Il dispositivo GPS della discordia. Il racconto di Alessia Vigilia

23.08.2025
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Quando le buone intenzioni non riescono a collimare con le buone attuazioni o più semplicemente col buon senso. Questa è l’impressione che ne è uscita dalla sperimentazione del dispositivo di geolocalizzazione al recente Tour de Romandie Féminin, al netto dell’esclusione inflitta dall’UCI a cinque team che si sarebbero opposti a indicare il nome della ragazza deputata a partecipare a questo test. In mezzo a tutto il caos, siamo tornati sull’argomento ascoltando le parole di Alessia Vigilia, una delle atlete scelte a portare il device GPS.

Pochi grammi per il dispositivo GPS. Dopo il test-event al Romandia Femminile, verrà messo su ogni atleta al mondiale
Pochi grammi per il dispositivo GPS. Dopo il test-event al Romandia Femminile, verrà messo su ogni atleta al mondiale

Lato agonistico

La bolzanina della FDJ-Suez sta vivendo una stagione interlocutoria in cui si è sempre fatta trovare pronta, come per il Giro Women che non doveva correre e nel quale si è resa protagonista di qualche azione. Ora Vigilia sarà ancora impegnata, tra le tante gare, al Simac Ladies Tour, alle classiche italiane e alla Chrono des Nations. Invece al Romandia ha vissuto in prima persona anche la vittoria finale della compagna Elise Chabbey.

«E’ stata una corsa strana – racconta Alessia – perché è innegabile che l’impatto dell’esclusione di cinque formazioni per questa vicenda dei dispositivi si è sentito. Correre in 60 anziché in 90 fa la differenza. Tuttavia questo non toglie nulla alla gestione della gara da parte nostra. Elise ha vinto una tappa e poi il giorno successivo nell’ultima frazione ci siamo giocati il cosiddetto “all-in” per lei. Ed è andata alla grande.

«Siamo contente – continua – perché il successo del Romandia ci ripaga in parte di un Giro non andato come speravamo e di un Tour Femmes buono in cui ci siamo comportate bene, anche se avremmo voluto vedere la vittoria di Demi (Vollering, ndr). La vittoria di Elise ha dato un grande morale a tutte noi e personalmente sono davvero felice per lei perché era presente tutta la sua famiglia ad ogni tappa. Anche loro hanno contribuito al suo e nostro trionfo».

Vigilia ha contribuito alla vittoria di Chabbey al Romandie, ma l’esclusione di 5 team si è sentita nella economia della gara
Vigilia ha contribuito alla vittoria di Chabbey al Romandie, ma l’esclusione di 5 team si è sentita nella economia della gara

Scelta per il test

Strano è l’aggettivo che più accompagna questo Tour de Romandie della discordia. Vigilia ci fa ripercorrere in ordine la sua esperienza.

«Sulla chat telegram del CPA Women – spiega – il 7 agosto ci era arrivata la comunicazione della sperimentazione. Solo al termine della riunione della sera prima dell’inizio del Romandia abbiamo saputo che c’erano stati gli animi accesi. Abbiamo saputo che la riunione era andata per le lunghe, con diverse discussioni. L’UCI aveva lasciato la possibilità alle squadre di indicare una atleta fino al momento della partenza della crono della prima tappa. I nostri diesse quando sono tornati dalla riunione sono venuti da me dicendomi che avevano deciso di mettere sulla mia bici il tracker di sicurezza.

«Onestamente – prosegue Alessia – non ci ho visto nulla di male, anzi ero anche contenta di poter essere scelta o magari dare il mio contributo. So che le voci parlano di questioni politiche tra UCI e alcuni team. A me è spiaciuto vedere le atlete che hanno completato tutto il riscaldamento pre-crono e poi sono state bloccate proprio prima della partenza dai giudici. Di sicuro penso che comunque si sia verificata una situazione scomoda per gli organizzatori che non hanno visto alla partenza 30 atlete, oltre che per loro stesse».

Marturano è tornata in gara al Romandia dopo la brutta caduta al Giro Women. Anche lei scelta per il tracker GPS
Marturano è tornata in gara al Romandia dopo la brutta caduta al Giro Women. Anche lei scelta per il tracker GPS

Metti e togli

Vigilia non ha posto obiezioni, ha fatto il suo dovere di atleta, però è normale che a maggior ragione si sia fatta delle opinioni su questa sperimentazione.

«Ad ogni tappa – dice Alessia – c’era un addetto dell’UCI che mi applicava questo rilevatore GPS sotto la sella, inserito in un borsello col velcro simile ai kit per la forature. A me non è cambiato nulla perché era molto leggero. Non sembrava nemmeno di averlo, anzi in gara te lo dimentichi perché non si muove, senza avere il rischio di perderlo. Noi atlete cui veniva attaccato non avevamo responsabilità. Al termine della tappa poi te lo venivano a togliere».

Nessun riscontro

«So che qualcuno diceva che potesse rubare i nostri dati – va avanti Vigilia con tono divertito – ma io ridevo con Greta Marturano (l’atleta scelta per la UAE Team ADQ, ndr). Dicevamo che se anche fosse successo, eravamo poco preoccupate perché non avrebbero visto grandi valori. Battute a parte, questo tracker non si interfacciava in alcun modo col nostro computerino. Funzionava come un chip che rileva i tempi, dando però solo dati della localizzazione.

«Ecco, posso dire – sottolinea – che a noi atlete non hanno chiesto alcun riscontro dopo questa sperimentazione. A tutt’oggi, guardando tra email e canale telegram del CPA Women, non sappiamo se questo dispositivo abbia sempre funzionato, abbia funzionato come volevano i commissari dell’UCI o se esistesse una app in cui vedere se il nostro tracciamento è sempre stato visibile. Sappiamo che al mondiale in Rwanda tutte le atlete lo dovranno mettere, però forse servirebbe maggiore chiarezza quando si parla di sicurezza».

Quinty Ton e il suo device. Al momento non si hanno riscontri sulla riuscita dell’esperimento o funzionamento del dispositivo
Quinty Ton e il suo device. Al momento non si hanno riscontri sulla riuscita dell’esperimento o funzionamento del dispositivo

Nulla per scontato

L’impressione è che quando si parla di sicurezza non possa bastare il buon senso da parte delle istituzioni ciclistiche, soprattutto se negli ultimi anni sono accaduti episodi tragici. L’UCI non può dare per scontate certe situazioni e la assurda morte della povera junior Fuller al mondiale di Zurigo dell’anno scorso sembra non aver insegnato nulla a certi dirigenti.

«E’ giusto investire nella sicurezza – ribadisce Vigilia – perché c’è sempre qualcosa da fare in più o in meglio. Non spetta a noi stabilire come, ma sarebbe bello che gli organi internazionali ascoltassero molto di più noi atleti, visto che siamo quelli che salgono e corrono in bici. Al Romandia dello scorso anno ci fecero correre senza radioline per un’altra loro sperimentazione. E’ stato più inutile quello che invece attaccare un dispositivo di geolocalizzazione come qualche giorno fa.

Radioline sì

«Tutta la gente – conclude il proprio pensiero Alessia – pensa che noi atleti con le radioline siamo telecomandati dall’ammiraglia solo per una questione tattica. Invece nessuno ancora riesce a comprendere che ormai sono più le comunicazioni che ci vengono date per i pericoli anziché per il mero lato agonistico.

«E’ vero che noi su VeloViewer studiamo in anticipo tutto ciò che è presente sul percorso, ma è altrettanto vero che quando sei in gara nel massimo della concentrazione, spesso non riesci ad accorgerti di dove sei o ricordarti i punti pericolosi. L’anno scorso in Francia neutralizzarono una parte di una gara perché una improvvisa colata di fango aveva invaso la discesa e per fortuna via radio ci informarono di questo evitando possibili cadute o spiacevoli episodi».

Ad ogni tappa un commissario UCI metteva e toglieva il dispositivo inserito in un borsello e attaccato col velcro alla sella
Ad ogni tappa un commissario UCI metteva e toglieva il dispositivo inserito in un borsello e attaccato col velcro alla sella

Speranze future

Probabilmente andrà avanti a carte bollate la controversia tra l’UCI e i cinque team esclusi dal Romandia. La stessa gara, che quest’anno ha avuto qualche difficoltà ad essere allestita, potrebbe perdere l’attuale status WorldTour poiché non è partito il numero minimo di formazioni WorldTour.

E mentre tanto altro si starà muovendo senza che se ne abbia notizia, bisogna augurarsi che dalla rassegna iridata di Kigali in poi venga fatto qualcosa di davvero concreto in nome della sicurezza in corsa e per gli atleti. Magari mettendo da parte questioni e polemiche che talvolta appaiono personali e sterili.

Classifica UCI: UAE domina, XDS risale. E dietro è lotta serrata

23.08.2025
4 min
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Il cerchio si stringe: chi resterà nel WorldTour. E chi sarà nelle prime 30 squadre? Puntuale, ecco il punto della situazione sulle classifiche a squadre a due terzi della stagione. Siamo dopo il Tour de France e prima della Vuelta, scattata giusto oggi da Torino.

Si entra dunque nel vivo e la situazione è super interessante specialmente per la parte bassa delle graduatorie, visto che ormai è chiaro che a dominare la scena è la UAE Emirates. La squadra di Tadej Pogacar guida sia la classifica annuale che quella del triennio. A proposito, nel giochino del “cosa farebbe Pogacar da solo”: ebbene, con i suoi punti lo sloveno sarebbe nono… nella classifica a squadre!

E’ soprattutto grazie ad un ottimo Giro di Fortunato e Scaroni e ad un buon Tour di Velasco che la XDS è risalita tanto nel ranking
E’ soprattutto grazie ad un ottimo Giro di Fortunato e Scaroni e ad un buon Tour di Velasco che la XDS è risalita tanto nel ranking

Ranking annuale: volano UAE e XDS

Partiamo dalla “foto” della classifica annuale. Come detto, guida la UAE Team Emirates. Alle sue spalle c’è la Visma – Lease a Bike, ma ad un distacco abissale. Mentre terza è la Lidl-Trek. Quarta, ed è una sorpresa, anche bella per noi italiani visto che c’è tanta Italia in squadra, è la XDS-Astana. Che incetta di punti per gli atleti di Vinokourov. Pensate che il borsino segna un +17 posizioni rispetto ad un anno fa.
I più prolifici di Astana sono proprio tre italiani: nell’ordine Scaroni, Fortunato e Velasco.

Altra nota positiva dopo il Tour de France è la Uno-X Mobility. La squadra norvegese guadagna ben otto posizioni. Bene anche Bahrain Victorious e Tudor Pro Cycling.

Tra le note dolenti si segnala il crollo della Lotto Dstny (-17 posizioni rispetto ad un anno fa) e della Intermarché-Wanty (-7). Curioso il fatto che a fine anno queste due squadre si fonderanno. Non bene neanche la Groupama-FDJ che perde sei posizioni.

Polti e VF Group sono staccate di appena 70 punti. La squadra di Reverberi, trentesima, vanta a sua volta 84 punti sulla Solution Tech. Il finale di stagione sarà determinante
Polti e VF Group sono staccate di appena 70 punti. La squadra di Reverberi, trentesima, vanta a sua volta 84 punti sulla Solution Tech. Il finale di stagione sarà determinante

Top 30: è sfida tricolore

La graduatoria annuale è importante sia per decretare il miglior team dell’anno, sia per selezionare le 30 squadre che avranno diritto di accesso ai Grandi Giri. E in basso è protagonista proprio l’Italia: pensate che ai posti 29, 30 e 31 ci sono rispettivamente Polti-Kometa, VF Group-Bardiani e SolutionTech-Vini Fantini.

Al momento ci sono solo due professional aventi diritto ai Grandi Giri fuori dalle 30. E sono appunto la SolutionTech e la Euskaltel-Euskadi. Di buono per le italiane c’è che la squadra spagnola non è stata invitata alla Vuelta e quindi non avrà grandi occasioni per raccogliere punti importanti. Il gap dalla trentesima, la Polti, è superiore ai 600 punti e nelle retrovie non è facile “fare legna”. Ci sentiamo di dire pertanto che l’Euskaltel non dovrebbe avere la forza per insidiare le nostre squadre.

Di fatto l’unica che può insidiare Polti e VF Group è proprio la squadra di Serge Parsani, che comunque grazie alla tattica di fare molte corse piccole soprattutto in Asia e a buoni risultati, ha racimolato tanto. Infatti è tra i migliori team dell’anno in assoluto (+10 posizioni).

SQUADRANAZIONESTATUSPUNTI
1. UAE EmiratesEmirati Arabi UnitiWT95.889
2. Visma-Lease a BikeOlandaWT66.293
3. Lidl-TrekStati UnitiWT49.969
4. Soudal-QuickStepBelgioWT46.891
5. Ineos GrenadiersRegno UnitoWT43.230
6. Red Bull-Bora GermaniaWT40.970
7. Alpecin-DeceuninckBelgioWT38.788
8. Decathlon-AG2RFranciaWT33.554
9. Groupama-FDJFranciaWT33.494
10. Bahrain-VictoriousBahrainWT33.406
11. EF-EasyPostStati UnitiWT31.546
12. LottoBelgioPRO30.652
13. MovistarSpagnaWT29.174
14. Israel-PremierTechIsraelePRO28.816
15. Jayco-AlUlaAustraliaWT27.506
16. XDS-AstanaKazakhstanWT26.379
17. Picnic-PostNLOlandaWT25.956
18. Intermarché-WantyBelgioWT25.282
19. CofidisFranciaWT24.214
20. Uno-X MobilityNorvegiaPRO23.856
21. Arkea-B&B Hotels FranciaWT22.154
La classifica del triennio 2023-2025 aggiornata al 23/08/2025. La 22ª è la Total Energies con 15.222 punti quindi fuori dai giochi (fonti UCI)

Triennio verso la fine

Il 19 ottobre, con la tappa finale del Gree-Tour of Guangxi, si chiude il triennio 2023-2025, quello che decreterà l’accesso o la permanenza nel WorldTour.
Senza entrare nei dettagli di eventuali fusioni, secondo il regolamento UCI le licenze WorldTour scenderebbero a 17. Ma poi si è anche visto che a volte la stessa UCI ha deciso in modo arbitrario. Di buono c’è che ci sarebbe uno spazio in più per le Wild Card.

Ma veniamo alla classifica del triennio. Voce grossa, anzi grossissima, ancora per la UAE Team Emirates, che in pratica ha un terzo di punti in più della Visma-Lease a Bike. Terza è ancora la Lidl-Trek.

Interessante analizzare il borsino: chi sale e chi scende. Bisogna guardare nelle parti basse e notare come ancora la XDS-Astana si sia ripresa di diritto un posto nel WorldTour. Adesso è 16ª e ha guadagnato tre posizioni rispetto all’ultimo nostro aggiornamento (qui per un confronto). Quello che era un miraggio fino a pochi mesi fa ora è realtà. Bisognerà tenere duro per altri due mesi, poi il pericolo sarà scampato. Il margine sul 18° posto è di circa 1.100 punti: non rassicurante, ma neanche ridotto. Molto dipenderà dalle prestazioni di Biniam Girmay: è l’unico in grado di smuovere davvero la classifica nelle retrovie.

Molto bene anche la Decathlon-Ag2R La Mondiale, che guadagna tre posizioni e passa a condurre il derby francese superando, seppur di un soffio, la Groupama-FDJ, storicamente la prima squadra transalpina.

Male la Lotto che perde terreno ma resta salda nel WorldTour e male la Intermarché appesa davvero a un filo. Male anche Cofidis e Arkea-B&B Hotels. Saranno queste due squadre più la Uno-X a giocarsi il 18° posto, vale a dire la salvezza o l’ingresso nel WT. Ma i punti di distacco di Arkea e Uno-X sembrano troppi da colmare. Sarà pertanto una sfida tra Cofidis e Intermarché: la squadra belga vanta quasi 1.000 punti in più rispetto a quella francese. Sarà davvero curioso vedere come se la giocheranno.

EDITORIALE / La grande famiglia del ciclismo, il delirio dell’UCI

18.08.2025
4 min
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La grande famiglia del ciclismo. Per fare digerire ai team WorldTour la sperimentazione improvvisata dei gps di sicurezza e giustificarne poi la squalifica, l’UCI ha attinto a questa raffigurazione retorica che negli anni ha assunto svariate connotazioni.

I politici di Losanna hanno infarcito il ciclismo di così tanta burocrazia e regole, che sentire un appello alla famiglia suona davvero insolito. In base a quale logica, nel ciclismo dei millimetri e delle sanzioni fiscalissime, si possono sperimentare i segnalatori GPS senza un protocollo approvato? Si sbandiera il rigore scientifico e poi si chiede una sperimentazione fatta a pane e salame? Dov’e l’oggettività se devono essere le squadre a scegliere il campione? E in base a quale regolamento si possono squalificare le atlete della squadra che si sia rifiutata di indicarne una?

Milan vince, Consonni dietro festeggia: da quest’anno l’esultanza per il compagno che vince è punita
Milan vince, Consonni dietro festeggia: da quest’anno l’esultanza per il compagno che vince è punita

La grande famiglia

La grande famiglia del ciclismo è un un luogo di cui l’UCI non fa parte ormai da tanti anni. Era una delle espressioni favorite di José Miguel Echavarri, lo storico mentore di Indurain e della grande Banesto da cui oggi è nato il Team Movistar. E anche lui ne ammise la fine nei giorni dello scandalo doping al Tour del 1998. Anche in quel caso tuttavia il ricorso alla famiglia ebbe uno strano suono. Quasi fosse stata negli anni il tacito accordo per tenere al sicuro i segreti inconfessabili.

Una forma di famiglia esiste a livello nazionale. Per questo in Italia ci si preoccupa delle società di base. Della difficoltà di trovare squadra per gli allievi e per gli U23. Del criterio con cui i ragazzi arrivano al professionismo e di quelli che a 18 anni partono verso squadre juniores all’estero. E’ il motivo per cui si chiede alla Federazione di studiare contromosse che tutelino il movimento nazionale. I connotati della famiglia ci sono ancora, ma essa rischia di trasformarsi in un far west per difendersi dalle tante spinte centrifughe. Ed è il motivo per cui, al momento della rielezione, dedicammo un Editoriale al presidente Dagnoni. Sottolineammo come avesse davanti quattro anni decisivi per guidare il movimento sulla giusta strada. Se vuole, su questa strada saremo al suo fianco.

Josè Miguel Echavarri è stato il maestro di Unzue, il fondatore della grande Banesto di Indurain (foto Cadena Ser)
Josè Miguel Echavarri è stato il maestro di Unzue, il fondatore della grande Banesto di Indurain (foto Cadena Ser)

Tutti contro tutti

Che cosa c’entra oggi il richiamo dell’UCI alla grande famiglia del ciclismo se il ciclismo stesso è stato trasformato in una lotta di tutti contro tutti? Di squadre contro le altre, per paura della retrocessione e per scovare budget maggiori (impossibile non notare il rifiuto di introdurre la divisione dei profitti di tutti gli attori sulla scena). Cosa volete che gliene importi a una squadra WorldTour se la professional di turno non trova i soldi per andare avanti? Di atleti contro gli atleti, con gli sconfitti che puntano il dito contro la forma fisica di chi ha vinto. Di agenti contro gli agenti, per piazzare il maggior numero di corridori. Dei media contro i media, per scrivere le notizie più ad effetto. Dell’UCI contro le federazioni nazionali: come definire altrimenti l’imposizione di calendari sempre più costosi? E da ultimo dell’UCI contro gli atleti. Prima pretende di ingabbiarne i gesti e poi decide di squalificare 30 lavoratrici dipendenti (le 30 atlete del Romandie) per punire le loro squadre.

Dopo l’esclusione di 5 squadre senza un regolamento UCI che la prevedesse, il Romandie Feminin è partito con 30 atlete in meno
Dopo l’esclusione di 5 squadre senza un regolamento UCI che la prevedesse, il Romandie Feminin è partito con 30 atlete in meno

E’ ancora ciclismo?

Caro David Lappartient (il presidente dell’UCI è in apertura con Ferrand Prevot), la sua gestione sta trasformando il ciclismo in qualcosa che non è mai stato. Migliore o peggiore? Non è un fatto di gusti, ma di cose che non funzionano. Se mai fosse esistita la grande famiglia del ciclismo e avesse avuto dei padri con i piedi nella storia e il cervello nel futuro, il suo posto dalla tavola sarebbe stato già tolto da un pezzo. Questa non è più una famiglia e forse non lo è mai stata. Questo non è più il ciclismo che ha fatto la storia e siamo certi che prima lo fosse davvero.

Romandia: ride solo Paula Blasi, dietro è caos fra UCI e team

16.08.2025
7 min
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Cinque squadre hanno ricevuto ieri il divieto di prendere il via al Tour de Romandie Feminin. Il motivo ufficiale, come scritto nel comunicato della corsa: “Rimozione, rifiuto o impedimento dell’installazione o rimozione di un dispositivo di localizzazione”. Dietro l’esclusione di Lidl-Trek, Visma Lease a Bike, Canyon Sram Zondacrypto, Ef Education-Oatley e Team Picnic PostNl c’è probabilmente anche altro. Qualcosa che ovviamente non viene mostrato e non passa nei comunicati dell’UCI, ma che probabilmente verrà fuori nell’azione legale che sta prendendo forma.

7 agosto: l’annuncio

Il 7 agosto l’UCI annuncia che in collaborazione con il Tour de Romandie Feminin e le squadre partecipanti, testerà un sistema di tracciamento GPS di sicurezza. L’iniziativa – si legge nel comunciato – parte degli sforzi costanti dell’UCI e di SafeR per migliorare la sicurezza degli atleti nel ciclismo su strada professionistico. Prevede che una ciclista per squadra indossi un dispositivo di tracciamento GPS.

La stessa tecnologia sarà poi utilizzata ai campionati del mondo di ciclismo su strada a Kigali, in Rwanda, dove tutti i corridori saranno dotati del dispositivo per essere collegati anche con i responsabili medici della corsa. Dopo la drammatica vicenda dello scorso anno a Zurigo, quando Muriel Furrer non fu trovata tempestivamente dopo la caduta e morì senza che si sapesse dove fosse, la risposta suona molto interessante. Il senno di poi dice che la collaborazione tanto sbandierata in realtà è un’imposizione. Vediamo perché.

Muriel Furrer, la ragazza svizzera morta ai mondiali di Zurigo 2024 per una caduta non segnalata
Muriel Furrer, la ragazza svizzera morta ai mondiali di Zurigo 2024 per una caduta non segnalata

L’alternativa dei team

Alla richiesta dell’UCI, le squadre WorldTour rispondono infatti di avere i device GPS di Velon che già utilizzano al Giro di Svizzera, al Tour de France e al Giro d’Italia. Sono gratis, funzionano e ce l’hanno tutti, perché non fare il test con quelli? L’UCI risponde di averne studiati di propri, che però non sono ancora in produzione, per cui ne hanno un numero limitato: solo poche atlete potranno esserne dotate.

E qui scatta la prima perplessità. Come può funzionare una sperimentazione che non riguarda tutte le ragazze? E se nel fosso ci finisce una che ne è sprovvista? E se il dispositivo, non collaudato, si stacca e provoca una caduta, a chi spetta di pagare i danni?

I GPS made in UCI

Quando l’UCI replica che il test riguarda i propri strumenti, le squadre accettano, ma invitano gli addetti dell’UCI a fare il montaggio in prima persona, perché ne conoscono certamente meglio le caratteristiche. La seconda obiezione riguarda la scelta dell’atleta: quale regolamento impone che debba essere la squadra a scegliere la ragazza? Perché non è stato previsto un criterio che impone di scegliere corridori entro un certo range di peso, in modo che i 63 grammi in più del GPS non impattino sul risultato? L’UCI replica che sta alle squadre scegliere il nome e che, in caso contrario, la squadra sarà squalificata.

I transponder di Velon sono già nel possesso dei team, che hanno proposto di usarli
I transponder di Velon sono già nel possesso dei team, che hanno proposto di usarli

Chi monta il device?

Continuano a parlare di grande famiglia del ciclismo e di azioni da fare in amicizia, ma la minaccia di squalifica rientra in certi canoni? Sono comunicazioni che si svolgono per lettera nei giorni che precedono la corsa svizzera, non si tratta di una discussione nata a sorpresa nell’immediata vigilia.

Nella riunione tecnica alla vigilia della prima tappa, la cronometro di ieri, si raggiunge l’accordo: sarà l’UCI a stabilire chi sarà l’atleta. Pare sia tutto scritto, nessun dubbio da parte di nessuno. Invece ieri mattina alla partenza, si verifica un altro cambio di linea. Quando le squadre arrivano al via e attendono che i Commissari UCI indichino le atlete, quelli cambiano versione e minacciano che in caso di mancata indicazione da parte dei team, scatterà la squalifica.

Cinque squadre fuori

E la squalifica scatta. Alle squadre che si rifiutano di indicare i nomi viene vietata la partenza. Invece di sanzionare la società sportiva, l’UCI se la prende con le atlete e impedisce loro di lavorare

«Nel regolamento – dice Luca Guercilena – non è previsto il fatto che io debba nominare un’atleta. Hanno dichiarato che noi non abbiamo voluto accettare il device, ma non è assolutamente vero. Noi eravamo là davanti aspettando che lo mettessero, come ci eravamo accordati. Invece il giudice ci ha detto che non saremmo potuti partire perché non avevamo nominato l’atleta».

Il comunicato ufficiale liquida così il rifiuto di far partire le 6 squadre
Il comunicato ufficiale liquida così il rifiuto di far partire le 6 squadre

Momenti di tensione

Si raggiungono momenti di tensione. Quando la prima ragazza della Ag Insurance arriva alla via della crono, il giudice applica il GPS sulla sua bicicletta. La ragazza parte, ma il device si stacca. Quando l’atleta raggiunge il traguardo, un alto dirigente dell’UCI attacca il direttore sportivo della squadra belga, dicendogli che l’ha fatto di proposito per boicottare l’iniziativa. Mentre quello cercava in tutti i modi di dirgli che il montaggio era stato fatto dal Commissario e che lui altro non aveva fatto che seguire l’atleta con l’ammiraglia.

La posizione dell’UCI

Con cinque squadre fuori dalla corsa, l’UCI emette un comunicato, condannando il rifiuto di alcune squadre di partecipare al test della tecnologia di tracciamento GPS per la sicurezza.

«L’UCI – si legge – si rammarica che alcune squadre iscritte alla lista di partenza del Tour de Romandie Féminin si siano rifiutate di conformarsi al regolamento della gara relativo all’implementazione dei localizzatori GPS come test per un nuovo sistema di sicurezza. La decisione di queste squadre è sorprendente e compromette gli sforzi della famiglia del ciclismo per garantire la sicurezza di tutti i ciclisti nel ciclismo su strada attraverso lo sviluppo di questa nuova tecnologia.

«(…) Le squadre erano tenute a designare una ciclista sulla cui bicicletta sarebbe stato installato il localizzatore GPS. Le squadre hanno ricevuto ulteriori spiegazioni durante la riunione dei Direttori Sportivi pre-evento. L’UCI si rammarica che alcune squadre si siano opposte al test non nominando una ciclista che indossasse il dispositivo di tracciamento e abbiano quindi optato per l’esclusione dal Tour de Romandie Féminin. Alla luce di questa situazione, l’UCI valuterà se siano necessarie altre misure in conformità con il Regolamento UCI».

Van den Abeele, responsabile dell’UCI, era presente ieri al Romandie a sovrintendere le operazioni
Van den Abeele, responsabile dell’UCI, era presente ieri al Romandie a sovrintendere le operazioni

La risposta dei team

Sembra che essere escluse dal Romandie sia una libera scelta delle cinque squadre, che diffondono un comunicato condiviso. «Siamo scioccati e delusi dalla decisione dell’UCI di squalificare diverse squadre, inclusa la nostra, dal Tour de Romandie Féminin. All’inizio di questa settimana, tutte le squadre interessate hanno inviato lettere formali all’UCI esprimendo sostegno alla sicurezza dei ciclisti, ma sollevando serie preoccupazioni circa l’imposizione unilaterale di un dispositivo di tracciamento GPS a un solo ciclista per squadra. Abbiamo chiarito che non avremmo selezionato noi una ciclista, né installato, rimosso o effettuato la manutenzione del dispositivo.

«L’UCI o i suoi partner erano liberi di selezionare un ciclista e installare il dispositivo sotto la propria responsabilità. Nonostante la nostra collaborazione e l’esistenza di un sistema di monitoraggio della sicurezza collaudato e collaborativo, già testato con successo in altre importanti, l’UCI ha scelto di imporre questa misura senza un chiaro consenso, minacciando la squalifica e ora escludendoci dalla gara per non aver selezionato noi stessi un corridore. Il motivo per cui non vogliono nominare un corridore è ancora sconosciuto e senza risposta.

«(…) Questa azione viola i diritti delle squadre e dei corridori, applica la misura in modo discriminatorio e contraddice l’impegno dichiarato dall’UCI al dialogo con le parti interessate. Siamo sempre in prima linea per rendere il ciclismo uno sport più sicuro, ma questo obiettivo deve essere raggiunto attraverso la collaborazione, non la coercizione».

Il Tour de Romandie sarebbe stato un importante passo di rientro per Gaia Realini
Il Tour de Romandie sarebbe stato un importante passo di rientro per Gaia Realini

Pagano gli atleti

Ancora una volta a farne le spese sono stati gli atleti. E’ abbastanza chiaro che nel nome della sicurezza l’UCI abbia trovato probabilmente una potenziale fonte di investimento nell’imposizione di device GPS di sua produzione. E’ anche abbastanza chiaro che la sicurezza e le istanze di SafeR stiano diventando uno strumento di potere al pari di quanto accedeva anni fa con l’antidoping. Si potevano multare le società, ma non colpire le atlete e gli organizzatori. Si potevano fare i test nelle Nations’ Cup Juniores e in gare minori, perché non si è fatto?

«Il Tour de Romandie – si legge nel comunicato della corsa – si rammarica dell’esito del disaccordo tra l’UCI e le squadre sulle quali non aveva alcun controllo. (…) Questi divieti di partenza alterano direttamente l’aspetto sportivo della corsa, interferendo anche con la preparazione degli eventi successivi, penalizzando le atlete delle squadre interessate, il pubblico e tutti coloro che sono coinvolti nella promozione del Tour de Romandie Féminin in tutto il mondo. E’ deplorevole e, per usare un eufemismo, dannoso che non si sia potuta trovare una soluzione positiva».

Abbiamo la sensazione che la storia non finirà qui. Ed è anche chiaro che per come è strutturata e concepita, l’UCI non rappresenti appieno tutte le sue componenti. Siamo certi che il progetto One Cycling non sia quello di cui ha bisogno oggi il professionismo di vertice? Non è la coercizione il modo per far crescere il movimento e andare incontro ad atleti e squadre su un tema importante come quello della sicurezza. Forse il sistema così com’è non funziona più bene. La crono ieri intanto l’ha vinta Paula Blasi in maglia UAE Adq, la corsa prosegue oggi con 30 atlete in meno.

Q36.5 è anche mountain bike con il kit di Tom Pidcock

24.07.2025
3 min
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La stagione di mountain bike è ormai iniziata da qualche settimana ed è il momento di proiettarsi sugli sterrati. Q36.5, brand di Bolzano che da diverse stagioni lavora nel ciclismo professionistico su strada, quest’anno è atteso da diverse sfide anche nel fuoristrada. L’arrivo nel team di Tom Pidcock ha aperto le porte ai biker e alle loro esigenze. Il britannico, campione olimpico a Parigi 2024 della specialità, ha esordito nella prova di Coppa del mondo UCI ad Andorra. 

Per l’esordio di Tom Pidcock è stato presentato da Q36.5 un kit ufficiale che verrà utilizzato nelle gare della stagione di mountain bike. Una serie di capi d’abbigliamento realizzati seguendo le idee e le esigenze tecniche raccolte durante la stagione su strada da parte di Pidcock. Il kit si compone di: maglia Gregarius Pro Team Offroad, pantaloncini Dottore, calzini Aero e body ufficiale da gara. 

Il nuovo kit realizzato da Q36.5 per la mtb ha debuttato con Tom Pidcock nella prova di Coppa del mondo ad Andorra
Il nuovo kit realizzato da Q36.5 per la mtb ha debuttato con Tom Pidcock nella prova di Coppa del mondo ad Andorra

Debutto in gara

Ogni prodotto è stato studiato, sviluppato e realizzato con l’intento di offrire la miglior prestazione possibile anche in condizioni climatiche difficili. Dato che la stagione calda è ormai nel vivo la maglia Gregarius Clima Pro Team Offroad dispone di un tessuto leggero, con un design innovativo capace di far respirare la pelle. Prestazioni e comfort vanno di pari passo grazie allo sviluppo tecnico avvenuto nei laboratori di Q36.5. 

Il debutto in corsa, avvenuto durante la prova di coppa del mondo UCI ad Andorra, è stato celebrato con una grafica esclusiva che ha voluto celebrare la vittoria a Parigi 2024. 

La maglia è cucita con tre tessuti differenti, sulle maniche Q36.5 ha optato per un design aerodinamico
La maglia è cucita con tre tessuti differenti, sulle maniche Q36.5 ha optato per un design aerodinamico

Caratteristiche tecniche

La maglia Gregarius Clima Q36.5 Pro Team Offroad è progettata con un sistema che permette una mappatura avanzata del corpo. Inoltre, sono stati utilizzati tre tessuti differenti nella fase di cucitura: il primo composto da reti ultraleggere per la parte di petto e schiena. In questo modo si riesce a garantire la giusta termoregolazione anche a velocità minori. Nella zona delle maniche, invece, Q36.5 ha optato per un tessuto aerodinamico a coste da 6 millimetri. Le tasche posteriori in power mesh favoriscono sempre la traspirabilità senza compromettere l’elasticità del tessuto. 

Per gli appassionati di mountain bike e non solo il kit replica, che prevede la sola maglietta, è disponibile alla vendita presso i rivenditori autorizzati Q36.5 e sul sito ufficiale del brand

Prezzo: 140 euro. 

Q36.5

Nuove regole UCI: manubri, ruote, rapporti… non tutto è chiaro

01.07.2025
6 min
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E’ in arrivo una svolta regolamentare nel ciclismo professionistico. A partire dal 1° gennaio 2026 entrerà in vigore una serie di regole UCI riguardanti manubri, rapporti, ruote e gomme, tutte pensate per aumentare la sicurezza e l’equità delle competizioni.

Le nuove norme sono frutto di un lavoro condotto da SafeR, l’organizzazione per la sicurezza nel ciclismo professionistico, in collaborazione con squadre e corridori. Tuttavia, il recepimento da parte degli atleti non è stato affatto unanime né così convinto. Abbiamo analizzato i tre principali cambiamenti in arrivo e raccolto il punto di vista di Cristian Salvato, presidente dell’Accpi, la rappresentanza italiana dei corridori. E non solo…

Vediamo prima nel dettaglio le regole su strada (perché alcuni cambiamenti riguardano anche pista e cross) e poi aggiungiamo le considerazioni degli interessati.

La larghezza interna minima delle leve deve essere di 32 centimetri (misurata tra i bordi interni delle leve stesse)
La larghezza interna minima delle leve deve essere di 32 centimetri (misurata tra i bordi interni delle leve stesse)

I manubri

Le bici da strada dovranno avere una larghezza minima del manubrio di 400 millimetri misurata tra i bordi esterni, con almeno 320 millimetri tra le leve freno (bordi interni) e 380 millimetri centro-centro.
Oltre al minimo, l’UCI ha fissato una distanza massima di 50 millimetri tra l’estremità interna e quella esterna del manubrio sullo stesso lato, per limitare geometrie estreme. In pratica profili troppo alari.

Questa regola mira a impedire l’adozione di manubri troppo stretti che, pur migliorando l’aerodinamica, compromettono la stabilità e la sicurezza in gruppo.
Secondo l’UCI, si tratta di uno standard condiviso dalla maggior parte dei produttori. Tuttavia, il tema ha acceso un dibattito, specie tra le atlete più minute che spesso preferiscono misure più compatte. L’approccio, secondo l’UCI, è stato condiviso con le parti in causa, ma nel gruppo c’è chi ha percepito una comunicazione a senso unico.

Parlando con i team, emerge che il questionario da compilare non sia stato particolarmente capillare. Dario David Cioni, per esempio, ci ha detto che non ha ricevuto nulla e che, se qualcosa è arrivato, è arrivato al team. Roberto Reverberi ci ha riferito che effettivamente è giunto, ma pochissimi giorni prima dell’annuncio ufficiale: come a dire “ve lo chiediamo, ma abbiamo già deciso”.

Sparirà il pignone da 10 denti di Sram? Probabilmente sì, a patto di non usare corone da 50 denti per restare entro i 10,46 m di sviluppo massimo
Sparirà il pignone da 10 denti di Sram? Probabilmente sì, a patto di non usare corone da 50 denti per restare entro i 10,46 m di sviluppo massimo

I rapporti

Un’altra grande novità riguarda la limitazione del rapporto massimo: nella seconda metà del 2025, in alcune corse a tappe ancora da definire, verrà testato il limite di 54×11 (10,46 metri di sviluppo a pedalata).
«La misura – spiega l’UCI – è volta a contenere la velocità e, quindi, il rischio di cadute e incidenti. Si tratta di una sperimentazione, ma potrebbe preludere a una regola definitiva a partire dal 2026».

Il provvedimento, però, non ha trovato il consenso degli atleti, che lo considerano inutile se non dannoso. Secondo Cristian Salvato e altri corridori interpellati, le alte velocità si raggiungono in discesa, dove i rapporti lunghi servono per non perdere terreno e non sono in sé causa di pericolo. Inoltre, la variabilità delle sezioni degli pneumatici rende complicata anche la misurazione reale dello sviluppo metrico stesso. Per molti, l’efficacia di questa regola è tutta da dimostrare.

Abbiamo chiesto anche a un meccanico, Francesco Giardiniere della Red Bull-Bora: «Queste regole ci costringeranno a fare un bel lavoro: dovremo rivedere molte misure. Per quanto riguarda le cassette, noi in SRAM abbiamo anche quella che termina con l’11, ma poi dovremo montare corone diverse. Vedremo cosa ci forniranno».
Il nuovo limite metrico è di 10,46 metri, quello del 54×11. Anche con un 52×10 si sarebbe oltre, visto che equivale a circa 11,18 metri.

Gli fa eco Stefano Zanatta, direttore sportivo della Polti-VisitMalta : «Questa cosa dei rapporti mi sembra una sciocchezza. Come si fa ad aprire ai rapporti liberi tra gli juniores e poi bloccarli tra i professionisti? E poi noi il materiale lo paghiamo: acquistare 40-50 cassette che costano 300 euro l’una è una spesa enorme. Ma chi decide queste cose non ci pensa». Anche Zanatta ha confermato che, se il questionario è arrivato, è rimasto chiuso in qualche mail di squadra senza essere diffuso.

Definiti i profili massimi delle ruote: 65 millimetri. Ma questo inciderà meno
Definiti i profili massimi delle ruote: 65 millimetri. Ma questo inciderà meno

Ruote e gomme

Terza e ultima area di intervento riguarda ruote e gomme. Dal 1° gennaio 2026 sarà vietato utilizzare cerchi con altezza superiore ai 65 millimetri nelle gare su strada. Anche in questo caso, lo scopo dichiarato è migliorare la stabilità e la maneggevolezza delle bici.

Questa misura sembra meno controversa, in quanto i profili da 60 millimetri sono già molto diffusi nel gruppo e le ruote più alte sono poco utilizzate.

Più dibattuta la questione delle gomme, che l’UCI vorrebbe rendere standard la sezione di 28 millimetri. La misura sarà oggetto di un test in una gara da individuare entro la fine del 2025.
Collegate alle sezioni delle gomme sono anche le misure interne delle forcelle e dei foderi posteriori: 115 millimetri all’anteriore e 145 millimetri al posteriore.

«Una ruota più larga – osserva Salvato – andrà anche più veloce, ma assicura anche una tenuta migliore».

Cristian Salvato, presidente ACCPI (associazione corridori ciclisti professionisti italiani)
Cristian Salvato, presidente ACCPI (associazione corridori ciclisti professionisti italiani)

Parola a Salvato

Il polverone si è alzato. Le donne si sono arrabbiate più degli uomini per quanto riguarda i manubri: tra loro, essendo più minute, è più diffuso l’uso di pieghe da 36 centimetri centro-centro. Alla fine, bisogna essere onesti: la misura di 40 centimetri esterno-esterno corrisponde spesso a pieghe da 38 centimetri, accettabili per la maggior parte degli uomini. Più delicato il posizionamento delle leve, che devono distare almeno 32 millimetri, ma questa è un’estensione della regola sulla rotazione interna di 5° introdotta tempo fa.

«Sui manubri – sottolinea Salvato – è giusto evitare estremismi come leve troppo piegate o pieghe da 35 centimetri. Ma bisogna considerare la conformazione fisica degli atleti, specie delle donne. Delle regole rigide possono creare problemi».

La sicurezza secondo Salvato non passa solo dalle regole, ma anche da arrivi con barriere più idonee e circuiti da poter mettere in sicurezza
La sicurezza secondo Salvato non passa solo dalle regole, ma anche da arrivi con barriere più idonee e circuiti da poter mettere in sicurezza

Quale sicurezza?

«Sono regole nate con intenti nobili – osserva Salvato – ma rischiano di diventare pura burocrazia. Capisco lo spirito di SafeR e dell’UCI di voler rallentare le corse per migliorare la sicurezza. Ma limitare i rapporti o la sezione delle gomme rischia di essere solo una forzatura senza benefici reali. Le vere priorità sono altre».

Più netta la sua posizione sulla limitazione dei rapporti: «E’ una misura insensata. In discesa la velocità non dipende certo dal 54×11. Inoltre si rischia di tornare ai metodi da giovanissimi, con le strisce a terra per misurare lo sviluppo. Siamo seri… La vera sicurezza è nelle barriere protettive, per dirne una, nei circuiti pensati con intelligenza. Se vogliamo proteggere i corridori, iniziamo da lì».

Salvato fa un paragone forte ma efficace: «Nel motociclismo, in 40 anni è cambiato tutto: tute, airbag, circuiti sicuri, vie di fuga. Nel ciclismo, rispetto ai tempi di Gimondi, abbiamo solo caschi più aerodinamici. Per il resto gli arrivi sono sempre gli stessi, con l’aggravante che le città moderne, piene di spartitraffico, rotonde, dossi e pali, sono pensate per le auto, non per le bici. Anche per questo insisto sui circuiti: si possono progettare e mettere in sicurezza molto meglio rispetto a una gara di 200 chilometri in linea».

Con Amadori ragionando di U23 e della nuova regola UCI

01.07.2025
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BRA – L’UCI ha ufficializzato che dalla prossima stagione i corridori professionisti, quindi coloro che già militano in squadre professional e WorldTour, non potranno partecipare alle prove di Nations Cup riservate agli under 23. Già a fine 2024, dopo i mondiali di Zurigo, l’Unione Ciclistica Internazionale aveva deciso di escludere gli atleti U23 tesserati come professionisti da europei e mondiali. 

La notizia riportata a inizio articolo, arrivata durante il Giro Next Gen, porta con sé delle novità importanti in termine di gestione dei giovani che passano nel WorldTour o in formazioni professional

Turconi è l’unico U23 che corre tra i pro’ a rientrare nei piani di Amadori per il 2025, con obiettivo Avenir (foto Tomasz Smietana)
Turconi è l’unico U23 che corre tra i pro’ a rientrare nei piani di Amadori per il 2025, con obiettivo Avenir (foto Tomasz Smietana)

Rimandato

Di questa nuova regola UCI si è parlato anche riguardo ai piani di crescita di Paul Seixas, che sta sorprendendo tutti al suo primo anno da professionista con la Decathlon AG2R La Mondiale. Il francesino potrebbe avere nel mirino il prossimo Tour de l’Avenir, visto che dal 2026 non potrà correrlo, ma la federazione francese deve capire come gestire i programmi. Lo stesso discorso vale per la nostra nazionale, infatti tra i prospetti più interessanti di quest’anno c’è Filippo Turconi. Il corridore della Vf Group-Bardiani è stato il migliore degli italiani al Giro Next Gen. Per lui però questo sarà l’ultimo anno in cui potrà contare sull’appoggio della nazionale under 23 nel suo cammino di crescita. 

«Penso che l’UCI – dice Marino Amadori, cittì della nazionale italiana U23 – stia mettendo ordine in questa categoria. Per quanto riguarda i professionisti abbiamo messo nell’orbita della nazionale under 23 solamente Filippo Turconi (i due sono insieme nella foto di apertura). Sarebbe un secondo anno, l’ho visto crescere tanto nel 2024 e con lui avevamo fatto un progetto che mi piacerebbe terminare con il Tour de l’Avenir. So che non potrà essere dei nostri all’europeo e al mondiale, ma questo è un discorso inerente solo a lui. Infatti gli altri ragazzi con i quali ho lavorato e con cui lavorerò saranno tutti presi da devo team o formazioni continental e di club».

La regola a proposito di mondiali ed europei aveva già cambiato i piani?

Sicuramente sì, il fatto che poi dal prossimo anno la regola si allargherà anche alle prove di Nations Cup è un fattore che ho dovuto tenere in considerazione. Mi spiace per quei ragazzi che saranno tagliati fuori, ma devo lavorare con corridori ai quali proporre un cammino di crescita strutturato

Turconi chiuderebbe un po’ il cerchio in questo senso?

Con lui avevamo iniziato un percorso lo scorso anno, il suo primo da under 23 e da professionista, e voglio farglielo concludere. A inizio 2025 ci eravamo detti di fare dei passi con l’obiettivo dell’Avenir. Siamo partiti dalla Polonia proprio con l’intento di testare il ragazzo, il riscontro è stato più che positivo quindi andremo avanti. Per gli altri purtroppo non si potrà fare anche perché comunque il lavoro deve essere fatto anche in ottica europeo e mondiale, senza dimenticare che l’Avenir è un banco di prova anche per atleti dei devo team e delle continental.

Come si lavorerà in ottica mondiali ed europei?

Considerando che saranno dopo l’Avenir dovrò sicuramente portare dei ragazzi che potranno essere protagonisti in quelle prove. Sarà un passaggio obbligato ma fondamentale, senza dimenticare che al mondiale per il momento avrò con me solamente quattro corridori. 

La nuova regola UCI dal 2026 metterà tanti giovani che prima lavoravano con te nelle mani di Villa, avete parlato di come gestirete la cosa?

Avete pienamente ragione. Con il fatto di avere le gare di Nations Cup aperte anche ai professionisti avevo modo di far girare tanti ragazzi e di tenerli attivi anche nell’ottica di essere convocati in nazionale. Gli under 23 professionisti dal 2026 dovranno aspettare le decisioni di Marco Villa, non so se dal prossimo anno farà qualche gara convocando i giovani o ragazzi di secondo piano.  

Il lavoro che hai sempre fatto tu come cittì dell’U23 ora va traslato sulla nazionale maggiore?

Se Villa stesso vorrà lavorare su una base di ragazzi giovani in prospettiva di Los Angeles 2028, e degli impegni futuri, dovrà fare un calendario che permetta loro di crescere e a lui di conoscerli. Questi ragazzi devono entrare nel giro della nazionale, indossare la maglia azzurra e sentirne la responsabilità. Che era il senso di fare tante prove di Nations Cup con la nazionale U23 e avere diversi ragazzi nel giro azzurro. 

Amadori, qui con Lorenzo Mark Finn al Giro Next Gen, crede molto nel lavoro dei devo team e delle squadre continental
Amadori, qui con Lorenzo Mark Finn al Giro Next Gen, crede molto nel lavoro dei devo team e delle squadre continental
In un certo senso questo limite non è troppo grande? 

Penso che chi ha in gestione gli juniores e gli under 23 deve avere un occhio di riguardo e capire, per il bene del loro assistito, quale percorso fargli fare. Ora sanno che se li portano nel mondo dei professionisti non hanno più il supporto di quella che sarebbe la nazionale di categoria. Quindi ci sarà da capire cosa fare, le alternative valide a livello under 23 ci sono perché oltre ai devo team ci sono anche formazioni continental italiane che lavorano bene. 

L’UCI ha messo un limite che in qualche modo obbliga a ragionare su una crescita graduale?

Penso di sì e sono d’accordo. Un percorso di due anni con un calendario adeguato permettono di maturare in maniera solida e di trovare la propria dimensione. Veder passare tanti junior direttamente nel professionismo è un grosso rischio perché se poi non va bene qualcosa tornano indietro e non li recuperi più.

Il Giro e i pensieri di Missaglia: Pidcock, Moschetti e non solo

26.04.2025
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La Q36.5 Cycling Team si sta avvicinando alla sua prima grande corsa a tappe, il Giro d’Italia. Il 9 maggio prossimo dall’Albania la squadra, che sarà guidata in ammiraglia da Gabriele Missaglia, si godrà il frutto della wild card arrivata nelle scorse settimane. La decisione da parte dell’UCI di accettare la richiesta degli organizzatori e portare a quattro i team invitati ha reso possibile tutto ciò. In questo modo la formazione professional svizzera, che da quest’anno vede nelle sua fila Tom Pidcock, ha iniziato il conto alla rovescia e i preparativi per la Corsa Rosa

«Speravamo nell’invito – ci spiega proprio Gabriele Missaglia – lo abbiamo metabolizzato bene e di colpo prenderemo parte a due grandi corse a tappe: Giro e Vuelta. Prepararlo in corso d’opera non è semplice, sia a livello logistico che di preparazione atletica. Alcuni dei ragazzi impegnati nelle Classiche delle Ardenne erano già in altura, tra questi proprio Pidcock. Tuttavia il focus era incentrato su queste corse».

La Q36.5 Pro Cycling ha ottenuto la wild card per il Giro, la sua prima grande corsa a tappe di tre settimane
La Q36.5 Pro Cycling ha ottenuto la wild card per il Giro, la sua prima grande corsa a tappe di tre settimane

Il punto dopo Liegi

Per sapere quali saranno le ambizioni della Q36.5 Pro Cycling al Giro ci sarà da aspettare ancora, per il momento Missaglia si sta godendo le prestazioni di Pidcock e degli altri ragazzi impegnati nelle altre corse. 

«Lavoriamo da dicembre – continua il diesse lombardo – ma senza la conferma di prendere parte al Giro era difficile concentrarsi su qualcosa di concreto. Lo stesso Pidcock ci sperava ma ancora non sapevamo niente. Ci siamo concentrati sulle prime corse del calendario, arrivando in ottima condizione. L’impegno non è stato da poco, così dopo il blocco di gare italiane, terminato con la Milano-Sanremo, si è tirato il fiato in vista delle Ardenne».

La punta della formazione svizzera sarà sicuramente Pidcock, rientrato alle corse per le Ardenne dopo un periodo di altura
La punta della formazione svizzera sarà sicuramente Pidcock, rientrato alle corse per le Ardenne dopo un periodo di altura
Anche tu tornerai al Giro dopo qualche anno…

Vero. L’ultima volta è stato nel 2021 con la Qhubeka, in quell’occasione avevamo vinto tre tappe con Nizzolo, Campenaerts e Schmid. Vedremo di eguagliare questo numero (dice con una risata, ndr). Ma a parte gli scherzi, una wild card del genere va solo onorata. 

Nizzolo lo hai ritrovato alla Q36.5, potrebbe essere uno dei nomi papabili?

Ce ne sono tanti, il roster è ancora ampio proprio per il motivo che ho detto prima: stiamo programmando il tutto. Sicuramente Nizzolo è migliorato e sta recuperando bene dopo l’infortunio. Ha fatto una bellissima Roubaix e sono contento di come si sta comportando. 

Il recupero di Nizzolo fa ben sperare, il velocista milanese ha vinto una sola tappa al Giro con Missaglia n ammiraglia
Il recupero di Nizzolo fa ben sperare, il velocista milanese ha vinto una sola tappa al Giro con Missaglia n ammiraglia
Pidcock è la star, ma c’è un altro atleta che sta raccogliendo ottimi risultati: Moschetti.

E’ un altro dei papabili e quest’anno ha fatto uno step in più a livello di performance e attitudine in gara. Anche lui nel 2024 ha subito un brutto infortunio, a luglio. Era messo male ma questa sua reazione mi rende felice e orgoglioso. 

Difficile tenere fuori un velocista in questa condizione, no?

E’ pronto ed eventualmente sarà pronto (dice con un sorriso, ndr). In questa stagione lo sto vedendo più velocista, non dico che è aggressivo ma frena di meno. Il velocista di solito è uno spericolato che entra in spazi a volte inimmaginabili. Diciamo che Moschetti è uno sprinter buono ma che ha acquistato tanta consapevolezza nei propri mezzi. 

Moschetti, a sinistra, e Parisini. I due hanno corso spesso insieme con il secondo a servizio del primo
Moschetti, a sinistra, e Parisini. I due hanno corso spesso insieme con il secondo a servizio del primo
Per lanciare un velocista serve il treno giusto, ci avete pensato?

Abbiamo tante soluzioni in squadra e se dovesse arrivare la conferma per Moschetti potremmo vedere chi lo ha guidato dall’inizio della stagione: Parisini, Frison… Non dobbiamo dimenticarci però che il nostro leader è Pidcock e sarà importante trovare il giusto equilibrio. 

Chi c’era in altura insieme a Pidcock?

Mi spiace ma non vi dico i nomi, ho già detto troppo (ride ancora, ndr). 

Al Giro d’Abruzzo David de la Cruz ha lottato per la vittoria finale, anche lui è parso in ottima forma
Al Giro d’Abruzzo David de la Cruz ha lottato per la vittoria finale, anche lui è parso in ottima forma
Tu sei pronto?

Sono tranquillo. So che c’è da lavorare tanto per preparare il tutto e al momento non sto pensando a come sarà per me il ritorno al Giro. Quando sono in gara entro nel mood che avevo da corridore, quello mi accompagna sempre. 

Allora buon lavoro e ci vediamo sulle strade della Corsa Rosa.

Grazie! E buon lavoro a voi. 

Caos rifornimenti: la regola UCI porta più problemi che vantaggi

21.03.2025
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PAVIA – Il nuovo regolamento UCI riferito ai rifornimenti sta creando più di un imbarazzo e decisamente tanti malumori. La nuova regola prevede che non siano più le squadre a individuare il luogo in cui distribuire sacchetti e borracce nella porzione di strada prevista, ma si debba sostare in punti ben precisi stabiliti dagli organizzatori su richiesta dell’UCI.

Alla Tirreno-Adriatico un rifornimento in discesa ha fatto tremare i polsi ai direttori sulle ammiraglie e reso rischiosa la fase che si è cercato per anni di rendere meno pericolosa. Con questa norma, che si dice voluta dalle squadre francesi e dalle professional, la sensazione è che si sia tornati indietro. Il perché è presto detto e punterebbe a ridurre teoricamente i vantaggi derivanti dalla superiorità di alcuni budget. Se i punti di rifornimento sono fissi per tutti, chi dispone di più furgoni, più ammiraglie e più personale non potrà trarne vantaggi. Si parcheggia dove viene indicato e non sono ammesse eccezioni.

I punti vengono individuati dagli ispettori di percorso della società che organizza la gara, in base al chilometraggio indicato. Si tratta di trovare un tratto di strada in cui far parcheggiare 25 mezzi – ammiraglie o furgoni – in cui non ci siano auto in sosta o assembramenti di tifosi. RCS Sport di solito considera un tratto di un chilometro in cui far convivere il rifornimento e l’area verde in cui lasciare i rifiuti.

Yankee Germano spiega il punto di vista dei massaggiatori, non del tutto negativo
Yankee Germano spiega il punto di vista dei massaggiatori, non del tutto negativo

Davvero tutto sbagliato?

La regola non convince nessuno. Alla Tirreno-Adriatico ne avevamo parlato con Yankee Germano, massaggiatore della Soudal-Quick Step.

«Da quest’anno – ci ha spiegato – non è più come in passato, quando i direttori sportivi nelle loro riunioni decidevano i punti in cui andare a fare il rifornimento e quindi trovavi ammiraglie sparse da tutte le parti lungo il percorso. Da quest’anno l’UCI ha messo dei punti ben precisi dove tutte le squadre sono costrette a raggrupparsi. In sostanza non è cambiato moltissimo, perché i punti sono sempre numerosi. Noi massaggiatori forse rischiamo di meno, perché non c’è più la corsa ad accaparrarsi il posto migliore».

La scena non cambia, cambiano i posti in cui i massaggiatori possono fermarsi: ora sono imposti
La scena non cambia, cambiano i posti in cui i massaggiatori possono fermarsi: ora sono imposti

Meno rischi: sarà vero?

Il punto di vista del massaggiatore veneto va contro gli umori appena raccolti nella riunione dei direttori sportivi. Alcuni tecnici sostengono che avendo una porzione così limitata di strada, la gara fra equipaggi per accaparrarsi lo spicchio migliore sia ancora più sfrenata. E’ chiaro che chi guida le squadre spinga sempre al massimo, mentre chi esegue gli ordini vi si attiene, facendo buon viso a cattivo gioco.

«La rincorsa al posto migliore – prosegue Germano – era peggio prima. Ogni 20 chilometri c’era una macchina, quindi a volte dovevi prendere qualche rischio per arrivare in tempo. I corridori aumentano le medie e quindi non è sempre facile raggiungere il posto prima di loro. Perché una volta arrivati, devi anche condividere la posizione sui dispositivi che abbiamo con noi, così il direttore sportivo vede dove siamo e lo comunica ai corridori. Diciamo che erano fasi un po’ concitate».

Il tema del rifornimento del km 192 della Sanremo è stato affrontato nella riunione dei tecnici
Il tema del rifornimento del km 192 della Sanremo è stato affrontato nella riunione dei tecnici

La scelta dei luoghi

Il ragionamento regge, ma si infrange su alcune scelte di percorso. Gli organizzatori farebbero volentieri a meno di decidere anche i punti in cui far fermare le squadre per il rifornimento, ma trattandosi di una norma UCI, non hanno alternative. Di solito prediligono i punti dotati di parcheggio, per non creare disagio nei luoghi attraversati. Un conto è avere 25 auto sparpagliate lungo il percorso, ben altra cosa è averle tutte insieme nello stesso tratto di strada.

Nella riunione dei direttori sportivi che si è tenuta alle 16 alla Camera di Commercio di Pavia, il Presidente di Giuria ha snocciolato le regole per la gara di domani. «Il rifornimento va svolto nei punti prestabiliti – ha detto Gabriel Berthelot – e non è possibile rifornire con sacchetti e borracce al di fuori di questi. E per favore ricordate ai vostri corridori di rispettare anche la litter zone, cioè l’area in cui buttare i rifiuti».

Kim Andersen, in una foto del 2022, ha sollevato il problema di un rifornimento al Km 192 della Sanremo
Kim Andersen, in una foto del 2022, ha sollevato il problema di un rifornimento al Km 192 della Sanremo

Il rifornimento al chilometro 192

A quel punto, vista la richiesta eventuale di domande, dalla platea è arrivata la domanda di Kim Andersen, direttore sportivo della Lidl-Trek, seduto in prima fila con Adriano Baffi. «Il rifornimento al chilometro 192 è in discesa – ha detto – mentre un chilometro prima si sale. A farlo in discesa si rischia di provocare cadute, non si potrebbe anticiparlo di un chilometro?».

La risposta è arrivata da Stefano Allocchio, direttore di corsa: «Lo abbiamo messo in un tratto lungo di pianura in fondo alla discesa – ha detto – dove c’è posto anche per le auto, che nella salita non ci sarebbe. Detto fra noi, sono convinto che fosse meglio l’anno scorso, ma è una decisione Uci e non possiamo farci molto. Stiamo trattando con le varie autorità perché l’anno prossimo predispongano il divieto di sosta in quei punti, però è una concessione che in Italia non è tanto facile da ottenere».

Stefano Allocchio ha spiegato i criteri con cui vengono individuati i rifornimenti
Stefano Allocchio ha spiegato i criteri con cui vengono individuati i rifornimenti

Trovata la soluzione

La risposta però non ha convinto i tecnici della Lidl-Trek, che per bocca di Adriano Baffi sono tornati a incalzare il Presidente della Giuria. «E’ possibile – ha chiesto l’ex atleta cremasco – parcheggiare sotto, nell’area prestabilita, e mandare i massaggiatori a piedi nel tratto di salita, per fare lì il rifornimento?».

Berthelot ha ascoltato e non si è impuntato più di tanto, avendo intuito che certe decisioni non si possono prendere a spese delle squadre, senza ascoltare le loro istanze. A maggior ragione in questa fase di sperimentazione. «Solo per questo punto – ha detto – ammettiamo la possibilità di fare rifornimento nei 2 chilometri precedenti e nei 2 successivi. A patto però che il personale si muova a piedi e parcheggi nell’area indicata. So che per i team è molto difficile quest’anno, ma parlando è possibile trovare la soluzione».

Tour de France 2024, i punti dei rifornimenti erano stabiliti dai team, in punti comodi e poco rischiosi
Tour de France 2024, i punti dei rifornimenti erano stabiliti dai team, in punti comodi e poco rischiosi

La riunione per il Giro d’Italia

Il rifornimento del chilometro 192 è il quinto nella Milano-Sanremo che partirà domattina alle 10,15 da Pavia. Si trova tra Vado Ligure e Spotorno, 2 chilometri prima dell’ingresso in paese. Gli altri rifornimenti si incontrano ai chilometri 38-123-164-227-266. L’ultima litter zone, cioè il punto in cui gettare i rifiuti, si incontra invece all’imbocco del Poggio.

La collaborazione fra Giuria, Direzione Corsa e gruppi sportivi ha portato a gestire e risolvere una criticità. Nella riunione che si è svolta ieri sera fra team e RCS Sport parlando del Giro d’Italia, il tema dei rifornimenti è stato affrontato con dovizia di particolari. Chissà che l’UCI non decida di ascoltare coloro che governa. La sensazione è che a volte questi organismi prendano una direzione senza la voglia di condividerne i dettagli. Allo stesso modo in cui la FCI tempo fa aveva stabilito il tesseramento obbligatorio per i giornalisti. A volte basterebbe semplicemente mettere su un tavolo comune l’esigenza da gestire e cercare insieme la soluzione migliore.