Parlando con Fortunato: il lavoro, il Tour (da casa), la squadra…

30.07.2025
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Lorenzo Fortunato è stato uno dei migliori italiani al Giro d’Italia, e guardando il Tour de France è venuto spontaneo chiedersi come avrebbe potuto cavarsela anche lì, con le gambe del mese di maggio.
Ora è a Livigno, coccolato dall’Hotel Paradise Lodge, da sempre amico dei ciclisti, e in compagnia dei suoi compagni della XDS-Astana, per preparare una seconda parte di stagione intensa e stimolante, nella quale l’obiettivo principale sarà la Vuelta

Passata la sbornia del Tour de France ritornano i corridori che erano stati protagonisti a maggio. C’è una sorta di grande rotazione. E tra coloro che rientrano in pista c’è anche Lorenzo appunto. La maglia blu del Giro, uno degli attaccanti più tosti e anche uno dei corridori italiani più solidi ormai.

Lorenzo Fortunato (classe 1996) al Giro si è comportato alla grande vincendo la maglia blu di miglior scalatore
Fortunato (classe 1996) al Giro si è comportato alla grande vincendo la maglia blu di miglior scalatore
Lorenzo, dal Giro di Svizzera non hai più corso. Hai fatto un bello stacco…

Sì, sono uscito bene dal Giro d’Italia, il Giro di Svizzera un po’ meno: ero in calo e, se tornassi indietro, avrei recuperato un po’ prima. Però poi ho avuto tutto il tempo per riposare. Ora sono in altura con la squadra, a Livigno, ospiti di Riccardo nel suo Hotel Paradise, che per i ciclisti è davvero un paradiso.

Come stai lavorando al rientro?

Tra poco concludo tre settimane qui, poi correrò la Vuelta a Burgos e infine la Vuelta. Un programma classico, simile all’anno scorso.

Qui tutti dicono che ogni anno si va più forte. Tu come giudichi la tua annata?

E’ vero, si va sempre più forte. Però io ho iniziato bene la stagione, ho fatto un bel Giro d’Italia e sono fiducioso di poter ripetermi nella seconda parte. Ho sempre lavorato sodo ma con equilibrio, quindi credo di poter arrivare bene alla Vuelta e chiudere in crescendo la stagione.

Alla Vuelta con che obiettivi andrai?

Un po’ come al Giro: da battitore libero. Quest’anno puntiamo su quello. Poi diciamo che è buono anche per le tappe: si fanno più punti, c’è meno stress e si raccolgono più risultati. E ci sono delle frazioni buone per fare qualcosa. Questa è la strategia.

L’emiliano si sta allenando in quota con i suoi compagni
L’emiliano si sta allenando in quota con i suoi compagni
Al Tour ci è capitato di chiacchierare con qualche corridore in fuga: dicevano che “il Fortunato del Giro ci stava bene”. Che ne pensi?

Il Tour è un’altra corsa. Le prime dieci tappe non hanno lasciato spazio alle fughe, poi sono partite ma hanno vinto soprattutto gli scalatori. Non c’è stato tanto margine per i corridori “mezzo e mezzo”. Penso per esempio a Simone Velasco, che ha faticato tanto ma ha fatto una grande fuga con un quarto posto. Magari si sarebbe trovato meglio al Giro.

In effetti hanno vinto corridori come Arensman, Healy, Paret-Peintre… e Groves ha sfruttato una caduta che ha messo in difficoltà proprio Velasco.

Anche a Boulogne-sur-Mer “Vela” era andato bene. Secondo me Simone ha fatto tutto quello che poteva.

Ti saresti visto bene nella tappa del Mont Ventoux?

Magari sì, erano tappe in cui la fuga partiva in salita, di forza. Potevo esserci anch’io. Erano fughe da scalatori. Quelle potevano essere le mie occasioni ma certo vincere non sarebbe comunque stato facile. Quindi sì: il Fortunato con la forma del Giro al Tour ci poteva stare ma non per la classifica ovviamente. Avrei sofferto molto nei primi dieci giorni, ma nella seconda parte avrei potuto dire la mia.

Prima hai detto: “Dopo il Giro avrei recuperato un po’ prima”. Perché, come hai gestito quella fase?

Dopo il Giro ho fatto due settimane tranquille, con qualche richiamo di forza e VO2Max, e poi sono andato al Giro di Svizzera. Ma avevo anche tanti impegni che forse potevo gestire meglio. Dopo la bella tappa con Scaroni, dopo la maglia blu, la fughe… ecco appuntamenti con sponsor, eventi, inviti… Belli e giustamente andavano onorati, ma non mi hanno permesso di lavorare al meglio per essere al 100 per cento allo Svizzera.

Il memorabile arrivo in parata a San Valentino Brentonico di Fortunato e Scaroni
Il memorabile arrivo in parata a San Valentino Brentonico di Fortunato e Scaroni
Chiaro…

Aggiungo però che ero comunque un po’ in calo. Se tornassi indietro salterei lo Svizzera e staccherei subito dopo il Giro. Nelle prime quattro tappe ho tenuto duro, ero decimo in classifica, poi anche mentalmente facevo fatica. Ho provato ad andare in fuga, ma non ero più il Fortunato del Giro. Però ci sta, io ci ho provato.

E dopo?

Dopo lo Svizzera sono stato una settimana completamente fermo, senza bici. Poi ho ripreso mettendo chilometri nelle gambe, in vista del blocco in altura.

E adesso come stai lavorando?

Tanti chilometri, tanto dislivello. Gli allenamenti classici: un po’ di forza, salite lunghe. Sto tornando al peso ideale: magari nello stacco ho messo su quel chiletto. Tutto qui. Senza inventare troppo. Dopo Burgos vedrò cosa manca di preciso e nelle due settimane prima della Vuelta lavorerò su quello. Anche perché dopo la Vuelta non sarà finita. Ci sono altre corse, anche quelle italiane.

Parli in modo maturo, Lorenzo. Questo Giro ti ha dato la consapevolezza definitiva?

Credo di sì. Col tempo capisci dove puoi puntare e dove invece è meglio rialzarsi. Ti costruisci obiettivi più realistici, più raggiungibili. Dopo la vittoria sullo Zoncolan ho provato a fare classifica, ma arrivavo sempre dodicesimo, quindicesimo... Allora ho detto: forse è meglio concentrarsi su altro. Non escludo che un giorno ci riproverò, ma per ora va bene così.

Anche perché arrivare quattordicesimo, per dire, non ti cambia molto…

Esatto. Ne ho parlato con Mazzoleni e con Shefer: se punti alla top 5 e ti va male, arrivi comunque nei 10. Ma se punti ai dieci e ti va male, arrivi quindicesimo.

Fortunato ha confermato che Ulissi (alla sua ruota) è stato un innesto importante per la XDS-Astana: un esempio e un diesse in corsa
Fortunato ha confermato che Ulissi (alla sua ruota) è stato un innesto importante per la XDS-Astana: un esempio e un diesse in corsa
E poi sei bloccato, non puoi andare in fuga…

Vero, non ti giochi le tappe, sei marcato: non hai spazio. E a a quel punto è tutto inutile. Per questo quest’anno ho fatto l’opposto.

E ti è piaciuto?

Sì, anche perché avevo dietro una bella squadra. Siamo un gruppo affiatato e con tanti italiani dai preparatori come Mazzoleni, ai direttori sportivi come Zanini, ma anche Shefer che ormai è italiano d’adozione, e Cataldo. Un bel gruppo, anche tra i corridori.

A proposito di Zanini, “Zazà” ha speso belle parole per Ulissi. Tu che impressione hai avuto?

Diego Ulissi è il direttore sportivo in corsa: dove non arrivano i diesse dalla macchina, ci arriva lui. E’ un nostro punto di forza. Quest’anno quando ha preso la maglia rosa sono stato contentissimo, quasi più che se l’avessi presa io. Quel giorno ero secondo a pochi secondi, ma il risultato gli ha dato ancora più morale e forza per continuare ad aiutarci anche nelle tappe successive.

Insomma, quando c’è Ulissi la squadra gira bene?

Sì, ma anche con Masnada, Conci, Scaroni, Velasco… Ripeto: siamo un bel gruppo. Ci alleniamo insieme, tra chi è a San Marino e chi è in Svizzera. Siamo uniti… e non solo in corsa.

L’importanza di allenare il core: il lavoro a corpo libero

29.07.2025
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Il ciclismo è uno sport dove la maggior parte del lavoro lo fanno le gambe, questo è assolutamente vero, ma non si devono trascurare anche tutte le altre parti del corpo. In particolare un ciclista deve lavorare sulla parte superiore, il cosiddetto core, ovvero la zona che comprende i muscoli addominali, lombari, del bacino e dei fianchi. Rinforzare questa zona garantisce una migliore prestazione ed evita al ciclista di avere dolori e fastidi che poi possono avere ripercussioni su tutto il corpo. 

Come si lavora sul core? Quante ore servono a settimana? Quali sono gli esercizi consigliati? Per rispondere a queste e altre domande siamo andati a bussare alla porta di Marino Rosti, fisioterapista del XDS Astana Team. Nel mese di luglio è stato in ritiro con la squadra per preparare il finale di stagione, e anche durante il ritiro estivo non devono mancare gli esercizi di rinforzo per la zona del core

«Siamo saliti a Livigno – racconta Marino Rosti – il 30 giugno e scendiamo il 31 luglio, qualche atleta si ferma un paio di giorni in più ma sono scelte personali. Una cosa certa è che anche in queste settimane di ritiro abbiamo lavorato sul rinforzare le fasce muscolari del core».

Durante gli sforzi massimali un ciclista si aiuta nella spinta anche con la parte superiore del corpo
Durante gli sforzi massimali un ciclista si aiuta nella spinta anche con la parte superiore del corpo
Come si trova il tempo durante la stagione?

E’ difficile riuscire ad avere le stesse ore di lavoro a seconda del momento in cui ci si trova. Sicuramente i ritiri collettivi, come questo a Livigno o quelli di inizio stagione, sono fondamentali. Il ciclismo si è evoluto e tutti gli atleti fanno attività di palestra perché si è capito che è importante lavorare su tutte le fasce muscolari. 

Avere un core ben allenato cosa comporta?

Intanto va detto che negli anni c’è stata una progressione importante nella cura di questa parte. Allenarsi in palestra sulla zona superiore del corpo permette di avere un maggiore controllo sulle quattro estremità: gambe e braccia. Di conseguenza si ha molta più forza da richiamare quando ci si trova a pedalare al limite.

Tenere allenato il core è fondamentale al fine di avere una prestazione ottimale in bicicletta
Tenere allenato il core è fondamentale al fine di avere una prestazione ottimale in bicicletta
In che senso?

Negli sforzi cosiddetti “a tutta” il fisico dell’atleta va a cercare supporto anche nella parte delle braccia, l’esempio classico è quando si vede il ciclista che sembra tirare verso di sé il manubrio. In quel momento il corpo sta cercando supporto dai muscoli delle braccia e delle spalle. Se non si è sufficientemente allenati si perde efficacia e c’è il rischio di avere dolori e fastidi in quelle aree. 

Come ci si allena al fine di rafforzare tutta la parte superiore?

Serve avere una routine da mantenere anche a casa, bastano 15 o 20 minuti. Lo si può fare anche senza utilizzare macchinari, allenandosi a corpo libero, anzi direi che è meglio.

Un esercizio fondamentale è questo in foto dove si sollevano la gamba dx e il braccio sx, o viceversa, che aiuta ad allenare le simmetrie (depositphotos.com)
Un esercizio fondamentale è questo in foto dove si sollevano la gamba dx e il braccio sx, o viceversa, che aiuta ad allenare le simmetrie (depositphotos.com)
Perché?

Non serve aumentare la massa muscolare, ma tenerla allenata e rinforzarla. Un modo efficace è farlo utilizzando il peso del corpo perché si mantiene una buona tonicità. 

In che modo questo si ripercuote sull’attività del ciclista?

Il corpo umano non è diviso in settori, lo si studia in questo modo ma siamo formati da catene cinetiche. Se non siamo allenati in maniera equilibrata quando un muscolo va a chiedere supporto agli altri trova una parte debole. A lungo andare si può incorrere in dolori e infiammazioni perché si chiede uno sforzo eccessivo a muscoli che non riescono a dare il supporto necessario. 

Si può fare un esempio di allenamento a corpo libero per rinforzare il core?

Certo. Basta davvero poco: un tappetino, una fit ball o dei trx che sono le maniglie elasticizzate. Partiamo dalle esecuzioni più semplici che si fanno con il tappetino: un plank(in apertura foto depositphotos.com), un plank laterale e poi ci sono gli esercizi per rinforzare la schiena nella parte dorsale e lombare. La cosa importante è allenare anche le simmetrie con esercizi mirati perché il ciclismo è uno sport circolare e asimmetrico.

Quel lungo sabato al Giro Women. Zambelli e la sua esperienza

29.07.2025
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FORLI’ – Donne meravigliose quelle che hanno corso il Giro Women. D’altronde lo slogan della gara – wonderful women – inciso sulla copertina del road book della gara intendeva riunirle tutte assieme. Dalla prima all’ultima, letteralmente, perché per tante che vincono, ce ne sono sempre altrettante che chiudono le classifiche.

Per dare un riferimento ed entrare nello specifico, a Monte Nerone – traguardo della settima tappa che misurava 150 chilometri con 3.850 metri di dislivello – Sarah Gigante ha vinto in 4 ore e tre quarti. Le ultime invece sono arrivate con quasi 50 minuti di ritardo, ritrovandosi a pedalare per circa 6 ore contando i chilometri di trasferimento e lottando contro il limite del tempo massimo. Di questo passo quindi capita che alcune atlete, così come succede tra gli uomini, finiscano le grandi gare a tappe come se avessero corso una frazione in più.

C’è chi è più abituata e chi meno a queste situazioni, così assieme ad Alessia Zambelli della Top Girls Fassa Bortolo siamo ritornati a quel sabato di due settimane fa abbondanti. Lei ha diciannove anni, è bergamasca di Almenno San Bartolomeo (ai piedi della Roncola, come sottolinea) e quest’anno sta disputando la sua prima stagione da elite. Per lei la “Corsa Rosa” è stata un’avventura estremamente formativa di cui esserne orgogliose.

Per la bergamasca Zambelli, la crono iniziale del Giro Women corsa sulle strade di casa è stata una grande emozione
Per la bergamasca Zambelli, la crono iniziale del Giro Women corsa sulle strade di casa è stata una grande emozione
Innanzitutto com’è andato il Giro Women in generale?

Devo dire bene. L’ho finito e questo è un gran risultato per me considerando che ho saputo di correrlo solo al campionato italiano. Quindi non ho avuto modo di poterlo preparare a dovere, anche perché avevo la maturità (si è diplomata in amministrazione, finanza e marketing, ndr). L’obiettivo principale era quello di cercare di arrivare il più lontano possibile. Sono contenta di essere arrivata in fondo, se guardo anche il livello delle atlete in gara.

Quanto eri emozionata?

Tantissimo. Ero felice della convocazione, soprattutto perché sono al mio primo anno nella categoria. Poi considerando che la partenza è stata da Bergamo, casa mia, ero abbastanza tesa. Per la crono avevo molta ansia perché continuavo a pensare di essere alla gara italiana più importante con le migliori al mondo. Non volevo sfigurare del tutto, però è stata una bella sensazione.

Zambelli vuole concentrarsi sul ciclismo per scoprire meglio le sue caratteristiche (foto Ossola)
La settima tappa del Giro Women è stata una delle più dure degli ultimi 10/15 anni e va fatto un plauso a chi l’ha portata a termine. Ma come si vivono certe giornate più lunghe?

Non avevo mai fatto così tanta salita in vita mia, è stata molto impegnativa. Lo scorso inverno avevamo fatto tanto fondo con la squadra, però in questo caso c’era molto dislivello. La cosa più importante è stato alimentarsi molto durante la tappa. A dire il vero verso il finale ero rimasta a secco di cibo (sorride, ndr), ma per fortuna c’era l’ammiraglia che mi ha dato un po’ di gel.

Cosa ti eri preparata da mangiare per quella tappa?

Vi anticipo già che devo migliorare tanto sull’alimentazione. Avevo borracce con acqua e maltodestrine, poi le classiche barrette, i gel e i “fruttini” (gelatine di frutta, ndr). Prendevo qualcosa ogni mezz’ora. Non avevo nessun paninetto o rice cake perché faccio fatica a mangiarli in gara, però so che sarebbero tornati utili. Vedo le mie compagne e anche amici U23 che calcolano tutti i grammi da prendere, mentre io vado ancora ad occhio. Ecco, ho capito che devo assolutamente curare questo aspetto che è fondamentale.

La chiamata a Zambelli per il Giro Women è arrivata solo una settimana prima con l’obiettivo di arrivare il più lontano possibile (foto Ossola)
Oltre alla fatica fisica, è stato anche uno sforzo mentale?

Certo, di fatica mentale ne ho fatta tanta che quasi al mal di gambe non ci pensi più. Tuttavia sapevo che dovevo arrivare in cima al traguardo, quindi sono salita di inerzia. E’ stato un test molto complicato da superare, però anche quel giorno, sommato a quelli prima e al quello successivo, mi ha insegnato molto.

Ha imparato qualcosa di particolare Alessia Zambelli dal Giro Women?

Ho fatto tantissima esperienza. Ho capito tantissime cose, a non mollare di testa e che si può cercare di resistere fino all’ultimo. Salendo verso Monte Nerone pensavo di essere già fuori tempo massimo, invece dall’ammiraglia mi hanno detto che avevo ancora dieci minuti da gestire. Certo, erano solo dieci minuti, ma mi hanno dato una piccola iniezione di fiducia e ritrovi morale. Infatti come dice sempre Lucio Rigato (il team manager, ndr), vale più una settimana di Giro d’Italia che un anno o due di gare open.

A parte le gare open, Zambelli aveva corso Trofeo Binda, Chambery e campionato italiano prima del Giro Women (foto Ossola)
A parte le gare open, Zambelli aveva corso Trofeo Binda, Chambery e campionato italiano prima del Giro Women (foto Ossola)
Da juniores sei andata molto forte e le tue caratteristiche erano da scalatrice. Finora com’è andata la stagione?

La squadra mi ha tenuta calma finché ho avuto la scuola e la maturità da preparare. Prima del Giro, con le pro’ avevo corso solo il Trofeo Binda, Chambery e l’italiano, mentre le gare open le ho fatte quasi tutte le domeniche. Abbiamo ripreso a correre solo domenica scorsa a Tarzo dopo un buon periodo di recupero. Devo ancora capire che tipo di corridore sono. Da juniores andavo bene un po’ dappertutto, adesso cerco di concentrarmi bene sul ciclismo e vedere cosa posso provare a fare, poi vedremo. Da qui alla fine dell’annata ci sono ancora un po’ di gare importanti in cui imparare e crescere.

E’ già tempo di ciclomercato, le big si muovono con anticipo

29.07.2025
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E’ una settimana importante per il ciclismo internazionale: venerdì 1 agosto sarà la data di sblocco dei nuovi contratti per il prossimo anno. Il ciclomercato si anima e promette molti colpi importanti per le squadre WorldTour. A dir la verità, molti trasferimenti sono stati già stabiliti, bisogna solo attendere la fatidica data per la loro ratificazione, ma molti di più sono i rumors che circolano nell’ambiente, a maggior ragione dopo il Tour de France che è da sempre anche luogo di incontri e accordi sotto banco.

Nella nostra analisi abbiamo preso in esame quelli che hanno una certa fondatezza, quelle voci che non sono solamente un sussurro ma che arrivano da più parti e che quindi sembrano davvero sul punto di diventare realtà.

Luca Giaimi è pronto al salto in prima squadra. Numerose le esperienze già fatte quest’anno
Luca Giaimi è pronto al salto in prima squadra. Numerose le esperienze già fatte quest’anno

Casa UAE: si sfoltiscono i ranghi

Prima squadra a essere presa in esame la UAE vincitutto. In entrata per ora si muove poco, si avrà l’ufficialità della promozione in prima squadra di Luca Giaimi che dovrebbe essere seguito da altri compagni come il talentuoso Matthias Schwarzbacher, ma i dirigenti contano di prendere anche il forte belga Kevin Vermaecke. E’ però in uscita che si contano addii di peso: quello di Alessandro Covi intenzionato a cercare maggiori spazi alla Ineos o, più probabilmente, all’XDS Astana e soprattutto quello di Ayuso, oggetto del desiderio di molte squadre.

La Visma-Lease a Bike non sta a guardare e pur mantenendo la sua intelaiatura di base cambia un po’ il suo roster rendendolo più italiano, affiancando ad Affini il giovane Pietro Mattio proveniente dal devo team ma anche Filippo Fiorelli (Bardiani) e Davide Piganzoli (Polti-VisitMalta) che fanno finalmente il grande salto. Anche qui però ci sono addii importanti, soprattutto in ottica classiche come quelli di Tiesj Benoot e Olaf Kooji in trattativa con la Decathlon AG2R e Dylan Van Baarle promesso alla Soudal.

Intorno alla scelta di Evenepoel gira un po’ tutto il ciclomercato. La Red Bull è ormai vicinissima al belga
Intorno alla scelta di Evenepoel gira un po’ tutto il ciclomercato. La Red Bull è ormai vicinissima al belga

Evenepoel è davvero il re del mercato?

Già, la Soudal il cui mercato molto dipende dal destino di Remco Evenepoel. Se davvero passerà alla Red Bull, significa che la squadra verrà reimpostata nelle sue fondamenta. Probabile l’arrivo di “gente da classiche del Nord” come, oltre a Van Baarle, Edward Planckaert dall’Alpecin e Jasper Stuyven dalla Lidl-Trek, ma anche Alberto Dainese potrebbe trovare spazio.

La Ineos Grenadiers dovrà far fronte a una serie di ritiri, tra cui quelli di Geraint Thomas, Omar Fraile e Jonathan Castroviejo. Arriveranno molti giovani, sicuri i nomi di Peter Oxenberg e Theodor Storm dalla Lotto-Kern Haus, la squadra satellite, probabile anche l’acquisizione di Sam Welsford dalla Red Bull, mentre nelle ultime ore la grande prestazione generale al Tour de France ha fatto salire le quotazioni di Kevin Vauquelin, sul quale si vuole investire in ottica grandi giri.

Per Kooij si profila un nuovo team. L’olandese dovrebbe finire in Francia, alla Decathlon AG2R
Per Kooij si profila un nuovo team. L’olandese dovrebbe finire in Francia, alla Decathlon AG2R

Vendrame è pronto a cambiare aria

Chi è davvero attivissima sul mercato è la Decathlon AG2R intenzionata a rivoluzionare il proprio roster. Tanti i corridori sul taccuino, da Benoot a Kooij, da Hoole allo stesso Vauquelin. Chi dovrebbe lasciare la squadra è Andrea Vendrame che ha tantissimi team pretendenti, tra Ineos, Bahrain, Cofidis, Groupama FDJ…

Si muove anche l’Alpecin Deceuninck che punta molto sui propri giovani: Lennert Belmans, Aaron Dockx, Senna Remijn, tutti da tenere d’occhio visti i propri risultati nelle categorie inferiori, ma al team di VDP potrebbe arrivare anche Busatto insieme a un altro giovane emergente, Joran Wyseure.

Fila di team alla porta di Vendrame, corridore molto apprezzato per le sue prese d’iniziativa
Fila di team alla porta di Vendrame, corridore molto apprezzato per le sue prese d’iniziativa

Tante attenzioni per i giovani azzurri

Il ciclomercato della Red Bull Bora Hansgrohe è giocoforza legato all’esito della trattativa con Evenepoel. Tanti però i movimenti sul tavolo, alcuni riguardano anche gli italiani, come Mattia Cattaneo (che arriverebbe con l’olimpionico) ma anche il talentuoso junior Alessio Magagnotti, sul quale s’intende investire con forza. Un altro giovane azzurro, l’iridato di ciclocross Mattia Agostinacchio è atteso dall’EF Education-Easy Post intenzionata anche a rilanciare l’americano Luke Lamperti dopo una stagione in chiaroscuro alla Soudal.

Si muove anche la Jayco AlUla, che punta su Jack Haig che cerca un rilancio ma anche sul tricolore Filippo Conca. Possibile la partenza di Groenewegen, destinazione l’Unibet, scelta curiosa visto lo status dell’olandese, ma anche Dunbar potrebbe partire verso Tudor o Q36.5 alla ricerca di un uomo da classifica per i grandi giri. Anche l’ex tricolore Zana potrebbe lasciare il team, viste le richieste di Movistar e Ineos.

Vauquelin è una delle grandi sorprese del Tour. L’Ineos (ma non solo) è pronta ad investire su di lui
Vauquelin è una delle grandi sorprese del Tour. L’Ineos (ma non solo) è pronta ad investire su di lui

Ma c’è chi al ciclomercato rimane in attesa…

Alcuni team per ora restano alla finestra: la Lidl-Trek ha in programma per il momento solo l’ingresso del giovane Jakob Soderquist fra i grandi, anche la Movistar si guarda intorno, ma è presumibile che l’esito della Vuelta darà un nuovo scossone alle scelte dei team, come anche gli esiti delle prove titolate, soprattutto nelle categorie giovanili.

Toni in Uzbekistan, la sfida di costruire il ciclismo dal basso

29.07.2025
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E’ tornato per la seconda volta in Uzbekistan, stavolta per fare sul serio. Dopo un primo viaggio esplorativo questo inverno, Pino Toni, preparatore con un lungo curriculum tra professionisti e giovani promesse, è stato incaricato direttamente dal Comitato Olimpico Uzbeko di contribuire alla crescita del ciclismo nel Paese.

Non solo preparazione, ma una visione globale per cercare talenti, formare tecnici e creare le condizioni perché questo sport possa attecchire in una realtà dove finora hanno brillato soprattutto pugili e sollevatori. Una sfida stimolante in un Paese giovane, ambizioso e in trasformazione.

Pino Toni durante i test in Uzbekistan
Pino Toni durante i test in Uzbekistan

Ambizioni sportive

Il collegamento tra Toni e l’Uzbekistan passa da Vladimir Starchyk, ex corridore della Amore e Vita e oggi tecnico della nazionale uzbeka. E’ stato lui a coinvolgerlo per una consulenza mirata su un giovane atleta uzbeko, Nikita Tsvetkov, in vista dei mondiali e delle scorse Olimpiadi. Da lì è nato un confronto più ampio, culminato con l’incarico del Comitato Olimpico uzbeko per valutare e potenziare l’intero settore.

«Mi hanno chiesto se me la sentivo di dare una mano – racconta Toni – loro ragionano in termini di medaglie: campionati asiatici, mondiali, Olimpiadi. Serve concretezza. Ma sono ambiziosi: su 36 milioni di abitanti, alle ultime Olimpiadi sono arrivati tredicesimi nel medagliere. In discipline da palestra: pugilato, lotta, sollevamento pesi. Il ciclismo non è ancora nella loro cultura, ma hanno costruito impianti modernissimi, come il nuovo velodromo a Tashkent».

Il potenziale, secondo Toni, è enorme. Non solo per la struttura demografica del Paese, ma per l’energia che si respira, tipica delle società in crescita. «Sono nel boom, ci sono un milione di nuovi nati all’anno. E c’è fame di migliorare e di fare sport».

In Uzbekistan non solo il velodromo, sta nascendo un villaggio olimpico per i Giochi Asiatici
In Uzbekistan non solo il velodromo, sta nascendo un villaggio olimpico per i Giochi Asiatici

Lo sport in Uzbekistan

In Uzbekistan lo sport è uno strumento di orgoglio nazionale, interamente finanziato dallo Stato, apsetto tipico degli stati ex sovietici. Sponsorizzazioni private e club privati sono rari, per non dire unici. Tutto passa per i comitati olimpici e le federazioni, che selezionano e sostengono i giovani con criteri precisi, ma anche con forti incentivi. «Il concetto di sponsorizzazione non esiste – dice Toni – tutto è pubblico. Chi entra nel sistema riceve aiuti concreti. I ragazzi della nazionale hanno un rimborso che vale quanto mezzo stipendio di operaio. E per molti è già un grande passo, ma serve di più se si vuole allargare la base».

Allargare la base, prima ancora che un progetto è una sfida. Le famiglie non sostengono uno sportivo se non ci sono prospettive concrete, economiche o sociali. «A 19 anni un ragazzo o una ragazzi sono spinti a mettere su famiglia, magari persino a sposarsi. Se non si vede un futuro nello sport, lo si fa smettere. Per questo insisto sul creare prospettive e i corpi militari anche nel ciclismo sono una soluzione. L’alternativa sarebbe fare quel che ha fatto il Kazakistan con l’Astana: una squadre stabile con un percorso chiaro».

Le discipline preferite sono quelle in cui l’impatto economico è minore e i risultati più immediati, vedi la lotta libera, quella greco-romana, il sollevamento pesi…. Ma qualcosa sta cambiando. Il comitato olimpico ha stanziato risorse anche per il ciclismo, considerato ora disciplina strategica, in vista anche dei grandi eventi giovanili, come le Olimpiadi asiatiche under 18 che si terranno nel 2026.

Il clima (molto freddo d’inverno e molto caldo d’estate) non ha aiutato la crescita del ciclismo. Ma le cose stanno cambiando
Il clima (molto freddo d’inverno e molto caldo d’estate) non ha aiutato la crescita del ciclismo. Ma le cose stanno cambiando

Una base da costruire

Il ciclismo in Uzbekistan è ancora ai margini. La nazionale ha buone dotazioni, bici Aurum, gruppi di alto livello, ottime ruote, ma la base resta debole. «Una famiglia normale non può permettersi una bici da corsa – spiega Toni – quindi molti usano mezzi datati, magari con telai di vent’anni fa. Però la federazione funziona bene, c’è entusiasmo e da lì bisogna partire».

Gli impianti stanno arrivando. Oltre al velodromo di Tashkent, Toni sta insistendo anche sul far costruire nuove piste BMX e centri di selezione giovanile. Il problema è la continuità: da allievi agli elite sopravvive solo il 10 per cento dei ragazzi. I motivi sono economici e culturali, come quanto detto prima, ma anche strutturali.

«Quando sono andato lì – racconta Toni – ho trovato 70 ragazzi a un ritiro nazionale: quasi tutti in pratica. Ma tanti c’erano, perché facevano questo sport. Tuttavia il livello dei ragazzi, specie degli allievi, è buono, direi quasi più alto dei nostri. Ho fatto test su 25-30 giovani e ho visto valori sorprendenti. Anche tra le donne. Ma senza continuità non si cresce».

Al momento, gare su strada e mountain bike sono poche. Si punta molto sulla pista e sulla BMX, anche per la loro dimensione urbana e la possibilità di selezionare atleti da altri sport. E questo è un passaggio cruciale.

Yanina Kuskova è attualmente la miglior ciclista uzbeka (anche rispetto agli uomini). Prende l’eredità di una grande: Olga Zabelinskaya
Yanina Kuskova è attualmente la miglior ciclista uzbeka (anche rispetto agli uomini). Prende l’eredità di una grande: Olga Zabelinskaya

Il lavoro di Pino Toni

Il ruolo di Toni va ben oltre quello del preparatore: è un supervisore tecnico incaricato dal Comitato Olimpico. Il suo compito è mettere in piedi un sistema: scouting, test, selezione, formazione di tecnici e atleti.

«Gli ho insegnato a fare test sui rulli normali – spiega – per iniziare a scremare i ragazzi e capire chi ha potenziale. Stiamo creando strutture BMX e preparando un percorso per la pista, dove c’è anche un tecnico tedesco. L’idea è coinvolgere altri sport, cercare ragazzi esplosivi da atletica o arti marziali. Bisogna andare sul territorio a scovarli».

Una delle grandi sfide è proprio questa: pescare talento fuori dal ciclismo. Toni lavora con scuole di atletica, di lotta, di pesistica, per individuare profili atletici trasferibili. «Chi ha potenza e motivazione può diventare un ciclista di BMX o su pista. Un mezzofondista dell’atletica potrebbe essere un buono stradista. Ma serve un sistema ed è quello che sto cercando di fare. E soprattutto serve dare speranza: se a un ragazzo prometti un futuro, resta. Altrimenti molla».

Il lavoro è iniziato dagli allievi, ma tocca tutte le categorie, uomini e donne. L’obiettivo è arrivare a creare un vero movimento, con una base solida, un percorso formativo e, magari, una squadra che raccolga il meglio del Paese.

Nikita Tsvetkov mentre fa dietro motore con Pino Toni in Toscana
Nikita Tsvetkov mentre fa dietro motore con Pino Toni in Toscana

Obiettivi sportivi e strategici

L’obiettivo immediato è arrivare pronti alle Olimpiadi Giovanili Asiatiche 2026, tappa fondamentale per il movimento. Nikita Tsvetkov, classe 2005, è il simbolo di questa scommessa: terzo nel ranking Asia Tour pur correndo praticamente solo con la nazionale. Toni lo sta seguendo anche in Italia, per offrirgli un contesto più competitivo.

Nel medio termine, si punta a partecipare con più continuità a Campionati Asiatici e Mondiali, ma anche a costruire una struttura interna stabile: squadre, centri tecnici, una filiera di crescita.

«Serve un modello tipo Astana – dice Toni – oppure l’inserimento nei corpi militari. Il ciclismo può attecchire se ha una funzione sociale. E il Paese ha risorse: gas, cotone, oro, industrie. Se decidono di investire, lo fanno sul serio come di fatto stanno facendo con le strutture a Tashkent».

Il futuro passa anche dalla creazione di una cultura sportiva condivisa. «Molti non sanno cos’è il ciclismo – conclude Toni – ma quando ne capiscono il valore, si appassionano. Il mio compito è seminare. I frutti verranno col tempo».

Vollering, ancora una volta la sua maledetta sfortuna

29.07.2025
4 min
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Per un insolito scherzo del destino, quando il 16 luglio Demi Vollering ha commentato un post di Tadej Pogacar su Instagram non poteva immaginare che di lì a poco si sarebbe ritrovata nella stessa situazione. Il campione del mondo, appena caduto nella tappa di Tolosa, ringraziava il gruppo per averlo aspettato e avergli permesso di tagliare il traguardo con tutti gli altri. «Sembra che tu abbia avuto tutta la merda che ho vissuto io – solo che a me è costata una vittoria alla Vuelta e un Tour».

Il 16 luglio, Vollering ha risposto al post con cui Pogacar ringraziava il gruppo dopo la caduta di Tolosa

Neutralizzazione ai meno 5

Ieri, neanche due settimane dopo e nello stesso giorno in cui Elisa Longo Borghini ha lasciato la corsa, l’olandese che da quest’anno corre alla FDJ Suez è caduta a 3,7 chilometri dal traguardo di Angers, terza tappa del Tour de France Femmes. Una scena da brividi, con una caduta di massa, causata probabilmente da una manovra incauta che ha trascinato sull’asfalto anche Vollering. Il suo riferimento nel commentare il post di Pogacar era certamente alla caduta del Tour 2024, quando cadde a 6 chilometri dal traguardo di Amneville e perse vantaggio e maglia gialla. Questa volta, in virtù della neutralizzazione scattata ai meno 5 dall’arrivo, i distacchi sono stati azzerati, ma il dolore rimane. Amber Kraak e Juliette Labous l’hanno spinta fino al traguardo, poi Vollering è salita sul pullman della squadra.

«Abbiamo controllato tutto con il medico – ha spiegato subito Stephen Delcourt, manager della squadra francese – l’obiettivo è tornare in hotel, fare un altro controllo con il fisioterapista e l’osteopata e prenderci il tempo per valutare la situazione. Demi vuole sicuramente continuare in questo Tour, ma ha bisogno di tempo per riprendersi da un colpo del genere. La mentalità di alcune squadre è anomala, davvero irrispettosa. Demi vuole correre in testa, ma le tagliano continuamente la strada. In questo caso, la colpa non è dell’ASO, ma dei corridori. E’ semplicemente una questione di rispetto».

La difesa di Marianne Vos

Dopo ulteriori esami eseguiti in serata nell’hotel della squadra francese, lo staff medico ha escluso fratture, ma non il rischio della commozione cerebrale, per la quale scatterebbe eventualmente il protocollo dell’UCI. L’ultima verifica viene effettuata proprio in queste ore, per capire se Vollering potrà ripartire o dovrà fermarsi. Intanto però a Delcourt che ha puntato genericamente il dito verso la scorrettezza di qualcuno nel gruppo, risponde Marianne Vos.

«E’ il Tour de France – ha commentato la nuova maglia gialla – tutti vogliono essere davanti. Il finale di tappa è stato piuttosto caotico, stavamo entrando in paese in discesa e a tutta velocità. Non credo ci sia stata una mancanza di rispetto, è solo che tutti sono a pochi centimetri in questo tipo di finale. E’ la lotta per il posizionamento che lo rende pericoloso. Succede, ovviamente, anche in altre corse. Ci sono grandi ambizioni, c’è pressione per le atlete. Bisogna lottare per la propria posizione. Certo, sarebbe bello se si guidasse con rispetto reciproco, lasciandosi spazio a vicenda. Ma sappiamo anche che è una corsa serrata e che purtroppo questo genere di cose può accadere».

Demi Vollering ha mantenuto il suo posto in classifica, ma dovrà sottoporsi a nuovi esami
Demi Vollering ha mantenuto il suo posto in classifica, ma dovrà sottoporsi a nuovi esami

L’ultima valutazione stamattina

Poco dopo l’arrivo, mentre Vollering si stava riprendendo sui rulli davanti al pullman della squadra, Stephen Delcourt ha continuato a spiegare. «Demi ha un forte dolore al ginocchio e al gluteo sinistro. Se si tratta di dolore muscolare dovuto all’impatto, potremmo superarlo. Se invece avrà bisogno di diversi giorni per riprendersi, prenderemo una decisione domani (stamattina, ndr)».

La partenza della quarta tappa, quella di oggi, avverrà nel primo pomeriggio da Saumur in direzione di Poitiers, in una frazione probabilmente dedicata ai velocisti, come quella di ieri.

Capello vince dappertutto. Salvoldi guarda già lontano…

28.07.2025
4 min
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Roberto Capello non si ferma più. Il corridore della Grenke-Auto Eder ha conquistato la scorsa domenica anche la Medzinarodne dni Cyklistiky, prova di Nations Cup su tre tappe, la sua quarta vittoria in poco più di un mese. Ormai non è un caso, il diciassettenne è diventato un riferimento assoluto fra gli juniores.

Dino Salvoldi, il cittì azzurro non era in terra slovacca seguire la trasferta della nazionale, impegnato com’era nei contemporanei europei juniores e U23 su pista in Portogallo e aveva affidato la guida della squadra a Dino Fusar Poli che, al di là del successo gli ha dato importanti indicazioni sulla tre giorni e soprattutto sul comportamento del nuovo gioiello del ciclismo giovanile.

Il podio finale della prova slovacca, vinta dall’azzurro con 7″ sul ceko Patras (foto Sona Nikova)
Il podio finale della prova slovacca, vinta dall’azzurro con 7″ sul ceko Patras (foto Sona Nikova)

L’influsso del team tedesco

E’ chiaro a questo punto che il Capello di oggi è ben diverso da quello di un anno fa e al di là dell’anno di maturazione in più, molto ha influito l’ingresso nella multinazionale filiera della Red Bull Bora Hansgrohe. Anche Salvoldi ne è ben cosciente.

«Bisogna fare alcune considerazioni di base. Da un punto di vista dei volumi dell’allenamento non è cambiato molto per lui perché già l’anno scorso era un ragazzo abituato ad allenarsi con continuità e con carichi importanti. Anzi, da quel punto di vista forse fa anche meno. Quello che evidentemente è cambiata è la qualità della squadra e dei compagni e il calendario. E’ passato da fare una stagione tipo campionato di calcio, correndo con frequenza settimanale a correre praticamente solo gare a tappe, ma con una frequenza molto controllata. Finora ha solo 18 giorni di gara nelle gambe…».

L’arrivo di Capello al Trofeo Dorigo, dominato dal team tedesco con 5 atleti ai primi 5 posti (Photors)
L’arrivo di Capello al Trofeo Dorigo, dominato dal team tedesco con 5 atleti ai primi 5 posti (Photors)
Il team influisce solo su questo?

E’ già un aspetto importante. Poi, essendo entrato in una squadra prestigiosa con compagni di livello, sono aumentate anche le possibilità di fare risultato ma sono cambiati anche i materiali che sono diventati davvero di primissima qualità, a livello dei professionisti.

Pensi che sia scattato qualcosa anche mentalmente? Il team sta investendo molto su di lui anche come responsabilità, facendone spesso il leader del gruppo, quasi vogliano costruire un leader e non solo un corridore per il futuro team professionistico…

Quello sicuramente è stato un altro step, creare una mentalità più vincente che l’anno scorso non aveva. Lui comunque sta imparando e spesso si mette al servizio dei compagni di squadra, anche quando la corsa è particolarmente dura. Lui per le sue qualità, le sue caratteristiche, spesso è davanti e tante volte ha visto vincere i suoi compagni. A differenza dell’anno scorso, quest’anno è diventato vincente anche lui. Io più che le vittorie apprezzo la sua costanza di essere sempre tra i migliori, in qualsiasi contesto. Ha cambiato dimensione da quel punto di vista sicuramente.

Moller Andersen e Schoonvelde, doppietta al Trofeo General Patton in Lussemburgo grazie anche all’azzurro, 3° (foto team)
Moller Andersen e Schoonvelde, doppietta al Trofeo General Patton in Lussemburgo grazie anche all’azzurro, 3°(foto team)
Viene naturale fare un paragone con Finn, anche per il fatto dell’appartenenza alla squadra tedesca. Quali sono i punti in comune fra i due e le differenze?

Sono entrambi molto bravi in salita e anche a cronometro, il che ne fa ottimi prospetti per le corse a tappe. Roberto, a differenza di Lorenzo, si esprime su frequenze di pedalata più basse, di conseguenza è un po’ meno esplosivo, meno veloce. E quindi tende a fare la differenza più sulla costanza del mantenere un ritmo elevato, invece Lorenzo ha più facilità di variazione di velocità, questa è la differenza sostanziale.

Per Capello vittoria anche al campionato italiano a cronometro, un segnale importante per il futuro
Per Capello vittoria anche al campionato italiano a cronometro, un segnale importante per il futuro
Stai pensando a come impiegarlo per le prove titolate?

I mondiali in Rwanda sappiamo che avranno un dislivello importante, forse troppo accentuato per le sue caratteristiche anche se bisogna prima vederlo di persona per capire come impostare la squadra. D’altro canto c’è da dire che Capello su una distanza importante com’è quella di un mondiale è fra i migliori al mondo in questo momento. Vedremo insieme agli altri due ragazzi che lo affiancheranno come impostare la corsa, posso dire però che già lo vedo come titolare anche perché farà anche la cronometro. Diverso il discorso per l’europeo, che mi sembra maggiormente nelle sue corde, valutando solo il profilo altimetrico e la tipologia della salite.

Finn è un corridore prettamente stradista. Capello secondo te potrebbe avere anche giovamento dal fare attività, magari anche solo di allenamento, su pista?

Come mezzo di allenamento, pensando alla cronometro o a migliorare quelle lacune che ha soprattutto in riferimento alla forza, qualche allenamento potrebbe essergli utile, però non ha le caratteristiche per gareggiare su pista, quello no.

Chiusura e vittorie, il suo Samuele e il suo futuro. Parla Malaga

28.07.2025
6 min
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Queste ultime sono state settimane particolarmente intense e non semplici per il Team Giorgi. L’annuncio della chiusura della società, la scomparsa improvvisa dell’ex pupillo Samuele Privitera e le vittorie ritrovate. Una successione di sentimenti che messi sui piatti della bilancia restano difficili da pesare e quantificare, ma con cui di sicuro bisogna saper continuare a conviverci.

Col diesse Leone Malaga abbiamo ripercorso questo lasso di tempo, cercando di capire soprattutto il futuro suo e dei suoi attuali juniores, che nel frattempo hanno ripreso ad aggiornare la casella dei migliori risultati. In questo ultimo weekend sono andati a segno Giacomo Rosato in Piemonte a Pian della Mussa (sabato) e Thomas Bernardi nel trevigiano a Loria (ieri) dopo che in quello precedente si erano… ri-sbloccati. Ora il tassametro del Team Giorgi parla di 17 vittorie, la squadra al momento più vincente della categoria (in apertura foto Team Giorgi).

Pietro Solavaggione è un primo anno che ha ottenuto 4 vittorie destando tanto interesse (foto Team Giorgi)
Pietro Solavaggione è un primo anno che ha ottenuto 4 vittorie destando tanto interesse (foto Team Giorgi)
Come ha reagito il vostro gruppo a questo vortice di circostanze?

Non siamo stati in grado di farlo, siamo stati travolti dalle notizie. Qualcuno mi ha fatto notare che è stato un brutto scherzo del destino che il Team Giorgi salisse agli onori della cronaca prima con la chiusura e poi con la morte di uno dei suoi migliori talenti cresciuti. Samuele è venuto a mancare mercoledì sera, noi giovedì mattina eravamo in partenza per la Ciociarissima (la gara a tappe di tre giorni, ndr). Ero in viaggio con 6 ragazzi ed eravamo in condizioni pietose.

Immaginiamo…

A parte me e i nostri accompagnatori, la disgrazia del Val d’Aosta ha toccato da vicino pure Lorenzo Basso, che ha subito molto il colpo. Lui è di Sanremo e conosceva bene Samuele col quale si allenava quasi sempre assieme. Pensate che era stato proprio Samuele a segnalarmi Lorenzo, nonostante fosse più vecchio di due anni. Anche questo per dirvi chi era “Privi”, un uragano di ragazzo. E vista la sua famiglia non mi stupisco. Anzi permettetemi di raccontarvi un piccolo aneddoto accaduto recentemente.

Thomas Bernardi ha vinto a Loria concretizzando un bel momento di forma (foto italiaciclismo.net)
Thomas Bernardi ha vinto a Loria concretizzando un bel momento di forma (foto italiaciclismo.net)
Prego, ascoltiamo volentieri.

Samuele non voleva il funerale perché aveva sempre detto, dopo la recente scomparsa del nonno, che non avrebbe voluto una funzione in cui tutti erano tristi per lui. Quindi il 24 luglio ci siamo trovati con la sua famiglia e molti ex suoi compagni per un ritrovo in sua memoria. Sono partito disperato con tanti pensieri, ma sono rientrato a casa col sorriso grazie ai suoi genitori. Sono stati mamma e papà di Samuele che hanno sostenuto me e altri ragazzi presenti. Penso a Monister, Vesco e Leali che erano legatissimi a lui. Siamo tutti tornati con una grande forza interiore per andare avanti. I genitori di Samuele sono persone incredibili.

Nel frattempo la corsa laziale era andata bene. Cosa è successo?

Bisogna dire che quando sei in trasferta svaghi la mente perché hai mille cose da fare e da seguire. Forse questo ci ha permesso di concentrarci un po’ di più sulla gara. Alla prima tappa Marangon ha colto un secondo posto inaspettato con una grande prova. Le due frazioni successive le abbiamo vinte con Solavaggione e dominando come siamo in grado di fare. Peccato per la generale perché Solavaggione aveva perso tanto tempo il primo giorno. Penso che in quei giorni non pedalassimo da soli…

Edoardo Raschi ha vinto il titolo regionale a Reda di Faenza. E’ un secondo anno con buon mercato (foto Team Giorgi)
Edoardo Raschi ha vinto il titolo regionale a Reda di Faenza. E’ un secondo anno con buon mercato (foto Team Giorgi)
C’era una sorta di angelo custode?

Penso proprio di sì (risponde con più di un pizzico di emozione, ndr). O meglio, io non credo a certe cose ultraterrene, ma per me c’è stato qualcosa in quel weekend. Domenica 20 luglio abbiamo vinto tre gare in una giornata con tre atleti diversi, che diventano quattro contando anche il sabato. Ci era già successo nel 2024, però eravamo in un periodo vincente. Stavolta invece era un mese e mezzo che non vincevamo e non facevamo nulla. Poi penso alle tante cadute evitate alla Ciociarissima dove c’erano strade non curatissime. Sono convinto che Samuele ci abbia guidati ed aiutati da lassù.

Questo è il miglior modo per proseguire e finire la stagione?

Parlando dell’aspetto agonistico, personalmente ho assorbito il colpo della chiusura del Team Giorgi, dove ci sono da dieci anni. L’annata deve andare avanti come se nulla fosse. Noi tecnici e dirigenti per valorizzare il nome della società, i ragazzi per valorizzare se stessi visto che avranno tutti un futuro nuovo.

Matteo Mengarelli ha fatto una grande prima parte di stagione con due vittorie e tanti piazzamenti (foto italiaciclismo.net)
Matteo Mengarelli ha fatto una grande prima parte di stagione con due vittorie e tanti piazzamenti (foto italiaciclismo.net)
Sappiamo che Rosato passerà U23 nel devo team della Bahrain Victorious. Partiamo facendo un cenno sugli altri del secondo anno?

Sono in sei a salire di categoria. Bernardi ha vinto ieri e se lo meritava perché stava andando forte. Mengarelli invece ha fatto una bella prima parte di stagione con due successi e tanti piazzamenti. Gardani ha vinto due gare in volata, ma per me può diventare un corridore da gare più mosse. Raschi ha conquistato una gara, adatto a percorsi misti, però è stato sfortunato a rompersi il gomito al campionato italiano. Testa Pulici ha una grande costanza di rendimento sulle gare dure a ridosso dei primi. Gli manca solo un bel podio e un pizzico di grinta in più, ma può crescere ancora. L’ucraino Lahuta invece non so se continuerà a correre o meno.

Si sa anche dove andranno l’anno prossimo?

Posso dirvi che VF Group Bardiani CSF Faizanè, Beltrami TSA Tre Colli e qualche altro team continental si sono interessati a loro. Al netto dei risultati ottenuti o delle loro capacità, alcuni di loro hanno bravi procuratori che non hanno problemi a trovare mercato. Mancano alcune ufficialità, ma sono quasi tutti sistemati.

Simone Gardani ha conquistato finora due successi. Per Malaga non è solo un velocista (foto italiaciclismo.net)
Simone Gardani ha conquistato finora due successi. Per Malaga non è solo un velocista (foto italiaciclismo.net)
Il futuro di Leone Malaga invece dove sarà?

Sarò col Team Junior Guerrini Senaghese (il cui presidente è Stefano Guerrini, ex pro’ per quattro anni ad inizi 2000, ndr). Quasi tutti gli juniores del primo anno che ho adesso nel Team Giorgi verranno con me, uno invece potrebbe andare all’estero a correre il secondo anno. Considerando gli allievi che passano, nel 2026 avremo una squadra di 14/15 juniores. Il progetto è nato a maggio, ma si è concretizzato molto dopo quando Carlo Giorgi aveva deciso di chiudere. La tragedia di Samuele è dura da accettare e vi dico però che se fosse successa prima della firma con la nuova squadra, avrei lasciato il ciclismo o comunque mi sarei preso una lunga pausa. Ora vado avanti anche in suo onore, però il ciclismo sta diventando troppo pericoloso per tanti, troppi motivi.

EDITORIALE / Un insolito dualismo sotto il cielo d’Italia

28.07.2025
5 min
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Alle 19,40, circa 23 minuti dopo la vittoria di Wout Van Aert a Parigi e 15 dopo l’arrivo di Jonathan Milan in maglia verde, il comunicato della Lega Ciclismo è approdato via whatsapp nella disponibilità dei giornalisti.

«Jonathan Milan, orgoglio dell’Italia, vince la maglia a punti al Tour de France. Vincere 2 tappe e conquistare la maglia verde lasciandosi alle spalle campioni come Tadej Pogačar, Biniam Girmay e Jonas Vingegaard – scrive il presidente Pella (qui il testo integrale) – è un risultato straordinario. Come Lega del Ciclismo Professionistico ci faremo promotori e organizzatori di un evento di alto profilo istituzionale alla Camera dei Deputati per premiare Jonathan Milan». 

L’Onorevole Pella, terzo da sinistra, ha fatto sì che la Camera abbia aperto le porte al ciclismo: qui con il Presidente Fontana
L’Onorevole Pella, secondo da sinistra, ha fatto sì che la Camera abbia aperto le porte al ciclismo: qui con il Presidente Fontana

Dopo la Lega, la FCI

Alle 19,56, sedici minuti dopo, tramite l’account Telegram della Federazione sono arrivate invece le parole del presidente Dagnoni.

«Le due vittorie di tappa – scrive (qui il testo integrale) – la conquista della maglia verde da parte da Jonathan Milan, il grande lavoro fatto nelle rispettive squadre da corridori come Simone Consonni, Matteo Trentin ed Edoardo Affini, che è anche salito sul podio nella tappa a cronometro, il secondo posto di Davide Ballerini oggi in una tappa prestigiosa, dura e spettacolare, i piazzamenti di Velasco, Dainese, Albanese, ci regalano un Tour da tempo mai così felice per il ciclismo italiano».

Cordiano Dagnoni è stato rieletto alla guida della FCI: il primo anno post olimpico si sta rivelando impegnativo
Cordiano Dagnoni è stato rieletto alla guida della FCI: il primo anno post olimpico si sta rivelando impegnativo

Italia, un modello da rivedere

Va avanti così ad ogni vittoria, in una competizione interna fra due organi che dovrebbero lavorare in comune accordo, invece non si risparmiano reciproche spallate. Presenziando a premiazioni e podi come a voler delimitare il territorio. Intanto il ciclismo italiano, di cui parlano con prevedibile enfasi, continua la sua marcia (in apertura, un’immagine depositphotos.com). Le squadre professional non hanno il livello minimo necessario per competere e vanno a fare punti nelle corse di classe 2, quelle dei dilettanti. Gli organizzatori si sono visti richiedere di aggiungere la prova femminile, ma il loro budget è rimasto sostanzialmente invariato. Soffrono e a volte chiudono squadre juniores, che negli anni hanno costruito la propria fama prendendo ragazzi forti in ogni angolo d’Italia, trascurando i corridori di casa, perché dotati di meno punti.

Si dà la colpa di tutto alle WorldTour e ai loro devo team, senza rendersi conto che il modello italiano andrebbe adeguato a ciò che accade nel resto del mondo oppure andrebbero individuate nuove regole. Il presidente Dagnoni fa parte del Professional Cycling Council, quali proposte ha portato per regolamentare il passaggio al professionismo degli juniores o quantomeno provarci? 

Le due tappe e la maglia verde di Milan vanno celebrate, ma non bastano per coprire situazioni critiche del ciclismo italiano
Le due tappe e la maglia verde di Milan vanno celebrate, ma non bastano per coprire situazioni critiche del ciclismo italiano

La WorldTour che manca

E’ vero che abbiamo dirigenti quotati e tecnici di grande nome, oltre a personale super qualificato. Ma lavorano tutti in squadre dal budget straniero: basta che chi mette i soldi decida di imporre staff della propria nazionalità e tutto può cambiare. Lidl, sponsor tedesco, ha scalato la squadra, prendendo il sopravvento sull’americana Trek: in quel gruppo, che assieme alla Astana più di altri tutela i corridori italiani, tutto potrebbe cambiare.

Se è vero che il Tour è la vetrina dei corridori più forti, la presenza minima degli italiani deve produrre una riflessione. La WorldTour italiana serve, eccome. Non ci nascondiamo dietro alla presenza italiana nelle squadre mondiali. L’indimenticata Liquigas di Roberto Amadio schierava anche campioni internazionali come Sagan, Szmyd e Bodnar, ma permise a Nibali, Basso, Viviani, Oss, Moser, Cimolai, Caruso, Guarnieri, Bennati, Pellizotti, Sabatini, Vanotti e Capecchi (fra gli altri) di diventare solidi e spiccare il volo verso altre realtà. Quale squadra mondiale di 31 elementi sarebbe disposta a inserire ben 21 italiani?

La Liquigas di Amadio e Dal Lago mise insieme negli anni alcuni fra gli italiani più forti: qui Nibali e Basso
La Liquigas di Amadio e Dal Lago mise insieme negli anni alcuni fra gli italiani più forti: qui Nibali e Basso

I soldi della Lega

La nazionale si accinge a varare la spedizione per i mondiali in Rwanda e partirà con un contingente ridotto di atleti, meccanici e massaggiatori, dati gli alti costi della spedizione. Non saremo gli unici: il viaggio è oneroso. Si vocifera anche di ulteriori tagli che potrebbero riguardare figure di riferimento e della sempre crescente influenza del Segretario Tolu nelle scelte federali.

Visti il momento e la capacità del presidente Pella nell’aver intercettato alcuni milioni di euro nell’ultima Finanziaria per le attività della Lega del Ciclismo Professionistico, perché non immaginare che la stessa integri le spese di viaggio e soggiorno dei professionisti in Rwanda, lasciando che a occuparsi delle altre categorie sia la FCI? Allo stesso modo, dato che nel suo Consiglio sono presenti anche le squadre e gli organizzatori che stanno vivendo momenti particolarmente duri, si è già pensato di intervenire in loro favore?

La parità dei premi fra uomini e donne è un grande risultato, ma ancora migliore sarebbe approvare il professionismo per le ragazze. Il calcio lo ha fatto due anni fa, concedendo alle sue atlete la prospettiva di una pensione e di tutele che non tutte le squadre sono ora obbligate a garantire.

E così se il duello fra Pogacar e Vingegaard ha fatto il bene del ciclismo, non si può dire lo stesso di quello fra Lega e Federazione. Può essere di stimolo reciproco come Tadej ha detto di sé e di Jonas? E’ auspicabile. Se invece sarà così fino alle prossime elezioni, ci attende davvero un lungo quadriennio.