Autozai Contri, pronta a rilanciarsi nel 2024

25.11.2023
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Pochi giorni fa ci siamo fatti raccontare dal promettente allievo, Alessio Magagnotti, come sia arrivato alla scelta della Autozai Contri per il suo passaggio tra gli juniores. La sua risposta basata sulla fiducia nel progetto ci ha incuriosito, così siamo andati a bussare al Riboli Team per farci spiegare il retroscena e le prospettive per il 2024

La Autozai Contri, che dalla prossima stagione perderà Petrucci come sponsor, ha portato sulla strada del professionismo atleti come: Davide Gabburo, Edoardo Affini, Filippo Zana, Luca Mozzato, Mattia Petrucci. Stiamo parlando di juniores è vero, ma in questi ultimi anni questa categoria sta diventando sempre più importante e un bacino da cui le grosse squadre hanno già iniziato ad attingere. Quest’anno il Riboli Team aveva due secondi anno che hanno trovato squadra rispettivamente Marco Martini con la Technipes #inEmiliaRomagna, e Riccardo Biondani alla General Store-Essegibi-F.lli Curia. Una dimostrazione della qualità del progetto Autozai.

Ripresa Autozai

Per parlare del dietro le quinte di questo rilancio della squadra veronese abbiamo chiesto a Enrico Mantovanelli, direttore generale della squadra.

«Siamo ritornati un po’ in auge nella campagna acquisti, chiamiamola così – racconta – perché abbiamo avuto un vuoto dopo Zana e Petrucci, dove non riuscivamo a portare a casa nessun atleta di valore. La svolta è iniziata un po l’anno scorso con l’arrivo di Erazem Valjavec. Che è stato il nostro primo atleta straniero anche grazie ad una nostra battaglia con la federazione che ci ha concesso questa possibilità.

«Grazie all’interessamento – afferma Mantovanelli – del nostro socio Gianni Bertoldo, che ha fatto una vita nel mondo del ciclismo, abbiamo iniziato alla fine dell’anno scorso in maniera non pressante, ad esporre il nostro modo di lavorare ad Alessio. Si dice che noi l’abbiamo convinto con i soldi, ma questo non è assolutamente vero. Abbiamo avuto poi la fortuna che all’interno della CC Forti e Veloci Trento ci fosse Luca Prada, che è stato un corridore di Bertoldo, ed è stato un mio compagno di squadra da dilettante. I genitori di Alessio ci hanno detto che noi siamo stati tra le poche società delle più di 20 che li hanno contattati che non hanno parlato male delle altre, ma che anzi si sono concentrate esclusivamente a raccontare il progetto.

«Per prendere Magagnotti e il suo compagno Idrizi abbiamo speso più di 10.000 euro. Sono d’accordo che la squadra che l’ha formato debba essere pagata in base al punteggio, ma dato che lui dal Trentino si trasferisce in Veneto, abbiamo dovuto pagare gli stessi punti anche al Comitato regionale».

Sempre prima

La categoria juniores sta diventando sempre più importante e a farne le spese come sempre sono i ragazzi. L’avvento dei procuratori è un segnale che le squadre partono fin dagli allievi per la selezione futura.

«Il tema è che oggi i procuratori – spiega Mantovanelli – hanno in mano già gli allievi. E’ un mondo che è cambiato. La filiera si è accorciata molto dal punto di vista delle categorie. Una volta l’atleta faceva due anni da junior e due/tre anni da dilettante, poi se aveva le carte in regola passava pro’. Adesso con la scusa che la categoria dilettanti è praticamente sparita, gli juniores sono diventati uno spartiacque pazzesco. E questo dal mio punto di vista, non è un bene perché ci sono atleti che non sono ancora maturi e al secondo anno da junior si trovano a dover smettere perché non hanno trovato la squadra.

«Valjavec è seguito dai Carera – dice Mantovanelli – ed è attenzionato dalla Soudal Quick-Step, questo non vuol dire niente perché anche se l’accordo c’è, deve sempre andare forte. Con Magagnotti non c’è nessun interesse nascosto sotto, perché poi quando passerà, so già che incasserò meno di quanto abbiamo speso per prenderlo. Zana come Affini, come Mozzato da junior, non avevano il procuratore e sono venuti da noi. Però è un ruolo che adesso esiste e bisogna rispettarlo. L’importante è che questi ragazzi tengano sempre i piedi per terra».

Parola al team manager

Alla direzione tecnica troviamo Emiliano Donadello, ex pro’ dal 2007 al 2010 e diesse con esperienza tra Autozai e Trevigiani: «Enrico ha voluto strutturare la società come un’azienda essendo abituato nel suo lavoro a essere molto metodico. Io con l’esperienza della continental, ho cercato di portare un po’ quello che ho imparato. La categoria juniores è completamente cambiata. Questa stagione tutto sommato è andata bene, non avevamo ancora una squadra, tra virgolette, super competitiva perché comunque avevamo dei ragazzi che non avevano mai vinto nelle categorie minori. Avevamo otto corridori e abbiamo ottenuto sette vittorie.

«Per il 2024 – afferma Donadello -posso dire che è facile partire con corridori forti, però bisogna anche essere bravi a gestirli, quindi dobbiamo farlo bene. La categoria è all’esasperazione, tra inviti e raduni della nazionale a cui Alessio verrà chiamato, tra pista e strada, bisogna veramente tenere i piedi per terra e  stare calmi. Occorre andare a stilare un calendario, essendo disposti a dire anche qualche no, per salvaguardare il ragazzo, anche perché non abbiamo solo Magagnotti. Siamo riusciti a prendere dei ragazzi che hanno fatto vedere belle cose e ci fanno ben sperare. Credo sempre nel gruppo e non privilegio nessuno».

Obiettivi

Con un roster rinforzato il 2024 si prospetta avvincente e potenzialmente ricco di vittorie. «Ho visto – dice Donadello – che è uscito il calendario provvisorio. Con le nuove normative che dicono che si può correre anche sabato e domenica e dove non c’è limite di corse a tappe, comincia a essere interessante. Ci piacerebbe fare qualche esperienza all’estero. Sarà importante fare un bel blocco di riposo durante l’estate, perché la stagione, anche negli junior è diventata veramente lunghissima, da Marzo a ottobre. Essere al top tutto l’anno è impossibile e come abbiamo fatto quest’anno dovremo fare un periodo di stacco a metà».

Talenti come Magagnotti meritano di non essere “spremuti”, a questa parola Donadello ha tenuto a rispondere fermamente: «Io non sono nessuno. A me piace sentire tutte queste belle parole che dicono alcuni ex pro’, i manager e i presidenti. Però nessuno sa com’è la realtà.  Questi ragazzini tornano a casa da scuola alle 14,45 e viene buio alle 16,30, quindi di cosa stiamo parlando? Un’ora di allenamento a tutta. Tutti ormai hanno un misuratore di potenza, il preparatore, il biomeccanico, il dietologo, lo psicologo e chi più ne ha più ne metta.

«Il ciclismo è una cosa molto semplice – conclude Donandello – ci vuole tanta voglia di far fatica. Se prendiamo un ragazzo come Magagnotti, quello che si deve fare è tenerlo lontano dalle pressioni e farlo lavorare con calma. Questi ragazzi non devono essere spremuti di testa. Il fisico è in un’età che può lavorare: con il giusto bilanciamento, ma può lavorare. E queste saranno le nostre premure più importanti».

Favero alla Soudal, una scelta per crescere a 360°

25.11.2023
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Due giorni per conoscersi. Per assaggiare che cosa significa far parte di una grande famiglia ciclistica, una di quelle che sono considerate il vero riferimento delle due ruote. Per approdare alle porte del “Wolfpack”, da vero cucciolotto che ambisce a essere “uno del branco”. Renato Favero (in apertura nella foto Scanferla) ha iniziato la sua avventura alla Soudal QuickStep, nel cui team Development correrà il prossimo anno, attraverso un primo incontro in Belgio, per conoscere compagni e staff e ha subito avuto il polso di quel che lo aspetta.

Nel suo racconto traspare un mix di emozioni proveniente da una scelta coraggiosa e difficile, per un ragazzo alle soglie della maggiore età: «La cosa che più mi ha colpito è la professionalità del team, sin da quando il diesse mi è venuto a prendere all’aeroporto di Charleroi. Parlava un po’ d’italiano, così mi ha messo a mio agio per tutto il viaggio verso l’hotel».

Foto di gruppo per i partecipanti al primo raduno in Belgio, riservato al Team Devo (foto organizzatori)
Foto di gruppo per i partecipanti al primo raduno in Belgio, riservato al Team Devo (foto organizzatori)
Il primo incontro in che cosa è consistito?

Innanzitutto in un primo incontro con tutto lo staff, c’erano anche i vertici del team, ho avuto la possibilità di conoscere Lefevere e Bramati. Abbiamo fatto tutte le operazioni legate alla bici Specialized che mi è stata data in consegna per gli allenamenti, poi alla sera c’è stata la cena ufficiale con tutti i compagni e i dirigenti. Io in hotel ero in camera con Raccagni Noviero che ha iniziato a spiegarmi tutti i segreti del team. La squadra è formata da 15 elementi, una vera multinazionale, quindi è importante anche potersi esprimere con tutti, dovrò migliorare la mia padronanza delle lingue…

Tu avevi una Pinarello prima, dovrai apportare delle modifiche sulla nuova bici in base alle tue misure?

No, abbiamo fatto tutto lì in Belgio, hanno regolato tutte le misure necessarie, infatti c’è voluto un po’ di tempo per effettuare tutti i passaggi, ma ora non vedo l’ora di provarla e pian piano abituarmi alla mia nuova bici.

In azzurro ai mondiali 2022. Le sue doti a cronometro sono un suo segno distintivo
In azzurro ai mondiali 2022. Le sue doti a cronometro sono un suo segno distintivo
Che cosa ti ha portato a scegliere la Soudal?

Non c’è voluto molto per convincermi, stiamo parlando di un autentico riferimento del ciclismo di vertice, il team che ha vinto tutto nelle classiche e che ha un leader assoluto come Evenepoel nelle sue file. Entrare in un Devo team come questo significa essere trattato alla stregua di un professionista. Avere la possibilità, se riuscirò a crescere abbastanza come prestazioni, di correre anche nella prima squadra al fianco dei migliori, di gente già esperta e quindi imparare ancora di più.

Hai preso in considerazione la possibilità di fare una scelta italiana?

Sinceramente, sentivo il bisogno di uscire dalla mia “comfort zone”, fare un passo difficile, mettermi alla prova anche dal punto di vista esistenziale, umano. E’ una grande scommessa, anche se ho notato che, tra staff e compagni, ci sono molte persone che parlano italiano e questo, non avendo ancora dimestichezza con l’inglese, mi ha messo a mio agio.

Su pista, Favero ha portato il quartetto al record e titolo mondiale. Una passione che vuole mantenere viva
Su pista ha portato il quartetto al record e titolo mondiale. Una passione che vuole mantenere viva
Al momento della notizia del tuo ingaggio, molti addetti ai lavori hanno sollevato alcune perplessità conoscendo la tua propensione per la pista, le tue grandi prospettive. Che cosa dicono nel team, avrai libertà di movimento in tal senso?

Non ne abbiamo ancora parlato, lo faremo al primo ritiro quando ognuno di noi avrà a disposizione una bozza di calendario. Magari se ne parlerà a fine mese quando dovrò svolgere dei test in Belgio. Chiaramente sanno dei miei risultati, ma si valuterà in base agli impegni e alle chiamate da parte del cittì Villa. Io vorrei assolutamente continuare, ma è naturale che la strada sia il primo obiettivo perché la carriera si costruisce innanzitutto lì. Spero che si riesca a trovare il giusto compromesso, considerando anche le prove a cronometro alle quali tengo molto.

Quando è nato il contatto con la squadra?

Sono venuti a cercarmi dopo le mie prestazioni all’Eroica juniores, con la vittoria nella cronosquadre inaugurale e il secondo posto nella semitappa successiva. Le loro parole mi hanno subito convinto, era la scelta giusta da fare. Tutto ciò mi ha fatto anche riflettere: sono convinto che per un corridore italiano partecipare alle gare della Nations Cup sia un’esperienza fondamentale, soprattutto se si corre all’estero perché è un modo completamente diverso di gareggiare, intanto perché si affrontano soprattutto gare a tappe alle quali gli stranieri sono più abituati, poi perché sono una vetrina privilegiata presso i team di maggior rilievo.

La vittoria di Kral nella seconda semitappa all’Eroica battendo Favero. Per l’azzurro è iniziato tutto lì (foto Fruzzetti)
La vittoria di Kral nella seconda semitappa all’Eroica battendo Favero. Per l’azzurro è iniziato tutto lì (foto Fruzzetti)
Che cosa ti aspetti da questa prima presa di contatto con un mondo completamente nuovo?

Io vorrei crescere a 360°, fisicamente, mentalmente, anche dal punto di vista tattico. So che per me cambia tutto, anche se apparentemente non è così visto che continuerò ad allenarmi a casa. D’altronde ho gli esami a fine anno scolastico e nel team tengono molto che nel mio primo anno lo studio sia preminente, infatti già so che la prima parte della stagione sarà più tranquilla. Come è giusto che sia.

Coach Malori e il piano B che sta andando alla grande

25.11.2023
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BASILICANOVA – Parma dista una ventina di minuti, dietro le colline là in fondo c’è una valle incantata in cui vengono prodotti i prosciutti migliori. Lo studio di 58×11 di Malori lo riconosciamo dalla vetrina e difficilmente lo dimenticheremo, dato che prima di ripartire un vigile ha pensato bene di regalarci una multa per il verso sbagliato nell’uscire dal parcheggio. Colpevoli, bisogna ammetterlo, ma lui è stato inflessibile.

Dopo la solita raffica di battute, Malori fa da guida (in apertura con Fabrizio Pasolini e Nicola Percivaldi, i titolari di Regola Bikes, di cui Malori è testimonial). L’ambiente è dominato da alcune sue foto da corridore. Lo capisci da ogni parola che il discorso interrotto da quell’incidente del 2016 in Argentina continui a galleggiare nell’aria. La sua seconda vita richiede ugualmente abnegazione e impegno e in breve il campione del mondo 2008 della crono U23 si è costruito una posizione. Preparatore per gli amatori, ma anche per gli juniores della Nial Nizzoli, perché un piede nel ciclismo agonistico continua a tenerlo, in prospettiva che magari qualche squadra più grande un giorno venga a bussare alla sua porta. Intanto la sua esperienza la… sfruttiamo noi, con i tanti e bellissimi approfondimenti su quel che succede nel gruppo.

«Sono partito a fare questo mestiere – racconta – nel settembre 2017. Prima lo facevo da un meccanico poi nel 2018 mi sono messo in proprio. E dopo un periodo in un altro centro, mi sono trasferito qui. Non ci avrei mai pensato, senza quell’incidente. Finché ho corso, anche per l’ultima gara, non ho mai voluto considerare un piano B. Volevo soltanto tornare a correre. Invece il giorno che ho smesso, eravamo a Ponferrada, sotto strada c’era un bar. Ho bevuto un paio di birre e ho chiamato Zabala, il mio allenatore di allora alla Movistar».

Nello studio di 58×11 si riconoscono le maglie delle società con cui collabora, ma anche tante delle sue
Nello studio di 58×11 si riconoscono le maglie delle società con cui collabora, ma anche tante delle sue
Cosa dovevi dirgli?

Poche parole. Gli ho detto: «Insegnami a fare il preparatore, perché è l’unico modo per non disperdere il mio background». Mi venne in mente che fosse il modo migliore per passare agli altri il bagaglio tecnico che non avevo potuto sfruttare a causa dell’incidente.

Il fatto di chiamarsi Malori funziona come richiamo?

Sicuramente sì. All’inizio molti venivano chiaramente attratti dal nome. Adesso viene gente anche da fuori, perché hanno sentito parlare di come lavoro. E questo lo trovo molto gratificante.

Hai abbandonato la biomeccanica, spostandoti sulla preparazione?

Continuo a fare entrambe, ma il training è la parte dove sono più forte: quando alleno un ragazzo, mi immedesimo in lui e cerco di immaginare i lavori che gli do, come se dovessi farli io. Come mi sento. Le sensazioni in base al freddo e al caldo. I percorsi su cui andrà a lavorare, perché il mio lavoro mi ha dato la fortuna di conoscere i percorsi in tutta Italia. Quindi posso dare indicazioni a un cliente dal Trentino al Piemonte, l’Umbria, la Sicilia, la Puglia. Dovunque il ciclismo mi abbia portato.

Sua moglie Giorgia e la piccola Elettra: così la vita è ripartita alla grande e col cuore caldo
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Quando si apre un centro come questo, si lavora con i corridori, ma anche con gli amatori. Cosa cambia?

Infatti alleno per la maggior parte degli amatori. Poi ho un buon bagaglio di under 23, di juniores e qualche ragazza che corre in squadre continental. L’importante è avere ben chiare le differenze, che ci sono e sono consistenti. Non tanto sui lavori singoli, ma certo cambia tanto il recupero. Se un ragazzo di una continental è capace di fare un lavoro di intensità per tre giorni di fila, un amatore riesce a farlo una sola volta e poi ha bisogno di recupero. La capacità del preparatore sta nell’essere bravo a calibrare tutto.

I tuoi juniores invece di cosa hanno bisogno?

Di poche parole e soprattutto chiare. Oltre all’aspetto atletico, cerco di tenerli sulla corda a livello motivazionale. Vorrei che corressero senza subire la corsa, pensando piuttosto a come mettere in difficoltà gli avversari.

Malori va ancora in bicicletta: un paio d’ore per volta e sempre a tutta
Malori va ancora in bicicletta: un paio d’ore per volta e sempre a tutta
Hai parlato del tuo background e infatti sei testimonial di un’azienda di bici, un’altra di plantari, casco, occhiali. Diciamo che la tua esperienza è apprezzata, no?

E questo mi fa molto piacere. Essere considerato nell’ambiente, nonostante siano quasi 10 anni che ho smesso. Per il resto continuo ad andare in bici, un paio d’ore per volta e sempre a tutta. Non mi piace passeggiare, nonostante tutto, sulla bici ho sempre amato andare veloce. Volevo diventare il corridore più forte del mondo, mi sono fermato prima di poterci provare davvero.

Umba va all’Astana, ma l’ex diesse ha qualche dubbio

25.11.2023
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Dopo tre anni corsi alla corte di Gianni Savio, due nella professional e uno, l’ultimo, nel team continental, Santiago Umba è pronto a spiccare il volo nel WorldTour. L’intervista che vi apprestate a leggere è stata fatta nel giorno del 21° compleanno del colombiano, quindi gli auguri, anche se in ritardo, sono d’obbligo. Umba è davvero pronto per questo importante salto? Il team che ha scommesso su di lui è l’Astana-Qazaqstan e ne parliamo insieme a Andrea Peschi, diesse del team GW Shimano-Sidermec. 

«Quello del WorldTour – dice Peschi – è un mondo completamente diverso, Umba dovrà tirare fuori tutta la sua personalità e migliorare in tanti aspetti. Sicuramente sarà seguito da uno staff che ne migliorerà le qualità atletiche, ma dovrà metterci comunque del suo».

Il miglior piazzamento tra i pro’ è arrivato al Giro dell’Appennino, Umba è in maglia nera sullo sfondo a destra (foto US Pontedecimo)
Il miglior piazzamento tra i pro’ è arrivato al Giro dell’Appennino, Umba è in maglia nera sullo sfondo a destra (foto US Pontedecimo)
Da quali basi parte?

Umba ha degli ottimi numeri sul suo terreno, la salita. In più è dotato di un buono spunto veloce, chiaro che tutto va rapportato con il tipo di gare che ha fatto fino ad ora. Però quando si è trovato in un gruppo ristretto si è dimostrato sempre veloce nello sprint. Nel WorldTour queste qualità andranno allenate ancora di più.

Riuscirà ad inserirsi secondo te?

Troverà delle difficoltà, com’è giusto che sia, tanto farà il tipo di calendario che la squadra costruirà per lui. Il livello delle corse, bene o male, si alzerà sicuramente. Continuerà a lavorare con il suo preparatore, che è esterno alla squadra, ma poi si rapporterà con lo staff dell’Astana per pianificare allenamenti e gare. 

Al Giro Next Gen Umba (accanto a Savio) è arrivato decimo in classifica generale (foto LaPresse)
Al Giro Next Gen Umba (accanto a Savio) è arrivato decimo in classifica generale (foto LaPresse)
Rispetto ai due anni in professional nel 2023 ha corso in maniera diversa?

Ha iniziato in Colombia, con due gare a tappe nazionali, ma non sono un confronto veritiero rispetto al mondo europeo. Nel 2023 abbiamo ricalcato il calendario fatto da professional, ad eccezione del Giro Next Gen. Con i professionisti ha fatto bene al Giro dell’Appennino dove è arrivato nei primi quindici. E’ stata una stagione altalenante, con qualche problema fisico che non gli ha permesso di correre ai livelli che avrebbe voluto. 

Al Giro Next Gen, fino alla penultima tappa, era andato bene. 

E’ stato un po’ il rammarico della stagione. Fino alla tappa dello Stelvio era il nostro uomo di riferimento insieme a Gomez ed essendosi comportato bene proprio quel giorno, arrivando quinto, abbiamo deciso di lavorare per lui. Peccato che sia mancato nella frazione finale, mentre fortunatamente Gomez è rimasto in classifica. Al termine della corsa avevamo due uomini nei primi dieci: Gomez quarto e Umba decimo. 

Sulle salite importanti il colombiano deve allenare la forza, per essere più incisivo (foto Instagram)
Sulle salite importanti il colombiano deve allenare la forza, per essere più incisivo (foto Instagram)
Poi è andato al Tour de l’Avenir con la Colombia, ma non ha brillato.

L’Avenir era una buona vetrina, siamo stati in Francia per dargli supporto nelle prime tre tappe. Sapevamo però che non era nella migliore delle condizioni, era in una fase calante. Era comunque in una corsa internazionale contro i migliori under 23 del mondo. 

Alla luce di quanto detto fino ad ora non sembri essere convinto del passaggio nel WT…

Quando mi ha detto che avrebbe firmato con l’Astana, ho avuto qualche perplessità. Sinceramente lo avrei visto più in un team professional per un altro anno, così da maturare definitivamente. La sua fortuna è che l’Astana è un team di matrice italiana, un mondo che in parte già conosce. Questo lo potrà aiutare nell’inserirsi, come detto prima molto dipenderà dal tipo di calendario che andrà a fare, anche se…

Al Giro Next Gen nella tappa dello Stelvio sul traguardo è giunto 5° dietro a Martinelli della Green Project
Al Giro Next Gen nella tappa dello Stelvio sul traguardo è giunto 5° dietro a Martinelli della Green Project
Cosa?

L’Astana fa comunque un calendario WorldTour, cosa che obiettivamente è obbligata a fare. Un’altra cosa che mi preoccupa è anche il fatto che abbia firmato solamente per un anno. Nel 2024 si gioca tanto: sappiamo tutti che in una stagione possono succedere tante cose, ma io non avrei rischiato così tanto. 

Però Umba parte da alcuni punti di forza, come la salita…

Lui è uno scalatore puro e da un lato è un bene perché corridori così non ce ne sono quasi più. Dovrà però strutturarsi meglio, questo vuol dire allenare tanto la potenza in salita, soprattutto nelle scalate come lo Stelvio. Su pendenze come quelle dovrà imparare ad essere più competitivo. Al Giro Next Gen sapeva di non arrivare al massimo della condizione, visto che quella era la sua prima corsa di alto livello in stagione. 

Al Tour de l’Avenir la condizione era in calo e le prestazioni non sono arrivate (foto DirectVelo)
Al Tour de l’Avenir la condizione era in calo e le prestazioni non sono arrivate (foto DirectVelo)
In un team WorldTour con tante gare in calendario e un programma definito potrà migliorare tanto.

In Astana potrà contare su una crescita per step. La squadra ha un calendario immenso, con tre attività in contemporanea, quindi spazio per correre ce ne sarà. In più in squadra non hanno tanti scalatori, non ha nemmeno troppa concorrenza. Di esperienza ne ha, visti i tre anni con noi. A mio modo di vedere se riuscirà ad arrivare al 100 per cento in corse come la Tirreno potrà fare bene, serve prepararsi però.

Scopriamo il team Hess, la nuova casa (su strada) di Casasola

24.11.2023
5 min
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Grazie al passaggio nelle sue file di Sara Casasola, l’Hess Cycling Team è diventato famoso anche dalle nostre parti. Molti sono rimasti sorpresi dalla scelta del bronzo europeo di ciclocross, approdato nelle file di un team continental poco rinomato e soprattutto poco presente in Italia. Eppure dietro a quella scelta c’è la storia di una squadra che ha grandi ambizioni e che, in un ciclismo femminile in velocissima evoluzione, vuole trovare un suo spazio.

Pirmin Lang, 38 anni, dopo una lunga carriera fra strada e ciclocross ha costruito il team con Rolf Hess (foto Ronan Merot)
Pirmin Lang, 38 anni, dopo una lunga carriera fra strada e ciclocross ha costruito il team con Rolf Hess (foto Ronan Merot)

Abbiamo quindi deciso di saperne di più attraverso il suo direttore sportivo, lo svizzero Pirmin Lang, che riveste i compiti di direttore sportivo del team: «Il patron è Rolf Hess, che ho incontrato nel 2020 e che è un ricco imprenditore e appassionato sportivo che vive a Londra e che prima si dedicava alle arti marziali e al calcio. D’inverno veniva a Sankt Moritz dove vive sua sorella e lì abbiamo iniziato a parlare di qualcosa a favore dello sport femminile. Io vengo dal ciclismo e sono riuscito a indirizzarlo verso la creazione di un team femminile su due ruote. Era il settembre 2022, volevamo farlo prima da soli, poi abbiamo fatto uno scambio con un’altra squadra per fonderci, infine abbiamo comprato la licenza, iniziando nel 2023 con una squadra femminile continentale».

Perché la squadra quest’anno ha avuto licenza lussemburghese e nel prossimo britannica?

Volevamo farlo nel Regno Unito, ma eravamo un po’ in ritardo con tutto. Dovevamo comunque iniziare se volevamo rientrare nell’evoluzione dell’Uci con i team professional, così abbiamo avuto la licenza lussemburghese. Ma è un team britannico a tutti gli effetti, collaboriamo con un’agenzia di marketing a Londra, quindi nel 2024 saremmo affiliati in Gran Bretagna.

Il team è britannico, per ora ha 14 elementi, ma potrebbero arrivarne ancora un paio (foto team)
Il team è britannico, per ora ha 14 elementi, ma potrebbero arrivarne ancora un paio (foto team)
La vostra è una vera multinazionale con ben 12 Paesi rappresentati: è una vostra scelta precisa?

Per certi versi sì, perché Hess ha attività di vario genere un po’ in tutto il mondo e il team rispecchia la sua globalità. Ovviamente, quando si tratta di vendite, è importante che tu sia presente in tutti i Paesi d’Europa, quindi devi avere un’immagine attraverso ciclisti da tutta Europa e oltre. Non è un sistema diverso da quello delle squadre WorldTour, basti pensare alla Lidl-Trek. Vogliamo avere corridori in tutta Europa, ma guardiamo anche oltre, infatti abbiamo preso anche l’ex campionessa nazionale australiana Nicole Frain.

Che ambizioni avete per la prossima stagione e perché state cambiando così profondamente il roster della squadra?

Al momento abbiamo 14 corridori, di cui 6 sono della passata stagione. L’obiettivo è, ovviamente, crescere, migliorare, farci notare. Dando alle cicliste la possibilità di svilupparsi anche in modo da sentirsi a proprio agio. Punteremo soprattutto alle classiche, alle corse d’un giorno dove abbiamo un parco atlete qualificato, come anche per le gare brevi a tappe. Ad esempio l’irlandese Imogen Cotter sarà una delle nostre punte. Essendo adatta alle prove abbastanza impegnative, con salite selettive. Noi vogliamo partecipare a gare di categoria 1.1 Pro e cerchiamo inviti prestigiosi.

Nel 2023 non sono arrivati grandissimi risultati. Qui il team alla Picto Charentaise (foto team)
Nel 2023 non sono arrivati grandissimi risultati. Qui il team alla Picto Charentaise (foto team)
Come mai avete scelto Sara Casasola e siete favorevoli alla sua doppia attività fra strada e ciclocross?

Personalmente sì, io ho le mie radici nel ciclocross, sono dello stesso borgo di Dieter Runkel, campione del mondo nel 1998. Quindi ne sono sempre stato interessato. Credo che se è possibile che Van Aert, VDP e Pidcock facciano la doppia attività, non vedo perché non possa avvenire anche fra le donne. E se vedi come si è sviluppata Sara negli ultimi due, tre anni, è davvero la strada da percorrere. Quando vedi ciò che sta ottenendo ora, è davvero fantastico. Io dico che ha tutte le potenzialità per diventare qualcosa come Silvia Persico o anche di più. Nel ciclocross ha un marchio come Guerciotti a supportarla che è una garanzia, poi subentreremo noi e proveremo a farla migliorare ancora.

Che obiettivo vi siete posti per il prossimo anno?

Sì, migliorare anche a livello di squadra. Ora siamo molto indietro ma è normale, vogliamo diventare una delle squadre migliori nella classifica delle continental, almeno fra le prime 8. Per farlo dovremo conquistare qualche podio nelle gare 1.1. Abbiamo una squadra costruita per questo.

Nicole Frain, australiana, ultimo acquisto del team, è stata campionessa nazionale
Nicole Frain, australiana, ultimo acquisto del team, è stata campionessa nazionale

Prima l’accordo, poi il bronzo europeo

Resta però una domanda: come si sono congiunte le strade dell’Hess Cycling Team e della Casasola? E’ la stessa azzurra a spiegarlo: «Sinceramente non conoscevo questo team prima, ma tramite un amico in un’agenzia di procuratori mi è arrivata voce che cercavano un profilo simile al mio, così siamo entrati in contatto e mi hanno fatto subito una buona impressione. Ho visto che hanno iniziato quest’anno, hanno effettuato molte gare, si sono ben inseriti. Abbiamo parlato dei programmi, delle prospettive e ho intravisto un futuro».

Il contatto è precedente il tuo bronzo europeo?

Sì, avevamo già stabilito tutto prima. Non nego che mi ha favorevolmente colpito anche la loro volontà di favorire la mia doppia attività, era quello di cui avevo bisogno, chiaramente stabilendo i giusti periodi di riposo e recupero. Sanno che cosa significa abbinare le due specialità e questo è molto importante nella programmazione del giusto calendario.

La Casasola sul podio continentale. Sarà la punta della squadra nelle corse a tappe
La Casasola sul podio continentale. Sarà la punta della squadra nelle corse a tappe
Dicono che puntano molto su di te soprattutto per le brevi corse a tappe…

Anch’io penso che sia la mia dimensione giusta su strada perché ho buone doti di recupero e vado più forte negli ultimi giorni di una gara a tappe. Spero che mi permettano di migliorare, tengo molto alla prossima stagione su strada, voglio vedere arrivare risultati all’altezza di quelli che ottengo d’inverno.

Hai metabolizzato la grande gioia di Pontchateau?

C’è voluto un po’ di tempo a dir la verità… Mi sono presa un po’ di riposo, soprattutto a livello mentale, ora punto fortemente sulle prossime prove di Coppa del Mondo per confermare il mio valore ed essere sempre più vicina alle big.

E Museeuw ci parla di Van Aert: «Il Giro? Un rischio»

24.11.2023
5 min
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GAND (Belgio) – Metti una sera un vecchia Colnago con i colori della Mapei. «Bella – pensiamo noi – un classico. Una “botta” di puri anni ’90. Chissà di chi sarà?». Ebbene apparteneva al misterioso ospite di una delle super serate passate al velodromo Kuipke, per la Sei Giorni. Quando poi lo speaker ha dato le tre opzioni su chi fosse questo personaggio, vista quella bici non c’erano più dubbi. Il personaggio misterioso era Johann Museeuw.

Un’improbabile tutina gialla, un casco in testa e tre giri di pista tra due ali di folla già in delirio. Museeuw ha avuto due grandi eredi, Tom Boonen, prima, e Wout Van Aert, adesso. E avendo noi vissuto da vicino Boonen e ancora di più Van Aert è facile capire perché tanto calore anche per Johan.

«Ma quello è Museeuw!», pubblico in delirio e fuori gli smartphone
«Ma quello è Museeuw!», pubblico in delirio e fuori gli smartphone

Emozioni calde

Il campione belga è sempre sul pezzo. Tra l’altro gli facevamo le domande in francese e lui ci rispondeva in italiano. «Amo sempre l’Italia», ci ha detto Museeuw. Segno che tanti anni in Mapei qualcosa hanno lasciato… oltre alle bacheche piene di trofei s’intende!

«Dopo 25 anni ho rimesso piede su una pista. Il che è molto strano! Come è strana questa uniforme… che mi fa sudare tantissimo. La gente viene per la gara (la Sei Giorni di Gand, ndr), per divertirsi e per scoprire il personaggio misterioso. 

«Dopo tanti anni fa piacere questo calore del pubblico. Non è vero che un ex corridore non sente niente in certe situazioni».

Oggi il più applaudito in Belgio è Van Aert. Ormai lo abbiamo appurato nelle tante trasferte fatte in questa terra. 

«Beh – dice Museeuw – Wout è un grande corridore, ma non c’è solo lui in quanto a calore. Anche Remco Evenepoel è un atleta importantissimo e amato. In questo momento in Belgio abbiamo grandi corridori per il futuro. Meno male che voi non li avete e li abbiamo noi! Qui siamo a posto per i prossimi dieci anni».

Il tema di Van Aert al Giro d’Italia tiene banco in Belgio
Il tema di Van Aert al Giro d’Italia tiene banco in Belgio

Van Aert, rischio rosa

Con Museeuw abbiamo parlato proprio del corridore della Jumbo-Visma. In quei giorni Van Aert aveva detto di voler fare, e bene, il Giro d’Italia. Senza contare che aveva anche annunciato la sua assenza ai mondiali di cross seguita qualche giorno dopo anche da quella alla Sanremo. In Belgio non si parlava d’altro, almeno in ambito sportivo.

«L’idea della classifica al Giro – spiega perplesso Museeuw – per me è un po’ difficile per Van Aert. Quando puoi vincere il Fiandre o la Roubaix, puntare alla corsa rosa è molto rischioso. In classiche di quel genere lui ha nove possibilità su dieci di vincere, mentre di vincere il Giro ne ha cinque su dieci. Io non ho mai vinto la Sanremo, per esempio, ci ho provato, ho fatto tre volte secondo. Ma Sanremo e Giro sono due cose differenti. Se ho vinto il Fiandre, punto ancora al Fiandre».

Il discorso di Museeuw è chiaro: insistere laddove si può vincere. Ci sentiamo di dire che è anche un po’ una mentalità figlia di quegli anni. Anni in cui la specializzazione era massima, ma di certo non è da biasimare da un punto di vista prettamente tecnico.

Tour de France 2022, verso Hautacam, Van Aert resta da solo con Vingegaard e Pogacar. Quel giorno forse scatta qualcosa nella sua mente
Tour 2022, verso Hautacam, Van Aert resta da solo con Vingegaard e Pogacar. Quel giorno forse scatta qualcosa nella sua mente

Hautacam galeotto

L’idea di sacrificare troppo le classiche non convince dunque l’iridato di Lugano 1996.

«Se puoi vincere dalla Sanremo alla Liegi, passando per Fiandre e Roubaix, e forse tutti e cinque i monumenti, per me non devi cambiare le tue caratteristiche. Ma io sono vecchio!».

E’ voce più che comune che il tarlo della classifica sia entrato nella testa di Van Aert durante lo scorso Tour de France. In particolare quando verso Hautacam mise in difficoltà persino Pogacar, per di più dopo aver tirato come un folle per chilometri e giorni interi. Quel giorno Wout giunse terzo sul traguardo pirenaico.

«Che lui abbia fatto un Tour eccezionale è vero – prosegue Museeuw – Van Aert ha contribuito tantissimo al successo di Vingegaard, ma non vuol dire che può vincere il Giro o il Tour. E’ un’altra cosa fare classifica. Però è vero anche che ha un grande motore e vediamo a maggio cosa potrà fare. Per me comunque questa cosa è “pericolosa”».

Johan Museeuw (classe 1965) con la maglia iridata, oggi si gode il ciclismo da casa (foto Instagram)
Johan Museeuw (classe 1965) con la maglia iridata, oggi si gode il ciclismo da casa (foto Instagram)

Ciclismo e cappuccino

Museeuw è stato un campionissimo delle classiche. Specie quelle delle pietre. Tre Fiandre, tre Roubaix, un mondiale. Su 50 partenze nelle classiche monumento solo cinque ritiri. Lui è davvero il classico “fiammingone” e proprio per questo il ciclismo ce l’aveva e ce l’ha ancora dentro. Tanto è vero che segue moltissimo le corse. Ed è anche un accompagnatore cicloturistico: viene spesso in Italia.

«Cosa mi piace di questo ciclismo di oggi? Che vanno forte dall’inizio alla fine. Sono davvero dei fenomeni. E’ tutto un altro modo di correre rispetto a noi. Le gare sono divertenti.

«I corridori di oggi mi piacciono praticamente tutti. Okay i fenomeni, come Pogacar, Alaphilippe, Van der Poel, ma apprezzo anche i giovani corridori. Oggi i ragazzi hanno un bel carattere. E io seguo il ciclismo alla tv, con un cappuccino e un pezzo di torta… così è meno dura che pedalare!».

Casagranda, parte da lei la rivoluzione della BePink

24.11.2023
5 min
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Il suo primo anno da matricola nel ciclismo delle grandi è andato al di sopra delle aspettative. Gli incastri tra maturità scolastica e bici non hanno condizionato le prestazioni di Andrea Casagranda, che ha finito in crescendo e con un bel numero di gare (in apertura foto Ossola).

E nel 2024, con la rivoluzione messa in atto dalla BePink-Gold – che ha confermato solo quattro atlete – la diciannovenne di Borgo Valsugana potrebbe ritrovarsi nell’insolito ruolo di “faro” della squadra, o comunque di guida per le giovani nuove arrivate. Vediamo cosa ci ha raccontato della stagione conclusa il mese scorso e dei propositi per la prossima.

Casagranda nel 2023 ha fatto circa cinquanta giorni di gara, compresa Vuelta, RideLondon, Giro Donne e Ardeche (foto Ossola)
Casagranda nel 2023 ha fatto circa cinquanta giorni di gara, compresa Vuelta, RideLondon, Giro Donne e Ardeche (foto Ossola)
Partendo dalla strettissima attualità, sei ancora in off-season?

No, ormai ho ripreso ad allenarmi da circa due settimane. Ho fatto venti giorni senza bici, mettendoci in mezzo le vacanze tra Repubblica Dominicana e casa. Nonostante avessi corso molto, non ho sentito il bisogno di staccare subito dopo la Tre Valli Varesine, la mia ultima gara. Non mi è dispiaciuto pedalare senza pressioni o tabelle. Di sicuro è stata una off-season diversa da quella degli altri anni perché ora non ho più la scuola.

In effetti hai raccolto circa una cinquantina di giorni di gare. Te lo aspettavi?

Onestamente no. Solitamente chi ha la maturità corre di più nella seconda parte di stagione, ma venendo comunque gestita. Invece a me è andata diversamente. Ho fatto poche gare open e più internazionali. Penso di essere stata una delle poche atlete del primo anno ad aver corso di più, con quattro gare a tappe. E di che livello! Ho fatto Vuelta, RideLondon, Giro Donne e Ardeche. E’ stata una bella soddisfazione per me.

Andrea Casagranda, classe 2004 e figlia d’arte, sarà una delle punte della BePink-Gold per la prossima stagione (foto Ossola)
Andrea Casagranda, classe 2004 e figlia d’arte, sarà una delle punte della BePink-Gold per la prossima stagione (foto Ossola)
Proprio in Francia hai ottenuto un quarto posto. Nel complesso come giudichi la tua annata?

Direi che è andata molto bene, facendo tanta esperienza. Ho cercato sempre di farmi trovare pronta, considerando che abbiamo avuto tante compagne indisponibili. All’Ardeche negli ultimi due anni la BePink è andata forte, vincendo sempre una tappa con Zanardi. Io ero arrivata in forma a quell’appuntamento. Sono contenta anche del secondo posto al campionato italiano cronosquadre. Però bisogna dire che non sono mancate le difficoltà.

Quali sono state principalmente?

Da junior a elite è un impatto forte, totalmente un altro mondo. Ci sono le radioline, che da junior non usi. Oppure ci sono le borracce da andare a prendere all’ammiraglia, facendo attenzione nell’operazione. Anche questa era un’altra situazione che non avevo mai vissuto prima. O ancora ci sono stati i ventagli che ho sofferto tantissimo e ancora soffro. Poi ad inizio stagione ho faticato perché sono partita con corse importanti dove c’era già un ritmo alto. Col passare del tempo ci ho preso di più le misure.

Hai avuto un calendario intenso. Come lo hai gestito con la maturità?

Ho cercato di fare il mio meglio a scuola perché sapevo che avrei dovuto fare assenze. Ad esempio la Vuelta non la dovevo fare e sono stata chiamata all’ultimo, però in pratica non ho perso giorni di scuola perché la mia classe era in gita. Invece per essere al via del Giro Donne ho chiesto di anticipare gli orali. Sono uscita con 85/100 che reputo un buon risultato. A parte qualche professore che si è lamentato e mi ha rimproverato per le assenze, tutti gli altri sono stati molto comprensivi con me.

Molte delle tue compagne di quest’anno non ci saranno più. Com’è stato il rapporto con loro?

Mi sono trovata bene con tutte. Le ragazze più esperte, con Silvia Zanardi in testa, mi hanno aiutato ed insegnato tanto, soprattutto a livello tattico. Anche Walter e Sigrid sono stati molto bravi nello spiegarmi tante aspetti di corsa (rispettivamente il team manager Zini e la diesse Corneo, ndr).

Proprio Zini ci aveva detto che nel 2024 punterà forte su Andrea Casagranda. Che effetto ti fa?

Un po’ strano a dire il vero (sorride, ndr). Mi fanno piacere le parole di Walter, ma lui mi dice sempre che sono ancora giovane. Ed è vero. Ho ancora tantissimo da imparare e forse non si finisce mai di imparare. E devo ancora capire bene le mie caratteristiche, anche se mi considero passista-scalatrice. Insomma, l’anno prossimo correrò senza particolari pressioni addosso, proprio come ho fatto quest’anno.

Ci sono degli obiettivi nel tuo mirino?

Certamente, quelli devono sempre esserci, anche solo per la mia crescita. Sicuramente incrementerò il lavoro negli allenamenti. Ho notato che miglioro se corro tanto, grazie anche ad un mio buon recupero. Nello specifico, me lo suggeriva Walter, potrei puntare alla maglia bianca all’Ardeche, però vorrei mettermi in mostra anche altrove. L’intento sarebbe quello di guadagnarmi una chiamata dal cittì Sangalli per fare qualche ritiro, e magari qualche gara, con la nazionale U23. Quest’anno sono stata riserva a casa per gli europei. Direi che per me queste sono già importanti motivazioni per il 2024.

Woods non molla, anzi rilancia e pensa al Giro

24.11.2023
6 min
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Per un certo periodo, nel corso del ciclomercato, sono girate voci su una possibile fuoriuscita di Michael Woods dalla Israel Premier Tech. Il che sembrava strano considerando che il canadese è come il vino buono, migliora invecchiando. Anche nel 2023 è riuscito a mettere la sua firma risultando tra i più brillanti del suo team, conosciuto per essere quello che, fra WorldTour ed ex WT, ha l’età media più alta, in controtendenza rispetto al ciclismo attuale.

Le voci poi sono svanite nel tempo, la realtà è che Woods resta parte integrante del team, sicuramente scosso dagli ultimi accadimenti che hanno coinvolto il Paese come raccontava il nuovo acquisto Sheehan. Woods ora è in famiglia, dall’altra parte dell’Atlantico ad affrontare la primissima parte della preparazione in attesa del ritiro prestagionale di dicembre, prestandosi così a una chiacchierata a bocce ferme su quel che è stato e quel che verrà.

Il trionfo sul Puy de Dome al Tour de France, staccando Latour di 28″. Al Tour ha chiuso 48°
Il trionfo sul Puy de Dome al Tour de France, staccando Latour di 28″. Al Tour ha chiuso 48°
Come giudichi la tua ultima stagione?

Certamente è stato un successo. Ho ottenuto il risultato più importante della mia carriera vincendo una tappa al Tour de France. Non sarà stata la mia stagione migliore in quanto a costanza di risultati, ma sono rimasto piuttosto soddisfatto e questo mi ha dato la motivazione per la stagione a venire.

Che cosa ti ha lasciato la vittoria nella tappa del Puy de Dome?

Molta soddisfazione, anche sollievo. Dopo aver detto che volevo vincere una tappa del Tour da così tanto tempo, temevo che quel momento non sarebbe più arrivato. E alla fine mi ha lasciato molta motivazione. Ora ho un nuovo obiettivo, ovvero cercare di ottenere un’altra vittoria di tappa al Giro e completare la collezione di vittorie in tutti e tre i grandi Giri. Penso che sarebbe davvero speciale.

Michael Woods, Vuelta 2020
La vittoria a Villanueva alla Vuelta 2020. Ora Woods punta a completare la collezione di tappe nei grandi Giri
Michael Woods, Vuelta 2020
La vittoria a Villanueva alla Vuelta 2020. Ora Woods punta a completare la collezione di tappe nei grandi Giri
In questo periodo ti senti più competitivo nelle classiche in linea o nelle brevi corse a tappe?

Penso che il livello si sia alzato. Ci sono molti corridori ora nel World Tour che sono semplicemente incredibili. All’epoca di Valverde c’erano solo uno o due corridori dominanti, io sono arrivato vicino quando era alla fine della sua carriera. Quando ho iniziato a emergere, mi sentivo come se fossi un po’ più competitivo rispetto ai migliori. Oggi la situazione è diversa, ma ciò non significa che non ho ancora la possibilità di fare bene in queste gare e sono ancora piuttosto entusiasta per lottare con i più giovani negli anni a venire.

Hai chiuso con buoni risultati nelle corse italiane di fine stagione: ti aspettavi di più fra Emilia, Tre Valli Varesine e Lombardia?

Sono rimasto abbastanza soddisfatto dalle prime due prove, ma un po’ deluso dal Lombardia. Mi sono sentito davvero bene in queste classiche, come se fossi tornato al mio vecchio livello. Ma sfortunatamente al Lombardia ho sbagliato dal punto di vista dell’esecuzione sulla salita finale ed ero troppo indietro quando l’attacco ha iniziato a partire. Ho notato davvero come negli ultimi due, tre anni se non sei nella posizione perfetta, è quasi impossibile competere contro i migliori ciclisti del mondo. In passato potevi commettere un errore ed essere un po’ troppo indietro, ma rimediare. Il ritmo delle gare adesso è così inesorabile, così alto che se commetti un errore, finisci per pagarlo. E così ho finito per non far parte di quel primo gruppo, anche se sentivo di avere davvero le gambe per esserci.

Woods al Lombardia, chiuso al 12° posto perdendo sull’ultima salita il treno dei migliori
Woods al Lombardia, chiuso al 12° posto perdendo sull’ultima salita il treno dei migliori
Le corse delle Ardenne continuano ad essere un tuo obiettivo?

Sì, sicuramente. Sono davvero concentrato su di loro. Tuttavia, il grande obiettivo per me l’anno prossimo è il Giro d’Italia, dovrò essere al massimo della forma per l’avvio della corsa rosa.

Affronterai il quarto anno alla Israel: come ti trovi nel team e cosa rispondi a chi dice che ha un’età media troppo avanzata?

Sono davvero entusiasta di far parte di questa squadra per il quarto anno, per me è una famiglia che si prende cura di me e mi sento davvero privilegiato. Detto questo, la nostra età media è sicuramente una delle più alte nel gruppo e io con i miei 37 anni contribuisco sicuramente a questo. Ma penso di essere davvero fortunato a far parte di una squadra che non guarda a questo aspetto. Geraint Thomas ha dimostrato la scorsa stagione, come ho dimostrato anch’io al Tour, che puoi ancora essere al meglio nella tua carriera. Anche Alejandro Valverde ne è un ottimo esempio. E sono entusiasta di continuare a esplorare le mie capacità fino alla fine dei trent’anni. E chissà, forse anche oltre.

Per il canadese il 2024 sarà il quarto anno all’Israel. Team fra i più anziani, con 10 elementi sopra i 30 anni
Per il canadese il 2024 sarà il quarto anno all’Israel. Team fra i più anziani, con 10 elementi sopra i 30 anni
Hai 37 anni: sei d’accordo con chi dice che il ciclismo attuale renderà impossibile nel futuro continuare a correre a un’età simile?

No. Penso che sicuramente la tendenza stia andando verso i ciclisti più giovani. Penso che ora, con l’accesso alle informazioni migliori come tecnologia, coaching, nutrizione, diventare un giovane corridore di vertice stia diventando molto più semplice. Non è necessario passare anni di esperienza per raggiungere un livello superiore. Puoi semplicemente seguire qualcuno su Strava o farti seguire da un buon allenatore nei picchi di allenamento, puoi guardare tutte le gare online e imparare molto più velocemente di quanto potevi prima.

Al Giro d’Italia Woods manca dal 2018, quando sfiorò la vittoria a Caltagirone
Al Giro d’Italia Woods manca dal 2018, quando sfiorò la vittoria a Caltagirone
Tempi duri quindi per chi viene da un’altra cultura ciclistica…

Mah, penso che l’età abbia ancora un ruolo nello sport. Io stesso sto ancora imparando. Questo è uno sport in cui impari costantemente e, man mano che migliori, diventa più facile esibirsi a questo livello. Per quanto mi riguarda, fisiologicamente mi sto avvicinando al massimo delle mie capacità, ma sento ancora che sto migliorando mentalmente. Avere quell’esperienza che l’età porta con sé aiuta. È ancora uno sport di squadra e avere ragazzi che hanno solo anni di esperienza aiuta molto all’interno del team.

Se ti guardi indietro, hai qualche rammarico per un’occasione perduta?

Anche se ho avuto dei fallimenti nella mia carriera, ho avuto anche dei grandi successi. E certamente quei fallimenti, quegli errori che ho commesso, mi hanno reso un pilota e una persona migliore.

Rota saluta Piva: «Se sono il corridore di oggi, è grazie a lui»

24.11.2023
5 min
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«In questo inizio di stagione sono parecchio incasinato – dice Rota – ho tante cose da fare e altrettante da mettere a posto. I mesi invernali sono così, bisogna fare un po’ di prove, controllare la bici e tutti i dettagli per arrivare pronti al primo ritiro».

Dopo le vacanze, il bergamasco si ritrova a sistemare e programmare la stagione. «Quest’anno ho avuto qualche problema alla schiena e sto facendo dei test per mettermi a posto, per capire come potrei migliorare. Provo plantari nuovi, controllo la posizione. Il cambiamento non è mai immediato, si deve capire, studiare, agire. Per fortuna la bici è uguale a quella dello scorso anno, stesso telaio, stessi componenti».

Dopo tre anni le strade di Rota e Piva si dividono, dal 2024 il diesse passerà alla Jayco-AlUla
Dopo tre anni le strade di Rota e Piva si dividono, dal 2024 il diesse passerà alla Jayco-AlUla
A proposito di cambiamenti, in Intermarché ne è avvenuto uno importante, Valerio Piva è andato alla Jayco. 

Vero, purtroppo è una perdita importante, era un uomo chiave per la nostra squadra. Non solo per me ma per tutto il gruppo. La sua esperienza era davvero fondamentale per noi. Mi spiace che abbia cambiato squadra, però è una figura importante in questo mondo ed è sempre stato molto ricercato. Ad un certo punto si fanno delle scelte, chiaro che umanamente dispiace, con lui avevo molto legato.

Siete arrivati alla Intermarché insieme, nel 2021, appena la squadra aveva acquisito la licenza WorldTour. 

Appena arrivato qui sono stato affidato a lui, complice anche il fatto che con l’inglese non me la cavavo benissimo. Essere in una squadra straniera e relazionarsi con italiani mi ha aiutato ad inserirmi nel team. Penso che con l’arrivo di Valerio la crescita mia e del team si sia vista, ha fatto sicuramente un ottimo lavoro. 

Nel 2021 alla Intermarché Rota ha trovato altri 3 italiani in squadra: Pasqualon, Petilli e Minali (che nella foto non c’è)
Nel 2021 alla Intermarché Rota ha trovato altri 3 italiani in squadra: Pasqualon, Petilli e Minali (che nella foto non c’è)
Tu eri a conoscenza del cambiamento?

No, l’ho visto l’ultima volta al Lombardia, poi ci sono state di mezzo le vacanze e non ci siamo più visti. Sapevo che stesse parlando con la squadra, ma ho letto del passaggio in Jayco dai vari siti e giornali. Ci sta, è normale, nella vita lavorativa di una persona il cambiamento è sempre dietro l’angolo. Ci siamo scambiati qualche riflessione, alla fine in questi 3 anni insieme ho corso l’80 per cento delle gare con lui al seguito. 

Vi siete sentiti?

Abbiamo fatto una chiamata dopo la notizia del cambio squadra, ma la chiacchierata è andata sulle corse e mi ha dato qualche ultimo consiglio. 

Nel 2022 è arrivata anche la prima vittoria da pro’ per Rota, al Sazka Tour
Nel 2022 è arrivata anche la prima vittoria da pro’ per Rota, al Sazka Tour
Quale?

Su questo 2023 che per me non è andato bene in alcune fasi della stagione. Il suo ultimo consiglio è stato di restare tranquillo e di tornare a fare le cose come nel 2022. Ritornare a correre con una tattica più aggressiva, pensare di meno e agire. Questo è stato un po’ il leitmotiv dei nostri anni insieme: correre con intraprendenza. Ho sposato il suo modo di approcciare le corse ed insieme ci siamo tolti delle belle soddisfazioni, non tutto è andato come avremmo voluto, ma fa parte della vita. 

Il ricordo più bello con Piva in ammiraglia?

Un bel momento è stato il campionato italiano di quest’anno. Non ho vinto, ma a fine gara Valerio era molto contento di come era andata la gara, di come l’avevamo interpretata. Abbiamo dato spettacolo al di là del risultato, era quasi più felice lui di me. Un altro ricordo è al campionato italiano del 2022, in quel caso era più deluso lui di me per la mancata vittoria, era consapevole che avevamo buttato una grande occasione. 

Due risultati uguali a fronte di situazioni diverse, come le due stagioni di cui stiamo parlando.

Vero. Nel 2022 stavo bene e arrivavo al campionato italiano con la convinzione di poter fare la corsa. Mentre quest’anno non mi sarei mai aspettato di poter correre davanti e di arrivare a giocarmi la vittoria. 

Cosa ha portato secondo te Piva in questi tre anni alla Intermarché?

Ha portato in squadra la sua mentalità, il team nel 2021 aveva ancora un’impronta da professional. Lui ha contribuito a farla diventare la Intermarché che conosciamo oggi, ha dato un assetto di lavoro e una programmazione. 

Piva ha consigliato a Rota di tornare a correre come hanno sempre fatto, con intraprendenza e determinazione
Piva ha consigliato a Rota di tornare a correre come hanno sempre fatto, con intraprendenza e determinazione
E a te cosa ha dato?

Molte volte si lamentava che non mi ritenessi all’altezza, pensa da sempre che io sia un corridore forte. Mi ha insegnato a credere in me stesso e a dare tutto. A seguire l’istinto, se mi sento di attaccare vado, se sento di dover aspettare sto sulle ruote, ed è una cosa che in futuro mi rimarrà addosso. La cosa importante è che a fine gara tu sia contento di come hai corso. Mi ha sempre dato una grande carica e tanta motivazione, mi ha spinto spesso oltre il limite. Non è una cosa che tutti i diesse hanno, è un meccanismo empatico e questo mi mancherà.

Si chiude una parte della tua carriera con la sua partenza…

Sì, ma è anche giusto che sia così. Il nostro rapporto rimarrà tale, nel privato continuerò a sentirlo e parlarci. E’ un’ottima persona e mi farà sempre piacere scambiare due parole con lui.