Del Toro e una giornata no: cosa rimane nella testa e nelle gambe?

28.05.2025
4 min
Salva

SAN VALENTINO – Isaac Del Toro arriva davanti ai giornalisti a pochi minuti dalla fine della sedicesima tappa del suo primo Giro d’Italia. Il messicano del UAE Team Emirates ha mantenuto la maglia rosa nonostante gli attacchi di Richard Carapaz e Simon Yates. Ha tremato ma non è andato a picco. Nonostante la giovane età ha tenuto botta ai colpi dell’ecuadoregno e del britannico. Il secondo gli ha riservato tante piccole punture di spillo, come a voler risvegliare da un sogno il giovane rampollo vestito di rosa. Una sberla secca e decisa quella di Carapaz, che ha fatto male e potrebbe aver lasciato segni ben più profondi. 

Scendendo verso il podio Jose Matxin, sport manager del UAE Team Emirates, non ha perso il sorriso. Se da un lato Ayuso ha definitivamente mollato il colpo a 42 chilometri dal traguardo dall’altra parte Del Toro ha avuto la lucidità di non farsi prendere dal panico. La maglia rosa è rimasta in casa della squadra che lo scorso anno la indossò per venti delle ventuno tappe. Chissà con quali dubbi e certezze Isaac Del Toro si è rimboccato le coperte ieri notte

Del Toro ha detto di aver voluto marcare da vicino Simon Yates, secondo in classifica generale
Del Toro ha detto di aver voluto marcare da vicino Simon Yates, secondo in classifica generale

Le gambe

La terza settimana del Giro d’Italia si apre con diverse considerazioni di cui tenere conto. Una di queste è il crollo delle certezze di Isaac Del Toro che fino a domenica scorsa sembrava in completo controllo. Se guardiamo agli abbuoni portati a casa il messicano risulta secondo solamente a Mads Pedersen, segno che non si sia risparmiato in ogni sprint o allungo a disposizione. 

«È stata una giornata davvero difficile per tutti – racconta Del Toro ancora vestito di rosa e con un cappello di lana appoggiato sulla testa – tutti erano al limite. I corridori in classifica generale hanno vissuto una giornata impegnativa. Ci sono state tante cadute (l’ennesima per Roglic costretto poi al ritiro, ndr). Non posso che essere orgoglioso della mia squadra, senza di loro non sarei di certo in questa posizione. Sicuramente non avevo le gambe migliori della mia vita ma ho fatto il massimo, sono arrivato al traguardo senza un filo di energia in corpo. Voglio far sapere a tutti loro che sto facendo del mio meglio e il mio obiettivo è di dare il 100 per cento per mantenere questa maglia».

L’unico attacco frontale e deciso è stato quello di Carapaz, capace di guadagnare 1′ e 36″ su Del Toro
L’unico attacco frontale e deciso è stato quello di Carapaz, capace di guadagnare 1′ e 36″ su Del Toro

Fiducia

Quali sono le certezze che danno a Del Toro la fiducia nei propri mezzi? Difficile dirlo. Sicuramente rispetto alle tappe precedenti è bene pensare a ogni singola energia spesa, il carburante non è infinito.

«Non sono uno di quei corridori – spiega mentre gli si legge in faccia la fretta di andare via – che crede nella fiducia. Piuttosto mi piace avere “certezze” su quel che sono in grado di fare ogni volta che c’è un attacco. Voglio credere nella mia capacità di rispondere a ogni attacco ma vedremo come comportarci in gara e se sarà una mossa intelligente. Oggi (ieri per chi legge, ndr) non ho seguito Carapaz perché ho voluto marcare da vicino il secondo in classifica generale, Yates. Nella lotta alla generale credo sia una questione riservata ai primi quattro (Gee, Carapaz, Yates e Del Toro stesso, ndr)».

Scampato il pericolo e il panico Del Toro ha riacquistato presto serenità e sorriso, la maglia rosa stamattina è ancora sulle sue spalle
Scampato il pericolo e il panico Del Toro ha riacquistato presto serenità e sorriso, la maglia rosa stamattina è ancora sulle sue spalle

Ogni secondo conta

Il Giro d’Italia si può vincere per secondi, e a guardare la classifica si nota come il distacco tra Del Toro e Simon Yates sia frutto proprio degli abbuoni. Senza questi le posizioni sarebbero invertite e le forze equiparabili. 

La strada ci ha raccontato, fino a questo momento, di un padrone del Giro forte ma non inattaccabile. Per gli avversari vedere che il trono scricchiola può essere un incentivo per continuare a dare colpi sperando di far cadere il Re e di indossare la corona. 

Solo in casa UAE Emirates è dato sapere il motivo legato alla giornata “no” di Del Toro. Il problema è che la strada porta a fare presto i conti con la realtà e oggi verso Bormio le difficoltà sono tante. Yates e Carapaz sono pronti con arco e frecce per prendere d’assalto il padrone del Giro, come abili Robin Hood nei confronti del tesoro custodito dallo Sceriffo di Nottingham. Toccherà ai soldati fare da guardie al ricco bottino, consapevoli che la strada non fa prigionieri.

Caruso, primo italiano nella generale: e adesso cosa si fa?

28.05.2025
4 min
Salva

LEVICO TERME – A 37 anni compiuti il 12 ottobre e con il contratto rinnovato per un’altra stagione, Damiano Caruso è ad ora il primo italiano nella classifica generale del Giro: quinto a 2’40” da Del Toro. Parlando di sé e della sua ottima forma, il siciliano dice semplicemente che l’inverno è andato bene e non ci sono stati intoppi. E’ magro al punto giusto, ma non ha fatto diete drastiche: di quelle che ne perdi subito tanti e poi altrettanto rapidamente li riprendi. E proprio la voglia di fare sacrifici nel modo giusto lo ha persuaso di poter fare ancora un anno, tagliando il traguardo delle 19 stagioni (da protagonista) nel professionismo.

Ieri nella tappa di San Valentino, fra salite dure e buontemponi travestiti, Caruso ha atteso Tiberi finché la squadra gli ha dato via libera e allora ha tagliato il traguardo in dodicesima posizione, a 2’31” da Scaroni e con 1’20” di vantaggio sul giovane capitano laziale. Che cosa stia accadendo in questo Giro è qualcosa che ci andava di chiedergli, ricordando bene la sua forma quando arrivò secondo nell’edizione del 2021 e osservando quella attuale. Anche in questo caso dice che magari i numeri sono gli stessi, anche se giurerebbe che siano migliori, ma il peso è sensibilmente inferiore: 65 chili contro i 67 di allora. Come sta Caruso?

«Sto bene – dice – chiaramente con un po’ di stanchezza, ma questo penso che sia normale. Il cervello è ancora collegato alle gambe, quindi so perfettamente che quest’ultima settimana sarà impegnativa. E’ imperativo non dare troppo ascolto alle sensazioni che il tuo corpo ti lancia e gestire la fatica».

Durante il riposo, diviso fra i giornalisti presenti e quelli collegati via Zoom
Durante il riposo, diviso fra i giornalisti presenti e quelli collegati via Zoom
Dicono tutti che è un Giro in cui si va velocissimi. L’anno scorso c’era un dominatore come Pogacar, quindi forse era diverso l’approccio. Che differenza c’è tra l’anno scorso e quest’anno?

L’anno scorso siamo partiti tutti battuti in partenza, con un atleta come Pogacar che non lascia spazio. Non perché per di inventiva, ma semplicemente perché Tadej è uno o due step superiore a tutti e quindi c’è poco da inventarsi contro un atleta del suo calibro. Quest’anno si sta correndo in una maniera che onestamente al Giro d’Italia non avevo mai provato. Tutti i giorni sono state tappe difficili, impegnative. Anche in quelle che sulla carta sembravano tappe tranquille, dove magari tirare un po’ il fiato e un po’ di energie: abbiamo speso tutti i giorni.

Questo grande agonismo potrebbe essere la causa delle tante cadute?

Le cadute hanno sempre fatto parte di questo sport, però percepisco molto il nervosismo in gruppo. C’è molta attenzione da parte di tutte le squadre nel proteggere i propri leader e questo chiaramente innesca una serie di conseguenze. Porta il gruppo a viaggiare sempre più forte e ogni squadra vuole prevaricare l’altra, avere la posizione migliore. Questo, inevitabilmente, porta anche a un superiore rischio di cadute.

Con Oscar e Greta, i figli venuti a fargli visita al via da Viareggio
Con Oscar e Greta, i figli venuti a fargli visita al via da Viareggio
La tappa di ieri ha cambiato molti riferimenti…

Finora avevo visto un corridore veramente più forte di tutti gli altri, quindi Del Toro, ma non sapevamo come avrebbe retto nella terza settimana. Alla vigilia di questo Giro non era considerato come l’avversario primario, però è evidente che sulla strada avesse dimostrato di non avere paura di niente. L’ho visto pedalare con estrema facilità e con la sicurezza di un veterano. Ieri avrei detto che sarebbe stato difficile trovare un altro corridore che potesse impensierirlo nella prossima settimana. Solo lui potrebbe farlo, commettendo un errore.

Vedi possibile il podio per Antonio Tiberi, che ora viaggia in 8ª posizione a 4’07” dalla testa?

Non lo so se il podio sia possibile. Fino a ieri credevo ci fossero un paio di corridori che avessero più o meno un posto assicurato. Del Toro e Carapaz, insomma, poi mi piacerebbe sperare che per Antonio l’obiettivo sia ancora possibile. Non dobbiamo dimenticarlo, altrimenti da ora in poi si correrebbe solo per il piazzamento, mentre noi siamo venuti per il podio.

Ieri Caruso ha tagliato il traguardo con Bernal, a 2’31” da Scaroni
Ieri Caruso ha tagliato il traguardo con Bernal, a 2’31” da Scaroni
Nel frattempo in squadra sono cambiati gli obiettivi, dato che siete in due nei primi dieci?

No, non è cambiato niente. L’obiettivo principale è sempre stato quello di mettere Antonio sul podio e continueremo a provarci. Chiaramente la mia posizione in classifica non è totalmente da buttare al vento, quindi stiamo cercando di fare una cosa difficile. Mettere Antonio sul podio è una top 10 per me. Sappiamo che è difficile, ma dobbiamo provarci perché non vedo altre soluzioni.

Mancano tre tappe di montagna. Il podio che fino ad Asiago sembrava scolpito nella pietra di colpo si è sbriciolato. Il ritiro di Roglic ha rimesso Pellizzari sulla scena, non tanto come uomo capace di ribaltare il Giro, ma certamente come una scheggia capace di destabilizzarlo. La UAE Emirates non sembra più una schiacciasassi e di colpo si ha la sensazione che tutto sia possibile. La tappa di oggi ci farà sapere qualcosa di più. Compreso il delicato equilibrio fra Caruso e Tiberi nella rincorsa ormai faticosa al podio di questo Giro. A Caruso mancano 2’09”, per Tiberi è lontano 3’36”.

Scaroni mette la ciliegina sulla torta e ringrazia Fortunato

27.05.2025
5 min
Salva

SAN VALENTINO – Christian Scaroni alza le braccia al cielo nel segno della sua prima vittoria in un Grande Giro e lo fa nella corsa di casa, al suo fianco c’è Lorenzo Fortunato: il Folletto dello Zoncolan che oggi ha consolidato la maglia blu dei GPM. La prima vittoria italiana a questo Giro d’Italia coincide con l’impresa dei due corridori della XDS Astana. Scaroni ha gli occhi che fuggono a destra e sinistra, un po’ per inseguire le voci che gli fanno le domande durante l’intervista e un po’ per ricordare. Il bresciano riavvolge il nastro fino a stamattina quando a Piazzola sul Brenta si è affacciato dal pullman e ha visto delle nuvole grigie.

«Siamo partiti con la pioggia – racconta mentre il rosso del cordino della medaglia gli fascia il collo – in giornate come queste sono in grado di esprimermi al 110 per cento. Amo la pioggia, forse in discesa faccio ancora un po’ fatica (dice con una risata, ndr). L’obiettivo di tappa era consolidare la maglia blu di Fortunato. Poi sulla penultima salita, Santa Barbara, ci siamo messi a fare un buon forcing e il gruppetto si è assottigliato sempre più. Ai piedi dell’ultima scalata Fortunato e io ci siamo resi conto di essere i più forti, così abbiamo parlato, mi ha detto che la tappa sarebbe stata mia perché lui aveva già preso tanti punti sugli altri GPM».

Christian Scaroni brinda al suo primo successo al Giro d’Italia con un grazie di cuore a Fortunato
Christian Scaroni brinda al suo primo successo al Giro d’Italia con un grazie di cuore a Fortunato

Ultimi mille metri

E altrettanti pensieri. La scalata fino ai prati verdi di San Lorenzo illuminati di bronzo dal sole che volge al tramonto è stata lunga. Una salita per chi ha pazienza e i due corridori della XDS Astana sono stati bravi a gestire la loro superiorità. Quando anche Jefferson Cepeda ha mollato il colpo si è trattato di spingere fino alla fine volando sulle ali dell’entusiasmo. 

«L’ultimo chilometro a ruota di Fortunato – continua Scaroni – è stato lungo, avevo le gambe distrutte. Lui è stato un uomo di parola e mi ha aspettato sincerandosi di avermi sempre al suo fianco. Non potrò far altro che ringraziarlo per il resto della mia vita. Lui e anche la squadra. Gli altri componenti della fuga non ci hanno fatto troppa paura, l’unico capace di impensierirci era Pello Bilbao e quando ha allungato nell’ultima discesa ci siamo subito messi alla sua ruota. Per il resto abbiamo gestito lo sforzo. Una volta rimasti in tre con il Movistar (Cepeda per l’appunto, ndr) ci siamo detti di attaccare e metterlo in mezzo».

Nella fuga del mattino era presente anche Masnada, un lavoro importante il suo al servizio di Fortunato
Nella fuga del mattino era presente anche Masnada, un lavoro importante il suo al servizio di Fortunato
Arrivavi da un inizio di stagione positivo e tutto ad un tratto la caduta alle Strade Bianche ha frenato tutto, quanto è stato complicato ripartire?

Credo che sia stato il momento più difficile. Quando si vola in alto e poi si cade (metaforicamente e fisicamente, ndr) ci si fa male. Ero in un periodo dove le cose mi riuscivano bene e arrivavo da vittorie, tantissimi piazzamenti e prestazioni convincenti. Ritrovarsi all’improvviso a casa, seduto sul divano e senza poter fare nulla, è stato complicato. Ho cominciato la preparazione per il Giro in maniera graduale, sapevo che non sarebbe stata una corsa facile per me. Passata la prima settimana ho iniziato a sentirmi meglio, lo switch è arrivato nella tappa di Vicenza (venerdì scorso, ndr).

In un ciclismo in cui nei Grandi Giri è difficile che una fuga arrivi al traguardo quanto è complicato per un corridore da corse di un giorno come te cogliere dei risultati? 

Per me il punto di domanda principale era sul come mi sarei approcciato a questo Giro d’Italia. A causa dell’infortunio non sono riuscito ad andare in altura ed è stata la prima volta nella mia carriera in cui ho preparato un Grande Giro senza quel passaggio. Sapevo avrei potuto fare fatica nel recuperare gli sforzi tra un giorno e l’altro viste le mie caratteristiche. Sinceramente questa tappa non l’avevo cerchiata, non pensavo potesse arrivare la fuga e invece con il passare dei chilometri ci abbiamo creduto sempre più. Meglio oggi che un altro giorno (dice con una risata, ndr). 

12 chilometri all’arrivo: Scaroni allunga su Cepeda e poco dopo Fortunato ritorna sulla sua ruota
12 chilometri all’arrivo: Scaroni allunga su Cepeda e poco dopo Fortunato ritorna sulla sua ruota
In una lotta per i punti sempre più accesa questa doppietta ha un peso importante, quale pensi sia stata la svolta per il team quest’anno?

Il gruppo. Ci conosciamo bene e anche i ragazzi nuovi sono entrati alla grande. Avere tra noi corridori esperti come Ulissi, Bettiol o Teunissen è un elemento aggiunto che dona valore. Questo ha permesso ad atleti di buon livello, come me, di fare quel gradino in più e di correre con maggiore intelligenza e ottimizzare i risultati. 

Quale step senti di averlo fatto? 

Fin da inizio anno sento di aver cambiato marcia e ora riesco a competere con i migliori. Manca ancora un gradino per entrare nella scala dei campioni ma bisogna farlo con i giusti tempi, passo dopo passo. Sto vivendo tutto come un esame e si deve cercare di passarli tutti per confermarsi. Sicuramente queste tre vittorie da inizio anno mi hanno dato grande consapevolezza nei miei mezzi. Oggi può essere stata la ciliegina sulla torta.

Se ti guardi indietro e ripensi al periodo difficile della Gazprom cosa provi?

Sono passati tre anni, anche quello è stato un periodo difficile della mia carriera. Sicuramente sopravvivere a quel momento delicato è stato importante e ha fatto uscire una parte del mio carattere che era un po’ nascosta. A distanza di tutto questo tempo mi viene da pensare al percorso positivo che ho fatto e sono contentissimo di aver raggiunto questa vittoria che che tutti i corridori sognano fin da bambini.

Attacco di Pellizzari, primo assaggio. Il Giro è ricominciato

27.05.2025
5 min
Salva

SAN VALENTINO – Pellizzari arriva, si ferma, beve, indossa la mantellina, poi resta in silenzio. Nel giorno in cui Roglic è stato costretto al ritiro dai dubbi precedenti e da un’altra caduta, il marchigiano della Red Bull-Bora-Hansgrohe ha attaccato sulla salita finale, mancavano 11 chilometri all’arrivo. Del Toro staccato, come aspettava di fare da almeno due anni. Le mani al centro, sempre seduto, il rapporto lungo girato rapidamente. In questi mesi nella nuova squadra, la sua posizione è diventata più composta ed efficace. Si è fatto riprendere da Carapaz che arrivava da dietro come una furia, poi lo ha staccato nuovamente. Terzo al traguardo, nono in classifica generale e ancora resta in silenzio.

Piazzola sul Brenta, Pellizzari al via: Giulio è un po’ veneto per via di suo padre e il pubblico qui lo adora
Piazzola sul Brenta, Pellizzari al via: Giulio è un po’ veneto per via di suo padre e il pubblico qui lo adora

Fresco e allegro

Potresti immaginare che gli passi per la testa chissà cosa, invece di colpo si scuote, si rivolge a Umberto Martini che è lì col suo microfono RAI e gli dice: «Allora, si comincia?». Ride quando l’altro gli dice che stava aspettando che si riprendesse, ma la verità è che Giulio sta bene. E’ fresco e risponde con il tono di chi sapeva già tutto.

«Ve l’avevo detto – sorride – che arrivava il mio momento e oggi è arrivato. Lo abbiamo detto ieri, è arrivato oggi. Quindi a volte basta essere solo un po’ un po’ fiduciosi. E questa storia dei team WorldTour stranieri non è assolutamente vera, perché se uno ha le gambe ti lasciano andare senza problemi».

Lo staff si prende cura di lui come del cucciolo di casa. Gli danno da bere. Gli passano la mantellina e poi il fasciacollo. Il berretto. Lo aiutano a indossare tutto e intanto scambiano il cinque e il sorriso. Il ritiro di Roglic è stato un duro colpo per la squadra venuta in Italia per vincerne il Giro, ma forse la scoperta di Pellizzari può rendere il boccone meno amaro. Se non fosse stato per Primoz, Pellizzari al Giro non sarebbe neppure venuto. E forse è un segno che nel giorno del suo ritiro, il testimone sia stato raccolto proprio da lui. Come quando nel 1997 Pantani si ritirò per la caduta del Chiunzi e il testimone passò a Garzelli, che imparò a vincere e chiuse quel Giro al nono posto. La stessa posizione di Pellizzari, che può fare ancora molto per migliorarla.

Con Del Toro, bestia nera negli U23, nella tappa di Asiago, che Pellizzari ha corso accanto a Roglic
Con Del Toro, bestia nera negli U23, nella tappa di Asiago, che Pellizzari ha corso accanto a Roglic
Quando si è capito che Primoz si stava fermando, ti è arrivato il via libera della squadra?

Sì, è stato tutto uno scoprire. Abbiamo aspettato di vedere come stava Primoz, perché era giusto che continuassimo a credere in lui. Poi quando lui si è fermato, mi hanno detto: «Giulio, fai la tua gara!». Primoz invece non ha detto nulla, ma credo fosse normale. Non era un bel momento, abbiamo solo saputo che si stava fermando. Purtroppo in una rotonda è caduto di nuovo, quindi forse era il segno che era meglio che andasse a casa e che recuperasse. Sappiamo tutti il corridore che è e non c’era bisogno di mostrarlo qua con tutta questa sfortuna.

Sapevi di stare così bene?

Sì, lo sapevo e sono semplicemente andato a tutta. Sono partito dal basso perché avevo in testa la vittoria, ma sapevo anche che la fuga aveva ancora tanto margine. Alla fine sono arrivato a 55 secondi, non è bastato. E allora ci riprovo, proviamo a vincere una tappa. So che andando in fuga dall’inizio è sempre un po’ rischioso, ma avendo le gambe posso permettermi di rischiare sull’ultima salita. Oggi ci sono andato vicino, ma non finisce qui.

Il secondo attacco per togliere di ruota Carapaz e conquistare il terzo posto
Il secondo attacco per togliere di ruota Carapaz e conquistare il terzo posto
Carapaz ti ha ripreso e andava fortissimo, però tu sei riuscito a staccarlo nel finale. Significa che hai una grande condizione?

Un po’ quello e un po’ diciamo che forse negli ultimi giorni avevamo accumulato tanta rabbia. Domenica stavo davvero bene, ma sono restato vicino a Primoz ed era giusto così. Oggi volevo solo dimostrare che stavo bene. Sulla penultima salita ho preso tanto morale e quindi alla fine mi sono divertito.

Da quanto tempo non aprivi così forte il gas per un risultato personale?

Diciamo che alla fine questo è il sesto mese di Red Bull, quindi da sei mesi. Ma ora ci saranno altri 10 anni per aprire il gas.

C’è qualcosa che in questi giorni sei riuscito a rubare da Roglic, correndo al suo fianco?

Ho cercato di rubargli tutti i segreti del pre e del dopo tappa. In gara lui corre sempre molto bene, sempre davanti. A volte è un po’ un po’ sfortunato, però il suo modo di correre mi affascina e cerco di imparare il massimo.

Si può dire che oggi hai dimostrato di essere il più forte in salita?

Magari in qualche tappa mi sono risparmiato, quindi oggi ho riscosso per tutti i fuorigiri non fatti.

Appena arrivato, le cure del suo massaggiatore e poi le parole con gli inviati presenti
Appena arrivato, le cure del suo massaggiatore e poi le parole con gli inviati presenti

La dedica speciale

Ci sono giorni nella vita di un inviato che restano nella memoria e diventano metri di paragone. Non ha vinto e non sappiamo se lo farà nelle prossime tappe. Ma ha messo sull’asfalto la sua bellissima sfrontatezza e gli crediamo quando dice che si è divertito. Ora è coperto di tutto punto, risponde a due domande in inglese e poi si avvia verso la discesa per raggiungere il pullman, con l’immancabile fischietto al collo.

Stasera saremo a cena a casa di Stefano Casagranda, ex pro’, organizzatore della Coppa d’Oro e padre della sua compagna Andrea. Gli racconteremo di averlo visto scattare e siamo certi che la battuta arriverà affettuosa e spietata come sempre. Come siamo certi che scendendo Giulio abbia avuto nel petto la dedica che avrebbe voluto fare. E conoscendolo siamo altrettanto certi che non perderà l’occasione per riprovarci. Che abbia vinto o no, questo è un giorno che in tanti ricorderemo a lungo.

Pablo Torres solidità, crescita e una news: farà l’Avenir

27.05.2025
4 min
Salva

Pablo Torres è un altro gioiello della ricca corona della UAE Emirates e uno degli scalatori più forti in prospettiva. Su di lui, tutto sommato, si sa ancora poco. Quest’anno è passato nella squadra WorldTour. Torres era già in casa UAE, ma nella continental, ed era seguito da Giacomo Notari.

Come si sta adattando a questa nuova dimensione? Sin qui ha messo nel sacco ben 32 giorni di corsa e si è fermato ai primi di maggio a causa di una caduta, come vedremo. Tante corse a tappe per mettere chilometri ed esperienza nelle gambe e aumentare il motore. Ricordiamo che parliamo di un ragazzo nato nel 2005.

Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani
Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani

Dall’Abruzzo all’Ungheria

Ci eravamo lasciati con Pablo Torres brillante al Giro d’Abruzzo e poi al servizio del team al Tour de Romandie, sua terza gara WorldTour. Lo spagnolo era partito alla volta della corsa magiara con i gradi di leader e grandi ambizioni, ma nella seconda tappa ecco una brutta caduta che lo ha messo ko. Commozione cerebrale e stop forzato.

Come sta dunque Pablo Torres? «In Ungheria è caduto – spiega Matxin – ed è un peccato perché avrebbe potuto fare classifica. C’era per lui una tappa in salita interessante. La cosa importante però è che sta recuperando bene».

Noi ci ricordiamo delle sue imprese al Giro della Valle d’Aosta. Vederlo pedalare dal vivo non fu cosa banale: scioltezza e potenza insieme.

Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)
Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)

La crescita

Non è facile stabilire quanto sia cresciuto il madrileno. Ma se una squadra come la UAE Emirates, dove di certo non c’è fretta di sfornare campioni, ti promuove in prima squadra, vuol dire che stai andando bene e che la stoffa c’è.

«Io – va avanti Matxin – dico che Pablo sta facendo bene la sua professione ed è senza dubbio in crescita. Sta imparando a prendere il livello del WorldTour, che è diverso da quello della continental. Lo sta facendo piano piano. Stiamo mischiando un po’ le cose e le corse: alcune gare di primo livello e altre nel WorldTour, per far sì che possa crescere, come detto, e ottenere, non col Tour, qualche risultato».

«Non voglio neanche etichettare la sua crescita con un numero, con i watt… Non è una macchina che è in anticipo o in ritardo su certi parametri. Vogliamo fare le cose in maniera corretta, rispettando i suoi tempi. Se lui va forte siamo contenti, se va meno forte siamo fiduciosi per quello che sarà. Insomma, vogliamo togliergli tutta la pressione e dargli tutta la fiducia».

Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”
Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”

Torres all’Avenir

Matxin parla a tutto tondo del suo giovane connazionale. Esalta sia l’aspetto tecnico che quello umano.

«Pablo è un ragazzo d’oro. In squadra lo adorano tutti. Si sa far voler bene, E’ un ragazzo umile che ha tanta, tanta voglia di vincere. Per lui tutto questo è un sogno. Mi diceva: “Il primo giorno che sono stato con la prima squadra e sedermi al fianco di Tadej, Adam o Jay… non ci credevo. Erano i corridori di cui avevo il poster in camera”».

Ma c’è una domanda che ci preme fare al manager della UAE Emirates. Di solito chi arriva al primo anno nel WorldTour non fa un grande Giro. Tuttavia, qualche eccezione c’è stata: Del Toro e, prima ancora, Ayuso. Insomma, c’è un’idea Vuelta per Torres?

«Quest’anno no – replica Matxin – almeno per il momento. Ma vi dico questa: Torres farà il Tour de Suisse, il campionato nazionale e, visto che l’anno scorso è arrivato secondo sarà presente al Tour de l’Avenir. Abbiamo parlato con la Federazione spagnola, l’ho fatto io personalmente, per prepararlo bene in vista dell’Avenir».

Giro Next Gen, finalmente: 8 tappe, 14.000 metri di dislivello

27.05.2025
6 min
Salva

RHO – Il Centro Congressi Stella Polare ha ospitato la presentazione del terzo Giro Next Gen, la corsa rosa under 23 organizzata da RCS Sport & Events. Il comune di Rho e la sua Fiera saranno grandi protagonisti delle prime tappe. Si partirà il prossimo 15 giugno con una cronometro nel centro città, mentre il via della seconda tappa avverrà proprio nel cuore della Fiera. La gara a tappe terminerà poi il 22 giugno a Pinerolo dopo aver attraversato gran parte della Lombardia e del Piemonte, sfiorando anche l’Emilia Romagna.

«La Fiera ha una storia recente di sostegno al mondo dello sport e dei giovani». A parlare e dare il benvenuto è Francesco Conci amministratore delegato e direttore generale di Fiera Milano. «Nel 2007 in occasione di EICMA ospitammo anche la Sei Giorni di Milano all’interno del Padiglione 7. Il legame con lo sport e i giovani per noi è importante e vogliamo coltivarlo in vista anche dei prossimi appuntamenti che arriveranno».

Jarno Widar difenderà la maglia rosa conquistata lo scorso anno con la Lotto Dstny Development (foto LaPresse)
Jarno Widar difenderà la maglia rosa conquistata lo scorso anno con la Lotto Dstny Development (foto LaPresse)

Caccia alla rosa

L’attesa intorno a questo Giro Next Gen è stata tanta, i giorni sono trascorsi lenti e con informazioni arrivate a spizzichi e bocconi. Ora a tre settimane dalla partenza le sedi di partenza e arrivo sono finalmente state svelate e con loro il percorso. Poco più di mille chilometri e ben 14.000 metri di dislivello. I metri verticali di questa edizione saranno duemila in più rispetto a quella precedente che già aveva premiato atleti leggeri. 

Il vincitore dello scorso anno, il belga Jarno Widar, sarà ancora pronto a lottare per tenere il primato conquistato un anno fa a Forlimpopoli. I pretendenti alla vittoria finale saranno tanti, in una battaglia che partirà appunto da Rho per terminare a Pinerolo dopo otto tappe che non lasceranno respiro e promettono spettacolo. Lo spirito arrembante dei futuri campioni, per i quali si sono spese parole e pensieri, passerà dalle prossime settimane, e allora è il momento di togliere ogni dubbio e presentare il percorso. 

Cima Coppi, il Maniva

Si partirà con un prologo di otto chilometri all’interno della città di Rho. Tra coloro che puntano alla vittoria finale sarà importante mantenere l’attenzione alta e cercare di spingere al massimo per sfruttare anche il minimo vantaggio. Dal secondo giorno si inizierà a fare sul serio con la partenza all’interno di Fiera Milano e l’arrivo a Cantù. Un dislivello non esagerato ma concentrato tutto nel circuito finale, da ripetere due volte, che si snoderà tra Como e la Città del Mobile. La terza frazione rimarrà nella provincia di Como per quanto riguarda la partenza, che avverrà ad Albese con Cassano. Il gruppo punterà poi la provincia di Brescia nella quale è collocato l’arrivo, al Passo Maniva, Cima Coppi del Giro Next Gen con i suoi 1659 metri di altitudine.

«Gli scalatori troveranno subito pane per i loro denti – ci dice Mario Scirea, vice del cittì Marino Amadori con la nazionale under 23 – in una gara impegnativa sarà importante capire le forze in campo. Chi vorrà “misurare la febbre” ai rivali troverà il terreno giusto per lanciare delle imboscate. Penso possa diventare difficile tenere la maglia dall’inizio alla fine, complice la scelta di tenere a cinque il numero di corridori per squadra».

Sprint e coraggio

Il giro di boa di questo Giro Next Gen si avrà a Salsomaggiore Terme, una quarta tappa che apre le porte ai velocisti, i quali dovranno essere bravi a tenere le ruote di chi proverà a scappare prendendo le rampe dell’Appennino parmense come se fossero un trampolino di lancio. 

I velocisti saranno protagonisti anche nelle tappe successive dove la corsa rosa under 23 toccherà i comuni di Gavi e Acqui Terme, entrando in Piemonte nella quinta frazione. Qualche insidia ma lontana dall’arrivo permetterà di riordinare le idee e presentarsi pronti allo sprint.

«Queste tre tappe – prosegue Scirea – sono le uniche occasioni per gli sprinter di cogliere qualche risultato. Non saranno percorsi semplici, se si vuole entrare nel mondo dei professionisti ci si deve dimenticare delle cosiddette “tappe facili”. A mio avviso le tre frazioni centrali si aprono anche alle fughe, infatti con cinque corridori per squadra non sarà facile tenere chiusa la corsa».

All’ultimo respiro

Il Giro Next Gen, entrato in Piemonte, si appresta a far vivere l’atto conclusivo con due atti dedicati agli scalatori. La tappa regina è la settima, da Bra a Prato Nevoso. In 163 chilometri si affrontano 4.100 metri di dislivello. I GPM di giornata saranno tre ma la strada guarderà spesso all’insù.

«Una tappa davvero esigente – dice Scirea – ma non impossibile. Qualche passista-scalatore potrà cercare di contenere i distacchi per poi giocarsi il tutto per tutto l’ultimo giorno. Si prospetta una giornata da “uno contro uno” e conteranno le gambe ma anche la testa. La salita a Prato Nevoso è bella ma non eccessivamente dura, ogni attacco dovrà essere ben ponderato perché il rischio è di pagare un conto salato».

DataLocalitàChilometri
15/6Rho-Rho8,4
16/6Rho (Fiera Milano)-Cantù146
17/6Albese con Cassano-Passo del Maniva143
18/6Manerbio-Salsomaggiore Terme148
19/6Fiorenzuola d’Arda-Gavi153
20/6Ovada-Acqui Terme155
21/6Bra-Prato Nevoso163
22/6Pinerolo-Pinerolo141
Totale chilometri: 1057,4

Ultimo atto a Pinerolo e nessuna passerella finale per i giovani protagonisti del Giro Next Gen. Gli scossoni alla classifica finale non mancheranno, con gli ultimi quindici chilometri della corsa rosa under 23 capaci di regalare emozioni e spunti ai più coraggiosi.

«Che dire – conclude – non ci sarà tempo per rilassarsi fino alla fine, anche gli ultimi due chilometri offrono uno spunto interessante con lo strappo finale dentro Pinerolo che può dire ancora qualcosa. Penso sia una tappa finale esigente, adatta a corridori potenti e con buone gambe anche su salite di breve durata. Uno scatto nel momento giusto sarà in grado di cambiare tutto».

Tiberi, l’obiettivo è sopravvivere o cercare un giorno da leone?

27.05.2025
5 min
Salva

CITTADELLA – E se fosse necessario rischiare tutto per far saltare il banco, tu lo faresti? Tiberi guarda fisso. Cerca le parole che abbiano il senso giusto. Se il ciclismo italiano del Giro poggia sulle sue spalle, occorre anche che le risposte siano sensate. Antonio non ha l’indole del kamikaze, preferisce calcolare e poi semmai andare. Sono le 10,30 del mattino del giorno di riposo. La tappa di Asiago ha fatto brindare al pericolo scampato, ma domani (oggi per chi legge) non ci saranno possibilità di appello. Nei 203 chilometri da Piazzola sul Brenta a San Valentino (Brentonico), con 4.737 metri di dislivello, qualsiasi passo falso rischia di chiudere la porta su una situazione già di per sé complicata.

«Forse la mia indole- dice – è un pochino diversa da quella che era ad esempio di Nibali. Nel senso che io sono più regolarista rispetto a quello che era il modo di correre di Vincenzo. Però anche questo è qualcosa che va interpretato. Cerco sempre di studiare in base alle situazioni che si verificano nelle fasi di gara. E se si dovesse presentare un’occasione nella quale mi sento di stare particolarmente bene, magari in una fase critica della gara dove vedo qualche avversario in crisi, sicuramente non escluderei di attaccare».

Tiberi e Caruso con il ds Pellizotti: l’anima italiana della Bahrain Victorious è molto evidente
Tiberi e Caruso con il ds Pellizotti: l’anima italiana della Bahrain Victorious è molto evidente
Si può dire che ieri l’avete ripresa per i capelli?

Sì, possiamo metterla sicuramente così. Anzi, dopo la tappa ero tanto contento di come ero riuscito a passare la giornata. Dentro di me pensavo di aver superato una delle più dure del Giro. Magari non è stata una delle tappe più impegnativa che abbiamo da affrontare, però venivo dalla caduta del giorno prima e avevo dolori e fastidio a pedalare. Sapevo che sarebbe stata sicuramente una giornata dura e sono contento di come sono riuscito a sopravvivere.

Ma adesso arrivano le tappe dure davvero, come la mettiamo?

Mancano delle tappe veramente tanto complicate. Secondo me, la più dura sarà quella con arrivo a Champoluc (19ª tappa, ndr), che farà le differenze già grandi in classifica. So che dovrò darmi da fare, ne ho parlato anche con Damiano (Caruso, ndr). Mi ha detto che la cosa più importante sarà arrivare a Roma senza avere dei rimpianti e poter dire di aver fatto tutto il possibile.

Il suo andare così forte è un vantaggio per te?

Noto ogni giorno quanto la sua performance stia migliorando, è veramente in forma (il siciliano ha appena annunciato il prolungamento di un anno con la Bahrain Victorious, ndr), Anche ieri ero accanto a lui sull’ultima salita quando ci sono stati diversi attacchi e ho notato come rispondeva subito. Sta veramente bene. Quindi per adesso stiamo correndo entrambi da leader della squadra e poi ovviamente nelle fasi cruciali sarà lui a sacrificarsi per me.

Nella tappa di Asiago, la squadra ha riportato in gruppo Tiberi staccato sul Muro di Ca’ del Poggio
Nella tappa di Asiago, la squadra ha riportato in gruppo Tiberi staccato sul Muro di Ca’ del Poggio
Torniamo al discorso di partenza: ti ci vedi ad attaccare un giorno a testa bassa o rimarrai in attesa della selezione del gruppo?

Ci sono alcune tappe in cui secondo me si avrà una selezione, tra virgolette, abbastanza naturale. Non dico che si andrà di passo e i corridori si staccheranno da sé. Però comunque correndo come ieri, con la Ineos che farà il forcing e qualche altro attacco ad esempio proprio nella tappa di Champoluc, ci sarà una selezione più importante. Però non escludo neanche che se mi riprendo dalle botte e vedo che sto bene, se ci sarà un’occasione nelle ultime tappe importanti, sicuramente non mi tirerò indietro e proverò qualcosa anche io.

Hai capito in che modo sta correndo la UAE Emirates?

E’ difficile da interpretare. Ci abbiamo pensato ed è evidente che abbiano due uomini di punta veramente forti. Anche loro, quasi come noi, stanno correndo con due punte. Ayuso, che da quello che mi sembra di aver capito, è il capitano. Ieri hanno fatto vedere che quando Del Toro ha seguito l’attacco di Bernal, dietro tutta la squadra ha lavorato per lo spagnolo. E anche lui in primis l’ho visto in discesa prendere il comando per chiudere. Da quello che si può capire da fuori, la maglia rosa è di Del Toro, ma il leader resta Ayuso e la squadra lavora per lui, casomai Del Toro avesse qualche cedimento.

Prima tappa dopo il riposo (oggi) con quattro salite dure: cosa c’è da aspettarsi da Bernal e Carapaz?

Da quello che ho potuto vedere domenica, in alcuni momenti sembrava che si fossero messi d’accordo, nel senso di voler testare le condizioni degli avversari. Li ho visti entrambi molto molto brillanti in salita, hanno un’ottima gamba perché per fare ripetutamente quei cambi di ritmo, bisogna stare davvero bene. Nelle prossime tappe dure si inventeranno qualcos’altro per provare a riaprire la corsa.

Antonio Tiberi, 23 anni, è attualmente 7° in classifica a 3’02” da Del Toro, appena 1’36” dal podio
Antonio Tiberi, 23 anni, è attualmente 7° in classifica a 3’02” da Del Toro, appena 1’36” dal podio
Sei venuto al Giro con tante attese dei tifosi italiani e con il ritiro Ciccone, sei rimasto da solo. E’ qualcosa che pesa? Leggi i giudizi oppure vai avanti per la tua strada?

Sinceramente non leggo giudizi o critiche. Al contrario, quello che percepisco è che quando sono in gara lungo la strada ci sono tante persone che mi tifano e mi incoraggiano. E questo per me è la cosa più importante, perché mi dà la forza, il morale è la grinta per dare il massimo e cercare di fare il meglio di me stesso.

Del Toro e la UAE: verso la terza settimana senza paura

26.05.2025
5 min
Salva

Isaac Del Toro è al suo secondo giorno di riposo in maglia rosa. Rispetto a una settimana fa non c’è Juan Ayuso, al suo posto c’è Fabio Baldato. Isaac è seduto nel mezzo tra lui e Matxin. E’ chiaro che adesso il leader è lui. E tutto sommato, visto il distacco e visto come sta correndo, è giusto così. Perché far esporre anche lo spagnolo in questo caso?

Come sempre in casa UAE Emirates tutto appare tranquillo e sotto controllo, e le parole di Fabio Baldato sono una sentenza: «Quando si va forte in salita e si resta in cinquanta i nostri ci sono tutti». E’ sulla base di questa prova di forza, serenità e coesione che inizia la settimana decisiva per la maglia rosa. E che a Roma la porti Del Toro o Ayuso, sembra proprio impossibile sfilarla allo squadrone emiratino.

Da sinistra: Baldato, Del Toro e Matxin durante la videoconferenza di questo pomeriggio
Da sinistra: Baldato, Del Toro e Matxin durante la videoconferenza di questo pomeriggio

Parla Isaac

Tutti si interrogano sulla sua tenuta nella terza settimana. Ma il più tranquillo in tal senso sembra Matxin, il quale ricorda che Isaac ha già fatto la Vuelta lo scorso anno e, superati i problemi iniziali, poi nella terza settimana è andato bene. Certo, fare classifica è un’altra cosa, ma il messicano sembra esserci.

«Per me – dice Del Toro – quando questo inverno si è profilato il Giro d’Italia ho capito che era una grande opportunità e quindi mi sono subito preparato per essere in forma per questa importante gara. Per le grandi e lunghe salite io credo di essere pronto. Questa terza settimana sarà difficile per tutti. Ma abbiamo anche il miglior team per questo».

«Mi sento abbastanza bene, penso che sia una delle migliori forme della mia vita. Non so cosa aspettarmi da questa terza settimana, ma devo credere che posso farlo. Voglio essere intelligente, e cercare di fare il meglio con il team per gestire al meglio la classifica generale».

Del Toro è parso consapevole di quello che lo aspetta. Il messicano sa che in qualche modo è di fronte a qualcosa più grande di lui, ma non si lascia intimorire. Al tempo stesso è consapevole dei suoi mezzi. E avere una squadra così forte attorno lo tranquillizza in qualche modo.

«Isaac – interviene Matxin – è un ragazzo giovane, che va rispettato. Non gli va messa troppa pressione. Ma al tempo stesso è un ragazzo che sa vincere e anche alla Milano-Torino lo ha dimostrato. Sa mantenere i programmi, è ambizioso, sa farsi trovare pronto. Sin qui ha dimostrato di essere il corridore più forte del Giro. Lo difenderemo e lo aiuteremo. Siamo coerenti».

Una foto che dice molto: guardate le facce degli avversari e guardate la scioltezza di Del Toro, che intanto indossa la mantellina
Una foto che dice molto: guardate le facce degli avversari e guardate la scioltezza di Del Toro, che intanto indossa la mantellina

Senza paura

L’argomento “terza settimana” con un ragazzo di 21 anni in maglia rosa è stuzzicante. Di fatto, se questo Giro d’Italia è ancora aperto è proprio per questa incognita: tenuta con il passare delle tappe, salite lunghe, capacità di recupero.

«Sto facendo grandi passi nella mia carriera – continua la maglia rosa – devo crederci velocemente e sempre velocemente devo capire cosa sta succedendo nella mia vita. Stare qui è il sogno di tutti, ma voglio andare passo per passo. E anche se è un passo corto, voglio farlo nella direzione corretta. Sto imparando dai miei compagni, perché hanno molta più esperienza. Voglio seguirli, mi hanno aiutato molto».

Qualcuno gli fa notare che forse è meno novellino di quanto sembri. Alla fine in corsa si muove benissimo, sarà istinto, sarà che ha imparato in fretta (o che ha così tanta gamba che tutto gli riesce facile), ma ogni volta che qualche squadra si è mossa lui è stato un falco a piombare sugli attaccanti.

«Mi muovo bene? Ho bisogno di imparare – riprende Del Toro – sono nuovo per queste cose. L’altro giorno sapevo che avrebbero provato. Voglio sempre essere attento e nella posizione migliore per difendermi. Voglio vedere sempre cosa succede. Seguo l’istinto, ma anche la radio e voglio usare l’intelligenza». Testualmente aveva detto cabeza fría.

Diteci voi se sono parole di un novellino!

Baldato ha sottolineato la forza della UAE Emirates. Quando la corsa si fa dura loro ci sono sempre
Baldato ha sottolineato la forza della UAE Emirates. Quando la corsa si fa dura loro ci sono sempre

Squadrone UAE

Senza dubbio la UAE Emirates ha dimostrato di essere la più forte. Parla la classifica, parlano le tappe e come vengono gestite. Quando Baldato diceva che se il gruppo resta di 50 corridori e i suoi ci sono tutti, diceva la verità. E davvero non è poco ai fini del controllo della corsa.

E questo vale anche per la gestione di Ayuso, sia pensando a quanto successo verso Asiago, sia in ottica terza settimana. Sulle montagne venete lo spagnolo non è parso super brillante. Come è gestito?

«Ma no – dice Baldato – quello che ho detto vale anche per Ayuso. Ieri Juan ha seguito chi ha attaccato. Abbiamo corso compatti, abbiamo cercato di stare uniti, di stare davanti. C’erano 27 corridori sull’ultima salita e l’idea era di proteggere il leader e di stare tutti insieme. Questa è la nostra mentalità.

«Roglic? Adesso i rivali più pericolosi sono Carapaz, che è davvero forte e attacca in ogni momento. Simon Yates, che è un ragazzo esperto. E poi penso anche ai due ragazzi della Bahrain-Victorious: Tiberi e Caruso. Damiano è davvero forte, lo so bene. E’ sempre pronto a sfruttare le situazioni. Ma come ho detto prima, è importante per noi rimanere il più possibile vicino al nostro leader, Isaac».

Quando poi arriva la fatidica domanda sui ruoli e su chi sarà definitivamente il leader della UAE Emirates, terminano i 15 minuti di videoconferenza. Però alla fine in questa occasione sono stati più chiari di altre volte: si sono sbilanciati a favore di Del Toro.

Noi l’abbiamo già detto: ormai sarà la strada a parlare. Possiamo aggiungere che Del Toro, quando ci sono state le domande in spagnolo, ha apertamente detto che lui adesso è in una posizione favorevole: «Gli altri ovviamente proveranno ad attaccarmi, ma io mi trovo in una posizione in cui devo difendermi».

Lidl-Trek, Enervit e il puzzle del recupero dopo il traguardo

26.05.2025
5 min
Salva

Parola d’ordine recupero, specie in un Grande Giro. Fino alla noia preparatori, commentatori tecnici, medici… ci ripetono che il vero uomo da corse a tappe si vede dalla sua capacità di recupero, sia sul momento che nell’arco delle settimane. E un buon recupero, oggi più che mai, parte dall’integrazione post gara. Un’integrazione però che a sua volta parte in gara. Per saperne di più siamo andati in casa Lidl-Trek, dove ci si affida ad una storica azienda italiana d’integratori: Enervit (in apertura foto Twila Federica Muzzi).

Ne abbiamo parlato con Jolien Vandemoortele, una delle sport dietist, della squadra diretta da Luca Guercilena. A quanto pare loro il recupero lo stanno gestendo alla grande visto che hanno vinto oltre un terzo delle tappe disputate sin qui!

Vandemoortele indica subito i prodotti maggiormente coinvolti nel protocollo di recupero: «Questi sono: il Magic Cherry, il Recovery Drink (carboidrati e proteine), il nuovoPost Workout con BLG-100 (Beta-Lactoglobulina). E non vanno dimenticate gel e barrette che si usano durante la corsa. Il quadro si completa con barrette proteiche e alimenti veri, gestiti dal team di cuochi a seconda dei fabbisogni individuali e dei programmi del giorno successivo. Ma tutto parte da lì: dal Magic Cherry e da una strategia ben chiara».

Il brand lombardo propone ai suoi team, tra cui la Lidl-Trek, una vasta gamma di prodotti (foto Instagram)
Il brand lombardo propone ai suoi team, tra cui la Lidl-Trek, una vasta gamma di prodotti (foto Instagram)

Il supporto di Enervit

Particolare attenzione viene data al Magic Cherry, una delle novità più interessanti tra le proposte Enervit: è una bevanda naturale concentrata, ricca di antiossidanti e componenti antinfiammatori, fondamentale per abbattere i danni muscolari e favorire il recupero dopo gli sforzi estremi. .

Il Recovery Drink, è un prodotto sviluppato ad hoc per il team, con un equilibrio mirato di carboidrati e proteine per rifornire le scorte di glicogeno e riparare il tessuto muscolare. In alternativa, si usa anche una versione senza carboidrati, più leggera, pensata per chi non ha speso energie in modo importante. In alcune tappe entra in scena anche il nuovo Post Workout con BLG-100, che offre una proteina ad alta biodisponibilità, particolarmente efficace nel promuovere la sintesi muscolare in fase di recupero.

Su questi tre prodotti si basa principalmente la strategia di recupero degli atleti della Lidl-Trek. Vediamo come vengono impiegati.

Un buon recupero parte da una buona alimentazione in corsa
Un buon recupero parte da una buona alimentazione in corsa
Jolien, voi in Lidl-Trek usate prodotti Enervit: quali sono coinvolti nel recupero?

Anche per il recupero noi usiamo la gamma di prodotti Enervit. Si parte sempre con il Magic Cherry alla fine della corsa, poi arriva immediatamente uno shake di recupero. Usiamo tre tipi di shake: uno proteico senza carboidrati, uno specifico per il team con una combinazione di carboidrati e proteine, e poi il nuovo shake con Beta-Lactoglobulina, un prodotto molto interessante che Enervit ha appena lanciato sul mercato. Infine abbiamo sempre barrette proteiche nel bus, che a volte usiamo durante il trasferimento verso l’hotel.

Come vengono utilizzati nel post gara?

Questi prodotti sono usati subito dopo la corsa. Il Magic Cherry è il primo: viene dato immediatamente dopo il traguardo. Il massaggiatore che va all’arrivo ha anche gli shake già pronti: prima il Magic Cherry, poi una bevanda in polvere ricostituita con acqua, infine lo shake di recupero.

Le quantità sono uguali per tutti?

Dipende molto dalla tappa: quanto è stata dura, qual era il ruolo del corridore quel giorno, se ha dovuto lavorare tanto o se è rimasto protetto. E poi dipende anche dalla tappa successiva: se è un giorno di riposo o una frazione particolarmente impegnativa, o anche da quanto è lungo e faticoso il trasferimento.

La confezione del Magic Cherry: spesso è disciolto nelle bottigliette che i massaggiatori distribuiscono già sul traguardo (si nota nella foto di apertura)
La confezione del Magic Cherry: spesso è disciolto nelle bottigliette che i massaggiatori distribuiscono già sul traguardo (si nota nella foto di apertura)
Incide anche il peso del ciclista?

Il peso dell’atleta gioca un ruolo, soprattutto nei pasti veri e propri, cioè nel pasto di recupero. Lì adattiamo la quantità di carboidrati e proteine a seconda della massa corporea. Ma nella fase di recupero immediato con gli integratori no, le dosi sono abbastanza standardizzate, salvo casi particolari.

Quanto è importante il Magic Cherry in questo caso? Spesso vediamo queste bottigliette contenenti il liquido viola…

E’ diventato fondamentale. Non solo per noi, ma per molte squadre WorldTour. E’ difficile oggi vedere una zona arrivo senza “cherry juice”: è la prima cosa che diamo agli atleti appena tagliano il traguardo…

Perché è dunque così importante?

Perché ha un forte effetto antiossidante e antinfiammatorio: aiuta a ridurre il danno muscolare, il dolore e accelera i tempi di recupero. Inoltre è gradevole al gusto: quello di Enervit non ha zuccheri aggiunti, è dolce al punto giusto e molto più piacevole da bere dopo ore passate a ingerire carboidrati e alimenti dolci.

Anche i carboidrati giocano un ruolo nel recupero post gara (foto Facebook – Enervit)
Anche i carboidrati giocano un ruolo nel recupero post gara (foto Facebook – Enervit)
Chiaro…

Un altro aspetto importante è che migliora l’idratazione: essendo un liquido contribuisce a reintegrare i liquidi persi. Sono tutti aspetti che hanno un’influenza diretta sul recupero e che ci aiutano molto a gestire la sequenza di tappe in un grande Giro.

Un recupero molto capillare, insomma…

Un recupero dove entrano in gioco diversi elementi: gli shake, le barrette, i pasti preparati dai cuochi e la collaborazione stretta con Enervit. Tutto si incastra come in un puzzle. E’ molto utile avere Enervit come partner perché ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno per curare al massimo questo processo.