Ferrand-Prevot e quella consapevolezza che dà ancora più forza

17.03.2025
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La vittoria di Elisa Balsamo al Trofeo Binda ci lancia definitivamente verso la settimana della Milano-Sanremo Women. Una classica che, pur essendo alla sua prima edizione, fa gola a molte campionesse, tra cui Pauline Ferrand-Prevot. La grande ex biker è tornata alla strada dopo tanti anni ed è già a un ottimo livello.

La francese della Visma-Lease a Bike è tornata alla strada per puntare a essere ancora una grandissima. Pauline è una ragazza che ama le sfide… e se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo dire che qualche speranza ce l’ha eccome.

Ferrand-Prevot (classe 1992) è tornata su strada dopo aver disputato l’ultima stagione intera nel 2018
Pauline Ferrand-Prevot (classe 1992) è tornata su strada dopo aver disputato l’ultima stagione intera nel 2018

Che ritorno

Alla Strade Bianche è arrivata terza. Era il quinto giorno di corsa, dopo l’ultima apparizione internazionale, che risaliva al 2018 (mondiale di Zurigo escluso). Aveva preso parte a qualche campionato nazionale, ma così… “tanto per”, come si suol dire.

In Piazza del Campo, dopo la gara, il suo sorriso anticipava le sue parole. «Mi sento davvero bene – ha detto Pauline – e sono contenta. Ho visto che Anna Van der Breggen e Demi Vollering erano troppo lontane e così mi sono concentrata sul podio. Sono anche caduta, ma è stato un errore tutto mio. Non penso di essere ancora al 100 per cento, e per questo sono felice, so che posso alzare il livello delle mie performance».

Ferrand-Prevot è dunque tornata in gara da poco. Ha trovato un ciclismo ben diverso da quello che aveva lasciato, un ciclismo pre-Covid, che si è radicalmente modificato, soprattutto in campo femminile. Lei stessa ha ribadito più volte il tema della concentrazione durante la gara e l’importanza di essere sempre attiva. Cosa che non è così facile dopo tanti anni di inattività su strada, considerando che le gare di MTB durano meno di un’ora e mezza. Così come aveva sottolineato il problema di “ricordarsi” di mangiare, cosa che nelle sue gare di MTB non faceva, ovviamente.

«Quando sono arrivata al ritiro di dicembre, l’allenatore mi ha detto: “Sembri sorpresa”. Non pensavo che il livello fosse così alto – ha detto Pauline – Anche l’alimentazione è cambiata molto e gioca un ruolo essenziale nelle prestazioni. Le tattiche di squadra sono diventate fondamentali. Il ciclismo è diventato davvero uno sport di squadra».

Al UAE Tour Women un po’ di fatica, specie nella salita lunga, ma era previsto. A Siena è stata già terza
Al UAE Tour Women un po’ di fatica, specie nella salita lunga, ma era previsto. A Siena è stata già terza

Questione di testa

Ferrand-Prevot sta riprendendo ad allenarsi in un certo modo, e si può dire che sia ancora in una fase di adattamento.
«I momenti più difficili? Penso che sia solo una questione di fiducia. Non ho corso a questo livello da molto tempo, quindi devo trovare la fiducia e credere in me stessa. Alla Strade Bianche, forse nel momento dell’attacco mi sono mancati 5 o 10 metri, ma la cosa importante è che mentalmente so di poter essere la migliore. Sì, devo credere in me stessa. Ma ora che so di poter competere con le migliori atlete, affronterò le prossime gare con buone sensazioni».

La meticolosità di Pauline è quella di sempre. Anche se sapeva che sarebbe tornata alla strada, per esempio, ha fatto le cose al massimo nella MTB fino alla fine. E guarda caso, ha vinto il titolo olimpico. Prima della Strade Bianche, era venuta alcune settimane prima a fare la ricognizione per avere tutto sotto controllo, perché di fatto per lei era qualcosa di nuovo. E lo stesso farà per la Sanremo.
«Alla Sanremo andremo con una squadra forte. Davvero vogliamo vincere questa prima edizione».

E’ il 23 aprile 2014 quando Pauline vince la Freccia Vallone. In quell’anno conquisterà anche il mondiale (foto Eurosport)
E’ il 23 aprile 2014 quando Pauline vince la Freccia Vallone. In quell’anno conquisterà anche il mondiale (foto Eurosport)

Obiettivo Tour

La Visma-Lease a Bike vuole essere tra le grandi anche tra le donne, per questo ha ingaggiato Ferrand-Prévot. I sogni della francese sono in sintonia con quelli del team: vincere il Tour de France Femmes.
«Per ora c’è stato un buon inizio di stagione – ha detto Pauline – ma so che c’è ancora tanto lavoro da fare».

E a proposito di Tour, un’atleta con le sue caratteristiche non poteva esimersi dal correre le classiche del Nord, a prescindere dall’obiettivo del Tour. Tuttavia, nonostante le doti da biker, non correrà le classiche delle pietre, ma si concentrerà sulle Ardenne, dove tra l’altro ha già fatto bene. Nel 2014 vinse la Freccia Vallone, tra l’altro – ed è una curiosità – l’ultima prima del dominio di sette anni di Van der Breggen, anche lei tornata quest’anno.
«L’idea è di vincere il Tour da qui a tre anni. Ci pensavo da un po’. Lo scorso anno mi ero concentrata del tutto sulle Olimpiadi, ma ora eccomi qui».

EDITORIALE / Il miope stillicidio delle wild card

17.03.2025
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Il 26 marzo, mercoledì dopo la Sanremo, l’UCI farà sapere se per i Grandi Giri sarà possibile aumentare fino a tre la quota delle wild card. Ad ora, il sistema prevede che gli inviti siano due: il Giro d’Italia è già in vantaggio su Tour e Vuelta perché la Lotto ha comunicato nuovamente che non sarà della partita, liberando il terzo invito. Se arrivasse anche la terza wild card, il Giro potrebbe fare 4 inviti, portando le due squadre italiane aventi diritto per punteggio (Team Polti-VisitMalta e VF Group-Bardiani), più Tudor Pro Cycling e Q36.5 Cycling Team. Il Tour invece potrebbe allargare la rosa con la squadra di Julian Alaphilippe che al momento sarebbe fuori. Non vorremmo passare per i soliti malpensanti, ma ci chiediamo se la faccenda andrebbe così per le lunghe se l’istanza venisse soltanto dal Giro d’Italia.

Le due italiane meritano esserci per diritto. Oltre alla necessità di tutelare il movimento nazionale, alla Tirreno hanno dimostrato di avere dedizione e sostanza (in apertura Tarozzi, che ha conquistato la maglia verde), anche se l’attuale gestione di RCS Sport ha dimostrato che il tricolore e i conti da far quadrare non sempre sono sovrapponibili. Tudor ha investito sul Giro con una campagna piuttosto incisiva. Q36.5 porterebbe al via Pidcock, un bel nome che farebbe anche da ottimo richiamo per il mondo anglosassone. Qualunque delle quattro squadre venisse lasciata fuori, porterebbe con sé delle spiacevoli conseguenze.

Gruppo (quasi) in pezzi

In questi giorni alla Tirreno-Adriatico, girando fra i pullman e facendo semplici domande, abbiamo registrato un campionario di risposte difformi e controverse. Qualcuno dice che le squadre siano tutte favorevoli, con l’eccezione di una professional belga. Altri sostengono che l’opposizione arrivi da alcune squadre WorldTour. Ci sarebbe poi il partito dei team francesi, che si oppone a tutte le decisioni contrarie alle regole scritte. Infine c’è chi tira in ballo Adam Hansen e il CPA (l’associazione internazionale dei corridori), che avrebbe opposto motivazioni di sicurezza.

Per le prime tre ipotesi, le domande poste si sono infrante sulla riservatezza. Per quanto invece riferito al CPA, Adam Hansen – cui la questione è stata posta da Cristian Salvato – avrebbe risposto con una fragorosa risata, avendo sostenuto come categoria la possibilità di portare a tre il numero delle wild card.

Adam Hansen, presidente del CPA, qui con Salvato nel giorno della neve di Livigno al Giro del 2024
Adam Hansen, presidente del CPA, qui con Salvato nel giorno della neve di Livigno al Giro del 2024

Sicurezza o inadeguatezza?

Il tema è delicato. Il numero dei 176 atleti al via, stabilito con la riforma tecnica del 2018, si raggiunge con 22 squadre da 8 corridori ciascuna. E’ una quota di prudenza legata alla sicurezza e alla possibilità per gli organizzatori di assicurarla. Nel 2017, al Giro d’Italia parteciparono 22 squadre da 9 corridori ciascuna, con 198 partenti. Autorizzare la terza wild card porterebbe i partenti a 184, comunque meno della quota 2017.

Si sta pensando a una variazione del regolamento oppure alla riscrittura della norma per andare incontro alle esigenze attuali del ciclismo? Sarebbe il modo per aggirare le regole di partecipazione legate ai punteggi o di renderne le maglie meno stringenti? E soprattutto quali sono i ragionamenti in seno all’UCI, che si ritrova in mezzo alle istanze dei grandi organizzatori e la necessità di tenere il punto sulla sicurezza in gara?

Qualunque sia la ragione del cambiamento, se esso avverrà, ciò che è tecnicamente insostenibile e va palesemente contro le esigenze degli atleti nel ciclismo della pianificazione estrema è che tutto questo sarà annunciato cinque settimane prima del Giro d’Italia, che venendo per prima sconta come sempre le indecisioni dell’UCI. Gli altri, i francesi che organizzano il Tour e anche la Vuelta, possono infatti permettersi di stare a guardare e fare buon viso a qualunque tipo di gioco.

Maestri e il Team Polti-VisitMalta alla Tirreno sono stati fra gli animatori di ogni tappa
Maestri e il Team Polti-VisitMalta alla Tirreno sono stati fra gli animatori di ogni tappa

Wild card biennali

Le wild card sono un ottimo strumento per invitare le piccole al tavolo dei grandi, ma sono così estemporanee e occasionali da non consentire investimenti lungimiranti. Come fai a proporre a uno sponsor di investire su di te, se a cinque settimane dal Giro d’Italia non sai ancora se vi prenderai parte? Le wild card dovrebbe essere quantomeno biennali e non strumento di regalìa da parte degli organizzatori ai manager del momento. Forse in questo modo anche chi parte da risorse più limitate può progettare un percorso solido di crescita.

E’ evidente la spaccatura fra il livello dei team che si ingegnano e spendono per raggiungere l’eccellenza e quello di chi li governa a tutti i livelli. Sembra poca cosa, al confronto, che ancora non si conoscano il percorso e le squadre che parteciperanno al Giro Next Gen. Se uno squadrone come la Tudor Pro Cycling non sa ancora se parteciperà al Giro d’Italia, cosa volete che si lamenti una qualsiasi continental per il vuoto totale di informazioni sulla corsa che la riguarda?

Con Tiralongo c’è Giordani. Colpo d’occhio di un ex pro’

17.03.2025
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Il grido d’allarme di Paolo Tiralongo fa rumore, segnalando il malessere diffuso che vive il ciclismo giovanile italiano soprattutto a livello di reclutamento. Qui non si parla di vittorie nei Grandi Giri o di protagonisti nel WorldTour, qui è in ballo la stessa sussistenza del ciclismo, che si è spesso intersecato con la storia stessa del nostro Paese. Per questo abbiamo voluto tirare in ballo anche chi con l’ex pro’ ragusano collabora dallo scorso anno: l’ex campione del mondo under 23 Leonardo Giordani.

Leonardo Giordani, 47 anni, è stato iridato U23 nel 1999 e professionista per 13 stagioni
Leonardo Giordani, 47 anni, è stato iridato U23 nel 1999 e professionista per 13 stagioni

Il laziale è il diesse del team che in Toscana gestisce i corridori siciliani, ma non è una maniera semplice per farlo: «I corridori sono qui, nella zona di Prato, quando corrono o fanno ritiri prestagionali, altrimenti sono a casa. Questo significa che li vivo poco, solo nelle occasioni prestabilite e sinceramente è troppo poco, perché l’allenamento è affidato alla loro abnegazione e non sempre lo affrontano nella maniera giusta».

Che impressione ti sei fatto delle nuove generazioni, quanto sono cambiate rispetto ai tuoi tempi?

Non si può neanche paragonare, oggi i ragazzi con un clic pensano di conoscere tutto e diventare campioni. E’ come se i Pogacar della situazione siano diventati tali solo per grazia ricevuta… Hanno l’idea che vincere sia facile, che siano tutti fenomeni, non si rendono conto di quanto sudore c’è dietro. Manca la voglia di soffrire, di tener duro.

La situazione riguarda non solo la Sicilia ma tutto il Centro-Sud e vanno lodati i sodalizi che tengono duro facendo attività
La situazione riguarda non solo la Sicilia ma tutto il Centro-Sud e vanno lodati i sodalizi che tengono duro facendo attività
Eppure il fatto che in questo momento i ciclisti italiani siano in second’ordine dovrebbe farli pensare…

Sì, ma trovano sempre risposte pronte, pensano che vengono da realtà diverse e che non sono come loro. Poi, quando sono in gara, tanti (e non parlo specificamente dei miei ragazzi) si trovano spaesati, vedono che le velocità sono ben diverse soprattutto se cominci a salire di livello. E non mi riferisco a gare internazionali… Il problema, tornando alla realtà a me più vicina, è che quando non hai un contatto continuo con i ragazzi è difficile. Faccio un esempio: molti mi dicono che si allenano da soli, che seguono il programma, ma l’allenamento è fatto anche di competizione, di sfide contro l’amico di turno.

Secondo te è un problema di competitività?

Diciamo che manca la voglia di mettersi davvero alla prova. Se corri con gente che va più piano vincerai pure, ma non serve. Se corri con chi va più forte impari, cresci, migliori. Io penso sempre che la scelta di una regione come la Sicilia sia stata positiva, nel portare i ragazzi a gareggiare qui, ma anche altre regioni lo hanno fatto consociandosi, anche nel mio Lazio e bisogna dire grazie a questi sodalizi che si sforzano per pura passione, perché se vengono a mancare crolla tutta l’impalcatura ciclistica.

L’attività juniores rappresenta una forte scrematura, ma il problema reale sono gli scarsi numeri giovanili
L’attività juniores rappresenta una forte scrematura, ma il problema reale sono gli scarsi numeri giovanili
Si parla spesso della realtà siciliana, ma nelle altre regioni del Centro-Sud la situazione com’è?

Pressoché la stessa. Pochi ad esempio si accorgono che fra gli esordienti su strada i numeri sono bassissimi – è l’allarme di Giordani – significa che sta venendo a mancare la base anche perché i genitori non vedono di buon occhio l’attività su strada e magari preferiscono l’offroad, che poi per certi versi è anche più pericoloso. Ma almeno non pedali nel traffico… Chi corre lo fa davvero per passione, perché poi cominciano anche a entrare nella quotidianità altre priorità.

Non hanno il sogno del professionismo? Considerando anche che, rispetto ai tuoi tempi, parliamo di realtà economiche ben diverse…

Il professionismo non è il maggiore obiettivo, in questo le cose non sono cambiate rispetto ai miei tempi. Io sono cresciuto facendo risultati che erano, quelli sì, il mio target, il passaggio è diventato una logica conseguenza. Il posto che ti garantisce un futuro economico è riservato a pochi, se entri nel WT o in qualche professional, per il resto gli stipendi sono più che normali. Senza contare che se corri all’estero non hai neanche i contributi… Ripeto, è questione di passione anche perché a quell’età devi, e sottolineo devi, abbinare il ciclismo allo studio, a costruirti quel che ci sarà dopo.

Il team siciliano svolge molta attività nel continente, facendo fare ai ragazzi esperienza al più alto livello
Il team siciliano svolge molta attività nel continente, facendo fare ai ragazzi esperienza al più alto livello
Ma la passione c’è davvero?

Io dico che è quella la vera discriminante – risponde Giordani – vedi ragazzi che si tengono informati, che vogliono imparare, che ci tengono e altri che a un certo punto ti chiedi perché lo fanno: non si allenano e quando sono alle gare dopo 5 chilometri già si staccano. Ne vale la pena? Ma fanno numero e questo per certi versi penalizza perché non ci si rende realmente conto della situazione drammatica quantitativamente e, di conseguenza, dal punto di vista della qualità. Aggiungiamo a questo che ci sono sempre meno gare perché chi organizzava prima invecchia e non ci sono ricambi neanche da quel punto di vista. D’altronde allestire gare è difficile, rischioso, costoso, in Toscana spesso devi pagare anche l’Anas…

Tiberi, lavori in corso e primi assaggi di Giro contro Ayuso

17.03.2025
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Al chilometro 103,4 dell’ultima tappa alla Tirreno-Adriatico si è verificato quello che Antonio Tiberi aveva intuito da tempo. Il solo modo per cui Ganna avrebbe potuto guadagnare il secondo che lo divideva dal secondo posto nella generale dopo l’arrivo di Frontignano era quello sprint. Il lavoro della Ineos Grenadiers lasciava presagire il piano. Sono cose che di solito non si fanno: l’ultima tappa si è sempre considerata inspiegabilmente una passerella. In nome di questo a Mikel Landa al Tour del 2017 fu impedito di attaccare il terzo posto di Bardet, da cui lo divideva appena un secondo. Il suo capitano Froome, che quel Tour lo stava vincendo, si espresse a favore del bel gesto. Invece Ganna non si è rassegnato, ha lottato ed è andato a prendersi il piazzamento.

Tiberi ha provato a difendersi. Ha chiesto a Pasqualon di impegnarsi nella volata e poi l’ha fatta a sua volta, piazzandosi al terzo posto dietro Ganna e Milan, subito prima del compagno che gli ha lasciato strada. Sul podio finale della Corsa dei Due Mari, dietro Ayuso si sono ritrovati così Ganna a 35 secondi e Tiberi a 36. «Diciamo che è quasi impossibile – dice dopo l’arrivo dell’ultima tappa – riuscire a difendere un secondo da un uomo come Ganna su degli sprint così. Anzi sono contento di essere riuscito a guadagnare un secondo, quindi alla fine sono contento».

Nella crono di Lido di Camaiore, Tiberi ha colto il 4° posto a 27″ da Ganna, solo 6″ peggio di Ayuso
Nella crono di Lido di Camaiore, Tiberi ha colto il 4° posto a 27″ da Ganna, solo 6″ peggio di Ayuso

La Tirreno del 2024

Il punto di partenza era il risultato dello scorso anno, il piazzamento a più di 8 minuti da Vingegaard. E’ innegabile che il 2025 abbia mostrato finora un Tiberi più solido, capace di assorbire meglio i carichi di lavoro e di prendere l’iniziativa.

«Avevo buone sensazioni e ambizioni per questa Tirreno-Adriatico – spiega – volevo fare bene. Non solo per la gara in sé, ma anche per le prossime. La gara ha seguito uno schema simile a quello dell’anno scorso, a partire dalla cronometro di apertura. L’anno scorso ho faticato più di quanto mi aspettassi, perché la Tirreno fu di fatto la prima gara della stagione dopo la cancellazione della Ruta del Sol. Questa volta, ho avuto un inizio migliore in Portogallo, sentendomi sempre meglio con il passare delle tappe».

Arrivo in salita di Frontignano, Tiberi arriva al 5° posto 20″ dopo Ayuso
Arrivo in salita di Frontignano, Tiberi arriva al 5° posto 20″ dopo Ayuso

Prestazioni in crescendo

Quarto dopo la crono di Lido di Camaiore, 28″ alle spalle di Ganna, appena 6″ alle spalle di Ayuso. Quinto a Frontignano, 20″ alle spalle di Ayuso. I due si ritroveranno al Giro d’Italia, in cui saranno entrambi leader delle rispettive squadre. Che cosa ha detto la Tirreno-Adriatico al corridore del Team Bahrain Victorious?

«Sicuramente il bilancio di questa Tirreno è positivo – spiega – soprattutto rispetto a come è andata lo scorso anno. Sono molto contento di come è iniziato il 2025, lo valuto in modo positivo in vista del Giro. La crono era lunga solo 10 chilometri, quindi è stata uno sforzo diverso rispetto a quello cui sono abituato. Ieri ho cercato di fare la salita col mio passo, per come è il mio stile. Rispondere agli scatti non è da me, perciò ho cercato di salire regolare e fare la mia progressione negli ultimi due chilometri per cercare di recuperare il più possibile e chiudere il gap che avevo con Gee. Mi sono sentito molto bene, ho sentito di avere un ritmo migliore nella fase finale, piuttosto che in avvio».

Il programma ora prevede un ritiro in altura e poi il Tour of the Alps sulla strada del Giro d’Italia. Si riparte dal quinto posto finale del 2024 e dalla maglia bianca dei giovani. Anche nell’ultima tappa della Tirreno, Tiberi ha indossato quel primato, ricevuto in prestito da Ayuso. I due si ritroveranno a duellare proprio nella corsa italiana di maggio. Ayuso è un avversario alla sua portata, non ci sarà l’alibi di un Pogacar imbattibile. L’occasione non va assolutamente sprecata.

Da un’Elisa all’altra: il riscatto della Longo, la freddezza di Balsamo

16.03.2025
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CITTIGLIO – Ci si aspettava uno spettacolo in grado di dirci cosa ci potremo aspettare settimana prossima alla Sanremo Women e così è stato. Le nuvole grigie che ieri hanno cancellato la presentazione delle squadre a Luino oggi sono state spettatrici minacciose di una corsa bella ed entusiasmante. Sul traguardo del Trofeo Binda fa freddo, con un’aria gelida che scende dalle montagne appena spolverate di neve. La giornata è partita con tanto entusiasmo, il pubblico accorso numeroso alla partenza per abbracciare le atlete ha lasciato loro la consapevolezza che oggi sarebbe servito un grande spettacolo. L’organizzazione, guidata da Mario Minervino, ci ha messo del suo per mettere ancora più pepe. Nonostante tutto, il verdetto finale non cambia rispetto allo scorso anno, il Binda lo vince Elisa Balsamo in volata

Arriviamo in sala stampa, accanto alla stazione di Cittiglio, con le ombre lunghe e il cielo ancora luminoso negli sprazzi liberi da nuvole. Il pensiero che ci rimane in testa è di aver vissuto l’anticipazione di quello che sarà il copione alla Sanremo Women, l’augurio è che possa essere così. Lo stupore però ce lo ha lasciato lo sprint con cui Elisa Balsamo ha messo in fila il terzo successo negli ultimi quattro anni al Binda. Una volata su un rettilineo in leggera salita fatta in controllo e senza far intravedere una smorfia. Le altre pretendenti alla Sanremo sono state avvisate. 

«Sicuramente oggi è stata una conferma del lavoro fatto e della nostra condizione – racconta Balsamo mentre ci guarda dall’alto sul palchetto della conferenza stampa – questo sicuramente mi rende molto felice. Penso però che la Sanremo sarà una gara diversa perché il dislivello è concentrato tutto nel finale».

Tutta la concentrazione della velocista della Lidl-Trek prima del via
Tutta la concentrazione della velocista della Lidl-Trek prima del via

A occhi chiusi

Per la prima volta nella sua storia il Trofeo Binda superava i 150 chilometri, del temibile circuito finale era previsto un giro in più e questo ha cambiato le carte in tavola. Le velociste hanno dovuto resistere a una serie di attacchi e stringere i denti per non perdere terreno da chi ha provato a fare la differenza in salita. 

«Devo dire che abbiamo usato la migliore tattica possibile – continua la campionessa iridata di Leuven 2021 – Lizzie (Deignan, ndr) era nella fuga quindi non abbiamo mai dovuto tirare. Sono sempre stata coperta, le mie compagne mi hanno sempre fatto prendere i punti strategici in una buona posizione per cercare di salvare le energie. Negli ultimi due giri sono semplicemente andata a tutta. Non potevo fare altro».

Antipasto di Sanremo

La bagarre degli ultimi trenta chilometri ha aperto le porte alle idee e al dibattito su quello che sarà lo svolgimento della Sanremo. La salita di Orino, con i suoi 2,5 chilometri al 5 per cento di pendenza media era un bell’assaggio degli scenari che si apriranno sulla Cipressa e sul Poggio. Elisa Longo Borghini e Demi Vollering hanno cercato di fare il vuoto più volte. Mentre in discesa è stata Van Der Breggen ad allungare per un momento. 

«Oggi è stato un ottimo passaggio prima della Sanremo – spiega la velocista della Lidl-Trek – per avere le conferme che cercavo. Il percorso sarà diverso da quello di oggi, però ho capito che la condizione è buona, questo mi incoraggia. Dopo l’esordio al UAE Tour e alla Valenciana (nella quale ha colto due vittorie di tappa, ndr) ho lavorato tanto a casa. Ho concluso un periodo di tre settimane di grandi allenamenti e tutto quello che ho fatto, soffrendo, mi ha ripagata».

«Sapevo di non poter seguire gli attacchi di Vollering e Longo Borghini – dice ancora Balsamo – ma potevo tenere il mio passo e rimanere il più vicina possibile. Poi quando una velocista vede l’arrivo resuscita sempre e su quei 200 metri ho dato tutto».

«Sabato prossimo – conclude Balsamo – ci saranno degli attacchi sulla sua parte del Poggio, sono sicura. Oggi sono state le prove generali però alla Sanremo le salite decisive saranno due, quindi non credo ci sarà tanto attendismo».

Dopo l’arrivo la campionessa italiana si è detta contenta dell’atteggiamento avuto oggi in corsa
Dopo l’arrivo la campionessa italiana si è detta contenta dell’atteggiamento avuto oggi in corsa

L’analisi della Longo

La grande condizione di Elisa Balsamo le ha permesso di rimanere insieme alle migliori, tuttavia il pensiero che sia mancato l’attacco nel momento giusto ci rimane dentro e ci accompagna ancora mentre scriviamo. Vollering e Longo Borghini hanno dato fuoco alle polveri presto e forse è mancata la gamba per fare lo scatto giusto nel giro finale. Elisa Longo Borghini sembrava avere un diavolo per capello, la campionessa italiana non riusciva a stare seduta, sembrava avere la sella che scottasse. A un certo punto abbiamo smesso di contare gli attacchi, ma siamo sicuri che non sarebbero bastate le dita di una mano. 

«Volevamo fare una gara d’attacco – conferma la Longo una volta scesa dal bus – e avevo anche un po’ voglia di riscatto dopo la Strade Bianche. Sapevo di essere in condizione e volevo dimostrarlo. Oggi è stato un ultimo test prima della Sanremo e sono molto soddisfatta. Penso che anche l’atteggiamento in corsa sia stato quello giusto, verrà fuori una corsa dura. Anche se a mio avviso uscirà una gara molto difficile, già oggi nonostante le più forti abbiano provato a fare la differenza siamo comunque arrivate con una volata ristretta. Sarà bella da vedere e molto emozionante».

Tirreno, festa per due: brinda anche Milan. Che farà a Sanremo?

16.03.2025
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Non so se è troppo presto pensare di poter fare una bella Sanremo – dice Milan – so però che ci arriveremo con una squadra molto forte e unita, quindi vedremo. Io cercherò di dare il meglio, di tenere il più duro possibile sul Poggio e soprattutto sulla Cipressa. So che faranno un passo fortissimo. Come sempre, ci saranno degli attacchi. Per me sarà fondamentale scollinare nelle prime posizioni per poi magari giocarmela in volata. Però sono cose che si potranno capire solamente quando saremo là. Sarà fondamentale, durante questa settimana prima della Milano-Sanremo, recuperare bene, soprattutto dalle botte. Anche se non sto male, anzi. Va meglio di quello che pensavo e poi vedremo sabato…».

Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010
Il podio finale con due italiani – Ganna e Tiberi – come non succedeva dal 2010

Dalla caduta alla volata

Con la vittoria di ieri a Frontignano, Juan Ayuso mette la firma sulla sessantesima edizione della Tirreno-Adriatico. Jonathan Milan ha vinto la tappa conclusiva dopo quella di Follonica, quarto successo italiano, dimostrando che se un velocista ha il richiamo dell’ultima volata, ha qualche incentivo in più a tenere duro. E Milan di motivi per andare prima a casa ne ha avuti anche parecchi, vista la caduta nel giorno di Colfiorito e le pene dei giorni successivi per superarne i postumi.

«Era importante portare a termine questa Tirreno-Adriatico – dice Milan – un po’ come chiudere il cerchio. Era un obiettivo, avremmo voluto cogliere qualche altro risultato durante la settimana, però non sono stato tanto bene ed è stato importante recuperare. Subito dopo la caduta ho pensato davvero di fermarmi. Ero veramente dolorante e avevo problemi soprattutto per il gomito e la caviglia. La botta sul fianco è uscita solo dopo, quando mi sono reso conto che non riuscivo a fare forza con la gamba sinistra.

«Ovviamente quando si cade, i momenti subito successivi sono quelli più dolorosi. Però essendo ripartito e avendo ancora qualche chilometro prima del traguardo – prosegue Milan – sono riuscito a sciogliere il tutto e non è andata nemmeno così male. Aver potuto pedalare mi ha fatto capire che non ci fosse niente di rotto, solo tante botte. Ed è andata veramente bene così. Da quel giorno, ho cercato semplicemente di sprecare meno energie possibili e fare gruppetto quando si poteva fare. Giorno dopo giorno, è stato fondamentale il lavoro della squadra. Quindi ringrazio i miei ragazzi per tutto quello che hanno fatto e sono contento per questo sprint».

I tanti treni di Milan

Sia Milan sia Ganna hanno evitato accuratamente di entrare nello specifico della collaborazione che proprio in questa ultima tappa li ha visti aiutarsi a vicenda. Milan per spianare la strada di Ganna nella volata al traguardo volante, che gli ha reso il secondo posto in classifica finale. Ganna nel tirare per arrivare senza scossoni alla volata finale. E’ stato come se sul gruppo fosse sceso lo spirito del quartetto azzurro. E l’assenza di Consonni nel treno di Milan è stata sopperita dall’aiuto dell’altro compagno di nazionale.

«Purtroppo Simone è andato a casa qualche giorno fa perché è stato male – prosegue Milan – anzi spero che si rimetta anche lui. Oggi è stato un po’ diverso, il suo lavoro l’ha fatto Teuns. Questi lead-out li abbiamo già provati nei training camp di dicembre e di gennaio, per essere pronti a cambiare nei momenti in cui qualcuno mancasse. Penso che sia anche una chiave che rende il mio treno molto forte. Tutti hanno fatto il loro grandissimo lavoro e spero che Jasper (Stuyven, caduto ai 150 metri, ndr) si rimetta per le prossime gare. Spero che non si sia fatto tanto male e che siano solo escoriazioni, dopo l’arrivo non l’ho visto tanto bene. Se ho parlato con Ganna? Gli ho fatto i complimenti per la sua settimana, quanto all’aver collaborato, penso che si siano sommate un po’ di cose fra loro».

Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco
Stuyven ha lanciato Milan poi è caduto: per fortuna per lui niente di rotto ed è in volo verso Monaco

Non solo Pogacar

La Sanremo torna come il rintocco di un pendolo nelle domande e nelle risposte. Il suo favorito è Ganna, per averlo visto andare fortissimo e averne offerto abbondante prova in questi giorni. Del suo ruolo ha già detto, ma è difficile che Jonathan Milan si lasci condizionare dalla posta in palio. Non fu così anche quando venne schierato alle Olimpiadi di Tokyo e a vent’anni trascinò il quartetto verso l’oro olimpico?

«Per me tutte le gare che faccio sono importanti – conferma Milan, rispondendo a una domanda sulla vigilia della Sanremo – da quella che sulla carta vale un po’ meno a quella più chiusa. Le prendo tutte in maniera molto seria, perché è bene concentrarsi e mantenere la routine di partire e dare sempre il 100 per cento. E’ quello che cerco di fare, per arrivare al risultato e anche per divertirmi. Anche per questo, dopo la Roubaix farò una settimana di stacco e poi vorrei andare un paio di giorni ad allenarmi in pista. Per fare qualche lavoro di forza, qualche sprint, lavorare sull’agilità e anche per allenarmi con i ragazzi.

«Non ho rituali, tranne essere concentrato e cercare di essere rilassato nei giorni prima della gara e anche in allenamento. Non parto mai battuto. Va bene che alla Sanremo ci sarà Pogacar, ad esempio, ma non sarà il solo. Ci saranno molti top rider e penso che un altro grande nome da fare è quello di Ganna. Oltre a Pogacar bisognerà guardare anche lui, ma io personalmente non parto mai per il secondo posto. Poi è chiaro che se si parla di una tappa di salita o di una corsa troppo dura per me, non posso farci tanto».

Le pedivelle cortissime di Hirschi, le gomme… Chicche da Siena

16.03.2025
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La Strade Bianche di Siena è sempre un laboratorio interessante per quel che riguarda scelte e soluzioni tecniche. Il percorso ricco di sterrati impone dei cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda le gomme. Qualche giorno fa, Gabriele Tosello, meccanico della XDS-Astana, ci aveva detto che la maggior parte del lavoro per questa gara si fa proprio sugli pneumatici.

Nei giorni precedenti, in allenamento, si effettuano test su test per scegliere la gomma adatta, cosa che comunque più o meno ormai si sa già in partenza, ma soprattutto per determinare la pressione ideale. Ecco dunque cosa abbiamo visto a Siena.

La BMC di Hirschi

Una bici sola, appoggiata al muro della Fortezza Medicea. Era quella di Marc Hirschi, che la Tudor ci ha consentito di esaminare a fondo. La bici è la classica BMC Teammachine. Lo svizzero aveva optato per gomme da 30 millimetri, le quali però sembravano ben più larghe di altre. Perché?

«Perché – ci ha spiegato Stefano Cattai, tecnico di BMC – le ruote DT Swiss GRC 1100 utilizzate da Marc hanno un canale interno da ben 24 millimetri». Questo fa sì che la gomma possa espandersi bene anche alla base della spalla e fare meno effetto goccia.

Altro elemento che ha catturato la nostra attenzione sono state le pedivelle. Hirschi usa le 160 millimetri, vale a dire più corte persino di quelle di Pogacar. Ha ereditato questa soluzione dalla UAE Emirates, ma addirittura è sceso a 160: 5 millimetri in meno.

Un altro aspetto interessante è la sella, tutta in avanti e anche un filo più bassa in punta. Ci sta che Marc abbia inclinato leggermente la punta. Sempre Tosello ci aveva detto che è una pratica relativamente comune per la gara di Siena. Ma soprattutto ci ha colpito il fatto che la sella fosse completamente avanzata al massimo lungo il carrello.

Tutti avanti

E qui si apre il capitolo sulle posizioni. Le abbiamo definite più volte estreme, ma in realtà sono ormai lo standard moderno. Si pedala più avanzati, più corti e si cerca la spinta dei due muscoli più grandi e forti del corpo: il vasto mediale (quadricipite) e il grande gluteo. Il tutto a scapito, però, della guida. E poco importa se a Siena ci siano gli sterrati: la forza prima di tutto.

Anche tra le donne abbiamo notato questa soluzione. Vollering, ma anche Van der Breggen, avevano la sella tutta in avanti e addirittura il reggisella con offset positivo, cioè girato in avanti per stare ancora di più sulla pedaliera.

Non tutti, però, hanno seguito questa impostazione. Un certo Tom Pidcock, guarda caso il migliore in assoluto nella guida, aveva una posizione più tradizionale, molto più equilibrata. Non solo, ma rispetto ad altri, fatte le debite proporzioni sulla sua statura, aveva un manubrio più largo. Abbiamo provato a sbirciare la misura nella parte inferiore della sua piega integrata, ma non c’erano scritte. A sensazione, potrebbe essere stato un manubrio da 38 centimetri (centro-centro, ovviamente). Se pensiamo che atleti più alti di lui usano anche il 36, fate le vostre considerazioni.

Pressioni su o giù?

Torniamo alla questione delle gomme. Lo standard da 30 millimetri ha dominato la scena e, soprattutto con i cerchi larghi, si sfruttava praticamente tutto il battistrada. Quello che invece ha messo un po’ più in difficoltà meccanici e atleti è stata la scelta delle pressioni.

Questa volta a Siena, gli sterrati erano asciuttissimi, secchi, polverosi e quindi scivolosi, con molto meno grip. Eppure, mediamente, la pressione è salita di mezzo bar rispetto ad altre volte. A Siena capita anche di scendere sotto le 4 atmosfere, ma qualcuno stavolta aveva gonfiato la posteriore a 5,5 bar. La maggior parte viaggiava sulle 4,5.

Un funambolo come Jakob Fuglsang, ex biker, alla vigilia ci aveva detto: «Lo sterrato o è scivolosissimo oppure è battuto quasi come fosse asfalto. Mi avevano proposto una pressione di 3,8 bar, ma alla fine ho scelto 4,5 all’anteriore e 4,6 al posteriore. Questo perché i punti tecnici davvero critici, almeno per me, erano due: le curve dello “sciacquone” in fondo a Sante Marie e un paio di curve nel settore nuovo di Serravalle. Ma poi bisogna pensare anche all’asfalto, che costituisce la maggior parte del percorso. Avere una bici scorrevole ti aiuta a risparmiare energie».

Pidcock senza parole: l’errore di una curva e addio vittoria

16.03.2025
3 min
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FRONTIGNANO – Seduto sullo sgabello della zona mista con la telecamera di Eurosport puntata in faccia, Tom Pidcock sembra davvero costernato. Pensava di essere in lotta per la vittoria, invece la corsa gli è scivolata di mano. Nel momento in cui Ayuso ha accelerato, il britannico del Q36.5 Cycling Team non è riuscito a rispondere o, a sentire lui, si è distratto. Per un po’ gli è rimasto a un soffio, poi è scivolato indietro, ma senza sprofondare. L’azione dello spagnolo non è stata irresistibile, non ha fatto il vuoto in modo definitivo. Poco rapporto nelle gambe, forse una condizione buona, ma non la migliore, anche se i dati intercettati qua e là parlano di 6,79 watt/kg per 19 minuti, contro i 6,06 di Ganna. Siamo così abituati alle progressioni di Pogacar, che uno scontro fra atleti di alto livello che si equivalgono ci fa storcere il naso. A Frontignano si è visto il confronto fra atleti di prima fascia, che faticano anche per guadagnare solo 10 secondi. Il ciclismo dei normali.

«Sono andato abbastanza bene – dice Pidcock – credo che sia stata la mia migliore prestazione su una salita come questa. Però in realtà pensavo che avrei potuto fare di più. E’ sempre difficile tenere il ritmo più elevato senza andare in rosso, ma credevo che la mia zona rossa fosse un po’ più alta di quanto abbiamo visto».

Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…
Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…

Una curva all’improvviso

Quasi si scusa, pensiamo ascoltandolo. Pidcock ha lasciato il team Ineos Grenadiers ed è rinato a nuovo entusiasmo. Ha vinto. E’ stato protagonista della Strade Bianche punzecchiando Pogacar. E ora che la sua squadra è in predicato di ottenere una wildcard per il Giro, lui è diventato un osservato speciale. Questa volta voleva vincere e non ne fa mistero.

«Ayuso mi ha messo molta pressione – dice – con i suoi attacchi e le accelerazioni. Ho risposto, ma ho mollato appena la spinta in una curva a sinistra perché ho pensato che subito dopo si sarebbe lasciato riavvicinare. Invece lui ha continuato a spingere. Ha preso un po’ di vantaggio e io avrei dovuto colmare il divario. Avrei dovuto chiuderlo. Non è un peccato, ovviamente, perdere contro Ayuso. E’ forte, ma avrei preferito perdere diversamente».

Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre
Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre

Le salite più ripide

Domina l’amarezza. Alla Strade Bianche ha visto andare via la schiena di Pogacar vestita della stessa maglia di Ayuso. Vittima per due settimane consecutive di uomini della stessa squadra.

«Sono un po’ frustrato con me stesso – ammette – ed è la sensazione peggiore con cui si esca da una gara. Non posso essere felice. La salita era lunga e pedalabile, ma penso che ormai preferisco quelle più ripide. Se me lo aveste chiesto l’anno scorso, avrei detto che questa era perfetta, ora invece mi piacciono le grandi pendenze. Me ne vado dalla Tirreno-Adriatico con due secondi posti. Sono contento anche per come ho visto lavorare la squadra. Manca ancora una tappa e io e David (De La Cruz, ndr) siamo nella top 10, dove vogliamo rimanere. Si vive e si impara, come si suol dire»

La legge di Ayuso piega il gruppo, ma Ganna non si spezza

15.03.2025
7 min
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FRONTIGNANO – Adesso che piove sul serio e ci tocca camminare a lungo fino alla macchina, con i Sibillini che intorno iniziano a sprofondare nelle nuvole e nell’oscurità, il punto è capire se l’impresa l’abbia fatta Ayuso vincendo tappa e maglia oppure Ganna che ha superato il test più severo, facendo meglio di Piganzoli, Ciccone e Adam Yates. Mentre lo spagnolo era già all’interno della tenda dei premiati, Pippo si è seduto per terra contro una transenna e ha bevuto, bevuto e poi bevuto ancora, respirando l’aria fredda di montagna. Ha dato tutto e adesso la classifica lo vede terzo a un secondo da Tiberi, da stasera secondo. Chissà se domani lo vedremo sprintare al secondo passaggio sul traguardo di San Benedetto del Tronto, quando il traguardo volante assegnerà 3 secondi al primo, 2 al secondo e 1 al terzo.

«Alla fine non è bastato – dirà appena giunto al pullman – e ora ho solo bisogno di riprendermi e di rilassarmi. E’ stato molto doloroso, ma abbiamo combattuto. Ho cercato di difendermi e di mantenere un buon risultato. Il podio per il momento è assicurato, ma vediamo cosa potrà succedere domani. Ho combattuto con tutto quello che avevo, quindi sono davvero felice per la prestazione. Ma adesso vado a farmi una doccia, perché fa davvero freddo».

La tattica di Ayuso

Quando Ayuso diventa raggiungibile, ha lo sguardo vispo di chi ha raggiunto il suo obiettivo e indossa una giacca nera e soffice nella quale ha trovato riparo dai cinque gradi che soffiano dalle fessure della tenda che sulla cima ripara dalla pioggia e dal freddo.

«La tattica è stata quella che abbiamo visto tutti – inizia il suo racconto – avevamo fatto un piano e ci siamo mossi per realizzarlo. Volevo una velocità molto alta e all’inizio il Bahrain si è messo a fare il ritmo, quindi abbiamo aspettato per capire quale passo volessero fare. Ma quando ho visto che non era sufficiente, ho detto a Del Toro che andasse avanti lui. Isaac ha fatto un lavoro straordinario, ha portato tutti al limite, anche me. Quando ha smesso di tirare e si è spostato, non ho nemmeno dovuto attaccare. Ho dovuto recuperare un po’ e ho visto che dietro erano tutti affaticati. Così quando ho iniziato a scandire il mio tempo, sono riuscito a fare il vuoto».

Ayuso si volta vede Ganna indietro e decide di andare via da solo
Ayuso si volta vede Ganna indietro e decide di andare via da solo
Stamattina tutti aspettavano te…

In questa Tirreno, la crono ha avuto un peso notevole, ma oggi si sono aperte delle belle differenze. La salita non era eccessivamente dura, ma grazie alla squadra siamo riusciti a renderla tale. Poi è toccato a me. Quando Del Toro ha finito, mi sono voltato e ho visto che Ganna inseguiva a 10-15 secondi. Quindi ho deciso di fare il ritmo in prima persona andando via da solo e facendo il massimo fino alla cima.

L’anno scorso vincesti la crono, questa volta la sfida con Ganna è stata in salita. Fa parte dei tuoi progressi?

Ne parlavo poco fa con Paco, il mio massaggiatore. L’anno scorso ho vinto la crono e alla fine sono arrivato secondo. Questa volta sono arrivato secondo e se domani non succede niente, mi porterò a casa la Tirreno-Adriatico.

La Tirreno è la tua vittoria più importante finora?

Ci sarebbero anche i Paesi Baschi dello scorso anno, anche se la vittoria è venuta a causa di alcune circostanze speciali (la caduta di Vingegaard ed Evenepoel, ndr). Alcuni hanno detto che è stata una vittoria falsata e lo accetto. A nessuno piace vincere perché gli altri cadono, soprattutto i favoriti. Ma io sentivo che avrei potuto vincere anche se loro fossero rimasti in gara. Questa vittoria ha un sapore diverso, perché ci ho lavorato molto. Era un grande obiettivo dall’inizio della stagione verso il Giro, è stato il primo test che volevo fare. Ho dovuto muovermi e dimostrare che ero pronto e penso di averlo fatto.

Con il quinto posto di tappa, Tiberi ha conquistato il secondo in classifica con 1″ su Ganna
Con il quinto posto di tappa, Tiberi ha conquistato il secondo in classifica con 1″ su Ganna
La vittoria serve anche a fare un punto sulla tua carriera?

Lo scorso inverno sono migliorato tanto, penso di aver fatto un grande passo in avanti, soprattutto rispetto al 2023 quando ebbi l’infortunio. Non direi che il 2024 sia stato un anno facile. Dopo essere andato a casa dal Tour per il Covid, non ho mai recuperato davvero. Fra corridori si dice che il tuo valore si misura in base al livello della tua ultima corsa. E l’ultima corsa della mia stagione, il mondiale, è stato orribile. Quest’anno è iniziato in modo diverso. Ho vinto tre gare e ho dimostrato a me stesso che i miglioramenti fatti nell’inverno sono stati confermati dalla strada. Anche in allenamento devi dimostrare di aver lavorato bene, ma io sono consapevole che se mi alleno bene, poi sono forte anche in gara.

Ora il tuo programma non dovrebbe cambiare: quindi il Catalunya, poi l’altura e il Giro?

Se analizzate le mie stagioni passate, potete vedere che al Romandia sono sempre andato bene, ma sempre in calando. Il Giro è solo una o due settimane dopo il Romandia, per cui se voglio arrivarci bene, la mia preparazione deve cambiare. Avrei anche potuto decidere di fare lo stesso programma di sempre, ma sarei arrivato al Giro troppo stanco. Così questa volta abbiamo deciso di iniziare la stagione più tardi e di anticipare il resto. Di solito riposavo dopo il Romandia, quest’anno riposo dopo il Catalunya. Questo mi permetterà di arrivare meglio al ritiro in altura con cui preparerò il Giro d’Italia. La base è di non avere troppi giorni di gara prima del Giro. Per cui dopo il Catalunya starò a casa per una settimana e mezza, quindi tre settimane a Sierra Nevada e poi direttamente al Giro.

Quanto è importante riuscire a vincere nelle corse in cui sei nominato leader?

Non si tratta di cogliere l’occasione, perché il team mi dà sempre queste opportunità, ma d’altra parte ho capito la domanda e so che devo riuscirci. E’ molto importante ottenere delle gratificazioni, perché noi corridori passiamo tanto tempo lontano dalle nostre famiglie ed è davvero difficile. Prima di venire qui, ho corso in Francia. Prima ancora ero stato in altura, poi ho fatto qualche sopralluogo del Giro e alla fine sono venuto in Italia senza ripassare da casa. E bello quando i miei vengono a vedermi alle corse e riesco ad averli attorno per 3-4 giorni. 

Per Ayuso visita parenti: la ragazza, i genitori e la cagnolina Trufa
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E’ un lavoro difficile…

La UAE Emirates ci dà tutto per rendere al meglio. Parlo per me ovviamente e posso dire che lavoro molto duramente. Due mesi e mezzo senza andare a casa. Peso tutto ciò che mangio. Mi alleno il più forte possibile anche se piove o nevica. Faccio ciò che devo fare e penso che l’ultimo sia stato l’inverno in cui ho lavorato il più. I sacrifici vengono ripagati, ma non è semplice. Al punto che quando finisco una gara ho bisogno quasi di crollare, mi serve un po’ di tempo per recuperare mentalmente. Per esempio, la mia ragazza è qui e quando domani finiremo la gara, ci regaleremo un giorno ad Ancona. E’ qualcosa di piccolo, ma prima di tornare a casa mi regalerò un giorno in un bell’hotel. Il giorno dopo la gara, non ho bisogno di allenarmi, quindi è un giorno che posso trascorrere con la mia famiglia. Queste piccole cose aiutano a rendere tutto più facile.

Sei al livello dei migliori uomini da corse a tappe, quanto è difficile essere nella stessa squadra del migliore di tutti?

Penso che essere in un team con il migliore sia più facile perché posso vedere cosa fa e cercare di copiarlo. A dire il vero, copiare Tadej non è facile perché fa sembrare che tutto sia più facile di quello che sia in realtà. Qualcuno, per esempio, potrebbero dire che oggi ho vinto facilmente, ma bisogna soffrire molto anche solo per vincere con 10 secondi di vantaggio. Non c’è niente facile in questo ciclismo moderno, ma come ho detto, quando lavori duro e sei nella squadra migliore, forse è vero che le cose sono un po’ più facili.

La notte è scesa sulla montagna, non si vede niente. I lampioni in paese sono pochi, là dove c’era il centro, ora si intuiscono soltanto le sagome buie delle rovine. In compenso, le luci nelle casette luccicano come un presepe immutabile dal terreno di nove anni fa. Il governo studia di mettere soldi negli armamenti e dove altro non si sa, ma sarebbe utile che venisse a guardare questi elettori condannati a vivere in modo precario e senza riguardo per il loro dolore. A breve avremo finito di scrivere queste parole, chiuderemo e saluteremo, avviandoci verso casa. Noi che fortunatamente una casa ce l’abbiamo ancora.