Le fiere di settore hanno cambiato pelle. Taipei Cycle, in Taiwan, resta il riferimento mondiale, nonostante gli expo al chiuso (all’interno dei padiglioni) si scontrino con un periodo di flessione. Eppure Taipei resta il punto d’incontro preferito da molti, visitatori e operatori del settore.
Abbiamo chiesto a Claudio Marra, vicepresidente di FSA-Vision, grande conoscitore della Fiera di Taipei e di Taiwan, di guidarci alla scoperta dell’esposizione che si svolgerà dal 26 al 29 marzo.
Claudio Marra è il vicepresidente di FSA-VisionClaudio Marra è il vicepresidente di FSA-Vision
Taipei Cycle resta un punto di riferimento?
L’expo di Taipei, aperto agli operatori del settore della bici ed al pubblico, sta cambiando pelle rispetto a quello che è stato fino al 2010/2012. Fino a quegli anni il ruolo centrale di Taipei Cycle era indiscusso, a quella fiera non si poteva mancare. In tre giorni di esposizioni si incontrava il mondo intero. Più in generale è tutto il settore delle fiere all’interno dei padiglioni a soffrire e probabilmente. Taipei, pur soffrendo è quella che resta in auge, è una fiera sempre ben organizzata e comunque partecipata.
Perché il mondo degli expo al chiuso soffre in questo modo?
I motivi sono differenti. Sono cambiate le stagionalità ed i lanci delle novità. I grandi brand di bici fanno eventi ad hoc e spariscono dalle grandi fiere e tutti adottano una politica di taglio dei costi. Il mercato affronta un periodo difficile ed incerto, nonostante Taiwan e l’Asia restino un riferimento per la produzione. Al pari di una flessione degli expo di settore è cresciuto tantissimo l’evento di Taichung, non aperto al pubblico, dedicato esclusivamente agli operatori del settore. Non in ultimo, lato consumatore, c’è l’aumento d’interesse verso gli eventi all’aperto e demo, dove si può anche pedalare e provare le biciclette.
Expo taiwanese per operatori e consumatori (foto Taipei Cycle)Taipei Cycle potrebbe diventare il riferimento per l’after market (foto FSA-Vision)Le bici non mancheranno, ma le fiere al chiuso cambiano pelle (foto FSA-Vision)L’expo di Taiwan resta strategico ed internazionale (foto FSA-Vision)Expo taiwanese per operatori e consumatori (foto Taipei Cycle)Taipei Cycle potrebbe diventare il riferimento per l’after market (foto FSA-Vision)Le bici non mancheranno, ma le fiere al chiuso cambiano pelle (foto FSA-Vision)L’expo di Taiwan resta strategico ed internazionale (foto FSA-Vision)
Taichung ha preso il posto di Taipei?
Solo in parte. Dal punto di vista strategico Taichung si pone come un evento facile, pratico, veloce e concreto sotto il profilo del business. Ovviamente manca il consumatore finale.
Il futuro degli expo della bici così come li abbiamo conosciuti?
Taipei Cycle resta e resterà ancora un punto d’incontro estremamente importante, essere presenti porta innegabilmente dei vantaggi. Potrà virare focalizzandosi sull’after market, inteso come fiera dove si potranno vedere le anticipazioni dei componenti. Ad esempio, come FSA-Vision, durante l’edizione 2025 lanceremo dei prodotti nuovi nell’ottica di creare un interesse particolare. Non mancheranno le biciclette, ma al tempo stesso non credo torneranno i grandi brand di riferimento.
E’ l’Asia un punto d’incontro?
Taiwan e l’Asia in genere giocano un ruolo strategico. Il Far-East resta ilriferimento per la produzione e anche per la tecnologia. C’è uno spostamento soprattutto verso l’Europa dell’est, ma il ruolo dell’Asia rimane centrale.
Cresce l’attesa per la prima edizione della Milano-Sanremo Women, che porta con sé tante domande e aspettative. Sarà una corsa per velociste, che terranno tutto chiuso aspettando la volata, o favorirà le scalatrici, che dovranno sfruttare le poche salite? Queste le principali incertezze che aleggeranno sulla corsa, ma anche sulle strategie delle squadre e degli atleti, pronti ad affrontare la storica Classicissima (in apertura, Arianna Fidanza e due compagne della Laboral Kutxa sull’iconico scollinamento della Cipressa).
In questo articolo, abbiamo avuto modo di ascoltare le opinioni di due tecnici di alto livello, Marco Pinotti della Jayco-AlUla, e Paolo Slongo della UAE-ADQ, che ci offrono un’analisi approfondita su come si prepareranno alla corsa e le prospettive per le rispettive atlete. L’approccio e la visione di due tecnici, alle prese con un evento che si preannuncia già ricco di emozioni e con due atlete agli antipodi: Longo Borghini, scalatrice (e non solo) per Slongo. Letizia Paternoster, donna veloce, per Pinotti.
Il profilo della Sanremo Women: 156 km. Sia Pinotti che Slongo si aspettavano qualche chilometro in piùIl profilo della Sanremo Women: 156 km. Sia Pinotti che Slongo si aspettavano qualche chilometro in più
Parola a Slongo
Il tecnico della UAE ADQ va dritto al sodo. Spiega che la scalatrice ha un passo tale da creare fatica a tutte le avversarie e quindi ha interesse a tenere un ritmo forte per tutta la gara, specie sulle salite. Un’altra opzione è che, se non questa situazione non dovesse verificarsi, bisognerà creare delle circostanze che rendano la corsa dura. I Capi rispetto agli uomini saranno più incisivi…
Quindi per la scalatrice sarà corsa dura sin dai Capi?
Direi di sì, ma non solo lì. Come abbiamo detto più volte ormai le ragazze sono tutte ad un buon livello, ma di certo i Capi faranno più selezione rispetto alla gara degli uomini. Tuttavia, secondo me, le favorite saranno in condizione e quindi, che siano scalatrici o velociste, a loro i Capi non creeranno grossi problemi. Creerà più problemi sicuramente la Cipressa o al limite il Poggio, se fatti in una certa maniera.
Hai detto Cipressa, un punto chiave: è possibile andare via lì per le donne?
Da sole è un po’ difficile, però se si crea un gruppetto di 4 o 5 ragazze con Vollering, Kopecky, Longo Borghini… sicuramente c’è la possibilità. Anche perché, oltre ad essere le più forti, rappresentano più squadre e quelle che poi possono controllare sono pochissime. Quindi, a differenza degli uomini, un attacco di leader da lontano è più facile. O più verosimile. Negli uomini diventa davvero complicato farlo sulla Cipressa, perché le squadre possono controllare anche per gli altri capitani.
Longo Borghini al Binda. Prove di accelerazioni brutali in salita. Lei di sicuro preferirà la corsa duraLongo Borghini al Binda. Prove di accelerazioni brutali in salita. Lei di sicuro preferirà la corsa dura
Paolo hai tirato in ballo gli uomini: da un punto di vista tattico qual è la cosa più simile tra la Sanremo maschile e quella femminile?
Direi in generale la bellezza della Sanremo, che fino alla fine non sai mai chi può vincere. E’ una corsa talmente facile, ma allo stesso tempo diventa difficilissima da interpretare: questo aspetto penso sia uguale per uomini e donne.
E la differenza?
La differenza è che se le leader, specie le scalatrici o comunque quelle che sanno andare forte in salita, decideranno di attaccare da lontano, si potrebbe fare una corsa già selettiva con le leader che restano davanti. Una cosa è certa: tra le donne la corsa dura che ovviamente va meglio per le scalatrici, può fare più selezione. Certo, portarsi in volata una Kopecky, che su quelle salite va benissimo, è sempre una cosa rischiosa. Quindi, secondo me le altre avversarie, tra cui anche Elisa, dovranno comunque provare o pensare a qualcosa anche sulle salite precedenti al Poggio.
Sempre al Binda, Parternoster cerca invece di difendersi in salita. Letizia preferirà una corsa più lineareSempre al Binda, Parternoster cerca invece di difendersi in salita. Letizia preferirà una corsa più lineare
Parola a Pinotti
In relazione alla corsa di Letizia Paternoster, Pinotti analizza le dinamiche che porterebbero alla volata e la volata stessa, che vedrà comunque un gruppo ristretto. Come nelle classiche, la velocista che voglia arrivare in finale dovrà aver lavorato tanto sulla resistenza. I Capi arrivano dopo 110-115 chilometri e tanto dipenderà dalla situazione di gara in quel momento.
«La Sanremo – dice Pinotti – non è una corsa lunghissima come ci si poteva aspettare, ma per le donne le prime salite arrivano dopo oltre tre ore di gara e potranno già dire qualcosina».
Quando dici che la sprinter deve aumentare la resistenza intendi quei lavori di 3′-5′?
Quelli, ma anche la resistenza in generale, quella che si fa a gennaio. E’ chiaro che certi lavori, certe rifiniture si fanno con l’avvicinarsi dell’evento. E poi quei minuti vanno bene per i Capi e il Poggio, ma la Cipressa per le donne dorerà almeno 12′.
Fra i Capi quale sarà quello più duro per una sprinter come Letizia?
Il Berta, sicuramente, è il più selettivo. Gli altri due non troppo.
L’ostacolo principale per Letizia, secondo te, sarà la Cipressa o il Poggio?
Secondo me, sarà la Cipressa, non tanto per le pendenze, ma perché è più lunga. Su questa salita la posizione conta meno. Il Poggio è più facile, anche per le donne, e la pendenza è meno impegnativa. La velocità però conta molto e ci si può staccare di più. Il problema del Poggio è che arriva dopo 145 chilometri, quindi dopo parecchie ore e il posizionamento conta moltissimo.
Letizia Paternoster ha un grande spunto veloce. Per Pinotti il suo ostacolo maggiore sarà la CipressaLetizia Paternoster ha un grande spunto veloce. Per Pinotti il suo ostacolo maggiore sarà la Cipressa
Ecco il posizionamento: quanto è importante, specie per una velocista che deve risparmiare il più possibile, e quanto conta il ruolo della squadra?
Il posizionamento è fondamentale. Bisogna stare davanti, ma questo è importante anche nelle salite minori come il Berta. Sulle salite più dure, la squadra aiuta a prendere la posizione e a stare coperti, soprattutto per evitare danni durante le salite e per fronteggiare eventuali problemi meccanici. Dopo la Cipressa e il Poggio, se ci sono atlete con buone gambe, la squadra dovrà intervenire per ridurre i distacchi (gli attacchi delle big che paventava Slongo, ndr). Per il resto Paternoster è molto brava a anche a districarsi nel gruppo e sa stare coperta… merito della pista.
C’è la concreta possibilità di una volata con parecchie velociste?
Sì, una volata tra velociste è possibile, ma a questo punto diventa una questione di gambe più che di velocità pura. Se arriva giù dalla salita un gruppo più folto, una velocista potrebbe avere un vantaggio maggiore: una Wiebes, tanto per dire, potrebbe arrivarci e sarebbe dura da battere. Ma se l’arrivo avviene in un gruppo selezionato, anche se ci fossero le velociste più forti queste potrebbero avere più difficoltà.
Chiaro…
Lo abbiamo visto anche al Binda. Alla fine dopo una gara di oltre 2.300 metri di dislivello ha vinto la Balsamo, che è una velocista. Letizia è arrivata quinta (e la Longo decima, ndr). Tra le donne oggi il livello è elevato anche tra le sprinter. Vero che le salite erano diverse e nessuna superava un certo minutaggio, ma non sarà facile eliminarle alla Sanremo Women.
La discesa del Poggio può fare la differenza?
Sì, la discesa può essere cruciale, anche se non ci si pensa troppo. La differenza tecnica tra le atlete potrebbe essere maggiore rispetto agli uomini, con alcune che potrebbero avere più difficoltà nelle curve. Ciò potrebbe causare dei buchi. Bastano 10″ e si può andare all’arrivo.
Sarà interessante vedere quanto i capi incideranno nella Sanremo WomenSarà interessante vedere quanto i capi incideranno nella Sanremo Women
Quanta curiosità
In conclusione, la Milano-Sanremo Women si preannuncia una corsa incerta e ricca di potenziali sorprese. Le risposte dei due tecnici, Pinotti e Slongo, mostrano come le strategie siano legate tanto alla preparazione fisica e alle caratteristiche tecniche, quanto alla capacità di affrontare i momenti più cruciali della corsa. Insomma, all’intersecarsi di varie tattiche.
E’ tutto da scoprire: il dilemma e lo spettacolo al tempo stesso sono tutti qua. Scalatrici contro velociste e non solo. Andamenti tattici. Poggio o Cipressa? Via Roma o i Capi? Questa prima edizione della Classicissima donne segnerà una traccia importante anche per i prossimi anni. La Sanremo Women si prepara a regalare grandi emozioni.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mentre Antonio Tiberi è sul podio finale della Tirreno-Adriatico e squadra Ayuso, pensando probabilmente alla rivincita da prendersi al Giro, Andrea Pasqualon è sulla strada che fa il punto con se stesso. Ancora una volta il suo lavoro lo ha visto al fianco del giovane capitano, facendo l’impossibile per tenerlo davanti. Anche pilotandolo nell’impresa impossibile di contrastare Ganna nella volata al traguardo volante, grazie alla quale Pippo si è preso il secondo posto nella generale.
«Alla fine abbiamo centrato l’obiettivo di portare Antonio sul podio – dice Pasqualon – siamo un po’ rammaricati per il secondo posto sfumato, però con un Ganna così era difficile mantenerlo. Pippo si è rivelato molto forte in salita e anche allo sprint, perché ne ha fatto uno fenomenale al traguardo volante. Abbiamo provato a contrastarlo come team, abbiamo lavorato bene, abbiamo portato anche Antonio a sprintare. Speravamo che facesse secondo, ma purtroppo c’era anche di mezzo anche la maglia a punti di Milan e quindi Jonny ha fatto secondo».
Tirreno, tappa finale di San Benedetto del Tronto: a ruota di Ganna, Pasqualon prepara lo sprint di TiberiTirreno, tappa finale di San Benedetto del Tronto: a ruota di Ganna, Pasqualon prepara lo sprint di Tiberi
Siete passati dall’essere secondi per un secondo ad aver perso il piazzamento ugualmente per un secondo…
Però il podio è venuto, quindi l’obiettivo è raggiunto.Il team è contento e anche io sono soddisfatto. Scortare Antonio è sempre un piacere, perché pur essendo un campione, è un ragazzo molto umile e genuino. Merita davvero di avere compagni di squadra leali e che lo aiutino per raggiungere il suo obiettivo che poi è l’obiettivo di tutti.
La Tirreno è stata un passo verso il Giro?
Un banco di prova. Il modo di lavorare che avete visto sarà quello che adotteremo anche al Giro d’Italia. E io personalmente sono soddisfatto della mia condizione, in crescita in vista della Sanremo e soprattutto delle classiche del Nord. Dovevo portare a casa una gamba buona e sono felice di esserci riuscito. Così ora potrò aiutare Matej (Mohoric, ndr) nella stagione delle classiche che sta per cominciare.
Diciamo che il tuo ruolo non conosce soste: con TIberi per la classifica, con Mohoric per le classiche…
Sicuramente avrò qualche spazio, però alla fine rimango in ballo tutto l’anno. Corro tantissimo, però mi piace essere al fianco di capitani come Mohoric e Tiberi, dato che farò il loro stesso programma.
La Sanremo lancia la stagione delle classiche: qui Pasqualon al GP E3 di Harelbeke nel 2024La Sanremo lancia la stagione delle classiche: qui Pasqualon al GP E3 di Harelbeke nel 2024
Come fai?
C’è un solo modo e cioè andare forte tutto l’anno. Quindi non potrò avere tanti picchi di forma, ma dovrò essere costante e performante sino in fondo.
Sono anche due leader diversi, come si fa per stargli accanto?
Matej è abbastanza calcolatore, Antonio invece no, segue di più le sensazioni. E’ un po’ più pazzerello, però mi piacciono entrambi. Diciamo che uno è già un corridore esperto, l’altro invece va educato…
Una risata, gli occhiali di nuovo sul volto e poi si avvia in direzione del pullman prima di tornare a casa. Mancano pochi giorni alla Sanremo, da sabato la stagione delle classiche entrerà nel vivo. Ci sarà da sgomitare, pedalare e stringere i denti. E quando si avrà la sensazione che la fatica sia finita, sarà tempo di tirare il fiato e tuffarsi nella grande avventura del Giro d’Italia. Forse per questo una volta li chiamavano i forzati del pedale?
I giorni dopo la Vuelta per Tiberi sono stati importanti per recuperare e ripartire in questo finale di stagione, riposo, allenamenti e volti conosciuti
Pogacar che cade, rotola, passa indenne in mezzo a vari ostacoli, si rialza, si toglie la polvere di dosso e vince la Strade Bianche. Milan che cade, batte forte, si rialza, stringe i denti per due giorni e poi vince l’ultima volata della Tirreno. I corridori sono gatti, ma dietro le quinte hanno un esercito di personale altamente specializzato che è capace di rimetterli in sesto in tempi rapidissimidalle loro cadute. Oggi parliamo proprio di questo con Michele Del Gallo, veneto di 50 anni: uno dei fisioterapisti e osteopati più preparati del gruppo, che lavora al UAE Team Emirates.
Che cosa succede, specialmente in una corsa a tappe, quando un corridore cade e in apparenza è conciato per le feste? Se cadute come quella di Pogacar alla Strade Bianche si verificassero durante il Giro d’Italia, quale sarebbe il modo di agire?
«Il primo intervento – comincia Del Gallo, aprendo la porta alle domande – viene fatto quando arrivano al bus. Abbiamo sempre del ghiaccio pronto e un macchinario che fa contemporaneamente pressoterapia e freddo, affinché la parte interessata si gonfi il meno possibile. Poi il medico valuta se ci sia il rischio di una frattura. Se ha il dubbio che sia così, si va diretti in ospedale per gli approfondimenti del caso e poi si torna in albergo».
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team EmiratesMichele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates
Cerchiamo di essere ottimisti ed escludiamo la frattura.
Se non c’è quel dubbio, sul bus si fa solo ghiaccio e quando si arriva in albergo si prende in mano la situazione e si valuta il problema. In base a questo, si cerca di intervenire attraverso tutto quello che una squadra ha a disposizione.
Il primo soccorso, tolto semmai il medico di gara, compete al direttore sportivo e al meccanico: come viene fatta la prima valutazione?
Nel nostro caso negli allenamenti abbiamo sempre il medico in macchina. Le cadute non accadono soltanto in corsa. Se il medico non c’è, il da farsi viene valutato dal direttore o eventualmente il manager.
Torniamo sul pullman: ghiaccio, macchinario che fa pressoterapia e freddo, ma potrebbe servire anche qualche medicazione?
Le cadute hanno spesso come primo effetto delle abrasioni. Per questo vanno in doccia e si usano dei saponi che servono per disinfettare. Una volta fatto questo, si chiude la ferita con garze e bende, perché altrimenti diventerebbe difficoltoso anche vestirsi per rientrare in albergo.
Hai parlato di ricorrere a tutto quello di cui una squadra dispone. In caso di colpo molto forte, come quello di Milan alla Tirreno, si fa ugualmente il messaggio?
Il massaggio lo fai dovunque riesci, perché è importante. Nel punto interessato dalla botta, si usa invece qualche macchinario per sopperire alla mancanza del massaggio e far riassorbire più velocemente possibile il gonfiore.
Milan è caduto nella terza tappa della Tirreno, dopo tre giorni è tornato a vincereMilan è caduto nella terza tappa della Tirreno, dopo tre giorni è tornato a vincere
Macchinari come la Tecar e altri che sfruttano gli stessi principi?
Esattamente. Macchine che sfruttano le radiofrequenza per generare calore e stimolano i processi di riparazione dell’organismo. Quello che crea più problemi, oltre all’abrasione che ti dà fastidio dal punto di vista superficiale al contatto, è infatti il versamento, che può impedirti di piegare bene il ginocchio oppure la caviglia.
C’è anche il rischio di problematiche posturali come conseguenza delle cadute?
E’ scontato che ci siano. A causa delle cadute ci sono spesso dei problemi a livello del bacino, con l’anteriorizzazione o la posteriorizzazione dell’osso iliaco. E’ molto probabile che insorga una serie di complicanze dal punto di vista osteopatico ed è per questo che in tutte le squadre c’è anche un osteopata per trattare quel tipo di situazioni.
Dopo la caduta si parla di un solo intervento oppure è necessario ripeterlo dopo cena e anche il mattino successivo?
Non si smette mai. Lo fai appena arrivi in albergo, appena finito il massaggio, dopo cena e la mattina prima di partire dall’hotel. In qualsiasi momento ci sia la possibilità di fare qualcosa, si cerca di farlo. Oggi l’uso di macchinari specifici offre la possibilità di intervenire su varie sintomatologie, dal gonfiore delle articolazioni a tutto ciò che può interessare i legamenti. Ogni squadra ha i suoi strumenti per cercare di far riassorbire più in fretta possibile gli effetti di una caduta.
Per Pogacar, abrasioni su gambe, schiena e spalle, dopo l’arrivo le prime medicazioniPer Pogacar, abrasioni su gambe, schiena e spalle, dopo l’arrivo le prime medicazioni
Quanto sono decisive queste tecnologie?
Fanno la differenza. Noi siamo sempre sotto, se serve portiamo le macchine sul bus anche prima della partenza. Logisticamente, il ciclismo è un disastro. Non c’è la possibilità di avere la tua struttura dove far venire il corridore, avendo il tempo per trattarlo. Tante volte devi improvvisare. Mi è capitato che il corridore fosse sul bus e attaccasse il numero sulla maglia e io intanto gli facevo un trattamento termico al ginocchio fino alla partenza della gara.
Quindi, riepilogando, si parte dalla valutazione del medico e poi l’atleta viene affidato a voi?
La supervisione è sempre del medico. Eliminato il rischio di complicanze severe, si affida alla nostra esperienza, perché abbiamo una competenza diversa e più specifica. L’atleta passa a noi e il medico si impegna a tenere monitorata la situazione. E si va avanti finché il dolore sparisce, tenendo conto che abbiamo a che fare con atleti giovani che prima della caduta erano perfettamente sani. Quindi i tempi di recupero rispetto a una persona normale sono notevolmente più rapidi. E poi considerate il modo in cui cadono…
Vale a dire?
Avete visto com’è caduto Tadej? Partiamo dal fatto che il professionista cade in maniera diversa rispetto a una persona normale. Non è andato giù come un sacco di patate. E’ andato giù che stava già rotolando, come se ci fosse uno spirito di conservazione grazie al quale il rotolare lo porta a dissipare la forza di impatto che potrebbe causare maggiori problemi se concentrata in un solo punto. Quello ce l’hai di istinto, ti viene perché sei giovane e sei abituato a cadere. Quale corridore non è mai caduto? Uno che corre in bici prima o dopo l’asfalto lo assaggia, no? Quindi imparano anche a cadere e c’è anche chi cade con classe. Il campione cade con classe.
Dopo l’apertura dell’Omloop Het Nieuwsblad e Kuurne, le classiche del Nord entrano nel vivo, e Filippo Baroncini è pronto a fare la sua parte. L’ex campione del mondo under 23, ora alla UAE Emirates, arriva lassù con un conto aperto e tanta determinazione. In una squadra già piena di campioni, anche lui vuole dimostrare di che pasta è fatto.
Dopo nove giorni di gara, i risultati finora non sono stati clamorosi, ma il ciclista italiano sa che il meglio deve ancora venire. Il suo obiettivo? Far bene nelle classiche, soprattutto dopo una stagione 2024 segnata da alti e bassi dovuti principalmente alle sfortune. Ora lo attendono nell’ordine: Nokere Koerse, GP Denain, Bredene Koksijde Classic, De Panne, Gand-Wevelgem…
Baroncini lo scorso anno a Denain poco prima di cadere. Ha un conto aperto con la gara franceseBaroncini lo scorso anno a Denain poco prima di cadere. Ha un conto aperto con la gara francese
Filippo, come stai? Com’è la condizione?
Ora sto bene. Fino alla Strade Bianche sono stato un po’ giù a causa di un virus, anzi, di due virus che mi hanno un po’ messo ko. Però adesso mi sono ripreso bene. Mi sento decisamente meglio.
L’inizio di stagione è stato come te lo aspettavi? Oppure è stato tutto parte di un piano per le classiche che stanno arrivando?
L’obiettivo principale è sempre stato quello di andare forte nelle classiche, quindi sì, la preparazione è tutta indirizzata a queste gare. Tuttavia mi aspettavo sicuramente più fortuna, in termini di salute e di risultati favorevoli, visto che le opportunità sono sempre poche e non è facile. Ma l’importante è che ora sono in forma e pronto a dare il massimo.
Di queste gare che arrivano, ce n’è qualcuna a cui punti particolarmente? In cui avrai più spazio?
Mi piacerebbe avere il mio spazio in tutte, ma quella a cui tengo di più è sicuramente la rivincita al GP di Denain, dove l’anno scorso mi sono rotto il gomito. E’ stata una grande sfortuna e vorrei tanto riscattarmi. Per quanto riguarda i ruoli di capitano, vedremo: correrò al fianco di corridori come Wellens, Pollitt e Morgato, che stanno crescendo molto.
A livello tecnico, hai già fatto sopralluoghi come nel 2024 o testato qualche novità come gomme e assetti?
Quest’anno no, perché i materiali sono praticamente gli stessi dell’anno scorso. So già come settare la bici, soprattutto conosco già le pressioni delle gomme che utilizzerò. Non c’è stato bisogno di particolari test.
Baroncini con Nils Politt durante un sopralluogo dello scorso anno (foto UAE Team Emirates)Baroncini con Nils Politt durante un sopralluogo dello scorso anno (foto UAE Team Emirates)
Con chi condividerai la stanza durante queste gare?
Per ora non so ancora con chi starò in camera. Non c’è un compagno fisso. Le formazioni cambiano spesso, soprattutto per queste gare minori, quindi vedremo più avanti.
Quanto ti senti diverso rispetto al Filippo di un anno fa in questo periodo?
Mi sento cresciuto tantissimo. Già a gennaio sentivo una differenza nella fatica che facevo rispetto a prima. Penso che sia dovuto all’esperienza acquisita con il primo grande Giro che ho fatto, la Vuelta. Credo mi abbia dato una base solida.
Queste differenze le hai notate nei picchi di sforzo (watt) o nel recupero dopo le varie sgasate?
Sicuramente nel recupero, ma più in generale direi nella tolleranza allo sforzo. E’ molto più facile gestire l’intensità, specialmente quando fai sforzi ripetuti e prolungati durante le corse.
Baroncini con Ayuso alle spalle, i due furono grandi protagonisti della stagione U23 del 2021. A uno il mondiale all’altro il Giro GiovaniBaroncini con Ayuso alle spalle, i due furono grandi protagonisti della stagione U23 del 2021. A uno il mondiale all’altro il Giro Giovani
Filippo, prima abbiamo accennato ad alcuni tuoi compagni importanti. Tra questi c’è Juan Ayuso, con cui hai corso alla Colpack. Come è ritrovarsi insieme nella squadra numero uno al mondo?
L’esperienza nella Colpack è stata fondamentale, ma qui il livello è un altro. La UAE è una squadra di professionisti top e quindi anche l’approccio tra di noi è molto diverso. Lì c’era un ambiente più familiare, dove si stava insieme anche per lungo tempo, magari scherzando a tavola. Oggi, il ciclismo è diventato più simile a un lavoro d’azienda. Ognuno ha il suo ruolo e bisogna rispettare certi ritmi. Il livello competitivo e il lavoro di squadra sono incredibili. Per quanto riguarda Juan, certo si scherza ogni tanto e lui non è cambiato per nulla è il solito animale di gara!
Appartenete anche a due gruppi di lavoro diversi, immaginiamo: tu in quello delle classiche, lui in quello dei grandi Giri. Magari vi vedete poco….
Esatto, capita che ci si scambi qualche messaggio, ma per scherzare. Ma non più di tanto, sinceramente. La vita è cambiata. Il ciclismo è diventato molto più improntato sul lavoro e il recupero. Non ci si ferma più a fare chiacchiere, si pensa più a concentrarsi a tutto quello che ruota attorno alla performance.
Tornando alle tue classiche: ci hai detto di Denain, ma tecnicamente ce n’è qualcuna che pensi si adatti particolarmente alle tue caratteristiche?
Per quanto riguarda le gare di questa settimana, penso che la Gand-Wevelgem sia una corsa che si avvicina un po’ di più alle mie caratteristiche. Ma tutte queste corse in Belgio, a parte le grandissime classiche, richiedono un mix di velocità e resistenza. La mia speranza è di riuscire ad evitare imprevisti come forature, cadute… E se tutto va bene, le sensazioni sono buone.
Le classiche più grandi, come il Fiandre o la Roubaix, ci sono possibilità già da quest’anno?
Sì la possibilità c’è, ma mi piacerebbe riuscire a fare bene nelle gare minori prima di concentrarmi su quelle corse. E’ importante perché i risultati nelle semiclassiche dimostrano che si può competere anche nelle classiche maggiori, quindi cerco di prendere le cose giorno per giorno.
L’emiliano alla Vuelta lo scorso anno. Il suo primo grande GiroL’emiliano alla Vuelta lo scorso anno. Il suo primo grande Giro
Come vivi questi giorni di gare una dietro l’altro?
Dopo queste prime corse torno a casa in Italia, ma giusto un paio di giorni. Mi serve recuperare e vedere come va il meteo, ma poi si riparte subito per la prossima ondata di corse. Il calendario delle gare cambia rapidamente, quindi si va sempre un passo alla volta. Però in generale mi piace molto. Alla fine devi essere concentrato, non ti devi allenare, e poi lavori tanto proprio per questi momenti.
Non ci si allena, ma diventano importanti altre cose…
Il recupero è fondamentale. Cerco di dormire il più possibile, di avere un buon sonno e di concentrarmi sulla nutrizione. Non mi faccio troppi problemi. Sì magari non ingolfarsi troppo di carbo nei giorni di scarico o riposo, però è anche vero se mangio 20 grammi in più di pasta alla fine non è una tragedia: quassù le energie servono.
E il Filippo uomono, il “non-corridore” come vive i momenti di pausa tra le gare? Cosa fai per passare il tempo lontano dalla bici?
Quando sono a casa, mi piace passare del tempo con il mio cagnolino e la mia ragazza. Sono una persona tranquilla, quindi preferisco fare passeggiate o magari farmi un massaggio per rilassarmi. In trasferta, cerco di non pensare troppo al ciclismo. Come accennavo poi è tutto molto cadenzato oggi. A meno che non si è una squadra con un gruppo più latino in cui magari ci si sofferma a chiacchierare un po’ di più, tutto scorre via velocemente.
Magari leggi un libro, giochi con la Play…
La Play ormai la detesto: ci ho giocato troppo da piccolo! Se ho un po’ di tempo libero, mi piace guardare una serie thriller su Netflix per rilassarmi un po’. Magari un thriller, qualcosa che dia suspence, ansi… Come se l’ingresso in un settore di pavé non ne portasse abbastanza!
Una piacevole chiacchierata con Elia Viviani. L’argomento principale è stato entrare nel dettaglio dei nuovi materiali che ha iniziato ad usare al Team Lotto. L’abbiamo ascoltato al rientro da un allenamento di oltre 4 ore, super disponibile come sempre e preparatissimo sulle dotazioni tecniche.
Dalle bici Orbea con la doppia scelta, tra versione Aero della Orca, passando per la versione sviluppata per gli scalatori. Dai caschi (ben tre versioni stradali a disposizione) ed occhiali, ai capi tecnici, fino ad arrivare alle DMT con i cavi (senza rotori Boa), una novità per Viviani.
Il debutto in Belgio al GP Criquielion con la nuova maglia (foto Team Lotto)Il debutto in Belgio al GP Criquielion con la nuova maglia (foto Team Lotto)
Allenamento lungo oggi?
Quattro ore, poco più, sono rimasto asciutto, non ho preso pioggia, quindi una bella giornata produttiva e con un clima tutto sommato buono.
Sei ancora in fase di adattamento con i nuovi materiali, oppure sei a regime al 100 per cento?
Devo affinare ancora qualche dettaglio, ma sono a buon punto. Non è stato un passaggio normale il mio, accelerato e veloce. Non ho avuto i ritiri invernali classici dove si prende confidenza con i materiali un po’ alla volta, quasi obbligato a velocizzare l’assestamento generale.
Orbea Orca Aero la prima scelta di Viviani (foto Team Lotto)Orbea Orca Aero la prima scelta di Viviani (foto Team Lotto)
Il Viviani che non lascia nulla al caso che approccio ha utilizzato?
Due giorni dopo l’ufficialità dell’ingaggio al Team Lotto sono partito per il Belgio e ho fatto una full immersion al service course della squadra. A tutta con i meccanici per scegliere e analizzare le caratteristiche dei materiali, non solo la bici. Buona parte delle ore passate sono state investite per fare le misure.
Hai avuto difficoltà, o hai delle difficoltà di adattamento?
Nessuna difficoltà, ma onestamente mi ritengo anche fortunato. Bici a parte avevo usato in passato caschi e occhiali Ekoi in Cofidis, vestiario Vermarc alla Quick-Step. Una prima volta sulle bici Orbea, ma in Cofidis avevo usato Selle Italia, quindi partivo con un piccolo vantaggio nella scelta della sella e poi tutto l’impianto Shimano usato sulle Pinarello in Ineos.
In maglia Ineos e con bici bici PinarelloIn maglia Ineos e con bici bici Pinarello
Sei riuscito a sfruttare delle sovrapposizioni in fatto di misure?
Sì, perché Orbea e Pinarello pur essendo bici molto differenti, nella taglia a me più congeniale hanno il medesimo orizzontale. I punti di contatto principali combaciavano con la bici precedente, piccoli aggiustamenti, normali in una situazione del genere.
Hai sfruttato qualche giornata di training intenso per forzare l’adattamento?
Quattro giorni di super allenamenti dove mi sono posto degli obiettivi per settare la bici al meglio. Rispetto all’anno passato ho variato di mezzo centimetro l’arretramento della sella (da Prologo a Selle Italia SLR Boost-NDR) e l’inclinazione delle leve del manubrio (da Pinarello Most, all’integrato Vision Metron 5D Evo-NDR). Tutto gestibile.
Si torna ad usare anche la componentistica FSA/Vision (foto Photonews-Team Lotto))Si torna ad usare anche la componentistica FSA/Vision (foto Photonews-Team Lotto))
Per la bici hai avuto delle opzioni di scelta?
Torno ad avere la doppia bici, una aero e una bici super leggera da scalatore. Taglia 53 Orbea per la Aero, 51 per la leggera. La versione normale della Orca devo ancora usarla e con tutta probabilità la terrò come terza bici da pedalare quasi ed esclusivamente per le frazioni di montagna, durante le corse a tappe. Diciamo pure che un corridore con le mie caratteristiche sente maggiormente sua una bici aerodinamica.
Il valore alla bilancia passa in secondo piano?
Non avendo l’obbligo di puntare agli arrivi in salita, ma cercando di fare bene negli sprint, l’obiettivo è avere una bici veloce, rapida e grintosa. Bici aero e ruote alte, il peso maggiorato di 400 grammi circa, poco più, poco meno, anche in base al setting, non è il primo fattore da considerare. L’Elia Viviani velocista preferisce la bici aerodinamica.
Con maglia Cofidis e bici De RosaEpoca Quick Step e maglia di campione europeoCon maglia Cofidis e bici De RosaEpoca Quick Step e maglia di campione europeo
Con i nuovi materiali segui anche tu il trend delle pedivelle corte?
Preferisco mantenere le 172,5 come d’abitudine, 170 in pista. Ho cambiato i rapporti, perché avendo la guarnitura/power meter FSA ho l’opportunità di montare la combinazione 55-40. Sempre 11-34 posteriore perché non mi piace cambiare i pignoni e quando la strada sale riesco a sfruttare una maggiore agilità, rispetto ad una cassetta 11-30.
Per quanto le ruote?
Una parte della fase di adattamento che è in corso, come accennavo in precedenza. Il passaggio da Continental a Vittoria è importante, perché le differenze tra pneumatici ci sono, ovviamente le ruote, da Shimano ad Oquo. Ho fatto le prime corse con la sezione da 30, a casa mi alleno con le 28. La mia fase di studio e presa confidenza è in corso d’opera.
Ekoi per caschi ed occhiali, usati in epoca Cofidis (foto Team Lotto)Ekoi per caschi ed occhiali, usati in epoca Cofidis (foto Team Lotto)
Rispetto agli standard hai apportato delle modifiche alle pressioni?
Con i tubeless in generale preferisco aumentare leggermente, rispetto alle indicazioni di base. Mi piace sentire di più la bici, la strada ed una immediatezza maggiore del binomio tubeless/ruote.
Torni su Vermarc ed Ekoi dopo qualche anno. Trovi differenze importanti?
L’abbigliamento è sempre una conferma ed una garanzia. Non è il marchio che azzarda delle soluzioni tecniche estreme, ma il comfort e l’ergonomia di ogni singolo capo fanno la differenza, soprattutto per noi che indossiamo i capi per tante ore ogni giorno. Credo che il 90% delle performance di un capo arrivano da qualità di confezionamento e cuciture ben fatte. Ekoi, rispetto al periodo Cofidis è cambiata molto nel settore caschi aero.
Le DMT con i cavi per Viviani (foto Team Lotto)Le DMT con i cavi per Viviani (foto Team Lotto)
Sotto quale aspetto?
Soprattuto il nuovo modello Aerodinamica mi ha sorpreso in positivo. E’ leggero, non soffre i flussi d’aria ed è funzionale per le tappe miste. Credo che lo indosserò molto spesso perché mi piace anche il suo impatto estetico, al pari degli occhiali Magnetic, molto interessanti con la clip magnetica tra montatura e lente.
Elia Viviani con le DMT senza Boa?
Per ora, in modo da non gravare ulteriormente sulla fase di adattamento alla bici. Stavo usando da tempo le DMT con i cavi, l’ultima versione che non ha più le stringhe. Continuerò ad usarle visto che sono già abituato, ma una volta presa la giusta confidenza con tutto il resto, non escludo di tornare alla scarpa con i Boa.
Non cambierà nulla per i materiali della pistaNon cambierà nulla per i materiali della pista
Perché non usavi le stringhe?
Durante un allenamento e una gara regolo più volte la calzata della scarpa. La versione precedente con le stringhe non mi permetteva questo passaggio, i rotori Boa ovviamente sì, l’ultima versione della Pogi’s ha la calzata customizzabile anche quando si pedala.
Cambierai qualcosa anche in pista?
I materiali da usare in pista non cambieranno. In quel contesto tutto è legato agli sponsor della Federazione.
Le fatiche della Tirreno-Adriatico sono da poco alle spalle per gli atleti della Bahrain Victorious è stato un altro passo di avvicinamento al Giro d’Italia. Lo scontro tra Juan Ayuso e Antonio Tiberi ha dato un piccolo anticipo di quello che potremmo vedere sulle strade della Corsa Rosa. Lo scalatore laziale ha dato prova di solidità nella cronometro iniziale, mentre ha pagato dazio (se pur in maniera leggera) sull’unico arrivo in salita della Corsa dei Due Mari.
Ma i passi che lanciano la ricorsa alla lotta per la maglia rosa sono ancora lunghi e danno modo di pensare che Ayuso e Tiberi possano crescere ulteriormente. Una caratteristica che non può mancare nel preparare il Giro d’Italia è la cura dei dettagli. In questo Antonio Tiberi ha un’arma in più a suo vantaggio: l’esperienza di Damiano Caruso. I due hanno approfittato di questi ultimi giorni per visionare tre tappe: la nona, la decima e l’undicesima.
Antonio Tiberi e Damiano Caruso sulle strade senesi per visionare gli sterratiAntonio Tiberi e Damiano Caruso sulle strade senesi per visionare gli sterrati
Le insidie senesi
Per la frazione numero nove, quella degli sterrati senesi, l’attenzione è andata verso i quasi trenta chilometri di strade bianche.
«Siamo stati a visionare due settori – racconta Caruso mentre in sottofondo la musica accompagna il trasferimento dopo l’arrivo di Pergola – quello che alla Strade Bianche è il numero sei (Pieve a Salti, ndr). Forse il più tecnico dei cinque che attraverseremo, con una salitella e due tornanti insidiosi in discesa. A mio avviso sarà un remake di ciò che abbiamo visto alla Strade Bianche, ci saranno grandi distacchi. Gli sterrati impegnativi, che sono in totale tre, arrivano tutti nella parte centrale della tappa. Le cadute saranno all’ordine del giorno».
Sarà importante trovare la giusta pressione delle gomme per pedalare sulle strade bianche e in maniera efficiente nei lunghi tratti asfaltatiSarà importante trovare la giusta pressione delle gomme per pedalare sulle strade bianche e in maniera efficiente nei lunghi tratti asfaltati
Attenzione ai dettagli
I consigli riguardo a come affrontare gli sterrati senesi arrivano anche da chi la Strade Bianche l’ha corsa. Piccoli dettagli che possono fare la differenza in una gara che potrebbe decidersi sugli episodi.
«Pello Bilbao – continua Caruso – ci ha dato qualche informazione importante, ma lui è uno che la bici sa guidarla davvero bene. Quello su cui ci siamo concentrati Tiberi e io è trovare l’equilibrio sui dettagli tecnici. Penso adotteremo copertoni da 30 millimetri con pressioni non troppo basse, alla fine ci sarà tanto asfalto e serve trovare il compromesso ideale. La condizione degli sterrati sarà simile a quella che abbiamo trovato noi: secchi, polverosi e con poco grip. Vedrete sicuramente un bellissimo spettacolo, forse un pochino al limite per essere in una grande corsa a tappe. E’ giusto mettere le strade bianche, come al Tour si inserisce il pavé ma non si deve esagerare».
Tiberi e Caruso in Piazza dei Miracoli a Pisa, la cronometro Lucca-Pisa sarà la prima tappa dopo il giorno di riposo Tiberi e Caruso in Piazza dei Miracoli a Pisa, la cronometro Lucca-Pisa sarà la prima tappa dopo il giorno di riposo
Riposo attivo
Al termine della nona tappa i corridori entreranno nel secondo giorno di riposo, dopo quello che arriva una volta rientrati dall’Albania.
«Avere una cronometro dopo il riposo – spiega Caruso – non è facile da gestire. Chi farà classifica dovrà gestire in maniera attiva la giornata di pausa. La partenza dal centro di Lucca è spettacolare ma insidiosa, con l’attraversamento di un tratto in basolato e tante curve. Successivamente la strada si apre e per una quindicina di chilometri ci sarà spazio per gli specialisti, lì chi ha gamba può tenere una media sui 55 o anche 58 chilometri orari. Appena si arriva nei pressi di Pisa torna una parte delicata con un altro passaggio dal centro storico fino all’arrivo in Piazza dei Miracoli. Sarà importante fare un giorno di riposo che permetta agli uomini di classifica di arrivare con il motore acceso».
L’arrivo della frazione che porterà i corridori da Gubbio a Siena sarà in Piazza del CampoL’arrivo della frazione che porterà i corridori da Gubbio a Siena sarà in Piazza del Campo
Attenti alle imboscate
La terza e ultima frazione visionata da Tiberi e Caruso è stata quella che da Viareggio porta a Castelnovo ne’ Monti. 185 chilometri a due facce, una tranquilla e sorniona, l’altra agguerrita.
«Ci siamo concentrati sugli ultimi 120 chilometri – dice ancora Caruso – da quando inizia la salita di Alpe San Pellegrino. E’ una tappa che si presta al classico scenario da “corsa nella corsa”. La fuga avrà il terreno giusto per muoversi e anche gli uomini di classifica potranno muoversi. Se nei primi 60 chilometri la fuga avrà già preso forma avremo una scalata regolare, altrimenti i ritmi potrebbero alzarsi parecchio. La salita di Alpe San Pellegrino è impegnativa, ma lo è altrettanto la discesa e farsi cogliere impreparati vuol dire inseguire tutto il giorno. E’ una di quelle classiche tappe trabocchetto, se nella fuga entra un corridore non troppo distante dai primi potrebbe rientrare in classifica. Non è facile gestire queste situazioni, perché chiudere sui fuggitivi vuol dire spremere i compagni e su tre settimane di gara ogni goccia di energia conta».
9ª tappa, Gubbio-Siena, quasi 30km di sterrato e tante insidieNel tratto che porta al secondo intermedio una discesa dove gli specialisti possono spingereI 3.600 metri di dislivello della 11ª tappa sono racchiusi in appena 120 km9ª tappa, Gubbio-Siena, quasi 30km di sterrato e tante insidieNel tratto che porta al secondo intermedio una discesa dove gli specialisti possono spingereI 3.600 metri di dislivello della 11ª tappa sono racchiusi in appena 120 km
Finale insidioso
Superata la principale asperità di giornata il gruppo punterà deciso verso la provincia di Reggio-Emilia, attraversando l’appennino tosco-emiliano.
«Una volta finita la discesa di Alpe San Pellegrino la strada torna subito a salire – conclude Caruso – con il GPM di Toano e Pietra di Bismantova. Salite di seconda categoria, brevi e ripide con pendenze a doppia cifra. Se dovesse arrivare anche il brutto tempo diventa una giornata in cui qualcuno si può fare male in termini di classifica. Negli ultimi cinque chilometri ci sono due strappetti tosti che era bene visionare. L’asfalto non è in condizioni ottimali, speriamo venga rifatto prima del Giro. In generale saranno tre giorni in cui tenere gli occhi aperti».
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il tempo di ribadire che nella giornata di svago ad Ancona non avrebbe fatto null’altro che starsene a letto e semmai fare una breve passeggiata, poi Juan Ayuso ha lasciato la Tirreno-Adriatico con il sorriso appagato. Dopo il successo di Frontignano ha spiegato quanto sia difficile essere un corridore di vertice, dopo la vittoria finale (in apertura stringe il trofeo ricevuto da Stefano Allocchio) ha tracciato invece un primo bilancio con lo sguardo verso il Giro d’Italia.
Juan ha vinto, nessuno è parso in grado di mettere in discussione la sua vittoria, ma non ha schiacciato i rivali. La classifica corta ha reso necessario lottare su ogni traguardo senza dare mai nulla per scontato e grazie a questo la corsa è parsa molto interessante. Al punto da concedere una chance al miglior Ganna, che fino all’ultimo è rimasto in lotta per la maglia di ledaer.
Il duello Ayuso-Ganna si è risolto in montagna e solo in extremis. I due vengono entrambi dal Team Colpack Il duello Ayuso-Ganna si è risolto in montagna e solo in extremis. I due vengono entrambi dal Team Colpack
Prima della Tirreno avevi detto che ci sarebbe stato spazio per crescere, credi di averlo fatto in questa settimana?
Molto, anche mentalmente, soprattutto con queste tappe di freddo e pioggia. Non mi era capitato tanto spesso di correre in condizionisimili. Una volta l’anno scorso, sempre qui alla Tirreno (la tappa di Gualdo Tadino, vinta da Bauhaus, ndr). Poi ricordo un giorno al Catalunya, con un meteo davvero difficile. Qui invece le condizioni sono state impegnative ogni giorno e sono certo che mi aiuteranno a migliorare, soprattutto in vista del Giro. Perché probabilmente a maggio ci saranno giornate come queste, cui devo abituarmi.
La tua tattica è stata piuttosto semplice: una grande crono e poi il tutto per tutto in salita. Hai temuto che potesse non riuscire?
Sì, certo. Ci sono stati momenti difficili, soprattutto per il freddo. Dopo la tappa di Colfiorito e i suoi 239 chilometri, ho pensato che non potesse andare peggio di così. Invece il giorno dopo, in discesa, faceva ancora più freddo. Per fortuna vedere che anche gli altri soffrivano mi ha aiutato a superare il momento di difficoltà. Come ho detto, anche questo è un percorso di apprendimento e quelli sono stati momenti delicati che sapevo di dover superare. Invece, parlando di gambe, mi sono sentito abbastanza bene per tutta la settimana. Sapevo che dovevo rimanere concentrato e aspettare la tappa di montagna.
Quanto è stato importante essere l’unico leader della squadra ed esserlo anche al Giro d’Italia?
Per me è sempre una questione di prestazioni e di essere il miglior corridore possibile. In questa squadra, ogni occasione che si presenta deve essere sfruttata al meglio, perché abbiamo tanti corridori che possono provare a vincere. L’anno scorso sono andato al Tour, ma è stato diverso. Nella sfida più grande della stagione, si doveva lavorare per un compagno di squadra e non sono abituato a farlo. Poi mi sono ritirato per il Covid ed è finita lì. Quando c’è Tadej, il migliore del mondo, dobbiamo correre per lui. Quest’anno però avrò anche io un grande obiettivo e mi piace molto sentire questo tipo di pressione.
Partenza del Tour 2024 da Firenze. Ayuso dovrà correre per Pogacar: un ruolo in cui non si troverà a suo agioPartenza del Tour 2024 da Firenze. Ayuso dovrà correre per Pogacar: un ruolo in cui non si troverà a suo agio
In questi giorni è parso evidente l’ottimo rapporto che hai con Isaac Del Toro, sembra che siate anche buoni amici. Questo aiuta quando si è in corsa?
Issac mi aveva già aiutato molto in questa corsa l’anno scorso, poi non ci siamo più visti molto. Quest’anno, tranne Laigueglia, ho corso sempre con lui ed è stato di grande aiuto. Gli sono grato. Saremo insieme anche al Giro e credo che ci sosterremo a vicenda. Spero di ritrovarlo anche nella seconda parte di stagione, così anche io potrò aiutarlo a vincere.
Al Giro ci saranno altri rivali, il primo nome che salta agli occhi è Roglic. Preparando la corsa studierai i tuoi rivali oppure rimarrai concentrato unicamente su te stesso?
Da un lato, credo che ci si debba concentrare solo su se stessi, perché non si può controllare quello che fanno gli altri. Però devi anche conoscere i loro punti di forza e di debolezza per poterti adattare e cercare di batterli. Ho corso contro Roglic in tutte le condizioni atmosferiche, alla Vuelta e anche al Tour e mi ha sempre battuto (ride, ndr). Quindi, da questo punto di vista, la sfida non sarà a mio favore, ma spero di poterlo affrontare.
Un giornale spagnolo ha titolato: Ayuso, il Pogacar spagnolo. Ti piacciono certi accostamenti?
Da un lato è bello, perché dice che io sarei simile al miglior corridore della storia. D’altra parte però, non mi piace. Non perché soffra il confronto, perché hanno già parlato di me come del nuovo Indurain e del nuovo Contador. Semplicemente preferisco non essere paragonato a nessuno, perché tutti questi corridori sono stati migliori di me. Vorrei essere semplicemente me stesso, vincere le gare che devo vincere e perdere le gare che devo perdere. Sempre come Juan Ayuso.
Le tappe di Colfiorito e Trasacco hanno messo a dura prova la sopportazione del freddo di AyusoLe tappe di Colfiorito e Trasacco hanno messo a dura prova la sopportazione del freddo di Ayuso
E’ vero, come ha detto il tuo diesse Guidi, che lo scorso inverno hai ragionato con la lungimiranza del vero leader?
Mi sono concentrato di più sul quadro generale, sul grande obiettivo: il Giro. Sto correndo poco. Ora andrò al Catalunya e poi basta. Forse si potrebbe pensare che abbia le gambe per andare ai Paesi Baschi e vincere, ma il Giro comanda su tutto. Per cui ora devo recuperare, dare tempo al mio corpo di assimilare gli sforzi e poi dedicarmi a un altro ritiro in altura per sistemare i dettagli. E’ stato l’inverno in cui ho lavorato di più, al punto che a gennaio ero già al peso forma, che ho sempre raggiunto un paio di mesi più avanti.
Hai già provato qualche tappa del Giro?
La tappa di Siena, quella delle strade bianche, che per noi corridori di classifica sarà cruciale e anche pericolosa. Poi ho visto la cronometro di Pisa, che è molto lunga e sicuramente farà delle grandi differenze. Penso che non ne vedrò altre, anche perché le montagne al momento sono ancora piene di neve.
Dopo Frontignano hai parlato della grande attenzione all’alimentazione: è davvero così estrema?
Si deve controllare tutto, vietato prendere cibo da asporto, ad esempio, perché non possiamo sapere come sia preparato. Credo che quando finirò il Giro, me ne starò per un po’ di tempo senza stress, mangiando cose normali. Ma per il resto non è così difficile, ci sono abituato. Non si tratta solo di riso bianco e uova. Gli chef del team fanno ricette molto buone e rendono tutto molto meno pesante.
Il giovane Del Toro è stato decisivo nella tappa di montagna e sarà con Ayuso anche al GiroIl giovane Del Toro è stato decisivo nella tappa di montagna e sarà con Ayuso anche al Giro
Ti senti parte del gruppo importante, di quelli che vengono guardati con più rispetto?
Quando hai più gambe, tutto viene più facilmente. In gruppo facciamo tutti lo stesso lavoro, siamo su una bici e cerchiamo di ottenere i migliori risultati possibili. Anche se sanno che sei un corridore molto forte, nessuno ti regala niente e per questo devi lavorare sodo. Quindi per un verso non cambia molto, ma se alla fine della salita ho un po’ più di potenza per fare la differenza, allora le cose sono davvero differenti.
Per chi arriva dal ciclocross, la stagione su strada è una normale prosecuzione di quella invernale. Una volta terminate le scorribande nel fango, Sara Casasola è passata al… gravel della Strade Bianche Women per il suo esordio con la Fenix-Deceuninck. E ieri è stata protagonista in fuga per più di sessanta chilometri al Trofeo Binda vinto da Balsamo.
«Ieri è andata bene – analizza Casasola con la tipica calma del mattino successivo – il mio compito era quello di andare in fuga e sono riuscita a farlo sulla prima salita del primo passaggio del circuito di Cittiglio. Significa che stavo bene di gambe. Siamo state fuori per metà gara poi ci hanno ripreso a due giri dal termine. A quel punto sono un po’ crollata perché ancora mi manca il finale di gara. Attualmente fino alle tre, tre ore e mezza di corsa sono ancora reattiva, poi mi si spegne la luce. Complessivamente sono molto soddisfatta della mia prestazione perché le mie compagne d’avventura erano tutte molto forti e il ritmo è sempre stato alto».
Nel mezzo, tra Siena e Cittiglio, la 25enne friulana aveva disputato anche il Trofeo Oro in Euro chiudendo davanti, sintomo di una condizione buona e comunque finora ben gestita. Adesso però c’è una primavera che la attende ed è proprio Casasola che ci racconta quali sono i suoi programmi prima di tirare il fiato con calma ed impostare la seconda parte.
La lunga fuga di Casasola ha portato dei frutti. Qui con la maglia bianca delle combattività della Coppa Italia delle RegioniE qui invece vincitrice della speciale classifica riservata ai “gpm” del Trofeo BindaLa lunga fuga di Casasola ha portato dei frutti. Qui con la maglia bianca delle combattività della Coppa Italia delle RegioniE qui invece vincitrice della speciale classifica riservata ai “gpm” del Trofeo Binda
Sara com’era andato l’avvicinamento alla Strade Bianche dopo una bella ed intensa stagione nel cross?
Il 16 febbraio ho fatto la mia ultima gara in Belgio (chiusa con la vittoria, ndr) e di comune accordo con la squadra ho fatto quattro giorni totalmente senza bici. Mi sono serviti fisicamente, ma anche tanto mentalmente per ricaricarmi. Dopodiché ho iniziato a fare tante ore di fondo, sapendo tuttavia che la mia autonomia in gara sarebbe stata ancora limitata. Infatti a Siena per due ore e mezza sono andata bene, svolgendo soprattutto i lavori per Kastelijn e Pieterse (rispettivamente sesta e settima al traguardo, ndr). Sia i miei diesse che io sapevamo che nel finale sarei calata. Una gara del genere non la puoi improvvisare, però l’ho comunque preparata e corsa con tanta motivazione.
Viste le tue doti nel fuoristrada, aver esordito alla Strade Bianche è stato più semplice del previsto?
Posso dire sicuramente che saper guidare la bici e sapere come muovermi in certe condizioni mi ha aiutato tanto ad evitare cadute nei tratti sterrati, nei quali riuscivo a recuperare posizioni. Poi certo, quando ti trovi a fare Le Tolfe a blocco, quella è un’altra cosa (sorride, ndr). Nel secondo passaggio sentivo che mancava un po’ di potenza. Tutto sommato sono contenta perché il giorno dopo a Montignoso, seppure il percorso fosse meno esigente ma con un buon livello di partenti, sono andata bene. Insomma, ho tutto il tempo per entrare in forma.
Dopo una bella stagione nel cross, Casasola ha esordito con la Fenix-Deceuninck sugli sterrati della Strade BiancheDopo una bella stagione nel cross, Casasola ha esordito con la Fenix-Deceuninck sugli sterrati della Strade Bianche
Il tuo calendario cosa prevede nelle prossime settimane?
Correrò la Milano-Sanremo Women poi andrò in ritiro con la squadra a Benicasim per quasi un mese a preparare le Ardenne. Dovrei rientrare il 18 aprile con la Freccia del Brabante e sulla carta dovrei correre anche Amstel, Freccia Vallone e Liegi. Il programma indicativamente è questo, ma vedremo solo più avanti.
Dopo le Ardenne per Sara Casasola ci sarà la tanto sospirata sosta per recuperare?
Sì, certo. Abbiamo previsto 10-15 giorni di pausa totale senza bici. L’idea è questa, perché abbiamo il tempo necessario per riprendere i lavori in vista del Giro d’Italia Women. In quella occasione, essendo il mio primo anno in un team WorldTour come la Fenix-Deceuninck, spero di essere di aiuto alle compagne che punteranno alla generale. Per quello che mi riguarda invece, mi piacerebbe provare a giocare le mie carte in alcune tappe.
Dopo tre gare su strada, Casasola sta crescendo di condizione ed autonomia in vista delle Ardenna (foto Nombre Media)Grazie alle sue doti di guida Sara si è trovata a suo agio nel fuoristrada di Siena, evitando tante cadute in gara (foto Nombre Media)Dopo tre gare su strada, Casasola sta crescendo di condizione ed autonomia in vista delle Ardenna (foto Nombre Media)Grazie alle sue doti di guida Sara si è trovata a suo agio nel fuoristrada di Siena, evitando tante cadute in gara (foto Nombre Media)
Nell’ultima annata ti abbiamo vista più asciugata fisicamente e sei entrata in una nuova dimensione anche su strada. Pensavi di aver perso il treno giusto?
Per come va il ciclismo in generale, un corridore della mia età può essere considerato… non più giovane, per non dire vecchio (sorride, ndr). Anche nel ciclismo femminile c’è questa tendenza, però è anche vero che ci sono più occasioni per entrare in un team di alto livello. A me è capitata questa possibilità e tutto sta andando di conseguenza.
Cosa intendi?
Le motivazioni aumentano in base ai risultati o alle prestazioni e viceversa. Ora posso fare la vita da pro’ e mi sento sicuramente più serena. Probabilmente sono calata di peso proprio per questo motivo, senza dover fare diete drastiche. Lavorare con la mente più libera da certi pensieri ti aiuta a performare meglio. Bisogna avere pazienza e fiducia perché poi le cose arrivano.