Champoluc e Sestriere: viaggio con Garate nei piani di Carapaz

29.05.2025
5 min
Salva

MORBEGNO – Garate ricorda che al Giro del 2005 nella scia di Simoni, Di Luca e Rujano dopo il Colle delle Finestre e verso Sestriere c’era anche lui. Lo stesso finale di tappa che i corridori del Giro affronteranno sabato. Per Carapaz, unico attaccante abbastanza cattivo da far tremare Del Toro e già vincitore di una tappa, l’esperienza del suo direttore sportivo sarà molto importante. Sta per arrivare l’ora della partenza della tappa numero 18 e i pullman sono parcheggiati a quasi tre chilometri dal foglio firma. Per cui i corridori si vestono, vanno a firmare e poi tornano per finire di prepararsi.

Nel mattino in cui Carapaz compie 32 anni (in apertura la risposta agli auguri del pubblico), il Giro riparte dal basso e dall’estate. Temperatura oltre i trenta gradi che, pensando alle prossime due giornate di montagna, ricordano i proverbi degli anziani sulle tappe corse con il primo caldo. Richard si è affacciato per un secondo dal pullman, passando i pantaloncini a Stefano Del Cas, massaggiatore italiano della EF Education-EasyPost. Subito dopo dal grosso mezzo rosa è sceso Juan Manuel Garate, direttore sportivo, professionista dal 2000 al 2014 con tre sole squadre: la Lampre, la Quick Step e poi la Rabobank, diventata Belkin quando la banca olandese uscì dal ciclismo. Per questo il basco di Irun, 49 anni compiuti ad aprile, parla così bene l’italiano e può guidarci nel Giro di Carapaz che per molti è l’unica alternativa credibile per la maglia rosa di Del Toro.

Juan Manuel Garate è basco di Irun, ha 49 anni, è il diesse della EF Education-EasyPost al Giro
Juan Manuel Garate è basco di Irun, ha 49 anni, è il diesse della EF Education-EasyPost al Giro
Ti aspettavi di essere a questo punto del Giro con Richard sfidante più accreditato di Del Toro?

A dir la verità è veramente quello che mi aspettavo, quello per cui abbiamo lavorato da lontano. L’obiettivo Giro è cominciato a settembre. Non è una sorpresa che Richard sia lì, ma sappiamo anche che strada facendo può succedere di tutto. Ora siamo nella situazione ideale, alla fine del Giro, ancora con opzioni per vincerlo. E’ quello che volevamo, quello che abbiamo preparato. Abbiamo le gambe e siamo stati fortunati, nonostante un paio di cadute di troppo di cui avremmo fatto a meno.

Le due tappe che arrivano vanno pensate o vanno fatte a testa bassa ogni giorno?

Vanno pensate, ovviamente. Quando hai 5.000 metri di dislivello, non puoi non pensare. In più siamo alla fine di un Giro duro e i ragazzi sono tutti stanchi, non solo i miei. Ci aspettano salite che penso siano adatte a Richard: salite lunghe con pendenze non impossibili. Sono le tappe che volevamo per chiudere il Giro d’Italia. Lui sta bene, è molto motivato, molto brillante.

Però ieri sulle Motte, Del Toro lo ha messo alle corde.

Quell’ultima salita di 3 chilometri non era la più adatta a lui e per fortuna di strappi simili non ce ne sono più. Per cui siamo ottimisti.

Quarta tappa del Giro, quella con San Pellegrino in Alpe e arrivo a Castelnovo ne’ Monti: Carapaz vince e guadagna sicurezza
Quarta tappa del Giro, quella con San Pellegrino in Alpe e arrivo a Castelnovo ne’ Monti: Carapaz vince e guadagna sicurezza
L’altro giorno Bernal ha fatto corsa parallela con voi, pensi ci sia qualcuno che può darvi una mano oppure sarà uno scontro testa a testa?

Alla fine la situazione dalla corsa può cambiare tantissimo. C’è chi vuole fare la top 10, c’è chi ancora deve raggiungere una top 5. C’è chi pensa che magari salteremo noi, quindi ha interessa a fare il forcing. Pellizzari sta venendo su bene e lui sogna di vincere una tappa e di trovare una classifica migliore. Alla fine sono piccole cose che nei momenti importanti della corsa possono far andare le cose dalla tua parte o dalla parte opposta. La situazione è tale per cui alla fine se un corridore si trova al momento giusto nel posto giusto, può cambiare il destino della corsa.

La squadra è in forma per aiutare Richard?

Ne abbiamo sempre uno davanti, i ragazzi stanno correndo bene. Quando sappiamo che siamo un po’ in difficoltà, anticipiamo. Quando sappiamo che la corsa va a rompersi in un determinato punto, proviamo di anticiparlo per avere un corridore più avanti. Finora è stato sempre così e abbiamo mosso la corsa quando veramente contava per noi. Mentre per il resto del tempo, lo tengono protetto e non ci siamo fatti vedere più di tanto.

Quale delle prossime due tappe è più adatta a Carapaz?

Insomma, tutte e due! La strada che porta a Sestriere io l’ho fatta nel 2005, quando sono rimasto dietro Di Luca, Simoni e Rujano, che poi vinse: non finisce mai. Anche se le pendenze non sono alte, quella vallata e quella strada, che sembra che non tiri, in realtà sono come le sabbie mobili: non ne vieni fuori. La tappa di domani invece sono 5.000 metri dislivello e questo richiederà una fatica molto alta che penso sia più adatta a “Richie”. E poi ovviamente il Colle delle Finestre ne metterà uno per parte e ciascuno andrà su praticamente per conto suo.

Carapaz ha fatto delle ricognizioni sul percorso delle due tappe?

No, non abbiamo fatto delle recon. Io le ho fatte, le ricordo e so di cosa stiamo parlando. Bisognerà valutare il nostro momento e il momento degli altri. E soprattutto dovremo correre con intelligenza. Di certo nei prossimi due giorni ci si gioca il Giro d’Italia.

Il Giro finora, fra Van Aert e Caruso, secondo TurboPaolo 

29.05.2025
5 min
Salva

Nella scorsa edizione del Giro d’Italia TurboPaolo era parte integrante della Lidl-Trek. Un rapporto che, però, dopo la scorsa stagione si è interrotto. Ma questo non è bastato per tenere lontano l’eclettico influencer novarese – appassionatissimo di ciclismo – dalla Corsa Rosa. Lo raggiungiamo al telefono mentre è Cesano Maderno, l’arrivo di tappa di oggi.

Il villaggio d’arrivo è un parco giochi in cui ci si trova immediatamente a proprio agio
Il villaggio d’arrivo è un parco giochi in cui ci trova immediatamente a proprio agio
TurboPaolo, che ci fai a Cesano Maderno? 

In questo momento sto cercando un modo per attraversare la ferrovia, sembra che a Cesano Maderno non abbiano ancora inventato i sottopassi. Ma ce la farò. A parte questo sono qui all’arrivo di tappa per fare dei contenuti per Telethon.

Che tipo di contenuti?

Farò dei video per sensibilizzare le persone a destinare il 5×1000 a Telethon. Loro sono Charity Partner del Giro, quindi mi hanno coinvolto. Ne farò uno oggi poi un altro sabato, sulla salita del Colle delle Finestre. L’idea è di interpretare uno che con la scusa di fare la beneficenza poi in realtà va a fare una cosa che interessa a lui.

La Lidl-Trek, con Pedersen in testa, sta correndo un grande Giro nonostante l’assenza di TurboPaolo. E secondo l’influencer non è un caso
La Lidl-Trek, con Pedersen in testa, sta correndo un grande Giro nonostante l’assenza di TurboPaolo. E secondo l’influencer non è un caso
Uno scenario che non sembra troppo dissimile dalla realtà… 

Infatti no. A me vengono bene i video in cui fingo il meno possibile.

Togliamoci subito il pensiero: la Lidl-Trek ti ha messo fuori rosa e sta correndo un grande Giro. 

Proprio quest’anno che non mi hanno riconfermato fanno la stagione perfetta. Vedo un grande feeling tra i ragazzi, molto spirito di squadra. Forse è anche un po’ merito mio, perché finché c’ero anch’io c’erano troppi galli nel pollaio, la mia partenza ha sicuramente aiutato nella coesione. A parte gli scherzi, stanno facendo davvero un bellissimo Giro. Mi piace molto Pedersen perché è fortissimo ed è un bel… bisteccone, cosa che io non posso che apprezzare. E poi la sua bici è la più bella di tutto il gruppo. 

Come ti sta sembrando questo Giro d’Italia?

All’inizio devo dire che ero un po’ disorientato vedendo la start list. Ma alla fine è più godibile così, senza un dominatore unico, con tutti che attaccano sempre. Poi vedere Van Aert vincere a Siena in Piazza del Campo è stato il massimo.

La vittoria di Van Aert a Siena, il momento preferito di TurboPaolo in questo Giro (almeno finora)
La vittoria di Van Aert a Siena, il momento preferito di TurboPaolo in questo Giro (almeno finora)
TurboPaolo, sei un tifoso di Van Aert?

Un po’ come tutti, credo. Anche se la cosa che mi piace di più lui sono i suoi capelli. Sono sempre perfetti, anche dopo una tappa durissima come quella degli sterrati. Si toglie il casco e ha il ciuffo perfetto, incredibile.

Altre cose che ti hanno colpito finora?

Riflettevo sul fatto che Roglic si è rivelato il più grande troll del ciclismo moderno. Ha fatto credere a tutti di essere lo strafavorito e invece poi non è mai stato della partita. Forse l’ha fatto apposta, per attirare l’attenzione su di sé e lasciare tranquillo Pellizzari, il vero capitano della squadra. A proposito, vorrei far notare che ho già sentito accostare la parola “predestinato” a Pellizzari. Poverino.

Che dici della UAE che si è mostrata finalmente (almeno un po’) vulnerabile? 

Insomma, mica tanto. Hanno perso per strada Ayuso, ma sono comunque in maglia rosa… Se non è zuppa è pan bagnato, mi viene da dire.

Uno dei contenuti postati da TurboPaolo al Giro 2024, quando indossava la maglia della Lidl Trek
Uno dei contenuti postati da TurboPaolo al Giro 2024, quando indossava la maglia della Lidl Trek
Dove segui le tappe, sulla Rai o su Eurosport?

Rai. Il mio commentatore preferito è Stefano Rizzato che fa la cronaca dalla moto. Fosse per me gli farei condurre anche Sanremo. Poi a volte mi fa un po’ ridere il tentativo di romanticizzare a tutti i costi il ciclismo, con risultati a volte, diciamo, un po’ ridicoli. Come fossero dei soldati al fronte e non ragazzi che vanno in bicicletta. Ma, detto questo, continuo a seguirlo sulla Rai.

Hai detto che sabato andrai sul Colle delle Finestre, l’ultima grande salita di questo Giro. Che scenario ti immagini?

Campanilisticamente mi piacerebbe vedere una grande azione di Caruso che fa il numero a fine carriera. Più realisticamente sarebbe bello che Simon Yates mettesse nel sacco tutta la UAE. Lui mi sta molto simpatico, in generale mi piacciono i gemelli Yates. Pensa che bello sarebbe se prendesse la maglia rosa nello stesso posto in cui l’ha persa nel 2018, sarebbe un bellissimo riscatto, una storia cinematografica. Tu invece?

Simon Yates e Isaac Del Toro, i favoriti per la vittoria finale secondo TurboPaolo
Simon Yates e Isaac Del Toro, i favoriti per la vittoria finale secondo TurboPaolo
La mia imparzialità non mi permetterebbe di rispondere. Ma non mi dispiacerebbe una piccola grande impresa di Derek Gee. Torniamo a noi, cioè a te. TurboPaolo, chi lo vince questo Giro?

Secondo me lo vince Del Toro. Mi piace molto come corre, anche ieri per esempio, che dopo la mezza crisi di due giorni fa ha subito risposto alla grande. Ha talento e carattere, e molto potenziale comunicativo credo, anche più di Ayuso. Mi è piaciuta un’intervista di qualche giorno fa, in cui gli hanno detto che sembra non far fatica, e lui invece ha risposto che la fa eccome. Gran bravo ragazzo Del Toro, tifo per lui.

Quindi non per Simon Yates?

Tutti e due dai. Una maglia rosa condivisa a Roma, sarebbe bellissimo.

Cycling Stars Criterium: grande festa nelle Colline del Prosecco

29.05.2025
5 min
Salva

Nel cuore pulsante delle Colline del Prosecco, patrimonio UNESCO, torna protagonista il grande ciclismo con il Cycling Stars Criterium, una manifestazione capace di fondere lo spettacolo sportivo con la promozione del territorio. Giunta alla sua quarta edizione a Pieve di Soligo (Treviso), l’evento si conferma come un appuntamento imperdibile per gli appassionati delle due ruote, grazie a una sinergia vincente tra sport, istituzioni e aziende del territorio.

Il Cycling Stars Criterium non è una semplice corsa. E’ un momento di celebrazione, condivisione e spettacolo, pensato per avvicinare il pubblico ai grandi nomi del ciclismo internazionale. A poche ore dalla conclusione del Giro d’Italia, le strade delle Colline del Prosecco si animano con la presenza dei campioni, pronti a regalare emozioni in un’atmosfera festosa e autentica. Il contatto diretto tra atleti e tifosi è il tratto distintivo dell’evento, capace di riportare il ciclismo alle sue radici popolari, in un contesto di straordinaria bellezza paesaggistica.

Il Criterium raggruppa realtà economiche locali che vedono in esso una grande promozione (foto Cycling Stars Criterium)
Il Criterium raggruppa realtà economiche locali che vedono in esso una grande promozione (foto Cycling Stars Criterium)

Il territorio fa squadra

Dietro il successo del Criterium c’è una rete compatta di istituzioni e aziende che credono nel valore dello sport come motore culturale, economico e turistico. In prima linea la Regione Veneto, il Comune di Pieve di Soligo e l’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, impegnate nel sostenere iniziative in grado di valorizzare il patrimonio locale.

«Il Cycling Stars Criterium – ha dichiarato Marina Montedoro, Presidente dell’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco – è molto più di un evento sportivo: è una vetrina per il nostro territorio, per le sue eccellenze e per la sua vocazione all’accoglienza. Siamo davvero orgogliosi di contribuire alla crescita di una manifestazione che rappresenta al meglio la nostra identità culturale e paesaggistica».

Ci sarà Bettiol? Lui è Velasco, dopo il Giro 2024 in maglia tricolore (foto Cycling Stars Criterium)
Ci sarà Bettiol? Lui è Velasco, dopo il Giro 2024 in maglia tricolore (foto Cycling Stars Criterium)

Enogastronomia e ciclismo

A sottolineare il legame tra ciclismo e territorio, anche quest’anno farà tappa al Criterium il Festival Cucina Veneta Tour – Eccellenze Venete, con il suo food truck che proporrà specialità della tradizione locale. Un’occasione per raccontare l’anima gastronomica del Veneto, in un connubio perfetto tra sapori autentici e performance sportive. La promozione dell’enogastronomia regionale rappresenta un valore aggiunto dell’evento, trasformando il Criterium in un’esperienza completa per il pubblico. Una giornata all’insegna dello sport, ma anche del gusto e della convivialità.

Accanto alle istituzioni, un ruolo chiave è svolto dagli sponsor che con entusiasmo rinnovano il loro supporto alla manifestazione. Tra i principali partner si conferma Banca Prealpi, da sempre vicina al tessuto sociale e sportivo locale, insieme a Naturelle – Gruppo Eurovo, un vero riferimento nazionale nel settore alimentare. A sostenere il progetto anche marchi simbolo della qualità produttiva veneta, come Bocon, Micrometal, Banca Mediolanum, Azienda Agricola Luca Ricci, Latteria Soligo e Cà del Poggio, iconica salita tanto amata dai ciclisti e celebre anche per la sua offerta enogastronomica.

Organizza l’Unione Ciclistica Giorgione

Alla base del successo del Criterium ci sono l’impegno e la competenza dell’Unione Ciclistica Giorgione, storico partner dell’evento che, anche in questa edizione, ha messo in campo tutta la propria esperienza per garantire un’organizzazione fluida e sicura.

«Il Cycling Stars Criterium è una vera festa popolare – ha sottolineato Enrico Bonsembiante, ideatore e organizzatore della manifestazione – una celebrazione autentica dello sport e delle eccellenze locali. Ogni singolo sponsor, ogni partner, ogni volontario contribuisce a rendere questo evento unico. E’ una squadra che lavora con passione per valorizzare il territorio attraverso il ciclismo».

Il successo del Cycling Stars Criterium dimostra come lo sport possa essere un efficace strumento di promozione territoriale, capace di attivare sinergie tra mondi diversi ma complementari: quello sportivo, istituzionale e imprenditoriale. Con numeri in crescita, e una partecipazione sempre più ampia, l’evento guarda già alle prossime edizioni, con l’ambizione di diventare un punto di riferimento nel panorama del ciclismo italiano ed europeo.

Le Colline del Prosecco si confermano ancora una volta scenario d’eccellenza, non solo per i turisti e gli amanti del buon vino, ma anche per chi vive la passione per le due ruote. Un territorio che pedala compatto, facendo squadra per promuovere bellezza, sport e tradizione.

Cycling Stars Criterium

Segato, il sogno all’Itzulia e la nuova consapevolezza

29.05.2025
5 min
Salva

Per Gaia Segato la trasferta in Spagna è stata intensa e piena di esperienze. Ben 9 gare in 12 giorni, con alcuni picchi interessanti e una maglia azzurra che l’ha fatta anche sognare per un po’. La maglia di leader della classifica delle giovani alla Itzulia Women, prova WorldTour, vestita fino all’ultima tappa. Poi la frazione finale l’ha vista perdere terreno, chiudere quarta fra le più giovani ma comunque prima italiana nella classifica assoluta. La settimana dopo, a Burgos, settima sempre fra le giovani, chiudendo una parentesi  nel complesso positiva.

E’ chiaro che la prima delle due importanti corse a tappe le ha regalato emozioni maggiori. Non si può dimenticare che la Segato, in gara con la BePink Imatra Bongioanni si è trovata a competere con tutti gli squadroni del WorldTour e non si può negare che la ventunenne trevigiana abbia saputo destreggiarsi in mezzo a tante campionesse. A favorirla, almeno nella prima delle due corse, anche la sua conformazione.

La trevigiana insieme a Sigrid Corneo, diesse della BePink, chiamata a una lunga trasferta in Spagna
La trevigiana insieme a Sigrid Corneo, diesse della BePink, chiamata a una lunga trasferta in Spagna

«Era una corsa semplice – racconta la veneta – tre tappe in tutto e nella prima siamo arrivate in gruppo, ma io avevo potuto sfruttare il terzo posto preso a un traguardo volante che mi era valso due secondi di abbuono. Ne ho fatto tesoro per le prime due tappe. Alla domenica è stata difficile, sono stata anche sfortunata per un problema che mi ha fatto perdere il gruppo delle prime e più forti, ma sono stata contenta per il fatto che non ho mollato, anche mentalmente, infatti ho chiuso comunque soddisfatta cella prestazione nel suo complesso».

Era un contesto dei più elevati, la corsa basca come anche quella successiva a Burgos, con tutte le campionesse del WorldTour. Che cosa hai provato?

E’ sempre emozionante correre a quei livelli, contro campionesse assolute, ma io le affronto senza alcun timore reverenziale. E’ proprio questo che mi ha incoraggiato: mi sono accorta che sono più vicina a loro come rendimento, anche alle grandi come Vollering e Reusser anche se è indubbio che una differenza sostanziale c’è ancora. Ma questo mi stimola a fare di più, a impegnarmi per ridurre sempre di più quel gap e raggiungere gli obiettivi che ho in mente. Vestire quella maglia ha significato molto per me perché era una corsa di livello molto alto e credo in quelle due giornate di averla onorata al meglio.

La fuga del primo giorno, con Coston (FRA) e Ragusa, ha favorito la sua conquista della maglia
La fuga del primo giorno, con Coston (FRA) e Ragusa, ha favorito la sua conquista della maglia
Ti aspettavi di essere a quel livello, considerando anche la differenza di peso specifico fra i vostri team?

Non pensavo sinceramente di essere così vicina, anche se devo dire che a conti fatti il team non mi fa mancare nulla e mi ha sempre fatto sentire la sua fiducia. Questo mi aiuta molto, mi fa sentire più serena in corsa. Certamente rispetto allo scorso anno c’è stata una crescita, mi sento più presente a me stessa in gruppo, è diventato più naturale anche pedalare al fianco di gente come Vollering. E’ bello vedere come si cresce.

E’ innegabile però che gareggiare in prove simili è diverso rispetto alle gare nazionali…

Non c’è dubbio. Cambia molto, soprattutto la gestione della corsa: se nelle corse open ci troviamo spesso a dettare la strategia, lì soffriamo l’inferiore peso specifico e quindi non abbiamo noi l’iniziativa, ma questo significa che ci possono ritagliare degli spazi, si possono sfruttare le situazioni. Ad esempio noi avevamo nei nostri piani l’andare in fuga e nella prima tappa, dove ho conquistato l’abbuono, ci eravamo riuscite.

Gaia Segato in maglia azzurra, leader delle giovani all’Itzulia Women. Persa solo all’ultima tappa
Gaia Segato in maglia azzurra, leader delle giovani all’Itzulia Women. Persa solo all’ultima tappa
Corse, soprattutto quella basca, dove non c’era tantissima salita che è un po’ il tuo pane…

E’ vero e per questo i risultati mi danno coraggio perché io mi vedo molto come una specialista di corse a tappe. Per questo però serve anche crescere sul passo, a cronometro e io di quel tipo di corse ne ho fatte ancora troppo poche. La mia resistenza e la mia crescita nel corso dei giorni ci sono comunque, anche in un tour de force come quello iberico mi sentivo meglio a ogni tappa. E’ quella la mia dimensione.

Che cosa ti porti dietro, prescindendo dalle tue prestazioni?

Tante cose. Ad esempio la  percezione della qualità organizzativa, veramente di alto livello, poi lo stato delle strade spagnole quasi impeccabili, dove non ci sono buche e rischi.

Per la veneta finora 22 giorni di gara, risultando sempre fra le migliori giovani
Per la veneta finora 22 giorni di gara, risultando sempre fra le migliori giovani
E guardando le avversarie?

Credo che in questo momento Demi Vollering sia un gradino sopra tutte le altre. Anche in una corsa particolare come quella basca ha fatto la differenza nell’ultima tappa con un’azione di forza che è stata incontenibile. E’ un parametro per tutte noi, per me in particolare

Prestazioni come quella basca hanno acceso i fari dell’attenzione sul tuo nome anche da parte di qualche team della massima serie. Ti aspetti qualche contatto?

E’ chiaro che quella è l’aspirazione di tutte, ma io per ora non voglio pensarci perché credo che per arrivarci devo ancora crescere. Io non voglio firmare un contratto WT, voglio “essere” una ciclista da WT, ossia una che se lo merita. Voglio una carriera lunga e per questo non devo bruciare le tappe. Intanto penso ad andare avanti e continuare a mettermi in mostra, anche perché vorrei meritarmi una chance azzurra per il finire dell’estate…

Bernal e la dura rincorsa per riunire le gambe con la mente

29.05.2025
6 min
Salva

BORMIO – Dodicesimo a 1’10” da Del Toro, Egan Bernal non riesce ancora a essere continuo. Il Mortirolo lo ha visto faticare più di quanto ci saremmo aspettati. E’ evidente che il colombiano sia sulla via del recupero, ma ancora manca qualcosa. Per la Ineos Grenadiers il bilancio è tuttavia positivo. Le loro storie sono intrecciate. L’incidente di Bernal ha privato la squadra del suo ultimo vincitore del Tour, aprendo per i britannici due stagioni di siccità, con la sola parentesi del Giro di Tao, passato nel frattempo alla Lidl-Trek.

Lo spiega molto bene Zak Dempster, direttore sportivo classe 1987, arrivato nel 2023 sull’ammiraglia della squadra britannica. E’ lui al Giro il riferimento di Bernal ed è lui a spiegare alcuni passaggi e ad offrirci diverse prospettive. «Se davvero il suo corpo gli permetterà di fare ciò che la sua mente vuole – dice – allora potrebbe essere davvero speciale».

Qualche giorno fa, Egan ha detto: «Siamo il Team Ineos, dobbiamo fare qualcosa!». Che cosa intendeva?

Penso che questa squadra abbia una storia gloriosa basata sulla vittoria. Quindi l’obiettivo deve sempre essere vincere ed è per questo che siamo qui e faremo tutto il necessario per cercare di raggiungere questo obiettivo.

Ti aspettavi di nuovo Bernal a un livello così alto?

Penso che abbia avuto un inizio davvero sfortunato. Veniva dalla Colombia, dove ha accumulato molta fiducia. Si è allenato senza il mal di schiena e, ad essere sinceri, si sentiva al settimo cielo. E anche noi avevamo piena fiducia in questo processo. Siamo arrivati in Catalogna e lui era ancora molto cauto a causa della clavicola, temendo di essere rientrato troppo presto. E da lì abbiamo mantenuto il piano di rimandarlo in Colombia per prepararsi, come stabilito inizialmente. E’ stato un rischio.

Col fiato strozzato dopo l’arrivo di Monte Berico, in cui ha chiuso 10° a 5 secondi
Col fiato strozzato dopo l’arrivo di Monte Berico, in cui ha chiuso 10° a 5 secondi
Perché?

Abbiamo discusso se includere il Tour of the Alps o il Romandia o qualcosa del genere. Poi abbiamo deciso di no, di avere fiducia che si sarebbe preparato nel modo giusto e penso che nelle ultime due settimane i segnali siano stati davvero buoni. Abbiamo sempre creduto che se tutto fosse andato bene, avrebbe potuto lottare per un risultato.

Trovi che in squadra si sia ricreata la mentalità del Team Sky di leader fortissimi come Froome e il gruppo tutto per loro?

E’ diverso, quella del Team Sky è una lunga storia. Ci sono ancora in giro delle persone che c’erano già allora, ma io ad esempio sono relativamente nuovo nella squadra. Sono nella mia terza stagione e penso che l’anno scorso non sia andata proprio bene. Bisogna essere realisti, gli ultimi tre mesi si sono trascinati a dismisura e questo alla fine ci ha aiutato a forzare il cambiamento.

La Ineos Grenadiers è stata rifondata. Qui Heiduk e dietro Castroviejo, che a fine anno lascerà il ciclismo
La Ineos Grenadiers è stata rifondata. Qui Heiduk e dietro Castroviejo, che a fine anno lascerà il ciclismo
In che modo?

Abbiamo fatto discorsi chiari perché finalmente tutte le persone che lavorano per questa squadra vogliano fare parte di qualcosa di speciale. Quest’inverno abbiamo riflettuto, abbiamo parlato di come corriamo, di come vogliamo comportarci. Abbiamo apportato anche alcuni cambiamenti in alcuni processi di preparazione.

E ha funzionato?

Abbiamo fatto un’analisi approfondita di cosa stiamo facendo. Ed è stato davvero bello vedere che ciò di cui abbiamo parlato è stato messo in pratica. Non è tutto perfetto, perché commettiamo errori e dobbiamo accettarlo. Ma allo stesso tempo, penso che possiamo essere davvero orgogliosi della mentalità e dello spirito che abbiamo portato. Ritengo che se continuiamo così – pensando in modo critico e valutando come stiamo andando e prendendo decisioni basate sulla vittoria – allora creeremo tutti qualcosa di cui essere davvero orgogliosi. In realtà lo stiamo già facendo.

Arensman sta vivendo la sua classifica personale, ma potrebbe mettersi a disposizione di Bernal
Arensman sta vivendo la sua classifica personale, ma potrebbe mettersi a disposizione di Bernal
Vedi Bernal come un leader o deve ancora guadagnare la fiducia dei compagni?

E’ un leader, per le sue azioni o quello che dice. Le sue parole hanno peso nei meeting. Abbiamo Arensman che è arrivato sesto in due Grandi Giri ed è uno che nella terza settimana si comporta bene come i migliori. Quindi abbiamo due carte da giocare e le manterremo, ma è probabile che uno dei due dovrà sacrificare il suo risultato per l’altro. Questa è una delle cose che ci stanno a cuore come squadra. Si fidano l’uno dell’altro, comunicano apertamente e gareggiano per vincere. Quindi sono sicuro che a un certo punto quella decisione arriverà e non peserà.

Parliamo di Egan: il suo ritorno sta nelle gambe o anche nella mente?

Penso davvero che se il suo corpo gli permetterà di fare ciò che la sua mente vuole, allora ne vedremo delle belle. Ha avuto forti problemi di mal di schiena: dopo l’incidente con il pullman, è fortunato a poter ancora camminare, figuriamoci correre. E’ stato un processo lungo e frustrante per lui, perché non sai mai cosa ti riserverà la vita. Ma da come l’ha gestita, ne è uscito più resiliente che mai

Bernal è al Giro mostrando finalmente sprazzi della vecchia intraprendenza
Bernal è al Giro mostrando finalmente sprazzi della vecchia intraprendenza
L’hai visto cambiare durante l’anno a fronte dei miglioramenti?

Sì, penso che lui sia ansioso di essere lì davanti e ha aspettato davvero tanto per tornarci. Era lì ogni settimana a competere con i migliori. Quando ha vinto il primo Tour, la maggior parte di noi era convinta che avrebbe continuato a vincerne altri. Poi ha vinto il Giro ed è stato chiaro che Egan fosse uno di quei 3-4 corridori più forti del gruppo. Ma la vita ti lancia delle sfide ed il suo è stato un lungo processo per tornare. In queste ultime tappe lo vedo desideroso di godersi il fatto di essere lì. Ma allo stesso tempo è un killer.

Un killer?

Ci dimentichiamo di come fosse all’inizio della carriera: competitivo con i migliori su finali di potenza e cose del genere. Ma penso che questi istinti si affineranno e quel giorno inizierà a ottenere anche delle vittorie.

Non è passata salita in cui Bernal non abbia provato ad attaccare Del Toro, che è stato però pronto a rispondere
Non è passata salita in cui Bernal non abbia provato ad attaccare Del Toro, che è stato però pronto a rispondere
Sentite come squadra di essere sulla porta di due giorni molto importanti?

Sì, sicuramente. Se si guarda al dislivello, la tappa di San Valentino è stata una delle più impegnative che abbiamo avuto nel Giro in questa terza settimana. Abbiamo già avuto alcune tappe decisive, ma ce ne sono state anche tante in cui abbiamo sofferto senza aspettarcelo. Cadute sotto la pioggia. Abbiamo avuto la tappa delle Strade Bianche che è stato un vero caos. La cronometro sul bagnato con tanto di caduta. Le prossime due sono le tappe più importanti. Due giorni davvero decisivi e penso che bastino 20 minuti ben fatti perché tutto possa ancora cambiare.

Bennet: che fatica essere velocisti nella terza settimana…

29.05.2025
4 min
Salva

PIAZZOLA SUL BRENTA – La terza settimana è partita nel nome delle grandi salite e delle tappe di montagna, quelle che il pubblico ama e nelle quali accorre numeroso. Scatti, attacchi, crolli ed emozioni forti. Un giorno il Giro sembra prendere una direzione e ventiquattro ore dopo ti trovi a dover ricalibrare tutto. Ma se gli uomini di classifica vivono per questi giorni c’è chi nelle tappe di montagna cerca di sopravvivere: i velocisti

Le occasioni per vincere una tappa sono ancora vive. Oggi a Cesano Maderno le ruote veloci si troveranno lanciate verso uno sprint, o così dovrebbe essere. Nel ciclismo, come nello sport in generale, ci sono poche certezze. Una di queste è che quando la strada sale i corridori più pesanti soffrono. 

Sam Bennet alla partenza della sedicesima tappa dopo il terzo giorno di riposo in questo Giro
Sam Bennet alla partenza della sedicesima tappa dopo il terzo giorno di riposo in questo Giro

Il meglio alla fine

Resistere e spingere sui pedali quando la corsa è avanti minuti e accanto a te senti solamente il respiro affannato di un altro velocista concentrato nel regolare i battiti e i watt non è un lavoro semplice. Tra coloro che hanno buoni motivi per stringere i denti e andare avanti c’è sicuramente Sam Bennet. Il velocista della Decathlon AG2R La Mondiale capace di vincere tre tappe al Giro, due al Tour de France e cinque alla Vuelta. 

Una dato curioso che riguarda l’irlandese arriva proprio dalle grandi corse a tappe. Bennet è uno dei pochi velocisti che nella sua carriera è stato capace di vincere due volte nell’ultima frazione, al Giro e al Tour. 

Sam Bennet è già stato capace di vincere l’ultima tappa del Giro, era il 2018 e si arrivava a Roma
Sam Bennet è già stato capace di vincere l’ultima tappa del Giro, era il 2018 e si arrivava a Roma
La prima domanda è: come un velocista trova la motivazione per arrivare in fondo alla terza settimana?

Devo solamente suddividere la corsa in tappe, guardando giorno dopo giorno. Poi bisogna scalare le montagne e sopravvivere, è difficile ma fa parte del ciclismo. 

Qual è la parte più dura?

Le salite (dice con una risata che ci coinvolge, ndr)!

Vero, ma quale parte, quella mentale o fisica?

Al momento rispondo quella fisica. In questi giorni ho avuto un momento difficile, specialmente nella tappa di Asiago. Infatti l’ultimo giorno di riposo è arrivato al momento giusto. Ora mi sento meglio. 

Nel 2020 l’irlandese si è aggiudicato la volata più ambita del Tour: quella dei Campi Elisi
Nel 2020 l’irlandese si è aggiudicato la volata più ambita del Tour: quella dei Campi Elisi
Come gestisci mentalmente il tutto?

Ormai ho esperienza, ho affrontato tanti Grandi Giri e ho avuto momenti difficili in ognuno di essi. Una cosa che ho capito è che non è importante quanto io stia soffrendo, c’è poco da fare. Si deve rimanere concentrati e passerà. Le salite sono difficili ma fanno parte della corsa, c’è da capire se le gambe riescono a tenere il ritmo o meno

Cosa hai imparato in questi anni?

A non farsi mai prendere dal panico. Non importa dove ti trovi nel gruppo o quanto stai soffrendo o quanto sei stanco, non farti mai prendere dal panico. Perché troverai sempre un modo per uscirne.

Bennet in questo Giro sta lottando per arrivare in fondo e giocarsi le proprie chance in volata, un’occasione potrebbe arrivare già oggi
Bennet in questo Giro sta lottando per arrivare in fondo e giocarsi le proprie chance in volata, un’occasione potrebbe arrivare già oggi
Sei pronto quindi e pensi già a Roma?

In realtà spero che la tappa di oggi si concluda con una volata. Difficile a dirsi perché potrebbe arrivare una fuga. 

Come si gestisce la volata nella tappa conclusiva di un Grande Giro?

Tatticamente è difficile perché tutti vogliono vincere. Ma da un certo punto di vista l’ultimo sprint è anche il più facile perché sai che poi è finito tutto e puoi rilassarti. Anche se hai molti chilometri nelle gambe e parecchia fatica riesci sempre a tirare fuori il meglio. Il livello non è alto perché non tutti arrivano in perfetta forma alla fine. Contano le gambe ma anche la testa: basta spegnere il cervello perché la testa si arrenda mille volte prima del corpo.

Una tappa con la Cofidis: emozioni dentro la corsa

28.05.2025
6 min
Salva

BORMIO – Una giornata trascorsa nella seconda ammiraglia del Team Cofidis a respirare la corsa e sentirne le voci. Entrare nel vivo del Giro d’Italia è qualcosa di unico e in grado di regalare un punto di vista diverso alla corsa rosa. Il ritrovo con la formazione guidata da Roberto Damiani è nel piazzale che ospita i pullman alla partenza di San Michele all’Adige. La squadra francese non ha un uomo in classifica e in una frazione complicata ed esigente come la numero diciassette di questo Giro c’è un unico obiettivo: andare in fuga

Saliamo in macchina con Gorka Gerrikagoitia, diesse della Cofidis, che ci farà da sherpa sulle montagne che dal Trentino ci portano nel cuore delle montagne lombarde: a Bormio. 155 chilometri e due passi da far tremare le gambe: Tonale e Mortirolo

Eccoci alla partenza, a sinistra Gorka Gerrikagoitia, il diesse che ci ha accompagnato in questa giornata
Eccoci alla partenza, a sinistra Gorka Gerrikagoitia, il diesse che ci ha accompagnato in questa giornata

Ore 12,25: si parte

Chiudiamo la portiera e si entra in clima gara, la seconda ammiraglia anticipa la partenza e si va a posizionare al primo rifornimento. Si trova uno spazio tra le macchine di Alpecin-Deceuninck e quella della XDS Astana, i vincitori di ieri. La gara si accende presto e l’andatura del gruppo procede a scatti ci racconta la voce di radio corsa. L’uomo designato per entrare nella fuga del mattino è Stefano Oldani e la tattica è semplice: avvantaggiarsi per poi cercare di rimanere agganciati al gruppo della maglia rosa qualora dovesse rientrare. 

La maglia rossa e gialla del milanese si intravede sempre nel piccolo schermo dell’ammiraglia. Una volta superato il traguardo volante di Cles il gruppo in avanscoperta prende forma, Oldani c’è. Tra le portiere e i sedili carichi di ruote e borracce si sente la voce di Roberto Damiani, calma e serafica. Il diesse lo guida dandogli indicazioni continue: «Stai sulle ruote – si sente dal trasmettitore gracchiante – non ti devono vedere fino in cima al Tonale».

«La strada spiana ora – riprende poco dopo – mancano tre chilometri alla vetta».

«Vai regolare del tuo passo – gli consiglia quando Fortunato allunga – c’è anche il Mortirolo dopo». Intanto la zip della maglia rossa e gialla è spalancata. «Bene sei scollinato – ancora – è il momento di mettere in bocca qualcosa».

Il gruppetto

Alle spalle di Oldani c’è la macchina guidata da Damiani, come dicevamo, mentre noi con Gorka Gerrikagoitia e il massaggiatore Michael Mainguenaud siamo dietro al gruppetto. Già dai chilometri iniziali del Tonale si capisce che la giornata alle spalle dei primi sarà lunga. Ancor prima che parta la salita vera e il gruppetto dei velocisti prende forma. Dalla sua coda è un continuo avanti e indietro tra le ammiraglie. Ci sono da riempire le tasche e le gambe. Jonathan Lastra, Nicolas Debeaumarché, Jan Maas, Sylvain Moniquet e Anthony Perez vanno e vengono. C’è chi chiede un gel, una borraccia con cinquanta grammi di carboidrati (c’è scritto sul tappo) o delle barrette. 

Tonale alle spalle e ci si lancia in discesa, di chilometri davanti ce ne sono ancora novanta ma almeno i successivi venticinque non causeranno altro mal di gambe. Debeaumarché prende la mantellina troppo tardi e non riesce a chiuderla in tempo. Si prende qualche rischio e qualche parola di rimprovero da parte del diesse basco Gerrikagoitia. 

Intanto in testa alla corsa Oldani lotta per rimanere con i migliori
Intanto in testa alla corsa Oldani lotta per rimanere con i migliori

Mortirolo e attacchi

Il gruppo di testa attacca il Mortirolo, Oldani è ancora con i primi e la voce di Damiani torna a scandire la salita. Intanto alle spalle la Polti-VisitMalta fa il ritmo. «Così danno una grande mano alla EF Easy Post – commenta Gerrikagoitia – non capisco perché tirare ancora. Ormai la fuga è andata. Oggi Carapaz lo vedo bene, secondo me attacca ancora». 

Il segnale va e viene e la piccola televisione posizionata tra noi e il diesse basco ci mostra poche immagini. Nel frattempo il gruppetto, numeroso oggi, fa girare le gambe con la speranza che la salita finisca presto. Due corridori della Intermaché rientrano, sono Van Der Hoorn e Van Hoecke, per festeggiare il recupero si battono un pugno energico in segno di intesa. Dalla macchina escono altri gel e barrette e quando Carapaz attacca a pochi metri dal GPM dietro si intravede l’arco dei meno cinquanta chilometri all’arrivo. «La giornata è ancora lunga», si commenta in macchina. 

Per cinque dei sette corridori della Cofidis rimasti in gara questa tappa si prospetta lunga e difficile
Per cinque dei sette corridori della Cofidis rimasti in gara questa tappa si prospetta lunga e difficile

Del Toro o Carapaz?

La picchiata verso Sondalo e la Valtellina fanno tirare il fiato e riordinare le idee in coda al gruppo. Davanti iniziano i fuochi d’artificio. «Steinhauser – commenta Gerrikagoitia – è un buon alleato per Carapaz. Secondo me riprendono la fuga e va a vincere». Però la presenza di Pidcock porta la Q36.5 Pro Cycling a collaborare per chiudere il gap. Lo strappo de Le Motte viene preso di petto e Bardet dalla testa della corsa allunga. Su di lui si riportano Carapaz e Del Toro: la vittoria è un gioco a tre. 

Quando la maglia rosa allunga nell’ultimo chilometro il commento del nostro compagno di viaggio è un’espressione classica tra gli spagnoli: «Que ataque brutal!». «Questo è un bel colpo per Del Toro – commenta il diesse della Cofidis – un segnale importante per il morale. Ma la sfida è aperta».

Il messicano festeggia, a noi mancano ancora quindici chilometri all’arrivo e quando pensiamo che la condanna di chi corre alle spalle è di fare fatica e avere poco tempo per recuperare inizia anche a piovere. Nel nostro passaggio sulla salita de Le Motte il gruppetto si allunga e il numero 23 Simon Guglielmi perde le ruote. Lo passiamo, lui si accoda un attimo e poi ritrova la sua ammiraglia. Prima della deviazione verso l’arrivo supera la coda delle macchine e gira a sinistra verso il traguardo. Un cenno di ringraziamento a Gerrikagoitia e le strade si dividono

E’ stata una giornata lunga, finita ben dopo i primi ma allo stesso tempo ricca di emozioni. Vivere una tappa nel vivo della corsa e insieme agli ultimi ci ha ricordato che il Giro d’Italia è di tutti e non solo delle maglie colorate e degli sguardi pieni di energie. Tutti meritano rispetto e qualche parola e questo il popolo del ciclismo che è accorso numeroso sulle strade lo sa. L’entusiasmo non è mai mancato, nemmeno 37 minuti e 28 secondi dopo il passaggio Del Toro.

Del Toro, reazione da leone. Ma purtroppo Tiberi affonda…

28.05.2025
5 min
Salva

BORMIO – La maglia rosa e la bianca: lo stesso titolare, eppure destini opposti per chi le indossava. Mentre infatti Del Toro si è rimesso in carreggiata, Tiberi è sprofondato in una classifica dolorosa. La maglia rosa ha vinto, la bianca è arrivata dopo 10’31” e adesso ci sarà da capire se e come proseguirà il suo Giro. Il compagno di squadra Caruso è arrivato a 16 secondi da Del Toro, occupando il quinto posto in classifica a 1’09” dal quarto di Derek Gee.

La partenza da San Michele all’Adige in una grande cornice di pubblico
La partenza da San Michele all’Adige in una grande cornice di pubblico

La risposta di Del Toro

Serviva qualche risposta dopo il passo falso di ieri e Del Toro ne ha date alcune molto convincenti. Prima sul Mortirolo, tenendo le ruote dei più baldanzosi. Poi con l’attacco sulle Motte e infine l’allungo in discesa che gli ha permesso di vincere la tappa davanti a Bardet, Carapaz e Yates. La classifica resta corta, ma il pericoloso oscillare della maglia rosa improvvisamente è cessato.

«Dovevo dimostrare qualcosa a me stesso – dice la maglia rosa – c’è bisogno di andare sempre avanti e di non mollare mai. Ieri la tappa è stata dura per tutti. Può capitare di avere una brutta giornata e avevo solo bisogno di andare avanti, prendere più morale e non mollare mai in questo ciclismo che è davvero durissimo. Ho preso il passaggio a vuoto e ho cercato di imparare velocemente la lezione. Non mi sono mai trovato in questa posizione e di sicuro sono arrivato al traguardo senza avere più niente da dare. Ma non mi lamento, la lezione mi è servita e oggi ho avuto il desiderio di attaccare. Ne avevo bisogno».

Carapaz e Pellizzari, due degli attaccanti di giornata: l’ecuadoriano sembra in condizione eccellente
Carapaz e Pellizzari, due degli attaccanti di giornata: l’ecuadoriano sembra in condizione eccellente

La differenza con due curve

Lo abbiamo rivisto sicuro e potente in salita. Il suo scatto non ha piegato Carapaz, ma gli ha fatto capire che il leader è ancora al suo posto. Yates ha ceduto. E quando dopo due curve pennellate ha staccato tutti in discesa, il suo inchino sul traguardo lo ha riportato a quando, vinta la Milano-Torino con la lampo rotta e completamente abbassata, per non mostrarla si nascose dietro lo stesso gesto, fatto anche oggi – ha detto – per un suo scherzo con il fratello.

«Esatto – sorride – uno scherzo. In realtà però quell’inchino vale come un grazie a tutte le persone là fuori perché sono sempre con me, mi sostengono e urlano il mio nome e non capisco il perché. E’ una sensazione strana, perché in realtà non mi sento così speciale. Ma quando sono nel gruppo e attraversiamo qualche paese, è incredibile sentirli chiamare il mio nome. Mi ha aiutato a riprendere il filo del discorso. Siamo esseri umani e ieri sera ho capito che in questi giorni dovrò essere concentrato. Non serve lamentarsi e stare troppo tempo a pensare. Ieri sono riuscito a fare la migliore dormita di questo Giro e stamattina sapevo di voler finire bene il lavoro, perché i miei compagni del UAE Team Emirates meritano che li ripaghi per il meraviglioso lavoro che hanno fatto.

«In questa tappa, in questa giornata, con questo tempo, siamo arrivati a poca distanza da Bardet e poi ho fatto la differenza con due curve. Ma non voglio sembrare arrogante. Ho solo fatto del mio meglio per cercare di arrivare il più velocemente possibile. Quando ho visto il distacco, ho solo cercato di arrivare al traguardo. Non credo di essere particolarmente folle, è chiaro che stando davanti si corre qualche rischio in più, ma questo è tutto».

Il crollo di Tiberi

Quando Tiberi si è fermato davanti ai massaggiatori della Bahrain Victorious, affiancato da Zambanini che ha concluso la tappa al suo fianco, aveva l’espressione dolorante. La sua giornata è stata un calvario, con il Mortirolo giudice spietato. Già ieri sera aveva confessato di non sentirsi al top e quando al risveglio ha sentito il forte dolore sul fianco sinistro, ha capito che la giornata non sarebbe stata all’altezza delle ambizioni. Ha mandato giù il cherry juice, ha infilato una mantellina con due asciugamani nel collo e poi ci ha messo la faccia. Il ragazzino schivo di qualche anno fa si è trasformato in un adulto, capace di fare un’analisi convincente.

«Il mio obiettivo per come mi sentivo in partenza – ha detto – era concludere la tappa. A dire il vero non ho rimpianti perché non riuscivo a dare più di così, per via del dolore che avevo. Nella caduta di Gorizia ho preso un colpo all’ileopsoas, potrebbe essersi spostato il bacino e non riesco a spingere. Ho stretto i denti per arrivare qui a Bormio e già di questo sono contento. Ho provato a fare il massimo per tenere il più possibile le ruote del gruppo, ma sul Mortirolo non sono riuscito a fare più di così.

Il Giro si è riempito di tifosi messicani, tutti qui per Isaac Del Toro
Il Giro si è riempito di tifosi messicani, tutti qui per Isaac Del Toro

«Questa mattina – ha concluso – mi sono svegliato con molto più fastidio rispetto agli altri giorni. Probabilmente è dipeso dallo sforzo di ieri perché sono andato veramente al limite. Già dopo la caduta vedevo dai numeri che la spinta delle due gambe non era uguale, la sinistra spingeva meno ed è la parte su cui ho battuto l’anca e ho la ferita che ha iniziato a darmi fastidio».

Sua maestà il Mortirolo

Il Mortirolo almeno nel suo caso è stato decisivo, preso d’assalto da una moltitudine pazzesca di tifosi, come ai vecchi tempi. Il Giro piace. Gli alti e bassi di Del Toro ne stanno facendo un beniamino dei tifosi. Tanta gente in bicicletta, tanti club di tifosi, tanta voglia di far parte di questo mondo in festa. L’attacco di Pellizzari ha esaltato, ma è stato meno incisivo di ieri, in una tappa più breve e con minore dislivello.

Domani sarà probabilmente volata, ma venerdì e sabato se ne vedranno delle belle. Richiesto dai media prima che tornasse sul pullman, Damiano Caruso ha fatto il nome del suo favorito per la vittoria finale: Carapaz.

Polso rotto e accoglienza timida: il ritorno di VdP non è stato super

28.05.2025
5 min
Salva

Ipse dixit. Marco Aurelio Fontana era stato più che profetico sul ritorno di Mathieu Van der Poel nella mtb. Chiaro, non aveva previsto che il fenomeno olandese si sarebbe rotto lo scafoide e avrebbe riportato anche una lesione al legamento del polso, ma di certo aveva intuito che VdP avrebbe incontrato delle difficoltà tecniche.

Andiamo con ordine e vediamo come sono andati i fatti. E anche come è stato accolto Van der Poel dal circus della mtb (in apertura foto UCI Mtb).

VdP in azione in gara (foto @sythartha)
VdP in azione in gara (foto @sythartha)

Il ritorno amaro di VdP

Van der Poel torna in gara nella mtb a quasi due anni di distanza dall’ultima apparizione, mondiali di Glasgow 2023. Ad inizio stagione non aveva negato che il suo obiettivo era di vincere l’unico titolo iridato che gli manca: quello nella mountain bike, appunto.
Doveva quindi rientrare dapprima in un cross country, la specialità olimpica, in Germania a metà maggio, poi il tutto è stato posticipato a domenica scorsa, direttamente nella massima competizione: la Coppa del mondo.

Chi segue la mtb sa bene che le gare di Coppa sono di un altro livello rispetto a tutte le altre. I percorsi, oltre che duri, sono anche molto tecnici. E la tecnica, sia del mezzo che della guida, nella mtb è in evoluzione costante. Così ecco che dopo un via tumultuoso, l’atleta della Alpecin-Deceuninck cade. Alla tornata successiva cade di nuovo e da lì arriva il ritiro, dolorante.

Su strada abilità impressionanti per VdP, in mtb deve acquisire la stessa scioltezza di guida
Su strada abilità impressionanti per VdP, in mtb deve acquisire la stessa scioltezza di guida

L’avvertimento di Fontana

Fontana, quando aveva commentato con noi il ritorno di Mathieu, aveva detto che sarebbe stato fondamentale per lui usare la mtb. Usarla e usarla ancora. Allenarcisi, passarci delle ore, perché avrebbe trovato gente che gli sarebbe passata sopra e di fianco. Ed esattamente così è andata.
Van der Poel, invece, prima del via aveva dichiarato di aver utilizzato la mtb solo due volte… un po’ pochino.

Forse, e sottolineiamo il forse, VdP ha sentito un po’ di pressione. In tanti lo aspettavano al varco e più di qualcuno sui social lo ha sbeffeggiato. Cosa alla quale non è certo abituato.
Fatto sta che la prima caduta è stata quasi un copia e incolla di quella di Glasgow. Un incidente che ha coinvolto anche David Valero, biker importante: lo spagnolo è infatti salito sul podio olimpico di Tokyo. La seconda caduta, se vogliamo, è stata ancora più goffa per come è arrivata, spettacolare per come è avvenuta. Mathieu è caduto su un salto. Nel cercare di recuperare stava risalendo il gruppone e la foga lo ha condotto al secondo errore. A quel punto ha insistito ancora un po’ e all’inizio del terzo giro ha detto basta.

Ecco un frame che gira sui social della seconda caduta di Van der Poel. Si intuisce l’atterraggio sulle mani. Da lì la frattura
Ecco un frame che gira sui social della seconda caduta di Van der Poel. Si intuisce l’atterraggio sulle mani. Da lì la frattura

Frattura e rispetto

Ha detto basta anche perché il dolore alla mano evidentemente si faceva sentire. Un comunicato stampa della squadra ha poi confermato che Van der Poel ha riportato “una lieve frattura da avulsione dello scafoide, indicativa di una lesione legamentosa al polso”.

Questa sua apparizione, per quanto criticata o osannata, non è stata mal vista dai rivali in mtb, ma neanche festeggiata. Proprio Valero ha scritto sui suoi social: «Apprezzo che partecipino e diano visibilità alla Coppa del mondo mtb, è molto importante. Ma lo è anche il rispetto!».
Non ha citato Van der Poel, ma il riferimento è chiaro.

Van der Poel sui rulli con il tutore al polso destro: la sua stories di ieri su Instagram

E ora?

E’ chiaro che i programmi dell’olandese cambiano. Cambiano di certo nel breve termine.
Se il Tour de France non sembra essere a rischio (in fin dei conti lui non deve fare classifica), è in forte dubbio la sua presenza al Delfinato, in programma dall’8 al 15 giugno. Non solo: Mathieu non sarà presente nemmeno al ritiro in quota con la squadra, previsto a La Plagne. Almeno per la prima settimana non si vedrà da quelle parti.

Tra l’altro, secondo nostre informazioni, a La Plagne avrebbe dovuto affinare qualcosa anche con la mtb in vista della sfida iridata di Crans Montana a settembre e degli appuntamenti in mtb post Tour de France.

Van der Poel giusto ieri ha pubblicato un video che lo vede già pedalare. E’ sui rulli e indossa un tutore. Secondo Joris Duerinckx, il chirurgo che ha operato anche Pogacar due anni fa dopo la caduta alla Liegi, il Tour non dovrebbe essere a rischio per VdP. Tuttavia, per un completo recupero della frattura servono sei settimane e per questo vede praticamente impossibile (se non controproducente) una sua partecipazione al Delfinato.

La domanda che tutti si pongono adesso è: Mathieu Van der Poel ha capito che è una sfida impossibile (e per lui pericolosa ai fini dell’attività su strada) e getterà la spugna? Oppure insisterà?
Dalle sue parole non sembra proprio voglia finirla qui: «Mi sono divertito un mondo a tornare in mountain bike la scorsa settimana. Non è andata proprio come previsto, ma la vita sarebbe noiosa se tutto andasse alla perfezione, no? Non vedo l’ora di tornare presto sui sentieri!».