Mads Pedersen, Fiandre 2026

Non solo “quei due”. Ci sarà anche Pedersen, parola di Larrazabal

11.04.2026
5 min
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Fari puntati sull’ennesimo “duello dei Monumenti” fra Mathieu Van der Poel e Tadej Pogacar, ma domani alla Parigi-Roubaix gli scenari potrebbero cambiare, e non poco. In questo duello si potrà inserire Mads Pedersen… e non solo lui, chiaramente. L’assenza di salite veloci o muri dalla Cipressa al Kwaremont, passando per Poggio, Koppenberg e compagnia bella, rimescola le carte.

Mads Pedersen ha chiuso il Giro delle Fiandre con un più che incoraggiante quinto posto. Un risultato che diventa impresa se pensiamo a quello che aveva passato il danese durante l’inverno: frattura del polso, settimane intere senza uscire su strada, allenamenti sui rulli. E poi, quando doveva rientrare, ci si è messa pure la febbre. Ma perché dunque Pedersen a Roubaix va inserito di diritto tra i grandi papabili? Lo abbiamo chiesto a Josu Larrazabal, responsabile dei preparatori della  Lidl-Trek.

Lidl-Trek, Larrazabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek e scommette sulla Roubaix di Pedersen
Larrazzabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek e scommette sulla Roubaix di Pedersen
Come arriva Mads a questa Roubaix, Josu? Lo “sforzone” del Fiandre, a lui che mancava un po’ di ritmo gara, ha dato qualcosa in più?

Sì, certo. Alla fine lui sa che al Fiandre, nelle salite, ha sempre quell’handicap rispetto a un Pogacar soprattutto, ma quest’anno direi anche rispetto a un Remco Evenepoel che, anche se non conosceva la corsa, da belga sapeva interpretare certe strade. Ovviamente sto facendo un discorso relativo al peso.

Stai parlando di atleti che hanno un altro feeling con la salita, anche se è corta…

Questi corridori in salita hanno un altro passo e mettono in difficoltà anche uno come Van der Poel, che è uno di quelli che riesce, in certe situazioni, a fare anche lo scalatore. Van Aert e Mads vanno fortissimo in salita e, quando se la giocano con corridori simili, sono quelli che sicuramente risultano anche più “scalatori”. Riescono a fare la differenza, ma ovviamente non ci riescono se ci sono Pogacar o Remco.

Però, dicevamo, è un buon quinto posto, no?

E’ un quinto posto che dà tanto. Tra l’altro un quinto posto “ tutto pedalato”: Mads ha dovuto difenderlo da lontano, rimanendo da solo e dovendo inseguire anche Van Aert. Venendo da un inizio così difficile, da una gran Milano-Sanremo fatta in fretta e furia e dal malanno che non gli ha consentito di disputare la In Flanders Field, assume un grande valore. E poi lui dal Fiandre trae sempre un extra per la Roubaix.

Il danese in ricognizione sulle pietre della Roubaix... senza guantini (foto @maltialessandro)
Pedersen in ricognizione sulle pietre della Roubaix. Per il danese sarà la 9ª partecipazione (foto @maltialessandro)
Il danese in ricognizione sulle pietre della Roubaix... senza guantini (foto @maltialessandro)
Pedersen in ricognizione sulle pietre della Roubaix. Per il danese sarà la 9ª partecipazione (foto @maltialessandro)
Perché?

Perché la Roubaix è la sua corsa. E’ una gara in cui si sente al livello dei più forti, non ha paura neanche di Pogacar. Diventa un bel confronto con se stesso, con la sua condizione, con la sua crescita. E soprattutto perché a Roubaix può esprimersi al massimo.

Non ci sono salite e, come hai detto, non ha paura neanche di Pogacar: ma sulle pianure e il pavé serviranno tanti watt. Come sono i suoi in questo momento? Sono i watt che possono farlo vincere?

Sì, sono i suoi watt. Nonostante tutto, Mads non è stato fermo. Ha fatto settimane anche di 27 ore di rulli e in queste ore ha fatto tanta qualità. Il suo allenatore Mattias Reck ha fatto un grande lavoro per riuscire a gestire una situazione così deludente e così confusa, il tutto senza sapere quali sarebbero stati i reali tempi di recupero. E poi aggiungerei anche che Mads è un vero campione, in allenamento e alle corse. Uno che non ha paura di “mettersi la tuta da lavoro” e faticare.

Mads Pedersen
Mads Pedersen durante una delle sue sessioni monster sui rulli, qui con la tuta per l’heat training (foto Instagram)
Mads Pedersen
Mads Pedersen durante una delle sue sessioni monster sui rulli, qui con la tuta per l’heat training (foto Instagram)
A proposito di tuta da lavoro, lui l’ha messa davvero sui rulli… in sessioni di hot training.

Vero. Pensate che è venuto in ritiro a Mallorca pur senza poter pedalare su strada. Questo perché c’era quel ritiro in programma con i compagni e lui ha voluto rispettarlo. Pedersen faceva i rulli mentre i compagni uscivano. Voleva far vedere che dovevano lavorare, dovevano prepararsi, perché lui comunque sarebbe stato pronto.

Un grande segnale…

Davvero un grande segnale. Allora lì capisci la grinta e il compromesso di uno come lui, e quanto ci crede a questa Roubaix. E dicevo dunque che sui rulli, oltre a starci tante ore, ha fatto anche tanta qualità e lo ha potuto confermare alla Sanremo e al Fiandre. Due corse nelle quali non puoi fare risultato nascondendoti nel gruppo. Mads è al top della condizione e arriva pronto a queste gare.

Davvero un leader. Tempo fa ci raccontasti anche come il suo ritorno su strada fosse passato da bici diverse. Prima la gravel, poi quella da strada con gomme più larghe e infine la bici in assetto standard… Come l’hai sentito in questi ultimi giorni?

Direi benone. Dopo il Fiandre, Mads si è affidato al suo modo di avvicinamento classico alla Roubaix. Nel senso che ha fatto ancora un paio di sedute molto dure, due carichi importanti in settimana, con le sue distanze, con la sua intensità, con il suo dietro moto. E’ una routine che ha, e abbiamo, sotto controllo: una routine che conosce e che è stata ottimizzata anno dopo anno.

Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Che testa…

Mads adesso è sereno perché sa che ci arriva. Magari un mese fa sapeva che c’era tanto da fare… ma lo avrebbe fatto comunque. Però aveva certe domande che cercavano conferma: come va il polso? Come va la clavicola? Come sarà la condizione? Ora invece sa a che punto è. Ha ripreso la situazione sotto controllo e, per uno come lui, è determinante.

Chi sarà il primo avversario? Pogačar, Van der Poel… o magari Van Aert?

Non è facile da dire. Però Van Aert quest’anno ha fatto vedere che ha qualcosina in più. Magari non è più quel Van Aert al top che abbiamo conosciuto, però è lì. E poi non è solo questione di forza.

E cos’altro?

Il guidare la bici è tutto in una gara come la Parigi-Roubaix. Tu puoi avere le gambe, ma se poi rompi la bici in ogni settore non arrivi neanche all’Arenberg. E’ un discorso di guida: evitare le buche, le spigolature del pavé, la sporcizia… Alla fine vai in scia, c’è la polvere, cerchi di uscire dalla scia. Esci, non vedi bene, pizzichi una pietra e fori. E rovini tutto.

Le Monumento di Borgo, imparando cosa è un leader

Le Monumento di Borgo, imparando cosa è un leader

11.04.2026
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Tra i protagonisti della Parigi-Roubaix di domani c’è anche Alessandro Borgo e questa di per sé è già una conquista per il ventunenne di Conegliano. La Bahrain Victorious non si è nascosta e l’ha gettato nella mischia facendogli “assaggiare” tutte le grandi classiche del WorldTour, la Sanremo, il Fiandre, ora la classica del pavé e si andrà ancora avanti. Per il veneto è già una vittoria esserci perché significa che la squadra crede in lui, nelle sue possibilità, nella sua maturazione. E’ come un corso di scuola davvero speciale che sta affrontando e i primi esami sono stati superati ben oltre la sufficienza.

Borgo è stato subito protagonista in stagione, vincendo alla sua prima corsa e poi affrontando tutte le principali classiche
Borgo è stato subito protagonista in stagione, vincendo alla sua prima corsa e poi affrontando tutte le principali classiche
Borgo è stato subito protagonista in stagione, vincendo alla sua prima corsa e poi affrontando tutte le principali classiche
Borgo è stato subito protagonista in stagione, vincendo alla sua prima corsa e poi affrontando tutte le principali classiche

Terza Monumento in un mese

Non sono arrivati risultati sensazionali, ma il suo comportamento in corsa non è sfuggito agli addetti ai lavori e anche alcuni media hanno sottolineato ad esempio la sua prestazione al Fiandre, un timido squarcio d’azzurro in una corsa che ha visto il ciclismo italiano forzatamente spettatore della sfida tra titani stranieri, vinta dal più grande di tutti, Pogacar. Ora tutto si ripete, ma in un contesto diverso.

Borgo è tornato a casa per qualche giorno, prima di ripartire alla volta di Parigi, affamato di nuove sfide: «Sono le gare più importanti dell’anno. Sono già alla terza Monumento, non posso che essere soddisfatto dell’opportunità che mi ha dato la squadra e quindi la coglierò al massimo. Sono gare assolutamente uniche, con un pubblico clamoroso soprattutto in Belgio, è un’emozione anche il solo partecipare».

In Belgio Borgo ha una certa esperienza, lo scorso anno ha vinto la Gand-Wevelgem per U23
In Belgio Borgo ha una certa esperienza, lo scorso anno ha vinto la Gand-Wevelgem per U23
In Belgio Borgo ha una certa esperienza, lo scorso anno ha vinto la Gand-Wevelgem per U23
In Belgio Borgo ha una certa esperienza, lo scorso anno ha vinto la Gand-Wevelgem per U23
Hai trovato differenze rispetto alle altre prove? Tu in Belgio avevi già corso…

Sì, ho fatto molte corse del Belgio, l’Open Week, la Gand-Wevelgem, ma ho visto un drastico divario. Il Belgio è sempre stato con un pubblico bello, affollato e caldo, ma come al Fiandre non avevo mai visto nulla di simile. A parole è impossibile spiegare quello che proviamo in quelle 6-7 ore di gara, perché finché uno non è dentro non riesce a rendersi conto.

In che misura ti sei sentito protagonista?

Al primo passaggio sul Kwaremont la mente e il fisico erano ancora lucidi, quindi l’ho preso in testa e me lo sono goduto. Sono stati i tre minuti più belli della mia vita. C’era un pubblico da stadio, proprio un boato mai sentito prima e una quantità di gente indescrivibile. Le foto riescono a rendere l’idea solo parzialmente (foto di apertura, ndr). In quei momenti mi è passato dentro tutto, il perché faccio questo mestiere, il gusto di essere lì, davanti a tutti. Poi ci sono stati i passaggi successivi, la gente era sempre quella, ma la fatica era maggiore. Ero più concentrato sullo sforzo e sul cercare di non mollare le ruote.

Al Fiandre Borgo è stato protagonista svettando sul primo passaggio sul Kwaremont
Al Fiandre Borgo è stato protagonista svettando sul primo passaggio sul Kwaremont
Al Fiandre Borgo è stato protagonista svettando sul primo passaggio sul Kwaremont
Al Fiandre Borgo è stato protagonista svettando sul primo passaggio sul Kwaremont
Guardando i leader del team ma anche gli avversari, che cosa hai imparato sul come si affronta una classica Monumento?

La chiamano l’università del ciclismo e non posso dar loro torto. Abbiamo visto infatti l’attacco della UAE sul Molenberg, è andato via un gruppetto di 15 corridori, con dentro tutti i favoriti. Era importante prenderla nella giusta posizione, in un punto chiave della gara, perché magari dove non arriva la gamba, una giusta posizione ti può salvare. Avere al fianco uno come Mohoric è un bene per me, mi ha insegnato e mi sta insegnando tanto. Abbiamo un bel rapporto e questo mi aiuterà sicuramente per il futuro. Quest’anno è stato il mio debutto nel Fiandre e sicuramente lo farò anche, spero, i prossimi anni, ma con una motivazione e la consapevolezza di poter far bene.

Affrontando queste gare, anche la Roubaix che ti attende, pensi mai «quest’anno ci sono, ma poi voglio venirci per fare risultato»?

Questo l’ho detto appena arrivato al bus alla Sanremo. Dopo una gara corsa a disposizione della squadra sono stato coinvolto nella caduta di Pogacar, ma vedevo che comunque nella Cipressa e nel Poggio stavo bene e ho detto subito che nei prossimi anni voglio provare a fare un risultato. Per il Fiandre ci vorrà un po’ più di tempo perché è una corsa dura per tutta la sua durata, invece alla Sanremo la maggior fatica viene proprio nel finale. Quindi sì, un passo alla volta, ma il sogno è quello, di riuscire un giorno a vincerla.

Alla Milano-Sanremo il veneto si era disimpegnato bene, ma senza riuscire a restare nel gruppo dei migliori
Alla Milano-Sanremo il veneto si era disimpegnato bene, ma senza riuscire a restare nel gruppo dei migliori
Alla Milano-Sanremo il veneto si era disimpegnato bene, ma senza riuscire a restare nel gruppo dei migliori
Alla Milano-Sanremo il veneto si era disimpegnato bene, ma senza riuscire a restare nel gruppo dei migliori
Si sente una certa rassegnazione da parte degli altri di fronte a Pogacar?

Sono venuti in tanti con la voglia di vincere. Penso che qualsiasi corridore che parta sogna di vincere. Tadej è il più forte, ma penso che un Mathieu Van der Poel sia partito con l’idea di vincere e di provare a batterlo. E’ partito sapendo di avere un giorno duro davanti a sé e una ruota da tenere molto importante, ma come lui penso che ci siano quei 10 corridori di ultimissima fascia che partono con la convinzione di provarci, almeno.

Adesso sei alla Roubaix, che è una gara diversa da tutte le altre. Che cosa ti hanno detto per affrontarla?

Si sa che i primi settori di pavé saranno fondamentali. La foresta dell’Arenberg è il punto chiave dove ogni anno esplode la corsa. Se si esce davanti si può provare a giocarsi la corsa, se si esce già nel secondo o terzo gruppo è un’impresa e si inseguirà tutto il giorno. Anche qui bisognerà guardare le posizioni, per riuscire a far prendere al proprio capitano quella ideale.

Il team crede molto nelle possibilità di Borgo, che si sta dimostrando adatto alle corse del Nord
Il team crede molto nelle possibilità di Borgo, che si sta dimostrando adatto alle corse del Nord
Il team crede molto nelle possibilità di Borgo, che si sta dimostrando adatto alle corse del Nord
Il team crede molto nelle possibilità di Borgo, che si sta dimostrando adatto alle corse del Nord
La tua prestazione al Fiandre non è passata inosservata. Ti andrebbe bene un risultato del genere anche nella Roubaix o magari salire ancora un po’ di più in classifica?

Al Fiandre almeno 10 chilometri prima dell’ultimo muro ero col gruppo di Bettiol, il migliore del gruppo ha fatto sedicesimo, quindi mi è mancato proprio un minuto di sforzo per poter fare un risultato ancora migliore. Sappiamo che sono giovane, ho il tempo per crescere. La squadra lo accetta e ne è consapevole. Ho capito che posso fare molto, molto di più…

Parigi-Roubaix U23 2016, Seid Lizde, FIlippo Ganna (foto Team Colpack)

Dieci anni fa, la Roubaix U23 di Ganna. E l’Italia sogna…

11.04.2026
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Dieci anni: tanti sono passati da quando Pippo Ganna, primo e (ancora) unico italiano, vinse la Roubaix degli U23. Domenica, con una storia ben più corposa di allora, il piemontese dei mille record in pista sfiderà nuovamente quelle pietre. E allora, pur consapevoli che il mondo sia cambiato e gli avversari siano giganteschi anche più di lui, abbiamo rispolverato il ricordo di quella vittoria perché magari gli sia di ispirazione (in apertura Ganna è nelle vecchie docce del velodromo con Simone Bevilacqua e Riccardo Minali).

Il Team Colpack in cui correva andava spesso alla Roubaix degli under 23 e di recente anche noi di bici.PRO siamo stati loro ospiti nella trasferta, ma la vittoria non è più arrivata come invece avvenne in quel 29 maggio del 2016, che fu il suo primo anno magico e si era già aperto con il primo mondiale dell’inseguimento a Londra.

Il 29 maggio del 2016 Ganna vince la Roubaix U23. Ha ancora 19 anni
Il 29 maggio del 2016 Ganna vince la Roubaix U23. Ha ancora 19 anni

2016, l’anno magico

Gianluca Valoti c’era e quel ragazzo e quella trasferta li ricorda bene. Ganna proveniva dalla Viris Vigevano e per il secondo anno da U23 era passato nella squadra di Villa d’Almè, che fungeva da vivaio per la Lampre-Merida di Saronni.

«Capimmo subito – ricorda Valoti – che con lui si potessero fare grandi cose. Aveva vinto la prima gara a Porec sotto il diluvio e il freddo, mi pare che ci fossero 3-4 gradi. Arrivarono in due, il terzo era Novak che adesso corre alla UAE Emirates e prese 2 secondi. La settimana dopo vinse il suo primo mondiale dell’inseguimento.

«Il 2016 fu un anno speciale, i ragazzi andavano a correre da soli e vincevano. Era davvero un bel gruppo. C’erano Consonni, Lamon, Ganna, Minali, Troia e andavano sempre d’accordo, anche al di fuori dalle corse. Si trovavano e facevano insieme cavolate da ragazzi, delle goliardate che oggi purtroppo non fa più nessuno».

Come nacque il progetto della Roubaix?

Quella gara ci aveva sempre affascinato. Poi, avendo anche i corridori giusti, si partiva belli decisi. Si programmava già dall’inverno, i biglietti aerei, la trasferta e tutto il resto. E quell’anno si era già deciso di andare con Pippo per lasciare il segno. L’anno era partito bene, quindi l’avevamo proprio puntata.

Ci si poteva aspettare che appena arrivato da voi, Ganna andasse così forte?

Quell’anno lo allenava Mazzoleni e oltre alla vittoria di Porec, una settimana prima della Roubaix era arrivato secondo a San Vendemiano, dietro a Consonni. Era anche una corsa impegnativa, ma quando andava, Pippo teneva anche in salita. E in quel periodo era proprio in una condizione strepitosa.

In che modo avevate preparato la trasferta?

Andammo su due giorni prima, come abbiamo sempre fatto. Provammo i primi settori e niente di più. Non abbiamo visionato tutto il percorso, nel 2016 era diverso. Oggi per una cosa del genere direbbero che come squadra non vali niente. Provammo l’inizio perché secondo me quelli sono i tratti più pericolosi, mentre alla fine servono gambe e basta.

Dopo la vittoria, con il neccanico Stanga e con Rossella Di Leo (foto Team Colpack)
Dopo la vittoria di Roubaix, Ganna con il meccanico Stanga, con Rossella Di Leo e con Valoti (foto Team Colpack)
Parli per esperienza diretta?

L’anno prima eravamo andati con Martinelli, che fece sesto. Prima di iniziare il pavé, c’erano 45 chilometri di su e giù e noi a quel punto avevamo già rotto tre biciclette e un paio di scarpe di Consonni, che era caduto. Martinelli aveva cambiato la bici, era partito con quella di scorta, per cui nel 2015 era stato un disastro. Per questo nel 2016 cambiammo approccio…

Che cosa avevate escogitato?

Forti dell’esperienza dell’anno prima, con Ganna e Troia ci dicemmo di anticipare i settori per evitare le cadute. E se ci fossero state fughe numerose, saremmo dovuti entrare e quel giorno andò davvero tutto bene. Erano tre nella stessa fuga di 8-10 corridori: Ganna, Troia e Lizde e al primo settore ci arrivarono con un minuto e mezzo di vantaggio. Andò tutto liscio sino a fine gara, neanche una foratura e neanche una caduta.

Avevate le stesse Merida che il mese prima aveva usato la Lampre?

Avevamo le bici che usavamo tutto l’anno. Le avevamo preparate con le ruote a profilo bassissimo in carbonio e i tubolari, quelli soliti, un po’ più larghi. Piuttosto, mi ricordo un aneddoto. Sull’ammiraglia eravamo in tre: Rossella, io e Gianpaolo Stanga, che adesso fa il meccanico alla Jayco-AlUla. Avevamo una frase che a volte portava fortuna, per cui se un corridore andava in fuga, capitava che uno di noi dicesse: «Ma dove xxxxx va?» e quello magari vinceva. Così a un certo punto mi chiamò Antonio Bevilacqua e mi chiese come andasse. Quando gli risposi che ne avevamo tre in fuga, non si fece pregare: «Ma dove xxxxx vanno?».

Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano a conquistare la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano ad aver conquistato la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano a conquistare la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano ad aver conquistato la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Bè, portò piuttosto bene. Come fu l’adattamento di Ganna al pavé?

Si trovò subito bene, nel senso che aveva già la sua stazza e la sua potenza. Quel giorno trovò la giornata giusta. Lui ha questi giorni esplosivi, lo abbiamo visto anche in altre occasioni: a Waregem dove ha vinto, ma anche alla Milano-Sanremo dello scorso anno. Quando gli capita la giornata, è imbattibile. Solo dei fuoriclasse come Pogacar e Van der Poel possono dargli filo da torcere…

A proposito di questo, ti meraviglia che quella di Waregem sia stata la sua prima vittoria in una corsa in linea?

Sì, decisamente. Quando a Waregem il telecronista disse che per trovare una sua vittoria si dovesse tornare indietro alla Parigi-Roubaix U23, ho pensato che non fosse vero. Invece era così e mi ha sorpreso.

In che modo faceste festa quella sera?

In realtà non abbiamo avuto tempo. Facemmo le premiazioni e poi via, scappati in aeroporto perché c’era subito l’aereo.

Il 2016 fu l’anno in cui si cantava «Con Pippo in tangenziale andiamo a comandare», facendo il verso a Rovazzi e alla canzone sul trattore?

Esatto. Era un periodo senza radioline e l’ammiraglia non ebbe modo di andargli vicino, perché il distacco era sempre sotto al minuto, oscillava sempre. Non sappiamo a cosa abbia pensato in quella fuga, ma raccontò che si mise a cantare quella canzone, che alla mattina avevano ascoltato in camera. L’hanno ascoltata e gli è rimasta in testa. E per tutto l’anno, a ogni risultato, i suoi compagni la tirarono fuori.

Da tifoso e da ex direttore sportivo, come vedi la Roubaix di domenica per Ganna?

Vabbè, io tifo sempre per lui! Allargando lo sguardo, penso che Pogacar potrebbe farcela solo se Van der Poel non fosse al meglio, anche se Tadej mi sembra più in forma.

«A Pippo semmai bisognerà ricordare di cantare quella canzone», Valoti si fa una risata. Parte dei suoi corridori della MBH Bank CSB è in partenza per il Tour of Hainan (15-19 aprile), altri sono andati in Francia per Morbihan e Tro Bro Leon, tutto il resto invece farà rotta sul Tour of the Alps. L’attività di una professional è già di per sé bella frenetica e il fatto di non poter più andare al Nord per rinverdire l’assalto alla Roubaix U23 sotto sotto è un bel dolore.

Azzurre in partenza per l’Asia. La pista torna protagonista

Azzurre in partenza per l’Asia. La pista torna protagonista

10.04.2026
5 min
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Una lunga trasferta in Asia. Buona parte della stagione internazionale su pista si esaurisce già ad aprile, con le due tappe principali della Nations Cup considerando che quella iniziale in Australia è stata disertata praticamente da tutti considerando che eravamo agli inizi della guerra in Iran, con grandi incertezze sui trasporti aerei per le rotte orientali. Due tappe in rapida sequenza, prima a Hong Kong e poi in Malaysia, ma affrontate con due nazionali profondamente modificate.

Federica tra Villa e Bragato, che la stanno facendo crescere senza pressioni, guardando anche alla strada
Da sinistra Villa, Venturelli e Bragato. Il primo tornerà in Italia dopo la tappa su pista di Hong Kong
Federica tra Villa e Bragato, che la stanno facendo crescere senza pressioni, guardando anche alla strada
Da sinistra Villa, Venturelli e Bragato. Il primo tornerà in Italia dopo Hong Kong

«A Hong Kong andremo con quella che è l’intelaiatura titolare – spiega Diego Bragato che con Marco Villa condivide la responsabilità tecnica del settore femminile – poi con noi si fermerà la Fidanza che farà anche la tappa in Malesia perché ha bisogno di gareggiare, mentre dall’Italia arriverà un gruppo di ragazze giovani, che avranno la possibilità di fare esperienza».

Come sarà impostata la squadra?

Anche se non sono ancora prove valide per la qualificazione olimpica, l’obiettivo era far correre le campionesse del mondo, ma Venturelli è ferma con un problema al ginocchio prima e di salute poi, quindi non si è allenata nelle ultime tre settimane e al suo posto, come riserva, porteremo Sanarini, che ha fatto una bella figura agli europei e continuiamo nel suo percorso di crescita. Quindi avremo quattro campionesse del mondo più Sanarini ad Hong Kong, anche se per l’ufficialità c’è un’incognita.

Da sinistra Venturelli, Alzini, Consonni, Guazzini e Fidanza, iridate a Santiago 2025
Da sinistra Venturelli, Alzini, Consonni, Guazzini e Fidanza, iridate sulla pista di Santiago
Quale?

Le ragazze fanno la Parigi-Roubaix, dobbiamo vedere come ne escono, in base alle loro condizioni capiremo anche a chi far fare poi le altre specialità come madison, eliminazione, omnium. La classica del pavé ha sempre imprevisti, diciamo che fino a domenica incroceremo le dita…

Come avete deciso questa differente impostazione?

Avevamo pensato già a inizio stagione di fare questa tappa con le big, sia perché il regolamento per i mondiali impone che si debba prendere parte almeno a una prova, sia perché era quella ideale nel periodo, dopo la prima fase delle classiche e tutta la prima parte di stagione. E’ il momento in cui le grandi possono prendere fiato, Guazzini, Consonni, Alzini, la Fidanza come detto che si ferma con noi, poi dall’Italia arriveranno le giovani Grassi, Fiorin e Baima e faremo la seconda coppa con loro.

Consonni e Guazzini, la coppia olimpionica a Parigi 2024 dovrebbe tornare insieme nella tappa su pista di Hong Kong
Consonni e Guazzini, la coppia olimpionica a Parigi 2024 dovrebbe tornare insieme nella tappa su pista di Hong Kong
Consonni e Guazzini, la coppia olimpionica a Parigi 2024 dovrebbe tornare insieme nella tappa su pista di Hong Kong
Consonni e Guazzini, la coppia olimpionica a Parigi 2024 dovrebbe tornare insieme nella tappa su pista di Hong Kong
Quanto è importante vedere le campionesse del mondo all’opera? E’ la prima volta dopo i mondiali…

Ci hanno tenuto fin da subito a mettersi d’accordo e fare una Coppa tutte assieme. Mi dispiace non ci sia la Venturelli, ma ci tenevano particolarmente a disputare almeno una gara vestendo i body iridati. In termini di punteggi non abbiamo grandi necessità perché siamo campioni del mondo, quindi per quest’anno con i punti del quartetto siamo a posto. Abbiamo più necessità di punti per le prove endurance, quindi la madison e l’omnium. Noi le abbiamo assecondate, anche perché comunque per restare sul pezzo abbiamo bisogno di esserci, di metterci alla prova.

Ci sarà il quartetto iridato,  ma ad esempio per la madison riproporrete la coppia olimpionica?

Penso di sì. Ma metto un forse rispetto alla Parigi-Roubaix, vediamo come ne escono, perché è una prova che tra cadute e fatica ci ha sempre segnato abbastanza. Quindi aspettiamo un attimo per fare le iscrizioni.

Anita Baima sarà presente in Malesia con l'obiettivo di fare punti nelle prove endurance individuali
Anita Baima sarà presente in Malesia con l’obiettivo di fare punti nelle prove endurance individuali
Anita Baima sarà presente in Malesia con l'obiettivo di fare punti nelle prove endurance individuali
Anita Baima sarà presente in Malesia con l’obiettivo di fare punti nelle prove endurance individuali
Che cosa ti aspetti di avere dalle ragazze, visto che sono nel pieno della stagione agonistica su strada?

Guarderò l’atteggiamento e la voglia che avranno di stare sul pezzo e sacrificarsi per il progetto pista. Andiamo lì senza aver mai provato il quartetto, perché stanno correndo tutte a ritmo continuo. Proveremo lì nei giorni prima della gara. Io non ho grandissime aspettative nel risultato, anche se sono consapevole che sono in forma, vanno bene, sono forti, ma non posso pretendere che siano rodate come a un mondiale. Sono però contento che abbiano voluto esserci.

C’è differenza tra la portata delle due prove?

Sì, ma nella seconda tappa, come anche nella prima, guarderò soprattutto le prove endurance singole, quindi omnium, eliminazione, madison perché lì abbiamo bisogno di restare nel ranking e avere i punti buoni per classificarci tranquillamente per il mondiale. La prima tappa, per come è andata ci ha penalizzato, perché Australia a parte, hanno preso punti squadre che erano dietro di noi e quindi dobbiamo compensare e queste due prove dobbiamo farle bene.

Le ragazze australiane vincitrici di tappa a Perth, senza peraltro una grande concorrenza
Le ragazze australiane vincitrici di tappa sulla pista di Perth, senza peraltro una grande concorrenza
Le ragazze australiane vincitrici di tappa a Perth, senza peraltro una grande concorrenza
Le ragazze australiane vincitrici di tappa sulla pista di Perth, senza peraltro una grande concorrenza
Nella seconda prova in Malesia comunque avete numeri sufficienti per fare il quartetto?

Alla fine sì. Lo faremo, ma mettendo assieme un gruppo molto innovativo, non abbiamo grosse aspettative, sarà quasi propedeutico per omnium e madison dove vogliamo portare a casa qualche punto.

Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, campione del mondo, maglia iridata, U23, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies

10′ con Finn: campione del mondo alla ricerca della normalità

10.04.2026
4 min
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VILLA DI VILLA (TV) – Il ritorno alle corse under 23 di Lorenzo Finn era particolarmente atteso, innanzitutto perché quando si ha modo di vedere correre il campione del mondo vorresti che certe gare non finissero mai. Nel parcheggio di una segheria, al termine di un tratto di discesa che i corridori affronteranno durante la gara, ha trovato spazio il camper della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies. Lorenzo Finn si fa attendere qualche minuto in più del previsto, ma alla fine scende le scalette e un sorriso leggero ci accoglie. 

Il campione del mondo in carica tra gli under 23 in questa stagione ha già fatto il suo esordio tra i professionisti, Spagna, Portogallo, Giro di Sardegna e Settimana Coppi e Bartali. Tredici giorni di gara che hanno permesso allo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies di mettere chilometri nelle gambe. 

«Ho già avuto modo di correre all’europeo dello scorso anno in maglia di campione del mondo – racconta Finn – mentre queste sono state le prime volte che ho potuto farlo insieme al team. Si fa fatica ad abituarsi a questi colori, ma devo godermela. Attaccare il numero su questa maglia è un’emozione fantastica, abbastanza surreale».

Giro di Sardegna 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Le prime gare tra i pro’ sono servite a Finn per carburare e mettere chilometri nelle gambe
Giro di Sardegna 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Le prime gare tra i pro’ sono servite a Finn per carburare e mettere chilometri nelle gambe
Com’è stato questo inizio di stagione tra i pro’?

Le prime gare mi servono sempre come rodaggio, adesso sento che la forma è quella giusta e di essere ai miei livelli (come hanno confermato le due vittorie tra Belvedere e Recioto, ndr). Direi che nel complesso sto abbastanza bene. 

Nelle prime corse, tra Sardegna e Coppi e Bartali, sentivi di essere indietro di condizione o eri al livello previsto?

Sentivo che sarei arrivato in forma al momento giusto, quindi per queste gare internazionali e poi per il Tour of the Alps. 

In che modo stai vivendo questo secondo anno da under 23?

La scorsa stagione ho fatto in prevalenza gare under, mi sono detto che avrei voluto fare un anno ancora in questa categoria per crescere in maniera tranquilla e senza pressioni. Sicuramente mi piacerebbe provare a vincere il Giro Next Gen, come anche il Tour de l’Avenir. Questi sono gli obiettivi principali della stagione.

Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, campione del mondo, maglia iridata, U23, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies
Una volta tornato tra gli under 23 Lorenzo Finn ha trovato due vittorie in altrettante gare
Lorenzo Finn, Giro del Belvedere 2026, campione del mondo, maglia iridata, U23, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies
Una volta tornato tra gli under 23 Lorenzo Finn ha trovato due vittorie in altrettante gare
Che rapporto hai con le corse di un giorno?

Mi piacciono molto, anche se le gare a tappe hanno un altro fascino, quindi in futuro mi piacerebbe fare bene in quelle. 

Qual è il fascino delle une e delle altre?

Le corse a tappe hanno un fascino e un’importanza storica, inoltre ripetere le prestazioni giorno dopo giorno è fondamentale e questo aspetto mi piace molto. Nelle gare di un giorno, invece, è più un dare tutto quello che si ha. 

E’ stato un inverno diverso?

Non particolarmente, già quando avevo vinto il campionato del mondo juniores era stato un cambiamento. Da lì in poi è stato sempre abbastanza simile, ho cercato di non deviare troppo dai miei standard. 

Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, vittoria, maglia iridata U23 (foto Werner Müller-Schell)
Dopo il Belvedere il secondo successo è arrivato al Palio del Recioto (foto Werner Müller-Schell)
Palio del Recioto 2026, Lorenzo Finn, vittoria, maglia iridata U23 (foto Werner Müller-Schell)
Dopo il Belvedere il secondo successo è arrivato al Palio del Recioto (foto Werner Müller-Schell)
Quali sono questi standard?

Pensare all’allenamento e fare tutte le cose al meglio. 

Essere al centro dell’attenzione da così giovane è un aspetto difficile da gestire?

Bisogna stare bene in famiglia, con gli amici e la ragazza, questi aspetti mi aiutano molto. La scelta di restare under 23 è stata utile anche in questo senso

Rimanere in un mondo che si conosce bene permette di restare tranquilli?

Sì, di sicuro. I numeri magari li avrei per passare professionista, però cambierebbero molte altre cose. Restare a casa un anno in più viene meglio e si ha modo di fare tutto con i giusti tempi. Una volta che passi non puoi più tornare indietro, quindi devi essere pronto al 100 per cento. 

Uno degli obiettivi di Lorenzo Finn in questa prima parte di stagione sarà il Giro Next Gen (foto La Presse)
Uno degli obiettivi di Lorenzo Finn in questa prima parte di stagione sarà il Giro Next Gen (foto La Presse)
Il calendario quest’anno diventa comunque più impegnativo?

Con la squadra abbiamo deciso di aumentare i giorni di corsa, in vista dell’anno prossimo. Rispetto alla stagione scorsa farò qualche gara a tappe in più prima del Giro Next Gen, ho corso al Sardegna, Coppi e Bartali e ora ci sarà il Tour of the Alps. 

Quest’ultimo sarà un primo e importante banco di prova?

I miei compagni di squadra arriveranno dopo un periodo di altura, al Teide. E’ la gara di preparazione al Giro d’Italia, quindi il livello sarà davvero altissimo

Come ti stai trovando con Benedetti?

“Cece” ha corso tanti anni da professionista con questa squadra, ed è un grande punto di appoggio per noi giovani. Ci fa sentire molto tranquilli prima delle gare ed è bravo a non caricarci di pressioni.

Michele Del Gallo, lavoro a secco, elastici

Classiche del Nord, il “lavoro a secco” che fa la differenza

10.04.2026
7 min
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Il periodo delle classiche non si riduce alle corse. E’ molto importante l’intermezzo. Cosa fanno i corridori in tutta quella parte che definiamo “lavoro a secco”? Si parla sempre più spesso di forza e allora viene da chiedersi se facciano anche dei richiami in palestra. O se con il pavé cambia qualcosa in termini di stretching o massaggi.

Tutte questioni che abbiamo sottoposto a Michele Del Gallo, uno degli osteopati, fisioterapisti e massaggiatori della  UAE Emirates, la squadra di Tadej Pogacar. E questa intervista, fatta proprio nel giorno della ricognizione dello sloveno e del suo team (avvenuta ieri), capita come si suol dire a pennello (in apertura foto Fizza – UAE).

Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG
Michele Del Gallo, Uae Team Emirates, massaggiatore
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates XRG
Michele dunque, parlaci di tutta questa parte “a secco” nel periodo delle classiche del Nord, specie quelle dei muri e del pavé. Per esempio, una nostra curiosità era se si fanno dei richiami in palestra…

Rispetto alle altre corse non cambia tantissimo, perché comunque sia l’atleta deve essere sempre pronto. Che sia per la Roubaix, per il Fiandre o la Sanremo bisogna arrivarci preparati. E per arrivarci preparati i metodi sono sempre quelli. Chiaramente anno dopo anno si migliora, si cerca di cambiare, di aggiustare sempre un po’ il tiro. Per quel che riguarda la preparazione fatta in palestra, adesso siamo in un periodo di gare molto intenso e molto duro: c’è più che altro da recuperare, quindi si tende ad evitarla. Poi magari qualche eccezione ci sarà anche. A mio avviso però nelle classiche del Nord l’unica cosa che cambia sono le ricognizioni.

Perché?

Noi siamo arrivati in Francia mercoledì sera, perché Tadej in particolare vuole visionare il percorso il giovedì, al fine di avere due giorni in più di riposo. L’obiettivo dunque è riuscire a recuperare al meglio per la Parigi-Roubaix. E in particolare queste due recon, Fiandre e Roubaix ancora di più, ti mettono nelle condizioni di aver bisogno di un giorno in più di recupero.

Come mai?

Sono tracciati esigenti (che spesso proprio la UAE tende a fare ad alta velocità, ndr) e poi perché si possono presentare anche delle piccole vesciche alle mani o altre piccole situazioni che magari richiedono maggior tempo per recuperare e poi in gara darebbero fastidio. Quindi si preferisce farlo il giorno prima per avere 24 ore in più.

Le ricognizioni di Fiandre e Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram – Alan Bucar)
Le ricognizioni di Fiandre Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram - Alan Bucar)
Le ricognizioni di Fiandre e Roubaix sono molto esigenti, specie per chi come Pogacar e la UAE sono soliti farle forte (foto Instagram – Alan Bucar)
Quindi niente palestra e tanto recupero…

Esatto. Quello che invece stiamo facendo sempre è tutta la parte che riguarda l’attivazione pre-gara. L’attivazione e il controllo motorio, soprattutto per quanto riguarda la cintura delle gambe.

Perché è importante questa attivazione e perché è importante in queste corse, Michele?

C’è un concetto fondamentale: le gambe e le braccia sono delle leve rispetto a quello che è il busto. Se il busto fa da fulcro di leva, quanto più stabile è questo fulcro, tanto meno forza ti serve per far compiere un determinato lavoro a gambe e braccia. Questo è il concetto fondamentale. Da qui parte tutto quello che si è visto negli ultimi anni circa il lavoro fatto sul core e la muscolatura profonda. Però va bene tutto il lavoro di core e i relativi esercizi di rinforzamento, ma come funziona la macchina umana?

Spiegacelo tu!

Quando dai l’impulso di pedalare, quello che decidi volontariamente è appunto di spingere sul pedale, ma non decidi quali muscoli si devono contrarre. Al massimo puoi decidere quanta forza imprimere, però il gesto è quello. Chi decide è il cervello. E come fa? Attraverso dei pattern di movimento. Quando si dà il comando e si spinge sul pedale, il pattern di movimento è quello dell’estensione dell’anca. Durante l’estensione dell’anca il cervello ha già registrato quali muscoli si devono attivare. Per cui i muscoli 1, 2, 3, 4… si devono attivare. Ma cosa succede?

Spiegacelo per favore…

Mi ricollego in particolare alle corse del Nord, che a causa di traumi subiti o infortuni il pattern di movimento sia stato alterato. Di conseguenza, all’interno di quei muscoli che si devono attivare durante l’estensione dell’anca, per alcuni soggetti non è prevista l’attivazione del core. O comunque è prevista in maniera inferiore a quello che potrebbe.

Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell'eseguire questo lavoro
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell’eseguire questo lavoro (foto Fizza – UAE)
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell'eseguire questo lavoro
Aggiornamento software: Del Gallo è andato oltre il concetto di attivazione nell’eseguire questo lavoro (foto Fizza – UAE)
E cosa succede?

Ecco allora che si verificherebbe una perdita di forza a livello di spinta. Quello che bisogna fare è ripristinare la capacità del cervello di attivare il core nel momento specifico in cui tu chiedi un’estensione dell’anca. In soldoni: non ha senso fare tre minuti di plank per rinforzare il core, se poi nel momento in cui ti serve non si attiva. Diventerai campione del mondo di plank ma non un ciclista super efficiente. Ecco che allora ci sono delle tecniche per andare a ripristinare, nel pattern di movimento di estensione d’anca, l’attivazione del core.

Quali sono queste tecniche? Questi esercizi immaginiamo…

Si ricorre allo sviluppo neurologico infantile, per cui dapprima si fanno esercizi con la colonna appoggiata, che sia a pancia in su o a pancia in giù. Poi si usa la colonna in sospensione, per cui si fanno esercizi in quadrupedia, in ginocchio o seduti. Infine esercizi in piedi. Quando un corridore arriva a farli in piedi ha completato tutto l’iter. Quello che io chiamo “aggiornamento software”.

E questo aggiornamento software: si fa la mattina prima del via, si fa il giorno prima?

Di base è un lavoro più lungo. Per arrivare al risultato finale servono dei mesi. Quello che invece faccio io la mattina, proprio prima della gara, è il controllo motorio. A volte c’è una differenza di forza tra una gamba e l’altra. Chi più, chi meno, tutti gli atleti hanno questa differenza. Io faccio dei test sul lettino e valuto queste differenze. Il mio obiettivo è riuscire a portarli alla partenza della gara con una spinta che sia pari o comunque più equilibrata possibile.

Gli esercizi di stretching sono lasciati alla libertà dei corridori
Gli esercizi di stretching sono lasciati alla libertà dei corridori
Perché avviene questa perdita di forza, Michele?

Non è la mancanza di esercizio o di lavoro che fa perdere la forza, ma è la mancanza di controllo motorio e quindi una minore capacità di reclutamento muscolare nella parte dove c’è meno forza. Una volta si facevano esercizi monopodalici per cercare di rinforzare la parte più debole: si facevano più ripetizioni con l’arto meno forte. Però se il tuo cervello non ti fa attivare quella parte più debole, non ti fa attivare il 100 per cento delle fibre muscolari. Qui interveniamo con esercizi di controllo motorio. Cerchiamo di dare agli atleti degli stimoli affinché il cervello riesca a reclutare il massimo delle fibre muscolari possibile nella parte che ha meno forza.

E come si eseguono?

Si fa un lavoro con gli elastici. Ci vuole circa un quarto d’ora, 20 minuti a corridore. Si fanno prima della partenza ed è un lavoro che resta anche per una settimana. Preferibilmente li faccio fare la mattina prima della gara, però come potete capire i tempi sono sempre risicati. Riesci a farne due o tre, non sette o otto. Ma si possono fare anche il giorno prima. Per esempio uno come Pogacar e quei due che più di tutti dovranno fare la corsa li fanno la mattina, gli altri il giorno prima.

Invece a livello di massaggi, con pietre e muri cambia qualcosina?

Generalmente si tende ad andare un po’ più a fondo, perché c’è più tensione. Dopo la ricognizione di un Fiandre o di una Roubaix ancora di più, per esempio, i ragazzi tendono ad avere sempre braccia, cervicale e parte dorsale un po’ più sovraccaricate rispetto alle altre gare. Alla fine pedalare su questi tipi di tracciati non è qualcosa che fanno tutti i giorni e anche per loro cambia qualcosa. Il solo fatto di dover fare più attenzione nella guida, cercare di non cadere, di stare concentrati… inevitabilmente porta a essere un po’ più tesi.

Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità (foto Fizza – UAE)
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità
Di fronte a grande tensioni, anche il massaggio si esegue più in profondità (foto Fizza – UAE)
Quindi vanno certe zone trattate un po’ più in profondità?

Sì, si cerca di scaricare un po’ di più quella parte lì. Oltre al solito lavoro sulle gambe, si lavora parecchio sulla schiena.

Restiamo sulla parte a secco: lo stretching. Si fa di più?

Questo è un aspetto abbastanza soggettivo. Noi lo consigliamo sempre. Poi c’è chi lo fa perché gli piace, trova il tempo ed è abituato a inserirlo nella sua routine giornaliera. Altri lo fanno una tantum. Semmai noto che ci sono piccoli accorgimenti, come qualcuno che si fascia i polsi e le dita. Non sempre è un tipo di attività che porta benefici, però dà la sensazione di essere più protetti.

Perché non porterebbe benefici?

Perché in teoria vai ad aumentare lo spessore, quando invece bisognerebbe lasciare più spazio. Sarebbe molto importante impugnare il manubrio nel modo più “largo” possibile. E oggi con i manubri stretti non è facile.

Giro delle Fiandre 2026, Mathieu Van der Poel, Tadej Pogacar

Ancora sul Fiandre, VdP ha fatto tutto per vincere?

10.04.2026
6 min
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Ballerini impiegò settimane per farsene una ragione. Dopo il sesto posto del Fiandre, entrò nel velodromo, fece la volata di testa ed esultò, senza rendersi conto che Duclos Lassalle, già primo alla Roubaix dell’anno precedente, gli avesse messo la ruota davanti. In Italia del francese se ne dissero di tutti i colori, L’Equipe in Francia gli dedicò una delle sue prime pagine da testa a piedi. Titolone: Il l’a fait, l’ha fatto.

Sarebbe bello, se fosse ancora tra noi, chiedere a Ballerini la sua opinione sul Fiandre di Van der Poel contro Pogacar, perché il dibattito sulla collaborazione offerta da Mathieu al rivale non si è ancora esaurito. Belle le parole di Adrie Van der Poel, chiare anche quelle di Ballan, eppure la storia è piena di corridori che, trovandosi opposti ad altri più forti, oltre alle gambe hanno usato la testa. Il ciclismo dei tanti watt e dei tanti carboidrati per chilo ha bandito l’astuzia?

Durante la telecronaca del Fiandre su Eurosport, Moreno Moser ha mostrato qualche dubbio, passando con grande acume dai panni del corridore a quelli del tifoso e inquadrando la questione da entrambi i punti di vista. E noi siamo tornati alla carica con il trentino, perché la tattica di Van der Poel non è stata la più convincente.

Se sei già al limite in salita dietro a uno che non riesci nemmeno ad affiancare, perché dargli i cambi?

In telecronaca mi sono limitato a osservare la situazione, nel senso che mi trovo anch’io a metà strada. Se Van der Poel non avesse tirato, avrebbe fatto innervosire Pogacar e magari sarebbe rientrato Remco che poteva pure attaccare. A quel punto Pogacar sarebbe dovuto andare a chiudere, perché Mathieu a quel punto sarebbe rimasto a ruota. Si potevano creare delle dinamiche diverse. Tirando invece, si crea la dinamica per cui il più forte resiste. Ma visto che il più forte si sapeva che fosse Tadej, effettivamente…

Adrie Van der Poel, padre di Mathieu, dice che ha fatto bene a collaborare, perché sono corridori alla pari e a quei livelli non si fanno le furbate. Ma alla fine conta vincere o essere eleganti?

Io in cronaca l’ho detto. Van der Poel tira perché non si vuole sentire inferiore. Per una questione di orgoglio, lui al Fiandre ha bisogno di mettersi sullo stesso piano. Il problema secondo me è uno solo, per quello che penso io. Se tiri e poi la perdi con onore, va tutto bene. Ma se inizi a fare il furbo, non tiri e poi la perdi lo stesso, fai una figuraccia. Anche questa, nel formulare un giudizio, è una riflessione secondo me da mettere sul banco, no?

Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se comunque devi perdere, non vale la pena giocare tutte le carte provando a vincere?

Quindi chi se ne frega, dici, della figuraccia? Ci può stare, la posta in palio era obiettivamente alta.

Non è forse vero, facendo la volata della Sanremo, che quando ha visto Pidcock infilarsi a destra, Pogacar ha chiuso leggermente la traiettoria? Stando a certi ragionamenti, avrebbe dovuto lasciarlo passare…

Ma infatti nelle poche volte che lo abbiamo visto andare piano, Tadej comunque ha fatto il furbo e si è innervosito, ha iniziato anche lui a fare i giochetti. Ovvio però che quando è così forte, non gli serve nemmeno farli.

Credi che si stupirebbe se un altro corridore in fuga con lui smettesse di dargli i cambi?

Capisco la frustrazione del grande pubblico, perché in fondo qualche scaramuccia sarebbe bella da vedere anche per il racconto, soprattutto in queste condizioni dove c’è uno che domina. Aggiungerebbe qualcosina, perché effettivamente se il Fiandre lo avessero fatto su Zwift, avrebbe avuto lo stesso risultato. Se lo facevi sui rulli e misuravi quanti watt/chilo fa ognuno di loro, sarebbe venuto fuori lo stesso ordine di arrivo o comunque ci andavi poco lontano.

Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Anche perché, se anche fosse rientrato Evenepoel, alla fine probabilmente avrebbe vinto ugualmente Pogacar…

Pogacar ha fatto il suo gioco, cioè cercare di scremare sempre di più, senza mai calare. Se Van der Poel non avesse tirato, magari iniziavano a farsi gli scherzetti. Rientravano da dietro anche Van Aert e Pedersen e si sarebbero create dinamiche diverse. Però dall’altro canto cerco di essere più neutrale nel giudizio, perché da corridore quando ti trovi lì e li hai già fatti fuori quasi tutti, sei contento di dove ti trovi. Tutti quelli che ho fatto fuori sono dietro, perché devo farli rientrare?

Non c’è il rischio che questo in qualche modo sia indice del fatto che Van der Poel si sia accontentato? Vista da fuori, era chiaro che Pogacar lo avrebbe staccato…

Però in fin dei conti a Van der Poel quest’anno non è mancato così tanto. Rispetto all’anno scorso, sul Qwaremont ha tenuto molto meglio. Secondo me si sentiva bene e al Fiandre è andato molto forte anche per i suoi standard. Lui è arrivato alla resa dei conti convinto che l’altro non lo avrebbe staccato. Ha scollinato molto bene anche di faccia e di pedalata. In cima era ancora in spinta, non era cotto. E anche Pogacar per staccarlo ha dovuto andare a fondo, fondo, fondo…

Hai anche detto che se li avessero messi su Zwift il risultato sarebbe stato identico. Perché pensare di fare tutto con la forza e non mettere in campo un po’ di tattica?

C’è anche da dire che se inizi a non tirare, rischi che al primo strappo l’altro ti stacchi. Comunque in telecronaca ho detto qualcosa in questo senso, ma la verità secondo me è che Van der Poel ha tirato perché voleva sentirsi alla pari, non farlo sarebbe stato ammettere di essere inferiore. Lui probabilmente è molto orgoglioso e l’orgoglio a volte è una brutta bestia, diventa un limite più che un punto di forza.

Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Oggi contro Pogacar, Van der Poel si ritrova nella posizione in cui per tre anni ha relegato Van Aert…

Questo è proprio vero, ma penso anche che la Roubaix la vincerà lui. Magari di ruota non lo stacca, ma in volata è superiore, anche se Pogacar in volata non è così lento, quindi in qualche modo ha qualche chance anche lì. Dipende da come arrivano al finale, però di certo la Roubaix sarà la più bella.

Perché c’è più gente ad alto livello?

Per quello e perché per quanto tu possa andare forte, staccare la gente di ruota è sempre più difficile. E’ la corsa in cui c’è la tensione alta per più tempo. Anzi, per la maggior quantità di tempo. Alla Sanremo è bellissimo il finale, ma comunque è solo il finale. Il Fiandre ultimamente si risolve sempre presto, con pochi colpi di scena. La Roubaix invece ha 150 chilometri di finale e di tensione.

Tommaso Bambagioni, Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone (foto Massimo Fulgenzi)

I progressi di Bambagioni, pronto a diventare grande

09.04.2026
5 min
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Tommaso Bambagioni risponde con voce frizzante al telefono, ha appena finito di fare le sue quattro ore di allenamento, con un pranzo veloce e doccia annessa. In questi giorni in Toscana fa un gran caldo e si pedala che è un piacere. Messi alle spalle i giorni delle gare internazionali under 23 è il momento di pensare a nuove sfide e scenari differenti.

Nel 2026 per Tommaso Bambagioni sono cambiate tante cose, la prima è il colore della maglia visto che ora fa parte della Technipes #InEmiliaRomagna di Francesco Chicchi (in apertura foto Massimo Fulgenzi). Ma non solo, perché il corridore di Grosseto ha trovato la prima vittoria nella categoria under 23 e due piazzamenti di grande rilievo al Piva e al Belvedere

«La stagione è davvero iniziata al meglio – racconta Bambagioni – e con qualche novità. Innanzitutto sono stato per la prima volta ad allenarmi in Spagna, insieme al team siamo andati stati per quasi un mese e devo dire che la differenza si sente. Gli anni passati ero sempre rimasto a casa e mi allenavo da solo, invece fare questo passaggio con la squadra mi ha dato un grande stimolo e un qualcosa in più in termini di preparazione».

Vincere a Mercatale ha fatto scattare qualcosa?

Decisamente, l’anno scorso avevo fatto bene ma non ero mai arrivato a questi livelli. Trovare la vittoria, soprattutto in uno sport come il ciclismo, permette di sbloccarti e crescere ulteriormente. Se poi penso al mio percorso direi che quel successo vale decisamente tanto, erano due anni e mezzo che non vincevo. Alzare le braccia al cielo mi ha dato tanta consapevolezza nei miei mezzi e anche un modo diverso di approcciare le gare internazionali.

Spiegaci…

Ero partito bene già dalle prime gare di febbraio, con San Geo, Firenze-Empoli e GP La Torre, ma vincere a Mercatale è stato il boost che serviva. Al Piva e al Belvedere mi sentivo diverso in gara, più sicuro. Era una sensazione che avevamo tutti in squadra, tanto che al Belvedere ci siamo messi anche noi a lavorare insieme alla Red Bull-BORA per gestire la corsa

Tommaso Bambagioni, Fiera Mercatale 2026, vittoria, Team Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone
La prima vittoria da under 23 per Tommaso Bambagioni è arrivata alla Coppa Fiera Mercatale
Tommaso Bambagioni, Fiera Mercatale 2026, vittoria, Team Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone
La prima vittoria da under 23 per Tommaso Bambagioni è arrivata alla Coppa Fiera Mercatale
In mezzo ci sono state due gare a tappe, Giro di Sardegna e Coppi e Bartali, hanno aiutato?

Molto, in particolare a noi ragazzi che abbiamo corso entrambe. Tanti corridori di team continental ne sono usciti in crescendo, Lorello, Cattani, io stesso. Anche l’ottavo posto nella prima tappa della Coppi e Bartali è stato un bel segnale, sprintare contro Ulissi, Laurence e Schmid non è roba da poco. 

Un aspetto più mentale o di gambe?

Entrambe le cose. Sicuramente quelle prestazioni mi hanno fatto capire di essere in condizione, ma anche di testa nelle gare successive sono partito molto più libero. Magari quel secondo e terzo posto al Piva e al Belvedere sarebbero arrivati comunque. Diciamo che me li sono goduti. 

Tommaso Bambagioni, Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone (foto Massimo Fulgenzi)
Bambagioni in questi giorni si sta preparando in vista del Tour of the Alps, che correrà con la nazionale guidata da Marino Amadori (foto Massimo Fulgenzi)
Tommaso Bambagioni, Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone (foto Massimo Fulgenzi)
Bambagioni in questi giorni si sta preparando in vista del Tour of the Alps, che correrà con la nazionale guidata da Marino Amadori (foto Massimo Fulgenzi)
Sei al terzo anno under in un percorso di costante crescita…

La prima stagione l’ho fatta con la Work Service, volevo correre in una continental e loro sono stati gli unici a credere in me. Ho fatto un anno buono, tanto che poi hanno bussato altre squadre, ho scelto la Trevigiani per il progetto che aveva con Rocchetti. Purtroppo poi le cose sono cambiate, ma sono comunque riuscito a fare bene. Così che a metà del 2025 mi hanno chiamato Cassani e Chicchi per propormi il loro progetto

Che ti porterà anche a correre al Tour of the Alps con la nazionale.

Non vedo l’ora, sarà la prima volta in cui indosserò la maglia azzurra, è un orgoglio immenso. Inoltre sono curioso di fare un’esperienza di quel livello, una corsa difficile, dura dove servirà soffrire, ma sono pronto. 

Tommaso Bambagioni, Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone (foto Massimo Fulgenzi)
Bambagioni con l’arrivo alla Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone ha fatto un passo in avanti notevole in termini di prestazioni e performance (foto Massimo Fulgenzi)
Tommaso Bambagioni, Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone (foto Massimo Fulgenzi)
Bambagioni con l’arrivo alla Technipes #InEmiliaRomagna Caffè Borbone ha fatto un passo in avanti notevole in termini di prestazioni e performance (foto Massimo Fulgenzi)
Quest’anno hai cambiato qualcosa in termini di preparazione?

Qualcosa sì, sia nel metodo che nell’approccio. Ho deciso di fare un salto ancora per quanto riguarda la vita da corridore, concentrandomi al massimo su tutti gli aspetti. E’ un passaggio che ho sentito di voler fare, quindi non mi pesa. Alimentazione, allenamento, integrazione, nulla viene lasciato al caso. Mi sono posto l’obiettivo di provare a passare al termine di questa stagione, ma senza pressioni. 

Come ti senti ora che inizi ad attirare l’attenzione?

In questi giorni sto ricevendo tante chiamate, inizialmente solo conoscitive. E’ un momento particolare e delicato, dove non bisogna aver fretta di fare le cose. La mia fortuna è che accanto ho persone come Chicchi, che sono sempre pronte a darmi una mano.

Il GP Perdono premia Marangon, riemerso da un anno difficile

Il GP Perdono premia Marangon, riemerso da un anno difficile

09.04.2026
5 min
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Mentre fra gli under 23 il lungo weekend pasquale ha portato una serie di eventi internazionali contrassegnati dalle vittorie di Lorenzo Mark Finn, anche dagli juniores il confronto con forti team esteri ha messo in evidenza un prodotto del movimento nostrano, ma ha anche regalato una storia, quella di Paolo Marangon, corridore della Guerrini Senaghese che non può certo essere considerato uno qualsiasi e questo emerge anche dalla sua voglia di raccontarsi, appena uscito da scuola, evidenziando come stia vivendo la sua parentesi ciclistica con una maturità inusitata.

Maturità che emerge già dal racconto dei suoi inizi: «Già a 5 anni volevo pedalare, volevo correre e sfidare i miei amici. Vedevo altri bambini che correvano in una squadra vicino a casa nostra, la Rostese e quindi volevo provarci anch’io. Nel frattempo crescendo provavo a fare un po’ di tutto, ma ho visto che il calcio non mi piaceva, il nuoto non mi entusiasmava, così ho chiesto di fare una prova nel ciclismo, mi è piaciuto subito…».

Il Gran Premio del Perdono si svolse per la prima volta nel 1959 e e si svolge a Melegnano il Lunedì di Pasqua di ogni anno
Il Gran Premio del Perdono si corse per la prima volta nel 1959 e e si svolge a Melegnano il Lunedì di Pasqua di ogni anno
Il Gran Premio del Perdono si svolse per la prima volta nel 1959 e e si svolge a Melegnano il Lunedì di Pasqua di ogni anno
Il Gran Premio del Perdono si corse per la prima volta nel 1959 e e si svolge a Melegnano il Lunedì di Pasqua di ogni anno
Della vita da corridore, da ciclista, che cos’è che ti piace di più e di meno?

A me piace tutto, penso che se una cosa la fai con piacere, non sono sacrifici, ma sono cose che tu fai per arrivare ai tuoi sogni e quindi la vivo molto bene. Mi piace fare tutto quello che faccio perché lo faccio con passione.

Tu sei al secondo anno da junior, ma è come se fosse il primo, perché il primo anno è stato molto complicato…

Sì, ho iniziato la stagione con due o tre gare, ma poi mi sono infortunato e sono stato fermo tre mesi per una lesione muscolare, uno strappo di secondo grado al bicipite femorale. Poi ho iniziato piano piano con gli allenamenti e dopo tre mesi e mezzo sono rientrato alle gare, ma poi sono stato male per una brutta influenza e la stagione ormai era andata.

Il podio del GP del Perdono, dove Marangon ha preceduto Ceccarello e Vendramin
Il podio del GP del Perdono, dove Marangon ha preceduto Ceccarello e Vendramin
Il podio del GP del Perdono, dove Marangon ha preceduto Ceccarello e Vendramin
Il podio del GP del Perdono, dove Marangon ha preceduto Ceccarello e Vendramin
Nella tua squadra è arrivato quest’anno Leone Malaga come tecnico, come ti trovi con lui?

Gli devo molto perché ero con lui anche l’anno scorso al Team Giorgi. Come detto non è stata un’annata tanto facile anche perché arrivavo da una stagione  da allievo dove avevo raccolto parecchi risultati pur avendo fatto pochissime gare, sbagliando praticamente solo il campionato italiano che ho corso con pura euforia, proprio senza testa. Mi aspettavo molto di più e quindi l’essere stato fermo quei tre mesi mi ha fatto male, ma Leone mi ha aiutato molto, mi chiamava spesso, mi spremeva il cervello per bene per far riemergere quel Paolo che correva da allievo.

C’è chi dice che sia piuttosto rigido nella sua impostazione su come prepara i ragazzi…

Non direi, perché lui comunque a noi dà tutto se stesso perché è organizzatissimo. Abbiamo le GPX delle gare mesi prima, abbiamo tutto programmato, tutto perfetto. Lui da noi pretende il giusto, vuole serietà, vuole che quello che viene scritto nei programmi prima delle gare venga rispettato come anche gli allenamenti ed è giusto farlo se vogliamo emergere, se vogliamo che quest’attività abbia un valore.

Leone Malaga fino allo scorso anno era al Team Giorgi, dove ha già lavorato con Marangon
Leone Malaga fino allo scorso anno era al Team Giorgi, dove ha già lavorato con Marangon
Leone Malaga fino allo scorso anno era al Team Giorgi, dove ha già lavorato con Marangon
Leone Malaga fino allo scorso anno era al Team Giorgi, dove ha già lavorato con Marangon
Lui cura solo la preparazione o vi indica anche l’alimentazione e tutto il resto?

Come preparazione lui è disposto a seguire gli atleti se non hanno chi già ci pensa, ma consiglia sempre di avere qualcuno preparato sul campo, perché in una squadra grossa come siamo noi, seguire 15 o 16 atleti diventa un po’ impegnativo, mentre invece alla nostra età uno deve essere curato individualmente e non si può fare copia e incolla con le tabelle, fare allenamenti uguali per tutti.

Tornando alla vittoria del fine settimana, com’è stata?

Era da un po’ che ci pensavo, era dall’anno scorso che avevo individuato questa gara, ma mi sono fatto male proprio prima di correrla. Così l’anno scorso me la sono guardata, l’ho studiata e la mia idea era quella di prendere i primi due giri molto avanti sullo strappo, farlo molto forte per vedere se riuscivamo ad andare via come gruppetto. Io sono scollinato nei primi 10, ma da dietro sono rientrati. Dal terzo giro l’ho preso sempre davanti, ma lo strappo l’ho fatto con molta più calma perché avevo capito che la fuga non andava via, non c’era collaborazione. Dovevo giocare d’astuzia…

Marangon da allievo era risultato più volte vincitore, ma nel 2025 è rimasto a lungo fermo
Marangon da allievo era risultato più volte vincitore, ma nel 2025 è rimasto a lungo fermo
Marangon da allievo era risultato più volte vincitore, ma nel 2025 è rimasto a lungo fermo
Marangon da allievo era risultato più volte vincitore, ma nel 2025 è rimasto a lungo fermo
Quindi che cosa hai fatto?

Verso l’arrivo ci sono stati degli attacchi da parte di corridori stranieri che sapevo che potevano arrivare, quindi nelle fughe dove sapevo che c’era qualcuno di importante mi buttavo dentro. All’ultimo giro ho iniziato a risalire il gruppo e mi sono messo in una posizione buona per la volata, ho preso la curva per primo perché sapevo che era decisivo. La corsa è andata esattamente come pensavo.

Che obiettivo ti poni per adesso per la stagione?

Voglio continuare a lavorare come sto facendo, con determinazione, tranquillità, senza pressioni. Ci sono gare alle quali penso, ma mi interessa di più essere costante, sempre in prima linea, per trovare l’ingaggio giusto per la prossima stagione, possibilmente in un devo team perché la strada per il ciclismo che conta passa da lì…