Bissolati, il tandem è l’occasione che mancava

18.08.2023
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Da Glasgow a una spiaggia delle Marche il passo non è tanto breve, ma i giorni di ferie sono pochi e per concedersi un po’ di recupero Elena Bissolati ha scelto così: azzurra nel dopolavoro, come Ceci e la maggior parte dei paralimpici. Ventisei anni, cremonese di San Giovanni in Croce, la risata sempre pronta e un bellissimo sorriso, ai mondiali ha corso le prove del tandem assieme a Chiara Colombo, centrando la medaglia d’argento nella prova a squadre dell’ultima sera.

Una dimensione nuova per lei, che assieme a Miriam Vece s’è portata sulle spalle la velocità azzurra quando la precedente Federazione l’aveva dimenticata, isolata, cancellata. Solo che mentre la sua coetanea era riuscita a entrare nel centro UCI a Aigle, Elena è rimasta in Italia, dove quel senso di solitudine alla fine le ha fatto dire basta. Basta con la nazionale di sempre, evviva però l’offerta di Silvano Perusini di provare a fare qualcosa con i paralimpici (in apertura, Elena è con Chiara Colombo a Montichiari, foto Instagram).

Bissolati ha fatto parte della nazionale normodotati sin da quando era junior. Ha chiuso nel 2022
Bissolati ha fatto parte della nazionale normodotati sin da quando era junior. Ha chiuso nel 2022
Ti aspettavi di più dall’attività con la nazionale?

Diciamo che avevo raggiunto il mio punto d’arrivo, anche perché avevo già iniziato a lavorare. Ho cominciato da due anni e intanto facevo combaciare le cose. Però penso che per andare avanti con l’ambiente elite “normo”, se non lo fai per lavoro arrivi a un certo punto che devi scegliere: correre o lavorare.

Ti scoccia un po’ che il settore velocità l’abbiano preso in mano proprio adesso? Se lo avessero fatto un anno prima cambiava qualcosa per te?

Probabilmente sì. Probabilmente se si fossero mossi prima, sarebbe stato diverso. Ma diciamo che non mi lamento, perché penso di poter dare tanto sul tandem, sia a livello personale sia a livello di prestazione.

Che lavoro fai?

Mi è sempre piaciuto lavorare nella grafica, che è quello che ho studiato. In realtà ho dovuto fare una scelta e lavoro in un bar trattoria al mio paese, per incastrare allenamenti e gare. Altrimenti non ce l’avrei fatta. E quindi per gareggiare, come pure Ceci, uso i giorni di ferie.

Che cosa è stato per te questo primo mondiale paralimpico?

E’ stata la prima esperienza in tandem, quindi era tutto un mondo nuovo. Ovviamente puntavamo alto, ma non ci aspettavamo i risultati che sono arrivati.

Il settore pista è nuovo, sono nuovi gli equipaggi dei tandem, è nuovo il tecnico…

Siamo praticamente tutti nuovi, con Ceci, Plebani ed io che veniamo via dalla nazionale “normo” e ci siamo spostati verso quella paralimpica.

L’affiatamento in pista con Chiara Colombo ha richiesto ore di lavoro (foto Francesco Ceci)
L’affiatamento in pista con Chiara Colombo ha richiesto ore di lavoro (foto Francesco Ceci)
Come è nato questo spostamento? 

Mi hanno contattato tramite Perusini e ho accettato subito. Era gennaio, non c’è stato da pensarci tanto. Ho sempre fatto come battuta il voler provare il tandem, ma non pensavo a tutto questo. Però ho detto subito sì, anche Perusini che mi ha chiamata c’è rimasto. Mi ha chiesto se volessi pensarci, ma io avevo già deciso. Non sapevo chi fosse, l’ho conosciuto dopo.

Com’è stato interagire comunque con un’altra persona sul tandem? 

All’inizio non è stato semplice, però io mi sono divertita da subito. Poi è ovvio che trovare la pedalata non è stato semplice. C’è voluto tempo sia per farmi conoscere da Chiara e sia per lei farsi conoscere da me.

Nel 2023 con Chiara Colombo non solo pista, anche il campionato nazionale su strada (foto Instagram)
Nel 2023 con Chiara Colombo non solo pista, anche il campionato nazionale su strada (foto Instagram)
Anche perché tu sei un’atleta di valore internazionale, lei è al debutto assoluto…

Lei è proprio alle prime armi e questo potrebbe essere anche un punto a favore, visto che ha modo di crescere bene.

L’obiettivo sono le Paralimpiadi?

Sicuramente sì, ma secondo me non quelle di Parigi. Ci proveremo sicuramente, ma penso che non avremo molto agio proprio a livello di tempistiche. Però mai dire mai, visto il mondiale che abbiamo fatto.

Su whatsapp hai un motto, secondo cui tutto torna, basta avere pazienza. Come mai?

Sono una ragazza abbastanza impulsiva che vuole tutto e subito e mi hanno sempre detto che non è proprio così. E infatti non è così. Il motto è sempre quello che tutto torna nella vita, quindi basta avere pazienza e prima o poi le cose girano.

Ai campionati europei di Monaco dello scorso anno, ha corso tutte le discipline veloci assieme a Miriam Vece
Ai campionati europei di Monaco dello scorso anno, ha corso tutte le discipline veloci assieme a Miriam Vece
Questa chance col tandem potrebbe essere il giusto che sta arrivando?

Sì, sono proprio sicura che sia così ed è bello.

Che tipo di rapporto si è creato tra te e Chiara Colombo?

All’inizio ho dovuto guidare altre due ragazze, non mi hanno affidato subito lei. E’ stato un bene perché ho capito che ci sono differenze tra una ragazza e l’altra. Il modo di pedalare, il modo di porsi, tante cose… Chiara è totalmente inesperta, a parte qualche anno nelle giovanili di mountain bike. Quindi lei si è fidata subito, dato che la pista non sapeva neanche cosa fosse e su strada era andata, ma non a livello agonistico.

Avete fatto anche strada insieme?

Quest’anno ci siamo date un po’ a tutto. A giugno abbiamo fatto i campionati italiani su strada e abbiamo vinto anche quelli, però penso di specializzarmi sulla pista, perché alla fine vengo da lì e non avrebbe senso disperdere quel lavoro.

Al debutto iridato a Glasgow, per Bissolati-Colombo è arrivato l’argento nella velocità a squadre
Al debutto iridato a Glasgow, per Bissolati-Colombo è arrivato l’argento nella velocità a squadre
Continuerai a fare qualche gara individuale?

Quest’anno ho fatto il campionato italiano e se riesco lo faccio anche l’anno prossimo. Mi piace correre e poi è stato un momento di confronto, per capire a che punto di condizione fossi.

Come prosegue la stagione?

Ricominciamo subito, perché a settembre abbiamo il campionato italiano: devono ancora confermare la data. E poi a marzo ci saranno i mondiali a Rio, in cui si fanno punti per la qualifica olimpica. Così se tutto dovesse andare bene, la prossima estate potremmo avere qualcosa di importante da fare… 

Un europeo con tutto il ciclismo? Della Casa rivendica l’idea

18.08.2023
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A Glasgow era anche Enrico Della Casa, numero uno dell’Uec. Estremamente incuriosito dall’organizzazione di un evento complesso come la prima edizione di questa sorta di “Olimpiadi della bici”, per trarne ispirazione per nuove idee. A dir la verità, un evento del genere era nei programmi della federazione europea, ma proprio vedendo come in ambito più grande si procedesse per la stessa strada, non se n’era fatto più nulla.

Compressa fra il Tour de France e l’inizio della rassegna iridata, l’Uec aveva intanto allestito la prima edizione degli europei per scalatori. Si sarebbe portati a pensare a una manifestazione di nicchia, eppure di spunti ne ha dati tanti, basti pensare alla vittoria di Grosschartner, alla rinuncia in extremis di Pogacar, all’argento di Gaffuri. Il problema è stata la scarsa promozione dell’evento, praticamente se ne è cominciato a parlare appena finito il Tour e la gara era la domenica dopo…

Felix Grosschartner è stato il primo nome nell’albo d’oro degli europei per scalatori (foto Uec)
Felix Grosschartner è stato il primo nome nell’albo d’oro degli europei per scalatori (foto Uec)

«Eppure la manifestazione era in calendario dall’inizio dell’anno – ride Della Casa alla nostra puntualizzazione – ma effettivamente è risultata un po’ schiacciata nel calendario. Non poteva essere altrimenti, vista la particolarità di questa stagione. Per noi era un test, per capire le sue prospettive, soprattutto considerando che univa vari mondi del nostro panorama, da quello agonistico di vertice a quello amatoriale, tutto unito nello spazio e nel tempo. E’ stato un test, direi ampiamente superato».

L’annuncio della possibile partecipazione di Pogacar in tal senso è stata una fortuna…

Tadej aveva dato la sua disponibilità – precisa Della Casa – e questo ci ha aiutato nella pubblicizzazione dell’evento, poi non ha potuto esserci vista la stanchezza accumulata al Tour e l’imminente impegno mondiale, ma abbiamo apprezzato molto la sua volontà. E’ stata nel complesso una buona esperienza, sulla quale sicuramente ragioneremo per migliorarne l’impatto, perché è un evento che può avere un futuro.

Sui tornanti del San Gottardo gli europei per scalatori torneranno nei prossimi due anni (foto Uec)
Sui tornanti del San Gottardo gli europei per scalatori torneranno nei prossimi due anni (foto Uec)
E’ già in cantiere la seconda edizione?

Sì, resteremo al San Gottardo che ha dato la sua disponibilità per tre edizioni. Oltretutto il supporto della federazione elvetica è forte, verranno disputati lì anche i campionati nazionali, d’altronde abbiamo riscontrato molto interesse da parte di svariate federazioni e nell’ambiente l’idea è piaciuta. Abbiamo intanto avuto l’interesse del Mont Ventoux, per raccogliere l’eredità degli svizzeri, quindi il futuro è tracciato.

Manterrete questa connotazione che permette anche a chi agisce nel mondo delle Granfondo di confrontarsi con gli Elite?

L’idea è quella, anche se uno come Gaffuri è un corridore con tessera assoluta, quindi avrebbe comunque avuto diritto a partecipare. Dare a tutti la possibilità di correre è alla base di questa iniziativa, con la formula della cronoscalata tutti possono registrare il proprio tempo nello stesso giorno. Oltretutto su un tracciato gestito in tutta sicurezza il che non è poco.

Contemporaneamente ai mondiali, a Il Ciocco si sono svolti gli europei giovanili di mtb (foto Uec)
Contemporaneamente ai mondiali, a Il Ciocco si sono svolti gli europei giovanili di mtb (foto Uec)
Che cos’altro proporrete?

Quest’anno lanciamo la Coppa Europa di ciclocross per categorie giovanili, che era un’idea che avevamo da tempo e che abbiamo già rodato per un paio d’anni senza però seguirla direttamente. E’ un’iniziativa che è piaciuta perché ha un alto tasso promozionale, basti guardare a quanti ragazzi provenienti dal ciclocross siano stati protagonisti nelle varie specialità a Glasgow. Oltre non andiamo, l’Uec non ha grandissime risorse e vogliamo fare poche cose ma fatte bene.

E’ vero che una rassegna pluriciclistica come quella scozzese era nei programmi dell’Uec?

Non solo – Della Casa si fa serio – era già stabilita, la prima edizione si sarebbe dovuta svolgere a Minsk in Bielorussia nel 2021, ma poi la pandemia ha fatto saltare tutti i programmi, senza dimenticare i problemi politici nel frattempo insorti. Il calendario è già molto ricco, noi poi facciamo parte del programma della rassegna quadriennale dei campionati europei, lo scorso anno è stato un successo clamoroso. Nel 2026 vogliamo portare tutte le specialità olimpiche proprio come è avvenuto a Glasgow, ma è un impegno oneroso.

I campionati europei si svolgeranno a Drenthe (NED) dal 20 al 24 settembre (foto Uec)
I campionati europei si svolgeranno a Drenthe (NED) dal 20 al 24 settembre (foto Uec)
Quest’anno gli europei prendono il posto della rassegna mondiale come data. Questo dovrebbe dare anche maggiore impatto multimediale…

E’ un caso, avverrà nell’anno della rassegna omniciclistica, ma già dal prossimo anno torneremo alla nostra collocazione abituale di agosto, considerando anche la presenza delle Olimpiadi che rende il calendario ancora più complicato.

Che impressione ha avuto di questa rassegna scozzese?

E’ stato un grande evento – asserisce Della Casa – che ha permesso di conoscere il mondo del ciclismo a 360 gradi. Chi in Italia aveva mai sentito parlare ad esempio della ciclopalla, o del ciclismo artistico o le tante sfaccettature della bmx? Questo mondiale ha dato più visibilità del solito al nostro mondo e poi ha consentito agli atleti paralimpici di convivere con i normodotati, un grandissimo traguardo.

Quest’anno la Uec ha in programma ben 26 manifestazioni spartite fra le varie discipline (foto Uec)
Quest’anno la Uec ha in programma ben 26 manifestazioni spartite fra le varie discipline (foto Uec)
Un’idea quest’ultima che si può ripetere?

Non solo si ripeterà, ma addirittura i prossimi mondiali su strada di Zurigo 2024 abbineranno ancora i due mondi. Noi seguiamo il paraciclismo solo da due anni, non avevamo le strutture organizzative per farlo bene. La richiesta che ci arriva è di fare altrettanto e seguiremo questa indicazione per la strada, probabilmente dal 2025. Per la pista è più difficile visto quel che serve, anche a Glasgow che pure ha un impianto all’avanguardia hanno avuto problemi.

Bramati: ad Alaphilippe serve ancora un inverno, poi tornerà

18.08.2023
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Puoi chiamarti anche Julian Alaphilippe, ma se in questo ciclismo hai qualche problemino diventa dura anche per te. Il due volte campione del mondo è uscito così così dal Tour de France e ancora peggio dal mondiale di Glasgow.

Di fatto sono mesi che ci prova, ma poi quando il gioco si fa davvero duro, trova sempre chi lo batte. E allora cosa succede ad Alaphilippe?

Bramati e Alaphilippe parlano. I due lavorano insieme dal 2014
Bramati e Alaphilippe parlano. I due lavorano insieme dal 2014

Parla Bramati

Ciò nonostante quest’anno il corridore della Soudal-Quick Step ha messo nel sacco due vittorie: Faun-Ardèche Classic e la seconda tappa del Delfinato. E quest’ultimo successo lasciava davvero ben sperare. 

Davide Bramati è forse il direttore sportivo che meglio lo conosce. C’era spesso lui in ammiraglia in occasione dei grandi successi del francese. Sostanzialmente al “Brama” abbiamo chiesto perché Alaphilippe continua a fare fatica.

«Io – spiega Bramati – penso che Julian sia stato molto sfortunato. Dopo la brutta caduta dell’anno scorso (il riferimento è alla Liegi, ndr) non è stato facile ripartire. Oggi quando perdi dei mesi, non lasci indietro solo delle corse, ma un’intera base di solidità, di costanza… rispetto agli anni precedenti. Però è un ragazzo che ha vinto tanto e mi aspetto che torni a vincere tanto».

Alaphilippe è spesso in fuga e vuole centrare una tappa. La Soudal lo sta supportando?
Alaphilippe è spesso in fuga e vuole centrare una tappa. La Soudal lo sta supportando?

Ancora un anno

Bramati esalta il recente Tour de France di Alaphilippe: è soprattutto da lì che bisogna ripartire. Non dai risultati, ma dal modo di correre.

«Si è visto come Julian abbia affrontato il Tour – riprende il “Brama” – ci ha provato quasi tutti i giorni, dopo la vittoria al Delfinato forse si aspettava qualcosina in più anche lui, ma il livello è davvero altissimo. Oggi se perdi una settimana sembra tu abbia perso un mese. E il Tour è stato corso in modo folle sempre, a parte una tappa e le crono».

Costanza, continuità: se questa è la formula vincente per tornare in auge, Bramati spiega tutto con questa frase: «Dopo quello che ha passato in seguito all’incidente dell’anno scorso, sono convinto che Alaphilippe tornerà dopo questa stagione. Deve fare prima una stagione senza grandi intoppi. Gli serve ancora l’inverno per poter lavorare su questa base e vedrete il prossimo anno…».

Alaphilippe al mondiale, un tentativo lontano dal traguardo poi si è fermato
Alaphilippe al mondiale, un tentativo lontano dal traguardo poi si è fermato

La motivazione c’è

Alaphilippe fa fatica, ma non demorde ed è concentrato. Bramati ci tende a sottolineare questo aspetto, anche perché altrimenti secondo lui non avrebbe interpretato il Tour in quel modo.

«Ma quante fughe ha preso?», incalza Bramati. «Si vede che ha voglia. Spesso è anche partito per primo, proprio per paura di non prenderle o di farsi cogliere in castagna. Per me si lascia alle spalle un buon Tour per le sue condizioni.

«Poi bisogna considerare che per un campione come lui non è facile accettare di non riuscire a vincere. Ci prova giorno e notte».

Tanti si aspettano moltissimo da lui. Ricordiamoci che fino a un paio di anni fa era lì a giocarsela con Van der Poel e Van Aert nelle classiche e adesso fa fatica ad arrivare davanti. In queste situazioni anche le critiche mediatiche montano. Per fortuna che Alaphilippe sembra non curarsene.

Due anni fa tra le stradine di Leuven, Julian firmò il suo ultimo capolavoro, portandosi a casa il secondo mondiale. Quest’anno il “labirinto” iridato scozzese poteva essere perfetto per lui, ma il francese ha pagato sia le fatiche del Tour, sia un acciacco proprio in quei giorni.

«Il mondiale in effetti poteva essere per lui – spiega Bramati – ma ci è arrivato un po’ scarico. Nei giorni precedenti non era al 100 per cento per un piccolo intoppo (sembra avesse preso un raffreddore un paio di giorni prima della gara iridata, ndr). Ma ora si guarda avanti. Come ho già detto è importante chiudere questa stagione con costanza».

E avanti significa Bretagne Classic e non facendo la Vuelta è quasi scontato che lo vedremo in Canada, ma sarà poi la squadra ad annunciare con precisione i suoi impegni. Magari potrebbe essere al top per il Lombardia.

Capecchi: i giovani, le gioie e le fatiche del ciclismo

18.08.2023
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Eros Capecchi è tornato a casa, nel vivaio di famiglia, dove lavora e intanto pensa al ciclismo. Nei giorni scorsi è stato in ritiro con i ragazzi del Comitato Regionale Umbro, del quale è cittì. Il caldo nel centro Italia si fa sentire e quando gli facciamo notare che la sua regione è “bollino rosso” risponde così: «Ora capisco perché sento tutto questo caldo – ride – io al meteo ci bado poco. Tanto non è che si possa fare qualcosa se fa caldo o meno».

Il lavoro procede e le piante stanno bene, neanche loro sembrano soffrire troppo il caldo. «Di acqua ne abbiamo – dice Capecchila diga del Monte Doglio ha ottimi livelli e non dovrebbero esserci problemi. Poi nel nostro vivaio abbiamo tante colture a terra, che richiedono meno cure e acqua. Qualche pianta in vaso si secca, ma è normale che sia così». 

Il ritiro di Livigno è servito per creare un gruppo coeso ed unito, in vista dei prossimi impegni
Il ritiro di Livigno è servito per creare un gruppo coeso ed unito, in vista dei prossimi impegni

I suoi ragazzi

Capecchi parla, lo fa volentieri e la telefonata diventa un motivo per affrontare tanti argomenti legati al ciclismo. La passione per la bici è tanta, e quella di coltivare i nuovi talenti del vivaio ciclistico dell’Umbria è anche di più

«Mi piace molto lavorare con i ragazzi – conferma l’ex professionista – vedi i miglioramenti, ti ascoltano. C’è sempre chi fa un po’ di testa sua, ma è normale, una volta sbattuto il muso torna sui suoi passi. Fa parte della crescita e dell’essere adolescenti. Questa esperienza, nata per gioco, è appagante. Seguo i ragazzi da quando hanno 12 anni fino ai 18, li vedo crescere e li seguo per ogni categoria». 

I ragazzi ci sono e Capecchi sarà chiamato a convocarne sei per il prossimo Giro della Lunigiana
I ragazzi ci sono e Capecchi sarà chiamato a convocarne sei per il prossimo Giro della Lunigiana
Che metodo utilizzi con loro?

Non ce n’è uno specifico. Li ascolto, li frequento e cerco di capire. Devi guadagnarti la loro fiducia affinché si aprano e ti parlino dei loro problemi e delle loro preoccupazioni. Riesco a fondermi con loro, mantenendo sempre dei limiti precisi che mi permettono di avere un’autorità. 

Il rapporto che hai ti piace?

Tanto, ho il modo di legare insieme a loro, magari divertendoci insieme. E’ capitato di fare qualche partita a biliardino o di andare a mangiare un gelato. Se i ragazzi si sentono a loro agio, ti vengono a chiedere cose che magari non avrebbero il coraggio di domandarti. Sono esempi banali ma che costruiscono un bel rapporto, non si può sempre e solo dire “no”. 

Pedalate e momenti di divertimento, nel ritiro di agosto c’è stato spazio per tutto
Pedalate e momenti di divertimento, nel ritiro di agosto c’è stato spazio per tutto
I giorni a Livigno come sono andati?

Bene. E l’ho capito dal fatto che mi seguissero in tutto e per tutto. Anzi, spesso erano loro a chiedermi di fare qualche lavoro in più. Hanno proprio dato il cuore e queste per un tecnico sono grandi soddisfazioni. Lo fanno perché sanno che poi possono chiederti di prendere un gelato o mangiare un piatto di patatine. Sono piccole cose che creano il gruppo e la fiducia reciproca. 

Ora siete tornati, in che modo si lavora fino ai prossimi impegni?

Correranno domenica e andrò a vederli. Ho ancora qualche dubbio da sciogliere, ma lo farò in corsa. Per i prossimi impegni – Vertova, Paganessi e Lunigiana – dovrei scegliere sei ragazzi e portarli sempre con me. Però diventa difficile, perché qualcuno ha degli impegni con la scuola e non è sempre libero. L’idea è quella di andare a vedere le strade del Lunigiana, subito dopo il Paganessi. E’ sempre bene prendere le misure con quei percorsi, il Lunigiana in foto sembra semplice, poi vai lì e ti ammazza.

Per Capecchi si avvicina il secondo Giro della Lunigiana alla guida della formazione umbra
Per Capecchi si avvicina il secondo Giro della Lunigiana alla guida della formazione umbra
Hai tanta scelta quindi?

Sì e mi fa piacere, perché vuol dire che si è lavorato bene. Mi mettono in difficoltà, nel senso buono del termine chiaramente. 

Sono curiosi delle tue esperienze passate, del corridore che sei stato?

Tutto si basa sulla fiducia, nel momento in cui si fidano di te sono loro a domandarti. Io non uso il metodo del “ai miei tempi” anche perché diventa facile che ti prendono in giro, diventi il vecchio che non vogliono ascoltare. Devi essere uno di loro, quando instauri questo tipo di rapporto si aprono e ti chiedono consigli e suggerimenti. 

E’ un movimento, quello della tua regione, in continua crescita?

Mi piace davvero come stiamo lavorando. Tra quattro o cinque anni ci saranno delle grandi soddisfazioni. Alcuni ragazzi li vedo, soprattutto gli allievi, fanno risultati ma sono ancora “bambini”. 

I giovani non si crescono con la teoria del “ai miei tempi” a loro interessa del futuro
I giovani non si crescono con la teoria del “ai miei tempi” a loro interessa del futuro
Dopo un anno di lavoro che cosa pensi del ciclismo moderno?

Posso dire che in Italia non abbiamo capito bene cos’è il ciclismo ora. Diciamo che i ragazzi vanno fatti crescere tranquillamente, poi però abbiamo degli atleti validi che da under 23 non riescono a trovare squadra. Non bisogna spremerli, ma metterli nelle condizioni di fare del loro meglio. Se continuiamo così non li facciamo crescere lentamente, ma smettere velocemente. 

In questo è cambiato molto il ciclismo.

Non ci sarà più il corridore che farà 17 anni di carriera, ma che problema c’è? Il ciclismo è più veloce, non è bello da dire, ma ora hai meno possibilità di provarci. Lo vedo in una regione come la nostra, dove abbiamo buoni corridori anche senza numeri elevati di tesserati. Anche se a livello di Comitati Regionali non è semplice.

In che senso?

Ne parlavo lo scorso anno con Salvoldi, proprio al Lunigiana. L’intento è fare più corse a tappe e far crescere il movimento, per noi regioni l’interesse è alto. Il problema poi è riuscire ad organizzare la stagione quando i soldi scarseggiano. Anche il ritiro appena fatto a Livigno lo hanno pagato le squadre e in parte alcuni genitori. Senza considerare che il nostro presidente mette spesso soldi di tasca sua.

Lotte Kopecky: un po’ star, tanto campionessa

18.08.2023
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GLASGOW – La storia di Lotte Kopecky, per come è stato possibile ricostruirla con i colleghi belgi che dopo la vittoria del mondiale non erano a rischio sbronza come quando lo scorso anno vinse Evenepoel, ma sfoggiavano tutto il loro orgoglio fiammingo.

La linguaccia

Lotte Kopecky (in apertura nell’immagine Guy Kokken Photography) nasce nell’ospedale di Rumst il 10 novembre del 1995, sorella minore di Seppe mentre in futuro arriverà un altro fratello di nome Hannes. Sua madre Anja racconta che Lotte non dà problemi quando si tratta di dormire, che inizia a camminare molto presto e che a due anni tolgono le rotelle dalla bici, perché è in grado di andare da sola.

Quando raggiunge l’età la iscrivono alla materna Sint-Lutgardis di Schelle. Sempre sua madre ricorda di averla lasciata al cancello, che Lotte l’ha salutata e poi è entrata da sola, senza versare una lacrima.

«Quando di recente ho visto una foto di lei che tirava fuori la lingua e la mordeva con forza – ha ricordato la prima maestra – ho detto a sua madre che lo faceva già da piccola. Lotte era una bambina molto tranquilla e ben educata, ma anche un maschiaccio. Combinava sempre scherzi, però mai cattivi. E anche nel parco giochi dell’asilo non faceva che pedalare».

Il mondiale di Glasgow arriva dopo una crescita costante. Lotte ha 27 anni, è alta 1,70, pesa 66 chili
Il mondiale di Glasgow arriva dopo una crescita costante. Lotte ha 27 anni, è alta 1,70, pesa 66 chili

Brava sugli sci

Lo sport arriva subito, intorno ai 3 anni. Va al circolo di ginnastica con suo fratello. Si solleva sulla sbarra, cammina sull’asse di equilibrio, salta nei cerchi. Poi prova alcuni sport con la palla, anche il calcio. Raccontano che non sia inferiore ai ragazzi di pari età. Poi prova il basket e si distingue, ma non le piace e molla.

Suo padre la porta a sciare e anche lì se la cava molto bene. Al punto che nella pista coperta Aspen di Wilrijk, un allenatore va a chiedere se la ragazzina abbia voglia di fare qualche gara, ma questa volta sono i genitori a mettersi di traverso, perché si tratterebbe di andare molto all’estero in un’età ancora acerba.

Vive anche la scuola come uno sport e va bene in tutte le materie, trovando anche il modo di ingraziarsi le insegnanti. Brilla ovviamente in educazione fisica e tutti gli anni sale sul podio delle gare scolastiche di sci di fondo.

Da bambina adorava gli animali, oggi ha un cane, Ollie, e anche un gatto nero (foto Instagram)
Da bambina adorava gli animali, oggi ha un cane, Ollie, e anche un gatto nero (foto Instagram)

Amica degli animali

La bici è ancora un mezzo di trasporto, piuttosto la campionessa del mondo va matta per gli animali. Ora ha un cane, che si chiama Ollie ed è la guest star dei suo video su Instagram, ma da piccola ha avuto la casa piena di ogni genere di animale.

Dopo la visita scolastica in una fattoria didattica, convince i genitori a comprare due caprette con cui i fratelli Kopecky giocano in continuazione. Poi arrivano cani, gatti e criceti. Una volta, ha raccontato la madre, Seppe e Lotte prendono da un vicino un criceto dorato. Quando muore, lo seppelliscono, ma i ragazzi sono così addolorati che i genitori corrono a comprarne altri due. Il negoziante garantisce che siano due femmine, ma si sbaglia. Nasce una nidiata di 24 criceti, poi regalati ad amici di famiglia.

L’arrivo di Glasgow è stato un misto di emozione e incredulità: la sua superiorità è stata disarmante
L’arrivo di Glasgow è stato un misto di emozione e incredulità: la sua superiorità è stata disarmante

In bici con Seppe

La bici arriva con Seppe, che comincia a correre, presto emulato da sua sorella, che lo segue qualunque cosa faccia. Si iscrive al club Front Kontich che ha 11 anni, non va a correre, semplicemente si allena e solo quando ritiene di essere pronta, si butta nelle gare. Pare che sia così competitiva, che tiene come riferimento i maschi, perciò anche se vince le classifiche per le bambine, racconta a casa solo dei piazzamenti assoluti. E nonostante alle ragazze sia offerta la possibilità di correre con i maschi di un anno più giovani, Lotte si rifiuta: resta fra i suoi coetanei, con una grande mentalità vincente. Non la sentono mai lamentarsi per un allenamento da fare.

Lo scorso anno ha ricevuto il Patrick Sercu Trophee al premio Flaandrien 2022 (foto Het Nieuwsblad)
Lo scorso anno ha ricevuto il Patrick Sercu Trophee al premio Flaandrien 2022 (foto Het Nieuwsblad)

Forte e introversa

Alle prime corse, come capita spesso, la accompagna nonno François. Il Belgio sarà anche piccolo, ma al vecchio Kopecky capita di fare anche 4.000 chilometri al mese per stare appresso al calendario della nipote. In macchina Lotte studia o si guarda intorno. Non è la campionessa di adesso, anche perché nei primi tempi rifugge dalle troppe attenzioni.

«Una volta – ricorda il nonno – ha partecipato a una gara a Herentals. Un criterium di dieci giri e a ogni giro c’era un traguardo a premi. Disse ridendo che avrebbe vinto tutte quelle volate, ma avrebbe lasciato la vittoria a qualcun altro. Ed effettivamente le cose andarono proprio così. Non voleva essere sotto i riflettori, era un po’ introversa, ma direi che adesso le cose sono cambiate».

Abbraccio con Demi Vollering: la superiorità della SD Worx ha spesso annichilito il 2023 delle donne
Abbraccio con Demi Vollering: la superiorità della SD Worx ha spesso annichilito il 2023 delle donne

Si allena coi maschi

Lo sport diventa il filo conduttore e si iscrive alla Topsportschool di Gand, un liceo in cui si praticano ginnastica artistica, ginnastica acrobatica, ciclismo, Bmx e calcio. E a Gand, Lotte sboccia. Resta comunque riservata con coloro che non conosce, come oggi, ma con gli amici è trascinatrice. Solo nei confronti dello sport è super seria: durante gli allenamenti non fa un fiato, solo dopo semmai molla qualche battuta.

Quando si fanno degli stage con tutti i migliori, raccontano che voglia allenarsi con i ragazzi, a differenza della maggior parte delle altre ragazze. Inizialmente di questo ridono, ma presto scoprono che la ragazza non è poi molto inferiore. Una volta vanno in ritiro ad Alkmaar, nel nord dell’Olanda, e nevica per tutto il giorno. Mentre tutti i ragazzi si lamentano per le mani gelate, Lotte non dice una parola.

Dopo il periodo con Toyota, ora Kopecky è sponsorizzata da Skoda. In Belgio è una star (foto Instagram)
Dopo il periodo con Toyota, ora Kopecky è sponsorizzata da Skoda. In Belgio è una star (foto Instagram)

Non ha più paura

Quello che si evince parlando con chi l’ha conosciuta meglio è che l’ambizione di oggi è la stessa di ieri e anche la sua indipendenza non è mai cambiata. Lo sa sua madre, lo sanno i nonni. Sua madre ha raccontato che nel momento in cui è andata a vivere da sola, non le ha mai chiesto come si facciano le cose di casa. A Glasgow, Lotte Kopecky ha raccolto il frutto dei tanti sacrifici fatti quando nessuno la conosceva, ma le tante attenzioni la fanno ancora arrossire. Certo sbalordisce la crescita esponenziale degli ultimi anni e ancora di più sbalordisce il suo podio al Tour, ma l’elenco dei suoi successi segue un filo logico impeccabile. La sola differenza rispetto ad allora è che oggi non ha più paura di passare per prima sui traguardi che si trova davanti.

In Belgio è una star e la conferma viene anche dagli ascolti televisivi. Gli spettatori che hanno seguito su VRT1 le immagini finali della sua vittoria mondiale sono stati 869.833. Il numero medio durante l’intera diretta è stato di 524.939. Lo scorso anno, ovviamente con il condizionamento del fuso orario, la media per la gara femminile fu di 163.254 spettatori. Nel 2021, quando il mondiale si svolse a Leuven, quindi in Belgio, gli spettatori medi della gara femminile furono 372.208.

Gaia Realini, la sua bici e alcune scelte tecniche

17.08.2023
4 min
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Dopo un Giro Rosa corso da protagonista, in salita è stata tra le pochissime a tenere testa a Van Vleuten, Gaia Realini ci racconta alcune scelte tecniche e qualche particolarità della sua bicicletta.

Quali rapporti utilizza? Perché il reggisella con off-set positivo e girato in avanti? Perché tiene la mani alte anche in discesa? Abbiamo posto alcuni questi allo scricciolo terribile che in salita è un riferimento.

La Emonda di Gaia Realini, usata per le frazioni più impegnative
La Emonda di Gaia Realini, usata per le frazioni più impegnative
Come stai prima di tutto?

Sto bene, grazie. Dopo il Giro mi sono goduta qualche giorno a casa, in pieno relax con la mia famiglia e amici. Poi è stato tempo di ricominciare sono andata in ritiro con la nazionale a Livigno.

Quale è stato, se c’è stato, il momento più difficile?

Il momento più difficile al Giro è stata la quinta tappa. Era una delle più dure di questa edizione, io ed Elisa Longo Borghini eravamo nel primo gruppo, poi nel finale, sull’ultima ascesa lei e Van Vleuten si sono avvantaggiate di qualche metro. Ho iniziato la discesa una decina di secondi dietro a loro e, dopo uno dei primi tornanti, ho visto una bici rossa che sbucava da dietro un accumulo di terriccio. Ho subito avvertito l’ammiraglia dicendo che Elisa era caduta e loro mi hanno rassicurata dicendomi di continuare.

In gara Realini usa la Emonda, ma c’è anche la Madone
In gara Realini usa la Emonda, ma c’è anche la Madone
Ti ha condizionato del prosieguo della tappa?

Sinceramente non ero molto tranquilla, ma sono riuscita a finire la tappa a ridosso delle prime. Dopo la tappa cercavo Elisa e speravo mi dicessero qualcosa ma con le premiazioni è stato difficile. Appena rientrata al bus l’ho vista e mi ha detto che aveva male ovunque. Insomma, è stata una giornata non facile da mettersi alle spalle.

Gaia Realini e la sua bici, usi sempre la Emonda?

La scelta della bici in gara dipende dal tracciato. Se è prevalentemente pianeggiante, veloce e scorrevole, utilizzo volentieri anche la Madone. Se però il tracciato è vallonato e con salite lunghe o di media lunghezza, utilizzo la Emonda. Per entrambe ho la taglia 47.

Hai chiesto delle modifiche specifiche per adattare la bici alle tue esigenze?

Sinceramente no, non ho fatto richiesta particolari. Mi sono fidata molto della parola e del consiglio dei nostri tecnici e meccanici. Diverse accortezze sono state rese necessarie per rendermi performante in sella, perché sono un po’ fuori misura. Ad esempio si è adottata la soluzione del reggisella con off-set avanzato.

Quali sono invece i rapporti che normalmente usi?

Normalmente i rapporti sono 52-39 e 10-33. Opto quasi quasi sempre per questa combinazione. Quando si vanno ad affrontare salite con pendenze più arcigne, la variabile sta nella combinazione delle corone, 50-37. Dietro invece sempre i pignoni con scala 10-33.

Mani alte anche in discesa, ma si lavora per cambiare assetto
Mani alte anche in discesa, ma si lavora per cambiare assetto
Una cosa che non cambieresti mai sulla tua bici?

La bici nella sua interezza. Veramente, mi trovo benissimo con tutta la componentistica che abbiamo e fin da subito, grazie al consiglio dei tecnici, ho trovato un ottimo feeling in sella. Che si tratti di Madone o Emonda, ho sempre il comfort di cui ho bisogno per andare forte.

Perché tieni sempre le mani alte, anche nelle discese veloci?

Il fatto di tenere le mani alte anche in discesa non ha un motivo preciso. Mi rendo conto che questa posizione non è l’ideale, ma ho iniziato così e ora mi sto allenando per cambiare.

Conci non molla. Ora Danimarca e Germania (soprattutto)

17.08.2023
4 min
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Nicola Conci è impegnato al Giro di Danimarca. Il corridore della Alpecin-Deceuninck sembra finalmente stare bene e aver trovato la continuità di cui tanto aveva bisogno.

Lo avevamo lasciato ad inizio anno con una valigia piena di sogni e buoni propositi, ma ancora una volta la sfortuna, che non è affatto cieca, lo ha colpito. E gli aveva compromesso di fatto il maggiore obiettivo dell’anno: il Giro d’Italia.

Nicola Conci (classe 1997) è alla sesta stagione da professionista
Nicola, come stai?

Ora meglio. Ho ripreso al Giro di Polonia ed è stata una prima corsa dopo un lungo periodo tranquillo, senza aver fatto gare a luglio. Mi è mancato qualcosina nel finale delle prime tappe, quelle più importanti o comunque più adatte a me, però è stata un’ottima prova in vista del prosieguo della stagione.

E cosa prevede il tuo calendario?

Giro di Danimarca, poi il Giro di Germania, poi ancora le due corse di un giorno in Canada – Quebec e Montreal – e a seguire tutto il blocco delle corse italiane. Le possibilità per far bene non mancano.

Nicola, ci eravamo lasciati a febbraio con una lunga intervista piena di buoni propositi. Tutto sommato, la preparazione per il Giro era iniziata in maniera lineare. Poi che cosa è successo?

In questa prima parte di stagione non sono stato fortunatissimo. Ero partito abbastanza bene in Algarve. Mi sentivo bene ed ero fiducioso, ho anche ottenuto un paio di top 10. Poi abbiamo fatto un lungo ritiro e per un mese non ho corso e sono arrivato un po’ sottotono al Catalunya e forse l’ho pagato. Lì mi sono  anche ammalato. Ai baschi sono durato qualche giorno, poi mi sono dovuto ritirare. Dopo i Baschi sono andato di nuovo in altura, ma mi sono ammalato nuovamente.

Al Giro d’Italia appena sei tappe per Conci, una fuga nel giorno di Lago Laceno e poi il Covid. Un peccato. Ci aveva lavorato moltissimo
Al Giro d’Italia appena sei tappe, una fuga nel giorno di Lago Laceno e poi il Covid
Forse eri già un po’ debilitato…

Ero sul Teide, ma non ero al top. Poi al Giro mi sono ammalato una seconda volta consecutiva, questa volta con il Covid. Ci ero andato tranquillo, pensando di aver superato ormai l’influenza, ma non era così. A dimostrazione che Covid ed influenza sono due cose diverse. Sensazioni fisiche diverse. Con il test positivo mi sono dovuto ritirare e ho dovuto osservare un periodo di riposo.

Al Giro hai fatto una settimana, poi però eri al Delfinato. Si pensava al Tour?

No, ho fatto il Delfinato giusto per fare qualche giorno di corsa in vista dell’italiano. A quel punto ho fatto un reset pieno, pensando appunto a questa seconda parte di stagione.

Non è facile, ce ne rendiamo conto. Venivi dal caso Gazprom e ancora una stagione travagliata: come si fa a tenere duro?

Eh già, ripensandoci non è facile perché appunto l’anno scorso c’è stata la cosa della Gazprom. L’anno prima l’operazione all’arteria iliaca, problema che a sua volta persisteva da anni. Da quando sono professionista non sono riuscito a fare una stagione senza problemi. Come si fa mi chiedete? Si pensa sempre un po’ al giorno stesso, alla prossima corsa… ma il tempo passa. Io non posso far altro che lavorare e concentrarmi sull’immediato futuro.

Conci (in primo piano) alla Volta ao Algarve: aveva ottenuto un incoraggiante 7° posto in una delle tappe più dure
Conci (in primo piano) alla Volta ao Algarve: aveva ottenuto un incoraggiante 7° posto in una delle tappe più dure
Il problema oggi non è tanto stare male una volta o due. Questo gruppo sembra un treno in corsa. Ogni volta che ci si rientra dopo uno stop si finisce in un vagone dietro. Ma alla fine i vagoni finiscono…

Vero, come dicono un po’ tutti, sembra che dal 2020 sia cambiato qualcosa nella mentalità dei corridori. Ormai o si arriva iper preparati a tutte le corse o non si può più neanche partire. La corsa per allenarsi non esiste più. Adesso i valori che fai a febbraio all’Algarve sono gli stessi che fai al Giro d’Italia e al Tour de France. Poi, ovvio, in Algarve fai una salita forte e ci sono 20 corridori davanti, al Tour de France ce ne sono 80. Però quei numeri stellari devi sempre farli se vuoi stare lì… almeno nella media.

Sei in scadenza di contratto: si muove qualcosa? C’è idea di restare alla Alpecin?

Qualcosa si muove, l’idea è di restare. Stiamo parlando da un po’, ma ancora non c’è niente di definitivo. Intanto cerco di far bene e poi vedremo.

Hai nominato una bella lista di corse all’orizzonte e, ci sentiamo di aggiungere, per fortuna. Tra queste ce n’è qualcuna che ti piace di più? Qualcuna che può essere adatta a te?

Sicuramente il Giro di Germania. Penso sia più adatto rispetto al Danimarca, dove magari aiuterò di più la squadra. Magari in Germania avrò un po’ più di spazio, ma anche Quebec e Montreal sono due corse di un giorno abbastanza impegnative. Magari riuscirò a mettermi in luce lì, anche in vista di tutte le corse italiane che seguiranno. Bene o male le nostre corse sono tutte abbastanza buone per me.

E anche la tua motivazione sembra buona, dai…

Sì, si… quella c’è!

Crono: perché schiena e muscoli posteriori sono tanto importanti?

17.08.2023
4 min
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Parlando con i corridori ma anche i tecnici, è emerso come la schiena e la muscolatura posteriore giochino un ruolo fondamentale nella posizione della crono. Tutta questa catena, dalle spalle ai polpacci, è chiamata fortemente in causa. E lo è sia per la spinta che per l’equilibrio.

Diego Bragato, responsabile del Settore Performance della Fci, conferma tutto ciò. Lui lavora moltissimo con i ragazzi della pista e del quartetto i quali, ovviamente, hanno una posizione da crono piuttosto estrema. Ma anche sulla strada non si è certo da meno. Mattia Cattaneo, per esempio, dedica molto tempo alla muscolatura della schiena. E lui stesso ci spiegava come grazie a certi lavori specifici riuscisse ad adottare una posizione più estrema con relativa facilità.

Diego, gli atleti ci dicevano che a crono la parte posteriore della muscolatura e della schiena contano moltissimo. Incide anche nella guida. E’ così?

E’ vero, ma direi che è tutta la parte centrale del corpo e non solo quella posteriore che gioca un ruolo fondamentale nel gesto della pedala e in particolare della pedalata a crono.

Perché?

Perché una muscolatura tonica stabilizza l’atleta sulla bici. E un ciclista più stabile guadagna due volte. Una muscolatura forte stabilizza le spinte sui pedali, soprattutto quando si hanno posizioni estreme e si spingono i rapporti lunghi di oggi. Se il “core” è dunque forte, il bacino è più stabile e c’è meno dispersione di forza. Insomma, si spinge di più. Secondo aspetto: un atleta più forte e stabile evita d’innescare una serie di problematiche secondarie come infiammazioni, dolori…

Che poi è un po’ quello che giusto ieri ci diceva Yankee Germano, parlando dell’arretramento più corto anche sulle bici da strada…

Le posizioni a crono invece sono più estreme. Devi essere più flessibile, quindi avere una mobilità maggiore, ma anche più stabile… E conciliare le due cose non è facile.

Squat (in foto, dal web) e stacchi sono ideali anche per i glutei
Squat (in foto, dal web) e stacchi sono ideali anche per i glutei
E allora quali sono i muscoli più chiamati in causa nella crono?

I primi restano i quadricipiti, ma cresce l’apporto del grande gluteo e di tutta la parte dorsale. Sia per il discorso delle spinte che della guida.

Come ci si lavora dunque?

Con esercizi a corpo libero, esercizi per il core. Ma proprio perché è un tema molto importante andiamo a monte. In Federazione spingiamo molto affinché su stabilità e mobilità si lavori sin da ragazzi. La mobilità è la prima cosa che dalla nascita in poi si va a perdere, pertanto va curata. Poi serve il potenziamento. Quindi i classici stacchi, lo squat… e infine la parte specifica per il core, come gli addominali.

Stacchi e squat… come li fai fare?

Io preferisco farli fare con il bilanciere libero, tanto più se l’argomento sono la crono e la stabilità. Perché stando liberi non solo devi comunque fare il tuo esercizio di forza, ma devi continuamente controllare il movimento con tutti i muscoli. Magari ho meno carico rispetto a chi lavora con i macchinari, ma farò un lavoro più completo.

Trazioni a braccia larghe per far lavorare di più la muscolatura della schiena
Trazioni a braccia larghe per far lavorare di più la muscolatura dorsale
E questi esercizi vanno bene anche per la parte posteriore?

Sì, anche se poi per bicipiti femorali e glutei si lavora pedalando: partenze da fermo, SFR… sono movimenti che ti permettono di lavorare su una spinta completa. Io le chiamo progressioni di forza.

Diego resta la parte alta: la schiena che a quanto pare serve moltissimo per l’equilibrio…

Per la schiena si fanno le classiche trazioni alla sbarra, gli esercizi a corpo libero, i dorsali… specie lavorando con ampie aperture.

Come mai con ampie aperture?

Perché una presa più larga, specie con i palmi rivolti verso l’esterno e non verso la faccia, fa sì che si usino meno i bicipiti e più i muscoli dorsali e scapolari. L’obietto di tutto questo tema alla fine è uno: trovare il miglior compromesso tra forza e una posizione estrema come quella richiesta dalla crono.

Tour du Limousin: finalmente il giorno di Mozzato

17.08.2023
5 min
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A un certo punto, dopo tanti piazzamenti e nessuna vittoria, nella testa di Luca Mozzato ha iniziato a farsi largo il dubbio di non essere un vincente. L’ultimo successo risaliva al Circuito del Porto del 2019, quando batté in volata Gomez, che all’epoca correva nella Colpack, e altri che fanno ancora fatica a guadagnarsi un posto al sole.

Per lui nel frattempo è arrivato il professionismo e con il salto di qualità, un’infinità di piazzamenti nelle mezze classiche del Nord e nelle tappe del Tour: in due anni di Grande Boucle, il vicentino è finito per sei volte nei dieci, ma di vittorie neanche parlarne. Invece ieri a Trelissac la luna ha girato nel verso giusto e Luca ha vinto la seconda tappa al Tour du Limousin. Non sarà il Tour e neanche la Roubaix, ma niente come la vittoria sa dare un senso alla fatica. E così, mentre di solito lo chiamavamo per raccontare i suoi progetti, i piazzamenti e i successi altrui, questa volta il protagonista è lui: Mozzato Luca da Arzignano, 25 anni, professionista dal 2020.

La Arkea-Samsic ha lavorato per riprendere la fuga e ha lanciato Mozzato verso la vittoria
La Arkea-Samsic ha lavorato per riprendere la fuga e ha lanciato Mozzato verso la vittoria
Non vincevi da quattro anni, c’è voluta costanza…

Intanto devo ringraziare la squadra. Sembra una cosa banale che dicono tutti, però oggi (ieri, ndr) hanno cominciato a lavorare tanto lontano dall’arrivo. Parliamo di 150 chilometri. Quando hai un leader che garantisce la vittoria, è un po’ più facile. Invece nel mio caso, insomma, il caso di un corridore che non ha mai vinto… Fare quel tipo di lavoro è perché ci si aspetta che riesca a vincere. Mi hanno dato fiducia, non era una cosa scontata.

Siete partiti per far la corsa per te?

Ci credevano quasi di più i miei compagni che io stesso. Hanno cominciato a lavorare, tenendo la fuga a tiro. Però i chilometri passavano e andare a prenderli non è stato facile. Ci siamo riusciti nel finale e a quel punto l’arrivo mi dava una mano, perché non era né troppo duro né tutto piatto. Alla fine venivano fuori le gambe e io ho trovato il momento giusto per partire, perché comunque ero messo abbastanza bene.

Qual era il momento giusto?

Ai 300 ho visto davanti a me che Cosnefroy e Askey si sono un po’ toccati e hanno perso inerzia. Così ho deciso di partire abbastanza lungo, visto il tipo di arrivo. Era quello il momento giusto.

In corsa anche la Intermarchè-Circus con Rota e Petilli, che oggi potrebbero fare la corsa a Bort les Orgues
In corsa anche la Intermarchè-Circus con Rota e Petilli, che oggi potrebbero fare la corsa a Bort les Orgues
Perché secondo te hanno deciso di fare corsa per te?

Sono uscito bene dal Tour e hanno deciso di darmi fiducia. Poi comunque qui di velocisti “di calibro” non ce ne sono tantissimi, quindi, guardando il parterre, hanno valutato che forse avevamo noi l’uomo vincente. E avranno pensato: proviamo a metterlo nelle condizioni di giocarsi la corsa.

Quanto sei più leggero stasera?

Abbastanza, anche perché comunque questa prima vittoria non è mai diventata un’ossessione, però cominciava a essere tanto tempo che non vincevo. E anche dal mio punto di vista dovevo cercare di capire che tipo di corridore sono. Essere un corridore che fa la corsa e non vince non è proprio il massimo. Non sono più giovanissimo, però mi davo ancora un paio d’anni per vedere che tipo di corridore potessi essere. E in questo paio d’anni volevo provare a giocarmi le mie carte e adesso questa vittoria aiuta.

Secondo te i tanti piazzamenti al Tour dipendevano da un fatto di fiducia o dal confronto con gente più forte?

Ho sempre pensato che mi riesce più facile piazzarmi in una corsa impegnativa, dove il livello è altissimo come al Tour, piuttosto che vincere le corsette di livello inferiore. Che poi adesso parlare di corsette… Non ce ne sono più, però mi riesce più facile tirare fuori il quinto-sesto posto in una corsa dove ci sono i fenomeni, piuttosto che vincere 3-4 corse con un parterre minore.

L’ultimo successo di Mozzato risaliva al 2019, quando vinse il Circuito del Porto da U23
L’ultimo successo di Mozzato risaliva al 2019, quando vinse il Circuito del Porto da U23
Perché?

Perché sono un corridore veloce, ma non velocissimo. Quindi i velocisti non li stacco tutti e sono quella via di mezzo che mi permette di spaziare in tanti tipi di corse, soprattutto le classiche, anche se questo finora non mi ha permesso di essere vincente.

Secondo te questa vittoria può dare qualcosa in termini di convinzione?

Sicuramente. E può fare la differenza soprattutto con gli avversari, che magari adesso vorranno venire alla mia ruota: Questo fa una grande differenza.

Da cosa hai capito di essere uscito bene dal Tour?

Mi sembrava di averlo finito e non essere proprio cotto. Ero stanco come tutti, però era una stanchezza positiva, stanchezza buona. Non ero nella situazione in cui non volevo muovermi dal letto per tre giorni. Insomma, stavo ancora relativamente bene e quindi dopo 2-3 giorni di recupero, le sensazioni in bici sono state subito buone.

Prossime tappe?

Domani (oggi, ndr) si arriva in salita. Non è un colle di montagna, però è decisamente troppo dura. Invece sul circuito di Limoges se ne può riparlare, perché magari arrivano in tanti e la corsa è giocabile. Il problema è sempre capire se il gruppo arriva a giocarsi la corsa e se io sarò ancora nel gruppo.

Al Tour du Limousin c’è anche la Eolo-Kometa, con Bais, Pietrobon, Rivi, Lonardi, Maestri, Bevilacqua e Muñoz
Al Tour du Limousin c’è anche la Eolo-Kometa, con Bais, Pietrobon, Rivi, Lonardi, Maestri, Bevilacqua e Muñoz
Anche la squadra sarà motivata a provarci, no?

Sicuramente, però il Limousin è una corsa particolarmente difficile da controllare, quindi se anche c’è la volontà, poi bisogna avere le gambe e una situazione favorevole.

Ultima cosa: il prossimo anno arriva Albanese: pensi che si inserirà bene?

Non so quello che si aspettano, ma hanno preso un bel corridore. Albanese è forte in volata e passa le salite. Per il calendario che fanno qua in Francia, può essere utilissimo. Quindi oltre a tutte le corse WorldTour che farà e che fino adesso non ha mai fatto, aggiunge potenziale a tutta la squadra.

Se stamattina ti avessero detto che stavi per vincere la tua prina corsa?

Ci avrei sperato, creduto non lo so. Diciamo che c’era una serie di concause che poteva farmi credere che ci sarei andato vicino. Ma quando uno non ha mai vinto, fa fatica a capire quale sia la giornata giusta. Però è andata bene, sono contento. Sono davvero contento.