Van der Poel e la Liegi: per Piva è una sfida possibile

10.03.2024
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Il ciclismo entra nel vivo con le grandi e grandissime corse come stiamo vedendo tra Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza, tuttavia c’è anche il tempo di parlare anche di altro. Mathieu Van der Poel ha inserito nel suo programma la Liegi-Bastogne-Liegi. E quando il campione del mondo si muove non lo fa mai tanto per farlo. La classica belga però è, almeno su carta, parecchio diversa dagli obiettivi consueti di VdP.

La Liegi è anche “casa” di uno dei tecnici più esperti in assoluto del circus del grande ciclismo: Valerio Piva. Il direttore sportivo della Jayco-AlUla da quelle parti ci vive.

In questa “chiacchiera da bar tecnica” lo abbiamo voluto coinvolgere sottoponendogli di base questa domanda: Van der Poel può vincere la Liegi?

Valerio Piva (classe 1958) è passato alla Jayco-AlUla questo inverno
Valerio Piva (classe 1958) è passato alla Jayco-AlUla questo inverno
Insomma Valerio, Mathieu ha inserito la Doyenne nella sua lista di gare. La può conquistare?

Eh – sospira e sorride Piva – Van der Poel può vincere quasi qualsiasi corsa. Chiaramente per le sue caratteristiche la Liegi è dura. Ci sono salite che magari d’estate e in altri periodi non mettono in grosse difficoltà uno come lui, come invece potrebbero fare quelle più lunghe del Lombardia. In poche parole non lo escluderei dai candidati per la vittoria della Doyenne. Una cosa a suo sfavore è che non ha una grandissima esperienza con la corsa e questo conta.

Hai parlato d’estate: perché? Cosa cambia?

Per la mia esperienza, vedendo tante corse in estate su quelle strade come il Wallonie o il Giro del Belgio, quelle salite non hanno lo stesso effetto che in aprile. Chiaramente sulla Liegi incide anche il chilometraggio. Ma la scorsa estate, per esempio, sono state affrontate tre salite in successione, tra cui Redoute e Roche aux Faucons e non è successo granché. Questo perché d’estate gli atleti hanno un’altra condizione, perché non tutti sono al 100 per cento come quando ci si presenta ad una gara come la Liegi. E anche perché un conto è una corsa di un giorno e un conto una corsa a tappe. Il livello è diverso. Ad una Liegi prendono parte corridori che puntano al Giro d’Italia, i quali tra l’altro ormai sono in forma, e al Tour.

Tecnicamente però la Liegi-Bastogne-Liegi sarebbe per VdP? Alla fine ha già fatto sesto una volta, nella sua unica partecipazione…

Sono salite che richiedono esplosività, quindi direi che vanno bene per lui. Al massimo sono lunghe tre chilometri e il tratto duro veramente della Redoute stessa è di 1,5 chilometri e su questo genere di salite Van der Poel ha dimostrato che può fare bene. Molto bene. Nei suoi anni migliori, ai tempi della BMC, provammo a farla con Van Avermaet e ci andammo vicino. Quindi non dico che Van der Poel possa vincere sicuramente la Liegi, ma ci può riuscire. Una cosa è certa, se si presenta al via, lo metto tra i candidati alla vittoria.

Nella unica Liegi disputata, Van der Poel è arrivato 6° a 14″ dal vincitore Roglic. Era la Doyenne 2020, disputatasi ad ottobre
Nella unica Liegi disputata, Van der Poel è arrivato 6° a 14″ dal vincitore Roglic. Era la Doyenne 2020, disputatasi ad ottobre
Con un Van der Poel in gara, i Pogacar, gli Evenepoel, farebbero una corsa differente?

L’anno scorso alla Sanremo c’erano tutti e tutti hanno attaccato sul Poggio: io non credo quindi. Penso che ognuno faccia la sua corsa e non si cambi il modo di correre perché c’è questo o quel corridore.

L’ipotesi era che con un Van der Poel in gara magari le squadre di corridori “più scalatori” impostino un ritmo elevato sin dall’inizio…

Una squadra non fa una certa azione perché c’è Van der Poel, non si corre contro uno. Una squadra fa la strategia che l’avvantaggia. Il discorso cambia se i veri pretendenti sono due. A quel punto è chiaro che se Pogacar si ritrova contro Evenepoel o contro Van der Poel, corre diversamente.

Secondo te la “scintilla della Liegi” a VdP si è accesa lo scorso anno quando ha fatto il Giro del Belgio?

No, per me già ce l’aveva. Semmai la scintilla gli si è accesa quando ha vinto l’Amstel che non è poi così lontana dalla Liegi, tutto sommato è una gara “simile”. C’è un bel dislivello, ci sono salite esplosive. Chiaro, alla fine è una gara diversa, le salite della Liegi sono un po’ più lunghe.

Van der Poel è in una squadra che mira bene agli appuntamenti, specie con lui. Pensi che tra Sanremo e Liegi possa perdere quel chilo o addirittura quegli etti che lo possano aiutare sulle salite delle Ardenne?

Oddio, mi sembra molto al limite come ipotesi… non so. Magari succederà anche, ma nella mia squadra per esempio non siamo a questo livello di esasperazione che riguarda gli etti in più o in meno per una determinata corsa. Poi ogni cosa, ogni dettaglio conta. Di certo ai miei tempi si veniva su al Nord con una squadra e con la stessa facevano tutte le corse. Noi vincevamoo il Fiandre con Argentin e poi la Liegi sempre con lui ed eravamo gli stessi. Oggi ci sono gli specialisti delle prime classiche e quelli delle Ardenne. Qualcuno si mischia nell’Amstel.

L’altimetria della prossima Liegi. Per dare un’idea: il dislivello di questa prova è di 4.097 metri. Quello dell’Amstel di 3.290 e quello dell’ultimo Lombardia di 4.650 metri
Il dislivello della Liegi è di 4.097 metri. Quello dell’Amstel di 3.290 e quello dell’ultimo Lombardia di 4.650 metri
Prima, Valerio, hai accennato alle salite del Lombardia. E’ off-limits per VdP la Classica delle Foglie Morte?

Il Lombardia no, non penso sia adatto alle sue caratteristiche. Ha percorsi troppo selettivi. Per questo dico anche che per me Mathieu non ci pensa. Almeno per ora. Poi in futuro chissà. Può diventare un obiettivo, ma più a lungo termine. Ci sono salite troppo lunghe e dure per lui.

Però è anche vero che spesso il Lombardia, arrivando a fine stagione, è per quei pochi che hanno qualcosa nella scorta di energie…

Però se così fosse, se partisse da protagonista non credo lo lascerebbero andare via. Perché è chiaro che dovrebbe attaccare prima, non può tenere il testa a testa in salita con Pogacar o Vingegaard.

Insomma il Lombardia potrebbe essere l’anello debole per la conquista di tutti e cinque i Monumenti… Vale anche per Van Aert che invece ha dimostrato di essere forte anche sulle salite lunghe?

Sì, forse è la sfida più difficile per Van der Poel per la conquista dei cinque monumenti. Riguardo a Van Aert: è vero, in salita va forte, però lo ha mostrato al Tour, in una corsa a tappe. Nella gara di un giorno è più difficile. Per me il Lombardia è molto difficile anche per lui, che tra l’altro pesa anche più di Van der Poel. Alla Liegi non sarei stupito di vederli davanti, al Lombardia sì.

La nuova primavera di Pogacar cambierà la Sanremo?

10.03.2024
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Tadej Pogacar ha cambiato metodo di approccio alla stagione, complice il suo esordio al prossimo Giro d’Italia. Finora ha messo nelle gambe tanti giorni di allenamento e uno solo di corsa, alla Strade Bianche. Un esordio che ha tolto molti dubbi sul suo stato di forma. La seconda corsa della stagione per lo sloveno sarà la Milano-Sanremo. Il corridore del UAE Team Emirates ha già tentato l’assalto alla Classicissima di Primavera nel 2023. Ora il suo approccio è cambiato, e la curiosità è tutta intorno a quello che potrà fare sul traguardo di Via Roma.

L’esordio stagionale dello sloveno è stato promettente: una Strade Bianche dominata
L’esordio stagionale dello sloveno è stato promettente: una Strade Bianche dominata

Esordio brillante

Alessandro Petacchi, che la Sanremo l’ha vinta da corridore e ora è opinionista della RAI, ci può dire cosa può cambiare in gara con un Pogacar più “fresco”. 

«Lo abbiamo visto alla Strade Bianche – ci spiega – e non mi sembra abbia avuto grandi problemi nonostante fosse il debutto stagionale. Alla Sanremo del 2023 Van Der Poel ha dimostrato di essere il più forte su quel tipo di terreno. E l’olandese, l’anno scorso, ha esordito alla Sanremo, ma quei tre (Pogacar, VDP e Van Aert, ndr) riescono a prepararsi bene per gli appuntamenti importanti anche senza correre. Sono dei fuoriclasse».

Van Der Poel nel 2023 esordì alla Sanremo e la vinse da assoluto protagonista
Van Der Poel nel 2023 esordì alla Sanremo e la vinse da assoluto protagonista
E’ la prima volta che Pogacar arriva alla Sanremo senza fare Tirreno o Parigi-Nizza, cosa può cambiare?

Per lui poco, fare una gara di una settimana oppure no è la stessa cosa. O così sembra essere. E’ un corridore che può vincere la Sanremo in un solo modo, ovvero sfiancare gli avversari. Molto dipende da come si sveglia sabato mattina.

Speriamo bene, come alla Strade Bianche…

E’ quello che ci auguriamo tutti, se sta bene può fare quello che vuole e provare a fare corsa dura fin da subito. Le sue chance dipenderanno anche da come verrà affrontata la Cipressa. E’ un corridore meno esplosivo di Van Der Poel, suo principale avversario. Pogacar dovrà provare a scremare il gruppo fin dalla Cipressa, ma molto dipenderà dal meteo. 

In che senso?

Il vento sarà l’ago della bilancia. Se fosse contrario, la Cipressa si fa benissimo a ruota. Al contrario, se non dovesse esserci neanche un filo d’aria, la selezione viene più facile. Solo che VDP è un corridore fortissimo, sarà difficile metterlo in difficoltà. 

Al Fiandre nel 2023 Pogacar ha piegato VDP con continui attacchi
Al Fiandre nel 2023 Pogacar ha piegato VDP con continui attacchi
L’approccio diverso alla stagione potrà risultare utile?

Sicuramente le sue scelte non sono dovute alla Sanremo, ma al Giro. Senza tante corse nelle gambe Pogacar potrebbe trovarsi con meno esplosività. Cosa che alla Classicissima può fare la differenza. Un calendario ridotto a inizio stagione è dovuto al fatto che lui non si risparmia in gara. Se mette il numero sulla schiena è per dare spettacolo. 

Come lo hai visto?

Ho avuto modo di vederlo solo in televisione, ma mi sembrava più magro rispetto allo stesso periodo delle altre stagioni. Se sei già così leggero è per andare forte in salita, una scelta che viene utile per il Giro. Questa magrezza, che mi è sembrato di intravedere, può togliergli ancora qualcosa in esplosività. La Sanremo è una corsa alla sua portata, ma è la più difficile da vincere. C’era un altro corridore come lui…

Chi?

Nibali. Tutti dicevano che avrebbe potuto vincere la Liegi o Il Lombardia e meno la Sanremno. La prima l’ha sfiorata, la seconda l’ha vinta e alla fine s’è preso anche la Classicissima. Pogacar deve trovare la giornata alla Nibali nel 2017, con una condizione da far paura. 

Nibali è un corridore con caratteristiche simili a Pogacar ed è riuscito a vincere la Sanremo
Nibali è un corridore con caratteristiche simili a Pogacar ed è riuscito a vincere la Sanremo
Come può battere Van Der Poel?

L’olandese può seguirlo bene su sforzi brevi, soprattutto se si tratta di rispondere a uno o due scatti. L’anno scorso al Fiandre Pogacar ha dovuto fare corsa dura fin da subito, portandolo allo scoperto e poi attaccando più volte sui muri. Su un muro stare davanti o dietro è uguale, fai fatica e basta. Su Cipressa e Poggio stare a ruota ti fa risparmiare qualcosa. 

Sono cambiate le cose negli anni, ora i due grandi favoriti non fanno né Tirreno-Adriatico né Parigi-Nizza.

Si tratta di una scelta dettata dall’esperienza personale. Pogacar e VDP si trovano bene così. Altri come Milan e Ganna, invece, che sono più potenti e massicci, hanno bisogno di correre

Lo sloveno sarà al Giro, il suo avvicinamento prevede gare centellinate, ma alla corsa rosa si dovrà far trovare subito pronto
Lo sloveno alla corsa rosa si dovrà far trovare subito pronto
Come vedi l’avvicinamento di Pogacar al suo primo Giro?

Bene, molto bene. La scelta di centellinare gli sforzi è stata intelligente, lo aiuterà a preservarsi. La corsa rosa partirà subito forte, alla seconda tappa si arriverà subito ad Oropa. Non è un arrivo difficile, ma non si potrà arrivare con la condizione in crescendo. I corridori dovranno essere subito pronti, già da quel giorno potrebbero nascere i primi distacchi. Mi aspetto un attacco di Pogacar già da quel giorno, non per scavare grandi distacchi, ma per dettare legge.

Alla scoperta di Brennan, l’ultimo talento targato Visma

10.03.2024
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Due gare, due vittorie. Il team Visma-Lease a Bike continua a coltivare talenti e non sono certo solamente i due successi in terra croata a dire che Matthew Brennan è uno di questi. Per lui parla il suo curriculum, su strada ma ancor più su pista, con due titoli mondiali e soprattutto il record del mondo dell’inseguimento individuale. Risultati che hanno solleticato i dirigenti dello squadrone olandese, che lo ha subito messo sotto contratto nel loro devo team.

Brennan ha subito risposto presente aggiudicandosi le due classiche croate d’inizio stagione, a Umago e Porec, mettendo in fila velocisti molto più esperti in un consesso che non sarà quello di una classica WT, ma per un diciottenne è già abbastanza probante. A dispetto dei risultati dello scorso anno, finora raramente i fari dell’attenzione si erano puntati su di lui, forse anche per questo ha accettato di buon grado di raccontarsi.

A Porec l’inglese ha replicato il successo di Umago, battendo Conforti e Pedersen (foto organizzatori)
A Porec l’inglese ha replicato il successo di Umago, battendo Conforti e Pedersen (foto organizzatori)
Hai iniziato la tua stagione con 2 vittorie, ti aspettavi un debutto così straordinario?

No, non proprio. Sapevo di avere delle buone gambe e una buona forma all’inizio della stagione, ma ovviamente cose del genere devono essere tradotte in risultati in gara, il che è la parte difficile.

Fino allo scorso anno eri conosciuto più per i tuoi grandi successi su pista. Stai cambiando pelle, vuoi dedicarti più alla strada?

Sì, penso che l’attenzione per questa stagione sia sicuramente sulla strada. Voglio sviluppare le mie qualità nei prossimi anni con il team. Quindi penso che sia davvero importante soprattutto sfruttare questi anni giovanili per imparare tutto quel che significa essere un professionista. Ad esempio, è davvero importante che io esegua questi passaggi di categoria con attenzione per acquisire il giusto background.

Il britannico insieme ai compagni del devo team della Visma, con i quali ha corso a Umago (foto team)
Il britannico insieme ai compagni del devo team della Visma, con i quali ha corso a Umago (foto team)
Qual è la tua storia, come hai iniziato il ciclismo e come riesci a conciliarlo con lo studio?

Beh, mio padre era un ciclista e ogni sabato facevamo un giro di gruppo con 20-30 persone. Giri di 50-60 miglia o 100 chilometri e poi correvamo sempre al bar. Io ho iniziato a partecipare a circa 12 anni e vedevo che settimana dopo settimana miglioravo, andavo meglio di questo e poi di quel partecipante. Alla fine ci ho preso gusto e mi sono unito a un club nella mia zona chiamato Stockton Wheelers Cycling Club e abbiamo fatto un sacco di esperienze in pista. Devo dire grazie a Paul Curran, un ciclista degli anni Ottanta che mi ha insegnato molte cose facendomi allenare dietro la sua moto.

Quando hai iniziato a fare gare nazionali?

A 15 anni. Ho partecipato a quelle che da noi chiamano “risorse di settore”, una sorta di gare a tappe di 6 giorni, ci sono andato con alcuni amici ed è stata un’esperienza molto bella, anche perché in campeggio ne abbiamo combinate… Ma per me è stato un grande punto di svolta in termini di ciò che volevo fare per iniziare a correre. Durante il periodo del Covid ho potuto andare in bicicletta senza alcun tipo di pressione e soprattutto ho potuto avventurarmi in posti dove non avevo mai guidato prima da casa mia con corse più lunghe. Così quando sono approdato fra gli juniores avevo già un bel bagaglio di esperienze e di chilometri, anche se per me era difficile conciliare gli studi con le trasferte, eravamo spesso in gara in Belgio, era complicato. Ma da lì ho imparato il sacrificio e capito che era questo che volevo fare.

Con il Fensham Howes-Mas Design Brennan ha vinto lo scorso anno 3 corse internazionali, tutte in Belgio
Con il Fensham Howes-Mas Design Brennan ha vinto lo scorso anno 3 corse internazionali, tutte in Belgio
Proprio a proposito del Belgio, come ti trovi su quei percorsi?

Mi ci trovo bene, soprattutto quelli nelle Fiandre Occidentali. Conosco tutte le salite come Kwaremont, Paterberg, arrampicate del genere penso che siano adatte a me.

Che cosa è cambiato per te entrando nel team Visma e che cosa significa correre nel team di campioni come Van Aert e Vingegaard?

Ci sono stati alcuni allenamenti fatti in comune che mi sono stati molto utili. Cose che impari quando entri nel team, anche il semplice modo in cui fai le cose o i processi che attraversi e penso che sia stato davvero importante condividerli per sviluppare la mia abilità di ciclista. Soprattutto dal punto di vista nutrizionale, è davvero molto importante e un’evoluzione nel mio modo di essere. Ho già imparato molto lì e lo sto facendo partendo dalle basi. Sono entrato nella squadra e non sapevo nulla, andavo avanti molto per sentito dire, ora è tutto diverso. Penso che sia davvero vantaggioso per il nostro sviluppo a lungo termine, mio e degli altri giovani, vedere come lavorano questi ragazzi.

Brennan in azione durante i mondiali dove ha stabilito il nuovo record di categoria, 3’07″092
Brennan in azione durante i mondiali dove ha stabilito il nuovo record di categoria, 3’07″092
Quanto è stato importante il record mondiale nell’inseguimento dello scorso anno?

Abbastanza, era un obiettivo che inseguivo in pista da molto tempo. La mia prima stagione era stata sfortunata per molti problemi fisici, per me era un riscatto. Ma penso che non durerà a lungo, anche nel mio Paese ci sono già ragazzi in grado di far meglio.

Hai vinto il mondiale madison con Wiggins, ma molti media si sono concentrati più su di lui per il suo cognome. Questo ti ha dato fastidio?

Davvero non mi dispiace, conosco Ben da molto tempo ormai e capisco come funzionano i media. Quando abbiamo vinto quella gara insieme, sapevamo che avremmo avuto tanta attenzione su di noi, ma soprattutto lui perché figlio di un grande campione anche della pista. Quindi non mi importava davvero. Io ero contento di avere due maglie iridate, una individuale e una a coppie. E’ come se avessi bilanciato le cose, dimostrato di essere forte da solo ma anche in team.

Con Wiggins sul podio di Cali. I due sono grandi amici, hanno corso insieme fino al 2023
Con Wiggins sul podio di Cali. I due sono grandi amici, hanno corso insieme fino al 2023
C’è qualche corridore britannico al quale ti ispiri e che cosa sai della storia del ciclismo inglese?

Non ne so molto, guardo soprattutto ai campioni internazionali, a quelli che ho nel mio team. Se dovessi fare un nome, ma non è britannico, direi Kwiatkowski, perché è uno che ha vinto tanto ed è molto rispettato nel gruppo.

Qual è il tuo sogno per il futuro?

Vincere. Che cosa non lo so ancora, penso di aver bisogno di vedere come mi sviluppo e penso di dover fare tanti passi in avanti. Vado avanti ogni giorno, magari un domani risponderò “il Tour de France”, ma per ora è presto.

Ayuso e Hindley litiganti per le briciole e il secondo posto

09.03.2024
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MONTE PETRANO – Quando Ayuso è andato a parlare con Hindley dopo l’arrivo, l’australiano ha fatto spallucce, infastidito per i cambi che lo spagnolo non gli ha dato nell’ultimo chilometro. Dopo la mazzata di ieri, Vingegaard li ha messi nuovamente tutti al loro posto, ma la salita è stata dura, i corridori sono arrivati tutti vicini al limite e in questi casi anche la pazienza va a farsi benedire.

Il chiarimento fra Ayuso e Hindley non porta sorrisi o pacche: Jai ha sorriso ironicamente
Il chiarimento fra Ayuso e Hindley non porta sorrisi o pacche: Jai ha sorriso ironicamente

I due litiganti

La Bora-Hansgrohe ha provato a far saltare la corsa, era giusto farlo. Prima Martinez e poi Kamna hanno iniziato il Petrano ad una bella andatura, ma contro Vingegaard c’era poco da fare. Il danese se ne è andato a 6 chilometri dall’arrivo e dietro i due rimasti si sono ritrovati a litigare per la seconda piazza, di tappa e nella generale.

«Oggi ho avuto sensazioni migliori rispetto a ieri – dice Ayuso intirizzito – ho avuto un piccolo problema meccanico in un momento veramente difficile, ma grazie alla squadra sono riuscito a rientrare. Poi avevo bisogno di riprendere fiato in fondo al gruppo ed è per questo che ho iniziato la salita in fondo. Ho superato il gruppo poco a poco ed è andata indubbiamente meglio di ieri, soprattutto perché ieri non ho mai avuto buone sensazioni. Sapevo che quando Jonas avesse attaccato, avrei dovuto resistere il più a lungo possibile. Speravo che si fermasse e che si arrivasse allo sprint, ma si è voltato e anziché sedersi ha piazzato un altro allungo e io ho dovuto mollare. Però sono contento di aver provato a correre così. Quando c’è un corridore così superiore, non c’è molto da fare se non provare e semmai scoppiare, come sono scoppiato io oggi».

Il livello di Vingegaard

Nel confronto con Hindley, Ayuso è parso più solido di ieri e sembra scusarsi sinceramente quando dice di non aver più dato cambi perché da dietro stava rientrando il compagno Del Toro. Argomento leggero, dato che il messicano era messo peggio in classifica, ma tant’è.

«A un certo punto – dice – le staffette mi hanno detto che il mio compagno veniva da dietro, per questo ho smesso di collaborare. Mi piace dare il mio contributo, ma non si può sempre farlo. Comunque, è stata una settimana eccellente e molto completa. Il primo giorno ero più felice di oggi, perché ho vinto la cronometro ed è stato speciale farlo su quel percorso così piatto. Dalla Tirreno-Adriatico mi porto via le buone sensazioni di oggi, avevo altre gambe. Non so quantificare quanto mi manchi per arrivare al livello di Vingegaard, ma oggi penso di essere stato un po’ più vicino. Almeno sono riuscito a fare lo sprint dei primi inseguitori, ieri nemmeno quello. Proverò ad avvicinarmi, un po’ per volta…».

Fortunato è stato il primo degli italiani: 12° a 1’20” dal vincitore: bilancio positivo
Fortunato è stato il primo degli italiani: 12° a 1’20” dal vincitore: bilancio positivo

Vincere il più possibile

Attorno a Hindley hanno fatto una specie di cordone, in cima a questa montagna su cui il cielo si è abbassato, scuro e freddo. L’addetto stampa con la barba ha intimato di non fare domande. Poi il vincitore del Giro 2022 si è vestito di tutto punto e ha preso la discesa verso i pullman, anche oggi alla base della salita, proprio mentre Vingegaard ci raggiungeva per raccontare la sua giornata.

«Quando c’è la possibilità – dice parlando della vittoria – allora perché non provarci? Oggi ho usato un’altra bici. Ieri aveva più senso andare con la S5, perché c’era una lunga discesa e poi un lungo tratto in pianura. E quando la velocità è così alta, è meglio andare sulla bicicletta aerodinamica. Oggi però c’era l’arrivo è in salita, allora ha più senso avere la R5, la bici da scalatore. Sono decisioni che prendiamo insieme, la squadra ed io. Anche oggi ci ho messo tutto quello che avevo. Quando è così, cerco di superare i miei limiti. Vincere a marzo fa parte del processo del Tour, ma anche del mio essere corridore. La stagione non è fatta solo del Tour de France e mi piace l’idea di provare a vincere gare, vincere il più possibile. Ho sempre molta fiducia in me stesso e credo che a luglio potrò fare bene, non importa quale sia la forma attuale».

Jonas Vingegaard, 27 anni, ha vinto gli ultimi due Tour de France. Prossima corsa il Giro dei Paesi Baschi
Jonas Vingegaard, 27 anni, ha vinto gli ultimi due Tour de France. Prossima corsa il Giro dei Paesi Baschi

L’attesa del Tour

Anche oggi ha dominato e a voler essere poco simpatici, viene da chiedergli se non pensi di aver avuto un lotto di avversari un po’ troppo morbidi, mentre i più forti sono alla Parigi-Nizza.

«In Francia – conferma – ci sono alcuni dei corridori più forti al mondo e onestamente non vedo l’ora di correre contro di loro. Remco e Roglic sono fortissimi, ma anche qui il livello è stato molto buono. Si corre e si fa riferimento ai corridori che ci sono. Si corre nel modo che più ci ispira e per me un’ispirazione è sempre stato Alberto Contador. Mi piaceva il suo modo di correre e lo stile che aveva».

Poi lo vengono a chiamare, perché è freddo e perché il trasferimento che ci aspetta è davvero lungo. Mentre i corridori se ne vanno, noi torniamo in sala stampa. C’è questo pezzo da scrivere, poi due ore di macchina verso la tappa di domani. La Tirreno volge al termine, grandi sfide si annunciano all’orizzonte.

Technipes #inEmiliaRomagna, il 2024 alla ricerca di trionfi

09.03.2024
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SANTARCANGELO DI ROMAGNA – Ci troviamo nell’entroterra romagnolo, per la precisione presso l’Azienda Agricola La Collina dei Poeti, un luogo che incarna a pieno l’amore per questa terra e vive le due ruote tutto l’anno. Qui il team Technipes #inEmiliaRomagna ha presentato la squadra per il 2024. Sei anni sono passati dalla sua creazione, nata a Faenza per l’intuizione di Davide Cassani e l’attuale presidente Gianni Carapia. Sei anni ricchi di successi che hanno portato al professionismo due atleti come Manuele Tarozzi e Alessandro Monaco.

Un anno fa la squadra ha fatto il suo esordio nel mondo delle continental e quest’anno è pronta a rilanciarsi a caccia di vittorie, più qualitative e convincenti. Su queste colline il poeta Tonino Guerra disse “l’ottimismo è il profumo della vita”. Dalle parole pronunciate da autorità, sponsor e tecnici quest’oggi il mantra pare proprio lo stesso. Dal giorno uno Michele Coppolillo ha diretto i ragazzi e oggi è pronto a rilanciare la squadra con un organico più che raddoppiato, con volontà di vittoria ben chiare. 

Il diesse Michele Coppolillo ha speso parole di ottimismo per il 2024
Il diesse Michele Coppolillo ha speso parole di ottimismo per il 2024
Cos’è stata la Technipes #inEmiliaRomagna fino ad oggi?

Siamo nati dall’intuizione di Davide Cassani, perché mancava qualcosa sul territorio regionale. Abbiamo deciso prima di tutto di dare la possibilità ai nostri corridori emiliano romagnoli di restare in regione e di non dover per forza emigrare fuori. Da lì il progetto è cresciuto negli anni e abbiamo raccolto dei risultati importanti tra cui anche una tappa al Giro d’Italia Giovani nel 2021. L’anno scorso abbiamo deciso di fare il salto nelle Continental, questo ci ha portato a fare un’attività più strutturata e ad alzare ancora di più l’asticella con anche appuntamenti di spessore in Italia e all’estero. Con l’obiettivo di fare crescere sempre di più i ragazzi. E’ cambiato un po’ tutto e siamo diventati più grandi.

Durante la presentazione il presidente Gianni Carapia ha detto che quest’anno i corridori ve li siete scelti…

In questi anni abbiamo seminato bene, abbiamo avuto modo anche di avere ragazzi che hanno scelto il mondo del lavoro, hanno capito che per alzare l’asticella bisogna confrontarsi con quelli più bravi, e alla fine questo per noi è un vanto. Non è per tutti la vita del ciclista. Abbiamo anche portato ragazzi al professionismo. Però detto questo vogliamo migliorare, vogliamo alzare ancora l’asticella facendo un’attività ancora più strutturata e con dei corridori di spessore, promettenti.

Dalle sue parole si è capito che c’è stato un investimento oneroso. Su 14 che siete solo Ansaloni è rimasto in squadra…

Sì, abbiamo sicuramente investito tanto su questo 2024. Oltre ai corridori abbiamo stilato un calendario importante che ci porti a confrontarci con i professionisti. Alzare l’asticella ha un costo che si traduce in personale, materiali e trasferte. 

Sentendo le parole dello sponsor Technipes pronunciate dal suo presidente Raffaele Barosi, questo’anno le vittorie devono essere al centro del progetto. Cosa ne pensi?

La vittoria è l’obiettivo di tutti. Io penso che se tu lavori bene i risultati vengono di conseguenza. Il fatto di mandare avanti questo progetto. Di fare una buona attività, e di crescere, richiede numeri. Ma come dico sempre e quest’anno più che mai, non è la quantità ma la qualità. Vogliamo portare la nostra maglia sui podi più importanti e non accontentarci. 

Nel suo intervento Davide Cassani ha detto che il sogno dei ragazzi è quello di passare professionisti. Il vostro sogno qual è?

Il mio sogno, e io dico sempre questa cosa, è vedere un corridore che passa e riesce a raggiungere il suo sogno, cioè quello di diventare professionista. Io penso che noi vinciamo quando il nostro corridore fra sette, otto, dieci anni arriva là, fa una carriera tra i professionisti, ha realizzato il suo sogno e ha fatto di questo anche il suo lavoro. Perché le vittorie in sé, pagano ma relativamente. Vedere Tarozzi lì a giocarsi le corse con la maglia Bardiani è un successo per il nostro progetto perchè so che porta avanti i nostri valori.

Come detto, ci sono tanti nomi nuovi quest’anno. C’è qualcuno da cui ti aspetti un po’ di più?

Come si può constatare dalle date di nascita abbiamo una squadra composta principalmente da giovani. Su 14 abbiamo 10 under 23, questo vuol dire che ci siamo rivoluzionati e puntiamo molto su di loro. Per fare un esempio Ludovico Crescioli, ha fatto molto bene e pensiamo che quest’anno possa fare il salto definitivo. Mentre per gli elite, non mi piace dire che siano all’ultima spiaggia, perché alla fine il ciclismo moderno purtroppo è molto accelerato, nel senso che se hai 20/21 anni e non passi, diventi già una seconda scelta. Noi abbiamo dato un’ulteriore occasione a questi ragazzi, come Innocenti, Garibbo e Cavallo, corridori fortissimi. Per questo faremo un’attività che gli darà l’occasione di correre in mezzo ai professionisti per mettersi in mostra e di avere ancora qualche chance. Come ha detto anche prima Bruno Reverberi (intervenuto durante la conferenza, ndr), una volta si passava a 24 o 25 anni e si maturava ancora più in là. Ovvio, il ciclismo è cambiato, si matura prima, però bisogna capire anche il percorso del ragazzo che ha avuto prima, se ha avuto un problema o meno. Secondo me a 23 anni, a 24 non si è finiti, bisogna dargli un’ulteriore chance.

La squadra a febbraio è stata in ritiro a Calpe
La squadra a febbraio è stata in ritiro a Calpe
A novembre c’è stato il trentennale della Mercatone Uno, dove tu ovviamente eri presente. Quella squadra che ha fatto la storia del ciclismo italiano era una realtà “piccola” nata dalla volontà di Romano Cenni di creare una squadra nella sua regione. Cosa porti di quel mondo lì all’interno di questo team?

Sono cambiati veramente i tempi. E’ cambiato il ciclismo, è cambiato tutto. Mentre vent’anni fa, tra virgolette con poco si riusciva a far tanto, con un gruppo che anche a detta di Beppe Martinello, era una squadra sulla carta anche debole ma che riusciva a raccogliere risultati enormi. Eravamo una famiglia e la nostra forza veniva proprio da lì. Abbiamo avuto la fortuna di essere un tutti per uno, per Marco Pantani. Però io credo che quel cameratismo, quell’amicizia sana, il sapore di famiglia sia la chiave per raggiungere risultati importanti.  

L’AD della Technipes Raffare Barosi in chiusura della presentazione ha parlato di un numero di vittorie su cui avete posto l’obiettivo. Qual’è?

Vogliamo migliorare le 7 vittorie dell’anno scorso e ho già detto tutto. Ma tanto i numeri come le parole, li porta via il vento. 

A conferma di tutto ciò, su quanto sia importante il come e la qualità della vittoria e non il numero, dalla Collina dei Poeti risulta facile citare frasi come: «Quando stacchi tutti e arrivi da solo, la vittoria ha il sapore del trionfo». A pronunciarla non fu un poeta emerito ma bensì un ragazzo che le poesie le scriveva con le sue imprese, Marco Pantani. 

La Sanremo non è diventata una corsa per scalatori

09.03.2024
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Qualche giorno fa, commentando il fatto che non sarà alla Sanremo, Mark Cavendish ha detto parole su cui abbiamo continuato a rimuginare: «La Classicissima è diversa da com’era quando la vinsi, ormai è diventata una corsa per scalatori».

Immaginando atleti come Vingegaard e Kuss, oppure Bernal e Landa, il concetto di scalatore per saltare il Poggio non sembrava particolarmente sensato. Per questo, con la Sanremo che si correrà fra una settimana esatta, ci siamo rivolti a Michele Bartoli, prima corridore e ora preparatore, che deve il nome di battesimo alla vittoria di Dancelli nella Classicissima di Primavera e sulla tipologia di atleta che può vincerla ha le idee piuttosto chiare.

«Al giorno d’oggi – ragiona il toscano – è persino rischioso parlare di categorie, perché c’è tanta differenza fra quei 3-4 che se la giocano e tutti gli altri. Non è un fatto di preparazione né di organizzazione di squadra, ci sono solo atleti cui basta il Poggio. Una volta non era così frequente che si riuscisse a fare il vuoto, me lo ricordo bene. Un anno riuscii ad andare via, ma mi ripresero in discesa nelle ultime curve. C’erano Ferrigato e Konychev, io correvo con la Mg-Technogym. Serviva che si verificasse una serie di situazioni e allora poteva andare bene, invece ora potenzialmente riescono a fare la differenza e vanno all’arrivo».

Sanremo 2023, Cima del Poggio: Van der Poel ha appena attaccato, dietro di lui il vuoto
Sanremo 2023, Cima del Poggio: Van der Poel ha appena attaccato, dietro di lui il vuoto
Quindi non è una corsa per scalatori, ma una corsa per motori fuori del normale?

E’ una questione di corridori che sono nettamente superiori agli altri. Anche Ganna l’anno scorso ha fatto un bel Poggio, però magari se avesse dovuto attaccare lui, non ci sarebbe riuscito. E’ stato in grado di seguire chi ha fatto la differenza, perché poi sul Poggio a ruota si sta bene. Non ho mai guardato nei file per capire quando si risparmia, ma stando a ruota su una salita così veloce, il vantaggio è grande. Quindi chi fa la differenza deve avere tanta più forza rispetto a chi, magari per poco, riesce a seguirlo. Penso si possa parlare di un 10-12 per cento di risparmio. Chi attacca fa più o meno la stessa fatica di quello che gli sta a ruota, ma l’impatto dell’aria è talmente alto che devi averne veramente tanta per andare via.

Anche perché non è una salita che si attacca piano…

Esatto. Per questo dico che non è un fatto di preparazione, di lavorare apposta sull’esplosività per fare quel tipo di attacco. La realtà è che ci sono quei pochi corridori che hanno la potenza per andare via da un gruppo dei migliori che va in salita a velocità già pazzesche.

Pogacar lo scorso anno ha attaccato forte, ma quando Van der Poel è partito con un rapporto molto più lungo, non ha potuto rispondergli.

Secondo me Pogacar l’anno scorso ha avuto un po’ di presunzione. Se ci sono in giro fenomeni forti come te, in quel tipo di salita non puoi metterti in testa e pensare di levarli di ruota. In pratica ha fatto veramente da gregario a Van der Poel. Ha continuato a fare per Mathieu quello che i suoi gregari avevano appena finito di fare per lui. Quando stai con atleti del genere, attacchi, fai selezione, poi ti sposti e li fai collaborare. Se lo avesse fatto, magari non avrebbe staccato Van der Poel, però così gli ha servito la Sanremo su un piatto d’argento.

Sanremo 2023, Pogacar paga caro l’attacco frontale sul Poggio: all’arrivo è quarto dietro Van Aert
Sanremo 2023, Pogacar paga caro l’attacco frontale sul Poggio: all’arrivo è quarto dietro Van Aert
Quindi un po’ di tattica alla fine serve sempre…

Certo, proprio per il fatto che il Poggio non ha grande pendenza e l’impatto con l’aria a 40 all’ora, perché sul Poggio sale a 40 all’ora, conta molto. Risparmiare 30-40 watt rispetto a chi ti sta davanti è decisivo.

Il punto dell’attacco è sempre quello da anni: non ci sono alternative?

Più o meno storicamente si è partiti sempre nello stesso punto. E’ quando arrivi quasi in cima, che prima spiana e poi arrivano quei 100 metri del punto duro. Lì è dove riesci sicuramente a fare qualcosa in più. La strada è leggermente più impegnativa e ci arrivi in apnea. Già sotto, quando esci dai tornanti è un rilancio continuo con la strada che spiana. Chi è agganciato in quel tratto di pianura cerca di recuperare, ma non ci riesce, perché il ritmo rimane alto. Forse riesce a tirare il fiato chi ha più gamba, perché così quando inizia a rimontare, è in grado di fare la differenza.

Gli attacchi di qualche anno fa si spegnevano in discesa, perché si scollinava così appannati da non avere la lucidità per tirare le curve al massimo…

Il fatto che adesso quel 3-4 continuino a rilanciare anche in discesa significa che hanno una capacità lattacida enorme e anche due marce in più degli altri. Il divario di prestazione fra Van der Poel, Pogacar e Van Aert se ci fosse e anche Evenepoel è talmente elevato, che quei due gradini di differenza ti fanno mantenere un ritmo alto anche in discesa. Per farla semplice, questi attaccano e non si finiscono. Gli altri provano ad andargli dietro e si spengono lì. Tenete conto che un attacco di quel tipo costa più di fare una volata, perché è prolungato. La stessa differenza che c’è in atletica tra chi fa i 100 metri e chi fa i 400. Si dice che il giro di pista sia devastante, il giro della morte, perché devi andare a tutta per un tempo più lungo. Nei 100 metri magari fai più watt, ma in 10 secondi è tutto finito.

Sanremo 2023, Ganna chiude al secondo posto: ha seguito sul Poggio, sarebbe in grado di attaccare?
Sanremo 2023, Ganna chiude al secondo posto: ha seguito sul Poggio, sarebbe in grado di attaccare?
E se motori come questi vengono ripresi in discesa, secondo te hanno ancora gambe per fare la volata?

No, se vengono ripresi sono fregati, la volata non la fanno. E se la facessero, sarebbe un’altra cosa per cui stupirmi. A meno che gli inseguitori per prenderli non spendano tutto anche loro. Se si parla di uno contro uno, ci può stare che l’attaccante fa la volata e magari la vince. Ma se c’è dietro un gruppetto di 7-8, che si suddividono il lavoro, allora chi rientra è talmente più fresco, che l’attaccante non ha scampo. Chiunque egli sia.

Quindi dire che la Sanremo è diventata una corsa per scalatori non è proprio giusto, ne convieni?

Completamente. E’ una corsa per chi ha tanto motore, lo scalatore puro è penalizzato totalmente. Voglio dire, fra Landa e Van der Poel in salita non c’è storia. Ma Landa non riuscirebbe mai a stare con Van der Poel in cima al Poggio. Perché parliamo di atleti che hanno un’esplosività pazzesca.

Sarebbe stato interessante vederti in questo ciclismo, lo sai?

Sarebbe piaciuto anche a me, ci sarebbero state belle sfide. Magari avrei vinto una Liegi in meno, non lo so, però sarebbe stato sicuramente bello. Oppure avrei potuto vincere anche di più, perché quello che fa Pogacar è quello che piaceva anche a me. E trovare un alleato come lui sarebbe stato uno spettacolo. Chiunque voglia paragonarsi a lui, rischia di sembrare un presuntuoso. Magari non sarei riuscito ad arrivare con lui o magari sì. Però voglio dire chiaramente che se ci fossi riuscito, sarebbe stato un alleato molto buono. Con la tipologia di corse che si faceva prima, si sarebbe adattato bene. E poi è uno che non si tira indietro quando è in fuga, è uno che tira. Come Jalabert, che collaborava fino agli ultimi 100 metri e poi si faceva la volata. Sì, mi sarebbe piaciuto correre in questo ciclismo.

Poche cronometro in calendario. Velo, come sceglierai?

09.03.2024
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Il calendario internazionale, così com’è concepito, offre davvero poche occasioni per gli specialisti delle cronometro e questo rappresenta per il cittì azzurro Marco Velo un grande problema. Qualcuno potrà pensare che avendo pochissimi posti a disposizione per le gare titolate (alle Olimpiadi ancora meno, due uomini e una donna) sia un problema relativo, ma non è così. C’è da considerare intanto che cronometro degne di questo nome dal punto di vista del chilometraggio sono pochissime, racchiuse solamente nei grandi Giri. E che poi, se scendiamo di categoria, la situazione diventa ancora più complicata.

Il cittì Velo insieme a Ganna. Con lui il programma preolimpico è già stato stabilito
Il cittì Velo insieme a Ganna. Con lui il programma preolimpico è già stato stabilito

Il tema è delicato e Velo lo affronta esaminando tutte le varie situazioni, partendo proprio dalle difficoltà legate alle categorie minori: «E’ lì che le differenze con l’estero diventano più marcate – spiega – perché i ragazzi d’oltreconfine hanno molteplici occasioni di confronto per abituarsi al gesto. Qui fatichiamo a trovare occasioni, come ho più volte fatto presente. L’allargamento del numero delle gare a tappe fra gli juniores è un aiuto, ma non basta sicuramente. La Federazione ha anche fatto un bando per invitare gli organizzatori ad allestire prove specifiche, ma è arrivata una sola risposta…».

Fra i professionisti, considerando Parigi e poi europei e mondiali nello spazio di pochi giorni, quali prove hai a disposizione per vedere i selezionabili?

Praticamente posso affidarmi solo a Giro e Tour. Per Parigi il problema è relativo: Ganna ha il suo programma concordato con noi, con lui gareggerà uno dei tre selezionati da Bennati per la prova su strada e con lui stiamo valutando le scelte. Considerando che avendo così pochi atleti a disposizione, dovrà optare per corridori che possano garantirgli il risultato, ognuno di loro. Fra le ragazze la situazione è ancora più semplice, avendo una sola atleta a disposizione che sicuramente sarà una in gara su strada o su pista.

Milan ha sorpreso in positivo alla crono della Tirreno-Adriatico
Milan ha sorpreso in positivo alla crono della Tirreno-Adriatico
Ma resta il problema di poterli testare…

Infatti. Guarderò con grande attenzione quel che avverrà nei grandi Giri, sia in campo maschile che femminile, d’altro canto si sa che spesso la classifica si gioca proprio contro il tempo, quindi saranno test probanti. Con gli altri cittì ho contatti pressoché quotidiani, in modo da avere un quadro complessivo il più possibile accurato e poter fare le scelte in sinergia. Ad esempio le indicazioni che mi arrivano da Villa sui lavori su pista mi sono preziose.

E scendendo di categoria?

Anche in quel caso mi affido molto a quel che mi dice Salvoldi, che lavora due volte a settimana su pista con i ragazzi. Ha un bel gruppo e in base a quel che fanno e ai tempi che ottengono, mi dà anche dei feedback utili per il mio lavoro. Ad esempio Montagner e Bessega sono al secondo anno junior e da loro (che ho avuto in nazionale agli ultimi europei) mi arrivano segnali positivi.

Guazzini (alla sua destra Alzini) in allenamento a Montichiari. Fra lei e Longo Borghini il ballottaggio olimpico?
Guazzini (alla sua destra Alzini) in allenamento a Montichiari. Fra lei e Longo Borghini il ballottaggio olimpico?
Tornando al discorso legato ai professionisti, nelle corse a tappe abbiamo a disposizione cronometro molto brevi. Ti sono utili?

Parzialmente. Diciamo che sono uno dei pochi metri di misura che ho, devo giocoforza farmeli bastare. Dipende anche molto da quando le cronometro si disputano. Oggi mi dicono piuttosto poco in proiezione, magari più vicine all’appuntamento possono darmi delle indicazioni sullo stato di forma specifico per il gesto. E’ chiaro però che una crono di 10 chilometri non è come una di 30… Se un Milan batte oggi Ganna alla Tirreno-Adriatico, questo non può cambiare la mia valutazione, tanto per fare un esempio. Mi dà comunque una valutazione sugli atleti che ho in mente di convocare.

Il problema lo hai anche fra le donne?

Sì, tanto è vero che ho insistito molto con gli organizzatori del Giro Donne per far inserire una cronometro, che in quel periodo mi sarà molto utile. Ribadisco però che le difficoltà maggiori le ho scendendo di categoria, perché mi vengono a mancare i riferimenti. Anche perché i ragazzi non acquisiscono l’abitudine al gesto. Su questo tema ho riscontrato molte difficoltà a farmi capire…

Anche per le ragazze le crono di Giro e Tour saranno decisive. Qui Longo Borghini, campionessa italiana
Anche per le ragazze le crono di Giro e Tour saranno decisive. Qui Longo Borghini, campionessa italiana
Perché?

Premesso che capisco bene come molti team abbiano anche difficoltà a reperire i materiali necessari, mi ritrovo spesso con ragazzi che non hanno minimamente abitudine al gesto. Salgono su una bici da crono, magari arrivatagli il giorno prima e subito gareggiano, salvo poi il fatto che non hanno la minima idea di come guidarla, di come sfruttarla. L’improvvisazione regna sovrana e questo è un danno enorme, quando poi ti trovi a competere con nazioni dove invece il gesto è assimilato molto presto.

Giaimi, campione italiano juniores 2023. I tricolori sono l’unico vero test per le categorie inferiori
Giaimi, campione italiano juniores 2023. I tricolori sono l’unico vero test per le categorie inferiori
Considerando le difficoltà, non si potrebbe a questo punto focalizzare il campionato italiano di specialità come un evento di riferimento, magari anche rendendo obbligatoria la partecipazione per chi ambisce alla maglia azzurra?

Potrebbe essere una buona idea. E’ chiaro che bisogna anche tener conto che la rassegna tricolore si svolge nel periodo degli esami di maturità: se uno non può partecipare perché a ridosso dell’esame, non può essere per questo penalizzato. Su questo tema comunque dobbiamo lavorare molto, perché bisogna permettere a chi mostra attitudini per la specialità di coltivarle nella maniera giusta. Questa per me è una battaglia personale.

Hirschi pronto a marciare su Parigi, ma soprattutto su Zurigo

09.03.2024
4 min
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SIENA – Il 3 agosto e il 29 settembre sono le due date che Marc Hirschi ha cerchiato in rosso. E sono due eventi che Marc correrà con la maglia rossocrociata, quella della sua Svizzera. Marc è un falco, uno di quegli atleti che sa puntare. Che sa farsi trovare pronto quando arriva il momento clou ed essendo in nazionale il leader designato merita una grande attenzione.

Quando ha avuto carta bianca ha messo nel sacco una tappa al Tour, una Freccia Vallone, un terzo posto ai mondiali. E più recentemente, solo lo scorso anno, il Giro dell’Appennino, la Coppa Sabatini, il Giro del Lussemburgo e il campionato nazionale.

Hirschi alla Strade Bianche, un grande lavoro per Pogacar e lo stesso in questi giorni per Ayuso
Hirschi alla Strade Bianche, un grande lavoro per Pogacar e lo stesso in questi giorni per Ayuso

Dalla UAE alla Svizzera

Il connazionale Rubens Bertogliati ad un giornale svizzero (Mattino Online Ticino) ha dichiarato che: «Credo che in questa stagione potrebbe tornare ad essere protagonista. Marc ha pagato più del dovuto gli infortuni e il conseguente passaggio alla UAE».

E proprio il suo team è un punto chiave. Hirschi è un cacciatore di classiche, un vincente. Milita nella prima squadra al mondo, la UAE Emirates, ma se questa da una parte gli dà tanto, dall’altra gli toglie qualcosa. E’ inevitabile: con tanti campioni in rosa, spesso si ritrova a vestire i panni del gregario. 

Noi per esempio abbiamo scambiato delle battute con lui alla Strade Bianche, e quel giorno il leader guarda caso era Tadej Pogacar. Marc stesso ci disse prima del via: «Giustamente oggi lavoro per Tadej».

Non è un caso che da quando è in questo team abbia vinto molte gare, ma non quelle WorldTour. Anche quest’anno ha aperto la stagione con un successo di forza e astuzia e alla Faun Drome Classic, ma si tratta di una prova 1.Pro.

Marc Hirschi (classe 1998) conquista la Faun Drome in Francia, suo 15° successo in carriera
Marc Hirschi (classe 1998) conquista la Faun Drome in Francia, suo 15° successo in carriera

Più Zurigo che Parigi

Se gli obiettivi erano due, Hirschi ci è sembrato quasi più interessato ai mondiali che non ai Giochi Olimpici di Parigi. Ma è anche normale visto che si terranno proprio in Svizzera, a Zurigo. E che forse il percorso parigino è sin troppo scorrevole per le sue caratteristiche di scattista.

«Sì – dice Hirschi – per me i campionati del mondo quest’anno sono l’obiettivo più grande. Si corrono nel mio Paese di origine. E poi ci sono le Olimpiadi. Sarebbe bello iniziare da queste chiaramente, ma non sarà facile prendervi parte perché come ranking abbiamo solo due posti a disposizione e di mezzo c’è anche la cronometro».

Hirschi non ha poi torto, però è anche vero che le convocazioni olimpiche per gli svizzeri sembrano già fatte. Lui stesso è nettamente il primo atleta nel ranking UCI dei rossocrociati e il secondo è Stephen Kung, che punterà soprattutto sulla cronometro. Pensate che Marc ha più di mille punti di vantaggio sullo stesso Kung.

Semmai a rompergli le uova nel paniere potrebbe essere l’altro connazionale, Stefan Bissegger, campione europeo 2022 nella crono. Però la prova in linea è nettamente favorevole alle caratteristiche di Hirschi.

Hirschi è di poche parole, ma gentile. Lo ricordiamo due anni fa alla Per Sempre Alfredo, la gara che lo vide tornare al successo dopo l’anno tremendo costellato da infortuni. Aveva voglia di raccontare. 

Lui però ci crede e sotto sotto lavora proprio per questi obiettivi. Sa che gli sfidanti sono dei giganti e più di qualcuno di questi ce li ha in casa. Sa bene dunque dove deve arrivare per poter vincere.

«In questo inverno – spiega Hirschi – ho modificato un po’ la mia preparazione. Ho lavorato per essere più esplosivo: sarà necessario in quelle gare».

Nel 2020 fu medaglia di bronzo ai mondiali di Imola, dietro Alaphilippe e Van Aert
Nel 2020 fu medaglia di bronzo ai mondiali di Imola, dietro Alaphilippe e Van Aert

A tutte classiche

Hirschi ha già il suo piano di gare. Non farà grandi Giri, forse anche per questo ha puntato del tutto su un certo tipo di allenamenti. La primavera di Marc prevede una grande incetta di classiche. Ad esclusione di Gand e Roubaix, le classiche per i pesi forti, le farà tutte: dalla Sanremo alla Liegi, passando per il Fiandre e la Freccia, che vinse nel 2020. E nel mezzo altre gare.

In tutto questo bailamme di corse, il suo primo stop di stagione sarà a maggio dopo il Giro di Ungheria. Poi forse troverà il tempo di andare a vedere per bene il percorso iridato.

«Non lo conosco – ammette Hirschi – non ho ancora avuto modo di girarci, tra così tante gare e tanti allenamenti. L’ho visto solo online».

Che il 2024 sia l’anno di Hirschi? Che avesse ragione Bertogliati? Lo svizzero può covare il colpaccio, le doti ce le ha e sembra il personaggio perfetto per questo “assalto alla diligenza”.

Vingegaard da solo, dietro il vuoto. La Tirreno è chiusa?

08.03.2024
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VALLE CASTELLANA – A 5,6 chilometri dalla vetta di San Giacomo, dopo il lavoro tirato e duro della Visma-Lease a Bike, Jonas Vingegaard attacca da solo. Mancano 29,5 chilometri al traguardo, di cui 14 in discesa. Una discesa insidiosa, appena riasfaltata, con ghiaino scuro a tenere alta l’attenzione. Si scende meglio da soli che in un gruppetto all’inseguimento: forse anche per questo il danese continuerà a guadagnare su Ayuso e Del Toro, Hindley, O’Connor, Uijtdebroeks e Arensman.

Monocorona vincente

Vingegaard si fa largo sulla montagna che divide Teramo da Ascoli con una bella pedalata potente e fluida. Quando stamattina lo abbiamo visto partire da Torricella Sicura con il monocorona (52 denti) e un pacco pignoni quasi da gravel (10-36), qualcuno ha storto il naso, ma alla prova dei fatti non sembra che la trasmissione Sram lo rallenti. Il danese vola e se dietro non ci fosse Del Toro, forse Ayuso sprofonderebbe ben di più. C’è in giro una generazione di corridori che non ha paura di prendersi dei rischi. Come Evenepoel e Pogacar nelle ultime settimane, anche Vinegaard scopre le carte, prendendosi la tappa e la maglia.

«Avevamo fatto un piano – spiega – e lo abbiamo eseguito alla perfezione. Van Baarle e Kruijswijk hanno tirato fin dalla partenza e hanno reso la gara davvero dura. Finché in salita sono passato davanti e ho chiesto che si facesse il ritmo più duro. Ammetto che non mi è dispiaciuto affatto andare da solo. E’ stato molto bello e sono felice di averli ripagati tutti. Ovviamente non è stato facile, non lo è mai. Per staccare tutti sono dovuto andare molto in profondità e lo stesso ho fatto per mantenere il vantaggio. Quindi alla fine è stata una giornata molto calda (sorride, ndr)».

Lo stupore di Cian

Il primo ad abbracciarlo è stato Cian Uijtdebroeks, che ha marcato il gruppetto alle spalle e ha provato a fare la volata, ma Ayuso è stato più forte. Il giovane belga si ritrova all’accademia del grande ciclismo e per ora non sembra soffrire il ruolo di supporto che gli è stato affidato. Anzi, ogni giorno impara qualcosa.

«Oggi per me è stata un’esperienza – racconta in fiammingo – far parte della squadra di Jonas in giorni così è una scuola. Il piano era di lanciarlo, il mio compito era rimanere nel gruppo di testa e poi semmai in quello alle sue spalle. Il suo attacco è stato super intelligente e ha fatto un finale fantastico, ha funzionato tutto alla grande. Ha corso un rischio, perché c’erano ancora tanti chilometri e ancora due salite. L’anno scorso ero in una squadra avversaria, potevo giocare le mie possibilità. Qui invece sto sperimentando che cosa significhi prendere davvero il controllo della corsa e questo mi dà una grande spinta per crescere. Sto iniziando ad abituarmi…».

Piano ben riuscito

Il rischio e il coraggio di prenderlo: è questo che rende questi corridori così speciali. E’ chiaro che non si tratti soltanto di fantasia, perché altrimenti non andrebbero lontano. Ed è stato per questo impressionante rendersi conto che il gruppetto alle spalle non riusciva a guadagnare. Si potrebbe sottilizzare sul fatto che a tirare ci fosse un ragazzino come Del Toro, ma se gli altri avessero avuto più gambe, siate certi che lo avrebbero staccato. Ayuso in persona ha ammesso di non essersi sentito nella sua giornata migliore. «Altrimenti non sarei stato con Vingegaard – ha detto – ma non avrei neppure perso così tanto».

«Il rischio va bene – prosegue Vingegaard – ma sapevo cosa avevo fatto prima e che la mia forma era buona. Quindi mi sono sempre fidato di me stesso e del livello che avevo. Ci abbiamo creduto, altrimenti non ci saremmo gestiti così. Volevamo provarci e ancora una volta il team ha fatto un lavoro fantastico. Si sarebbe potuto concentrare tutto su domani, che probabilmente sarà il grande giorno, ma anche oggi era un’opportunità e penso che quando si può, si debbano cogliere. Intanto ho una vittoria di tappa e la maglia blu e sono davvero felice di essere in testa alla corsa».

Morkov e Cavendish, già affaticati ieri, arrivano fuori tempo massimo: la stagione si complica
Morkov e Cavendish, già affaticati ieri, arrivano fuori tempo massimo: la stagione si complica

Scambio di… carezze

Mentre arriva la notizia che Cavendish e Morkov sono finiti fuori tempo massimo (bruttissimo colpo per l’Astana), ascoltando Vingegaard si ha la sensazione che il rischio in realtà fosse tutto calcolato. Al pari dei 22 secondi subiti nella crono, come un tributo pagato senza troppo affanno, viste le montagne in arrivo. Chissà se ha davvero ragione Pogacar ad aver detto che il danese sia il miglior scalatore del mondo.

«Nella cronometro – ammette – ho fatto buoni numeri come potenza. Quindi, invece di prenderla per una cosa negativa, l’ho presa come un segnale positivo. Ero consapevole della mia condizione, quindi perché non provarci? Oggi era un’occasione, la prima di due. E’ difficile dire se sia lo scalatore più forte al mondo, penso di essere fra i primi, ma è difficile dire chi sia il migliore. Non voglio infilarmi in questo discorso, perché anche Tadej è uno dei più forti ed è anche un ragazzo eccezionale. Penso (ride, ndr) che avremo di certo molti scontri amichevoli in cui ci scambieremo tanti complimenti».

Il gusto dell’impresa

Mentre il gruppo ha preso la via della discesa per raggiungere i pullman parcheggiati a 21 chilometri nel piazzale dello stadio di Ascoli, Vingegaard prende tempo, perché sa che scenderà sull’ammiraglia. Per questo, nel giorno di tutte le donne dedica la vittoria a sua moglie, che definisce un punto fondamentale della sua riuscita come corridore e più ancora come uomo. Conferma che la prossima settimana andrà a provare le tappe italiane del Tour de France. E poi, proprio parlando del Tour, parla della squadra, che sarà forte, anche se non avrà Uijtdebroeks e Attila Valter che faranno il Giro. Infine prima di salutare, torna brevemente sulla vittoria.

«Anche se sei sicuro di te stesso – dice – puoi comunque avere delle brutte sorprese. Domani sarà difficile, ma sono anche consapevole del fatto che questo tipo di vittorie mi facciano davvero bene. E’ più bello vincere quando vai via da solo, è divertente rilanciare scatto dopo scatto. Mi piace correre così, oggi sono proprio felice».