E’ uno dei nomi più curiosi quando si sbircia in casa XDS-Astana, se non altro per la bandierina che lo precede: quella dell’Uruguay, piuttosto insolita nel mondo del ciclismo. Stiamo parlando di Guillermo Thomas Silva, da Maldonado, città affacciata sull’Atlantico, tra le più effervescenti della Nazione. E’ qui, tra l’altro, a circa 150 chilometri ad Est della capitale Montevideo, che trovò rifugio Garibaldi quando nel 1837 fuggì dal Brasile, dove lottava per l’indipendenza dei brasiliani.
Questo atleta classe 2001 si è messo in luce nelle ultime due stagioni quando vestiva ancora la maglia della Caja Rural. Quattro vittorie, tra cui il titolo nazionale, e quindi il passaggio nel WorldTour. Dopo pochi giorni è arrivata anche la prima vittoria di peso, una gara 2.Pro, vale a dire il Tour of Hainan in Cina.
Conosciamo dunque meglio Guillermo Silva.


Guillermo, come hai iniziato a correre? Come è nata la tua passione per il ciclismo?
Ho iniziato a correre in bici a 5 anni, il ciclismo viene dalla mia famiglia, già dai miei nonni. La mia prima bici da corsa me l’hanno regalata a Natale ed è lì che è nata la passione. Ho gareggiato fino ai 12 anni, poi mi annoiavano i lunghi viaggi per fare poche gare. Ho provato a giocare a calcio per un anno, ma non mi ha convinto. Dopo mi sono preso un anno di pausa, finché un giorno sono andato a vedere mio cugino in una gara notturna. Mi è tornata la voglia di pedalare e da allora non ho più smesso.
Come e quando sei arrivato in Europa?
Dopo essere diventato campione nazionale su strada e a cronometro juniores nel mio Paese, un manager mi ha contattato per propormi di venire in Europa a correre in una squadra. Era qualcosa che cercavo, ma dall’Uruguay senza contatti né mezzi non sapevo come fare. È stato sorprendente ed emozionante, anche se un periodo po’ strano. All’epoca ero minorenne. Sono stati mio padre e i miei zii ad accompagnarmi nel viaggio e nell’adattamento in Spagna.
Di che anni parliamo?
Sono arrivato a fine 2019 e sono rimasto due mesi e mezzo tra gli juniores di secondo anno.
Nel 2020, il mio primo anno da under 23, non sono potuto venire in Europa a causa del Covid.
Nel 2021 ho ripreso a correre: sono stati anni di grande lavoro fino al 2024, quando sono passato professionista con la Caja Rural Seguros RGA.


E in XDS-Astana? Come sono nati i contatti?
Nel mio primo anno da professionista ho fatto alcune buone prestazioni che probabilmente hanno attirato l’attenzione. Nel secondo anno mi sono confermato e a metà 2025 sono iniziati i contatti, poi durante la Vuelta si è concretizzato tutto.
Hai o hai avuto un idolo, un corridore che ammiri?
Attualmente ammiro Wout Van Aert. Quando ero più piccolo mi piaceva molto anche Julian Alaphilippe.
Che tipo di corridore sei? Velocista, scalatore…?
Mi considero un corridore capace di difendersi bene in media montagna e con una buona punta di velocità per sprint in gruppi ristretti.


C’è qualche direttore sportivo o compagno particolarmente vicino a te? Ti danno consigli?
Sinceramente questo per me è stato un anno di grande cambiamento. Condividere momenti sul bus nelle prime gare con corridori esperti come Ulissi, Bettiol o anche Scaroni, che è in grande forma, è speciale. Loro cercano di insegnarmi e io provo ad apprendere il più possibile.
Hai vinto in Cina. Raccontaci com’è andata: te lo aspettavi? Sei partito subito leader…
È stata una corsa che ho preparato con cura, sapevo che avrei avuto la mia occasione. Alla fine sono riuscito a vincere la classifica generale e due tappe, grazie al grande lavoro di tutta la squadra.
Sapevo che il percorso si adattava alle mie caratteristiche, ma non immaginavo di ottenere un risultato del genere, soprattutto nel modo in cui è arrivato, vincendo le due tappe più importanti.
Qual è la corsa dei tuoi sogni? E quale ti attira meno?
La corsa dei miei sogni è la Milano-Sanremo. Quest’anno ho avuto l’opportunità di debuttare, ma mi piacerebbe ottenere un grande risultato nei prossimi anni. Mentre quella che mi attira meno, almeno a sensazione, è la Parigi-Roubaix. Però per esserne sicuro dovrei prima provarla.


Cosa hai in programma adesso?
In questo momento sono in altura per preparare il Giro d’Italia, quindi la mia prossima gara sarà proprio la corsa rosa.
L’Uruguay non ha una grande tradizione ciclistica, mentre la vicina Argentina è diversa. Da cosa dipende?
Il problema è che l’Uruguay è un Paese molto piccolo. In realtà una tradizione ciclistica esiste, ma lo sport dominante è il calcio.
Pensi di poter cambiare le cose? Un po’ come Del Toro sta facendo in Messico…
Oggi in Uruguay è molto difficile, come in gran parte dell’America Latina, per la mancanza di supporto. Per i giovani è complicato crescere e trasferirsi in Europa, anche per la differenza di percorsi e competizioni. Questo rende difficile per una squadra puntare su un corridore di un Paese così piccolo e completamente pianeggiante, senza montagne. Credo però che, sia io sia l’altro corridore uruguaiano Eric Fagundez, da quando siamo arrivati abbiamo aperto una porta. Per fortuna oggi molti più giovani riescono a venire in Europa e provarci: qualche anno fa era molto più difficile.