Campionati europei 2025, Drome Ardeche, squadre Francia U23 uomini

Giovani a rischio, L’Equipe suona l’allarme

03.01.2026
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Circa un anno fa pubblicammo un’intervista a Manuella Crini, dottoressa in psicologia che per qualche tempo aveva collaborato con un Comitato regionale della FCI. Salvo che quando si era ritrovata a parlare di ansia in età adolescenziale, l’altra parte si era irrigidita e la collaborazione era terminata. Non si deve parlare con i giovani di certi temi: un corridore non ha mai dubbi.

«Che cosa succede – si chiedeva la dottoressa Crini – se a 18-19 anni vengo buttato fuori da quel mondo, che cosa resta di me? Se non ho lavorato prima sull’ansia, rischio veramente di cadere in depressione. Perdo un obiettivo di vita, il rischio è di sentirsi falliti. E il senso di fallimento è qualche cosa che ti priva del tutto della motivazione e non ti dà altri obiettivi di vita. Perciò mi domando se ci sia effettivamente un piano B per questi ragazzini, che sia sempre nell’ambito sportivo o in parallelo con la scuola.

«Su di loro ci sono pretese troppo alte, perché si pretende che dimentichino di essere ragazzini. Considerando che l’adolescenza psicologica termina intorno ai 25 anni, questi giovani vengono adultizzati in maniera troppo prematura. E a quel punto fanno fatica anche a capire se veramente quella è la loro strada. Perché è una strada veramente costellata di sacrifici e devi essere disposto a farli perché li vuoi fare e non perché ti ci hanno messo con lo specchietto per le allodole».

Quanti corridori giovani smettono a fronte di un grande talento come Seixas che sfonda? Si possono gestire diversamente?
Quanti corridori giovani smettono a fronte di un grande talento come Seixas che sfonda? Si possono gestire diversamente?

La Francia s’è desta

E’ passato un anno e quello che si era ipotizzato si sta verificando. Nello scorso editoriale, senza neanche ricordare questo primo articolo, ci eravamo trovati a parlare di piano B in relazione all’esclusione dei corridori giovani dal giro dei devo team. Poteva essere una riflessione limitata al ciclismo di casa nostra, invece anche la Francia ha iniziato a farsi qualche domanda.

La Francia che ha due WorldTour (FDJ e Decathlon), due professional top di gamma (Cofidis, Total Energies), un calendario ben strutturato (la Coupe de France) e che dovrebbe avere quindi tutto ciò che serve per far crescere i propri talenti nel modo giusto. Non è passato inosservato il dibattito sulla partecipazione di Seixas al prossimo Tour de France.

Così anche L’Equipe, che ha nel ciclismo delle radici importanti, ha preso a cuore il discorso dei giovani che smettono di correre, coinvolgendo nel discorso due ragazzi – Alois Charrin e Coline Raby – che hanno deciso di smettere giovani, perché schiacciati da quelle attese.

Nelle ultime tre stagioni, scrive il quotidiano francese, il 27 per cento dei ritirati aveva meno di 25 anni (il 18% quest’anno, senza tenere conto di chi si è ritirato nel 2025 e non risulta ancora nelle statistiche).

Alois Charrin, Tudor Pro Cycling 2024: giovani che smettono
Alois Charrin, classe 2000, è passato pro’ a 22 anni e si è ritirato a 24
Alois Charrin, Tudor Pro Cycling 2024: giovani che smettono
Alois Charrin, classe 2000, è passato pro’ a 22 anni e si è ritirato a 24

Smettere di correre

Alois Charrin, classe 2000 e vincitore di tappa al Giro U23 del 2021, è passato professionista l’anno dopo con la Tudor Pro Cycling (contratto di tre anni) e si è ritirato alla fine del 2024 a 24 anni.

«Quando non è più la vita che desideri – ha spiegato – diventa noiosa, restrittiva. Ti annoi. Sono cresciuto in un ambiente professionistico fin dagli U23, dove sei sempre assistito. In hotel ti dicono: “Metti giù la valigia, la portiamo giù noi”. Dai, ho 25 anni, posso portarla da solo! E’ noioso essere costantemente condotti per mano. Fai questo, fai quello, riposati. Non volevo più quella vita. Le gare erano quello che mi dava più fastidio, perché la tensione è incredibile. Sono tutti pronti a frenare all’ultimo minuto. Non c’è più rispetto. E’ una questione di vita o di morte a ogni curva. Non serve saper guidare la bici: basta essere temerari!

«Alcuni colleghi erano entusiasti di vedere Pogacar al via. Sì, ha due braccia, due gambe, proprio come noi. Correre gare del genere non mi entusiasmava più. Quando ho appeso gli scarpini al chiodo, il direttore sportivo mi ha detto: “Accidenti, non ho mai visto nessuno così felice di smettere di andare in bici”».

AlUla Tour 2025, Alexandre Vinokourov Jr
Anche il figlio di Vinokourov ha deciso di fermarsi a 23 anni per lo choc dopo una caduta a primavera: la salute mentale conta quanto la condizione fisica
AlUla Tour 2025, Alexandre Vinokourov Jr
Anche il figlio di Vinokourov ha deciso di fermarsi a 23 anni per lo choc dopo una caduta a primavera: la salute mentale conta quanto la condizione fisica

Il divertimento è secondario

Anche L’Equipe ha coinvolto uno psicologo: Jens Van Lier, specializzato in ciclismo: «Dall’età di 16 anni – dice – i giovani ciclisti pensano che sia necessario misurare tutto: il loro sonno, le loro calorie, il loro stress. Un ragazzo di 17 anni mi ha confessato di pesare tutto il suo cibo ogni giorno. E’ estremo! Tutta la loro routine quotidiana ruota attorno al ciclismo. Il divertimento è secondario. La prestazione è l’obiettivo finale».

Sempre più spesso, annota L’Equipe, le squadre professionistiche, con le loro squadre di sviluppo continentali, stanno costruendo i loro roster a partire dalla categoria juniores (U19). Questo spinge i club a coltivare i loro ragazzi più giovani, prepararli per il grande salto nel tentativo di scoprire talenti rari e ricercati. Secondo uno studio di ProCyclingStats, ogni anno tra il 2008 e il 2017 diventavano professionisti tra i 4 e gli 8 ciclisti con meno di 20 anni. Tra il 2022 e il 2024 questo numero è salito tra 15 e 19.

Coline Raby, 22 anni, Francia
Coline Raby si è ritirata a 23 anni per le pressioni eccessive che si vivono da giovani
Coline Raby, 22 anni, Francia
Coline Raby si è ritirata a 23 anni per le pressioni eccessive che si vivono da giovani

Sbagliato generalizzare

«I ciclisti molto giovani – spiega Colin Raby, classe 2003, che si è ritirata a metà settembre a 22 anni – tendono a idealizzare il ciclismo, ammirando le superstar che sono ancora under 23 eppure ottengono già risultati clamorosi. Facciamo generalizzazioni, quando queste sono solo eccezioni. Con contratti molto brevi, non ci viene dato il tempo di crescere al nostro ritmo.

«Credo che le squadre siano sotto pressione da parte degli sponsor, anche i grandi team, e loro scaricano questa pressione su di noi. Ma noi facciamo quello che possiamo! Quando sono arrivata, mi hanno detto che ero lì per imparare. Alla fine invece, hanno criticato i miei risultati. Quando inizi a sentirti orgogliosa di te stessa e poi ti rimettono al tuo posto… E’ un vero schiaffo in faccia».

Tao Geoghegan Hart

Geoghegan Hart pronto a scattare, ma il percorso è tutto da scrivere

03.01.2026
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DENIA (Spagna) – Tra i tanti campioni che compongono la Lidl-Trek ce n’è uno che nel giorno del media day si è visto poco… ma c’era. E questo suo esserci senza farsi notare è stato coerente con l’andamento della sua stagione. Parliamo di Tao Geoghegan Hart, vincitore del Giro d’Italia 2020.

Il 2025 doveva essere la stagione della rinascita e invece è stata, ancora una volta, un’annata fatta di alti e bassi, anzi di lunghi periodi di assenza. Eppure questo atleta, anche lo scorso anno nonostante tutto aveva dimostrato che il talento non manca: allo Slovenia sembrava rinato. La Lidl-Trek lo aveva ingaggiato investendo molto su di lui, ma alla fine tutto sembra essersi fermato a quel maledetto 17 maggio 2023, quando durante la tappa della corsa rosa verso Tortona Tao è caduto riportando fratture molto importanti.

Tao Geoghegan Hart
Tao Geoghegan Hart (classe 1995) in allenamento. L’inverno sembra filare per il verso giusto (foto Instagram)
Tao Geoghegan Hart
Tao Geoghegan Hart (classe 1995) in allenamento. L’inverno sembra filare per il verso giusto (foto Instagram)

Parla Larrazabal

Di nuovo, per aiutarci a capire la situazione attorno all’inglese, ci viene incontro Josu Larrazabal, head coach della Lidl-Trek.

«L’anno scorso – inizia il tecnico basco – ancora una volta Tao è stato travolto da una marea di sfortune». Allarga le braccia, Josu appare sinceramente dispiaciuto. Poi riprende: «Però è stato anche un bell’investimento e sarebbe bello arrivare finalmente al dunque. Con il 2026 entriamo nell’ultimo capitolo del suo progetto: aveva un contratto triennale. I primi due anni sono andati male per vari motivi, ma sono ottimista. Finalmente siamo riusciti a fare un buon inverno. Teniamo le dita incrociate, ma finora è stato ideale. Anche lui lo sente, è contento. Ha passato un periodo senza intoppi».

Periodo senza intoppi: forse la chiave del “caso” Tao Geoghegan Hart è tutta qui. Perché, tutto sommato, sulle prestazioni elevate l’ex Ineos ci è anche tornato. Quello che è mancato è la continuità, di rendimento e di gare.

Nel 2025 doveva fare il Tour de France, aveva lavorato sodo, ma dopo il Tour de Suisse è arrivato l’ennesimo stop. Chiaro che quando questa situazione si ripete a lungo, oltre a esserci qualcosa che non va, anche morale e fisico ne risentono.

«Per quanto tu sia forte, per quanto tu abbia vinto in passato, quando attraversi un periodo così lungo in cui non te ne va dritta una diventa dura, molto dura. Una volta una caduta, un’altra una costola, poi una malattia nel momento sbagliato, la catena che cade quando gli altri scattano… No, questa volta la stiamo prendendo un passo alla volta. E per ora l’unica certezza è che l’inverno è andato bene».

Tao Geoghegan Hart, Ineos-Grenadiers, Milano, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart, all’epoca alla Ineos-Grenadiers, conquista il Giro d’Italia 2020
Tao Geoghegan Hart, Ineos-Grenadiers, Milano, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart, all’epoca alla Ineos-Grenadiers, conquista il Giro d’Italia 2020

Idea Giro d’Italia?

In casa Lidl-Trek non si molla però. «Cambieremo un po’ – riprende Larrazabal – Non faremo l’altura iniziale che facevamo al Teide, anche per provare nuove vie e dargli stimoli diversi. Ma soprattutto perché abbiamo deciso di lavorare sul medio termine. Questo significa non avere un programma rigido e poter variare. Dopo l’imminente ritiro di gennaio abbiamo deciso di dargli continuità e farlo gareggiare subito alla Volta a la Comunitat Valenciana. L’obiettivo è farlo partire bene a febbraio, metterlo nella posizione giusta e poi decidere se fare la Tirreno-Adriatico o il Volta a Catalunya.

A questo punto viene da chiedersi con quale obiettivo finale si lavori. Se questa “partenza full gas” dovesse funzionare, l’idea è quella di riportarlo al Giro d’Italia?

«Quest’anno stiamo parlando del Giro con Tao. Ma attenzione: un corridore come lui, per presentarsi al via di una corsa come il Giro, deve essere in certe condizioni. Non può andarci tanto per farlo. E’ una corsa che ha vinto. Per esserci deve prima ritrovare se stesso, la fiducia e quella stabilità che gli è mancata negli ultimi anni.

«I primi test hanno dato buoni dati. Spero che anche adesso, a gennaio, avremo riscontri positivi. Portarlo alla Valenciana sarebbe già un segnale importante: significherebbe che il programma ha funzionato e che tutto il lavoro fatto ha avuto un senso, prima di tutto per lui».

Tao Geoghegan Hart
All’ultimo Giro di Slovenia Geoghegan Hart ha ottenuto un incoraggiante terzo posto. Il miglior risultato dall’incidente del 2023
Tao Geoghegan Hart
All’ultimo Giro di Slovenia Geoghegan Hart ha ottenuto un incoraggiante terzo posto. Il miglior risultato dall’incidente del 2023

Geoghegan Hart e Lidl-Trek

Qualche giorno fa, parlando con Ciccone, avevamo sottolineato come questa squadra stia vivendo una fase di forte evoluzione. Ci sono campioni che arrivano, altri che crescono e gli equilibri cambiano. Lo stesso Ciccone ha detto di essere pronto ad aiutare Ayuso al Tour. In questo contesto, che ruolo può avere Geoghegan Hart?

Ancora Larrazabal: «Tao al Tour in supporto di Ayuso? Non ha senso parlarne ora. Ricordiamoci da dove veniamo. E’ una conversazione che ho avuto anche con lui. Non sappiamo neppure se faremo il Giro, perché prima dobbiamo fare diversi step. La priorità è la salute, poi la continuità. Faccio un esempio: l’anno scorso Tao aveva fatto un ottimo risultato al Giro di Slovenia. Sembrava tutto a posto, ma pochi giorni dopo non siamo riusciti a ripetere quelle prestazioni al Tour de Suisse. Per questo dico che servono continuità, salute, dati e fiducia».

La speranza è che Geoghegan Hart possa davvero riprendersi. Sarebbe importante per lui e, guardando al Giro, anche per la corsa rosa, che avrebbe un protagonista in più. Tao è un ragazzo sensibile, uno che, per dire, si informa sui luoghi in cui va a correre e non solo sugli aspetti sportivi. E’ chiaro che stia soffrendo questa situazione.

I soli 48 giorni di gara disputati nel 2025, tra l’altro iniziati a febbraio e conclusi con l’ultima corsa in Cina a ottobre inoltrato, non possono bastare. Come ha detto Larrazabal, deve assolutamente ritrovare la continuità. Se lo vedremo al via della Valenciana, allora potremmo parlare di programmi concreti.

Fausto Masnada, XDS Astana Team

Masnada e la MBH Bank: «l’occasione giusta al momento giusto»

03.01.2026
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Fausto Masnada sta lavorando a pieno regime in vista della prossima stagione, che coinciderà con il suo ritorno in maglia MBH Bank-Ballan-Csb (dall’1 gennaio ha cambiato nome diventando MBH Bank-Csb-Telecom Fort. Il bergamasco indosserà di nuovo la maglia del team di Bevilacqua esattamente dieci anni dopo, l’ultima volta era il 2016. Da quel momento per Masnada iniziò il viaggio tra i professionisti. Non c’è ancora il cartello dell’ultima fermata, infatti la sua figura farà da riferimento nel nuovo progetto della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, che da quest’anno diventa professional.

«Già da dicembre mi sono messo a lavorare duramente – dice Masnada – ormai non esiste più la preparazione lenta. Fin dall’inverno ci si concentra e si lavora a pieno regime per quanto riguarda i volumi e i carichi di allenamento. Siccome la squadra non aveva previsto un ritiro a dicembre, ho deciso di andare comunque a Gran Canaria per una dozzina di giorni insieme a Lorenzo Masciarelli. Ci eravamo organizzati durante il primo mini ritiro che avevamo fatto a ottobre. Stare a casa tutto dicembre mi sembrava strano, così siamo venuti qui. Erano tanti anni che non venivo a Gran Canaria, cambiare strade e paesaggi mi aiuta a tenere alta la concentrazione e il morale».

MBH Bank-Ballan-Csb Telecom Fort
Masnada aveva già partecipato a uno dei primi incontri del team nel mese di dicembre
Hai rotto il ghiaccio con uno dei nuovi compagni per la prossima stagione…

Sì, Masciarelli ed io abbiamo trovato una casa vicino al centro di Las Palmas. Siamo stati tanto insieme, anche in allenamento. Poi ognuno aveva i propri lavori specifici da fare, però abbiamo condiviso molto tempo insieme. 

Ritorni dove tutto era iniziato, come ti senti?

Quando Antonio (Bevilacqua, ndr) mi ha parlato del progetto l’ho preso subito in considerazione. A questo punto della carriera avevo bisogno di qualcosa di diverso. Il WorldTour è un mondo impegnativo e per tanti aspetti diverso da quello di una professional. Nel momento in cui mi hanno detto che in MBH Bank la mia presenza sarebbe stata preziosa come riferimento per i giovani ho capito di aver trovato il mio posto. 

Fausto Masnada, MBH Bank-Ballan-Csb Telecom Fort
Masnada ha firmato un accordo triennale con la formazione di Bevilacqua
Fausto Masnada, MBH Bank-Ballan-Csb Telecom Fort
Masnada ha firmato un accordo triennale con la formazione di Bevilacqua
Hai già fatto una prima esperienza con Masciarelli a Gran Canaria, com’è andata?

Si sente la differenza di età e di esperienza. Alla fine ho 32 anni e lui ne ha esattamente dieci in meno di me. Ci siamo confrontanti tanto e Masciarelli mi ha fatto parecchie domande. In lui ho rivisto tanto del Masnada che nel 2017 è passato professionista con la Androni, io avevo Gavazzi e Frapporti come riferimenti. 

C’è qualcosa di loro che ti porterai dietro in questa nuova esperienza?

Essere disponibile a rispondere a tutte le domande, ma non solo. Essere il più grande in squadra è una ruota che gira. Per me Gavazzi e Frapporti sono stati due esempi importantissimi e lo stesso vorrò essere io per i ragazzi della MBH Bank-Csb. Loro due sapevano fare gruppo, ma soprattutto erano capaci di mettere i puntini sulle “i”. 

Fausto Masnada, Colpack, Coppa d'Inverno 2016
Fausto Masnada torna nel team che nel 2016 lo ha lanciato tra i professionisti
Fausto Masnada, Colpack, Coppa d'Inverno 2016
Fausto Masnada torna nel team che nel 2016 lo ha lanciato tra i professionisti
Cosa intendi?

Ricordo una frase che lo stesso Gavazzi mi disse al primo ritiro, io ero giovane e avevo voglia di fare, uscire, andare a fare una passeggiata dopo gli allenamenti. Lui mi prese e disse: «Devi imparare che questa è la vita del corridore, stare ore e ore nella stanza di un hotel».

La vita del corridore è cambiata tanto?

Tantissimo, soprattutto per i giovani. In Androni noi eravamo professionali e determinati ma c’era maggiore leggerezza. L’ambiente era diverso, erano richieste meno energie mentali. Ora se un giovane entra nel WorldTour vive in simbiosi con il team. Entrano in una bolla e devono seguirne le regole, inoltre sono controllati in ogni ambito. 

Hai detto che il WorldTour era diventato troppo impegnativo, sentivi di non essere più parte di quel mondo?

In XDS Astana ho riscoperto un ruolo diverso, quello di lavorare in supporto agli altri, ai leader. Mi sono sacrificato tanto e ho sacrificato tanto tempo per raggiungere degli obiettivi. Mesi di ritiri per preparare due Grandi Giri e altri in mezzo per tenere alta la condizione. Mi sono reso conto di fare un lavoro che mi soddisfa, ma del quale non mi sentivo ripagato a livello personale

Campionati del mondo 2025, Fausto Masnada, prova il percorso della gara su strada
Masnada ha partecipato al mondiale di Kigali, voluto fortemente da Ciccone
Campionati del mondo 2025, Fausto Masnada, prova il percorso della gara su strada
Masnada ha partecipato al mondiale di Kigali, voluto fortemente da Ciccone
Con il nuovo progetto della MBH Bank cambierà qualcosa?

Non la professionalità richiesta e che ci dedicherò, quello sicuramente. Ma faremo un calendario più “semplice” senza Grandi Giri. Si andrà forte, ma con equilibri diversi. Quest’anno mi ero reso conto di aver raggiunto un limite, ho pensato tanto al futuro e questo progetto mi permette di sentirmi un corridore nuovo. Sono stato fortunato. 

Perché?

Per il tempismo, l’occasione di Bevilacqua è arrivata nell’anno giusto e al momento giusto. Sento di poter chiudere un cerchio iniziato anni fa e nel ciclismo non è mai facile. Ho avuto la fortuna di correre in alcuni dei migliori team al mondo e sarà un mio compito portare questa mentalità con me. Il ciclismo non concede distrazioni, passare da continental a professional richiede un cambio di marcia netto. Andremo a competere con realtà molto grandi e solide, nel nostro dovremo farci trovare pronti e saper gestire tutto.

Giada Silo della UAE Development Team e Erja Giulia Bianchi della Canyon//Sram zondacrypto Generation

Bianchi alla Canyon e Silo alla UAE: primi giorni nei devo team

02.01.2026
7 min
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Tra i tanti prodotti d’esportazione ci sono anche le nostre migliori giovani: juniores che diventano elite e vanno all’estero alle porte del WorldTour. E’ il caso di Erja Giulia Bianchi andata alla Canyon//Sram zondacrypto Generation e di Giada Silo finita alla UAE Development Team.

Al momento le due diciottenni sono le uniche azzurre ad aver imboccato questa strada, tenendo conto che Pegolo passerà alla Lidl-Trek solo dal 2027 dopo il “prestito” nella Isolmant. Abbiamo voluto scoprire quindi come sono stati i primissimi giorni nelle loro rispettive nuove squadre di Bianchi e Silo. Motivazioni, programmazione e differenze per due ragazzine che stanno diventando grandi.

Nei due anni da juniores Bianchi ha vinto 12 gare, Silo 7. Entrambe sono nel giro della nazionale (foto Diego Zanetti)
Nei due anni da juniores Bianchi ha vinto 12 gare, Silo 7. Entrambe sono nel giro della nazionale (foto Diego Zanetti)
Nei due anni da juniores Bianchi ha vinto 12 gare, Silo 7. Entrambe sono nel giro della nazionale (foto Diego Zanetti)
Nei due anni da juniores Bianchi ha vinto 12 gare, Silo 7. Entrambe sono nel giro della nazionale (foto Diego Zanetti)

Raduni e impressioni

Bianchi viene dalla Biesse-Carrera-Premac, Silo dal Breganze Millenium e l’impatto con i nuovi rispettivi team è storia ormai di qualche settimana fa. Lo hanno vissuto in modo diverso, seppur con punti in comune.

BIANCHI: «Il mio approccio con la Canyon è stato veloce ed intenso. Sono stata ad Amburgo per due giorni dove abbiamo fatto i classici shooting fotografici e una serie di visite mediche. C’erano anche le ragazze della formazione WorldTour chiaramente. L’impressione è stata quella di un ambiente molto professionale, dove anche i membri dello staff sono stati gentili e disponibili nei miei confronti.

«Ho fatto qualche chiacchiera con le compagne del devo team e anche con Niedermaier, Skalniak-Sojka e Niewiadoma. Mancava Consonni, ma c’erano sia Paladin che Corvi. Tutte simpatiche e pronte a dialogare di aspetti di vita quotidiana, non solo di ciclismo. Avevo paura di sentirmi fuori luogo e non mi aspettavo questo coinvolgimento fin da subito, d’altronde sono la più giovane dell’intero gruppo e l’ultima arrivata».

Nel ritiro di Benidorm erano presenti sia il team WorldTour che devo team. Per Silo un modo per conoscere tutti (foto UAE Team ADQ)
Nel ritiro di Benidorm erano presenti sia il team WorldTour che devo team. Per Silo un modo per conoscere tutti (foto UAE Team ADQ)
Nel ritiro di Benidorm erano presenti sia il team WorldTour che devo team. Per Silo un modo per conoscere tutti (foto UAE Team ADQ)
Nel ritiro di Benidorm erano presenti sia il team WorldTour che devo team. Per Silo un modo per conoscere tutti (foto UAE Team ADQ)

SILO: «Ho conosciuto compagne e staff della UAE durante il ritiro a Benidorm a metà dicembre. Anch’io non pensavo di trovarmi subito a mio agio con tutti in una realtà così grande rispetto a quella a cui ero abituata. Ho stabilito un bel feeling con ogni persona, pronta a darmi una mano per qualsiasi cosa. Ad esempio con Slongo c’è molta sintonia. Mi segue da qualche mese, lo avevo conosciuto la scorsa estate quando mi aveva invitato in un ritiro in altura sul Passo San Pellegrino.

«Nel complesso ho notato tanta umanità e umiltà, specie dalle campionesse più titolate. Ad esempio dopo cena quando ragazze come Longo Borghini, Mavi Garcia o altre sono venute da me per chiacchierare e conoscermi meglio, mi sono sentita in imbarazzo. Ovviamente mi ha fatto molto piacere, ero lusingata».

Bianchi si è subito integrata con la nuova squadra. Paladin è stata la sua compagna di stanza nel primo raduno (foto instagram)
Bianchi si è subito integrata con la nuova squadra. Paladin è stata la sua compagna di stanza nel primo raduno (foto instagram)
Bianchi si è subito integrata con la nuova squadra. Paladin è stata la sua compagna di stanza nel primo raduno (foto instagram)
Bianchi si è subito integrata con la nuova squadra. Paladin è stata la sua compagna di stanza nel primo raduno (foto instagram)

Italiane “sorelle maggiori”

Per integrarsi più in fretta, Bianchi e Silo hanno potuto contare sugli onori di casa fatti dalle loro compagne italiane. Per entrambe sono state “sorelle maggiori” che torneranno utili quando nuovamente le loro strade si incroceranno.

BIANCHI: «Tra le compagne della Generation conoscevo già Valentina (Corvi, ndr). In estate durante un allenamento, lei mi aveva parlato della squadra e dell’ambiente, ma ancora non avevo avuto contatti con la Canyon. Poi appena mi hanno chiamato, lei è diventata un mio riferimento e nel 2026 lo sarà ancora di più visto che correremo molto assieme.

«Ad Amburgo però sono stata compagna di stanza di Soraya (Paladin, ndr). Ero contentissima ed onorata, è una delle migliori donne-squadre in circolazione. Abbiamo parlato tanto, con lei mi sono sentita al sicuro».

SILO: «Avevo già conosciuto Elisa (Longo Borghini, ndr) sebbene in modo superficiale. Ad agosto avevo vinto la gara che organizza lei al Santuario Madonna del Boden (sua unica vittoria del 2025, ndr) e mi aveva premiato, ma non so se in ritiro si è ricordata di me subito (dice sorridendo, ndr). A dire il vero non ne abbiamo parlato.

«In Spagna durante i pranzi e le cene ho chiesto ad Elisa un po’ di consigli su cosa mangiare prima dei test. Oppure di come mi trovo con Slongo. Per il resto non abbiamo parlato di qualcosa in particolare. Per me è stato un ritiro anche per conoscere tutti quelli della squadra WorldTour e devo team».

Scuola da gestire

Bianchi e Silo quest’anno avranno la maturità, da sempre un impegno importante da preparare e gestire per chi corre in bici a certi livelli. Da juniores hanno vestito la maglia azzurra tante volte senza mai trovarsi assieme in gara, beneficiando quasi sempre del “progetto studente-atleta”. Eppure, nonostante il ciclismo stia diventando il loro mestiere, sono alle prese con differenze evidenti che devono far riflettere affinché chi di dovere possa intervenire.

BIANCHI: «Mi sto allenando di più rispetto agli anni scorsi, ma mi sento più serena rispetto agli altri anni. Non ho stress dalla scuola. Frequento la quinta classe dell’istituto scientifico-sportivo di Gallarate e i miei insegnanti sanno già tutto di me.

«Negli ultimi tre anni ho trovato comprensione da parte loro e mi aiutano nell’organizzazione di verifiche e interrogazioni. Proprio in funzione del mio calendario, sarò tra le prime a sostenere l’esame di Stato. Sono in un bell’ambiente, anche con i compagni di classe. Sono fortunata».

SILO: «Per me la situazione invece è più complicata. Frequentavo un istituto di Vicenza, ma ad inizio anno scolastico ho dovuto cambiare. Il preside non gradiva le mie tante assenze degli anni scorsi e aveva detto ai miei genitori che quest’anno se fosse stato uguale non mi avrebbe ammesso alla maturità.

«A quel punto, anziché perdere un anno, ho dovuto scegliere una scuola paritaria on-line dove studio biotecnologie. Al di là di tutto quanto, mi è dispiaciuto molto perché avrei voluto finire la scuola con i miei compagni e passare ancora tanto tempo con loro».

Bianchi ha già definito il suo calendario. Esordio 8 marzo a Montignoso, poi correrà anche nel team WorldTour (foto Pohlmann)
Bianchi ha già definito il suo calendario. Esordio 8 marzo a Montignoso, poi correrà anche nel team WorldTour (foto Pohlmann)
Bianchi ha già definito il suo calendario. Esordio 8 marzo a Montignoso, poi correrà anche nel team WorldTour (foto Pohlmann)
Bianchi ha già definito il suo calendario. Esordio 8 marzo a Montignoso, poi correrà anche nel team WorldTour (foto Pohlmann)

Calendario e obiettivi

Poche settimane ancora e fra poco si inizia a fare sul serio, ma prima ci sono gli ultimi ritiri da affrontare per “sistemare” la gamba e trovare più confidenza col gesto atletico.

BIANCHI: «Il mio primo vero ritiro lo farò a Girona col devo team dal 20 gennaio al 2 febbraio. Lì ci daranno bici – prosegue Bianchi – vestiario e il resto del materiale. Poi dal 12 al 22 febbraio faremo un training camp a Calpe assieme alle ragazze del WorldTour. Buona parte del mio calendario gare è già stato definito. Dovrei esordire l’8 marzo al Trofeo Oro in Euro di Montignoso, al momento unica gara italiana che farò fino a giugno. So già che correrò nel team WorldTour, a breve mi diranno quale corsa.

«Non ho aspettative, ma sento di credere più in me stessa. Loro sanno che atleta sono e mi dicono che sto crescendo bene. Sono molto motivata dall’ambiente anche se so che farò fatica in gara. Dalla squadra non ho pressioni, voglio fare esperienza e dopo i ritiri mi sarò fatta un’idea più precisa di me».

SILO: «Torneremo a Benidorm dal 13 al 21 gennaio con numeri ridotti perché una parte della squadra WorldTour sarà al Down Under. Adesso sto risolvendo dei problemi ad un ginocchio. Ho un muscolo contratto e infiammato che impedisce di spingere come vorrei. Pertanto il mio calendario lo faremo dopo i nuovi test.

«Questa stagione vorrei mettermi in mostra e riscattare un 2025 opaco. Spero di crescere, imparando a correre in grandi corse. L’obiettivo è di guadagnarmi una convocazione per il mondiale in Canada dove c’è un percorso che mi piace molto. Manca ancora molto tempo, però può essere uno stimolo in più per dare il meglio».

Filippo Baroncini

Baroncini è ripartito, base, palestra e… passi di salsa!

02.01.2026
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Il sorriso c’è ed è già un bel messaggio. Filippo Baroncini è di nuovo tra i suoi compagni, stavolta per pedalare veramente. Una prima parentesi, come ci aveva raccontato lui stesso, l’aveva già vissuta a novembre, quando era volato negli Emirati Arabi Uniti per la festa della sua UAE Emirates.

Nei giorni scorsi Baroncini è tornato a parlare di quel terribile incidente, di tutto ciò che aveva passato. Lui stesso, a fine anno, in un post aveva ricordato quei momenti durissimi, il coma indotto. Una frase ci aveva colpito più di altre, una frase che racconta anche lo spessore morale di Filippo. «Non è stata tanto la paura per me, quanto il dolore di poter lasciare un vuoto per i miei cari». Più o meno il senso era questo. Fermatevi anche voi a riflettere su queste parole: parole di un ragazzo, di un figlio.

Filippo Baroncini (classe 2000) si appresta ad affrontare la sua quinta stagione da professionista
Filippo Baroncini (classe 2000) si appresta ad affrontare la sua quinta stagione da professionista

Il “Baro” in gruppo

Ora però, con l’anno nuovo, è tempo di voltare pagina e di tornare a parlare del corridore. E allora, quando nella hall del resort che si affaccia su Benidorm lo incontriamo con la consueta sacchetta forata dei panni da lavare, torniamo a un’immagine di quotidianità che troppo ci era mancata.

Filippo inizia a raccontare come sta andando. «Si inizia a fare un po’ più sul serio – racconta Baroncini – ci eravamo lasciati così, con quelle poche pedalate negli Emirati, e adesso siamo altrettanto contenti di essere qui con i compagni a pedalare davvero insieme.
«Certi giorni sono un po’ complicati per me, perché stare a ruota con gli altri non è sempre semplice. Però cerco comunque di tener duro, di provare. E comunque, ed è questa la cosa buona, sento miglioramenti giorno dopo giorno. Oltretutto la salute, in senso generale, sta tornando sempre di più ed è la cosa a cui tenevo inizialmente e a cui tengo tuttora».

Sul volto di Baroncini si notano ancora alcuni segni, ma la forza morale di questo ragazzo è impressionante. E sì che con la fortuna non è in credito, di più: è come se fosse una banca presso cui riscuotere tutto il denaro dal caveau. «Vero – ride il Baro – ma questo dà tanto morale».

Filippo Baroncini
In allenamento non è sempre è stato facile per Baroncini tenere le ruote dei compagni (foto Instagram- UAE Emirates)
Filippo Baroncini
In allenamento non è sempre è stato facile per Baroncini tenere le ruote dei compagni (foto Instagram- UAE Emirates)

Chilometri…

Ora si cerca di capire come stia lavorando tecnicamente il romagnolo. E in questo senso la UAE Team Emirates sta svolgendo un ottimo lavoro, sia sul fronte prettamente tecnico sia su quello mentale.

«Ovviamente – spiega Baroncini – sto seguendo un percorso differenziato. Con il mio coach, l’australiano Kevin Poulton, stiamo lavorando sodo». Nei giorni del ritiro di dicembre, per esempio, Filippo partiva con i compagni e poi si gestiva.
«Se loro dovevano fare delle accelerate, io mi staccavo e procedevo col mio passo. Ora ho bisogno, più di ogni altra cosa, di fare base, tanta base, per rimettere a posto il motore, il sistema aerobico che riparte praticamente da zero».

Da dicembre Baroncini macina ore e ore in Z2 e Z3. Nelle sue condizioni anche riuscire a stare solo in Z2 non è semplice, con il cuore che, senza una base aerobica solida, tende a salire facilmente. Ma anche qui il morale del Baro non viene meno.
«Vero, tanta Z2 e Z3… ma qualche puntatina più in alto l’ho fatta. Non riesco ancora a trattenermi. Però, scherzi a parte, il motore va ricostruito per bene».

Filippo Baroncini
Per Filippo tanto lavoro differenziato. Qui una delle prime pedalate di qualche mese fa (foto Facebook)
Filippo Baroncini
Per Filippo tanto lavoro differenziato. Qui una delle prime pedalate di qualche mese fa (foto Facebook)

E palestra

L’iridato U23 di Leuven ha concluso il primo ritiro spagnolo della stagione riuscendo a coprire distanze superiori ai 150 chilometri, impensabili fino a poche settimane fa.
«Sono arrivato a fare 23-24 ore settimanali. Ripeto, il motore lo stiamo riaccendendo, ma c’è da lavorare su tutto il resto: forza, sistema nervoso, elasticità».

Qui si apre il capitolo del lavoro a secco, che per Baroncini è diventato centrale. In qualche occasione, mentre qualcuno pensava alla doppia uscita, lui andava in palestra.
«Sto lavorando tantissimo su questo aspetto – conferma – a volte è quasi meglio fare un’ora in meno in bici ma avere più energie per la palestra e la mobilità. Sto lavorando con Victor Moreno, che non è il fisioterapista ma la persona della squadra incaricata di gestire gli infortuni. E’ una persona d’oro, sembra un mago: riesce a farti recuperare bene e in tempi rapidissimi. Sa sempre quello di cui abbiamo bisogno. Pensate che per la mobilità del bacino, ancora molto rigido, mi fa fare dei movimenti come a simulare un ballo di salsa. Infatti alla mia ragazza avevo detto: andiamo a fare un corso serale di salsa e bachata. E Victor approva appieno…».

Filippo Baroncini
Con questo scatto l’anno scorso Baroncini ha vinto il Baloise Belgium Tour
Filippo Baroncini
Con questo scatto l’anno scorso Baroncini ha vinto il Baloise Belgium Tour

Pedivelle più corte

Sempre in ottica di mobilità e postura, Baroncini ci ha parlato anche di qualche cambiamento in sella, nato sì da esigenze fisiche, ma con uno sguardo già prestazionale. Il DNA del corridore emerge sempre.
«In effetti – prosegue – ho cambiato le pedivelle, le ho accorciate. Era una curiosità che avevo anche prima dell’incidente e ora ne ho approfittato: sono passato da 175 millimetri a 172,5. A quanto pare è una soluzione utile anche per alcune rigidità. Finora mi trovo bene, anche se a essere sincero non ho notato una differenza enorme».

«Ho iniziato a usare molto di più la Colnago Y1Rs, quella più aerodinamica, e mi sto trovando bene. Però devo dire che anche con la VRS5 mi trovo molto a mio agio, forse più di altri compagni, perché la considero una bici più adatta a tutti i tipi di percorsi. E’ molto veloce, ma anche molto specifica per la pianura, anche se poi un certo Tadej ha dimostrato che con questa bici puoi vincere il Tour de France».

E’ un piacere tornare a parlare di aspetti tecnici con Baroncini. Filippo è uno dei talenti maggiori del nostro ciclismo, uno di quelli con il motore grosso, grosso. E ogni volta che ne ha avuto la possibilità ha dimostrato di saper vincere e di andare forte. Lo scorso anno al Giro, parlando anche con altri corridori nel dietro le quinte, tutti ci dicevano quanto andasse forte Baroncini.

«Per adesso – conclude Filippo – non so ancora quale programma farò. E’ troppo presto. Prima cerchiamo di recuperare e poi vedremo. E’ impossibile tracciare un calendario ora. C’è una bozza, ma non ha neanche senso nominare le gare. Non ho obiettivi specifici: mi interessa solo tornare al 100 per cento fisicamente ed essere felice potendo pedalare tutti i giorni. Poi le gare che verranno, verranno».

Giro d’Italia under 23 del 2021: Ayuso, portato in trionfo da Baroncini e Gazzoli. Tutti di una Colpack stellare
Giro d’Italia under 23 del 2021: Ayuso, portato in trionfo da Baroncini e Gazzoli. Tutti di una Colpack stellare

Un saluto ad Ayuso

Infine non possiamo non chiedergli un commento sull’assenza di Juan Ayuso, con cui ha condiviso momenti importanti fin dagli under 23, a partire dalla vittoria al Giro Next Gen, e tante altre corse… persino da rivali.

«Se si sente la sua mancanza? Il nostro è sempre stato un gruppo molto unito, sia quando c’era Juan sia ora che non c’è. Io non ho avvertito nessun cambiamento, anche perché siamo tutti professionisti. E anche se a volte c’è qualche battibecco, come succede in tutte le squadre e in tutte le famiglie, l’armonia è sempre stata ottima. Io sono contentissimo del gruppo in cui sto e auguro ad Ayuso il meglio».

Training camp, ritiro Soudal-Quick Step 2026 (foto Wout Beel)

Ciclismo e integratori: quali hanno davvero un senso?

02.01.2026
4 min
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Chiarito che l’integrazione occupa l’ultimo gradino alla sommità della piramide per la performance dello sportivo, resta una domanda legittima: quali integratori hanno davvero senso nel ciclismo? Affrontare il tema in modo razionale significa abbandonare l’idea dell’integratore come scorciatoia per andare più forte e ragionare invece per funzioni, distinguendo tra supporto alla salute, prevenzione e reale effetto sulla performance.

Gli integratori sono importanti, a patto che vengano assunti seguendo criteri scientifici
L’integrazione e la supplementazione, sempre più specifiche e per diverse esigenze (foto Enervit)
Gli integratori sono importanti, a patto che vengano assunti seguendo criteri scientifici
L’integrazione e la supplementazione, sempre più specifiche e per diverse esigenze (foto Enervit)

Il valore dell’allenamento

Nel ciclismo, la continuità dell’allenamento, senza interruzioni per infortuni o malanni di stagione, è uno dei fattori più determinanti per una buona stagione. In questo contesto, alcuni integratori non migliorano direttamente la prestazione, ma possono contribuire a ridurre il rischio di stop forzati. Gli Omega-3, ad esempio, sono studiati per il loro ruolo nella modulazione dell’infiammazione e nel supporto al recupero muscolare. I benefici emergono soprattutto in soggetti con un basso consumo di pesce, mentre in chi segue già una dieta equilibrata l’effetto è più sfumato.

La vitamina D rientra nello stesso ambito: livelli insufficienti sono associati a una maggiore incidenza di infortuni e infezioni, ma la supplementazione è utile solo in caso di deficit documentato. Anche la vitamina C, spesso abusata, può avere un senso in periodi di stress elevato o di aumentato rischio infettivo, ma non esistono prove solide che migliori direttamente la performance.

La caffeina è probabilmente la sostanza con le evidenze più robuste nel ciclismo
La caffeina è probabilmente la sostanza con le evidenze più robuste nel ciclismo

Caffeina, creatina e ciclismo

Quando si parla di integratori che migliorano l’efficienza sui pedali, il numero si riduce drasticamente. La caffeina è probabilmente la sostanza con le evidenze più robuste nel ciclismo. Agisce sulla percezione della fatica, sull’attenzione e sulla capacità di sostenere intensità elevate, ma la risposta è altamente individuale. Dosaggio, timing e tolleranza personale fanno la differenza tra percepirne beneficio o solamente gli effetti collaterali come tachicardia o disturbi gastrointestinali.

Esistono poi integratori come la creatina, ad esempio, la cui integrazione è ben documentata negli sport di forza. Nel ciclismo può avere un ruolo solo in contesti specifici, come in fasi di potenziamento o se si fanno sprint ripetuti o gare con frequenti cambi di ritmo. L’aumento di peso corporeo che talvolta si presenta, determinato da una maggiore ritenzione idrica, rappresenta un limite evidente per chi assume creatina, soprattutto in atleti dove il rapporto peso-potenza è cruciale.

La beta-alanina (un amminoacido che aiuta a tamponare l’acido lattico nei muscoli, ritardando l’affaticamento) segue una logica simile. Grazie all’azione tampone intracellulare, rallenta l’acidosi muscolare e migliora la resistenza negli sforzi ad alta intensità, ma il suo effetto nelle prove lunghe di endurance può essere meno rilevante.

La creatina è un composto organico che contiene gli aminoacidi arginina, glicina e metionina: ecco la sua formula (depositphotos.com)
La creatina ha un ruolo nelle fasi di potenziamento o se si fanno sprint ripetuti o gare con frequenti cambi di ritmo (depositphotos.com)
La creatina è un composto organico che contiene gli aminoacidi arginina, glicina e metionina: ecco la sua formula (depositphotos.com)
La creatina ha un ruolo nelle fasi di potenziamento o se si fanno sprint ripetuti o gare con frequenti cambi di ritmo (depositphotos.com)

Lo studio dei bicarbonato

Un altro degli integratori più studiati e attualmente usati è il bicarbonato di sodio. La sua capacità di tamponare l’acidosi, agendo a livello extracellulare, può migliorare la performance in sforzi intensi e brevi, ma l’applicabilità pratica nel ciclismo è delicata, soprattutto per la frequenza di disturbi gastrointestinali. 

Infine, gli antiossidanti meritano una riflessione particolare. Se assunti in modo indiscriminato, possono interferire con gli adattamenti all’allenamento, riducendo gli stimoli fisiologici indotti dallo stress ossidativo e se in eccesso possono diventare persino controproducenti. Per questo è meglio rivolgersi ai dottori per valutare la necessità di integrare. Nel frattempo, preoccupatevi di mangiare frutta e verdura di stagione, colorata, fresca e preparata con diversi metodi di cottura o consumata cruda. 

Un altro degli integratori più studiati e attualmente usati è il bicarbonato di sodio
Un altro degli integratori più studiati e attualmente usati è il bicarbonato di sodio

Solo su basi scientifiche

Una considerazione di dovere è quella sulla qualità degli integratori. A differenza dei farmaci, la loro regolamentazione è meno stringente e sono sottoposti a meno controlli prima di essere immessi nel mercato. Questo espone l’atleta al rischio di prodotti inefficaci, contaminati o con dosaggi non dichiarati, oltre a possibili interazioni con altri farmaci assunti o con il sistema endocrino.

In definitiva, l’integrazione nel ciclismo ha senso solo se inserita in un contesto già ben strutturato e se guidata da evidenze scientifiche. Non esistono scorciatoie, ma strumenti che, se usati con criterio, possono rifinire una performance costruita dalla base. Anche in questo caso, la consapevolezza resta l’integratore più efficace.

Tour de France Femmes 2025, Pauline Ferrand Prevot, pubblico

Dieci anni di WorldTour donne: come vanno le cose?

02.01.2026
7 min
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A marzo del 2015, l’UCI annunciò che l’anno successivo la Coppa del mondo femminile sarebbe stata sostituita dall’UCI Women’s WorldTour, in un ranking parallelo a quello maschile. Più prove nel calendario, distanze superiori e più giorni di gara nelle corse a tappe. Obbligo di avere la diretta televisiva e i montepremi che avrebbero dovuto avere un livello minimo. Questi e altri, in termini di comunicazione e criteri di partecipazione, sarebbero stati i nuovi requisiti del WorldTour, che quest’anno compie dieci anni.

Dalla prima edizione del 2016, il WorldTour femminile ha vissuto un’accelerazione molto rapida. Dal 2020 le squadre sono state costrette a fissare uno stipendio minimo, oltre ad assicurazione e diritti, incluso il congedo di maternità. Diverse WorldTour maschili hanno creato le compagini femminili. Mentre nel 2020, con la stagione falcidiata dal Covid, fu annunciata anche la categoria UCI ProSeries, che ha debuttato nel 2025. Dopo un primo punto fatto nell’ormai lontano 2021, di tutto questo parliamo nuovamente con Alessandra Cappellotto, iridata nel 1997 e vicepresidente dell’Associazione corridori italiana dal 2013, che nel 2017 ha fondato il CPA Women, il sindacato mondiale delle cicliste.

Presentazione Giro d'Italia Women 2026, Roma, Alessandra Cappellotto
Alessandra Cappellotto ha creato nel 2017 il CPA Women, qui alla presentazione del Giro Women 2026. Con lei parliamo di WorldTour
Presentazione Giro d'Italia Women 2026, Roma, Alessandra Cappellotto
Alessandra Cappellotto ha creato nel 2017 il CPA Women, qui alla presentazione del Giro Women 2026. Con lei parliamo di WorldTour
Dieci anni di WorldTour: quale pensi sia stata la conquista più importante?

Il fatto di dare dignità all’essere ciclista. Il cambiamento è stato enorme in pochissimo tempo ed è ovvio che non tutti gli aspetti siano cresciuti allo stesso modo. Abbiamo ottenuto alcuni diritti, i contratti e i minimi salariali. La bellissima sorpresa del 2025 è che sono arrivati dei compensi superiori, non ancora uguali a quelli degli uomini, che però hanno dato più dignità alle ragazze.

Hai detto che non tutti gli aspetti sono cresciuti allo stesso modo.

Manca ancora un numero di atlete sufficiente per tanta attività, questa è la critica che mi arriva da varie parti, però secondo me è stato giusto partire dal vertice. Adesso che le donne hanno visibilità, è anche più facile che cresca la base. Quando correvo io, si facevano sacrifici per la passione e anche i genitori avevano una cultura diversa. Adesso questa è cambiata, per cui quando una ragazzina dice che vuole correre in bicicletta, i genitori sanno che se la figlia è brava, potrebbe anche arrivare a viverne. La ragazzina che vuole fare ciclismo ha come riferimento Elisa Longo Borghini e le altre campionesse, come nel tennis Sinner e Jasmine Paolini sono un traino eccezionale.

Il problema in Italia è il grosso gap finanziario e di riflesso tecnico rispetto ai team stranieri. Tanto che non abbiamo ancora un ProTeam femminile.

Nonostante sia uno dei Paesi con la più grande tradizione di ciclismo, l’Italia è davvero in difficoltà. Non ci sono team di alto livello ed è qualcosa che lascia l’amaro in bocca, perché al contrario ci sono tanti praticanti e atleti fortissimi. L’UCI aveva previsto i ProTeam dal 2026, è stato il CPA Women a spingere per anticipare di un anno. Abbiamo fatto una cosa giusta, però ci siamo resi conto che il gap fra l’Italia e gli altri Paesi sia davvero enorme. Spero che il 2026 sia una sorta di anno zero. Quello che è stato fatto finora è una base incredibile, adesso però c’è da buttare giù delle fondamenta forti.

Il traino di un’atleta come Longo Borghini, unito alla nuova struttura del WorldTour femminile, potrebbe aiutare ad allargare la base
Il traino di un’atleta come Longo Borghini, unito alla nuova struttura del WorldTour femminile, potrebbe aiutare ad allargare la base
Restiamo in Italia. Quando correvi, c’erano grandi sponsor come Sanson o la Gas, che oggi non si avvicinano nemmeno.

La Gas in cui ho corso nacque perché andai dal proprietario, Claudio Grotto, e lo convinsi. Era una persona appassionata che entrava come in precedenza aveva fatto Giorgio Squinzi con la Mapei. Adesso le aziende funzionano in un altro modo. All’estero, la Lotto, la FDJ, la Uno X hanno sponsor portati dal governo. Secondo me quello che manca in Italia è la connessione tra politica e sport. Perché la Francaise des Jeux può sponsorizzare un team WorldTour, mentre l’Enalotto non lo fa? Con una settimana di entrate del SuperEnalotto, potresti fare un team WorldTour maschile! I vertici federali dovrebbero impegnarsi di più nei rapporti con la politica.

E’ quello che sta facendo Roberto Pella, ma le donne non sono professioniste e c’è il grosso dubbio se farle entrare nella Lega…

Come dice anche il presidente della FCI Dagnoni, se il ciclismo femminile diventa professionistico, si vanno a perdere anche tanti vantaggi che adesso ancora si hanno

Parli dei corpi militari che tesserano le atlete?

Per esempio questo, sì. Non so, tutto sommato, se sia conveniente che diventino professioniste, se hanno la possibilità di avere questi contratti. Federica Pellegrini non è mai stata professionista, nel nuoto non è previsto: è davvero questo il passaggio necessario? Pella è più che benvenuto, nel 2025 ha fatto veramente cose miracolose. Ma anche qui servono collaborazione e coesione, serve voglia di impegnarsi con intenti comuni.

FDJ, le lotterie nazionali francesi, possiedono la loro squadra WorldTour e hanno investito per prendere Demi Vollering
FDJ, le lotterie nazionali francesi, possiedono la loro squadra WorldTour e hanno investito per prendere Demi Vollering
A livello internazionale la svolta è venuta quando è tornato il Tour de France.

Ha davvero dato una svolta al WorldTour. Peccato che ASO sia così prudente. Avrebbero le capacità per far tornare il Tour de France a com’era quando lo correvo io, cioè di 15 giorni. Non dico le tre settimane, perché il sistema femminile non deve copiare quello che fanno gli uomini, ma due settimane si possono fare. Invece sono proprio prudenti. E’ anche vero che quando fanno una cosa, la fanno bene. Quindi meglio aspettare due anni in più per avere i 15 giorni, piuttosto che farli subito e poi tornare indietro perché si accorgono che sono troppi.

Un tema molto dibattuto, con il gruppo diviso a metà…

Quando correvamo noi si facevano due settimane e anche tutte le montagne. Al Giro non ricordo che si facessero le grandi salite, mentre al Tour le facevano tutte. Il mio obiettivo del 2026 potrebbe essere fare un sondaggio, come faccio di solito con le atlete, chiedendo se siano favorevoli a un Tour più lungo. E poi si potrà chiederlo all’UCI e al PCC (Consiglio del ciclismo professionistico, ndr), visto che come rappresentante delle atlete è stata eletta Juliette Labous.

Le ragazze in effetti hanno acquisito spessore nelle dichiarazioni, sono più autorevoli nei pareri, per questo è suonata stonata la serie dei commenti sulla magrezza di Pauline Ferrand Prevot.

Com’è anche giusto, le ragazze di spicco che partecipano alle attività del CPA Women, hanno cose da dire. Nello Zoom che facciamo una volta al mese, Wiebes è sempre presente e quando abbiamo parlato di sprint c’era anche la Kopecky. Invece i commenti sulla Prevot hanno lasciato l’amaro in bocca anche a me. Quando ancora correvo, per vincere avrei fatto qualsiasi cosa che fosse consentita. Se mi avessero detto di tagliarmi i capelli a zero perché sarei andata più forte, me li sarei tagliati. Figurarsi dimagrire sotto il controllo del medico… Ci sono amiche della mia età che perdono cinque chili per sembrare più belle e non gliene viene nulla in tasca.

I commenti sulla magrezza di Ferrand Prevot da parte di alcune protagoniste del WorldTour sono parsi sbagliati a Cappellotto
I commenti sulla magrezza di Ferrand Prevot da parte di alcune protagoniste del WorldTour sono parsi sbagliati a Cappellotto
Perché allora quei commenti?

Perché siamo donne e dobbiamo ancora fare lo switch per essere davvero professionali come gli uomini. Quando facciamo le riunioni periodiche assieme agli uomini, si percepisce la differenza e magari è anche inevitabile visto che ci siamo solo da 10 anni. Ma queste posizioni su Pauline sono state la delusione più grande del 2025. Non è una ragazza arrivata dal nulla, bensì un’atleta che aveva già dimostrato di saper centrare gli obiettivi cui punta. Parlare così è stato poco professionale, un esempio di poco stile, come di ragazzine invidiose.

Lappartient ha detto che una sola Monumento non ha ancora la gara femminile.

Ed è il Lombardia. Stiamo spingendo ad ogni singola riunione e ogni meeting, anche del PCC, perché si faccia. RCS dice che a livello organizzativo è impossibile chiudere per due giorni di fila la zona di Como. Ma io credo che si sappia così tanto sui tempi di una corsa, che si potrebbe fare una chiusura precisa che impatti il meno possibile sul traffico. Non serve aver paura che le donne facciano i 30 all’ora, semmai le facciamo partire quattro ore prima dei maschi oppure fai la gara più corta. Tanto abbiamo visto, come dicevamo prima, che c’è tanta differenza fra le ragazze: il gruppo che si gioca le corse è composto da 50 atlete.

Ultima domanda, che ti facemmo anche quattro anni fa: ti sarebbe piaciuto correre in questo ciclismo?

Molto. A parte il discorso salariale, perché quello c’è, mi sarebbe tanto piaciuto fare le gare che fanno adesso. La Roubaix, ad esempio, e tutte le corse che prima non c’erano. Invece non so se mi sarei trovata bene a livello di esposizione mediatica, anche se io ne andavo pazza. All’epoca si potevano anche fare le cose sopra le righe, penso a tante goliardate che oggi sarebbero impensabili perché dopo un secondo ci sarebbe già il video. Adesso le ragazze fanno fatica a dire qualsiasi cosa, per questo non le invidio.

Giro d'Italia 2024, Roma, Tadej Pogacar, Vincenzo Nibali

Non solo con la forza: uno spunto di Nibali per Tadej

01.01.2026
3 min
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Un discorso nato proseguendo con Nibali il ragionamento sui quattro nuovi direttori sportivi che arriveranno in gruppo. In particolare, parlando di De Marchi, del suo modo di correre e del fatto che pochi oggi attacchino come faceva lui, il siciliano aveva usato un grande pragmatismo.

«Il gruppo – aveva detto Nibali – adesso ha un livello altissimo e poi ci sono quelli fuori misura. Una volta facevamo i 42 di media, oggi fai 47. Cinque chilometri di differenza che non sono legati solo alla preparazione, ma anche al pacchetto gara. Alla bici, il manubrio, la sella, il reggisella, le ruote, le scarpe, il calzino, il pantaloncino. E’ tutto più performante. E per attaccare quando si va a 45 di media, serve andare a 50 all’ora. Si alza l’asticella e devi tenere la velocità per più tempo, perché il gruppo non lascia andare. Ecco perché oggi è diventato più difficile andare in fuga e tanti rinunciano».

Nibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffati
Nibali ha vinto la Sanremo 2018 attaccando sul Poggio e facendo poi il vuoto nella discesa: velocisti beffati
Anche perché un conto è partire a 45 all’ora, altro quando si va a 50: fai lo scatto e poi ti pianti…

L’eccezione è Pogacar, che ha un’esplosività notevole, poi si mette al suo ritmo, mandando tutti in acido. E quando sei in acido, per recuperare ci metti un sacco di tempo. Prima che riesci a smaltire l’acido, le gambe vanno in crisi e ci sta che la recuperi anche una settimana dopo. Quando corri contro Tadej, il problema principale è questo.

Forse il suo limite, se di limite si può parlare, è che pensa di poter gestire tutto con la forza. Vedi la Sanremo: prova a staccare tutti in salita, senza pensare di poterla vincere come fece Nibali in discesa…

E’ quello che dico io, perché lui è abituato a staccarli di forza. Qualsiasi gara la vince di forza, non tatticamente. Attacca perché è più forte, mentre chi è che vince con astuzia e tattica? Van der Poel. Mathieu ha vinto l’ultima Milano-Sanremo con la tattica, un concetto differente. E’ forte però allo stesso tempo ha una tattica.

Come è andata alla Sanremo?

Quando Pogacar ha attaccato e Van der Poel l’ha tenuto nel mirino, ho detto subito che se Tadej non fosse stato attento, l’altro sarebbe ripartito e lo avrebbe lasciato lì. Ebbene, un secondo dopo è successo proprio questo e per poco non lo stacca davvero. Poi in cima si sono guardati, però Tadej ha capito che l’altro ne aveva per lasciarlo là e quasi c’è rimasto. Secondo me, ha perso la Sanremo proprio in quel momento.

Il contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la Sanremo
Il contrattacco di Van der Poel sul Poggio ha messo paura a Pogacar: secondo Nibali, in quel momento ha perso la Sanremo
Però l’altro capolavoro Van der Poel lo ha fatto in volata, gestita come fa chi sa in che modo si gestiscono certe situazioni.

In una Milano-Sanremo il velocista è sempre più forte. Anche se ci sono da fare 300 chilometri, non c’è tanta differenza. E’ diverso se ne hai fatti 270 ma con 5.000 metri di livello, perché allora i valori si livellano e allora la volata magari la vinci.

E comunque Pogacar ci riproverà di certo.

Ha fatto il disegno di quello che vuole provare a vincere. Ci ha messo lo Svizzera, il Romandia, ha messo la Roubaix e la Milano-Sanremo. Quelle che gli mancano. E non farà il Giro d’Italia perché ha da fare tutte queste altre gare. E correrà ancora al suo modo, provando a staccarli tutti.

I progetti dell’EF su Agostinacchio: subito nella mischia

I progetti della EF su Agostinacchio: subito nella mischia

01.01.2026
5 min
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Al suo primo anno da under23, Mattia Agostinacchio sta bruciando le tappe. Molti ancora si stupiscono dei suoi risultati, soprattutto della sua presenza caratteriale che ne fa un ragazzo anche più maturo della sua età, ma tra questi non sono sicuramente i dirigenti della EF Education EasyPost che intorno a lui hanno costruito un vero e proprio staff comprendendo di avere fra le mani un gioiello raro, ma che va custodito con cura.

La squadra americana proprio per venire incontro alle esigenze del corridore nostrano è entrata nel mondo del ciclocross e nel corso dell’anno gli affiancherà anche il fratello Filippo, per ora nelle file della Biesse Carrera e che approderà al team come stagista nella seconda metà stagionale. Ma quello dell’attività sui prati è solo un aspetto di un progetto più ampio e dopo le prime settimane e i primi successi, il direttore sportivo Sebastian Langeveld ha tracciato un quadro più ampio delle aspettative riposte sul ragazzo.

Mattia e Filippo Agostinacchio stanno già mettendosi in evidenza anche nelle prove Open (foto EF)
Mattia e Filippo Agostinacchio, qui a Namur, stanno già mettendosi in evidenza anche nelle prove Open (foto EF)
Mattia e Filippo Agostinacchio stanno già mettendosi in evidenza anche nelle prove Open (foto EF)
Mattia e Filippo Agostinacchio, qui a Namur, stanno già mettendosi in evidenza anche nelle prove Open (foto EF)

Langeveld mette le cose in chiaro

Intervistato da In De Leiderstrui, un media olandese, Langeveld ha subito messo sul tavolo le carte in mano, identificabili con altissime ambizioni: «Vogliamo che Mattia cresca fino a diventare un ciclista su strada in grado di competere per le vittorie, in qualsiasi contesto».

Per farlo, considerando le sue caratteristiche e la sua capacità di emergere in più discipline, la squadra americana ha quindi accettato la sfida di allargare il suo orizzonte affiancandosi ad altre formazioni WT come la Alpecin Deceuninck che ne ha fatto un proprio segno distintivo, ma anche come Red Bull, FDJ-Suez, la stessa Visma-Lease a Bike. L’attività di ciclocross è importante e ancor di più lo è se Mattia prosegue nel suo cammino di crescita, nella sua raccolta di risultati. Ma senza mai dimenticare la… via maestra della strada.

Sebastian Langeveld sull'ammiraglia del team americano. Il diesse olandese si è ritirato nel 2022
Sebastian Langeveld sull’ammiraglia del team americano. Il diesse olandese si è ritirato nel 2022
Sebastian Langeveld sull'ammiraglia del team americano. Il diesse olandese si è ritirato nel 2022
Sebastian Langeveld sull’ammiraglia del team americano. Il diesse olandese si è ritirato nel 2022

Una divisione costruita apposta per loro

«Con Mattia c’è ancora tantissimo da fare. Questa è la sua prima annata da U23 nel ciclocross, ne seguiranno altre e poi da elite, ma dobbiamo sempre tener presente che l’attività di ciclocross deve anche essere usata al meglio come base per la stagione su strada. Io d’altro canto sono sempre stato convinto che l’attività di ciclocross, se presa sul serio, rafforza le qualità su strada e di esempi ne abbiamo avuti tanti, anche al di là di campioni assoluti come Van der Poel o Van Aert. E’ per questo che EF Education EasyPost ha creato una sua divisione speciale per l’attività invernale».

Non è stato facile: «Ci sono stati intoppi, è il primo anno ed è un po’ tutto sperimentale. Non abbiamo solo Mattia, c’è anche suo fratello Filippo che poi tornerà con noi su strada e la lussemburghese Nina Berton e abbiamo tutte le intenzioni di allargarci, ma facendo i passi con i giusti tempi. Dobbiamo guardare al futuro per vedere se e come vogliamo espandere quest’attività».

Per sostenere i fratelli Agostinacchio nel cross, l'EF Education EasyPost ha messo su un team apposito
Per sostenere i fratelli Agostinacchio nel cross, la EF Education EasyPost ha messo su un team apposito (foto EF)
Per sostenere i fratelli Agostinacchio nel cross, l'EF Education EasyPost ha messo su un team apposito
Per sostenere i fratelli Agostinacchio nel cross, l’EF Education EasyPost ha messo su un team apposito (foto EF)

Una tendenza da seguuire

Su un aspetto Langeveld è stato chiaro: «Se guardassimo solo ai campioni assoluti, ai “tre tenori” faremmo un errore di valutazione. Noi dobbiamo guardare al ciclocross nel suo insieme, comprendendo che è un terreno fertile per il talento. Io sono convinto che ciclocross e classiche possano coincidere bene, che l’attività sui prati sia utile anche per la primavera, guardiamo ai risultati di Del Grosso, Nys, Stybar, Boom e potremmo andare avanti».

Langeveld parla anche per esperienza diretta: «Anch’io ho fatto ciclocross ad alto livello nelle categorie giovanili, ma non ero abbastanza bravo da combinare quella disciplina con adeguati risultati su strada e non nascondo che mi dispiace. Sono rimasto lontano da quel mondo per molto tempo, ma ora mi sono ributtato nella mischia. Seguirò Mattia per tutto il suo inverno con lo staff della squadra e anche con il padre che ci dà una mano sempre importante. Rispetto a quando correvo, il ciclocross è cambiato molto, ma credo di poter dare ancora buoni consigli soprattutto su come interpretare certi percorsi».

La prima vittoria Open per l'aostano con la maglia del team, al GP Cicli Bianchi (foto EF)
La prima vittoria Open per l’aostano con la maglia del team, al GP Cicli Bianchi (foto EF)
La prima vittoria Open per l'aostano con la maglia del team, al GP Cicli Bianchi (foto EF)
La prima vittoria Open per l’aostano con la maglia del team, al GP Cicli Bianchi (foto EF)

Previste corse con la prima squadra

Il programma su strada del campione aostano è ancora in via di definizione per quanto riguarda la strada, ma in casa EF ci si sta già ragionando. E’ già sicuro che il campione europeo prenderà parte non solo ad alcune delle principali prove del calendario internazionale di categoria, ma inizierà a prendere le misure anche con il WorldTour, i dirigenti del team americano hanno intenzione di fargli fare più esperienze con la prima squadra e confrontarsi con il ciclismo dei campioni. Senza pressioni, ma per abituarsi prima possibile a quello che dovrà essere il suo livello abituale.