbe sforzarsi di non essere come quello del calcio, che vive tra esaltazione e insulti. Quando sei a tutta e cerchi la piccola percentuale che ti permette di fare la differenza, hai bisogno di un sorriso più che di uno sputo.

Noi crediamo che il ciclismo italiano non abbia bisogno di tifosi incompetenti e ingiusti. Solo tirando nella stessa direzione, il 2026 potrà diventare il punto di passaggio che tutti speriamo. Non sono tanti i Paesi ad avere una simile schiera di grandi corridori (l’elenco potrebbe essere anche più lungo) e non è affatto detto che l’erba del vicino sia per forza la più verde. Cerchiamo per una volta di essere gli italiani dell’Inno e non quelli che si piangono addosso.

Jacopo Mosca

Vita da gregario, a tu per tu con Jacopo Mosca

05.01.2026
7 min
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DENIA (Spagna) – Non solo campioni, o meglio capitani: così esordimmo quando parlammo qualche giorno fa con Jan Tratnik e così esordiamo oggi con Jacopo Mosca. Il piemontese della Lidl-Trek ci porta nel suo mondo e ci offre punti di vista differenti.

Il suo 2025 è stato costellato da ben 73 giorni di gara. Settantatré volte al servizio di leader diversi, che fossero Grandi Giri, classiche o tappe. Un corridore così vale quanto un leader, una roccia su cui puoi contare. Ed è per questo che il mondo dei gregari, se si è appassionati di bici, è affascinante tanto quanto quello dei capitani.

«Nel 2019 quando abbiamo preso Mosca – ci confida Larrazabal – non avevamo posto. Già era stato con noi per uno stage. Ma appena si liberò uno spazio lo chiamammo subito», per dire quanto un atleta così possa essere importante.

Jacopo Mosca
Jacopo Mosca (classe 1993) è all’ottava stagione con la Lidl-Trek
Jacopo Mosca
Classe 1993, Jacopo Mosca è all’ottava stagione con la Lidl-Trek
Jacopo, quella che inizia è la tua stagione numero?

Dieci, perché comunque il 2019 lo voglio contare per intero.

Direi proprio di sì: quell’anno, alla corte di Ivan De Paolis, ti sei allenato e hai anche corso. Forse è stato un anno chiave…

Ah sicuro! I miei chilometri li avevo fatti, e anche tanti. Sembra passato un secolo.

Ora è un bel po’ che militi in questo gruppo. Quanto sta cambiando?

La squadra sta crescendo di anno in anno in modo esponenziale. Ne parlavo giusto a colazione qualche giorno fa con alcuni compagni: già solo rispetto a tre anni fa, quando eravamo comunque già grandi, oggi è tutta un’altra cosa. Mi ricordo il primo ritiro con la Lidl-Trek: eravamo più di 100 persone e sembrava un numero incredibile. Oggi saremmo almeno il doppio. E’ incredibile vedere nuove facce e allo stesso tempo notare come ogni reparto si ingrandisca e continuiamo a fare degli step.

Cosa intendi?

Partivamo già da un livello veramente alto, quindi non è neanche facile migliorare quando sei al limite. Però la squadra ci sta riuscendo, e bene. Qui si lavora per settori e ognuno ha un personale specifico. E questo è bello, perché ti dà sempre più motivazione.

Jacopo Mosca
Mosca in allenamento. Anche quest’anno sarà pronto a mettersi in gioco per i vari leader della Lidl-Trek (foto Instagram)
Jacopo Mosca
Mosca in allenamento. Anche quest’anno sarà pronto a mettersi in gioco per i vari leader della Lidl-Trek
E Jacopo Mosca quanto sta migliorando?

Il problema è che migliorano pure gli altri. Dico la verità, non saprei quantificare il tutto a livello di numeri: magari in allenamento fai valori che anni fa non facevi, oppure rispetto al mio primo anno da professionista oggi faccio numeri impensabili. Con i valori di dieci anni fa oggi non partiresti neanche in gara. Poi bisogna anche vedere di che numeri parliamo, perché per un corridore delle mie caratteristiche, un gregario, i numeri sul breve sono da sempre molto simili. E a dire il vero neanche ci bado troppo.

Spiegaci meglio perché.

Perché in gara solitamente tiro da lontano, non devo fare scatti particolari e neanche l’ultimo uomo. Per uno come me è anche difficile monitorare e fare i numeri “veri”. Quello che conta, il mio miglioramento reale, è la proiezione di ciò che riesco a fare in gruppo. E sicuramente sono migliorato. Poi è vero che spesso sono uno dei primi a staccarsi, ma perché svolgo un determinato lavoro. L’importante è esserci quando serve, nelle fasi intense che mi vengono richieste. Non so dare una percentuale precisa dunque nei miei numeri, ma ogni anno miglioro un po’ e devo continuare a farlo.

Cosa ti è sembrato di questi primi giorni di Ayuso con voi? Come si sta integrando?

A dire il vero non ci ho pedalato molto, ma da come si muove si vede che si è integrato. Siamo talmente un bel gruppo che è difficile non integrarsi. Juan mi sembra un ragazzo che sa stare con gli altri: l’avevo già visto qualche mese fa in Germania, nel pre-ritiro. Poi bisognerà vedere quando arriverà la pressione, quando saremo nel pieno delle gare. Lì ne sapremo tutti di più. A me non piace ascoltare troppo quello che dicono gli altri: voglio vedere cosa farà qui.

Jacopo MOsca
Oggi, con le corse che esplodono presto e dopo aver lavorato all’inizio, è ancora più difficile per Mosca andare all’arrivo
Jacopo MOsca
Oggi, con le corse che esplodono presto e dopo aver lavorato all’inizio, è ancora più difficile per Mosca andare all’arrivo
Qual è il tuo programma?

Andrò in Australia tra pochi giorni, poi il resto è ancora abbastanza da scrivere. Ma sono piuttosto certo che farò la Milano-Sanremo.

Come mai?

Perché ho un rapporto speciale con questa corsa. Spero di esserci, ma soprattutto penso di esserci e di andare forte. La Classicissima è una corsa che mi piace, ho un bel feeling. Magari dovrò stare 250 chilometri in testa a tirare… e non sarebbe neanche la prima volta.

E occhio ai capelli se dovesse vincere Pedersen…

Ah no – ride Mosca – stavolta non faccio più una scommessa del genere. L’altra volta c’era la maglia rosa in palio. Anche se per una Sanremo… Poi dovrei rifare i conti con Elisa (Longo Borghini, la moglie, ndr). Lei però dovrebbe essere impegnata in qualche classica, quindi non ci dovremmo vedere per un po’ e nel frattempo i capelli sarebbero anche ricresciuti. Diciamo che l’obiettivo è vincere la Sanremo con Pedersen e tenere anche i miei capelli.

Jacopo Mosca
Sanremo 2025: iniziano i Capi e Mosca è davanti a scortare i leader
Jacopo Mosca
Sanremo 2025: iniziano i Capi e Mosca è davanti a scortare i leader
L’idea di poter fare il Giro d’Italia ti piacerebbe?

Molto. Sono italiano, quindi il Giro è il Giro. Lo correrei sempre, come non disdegnerei la Vuelta o qualsiasi altra corsa. E anche se non dovesse esserci posto nei Grandi Giri per uno come me non sarebbe un problema: il calendario è talmente pieno di gare.

Si parla tanto di Pogacar. Tadej sta diventando una sorta di psicosi per chi deve affrontarlo?

Quello che dimostra Pogacar è incredibile, lo fa vedere a ogni gara. E’ un super campione. Però credo che il gruppo, e per gruppo intendo tutti i ciclisti, sia pieno di campioni. Sarà bello vedere le classiche o le corse in cui proveranno a batterlo. Questo dominio non penso durerà a lungo: il ciclismo è talmente imprevedibile che basta poco per cambiare le cose. Senza volergli portare sfortuna sia chiaro… Anzi, un personaggio come Pogacar ha riappassionato milioni di persone e siamo fortunati a vivere in quest’epoca. Quando vedi le grandi gare, ci sono i grandi campioni. Mathieu Van der Poel o Mads Pedersen non stanno lì ad aspettare che Pogacar li stacchi. Pensate alla Roubaix dell’anno scorso: se Mads non avesse forato e Tadej non fosse caduto, magari le cose sarebbero andate diversamente in una volata a tre.

Ghebreigzabhier: secondo Mosca è un ottimo gregario
Ghebreigzabhier: secondo Mosca è un ottimo gregario
E’ cambiato il lavoro da gregario negli ultimi anni, diciamo dal post-Covid?

Tantissimo. Prima tiravi 150-200 chilometri e poi iniziava la corsa e io mi spostavo. Oggi la stessa gara esplode a 100 dall’arrivo. Sembra che un gregario lavori “solo” un centinaio di chilometri, ma sono cento chilometri in cui devi fare posizionamento o tirare. Poi arriva una salitella, scoppia la bagarre e tu non puoi mollare. Devi farti trovare pronto, devi essere sempre vicino alla corsa. E qui torniamo al discorso di prima: il miglioramento, l’essere presenti a prescindere dai numeri. Oggi un gregario deve essere molto più completo di un tempo.

Chi è, secondo te, un buon gregario in gruppo? Un vero collega di Mosca…

Chi fa questo lavoro in modo eccellente è Sylvain Dillier dell’Alpecin-Deceuninck. L’anno scorso lo ha dimostrato: alla Sanremo ha tirato praticamente da solo tutto il giorno e lo stesso ha fatto in altre classiche. Mi verrebbe da dire anche qualcuno della UAE Emirates, ma loro quasi non li considero gregari. Quando vedi Sivakov tirare, per me non è un gregario, è semplicemente uno che va fortissimo e si mette a disposizione. Un vero gregario è quello che va dietro alle macchine, riporta avanti il leader, controlla. In questo ruolo uno bravo è il nostro Amanuel Ghebreigzabhier. Oppure Julien Vermote della Visma: ho letto che è rimasto in squadra, sarebbe stato un peccato perderlo, ma potrebbe anche aver smesso. E poi c’è lui…

Chi? Qualche giorno fa abbiamo parlato di gregariato con Tratnik per esempio…

Tratnik non lo puoi chiamare solo gregario. Io penso a quelli che fanno i gregari dal primo colpo di pedale in una gara. E allora penso a Salvatore Puccio. Adesso ha smesso, ma era il mio collega di bandiera: senza vittorie, capace di fare alla perfezione questo ruolo ed estremamente rispettato in gruppo.

Bryan Olivo, ciclocross, europei 2019, juniores

Olivo: lo Swatt Club per rilanciarsi e il rimpianto del ciclocross

04.01.2026
5 min
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Alla fine Bryan Olivo ha trovato una sistemazione per la prossima stagione, il friulano sarà parte dello Swatt Club. Un grande salto indietro dopo i quattro anni tra gli under 23 corsi con il CTF Friuli, diventato poi devo team della Bahrain-Victorious. Il talento descritto da Renzo Boscolo, strappato dal ciclocross e messo su strada alla fine non è sbocciato. Ma per Bryan Olivo non è il momento dei rimpianti, la sua storia è ancora da scrivere e ora può farlo da una prospettiva diversa dalla quale ha messo nel mirino la voglia di divertirsi ancora andando in bici. Aspetto non scontato quando si entra nella centrifuga dei devo team

«A parte un po’ di freddo durante gli ultimi allenamenti – racconta Olivo – sto bene. Dopo le cinque settimane di stop dalla bici che ho fatto a cavallo tra ottobre e novembre, ho ripreso a pedalare. Sto anche meglio del previsto, evidentemente avevo bisogno di fermarmi».

Olivo nel 2021 ha conquistato il tricolore nel ciclocross nella categoria juniores
Olivo nel 2021 ha conquistato il tricolore nel ciclocross nella categoria juniores
Ripartirai con lo Swatt Club, quando avete trovato l’accordo?

Era l’inizio di dicembre, ci siamo conosciuti e abbiamo subito trovato la giusta intesa. Ora mi sto allenando a casa, mentre il primo ritiro tutti insieme sarà a metà febbraio a Girona. Appena finito dovrei fare il mio esordio stagionale nel gravel per una due giorni di corse proprio lì in Spagna (Santa Vall, ndr).

Come sei arrivati allo Swatt Club?

Stavo cercando squadra ma continuavo a trovare porte chiuse, le rose erano già al completo ormai. Così mi è venuto in mente che un mio amico, Andrea De Biasi, fa parte dello Swatt Club ma come amatore. Lui conosce il presidente Carlo Beretta e ci ha messi in contatto, era metà novembre. E’ stato fatto tutto in extremis. 

Olivo ha abbandonato il ciclocross appena passato under 23 con il CTF (foto Roberto Ferrante)
Olivo ha abbandonato il ciclocross appena passato under 23 con il CTF (foto Roberto Ferrante)
Riparti da una squadra di club…

Sì ma non mi interessa. Quello che mi ha convinto ad entrare nello Swatt Club è lo spirito che muove la squadra e la loro idea di ciclismo. C’è un gruppo unito e solido, che va alle gare per fare bene e con la voglia di essere competitivo, ma con alla base l’idea di divertirsi. Non c’è lo stress che si trova in un devo team, è diverso e a mio avviso interessante. 

Lo consideri un passo indietro?

Per molti lo è, ma non credo sia così. Mi piace il progetto che c’è e finalmente mi sento di nuovo felice quando mi alleno. L’ultimo anno in Bahrain avevo perso questo spirito. Entro in qualcosa di nuovo, ma so che mi divertirò e il mio scopo ora è proprio questo. 

Olivo con il CTF ha cercato di capire quali fossero le sue attitudini su strada, si è pensato anche alle Classiche del Nord (foto helene_cyclingpix)
Olivo con il CTF ha cercato di capire quali fossero le sue attitudini su strada, si è pensato anche alle Classiche del Nord (foto helene_cyclingpix)
Hai parlato di gravel, hai un calendario?

E’ ancora da definire ma sarà internazionale e bello, con gare importanti in gare di alto livello. Non tutti faranno gravel e strada, ma io ho deciso di fare così. In fondo mi mancava il ciclocross e per tornarmi a divertire il fuoristrada è quello che mi serve. 

Quanto ti è mancato il ciclocross?

Mi è sempre mancato molto. Alla fine come ciclista arrivo da quel mondo e il ciclocross rimarrà per sempre in me. 

In un ciclismo che viaggia veloce sarebbe potuta essere una disciplina sulla quale puntare?

Non saprei dirlo con certezza. Si poteva tenere, avrei anche voluto, ma non era nelle idee degli altri (del CTF prima e della Bahrain Victorious poi, ndr). Posso assicurare che come disciplina il ciclocross non è mai uscito dalla mia testa. Con il senno di poi posso dire che fare sia strada che cross mi avrebbe permesso di tenere un’attività che mi è sempre piaciuta e nella quale mi sono divertito.

La cronometro è sempre stata una disciplina sulla quale Olivo ha investito tempo ed energie, conquistando anche il tricolore U23 nel 2023
La cronometro è sempre stata una disciplina sulla quale Olivo ha investito tempo ed energie, conquistando anche il tricolore U23 nel 2023
La tua storia ci insegna che è importante per un ragazzo giovane cercare di tenere qualcosa che piace e che fa divertire…

Esatto. Purtroppo non tutte le squadre sono propense. Ora forse c’è più apertura verso la doppia attività, il ciclocross in Italia è in grande ascesa, complici anche i risultati in campo internazionale. Una cosa è certa, io non lo avrei voluto abbandonare. Quattro anni fa, quando sono passato under 23, era difficile pensare di fare una cosa simile a quella fatta dai fratelli Agostinacchio, per i quali la EF EasyPost ha creato un team apposito per il ciclocross.

Certo, con il senno di poi è semplice.

Non ho mai avuto l’occasione di provare a tenere il ciclocross tra le mie attività. Adesso con il gravel ho modo di tornare al fuoristrada, sarà diverso ma non vedo l’ora. Appena mi arriverà la bici mi butterò tra i sentieri per prenderci dimestichezza. Il 2026 deve essere l’anno in cui ritrovare la passione. E sono sicuro che sarà un passaggio importante per il mio futuro.

Lorenzo Finn, settimana tipo

Settimana tipo: nella routine del campione del mondo U23 Finn

04.01.2026
5 min
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Ritorna la “settimana tipo”, vero must quando si parla di preparazione di bici.PRO. Oggi ci intrufoliamo nella quotidianità di Lorenzo Finn, giovane gioiello iridato, per capire come vive i giorni in cui è a casa e lontano dalle gare e tra i due ritiri invernali, quello appena andato in archivio e quello che verrà (in apertura foto @friesoooooo).

Emerge subito la meticolosità del ligure del Red Bull-BORA-hansgrohe e l’importanza che dà alle fasi di recupero. Ma allo stesso tempo emerge anche la sua naturalezza nell’affrontare gli allenamenti e la vita da ciclista. Una notizia affatto scontata e, a nostro avviso, molto positiva. Significa che il ragazzo la vive ancora senza stress.

E infatti: «Partiamo dal fatto – ci dice subito Finn – che adesso ho finito la scuola e sono più rilassato. Posso pensare solo a pedalare. Quindi mi alzo con calma, senza sveglia e questo rende tutta la distribuzione della mia giornata molto più facile».

Lorenzo Finn, settimana tipo
Finn in questa fase dell’anno sta lavorando molto sulla base. Poca soglia, tanta forza (foto Instagram)
Lorenzo Finn, settimana tipo
Finn in questa fase dell’anno sta lavorando molto sulla base. Poca soglia, tanta forza (foto Instagram)
Ti alzi con calma. E come inizia la tua giornata?

Sì, comunque non più tardi delle otto, otto e trenta al massimo. Faccio colazione e a seguire un po’ di attivazione generale.

Cosa intendi per attivazione?

Prima di uscire in bici eseguo qualche esercizio con gli elastici per svegliare i muscoli, sia quelli delle braccia che quelli delle gambe.

Passiamo al lavoro in bici. Partiamo dal lunedì?

Fatto il riscaldamento, svolgo un lavoro al medio. Può essere, per esempio, un 3×20’. In alternativa c’è il lavoro sulla forza, molto comune in questo periodo. In ogni caso sto fuori dalle tre alle quattro ore, dipende.

Martedì?

Martedì faccio un lungo tranquillo, quindi quattro ore e mezza regolari, inserendo per ora non troppo dislivello, ma comunque qualche salitella c’è. Anche perché dalle mie parti è inevitabile. Di pianura e propria non ce n’è. Alla sera, se non ho fatto la forza il lunedì, inserisco la palestra.

Lorenzo Finn, settimana tipo
Al mattino Finn ricorre all’utilizzo degli elastici per attivare la muscolatura
Lorenzo Finn, settimana tipo
Al mattino Finn ricorre all’utilizzo degli elastici per attivare la muscolatura
Quindi doppia seduta. E mercoledì?

Scarico o riposo. Se è scarico faccio un’ora e mezza molto blanda. Se invece è riposo significa che sto fermo del tutto.

E siamo al giovedì: cosa prevede il menù?

Torno a lavorare sulla forza. In questa fase della stagione è davvero importante. In tutto faccio circa tre ore tra qualche specifico e l’uscita di base.

Venerdì?

Ripeto il lavoro del lunedì, quindi il medio, ma con qualche cambio di ritmo. Si tratta di variazioni di pochi minuti. Nulla di esagerato, non vado sopra la soglia per ora.

Quindi siamo al sabato…

Al sabato faccio tre ore con qualche sprint. E’ comunque un allenamento semplice: si tratta di fare 4-5 volate da 15”-20” ogni tanto. Non c’è una tabella rigida con recuperi prestabiliti. Li faccio quando voglio nell’arco dell’uscita. Aiuta a mantenere un po’ di brillantezza.

E chiudiamo con la domenica: cosa fai?

Ripeto quanto fatto il martedì, quindi quattro ore al mattino, più palestra alla sera. Di nuovo il dislivello c’è, ma non troppo: 1.500-1.600 metri sicuri.

Lorenzo Finn, settimana tipo
Il Colle Caprile è la salita che Finn deve affrontare ogni giorno. Svetta a 452 m di quota e presenta pendenze dolci tutto sommato
Lorenzo Finn, settimana tipo
Il Colle Caprile è la salita che Finn deve affrontare ogni giorno. Svetta a 452 m di quota e presenta pendenze dolci tutto sommato
Qual è la tua salita di riferimento?

Una che faccio spesso è il Colle Caprile. Quella la devo fare per forza, sia per partire sia per rientrare a casa (Finn vive appena nell’entroterra ligure, zona Est di Genova, ndr).

Quando fai i medi, tu che sei un cronoman usi la bici da crono?

In generale sì, ma in questo periodo magari la utilizzo nel giorno di scarico.

Passiamo all’alimentazione. Cosa mangia Lorenzo Finn?

La mia alimentazione è abbastanza simile ogni giorno. Sono piuttosto abitudinario, quello che cambia sono le quantità. Se faccio un allenamento più duro o più lungo mangio di più.

E cosa porti in bici?

Normalissime barrette di carboidrati e gel. Ma ammetto che se sento la gamba un po’ vuota mi fermo al bar: una Coca Cola, anzi una Red Bull, un caffè, un pezzo di crostata.

Lorenzo Finn, settimana tipo
A colazione: yogurt, cereali e banana… per Finn
Lorenzo Finn, settimana tipo
A colazione: yogurt, cereali e banana… per Finn
A colazione invece cosa mangi?

Tendo sempre a mangiare le stesse cose. Preparo il mio porridge con yogurt, Coco Pops e una banana. E’ una bella porzione, un pasto sostanzioso. Il caffè, se ne ho voglia, lo prendo più tardi al bar.

E poi?

A pranzo e a cena faccio due pasti molto simili. La pasta, per esempio, non me la privo quasi mai. Noi ciclisti ci alleniamo parecchio e possiamo concederci di mangiare. Di solito mangio un primo, che sia pasta o riso, poi il secondo e una verdura.

E i massaggi li fai mai a casa?

Ogni tanto sì. Cerco di andare da un mio amico, che è il mio massaggiatore sin da quando ho iniziato. Si trova a circa mezz’ora da casa, ma non ho un giorno fisso. Capita più spesso che ci vada nel giorno di scarico quando ho meno impegni.

Il ritorno dei fratelli Schleck. Si adegueranno al “nuovo” ciclismo?

Il ritorno dei fratelli Schleck. Si adegueranno al “nuovo” ciclismo?

04.01.2026
6 min
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Il 2026 riporta nel WorldTour una coppia di fratelli che ha avuto un grosso peso fino a qualche anno fa. Parliamo dei fratelli Frank e Andy Schleck (in apertura, foto Getty Images), per lungo tempo protagonisti di classiche e Tour de France. Rivederli in carovana fa un certo effetto: in fin dei conti non è passato tanto tempo da quando erano nel gruppo (Andy si è ritirato nel 2014, Frank due anni dopo) eppure la loro epoca sembra lontana anni luce.

I due lussemburghesi, che hanno riportato in auge il piccolo principato, mai a quei livelli dai tempi di Charly Gaul, erano espressione di un ciclismo certamente più settorializzato di quello odierno. Il Tour era l’obiettivo centrale di ogni stagione, anche se poi il loro curriculum si è andato riempiendo anche di traguardi importanti come l’Amstel di Frank nel 2006. Erano anche anni oscuri, con mille trabocchetti e quest’ultimo ci è caduto in pieno, nel 2013, perdendo un anno di attività per questioni di doping.

Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile
Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile
Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile
Frank Schleck è stato assunto dalla Lidl-Trek per occuparsi del team femminile

Frank, in anticipo sul fratello

Il loro destino era quasi segnato, considerando la figura del padre Johny professionista che ha anche corso al fianco di Eddy Merckx. Frank è il più grande, 5 anni di differenza e questo gap ha sempre contraddistinto la loro storia: il fratello maggiore ha iniziato prima, è approdato al professionismo nel 2003 contro il 2005 di Andy, anche il rientro nelle file della Lidl-Trek, con ruoli diversi, ha visto il grande ufficializzare il suo ruolo almeno un mese in anticipo rispetto all’altro.

Ci sono però anche dei punti in comune, ad esempio il fatto che entrambi hanno iniziato nel Team CSC di Bjarne Riis e che tutti e due avevano una forte propensione per i percorsi tortuosi, le corse a tappe. Le classiche delle Ardenne erano sempre terreno di caccia, le salite il loro vero banco di prova.

Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale
Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale
Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale
Andy Schleck approda al team americano come vicedirettore. Curerà la parte agonistica ma anche commerciale

Due carriere con risvolti inattesi

Se guardiamo le loro carriere, alla fin fine le cose hanno avuto un’evoluzione imprevista. Ad esempio Andy si è visto piovere addosso addirittura una maglia gialla. E’ quella dell’edizione 2010, che aveva visto il successo (poi revocato per squalifica) di Alberto Contador con 39” di vantaggio su di lui. Andy ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la Grande Boucle cogliendo due piazze d’onore nel 2009 e 2011, mentre al Giro è stato solo nel 2007, battuto da Danilo Di Luca e correndo la Vuelta solo nel 2009 e 2010, finendo sempre ritirato.

Il Tour de France è stata la corsa che ha definito la loro eredità. I fratelli Schleck hanno spesso corso con l’obiettivo comune di vincere la maglia gialla, a volte sognando di vincerla un anno a testa. Andy, dopo il triennio delle piazze d’onore (ancora non sapeva della conquista del 2010) si mise in testa di sfatare il tabù e la sua attività era tutta focalizzata sulla corsa francese, ma la fortuna esigeva un prezzo. Nel 2012 al Criterium du Dauphine una caduta gli costò la frattura del coccige e la rinuncia a Tour e Giochi Olimpici di Londra. L’anno dopo fu una continua caccia alla miglior condizione. Nel 2014 partì per aiutare il fratello ma nella tappa di Londra cadde lesionandosi gravemente il ginocchio destro e la sua carriera si chiuse praticamente lì.

Il più importante successo di Frank Schleck, all'Amstel 2006 con 22" su Wesemann (foto ANP)
Il più importante successo di Frank Schleck, all’Amstel 2006 con 22″ su Wesemann (foto ANP)
Il più importante successo di Frank Schleck, all'Amstel 2006 con 22" su Wesemann (foto ANP)
Il più importante successo di Frank Schleck, all’Amstel 2006 con 22″ su Wesemann (foto ANP)

Frank, un vero uomo-squadra

E Frank? Il suo anno migliore è stato il 2006, l’anno dell’Amstel ma anche del suo trionfo all’Alpe d’Huez, al Tour de France, dando scacco matto a Damiano Cunego che chiuse a 11”, con Garzelli terzo a 1’10”. Frank correva in supporto a Carlos Sastre, che chiuse 4° nell’edizione vinta sul campo da Floyd Landis, ma poi attribuita all’altro iberico Oscar Pereiro.

Anche nel suo caso, la carriera è costellata di occasioni perse per la cattiva sorte: il Lombardia 2007, ad esempio, quando cade a pochi chilometri dall’arrivo non potendosi così giocare un possibile successo. Frank però aveva una dote: saper giocare di squadra.

Nel 2008, dopo aver staccato Evans a Prato Nevoso veste la maglia gialla, ma non pensa neanche un attimo a sovvertire le gerarchie e nella frazione dell’Alpe d’Huez lavora per il capitano Sastre, che vincerà frazione e alla fine anche il Tour. Frank sarà sesto, ma felice del suo contributo.

Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador
Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador
Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador
Il podio del Tour 2010. Andy Schleck indossa la maglia bianca, ma anni dopo avrà anche quella gialla tolta a Contador

Una storia da cinema

La storia dei fratelli Schleck è un racconto di grande talento, successi condivisi, ma anche errori e sfortuna. Hanno ispirato un documentario, “The Road Uphill”, che racconta le loro performance al Tour del 2011. Dopo il ritiro, Andy ha aperto un negozio di biciclette in Lussemburgo, è stato uomo immagine di Skoda, poi improvvisa è arrivata l’offerta della Lidl-Trek.

Frank sarà diesse del team femminile, proprio per dare quel quid in più all’insegna del lavoro comune: «Per me – dice Frank – significa molto, è quasi una rivincita tornare nel mondo che mi ha accolto per anni. Il progetto mi piace molto, soprattutto la direzione che gli è stata data e voglio dare il mio contributo per far fare altri passi avanti al team».

Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi-Bastogne-Liegi 2010, anno del suo Tour ""posticipato" (foto mental.lu)
Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi 2010, anno del suo Tour “posticipato” (foto mental.lu)
Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi-Bastogne-Liegi 2010, anno del suo Tour ""posticipato" (foto mental.lu)
Per Andy il trionfo il solitudine alla Liegi 2010, anno del suo Tour “posticipato” (foto mental.lu)

Ad Andy le chiavi del team

Ruolo diverso per Andy, che torna nel team dove ha militato dal 2011 al 2014. Lui ha una maggiore esperienza nel campo, ha diretto un team femminile, è stato organizzatore del Giro del Lussemburgo. Entra come vicedirettore e lavorerà sia sul versante agonistico che su quello commerciale: «Io – spiega Andy – ho vestito la maglia gialla, so che cosa significa sopportare la pressione. Ho visto ogni aspetto di questo sport e ora voglio dare la mia conoscenza al team perché possa raggiungere grandi obiettivi».

I fratelli Schleck tornano quindi insieme, anche se su fronti diversi (e considerando la concomitanza di prove come le classiche, neanche tanto lontani…). La grande sfida sarà ora adeguarsi a un ciclismo che in poco più di 10 anni è diventato però qualcosa di molto diverso da quello nel quale hanno vissuto.

Fiorin è già partito. A suon di vittorie

Fiorin è già partito. A suon di vittorie

03.01.2026
5 min
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Il periodo delle feste, per Matteo Fiorin è stato abbastanza impegnativo, perché agli obblighi familiari (naturalmente piacevoli) ha dovuto abbinare non solo gli allenamenti, ma anche il prosieguo dell’attività su pista. Per lui non è una grande novità dedicare l’inverno alle corse, visto il suo passato nel ciclocross, ma questa volta le gare, immediatamente precedenti il Natale, avevano una particolare importanza e soprattutto hanno portato un bottino corposo.

Fiorin ha gareggiato al GP di Novo Mesto. Bilancio: 3 vittorie, un secondo e un quarto posto
Fiorin ha gareggiato al GP di Novo Mesto. Bilancio: 3 vittorie, un secondo e un quarto posto
Fiorin ha gareggiato al GP di Novo Mesto. Bilancio: 3 vittorie, un secondo e un quarto posto
Fiorin ha gareggiato al GP di Novo Mesto. Bilancio: 3 vittorie, un secondo e un quarto posto

Fiorin è stato impegnato in Slovenia, al GP di Novo Mesto, una prova del calendario UCI utilissima per raccogliere punti per il ranking e in due giorni ha portato a casa qualcosa come 3 vittorie: «Il primo giorno abbiamo corso l’omnium, il secondo giorno abbiamo fatto le gare singole, quindi scratch, eliminazione, corsa a punti e infine la Madison. Io ho vinto le prime due e la madison con Niccolò Galli, ma ciò non ha lenito la rabbia per aver perso l’omnium all’ultima volata».

Che partecipazione c’era?

Era una prova di classe 2, ma molti hanno fatto il mio stesso ragionamento e si sono presentati al via per raccogliere punti. Ad esempio Zak Erzen, lo sloveno della Bahrain Victorious, ma quello che stava meglio era un danese, Matias Malmberg che mi ha battuto nella prova decisiva dell’omnium. Sinceramente non lo conoscevo, ma si vedeva che era quello con più condizione, quello da battere. Poi essendo dicembre, ovviamente la forma varia molto da persona a persona.

Con Malmberg,l a sinistra, Fiorin ha dato vita uno spettacolare duello nella due giorni slovena
Con Malmberg, a sinistra, Fiorin ha dato vita a uno spettacolare duello nella due giorni slovena
Con Malmberg,l a sinistra, Fiorin ha dato vita uno spettacolare duello nella due giorni slovena
Con Malmberg, a sinistra, Fiorin ha dato vita a uno spettacolare duello nella due giorni slovena
A prescindere dai risultati, come ti sei trovato, in che condizioni eri?

Sicuramente avendo iniziato ad allenarmi presto, considerato l’infortunio dalla clavicola che ho avuto a settembre, andavo lì per ottenere qualche risultato. Avevo già gareggiato la settimana prima a Grenchen, in Svizzera, dove il livello era molto più alto, ma anche lì mi sono trovato bene, soprattutto confrontandomi con lo stesso periodo dell’anno scorso e quindi per questo sono molto felice. Poi ovviamente quello che conta secondo me in questo momento non è tanto il risultato, ma vedere che rispetto al 2024 sono migliorato tanto.

Pensi che sia un miglioramento dettato dalla tua maturazione fisica, prima ancora che di età o tecnica?

Diciamo che è quello che spero. Per esempio, nella corsa a punti dell’Omnium e nelle corse a punti singole io ho sempre fatto molta fatica, invece queste due settimane sono state un punto di partenza molto buono.

A Grenchen, una settimana prima, Fiorin aveva già gareggiato, in un consesso più qualificato (foto FB)
A Grenchen, una settimana prima, Fiorin aveva già gareggiato, in un consesso più qualificato (foto FB)
A Grenchen, una settimana prima, Fiorin aveva già gareggiato, in un consesso più qualificato (foto FB)
A Grenchen, una settimana prima, Fiorin aveva già gareggiato, in un consesso più qualificato (foto FB)
L’inizio dell’anno vedrà le due specialità procedere un po’ di pari passo, perché inizieranno subito le prime gare su strada, ma tu chiaramente hai come obiettivo gli europei su pista a febbraio. Come ti regolerai allora?

Di sicuro, come ho sempre detto, la pista deve fare parte della mia programmazione settimanale, anche per una questione di caratteristiche mie personali. Io da prima di Grenken sono tornato a casa proprio per Natale, sono sempre stato in pista, quindi mi ci sto dedicando molto e il trend sarà questo fino a febbraio, sperando di ricavarmi il mio posto se Dino (Salvoldi, ndr) mi riterrà all’altezza.

Sarà una stagione su pista anche piuttosto lunga e impegnativa, perché di impegni non è che ce ne sono pochi...

Esatto, infatti vedremo un po’ come si evolverà la situazione. Il calendario è ricco con tre prove di Nations Cup e soprattutto con l’avvicinarsi del periodo di qualificazione olimpica. Non sono ancora sicuro delle tappe che farò, ma l’intenzione del cittì è farmi fare esperienza, quindi vedremo passo passo le tappe che faranno parte del mio cammino.

Il podio della prova di eliminazione, vinta battendo Erzen e l'altro azzurro Sporzon (foto FB)
Il podio della prova di eliminazione, vinta battendo Erzen e l’altro azzurro Sporzon (foto FB)
Il podio della prova di eliminazione, vinta battendo Erzen e l'altro azzurro Sporzon (foto FB)
Il podio della prova di eliminazione, vinta battendo Erzen e l’altro azzurro Sporzon (foto FB)
Nel periodo delle Feste sono usciti i criteri di qualificazione per il ciclismo su pista per Los Angeles 2028. Avete avuto modo di parlarne con il cittì?

Da quello che ho capito verrà Viviani a spiegarci un po’ il tutto. Ovviamente di sicuro l’obiettivo rimane far bene in tutte le corse che facciamo, per guadagnare punti e soprattutto posizioni nel ranking.

Con Viviani hai avuto occasione di allenarti insieme, come lo vedi adesso in questo ruolo di fratello maggiore e anche di capo di tutta la struttura tecnica?

Non ho avuto molto modo di frequentarlo perché prima di Santiago del Cile, io ero infortunato, quindi non sono venuto in pista. Posso parlare più da fan che da compagno di squadra, perché mi ricordo benissimo quando vinse l’oro a Rio, ho seguito tutte le prove davanti alla televisione mentre ero al mare e ho goduto per il suo successo, è stato d’ispirazione.  Per quanto riguarda il suo ruolo, vedremo, ma penso che abbia tutte le carte in tavola per fare un ottimo lavoro.

Lo sprint vincente nello scratch, prendendosi la rivincita sul danese Malmberg (foto FB)
Lo sprint vincente nello scratch, prendendosi la rivincita sul danese Malmberg (foto FB)
Lo sprint vincente nello scratch, prendendosi la rivincita sul danese Malmberg (foto FB)
Lo sprint vincente nello scratch, prendendosi la rivincita sul danese Malmberg (foto FB)
E’ il momento anche di fare i propri buoni propositi per la nuova stagione e i propri desideri. Che cosa hai tu sul piatto?

Di sicuro il primo obiettivo è correre l’europeo su pista e poi vediamo man mano come si sviluppa la stagione. Riuscire a far bene nelle eventuali prova di Coppa del mondo che andrò a correre. Per quanto riguarda la strada, non ho ancora un calendario preciso, ma l’obiettivo è di far bene anche lì. Soprattutto perché come ho sempre detto, la pista aiuta per la strada e la strada aiuta per la pista.