La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training

La migliore strategia d’integrazione alla ripresa (seria) del training

10.01.2026
4 min
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Torniamo a parlare ed argomentare l’integrazione di qualità e nell’ottica di ottenere sempre il massimo in termini di resa. La stessa integrazione gioca un ruolo importante anche nel momento in cui l’atleta è lontano dalle competizioni ed approccia nuovamente la preparazione atletica?

Ne abbiamo parlato con Martijn Redegeld, che oggi occupa il ruolo di responsabile della nutrizione in Amacx Sport Nutrition, in passato ha collaborato in modo importante con il Team Visma Lease a Bike.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il freddo è uno dei nemici giurati dei ciclisti (foto Amacx)
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il freddo è uno dei nemici giurati dei ciclisti (foto Amacx)
Esiste una strategia di integrazione alla ripresa degli allenamenti? Se sì, su cosa si fonda?

Diciamo che esiste sempre una strategia di integrazione, viene adattata ai diversi periodi dell’anno, esigenze e necessità. Alla base si considera sempre un corretto bilancio energetico. In questo periodo dell’anno, in senso generale l’inverno e la ripresa della preparazione in vista della futura stagione di competizione, è importante ristabilire i giusti equilibri dell’alimentazione. Gli integratori vengono aggiunti quando è necessario.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Martijn Redegeld responsabile della nutrizione in Amacx
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Martijn Redegeld responsabile della nutrizione in Amacx
Potremmo dire che è una questione di supporto?

Esatto, sì è corretto. Non di rado l’integrazione in questi periodi ha come focus primario il supporto al recupero ed eventuale adattamento, dovuti magari all’aumento progressivo dei carichi di lavoro. Proteine e carboidrati, ma consideriamo anche la vitamina D, la creatina e lo zinco, un multivitaminico. Si dovrebbe sempre partire dal presupposto che, quando l’alimentazione di un atleta è ben bilanciata e l’apporto energetico è sufficiente, integratori come ad esempio i multivitaminici non offrono benefici aggiuntivi. Tutto parte da una alimentazione adeguata, corretta ed in linea con le esigenze personali dell’atleta.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Carboidrati e recupero, gamechanger dell’integrazione moderna (foto Amacx)
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Carboidrati e recupero, gamechanger dell’integrazione moderna (foto Amacx)
Alla ripresa della preparazione c’è una sorta di conteggio delle calorie?

Direi che non esiste un unico apporto calorico, il delta di ragionamento è troppo ampio. Il fabbisogno deve essere calcolato in base al metabolismo basale di ogni singolo atleta ed in base alle sue esigenze.

Esiste un carburante migliore in questi momenti/periodi dell’anno?

I carboidrati restano il carburante principale. Supportano allenamenti strutturati, l’aumento progressivo del volume e dell’intensità. L’integrazione dei carboidrati è essenziale, lo è sempre. Quando ci si allena si usano anche i grassi, ma per sessioni di training differenti, addirittura personalizzate. Nei momenti di ripresa del training giocano un ruolo importante anche le proteine, ma come nutriente di supporto. Queste ultime non sono il carburante principale.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Barrette compatte, morbide, gel e liquidi, conta anche la preferenza personale (foto AlexFaedda)
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Barrette compatte, morbide, gel e liquidi, conta anche la preferenza personale (foto AlexFaedda)
Il clima freddo influisce in qualche modo sul rapporto tra alimentazione/integrazione/preparazione atletica?

Certamente, il freddo aumenta sempre il dispendio energetico. Il corpo lavora costantemente per mantenere la temperatura corporea a 37° e questo lavoro ha un costo in termini di energie. Con il freddo aumenta il fabbisogno di carboidrati. Come accennato in precedenza, per un atleta è sempre importante anche l’eventuale integrazione di vitamina D nei momenti invernali, quando la luce solare è scarsa.

Per quanto concerne l’eventuale perdita di peso in questi periodi dell’anno, esiste una connessione con l’integrazione?

No. In questi momenti dell’anno e non solo, si perde peso perché l’apporto energetico totale è inferiore al dispendio energetico totale. In altre parole, il corpo utilizza più energia di quanta ne riceve dal cibo.

La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il quantitativo di carboidrati è “personalizzato” è anche funzionale al training e momenti di gara (foto Amacx)
La migliore strategia d'integrazione alla ripresa (seria) del training
Il quantitativo di carboidrati è “personalizzato” è anche funzionale al training e momenti di gara (foto Amacx)
Durante la ripresa del training vero e proprio, di solito gli atleti preferiscono un’integrazione liquida oppure solida?

Il freddo, l’inverno, ma anche la semplice ripresa degli allenamenti specifici, comportano delle sfide pratiche e talvolta l’integrazione è influenzata anche da questi fattori. Pensiamo ad esempio allo spessore dei guanti invernali ed a quanto questo fattore così banale influisce sulla facilità di raggiungere le tasche del giubbotto. Funzionano sia l’integrazione liquida che quella solida, ma la scelta dipende dal contesto, tolleranza e praticità. Talvolta l’integrazione liquida è più complicata in ambienti molto freddi, quella solida può essere difficoltosa per via della masticazione. Buona parte degli atleti combina le due categorie.

Julian Alaphilippe, Tudor Pro Cycling 2026

Alaphilippe allo specchio, fra sogni e acciacchi

10.01.2026
4 min
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Gli acciacchi. I capelli bianchi. La voglia di soffrire su una bicicletta. La famiglia a casa. Senti quello che viene chiesto e le risposte di Julian Alaphilippe e ti chiedi se sia giusto. Il tempo non è leale, ma se non altro è uguale per tutti. Quello che non è giusto è semmai scavare nelle risposte di un campione cercando i segni di un possibile cedimento.

E’ quello che è successo nei giorni scorsi in Spagna, quando il francese si è trovato davanti a domande sulla sua voglia di far ancora parte del gruppo e appena qualcuna sulle sue ambizioni al via del secondo anno con la Tudor Pro Cycling.

«Quest’anno vincerà molto di più – ha detto Cancellara, proprietario del team, a L’Equipe – ha concluso bene la sua stagione, dal Tour of Britain al Lombardia. Questo è Loulou. E quest’anno ha tirato su tutti, i corridori e lo staff».

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso
Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso

Un solo successo

Lo hanno preso per dare un segnale e grazie a lui sono arrivati inviti importanti: il Tour de France su tutti. E alla fine è arrivata anche la vittoria di peso, sia pure una soltanto, al GP Cycliste de Quebec. Quel giorno forse la notizia è stata più la resa di Pogacar al rientro in gara dopo il Tour, mentre l’indomani andando verso la prova di Montreal, Alaphilippe è stato male. E mentre la squadra cresce forte, con l’inaugurazione di un quartier generale da vera corazzata e il cambio di alcuni sponsor tecnici, il piccolo francese è riuscito a fare il suo punto della strada, senza lasciarsi condizionare da una certa ironia.

«Il 2025 – ha detto – è stato una buona stagione di integrazione, per me è stato un grande cambiamento. Purtroppo mi sono ammalato spesso e in momenti cruciali della preparazione. Al Tour de France ho sofferto molto e non è stata la prova che mi aspettavo. Al di là dei piazzamenti (miglior risultato il terzo posto nella tappa di Carcassonne, ndr), non mi è piaciuto dal punto di vista puramente fisico. Ho faticato molto perché non ero al livello che volevo».

I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse
I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse

A patti con la salute

Sarà perché è sempre troppo magro? Le ultime stagioni di Alaphilippe sono state uno stillicidio di piccoli intoppi, successivi all’incidente nella Liegi del 2022 che lo ha costretto a una rincorsa quotidiana, mentre il resto del gruppo progrediva alla velocità della luce.

«Negli ultimi anni – ha spiegato – sono stato spesso malato. L’anno scorso non ho terminato i due ritiri, a dicembre e gennaio. Ora invece, toccando ferro, va tutto secondo i piani e mi sento bene. Quindi mi dico che almeno l’inverno è stato buono e ho costruito una solida base. Sono agli ultimi due anni del contratto, ma non penso a quello che succederà dopo. Se vuoi raggiungere questo livello, devi impegnarti al massimo, altrimenti è finita».

Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?
Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?

Obiettivi speciali

Intanto però Alaphilippe ha lasciato capire che i prossimi mondiali di Montreal potrebbero essere gli ultimi della carriera, dato che quelli di Sallanches del 2027 potrebbero essere troppo duri per lui. E se da un lato è inevitabile il pensiero alla fine del viaggio, dall’altro è palese che per un combattente come lui è difficile dover chinare il capo dopo il primo scatto. Quante volte lo abbiamo visto attaccare e poi staccarsi quando altri hanno rilanciato?

«In gara – ha detto – ho sicuramente la capacità di soffrire. In allenamento ci riesco ugualmente, però ammetto che a volte lo trovo più difficile. Devo farlo e lo faccio, però mi rendo conto che qualche anno fa riuscivo più facilmente ad andare oltre. Se mi sento ancora in grado di vincere gare importanti? Sì, certo. Se perdo quella sensazione, è finita: non posso correre solo per il gusto di correre. Ho bisogno di obiettivi speciali. La Freccia Vallone che ho vinto per tre volte, La Strade Bianche. E la Sanremo, che quando arrivi in finale, è elettrizzante. Sono i momenti in cui amo ancora quello che faccio e mi motivano ad allenarmi».

Linda Sanarini a ottobre 2025 ha fatto il giuramento entrando nelle Fiamme Azzurre

Sanarini d’esportazione: pronta per l’avventura col Tirol Women

10.01.2026
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Un biglietto del treno ed uno del bus per completare la tratta Padova-Innsbruck e andare a conoscere la nuova squadra nei primissimi giorni del 2026. Dopo Bianchi e Silo, un’altra giovane azzurra diventa elite facendo la valigia per l’estero. Linda Sanarini va in Austria, ingaggiata dalla neonata Tirol KTM Cycling Team Women, sorella della storica squadra continental maschile.

In uscita dalla BFT Burzoni, era diventata una piccola telenovela di mercato il salto nella nuova categoria. Inizialmente il trasferimento della passista padovana pareva indirizzato alla BePink poi ha preso un’altra direzione. A metà ottobre, dopo aver fatto il giuramento a Roma per le Fiamme Azzurre (foto in apertura), Sanarini ha raccolto una sfida stimolante oltralpe pur dovendo adattare con difficoltà e obbligatoriamente il suo percorso scolastico, che sta diventando un problema da affrontare per chi è nelle sue stesse condizioni. E anche stavolta, come sempre, per Linda le prime settimane dell’anno sono state un concentrato di emozioni che troveranno l’apice il 18 gennaio nel giorno del suo diciannovesimo compleanno prima di pensare all’esordio tra le “grandi”.

Com’è andata la trasferta austriaca?

Sono stata ad Innsbruck due giorni, ma l’andata è stata il viaggio della speranza (dice sorridendo, ndr). Quando sono scesa in stazione a Verona per prendere la coincidenza, ci hanno comunicato che il treno per l’Austria non operava per uno sciopero e così ci hanno fatto salire su un pullman che avrebbe fatto il servizio sostitutivo. Sono arrivata più tardi del previsto, ma fortunatamente l’incontro della squadra era fissato per il mattino dopo. Il ritorno in Italia è stato più agevole.

Qual era il programma di questo incontro?

E’ stato il classico “meeting” di una squadra per conoscersi meglio tra atlete e staff. Abbiamo fatto prove del vestiario e attività per i social network. Abbiamo parlato del calendario e impostato una parte di gare. Le bici KTM ci arriveranno ai primi di febbraio, ma io sto riuscendo ad allenarmi con la Guerciotti dell’anno scorso. Ringrazio la BFT Burzoni che me l’ha lasciata ancora per qualche mese prima di riprenderla (anche se poi la formazione piacentina nel 2026 correrà con BMC, ndr).

Che impressione hai avuto?

Decisamente molto buona, considerando che siamo una squadra completamente nuova. Saremo in dieci e sarò l’unica italiana in mezzo ragazze ceche, britanniche e altre straniere. Devo dire che l’impatto è stato il medesimo di quando avevo fatto una video-call con i dirigenti nei mesi scorsi. Sapevo che lavoravano bene perché me ne aveva parlato Tommaso Marchi che conosco bene e che quest’anno correrà nella Tirol maschile.

Possiamo definirla una trattativa last-minute?

Direi normale. I miei procuratori (la GL Promotion, ndr) sono stati bravi a gestire la situazione non appena hanno avuto la conferma che la Tirol avrebbe fatto anche la squadra femminile. Erano stati contattati da Peter Leo, il preparatore della Jayco-AlUla, che aveva chiesto la disponibilità di controllare i miei dati su Training Peaks per conto dei tecnici della Tirol. E naturalmente ho acconsentito volentieri e ben felice.

Avevi avuto altre proposte?

Sì, c’era stato un contatto con Giovanni Fidanza della Isolmant che è stato gentilissimo e disponibile con me e i miei agenti. Avrei ritrovato Pegolo e Baima, con cui ho giurato assieme per le Fiamme Azzurre, però volevo fare un calendario più internazionale che lui non riusciva a garantirmi. Lui ha capito ed io ho accettato il contratto con la Tirol.

Alla luce di questa decisione, anche per te la domanda che abbiamo fatto alle tue coetanee: con la scuola come sei messa?

Sono nelle stesse condizioni di cui vi ha detto Giada (Silo, ndr). Avrei dovuto affrontare la maturità nell’istituto tecnico-turistico che frequentavo. Negli anni precedenti non ho mai avuto problemi, ma ad inizio anno scolastico, in coincidenza dell’europeo ad ottobre in Francia, avevo già accumulato diverse assenze. I professori non erano contenti di questa situazione e mi hanno detto che se ne avessi accumulate altre nel corso dei mesi successivi non mi avrebbero ammesso all’esame pur avendo i voti sufficienti.

Quindi cos’hai fatto?

Ho capito che avrei dovuto rincorrere più degli anni precedenti. Mi sono sentita con Giada che mi ha suggerito la sua stessa scuola paritaria on-line per non perdere l’anno e potermi preparare alla maturità. Purtroppo so che sarà una grande spesa da sostenere, che tuttavia posso coprire con lo stipendio delle Fiamme Azzurre. Ma mi spiace che non mi sia stato applicato il progetto studente-atleta come quando ero junior, perché anch’io, come vi ha detto Giada, ci tenevo a finire con i miei compagni.

La perla su strada del 2025 di Sanarini è arrivata a maggio nelle Marche, poi un incidente le ha condizionato la stagione (foto Frantz Piva)
La perla su strada del 2025 di Sanarini è arrivata a maggio nelle Marche, poi un incidente le ha condizionato la stagione (foto Frantz Piva)
La perla su strada del 2025 di Sanarini è arrivata a maggio nelle Marche, poi un incidente le ha condizionato la stagione (foto Frantz Piva)
La perla su strada del 2025 di Sanarini è arrivata a maggio nelle Marche, poi un incidente le ha condizionato la stagione (foto Frantz Piva)
A questo punto ti sei già data degli obiettivi con la nuova squadra?

Principalmente vorrei riscattare un 2025 sfortunato. Fino a maggio era andato bene (ottenendo l’unica vittoria stagionale su strada nelle Marche, ndr) poi ho avuto un incidente e mi sono ritrovata ad inseguire la forma ottimale. In pista è andata meglio (argento europeo nella madison, argento col quartetto sia all’europeo che al mondiale, ndr), ma complessivamente speravo di fare di più. Quest’anno vorrei provare a vincere una gara internazionale e mettermi in mostra. E poi ci terrei ad onorare al meglio anche con la maglia delle Fiamme Azzurre, che hanno creduto in me.

Quando sarà l’esordio di Linda Sanarini in maglia Tirol Women?

Sarà l’8 marzo a Porec in Croazia, dove correremo anche nei giorni successivi. Lì nelle due settimane precedenti faremo anche il nostro ritiro e spero di avere già una buona condizione. Di sicuro parto molto motivata. Sarà un’esperienza interessante ed importante. Sono convinta di essere in una squadra in cui farò un bel salto di crescita personale.

Nevegal

Anche per le donne la crono a Nevegal. L’analisi (e i dati) di Pinotti

10.01.2026
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Iniziamo a guardare avanti, ai grandi appuntamenti della stagione. Un momento cruciale del prossimo anno, e certamente del prossimo Giro d’Italia Women, sarà il 2 giugno, quando si affronterà la Belluno – Nevegal, tappa a cronometro individuale in salita. Insomma, una vera cronoscalata di 12,7 chilometri.

Una cronoscalata che in qualche modo non è una novità. E sì, perché fu affrontata, per filo e per segno, dai colleghi uomini nel Giro d’Italia del 2011, quello dominato da Alberto Contador (anche se quel successo finì a Scarponi per la squalifica dello spagnolo). Fatto sta che quel giorno vinse lui e al settimo posto si piazzò Marco Pinotti. Oggi il bergamasco è coach della Jayco-AlUla e al Giro Women avrà una delle atlete che meglio si adatta a questa frazione: Monica Trinca Colonel. Ma al netto della valtellinese, con Pinotti andiamo a scoprire questa crono. Cosa riserverà. Con quale bici si affronterà. Quali distacchi aspettarci.

Nevegal
Marco Pinotti in azione quel 24 maggio 2011 sulle rampe del Nevegal. Si può notare la maglia tricolore di specialità e la bici da strada
Nevegal
Marco Pinotti in azione quel 24 maggio 2011 sulle rampe del Nevegal. Si può notare la maglia tricolore di specialità e la bici da strada
Marco, prima di tutto: cosa ricordi di quel giorno al Nevegal?

Eh – ride Pinotti – me la ricordo bene: una gran fatica! Mi ricordo che noi venivamo dalla tappa incredibile del Gardeccia, la più dura che abbia mai fatto. Dunque c’era un gruppo abbastanza stanco per quella tappa e io ero uno di quelli. Però il giorno prima c’era stato il riposo e questo mi aiutò molto. Per me fu un Giro un po’ contraddittorio: ero partito bene riuscendo a stare nei primi dieci in classifica, poi proprio verso il Gardeccia avevo un po’ mollato, ma giusto quella crono mi ridiede morale… per provare a vincere poi la tappa di San Pellegrino (fu secondo dietro a Capecchi, ndr), che mi consentì di rientrare in classifica..

Che crono è?

E’ una crono veloce nella prima parte: c’è una discesa uscendo da Belluno. Poi c’è un pezzo duro attorno al terzo chilometro, poi ancora un breve tratto rapido e infine è tutta salita. Quindi va gestita bene nella prima parte. La porzione in salita inizia subito con il tratto più duro: 4,4 chilometri al 10 per cento. L’ultimo chilometro e mezzo è invece più rapido.

Non è una cronoscalata secca, insomma?

Lo è, ma nel complesso resta una crono veloce. Non ricordo fosse particolarmente tecnica. Ricordo invece che utilizzammo praticamente tutti la bici da strada e credo che anche il prossimo giugno, con le ragazze, faremo la stessa scelta. E’ una crono per fare alti numeri perché è a bassa quota e si presta a spingere. Bisogna solo stare attenti a gestire la prima parte.

Il profilo della 4ª tappa del prossimo Giro Women: la cronometro individuale Belluno – Nevegal di 12,7 km
Il profilo della 4ª tappa del prossimo Giro Women: la cronometro individuale Belluno – Nevegal di 12,7 km
Sarà un po’ più dura per le ragazze?

Sì, sicuramente. Sarà una crono, secondo me, superiore ai 35 minuti per loro. Noi la facemmo in 29 minuti (Contador vinse con 28’55”). Per me è fondamentale la gestione, perché non è tutta in salita e perché sono pendenze che invitano a spingere il rapporto. Sono pendenze tra l’8 e il 10 per cento, costanti. Però le donne non hanno la forza degli uomini, capito?

Visto che hai parlato di gestione, quale passo si imposta?

Bisogna partire controllati, perché nella prima parte bisogna anche guidare bene la bici, ma senza esagerare nei rischi. Alla fine il tempo lo si fa nella seconda metà, quella in salita, quella dal chilometro 5 in poi. Nella prima parte puoi lasciare qualcosina, ma sarebbero comunque pochi secondi. Devi cercare di stare sotto soglia, ma senza addormentarti. Ipotizzo una prima parte che può durare sugli 8 minuti e poi ti aspettano 25-27 minuti di salita vera e propria. Quindi la prima parte è quasi un warm-up. E poi servono energie per il finale.

Perché?

Perché gli ultimi 1.500-1.700 metri sono più facili. Non dico in falsopiano, ma lì è fondamentale fare velocità.

Nevegal
Marlene Reusser, fortissima a crono e dallo scorso anno anche in salita, sembra essere la favorita per la crono del Nevegal. Ma per Pinotti può andare bene anche un peso più leggero
Nevegal
Marlene Reusser, fortissima a crono e dallo scorso anno anche in salita, sembra essere la favorita per la crono del Nevegal. Ma per Pinotti può andare bene anche un peso più leggero
Snocciolando un po’ di nomi: questa crono è adatta a chi?

Potenzialmente a Marlen Reusser, però attenzione: la salita è ripida. Forse anche un’atleta più leggera può darle fastidio. La Vollering, secondo me, sarebbe favorita su di lei.

Prima hai accennato al fatto che si userà la bici da strada. Con che setup?

Non molti accorgimenti: va bene la bici da strada con un set di ruote veloci. Le nostre bici (Giant, ndr) in Jayco-AlUla sono comunque intorno ai 6,8 chili con ruote alte. Pertanto non bisogna andare alla ricerca di ruote superleggere, ma di ruote veloci, che agevolino la prima parte, più orientata all’aerodinamica.

Rapporti?

Doppia corona sicuramente. L’unico accorgimento, pensando ai primi 5 chilometri, potrebbe essere avere delle protesi, però non so quanto convenga, perché aggiungeresti peso e poi i manubri di oggi sono abbastanza stretti. E poi quanto realmente staresti in posizione? Perché qualche curva c’è. Con delle protesi potresti guadagnare 6-7 secondi in quei primi 5 chilometri.

Escluderesti il cambio bici da crono a bici da strada?

Assolutamente sì. Anche se dura più di mezz’ora è comunque una crono “corta” ed esplosiva. E poi non dimentichiamo che nella prima parte c’è anche uno strappo di quasi un chilometro al 5 per cento, dove la bici da crono non dà alcun vantaggio… specie se poi devi anche fermarti a cambiarla e riprendere il ritmo. Il cambio ti costa 15 secondi, c’è il rischio di nervosismo… No: niente cambio.

Marco, farete un sopralluogo con Trinca Colonel?

E’ da valutare in base agli impegni tra gare e ritiri. Magari non mandiamo l’atleta, però qualcuno spero di mandarlo. Magari riesco ad andarci io di persona.

Quindi è una crono che strizza l’occhio più alle scalatrici che alle specialiste dell’orologio?

Sì, sicuramente. La divisione temporale tra la parte bassa e quella in salita favorisce quest’ultima. Nonostante il mio pacing, che in qualche modo fu perfetto per fare settimo, finii a 58 secondi da Contador. Vuol dire che sbagliai poco, per uno che non era uno scalatore puro. Se riprendo il file di quel giorno, noto che c’erano 30 gradi, e questo caldo potrebbe incidere. Noto anche che nei primi 5 chilometri feci 39,5 di media: questo conferma che sono veloci ma non del tutto piatti. Nello strappo al 5 per cento feci 30 di media, mentre nel tratto in discesa 47,6. Altri segmenti erano a 40 all’ora con pendenza al 2 per cento.

Dati che ci aiutano a capire come non sia tutta salita, ma nemmeno ideale per una bici da crono da cambiare in corsa.

Esatto. Il tratto di salita più duro, quello centrale, lo affrontai quasi sempre a 18 all’ora. Salita vera.

Il ritiro di Yates, ma il cerchio si era già chiuso

Il ritiro di Yates, ma il cerchio si era già chiuso

09.01.2026
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“Grazie per la pedalata”. Quattro semplici parole, quasi a scusarsi, così Simon Yates improvvisamente ha messo fine alla sua carriera, quando fino a poche ore prima si discuteva ancora di programmi, tabelle, obiettivi. Al di là delle ragioni della sua scelta, se uno legge la sua storia può anche comprendere la scelta, legata a un caso, il Giro d’Italia, dove la vittoria finale rappresenta anche uno spartiacque nel suo animo, nella sua determinazione.

Qualcuno si è anche arrischiato a dire che aveva deciso allora e non è propriamente così, perché il britannico di Bury (città dove l’orgoglio per le imprese sue e del gemello Adam è almeno a pari a quello per il concittadino Gary Neville, bandiera del Manchester United) non avrebbe potuto vivere poi una giornata come quella del Tour, sul Massiccio Centrale. E’ anche vero però che il racconto di quell’impresa ci dice molto del corridore della Visma-Lease a Bike.

L'inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L’inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L'inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria
L’inglese in trionfo al Tour 2025 a Le Mont-Doré, trovando una grande giornata pur in una forma precaria

Una tappa di grande valore

Partendo, è evidente che le scorie della fatica del Giro sono ben visibili, ma a Yates non si chiede molto, se non di sostenere Vingegaard nella sua improba battaglia contro “vincitutto” Pogacar. Il fatto è che le energie sono al lumicino, può dare un apporto limitato. Fino al giorno di Le Mont-Doré, alla fuga di tanti corridori di primo piano tutti slegati dalla classifica. E’ una corsa nella corsa e in quel contesto, Yates si trova a meraviglia. Alla fine stoccata al momento giusto e vittoria.

«Ero un po’ arrugginito, per questo non mi vedete in classifica» afferma all’arrivo, ma i più attenti colgono in quell’impresa la dimensione di un corridore non comune, capace di vincere anche quando non è al massimo della forma. Come solo i grandi sanno fare.

La carriera di Simon è disegnata tutta all’interno del Giro d’Italia, diventato un’ossessione suo malgrado. Certo, c’era stato un prima, la carriera giovanile con l’uscita dalla British Cycling Academy insieme al fratello, il titolo mondiale junior su pista nella madison (ne vincerà uno anche da elite, nella corsa a punti), l’approdo in coppia alla Orica-GreenEdge sorprendendo chi pensava che due talenti simili non potessero non finire nella WorldTour di casa, il Team Sky. Simon però, quella corazzata voleva sfidarla con l’ardore della sua gioventù. Dopo aver vinto una tappa alla Vuelta nel 2016, aveva conquistato la maglia bianca di miglior giovane al Tour, il che faceva pensare a un futuro ancor più fortunato, ma nel suo destino c’era il Giro.

Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i grandi giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i Grandi Giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i grandi giri
Yates a 33 anni chiude la sua carriera con 35 vittorie e successi di tappa in tutti i Grandi Giri

La grande crisi del Giro 2018

L’anno dopo Yates si presenta al via della corsa rosa con il piglio di chi vuole spaccare tutto e per certi versi lo fa. Per due settimane e mezzo è il padrone, conquista ben tre tappe vestendo il simbolo del primato, in frazioni diverse geograficamente e morfologicamente, sulle vette del Gran Sasso, a Osimo domando l’Appennino, svettando sulle Dolomiti a Sappada. Appena può, dà spettacolo, ma il coraggio spesso diventa incoscienza, soprattutto in età giovanile. Il giorno del Colle delle Finestre il Team Sky prepara il grande agguato, ma quando Froome lancia la sua offensiva che si dimostrerà vincente, Yates è già alla deriva.

Arriva con una quarantina di minuti di ritardo. Si ritira nel camper, piange, in silenzio. Poi ritrova il suo aplomb, si fa forza, esce, si presenta ai taccuini dei giornalisti del suo Paese più incuriositi dalla sua debacle che dalla vittoria di Froome: «Ero stanco, esausto già all’inizio, ma oggi ho capito che il ciclismo funziona così. Ho cercato di gestire la crisi, ma puoi fare poco quando le energie non ci sono più». Aveva volato alto con le sue aspirazioni, novello Icaro fino a sfiorare il sole. Bruciandosi…

La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane
La terribile crisi vissuta al Giro 2018, vedendo svanire il suo sogno cullato per oltre due settimane

Una vittoria alla Vuelta, ma…

Non era stato un caso, però. Yates è stato un grande specialista dei Grandi Giri. Pochi mesi dopo si presenta alla Vuelta e la corre sempre all’attacco, ma questa volta ha imparato a gestirsi, ha capito che se punti al massimo devi tenere a bada i tuoi ardori. Vince solo la tappa di Les Praeres, poi marca stretto i rivali e alla fine vince la maglia amarillo tenendo a debita distanza Mas e Lopez. Ma quella vittoria ha un retrogusto amaro, perché lo smacco della primavera non è cancellato.

Al Giro ci torna, pervicacemente. Nel 2019 vive una primavera brillantissima e si presenta al via con tante speranze, ma si spegne troppo presto ed è solo 8°. L’edizione spuria del 2020, a fine stagione lo vede contrarre il covid in corsa. L’anno dopo la forma arriva tardi, nel corso delle tre settimane e il terzo posto non gli basta. Nel 2022 trionfa il secondo giorno, alla crono di Budapest, ma la sua corsa finisce sul Blockhaus. E’ come se ogni volta le speranze della partenza s’infrangano contro un muro.

Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1'42"
Alla Vuelta 2018 il britannico si prende la rivincita del Giro perduto, staccando Mas di 1’42”
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Alla Visma per dare una mano

Nel 2023 Yates sceglie di non correre il Giro, opta per il Tour dove alla fine finisce ai piedi del podio dimostrando che avrebbe anche potuto fare qualcosa di più negli anni precedenti, scegliendo la Francia invece della sua ossessione. Il ciclismo però sta cambiando, sta diventando lo sport dei fenomeni. Siamo entrati nell’”era Pogacar” e Yates pensa che sia il caso di cambiare. Va alla Visma, accetta un ruolo subalterno a Vingegaard, da buon luogotenente, ma il pensiero è sempre lì.

Al Giro 2025 parte un po’ nascosto, resta nelle prime posizioni ma anche gli addetti ai lavori non scommetterebbero su di lui, forse memori di quanto avvenuto. Vede da fuori le diatribe in casa UAE, Ayuso che affonda, il rampante Del Toro che si lancia verso la rosa proprio come faceva lui, Almeida che mastica amaro. Intravede uno spiraglio, il giorno della vigilia. Il giorno del Colle delle Finestre. Capisce che è arrivato il momento del redde rationem di un’intera carriera.

Il Colle delle Finestre che nel 2018 l'aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l’aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l'aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia
Il Colle delle Finestre che nel 2018 l’aveva respinto, regala a Yates la più grande gioia

Un viaggio quasi di redenzione

Il britannico si gioca tutto, spinge come un forsennato, è come il giocatore alla roulette che sogna di accumulare sempre più fiches, nel suo caso secondi. Sbanca il Giro, si riprende quella maglia che aveva dovuto cedere, sullo stesso palco, sette anni prima. Il cerchio si chiude: «Sapevo di avere le gambe forti – racconta alla fine – ma la mia mente ha vagato per tutto il tempo, guardando gli avversari, contando i secondi, spingendo via i cattivi pensieri, i ricordi». Non è stata una tappa, è stato un viaggio. Quel giorno Yates ha toccato il cielo e stavolta non si è bruciato.

Obiettivamente, non aveva molto altro da chiedere. Sa che la sua carriera avrebbe potuto vivere mille altre evoluzioni, ma in fin dei conti bisogna anche sapersi accontentare e il riservato corridore di Bury lo sa bene. Magari un giorno su quel colle fra Italia e Francia ci tornerà, da turista, per liberarsi di quel peso psicologico che si è portato dietro per troppo tempo…

Erica Magnaldi

Con Erica Magnaldi nel regno delle scalatrici (e non solo)

09.01.2026
5 min
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BENIDORM (Spagna) – La corazzata femminile UAE ADQ sta riprendendo gli allenamenti in Spagna. La squadra della capitana Elisa Longo Borghini annovera anche Erica Magnaldi. La scalatrice piemontese, sorridente, racconta come sta andando questa stagione. Ormai inizia ad essere una veterana e questa esperienza appare sempre più come un tesoro (in apertura foto UAE ADQ).

Tra l’altro con Magnaldi si parla anche di gregariato, concetto sempre più definito nel ciclismo femminile, il cui livello sta crescendo rapidamente: un tema che assume contorni sempre più definiti. Lei intanto è tra coloro che apriranno l’anno in Australia e infatti in Spagna è apparsa subito molto tirata… anche se lei è sempre magra per caratteristiche.

Erica Magnaldi
Erica Magnaldi (classe 1992) si appresta ad affrontare la sua nona stagione da pro’, la quinta in UAE Adq
Erica Magnaldi
Erica Magnaldi (classe 1992) si appresta ad affrontare la sua nona stagione da pro’, la quinta in UAE Adq

In Australia

Certo ci sorprende un po’ la scelta di vederla subito in azione nell’altro emisfero. Di solito vanno atleti e atlete più veloci, però è anche vero che nel femminile le dinamiche sono diverse.

«Vero – dice Magnaldi – parto dall’Australia e in realtà ci sono alcune tappe del Tour Down Under che non sono proprio piatte, anzi… Quest’anno forse è ancora più duro del precedente. Io avevo già partecipato lo scorso anno. Sono corse interessanti e un bel modo per iniziare la stagione, al caldo. Per chi come me abita in posti freddi, a gennaio è indispensabile spostarsi per trovare temperature miti. Per questo l’Australia è ideale.

«Sin qui le cose vanno bene, molto direi. A dicembre abbiamo svolto un ottimo lavoro in ritiro e già da novembre, da quando avevo ripreso gli allenamenti, avevo costruito un buon volume. Per ora le sensazioni sono positive, ma la forma è in crescita. C’è ancora da lavorare».

Intanto si lavora anche sulla sua bici. Erika utilizza prevalentemente la Colnago V5Rs, una bici prestante e versatile. Qualche intervento potrebbe arrivare in ottica rapporti.

«Fino all’anno scorso – dice Erica – avevo il 52-36. Ora valuteremo se montare il 54, che può tornare utile visto quanto aumentano le velocità. Perché a dirla tutta il 52 comincia a essere un po’ cortino».

Erica Magnaldi
La cuneese prima di partire per gli allenamenti in ritiro in Spagna
Erica Magnaldi
La cuneese prima di partire per gli allenamenti in ritiro in Spagna

Magnaldi ed Elisa

Mentre parliamo con Erika, la capitana Longo Borghini non è seduta molto lontana. Un incrocio di sguardi e li discorso vira sul tema del gregariato, del suo ruolo al fianco della compagna e di come l’ha aiutata in questi anni.

«Sicuramente – va avanti Magnaldi – ci sarà di nuovo da lavorare per Elisa e sarò contenta di farlo quando sarà il momento. Abbiamo fatto ottimi acquisti quest’anno, soprattutto tra le scalatrici. Quindi può capitare che a volte non sia Elisa la leader, ma qualcun’altra. Nello stesso modo sarò felice di portarmi davanti quando il terreno salirà. Spero di ritagliarmi anche qualche spazio personale. Vedremo quando sarà definito il calendario, ma sono sicura che le occasioni, per chi saprà coglierle, non mancheranno.

Erica Magnaldi è una scalatrice pura. Tuttavia sa districarsi bene anche sui tracciati ondulati. E nel gravel è campionessa europea
Erica Magnaldi è una scalatrice pura. Tuttavia sa districarsi bene anche sui tracciati ondulati. E nel gravel è campionessa europea

Il ruolo della scalatrice oggi

Un po’ come abbiamo fatto con Gaia Realini, torna il tema della scalatrice nel femminile, figura più definita rispetto agli uomini. L’introduzione di salite epiche nei Grandi Giri femminili: Alpe d’Huez, Ventoux, Blockhaus… ha cambiato molto.

«Quella della scalatrice – prosegue Magnaldi – è una figura che torna centrale. Quindici anni fa non ce n’erano molte e quando affrontavamo tappe con veri dislivelli si rimaneva subito in tre, cinque… Ora sono sempre di più le ragazze che salgono forte e aumentano anche le gare dure. Piano piano tutto il movimento si sta rendendo conto che possiamo affrontare impegni altimetrici importanti e salite epiche come i ragazzi. Questo ci esalta. Di conseguenza il livello generale cresce e con esso la specializzazione. E’ sempre più difficile restare nelle prime dieci-quindici posizioni».

Restare al top è complicato, come spiega Magnaldi, ma proprio per questo il ruolo diventa ancora più prezioso. Insomma, la scalatrice forte conta eccome.

«E infatti abbiamo rinforzato il reparto scalatrici. Con corse a tappe così impegnative è importante avere più aiuti e più carte da giocare. E’ un ruolo specifico, che richiede non solo watt, ma un certo fisico e determinate attitudini, anche mentali. Non è questione di limare o stare nel gruppo. E’ questione di watt, gambe, ogni tanto può esserci una ragazza in giornata no o un’altra in giornata super. In salita è sempre e tutta farina del tuo sacco. Per questo serve avere più opzioni per la squadra».

Magnaldi è votata alla causa Longo Borghini, ma quando può sa anche finalizzare, come lo scorso anno a Chambery (foto Vaucolour)
Magnaldi è votata alla causa Longo Borghini, ma quando può sa anche finalizzare, come lo scorso anno a Chambery (foto Vaucolour)

Preparazione ad hoc?

In quest’ottica di aiutante di lusso, ma scalatrice pura, Magnaldi sta lavorando in modo mirato. I lavori richiesti dalla specialità sono sempre più specifici. Quando diciamo che il livello femminile aumenta, non è un concetto astratto: si vede nei metodi di preparazione.

«Intanto – chiarisce Erica – cambia il volume. Facciamo più ore, più salita, più lavori mirati. Si lavora sulla salita ma anche su aspetti complementari: la potenza e la forza in palestra sono diventate fondamentali. Alla fine può emergere anche chi non è scalatrice pura ma ha uno spunto finale o una volata importante dopo molto dislivello. Oppure chi scende bene: abbiamo visto tante corse decise in discesa. Quindi sì, l’essere scalatrice è sempre più importante, ma bisogna avere anche altre carte da giocare».

Alla fine si arriva a parlare di Pauline Ferrand-Prevot, che ha dominato il Tour Femmes con doti da scalatrice pura: magrissima, attacchi in salita e controllo nelle restanti tappe.

«Ho sempre ammirato molto Pauline, ma penso anche a Mavi Garcia che da quest’anno è una nostra compagna di squadra. E’ una delle scalatrici più forti al mondo. L’ho vista tante volte mettersi a disposizione del team, sia nei club dove ha corso sia quando indossava la maglia della nazionale».

E qui ritorna il tema delle gregarie: «Non è una dote comune – conclude Magnaldi – quando si va così forte in salita è molto bello saper lavorare per qualcun altro e lasciare i gradi di capitano a chi li merita in quel momento».

Alimentazione, Omega-3, grassi (depositphotos.com)

Omega-3, la performance nasce dal recupero

09.01.2026
4 min
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L’integrazione può essere un supporto per il benessere e la performance. Tra gli integratori più promettenti e utili, un posto di riguardo è occupato dagli Omega-3. Questi acidi grassi polinsaturi sono nutrienti essenziali che svolgono un ruolo chiave nella modulazione dell’infiammazione, nella funzione cardiovascolare e cerebrale. Supportano inoltre il buon funzionamento della vista e aiutano a mantenere a livelli normali sia i trigliceridi che la pressione sanguinea. Non agiscono pertanto direttamente sulla performance, ma più sul recupero. 

L’uso di Omega-3 non influisce direttamente sulla prestazione, quanto sul recupero: fase chiave quando i carichi sono importanti
L’uso di Omega-3 non influisce direttamente sulla prestazione, quanto sul recupero: fase chiave quando i carichi sono importanti

Cosa sono?

Quando si parla di Omega-3 è importante chiarire che non ci si riferisce a una singola molecola, ma a una famiglia di acidi grassi polinsaturi con funzioni biologiche diverse. I principali sono ALA (acido alfa-linolenico), EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico).

L’ALA è la forma di Omega-3 di origine prevalentemente vegetale, presente in alimenti come noci, semi di lino e semi di chia. Dal punto di vista nutrizionale è considerato un precursore, perché l’organismo umano può convertirlo in EPA e DHA; tuttavia, questa conversione è molto limitata. 

EPA e DHA sono invece gli Omega-3 biologicamente più attivi e direttamente coinvolti nei meccanismi di adattamento allo sforzo. L’EPA svolge un ruolo centrale nella modulazione della risposta infiammatoria, poiché è precursore di eicosanoidi e resolvine con attività antinfiammatoria. Per lo sportivo di endurance questo si traduce in un potenziale beneficio sul recupero muscolare, sulla salute articolare e sulla gestione dell’infiammazione sistemica indotta da allenamenti prolungati e ripetuti. 

Difficile assumere gli Omega-3 mangianddo pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all'olio che se ne ricava (depositphotos.com)
Difficile assumere gli Omega-3 mangiando pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all’olio che se ne ricava (depositphotos.com)
Difficile assumere gli Omega-3 mangianddo pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all'olio che se ne ricava (depositphotos.com)
Difficile assumere gli Omega-3 mangiando pesce ogni giorno, diverso se ricorrendo all’olio che se ne ricava (depositphotos.com)

Il DHA, invece, è un componente strutturale fondamentale delle membrane cellulari, in particolare di quelle del sistema nervoso e delle cellule intestinali. La sua presenza contribuisce alla fluidità della membrana plasmatica, all’integrità della barriera intestinale e alla funzione neuromuscolare. Aspetti particolarmente rilevanti negli sport di lunga durata, dove affaticamento centrale, stress ossidativo e alterazioni gastrointestinali sono frequenti.

Per molti atleti, l’alimentazione da sola non è sufficiente a raggiungere i livelli ottimali, perché il fabbisogno di omega-3 è più elevato rispetto alla popolazione generale. E’ impensabile raggiungere solamente con l’alimentazione la quota giornaliera consigliata, che si aggira tra i due e tre grammi. Si dovrebbero, infatti, consumare tra i 100 e i 300 grammi di pesce al giorno, esponendoci ad altre problematiche di salute. 

Come scegliere?

Un aspetto centrale quando si sceglie un integratore è capire la formulazione e come leggere l’etichetta. Sul mercato esistono integratori con diciture apparentemente simili, ma che hanno implicazioni importanti sull’efficacia e l’assorbimento. A seconda della tecnica di estrazione di questi grassi, si ha un differente assorbimento e una diversa concentrazione degli omega-3 nell’integratore.

L'olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)
L’olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)
L'olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)
L’olio di Krill è uno degli ultimi ricavati in termini di portatore di Omega-3 (depositphotos.com)

Tuttavia, la caratteristica più importante è la presenza di certificazioni come quella IFOS, che garantisce un elevato standard qualitativo e l’assenza di mercurio, pesticidi e microplastiche. La fonte da cui provengono gli Omega-3 influisce sul profilo nutrizionale e sull’esperienza d’uso. L’olio di pesce è la fonte più comune e fornisce sia EPA che DHA in proporzioni variabili a seconda del tipo di pesce e del processo di estrazione. Tuttavia, se l’olio non è ben conservato o purificato, può ossidarsi e perdere parte dei benefici attesi. Le alghe marine offrono una soluzione per vegani e sono una fonte vegetale diretta ricca di DHA, spesso dominante rispetto all’EPA. 

Recentemente è arrivato sul mercato anche l’olio di krill, ottenuto da un piccolo crostaceo. La caratterista di questo olio è che gli Omega-3 contenuti sono legati principalmente a fosfolipidi, una forma che può favorire l’assorbimento cellulare. Inoltre è naturalmente presente l’astaxantina, il pigmento rosso che rende l’olio più resistente all’ossidazione. In questo caso dovrete controllare la presenza della certificazione IKOS, l’equivalente della IFOS per i crostacei.

Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)
Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)
Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)
Il recupero è un momento chiave per chi fa sport di endurance: la scelta della giusta fonte di Omega-3 è cruciale (depositphotos.com)

In sintesi, per uno sportivo di endurance è importante scegliere un integratore di Omega-3 ottenuto da una fonte coerente con le proprie esigenze nutrizionali, che sia puro, stabile e alla titolazione adeguata. Leggere l’etichetta con attenzione, comprendere che un integratore con una elevata concentrazione di omega-3 non è sempre sinonimo di alta qualità e conoscere le differenze tra le fonti (olio di pesce, krill, alghe) è essenziale per selezionare il prodotto più adatto, senza diventare vittime del marketing.

Filippo Fiorelli, Visma-Lease a Bike 2026 (foto Visma-Lease a Bike)

Sorpresa Fiorelli: alla Visma si mangia tantissimo

09.01.2026
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Sono giorni convulsi in casa Visma-Lease a Bike. Mentre tutta la squadra apprendeva del ritiro inatteso di Simon Yates e stentava a farsene una ragione, il gruppo di coloro che inizieranno dal Tour Down Under ha dovuto fare i conti con la bufera di neve che nel solo aeroporto di Schipol ha portato a cancellare 700 voli in partenza da Amsterdam. Fra loro c’era anche Filippo Fiorelli, che proprio dall’Australia inizierà il suo viaggio nel WorldTour.

Il siciliano sarebbe dovuto partire ieri mattina (giovedì) da Palermo per l’Olanda, facendo uno scalo a Linate. Per questo si era preso tutto il tempo, fino a che mercoledì sera una telefonata ha scombussolato i piani. Subito dopo pranzo, Fiorelli infatti stava dando da mangiare al suo cavallo, quando un direttore sportivo lo ha chiamato e gli ha detto di fare subito la valigia. Sarebbe dovuto partire alle 19 da Palermo, il cui aeroporto dista circa un’ora da casa, verso Roma. Notte in hotel e l’indomani sarebbero partiti per Adelaide. Per questo l’appuntamento telefonico che avremmo avuto alle 19,30 è slittato alle 21,30 quando Fiorelli era ormai in hotel a Fiumicino, cercando di passare l’inattesa serata.

Fiorelli vive a Bagheria (Palermo). Il suo nuovo coach è stato a fargli visita, scoprendo il suo mondo e le tradizioni cui Filippo è molto legato
Fiorelli vive a Bagheria (Palermo). Il suo nuovo coach è stato a fargli visita, scoprendo il suo mondo e le tradizioni cui Filippo è molto legato
Si comincia subito a tutta, insomma. Ci interessa sapere che cosa ti sembra dopo i primi mesi con la Visma…

Non lo so, sembra tutto normale. Certe volte mi guardo nello specchio e mi rendo conto che questa divisa gialla e nera mi faceva effetto quando la vedevo addosso agli altri, prima di firmare il contratto, invece su di me sembra normale. Forse mi sono abituato? Anche se nel primo ritiro l’ho usata solo per fare le foto, mentre per il resto sono sempre stato vestito con le maglie della Bardiani.

Su Instagram abbiamo visto le foto del buffet e dei piatti personalizzati. Che cosa ti ha colpito nel primo ritiro?

Ho messo quelle foto proprio perché mi ha colpito il mangiare. A fine stagione, avevo sentito il nutrizionista e mi aveva detto di proseguire come avevo sempre fatto negli anni passati. Poi quando siamo arrivai in ritiro, abbiamo valutato insieme e fatto tutto quello che c’era da fare. Il mangiare alla Visma è una cosa assurda.

In che senso?

Lo sapete che il peso è stato spesso un problema. Non ho mai pensato di smettere per questo motivo, però non riuscivo a venirne a capo. Mi sono logorato. Non perché non potessi mangiare quel che volevo oppure il dolce, ma proprio per le quantità. Se mangiavo qualcosa di troppo, il peso saliva. Qui invece mi fanno mangiare tantissimo. In ritiro ho pensato più di una volta che non ce l’avrei fatta a finire il pasto, perché secondo me era troppo.

Quindi il problema è che ti fanno mangiare troppo?

Da scoppiare, lo giuro. E’ una cosa assurda. Ne parlavo anche con Giovanni e con Paolo (Visconti e Alberati, amici e consulenti, ndr) e gli dicevo che a me piace mangiare, ma questi sono esagerati. In ritiro avevamo cinque chef e non mangiavamo mai dal buffet dell’hotel.

E che cosa mangiavi?

Per farvi capire, quando facevo quattro ore, la mattina ho mangiato anche 500 grammi di riso cotto, che sarebbero 250 grammi di riso crudo, fatto a porridge. Stavo scoppiando. Anche nei giorni di scarico, c’è sempre da mangiare. E io chiedevo: ma com’è possibile?

E loro?

«Tu mangia, tranquillo, non ci pensare». Mangiavo quello che c’è scritto nell’applicazione e fatto sta che sono sempre uguale. Non sono ingrassato. Nei mesi passati, se mangiavo una foglia di insalata in più, crescevo. Invece qui mi hanno spiegato che devo adattare il fisico, abituarmi a mangiare. Ne ho parlato anche con Affini e pure lui ha confermato che a volte gli danno un carico di calorie che non riesce a buttare giù.

Un altro mondo.

Ma se ti dicono di farlo, c’è un motivo. Il mangiare è la differenza principale e proprio non me l’aspettavo. E’ tutto porzionato. Abbiamo l’applicazione FoodCoach, in cui c’è scritto quello che devi mangiare. Arrivi al buffet, ci sono tre bilance. Tu pesi questo e pesi quello, te ne vai al tuo tavolo e cominci a mangiare. E sembra il pranzo di Natale.

Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Sono già riusciti a personalizzarti l’alimentazione?

Ho già tutto, con i grammi e tutto quello che serve. Poi è normale che quando sono a casa non mi dicono cosa mangiare, però mi indicano la grammatura e io non ci arrivo neanche minimamente. Però insistono che mi devo impegnare, ci devo arrivare, altrimenti vado in deficit. Mangio davvero tanto, anche mia mamma mi ha fatto notare tutta quella pasta…

Questo significa che di riflesso ti alleni anche di più?

In questi ultimi giorni, ho fatto anche i rulli al caldo – ha spiegato Fiorelli – per abituarmi al caldo dell’Australia. Quindi facevo un massimo di quattro ore con i lavori e poi magari nel pomeriggio facevo un’ora sui rulli. A parte questo, un po’ di volume lo abbiamo aumentato, ma non tanto. Semmai sono diversi i lavori specifici: non tanto per il tipo di sforzo, ma il modo di farlo. Vedo cosa c’è scritto di fare e lavoro. Il preparatore mi ha detto che sono preciso come un orologio, mi piace allenarmi bene.

Chi è il tuo allenatore?

Si chiama Espen Aareskjold, è norvegese. E’ anche venuto a trovarmi a casa. Un giorno mi scrive Morkov, il direttore sportivo, e mi dà il suo contatto, dicendomi che sarà lui il mio preparatore e di chiamarlo. L’ho sentito prima di andare per quattro giorni a Londra con la mia ragazza. Mi sono presentato, mi sono reso disponibile per rispondere a qualche domanda, invece lui mi ha detto di andare tranquillo in vacanza. Poi quando sono tornato è venuto giù in Sicilia.

Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale
Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale (foto Visma-Lease a Bike)
Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale
Filippo Fiorelli, classe 1994, ha firmato con la Visma un contratto biennale (foto Visma-Lease a Bike)
Gli hai fatto vedere i carrettini?

I carrettini, certo, anche il cavallo. E poi l’ho portato a cena dalla mia ragazza che ha un ristorante.

E’ un tipo tosto?

Ieri (martedì, ndr) avevo sentito proprio Espen, poiché dovevo fare quattro ore. C’era il rischio che piovesse tutto il giorno e lui mi ha proposto di fare due ore di rulli la mattina e un’uscita il pomeriggio. Ma io gli ho risposto che non mi andava di fare due ore sui rulli e che piuttosto sarei uscito sotto l’acqua. E’ stato un tira e molla…

E alla fine?

Alla fine ho fatto tre ore sotto l’acqua, perché avevo voglia di lavorare. Non avevo da fare lavori assurdi, quindi mi sono messo in pianura con i miei watt e ho tenuto il motore sempre bello caldo. Poi alla fine avrei dovuto fare un’ora di rulli, però mi hanno cambiato tutto il programma e sono scappato.

Al Tour Down Under si vai per prendere le misure al nuovo Fiorelli oppure hai già un ruolo definito?

Ci sarà Brennan che deve fare le volate e io sarò l’ultimo uomo. Fra poco si comincia davvero.

Francesca Pellegrini all’Uno-DX. La vera sfida comincia adesso…

Francesca Pellegrini alla Uno-X. La sfida comincia adesso…

08.01.2026
6 min
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Fra le tre ragazze italiane che quest’anno fanno il loro esordio nel WorldTour c’è Francesca Pellegrini, che pur essendo ancora giovanissima è da tempo nel giro e dopo tre anni al devo team della UAE approda nelle file della Uno-X per affrontare il grande circo. Un approdo per certi versi sorprendente perché di lei si erano un po’ perse le tracce, ma certamente non per colpa sua.

La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze
La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze (foto Instagram)
La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze
La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze (foto Instagram)

La bergamasca è pronta a giocarsi le sue carte dopo una chiamata arrivata quasi a sorpresa, al termine di una stagione in chiaroscuro: «Ammetto che non me l’aspettavo, soprattutto per l’incidente che ho avuto. All’inizio mi ero detta che questo doveva essere l’anno del grande passo, ma con il lungo stop non credevo che sarei riuscita a farlo. Invece alla fine i norvegesi mi hanno offerto questi due anni con loro e la mia stagione è svoltata completamente».

Perché proprio loro?

In realtà non c’è proprio una motivazione precisa, ma devo dire che sono un team che mi ha sempre ispirato per come lavorano di squadra, per il fatto che sono partiti dal basso e cresciuti molto velocemente. Non è un team che esiste da tanto tempo e stanno migliorando di anno in anno, sanno dove vogliono arrivare. Questo loro modo di vedere le cose, di continuare a crescere, in modo serio ma allo stesso tempo tranquillo, mi ha fatto pensare anche a come voglio crescere io come atleta e dove voglio arrivare.

Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 Top 10
Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 top 10
Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 Top 10
Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 top 10
Torniamo all’infortunio che hai avuto, l’incidente alla Volta NXT Classic olandese, ti ha costretto a una pausa di oltre due mesi e mezzo…

Mi sono rotta il setto nasale e il radio sinistro. Ho dovuto fare un intervento per il setto e invece per quanto riguarda il radio mi hanno detto che essendo una frattura incompleta ma composta, non era necessario fare un intervento e il mio braccio sarebbe guarito meglio, lasciandolo semplicemente nel gesso e poi passando all’utilizzo di un tutore. Invece ho dovuto aspettare ancora più tempo per questo, perché magari facendo un intervento potevo arrivare prima alle gare.

E’ arrivato proprio nel momento peggiore, perché prima avevi fatto più gare con la squadra maggiore e poi c’è voluto tempo per ritrovare la forma.

Sì, esatto. La stagione era iniziata anche parecchio bene, mi sentivo bene fisicamente, ero pronta ed era arrivato anche qualche piccolo risultato. Ero in crescita, quindi diciamo che non è stato sicuramente un bel momento. Ci ho messo un po’ a riprendere la forma, come è normale che sia, considerando che ho fatto per più di due mesi solamente rulli, quindi non è stato facile. A fine stagione ho ritrovato completamente la forma, infatti penso di averla finita ancora meglio di come l’ho iniziata e questo è anche merito di Paolo Slongo, mio allenatore con cui ero finché ero in UAE, che sicuramente mi ha aiutato parecchio anche sotto questo punto di vista.

La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia
La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia (foto Instagram)
La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia
La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia (foto Instagram)
A proposito della UAE, tre anni nel loro devo team, che consuntivo tiri alla fine di questa esperienza?

Io devo solo ringraziarli perché mi hanno fatto fare tanta esperienza, mi hanno fatto crescere in generale come atleta. Ho fatto il salto direttamente con loro dopo la categoria juniores, quindi mi hanno dato la possibilità di fare gare di una certa importanza che mi hanno permesso di approcciare questo mondo, ma con calma, senza gettarmi subito nel WorldTour e quindi questo mi ha permesso di crescere, supportandomi sotto qualsiasi aspetto. Penso di essere cambiata anno dopo anno, essere migliorata e cresciuta e questo è solo merito loro.

Tu da junior eri perennemente in lotta con Eleonora Ciabocco per vincere le classiche italiane ed emergevate anche all’estero. E’ passato un po’ di tempo, che ciclista è diventata Francesca Pellegrini adesso?

Con Eleonora sono rimasta legata, ci sentiamo ogni tanto e confrontiamo le nostre esperienze. So che sto ancora crescendo, so dove voglio arrivare. Ora arriva il momento cruciale, l’approccio al mondo del WorldTour. Sarà un nuovo inizio, come se fosse il primo anno dopo essere passata da junior. La grinta che avevo da junior me la porto dietro e so che un giorno ritornerà fuori. Prima o poi arriverà il mio momento.

Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d'onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d’onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d'onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d’onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Due aspetti da affrontare a proposito del passaggio al team norvegese. E’ una squadra fortemente nazionale, ma che ha un buon gruppo italiano, tre ragazze più la Zanetti che è ticinese, questo ha contribuito alla tua scelta.

Non più di tanto, non sapevo fino all’ultimo neanch’io chi erano comunque le altre ragazze all’interno della squadra. Mi ha però fatto piacere ritrovare Linda, perché con lei ho corso anche da primo anno nella UAE, siamo molto amiche, ogni tanto ci troviamo anche ad allenarci, perché essendo ticinese non abita troppo lontano da me e questo è molto positivo. Diciamo che la presenza di Linda è stata una motivazione in più.

Il secondo aspetto: tu eri allenata fino allo scorso anno da Paolo Slongo. Adesso chi cura le modalità di allenamento?

La squadra vuole che il mio preparatore sia interno. Mi è stato assegnato un allenatore all’interno della squadra, Jelle De Jong. E’ olandese e devo dire che ho sentito sin da subito il cambiamento per quanto riguarda le ore settimanali. Sto facendo molto di più rispetto a all’anno scorso, ma in generale rispetto agli altri anni è un’altra quantità di ore. Segue però abbastanza la mentalità di Paolo, quindi su questo aspetto non c’è stato un grande cambio e sono tranquilla. Sono allenamenti che, anche se sono un filino più duri, sono già abituata a farli.

Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Verrai gettata subito nella mischia in Australia, al Santos Tour Down Under della prossima settimana. Che cosa ti attendi?

Soprattutto per la prima parte di stagione, sono comunque atleta giovane, nuova in squadra, dunque il mio ruolo sarà sicuramente quello di aiutare le altre, per poi vedere se in un futuro anch’io sarò pronta a gestire il team. Io spero che questo 2026 sia un po’ meglio dal 2025, un po’ più fortunato Io voglio trovare il mio posto in squadra, fare gruppo con loro, abituarmi, adattarmi a questo nuovo ambiente, perché poi sono sicura che se riesco a fare questo, dopo la persona e l’atleta che sono uscirà fuori.