Francesca Barale ha esordito con la Movistar nel Trofeo Llucmajor contribuendo alla vittoria di Cat Ferguson

Barale, buon esordio e già inserita negli ingranaggi della Movistar

29.01.2026
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«Sì, sono super contenta, meglio di così non poteva andare». Sembra quasi di vederlo il sorriso radioso e soddisfatto di Francesca Barale mentre domenica pomeriggio ci aggiorna subito via messaggio sul suo esordio con la Movistar a Maiorca. Prima gara con i nuovi colori e prima vittoria stagionale della squadra grazie alla zampata di Cat Ferguson davanti a Copponi della Lidl-Trek e Van Rooijen della UAE Team ADQ.

Quello che più conta però è come la ventiduenne ossolana sia entrata immediatamente nel vivo dell’azione nel momento cruciale, contribuendo in maniera profonda al sigillo della sua compagna britannica. Questa è la conferma per Barale del suo perfetto inserimento nel team WorldTour spagnolo, per il quale spera in un paio di mesi di imparare bene la nuova lingua.

Ottimo avvio per Barale e Movistar nel trittico di Maiorca: un successo di Ferguson e i secondi posti di Reusser e Lippert
Ottimo avvio per Barale e Movistar nel trittico di Maiorca: un successo di Ferguson e i secondi posti di Reusser e Lippert
Ottimo avvio per Barale e Movistar nel trittico di Maiorca: un successo di Ferguson e i secondi posti di Reusser e Lippert
Ottimo avvio per Barale e Movistar nel trittico di Maiorca: un successo di Ferguson e i secondi posti di Reusser e Lippert

Due giorni di gare

Al ritiro dei primi di dicembre a Valencia è seguito quello di questi ultimi giorni a Maiorca. Il modo migliore per preparare il trittico di gare sulla più grande isola delle Baleari. Sabato Reusser è arrivata seconda dietro Squiban della UAE, prima che Ferguson ristabilisse la parità ventiquattro ore dopo in quella che sarà una sfida che ci accompagnerà per tutto l’anno. Lunedì il braccio di ferro tra le due formazioni si è risolto con l’affermazione allo sprint ristretto di Swinkels su Lippert, consegnando alla Movistar un’altra piazza d’onore.

«A parte le ragazze che sono al Tour Down Under – racconta Barale – a Maiorca eravamo in una decina di atlete e abbiamo fatto a rotazione in modo da disputare due gare ognuna di noi. Sabato non ho corso, ma le mie compagne sono partite bene. Domenica invece abbiamo aperto un ventaglio al secondo dei tre giri in programma ed è nata l’azione decisiva. Nel finale abbiamo fatto da stopper nel gruppo inseguitore.

«Anche lunedì – conclude l’analisi – non è andata male. Una volta che la fuga è andata via, abbiamo controllato la situazione perché nel finale sapevamo di avere numeri, tenendo conto che alcune punte di altre squadre erano rimaste fuori. Peccato per il secondo posto di Liane, ma devo dire che per noi è stato davvero un grande inizio di 2026».

Francesca riavvolgiamo un attimo il nastro. Com’è stato l’impatto col mondo Movistar?

Ad ottobre ci eravamo trovati a Pamplona nella loro sede per un team meeting senza bici. I classici ritrovi per conoscersi ed io l’ho fatto con tranquillità. Abbiamo fatto una bella fetta di programmazione di calendario. L’impressione è stata buona proprio come me lo aspettavo. Rispetto a dove ero prima, in cui sono stata benissimo, ho notato un ambiente altrettanto strutturato, ma più rilassato.

E’ la differenza tra una squadra mediterranea ed una del Nord?

Sì, credo che sia una questione caratteriale tra un popolo come quello spagnolo e quello olandese. Alla Picnic mi sono abituata ad essere abbastanza schematica. Anzi, le mie compagne attuali mi dicono che non sono la tipica italiana (dice sorridendo, ndr). E grazie a questi riscontri sto scoprendo qualcosa di nuovo di me.

Barale e Tonetti sono state compagne da juniores alla BFT Burzoni. Ora entrambe corrono in Spagna
Per Barale (qui con Tonetti) avere capitane capaci di vincere ogni gara aiuta a correre con un morale più alto
Barale e Tonetti sono state compagne da juniores alla BFT Burzoni. Ora entrambe corrono in Spagna
Per Barale (qui con Tonetti) avere capitane capaci di vincere ogni gara aiuta a correre con un morale più alto
Con quali compagne hai legato di più finora?

Sono l’unica italiana, per me è tutto nuovo. Ho ritrovato in squadra sia Mackay che Lippert che erano nell’allora DSM quando sono arrivata io dalle juniores. Però all’epoca ero ancora più giovane e non le avevo conosciute bene. Mi sono trovata bene con tutte, Tota Magalhaes e Reusser sono simpatiche. La mia compagna di stanza finora è sempre stata Aude Biannic, che è tornata a correre dopo la gravidanza più in forma di prima. E’ molto esperta, è stata una gregaria fidata fin quando c’era Van Vleuten. Mi sta aiutando tanto anche con lo spagnolo, mi fa quasi da “mamma”.

Ci sono o hai notato altri cambiamenti?

Ne ho apportato uno importante. Seguirò un allenamento diverso rispetto al passato. Prima tenevo un livello medio-buono per tutta la stagione, senza riuscire mai a fare quell’acuto. Ora in Movistar hanno pensato ad una visione diversa per me. Lavorerò per sfruttare due picchi di forma. Quindi alternerò la buona condizione con periodi di scarico e recupero.

Si apre il ventaglio decisivo e Barale è davanti ad aiutare la squadra, contribuendo alla vittoria di Ferguson nel Trofeo Llucmajor
Si apre il ventaglio decisivo e Barale è davanti ad aiutare la squadra, contribuendo alla vittoria di Ferguson nel Trofeo Llucmajor
Si apre il ventaglio decisivo e Barale è davanti ad aiutare la squadra, contribuendo alla vittoria di Ferguson nel Trofeo Llucmajor
Si apre il ventaglio decisivo e Barale è davanti ad aiutare la squadra, contribuendo alla vittoria di Ferguson nel Trofeo Llucmajor
Ti senti a tuo agio con questo metodo?

Certo, anche perché i cambiamenti sono sempre stimolanti. Per me ha un senso perché posso iniziare la stagione con più calma e senza troppa pressione. Sento di avere più fiducia in me. Sento che posso fare quello step in più che cercavo da circa un anno e mezzo.

In tal senso, avete definito anche il tuo ruolo in squadra?

Sempre in base ai nuovi input dell’allenatore, principalmente seguirò il gruppo delle ragazze che correranno le gare a tappe e le classiche più mosse. Sarò un supporto per Marlene e Liane (rispettivamente Reusser e Lippert, ndr) che possono finalizzare in molte occasioni il lavoro della squadra. Anche questa è una differenza per me rispetto a prima.

Una curiosità. Cosa ti ha detto la tua amica vicina di casa Longo Borghini ora che sei diventata compagna di squadra di una sua diretta rivale?

Niente di particolare, forse non se lo aspettava, ma sa che sono cose che capitano e ognuno fa le proprie scelte. Di sicuro il nostro rapporto è molto forte e va oltre il ciclismo, non cambierà anche se siamo in squadre rivali. Io sono contenta quando lei vince, però è ovvio che adesso avremo interessi diversi. Possiamo dire che ora quando mi allenerò con Elisa ce le “suoneremo” di più rispetto a prima (dice ridendo, ndr).

Francesca insieme ad Aude Biannic, finora la sua compagna di stanza che la sta aiutando nell'inserimento in squadra
Francesca insieme ad Aude Biannic, finora la sua compagna di stanza che la sta aiutando nell’inserimento in squadra
Francesca insieme ad Aude Biannic, finora la sua compagna di stanza che la sta aiutando nell'inserimento in squadra
Francesca insieme ad Aude Biannic, finora la sua compagna di stanza che la sta aiutando nell’inserimento in squadra
In questo tuo stato d’animo quanto incide essere alla Movistar?

Ogni giorno che passa, sono davvero felice della mia decisione, risultati a parte di questo avvio di stagione. Abbiamo una squadra molto competitiva per vincere qualunque tipo di corsa. Questa situazione cambia, anzi alza il morale di ognuna di noi. Correre con un buon umore ti consente di affrontare la corsa in modo più sereno.

Il calendario di Francesca Barale quale sarà?

Ve l’ho anticipato prima, però ancora non posso sbilanciarmi in maniera definitiva. Salterò la campagna delle classiche delle pietre, ma farò quelle delle Ardenne. Dovrei correre due Grandi Giri, vedremo poi quali saranno. Questa stagione avrò più intervalli tra gare e allenamenti.

Presentazione Coppa Italia delle Regioni 2026, Aula dei Gruppi Parlamentari, Roma, 28 gennaio 2026, Vincenzo Nibali, Claudio Chiappucci, Gianni Bugno, Giuseppe Saronni, Alessandro Ballan, Lorenzo Fontana (presidente della Camera), Paolo Bettini, Ministro Roccella, Roberto Pella, Maurizio Fondriest (foto LCP)

Coppa Italia delle Regioni, non di sole corse

29.01.2026
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ROMA – Era la teoria attorno alla quale abbiamo ragionato per anni, guardando alla Coupe de France. Un circuito nazionale, che tiene in vita le corse al di sotto del WorldTour (17 nel 2025), su cui le squadre francesi possono incentrare un’attività di buon livello, in attesa degli inviti più importanti. La Coppa Italia delle Regioni, presentata ieri per la terza volta a Roma, potrebbe avere la stessa funzione, a patto che gli organizzatori mantengano la parola e accettino di far correre le professional, certo, ma anche le continental.

Teatro della presentazione romana di ieri è stata l’Aula dei Gruppi Parlamentari, alla presenza di figure istituzionali di primaria importanza, che hanno ripetuto le loro considerazioni per uno sport – il ciclismo – che lentamente sta tornando nei discorsi di chi governa il Paese. Certo non ci illudiamo e neanche pretendiamo che questo basti per scalfire altri potentati, tuttavia è innegabile che il lavoro sistematico della Lega Ciclismo possa aprire nuove strade. Come un piede infilato nella porta, che dopo tre anni ha permesso di aprirla e guardare dentro.

Scaroni, Velasco e Ulissi sono stati premiati dal ministro Santanché
Alla fine della scorsa stagione, Scaroni era stato premiato per la vittoria della Coppa Italia delle Regioni 2025: ora si riparte
Scaroni, Velasco e Ulissi sono stati premiati dal ministro Santanché
Alla fine della scorsa stagione, Scaroni era stato premiato per la vittoria della Coppa Italia delle Regioni 2025: ora si riparte

Un progetto ad ampio spettro

Il presidente Pella, di cui tutti i presenti hanno riconosciuto l’instancabilità, ha capito che limitarsi allo sport non sarebbe bastato. Così ha spostato il focus della Coppa Italia delle Regioni sui territori, il turismo, la cultura, la salute, l’economia e le pari opportunità, chiedendo ai rispettivi Ministri di guardare a loro volta in questo mondo che pedala. E gli interventi dimostrano che, goccia dopo goccia, il messaggio sta filtrando.

«La Coppa Italia delle Regioni – ha detto Andrea Abodi, il Ministro dello Sport – si conferma e rilancia la sfida del miglioramento, aggiungendo ulteriori competizioni. L’attenzione della Lega Ciclismo quest’anno va oltre la sfera sportiva e agonistica. Non solo il Sud diventa tra i protagonisti nella geografia del percorso itinerante ma, con il ritorno del Giro della Sardegna dopo quindici anni e del Giro della Magna Grecia, si rafforza il legame tra sport e cultura, un binomio che con il ciclismo trova la sua massima espressione.

«L’edizione 2026 – ha sottolineato – trova anche la consacrazione dell’assegnazione della maglia arancione per il traguardo sicurezza, in memoria di Giovanni Iannelli e degli altri ciclisti che hanno perso la vita sulla strada. Un riconoscimento che testimonia, non solo simbolicamente, la volontà di tutti i soggetti coinvolti di assumersi la responsabilità di contribuire a un ciclismo più sicuro, attraverso le regole e, soprattutto, il loro rispetto».

Il passaggio su Iannelli non manca mai nelle parole di Abodi, che tempo fa assieme allo stesso Pella ha incontrato il padre del corridore toscano, senza però che questo abbia portato al processo instancabilmente invocato.

Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza
Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza
Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza (foto LCP)
Il Ministro Abodi (qui con Cassani alla presentazione della Coppa Italia 2025) è tornato spesso sulla vicenda Iannelli e sul tema sicurezza (foto LCP)

Da febbraio a ottobre

Cinquantadue gare e 17 regioni coinvolte: questi i numeri della Coppa Italia delle Regioni 2026. Un calendario che si apre il 25 febbraio con il Giro della Sardegna di Adriano Amici e va avanti fino al 18 ottobre con la Veneto Classic di Pippo Pozzato. Venticinque corse per gli uomini, undici per le donne in cui sono comprese anche tre prove WorldTour: la Strade Bianche, il Trofeo Binda e la Milano-Sanremo.

«Per me personalmente e per la Lega Ciclismo che rappresento – ha dichiarato Roberto Pella – oggi è stata una grande emozione. Vedere la Coppa Italia delle Regioni, il progetto che abbiamo creato e portiamo avanti da soli due anni con la Conferenza delle Regioni, crescere così rapidamente è motivo di grande soddisfazione. 

«Svilupperemo i valori al centro del progetto: sport e salute, sviluppo economico e turismo, internazionalizzazione, parità. Un progetto che rappresenta una vera ripartenza per il ciclismo, così come avvenne per il nostro Paese 80 anni fa, sulle strade di Coppi e Bartali, capace di unire sport, istituzioni, territori e comunità».

Il premio per Luca Guercilena e Andrea Agostini come riconoscimento  dei valori e le competenze che il ciclismo italiano esprime a livello globale
Luca Guercilena e Andrea Agostini premiati da Vito Bardi, dal presidente della Camera Fontana e da Roberto Pella (foto LCP)
Il premio per Luca Guercilena e Andrea Agostini come riconoscimento  dei valori e le competenze che il ciclismo italiano esprime a livello globale
Luca Guercilena e Andrea Agostini premiati da Vito Bardi, dal presidente della Camera Fontana e da Roberto Pella (foto LCP)

Il Made in Italy pedala forte

Non c’erano solo politici, squadre, organizzatori e giornalisti alla presentazione della Coppa Italia delle Regioni, ma anche gli ex corridori che saggiamente sono stati coinvolti nella promozione del ciclismo. Cinque campioni del mondo come Ballan, Bettini, Bugno, Fondriest e Saronni. Giganti come Chiappucci e Nibali. E poi Luca Guercilena e Andrea Agostini, figure di spicco di Lidl-Trek e UAE Team Emirates, premiati come simboli dei valori e le competenze che il ciclismo italiano esprime a livello globale.

«La filiera della bicicletta – ha detto Tajani, Ministro degli Affari Esteri – si conferma un comparto strategico del Made in Italy, caratterizzato da capacità manifatturiera, innovazione e attenzione alla sostenibilità. L’export italiano di biciclette e componenti raggiunge i 759 milioni di euro, all’interno di un export complessivo di beni sportivi pari a circa 4,7 miliardi di euro. La strategia di diplomazia della crescita, ulteriormente rafforzata con la Riforma della Farnesina, riconosce nel ciclismo un asset strategico per l’economia nazionale e per il posizionamento internazionale del Sistema Paese».

Il Ministro Tajani al centro e ai lati , da sinistra, Agostini, Bettini, Chiappucci, Bugno, Saronni, Pella, Nibali, Ballan, Fondriest e Guercilena (foto LCP)
Il Ministro Tajani al centro e da sinistra, Agostini, Bettini, Chiappucci, Bugno, Saronni, Pella, Nibali, Ballan, Fondriest e Guercilena (foto LCP)

Il nodo sicurezza

Ora c’è da lavorare per coinvolgere sponsor e portare sicurezza su strade troppo spesso inospitali: la Coppa Italia delle Regioni non può limitarsi a un calendario di gare. Ispiratore l’intervento di Fondriest a un anno dalla morte di Sara Piffer, nello spiegare la nascita delle bike lane in Trentino Alto Adige. Utili le parole del Ministro della Salute Schillaci, sul fatto che lo sport sia previsto nella Costituzione per la sua funzione educativa e la prevenzione delle malattie attraverso uno stile sano. Però adesso bisogna che tutto questo esca dal Palazzo e si diffonda nelle strade.

«Quando ero ragazzo io – ha detto Gianni Bugno – ti davano la bicicletta e non il motorino perché era ritenuto troppo pericoloso. Adesso succede il contrario».

La sicurezza, sulle strade e anche in corsa, è alla base della rinascita del ciclismo di cui ha parlato Roberto Pella. E qui la battaglia è profonda e culturale. Bello il traguardo dedicato a Giovanni Iannelli, bello il ricordo delle vittime della strada. Sarebbe bello poterli ricordare avendo ottenuto vera giustizia per ciascuno di loro e impedendo che tragedie simili si ripetano. Allora la Coppa Italia delle Regioni e i suoi amici tanto illustri avranno raggiunto l’obiettivo più importante.

Lotte Kopecky 2026 (iamspecialized | etienneschoeman)

La Kopecky parte dalla pista per riprendersi lo scettro

29.01.2026
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Parliamoci chiaro: l’ultima stagione ha lasciato delle scorie nell’animo di Lotte Kopecky, evidenti anche in sede di media day precedente l’inizio della stagione (in apertura immagine IAM Specialized/Etienne Schoeman). Qualcuno ha scomodato anche l’antica “maledizione della maglia iridata”, che poi salta fuori alla bisogna (in fin dei conti Pogacar con la maglia arcobaleno addosso ha vinto quasi tutto il vincibile…), ma la realtà è che la campionessa della SD Worx, finalmente libera dalla coabitazione con la Vollering rivelatasi scomoda, non ha reso secondo le aspettative.

Nelle sue parole traspare come il 2025 sia stato davvero mal digerito: «Non sono soddisfatta, lo dico subito. Nelle ultime settimane ho parlato molto con la gente e tutti mi chiedevano sempre: “Com’è stato il 2025?”. Io dico sempre che per me non è stato un grande anno, e tutti: “Ma almeno hai vinto il Fiandre…”. E’ vero, vincerlo in maglia iridata vale molto, ma a me non basta. Non è stato bello il contrasto con l’anno prima, con quello che avevo fatto. Intendiamoci, sono ancora follemente felice di vincere il Fiandre, farlo anche in un anno non propriamente fortunato conta molto. Ma bisogna avere la forza di mettere tutto da parte e resettare».

Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all'Omloop Het Nieuwsblad
Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all’Omloop Het Nieuwsblad
Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all'Omloop Het Nieuwsblad
Lotte Kopecky con la nuova divisa della SD Work. Il suo esordio dovrebbe avvenire all’Omloop Het Nieuwsblad

Tutto è nato da un infortunio

Un’annata difficile sin dall’inizio, nella quale la belga oltre al Fiandre ha vinto solo il titolo nazionale a cronometro e una tappa al Tour de l’Ardeche, correndo anche meno del solito e rinunciando anche alle sue ambizioni su pista. La Kopecky sa però che ci sono state cause precise: «L’infortunio dello scorso inverno è pesato, mi ha rimandato indietro. Un anno fa, sempre davanti ai giornalisti, non stavo ancora pedalando, fisicamente non stavo bene e ho cercato di rincorrere e limitare la perdita, ma avevo perso tutta la mia energia interiore durante gli allenamenti. Le mie sensazioni negative mi hanno seguito per tutta la stagione, quindi penso che quello sia stato il problema principale».

Messo da parte il 2025, Lotte riparte anche se il suo esordio rispetto alla compagna Lorena Wiebes, che ha già corso e vinto, avverrà più avanti nella stagione. E riparte con le idee chiare sul Tour de France: «Lo scorso anno non è andata come volevamo, questo è certo. Ora sappiamo che probabilmente non fa per me e non ho nemmeno in mente di provarci. Poi molto dipende dalle condizioni al momento, dal percorso, da come si metteranno le cose, ma non è tra i miei obiettivi».

L'arrivo vittorioso all'ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione
L’arrivo vittorioso all’ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione
L'arrivo vittorioso all'ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione
L’arrivo vittorioso all’ultimo Giro delle Fiandre, una delle uniche 3 vittorie della passata stagione

Tutto puntato sulle Classiche

E quali sono allora i target del 2026? «Devo puntare alle corse dove ho dimostrato di essere davvero brava, ovvero le classiche primaverili, che mi piacciono molto  e che sono state la parte più importante della stagione nei primi tre anni. Queste sono le gare che aspetto con ansia. E poi c’è il viaggio in Canada, la caccia alla riconquista della maglia iridata è qualcosa che potrei fare».

L’andamento negativo del 2025 le ha dato però una risposta importante: non è per nulla sazia di quel che ha già vinto. «Su questo potete scommetterci. Ho davvero fame di vincere ancora. Sto guardando al 2026 anche sulla base di quel che ho imparato l’ultimo anno. Sono molto motivata».

Lotte ha deciso quest’anno di posticipare l’inizio della sua stagione su strada per concentrarsi sugli europei pista che inizieranno domenica a Konya (TUR), per riassaporare il gusto della competizione e magari del successo dopo aver saltato del tutto quella scorsa: «I valori erano già buoni sul finire del 2025. Mi sono sentita sempre meglio ma prima di pensare alla strada ho questo obiettivo in mente e non voglio dire altro, se non che è un appuntamento che personalmente ritengo molto importante».

La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei
La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei
La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei
La belga torna dopo un anno alla pista, da domenica sarà a Konya (TUR) per gli europei

Correre da “wild card”

Mettere da parte le sue ambizioni nelle corse a tappe? Sembra alquanto difficile da credere anche per come si è comportata in alcune, ad esempio per come aveva tenuto testa alla Longo Borghini al Giro 2024: «Non è che il pensiero non ci sia, ma forse puntare tutto su quel ruolo, avere il peso della squadra per la classifica non è l’ideale per me. Correre invece come battitore libero o “wild card”, un’espressione che mi piace molto è forse meglio e può portare a risultati migliori. Infatti il meglio è venuto quando non c’era pressione su di me, in cui potevo fare tutto il possibile e poi alla fine non importava se venivo staccata o meno.

«La squadra sta cambiando pelle, si sta preparando a competere con cicliste più preparate, quindi ogni anno sarà sempre più difficile fare meglio dell’anno prima. Al Tour non ero nella forma che avrei dovuto avere, ma penso che sia troppo rischioso puntare di nuovo a un grande giro se ho molte possibilità in più in altri contesti.  E’ stato bello improvvisare un anno, ma per ora voglio solo tornare a fare ciò in cui sono davvero brava e in cui so di poter avere molta fiducia».

Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa
Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa
Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa
Il Tour de France è stato molto deludente per la belga, chiuso già dopo la quinta tappa

Tanta voglia di correre e vincere

Quanto conta in termini di prestazioni iniziare una stagione con il morale alto: «Molto, ma io parlerei più di consapevolezza. Ci sarà ancora pressione, ma l’anno scorso ce n’era molta e sapevo di non essere al livello che volevo. Ora è tutto diverso, sono felice, sono motivata e ho fame di correre, quindi penso che mentalmente faccia una grande differenza. Non mi pongo un obiettivo in particolare, il Fiandre piuttosto che la Liegi o altro. Io voglio esserci e giocare le mie carte, poi si vedrà cosa verrà fuori».

Il 2025 della Kopecky si era chiuso anzitempo per una brutta caduta in Francia: «Dopo tre giorni ero già in fisioterapia, cercando di fare quello che potevo per avere una buona riabilitazione. Molto lavoro è stato fatto lì, da lì ho provato a costruire una buona base. Chissà, forse alla fine era quello di cui avevo bisogno».

Uno dei grandi obiettivi della belga è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada
Uno dei grandi obiettivi della Kopecky è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada
Uno dei grandi obiettivi della belga è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada
Uno dei grandi obiettivi della Kopecky è provare a riprendersi la maglia iridata in Canada

Convivenza con la Wiebes

Nel confronto con i giornalisti, l’argomento della convivenza con la Wiebes sembrava un po’ il “convitato di pietra”, ma alla fine la Kopecky non si è tirata indietro: «Credo che su questo punto sia importante essere chiari partendo dal passato. Da parte mia, non ci sono stati problemi con Demi Vollering, per me si poteva coesistere e così è anche con Lorena. Non è questione di obiettivi, leggo da qualche parte Sanremo e Amstel per lei, Fiandre e Roubaix per me, ma è troppo semplicistico e sarebbe sbagliato se vogliamo pensare alla squadra. Noi dobbiamo innanzitutto continuare a comunicare molto bene e dire semplicemente ciò che vogliamo dire, cercare di essere sulla stessa linea.

«Due anni fa abbiamo avuto una stagione fantastica e abbiamo dimostrato di potercela fare e c’eravamo tutte. Condividere questo ruolo di leader è fattibile, dobbiamo essere sulla stessa linea, comunicare e cercare di trarre il meglio insieme. Continuo a credere che ci rafforziamo a vicenda. Penso di essere un ottimo leader per lei, possiamo anche usare Lorena in certe situazioni, ne trarrò beneficio. Quel che conta è che potremo vincere delle belle gare».

Santos Tour Down Under 2026, Francesco Busatto

Busatto, primi passi alla Alpecin e un calendario da grande

28.01.2026
6 min
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La voce di Busatto arriva nitida da Geelong, che nel 2010 incoronò Hushovd campione del mondo e dove oggi si sarebbe dovuta correre la Surf Coast maschile, annullata a causa degli incendi. Al suo posto ai corridori è stato proposto il Cadel’s Criterium e poi alla trasferta australiana mancherà soltanto la Cadel Evans Great Ocean Road Race di domenica.

Il corridore veneto della Alpecin-Premier Tech, 23 anni compiuti a novembre, ha attaccato il numero sulla nuova maglia al Tour Down Under, dopo le prime due stagioni da professionista alla Intermarché-Wanty. La squadra di Van der Poel e Philipsen, in cui difficilmente si permette ai coach di parlare e raccontare il proprio metodo di lavoro, ispira una certa curiosità. Per questo abbiamo provato a togliercene un po’ lasciando che a guidarci al suo interno sia proprio Busatto.

Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E' pro' dal 2024
Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E’ pro’ dal 2024
Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E' pro' dal 2024
Francesco Busatto ha 23 anni, è alto 1,72 e pesa 62 chili. E’ pro’ dal 2024
Come è andato il debutto?

L’abbiamo presa molto tranquillamente – sorride Busatto – senza aspettative particolari, perché fino ad ora la preparazione è stata leggera. Abbiamo fatto la base, lasciando i carichi intensi per più avanti, perché poi mi aspetterà un periodo importante. In più, due settimane prima di partire mi sono ammalato e ho preso un’infezione batterica ai polmoni, quindi sono stato fermo una settimana.

Quindi hai debuttato con una sola settimana di allenamento?

Esatto e tutto sommato, almeno stando alle sensazioni, non è andata neanche male. Sono caduto nella seconda tappa, fortunatamente senza farmi niente, quella vinta da Jay Vine. Mi sarebbe piaciuto testarmi, però c’è ancora la Cadel Evans e le sensazioni stanno migliorando.

Come va l’inserimento nella nuova squadra?

Al momento ho fatto un ritiro di una decina di giorni a dicembre a Benicassim. Lo staff c’era quasi tutto, però mancavano tanti corridori. C’erano solo quelli del debutto in Australia e a Mallorca. Abbiamo messo le basi per la stagione, anche per quanto riguarda il calendario. E’ piuttosto impegnativo, forse nemmeno io me lo aspettavo così, però capisco che per diventare un certo tipo di corridore, dovrò imparare a tenere duro. Abbiamo anche fatto dei test e degli screening per vedere che fosse tutto a posto. E’ una squadra molto professionale, soprattutto dal punto di vista della performance.

Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Prologo del Santos Tour Down Under, prima corsa 2026 per Busatto
Come proseguirà la tua stagione?

Quando torno da qui, vado ad un’altura che non è in altura. Ci troviamo al Syncrosfera, l’hotel in Spagna con le camere ipobariche. Poi Strade Bianche, Catalunya, Paesi Baschi, quindi Ardenne e Giro. Per questo capisco anche il fatto di essere molto tranquilli adesso, perché poi ci sarà da stare concentrati sul pezzo. Quando lo dico ai miei amici corridori, la risposta è uguale da tutti: «Auguri!».

Perché?

Insomma, al Catalunya e ai Baschi c’è il livello di scalatori più alto e se non sei uno di loro, a volte devi andare a tutta anche per finire la corsa. Ci sono dei ritmi talmente alti, che a volte si parte in salita per 20 minuti a più di 6 watt/chilo. Qualche tappa mi si addice, per cui non so con chi andrò, ma cercherò anche di farmi trovare per fare la mia corsa.

Comunque è particolare fare il primo ritiro in questo modo, senza tutta la squadra e lavorando meno di altri team…

Mi sono accorto subito che non stessimo facendo carichi importanti e tante ore, ma l’ho visto come un approccio conservativo. Alla fine ci diciamo sempre che la stagione è lunga e quando arriviamo a giugno/luglio cominciamo a tirare il fiato, quindi effettivamente non mi sembra un approccio sbagliato, soprattutto considerando il mio calendario.

L’altura che non è altura: hai mai usato la camera ipobarica?

Non l’ho mai provata. Diciamo che può essere una scelta efficace, soprattutto per il fatto che hai la possibilità di allenarti sempre al livello del mare nella zona di Calpe e Denia, facendo anche dei fuori giri con l’ambiente esterno che ti permette di recuperare, simulando però il sonno a duemila e più metri. Sarà un mix bilanciato tra allenarsi in altura e farlo al caldo e a livello del mare. Credo che per questo ritiro saremo tutti, non so se ci sarà Van der Poel, e magari potrò conoscere i compagni che non ho ancora incontrato.

Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto con il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto (numero 16) ha il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto con il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Terza tappa del Santos Tour Down Under: Busatto con il ginocchio bendato dopo la caduta del giorno prima
Come va con la nuova bici?

Ha una rigidità che non avevo mai provato prima. E’ proprio una lama. Non parliamo dell’aerodinamica, è veramente una bici veloce. Magari non è un telaio perfetto per le salite vere, però per quello che interessa a me, va benissimo. Mi troverò difficilmente a competere su salite lunghe, per cui diciamo che per quanto mi riguarda è la bici più completa.

Che aspettative hai per Francesco Busatto quest’anno? 

Sarei contento se riuscissi a competere a livelli alti, essere davanti spesso, ad avere costanza. Per il calendario che mi hanno proposto fino al Giro d’Italia, vincere non sarà per niente una cosa facile. Però penso che le possibilità per prepararmi nel migliore dei modi ci siano tutte e sicuramente avrò la possibilità di crescere parecchio, soprattutto stando a fianco di corridori di livello. Se fra il Catalunya e i Baschi sarò in grado di essere davanti, avrò delle buone possibilità di fare un buon risultato. Non mi dispiacerebbe vincere una corsa.

L’impressione è che abbiano preso il giovane Busatto e gli abbiano affidato un calendario da corridore fatto e finito…

Ci ho pensato molto anch’io. Sembra un calendario per farmi capire che adesso si comincia veramente sul serio. In quelle corse bisogna stare bene e soprattutto si impara a far fatica, a soffrire e a tenere duro, perché in certe occasioni, con quel livello e quei corridori, è difficile anche arrivare nel tempo massimo. Si aspettano e mi aspetto un Busatto concreto e solido.

Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Busatto e la sua Canyon Aeroad, che definisce una spada: veloce e rigida
Guardandoti, dai l’idea di un atleta che ancora è in fase di definizione e di crescita. Stai riscontrando nel tuo fisico dei passi avanti da questo punto di vista?

Sicuramente ogni anno vedo dei miglioramenti. Magari alcuni non sono visibili nei test, però dopo tante ore, la differenza in corsa si nota. Sento di essere più resistente e dopo sei ore mi trovo a stare bene e avere gambe, cosa che non potevo immaginarmi un paio di anni fa. Poi penso che da un certo punto di vista, i primi due anni da professionista non siano andati proprio lisci. Ho avuto delle situazioni che mi hanno rallentato, malattie e cadute.

Poteva andare meglio?

Sono consapevole che se fosse andato tutto liscio, magari sarei potuto crescere ancora di più. Ho imparato che i momenti difficili sono un’opportunità per conoscersi e capire che quando si sta bene, bisogna cogliere l’attimo. Succede spesso che accada qualcosa che non era stato pianificato, bisogna sempre tenere il morale alto e non perdere mai il ritmo.

Sei stato fra i primi a entrare in un devo team, come vedi il futuro delle squadre italiane se anche l’attività viene consegnata definitivamente ai team di sviluppo, cancellando la Nations Cup e il Tour de l’Avenir per nazionali?

Sicuramente è un problema, ma faccio fatica a mettermi nei panni delle squadre italiane, perché non conosco tante dinamiche. La tendenza è quella di spostarsi, per cui le continental dovrebbero sfruttare la possibilità di correre all’estero. Se però tolgono alla nazionale delle corse importanti, si fa fatica a crescere rimanendo sempre nello stesso ambiente. Alla fine però il problema è sempre quello: mancano i soldi, manca gente che investe veramente e per questo non si riesce a far nascere una squadra italiana di livello.

Team Fratelli Giorgi, juniores, chiusura nel 2025

Un tavolo fra le società juniores per sciogliere i primi nodi

28.01.2026
5 min
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L’intervista a Enrico Mantovanelli sulle criticità del mondo juniores ha toccato qualche tasto sensibile, al punto da aver spinto il vicepresidente federale e un consigliere a farsi avanti per rispondere ai punti sollevati. Però un’intervista non basta e così il general manager della Autozai Contri, la squadra che ha da poco affidato al devo team della Red Bull il promettentissimo Magagnotti, ha invitato un gruppo di tecnici e dirigenti della categoria a un meeting online che si è svolto lunedì sera.

I temi sul tappeto sono tanti e tutti piuttosto delicati, perché il confine fra una giusta rivendicazione e il rischio di errore è sottile. Lo scopo è individuare le criticità e le possibili soluzioni, poi sottoporle alla Federazione nel segno della massima collaborazione. 

Alessio Magagnotti, Enrico Mantovanelli, 2025, juniores (foto Autozai-Contri)
Il 2025 della Autozai-Contri juniores è stato da incorniciare grazie ai successi di Magagnotti, qui con Mantovanelli
Alessio Magagnotti, Enrico Mantovanelli, 2025, juniores (foto Autozai-Contri)
Il 2025 della Autozai-Contri juniores è stato da incorniciare grazie ai successi di Magagnotti, qui con Mantovanelli

Due mondi lontani

C’è distacco fra la realtà delle squadre e la FCI. La categoria juniores è internazionale e negli ultimi anni è diventata il bacino cui attingono i team WorldTour. Per questo mal si digerisce il fatto di dover sottostare alle regole e alle tasse dei Comitati regionali, varate e adottate quando il ciclismo giovanile era un’altra cosa.

Si possono aggiornare? E in che modo le esigenze delle squadre più grandi si possono far coincidere con quelle delle più piccole, affinché nessuno venga lasciato indietro e l’azione comune si svolga per il bene del movimento e non di pochi?

Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Al Cannibal Team, Solavaggione ha trovato risorse superiori, ma era cresciuto benissimo al Team Giorgi (immagine di apertura)
Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Al Cannibal Team, Solavaggione ha trovato risorse superiori, ma era cresciuto benissimo al Team Giorgi (immagine di apertura)

La gestione dei talenti

Nonostante il numero delle corse si sia ridotto notevolmente negli ultimi dieci anni, c’è più attività in Italia che nei Paesi in cui fioriscono i devo team. Questo è una ricchezza perché spinge gli squadroni a fare… la spesa da noi, ma per certi versi anche un limite, perché si corre tanto e non ci sono regole che permettano di limitare l’attività. A ciò si aggiunga che tale attività non è sempre gestita da professionisti, come accade nelle strutture che hanno alle spalle i grossi sponsor.

Nei devo team lavorano preparatori giovani, qualificati e retribuiti. Nel ciclismo giovanile italiano, soprattutto quelle in cui le risorse sono limitate, lavorano tecnici d’esperienza non retribuiti: fattore che rende difficile il coinvolgimento di gente giovane che ha studiato e potrebbe innalzare il livello.

Campionato italiano juniores 2025, Trieste, Patrick Pezzo Rosola, Vincenzo Carosi (vincitore), Michele Pascarella (photors.it)
Nel 2025 Carosi (Team Coratti) ha vinto il tricolore juniores su Pezzo Rosola (Petrucci Assali) e Pascarella (Team Ballerini), ma spiccano le maglie delle regioni
Campionato italiano juniores 2025, Trieste, Patrick Pezzo Rosola, Vincenzo Carosi (vincitore), Michele Pascarella (photors.it)
Nel 2025 Carosi (Team Coratti) ha vinto il tricolore juniores su Pezzo Rosola (Petrucci Assali) e Pascarella (Team Ballerini), ma spiccano le maglie delle regioni

Le rappresentative regionali

La difesa di chi investe è un caposaldo. Per questo viene mal digerita la necessità che si competa per le gare più importanti, come i campionati italiani o il Giro della Lunigiana, con rappresentative regionali. Il tema è sostenibile. E’ assodato che le prerogative delle categorie siano ormai scalate, portando agli juniores ciò che ieri era appannaggio degli U23, per cui si può immaginare di riconsiderare il criterio di partecipazione ai principali eventi?

Anche il Giro d’Italia dei dilettanti a un certo punto lasciò la formula delle regioni e permise ai corridori di correre con le loro squadre, anticipando di vent’anni quel che il Tour de l’Avenir ha appena annunciato, lasciando andare la formula per nazionali. Il ciclismo dei devo team vive le dinamiche del professionismo, si può capire l’esigenza degli juniores di aver la foto a braccia alzate con il proprio nome sulla maglia.

Anche il Giro dei dilettanti inizialmente si correva per squadre regionali: qui Pantani con Maini, che al tempo era tecnico regionale
Anche il Giro dei dilettanti inizialmente si correva per squadre regionali: qui Pantani con Maini, che al tempo era tecnico regionale

Punti da pagare: rischi e vantaggi

Bisogna però prestare la massima attenzione al delicato tema del pagamento dei punteggi: quando si cambia categoria, quando si cambia squadra, quando si cambia regione. Corridori e famiglie ambiscono allo squadrone, italiano o devo: senza l’aiuto delle squadre U23 e continental, si rischia di finire in un binario morto. Ci sono ragazzi del Centro Sud o specialisti costretti a pagare di tasca propria i punteggi per entrare nelle squadre U23 che non vogliono o non possono farsene carico. Tutti vorrebbero solo i corridori di fascia alta, ma in questo modo i ragazzi che sviluppano più tardi o che si sono dedicati alla scuola prima di dare tutto sulla bici hanno il destino segnato.

Il regolamento UCI (art. 2.15.244, pagina 281) impone un pagamento quando si passa professionisti, che però è minimo rispetto a quanto la squadra ha investito per lo sviluppo del talento. Un ritocco è auspicabile e motivato, stando però attenti che non si trasformi in un boomerang.

Se è vero che le squadre non hanno le risorse che vorrebbero, è dietro l’angolo la tentazione di farne sulla pelle dei ragazzi: si spinge di più sul gas, si fanno punti e si fa cassa. Ci sono squadre da tempo additate per questa pratica, ma occorre essere consapevoli che lo screening cui i devo team sottopongono i giovani è così accurato che ogni eccesso di attività fermerà le trattative sul nascere. E a quel punto, viste le poche squadre italiane, dove andranno questi corridori? Lo scopo di una squadra juniores è creare futuri professionisti o degli infallibili cacciatori di punti?

Argento europeo per Capello alle spalle del tedesco Herzog (suo compagno di squadra) e davanti all'irlandese Gaffney
Scopo dei meeting fra le società juniores è arrivare a un tavolo condiviso con la FCI per trovare soluzioni utili alla causa azzurra e a club
Argento europeo per Capello alle spalle del tedesco Herzog (suo compagno di squadra) e davanti all'irlandese Gaffney
Scopo dei meeting fra le società juniores è arrivare a un tavolo condiviso con la FCI per trovare soluzioni utili alla causa azzurra e a club

La seconda riunione

La prima riunione fra le società juniores è andata avanti per un’ora e mezza e i temi affrontati sono stati davvero tanti (ben più di quelli qui accennati). Per questo è stata indetta la seconda che avrà all’ordine del giorno il ⁠ranking degli atleti, i vincoli, la ⁠normativa sugli atleti con più di 20 punti, le squadre miste e le ⁠rappresentative regionali.

Lo scopo è coinvolgere più persone per trovare successivamente un interlocutore in Federazione. Il tavolo così creato non è un’opposizione politica, ma un grido d’allarme, affinché qualcuno ascolti e capisca che la categoria sta cambiando. Davanti al rischio che il ciclismo mondiale schiacci quello italiano, la necessità di fare sistema è percepita come il solo e necessario punto di partenza.

Dainese

Materiali e treno: i primi assaggi di Dainese al Down Under

28.01.2026
5 min
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La stagione sta entrando nel vivo e in Australia si è già consumato il primo appuntamento WorldTour: il Tour Down Under, che solitamente è terreno ideale per gli sprinter. Quest’anno lo è stato, ma certamente sono state volate “da guadagnarsi”, perché stavolta il percorso era ondulato. E tra le ruote veloci che questi sprint se li sono dovuti conquistare c’è stato anche Alberto Dainese.

Il padovano è passato alla Soudal-Quick Step e il Down Under è stato per lui un esordio anche dal punto di vista dei materiali. Purtroppo le cose non sono andate benissimo, specialmente nella frazione finale, e il perché ce lo ha spiegato proprio Dainese. «E’ successo di tutto: soprattutto ho preso un canguro». Il che farebbe anche sorridere, se non fosse che poi, a sua volta, Dainese è stato tamponato da dietro ed è scivolato con violenza sul manubrio della sua bici. «Ho temuto di essermi rotto qualcosa, perché a lungo sono rimasto senza respirare. Fortunatamente sono solo botte».

Dainese
Alberto Dainese (classe 1998), purtroppo a causa di una caduta nell’ultima tappa non ha potuto concludere il Tour Down Under
Dainese
Alberto Dainese (classe 1998), purtroppo a causa di una caduta nell’ultima tappa non ha potuto concludere il Tour Down Under
Dunque, Alberto la prima è andata: che sensazioni hai avuto?

Non venivo da un super inverno. A dicembre ho avuto due volte la febbre. Però questa corsa è stata perfetta per rodarci. Come detto, le volate ci sono state, ma non erano dei piattoni. Per me sono state due volate turbolente, nelle quali ho e abbiamo sbagliato interpretazione, posizione, scelta tattica. Però andiamo avanti. Di certo è stato un buon lavoro per affinare la gamba.

Questo per te è stato un debutto anche per i materiali. Come è stato il primo approccio in corsa?

In generale molto buono. Ho fatto qualche cambiamento importante, a partire dalla misura della bici. Venivo da BMC dove usavo un telaio da 51 e un attacco da 140 millimetri. Qui, con Specialized, ho scelto un telaio da 54. L’ho voluto più grande, così ho un attacco più corto, da 135 millimetri, e un manubrio da 38 centimetri. Ma poi ho anche inserito uno spessore di un centimetro sotto al manubrio.

Come mai questa scelta?

Le nuove tendenze. Si è visto che alzandosi davanti si è più aerodinamici, oltre che più comodi. Piego meglio i gomiti e con la misura maggiore del telaio riesco a distendermi meglio.

Dainese
Gli sprint australiani sono stati un po’ insoliti, con qualche scalatore persino nelle top 20
Dainese
Gli sprint australiani sono stati un po’ insoliti, con qualche scalatore persino nelle top 20
Hai cambiato telaio e attacco: angoli e quote sono cambiate molto?

In realtà l’altezza di sella è rimasta uguale, salvo che ho abbassato un po’ la punta per allungarmi meglio e lasciare più spazio alle parti intime. Questa scelta è stata fatta anche perché il fondello Castelli è più importante e in questo modo scarico un po’ di più. Altri cambiamenti hanno riguardato i pedali: sono passato da SRAM a Shimano, che sono una garanzia.

Un bel po’ di cambiamenti…

Sì, ma mi trovo bene. Poi sono tutti brand importanti. Anche la bici, la Specialized, si è mostrata molto reattiva. Anzi, a dire il vero, è la cosa che mi ha colpito più di tutto. Sapevo che era buona, ma non credevo così. Il primo giorno che ci sono salito non facevo nulla da due settimane eppure ad ogni curva rilanciavo, proprio per il piacere di sentirla scappare via. Anche la rigidità del manubrio mi ha colpito molto.

Da buon sprinter hai feeling con velocità e aerodinamica: cosa ti è parso del vestiario?

Per ora ho usato solo materiali estivi, quindi non i più aerodinamici, ma le sensazioni sono state buone. In Australia, con oltre 35 gradi, ho usato il body estivo, più traspirante e leggero. Ma torniamo al discorso brand: con Castelli vai sul sicuro.

Dainese
La Specialized SL 8 della Soudal-Quick Step ha stupito Dainese per la sua reattività
Dainese
La Specialized SL 8 della Soudal-Quick Step ha stupito Dainese per la sua reattività
Delle ruote cosa ci dici?

Sto usando le Roval più alte, quelle pensate per le volate. La cosa bella è il profilo differenziato tra anteriore e posteriore: davanti è maggiore. Sono ottime e soprattutto sviluppate sullo specifico telaio che utilizziamo, non su un telaio generico.

Capitolo caschi e occhiali: come ti sei trovato?

Per quanto riguarda gli occhiali venivo da Oakley e quelli sono rimasti. Credo siano i migliori al mondo. Si coordinano molto bene con il casco Specialized. Qui in Australia avevamo il casco più aperto e aerato, non quello più aero.

Si parla di un vantaggio di 25 watt a 40 km/h: il corridore percepisce certi dettagli?

E’ difficile da dire. Non sono cose che percepisci immediatamente. Tanto più che in gruppo tutti ricercano la prestazione e spesso sei intrappolato tecnicamente. Quello che posso dire è che in generale senti una grande scorrevolezza.

Dainese
Il set casco e occhiali si è mostrato efficente. Dainese tra l’altro non ha cambiato modello di occhiali
Dainese
Il set casco e occhiali si è mostrato efficente. Dainese tra l’altro non ha cambiato modello di occhiali
Tatticamente com’è andata con il treno?

Lo abbiamo abbozzato, ma questa volta ha deragliato. Nella prima volata ho seguito Fabio Van den Bossche, ma prima dell’ultima curva ha forato: gli è scesa la pressione e solo in quella svolta avrò perso 30 posizioni. Nella seconda invece avevamo perso Casper Pedersen. Insomma, è un treno work in progress!

Quali saranno i prossimi appuntamenti?

Prima di lasciare l’Australia faremo altre due corse quaggiù. Poi dovrei fare Vuelta a Murcia e Giro di Sardegna, ma sono riserva in molte gare, quindi bisognerà vedere.

Ultima domanda: hai già lavorato con Merlier e Magnier?

Con Merlier quasi nulla, perché ha avuto problemi a un ginocchio, e anche io nel ritiro di gennaio ho faticato molto venendo dall’influenza. Qualcosa in più ho fatto con Magnier: un fenomeno. Talento puro. E’ giovane, ma ha conoscenze che non ti aspetti a quell’età. Vince sia le volate piattissime che quelle in cui c’è da tenere. E’ il corridore forse più vicino a Peter Sagan che abbia mai visto.

I pensieri della Wiebes, che ha già iniziato a vincere…

I pensieri della Wiebes, che ha già iniziato a vincere…

28.01.2026
6 min
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Domenica scorsa c’è stata la prima uscita agonistica di Lorena Wiebes. La numero 2 mondiale, in preparazione per il suo primo impegno ufficiale all’UAE Tour che scatterà il 5 febbraio, ha partecipato a una gara nazionale negli Emirati Arabi. Con esito, naturalmente, vincente, regolando la compagna di squadra Femke Markus. Un “brodino” incoraggiante in vista della nuova stagione, dove la tulipana vuole scalare un altro gradino.

L'arrivo solitario della Wiebes all'Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)
L’arrivo solitario della Wiebes all’Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)
L'arrivo solitario della Wiebes all'Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)
L’arrivo solitario della Wiebes all’Al Salam Championship, nel quale ha corso con la maglia di un club locale (foto Facebook)

Due mondiali per chiudere alla grande

Il suo 2025 è stato per molti versi eccezionale quanto vario, considerando che, non paga della caterva di vittorie conquistate su strada, ha poi portato a casa due maglie iridate tanto diverse nella loro conformazione tecnica, nel gravel e nell’omnium su pista. Ma il suo focus è sempre sulla strada, dove c’è chi la ritiene la miglior velocista al mondo e chi la miglior ciclista tout court: «Non mi piace nessuna delle due definizioni – ha affermato nel tradizionale media day d’inizio stagione – cerco di essere la migliore versione di me stessa e di ottenere il massimo da quello che posso. Il 2025 è stato speciale perché ero imbattibile negli sprint, ma non significa che quest’anno sarà lo stesso».

Tante vittorie, ben 27 in stagione, ma ce n’è una in particolare che le è rimasta nel cuore: «Sì, di sicuro la Milano-Saremo è stata speciale perché si trattava di una prima assoluta e resterà nella storia, ma anche le due vittorie di tappa al Tour de France e il successo nel campionato olandese hanno contato molto. E’ sempre qualcosa di speciale ricevere la maglia di campionessa nazionale ».

Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l'oro nell'omnium, poi la caduta nella madison coin la Van Belle
Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l’oro nell’omnium, poi la caduta nella madison con la Van Belle
Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l'oro nell'omnium, poi la caduta nella madison coin la Van Belle
Gioie e dolori ai mondiali su pista, prima l’oro nell’omnium, poi la caduta nella madison con la Van Belle

Wiebes e Kopecky, accoppiata vincente

La sua poliedricità ha profonde ragioni: «Per me è importante mettermi alla prova in contesti sempre diversi, penso che mi tenga anche motivata. Lo scorso anno, ad esempio, finita la stagione delle classiche ne ho approfittato per correre e vincere una prova delle Gravel World Series, pensando ai successivi mondiali di fine stagione».

Il grande nodo della nuova annata resta però la convivenza con l’ex iridata Lotte Kopecky. Lorena ha vissuto da comprimaria la complicata convivenza della belga con Demi Vollering che ha portato quest’ultima a emigrare verso la FDJ-Suez. Vista ora la sua crescita esponenziale, potrà succedere la stessa cosa?

«Penso che l’anno scorso abbiamo dimostrato che ci rafforziamo e ci sosteniamo a vicenda. Quindi – prosegue – può capitare che a volte sia Lotte a fare la differenza, altre volte io. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto un rendimento altissimo, il 2025 è stato un po’ diverso, Lotte mi supportava di più. Ma se non sono al massimo, tocca a me supportare lei. Questa è la nostra forza, è anche la cosa positiva».

Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?
Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?
Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?
Kopecky e Wiebes, due star in coabitazione che hanno trovato un equilibrio. Sarà così anche nel 2026?

Fiandre e Roubaix: perché no?

Corse come il Giro delle Fiandre o la Parigi-Roubaix possono diventare suoi obiettivi? «Penso che si possano vincere, ma non so se sono ancora pronta per farlo. Non si sa mai come andrà la situazione. Potrebbe sempre esserci una volata ristretta, farne parte sarebbe un’occasione da sfruttare. L’anno scorso alla Roubaix ho avuto la mia occasione per vincere, ma non ha funzionato. Quindi possiamo giocarci tutte le carte anche quest’anno. Dobbiamo vedere come sarà la situazione al momento, sono tante le variabili».

L’anno passato, pur tra tante vittorie, ha visto la Wiebes un po’ sottostimata al Tour, con la squadra più concentrata sulla cura della classifica. L’olandese ha comunque finito per vincere due tappe quando ormai la maglia gialla era appannaggio della Vollering. Alla Milano-Sanremo la squadra aveva puntato sulla Kopecky, ma alla fine ha puntato su di lei. Cosa significa gestire quelle aspettative e passare dal piano A al piano B per ottenere una vittoria di squadra? «E’ meno difficile di quel che si pensi. Abbiamo sempre buone conversazioni con la SD Worx, a inizio stagione ognuna di noi fissa degli obiettivi. Quindi sappiamo anche l’una dall’altra cosa possiamo aspettarci.

La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)
La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)
La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)
La Wiebes aveva chiuso il 2025 con il trionfo ai mondiali gravel di Maastricht (foto Whitehead/SWpix)

L’importanza della comunicazione

«Al Tour eravamo partiti per supportare Lotte nella caccia alla maglia gialla, per me era molto chiaro che c’era la possibilità che non potessi sprintare in quel Tour ma eravamo d’accordo e ame andava bene. E’ questo che rende la squadra forte, a patto che la comunicazione sia buona. Penso che sia la cosa più importante. Se si è onesti l’una con l’altra, tipo oggi non mi sento bene, forse è meglio puntare allo sprint o attaccare o altro».

Sarà lo stesso quest’anno, all’inizio della stagione, che si tratti delle Classiche di Primavera o di uno qualsiasi dei grandi giri? «Sì, la squadra ha grandi obiettivi per le Classiche e noi come componenti cerchiamo di realizzarli. Tutto può succedere e noi dobbiamo essere pronte. Cerchiamo di costruire il miglior risultato possibile. Ma abbiamo anche diversi grandi obiettivi per tutte le gare e ovviamente, vogliamo vincere entrambe il più possibile. Ma alla fine, la cosa più importante è che la squadra vinca. Se non lo faccio io, penso che la cosa più importante sia sostenerci a vicenda in questo».

L'abbraccio con la Guarischi, per l'olandese molto più che un pilota per le volate
L’abbraccio con la Guarischi, per l’olandese molto più che un pilota per le volate
L'abbraccio con la Guarischi, per l'olandese molto più che un pilota per le volate
L’abbraccio con la Guarischi, per l’olandese molto più che un pilota per le volate

La “connessione” con la Guarischi

Fondamentale sarà ancora avere al suo fianco Barbara Guarischi: «Con lei c’è una fiducia reciproca che va al di là dell’amicizia, lei parla di connessione e devo dire che per certi versi è vero, affinata anche fuori dalle gare, ad esempio spesso siamo compagne di camera, quindi anche questo aiuta molto. Il nostro rapporto è fondamentale nella costruzione della volata».

Ma quali sono gli obiettivi di Lorena per la primavera? Lorena ha scelto una corsa particolare: «Tengo all’Amstel Gold Race. E’ chiaro che devo vedere come ci arriverò e come si svilupperà, ma terrei a vincere la gara di casa. Conto anche di far vedere la maglia iridata gravel, ad esempio alla prova World Series di Valkenburg. Non mi dispiacerebbe farne anche qualche altra, ma bisognerà costruire un calendario ad hoc per trovare gli spazi. E devo anche vedere se riesco ad arrivare di nuovo ai campionati del mondo in Australia».

Classica Morvedre 2026, Jayco AlUla, Alessandro Covi

Covi e la Jayco: l’esordio, la vittoria con Matthews e l’altura

27.01.2026
5 min
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Alessandro Covi ha tolto il velo alla sua stagione 2026 e ha fatto il suo esordio in maglia Jayco-AlUla con due gare in Spagna. Prima alla Classica Morvedre e il giorno dopo alla Ruta de la Ceramica. Nel secondo dei due appuntamenti è arrivata anche la prima vittoria per il team australiano, firmata da Michael Matthews. Rispolverato il numero sulla schiena Alessandro Covi si è poi spostato a Maiorca, dove nei prossimi giorni metterà altri chilometri nelle gambe.

«Correrò al Trofeo Ses Salines – ci racconta Covi in un pomeriggio di riposo – che è una cronometro a squadre, e poi i due giorni successivi (venerdì 29 e sabato 30, ndr). Gli altri miei compagni poi continueranno, mentre io torno a casa e mi preparo al ritiro di febbraio sul Teide dove starò dal 6 al 28».

Jayco AlUla, Classica Morvedre 2026
Covi ha fatto il suo esordio con la Jayco AlUla alla Classica Morvedre il 23 gennaio
Jayco AlUla, Classica Morvedre 2026
Covi ha fatto il suo esordio con la Jayco AlUla alla Classica Morvedre il 23 gennaio
Che feeling hai avuto in questi primi impegni di stagione?

Abbiamo iniziato bene la stagione, tutti. Anche al Tour Down Under la squadra è andata veramente forte, quindi è già un qualcosa di importante e dobbiamo continuare così. 

Ti stai adattando a tutte le novità?

Sì, è la prima volta che cambio squadra nei miei anni da professionista, perché con il UAE Team Emirates ho esordito nel WorldTour e dopo sei anni sono venuto qui in Jayco AlUla. E’ tutto un po’ nuovo, però mi sto ambientando bene. Inizialmente mi sono messo a disposizione dei miei compagni, la gamba sembra rispondere nella maniera giusta. 

Michael Matthews, Jayco AlUla, Castellon 2026, vittoria
Al Gran Premio Castellon è arrivata la prima vittoria stagionale della Jayco firmata da Matthews che porta ancora i segni della caduta del giorno prima
Michael Matthews, Jayco AlUla, Castellon 2026, vittoria
Al Gran Premio Castellon è arrivata la prima vittoria stagionale della Jayco firmata da Matthews che porta ancora i segni della caduta del giorno prima
Avete già colto la prima vittoria stagionale, che effetto fa?

Da questo punto di vista alla UAE ero abituato abbastanza bene (ride, ndr). Sicuramente fa piacere aver già colto un successo alla seconda gara con la Jayco, anche perché Matthews il giorno prima a Morvedre era caduto. L’ho visto triste la sera, però è un campione e in poche ore ha saputo risollevarsi e trovare una bella vittoria. 

Al momento qual è stato il tuo ruolo in queste uscite?

Ho lavorato in appoggio al team, aiutando in generale durante tutta la gara. Mi sono messo a disposizione per posizionare i miei compagni durante le fasi cruciali. A Castellon ci siamo ritrovati con la responsabilità di gestire la corsa, arrivando dalla UAE per me è abbastanza normale vivere queste fasi di gara. Lì ogni giorno devi prendere in mano il pallino del gioco, è anche quello che tutti si aspettano da un team del genere.

Classica Morvedre 2026, Jayco AlUla, Alessandro Covi
Alessandro Covi si è messo a disposizione in queste prime uscite lavorando per il team nei momenti cruciali
Classica Morvedre 2026, Jayco AlUla, Alessandro Covi
Alessandro Covi si è messo a disposizione in queste prime uscite lavorando per il team nei momenti cruciali
Le posizioni in gruppo cambiano?

Alla fine se ti fai rispettare, sempre correndo in maniera pulita, riesci a prendere la posizione che vuoi. Nel primo giorno c’era la UAE a gestire la corsa, noi siamo riusciti a trovare la nostra posizione nella parte davanti del gruppo. Non sono state corse troppo concitate ma iniziare bene e farsi rispettare fin da subito è importante. 

Come hai lavorato in questi mesi?

Penso di essere a un livello simile rispetto allo scorso anno, il mio preparatore è Marco Pinotti e credo di aver trovato subito una buona intesa e un metodo di lavoro efficace. Nonostante uno stop di otto giorni a causa dell’influenza tutto sta andando al meglio.

Classica Morvedre 2026
La Jayco al Gran Premio Ceramica mentre guida il gruppo insieme al UAE Team, Covi subito gomito a gomito con i vecchi compagni
Classica Morvedre 2026
La Jayco mentre guida il gruppo insieme al UAE Team, Covi subito gomito a gomito con i vecchi compagni
Hai detto che andrai sul Teide a febbraio, l’obiettivo è arrivare al meglio per marzo e aprile?

Non ho mai fatto altura così presto, sono sempre stato un corridore che parte subito forte ma insieme al team abbiamo deciso di “sacrificare” questo momento per essere pronto in vista delle classiche. Sul Teide andrò con Matthews e Sutterlin, l’idea credo sia lavorare per essere di supporto a Michael (Matthews, ndr) nelle gare di riferimento. Ma penso ci sarà spazio anche per giocarmi le mie chance, tra Laigueglia, Strade Bianche, Tirreno, Coppi e Bartali e Ardenne direi che ho un programma pieno e molto vario. 

Sarai spesso accanto a Matthews, come ti trovi?

Lo conoscevo già, è molto amico di Pogacar e Wellens, poi abitando a Montecarlo abbiamo avuto modo di pedalare insieme. Ora che siamo nello stesso team i rapporti sono ancora più stretti, proprio ieri mi diceva: «Cavolo, due gare e abbiamo già vinto insieme». Sto imparando a conoscerlo sempre meglio, ma posso dire che è il capitano della squadra e si sente, è importante avere un punto di riferimento come lui. 

Andare in altura per un mese insieme a Matthews è un bell’attestato di stima, senti la responsabilità?

Lo faccio più che volentieri perché sono convinto che mi possa servire poi a performare meglio e scoprire i miei limiti. Spero che tutto possa andare per il meglio. Sono un corridore che può dire la sua in certi contesti, quindi proverò a ritagliarmi il mio spazio. Ma il desiderio principale è che la squadra faccia una bella stagione.

Ai mondiali di Hulst per vincere. Pontoni non si nasconde

Ai mondiali di Hulst per vincere. Pontoni non si nasconde

27.01.2026
5 min
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Ricordate il film “Quella sporca dozzina”? Sarebbe riconducibile anche alla nazionale italiana di ciclocross, che è in partenza per Hulst per affrontare la rassegna mondiale con grandi prospettive. La chiusura della Coppa del mondo di domenica scorsa ha dimostrato innanzitutto che l’Italia c’è ed è al massimo della forma, con Patrik Pezzo Rosola che ha portato a casa il trofeo di cristallo, con Giorgia Pellizotti alla seconda vittoria consecutiva, con Stefano Viezzi sul podio fra gli U23 e in generale con tutta una serie di grandi prestazioni. Belgio e Olanda avranno rappresentative numericamente ben più corpose, ma la sfida per il medagliere è lanciata, ricordando come sono andati gli ultimi europei.

Daniele Pontoni attende il weekend di Hulst con grande fiducia e sulla base della sua esperienza protegge i suoi ragazzi dalle eccessive pressioni: «Siamo in salute e i ragazzi lo sanno, tutto quel che serviva è stato fatto e il weekend ci ha dato risposte importanti. Di pressione ne avremmo avuta anche a Hoogerheide, invece la nostra forza è andare ad approcciare questa corsa nel modo più semplice possibile, senza l’ossessione del risultato».

I grandi risultati in Coppa sono per Pontoni un'iniezione di fiducia verso i mondiali (foto Facebook)
I grandi risultati in Coppa sono per Pontoni un’iniezione di fiducia verso Hulst (foto Lollocazzutto)
I grandi risultati in Coppa sono per Pontoni un'iniezione di fiducia verso i mondiali (foto Facebook)
I grandi risultati in Coppa sono per Pontoni un’iniezione di fiducia verso Hulst (foto Lollocazzutto)
Neanche nel caso di Pezzo Rosola che si giocava il successo finale?

Con Patrik avevamo fatto tutti i calcoli prima, in che posizione potevamo concludere la corsa per vincere la Coppa e alla fine si è vinto anche per quello. Infatti Patrik all’ultimo giro, sugli ostacoli non ha rischiato niente, ha pensato alla classifica. La pressione direi che è meglio avercela, se i risultati sono questi, perché ho a che fare con ragazzi intelligenti. Abbiamo fatto 10 giorni assieme, credo che li stiamo mettendo nelle migliori condizioni per affrontare questo weekend iridato.

Che percorso troveranno a Hulst?

E’ impegnativo, un po’ cambiato rispetto allo scorso anno, perché si affronterà la collina del mulino in senso inverso. Sarà spettacolare perché ci sono ponti sull’acqua, ma il dislivello aumenta. Ci sono rettilinei un po’ più lunghi che ti permettono di spingere di più, forse l’anno scorso non avevi modo di esprimere tutta la potenza, io dico che è meglio adesso. Poi il meteo potrebbe fare la sua parte, correre con fango e ghiaccio potrebbe cambiare le prospettive, ma lo vedremo al momento.

Da sinistra Pellizotti, la vincitrice Revol e Bukovska. Il podio di Coppa si ripeterà a Hulst? (foto UCI)
Da sinistra Pellizotti, la vincitrice Revol e Bukovska. Il podio di Coppa si ripeterà a Hulst? (foto UCI)
Da sinistra Pellizotti, la vincitrice Revol e Bukovska. Il podio di Coppa si ripeterà a Hulst? (foto UCI)
Da sinistra Pellizotti, la vincitrice Revol e Bukovska. Il podio di Coppa si ripeterà a Hulst? (foto UCI)
Analizziamo il programma gara per gara. Sabato a inaugurare la rassegna di Hulst ci saranno le juniores. Tu parlavi di una Lise Revol una spanna sopra tutte le altre. Ne sei ancora convinto?

No, perché nelle ultime due settimane abbiamo visto la francese fare un passo indietro e le altre ragazze, la Bukovska, la Pelizzotti (nella foto di apertura, ndr), ma anche la svizzera Huber che potrebbero insidiarla. La Revol ha perso la sua brillantezza e quella facilità di vincere le gare che aveva avuto fino a quel punto della stagione, non so se per qualche malanno o un calo di forma. La differenza che faceva nella prima parte di corsa non è più così marcata e si può affrontarla senza paura.

Seconda gara saranno gli under 23. Quanto pesa l’assenza di Agostinacchio?

Tanto. Mattia ha numeri che forse nessuno ha nella sua categoria e anche oltre. Ma abbiamo Stefano Viezzi che ha dimostrato di essere lì davanti e credo che anche lui sabato a Hulst si giochi le sue carte perché arriva nella migliore condizione possibile, su un percorso che credo sia adatto anche alle sue caratteristiche.

A Hoogerheide Viezzi ha colto il 3° posto, cogliendo indicazioni utili per i mondiali di Hulst (foto Facebook)
A Hoogerheide Viezzi ha centrato il 3° posto, cogliendo indicazioni utili per i mondiali di Hulst (foto Facebook)
A Hoogerheide Viezzi ha colto il 3° posto, cogliendo indicazioni utili per i mondiali di Hulst (foto Facebook)
A Hoogerheide Viezzi ha centrato il 3° posto, cogliendo indicazioni utili per i mondiali di Hulst (foto Facebook)
Quanto sarà importante partire bene?

Fondamentale perché ci sarà una salita traversa, dove l’anno scorso andavano su uno alla volta e quindi potrebbe essere che passano il primo e il secondo, ma gli altri vanno su a piedi. Partire davanti è importante in tutte le gare, domenica prossima lo sarà ancora di più.

Il sabato si chiuderà con la prova elite femminile. La Casasola come ci arriva?

Bene, finora ha pagato un prezzo alto alla sfortuna, domenica prima della caduta per come pedalava, per come l’ho vista era davvero brillante, adesso speriamo che la caduta non comprometta la sua forma. Non ci sarà la Brand, quindi Pieterse e Alvarado saranno i riferimenti assoluti, con la forma migliore, ma Sara può fare la sua parte.

Dopo i problemi di asma e le cadute, Sara Casasola confida nin una giornata finalmente positiva (foto Buyssens)
Dopo i problemi di asma e le cadute, Sara Casasola confida in una giornata finalmente positiva a Hulst (foto Buyssens)
Dopo i problemi di asma e le cadute, Sara Casasola confida nin una giornata finalmente positiva (foto Buyssens)
Dopo i problemi di asma e le cadute, Sara Casasola confida in una giornata finalmente positiva a Hulst (foto Buyssens)
Domenica si comincerà con gli juniores ed è chiaro che molte delle aspettative azzurre sono lì, visti i risultati. Come pensi di gestire i due ragazzi?

Intanto la buona cosa è che tutti e quattro i nostri partiranno nelle prime due file, grazie ai piazzamenti nella Coppa del mondo, Grigolini e Pezzo in prima, Cingolani e Dell’Olio in seconda. Vedremo come gestire le prime fasi, ma potremo parlare di strategie solo lì, verificando condizioni del terreno e clima. Credo che partiamo con l’obiettivo più alto. I risultati lo dimostrano, non dobbiamo nasconderci, ma avere rispetto di tutti. La gestione di gara diventa facile una volta che sono partiti, ne puoi prevedere diverse.

E’ un percorso adatto ad entrambi, sia Grigolini che Pezzo Rosola?

Sì, tecnicamente sono simili: molto influiranno le condizioni meteo, ma non credo che domenica saranno estreme. Invece faranno tanto il morale, la condizione fisica, ma soprattutto quella psicologica. Mantenere il fisico integro è il compito a casa che ho dato ai ragazzi, perché ormai la condizione abbiamo visto che è buona.

Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
Nelle altre due categorie, under 23 donne ed elite uomini, come ci presentiamo?

Ci presentiamo con Elisa Ferri negli under 23, che a Hoogerheide ha fatto un’ottima corsa e tecnicamente credo che sia la ragazza che guida meglio tra tutte le nostre e non solo. Correre con la sua categoria l’aiuterà. Magari in certi punti, vista la sua struttura fisica, pagherà leggermente, ma io confido nelle sue doti di guida. Per Filippo Fontana vale la stessa cosa, si sta abituando a piazzamenti nella top 10 e credo che sia un obiettivo prestigioso alla sua portata.