Giro d'Italia 2026, Paul Magnier

Tutti pazzi per Magnier, i francesi e anche i belgi

11.05.2026
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CATANZARO LIDO (Cz) – Dopo gli anni dei musi lunghi e degli incompiuti, sembra che sotto il cielo di Francia le cose vadano in modo finalmente trionfale. Chiusa la generazione di Pinot e Bardet e in attesa che Gaudu riesca a darsi continuità, dopo Lenny Martinez e il prodigioso Seixas, ecco che con Paul Magnier il quadro si completa ulteriormente, con un velocista che potenzialmente sarà anche un uomo dl classiche in perfetto stile Soudal Quick Step. E se la prima tappa del Giro era stata condizionata dalla caduta, quella di domenica non ha concesso spazio a dubbi.

«E’ stata una vera e propria volata di gruppo – ha detto il francese – c’erano tutti gli sprinter. E’ stata sicuramente una delle mie vittorie più belle. La prima, quella di venerdì, mi rimarrà impressa a lungo, perché è stata piena di emozioni con la prima maglia rosa. Sapevo di poter vincere ancora e rifarlo con la maglia ciclamino la rende davvero speciale. Come sprinter sento di aver fatto un passo avanti».

Bramati ha preso Magnier sotto la sua ala e lo sta proteggendo come fece anni fa con il primo Evenepoel
Bramati ha preso Magnier sotto la sua ala e lo sta proteggendo come fece anni fa con il primo Evenepoel
Bramati ha preso Magnier sotto la sua ala e lo sta proteggendo come fece anni fa con il primo Evenepoel
Bramati ha preso Magnier sotto la sua ala e lo sta proteggendo come fece anni fa con il primo Evenepoel

La chiamata di Molly

Che il ragazzo avesse talento si era visto già nei mesi scorsi, quando per lui era stato adottato quello che scherzando si potrebbe definire “il protocollo Evenepoel”. Cioè poche interviste per lasciarlo tranquillo e non dargli più pressioni di quelle che potesse sopportare. E lui intanto cresceva.

«Ora prende le cose più sul serio – ha scherzato Dries Van Gestel, suo compagno di squadra – quest’inverno per la prima volta gli ho visto preparare la borsa del freddo da mettere sull’ammiraglia. Due anni fa mi chiamò Johan Molly, talent scout e massaggiatore della Soudal-Quick-Step e mi disse che mi avrebbe voluto in squadra perché avevano questo giovane francese, che aveva ancora tanto da imparare. Era convinto che io potessi aiutarlo e alla fine sono diventato colui che lo porta al punto giusto perché abbia la possibilità di lanciare la sua volata».

I due dividono la stanza e gli insegnamenti di Van Gestel non si limitano alle volate, ma riguardano il modo di tenere la valigia, come organizzarsi in hotel e a che ora spegnere la luce. Raccontano in squadra che lo scorso inverno è stato quello della svolta: fino a quel punto, Magnier amava circondarsi dei compagni più giovani, ora cerca riferimenti più maturi.

La vittoria della prima tappa ha portato la maglia rosa, che per Magnier è stata un'emozione fortissima
La vittoria della prima tappa ha portato la maglia rosa, che per Magnier è stata un’emozione fortissima
La vittoria della prima tappa ha portato la maglia rosa, che per Magnier è stata un'emozione fortissima
La vittoria della prima tappa ha portato la maglia rosa, che per Magnier è stata un’emozione fortissima

Stuyven ultimo uomo

Della volata di Sofia ha parlato oggi anche Anche Van den Bossche, in gara al Giro con il numero 136. La foto di gruppo dopo la vittoria è la conferma implicita che al successo ci credessero e il corridore di Gand, 25 anni, non ha problemi a confermarlo.

«Sapevo che a un certo punto – ha detto – la porta si sarebbe aperta. Era soprattutto una questione di tempismo, capire quando potevamo dare tutto nell’inseguimento della fuga. Negli ultimi 40 chilometri c’era un po’ di nervosismo, ma questo ci ha solo resi più attenti. Io ho cercato di affidarmi il più possibile al mio istinto su strade larghe dove il tempismo è fondamentale. Tenere la testa sarebbe stato difficile, quindi ci siamo sincronizzati con soli quattro uomini e poi Stuyven è stato l’ultimo uomo, al posto di Van Gestel, caduto il secondo giorno».

In quel grande caos della volata, il piano era di piazzare Magnier alla ruota di uno dei migliori velocisti. Quando lo hanno visto nella scia di Milan, hanno capito di aver fatto un bel lavoro. Senza contare che fino allo scorso anno Stuyven lanciava le volate di Milan e un’idea su come anticiparlo potrebbe essersela fatta.

Nella volata di ieri, caduto Van Gestel il secondo giorno, Stuyven è stato l'ultimo uomo di Magnier
Nella volata di ieri, caduto Van Gestel il secondo giorno, Stuyven è stato l’ultimo uomo di Magnier
Nella volata di ieri, caduto Van Gestel il secondo giorno, Stuyven è stato l'ultimo uomo di Magnier
Nella volata di ieri, caduto Van Gestel il secondo giorno, Stuyven è stato l’ultimo uomo di Magnier

Il bimbo gioca, ma cresce

Van Gestel lo sta vedendo crescere, avendo preso parte a 19 delle 19 volate di Magnier. Il ragazzino divertito e divertente, che nei mesi scorsi faceva il giullare della squadra, continua a giocare, ma è molto maturato. E Stuyven che è arrivato in squadra quest’anno, ha raccontato le sue impressioni ai media belgi dopo la vittoria di ieri.

«C’è una grande differenza tra il Paul del Tour dell’Algarve e quello del Giro – ha detto – e il fatto che si senta forte lo rende calmo. Ascolta quello che gli viene detto. Aveva bisogno di imparare, e penso che abbia già imparato molto. Paul è giovane. Deve ancora fare qualche passo. Ma penso che negli ultimi tempi ne abbia fatti due in una volta!».

Mancano 18 tappe alla fine del Giro, almeno tre sono disegnate per i i velocisti. «Tutti la sognano, ovviamente – dice a proposito della mglia ciclamino che indossa – Milan sa come vincerla, perché l’ha vinta più volte in passato e ha vinto anche la maglia verde del Tour. Era il grande favorito, ma abbiamo dimostrato di essere una squadra forte. L’obiettivo ora è conservarla fino a Roma».

Questo Giro per lui è stato un successo già venerdì con la prima vittoria. Tutto ciò che verrà d’ora in avanti è un bonus. E il Giro in Italia deve ancora cominciare…

Renato Favero, Biesse Carrera Premac (foto Camilla Santaromita)

Favero è alla ricerca di conferme: tra strada e pista

11.05.2026
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Renato Favero si prepara per un mese di maggio, e un inizio di giugno, davvero intensi e pieni di obiettivi. Messi alle spalle gli impegni della nazionale su pista, dopo aver ottenuto un ottimo terzo posto nella prova di Coppa del Mondo in Malesia nel quartetto, è ora di guardare alla strada. Il passista di Bassano del Grappa, che da quest’anno corre con la Biesse Carrera Premac, è stato uno dei riferimenti del movimento giovanile su pista da junior. E adesso che il team di Milesi e Nicoletti gli permette di allenarsi in maniera costante sul parquet è tornato a fare una delle cose che più ama (in apertura foto Camilla Santaromita). 

«Tornato dall’impegno azzurro in Malesia – ci dice Favero – mi sono riposato per un totale di quattro giorni, prima di ritornare ad allenarmi seriamente in vista degli impegni su strada. A fine maggio correrò in Toscana e poi alla Due Giorni Marchigiana, mentre dal 4 al 7 giugno sarò in Francia alla Ronde de l’Oise. Una serie di appuntamenti davvero importanti, perché da qui passa la mia possibile convocazione al Giro Next Gen».

Coppa del Mondo Malesia, Pista, quartetto, Italia, terzo posto (foto Instagram UCI)
Favero, insieme a Lamon, Boscaro e Grimod, ha conquistato il terzo posto nell’inseguimento a squadre nella tappa in Malesia della Nations Cup (foto Instagram UCI)
Coppa del Mondo Malesia, Pista, quartetto, Italia, terzo posto (foto Instagram UCI)
Favero, insieme a Lamon, Boscaro e Grimod, ha conquistato il terzo posto nell’inseguimento a squadre nella tappa in Malesia della Nations Cup (foto Instagram UCI)
Com’è andato questo ritorno alle corse su pista?

Da inizio anno ho fatto gli europei elite, poi la mia prima prova di Coppa del Mondo. Ora correrò su strada, prima di guardare al campionato europeo su pista U23 e alla possibile convocazione ai mondiali di fine anno. 

In Malesia hai corso con il quartetto, ottenendo un bel terzo posto, un bilancio positivo?

Secondo me sì. Alla fine mi ero accordato con la nazionale e la squadra per correre solamente la prova in Malesia, anche perché sarei dovuto andare al Giro della Magna Grecia. Solo che poi la corsa è saltata ed era troppo tardi per unirmi alla spedizione azzurra ad Hong Kong, dove sono andati gli altri del quartetto. A Montichiari siamo rimasti ad allenarci solamente Boscaro ed io

Renato Favero ha corso anche l’europeo elite a inizio anno, trovando il terzo posto nell’inseguimento individuale
Renato Favero ha corso anche l’europeo elite a inizio anno, trovando il terzo posto nell’inseguimento individuale
Una preparazione lineare?

E’ andata bene, anche perché in due non si possono fare tanti allenamenti o prove che sarebbero state utili, ad esempio non abbiamo mai fatto una simulazione di gara. Per fortuna conosco molto bene gli altri compagni di quartetto, quindi una volta arrivati in Malesia è andato tutto nel verso giusto. 

Con la squadra riesci a trovare un equilibrio?

Mi danno una bella libertà e riesco ad allenarmi una volta a settimana insieme ad altri ragazzi della nazionale a Montichiari, guidati da Salvoldi. Con lui mi trovo bene, è stato il cittì della pista quando ero junior e ritrovarlo anche adesso mi fa piacere. 

Riesci a inserire bene gli allenamenti su pista all’interno del programma settimanale?

Sì, anche perché quando devo fare lavori di forza, potenza o SFR li vado a fare in velodromo. Oppure se ho un allenamento sulla bici da crono vado a Montichiari. La giornata con Salvoldi è intensa, ma dà i suoi frutti sia per quanto riguarda la strada che la pista.

Renato Favero ha corso inseguimento a squadre e individuale. Un'esperienza davvero importante per lui
Favero è tornato ad allenarsi e correre con costanza su pista in questo 2026, un aspetto che gli era mancato molto negli anni del devo team Soudal
Renato Favero ha corso inseguimento a squadre e individuale. Un'esperienza davvero importante per lui
Favero è tornato ad allenarsi e correre con costanza su pista in questo 2026, un aspetto che gli era mancato molto negli anni del devo team Soudal
Ci spieghi meglio?

Su strada sento di avere un bel colpo di pedale, è una sensazione che ho avuto anche dopo il campionato europeo elite di inizio anno. Negli sforzi brevi, come strappi o in caso di attacchi nel finale di corsa, ho una gamba diversa, la sento piena. 

Questa percezione l’ha avuta anche Milesi, che ci ha raccontato del tuo grande amore per la pista…

Anche se non sembra per me la pista rappresenta un momento che mi permette di staccare con la testa. Mi impegno ed è esigente come attività, ma mentalmente mi dà una grande mano, ogni volta che riprendo a correre su strada dopo essere stato in pista mi sento fresco e riposato. Inoltre, sul parquet, ho la consapevolezza di essere forte

Consapevolezza che è possibile portare anche su strada?

Ci sto lavorando, le dinamiche sono molto diverse, così come le mentalità da avere in corsa. Però mi sto impegnando per trasportare le sicurezze che ho in pista anche su strada. Tanto passerà anche dai prossimi impegni, riuscire a guadagnarmi un posto per il Giro Next Gen sarebbe un bel passo in avanti. Sento di aver bisogno di fare un’esperienza come quella, anche perché nei due anni nel devo team della Soudal non l’ho mai fatto. 

Settimana Internazionale Coppi e Bartoli 2026
Favero in azione nella seconda tappa della Settimana Coppi e Bartali, una delle sue ultime corse su strada prima di andare in Malesia con la nazionale
Settimana Internazionale Coppi e Bartoli 2026
Favero in azione alla Settimana Coppi e Bartali, una delle sue ultime corse su strada prima di andare in Malesia con la nazionale
In Soudal non riuscivi ad allenarti così tanto in pista, ti era mancato?

Molto, è un tipo di attività che mi dà tanta serenità. 

La consapevolezza di essere forte su pista ti spinge a guardare agli impegni futuri, anche quelli più lontani?

Al momento guardo a ciò che arriverà, mi piacerebbe guadagnarmi una convocazione per i mondiali elite. Lì dovrebbero tornare Milan e Ganna, correre nel quartetto con loro sarebbe fantastico. 

Ne parli con Salvoldi?

Spesso, lui mi dice che per entrare a far parte del quartetto in maniera stabile serve allenarsi tanto su pista durante l’anno. Gente come Milan, Ganna e Consonni può permettersi di staccare per diversi mesi, io no. Le gare under 23 non danno quella spinta e quella preparazione che si ha con il WorldTour. 

Renato Favero, Biesse Carrera Premac (foto Camilla Santaromita)
Con la Biesse Carrera ora l’obiettivo è conquistare un posto per il Giro Next Gen, tanto passerà dalle corse intermedie (foto Camilla Santaromita)
Renato Favero, Biesse Carrera Premac (foto Camilla Santaromita)
Con la Biesse Carrera ora l’obiettivo è conquistare un posto per il Giro Next Gen, tanto passerà dalle corse intermedie (foto Camilla Santaromita)
Riesci a tenere questo doppio sogno: professionismo e pista, aperto?

Ci provo e lavoro per fare il salto in entrambe le discipline. Mi sono ripromesso di non vivere la cosa come un assillo, ma nella maniera più serena possibile. Penso ad allenarmi, correre e divertirmi. So di essere al terzo anno da U23, e su strada voglio trovare i risultati che mi mancano.

Cosa serve per ottenerli?

Iniziamo con un po’ di fortuna, poi il resto arriverà. In estate di solito trovo la mia migliore condizione, quindi sono fiducioso.

Tro Bro Leon 2026, Filippo Fiorelli

EDITORIALE / Fiorelli al Tro Bro Leon, vittoria per Massini

11.05.2026
5 min
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Seppure le si avvicini molto, nessuno potrà mai trasformare il ciclismo in una scienza esatta. Altrimenti la vittoria di Fiorelli al Tro Bro Leon avrebbe un altro sapore. Se Pogacar non avesse la sua incredibile leggerezza d’animo, i tanti watt e l’intelligenza artificiale (che spiega come razionalizzarne l’uso) non porterebbero alle vittorie che invece arrivano come pesca abbondante. Ci sono giorni in cui il corridore deve trovare dentro di sé quel che serve per fare la differenza, poggiando sulla base atletica costruita nei mesi, che però da sola non basta.

Quando si correva per rabbia o per amore, canta De Gregori e mai strofa fu più azzeccata. Magari in certi anni si correva anche per fame, ma in questi tempi di ricchezza, la rabbia e l’amore sono i due motori più efficaci. Pozzato vinceva spesso con la rabbia, il più delle volte per tappare la bocca a chi ne criticava la dedizione. Fu Cancellara, suo rivale storico sin dagli juniores e ben più vincente fra i professionisti, a dire che la rabbia da sola non basta: la rabbia brucia e dura poco, ma spinge forte.

Molto meglio l’amore. Quello per il lavoro che si fa e anche quello per chi non c’è più e quell’amore ce lo ha trasmesso. Le dita al cielo di Fiorelli ieri sul traguardo del Tro Bro Leon parlano di amore: la vittoria ne è stata la conseguenza.

Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Fiorelli è approdato quest’anno alla Visma, dopo sei stagioni con Reverberi (foto Visma-Lease a Bike)
Affini ha accolto Fiorelli nella nuova squadra, facendogli da guida (foto Visma-Lease a Bike)
Fiorelli è approdato quest’anno alla Visma, dopo sei stagioni con Reverberi (foto Visma-Lease a Bike)

Fiorelli, quello vecchio

Filippo Fiorelli passò professionista negli anni in cui un elite veniva visto come fumo negli occhi. Era il 2020 e per fortuna firmò il contratto prima che arrivasse il Covid, altrimenti a quest’ora farebbe altro. Aveva 26 anni e usciva da due stagioni fra i dilettanti in cui aveva vinto tanto, eppure proprio quelle vittorie erano ritenute poco convincenti: retaggio di un ciclismo senza dignità, di cui Fiorelli non sapeva nulla. Nessuno aveva avuto abbastanza amore per fermarsi e chiedergli la sua storia di famiglia e l’essere arrivato al ciclismo ben più tardi rispetto ai ragazzini su cui erano puntati gli occhi. Era vecchio e basta.

Solo un tecnico – Marcello Massini da Santa Maria a Monte – non mollò mai la presa né l’amore: un secondo padre che continuò a crederci e insistere. Massini aveva voluto conoscere Filippo, prima ancora di aver conosciuto Fiorelli. Lo crebbe nell’amore per il ciclismo e poi quell’amore glielo insegnò, come aveva già fatto con tanti altri. Paolo Bettini, Daniele Bennati, Nocentini e Gabriele Balducci, che grazie a lui era diventato professionista, aveva avuto la sua carriera e si è poi trasformato a sua volta in un tecnico capace di ispirare altri ragazzi. E alla fine, grazie anche alla cocciutaggine di chi fa il procuratore parlando di uomini – Paolo Alberati – Reverberi si decise a guardare oltre l’apparenza e Fiorelli diventò un professionista.

La passione di Massini

Massini è morto nella notte di sabato. Gli amici sono usciti dalla sua stanza che mancava un quarto a mezzanotte, dandogli appuntamento all’indomani, e dopo neanche mezz’ora lui era andato via. Il male che ormai due anni fa aveva costretto il chirurgo a privarlo di una gamba è tornato in tutta la sua aggressività e ha piegato le ultime difese.

Eppure Marcello non si è mai arreso a una vita triste. Fu lui all’indomani di quell’intervento a sollevare il dolore di sua figlia e lo smarrimento degli altri. Accompagnato dai suoi amici, aveva continuato a frequentare il mondo cui aveva dato tanto amore e la tanta saggezza. A febbraio si era fatto accompagnare da Balducci alla Firenze-Empoli, per celebrare i trent’anni dalla sua vittoria nell’anno che lo avrebbe portato al professionismo con la Refin di Primo Franchini (che ci ha lasciato a sua volta sul finire di aprile). E proprio in quei giorni, con lo zampino di Alberati che di quegli amici era parte fissa, aveva dato proprio a Fiorelli i consigli per la prima Liegi.

Con Hagenes e Zingle, la vittoria di Fiorelli è stata anche un bel lavoro di squadra
Con Hagenes e Zingle, la vittoria di Fiorelli nel Tro Bro Leon è stata la terza di un italiano dopo Vendrame e Nizzolo
Con Hagenes e Zingle, la vittoria di Fiorelli è stata anche un bel lavoro di squadra
Con Hagenes e Zingle, la vittoria di Fiorelli nel Tro Bro Leon è stata la terza di un italiano dopo Vendrame e Nizzolo

Il cerchio che si chiude

Ieri sul traguardo di Lannilis, comune francese di neanche seimila abitanti nella regione della Bretagna, quell’amore è tornato a galla, unito dal ricordo per la fresca scomparsa di una cara zia. Sugli sterrati del Tro Bro Leon, disegnato ormai come una piccola Strade Bianche (anche se da quelle parti la terra è rossiccia come in Africa), mentre il resto della Visma | Lease a Bike muoveva i primi passi sulle strade del Giro d’Italia, Fiorelli ha stretto i denti. Aveva un lavoro da fare e probabilmente nulla e nessuno avrebbe potuto impedirglielo.

Ci piace pensare che nei tre chilometri in cui ha pedalato da solo verso il traguardo, con un attacco scaltro e potente all’inizio dell’ultimo settore di sterrato, nella sua testa siano risuonate in continuazione le parole e le immagini di quelle due vite a lui tanto care. Nelle sue gambe c’erano la fatica, la rabbia per la perdita, ma soprattutto l’amore che gli hanno insegnato. E quando sulla riga, sfinito e sorpreso, ha puntato le dita al cielo la sensazione è stata quella della chiusura di un cerchio.

La vita andrà avanti, la lezione di Massini è diventata la sua armatura. Marcello ha vinto anche ieri: auguriamo a tutti i corridori di incontrare tecnici che, prima dei soldi e dei punti, insegnino loro l’amore.

Bulgaria, Giro 2026

Il Giro saluta la Bulgaria. Ma cosa resta oltre la corsa?

11.05.2026
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Il Giro d’Italia ha lasciato ieri la Bulgaria ed approda oggi in Italia. Da Nessebar a Sofia, passando per Burgas e altre località… l’inizio della corsa rosa non è stato affatto banale. E non lo è stato non solo ai fini della gara, su tutti i ruzzoloni della seconda frazione, ma anche per ciò che il Giro d’Italia ha rappresentato per la Bulgaria e viceversa (in apertura foto BTA).

Far partire una corsa all’estero, si sa, è principalmente una questione di promozione territoriale, inutile nasconderlo. Lo fa il Giro, lo fa la Vuelta, lo fa il Tour, ma queste operazioni devono davvero lasciare qualcosa. E soprattutto suscitano curiosità su come vengano poi realizzate.

Noi abbiamo sentito il sindaco di Burgas, Dimitar Nikolov, la città dove si è conclusa la prima tappa dell’edizione numero 109 della nostra corsa. E dalle sue parole si possono capire molte cose di una Grande Partenza all’estero.

Il sindaco di Burgas, Dimitar Nikolov, premia Magnier al termine della prima frazione
Il sindaco di Burgas, Nikolov, premia Magnier. Nikolov è stato tra i più attivi per la realizzazione di questa Grande Partenza
Il sindaco di Burgas, Dimitar Nikolov, premia Magnier al termine della prima frazione
Il sindaco di Burgas, Nikolov, premia Magnier. Nikolov è stato tra i più attivi per la realizzazione di questa Grande Partenza
Sindaco Nikolov, Il Giro è arrivato in Bulgaria: come e quando è nata questa idea?

L’idea è nata più di un anno fa, quando abbiamo iniziato a discutere di come Burgas e la Bulgaria potessero posizionarsi come una moderna destinazione europea per lo sport, il turismo e i grandi eventi internazionali. Fin dalle prime conversazioni abbiamo creduto che la costa del Mar Nero potesse offrire un’atmosfera suggestiva e condizioni eccellenti per un evento di questa portata.

E come mai avete individuato il Giro?

Il Giro d’Italia non è solo una corsa ciclistica: è un simbolo di tradizione, emozione e connessione tra le persone. Per noi è stato un onore diventare parte di questa storia. Burgas porta avanti da tempo una politica di promozione dello sport e di uno stile di vita attivo, quindi abbiamo visto questa opportunità come un passo naturale.

Sappiamo che lei, sindaco, è stato responsabile dell’intera accoglienza: che tipo di lavoro è stato? Quante persone avete accolto in totale?

Prima di tutto vorrei dire che questo è stato il primo evento di tale portata organizzato dalla nostra città. Per questo la sfida è stata significativa. Tutto ciò ha richiesto il coordinamento di decine di istituzioni, squadre e volontari. Per mesi abbiamo lavorato insieme agli organizzatori, alla polizia, ai servizi di trasporto, al settore turistico e ai club sportivi per garantire sicurezza, una buona logistica e un’ospitalità autentica. A Burgas abbiamo accolto centinaia di partecipanti, giornalisti, squadre tecniche e ospiti provenienti da diversi Paesi, e c’è stato anche un grande interesse da parte dei cittadini.

Da quello che abbiamo potuto osservare, queste zone prossime al Mar Nero propongono strade dolci, con pochissimo traffico, ideali anche il cicloturismo
Da quello che abbiamo potuto osservare, queste zone prossime al Mar Nero propongono strade dolci, con pochissimo traffico, ideali anche il cicloturismo
Da quello che abbiamo potuto osservare, queste zone prossime al Mar Nero propongono strade dolci, con pochissimo traffico, ideali anche il cicloturismo
Da quello che abbiamo potuto osservare, queste zone prossime al Mar Nero propongono strade dolci, con pochissimo traffico, ideali anche il cicloturismo
In effetti l’interesse di Burgas lo abbiamo notato anche noi. E lo abbiamo scritto

La sfida più grande è stata il giorno della partenza, perché coincideva con un giorno lavorativo e scolastico. Per questo la comunicazione pubblica riguardo alle chiusure stradali, alle modifiche del trasporto pubblico e alla distribuzione del cibo per le fasce sociali più vulnerabili è stata estremamente importante.

Come avete fatto?

Abbiamo sviluppato applicazioni e mappe interattive, distribuendo migliaia di volantini ai genitori con largo anticipo rispetto alla partenza del Giro, così che le persone potessero organizzare al meglio il proprio tempo e gli spostamenti verso lavoro e scuola. Credo che questa campagna informativa abbia funzionato bene e che la gente abbia accolto con entusiasmo un evento di livello mondiale. Per noi era importante che ogni ospite percepisse non solo la buona organizzazione, ma anche lo spirito della città: la sua energia, la sua cultura e il suo rapporto con lo sport.

E ci siete riusciti! Nei giorni in Bulgaria abbiamo notato strade buone e automobilisti molto responsabili: qual è la situazione della mobilità sostenibile, soprattutto legata alla bici, in questa area del Mar Nero?

Negli ultimi anni Burgas ha investito con continuità nella mobilità sostenibile. Stiamo ampliando le infrastrutture ciclabili, costruendo nuove piste con ogni nuovo viale realizzato o ristrutturato, e lavoriamo per collegare diverse zone della città e della costa attraverso percorsi sicuri. Sempre più persone utilizzano la bicicletta non solo per sport, ma anche come mezzo quotidiano di trasporto.

La gente ha risposto presente. Il Giro è stato accolto con entusiamo. Come ha detto il sindaco Nikolov, si spera possa essere d'ispirazione
La gente ha risposto presente al Giro. Come ha detto il sindaco Nikolov, si spera che tutto ciò possa essere d’ispirazione
La gente ha risposto presente. Il Giro è stato accolto con entusiamo. Come ha detto il sindaco Nikolov, si spera possa essere d'ispirazione
La gente ha risposto presente al Giro. Come ha detto il sindaco Nikolov, si spera che tutto ciò possa essere d’ispirazione
Quali sono i vostri progetti per il turismo ciclistico?

La nostra ambizione è fare di Burgas una delle città più verdi e meglio organizzate della regione. Naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare, ma stiamo già vedendo un reale cambiamento nella cultura della mobilità e nell’approccio verso uno stile di vita attivo. Stiamo inoltre lavorando a partnership e progetti internazionali con l’obiettivo di trasformare la regione in una destinazione riconoscibile per gli appassionati di ciclismo provenienti da tutta Europa. Il Giro rappresenta una spinta molto forte in questa direzione, perché mostra la Bulgaria a un enorme pubblico internazionale.

Quale eredità lascerà il Giro alla Bulgaria e soprattutto alla vostra città?

L’eredità più importante è l’ispirazione. Quando i giovani vedono atleti di livello mondiale pedalare nelle strade della loro città, cambia il modo in cui guardano allo sport e alle proprie possibilità. Inoltre il Giro inserisce Burgas e la Bulgaria nella mappa dei grandi eventi sportivi internazionali. Questo porterà benefici a lungo termine per il turismo, per l’economia e per l’immagine internazionale della regione. Sono convinto che questo sia soltanto l’inizio di iniziative ancora più grandi, capaci di attirare persone da tutto il mondo verso la nostra costa sul Mar Nero.

Giro d'Italia 2026, 3a tappa, Sofia, Bulgaria, Jonathan Milan

Milan secondo, vince Magnier: l’analisi di Petacchi

10.05.2026
5 min
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Tutto in pochi secondi. Dopo i 175 chilometri di eterna fatica per Tarozzi, Tonelli e Sevilla in fuga, a Magnier è bastata una raffica di colpi di pedale ad altissima potenza per concedere il bis dopo la vittoria di Burgas e lasciarsi dietro Milan e Groenewegen. E’ parso una beffa che dopo il finale su asfalto da biliardo, gli ultimi metri si siano corsi sul fondo irregolare di autobloccanti, a causa dei quali le bici hanno preso a saltare e vibrare perdendo aderenza.

Soprattutto quella di Milan, che si è lanciato presto, ma nel momento di massima spinta è parsa scomporsi e perdere velocità. Più composta e potente, l’azione di Magnier ha permesso al giovane francese di affiancare il friulano e poi saltarlo.

«Vincere due tappe su tre in Bulgaria – ha detto il francese – è come un sogno. Abbiamo controllato la corsa per tutta la giornata e volevamo essere piazzati al meglio all’ultimo chilometro e così è successo. Ho esultato, ma a dire il vero non ero sicuro di aver vinto. Sono davvero felice, battere Milan e Groenewegen mi fa sentire tra i migliori velocisti al mondo. Adesso andiamo in Italia e vedremo quante altre tappe potrò puntare. Sei anni fa guardavo in tv Arnaud Démare vincere con la maglia ciclamino. Mi ha mandato un messaggio dicendomi di fare lo stesso. Sono felice di esserci riuscito».

Milan e il treno

Difficile dire perché nello scatenarsi della volata, Jonathan abbia perso la ruota di Consonni che avrebbe dovuto lanciarlo e si sia messo in coda al treno della Unibet-Rose. Nell’intervista dopo tappa, il friulano non ha citato problemi particolari, salvo l’essere partito forse troppo presto. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere nel ragionamento Alessandro Petacchi, uno che come Milan preferiva le volate ben lanciate.

«Non so bene cosa sia successo a Jonathan – dice Petacchi – se gli sia andata via la bici, se sia entrato sui sanpietrini e abbia sbandato. Non ho capito se ha avuto quel problema, perché ho visto che a un certo punto si è seduto. Perché il treno della Lidl-Trek si sia disunito è da capire, possono esserci mille motivi. Magari Consonni non stava bene, ma comunque andavano fortissimo e Milan ha pensato di sfruttare il lavoro di qualcun altro. Tutto sommato, era messo anche abbastanza bene. Quando è partito, era davanti. Mancavano più di 200 metri e Magnier l’ha rimontato bene. Non so però se perché lui ha rallentato per un problema».

La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell'ultimo chilometro
La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell’ultimo chilometro
La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell'ultimo chilometro
La fuga di 175 chilometri di Tonelli, Tarozzi e Sevilla è stata ripresa solo nell’ultimo chilometro

Giusto anticipare?

Anche al Processo alla Tappa, Martinello ha tirato in ballo l’azione scomposta di Milan e forse quella su un fondo così irregolare lo ha penalizzato, mentre Magnier è parso più composto e omogeneo nella spinta.

«Sicuramente – spiega Petacchi – su una strada fatta così non puoi andare tanto agile. Il primo giorno Milan mi era sembrato un po’ duro, forse perché la strada saliva oppure era arrivato un po’ al gancio. Visto che oggi c’era quel tipo di fondo, ha fatto bene a scattare prima di entrarci. Perché se ci entri con velocità, la perdi un po’ meno rapidamente. Poi Jonathan potrebbe aver avuto un salto di catena oppure nel punto in cui ha perso un po’ di aderenza, magari ha preso un avvallamento. Va detto che Magnier ha recuperato bene. Al momento sta andando davvero forte. Milan potrebbe aver avuto un problema di aderenza, ma l’altro ha recuperato davvero tanto».

Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa
Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa
Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa
Il Giro saluta la Bulgaria e la cattedrale Aleksandr Nevskij di Sofia con Silva in maglia rosa

Bisogno di essere lanciato

Se Milan fatica a sfruttare sino in fondo il lavoro del treno, usando la squadra soltanto per chiudere sulle fughe e non per farsi pilotare negli sprint, non rischia di diventare involontariamente l’ultimo uomo per chi riesca a prendergli la ruota?

«Sapete – ragiona Petacchi – lui ha bisogno di essere lanciato, questo è chiaro. Un omone come Milan alla volata deve arrivarci veloce. Se parti a velocità più basse, puoi essere potente quanto vuoi, ma per spostare una massa come la sua ci vuole di più rispetto a uno più esplosivo e più leggero. E’ chiaro che deve essere lanciato e se si accorge di non esserlo, magari preferisce fare 20 metri in più, ma lanciarsi da solo. E’ sempre il rischio di chi è potente e non è un velocista puro.

«Io prediligevo essere molto lanciato, perché sullo scatto con un velocista, ero battuto 10 volte su 10. Lo stesso Cipollini non potevi portarlo a velocità bassa, doveva essere più lanciato per esprimersi al meglio. Per cui a volte capitava di utilizzare il treno per chiudere su una fuga e poi mi arrangiavo. Se stai bene e vedi che la velocità non è altissima, tante volte preferisci partire lungo. Ho sempre detto che la volata è meglio perderla sull’arrivo che non disputarla. Per questo a volte cercavo di muovermi prima per essere sicuro di non essere anticipato. Se uno con le mie stesse caratteristiche viene anticipato, è più facile che perda, piuttosto che vinca».

Il Giro sta affrontando il trasferimento verso Lamezia Terme e domani trascorrerà il primo giorno di riposo a Catanzaro. Nello staff della Lidl-Trek troveranno certamente il modo di approfondire il discorso, in quello della Soudal-Quick Step trascorreranno una giornata ben più leggera. Poi sarà già martedì e la corsa ripartirà alla volta di Cosenza.

Tour of Hellas 2026, Parnitha, Lorenzo Masciarelli

Masciarelli, il Blockhaus con Ciccone e la prima da pro’

10.05.2026
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Per vincere la prima corsa al primo anno da professionista, è dovuto volare in Grecia e arrivare tutto da solo sulla montagna di Parnitha dopo 173 chilometri di fuga. Così Lorenzo Masciarelli è passato dalla titubanza e la delusione del giorno precedente, alla certezza che le buone sensazioni delle ultime settimane non fossero casuali (in apertura, foto Tour of Hellas).

Stava bene e aveva passato gli ultimi giorni ad allenarsi in altura e poi con Giulio Ciccone sulle loro strade d’Abruzzo. Alla partenza per il Tour of Hellas aveva le stesse vibrazioni di quando lo scorso anno al Gran Premio Liberazione arrivò a braccia alzate ed ebbe la conferma che aver lasciato il Belgio e il cross per puntare tutto sulla strada fosse stata la scelta giusta.

Masciarelli con le dita al cielo salutando Pietro Valoti, scomparso la settimana precedente (foto Simone Lombi)
Liberazione 2025, la svolta. Masciarelli con le dita al cielo al Liberazione salutando Pietro Valoti, padre del ds Gianluca (foto Simone Lombi)
Masciarelli con le dita al cielo salutando Pietro Valoti, scomparso la settimana precedente (foto Simone Lombi)
Liberazione 2025, la svolta. Masciarelli con le dita al cielo al Liberazione salutando Pietro Valoti, padre del ds Gianluca (foto Simone Lombi)

Una fuga per riscattarsi

Fra le tappe che aveva adocchiato, quella di ieri non c’era: si era soffermato più sulle precedenti fatte di strappi, invece proprio alla vigilia, sul traguardo di Lamia una crisi inattesa lo aveva spazzato via dall’ordine d’arrivo.

«Dico la verità – ha raccontato dopo la vittoria – ero un po’ deluso venerdì perché avevo accumulato 12 minuti di ritardo. Sapevo che non rispecchiava il mio valore. Mi ero preparato in altura e ci tenevo a questa gara, quindi non ero soddisfatto. Così sono entrato in fuga e quando sull’ultima salita ho visto sei minuti di vantaggio, ho attaccato. Gli ultimi chilometri sono stati durissimi, ma a 300 metri dall’arrivo ho capito di aver vinto. Non mi sono più girato e ho realizzato tutto solo al traguardo».

Alla Coppi e Bartali, prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione
Alla Coppi e Bartali, Masciarelli e le prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione
Alla Coppi e Bartali, prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione
Alla Coppi e Bartali, Masciarelli e le prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione

La mente libera

Il destino ha messo sulla sua strada un fior di tappone, con quasi tremila metri di dislivello e l’arrivo oltre quota 1.200. E per la squadra che aveva già vinto pochi giorni fa con Bagatin in Turchia e Maini sull’ammiraglia, è arrivato un altro successo: questa volta con Zamparella in cabina di regia.

«Quest’anno – racconta – mi sono affidato al 100 per cento alla squadra e con la preparazione di Giovine mi sto trovando bene. Faccio gare più piccole in questa fase, però so che a settembre ce ne saranno di più importanti. Adesso ho il mio spazio e va davvero bene così. Faccio esperienza, cresco con calma e non ho più addosso lo stress degli ultimi due anni in cui avevo in testa di passare. Ognuno ha il suo tempo per maturare e non bisogna guardare gli altri, perché sennò si perde lucidità».

I due Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa
I due fratelli Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa
I due fratelli Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa
I due fratelli Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa

Il Blockhaus con Ciccone

E’ partito, si diceva, dopo una recon sul Blockhaus con Ciccone, altro abruzzese in cerca di conferma in questa stagione che finora ha avuto più problemi che soluzioni.

«Ogni volta che viene in Abruzzo per fare visita ai parenti – dice – ci alleniamo insieme.L’ultima volta è venuto prima che partisse il Giro e siamo usciti insieme per tutta la settimana. E un giorno mi ha detto che voleva provare la tappa del Blockhaus, a dire il vero la salita stessa più che la tappa, perché in corsa venerdì arriveranno da un’altra direzione. Così siamo saliti da San Valentino e con noi sono venuti mio fratello Stefano e papà col motorino (Simone Masciarelli, anche lui ex pro’, ndr) ed è stato bello. Io ho tirato il primo pezzetto, poi lui è andato e ha provato con il suo ritmo.

«Con il Blockhaus in gara ha sempre avuto delle… incomprensioni – sorride – diciamo così. Per questo è voluto andare a ripassarlo, anche se in cima abbiamo trovato la strada chiusa per la neve, così ci siamo vestiti e siamo scesi. Siamo passati dai prati verdi a un vero muro bianco, una cosa incredibile. E Giulio quel giorno è andato davvero forte, lui quando arrivano gli appuntamenti non sbaglia».

Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall'Abruzzo
Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall’Abruzzo
Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall'Abruzzo
Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall’Abruzzo

Il testimone di Giulio

E dato che nel gruppo Colpack che oggi si chiama MBH Bank Ciccone c’è cresciuto, c’è da scommettere che quei giorni di allenamento insieme e quella scalata del Blockhaus siano stati per il giovane Masciarelli un master sulle buone pratiche nel professionismo.

«E’ stato lui a dirmi sin dall’inizio – spiega – che il primo anno devo stare tranquillo e cercare di crescere un po’ alla volta. Mi aveva detto di non sfinirmi nelle gare d’inizio stagione, quando tutti vogliono andare forte. Perciò ti senti bene, provi a fare la corsa, il risultato non arriva e il morale va giù. Invece Giulio mi ha consigliato di stare tranquillo nelle prime gare, fare esperienza e togliermi poi qualche soddisfazione nei mesi successivi.

«Quello che ha fatto lui, che adesso va davvero tanto forte. Quando sul Blockhaus ha deciso di fare il suo passo, l’ho lasciato andare. Non so se fosse in soglia o anche sopra, comunque in salita è uno dei migliori dieci al mondo, stargli dietro è dura. Così quando abbiamo finito l’allenamento, siamo scesi e prima di arrivare a casa abbiamo fatto un po’ di dietro moto, due o tre volate per divertirci e siamo rientrati».

E quel lavoro e tutto quello delle settimane precedenti hanno avuto un senso sabato 9 maggio 2026, con la vittoria in salita che ha portato, gioia, emozione e lacrime. Il lavoro ben fatto raramente viene sprecato, in quell’angolo d’Abruzzo che dalle montagne guarda il mare, Ciccone ha trovato qualcuno cui passare il testimone.

Vingegaard e poi? L’analisi delle tattiche con Ballan

Vingegaard e poi? L’analisi delle tattiche con Ballan

10.05.2026
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Le prime schermaglie bulgare hanno già mostrato alcuni dei leif motiv che caratterizzeranno questa edizione del Giro d’Italia, vissuto nelle ultime settimane attraverso una serie di rinunce che hanno cambiato notevolmente le carte in tavola. Venendo meno le presenze di gente come Almeida, Carapaz, Landa non solo tutto il peso del pronostico è caduto sulle spalle di Vingegaard a caccia della Tripla Corona, ma nel gruppo si respira quasi quell’atteggiamento un po’ rassegnato come se al via ci fosse Pogacar.

Tutto ciò influisce sull’impostazione tattica della corsa, come anche qualche testimonianza nelle ore antecedenti il via aveva sottolineato: molto meno controllo sull’andamento delle tappe il che si dovrebbe tradurre in maggiore libertà per tanti team a caccia della fuga giusta. Ma nella realtà tutto ciò che cosa significa? L’occhio esperto dell’ex iridato Alessandro Ballan dà la risposta.

Trittico dell'Alta Marca Trevigiana, Alesaandro Ballan, Enrico Bonsembiante
Alessandro Ballan, ultimo italiano campione del mondo, oggi apprezzato commentatore Tv
Trittico dell'Alta Marca Trevigiana, Alesaandro Ballan, Enrico Bonsembiante
Alessandro Ballan, ultimo italiano campione del mondo, oggi apprezzato commentatore Tv

«Visma-Lease a Bike e Red Bull Bora Hansgrohe sono le uniche due squadre che sono veramente lì per ambire alla vittoria finale. Vingegaard è venuto qui senza ombra di dubbio con grandi ambizioni, ma anche i tedeschi con Hindley e lo stesso Giulio Pellizzari che sta andando forte, hanno una squadra molto competitiva. Per tutte le altre, io penso che l’ambizione sia quella di arrivare al podio e di fare un bel piazzamento perché non vedo moltissimi rivali a questi due. Ma non starà a loro controllare la corsa».

Allora corridori come Gall oppure O’Connor, che hanno importanti pedigree nelle corse a tappe, che cosa possono chiedere alla loro squadra a questo punto?

Io penso che le loro squadre – e ci avrei messo anche la UAE senza la grande sfortuna della caduta nella tappa di ieri – siano lì senza troppa pressione in primis e senza obblighi di lavorare, soprattutto per quanto riguarda le prime due settimane. Ricordiamo sempre che il Giro è una gara molto particolare dove si vince nell’ultima settimana. E quindi sarà fondamentale avere supporto nelle ultime giornate, nelle tappe dure, quelle dolomitiche, ma anche la doppia scalata verso Piancavallo, perché saranno quelle che veramente faranno la classifica.

Felix Gall si fa forte della sua costanza nei grandi giri per aspirare al podio finale
Felix Gall si fa forte della sua costanza nei Grandi Giri per aspirare al podio finale
Felix Gall si fa forte della sua costanza nei grandi giri per aspirare al podio finale
Felix Gall si fa forte della sua costanza nei Grandi Giri per aspirare al podio finale
Che cosa dovranno fare questi corridori?

Quelli che sono qui non tanto per vincere, ma per far bene in classifica, dovranno stare tranquilli con la propria squadra, arrivare più avanti possibile e cercare di giocare tutte le loro possibilità nelle ultime giornate.

Questo significa che ci sarà più spazio per le fughe?

Secondo me sì, d’altronde penso che già con l’arrivo in salita al Blockhaus, la classifica sarà abbastanza delineata e chi non sarà dentro avrà la possibilità di cercare la vittoria di tappa. Ci saranno molte squadre che saranno qui al Giro d’Italia per le vittorie di tappa, ad esempio la Soudal che ha già fatto centro con Magnier.

La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
Avere soltanto due squadre faro della corsa rispetto a un Tour dove sicuramente ci sarà una UAE ben diversa, ma anche la stessa Decathlon partecipando Seixas, come cambia l’evoluzione generale della corsa?

E’ logico che il grosso del lavoro va tutto quanto sulle loro spalle. Ma io penso che il Giro sia bello e particolare anche per questo, perché se togliamo quello di due anni fa dominato da Pogacar, la corsa rosa si è sempre giocata nelle ultime giornate e quindi questo lo rende veramente unico, a differenza del Tour de France dove magari già dopo poche tappe sai già chi saranno i corridori che lotteranno per la maglia gialla.

Secondo te c’è più incertezza quest’anno non tanto per il discorso vittoria, ma per trovare spazi nelle posizioni alte della classifica?

Ma sì, è logico e gli italiani non devono farsi sfuggire l’occasione. Non dico solo Pellizzari, ma anche Giulio Ciccone, che ci ha sempre abituato a grandi Giri d’Italia ed è quel corridore che può cercare questi risultati di giornata, ma può anche portare a casa un piazzamento finale. Non guardiamo solo a Vingegaard, tecnicamente danese a parte è un Giro molto aperto a varie soluzioni.

La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l'alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l’alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l'alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l’alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
Vingegaard quindi netto favorito…

C’è poco da fare, è considerato il faro della corsa come in altre occasioni viene considerato Pogacar. Tutti guarderanno a lui e al suo team e a quello che deciderà di fare.

Questo potrebbe favorire una fuga a lunga gittata, lasciarla andare in modo da non dover controllare troppo, soprattutto tutta la prima parte del Giro?

Questa è una tattica che nel ciclismo, quando correvo io, era sempre adottata da tante squadre. Ultimamente non siamo più abituati a vedere queste cose, io però penso sempre che sia utile avere una squadra con più forze possibili nell’ultima parte, soprattutto al Giro d’Italia, perché è duro, l’ultima settimana c’è molto dislivello e si fa veramente sentire. Quindi è logico che se una Visma riesce a far lavorare un’altra squadra per preservare pedine come Kuss o altri con più energie nelle ultime tappe, può essere senza ombra di dubbio un valore aggiunto per Vingegaard.

Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Danese a parte, chi vedi come principali rivali di Pellizzari per un podio?

Io punto molto su Ciccone perché sta facendo veramente dei passi da gigante negli ultimi anni. L’abbiamo conosciuto tre anni fa al Giro, ma da lì in poi ha cominciato veramente a farsi vedere ed è riuscito anche a ricavarsi un bello spazio in una squadra tra le più forti nel WorldTour, quindi spero veramente che riesca a fare il podio, ma soprattutto che riesca a contrastare Vingegaard nelle salite. Anche perché obiettivamente a parte i nomi citati prima, non vedo altri grandi personaggi in lizza per il podio.

Guillermo Silva, maglia rosa 2026

Pellizzari sfida Vingegaard, ma è trionfo storico di Silva

09.05.2026
5 min
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Cadute, attacchi, colpi di scena e un uruguaiano che vince al Giro d’Italia indossando anche la maglia rosa. E’ Guillermo Silva, che avevamo “scoperto” pochi giorni fa. Il Giro d’Italia si accende in una delle sue tappe più lunghe, quella con arrivo a Veliko Tarnovo. Sono bastate pioggia e colline per scompigliare tutto.

La notizia, alla fine, però è la maxi caduta. Caduta che mette alle strette la UAE Emirates. In un amen la squadra di Fabio Baldato ha perso Soler, Vine e di fatto anche Adam Yates, almeno per quel che concerne la classifica. Francesco Frassi, direttore sportivo della NSN Cycling, che in questa frazione credeva molto con Corbin Strong ed Ethan Vernon, era andato a vederla e ci aveva detto della tortuosità del finale.
Alla fine questa tappa ci ha lasciato tre spunti. Scopriamoli.

Guillermo Silva, tappa Giro Veliko tarnovo, Vingegaard, Pellizzari
Eccoli i due leader del Giro: Vingegaard e Pellizzari. Il danese ha capito che il marchigiano venderà cara la pelle
Guillermo Silva, tappa Giro Veliko tarnovo, Vingegaard, Pellizzari
Eccoli i due leader del Giro: Vingegaard e Pellizzari. Il danese ha capito che il marchigiano venderà cara la pelle

E’ già duello

Giulio Pellizzari è pronto a replicare al super favorito Jonas Vingegaard. I due hanno dimostrato subito una grande superiorità. A dire il vero c’era anche Van Eetvelt con loro. Ma la sensazione è che Giulio sia ben più solido. E se ha faticato un po’ più del previsto a chiudere è stato perché, nel momento dell’attacco di Vingegaard, di mezzo c’era Jan Christen che in qualche modo gli ha fatto il buco. A quei ritmi chiudere anche pochi metri diventa un oceano. Ma Giulio questo oceano l’ha navigato alla grande.

Poco importa se alla fine da dietro hanno rimontato. Se si sono un po’ guardati. Quello che conta è che quando Vingegaard ha aperto il gas, Pellizzari ci fosse. Qualche malalingua ha detto che il danese ha accelerato per alzare i battiti, per impegnarsi, visto che ieri aveva detto che gli era sembrato un semplice allenamento di tre ore e mezzo, salvo gli ultimi 10 chilometri.

Vingegaard un paio di volte lo ha guardato. Forse era quasi infastidito di averlo a ruota. Si aspettava di fare il vuoto con maggiore facilità.
In questo quadro però viene da chiedersi quanto fosse programmato questo attacco. Perché di uomini non ne aveva molti in quel momento Vingegaard. C’era solo Piganzoli con lui. Forse voleva togliersi dai guai in discesa? Diciamo che almeno è un atteggiamento che ci è piaciuto, che denota quanto al Giro ci tenga.

UAE: e adesso?

A rimetterci da questa caduta ai 22 chilometri, che ha poi portato alla neutralizzazione della corsa per una manciata di chilometri, è stata soprattutto la UAE Emirates. Giusto ieri ce lo aveva detto Baldato: «Almeno fino al Blockhaus c’è solo da stare lontani dai guai». Per la serie: ipse dixit.

Stamattina a Burgas si sentiva che l’aria fosse cambiata. Era meno frizzante, molto umida e carica di nuvoloni che poi si sono riversati lungo la corsa, anche con forza e vento, oltre a temperature più basse nel corso della frazione.

Soler e Vine sono all’ospedale. Mentre Yates ha incassato quasi 14 minuti. «Per noi è stata una giornata terribile – ha detto Gianetti – Sembrano esserci delle fratture. E’ stato uno dei nostri corridori a scivolare per primo, probabilmente a causa dell’asfalto scivoloso, e di conseguenza sono caduti anche i compagni che lo seguivano. Yates era molto insanguinato. Un taglio dietro l’orecchio dovuto probabilmente all’auricolare. E’ fuori classifica, ma è un duro. Un peccato perché questo Giro lo aveva preparato molto bene».

Da questa sera la UAE Emirates dovrà riorganizzare le idee. Se già c’era l’ipotesi di andare a caccia delle tappe, ora questa opzione prenderà ancora più corpo.

Ma in quanto a rimescolamenti tra i leader, la UAE non è stata l’unica a pagare dazio. Certo, loro hanno pagato il prezzo più salato, ma anche la Bahrain Victorious ha dovuto registrare l’abbandono di Santiago Buitrago. Altra pedina eccellente per la generale. Pensate che qualcuno lo dava anche in lotta per un possibile podio. E un minutino lo ha incassato Derek Gee, della Lidl-Trek.

Guillermo Thomas Silva (classe 2001) vince a Veliko Tornovo e indossa la maglia rosa. Da notare alle sue spalle Scaroni che esulta
Guillermo Thomas Silva (classe 2001) vince a Veliko Tarnovo e indossa la maglia rosa. Alle sue spalle Scaroni esulta

Storia Uruguay

E poi bisogna dare onore al merito. In casa XDS-Astana, un anno dopo Diego Ulissi, si torna a indossare la maglia rosa. Stavolta lo fa Guillermo Thomas Silva, dall’Uruguay. In patria è già esploso il boom.

«Per il mio Paese – ha detto Silva – è una vittoria incredibile, storica. Non ci credo. E’ una soddisfazione enorme. La squadra ha lavorato alla grande. Scaroni ha lavorato bene nella salita precedente dove è stato fortissimo. E poi ha tirato anche nel finale: è stato perfetto. Io dovevo solo restare concentrato. Mi ha lanciato fino ai 200 metri dalla linea d’arrivo, dove dovevo solo mettere la ruota davanti a tutti. Questa vittoria è per la squadra e per il mio Paese. E’ un sogno e spero di portarla più avanti possibile. Me la voglio godere questa maglia».

E a proposito di Paese. Le maggiori testate dell’Uruguay hanno immediatamente divulgato la notizia. E lo hanno fatto non solo le testate sportive. La parola più ricorrente è historico, storico. Proprio noi, in quell’intervista di alcuni giorni fa, avevamo chiesto a Silva se avesse potuto contribuire al movimento ciclistico in Uruguay. E lui ci aveva risposto: «Io e il mio connazionale, Eric Fagundez, da quando siamo arrivati tra i pro’ abbiamo aperto una porta». Oggi Guillermo Silva ha decisamente sfondato il portone.

Vittoria Ruffilli, Elisa Longo Borghini, allenamento aprile 2026, Piemonte

La squadra e un’amica: per Vittoria Ruffilli un copione da film

09.05.2026
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Che cosa fai quando a inizio gennaio non hai ancora una squadra? Vittoria Ruffilli aveva messo via i sogni, concludendo che la sua avventura nel ciclismo fosse ormai conclusa. Invece di colpo, mentre già scorrevano i titoli di coda, il destino ha fermato il nastro. Lo ha riavvolto. E la piemontese si è trovata dentro un finale diverso, fatto di una nuova maglia e una nuova amicizia: quella disinteressata e inattesa con Elisa Longo Borghini. Ma andiamo per gradi, un sorso per volta…

«Ho passato Natale – ammette Ruffilli – pensando di smettere. Con la Roland mi ero trovata benissimo, ma dopo i noti problemi intorno al 10 dicembre ci hanno comunicato che non ci sarebbe stato un seguito. Trovare una squadra a metà dicembre è impossibile e io mi ero quasi rassegnata. Non vedevo luce in fondo al tunnel…».

L'arrivo di Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso
L’arrivo di Vittoria Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso e di certo provvidenziale
L'arrivo di Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso
L’arrivo di Vittoria Ruffilli alla Laboral Kutxa è stato inatteso e di certo provvidenziale
Invece che cosa è successo?

Devo ringraziare Fabio Perego, il mio manager, che mi ha salvata con la possibilità di andare alla Laboral Kutxa. Era gennaio e ovviamente l’ho presa al volo. E’ stata una sorpresa, non potevo avere possibilità migliore. Mi hanno accolto benissimo, il nostro manager Aitor Galdos è una persona squisita e mi sono trovata subito in sintonia anche con le compagne. Insomma è stato un magnifico regalo di Natale.

Evidentemente era destino che Ruffilli non smettesse ancora. In più, sarà pure una squadra basca, ma voi italiane siete in sei…

Sono fortunata. Mi trovo benissimo con le italiane e con le straniere. In particolar modo, è nata una sintonia particolare con Arianna Fidanza, che non conoscevo ancora. Ci siamo trovate a gennaio in ritiro, perché è stata la mia prima compagna di stanza.

Sei piombata in squadra quando la stagione era ormai iniziata…

Sono stata presentata due giorni prima del ritiro, una sorpresa per tutti, ma mi hanno messo a mio agio. Loro avevano già fatto un ritiro a dicembre e quando sono arrivata, non ho conosciuto l’intera squadra, perché alcune erano già partite per le gare in Salvador. Poi piano piano, con le gare successive, ho conosciuto lo staff e il resto delle ragazze.

Aitor Galdos è stato pro’ fino al 2012 ed è ora il manager della Laboral Kutxa, nuova squadra di Vittoria Ruffilli (foto Euskaltel-Euskadi)
Aitor Galdos è stato pro’ fino al 2012 ed è ora il manager della Laboral Kutxa, nuova squadra di Vittoria Ruffilli (foto Euskaltel-Euskadi)
Sei riuscita ad avere un bel programma?

Chiaramente non hanno potuto ribaltare tutto per me. Mi dispiace non aver fatto le gare di Mallorca per motivi di burocrazia, ma da adesso andrò alla Vuelta Navarra e a Durango, tornando a correre dopo un mese e mezzo. Mi sono allenata tanto, ho lavorato serenamente per arrivare pronta alle corse. E dopo la Spagna, farò il Giro d’Italia Women, la prima corsa che metterei in lista ogni anno.

E qui veniamo all’amicizia inattesa di questi mesi, visto che ti sei allenata a lungo con Elisa Longo Borghini che di Giro d’Italia se ne intende, avendo vinto gli ultimi due…

E’ nato tutto per caso. Io sono arrivata tardi nel ciclismo, non ho fatto chissà quali risultati e per questo lei non sapeva chi fossi. Però ci alleniamo nelle stesse zone e già a novembre ci eravamo incrociate sul Lago Maggiore, salutandoci come si usa fra ciclisti. Poi intorno a Natale, entrambe abbiamo fatto il Mottarone. Io salivo, lei scendeva con Jacopo (Mosca, ndr). Ci eravamo già seguite su Instagram e quando in cima ho scattato una foto e ne ho fatto una story, lei ha commentato dicendo quanto fosse bello quel panorama.

Anche tu innamorata come lei delle tue zone?

Sarò di parte, però quel posto è pazzesco. Soprattutto d’inverno, quando nevica, il lago è bellissimo. Dopo quella volta, ci siamo scambiate un po’ di messaggi e alla fine mi ha chiesto se mi facesse piacere allenarci insieme.

A fine 2025, la Roland ha interrotto l'attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera
A fine 2025, la Roland ha interrotto l’attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera (immagine Instagram)
A fine 2025, la Roland ha interrotto l'attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera (immagine Instagram)
A fine 2025, la Roland ha interrotto l’attività: per Ruffilli la paura di aver chiuso la carriera (immagine Instagram)
E tu?

Quasi non ci credevo, perché lei per me è sempre stata un esempio. Se me lo aveste chiesto tre anni fa, quando mi sono affacciata al ciclismo, avrei detto che il mio esempio, pur senza conoscerla, fosse proprio Elisa Longo Borghini. Per quello che fa passare a livello umano e atletico, per quello che vediamo in gara e nelle interviste. Per me è stato un regalo di Natale inaspettato. Così ci siamo trovate con l’anno nuovo, a capodanno, a fare questo allenamento. Ci siamo trovate bene, ci siamo scambiate i numeri di telefono e abbiamo cominciato ad allenarci insieme una volta alla settimana, soprattutto quando dovevamo fare il lungo.

Vuol dire che il primo allenamento lo avete fatto quando ancora eri senza squadra?

Esatto, forse anche per quello parlai davvero poco. Secondo me Elisa ricorda quel giorno per le poche parole. Le avevo detto di questa situazione e l’unico consiglio che mi ha dato è stato: “Se ci credi davvero, non farti portare via tutto. Qualsiasi proposta, qualsiasi occasione ti si presenti, accettala. Anche se dovesse essere al di sotto di quello che ti aspetti, fregatene e accettala. Usala come un trampolino di rinascita. E da lì si riparte”.

Consiglio molto giusto. Da allora per Vittoria Ruffilli è arrivata la squadra e quegli allenamenti sono andati avanti…

E’ nata una sintonia speciale, ormai non è solo una compagna di allenamento. Ci confidiamo tanto e quando mi parte la tempesta di domande, mi dà un sacco di consigli preziosi e mi sprona. Non parliamo solo di bici, ci confidiamo tanto anche su cose personali. Devo dire per me è stato un regalo speciale e un incontro fondamentale.

Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Alla Laboral Kutxa, Vittoria Ruffilli sta scoprendo il lavoro di squadra e la possibilità di crescere
Qual è un obiettivo che vorresti raggiungere in questa stagione?

Sicuramente vorrei acquisire più sicurezza in me stessa. E poi ovviamente vorrei crescere anche come atleta, perché questo è il mio primo vero anno in una squadra dove mi chiedono di lavorare e aiutare le mie compagne. Comunque saluti da Elisa: mi ha detto di salutarti, quando ci siamo sentite stamattina.

I saluti della Longo

I saluti della Longo vanno ricambiati, anche se è nuovamente sul Teide preparando il Giro. Con lei si scherza spesso, ma quando le scriviamo di aver parlato con Vittoria, la risposta arriva subito.

«Scherzi a parte – scrive – sono proprio felice di aver trovato Vittoria sulla mia strada. In questo periodo difficile, mi ha tenuta su di morale e mi ha fatta sorridere. E’ una brava ragazza e le voglio bene!».

Si ritroveranno al Giro, ciascuna nella parte che il ciclismo ha disegnato per lei. Ed è inutile dire che anche su questo i consigli di Elisa non sono davvero mancati…