Edoardo Zamperini, Fiandre 2026

Dalla recon alla fuga, altro debutto da brividi per Zamperini

09.04.2026
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Dopo quello della Sanremo ecco un altro debutto che difficilmente Edoardo Zamperini dimenticherà. Il giovane della Cofidis si è ritrovato nella mischia del Giro delle Fiandre. Non solo, ma è anche entrato nella fuga di giornata. E alla fine è persino riuscito a chiudere la Ronde.

Questa è una di quelle storie che meritano di essere raccontate. E così abbiamo “dato il microfono” proprio a Zamperini, che a distanza di una manciata di giorni da domenica scorsa è ancora decisamente emozionato del suo debutto fiammingo. «E’ proprio un’altra cultura. Qui c’era gente durante le ricognizioni. I bambini delle scuole materne erano tutti a bordo strada… E ripeto: era la ricognizione».

Edoardo Zamperini, Fiandre 2026
Zamperini (classe 2003) al suo primo Giro delle Fiandre. Alla fine lo ha chiuso al 55° posto
Edoardo Zamperini, Fiandre 2026
Zamperini (classe 2003) al suo primo Giro delle Fiandre. Alla fine lo ha chiuso al 55° posto
Partiamo dall’inizio, Edoardo: quando hai saputo che avresti fatto il Giro delle Fiandre?

L’ho saputo tre giorni prima della Gand. Io dovevo fare la Dwars door Vlaanderen e la Scheldeprijs, quindi correre nei due mercoledì prima e dopo la Ronde. Invece alla Ronde Van Brugge, Alex Kirsch si è rotto la mano e mi hanno chiamato. Mi hanno inserito prima alla In Flanders Fields Classic e poi mi hanno detto del Fiandre.

E come l’hai presa quando te l’hanno detto? Che sensazioni hai avuto dentro?

Ho detto: Oddio! Ero appena tornato dalla Milano-Sanremo e, al primo anno, ritrovarmi in due settimane a fare due Monumenti penso non capiti a tutti. Sto attraversando un periodo abbastanza buono e quindi ero molto contento di partecipare a queste due gare. Anche perché conosco le mie qualità e so che sono corse che si possono adattare a me, perché se non sai limare qui non fai niente. A me riesce molto bene, anche se una volta qui ho scoperto che mi manca ancora qualcosa, soprattutto dal punto di vista fisico. Però penso che prima si inizi a fare queste esperienze, meglio è. Ero super contento.

Che emozione è stata fare questo Fiandre?

Già il venerdì abbiamo fatto la ricognizione ed era da pelle d’oca… Il venerdì! I miei compagni di squadra mi dicevano: «Vedrai domenica, non hai idea di quel che sarà». Ed avevano ragione. Per di più ho avuto la fortuna di passare anche in fuga. E in fuga te la godi molto di più rispetto allo stare in gruppo, dove comunque sei stressato per tenere le posizioni, per i vari movimenti, gli spazi stretti. Dunque passare il primo Oude Kwaremont in fuga è stata una cosa indescrivibile.

Fiandre 2026
Zamperini si è goduto lo spettacolo della Ronde
Fiandre 2026
Zamperini si è goduto lo spettacolo della Ronde
Ti abbiamo visto fare anche quel gesto di incitamento verso il pubblico…

Quel gesto l’ho fatto all’imbocco proprio dell’Oude Kwaremont. C’erano non so quanti tifosi in mezzo alla strada. Pensavo a chissà da quanto stessero aspettavando e mi è venuto spontaneo gasare un po’ il pubblico.

Zamperini che gasa il pubblico, ma quanto il pubblico ha gasato te?

E’ stata una cosa veramente unica. Anche difficile da descrivere a parole. E dopo averla vissuta, neanche con le immagini ci si riesce bene. Infatti mi sono rivisto un po’ la corsa e dal video o dalla tv non si capisce veramente quanta gente ci sia, che atmosfera, quale bolgia… C’erano veramente quattro file di persone dietro le transenne. Su 280 chilometri ho fatto fatica a trovare un chilometro dove magari potersi fermare a fare la pipì!

Invece, Edoardo, la fuga era in programma o è stata casuale?

Era programmata. Ma un conto è dirlo e un conto è farlo. Alla Sanremo la fuga è molto più lineare, diciamo “semplice” da prendere. Solitamente va via abbastanza facilmente e si sa bene qual è il suo destino. Al Fiandre è diverso, c’è più bagarre. E il futuro della fuga non si conosce mai del tutto. Noi avevamo messo in conto che dietro la corsa sarebbe esplosa presto, ma non così tanto presto! Sapevamo che ci saremmo trovati nella prima parte del gruppo con magari massimo 20-30 persone, infatti è stato così.

Edoardo Zamperini, Fiandre 2026
Zamperini è stato nella fuga di giornata (foto Instagram-GettySport)
Edoardo Zamperini, Fiandre 2026
Zamperini è stato nella fuga di giornata (foto Instagram-GettySport)
Qual è stato il momento più difficile della corsa per te?

Dopo il secondo Kwaremont. Da lì in poi è iniziato il mio declino. Ho cercato di sopravvivere. Mancavano un po’ più di 40 chilometri, vorresti sempre fare di più, però alla fine bisogna anche sapere accontentarsi. E bisogna avere la consapevolezza di mettere sul piatto tutte le cose: sono al primo anno, non ho fatto una preparazione specifica per questa gara…

Magari ti è mancata l’ultima ora di corsa, sarà anche fisiologico al primo anno… Considerando il trasferimento si sfioravano i 290 chilometri…

Anche. Diciamo che alla Sanremo sono andato via liscio e anche nell’ultima ora di corsa stavo veramente bene. Al Fiandre è stata tutta un’altra cosa: queste sono davvero sei ore e mezza dure. Questa Ronde è stata una delle giornate più dure della mia vita, però ne è valsa la pena.

Quanto hai mangiato? E cosa hai mangiato?

Principalmente mi sono alimentato a base di gel e borracce da 50 grammi di carboidrati. La media è stata quella di ingerire mediamente 130 grammi l’ora. Perciò più o meno sei borracce da 50 grammi appunto e il resto con i gel. Ho ingerito una sola cosa solida: una rice krispies in partenza.

Edoardo Zamperini
Zamperini ha un contratto con la Cofidis anche per il 2027. Ora tre settimane di stacco, poi correrà soprattutto gare di un giorno fino all’italiano
Edoardo Zamperini
Zamperini ha un contratto con la Cofidis anche per il 2027. Ora tre settimane di stacco, poi correrà soprattutto gare di un giorno fino all’italiano
Quando sono passati Pogacar e gli altri big: come li hai visti?

Ci hanno ripreso prima del Berendries e lì abbiamo perso quattro corridori che erano nella fuga con me. Alla fine siamo rimasti in 20-25 fino al secondo Kwaremont, c’è stato un momento di transizione. Che dire, ritrovarsi in un gruppo di 25 con al fianco Mads Pedersen, Tadej Pogacar, Mathieu van der Poel, Wout van Aert, Matteo Trentin… una cosa incredibile. Come di dice adesso: tanta roba! Una gran bella sensazione e motivo di orgoglio.

Standoci in gruppo, pedalando fianco a fianco, soprattutto di Pogacar e Van der Poel, si percepisce che ne hanno di più?

Eh, si vede che spendono poco, ma sul momento non c’è tanta differenza. Fanno paura quando accelerano. Quando aprono il gas, vanno via talmente forte che non ci puoi credere.

Ultima domanda, cosa ha detto Roberto Damiani, direttore sportivo dalla sensibilità non comune, a Zamperini?

Mi ha parlato, sì. Mi ha detto: «Bravo Edoardo, ma non accontentarti».

Volta a Catalunya 2026, Francesco Busatto

Cambio di programma, l’altra via di Busatto per le Ardenne

09.04.2026
6 min
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Undici giorni prima dell’Amstel Gold Race, Francesco Busatto si sta allenando a Terni a casa della sua ragazza. Il programma prevedeva che il vicentino, 23 anni, passasse dal Catalunya al Giro di Paesi Baschi, ma si è messa di mezzo una bronchite che lo ha costretto a rivedere l’avvicinamento alle Ardenne. E proprio questo è il succo di questo articolo: capire e far capire in che modo cambi il programma di un professionista che ha un intoppo alla vigilia di un obiettivo per lui importante.

La Alpecin-Premier Tech lo ha preso dalla Intermarché-Wanty e sta lavorando per fare di lui il riferimento per quel tipo di classiche. Il programma punta a uno sviluppo importante, ma è anche evidente che per arrivare a certi livelli si debbano rispettare passi precisi, prendendo le misure di settimana in settimana. E così quel malanno inatteso è diventato una spia su cui ragionare e non soltanto una battuta d’arresto.

«Tossisco ancora un po’ – ammette Busatto, che nel 2023 ha vinto la Liegi degli U23 – per cui mi hanno detto che non fosse il caso di fare i Paesi Baschi e abbiamo ridisegnato l’avvicinamento. Dal Catalunya sono uscito con un buon carico di lavoro (e anche con un terzo posto di tappa, ndr) e col senno di poi, visto il percorso dei Baschi, avrei fatto tanta fatica, forse troppa. Ho un calendario abbastanza spinto e con una corsa in più, avrei rischiato di arrivare alle Ardenne troppo stanco e sarebbe stato ancora più difficile recuperare in vista del Giro».

Nella terza tappa del Catalunya a Bayoles, con 1.898 metri di dislivello, Busatto ha colto il terzo posto dietro Cort e Isidore
Nella terza tappa del Catalunya a Bayoles, 167,4 km con 1.898 metri di dislivello, Busatto ha colto il terzo posto dietro Cort e Isidore
Nella terza tappa del Catalunya a Bayoles, 167,4 km con 1.898 metri di dislivello, Busatto ha colto il terzo posto dietro Cort e Isidore
Nella terza tappa del Catalunya a Bayoles, 167,4 km con 1.898 metri di dislivello, Busatto ha colto il terzo posto dietro Cort e Isidore
In che modo è stato ridisegnato il programma?

E’ stato un po’ alleggerito. Magari arrivo alle Ardenne con meno carico di lavoro – ragiona Busatto – ma anche a casa si può lavorare bene. Non come in corsa, ma almeno stando qui sono guarito quasi del tutto e in bici sto molto bene.

Perché la bronchite ha acceso una spia?

Perché è già la seconda volta in questa stagione. Prima dell’Australia avevo avuto un’infezione ai polmoni e il fatto che sia successo nuovamente ci ha fatto porre qualche domanda. Ad esempio – ragiona Busatto – sul fatto che forse sono un pelo troppo tirato e magari dovrei avere quel mezzo chilo in più che in queste situazioni ti salva. Magari sulla stessa salita finirò col fare 5-6 watt in più, ma anche restare fermo non è proprio il massimo. Comunque non mi sono buttato giù e ho cercato di recuperare. Mi sto allenando e sto bene, non mi preoccupo più di tanto.

Quando succedono certe cose si parla col preparatore e si cerca di fare lavori simili a quelli che avresti fatto ai Baschi oppure si cambia tutto?

Si cambia praticamente tutto. Vedendo la settimana di lavori che mi ha dato – dice Busatto – non c’è lo stesso carico di lavoro che avrei fatto correndo ai Baschi e si punta direttamente all’Amstel Gold Race. Si corre il 19 aprile, non è neanche troppo in là. Presa la decisione di non correre in Spagna, ho fatto un paio di giorni pedalando solo un’oretta e poi un paio con tre ore senza lavori. Finora abbiamo gestito e lavorato per essere certi di aver recuperato bene la salute.

Dopo il Catalunya, l'arrivo di una bronchite ha suggerito alla Alpecin di non mandare Busatto al Giro dei Paesi Baschi
Dopo il Catalunya, l’arrivo di una bronchite ha suggerito alla Alpecin di non mandare Busatto al Giro dei Paesi Baschi
Dopo il Catalunya, l'arrivo di una bronchite ha suggerito alla Alpecin di non mandare Busatto al Giro dei Paesi Baschi
Dopo il Catalunya, l’arrivo di una bronchite ha suggerito alla Alpecin di non mandare Busatto al Giro dei Paesi Baschi
Quindi ora è tempo di alzare i giri del motore?

Già domani (oggi per chi legge, ndr) ricominciamo con due ore e mezza e qualche lavoretto per ritornare ad alti regimi. A seguire un po’ di endurance, con due uscite di cinque e sei ore. E poi un giorno con tre ore e dei lavori abbastanza duri. Si lavora anche sul consumo del lattato, più o meno come si farebbe in corsa stando in gruppo su un percorso con salite.

E’ previsto anche qualche lavoro dietro moto?

Diciamo che non ho spesso la possibilità di fare dietro moto e quando ce l’ho, cerco di farlo sempre. Dipende da dove mi trovo ecco e se ho la possibilità di farlo, perché ti dà sempre un’ottima gamba.

Mancano undici giorni all’Amstel, quante distanze hai ancora da fare?

Ne ho due già pianificate, ma ne prevedo altre due per la prossima settimana. Alla fine saranno quattro o cinque. Per questa volta ho il programma fino alla prossima settimana, però il mio preparatore è uno di quelli che, prima di fare una lunga pianificazione, cerca sempre di assicurarsi che io stia bene. Ci sentiamo giornalmente e comunque capisce anche dagli allenamenti se sta procedendo tutto bene. Poi mi chiede conferma e da lì costruiamo il programma, che solitamente varia di settimana in settimana oppure due settimane alla volta, comunque mai per periodi troppo lunghi.

La popolarità di Busatto in Belgio ha portato alla nascita di un fans club, che qui lo ha seguito anche alla Strade Bianche
La popolarità di Busatto in Belgio ha portato alla nascita di un fans club, che qui lo ha seguito anche alla Strade Bianche
La popolarità di Busatto in Belgio ha portato alla nascita di un fans club, che qui lo ha seguito anche alla Strade Bianche
La popolarità di Busatto in Belgio ha portato alla nascita di un fans club, che qui lo ha seguito anche alla Strade Bianche
Questi giorni a casa prevedono anche che il nutrizionista ti dia qualche indicazione?

Ormai ho la mia esperienza, ci atteniamo ai parametri che ci vengono forniti dall’applicazione tramite i nutrizionisti. Non trovo difficile pesare quello che mangio, ma adesso forse dobbiamo rivedere qualcosa, perché il fatto di essere un po’ troppo tirati già adesso non è il massimo. Dobbiamo studiare e aggiustare il tiro in vista delle Ardenne, ma anche prima del Giro, un chiletto di più non guasta. Ci sono tanta fatica e tante corse, quindi non sarà un problema perderlo. Al contrario, a volte è un problema mantenere il peso.

Nell’app c’era anche l’uovo di cioccolato?

Non scherziamo: a Pasqua e Pasquetta niente bilancia (questa volta Busatto ride di gusto, ndr).

Resterai in Umbria fino all’Amstel oppure tornerai in Veneto?

Resterò qui. Il fatto di diminuire i viaggi e non spostarsi più di tanto, mi crea più stabilità. Se riesco a stare più tempo possibile in un posto e sto bene, riesco a fare tutto quello che devo. Negli allenamenti, le salite non mancano mai e poi comunque ci gestiamo con dei lavori specifici. Qui a Terni anche le salite ripide non mancano, ci sono tante colline, quindi c’è tutto il terreno anche per immaginarsi di essere nelle Ardenne.

Il fatto di aver vinto la Liegi da U23 dà una spinta in più, oppure è un altro mondo e cambiano anche gli obiettivi?

E’ tutto un altro mondo. Aver vinto la Liegi U23 sicuramente mi ha dato una spinta per la consapevolezza delle mie capacità. Però se prima andavo lassù per vincere, adesso alla Liegi ci vado per un risultato più realistico. Con Pogacar è tutto già scritto, però penso spesso a come è andata l’anno scorso.

Dopo le Ardenne, Busatto tornerà al Giro. Questa è la volata del 2025 a Tirana, quarto dietro Pedersen, Van Aert e Aular: in ottima compagnia
Giro d'Italia 2025, 1a tappa, Durazzo-Tirana,
Dopo le Ardenne, Busatto tornerà al Giro. Questa è la volata del 2025 a Tirana, quarto dietro Pedersen, Van Aert e Aular: in ottima compagnia
A cosa ti riferisci?

Io non c’ero, però l’ho seguita e dalla Redoute in poi era tutta controvento. Sicuramente per trovarsi nel gruppo degli inseguitori dopo 200 e passa chilometri e con tutte quelle cote fatte ad una certa… intensità, bisogna stare veramente bene. Però vedendo che proprio a causa del vento, tanti corridori si sono raggruppati, e vedendo dove mi trovo, penso che se sto bene fra quei 25-30 che si sono giocati la volata per il quarto posto, potrei esserci anche io. Come ha fatto Velasco l’anno scorso (quarto, dopo Pogacar, Ciccone e Healy, ndr). E questo mi fa sognare parecchio…

Quale fra le tre gare ardennesi al momento si addice di più alle caratteristiche di Busatto?

Secondo me l’Amstel, perché ci sono strappi più brevi e ripetuti. C’è poco respiro, però comunque difficilmente si va oltre i 3-4 minuti di salita. Sono strappi molto più esplosivi che al momento mi si addicono di più. E poi conta molto il posizionamento, più che alla Liegi. Quindi, nonostante abbia la consapevolezza di avere qualcosa meno dei migliori, la possibilità di salvarmi grazie alla tecnica, dà qualche speranza in più di poter stare davanti. Insomma, vediamo. Certe corse meritano rispetto, ma è anche giusto non andare al via solo per salvarsi la pelle…

Pogacar e Van der Poel, Fiandre 2026

Tra Fiandre e Roubaix: Ballan commenta Adrie Van der Poel

08.04.2026
5 min
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Tra Fiandre e Roubaix. Siamo proprio nel mezzo di queste due magnifiche classiche. Ed è inevitabile continuare a parlarne. Uno dei primi a farlo è stato Adrie Van der Poel, papà di Mathieu. L’ex corridore ha espresso alcune considerazioni circa l’andamento del Giro delle Fiandre e di quel che sarà alla Parigi-Roubaix.

Adrie ha toccato diversi temi: tattica, forza, potenzialità del figlio e di Tadej Pogacar. Noi ne abbiamo presi tre, quelli più importanti a nostro avviso, e li abbiamo posti al commento di Alessandro Ballan, uno che di pietre se ne intendeva eccome.

Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP
Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP

Cambi sì, cambi no

Il primo tema di Adrie van der Poel che mettiamo sul piatto è tattico. Secondo papà Adrie, Mathieu avrebbe fatto bene a dare i cambi a Pogacar. Sostanzialmente aveva detto che suo figlio è un grande atleta, al pari dello sloveno in certe corse, ed era giusto giocarsela così. Loro due davanti e dietro tutto il resto del mondo. E il primo di questo altro mondo era un certo Remco Evenepoel.

«Per me – commenta Ballan – è stato giusto in parte. Tra l’altro a smentirlo un po’ è stato il figlio stesso, visto che tirava molto meno rispetto a Pogacar. Si vedeva anche dal distacco che infliggevano a Evenepoel. Quando Van der Poel era a ruota, Remco era a 6-7 secondi o più. Quando passava in testa Mathieu, Remco quasi rientrava. Poi Pogacar lo vedeva avvicinarsi e riportava il distacco a 8-9 secondi. Quindi diciamo che un po’ si è risparmiato. Però ha collaborato sempre, non ha mai saltato un cambio. E giustamente direi. Si stavano pur sempre giocando un bel risultato al Fiandre. Anche un secondo posto dietro a Pogacar non è da buttare via. Poi sapete: finché non si taglia la linea d’arrivo, nulla è mai scontato. Magari poteva succedere anche un imprevisto e lui sarebbe stato davanti. Quindi anche per me ha fatto bene a collaborare».

«E’ logico che, in vista della Roubaix, è tutta un’altra gara. Tadej ha vinto tre gare consecutive… tra l’altro una più bella dell’altra. Sta dimostrando di avere una superiorità netta e una condizione enorme. E’ migliorato ulteriormente, di conseguenza se vogliono provare a vincere la Roubaix devono anche rischiare di non dargli i cambi».

Un problema di nome Tadej

In qualche modo Ballan anticipa poi il secondo punto toccato da Adrie: «Pogacar è migliorato ancora. Ma anche mio figlio è migliorato. Mathieu è andato molto forte». Forse più forte che mai al Fiandre. Tanto è vero che a fine corsa Mathieu stesso ha detto: «Il mio problema? Si chiama Tadej Pogacar! Mi sono dovuto inchinare alla legge del più forte».

«Evidentemente – spiega Ballan – “il più forte” di Van der Poel non basta. Tuttavia è vero che la Roubaix fisicamente è più adatta a corridori di peso come lo stesso Mathieu o come Van Aert, Pedersen o anche Philipsen… Sì, Pogacar sta andando fortissimo, ma nelle altre gare c’erano gli strappi o le salite e riusciva a fare nettamente la differenza. Alla Roubaix queste non ci sono e gli sarà più difficile staccarlo. Ho letto che sul Kwaremont Van der Poel andava a 650 watt, Pogacar probabilmente sviluppava (pochi) watt in meno, però essendo più leggero lo ha staccato. In pianura dovrà essere lo sloveno ad aumentare il wattaggio: la questione è molto differente. Non solo, poi c’è la questione volata. È vero che alla Roubaix contano le gambe, ma su carta Van der Poel è più veloce».

«Rispetto ai miei tempi – prosegue Ballan – avevo bisogno di 25 giorni di gara per arrivare alla Roubaix competitivo. Pogacar alla prima corsa dell’anno viene e vince. Arriverà alla Roubaix con tre gare e ci andrà per vincere. A me serviva conoscere le strade e non solamente quelle. Serviva conoscere i tratti in pavé, le buche, le curve, i segmenti in asfalto… perché rischiavo di non ricordarmi il percorso e di rimanere tagliato fuori per questo motivo. Nel ciclismo moderno, purtroppo, non è così: contano meno questi aspetti. Quello che conta, purtroppo, è quasi solo la forza. E’ quella che fa la differenza più di tutto».

Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente

Fifty-fifty

L’ultimo argomento, che in parte si ricollega a questo, riguarda le percentuali di vittoria. Aveva detto Adrie van der Poel: «Al Fiandre le percentuali erano 60 a 40 per Pogacar. Ma alla Roubaix, senza dislivello, saranno pari, al 50 per cento. Fifty-fifty».

«In questo caso – dice Ballan – non sono del tutto d’accordo con Adrie. Sicuramente c’è più equilibrio che al Fiandre, ma direi 55 a 45 per Van der Poel, soprattutto perché è più veloce, come dicevo prima. Poi è logico che Pogacar ha il morale altissimo per le vittorie ottenute fino ad ora e per me questo è un grande suo punto di forza in questo momento. Però la Roubaix è una gara nella quale ci vuole tanta fortuna e Pogacar l’ha capito l’anno scorso. Ha capito che non gli serve, e non gli basta, solamente la forza. Serve sapere guidare bene la bici, sapere dove mettere le ruote… E in questo Van der Poel è maestro. Non solo, ma ci potranno essere finali diversi, che non è detto siano solo a due».

Ballan dunque in questa percentuale pre-Roubaix punta forte anche sull’esperienza. Tuttavia è anche vero che al debutto l’anno scorso Pogacar è arrivato secondo. Quest’anno sa cosa lo aspetta dal via di Compiègne.

E poi, tornando a parlare di tattica e forza (ma anche aerodinamica), un eventuale assolo di Pogacar passerebbe dall’aprire un buco. Uno spazio in cui per qualche secondo Van der Poel perda l’effetto scia.

«Pogacar deve provare proprio questo. Deve cercare di uscire da un tratto in pavé con 10-20 metri e poi dare tutto. E se dovesse staccare di ruota Van der Poel vorrebbe dire che lo stesso Mathieu sarebbe al limite. Di conseguenza, da quel momento diventerebbe una cronometro e immagino che per VdP non ci sarebbe più nulla da fare».

Settimana Coppi e Bartali 2026, Filippo D'aiuto maglia di leader, General Store

Tra devo team e continental il gap si sta davvero chiudendo?

08.04.2026
5 min
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NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR) – Nella nostra intervista con il cittì della nazionale under 23 Marino Amadori, lo stesso tecnico ha sottolineato l’importanza che hanno avuto due corse a tappe come Giro di Sardegna e Coppi e Bartali nella crescita e nella costruzione della condizione per i ragazzi delle continental. Una serie di giorni di gara che hanno portato i corridori di queste squadre a lottare ad armi pari anche contro i devo team. 

Le stesse squadre continental durante l’inizio di stagione sono riuscite a valorizzare i propri ragazzi, in modi diversi a seconda del metodo di lavoro e della programmazione. Pensiamo a Lorello, terzo nella tappa di Valdobbiadene alla Coppi e Bartali, ma anche a D’Aiuto vincitore di tappa a Massalengo. 

Alzare il livello

Nel parcheggio dei pullman al Palio del Recioto, tra camper, ammiraglie e un sole che scalda come se fosse estate, siamo andati a parlare con i diesse di due squadre: General Store-Essegibi-F.lli Curia e Biesse-Carrera-Premac.

Il primo con cui abbiamo parlato è Daniele Calosso, diesse della formazione veronese. 

«Abbiamo voluto programmare la stagione – ci racconta – proprio con l’obiettivo di arrivare alle gare internazionali under 23 con dei giorni importanti di gara alle spalle. Ci eravamo resi conto che i ragazzi faticavano a essere competitivi con poche corse alle spalle, soprattutto di un certo livello. Per questo abbiamo investito su questo tipo di attività con Giro di Sardegna e Coppi e Bartali».

«E’ cambiato anche il metodo di lavoro – continua – infatti abbiamo strutturato il mese di gennaio con un ritiro di tre settimane in Spagna proprio per arrivare pronti a fine febbraio. In questo modo gli elite sono arrivati pronti per competere contro i professionisti, e allo stesso tempo gli under 23 hanno potuto macinare chilometri».

Giro di Sardegna 2026, Cristian Remelli
Le corse di inizio stagione sono state utili anche per gli under 23 dei team continental, qui Remelli alla prima tappa del Giro di Sardegna
Giro di Sardegna 2026, Cristian Remelli
Le corse di inizio stagione sono state utili anche per gli under 23 dei team continental, qui Remelli alla prima tappa del Giro di Sardegna

Struttura diversa

La programmazione è la base dalla quale partire se si vuole fare un certo tipo di attività, considerando la potenza e la forza che i devo team possono mettere in campo. Una strategia poco meno inferiore, o addirittura pari a quella delle formazioni WorldTour di riferimento.

«Con queste due gare a inizio stagione – spiega ancora Calosso – è cambiata la struttura, perché abbiamo una programmazione a lunghissima data. Già a novembre sapevamo come e dove andare a correre, un aspetto che ha permesso ai nostri preparatori e allo staff di lavorare al meglio. Di fatto ci siamo avvicinati molto al lavoro di una squadra development».

«Un approccio che ci ha permesso – conclude – di poter lavorare bene anche con gli elite, come D’Aiuto e De Cassan. Quest’ultimo andrà anche a correre il Tour of the Alps con la nazionale (sarà l’unico elite dei sette corridori selezionati da Amadori, ndr)».

Il lavoro della Biesse

Di fatto per le continental quel gap che sembrava incolmabile ora è diventato un gradino, e grazie anche all’aiuto della nazionale si può lavorare in maniera programmata. Come conferma Marco Milesi, diesse della Biesse-Carrera-Premac.

«Sicuramente i ragazzi hanno fatto un bel volume di lavoro – conferma – anche se abbiamo cambiato leggermente il metodo di lavoro per arrivare poi alle corse internazionali under 23 in forma. Come ho detto anche ai miei corridori queste gare ci saranno utili in ottica Giro Next Gen, dove negli anni passati tutti dicevano che le squadre italiane arrivavano con poche gare a tappe nelle gambe. Adesso grazie anche al supporto della nazionale al Tour of the Alps alcuni arrivano al Giro Next Gen con due o tre gare a tappe alle spalle».

Settimana Coppi e Bartali 2026, Filippo Agostinacchio
Le corse a tappe come Sardegna e Coppi e Bartali sono state utili anche per gli elite, che hanno avuto modo di mettersi in mostra
Settimana Coppi e Bartali 2026, Filippo Agostinacchio
Le corse a tappe come Sardegna e Coppi e Bartali sono state utili anche per gli elite, che hanno avuto modo di mettersi in mostra

Competitivi

Marco Milesi nonostante i devo team siano arrivati spesso al successo e si siano imposti nelle principali corse under 23 è fiducioso e dice che nonostante tutto la Biesse-Carrera le sue soddisfazioni se le è tolte. 

«Così come le altre squadre – continua – perché Lorello ha vinto al Piva, Bambagioni si è piazzato sul podio allo stesso Piva e poi al Belvedere. Insomma, io credo che con le formazioni di sviluppo del WorldTour si possa competere. Anche i nostri Vesco e Bicelli si sono fatti vedere, tra l’altro saranno anche con la nazionale al Tour of the Alps».

«Al contrario in ottica Giro Next Gen – dice Milesi – non cambieremo il metodo di lavoro, negli anni abbiamo visto che funziona bene e siamo stati in grado di farci trovare sempre pronti. Credo che l’abbinamento tra corse a tappe e altura possa darci qualcosa in più ancora».

Alimentazione, Elizabeth Holden, Pock-It Fuel, barrette fatte in casa

Pock-It Fuel, su Instagram le ricette di “Lizzie” Holden

08.04.2026
6 min
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Nel ciclismo moderno, l’alimentazione durante l’attività fisica non è più un dettaglio: è parte integrante della performance. Sappiamo quanto sia fondamentale rifornirsi in modo costante durante allenamenti e gare, eppure, nella pratica, non è così semplice. Spesso manca l’appetito, i sapori diventano monotoni e, dopo ore in sella, anche il miglior gel energetico può risultare difficile da deglutire. A tal proposito abbiamo fatto una chiacchierata con Elizabeth Holden, portacolori del UAE Team ADQ fino alla scorsa stagione, che ha dato vita al profilo Instagram Pock-It Fuel, oggi ricco di ricette pensate per chi si allena e ha bisogno di energia pratica, gustosa e funzionale.

Verso fine carriera, l’atleta britannica che ha 28 anni ed è nata a Douglas come Mark Cavendish, con il sostegno di suo marito – Nick Schultz, ciclista professionista del NSN Cycling Team – ha trasformato infatti la sua passione per la cucina e la nutrizione sportiva in qualcosa di concreto e utile per tanti atleti.

Tour of Guangxi Women's 2025, Elizabeth Holden
Elizabeth Holden, 28 anni, si è ritirata lo scorso anno dopo il Tour of Guangxi e ha lanciato il progetto Pock-It Fuel
Tour of Guangxi Women's 2025, Elizabeth Holden
Elizabeth Holden, 28 anni, si è ritirata lo scorso anno dopo il Tour of Guangxi e ha lanciato il progetto Pock-It Fuel
Elizabeth, come mai hai deciso di creare questo profilo e quando è nato?

Ho sempre avuto una passione sia per la pasticceria che per la nutrizione sportiva. Per me è stato naturale cercare di unire questi due mondi. L’idea c’era da tempo, ma è stato solo nel 2024, durante un periodo di stop forzato dalle gare, che ho deciso di provarci davvero. Non ero sicura potesse interessare, ma con il sostegno di mio marito Nick, alla fine mi sono lanciata e ho creato Pock-It Fuel.

Quali sono le difficoltà maggiori nel creare snack per ciclisti?

La sfida principale è adattare le ricette. Molte preparazioni classiche contengono più grassi o fibre di quanto sia ideale durante uno sforzo prolungato. Io cerco spesso di ridurre questi elementi e aumentare i carboidrati, ma come conseguenza è più difficile ottenere la giusta consistenza. Non è semplice creare qualcosa che non si sbricioli, che sia pratico da portare in tasca per ore e che allo stesso tempo sia buono. Trovare questo equilibrio è probabilmente la difficoltà più grande.

Nei tuoi contenuti dai anche indicazioni sui macronutrienti: quanto è importante questo aspetto?

Per me è importante dare un’idea dei macronutrienti, ma non per spingere a un controllo ossessivo delle calorie. L’obiettivo è aiutare le persone a capire se stanno mangiando abbastanza durante allenamenti e gare, perché spesso non succede. Nel ciclismo, soprattutto in passato, c’era una forte attenzione all’essere il più leggeri possibile. Ora per fortuna si sta cambiando mentalità: si parla sempre più di nutrirsi correttamente per il lavoro che si fa e di supportare il recupero. Questo è un messaggio a cui tengo molto.

La difficoltà principale sta nel ridurre grassi e fibre in favore dei carboidrati, mantenendo la giusta consistenza
La difficoltà nel preparare le barrette, per come si vedono su Pock-It Fuel, sta nel ridurre grassi e fibre, mantenendo la giusta consistenza
La difficoltà principale sta nel ridurre grassi e fibre in favore dei carboidrati, mantenendo la giusta consistenza
La difficoltà nel preparare le barrette, per come si vedono su Pock-It Fuel, sta nel ridurre grassi e fibre, mantenendo la giusta consistenza
Quanto influisce il meteo nella scelta delle ricette?

Moltissimo. Ci sono ricette che funzionano bene in inverno, ma diventano ingestibili in estate. Se uno snack è troppo morbido o contiene cioccolato, dopo qualche ora al sole si trasforma completamente. Bisogna quindi scegliere in base alle condizioni. Per questo motivo, una delle mie ricette preferite resta quella delle barrette tipo “Rice Krispies”: sono molto versatili e resistono bene in diverse situazioni.

Da dove nasce proprio questa ricetta?

E’ nata da una necessità: non riuscivo a trovare in Europa le classiche barrette di cereali della Kellogg’s, quindi ho deciso di ricrearle. Da lì ho lavorato per trovare il giusto equilibrio tra macronutrienti, consistenza e gusto. Alla fine, è diventata una delle ricette più apprezzate: è semplice, veloce perché si prepara in meno di dieci minuti, facile da ricordare e soprattutto molto pratica da usare in bici.

Parliamo di aspetti pratici: hai qualche consiglio per il confezionamento?

Per le barrette di riso soffiato, il consiglio principale è di non usare solo la stagnola, altrimenti si rischia di passare minuti a togliere pezzetti di alluminio dallo snack. Meglio usare carta da forno, sacchetti richiudibili oppure involucri riutilizzabili abbinati alla carta stagnola. Io utilizzo anche una carta speciale simile a quella dei team professionistici, quindi un po’ più spessa del normale, ma non è indispensabile.

Il 12 dicembre, Pock-It Fuel ha raggiunto i 10.000 follower su Instagram. Oggi sono 22.100
Il 12 dicembre, Pock-It Fuel ha raggiunto i 10.000 follower su Instagram. Oggi sono 22.100
Il 12 dicembre, Pock-It Fuel ha raggiunto i 10.000 follower su Instagram. Oggi sono 22.100
Il 12 dicembre, Pock-It Fuel ha raggiunto i 10.000 follower su Instagram. Oggi sono 22.100
E per l’organizzazione? Meglio preparare tutto fresco o in anticipo?

Se si ha poco tempo, preparare più porzioni insieme è la soluzione migliore. Io spesso cucino, taglio e incarto tutto, poi congelo. In questo modo gli snack sono sempre pronti all’uso e si conservano anche per mesi. L’importante è porzionarli prima di congelarli, così diventano davvero pratici.

Quali sono gli errori più comuni che vedi tra chi prova a preparare snack per la bici?

Direi che spesso si sottovaluta quanto una ricetta debba essere “funzionale” oltre che buona. Non basta il gusto: deve resistere ed essere facile da mangiare, non troppo secca ma nemmeno troppo appiccicosa. Un altro errore è non testare gli snack in allenamento prima di usarli in gara.

Perché?

Anche se gli ingredienti sono semplici, ogni intestino reagisce in modo diverso, quindi è sempre meglio fare delle prove. Infine, a volte si tende a complicare troppo le cose. In realtà, le soluzioni più semplici sono spesso le migliori: pochi ingredienti, ben bilanciati, e una preparazione che si può replicare facilmente.

Cosa diresti a chi sta pensando di provare qualche tua ricetta?

Non abbiate paura di provarle, chiunque può preparare le ricette pubblicate. E se non avete molto tempo o non amate mettervi al lavoro in cucina, preparatene in quantità abbondanti così farete scorta anche per gli allenamenti successivi.

SI parla sempre di quantità di carboidrati l’ora, di glicogeno e recupero, ma nutrirsi durante l’attività non è solo una questione di numeri. Bisogna fare i conti col gusto, la praticità e la tolleranza del proprio intestino. L’esperienza in prima persona di Elizabeth Holden è forse il segreto del successo del suo progetto Pock-It Fuel, che riesce a riportare la nutrizione sportiva a una dimensione più concreta, creativa e sostenibile, dove performance e piacere possono finalmente pedalare nella stessa direzione.

(Le immagini utilizzate per illustrare questo articolo provengono dal profilo Instagram Pock-It Fuel creato da Elizabeth Holden)

Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch

Vermeersch va forte e la UAE Emirates lo blinda

08.04.2026
5 min
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Con il contratto rinnovato fino al 2028, Florian Vermeersch tira il fiato prima della Roubaix, che nel 2021 a 22 anni lo vide secondo alle spalle di Colbrelli e davanti a Van der Poel. Dopo sette anni con la Lotto e la frattura del femore a inizio 2024 da cui ha imparato che non si ci può mai fermare, lo scorso anno il corridore di Gand è stato ingaggiato dal UAE Team Emirates XRG.

Quest’anno, complice l’assenza per infortunio di Wellens, il suo ruolo accanto a Pogacar è diventato ancor più cruciale. E’ stato lui a scortarlo nei sopralluoghi sul pavé e con il settimo posto di domenica al Fiandre ha dimostrato di avere le carte in regola per fare il gregario, ma anche per dire la sua.

Parigi-Roubaix 2021, Florian Vermeersch, Sonny Colbrelli
Il 3 ottobre 2021, Florian Vermeersch arriva secondo nella Roubaix vinta da Colbrelli: ha 22 anni
Parigi-Roubaix 2021, Florian Vermeersch, Sonny Colbrelli
Il 3 ottobre 2021, Vermeersch arriva secondo nella Roubaix di Colbrelli: ha 22 anni

Le gambe di Pogacar

Campione del mondo gravel nella scorsa stagione, Vermeersch ha trovato le gambe per conquistare il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e anche ad Harelbeke, criticato per non aver inseguito a dovere Van der Poel, ma è consapevole che fra sé e il suo capitano ci sia un abisso.

«Ho detto spesso a Pogacar che mi piacerebbe avere le sue gambe anche solo per un giorno – ha detto di recente a Het Nieuwsblad – ma so che non ho tanto da lamentarmi: sono il campione del mondo gravel e sto lottando nelle corse fiamminghe. Non tutti i corridori possono dire lo stesso, ma il talento di Tadej è incredibile. A volte non riesco a credere a quanto sia forte. Siamo andati a fare ricognizioni insieme per cinque volte. Lungo il percorso, ho cercato di raccontargli qualche aneddoto delle edizioni passate, punti in cui il gruppo si è spezzato inaspettatamente. Alla Roubaix, è importante soprattutto ciò che accade prima dei tratti di pavé, non tanto i tratti stessi».

Pogacar, Wellens, Politt e Florian Vermeersch durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram - Benoit Bernard)
Vermeersch, Wellens, Pogacar e Politt durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)
Tim Wellens
Vermeersch, Wellens, Pogacar e Politt durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)

Imparare dagli errori

Firmare per correre accanto a Pogacar significa rimettersi in tasca le ambizioni nelle corse più grandi, avendo però spazio in tutte le altre. Le esperienze che si vivono accanto al campione servono a far crescere il bagaglio e a suo dire non gli precludono la possibilità di fare risultato. Il quinto posto dello scorso anno a Roubaix, nel gruppetto di Pedersen e Van Aert subito dietro ai primi due, ne è stato a suo dire la conferma.

«Non ho assolutamente problemi – ha detto – a dare il massimo per uno come Pogacar. A Roubaix sono possibili tantissimi scenari, sono il suo gregario di lusso, ma questo non significa che non possa comunque ottenere un buon risultato per me stesso. Il secondo posto del 2021 fu una sorta di delusione. Dissero che avevo lavorato troppo in testa al gruppo e probabilmente avevano ragione: sarei dovuto stare di più a ruota. Cerco di imparare dai miei errori, ma non è facile quando si è impulsivi. Ormai lo sanno anche gli altri corridori: non sono un grande opportunista e corro sempre per quello che valgo».

E3 Saxo Classic 2026, Per Strand Hagenes, Mathieu Van der Poel, Florian Vermeersch
Terzo dietro Van der Poel e Hagenes: dopo Harelbeke, Vermeersch è stato criticato per non aver inseguito abbastanza Mathieu
E3 Saxo Classic 2026, Per Strand Hagenes, Mathieu Van der Poel, Florian Vermeersch
Terzo dietro Van der Poel e Hagenes: dopo Harelbeke, Vermeersch è stato criticato per non aver inseguito abbastanza Mathieu

Fra sport e politica

Vermeersch è un ragazzo di 27 anni, uno in meno di Pogacar, che oltre a fare il corridore, mette il suo impegno anche in politica. E’ prossimo alla seconda laurea e da qualche tempo è impegnato anche in politica, come consigliere comunale e consigliere di polizia nel comune di Lochristi. Partecipa alle decisioni in tema di bilanci e questioni operative, tutte questioni molto concrete.

«So di essere privilegiato – ha raccontato – molti giovani sognano di diventare professionisti e non ci riescono, anche se magari si impegnano tanto quanto me, se non di più. Al liceo sono stato abbastanza fortunato da cavarmela solo grazie al talento, ma quest’anno ho messo in pausa per un po’ gli studi. Sono vicino alla seconda laurea, ma per ora la combinazione con le gare è un po’ troppo impegnativa.

«Anche questa è stata una lezione: a volte va bene fallire, perché il fallimento è a suo modo una grande sfida. Vorrei ancora conseguire la laurea magistrale, ma probabilmente lo farò dopo la fine della carriera. La lezione che ho imparato è che bisogna prendere il toro per le corna. Se le cose non vanno come previsto, come quando ho avuto il mio infortunio, bisogna staccare la spina e ripartire da zero».

Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch, Tadej Pogacar
Per Vermeersch al Fiandre 2026, il settimo posto dopo aver lavorato per Pogacar
Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch, Tadej Pogacar
Per Vermeersch al Fiandre 2026, il settimo posto dopo aver lavorato per Pogacar

Il gusto della libertà

Con ventuno giorni di gara nelle gambe, il programma di Vermeersch dopo la Roubaix prevede quasi un mese di stacco fino al Tro Bro Leon, mentre per ora sembrano escluse dal programma la partecipazione alla Freccia del Brabante e alla Liegi, disputate lo scorso anno senza concluderle. Il suo rapporto con l’allenamento è una via di mezzo fra l’obbligo di precisione e la sua esigenza di sfuggirle.

«Sono uno di quei corridori – ha detto – che amano avere delle linee guida generali da parte della squadra, pur mantenendo un ampio margine di interpretazione. Il mio allenamento si basa su basi scientifiche, ma i miei programmi non sono il risultato di soli dati scientifici.

«Se devo fare un lavoro basato sulle ripetute, può capitare che lo trasformi nella ricognizione sul percorso di una classica fiamminga, scegliendo alcune salite su cui fare i miei lavori. Le ripetute non saranno mai esattamente di due minuti e i recuperi non saranno tutti uguali. Decido cosa fare in base a come mi sento: ho questa libertà perché sono abbastanza disciplinato da non fare sciocchezze e da non starmene con le mani in mano».

Domenica mattina, al via da Compiegne, Vermeersch prenderà il via nella sua quarta Roubaix. Molto probabilmente dovrà sgobbare per Pogacar, lanciato verso la conquista dell’unica Monumento che ancora gli manca. Eppure, sebbene il talento dello sloveno sia così abbagliante da rendere apparentemente semplice anche l’impossibile, non tutti sono disposti a credere che archivierà facilmente anche la prossima pratica.

Podio Palio del Recioto 20226 (foto Camilla Santaromita)

La doppietta di Finn, ma Scalco gli ha preso le misure

07.04.2026
5 min
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NEGRAR DI VALPOLICELLA (VR) – Lorenzo Finn conquista anche il Palio del Recioto, la corsa che l’anno scorso gli era sfuggita per poco a favore di un altro Lorenzo: Nespoli. Al suo ritorno tra gli under 23 dopo le esperienze tra i professionisti arrivano anche le prime due vittorie stagionali. Come a dire che la maglia di campione del mondo di categoria non la indossa per caso (in apertura foto Camilla Santaromita). 

Alle spalle del corridore della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies arriva Matteo Scalco, che regola in volata il danese Biehl della General Store. Quando Lorenzo Finn ha accelerato, sull’ultima salita di giornata, di chilometri all’arrivo ne mancavano poco meno di trenta. L’ultimo a mollare il colpo è stato Juan Diego Quintero, con Scalco che ha deciso di tenere il suo passo e provare a rientrare grazie alla sua costanza. 

Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe (foto Camilla Santaromita)
Lorenzo Finn vince il Palio del Recioto a ventiquattro ore dal trionfo al Belvedere (foto Camilla Santaromita)
Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe (foto Camilla Santaromita)
Lorenzo Finn vince il Palio del Recioto a ventiquattro ore dal trionfo al Belvedere (foto Camilla Santaromita)

Il piano di Scalco

Anche per Matteo Scalco questo lungo fine settimana di Pasqua è coinciso con il ritorno delle gare under 23, con Trofeo Piva e Palio del Recioto che hanno dato seguito alle buone prestazioni fatte in Grecia

«Il piano di questa mattina era di mandare in fuga Negrente – racconta Scalco – per lasciare tutto il carico della corsa alla BORA. Erano i più forti e hanno fatto un grandissimo lavoro anche oggi. Quando Finn è partito ho provato a tenerlo vicino per poi tentare di rientrare in discesa o in un tratto favorevole, ma è andato davvero forte».

I suggerimenti di Negrente

«Mercoledì sono andato a fare un giro di ricognizione – dice Negrente – e sapevo che Scalco sarebbe stata la nostra punta, quindi ho cercato di spiegargli ogni dettaglio, curva, tratto di salita, tutto. Ho cercato di dargli più informazioni possibili anche se ora ci sono tutte le applicazioni possibili».

«Mi ha anche suggerito di avere buone gambe – gli replica scherzando Scalco – ma tra il dire e il metterlo in pratica cambia un po’». 

In Grecia il veneto ha corso da leader della squadra e la sua gestione è stata senza sbavature
Scalco al Tour of Rhodes senti di aver fatto un grande passo in avanti in termini di condizione e leadership (foto Cyclingphotos.gr)
In Grecia il veneto ha corso da leader della squadra e la sua gestione è stata senza sbavature
Scalco al Tour of Rhodes senti di aver fatto un grande passo in avanti in termini di condizione e leadership (foto Cyclingphotos.gr)
Cosa vuol dire seguire Lorenzo Finn quando attacca in salita?

Non so che numeri ho fatto, sicuramente non avevo le migliori sensazioni vista la settimana travagliata che ho passato in avvicinamento a queste gare, tanto da essere in dubbio se poi partecipare. Sono molto contento di questo secondo posto. 

Quanto è difficile seguire il campione del mondo?

E’ partito davvero forte all’inizio dell’ultima salita, e non c’è stato nulla da fare. Allo stesso modo credo sia una cosa sulla quale si possa lavorare, soprattutto in vista del Giro Next Gen. 

Gli hai preso le misure?

Quando il livello è così alto correre diventa bello, stimolante e senti di voler fare tirare fuori il meglio

Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Giro Next Gen 2025
Il Giro Next Gen sarà l’obiettivo principale per Scalco, che al quarto anno da U23 vuole conquistare il podio
Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Giro Next Gen 2025
Il Giro Next Gen sarà l’obiettivo principale per Scalco, che al quarto anno da U23 vuole conquistare il podio
Cosa senti di aver tirato fuori in più oggi?

Essere forte di testa, credere in me stesso. Nonostante le sensazioni dei giorni scorsi sono comunque arrivato tranquillo e fiducioso, la squadra ha creduto in me e la serenità di affrontare queste gare da leader. 

Qual è il punto in cui hai sentito di essere stato più vicino a lui?

Mi piacciono molto le salite lunghe, infatti non ho avuto problemi oggi. Magari mi manca il cambio di ritmo, quindi sullo scatto lui ha fatto la differenza. 

Con quali sensazioni esci da queste due gare under 23?

Eravamo venuti qui con l’obiettivo di fare podio o di provare a vincere. Penso sia andata benissimo vista anche la base di partenza, prendiamo quello che viene e andiamo avanti. 

Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Poggiana 2025
Già nel 2025 Scalco aveva fatto vedere ottime cose tra gli under 23, vincendo il GP Sportivi di Poggiana
Matteo Scalco, VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, Poggiana 2025
Già nel 2025 Scalco aveva fatto vedere ottime cose tra gli under 23, vincendo il GP Sportivi di Poggiana
Quanto è importante aver corso queste gare?

Il Piva mi ha dato davvero tanta fiducia, perché sono riuscito a stare davanti anche se nel finale mi erano venuti i crampi. In settimana mi ero allenato poco, inoltre il primo caldo ha giocato la sua parte. Però mi ha dato fiducia in vista di oggi. 

Che obiettivo ti poni ora?

Tutte le energie verranno incanalate verso il Giro Next Gen, sarà l’ultima volta che potrò farlo. Non possono nascondere di voler partire con in testa il podio.

Mirco Gualdi porta la fiaccola olimpica di Milano Cortina, 17 gennaio 2026

Gualdi, Zenoni e la torcia in ricordo di Fabio e Davide

07.04.2026
5 min
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Quando gli hanno proposto di portare la fiaccola olimpica di Milano Cortina, Mirko Gualdi ha cercato un motivo che andasse oltre la soddisfazione personale. Non c’è voluto tanto e non ha nemmeno dovuto socchiudere gli occhi per ricordarsi i giorni di Barcellona 1992 e quei due amici con cui condivise l’onore di rappresentare l’Italia, portando a casa la medaglia d’oro con Casartelli. Lo avrebbe fatto per ricordare Fabio e Davide Rebellin: solo così quel suo sfilare con il simbolo olimpico nella mano avrebbe avuto un senso (nella foto di apertura, Gualdi è visibilmente emozionato).


«Quando a gennaio 2025 sul sito delle Olimpiadi uscì il bando per chi volesse fare il tedoforo – racconta Gualdi – io mi iscrissi e vidi che c’erano delle domande cui rispondere. La prima era che cosa mi legasse alle Olimpiadi. Così raccontai che nel 1976 i miei mi avevano portato a vedere quelle di Innsbruck in cui avrebbe gareggiato un ragazzo del mio paese, Fausto Radici, che sciava con un occhio solo. Tornando a casa, dissi ai miei genitori che da grande avrei voluto fare anche io le Olimpiadi. Da ragazzo sciavo, poi iniziai a correre in bici e quando nel 1990 vinsi il mondiale dilettanti, scelsi di non passare proprio per arrivare a Barcellona 92.

«Poi scrissi di aver partecipato a quelle Olimpiadi e il fatto di essere rimasto il solo di quel gruppetto. C’erano tante piccole cose che erano rimaste solo mie e non avevo ancora trovato il modo per ricordare Fabio e Davide. Portare la fiamma olimpica, che per tutti e tre era stato un sogno – raggiunto da Casartelli, ma con la consapevolezza che avremmo potuto vincere tutti – è stato qualcosa di incredibile».

Gualdi ha scelto di portare la fiaccola per onorare Casartelli e Rebellin
Gualdi ha scelto di portare la torcia, ricevuta da Beppe Manenti, per onorare Casartelli e Rebellin
Gualdi ha scelto di portare la fiaccola per onorare Casartelli e Rebellin
Gualdi ha scelto di portare la torcia per onorare Casartelli e Rebellin

Nel cuore di Salò

Il suo viaggio di tedoforo si è svolto il 17 gennaio nel cuore di Salò, in una serata piena di emozione durante la quale il bergamasco ha avuto un sussulto nel riconoscere sul ciglio della strada il suo mentore di un tempo: Giosué Zenoni, tecnico che lo scortò alla conquista del mondiale dilettanti del 1990, che l’anno dopo portò gli azzurri all’iride della Cento Chilometri a Stoccarda e nel 1992 li guidò all’oro olimpico con Casartelli. E’ stato come se la grande storia di ieri, spezzata dalla morte di Fabio e poi di Rebellin, si sia improvvisamente riaccesa.

«A Zenoni avevo mandato il link di un articolo scritto da un giornalista di qui – ricorda Gualdi – e si era detto entusiasta dell’idea. Circa dopo 200 metri che avevo iniziato a camminare, mi sono sentito chiamare e ho riconosciuto Fusi e Zenoni che mi salutavano dal bordo sinistro della strada.

«C’era tantissima gente nel centro di Salò, essendo sabato pomeriggio, e a quel punto mi sono emozionato ancora di più, perché ho capito che per Giosuè, i suoi corridori, quelli che lui portava ai mondiali e alle Olimpiadi, erano dei figli. Con Davide di sicuro, con Fabio anche, ma anch’io mi sono sentito figlio suo come gli altri due.».

Zenoni a bordo strada

Zenoni era sparito dai radar, con poca voglia di uscire e mettere il naso nel ciclismo con cui aveva ormai tagliato tutti i ponti. Conclusa nel 1992 l’esperienza nella nazionale dei dilettanti, aveva continuato per un po’ ad allenare Rebellin e il suo ultimo impegno ufficiale fu guidare il Team Polti in cui nel 1996 correva proprio Davide. Poi lentamente era uscito dalle scene, preferendo la privacy della sua casa a Villa d’Almè.

«Ho passata la fiamma a Fabrizio Bontempi – il racconto di Gualdi prosegue – poi sono corso indietro, ma non li ho più trovati, così ho chiamato Fusi. Stavano andando via, ma gli ho chiesto di fermarsi. Giosuè non lo vedevo dal 2000, da prima che smettessi di correre. Ci siamo abbracciati, siamo scoppiati entrambi a piangere e gli ho detto: “Non t’ho mai visto piangere ed emozionarti così tanto, neanche quando hai vinto i mondiali e le Olimpiadi”. Ma questo abbraccio aveva tutto un altro significato e anche Antonio era emozionatissimo».

Giosuè Zenoni, 80 anni, ha raggiunt Iseo con Antonio Fusi: Gualdi è fra i due
Giosuè Zenoni (secondo da sinistra), 80 anni, ha raggiunto Iseo con un amico e con Antonio Fusi: Gualdi è fra i due
Giosuè Zenoni, 80 anni, ha raggiunt Iseo con Antonio Fusi: Gualdi è fra i due
Giosuè Zenoni (secondo da sinistra), 80 anni, ha raggiunto Iseo con un amico e con Antonio Fusi: Gualdi è fra i due

«Siamo stati una mezz’ora a parlare – conclude Gualdi – poi Giosuè ha riconosciuto mia mamma. Aveva sempre avuto una grande stima per mio papà come direttore sportivo, quindi ritrovarsi è stato veramente bello. Con Antonio abbiamo ricordato tante piccole cose e devo dire che in questa camminata con la torcia in mano, la presenza di Zenoni è stata davvero la ciliegina sulla torta, per la quale ringrazierò sempre Fusi.

«In quei 300 metri ho pensato anche a mia moglie Maria che veniva a tifarmi sulla strada, a mio padre Angelo e anche ai miei figli Letizia e Leonardo che ho cercato di educare seguendo anche i principi olimpici. Ho camminato pensando a Fabio e Davide, che non ci sono più, ma vi giuro che li ho sentiti per tutto il tempo al mio fianco».

Marcellusi in Francia, un 2° posto di peso per la CSF Bardiani

Marcellusi in Francia, un 2° posto di peso per la CSF Bardiani

07.04.2026
5 min
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Martin Marcellusi si prepara per la sua quarta classica francese, una campagna di gare che va avanti da due settimane e che nella prima, la Roue Tourangelle nella Loira, gli ha dato una piazza d’onore che rappresenta la temporanea perla nella stagione della CSF Bardiani. Si dice sempre che i piazzamenti abbiano un sapore diverso, che nel ciclismo è più amaro perché conta quasi solo chi vince. Tuttavia nel suo caso quel secondo posto è stato una boccata d’aria fresca della quale si sentiva il bisogno.

Il corridore romano non è nuovo a queste gare: «Sono prove che conoscevo, le ho fatte già due anni fa e anche allora avevo raccolto qualche piazzamento importante, sfiorando anche il podio alla Paris-Camembert dove quest’anno non è andata allo stesso modo. Sono corse molto adatte a noi, a tutta la squadra, perché non ci sono grosse salite e sono tutti strappi, dove c’è da limare, quindi da essere un po’ spericolati. Sono gare che a me a me piacciono molto, infatti cerco sempre di raccogliere il massimo qui in Francia».

La volata della Roue Tourangelle vede Marcellusi beffato dal francese Venturini, tornato al successo dopo 8 anni
La volata della Roue Tourangelle vede Marcellusi beffato dal francese Venturini, tornato al successo dopo 8 anni
La volata della Roue Tourangelle vede Marcellusi beffato dal francese Venturini, tornato al successo dopo 8 anni
La volata della Roue Tourangelle vede Marcellusi beffato dal francese Venturini, tornato al successo dopo 8 anni
Tu hai iniziato la campagna di Francia con la Roue Tourangelle, finendo al secondo posto. Che corsa è stata?

E’ stato un piazzamento inaspettato perché di solito lì ci si aspetta una volata, invece appena entrati negli ultimi 30 chilometri, con strappi tutti ravvicinati, sono iniziati gli attacchi promossi anche da noi. Siamo usciti prima in 7-8, poi ne sono rientrati altri da dietro e siamo riusciti a fare la differenza, giocandoci la vittoria in un gruppo ristretto.

Il tuo secondo posto è il miglior risultato della CSF Bardiani quest’anno, che effetto ha avuto nel team?

Quest’anno siamo partiti un po’ più piano del solito, quindi stiamo cercando di ritornare sulla retta via. Ne avevamo bisogno, ci ha dato un po’ di morale, anche a me personalmente, perché anch’io non è che abbia fatto un inizio di stagione proprio eccezionale, quindi è sempre buono ritrovare un piazzamento così importante.

Il podio della Roue Tourangelle, con Marcellusi, Venturini e l'altro francese Grisel (foto CSF Bardiani)
Il podio della Roue Tourangelle, con Marcellusi, Venturini e l’altro francese Grisel (foto CSF Bardiani)
Il podio della Roue Tourangelle, con Marcellusi, Venturini e l'altro francese Grisel (foto CSF Bardiani)
Il podio della Roue Tourangelle, con Marcellusi, Venturini e l’altro francese Grisel (foto CSF Bardiani)
E ora?

Ora dopo tutte gare d’un giorno, finalmente c’è una prova a tappe, ben 4 nella Valle della Loira. Sono sempre gare mosse, con strappi e strade strette. I percorsi sono sempre simili qui in Francia, con la differenza che sarà da gestire sui quattro giorni invece che sulla gara secca. Io penso che possiamo fare bene e portare a casa un buon bottino di punti.

Tu hai già 23 giorni di gara, sei tra quelli che ha corso di più in questo inizio di stagione…

Dopo questa infatti mi fermerò per andare sull’Etna a fare due settimane di ritiro in altura e poi in teoria dovrebbe esserci il Giro – annuncia Marcellusi – da interpretare sempre cercando spazi, ma cercando anche di fare i punti. Sperando di avere le stesse gambe dell’anno scorso, di interpretarlo sempre all’attacco, cercando la fuga e sperando che arrivi per giocarmi le possibilità di una vittoria. E non escludendo anche, nei percorsi adatti, di provare a fare un piazzamento. Anche se senza le fughe è difficile.

La seconda piazza di Marcellusi è per ora il miglior risultato (e carico di punti) per la squadra
La seconda piazza di Marcellusi è per ora il miglior risultato (e carico di punti) per la squadra
La seconda piazza di Marcellusi è per ora il miglior risultato (e carico di punti) per la squadra
La seconda piazza di Marcellusi è per ora il miglior risultato (e carico di punti) per la squadra
Lo scorso anno c’erano tanti pretendenti alla vittoria, quest’anno chiaramente c’è un faro assoluto della corsa rosa che è Vingegaard. Quando c’è un così netto favorito, per chi corre con ambizioni diverse come la vostra squadra, è meglio o è peggio?

Dipende da come ogni tappa si sviluppa. Secondo me, avendo un favorito così, ci sono più corridori e più squadre che vogliono provare ad andare in fuga, quindi per noi è un piccolo svantaggio. Allo stesso tempo, una squadra così forte che controlla la corsa tende a lasciare andare più fughe perché tanto gestiscono poi da dietro. Io credo che gli spazi per tentare qualcosa ci saranno, ma starà soprattutto a noi trovarli e farli fruttare, farsi trovare pronti.

Tornando alle prove francesi, le altre come sono andate per te e per la squadra?

Alla Paris-Camembert siamo stati molto sfortunati perché hanno forato Conforti e Ferraro nel momento decisivo della gara. Non sono più riusciti a riagganciarsi, perché poi qui con le ammiraglie è difficile anche fare un po’ di scia, visto che ci sono strade strette e comunque trovi gente che si stacca mentre risali. Io ero lì a giocarmi un piazzamento intorno al 6° posto, ma proprio sull’ultimo strappo un corridore da dietro mi ha toccato il cambio che è saltato, ho dovuto cambiare bici a 6 chilometri dall’arrivo, la gara ormai era andata. Nell’altra abbiamo tutti corso in appoggio a Zanoncello che poi non è riuscito a fare una volata perfetta perché è rimasto un po’ chiuso.

Il romano ha disputato nel 2026 23 giorni di gara, tra Spagna, Grecia, Italia e Francia
Marcellusi ha disputato nel 2026 già 23 giorni di gara, tra Spagna, Grecia, Italia e Francia
Il romano ha disputato nel 2026 23 giorni di gara, tra Spagna, Grecia, Italia e Francia
Marcellusi ha disputato nel 2026 già 23 giorni di gara, tra Spagna, Grecia, Italia e Francia
Che cosa speri adesso per il proseguo della stagione?

Di riuscire prima di tutto a trovare bel tempo in altura e fare un carico di allenamenti importanti per arrivare al Giro in condizione ottimale, che è l’obiettivo primario. Poi di solito dopo il Giro si tirano un po’ le somme e si preparano le gare di fine stagione: quelle italiane che sono un bel trampolino di lancio per un corridore italiano.