Thomas Pesenti è nato il 16 ottobre 1999. Nel 2026 è passato professionista con la Polti VisitMalta (foto Maurizio Borserini)

Pesenti finalmente pro’ con la Polti, ma per lui cambia poco

31.01.2026
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Ad essere precisi, per Thomas Pesenti è tutta una questione di preposizioni l’avvio di questa stagione. Può sembrare strano per un corridore che ha già disputato quasi 150 gare con i pro’, condite da alcuni piazzamenti di rilievo, che la Classica Camp de Morvedre in Spagna del 23 gennaio scorso sia stata la sua prima corsa… da pro’. Sì, perché il parmense classe ‘99 col passaggio dal devo team della Soudal alla Polti VisitMalta ha cambiato a tutti gli effetti lo status del suo cartellino (in apertura foto Maurizio Borserini).

Rispetto a quello diverso di Gaffuri, il percorso di Pesenti è stato un esempio anacronistico del ciclismo moderno ed ora può diventare una speranza per i tanti ragazzi a cui dicono troppo presto che non c’è spazio per loro al piano di sopra. Nel 2025 lo scalatore di Fontanellato ha assaporato il WorldTour, riuscendo a convincere uno come Patrick Lefevere per confermarlo in prima squadra, dove invece si stava pensando ad allestire una formazione “vecchio stampo” più per classiche delle pietre e meno per corse a tappe.

Molte delle attenzioni da parte della Polti, Thomas le aveva guadagnate al campionato italiano nel quale ha rischiato di indossare il tricolore arrivando terzo a pochi centimetri dal trionfo di Conca. Adesso per una strana ironia della sorte il “verde-bianco-rosso” lo sta vestendo con i colori sociali della sua nuova squadra, dove si è già ben integrato.

Dopo 147 con i pro', Pesenti (al centro) ha esordito da pro' nella Classica Camp de Morvedre in Spagna lo scorso 23 gennaio
Dopo 147 gare con i pro’, Pesenti (al centro) ha esordito da pro’ nella Classica Camp de Morvedre in Spagna lo scorso 23 gennaio
Dopo 147 con i pro', Pesenti (al centro) ha esordito da pro' nella Classica Camp de Morvedre in Spagna lo scorso 23 gennaio
Dopo 147 gare con i pro’, Pesenti (al centro) ha esordito da pro’ nella Classica Camp de Morvedre in Spagna lo scorso 23 gennaio
Manteniamoci sull’attualità. Com’è stato il tuo avvio di stagione?

Solitamente ad inizio anno non sono mai molto brillante, però mi sono sentito sempre meglio dalla prima gara in avanti. Al Trofeo Tramuntana a Maiorca, dove ha vinto Remco (Evenepoel, suo ex compagno alla Soudal, ndr) facendo un numero dei suoi, sono rimasto molto soddisfatto della mia prestazione, proprio perché è stata una gara dura fin dalla prima salita.

Non ti aspettavi di andare così?

Al Tramuntana forse poteva starci una top 10 in volata sia per Crescioli che per me (chiuderanno rispettivamente dodicesimo e ventesimo, ndr), ma manca ancora un po’ di sangue freddo. Oggi invece all’Andratx Pollenca ho sentito le gambe un po’ vuote. Credo che sia normale e non mi preoccupo. Per essere gennaio, sono molto fiducioso della condizione per il prosieguo della stagione.

Sembra di capire che l’inserimento sia stato buono. Che approccio hai avuto con la squadra?

E’ vero, mi sono trovato bene già dal ritiro di dicembre e ancora meglio in quello di gennaio. E’ un bel gruppo, l’impressione è stata molto buona. Anche con la bici (Aurum, ndr) ho stabilito un bel feeling, come piace a me. Rispetto all’anno scorso, avendo uno staff con tanti italiani, è stato più semplice legare con tutti. Poi ho ritrovato anche un paio di persone che già conoscevo.

A chi ti riferisci?

Uno è Giovanni Ellena, che era stato diesse con Miodini (attuale diesse della Beltrami, ndr) ai tempi dell’Androni. Nel 2021 mi aveva portato in ritiro con loro a Benidorm e mi voleva prendere a fine 2022 prima che la squadra perdesse la licenza professional. L’altro è il dottor Giulio Tempesti che avevamo in Beltrami. Anche per questo motivo, l’inserimento è stato più agevole. Questo lo reputo sempre un buon punto di partenza.

Hai avuto modo di parlare anche con Basso e Contador?

Qualche chiacchiera l’ho scambiato con Ivan, ma nulla di particolare, con Alberto ancora niente, mentre suo fratello Fran ha pedalato con noi un po’ di volte. Sia Ivan che Alberto sono venuti in ritiro e ci hanno spiegato gli obiettivi della squadra. Quello principale è restare nelle prime 30 del ranking UCI. Penso che sia scontato che sia così e per questo ci hanno molto motivato. Basso e Contador sono stati due grandi atleti che hanno segnato la mia infanzia e adolescenza, a cui mi ispiravo. Se ci rifletto con calma, mi fa un certo effetto correre per loro ed ovviamente mi fa molto piacere.

E invece che effetto ti ha fatto correre la prima gara da pro’?

Intanto posso dire che finalmente lo sono anche dal punto di vista legale (sorride, ndr). Battute a parte, ci ho pensato ed ero un po’ agitato, ma credo perché fosse l’esordio stagionale, come mi era capitato altre volte in passato. Tuttavia penso che a me non cambi nulla, perché negli ultimi anni, anche se ero in formazioni continental, mi sono sempre impegnato come se fossi una squadra professionistica. Certo, adesso ci sono obiettivi differenti e sono pronto a dare il mio contributo in modo ancora più intenso.

Cosa si porta dietro Thomas Pesenti dall’annata trascorsa nel devo team della Soudal?

Mi ha insegnato tanto, anche solo per il semplice fatto di dover parlare un’altra lingua con chiunque. E’ stato difficile all’inizio, poi ce l’ho fatta. Nella Soudal ho capito veramente cos’è il professionismo. Con la prima squadra ho disputato sette corse, di cui tre gare a tappe e ti accorgi che si corre in un altro modo. Non ci sei solo tu, anzi sei uno di quelli che deve aiutare la squadra a vincere. Che poi resta l’obiettivo primario, come è giusto che sia per una formazione di quel calibro.

Il tuo calendario cosa prevede?

Dopo questo blocco di gare in Spagna, dovrei correre il Tour de la Provence, il Giro della Sardegna, Trofeo Laigueglia, Milano-Torino e la Coppi e Bartali. Fino a fine marzo c’è un bel programma, poi vedremo il resto delle corse in base a tante cose.

Al Trofeo Tramuntana vinta da Evenepoel in solitaria, Pesenti è stato autore di una buona prova, chiudendo davanti
Al Trofeo Tramuntana vinta da Evenepoel in solitaria, Pesenti è stato autore di una buona prova, chiudendo al 20° posto
Al Trofeo Tramuntana vinta da Evenepoel in solitaria, Pesenti è stato autore di una buona prova, chiudendo davanti
Al Trofeo Tramuntana vinta da Evenepoel in solitaria, Pesenti è stato autore di una buona prova, chiudendo al 20° posto
Un pensiero al Giro d’Italia ce lo hai fatto?

E chi non ce lo fa? Innanzitutto bisogna aspettare che la squadra sia invitata e naturalmente tutti noi speriamo che sia così. Poi per quel che mi riguarda, dovrei conquistarmi il posto. Sarebbe un grande obiettivo arrivare pronto al momento delle scelte. Però non voglio correre troppo, diamo tempo al tempo. Intanto penso a fare bene le prossime corse.

Ti sei prefissato altri obiettivi?

Considerando che il livello è sempre più alto e che disputerò molte più gare pro’ rispetto a prima, il mio intento è continuare a migliorarmi sempre di più. Vorrei lavorare sulla condizione, cercando di trovare e mantenere quel picco toccato al campionato italiano dell’anno scorso, dove mi piacerebbe migliorare il terzo posto. E poi, visto che ho il contratto di un anno, vorrei guadagnarmi la riconferma con la Polti. Tutto passa dai risultati, dalle prestazioni e dall’insieme di cose in generale.

Europei al via, fra le donne due graditi ritorni

Europei al via, fra le donne due graditi ritorni

31.01.2026
5 min
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Una nazionale allenata a quattro mani: agli europei di Konya torna il gruppo azzurro della pista femminile che vede Diego Bragato e Marco Villa affiancati nella gestione della squadra. Una formazione costruita non senza fatica, considerando che tante sono impegnate nelle prime uscite su strada e i vari team WT hanno bisogno di loro per testare gli assetti in vista della primavera. Ma gli spunti d’interesse non mancano.

Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato
Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato
Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato
Villa portato in trionfo dalle ragazze agli ultimi mondiali. Gli europei saranno con un team rinnovato

Europei troppo in anticipo? Forse no…

Tutti dicono che questi europei (ancora abbastanza scevri da responsabilità, considerando che le qualificazioni olimpiche inizieranno solo a fine stagione) arrivano troppo presto, ma Villa sorprende nella sua risposta: «Forse se arrivavano una settimana prima era meglio, però siam sempre qua che cozziamo contro le attività dei team, cerchiamo di conviverci e di organizzare al meglio come si può. Quest’anno almeno abbiamo la possibilità di recuperare elementi che nel 2025 non abbiamo potuto avere a disposizione».

Anche se non sono tappa qualificativa per Los Angeles 2028, Bragato sottolinea però che la rassegna continentale ha comunque un peso specifico importante: «Non è qualificazione diretta, ma serve ad avere i punti per poter a fine anno essere presenti al mondiale e iniziare il cammino a cinque cerchi. Da un lato il titolo mondiale del quartetto ci dà una certa tranquillità per quella gara, come punteggio non abbiamo problemi per partecipare a fine anno al mondiale, ma i regolamenti UCI impongono che facciamo punti nelle prove di gruppo, quindi omnium, scratch, eliminazione e anche la madison hanno ranking differenti da quelli dell’inseguimento».

Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya
Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya
Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya
Diego Bragato, che condivide con Villa la responsabilità del settore, è già stato a Konya

Due rientri attesi da tanto

Come ci si è regolati per supplire alle assenze e chi mancherà a Konya? «Guazzini, Consonni, Fidanza e Alzini ci avevano già detto che non potevano esserci – spiega Villa – quindi abbiamo cercato di parare il colpo, sfruttando il fatto che la rosa si sta allargando. Intanto abbiamo una Venturelli che è l’unica reduce di Santiago, poi dopo l’anno sabbatico ritroviamo Balsamo e Paternoster, e quindi andarci già con queste tre campionesse è un bel vantaggio. Sono tre nomi importanti. Ma trovare delle giovani da affiancare loro non è facile. Abbiamo lavorato un po’ con Sanarini, con Baima, con altre giovani, ma dovremo trovare un compromesso di prestazione, però sono contento di avere almeno queste 3 top».

«Abbiamo scelto di avere un bel mix – ribadisce Bragato – nel senso che sarà l’occasione per ritornare al lavoro con persone che avevano la pista nel cuore e non hanno potuto viverla nel 2025. Porteremo Sanarini, daremo fiducia a una ragazza che era junior fino a qualche mese fa, ma sta crescendo e lavorando bene insieme a Baima e a Venturelli, che porterà la maglia di campionessa del mondo. Sarà un’occasione di maturità per lei».

Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024
Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024
Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024
Agli europei Elisa Balsamo torna alla pista dopo una lunga assenza, sin dai Giochi di Parigi 2024

La Balsamo è tornata competitiva

Per Balsamo e Paternoster è quindi un gradito ritorno, ma come le hanno trovate dopo un anno di assenza? «Abbiamo ritrovato una Balsamo in allenamento molto competitiva – sottolinea Villa – già ai livelli dove l’avevamo lasciata, ma parliamo di ragazze che hanno iniziato da giovanissime a fare questa doppia attività e ormai hanno una memoria atletica che con poco la richiamano. Vediamo nelle gare di gruppo che gap hanno con le altre, ma non credo molto, anche se pesa l’assenza di gare nostre interne».

Questa occasione consente anche di sperimentare una nuova coppia per la madison, considerata l’assenza delle olimpioniche Consonni e Guazzini. Su chi puntare per trovare un’alternativa? «Ci si dimentica che, prima dei problemi fisici avuti nel 2024, Balsamo era titolare fissa per la madison ricorda Villa – insieme alla Guazzini. Anche a malincuore dovetti prendere certe decisioni. Diciamo che ritrova un po’ il suo ruolo e si affiancherà alla Venturelli che è stata campionessa del mondo juniores della madison con la Grassi qualche anno fa.

«Fra europei, coppe del mondo e mondiali – prosegue Villa – in questi due anni faremo delle rotazioni nelle gare di gruppo, madison compresa, per dare la possibilità a tutte di farsi vedere e a noi per cercare di capire come giostrare questo bel gruppo molto competitivo per fare le scelte giuste il giorno che dovremo farle per le Olimpiadi».

Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore
Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore
Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore
Anche per Letizia Paternoster gli europei in Turchia saranno un ritorno al primo amore

Una pista molto veloce

Tornando alle prove di gruppo, Bragato sottolinea come si muoveranno potendo contare solamente su 5 elementi (con le 4 del quartetto ci sarà anche la Baima): «Ci affideremo soprattutto all’esperienza, perché apriamo un ciclo e perché sono le stesse ragazze che vogliono tornare ai loro livelli anche su pista e quindi torneranno in gioco principalmente loro».

Bragato il velodromo di Konya lo conosce bene: «Ci sono stato l’anno scorso in Coppa del mondo, è nuovo, molto veloce, soprattutto per le discipline di velocità, anche perché è molto largo, quindi dall’alto si scende veramente forte. Ha una situazione di climatizzazione interna che rende l’aria molto rarefatta, quindi mi aspetto tempi molto interessanti sia per la velocità, ma anche per le prove contro il tempo».

Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l'unica reduce del quartetto iridato presente agli europei
Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l’unica reduce del quartetto iridato presente agli europei
Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l'unica reduce del quartetto iridato presente agli europei
Pur essendo la più giovane, la Venturelli sarà l’unica reduce del quartetto iridato presente agli europei

La situazione delle altre squadre

Una selezione, quella italiana, ridotta e un po’ rimaneggiata, ma qual è la situazione in casa altrui?

«Dai feedback dei colleghi – risponde Bragato – inglesi e tedeschi arriveranno in forze e quindi ci punteranno in maniera importante. La Francia invece ha un po’ il nostro problema, con tante titolari impegnate su strada. L’Olanda anche, pur presentando una squadra competitiva ma senza le sue punte. Ma attenzione, perché se gli europei sono in concomitanza con le prove australiane del WorldTour, anche il mondiale sarà in corrispondenza con le gare cinesi. Ma in qualche modo faremo, le ragazze sono collaborative, le squadre anche, abbiamo già programmato tutta la stagione assieme proprio per far fronte a queste concomitanze».

AlUla Tour 2026, Jonathan Milan, Matteo Malucelli

Milan, lavori in corso: telaio più piccolo, manubrio più largo

31.01.2026
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Anche se ieri è partito lungo e si è fatto saltare da quel concentrato di grinta e dinamite di Malucelli (immagine di apertura), è parso a tutti che l’atteggiamento di Milan in volata sia diverso dallo scorso anno. L’inverno non è passato invano e il suo fare scomposto e potente è finito al centro del mirino. Fra chi dice che lo stile non si può incatenare e chi ha sempre sostenuto il contrario, i tecnici della Lidl-Trek si sono messi a studiare la situazione.

Contestualmente, a Milan è stato assegnato un nuovo preparatore: non più Mattias Reck, lo stesso di Pedersen con cui ha lavorato fino allo scorso anno, bensì Matteo Azzolini, che si è formato al Centro Mapei ed è cresciuto poi alla scuola dell’allenatore svedese. E’ proprio lui a guidarci nel nuovo assetto di Milan, precisando che si è trattato di un passaggio interno. Non c’è stato da stravolgere la preparazione precedente, quanto piuttosto cercare di ottimizzare vari aspetti.

Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spallela formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Matteo Azzolini, classe 1991, è uno dei preparatori della Lidl-Trek ed ha alle spalle la formazione presso Mapei Sport
Era necessario mettere mano alla posizione in sella di Milan, dato che il suo stile in volata è stato il tema fisso dello scorso anno?

E’ stato un processo partito dalle analisi che abbiamo fatto delle passate stagioni. Già nell’inverno, con il nostro biomeccanico Yeyo Corral abbiamo fatto i primi tentativi per vedere se potevamo essere più aerodinamici e più composti, per essere più veloci, ma anche più efficaci nello scaricare tutta la potenza in uno sprint e più in generale nella sua pedalata. E’ stato un bel processo perché dopo l’analisi biomeccanica siamo passati anche ai test su strada. Nello specifico abbiamo utilizzato due piste per auto dove abbiamo raccolto dei dati con gli ingegneri.

Quali piste avete utilizzato?

Una di cui non ricordo il nome è collegata al laboratorio dove c’era lo studio Yeyo Corral. L’altro test invece l’abbiamo fatto nel circuito di Aspar, vicino Valencia, durante il ritiro. Effettuata la parte dell’analisi oggettiva, quindi più numerica, ci siamo basati anche sul feeling di Johnny, che sicuramente è una delle cose più importanti.

Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su un XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44
Trek Madone SLR, Il telaio di Milan è di taglia L (nel 2025 era su una XL). Oltre alle misure riportate, si segnala il manubrio 41/44×10
Quali conclusioni avete tratto?

Abbiamo preso la decisione di passare a un telaio un pochino più piccolo e con un manubrio leggermente più largo (nelle foto dall’AlUla Tour si è notato un manubrio non integrato, in attesa che quello nuovo venga prodotto e consegnato, ndr). Questo gli permette di avere una migliore posizione delle spalle e di rimanere un po’ più basso, riducendo il suo impatto con l’aria e l’oscillazione della bici. A questa fase ha fatto seguito anche la parte dell’allenamento.

Quali sono stati i suoi feedback?

Come ben sapete ad esempio dalle cronometro, puoi fare le analisi che vuoi e individuare la posizione più aerodinamica possibile, poi però sta all’atleta dire se si trova bene. Allenarsi e impegnarsi anche in allenamento perché la posizione sia davvero utile. E dopo le prime corse, si può dire che i primi risultati siano stati soddisfacenti.

Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
Stabililte le nuove misure del telaio, Milan ha lavorato per adattarsi (foto Lidl-Trek)
La biomeccanica ha varie teorie: quando si ha tra le mani un atleta di 1,94 si segue la teoria o si lavora in modo personalizzato?

Quando ho detto che siamo partiti dall’analisi biomeccanica, punto di partenza è stato il concetto di avere la posizione più aerodinamica, ma che puntasse alla riduzione degli infortuni, all’avere un corretto angolo di spinta e la miglior efficienza biomeccanica possibile. Poi è chiaro che il discorso viene anche personalizzato, con piccoli accorgimenti che si possono trovare rispetto all’atleta che hai davanti.

L’adattamento di Johnny a questa nuova posizione è stata faticosa oppure si è subito trovato bene?

Un po’ e un po’. Come dicevo, a seguito della raccolta dei dati più oggettivi – quindi le velocità, le potenze eccetera – una parte che abbiamo tenuto sempre in considerazione è stata anche quella del suo riscontro. La cosa positiva è che entrambe le informazioni, quelle oggettive e anche il suo feeling, andavano nella stessa direzione, quindi anche lui si è trovato meglio con questa impostazione.

Questo ha permesso di fare volate più composte?

Quando fai le esercitazioni di sprint, si prova a rimanere più bassi e più stabili, proprio per automatizzare questo meccanismo. Ci sono dei sistemi che ti dicono la distanza del tuo corpo per esempio dal manubrio. E’ chiaro che sono misure difficili da raccogliere e sistemi difficili da utilizzare con la necessaria precisione nell’allenamento di tutti i giorni. Per cui conta molto anche il fatto che l’atleta sia mentalizzato sullo scaricare più potenza, ma al contempo sull’avere il controllo di quello che succede nella parte superiore del corpo.

Fino a che non diventa qualcosa di spontaneo?

Esatto, il tentativo è quello di automatizzarlo, perché sapete meglio di me che quando arrivi in uno sprint alla fine di una gara molto intensa, agisci quasi per automatismo. Quindi la ripetizione anche mentale dello sforzo, di pensare a questi aspetti, alla fine ti porta ad automatizzarlo e a tradurlo nel modo giusto in gara.

Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. Ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla LIdl-Trek
Jonathan Milan ha 25 anni ed è professionista dal 2021. 1,94 per 84 kg, ha corso alla Bahrain Victorious e ora alla Lidl-Trek
Spostiamoci per qualche istante sulla preparazione: pensi che essere così alto, pur con tanti watt, sia un handicap o un punto di forza?

Diciamo che sarebbe diverso, ovviamente, se fosse alto 1,70. Tuttavia ritengo che Milan sia un atleta speciale e secondo me ancora da scoprire. E’ difficile dire se possa compensare con la potenza il fatto di essere molto alto e di conseguenza pesante, ma anche in questo caso è difficile fare una previsione, perché lui stesso non conosce ancora i suoi limiti. Per cui ho fiducia che anche sui percorsi mossi, Jonathan si possa difendere molto bene. 

Al punto da potersi giocare ad esempio una Sanremo?

Questa è una bella domanda. Quando abbiamo impostato la stagione, abbiamo considerato che la tipologia di sforzo richiesto della Cipressa sicuramente la ritroveremo anche in altre gare in cui Johnny avrà l’obiettivo di vincere. Quindi è una tipologia di sforzo che abbiamo allenato e continueremo ad allenare nei dettagli. Ma la Sanremo rimane una gara sempre molto aperta, anche se siamo abituati allo scenario di Pogacar che sicuramente proverà ad attaccare, almeno questo è il pensiero comune. Però rimane una gara molto aperta e a me personalmente viene difficile fare una previsione.

Piganzoli

Piganzoli: primi passi alla Visma fra progetti e… campioni

31.01.2026
7 min
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Ed eccolo, Davide Piganzoli. Il lombardo è uno degli atleti che desta maggiore curiosità in vista di questa stagione. E’ uno dei nostri migliori giovani, è passato in un super team come la Visma-Lease a Bike e soprattutto viene da chiedersi se, con il ritiro di Simon Yates, per lui si prospettino nuovi scenari. O comunque percorsi diversi.

Piganzoli è rimasto in Spagna qualche giorno in più dopo il secondo ritiro. L’ex Polti-Visit Malta ha approfittato del buon clima per continuare ad allenarsi con grande qualità. La sua stagione inizierà non a breve e ha tutto il tempo di fare le cose per bene e con calma.

Piganzoli
Piganzoli si trovando molto bene con i nuovi compagni
Piganzoli
Piganzoli si trovando molto bene con i nuovi compagni
Davide, una super avventura sta iniziando. Come sono le sensazioni?

Solo da qualche mese che sono in squadra e mi sento già molto ambientato. I compagni sono persone molto umane che cercano di fare gruppo con tutti. Abbiamo cambiato una buona parte della squadra, quasi un terzo, e credo che sia importante fare gruppo con tutti e sapere di essere entrati in una grande realtà. Sicuramente per me è cambiato il modo di lavorare e questo spero possa dare i suoi frutti.

Hai cambiato il modo di lavorare. Filippo Fiorelli ci ha raccontato tante cose interessanti. Anche per te c’è stato un cambiamento così radicale?

Sì, è stato un cambiamento molto grande sotto diversi aspetti. Filippo ha parlato tanto della nutrizione, ed è un aspetto enorme: oggi tutto è basato anche su quello. Oltre all’allenamento in sé per sé, c’è dietro il modo di alimentarsi che prima magari andava un po’ in secondo piano, mentre adesso è importante quanto il programma in bici, quanto la performance dei materiali, del vestiario e di tutto il resto. Come le tattiche in gara. Insomma non si tratta solo di salire in sella.

Una preparazione a 360 gradi…

Da quello che ho visto dall’interno sin qui, mi sembra che ci sia veramente poco stress. Alla fine sì, ci si allena e bene, ma direi anche il giusto. Oltre alla bici ci sono altre mille cose da curare, come l’alimentazione appunto o la palestra, ma non c’è questo stress ossessivo del dover fare per forza questo o quest’altro allenamento. Se un giorno piove non succede niente: si fa un po’ di rulli e il giorno dopo si recupera. E devo dire che non me lo aspettavo: questo aspetto è forse la cosa che mi ha colpito di più.

Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) durante gli esercizi in palestra (foto Visma-Lease a Bike)
Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) durante gli esercizi in palestra (foto Visma-Lease a Bike)
Ci sta. Era lecito pensare: vado in uno squadrone, sarà tutto più impostato e tosto…

Esatto, anch’io pensavo così. Dicevo: vado in una squadra del genere, si fa quello che è scritto nella tabella e basta. Invece ho visto, anche da parte del mio preparatore e di tutti, che c’è tanto dialogo. Se una cosa non va bene si cerca di capire perché, si prova a fare in un modo diverso. Si parla spesso tra di noi. C’è un approccio molto più elastico.

E riguardo agli allenamenti in bici, come sta andando? Quali differenze hai notato rispetto a prima?

Ho diminuito un pochino i carichi, ma credo anche perché partendo un po’ più tardi non avevo questo grande bisogno di fare grossi volumi. Ho fatto sei ore l’altro giorno per la prima volta, altrimenti le uscite erano da quattro, cinque, cinque ore e mezza al massimo. Non siamo andati sopra le ventiquattro, venticinque ore settimanali, neanche in ritiro per dire… Per ora non ci sono troppi lavori specifici. Ripeto: immagino sia dovuto anche al fatto che inizierò a correre tra ancora un mese e mezzo, alla Tirreno-Adriatico.

Cosa ci racconti, Davide, di quelle sei ore? Con che spirito le avete affrontate?

Il giorno prima scherzavamo su dove fare la pausa bar, cosa che succede spesso. I direttori avevano creato un giro con due salite e sei ore. A quel punto, dopo averlo visto, Campenaerts gli ha chiesto se poteva modificarlo in base proprio alla pausa bar. Victor conosceva un posto dove facevano i biscotti più buoni al mondo. Così abbiamo deviato e ci ha portato lì. Ho l’immagine di noi tutti che invadiamo questo bar con le bici, che prendiamo possesso seduti, tranquilli… Noi e lo staff.

Piganzoli
Il lombardo è stato inserito nel gruppo degli scalatori (immagine Visma-Lease a Bike)
Piganzoli
Il lombardo è stato inserito nel gruppo degli scalatori (immagine Visma-Lease a Bike)
E i biscotti?

Erano davvero buoni! Ma l’immagine di come siamo entrati nel bar è stata una spettacolo.

C’è qualche compagno con cui hai legato un po’ di più?

Prima del ritiro, noi nuovi arrivati eravamo un po’ più timidi. Facevamo gruppo tra italiani, anche se in realtà Edoardo Affini che è qui da molto tempo ha cercato d’introdurci ancora di più. Il secondo ritiro invece è stato senza connazionali e mi sono trovato bene lo stesso. Soprattutto con i giovani, tipo con Nordhagen o Graat, che hanno più o meno la mia età: è più facile legare. In camera invece ero con Matteo Jorgenson: con lui ho fatto belle chiacchierate.

Affini poi è un veterano e una gran bella persona, oltre che un grande atleta. Lui vi avrà introdotto molto bene…

Edo ci ha proprio portato dentro e ci ha detto: «Ragazzi, qua dovete sentirvi come a casa. Alla fine non è perché siamo una delle squadre più forti del mondo che cambia qualcosa». Ed è vero: siamo una squadra, quindi bisogna trattarsi a vicenda con il cuore.

Passiamo un po’ ai piani tecnici, Davide. Sei entrato in questo team a dicembre. In quegli stessi giorni è andato via Simon Yates: questo suo addio in qualche modo influisce sul percorso di crescita che era stato programmato per te in Visma-Lease a Bike? Magari non avresti dovuto fare il Giro e adesso sì…

Il Giro d’Italia era già nei programmi anche prima che si fermasse Yates. Lui avrebbe fatto il Tour e prima la Parigi-Nizza, quindi sul mio calendario ha inciso poco. Però la squadra mi sta chiedendo di essere presente e vedremo un po’ cosa succederà. Del Giro sapevo già che ci sarei andato e che avrei avuto un ruolo importante per stare vicino a Jonas Vingegaard.

Davide si è detto orgoglioso di ritrovarsi fra tanti campioni… E in tutto ciò Affini è stato un ottimo aiuto per integrarsi
Davide si è detto orgoglioso di ritrovarsi fra tanti campioni… E in tutto ciò Affini è stato un ottimo aiuto per integrarsi
E non è una cosa da poco…

Questo mi dà motivazione e voglia di lavorare. Se penso che l’anno scorso facevo il capitano in una squadra molto più piccola e adesso sono in una squadra grande che mi chiede di fare un lavoro importante e specifico per un grande capitano, capisco che forse valgo qualcosa e sono sulla strada giusta.

Pensando alle corazzate Red Bull-Bora-Hansgrohe e UAE Emirates, che hanno tanti scalatori anche di supporto, hai la sensazione che senza Yates sarai inserito più velocemente nei meccanismi dei grandi scalatori della Visma?

Simon Yates non è un corridore che si rimpiazza da un giorno all’altro. La squadra mi dava fiducia anche prima del suo addio alle corse. Mi avevano detto che ero un uomo importante per loro, che avrei dovuto lavorare bene, che avrei avuto i miei spazi. Ovviamente l’assenza di Simon è difficile da colmare, però la squadra l’ha presa bene. Alla fine ha capito che forse è stato meglio così rispetto a iniziare la stagione senza motivazione.

Tu lo hai conosciuto, giusto?

Sì, non troppo a dire il vero, ma nel primo ritiro lui c’era. Simon mi ha dato comunque buoni consigli sulla preparazione, sull’altura, il tirare… Lo ringrazierò sempre.

Piganzoli
Secondo Piganzoli, la Visma è un top team in cui non mancano la voglia di divertirsi e le attenzioni personali
Piganzoli
Secondo Piganzoli, la Visma è un top team in cui non mancano la voglia di divertirsi e le attenzioni personali
E adesso, per esempio, sei nella lista lunga del Tour?

Il Tour per ora non è nei programmi, però sicuramente dopo quello che è successo con Simon si rimescolano un po’ le carte. Tuttavia non voglio fare il passo più lungo della gamba, perché è un’altra dimensione. Io rimango pronto per quello che la squadra mi chiederà.

Al Giro quindi sarai uno degli uomini per la salita di Vingegaard…

Sì, al Giro vado con questo scopo, per cercare di aiutarlo il più possibile. Correrò con lui anche il Catalunya, quindi cercherò di entrare nei suoi meccanismi e capire bene come si lavora. Con Jonas ho parlato spesso in questo ritiro. Ci siamo allenati tante volte insieme ed è una persona bravissima, che non ha paura di stare in contatto con ragazzi giovani e nuovi come me. Questa cosa mi fa molto piacere: venendo da una squadra piccola, vedere campioni di questo calibro come lui, come Van Aert, Jorgenson, che parlano con te durante l’allenamento, è un motivo di grande orgoglio.

Prima hai detto che ti ha colpito l’approccio al lavoro della Visma, ma anche dal profilo umano?

Non mi aspettavo che questi campioni fossero così socievoli. Hanno sempre una battuta pronta, hanno sempre qualcosa da dire. Anche quando ti vedono un po’ in disparte sono pronti a prenderti e portarti in mezzo al gruppo. E questo credo sia, soprattutto per noi nuovi, il segno di essere davvero in una grande squadra. Quello che mi ha colpito di più è che tutte le persone che lavorano attorno alla squadra, dallo staff in giù, sono sempre pronte ad aiutarti per ogni singola cosa.

Tour de France 2025, Vincenzo Albanese, Ben Healy conquista la maglia gialla (foto Ashley Norris Gruber)

Albanese, tante classiche e niente Giri: 7 giorni al debutto

30.01.2026
5 min
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In mancanza del ritiro che per molte squadre è prassi ( non così per la Ef Education-EasyPost), Vincenzo Albanese ha trascorso le Feste a Salerno dai parenti e poi ha guidato fino al Rifugio Sapienza per un personale stage in altura di due settimane. Solo che quest’anno il meteo siciliano è stato tutto fuorché clemente. E così il tifone Harry, che ha devastato chilometri di costa e provocato la frana che tiene in apprensione gli abitanti di Niscemi, ha portato sull’Etna una nevicata a dir poco imponente. Un metro e mezzo di coltre in 36 ore, ma a quel punto Albanese era già ripartito, portando con sé soltanto i buoni ricordi del lavoro fatto.

«A dicembre non facciamo ritiri – spiega – a gennaio hanno fatto una decina di giorni a Girona, però io ero già sull’Etna e sono scappato via prima della bufera di neve. Sono stato lì fino alla domenica, ma si sapeva che avrebbe nevicato, mentre a Catania c’era allerta rossa. Sono andato via in tempo e ora sono a casa».

Albanese è nato il 12 novembre 1996 a Oliveto Citra (Salerno), ma è cresciuto in Toscana. E’ pro’ dal 2017
Albanese è nato il 12 novembre 1996 a Oliveto Citra (Salerno), ma è cresciuto in Toscana. E’ pro’ dal 2017

Senza i Grandi Giri

Dopo diversi debutti nelle corse di Mallorca, la stagione di Albanese, classe 1996, inizierà il 7 febbraio al Tour of Oman, tanto che martedì prenderà il primo volo dell’anno, dopo un inverno senza intoppi. Partenza più tranquilla, dunque, e un calendario rivoluzionato.

«Non farò Grandi Giri – spiega Albanese – perché da quest’anno ricomincia il triennio dei punti e la squadra ha progettato per me un calendario orientato su gare di un giorno. Diciamo che mi ritroverò a correre come quando ero all’Arkea, anche se qui siamo molto più organizzati anche sul piano tattico, non si corre allo sbaraglio. Ci sarà il giorno in cui dovrò aiutare qualcuno e il giorno dove potrò giocarmi un risultato».

Nel 2025 Albanese ha vinto la seconda tappa del Giro di Svizzera a Schwarzsee, battendo Fabio Christen
Nel 2025 Albanese ha vinto la seconda tappa del Giro di Svizzera a Schwarzsee, battendo Fabio Christen
Nel 2025 Albanese ha vinto la seconda tappa del Giro di Svizzera a Schwarzsee, battendo Fabio Christen
Nel 2025 Albanese ha vinto la seconda tappa del Giro di Svizzera a Schwarzsee, battendo Fabio Christen

A disposizione dei compagni

Un cambiamento di attitudine che non passa inosservato. Il corridore uscito senza acuti dai quattro anni con la Bardiani, voluto e rivitalizzato da Zanatta e Basso alla Eolo e poi approdato nel WorldTour con la Arkea e ora con gli americani, ha dismesso i panni dell’aspirante leader.

«L’anno scorso ho vinto una tappa al Giro di Svizzera  – dice – ma c’è voluta anche fortuna, nel senso che tante volte sono stato meglio, eppure non è arrivato nulla. Nel complesso il 2025 è stato un’ottima stagione, soprattutto perché non essendo un grande vincente, sono riuscito a fare la mia parte. Sono un corridore discreto, non faccio la differenza, per questo cerco di farmi voler bene e mi metto a disposizione. Credo che in questo ciclismo, tolti i veri fenomeni, nelle squadre servono anche ragazzi onesti che si sanno aiutare. La squadra è contenta, me lo hanno detto al momento di fare i programmi, quindi… va bene così».

Tour 2025, per Albanese 148 km di fuga verso Valence. Presto inizierà a piovere, la tappa finirà in volata con vittoria di Milan
Tour 2025, per Albanese 148 km di fuga verso Valence. Presto inizierà a piovere, la tappa finirà in volata con vittoria di Milan
Tour 2025, per Albanese 148 km di fuga verso Valence. Presto inizierà a piovere, la tappa finirà in volata con vittoria di Milan
Tour 2025, per Albanese 148 km di fuga verso Valence. Presto inizierà a piovere, la tappa finirà in volata con vittoria di Milan

Un Tour da ricordare

I panni del luogotenente di valore e il calendario che non prevede Grandi Giri. Così la curiosità dopo il debutto al Tour del 2025 ci tocca riporla in tasca. La EF Education-EasyPost non vorrà ridursi all’ultimo nella lotta per mantenere il WorldTour, ma è palese che schierare sin da subito i corridori per la smania di fare punti è uno degli effetti più evidenti del nuovo ciclismo.

«Dico la verità – spiega Albanese – il Tour resta una bella esperienza. Ho lavorato tanto per Healy, ma è normale supportare uno così forte. Poi ha pure preso la maglia gialla, quindi nei giorni successivi ci siamo sacrificati giustamente (in apertura i due festeggiano il primato nella foto di Ashley Norris Gruber, ndr). Così quando alla fine sono arrivate opportunità anche per noi, eravamo tutti un po’ stanchi. Però sono contento, sono sincero. Alla fine ti rendi conto, anche avanzando con l’età, che è meglio mettersi a disposizione e diventare un uomo squadra per i ragazzi più forti che si giocano le corse importanti».

Quarto al Memorial Pantani 2025, ecco Albanese con Paolo e Tonina Pantani
Quarto al Memorial Pantani 2025, ecco Albanese con Paolo e Tonina Pantani
Quarto al Memorial Pantani 2025, ecco Albanese con Paolo e Tonina Pantani
Quarto al Memorial Pantani 2025, ecco Albanese con Paolo e Tonina Pantani

Da Het Nieuwsblad a Roubaix

L’obiettivo è dunque arrivare forte a marzo, il mese più importante, in cui servirà avere la freschezza giusta. E mentre spiega come immagina la sua stagione, Albanese racconta anche di aver diviso la camera con Mattia Agostinacchio, che con i suoi 18 anni, è l’acquisto più interessante della EF Education-EasyPost.

«Farò più o meno come l’anno scorso – dice – con la Parigi-Nizza, poi tutte le classiche dalla Sanremo alla Roubaix, quindi da marzo inizierà un mese abbastanza intenso. Ho fatto l’altura e spero di arrivare bene già all’Opening Weekend di fine febbraio in Belgio, sapendo che le corse lassù me le farò tutte. Però fra le classiche, forse quella che mi piace di più è la Sanremo. Ma non credo (ride, ndr) che Van der Poel perderà il sonno sapendo che ci sarò anche io…».

Ritorno al passato. Benoot cambia per ripuntare alle classiche

Visma addio, Benoot cerca in Francia lo smalto delle origini

30.01.2026
5 min
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Un nuovo inizio. Il passaggio di Tiesj Benoot dalla Visma-Lease a Bike alla Decathlon ha questo sapore per il ciclista belga che dopo 4 anni è come se tornasse al suo passato: non più prezioso luogotenente per classiche e Grandi Giri, ma di nuovo libero di cercare il risultato. Non che nel team olandese le occasioni non le abbia avute, vedi la vittoria a Kuurne nel 2023 o i podi all’Attraverso le Fiandre, ma quel che mancava è il senso di libertà che spera di ritrovare in terra transalpina.

Tra i tanti cambiamenti dell’ultimo ciclomercato, quello del belga è stato uno dei primi, segno che la scelta era matura già da tempo e il belga lo spiega direttamente: «I primi contatti li abbiamo avuti a gennaio dell’anno scorso, ma la decisione è arrivata un po’ più avanti, durante il periodo delle classiche. Ho scelto Decathlon perché è un team in rapida crescita. Non avevo un vero motivo per lasciare Visma, ma ero felice di uscire di nuovo dalla mia zona di comfort, avevo bisogno di cambiare e trovare nuovi stimoli. Ho superato i 31 anni, per continuare dovevo trovare qualcosa che mi attraesse e spingesse a continuare a fare sacrifici».

Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche
Il belga con Kooij e Bissegger, tre dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche (foto Ballet/Broadway)
Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche
Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche (foto Ballet/Broadway)
Quattro anni alla Visma: che cosa ti rimane di quell’esperienza?

Molto, certo, ma forse il ricordo più bello è la vittoria alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, anticipando i miei quattro compagni di fuga e le due vittorie al Tour vissute con Jonas (Vingegaard, ndr), sentendo di aver dato il mio contributo, di essere parte di qualcosa d’importante.

Alla Decathlon cambia il tuo ruolo, torni a essere una punta per le classiche. E’ un po’ un ritorno al passato il tuo?

Sì, un pochino, credo. Ma era quello di cui avevo bisogno. Negli ultimi quattro anni, la Visma è stata importante, ma sta cambiando. La Decathlon forse per me ora è un po’ più simile a Lotto e Sunweb dov’ero prima, ma alla fine, credo che avremo comunque una squadra più forte di quella che avevo allora. Quindi spero di ritrovarmi con molti compagni di squadra attorno nelle fasi finali delle corse principali.

Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Le Classiche Franco-Belghe sono ancora il tuo obiettivo principale per questa stagione?

Diciamo che per me il periodo principale è marzo-aprile, quella fase fra Omloop Het Nieuwsblad e Liegi-Bastogne-Liegi dove ci sono molti appuntamenti degni d’interesse. Io farò 7 gare, iniziando proprio con l’Omloop e poi quasi tutte le altre, saltando solo la Roubaix. Cercherò il miglior risultato possibile sapendo che alcune di queste sono più aperte a ogni risultato. Se riesco a vincerne una, la mia stagione sarà già super buona. Ma il mio obiettivo è solo essere al top della forma in quel periodo.

Che supporto ti aspetti dalla squadra in quelle occasioni?

Totale, adeguato. Spero solo di essere con una squadra forte e motivata e poi di avere più carte da giocare in finale. Ma teniamo presente che non sono il solo a poter vincere, quindi si vedrà anche come si metteranno le corse. Sono però molto fiducioso sul fatto di essere pronto a correre al meglio e avere il team di supporto.

Quanto è diversa l’esperienza Decathlon, l’ambiente, il materiale rispetto a Visma?

Moltissimo, cambia davvero tutto. E’ iniziare una nuova avventura, sentire che intorno a te ci sono persone nuove e il tuo primo compito è entrare con loro in sintonia. Quindi bisogna conoscersi un po’, assorbire culture diverse. Ma alla fine io dico sempre che si tratta solo di ciclismo. Quindi di andare veloce in bici. Certo, ci sono accenti diversi, io ho sempre corso in team dalla forte componente fiamminga o olandese, ma d’altra parte il mestiere non cambia…

Che impressione hai avuto dei giovani talenti del team come Seixas e Bisiaux?

Ho corso contro di loro l’anno scorso e mi hanno già fatto una grande impressione. Ho la netta sensazione, ora che siamo fianco a fianco, che faranno il passo successivo nei prossimi anni e di sicuro hanno un grande futuro. Io spero di farne parte e poterli aiutare, perché hanno davvero grandi chance. Il primo consiglio che posso dare loro è prendere però la loro attività con grande calma, non farsi schiacciare dalla pressione.

Benoot insieme a Seixas. Sarà un po' il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po’ il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025 (foto Ballet/Broadway)
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po' il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po’ il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025 (foto Ballet/Broadway)
Ti aspetta il Tour de France: che impressione hai avuto vedendo il percorso?

Penso che in generale sia ancora un percorso molto duro e non vedo l’ora di partire da Barcellona. Ci sarà una bella atmosfera. Sono 9 anni che non salto un’edizione e mi piace molto l’inizio fuori dalla Francia, quindi non vedo l’ora di iniziare a Barcellona. Magari questo potrebbe essere l’anno giusto per lasciare la mia firma, farlo con una squadra francese avrebbe anche un significato particolare…

Giorgia Pellizotti, Benidorm

Pellizotti regina di Coppa con un sogno iridato…

30.01.2026
6 min
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La settimana che ha portato a questo mondiale di ciclocross per Giorgia Pellizotti è trascorsa in maniera tranquilla. Tanto recupero e la voglia di liberare la mente, rimanendo però concentrata su quello che è l’appuntamento più importante della stagione invernale. Una volta terminata la gara di Hulst ci sarà modo di riposare, tirare il fiato e preparare l’esordio in mountain bike. Ora però gli occhi dell’atleta della FAS Airport Service-Guerciotti-Premac sono puntati sull’obiettivo principale: la gara che assegnerà la maglia di campionessa del mondo, categoria juniores.

L’avvicinamento all’appuntamento iridato è stato positivo, anzi potremmo dire molto positivo. A Benidorm, prima, e a Hoogerheide, poi, Giorgia Pellizotti ha trovato due vittorie in Coppa del mondo. Da zero a due nel giro di sette giorni, per la gioia del cittì Pontoni e la sua. 

Giorgia Pellizotti, Guerciotti, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, donne junior
A Benidorm per Giorgia Pellizotti è arrivata la prima vittoria in Coppa del Mondo
Giorgia Pellizotti, Guerciotti, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, donne junior
A Benidorm per Giorgia Pellizotti è arrivata la prima vittoria in Coppa del Mondo

Già sul posto

La nazionale è partita mercoledì sera per i Paesi Bassi, direzione Hulst. Gli azzurri giovedì mattina hanno fatto le prove del percorso e poi da venerdì 30 (oggi) inizieranno le prove iridate, il via lo darà il Team Relay. Il giorno dopo, sabato, arriverà il momento tanto atteso con la gara che assegnerà il titolo iridato.

La voce di Giorgia Pellizotti è calma e traspare una certa convinzione, il morale dopo le ultime due gare di Coppa del Mondo non può che essere alto. 

Giorgia Pellizotti, Lise Revolt, Reboca Bukovska
Giorgia Pellizotti è riuscita a conquistare il posto centrale sul podio, inserendosi tra Lise Revol (a sx) e Barbora Bukovska (a dx)
Giorgia Pellizotti, Lise Revolt, Reboca Bukovska
Giorgia Pellizotti è riuscita a conquistare il posto centrale sul podio, inserendosi tra Lise Revol (a sx) e Barbora Bukovska (a dx)
Facciamo due passi indietro, partiamo dalla vittoria di Benidorm? La prima in Coppa del Mondo…

E’ stata magica perché arrivata dopo un campionato italiano che non era andato per nulla bene (un quarto posto amaro per Giorgia Pellizotti, ndr). Quello di Benidorm è un percorso che mi piace parecchio, anche lo scorso anno avevo fatto bene. Ero arrivata a giocarmi il podio, poi all’ultimo giro mi è caduta la catena e ho perso tutto. Quest’anno volevo confermare che quello spagnolo fosse un percorso adatto alle mie caratteristiche

Tanto da vincere.

Il fatto di essermi messa alle spalle la campionessa del mondo e la campionessa europea mi ha dato una soddisfazione in più. Devo ammettere che è stato parecchio gratificante. Non me lo sarei mai aspettata, ho iniziato a realizzarlo con lo scorrere dei giri quando ho visto che Lise Revol (la campionessa del mondo che domani rimetterà la maglia in palio, ndr) era in difficoltà. Dentro di me mi sono detta: «E’ lei che sta male o io che sto andando bene?».

Sette giorni dopo, a Hoogerheide, Giorgia Pellizotti ha bissato il successo in Coppa del Mondo (foto Instagram)
Sette giorni dopo, a Hoogerheide, Giorgia Pellizotti ha bissato il successo in Coppa del Mondo (foto Instagram)
La risposta alla fine qual è stata?

Credo che sia calata rispetto all’inizio della stagione di cross, ma allo stesso tempo io sento di essere migliorata. Direi che è una via di mezzo: 50 e 50. 

Poi a Hoogerheide è arrivata la conferma…

Su un percorso che in teoria doveva essere meno adatto alle mie caratteristiche, ma il fatto di avere un clima secco e asciutto mi ha favorita. Alla fine le condizioni erano simili a quelle di Benidorm, quindi un fango scorrevole con dei tratti in salita che mi favoriscono sempre. Poi con la consapevolezza acquisita in Spagna partivo con maggiore convinzione di poter far bene. 

Dopo un periodo non fortunatissimo, compreso l’italiano, quanto ti servivano queste due vittorie?

Molto. A me fanno quasi meglio le batoste che i grandi risultati, perché sono i momenti difficili che mi spronano a fare di più. Però possiamo dire che di batoste ne ho prese abbastanza quest’anno (ride, ndr). 

Giorgia Pellizotti, Benidorm
Giorgia Pellizotti, dopo un periodo sfortunato, è nel momento migliore della sua stagione
Giorgia Pellizotti, Benidorm
Giorgia Pellizotti, dopo un periodo sfortunato, è nel momento migliore della sua stagione
A inizio stagione avevi detto di voler migliorare nei tratti che richiedono maggior forza, pensi di esserci riuscita?

Secondo me sì. Sono migliorata tanto anche nel riuscire a mantenere uno sforzo elevato e nel rilanciare anche quando le velocità sono già alte. Me ne sono resa conto a Hoogerheide dove la gara è stata veramente tirata dall’inizio alla fine. Il fatto di riuscire, anche nei tratti duri, a buttare giù un rapporto e rilanciare senza dover recuperare mi ha fatto capire di essere in ottima condizione

A Benidorm hai vinto in volata, ma a Hoogerheide sei arrivata da sola, una bella iniezione di fiducia?

C’è da dire che la campionessa europea (Barbora Bukovska, ndr) a Hoogerheide all’ultimo giro era davanti di circa cinque secondi. Poi è caduta due volte e questo mi ha permesso di raggiungerla e staccarla. Soprattutto il secondo errore, quando è inciampata sugli ostacoli saltandoli a piedi, mi ha fatto capire che fosse al limite. 

Giorgia Pellizotti (foto Instagram)
La crescita durante il suo secondo anno da juniores è stata evidente (foto Instagram)
Giorgia Pellizotti (foto Instagram)
La crescita durante il suo secondo anno da juniores è stata evidente (foto Instagram)
Certi errori arrivano quando si è spinto troppo?

La prima caduta è normale, capita spesso. Inciampare sugli ostacoli no, vuol dire che non aveva la percezione di quanto dovesse alzare le gambe. E’ un aspetto che in vista del mondiale mi dà fiducia, vuol dire che arriviamo tutte allo stesso livello. Vincerà chi sbaglierà di meno. 

La differenza la faranno i dettagli, come le parti tecniche?

Sì. A mio avviso io e Lise Revolt siamo sullo stesso livello in termini di guida, mentre Bukovska è un attimo indietro. In quanto a condizione atletica siamo tutte e tre nello stesso momento, sarà importante l’aspetto psicologico. Riuscire a spingere e mettere qualcosa in più anche quando si è al limite. 

Il percorso di Hulst lo conosci già?

E’ un tracciato che presenta molte insidie, se come da previsioni meteo rischia di essere ghiacciato rischiamo di avere una gara impegnativa dal punto di vista tecnico. Penso sia un percorso da mondiale, duro, con tante salite e discese. Non credo si farà la differenza tra salite e discese, ma quelle metteranno fatica nelle gambe e nella testa. Servirà molta attenzione perché non sono passaggi in cui si potrà vincere, ma perdere sì

Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
Al mondiale di Hulst Giorgia Pellizotti potrà contare sulle sue abilità tecniche e di guida per cercare di fare la differenza
Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
Al mondiale di Hulst Giorgia Pellizotti potrà contare sulle sue abilità tecniche e di guida per cercare di fare la differenza
Con questo livello di condizione ti senti più sicura?

Ho la sensazione di avere la gamba giusta per non arrivare al limite ogni volta e dover rischiare. Riuscire a fare un respiro in più, rimanendo comunque a ruota delle migliori, prima di buttarsi in discese e curve tecniche è un aspetto importante. 

Si parte con il Team Relay…

Io lo correrò, a differenza delle mie avversarie. Mi fa piacere correrlo e inoltre fare un giro a tutta mi sblocca la gamba. Inoltre girare a ritmo gara mi permette di vedere le traiettorie migliori e mi dà una maggiore consapevolezza sulla velocità alla quale affrontare le curve e i tratti più difficili.

Formolo

E Formolo? Tendine risanato, Davide di nuovo in sella

30.01.2026
4 min
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Forse ricorderete lo strano, stranissimo incidente che ebbe Davide Formolo. A dicembre una tazza di tè gli cadde su un piede. Lui è in casa in ciabatte e la tazza, cadendo e rompendosi, gli trancia il tendine di un dito. Qualcosa di incredibile. Scherzando gli diciamo che d’ora in poi è meglio usare tazze di plastica e lui: «E’ vero, ma sapete che adesso ho il terrore? Anche con i bambini ci sto molto attento».

I medici avevano diagnosticato uno stop di sei settimane. Un bel problema per chi sta preparando una stagione e ha appena ripreso. Tanto più che il veronese non è proprio più un bimbo. Formolo è un classe 1992, anche se ha lo spirito di un debuttante.

Formolo
Davide Formolo (classe 1992) durante l’evento benefico BeKing nel Principato di Monaco a pochi giorni dall’incidente domestico
Formolo
Davide Formolo (classe 1992) durante l’evento benefico BeKing nel Principato di Monaco a pochi giorni dall’incidente domestico
Insomma, Davide, come stai dopo questa “avventura”?

Meglio. Proprio da qualche giorno ho ripreso a pedalare e per ora sembra andare tutto per il meglio. Certo però che sono stato fermo praticamente due mesi e riprendersi sarà lunga. Riparto da zero. Ho fatto anche tre settimane di gesso.

Come hai gestito questo periodo di stop?

Con grande calma. Davvero non potevo fare nulla, soprattutto nel periodo del gesso post operazione al tendine, che è stata effettuata il 10 dicembre. Mi hanno ribadito che con i tendini bisogna stare tranquilli e limitare al massimo i movimenti.

Ti capita mai di ripensarci?

Ora no, ma nei primi giorni sì. E’ stato qualcosa di incredibile, ma cosa potevo farci? E’ passato e c’è da rimettersi a lavorare e via senza pensarci troppo.

Formolo
Formolo è risalito in bici da pochi giorni: il sogno? Essere al via del Giro d’Italia
Formolo
Formolo è risalito in bici da pochi giorni: il sogno? Essere al via del Giro d’Italia
Cosa stai facendo?

E’ dura, ma sto pedalando. Già va bene, ho già fatto anche più di quattro ore. Esco quasi sempre da solo, anche perché sono tutti fuori per i ritiri o per le corse. A volte sono uscito con Valerio Conti, ma adesso è partito anche lui.

E ti fa male mentre pedali?

Ad essere sincero no. Anzi, non mi ha quasi mai fatto male. E’ stato un istante. Ho sentito dolore solo un paio di notti.

Neanche con il freddo?

Neanche con il freddo. In effetti mi avevano detto che con i tendini c’era proprio questo rischio, specie nel lungo periodo, però fortunatamente non ho problemi. Almeno per ora…

Formolo
Alla presentazione della Movistar a Valencia, Formolo era assente. Era a casa con il gesso (foto Movistar Team)
Dopo questo lungo stop devi ricostruire tutto: fai anche palestra?

Non troppa, a dire il vero. Un po’ perché sono massiccio di mio e un po’ perché di palestra ne ho fatta durante la riabilitazione. Per ora, vista la situazione, c’è da ricostruire la famosa base. Ore di sella, ore di sella e ore di sella.

Hai anche un’ipotesi di quando potrai tornare in gara?

No, veramente nulla. Quello che posso dire è che se andassi a correre adesso, con i valori che servono, mi staccherei nel trasferimento! Posso dire che c’era e c’è un’ipotesi Giro d’Italia. In teoria il tempo per prepararsi c’è ancora, ma vedremo strada facendo.

E con la squadra? Unzue ti ha chiamato? Hai sentito qualcuno?

No, Unzue no, ma sono in ottimi rapporti con loro. C’è grande fiducia. Sono in costante rapporto con il fisioterapista del team che mi ha sempre seguito e con il quale continuo a lavorare.

Per Formolo una ripresa totale: okay gli esercizi e la palestra, ma ora si sta concentrando soprattutto sulla ricostruzione della base in bici
Per Formolo una ripresa totale: okay gli esercizi e la palestra, ma ora si sta concentrando soprattutto sulla ricostruzione della base in bici
Invece della tua Movistar cosa ci dici? Che aria si respira? C’è stato un bel cambiamento…

Devo essere sincero. Avendo avuto l’incidente prima del ritiro di dicembre e stando poi fermo, non sono stato con loro. Però devo dire che hanno fatto degli ottimi acquisti e sono arrivati corridori giovani. e tutti molto forti. Percepisco tanta fiducia per questa stagione.

E riguardo a te? Di questi tempi non è facile recuperare. Anche in ottica futura come la vedi?

Adesso non faccio programmi sul futuro. Voglio cercare solo di fare un altro anno al meglio possibile, poi si faranno delle valutazioni. Alla fine ho due figli e una moglie a casa che mi aspettano, ma sinceramente non ci voglio pensare. Penso solo ad allenarmi al meglio. E poi guardiamola in positivo: se proprio doveva succedere, meglio sia accaduto a dicembre che ora. O a Ferragosto: lì davvero sarebbe stato un problema. Però è anche vero che a Ferragosto il tè caldo non lo avrei preso.

Alexander Kristoff, Team Drali-Repsol

Un pomeriggio con Kristoff: il team Drali-Repsol, i giovani e le continental

29.01.2026
6 min
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BUSNAGO – Nella sede di FSA è stata presentata la nuova squadra continental con affiliazione norvegese Drali-Repsol che vedrà in Alexander Kristoff uno dei volti di riferimento (in apertura insieme a Gianluca Pozzi e Robert Carrara di Drali Milano, foto Matteo Cicerone). Quest’anno, all’età di 38 anni, Kristoff ha lasciato il ciclismo professionistico decidendo di lanciarsi in un progetto nuovo per far emergere e dare spazio ai giovani talenti del suo Paese. 

La nuova Drali-Repsol ha sede a Stavanger, piccola cittadina sul Mare del Nord nella quale è nato anche Alexander Kristoff. Un passaggio quasi naturale e delicato dove l’esperienza di sedici anni da professionista potrà essere di supporto alla crescita dei giovani, in un ciclismo che si sta scoprendo sempre più veloce e selettivo in ogni parte del mondo. 

«Non ho mai corso per questo team – racconta Kristoff – ma negli ultimi anni mi sono allenato spesso con loro e i ragazzi che vivono a Stavanger. La rosa sarà composta da corridori provenienti da tutta la Norvegia, come se fosse un vivaio di futuri talenti».

Alexander Kristoff, Team Drali-Repsol, FSA Vision
Alexander Kristoff con la Drali Iridio equipaggiata FSA e Vision (foto Matteo Cicerone)
Alexander Kristoff, Team Drali-Repsol, FSA Vision
Alexander Kristoff con la Drali Iridio equipaggiata FSA e Vision (foto Matteo Cicerone)

Mentore

Il team Drali-Repsol, forte dei due sponsor e del supporto tecnico ricevuto da FSA, vuole lavorare per crescere e avere un progetto forte. Non si parla di crescita, ma di un lavoro costante e programmato nel breve-medio periodo. Lottare e confrontarsi con potenze economiche ben più strutturate (nonostante a Repsol, società petrolifera spagnola, il potenziale di investimento non manchi) è difficile.

«L’obiettivo – dichiara Kristoff – è quello di accompagnare i ragazzi nel passaggio dalla categoria juniores a quella under 23. E’ un momento delicato della loro carriera, nel quale il rischio di commettere errori o di farsi sopraffare da essi è alto. Io voglio essere per loro un riferimento al quale rivolgersi in ogni momento. Le categorie giovanili rimangono quelle in cui si deve correre, imparare, sbagliare e ripartire. Il ciclismo è uno sport in cui si migliora tanto attraverso il lavoro e l’impegno, io stesso sono diventato professionista dopo i 23 anni».

Dopo l’addio di Coop come sponsor è entrata una realtà come Drali…

In maniera silenziosa e poco esposta, ho fatto parte del team per diversi anni perché Coop era anche mio sponsor personale e sono diventato co-proprietario della squadra. Anche ora che Coop ha lasciato il progetto continuo a lavorare con il team, grazie a Drali possiamo proseguire e portare avanti l’attività della squadra continental norvegese più longeva. Si tratta di una realtà importante per il nostro movimento, che negli anni ha portato tanti corridori al professionismo. 

Anche perché la Uno-X, la squadra con la quale hai terminato la carriera, ha chiuso il devo team nel 2024

Aiutare i giovani norvegesi ad avere una squadra dalla quale partire per ambire al professionismo è importante. Questa è la principale motivazione che mi spinge a lavorare e investire tempo ed energie nel progetto. 

Alexander Kristoff, Team Drali-Repsol, FSA Vision
Da destra: Claudio Marra e Giorgio Marra di FSA insieme a Kristoff durante la presentazione del team (foto Matteo Cicerone)
Alexander Kristoff, Team Drali-Repsol, FSA Vision
A destra, Giorgio Marra di FSA insieme a Kristoff durante la presentazione del team (foto Matteo Cicerone)
Ora che la Uno-X è entrata nel WorldTour è possibile pensare di diventare una sorta di devo team?

Potrebbe essere una strada da intraprendere, è vero che ora alcuni dei migliori juniores saltano la categoria under 23, ma per un ragazzo norvegese avere un ambiente sicuro dove crescere è importante. Ha modo di conoscere tutti, lavorare in maniera tranquilla e senza stress. Anche io sono diventato professionista passando attraverso una formazione continental del mio Paese. Quando ero giovane, in Norvegia avevamo quattro o cinque squadre continental, adesso ne abbiamo solo due.

Avere una squadra WorldTour di riferimento può aiutare?

Non abbiamo una collaborazione ufficiale, ma il dialogo c’è e parliamo molto con i membri dello staff della Uno-X. In caso dovessero osservare dei giovani corridori, ma senza avere spazio nel team, noi possiamo diventare un supporto. Siamo ancora all’inizio del progetto, quindi nulla è ufficiale.  

Drali-Repsol potrebbe aggiungere, in futuro, anche una formazione juniores?

Al momento il budget non è sufficiente per una doppia squadra. L’anno scorso c’era anche la formazione femminile, che però ora si è divisa. Le ragazze riuscivano ad avere i loro sponsor e lavorare in maniera autonoma. Magari in futuro potrebbe esserci lo spazio per un progetto juniores

Secondo te potrebbe essere una buona idea o no? In Italia ne parliamo spesso perché i devo team prendono i migliori talenti e per le squadre continental è difficile andare avanti…

Questo è un problema anche in Norvegia. Molti dei migliori juniores e under 23, compreso mio fratello (Felix Orn Kristoff, ndr) saltano questo passaggio e vanno direttamente al livello successivo, nel WorldTour. Felix è andato nel devo team dell’Intermarché e poi è passato nella squadra professionistica. I migliori juniores al mondo hanno questa possibilità, ma non è per tutti. Grazie alle squadre continental molti corridori possono avere comunque un progetto e inseguire il loro sogno, avendo più anni per realizzarlo. 

Quando nel 2024 tuo fratello Felix ha dovuto scegliere per il suo futuro tu gli hai dato dei consigli?

Gli ho detto che sarei stato felice di vederlo con me alla Uno-X (che era ancora professional, ndr) ma lui aveva un suo progetto. Sono contento che l’abbia seguito, da un lato lo capisco perché ora i giovani sono più seri rispetto a quando ero junior io

Alexander Kristoff, Team Drali-Repsol, SciCon
SciCon fornirà gli occhiali al team Drali-Repsol, qui Kristoff insieme Claudio Fantin responsabile SciCon
Alexander Kristoff, Team Drali-Repsol, SciCon
SciCon fornirà gli occhiali al team Drali-Repsol, qui Kristoff insieme Claudio Fantin
Si è arrivati a un livello più alto?

Sì. Ad esempio il livello di Felix è molto più alto rispetto al mio alla sua stessa età. Questo lo si può vedere dai dati e dai numeri, la potenza non cambia e lui a 20 anni aveva valori migliori di quelli che avevo io. In generale, si vedono molti juniores entrare direttamente nel WorldTour e ottenere buoni risultati.

Tutto si estremizza?

Semplicemente questo non era possibile quando ero giovane. C’erano atleti giovani che arrivavano al professionismo, ma ora la cosa sembra più comune. Penso sia dovuto agli allenamenti e a uno standard elevato. Si vedono giovani fare altura, cosa che quando correvo io in quelle categorie non era possibile. Adesso ci si allena ai massimi livelli fin da giovani, ma non è uno standard per tutti e le squadre continental devono lavorare con chi ha voglia di crescere seguendo il proprio percorso.