Lampo d’azzurro su Beihai: Milan si lancia, Viviani lo infila

12.10.2023
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BEIHAI – Dedicato a Marco Villa, pensiamo non appena Viviani e Milan sfrecciano accanto andando a fermarsi in fondo allo stradone liscio, dritto e caldo. La prima tappa del Tour of Guangxi parla italiano, come meglio non si poteva sperare, il tecnico della pista azzurra avrà gongolato vedendo davanti due dei suoi. La gente è assiepata alle transenne, calde per il sole. I fotografi sono pronti e la volata è un esercizio di tattica e potenza. Giocano pulito. E Milan involontariamente si trasforma nel perfetto leadout per Viviani. Parte infatti ai 300 metri e il veronese trova lo spunto per passarlo. Nei giorni scorsi gli avevamo chiesto come mai non avesse preso Morkov, poi finito all’Astana.

«Evidentemente – sorride accaldato – il progetto di Cavendish era più concreto. Credo che Mark farà il record di tappe al Tour, come credo che anche io con un buon supporto e le giuste gambe, posso essere competitivo contro i migliori sprinter. Sono sempre stato anche realista, però oggi ho dimostrato che ci sono».

Il Trofeo del Tour of Guuangxi è esposto la mattina al foglio firma, sorvegliato da guardiani speciali
Il Trofeo del Tour of Guuangxi è esposto la mattina al foglio firma, sorvegliato da guardiani speciali

Un lampo di Milan

Primo Viviani, secondo Milan. Il gigante friulano ha pagato care le fatiche del Giro e da maggio ha messo insieme appena nove giorni di corsa, faticando a trovare ritmo e sensazioni Anche i mondiali di Glasgow su pista non lo hanno mostrato ai livelli che ben conosciamo.

«Sono contento che sia tornato a sprintare – dice Viviani – perché essendo nello stesso gruppo della nazionale, sappiamo anche come ci vanno le cose. E Jonathan dal Giro non ha più ritrovato le sensazioni che voleva. Dopo l’arrivo gli ho fatto i complimenti. Alla fine l’ho passato solo io, perché mi sono trovato nella situazione perfetta per farlo. Ma tutti gli altri sono rimasti dietro ed è partito a 300 metri. Qualche mese fa, contro i miei stessi interessi, gli avevo detto che avrebbe dovuto finire bene l’anno, perché il prossimo per lui comincia una nuova avventura da leader e non sarebbe facile iniziare con l’ultima vittoria fatta a maggio. Sono felice di averlo visto fare una volata lunga e bella. Quanto a me, sono contento di essere tornato a vincere nel WorldTour una cosa che mi mancava da tanto».

Questa prima tappa a Beihai è stata la 47ª giornata di gara per Milan, appena la 9ª dopo il Giro
Questa prima tappa a Beihai è stata la 47ª giornata di gara per Milan, appena la 9ª dopo il Giro

Contento a metà

Milan sorride. E’ contento per la vittoria dell’amico, ma proprio perché non vince da maggio e da tutto questo tempo non azzecca una bella corsa, non gli sarebbe dispiaciuto affatto alzare le braccia. Gli chiediamo che effetto faccia veder vincere il… vecchiaccio.

«Sono contento sinceramente che mi abbia passato lui – sorride a denti stretti – e non qualcun altro. Oddio, contento, insomma… E’ stata una giornata bella calda, ma l’andatura non è stata particolarmente sostenuta, a parte i primi chilometri quando voleva partire la fuga. I ragazzi mi hanno scortato per tutto il tempo e nel finale mi hanno lasciato al punto giusto, anche se forse mi sono trovato davanti troppo presto. Non potevo aspettare nessuno, perché non volevo essere riassorbito e quindi sono partito lungo. Mi aspettavo qualcuno da dietro, ho cercato di dare tutto fino all’arrivo, però ci sono ancora 5 giorni. Non saranno tutti arrivi per me, ma sicuro cercherò di fare bene».

La testa e le gambe

Per un motivo o per l’altro, entrambi hanno buttato in questo sprint un anno di bocconi più o meno amari. E tutto sommato il fatto che siano ancora qui a lottare in questa caldaia cinese significa che sono in cerca di riscatto. Milan ha ammesso di non essere stanco tanto nelle gambe, quanto psicologicamente e Viviani è sulla stessa lunghezza d’onda.

«Ieri ho letto un tweet che ricordava le 18 vittorie del 2018 – ricorda Viviani – e non è semplice passare a zero nel 2020, sette nel 2001, due l’anno scorso e vincere la prima del 2023 solo la settimana scorsa… Ovvio che sono cose differenti, cambia tutta la dimensione, non bisogna mollare e non è mai facile. Servono le gambe, ma la testa fa la differenza. Non è stato facile passare la settimana scorsa tra il Croazia e la partenza per la Cina. C’erano 10 giorni a casa e allenarsi non è stato facile. Devi capire bene il tuo corpo per decidere quali allenamenti fare e accorciare le ore. A fine stagione è inutile farne 5-6, meglio 4 di qualità. Ho trovato anche dei giorni per andare in pista con la scusa di test sui materiali e per fare allenamenti di qualità. Quindi la settimana è passata bene, però senza le gambe non ti inventi niente».

La Ineos è in Cina con i due Hayter, Leonard, Narvaez, Plapp e Rowe: tutti per Viviani
La Ineos è in Cina con i due Hayter, Leonard, Narvaez, Plapp e Rowe: tutti per Viviani

Destinazione Parigi

Milan è come se avesse sentito e racconta di non aver avuto sensazioni ottime, ma discrete. Dice di aver fatto dei buoni allenamenti prima di partire e qualche lavoretto specifico ieri nel provare il percorso di tappa. E poi, mentre il compagno di nazionale si avvia verso altri giornalisti, Milan gli riconosce il merito di aver sempre creduto nella doppia attività, fra strada e pista.

«Essere il portabandiera della doppia attività – risponde Viviani a distanza – mi fa sentire orgoglioso. E’ un gruppo cresciuto negli anni insieme, quindi è ovvio che vediamo dei punti di riferimento in uno o nell’altro. E’ bello che anche gli altri siano cresciuti alternando la doppia attività e che vadano ad affrontare una stagione importante come quella olimpica. Jonathan è diventato campione olimpico a vent’anni, non è una cosa da tutti, non è una cosa che si dimentica. E l’anno prossimo torneremo a essere lo stesso gruppo che ha fatto belle cose negli ultimi anni in pista».

Ci arriverà a capo di un inverno composto da 2-3 settimane di stacco e poi tanto lavoro per la strada. Nessuna Sei Giorni, al massimo qualche gara Classe 1. Molto probabilmente non sarà neppure agli europei pista di gennaio, per non dover anticipare troppo la preparazione. L’obiettivo sarà arrivare pronto al Tour Down Under e poi di partecipare alla prima Coppa del mondo su pista. Ma adesso c’è questa storia cinese da portare a compimento. Domani si riparte in maglia di leader, il resto si vedrà giorno dopo giorno.

L’urlo di fine stagione. Oioli riparte da qui

12.10.2023
5 min
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C’è tanto dietro la vittoria di Manuel Oioli domenica al Gran Premio Del Rosso, una delle ultime classiche della stagione under 23. Un successo davanti a sei compagni di fuga, tutti di team di categoria mentre il corridore di Borgomanero è del Team Development Q36.5 e già questo è un motivo di ragionamento. Poi perché il successo diciamo che mette a posto un po’ di cose, dopo un’annata nella quale il corridore era spesso stato in evidenza, portando a casa tanti piazzamenti tra cui la piazza d’onore alla Piccola Sanremo, ma era sempre mancata la vittoria.

Un successo che rinsalda anche le convinzioni di Oioli (nella foto di apertura Pettinari Communications), alle porte di una stagione delicata, quella che dovrà sancire il suo passaggio al professionismo al termine di un percorso nella categoria coperto per intero, con convinzione, ma anche con tante ambizioni ancora da realizzare e per certi versi guadagnarsi.

«A dir la verità questa vittoria l’aspettavo da due anni – esordisce Oioli – praticamente è dal Lunigiana 2021 che attendevo, non ero mai riuscito a trovare la zampata giusta, pur portando a casa molti buoni risultati. E quando manca la vittoria è come se ti venisse un blocco mentale, pensi sempre di sbagliare tutto. Per me questo successo è stato una liberazione che vale tantissimo».

Il successo nella volata ristretta del GP Del Rosso, su Garavaglia e Bortoluzzi (foto Pagni)
Il successo nella volata ristretta del GP Del Rosso, su Garavaglia e Bortoluzzi (foto Pagni)
Che gara è stata?

Non tanto dura e non propriamente adatta alle mie caratteristiche, con la salita di Vico che era uno strappo di 3,5 chilometri da coprire otto volte, ma che non faceva così tanta selezione. Io però sentivo di stare bene e la corsa si è messa nella maniera migliore con un gruppetto in fuga. So che in quelle situazioni sono sufficientemente veloce per giocare le mie carte. Sapevo che era un’occasione da non farsi sfuggire.

Tu hai svolto un calendario abbastanza articolato, fra gare italiane ed estere. Che idea ti sei fatto?

Con il team abbiamo disputato quasi tutto il calendario delle gare internazionali in Italia, poi alcune gare all’estero che ho affrontato anche con la nazionale. Ho avuto l’opportunità di gareggiare anche contro i professionisti, come a Fourmies. Mi sono accorto che tra le gare internazionali di categoria, soprattutto all’estero e quelle contro i “grandi” non c’è poi questa grande differenza di ritmo e conseguentemente di livello. Mi sono anche dato una risposta: è merito proprio dei team Devo come il mio, dove si acquisisce l’abitudine a un certo tipo di ciclismo.

Quest’anno il piemontese ha assaggiato anche le sfide con i pro’, in Francia e Germania
Quest’anno il piemontese ha assaggiato anche le sfide con i pro’, in Francia e Germania
Trovi quindi differenza, a parità di età e valore, tra il gareggiare per una formazione di categoria e un team Devo?

Sì, senza alcun dubbio. E’ un vantaggio perché non devi sbatterti oltremisura per trovare un passaggio fra i pro’, è come se la tua strada fosse tracciata. Certo, bisogna andar forte, bisogna meritarselo, ma non devi star lì sempre a dimostrare qualcosa, sei più libero di testa. A me ad esempio, la mancanza di vittorie stava pesando, ma il team non ha mai smesso di credere in me.

Durante la stagione ti è mai venuto qualche dubbio sulla tua scelta di passare alla Q36.5 lasciando la Fundacion Contador?

Sinceramente no, è stata una scelta pienamente consapevole e che continuo a reputare giusta. Mi trovavo bene nel team, ma correvo poco e in un calendario, basato soprattutto sulle gare spagnole, che non era adatto alle mie caratteristiche. Nieri (Daniele Nieri, diesse del team, ndr) mi ha cercato molto lo scorso anno, il team mi è stato vicino anche in momenti difficili. Come detto c’è un clima di fiducia che aiuta a crescere.

Manuel Oioli è nato il 12 maggio 2003 a Borgomanero. Quest’anno ha colto 12 top 10 e una vittoria (foto Instagram)
Manuel Oioli è nato il 12 maggio 2003 a Borgomanero. Quest’anno ha colto 12 top 10 e una vittoria (foto Instagram)
Che voto daresti alla tua stagione?

Mi merito un 7,5 soprattutto per quest’ultima parte dell’anno. Avevo iniziato anche bene, ero anche salito sul podio nel prologo del Giro d’Algeria, ma a fine marzo, dopo che sentivo che qualcosa non andava, mi hanno diagnosticato la mononucleosi. Ho continuato a gareggiare, ma gli effetti mi hanno accompagnato per molte settimane. Sentivo di non andare come volevo, al ritiro estivo di Livigno sono addirittura svenuto in allenamento e i dirigenti temevano avessi qualche problema al cuore. Per fortuna è tutto passato e nel finale ho ricominciato a sentirmi come volevo io.

Che atmosfera c’è nel team development?

Molto serena, non c’è quell’ansia di risultato che per forza di cose un po’ si respira nella prima squadra, dove c’è bisogno di punti Uci anche per dare risposte agli sponsor che investono. Qui si pensa a crescere. La mia ad esempio è stata la prima vittoria in assoluto del team, ma non per questo le cose sono andate male, sappiamo tutti di lavorare per un progetto più grande.

Oioli nel 2021 era stato 5° agli europei e 7° ai mondiali. Ora vuole un’altra chance
Oioli nel 2021 era stato 5° agli europei e 7° ai mondiali. Ora vuole un’altra chance
La tua stagione è quindi finita al meglio…

Sì, le gare sono terminate, ora farò ancora qualche uscita di… decantazione in bici e poi un paio di settimane di totale stop per andare in vacanza. Non di più, poi riprenderò gradatamente con palestra e mtb per ritrovare un po’ di brillantezza in vista della preparazione invernale.

Che obiettivi ti poni per il 2024?

Uno solo e non è una gara specifica. Voglio passare professionista a fine anno, guadagnarmi la mia chance fra i grandi. La scelta di fare tutto il triennio di categoria la reputo indovinata, obiettivamente a oggi quel salto ancora non è nelle mie corde. Vorrei un 2024 più brillante, magari tornare in nazionale ma non come quest’anno, dove non potevo fare altro che aiutare i compagni. Vorrei farlo da protagonista, ancor meglio se all’europeo o al mondiale.

Attilio Viviani e mister Jackson, sprinter dell’altro mondo

12.10.2023
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In questo ciclismo sempre più internazionale che corre, nel vero senso della parola, da gennaio ad ottobre inoltrato, dall’Australia all’Africa, dall’America all’Europa passando per l’Asia e l’Oceania s’incontrano atleti di estrazioni ben diverse. Spesso sono naif, ma ogni tanto c’è anche il cosiddetto corridore buono e uno di questi è George Jackson, che ha vinto due tappe e la classifica al Tour of Tahiu Lake, una tappa al Tour de Langkawi e una al Tour of Hainan.

Tra coloro che hanno avuto a che fare con il neozelandese c’è Attilio Viviani, del  Team Corratec-Selle Italia. I due infatti sono entrambi velocisti ed entrambi hanno un certo feeling con la pista. Attilio che ha un occhio tecnico al pari del fratello Elia, ci aiuterà quindi a conoscerlo meglio.

Jackson e Viviani hanno corso “relativamente molto”, insieme in questa stagione tra Francia, Cina e Malesia. Relativamente perché è chiaro che un atleta neozelandese che corre con un team kiwi non batta troppo il calendario europeo. E viceversa Attilio in relazione ad Oceania e Asia.

Attilio Viviani sulle strade del Langkawi… ora sta correndo in Turchia
Attilio Viviani sulle strade del Langkawi… ora sta correndo in Turchia

Sprinter e pistard

Jackson è uno sprinter possente, alto 189 centimetri per 75 chili. E’ un neozelandese di Wellington, classe 2000. Stradista emergente, è anche un ottimo pistard tanto da aver conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre juniores nel 2018 e di giungere quest’anno quinto nell’eliminazione fra gli elite.

La strada per lui era la via dell’allenamento per la pista, ma dopo le 5 vittorie e le 14 top ten di questa stagione forse qualcosa sta cambiando. E sta cambiando anche perché la sua squadra, la Bolton Equities Black Spoke, non se la passa bene. Per il 2024 infatti passerà dallo status di professional a quello di continental. Jackson pertanto è oggetto (prezioso) di mercato, anche se per ora sembra che resterà in quel team. Ma andiamo da Attilio Viviani…

Attilio, innanzi tutto dicci come stai tu? E che stagione stai mettendo in archivio?

Direi una stagione di alti e bassi, dovuta a problemini fisici e cadute. Però ogni volta che non inciampavo in questi problemi ritrovavo sempre buone sensazioni e buoni risultati. Io comunque sto bene. Mi sono mancati alcuni risultati di rilievo in cui speravo tra Cina e Malesia. Ho subito un bel colpo di jet lag nei primi giorni al Taihu Lake che poi mi hanno spento abbastanza per il resto della trasferta. Ero sempre là, ma per un motivo o per un altro – anche di gambe in certi giorni, quindi niente scuse – non riuscivo mai a fare una volata come volevo. Mi è mancata lo sprint perfetto, quell’occasione che certe volte ti viene e altre ti crei.

Però hai vinto una corsa in estate e tutto sommato la costanza di rendimento è stata buona…

Sì, dai… Resta il fatto che ero sempre presente (17 piazzamenti nei primi dieci, ndr) e molto spesso con dei buoni valori in volata.

Hai corso parecchio in giro per il mondo: sono “diverse” le volate in Paesi lontani come quelli dell’Asia?

Quest’anno ho girato tanto. Sono partito presto in Argentina e finirò con una classica di un giorno ad Hong Kong attorno al 20 ottobre, appena dopo questo questo Giro di Turchia. Diciamo che tutte le volate hanno la loro storia, sono sempre più caotiche e poco ordinate, quindi oltre alle gambe ci vuole una buona dose di fortuna e un posizionamento ottimale, che sia in Asia o in Europa. Però possiamo dire che l’elemento caos in Asia viene un po’ accentuato: basta poco per trovarsi nel punto giusto, così come per ritrovarsi a sprintare per la ventesima posizione.

Capitolo Jackson: partiamo dal personaggio col capello lungo! Che tipo ti sembra?

Personaggio in bici come fuori dalla bici, dato questo capello lungo e rasato allo stesso tempo e i baffi. Non lo conosco personalmente, però a pelle mi sembra uno con le carte in regola sia in bici che fuori. Non conquisti cinque corse in due settimane così a caso. Lui ha vinto la classifica generale e due tappe al Taihu Lake, una tappa al Langkawi e una ad Hainan, dove il livello è buono.

Jackson a quanto pare sembra abile anche sui percorsi un po’ più impegnativi
Jackson a quanto pare sembra abile anche sui percorsi un po’ più impegnativi
E tecnicamente com’è? Fa volate corte o lunghe? In progressione o “secche”? Tu che hai un certo feeling con la pista, riconosci in lui le doti da pistard?

Viene dalla pista e lo si vede. Infatti è esplosivo, ma allo stesso tempo lucido nei finali, analizza e agisce in “tempo zero” nell’ultimo chilometro. L’occhio del pistard non gli manca. L’ho visto muoversi molto bene. E lo conferma il fatto che ha vinto volate di testa con un bel leadout, da dietro anticipando, e testa a testa come per esempio contro Zanoncello al Langkawi.

Cercate la sua ruota ormai, nel senso che un riferimento, o ognuno cerca di fare la propria volata?

Sicuramente in due settimane fare quello che ha fatto lui non passa indifferente, quindi direi di sì: io come altri credo, lo guardavamo in modo diverso negli ultimi chilometri. 

E’ un velocista puro o tiene anche un po’ in salita?

Difficile dirlo. In Asia è tutto un po’ amplificato e complicato: la distanza dalla routine europea, il jet lag…  sono cose che pesano tanto sulla prestazione, almeno per quanto mi riguarda. Jackson ha dimostrato di tenere bene nella tappa che ha vinto a Langkawi. Adesso bisognerebbe capire se era in una giornatona al top o se gli è venuto facile perché fa parte delle sue caratteristiche. Fatto sta che quel giorno, che era impegnativo, ha vinto. Quindi complimenti a lui!

Pontoni e il gravel: romanticismo e tanto agonismo

11.10.2023
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Il secondo campionato del mondo gravel, corso il fine settimana scorso, ha chiuso la breve parentesi su questa disciplina. Aperta in occasione del primo campionato europeo, disputato in Belgio il primo ottobre. Il gravel cresce, accoglie sempre più appassionati, sia tra i ciclisti quanto tra i tifosi. La provincia di Treviso, tra sabato e domenica, ha potuto godere di nomi illustri del panorama del ciclismo mondiale e di un pubblico da classiche. 

Ma dove potrà arrivare questa disciplina? Piace a tanti atleti, grazie a percorsi sempre nuovi e diversi tra di loro. La differenza tra il campionato europeo e quello del mondo era estremamente profonda. Scelte tecniche che portano anche ai vari cittì a dover fare delle selezioni, così da portare in gara la miglior squadra possibile. La stessa Italia di Pontoni tra uomini e donne è variata tanto, costruendo quattro squadre (due per gara tra europeo e mondiale) tanto diverse tra di loro. 

Le due prove elite del mondiale gravel 2023 hanno visto protagonisti di primo piano (foto Bolgan)
Le due prove elite del mondiale gravel 2023 hanno visto protagonisti di primo piano (foto Bolgan)
I due percorsi tra europeo e mondiale ci hanno detto che il gravel cresce e cambia nei percorsi, questo comporta scelte diverse per la selezione dei corridori?

Assolutamente, devi schierare il miglior atleta possibile in base alle caratteristiche del percorso. Quello degli europei mi ha spinto a scegliere atleti molto più veloci e a puntare quindi su di loro. Per esempio nelle donne ho portato Elena Cecchini in tutte e due le prove, ma all’europeo era l’atleta di punta, mentre al mondiale ha dato supporto alle altre. 

Cittì, tra europeo e mondiale hai cambiato tanto, soprattutto nella corsa delle donne.

Avevo più scelta, anzi ora posso dirlo: avremmo dovuto avere anche la Longo-Borghini, ma a causa dell’infortunio non è stato possibile. Con gli uomini ho lasciato più spazio agli under 23 all’europeo ma al mondiale non me la sono sentita, anche perché è venuta fuori una gara da cinque ore.

Nella gara delle donne l’Italia si è messa la corsa sulle spalle conducendo le danze per tanti chilometri (foto Bolgan)
Nella gara delle donne l’Italia si è messa la corsa sulle spalle conducendo le danze per tanti chilometri (foto Bolgan)
Il livello degli atleti si è alzato, lo si è visto sia tra le donne che tra gli uomini…

Si è alzato e molto. Sia come nomi che come qualità dello sforzo da parte degli atleti. Troviamo team professionisti, che fanno di mestiere questa specialità. Credo che nel giro di 2-3 anni avremo squadre dedicate a questa disciplina con professionisti del settore sempre più competitivi. Soprattutto nel campo femminile abbiamo visto il meglio, mancava la Ferrand-Prevot e qualche atleta della mtb, però se si guarda alla strada c’erano tutte. 

Il Lombardia il giorno prima della prova maschile ha un po’ precluso le scelte?

Alessandro De Marchi e Simone Velasco hanno comunque partecipato, certo la loro presenza va di pari passo con le esigenze dei team. Forse slittando la prova avanti di una settimana rispetto al Lombardia avremmo avuto differenti atleti, ma non scordiamo chi ha vinto (Mohoric, ndr) e il fatto che ci fosse un corridore come Van Aert.

Com’è il rapporto con le squadre dei vari corridori?

Non è semplice, siamo una specialità emergente, però già dall’anno scorso ad oggi si nota una voglia maggiore di partecipare. Una voglia che è anche delle aziende. Gli atleti, fosse per loro, ne avremmo tanti di più a disposizione. Credo che questi due mondiali e il prossimo, che si svolgerà nelle Fiandre, daranno il “la” definitivo a questa specialità

Ci si riesce a coordinare in maniera costruttiva?

Molte squadre in questi due giorni post mondiale mi hanno contattato mostrando un grande interesse, così come i costruttori. Basta pensare a quali tipologie di bici vengono vendute maggiormente ora: le gravel occupano una buona fetta di mercato.

Tra le protagoniste della gara femminile c’era anche Demi Vollering, vincitrice dell’ultimo Tour de France Femmes
Tra le protagoniste della gara femminile c’era anche Demi Vollering, vincitrice dell’ultimo Tour de France Femmes
Che crescita si immagina per il gravel in futuro?

Quella che c’è stata per la mountain bike negli anni ‘90. Pensiamo che le Olimpiadi del 2028 si svolgeranno negli Stati Uniti e questa è una specialità che nasce lì. Il gravel si afferma come terza disciplina del fuoristrada, considerando che hanno assegnato i mondiali fino al 2028. Si è partiti con due edizioni in Italia, poi ci sposteremo in Belgio, Australia, Francia, ancora Belgio e poi Emirati Arabi ad AlUla. Ripeto, non mi stupirei se questa specialità potesse avere un futuro sempre più radioso

Arrivare dal fuoristrada aiuta, ma le distanze poi diventano molto impegnative…

Chi ha già corso nel ciclocross o nella mtb a livello di guida è estremamente avvantaggiato. Già solo fare le curve in maniera corretta dà una grande mano, però poi entra in gioco la distanza. Entrambe le gare sono state sulle 5 ore, è chiaro dunque che la resistenza conta eccome. E quella la alleni solamente su strada. Pensiamo per esempio alla Cecchini che non ha mai fatto nulla in fuoristrada e si è comportata alla grande.

Il pubblico di Pieve di Soligo si è riversato in strada nella due giorni iridata, una prova di quanto il gravel sia ormai popolare
Il pubblico di Pieve di Soligo si è riversato in strada nella due giorni iridata, una prova di quanto il gravel sia ormai popolare
Il pubblico poi ha risposto in maniera incredibile, sia sabato che domenica…

Ho visto tantissima passione e secondo me chi era a bordo strada torna a casa con uno stupore negli occhi non indifferente. Il gravel è tanto entusiasmante, non si ha assistenza e il corridore ci mette tanto del suo, è un tornare indietro nel tempo. Bisogna saper sfruttare i piccoli momenti e noi cittì dobbiamo riuscire a far sentire il nostro appoggio in ogni istante.

A lei che è rimasto di questa esperienza?

Mi ha lasciato un’altra medaglia oltre a quella della Persico, le persone e lo staff ci hanno davvero messo il cuore e questo per me è un premio enorme. Devo ringraziare tutti per questa seconda esperienza fantastica.

Tour of Guangxi: si comincia, fra tifosi e due espulsioni

11.10.2023
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BEIHAI – Prima un centro commerciale, poi l’hotel delle squadre. Il Tour of Guangxi comincia alla cinese, con tanti ragazzini pieni di domande e il vociare allegro. Siamo stati accolti con grandissimo calore e tanti sorrisi, ma la barriera della lingua finora è risultata difficilmente sormontabile. I pochi che parlano inglese diventano il bersaglio delle mille domande che il cervello annota a ogni passo. E poi c’è internet, chiuso rispetto al resto del mondo. La VPN che dovrebbe permetterci di aggirare il blocco in questo momento non funziona troppo regolarmente, speriamo si connetta per tempo. Google e tutti i social di Meta, compreso Whatsapp, in Cina non si aprono. E pare che negli ultimi mesi il governo abbia inasprito i filtri.

Anne Wu, assieme all’olandese Sjors Beukeboom, ha condotto la presentazione: una in cinese, l’altro in inglese
Anne Wu, assieme all’olandese Sjors Beukeboom, ha condotto la presentazione: una in cinese, l’altro in inglese

Tutti al Wanda Plaza

Il Wanda Plaza è un centro commerciale, probabilmente uno dei più grandi di questa città, piccola per essere cinese. Dai 26 milioni abbondanti di Shanghai, siamo arrivati a Beihai che ha 400.000 abitanti e si affaccia sul Mar Cinese Meridionale, davanti all’isola di Hainan su cui si è corso fino a pochi giorni fa.

Si comincia domani e i primi ad essere applauditi sono stati i tre corridori che si sono prestati oppure sono stati estratti per la partecipazione al bagno di folla. Tim Wellens che ha da poco vinto il Renewi Tour e di questa corsa colse la prima edizione. Elia Viviani, campione olimpico. E Jakub Mareczko, che in Cina ha vinto più di 30 corse, quest’anno ha fatto centro per due volte e magari spera con un colpo di coda di trovare la giusta ispirazione per la prossima stagione, dopo il 2023 di pochissime corse con la Alpecin-Deceuninck (appena 32 giorni di gara).

Dopo 4 anni di buio

Mentre scrutiamo fra gli sguardi delle ragazzine che dalla balconata riprendono tutto con i cellulari, pensiamo a quel senso di festa clamorosa che fu in Italia il ritorno alle gare dopo i 4 mesi di lockdown. Loro si accorgono che le guardiamo: prima salutano, poi si nascondono emozionate. Il Guangxi Tour mancava da quattro anni, comprensibile che per il pubblico sia qualcosa da esaltare, alimentare con risate e foto.

«Sono super felice di essere qui – dice Wellens –  ho tanti bei ricordi. Il percorso è più duro di quando vinsi, c’è una tappa molto impegnativa, per cui conterà avere ancora buone gambe. E’ comunque una prova WorldTour, nessuno è venuto per non fare sul serio. Mi piace sempre viaggiare verso parti di mondo che normalmente non frequentiamo. E’ passato tanto tempo dall’ultima volta che si è corso da queste parti, sono certo che per i tifosi sarà molto bello»

Maglie da firmare per Viviani, accolto come una star
Maglie da firmare per Viviani, accolto come una star

Un giorno per volta

Gli hanno regalato dei fiori e una collanina, che osserva lentamente. Poi gli hanno portato un mucchio di maglie da firmare. Elia Viviani ce lo aveva detto in una delle ultime interviste: la squadra ha deciso che, vista la sua condizione, venire qui gli farà bene. E così, se da un lato avrebbe preferito mandare la bici in vacanza, il veronese sa di avere la gamba vincente (il successo in Croazia è ancora fresco) e cercherà di battere il ferro ancora caldo.

«Ho già corso in Cina, al Tour of Beijing dove vinsi due tappe – racconta lasciando dopo ogni frase il tempo per la traduzione – però mai da questa parte. Sono uno sprinter, quindi ho delle ambizioni prima di chiudere la stagione. Una vittoria di tappa sarebbe molto importante, abbiamo diverse chance e domani ci sarà la prima. Meglio andare avanti giorno per giorno. Ci sono strade larghe, quindi si arriverà alle volate a grande velocità, ma con buona sicurezza. Le motivazioni a questo punto della stagione sono importanti e la mia è vincere di nuovo. Essere qui con una corsa dopo quattro anni è strano, pensando a quello che hanno vissuto e che noi seguivamo attraverso i media. Per loro è stato tutto più lungo, ma adesso vogliamo che i fan si divertano».

Lionel Marie, primo da sinistra, guida la nazionale cinese al debutto WorldTour
Lionel Marie, primo da sinistra, guida la nazionale cinese al debutto WorldTour

Marie e la nazionale

Il tempo di sentire Mareczko che ha raccontato la sua voglia di vincere, perché ha vinto in tutta la Cina però mai al Tour of Guangxi e nel centro commerciale è entrata la nazionale cinese guidata da Lionel Marie. Il francese, 57 anni, racconta di aver avuto i primi contatti con la Cina 12 anni fa e più di recente di aver fondato la continental China GLory. Dice che i suoi ragazzi non sanno cosa significhi andare a 60 all’ora per due ore. Racconta che dopo quattro anni di Covid c’è da ricostruire da zero.

Qualcuno sogna di diventare professionista, ma senza fretta perché un alto livello da queste parti equivale a un medio livello europeo. Lavorano per i punti della qualificazione olimpica e dice che con i suoi parla in inglese, perché il cinese è troppo complicato. La stessa parola ha almeno quattro diversi significati, impossibile per lui. Non lo dica a noi che siamo qui da appena due giorni…

Due corridori… espulsi

Poi dal centro commerciale, salendo sul pullman che da ieri ci trasporta seguendo gli orari che ogni giorno arrivano su WeChat (che sostituisce Whatsapp), arriviamo all’hotel delle squadre. Si parla di conferenza stampa, in realtà è un evento organizzato da Giant per la Jayco-AlUla. Tutti i corridori seduti e poi di colpo in piedi per posare con i tifosi. Quindi domande, domande con premi e alla fine anche una sfida virtuale fra i corridori presenti. E’ festa grande, genuina e semplice. Ma l’ingenuità non tragga in inganno, irriderli porta a conseguenze pesanti. Se ne sono accorti Thijssen e Mikhels della Intermarché-Wanty messi fuori corsa per aver simulato gli occhi a mandorla in un video social. La rivolta sui social cinesi ha costretto la squadra a fermarli.

Domani comincia il Guangxi Tour, corsa di sei tappe che chiude la stagione 2023. L’arrivo della prima tappa è previsto per le 14,30 ora locale: le 8,30 in Italia. La vivremo con la curiosità della prima volta in Cina e raccontando dei suoi protagonisti. Sperando che la connessione in qualche modo anche stasera decida di funzionare. Sono le 18 adesso che chiudiamo il pezzo, ci sono due ore per cercare di metterlo nel sito.

De Cassan l’esordio all’Emilia, la Eolo e il grazie al CTF

11.10.2023
4 min
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La Eolo-Kometa ha ufficializzato l’arrivo di Davide De Cassan nella prossima stagione. Il corridore classe 2002 ha già esordito con la squadra di Ivan Basso e Alberto Contador al Giro dell’Emilia. La sua prima gara da professionista è stata una festa, con tanta gente che è venuta a vederlo, tra cui la sua famiglia. Momenti che De Cassan non dimenticherà mai, soprattutto perché ha corso accanto ai campioni di oggi e domani. Sulle rampe di San Luca ha lottato gomito a gomito con Pogacar, Roglic, Mas e Simon Yates

«E’ stata una giornata pazzesca – dice ancora emozionato De Cassan – il livello della corsa era altissimo. Quando ho letto la startlist e ho realizzato con chi avrei corso non ci credevo, un conto è vederli in tv o leggerli su un foglio, un altro è correrci accanto. Nei momenti in cui ero lucido al di fuori della corsa pensavo “Wow!” Ma la gara è gara e quando è stato il momento di prendere la posizione non ci ho pensato».

La Eolo-Kometa con De Cassan al Giro dell’Emilia
La Eolo-Kometa con De Cassan al Giro dell’Emilia

La prima tra i pro’

Un esordio del genere, tra i professionisti e in una corsa di alto livello fa piacere, e lascia intendere l’idea che la Eolo si è fatta di De Cassan. Ma cosa hanno chiesto al giovane di Riva del Garda una volta in gara?

«Avevo il compito di portare Fortunato nelle prime posizioni una volta entrati nel circuito del San Luca – ci spiega – fin lì sono andato bene. Poi le gambe erano quello che erano, il Giro dell’Emilia è davvero duro: 204 chilometri e tanta salita, tra cui 5 volte la scalata del Santuario.

«Dopo essermi sfilato ho comunque voluto finire la gara. Lo volevo fare per me ed è stata una cosa pazzesca. Il pubblico a bordo strada era tantissimo e caldissimo, se ci penso ho ancora la pelle d’oca. La sera stessa ero provato, anche se l’adrenalina mi ha aiutato a smaltire la fatica». 

Per Davide De Cassan un esordio tosto all’Emilia
Per Davide De Cassan un esordio tosto all’Emilia
La tua famiglia era lì a bordo strada, com’è stato?

Bellissimo anche questo, la sera tornando a casa abbiamo realizzato insieme cosa era successo. Le altre volte parlavamo di dinamiche di corsa di gare under 23, mentre sabato scorso parlavamo di Pogacar, Roglic e Yates. Per loro forse è stato ancora più assurdo, perché lo hanno visto da fuori. 

Il prossimo inverno sarà con la maglia Eolo, dopo tre anni di CTF Friuli, che sensazioni hai?

Eh… Sarà strano. Da un lato mi dispiace ma è anche giusto così, devo metabolizzare. Sono contentissimo di passare pro’ e un po’ mi mancheranno. Al CTF devo tantissimo e li ringrazierò per sempre, perché sono stati una parte importante della mia vita. Tre anni non si dimenticano facilmente. Per me si è rivelato l’ambiente giusto per crescere e maturare. Infine devo tanto anche al mio manager Raimondo Scimone, senza di lui tutto questo sarebbe sicuramente più difficile.

Davide De Cassan lascia il CTF Friuli dopo tre anni d’intense emozioni (foto Instagram)
Davide De Cassan lascia il CTF Friuli dopo tre anni d’intense emozioni (foto Instagram)
Che regalo farai al CTF per salutarli?

Non so, forse una maglia della Eolo, mi sarebbe piaciuto regalargli una vittoria a San Daniele, ma ho perso il momento giusto. Quindi penserò bene a cosa regalare a Renzo (Boscolo, diesse della squadra, ndr) e al team. 

Il passaggio a metà anno alla Eolo com’è stato?

E’ stato graduale, con un approccio tranquillo e sereno così come il mio esordio in gara. Le Eolo e il CTF avevano deciso il calendario insieme fin dall’estate, per arrivare al meglio nel 2024. In questo modo il prossimo anno non sarà tutto nuovo. 

Gli allenamenti?

Non ci sono state grandi differenze, ma è giusto così. Non dovevo soffrire troppo il cambio, ci sarà tutto l’inverno prossimo per capire e adattarsi alla nuova categoria. 

L’ultima gara disputata in maglia CTF Friuli è stata la Coppa Città di San Daniele, chiusa in quinta posizione (photors.it)
L’ultima gara disputata in maglia CTF Friuli è stata la Coppa Città di San Daniele, chiusa in 5ª posizione (photors.it)
Più di 200 chilometri in corsa non li avevi mai fatti, com’è stato aggiungere quei 20-30 chilometri?

Pesano tanto, soprattutto quando non devi farli in altre gare. Alla Coppa San Daniele, corsa con il CTF che era di 160 chilometri, mi sentivo bene. Dopo 3 ore e 30 di gara le gambe rispondevano ed ero lucido. Aggiungere un’ora di sforzo a quei ritmi è difficile e il prossimo inverno sarà importante in vista del 2024. 

Ora che corse farai?

Ho fatto il Gran Piemonte giovedì scorso, ora le gare in Veneto: Giro del Veneto e Veneto Classic.  

Un biker tra gli stradisti. Ilias Periklis corre e si diverte

11.10.2023
4 min
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Scorrendo la classifica del Tour de Langkawi, recentemente terminato, si nota come al 19° posto, figuri Ilias Periklis. Questo nome non dirà molto agli appassionati assoluti della strada, ma è un vero totem invece per quel che riguarda i biker, la mountain bike.

Periklis infatti è uno dei maggiori interpreti delle marathon. Ha in tasca non si sa quanti titoli nazionali (anche nel cross country), ha preso parte a due Olimpiadi e ha vinto il titolo mondiale marathon nel 2012. 

L’ateniese impegnato alle Olimpiadi di Tokyo. Aveva preso parte anche a quelle di Londra 2012
L’ateniese impegnato alle Olimpiadi di Tokyo. Aveva preso parte anche a quelle di Londra 2012

Un greco in Asia

Ilias è un greco, classe 1986, e in Mtb ha corso per tanti anni nelle fila dei team di Andrea Marconi, manager marchigiano, che tra l’altro annovera anche il portoghese Thiago Ferreira, anche lui iridato marathon e, dicono fonti attendibili, i cui valori fisici sono stellari. E per stellari intendiamo al pari o superiori a gente che non troppo recentemente ha vinto il Tour de France.

Ma torniamo ad Ilias. Al Langkawi ha corso vestendo i colori della Li Ning Star, una continental cinese. E quando lo abbiamo visto davanti ci siamo chiesti cosa ci stesse facendo un biker in mezzo agli stradisti.

«Se penso a me ciclista – ci ha detto Periklis – mi sono sempre visto su entrambi i fronti. Ho sempre pedalato sia in Mtb che su strada. Il ciclismo su strada è la base di tutte le discipline ciclistiche!

«Fin dall’inizio ho avuto anche buoni risultati e un buon feeling con il ciclismo su strada e credo che le mie caratteristiche di ciclista siano più vicine agli sport di resistenza. E per me la migliore combinazione è stata la disciplina marathon, che unisce le caratteristiche della Mtb e della strada».

Tour of Hellas 2022: Ilias in azione con la maglia della nazionale greca
Tour of Hellas 2022: Ilias in azione con la maglia della nazionale greca

Biker e scalatore

Il greco ha voluto così fare questa prova. Il pallino della strada ce l’ha sempre avuto. Una passione che negli anni è andata ad aumentare sino a laurearsi campione nazionale nel 2007 e nel 2020. Il suo percorso è un po’ l’opposto di quel che ha fatto Diego Rosa.

In questa stagione Ilias ha preso parte a molte corse con la nazionale greca. Ha persino vinto una gara in Uzbekistan, ha colto due top ten nei campionati nazionali sia a crono che in linea e ha anche vinto la classifica degli scalatori al Giro di Albania, corsa che tra l’altro aveva visto un discreto livello di partecipazione.

«Il livello in queste gare come il Langakawi è alto – ha detto Periklis – ma io mi diverto perché ci sono corridori di grande qualità quindi è bello correre tra loro. In più a fine stagione non è facile affrontare tante ore di corsa, in quel clima umido… le difficoltà maggiori che ho incontrato sono state queste e anche la posizione in gruppo, ma quella credo sia difficile sempre… e non solo perché sono un biker!

«Su strada è molto diverso correre: in mtb imposti la tua gara, hai un piano e lo segui. Su strada devi cambiare il tuo piano molte volte quindi questo è più stressante».

«Posso fare bene su tutti i terreni – ha detto Periklis – ma mi piace di più la salita! E in generale le più difficili, quelle in cui “devi” continuare a spingere quando la tua testa invece dice di no».

E questa è una tipica risposta da biker e da biker di lunghe distanze. Spesso questi atleti nelle gare di alta montagna si ritrovano a spingere forte da soli per ore. E non è un caso che diversi biker siano anche degli ottimi cronoman. E non è dunque un caso che lo scorso anno Ilias abbia vinto il titolo nazionale contro il tempo.

Periklis al Tour de Langkawi, il greco ha chiuso al 19° posto. Ora corre ad Hainan (foto Instagram)
Periklis al Tour de Langkawi, il greco ha chiuso al 19° posto. Ora corre ad Hainan (foto Instagram)

Nuove sfide

Ma quindi cosa ci faceva Periklis al Langkawi? Semplicemente correva. Anziché farlo in mtb, il greco ha deciso di puntare, almeno per questo scorcio di stagione, sulla strada. Fonti attendibili ci dicono che abbia ricevuto una buona offerta. Quest’anno aveva corso moltissimo su strada, lui voleva continuare su questa falsariga e quindi ha colto questa occasione. 

Inizialmente la nostra idea era che Ilias mirasse ad ottenere punti per strappare un pass per Parigi 2024. «Nessun pass, il sogno olimpico ormai è finito – ha concluso Periklis – Ma posso dire che continuerò a partecipare ad eventi importanti».

E i nuovi eventi dopo il Langkawi si chiamano Tour of Hainan, gara a tappe, sull’omonima isola nel Sud della Cina. Rispetto al Langkawi c’era qualche salita in più, ma anche un livello maggiore. E anche in questo caso Periklis se l’è cavata benone.

Lucca, il primo anno da pro’ fra luci e qualche rimpianto

11.10.2023
4 min
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CARPI – Ogni ciclista sa che nel professionismo trova il primo step verso la propria realizzazione. Una volta fatto il salto tra i “grandi” bisogna riordinare le idee e fare i conti con un mondo che va a velocità folli, dove cane mangia cane. La storia di Riccardo Lucca che vi abbiamo già raccontato, dimostra che il passaggio tra i pro’ è un momento delicato da non sottovalutare anche se all’anagrafe hai 26 anni. 

Siamo a Carpi, a pochi minuti dalla partenza del Giro dell’Emilia e Riccardo scende dal bus della Green Project-Bardiani CSF Faizanè per fare un bilancio di questo suo primo anno da professionista. Disponibilità e gentilezza sono due caratteristiche che il giovane trentino non ha sicuramente perso. 

Per Lucca il 2023 si chiuderà con 70 giorni di corsa a dimostrazione si un ottima costanza
Per Lucca il 2023 si chiuderà con 70 giorni di corsa a dimostrazione si un ottima costanza
Come arrivi a questo finale di stagione?

In buona condizione, meglio di altri periodi anche rispetto agli scorsi anni. Anche se sono proprio due cose diverse. Facevo appuntamenti importanti e alcune gare coincidevano, ma non puoi paragonarle.

Com’è andato questo tuo anno da neo pro’?

Ho fatto fatica rispetto come mi aspettavo. E’ stato un avvio di stagione con un calendario super, perché ho iniziato con il UAE Tour, poi abbiamo fatto la Strade Bianche, la Tirreno e la Sanremo. Insomma, quando è arrivato il Giro non ero troppo pronto, quindi non sono stato selezionato.

E la seconda parte di stagione?

Siamo andati in Cina e abbiamo fatto un super lavoro vincendo la generale. Sento di aver trovato un buon ritmo.

A livello di preparazione senti di essere arrivato pronto a questo passaggio?

L’anno scorso ho corso tanto, senza aver mai un mese in cui stavo completamente fermo. Così anche quest’anno, perché lo finisco con 70 giorni di gara. C’è stato il periodo prima del Tour of the Alps, dove sono stato un mese senza correre, però comunque va a finire che vai in montagna e non si può dire che ti fermi.

Per Lucca il primo anno da professionista è stata l’occasione per aggiustare la preparazione
Per Lucca il primo anno da professionista è stata l’occasione per aggiustare la preparazione
Ti rimproveri qualcosa in questa stagione? Hai detto prima che non sei stato selezionato al Giro d’Italia…

Secondo me ho iniziato troppo piano, perché non ero nella condizione in cui sarei dovuto essere. Con il calendario che mi aspettava non ero prontissimo. Insomma, se già a inizio anno ti ritrovi un po’ a inseguire, questa cosa ti destabilizza, quindi ho imparato che il prossimo inverno devo lavorare molto di più.

Ti è mancato qualcosa a livello di preparazione o fisico?

Al livello di preparazione. A Maiorca abbiamo preso la neve e mi sono raffreddato. Quello un po’ mi ha destabilizzato la prima parte di stagione. Certe cose non le puoi prevedere. Però recrimino il fatto di non essere arrivato pronto come avrei dovuto

La partecipazione al Giro d’Italia 2024 sarà tuo obiettivo primario?

Assolutamente sì. Com’è giusto che sia, questo primo anno mi è servito anche per prendere le misure in vista delle corse importanti. 

Riccardo Lucca alla Strade Bianche 2023
Riccardo Lucca alla Strade Bianche 2023
Nella Green-Project hai trovato un ambiente che ti è piaciuto?

Un bel gruppo con tanti giovani. Certi fanno solo un calendario U23 quindi li vedi un po’ meno. Però siamo un team affiatato e questo è importante, perché stiamo tanto in giro e altrimenti ti peserebbe troppo. 

Hai legato con qualcuno in particolare?

Sì, un po’ più con quelli con cui ho fatto il ritiro, quindi Santaromita e Nieri, con cui mi sono trovato molto bene. Poi a fine anno le strade si dividono, come succede in ogni squadra del resto. 

Per il prossimo anno ti sei dato degli obiettivi?

Non al momento. Non avendo ancora un calendario definitivo preferisco chiudere questa stagione nel modo giusto. Non si sa ancora se faremo la trasferta in Argentina o da dove inizierò io. So solo che durante questo inverno dovrò lavorare di più per farmi trovare più pronto indipendentemente dalle gare. 

I top e flop del 2023. I verdetti di Gregorio e Pancani

10.10.2023
7 min
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All’epilogo del 2023 su strada manca pochissimo, col calendario che prevede gli ultimi impegni di classe 1.Pro e World Tour. In questi giorni si sta correndo ancora in Turchia, in Veneto, in Cina e in altri angoli più isolati del mondo. Tutte gare che per qualche corridore potrebbero riequilibrare (parzialmente o meno) l’annata ma che non andrebbero a stravolgere la graduatoria di chi ha convinto o di chi è stato al di sotto delle aspettative.

Abbiamo voluto interpellare Luca Gregorio (che ci ha anticipato ciò che ha detto nel suo podcast) e Francesco Pancani, rispettivamente le prime voci delle telecronache Eurosport e Rai Sport, per conoscere i loro personalissimi “top&flop” della stagione. Un compito forse meno scontato del previsto.

Il rischio di trovarsi di fronte all’imbarazzo della scelta, sia in positivo che negativo, nell’esprimere i propri verdetti c’era eccome.

Sia per Gregorio che per Pancani, Pogacar e Vingegaard sono stati indubbiamente due top del 2023
Sia per Gregorio che per Pancani, Pogacar e Vingegaard sono stati indubbiamente due top del 2023

I promossi

Sentiamo che nomi ci hanno dato, motivandoli con il loro stile e non necessariamente in ordine di importanza. E partiamo dai promossi.

GREGORIO: «Inizio da Tadej Pogacar. E’ semplicemente il migliore. Numero uno della classifica mondiale, sempre sul pezzo da febbraio a ottobre. Protagonista nelle classiche e nelle corse a tappe. Vogliamo dirgli qualcosa? Fiandre e Lombardia (il terzo di fila come Coppi e Binda) nello stesso anno. Pazzesco».


PANCANI: «Filippo Zana. Parto con i cosiddetti top sotto un’ottica diversa, inserendo due nomi italiani. Il primo è il veneto della Jayco-AlUla. Personalmente ero molto curioso di vederlo in un team WorldTour e penso che abbia dimostrato grande personalità. La vittoria a Val di Zoldo al Giro d’Italia è la ciliegina sulla torta della sua stagione, oltre alla generale allo Slovenia. Però più che questi successi, mi è piaciuta la regolarità con cui ha lavorato alla grande per i suoi capitani».

GREGORIO: «Il secondo nome che faccio è Mathieu Van der Poel, un cecchino infallibile. Anno magico per lui e per questo merita il premio, per me, di migliore del 2023. Sanremo, Roubaix e un Mondiale da leggenda nel giro di sei mesi. Fenomenale».

Senza dubbio Filippo Zana è stata una delle belle conferme (o sorprese?) della stagione, specie per Pancani
Senza dubbio Filippo Zana è stata una delle belle conferme (o sorprese?) della stagione, specie per Pancani

PANCANI: «Dico Filippo Ganna perché secondo me anche il giorno che non correrà più sarà sempre un top. Ha fatto un grande inizio di stagione con un bellissimo secondo posto alla Sanremo e pure durante la stagione, specie nel finale alla Vuelta, si è riscoperto anche velocista. Poi, anche se non parliamo di strada, non posso dimenticare quello che ha fatto in pista ai mondiali di Glasgow nell’inseguimento individuale».

GREGORIO: «Proseguo con Jonas Vingegaard, a mio parere il più forte corridore attuale nei grandi giri a tappe. Dominante in salita, efficace a crono, sempre sul pezzo e con attorno una squadra super. Ha vinto anche Baschi e Delfinato e avrebbe potuto prendersi pure la Vuelta. Ice-man».

PANCANI: «Ovviamente Tadej Pogacar. E’ un corridore che vince da febbraio ad ottobre e non si tira mai indietro. Ha vissuto una primavera fantastica vincendo Parigi-Nizza, Fiandre, Amstel e Freccia. Solo una caduta alla Liegi lo ha messo fuori gioco compromettendogli la preparazione al Tour. Nonostante tutto in Francia ha ottenuto il suo quarto podio finale. Ha fatto secondo, un piazzamento che pesa. Ha chiuso poi alla grande col Lombardia».

GREGORIO: «Aggiungo Primoz Roglic. Ha vissuto la stagione dei sogni. Il suo peggior risultato è un quarto posto, ovviamente non considerando i piazzamenti nelle tappe parziali di un grande giro. Può piacere o meno come stile e modo di correre, ma è quasi infallibile. Giro d’Italia, Tirreno, Catalunya, Emilia, terzo alla Vuelta. Il modo migliore per salutare i calabroni. Garanzia».

Uno splendido Roglic sfila in rosa sulle strade di Roma. E questo non è stato il suo unico grande risultato, ha ricordato Gregorio
Uno splendido Roglic sfila in rosa sulle strade di Roma. E questo non è stato il suo unico grande risultato, ha ricordato Gregorio

PANCANI: «Un altro che non può mancare è Mathieu Van der Poel. Credo che sia veramente l’unico corridore che riesca ad entusiasmare il pubblico col suo modo sfrontato anche più dello stesso Pogacar. VdP quest’anno ha centrato tutti gli obiettivi che si era prefissato. Sanremo, Roubaix e mondiale. Già queste valgono una carriera, figuratevi una stagione. E come le ha vinte. Caro Mathieu, per me sei il top del 2023».

GREGORIO: «Infine dico Wout Van Aert. Questa quinta menzione dovrebbe essere per Evenepoel (cifre alla mano), ma scelgo Van Aert perchè è una benedizione per questo ciclismo. C’è sempre. Comunque e dovunque. E’ vero, ha vinto poco e non corse di primo piano, ma nello stesso anno ha fatto secondo al Mondiale e all’Europeo, terzo alla Sanremo e alla Roubaix, quarto al Fiandre e ha regalato una Gand a Laporte. Commovente».

PANCANI: «Il mio ultimo nome è Jonas Vingegaard. Forse è il meno personaggio fra tutti i suoi rivali e personalmente mi piace moltissimo questo suo essere naturale, con atteggiamenti apparentemente distaccati. E’ andato forte da inizio stagione. Al Tour ha cotto a fuoco lento Pogacar e gli altri. La crono di Combloux è stata qualcosa di incredibile. Si è meritato una menzione anche perché è andato alla Vuelta, correndola da protagonista e finendola col secondo posto. Per me ha preso ulteriore consapevolezza dei suoi mezzi».

Tanto impegno non è bastato a Carapaz, a dire il vero anche sfortunato. Richard è tra i bocciati di peso di Pancani
Tanto impegno non è bastato a Carapaz, a dire il vero anche sfortunato. Richard è tra i bocciati di peso di Pancani

I bocciati (o rimandati)

Si passa poi alle note dolenti. E qui non mancano le sorprese, come Vlasov per esempio, ma anche i giudizi concordi. Scopriamoli…

GREGORIO: «Enric Mas. il primo anno del post-Valverde sarebbe dovuto essere quello della consacrazione per il maiorchino. Zero vittorie e un sesto posto (anonimo) alla Vuelta ci hanno raccontato il contrario. Eterno incompiuto».

Tra i bocciati di Gregorio figura il russo Vlasov. Un potenziale non espresso del tutto, come Mas
Tra i bocciati di Gregorio figura il russo Vlasov. Un potenziale non espresso del tutto, come Mas

PANCANI: «Wout Van Aert. Inizio andando controcorrente. Sembrerà quasi un’offesa perché parlo di un grandissimo atleta ed uno dei fenomeni di questi anni. Il belga della Jumbo-Visma però sta allungando la sua lista di secondi e terzi posti che lo rendono sempre più una sorta di “Paperino” del ciclismo. E onestamente mi fa molto male vederlo così. Diciamo che lo definirei un flop di stimolo».

GREGORIO: «Alexander Vlasov. La Bora lo aveva preso nel 2022 per puntare almeno al podio in un GT. Quest’anno, come sempre, ha chiuso in crescendo. Ma non basta. Stesso discorso di Mas. Buon potenziale, ma resa non all’altezza. Vorrei ma non posso».

PANCANI: «Voglio esagerare in modo un po’ provocatorio e dico Remco Evenepoel. E’ vero che ha vinto la Liegi, pur con la fuoriuscita di Pogacar qualcuno potrebbe dire, ed il mondiale a crono ma in altri appuntamenti ha steccato. Al Giro, per tanti motivi. Alla Vuelta è andato fuori classifica subito e al Lombardia, sempre complice anche una caduta, non ha fatto risultato. E’ uno dei tanti talenti attuali e forse quest’anno sui piatti della bilancia pesano più gli obiettivi mancati che i successi».

GREGORIO: «Fabio Jakobsen. Sette vittorie all’attivo (solo la tappa alla Tirreno, però, pesa), ma da uno dei primi 2-3 velocisti al mondo era lecito attendersi molto di più. Cambierà aria (Dsm) e speriamo gli faccia bene».

PANCANI: «Fabio Jakobsen. Sono completamente d’accordo con Luca. Anch’io da un velocista come lui mi aspettavo tanto ma tanto di più».

Chiudiamo con un bocciato in comune: Jakobsen. Nonostante tutto ha messo nel sacco 7 corse
Chiudiamo con un bocciato in comune: Jakobsen. Nonostante tutto ha messo nel sacco 7 corse

GREGORIO: «Julian Alaphilippe. Mi piange il cuore perché è il mio idolo indiscusso, ma vedere Loulou confinato a gregario di lusso a 31 anni mi fa sanguinare. Due vittorie appena e ormai nemmeno mai in gara per un buon piazzamento nelle classiche. Fine della storia?».

PANCANI: «Richard Carapaz. Diciamo che è stato bravo a nascondersi fino a luglio cogliendo solo una vittoria a fine maggio. Al Tour è stato sfortunato con una brutta caduta alla prima tappa ma forse aveva sbagliato ad improntare la sua stagione solo con la gara francese. E’ stato buono il recupero di condizione nel finale di stagione con alcuni bei piazzamenti ma potevamo aspettarci qualcosa di più».

GREGORIO: «Hugh Carthy. Il terzo posto alla Vuelta del 2020 ci aveva fatto pensare a un corridore potenzialmente in crescita. Ma il britannico ha bucato anche questo 2023. Mi viene da pensare solo a una cosa. Meteora».

PANCANI: «David Gaudu. Dopo il secondo posto alla Parigi-Nizza era lecito aspettarsi qualcosa in più da un corridore che è una promessa da un po’. Di fatto ha costretto Demare a lasciare la Groupama-Fdj per avere la squadra al suo servizio al Tour, dove ha chiuso nono nella generale. E anche nelle classiche non ha inciso. Al momento non sembra essere lui il primo francese che potrebbe rivincere il Tour. In ogni caso, nel 2024 deve fare il definitivo salto di qualità».