Da Decathlon la collezione invernale firmata Santini

19.10.2021
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L’eco dei campionati del mondo di ciclismo a Leuven non si è ancora spento. La rassegna iridata svoltasi nelle Fiandre è stata infatti un successo incredibile di pubblico. Una marea umana coloratissima che ha riempito gli occhi di tutti gli appassionati di ciclismo che hanno assistito alle gare che hanno assegnato le maglie iridate. Santini, storico partner dell’Uci, ha pensato a quanti desiderano avere con sé un ricordo degli ultimi mondiali durante le proprie uscite invernali. Si è pensato quindi di realizzare una nuova collezione per l’autunno/inverno che richiama le strisce arcobaleno della maglia iridata.

Collezione per Decathlon

Dopo il lancio della collezione estiva presentata la scorsa primavera, Santini e l’Union Cycliste Internationale hanno pensato anche alla stagione invernale. Una linea che presenta capi specifici per l’autunno e l’inverno, realizzata ancora una volta in esclusiva per Decathlon.

Per la stagione autunnale (foto apertura), Santini propone una maglia a maniche lunghe, un calzoncino a 3/4 e guanti adatti per la mezza stagione. Per l’inverno, Santini ha realizzato: una giacca anti-vento e anti-pioggia, una calzamaglia in termofelpa e tre accessori fondamentali, come guanti, scalda-collo e copri-scarpe.

Tutti i capi sono pensati per garantire una regolazione termica ottimale a seconda delle diverse condizioni meteo affrontate. Il comfort estremo è invece garantito dal taglio anatomico che caratterizza ciascun capo d’abbigliamento Santini. Naturalmente, ogni singolo prodotto presenta le iconiche strisce iridate a ricordare che si tratta di un capo che fa parte di una collezione che vuole ricordare i mondiali.

Qualità alla portata di chiunque

L’offerta di una nuova collezione Santini si inquadra perfettamente nella strategia di Decathlon di rendere lo sport accessibile al maggior numero di persone, senza sconti sulla qualità.

Proprio con l’obiettivo di permettere a chiunque lo voglia di poter “vestire” capi di alta qualità ma a costi accessibili, il prezzo pensato per ogni prodotto è fortemente competitivo.

La nuova collezione è già disponibile sul sito www.decathlon.it e negli store Decathlon Italia dove sono presenti corner personalizzati facilmente riconoscibili.

Santini

UCI

Decathlon

U23 donne, categoria in rampa di lancio anche su strada

01.10.2021
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In occasione della conferenza stampa di presentazione dei mondiali australiani 2022 si è parlato anche della categoria U23 donne. Una categoria che di fatto su strada “non esiste” per l’Uci.

Quella sera, in un lussuoso hotel di Leuven, ha preso parte a questa conferenza stampa anche Enrico Della Casa, presidente della Uec e anche vicepresidente Uci. Ebbene con lui abbiamo approfondito questo discorso che, a quanto pare, ha radici ben fondate. Insomma non si tratta solo di “gender equality”, ma ci sono discorsi tecnici alle spalle.

Enrico Della Casa oltre ad essere il presidente Uec, da qualche giorno è anche uno dei vicepresidenti Uci
Enrico Della Casa oltre ad essere il presidente Uec, da qualche giorno è anche uno dei vicepresidenti Uci
Enrico, si è parlato di poter vedere le donne U23 già a Wollongon il prossimo anno: è così? Cosa bolle in pentola?

Se ne è parlato, ma per ora dico subito che non c’è nulla di ufficiale. L’Uci ha detto che le donne elite e U23 potrebbero partire insieme e fine gara potrebbero essere assegnate due maglie: una alla prima elite e una alla prima under. Una corsa, due classifiche separate. Ma, ripeto, non c’è nulla di ufficiale.

La Uec però non fa così…

No, noi già da qualche anno abbiamo visto che il formato delle under 23 funziona. Avevamo il timore di una scarsa partecipazione, invece non è stato così. A Trento nella crono delle under c’erano 35 partenti e più o meno le stesse erano le elite, dunque dei buoni numeri. Molte Nazioni ci spingono a chiedere all’Uci di introdurre questa categoria anche ai mondiali. Vuol dire che ce n’è bisogno.

Perché?

Per proteggere le ragazze. Per dare loro delle possibilità in più. Questa categoria è un cuscinetto. E soprattutto in pista in termini di sviluppo fisico si troverebbero a fare un bel salto.

Nel cross e nella Mtb però questa categoria già esiste nell’Uci…

In Mtb ce l’hanno da anni. Nel cross, noi in Uec introducemmo le under 23 nel 2015, accorpandole con le junior. Poi dal 2017 facemmo due partenze distinte. L’unica imposizione che abbiamo introdotto è che se un’atleta decide di gareggiare con le elite, non può più tornare indietro. E devo dire che è una regola approvata anche dalle singole Nazioni. Serve più che altro a non far scegliere all’atleta se partecipare a questa o a quella categoria in base alla sua condizione (o alle caratteristiche del percorso più o meno congeniali, ndr). In tal senso mi viene in mente la fortissima biker svizzera Sina Frei. Lei ha corso tutti gli anni che doveva tra le under 23 pur avendo la possibilità di competere ad alto livello con le elite. Questo cosa significa? Che questa categoria serve. E a noi dice che va supportata.

Perché non c’era in passato?

Forse per il timore di non avere numeri sufficienti. E fu anche un timore nostro, bisogna dirlo. Ricordo che in commissione strada qualcuno più “vecchio” si disse contrario.

Nella Mtb la categoria U23 donne già esiste. Ecco l’austriaca Mona Mitterwallner nei recenti mondiali in Val di Sole
Nella Mtb la categoria U23 donne già esiste. Ecco l’austriaca Mona Mitterwallner nei recenti mondiali in Val di Sole
E poi si va verso la parità dei sessi in tutto…

Esatto. Guardate l’Uci: il prossimo anno ai mondiali, la crono delle donne elite misurerà la stessa distanza di quella degli uomini elite. Un qualcosa che noi abbiamo introdotto già nel 2019. Percorsi uguali per juniores, under 23 ed elite, maschili e femminili. Tra l’altro una soluzione molto apprezzata anche dalle Tv. L’eurovisione ci ha detto che è un buon fomat: gare che durano un’ora e via. E poi va bene anche agli organizzatori che hanno un solo percorso da gestire.

Quanto incide sui costi questa categoria?

Bah, sui dorsali da stampare e sulla benzina delle staffette! No, a livello finanziario praticamente non incide se non davvero in minima parte, semmai richiede un maggiore sforzo organizzativo, più forza umana.

L’introduzione di questa categoria consente alle ragazze di crescere più gradualmente?

Io piuttosto dico che serve a proteggere le piccole nazioni. Pensiamo a quelle ragazze di Federazioni meno sviluppate che a 19 anni si ritroverebbero con le grandi. Un salto grande, forse esagerato, che alla lunga potrebbe spingerle a lasciare, potrebbero perdere motivazione. Mentre se sai di gareggiare con delle tue coetanee è diverso. Tu sai che per quattro anni il livello è quello. Per me, ripeto, è molto importante soprattutto per la pista, in cui l’età della maturazione è un po’ più in là. In Uec facciamo un europeo l’anno e già questo serve a motivare le under 23 (e le altre categorie). Abbiamo introdotto questa categoria anche nella Bmx, in cui l’età della maturazione è più bassa. Figuriamoci quanto ci crediamo…

Insomma anche in sede Uci, la Uec e il crescente movimento femminile potranno farsi sentire e portare avanti questo bel progetto. Il successo mediatico ed organizzativo visto a Trentino 2021 (in apertura Vittoria Guazzini regina della crono U23 femminile) la dice lunga.

Cycling is coming home, Santini celebra il mondiale di Leuven

14.09.2021
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Per l’edizione dei mondiali 2021 di ciclismo su strada la bici torna a casa e per la precisione a Leuven, nelle Fiandre. Santini che da anni veste con la maglia iridata il vincitore della corsa su strada per eccellenza, ha deciso di creare una collezione completa che è chiamata: Santini x UCI.

L’idea del maglificio bergamasco è quella di celebrare questo ritorno nelle Fiandre dei mondiali di ciclismo con una collezione originale. Quindi scordatevi la classica maglia bianca con l’iride orizzontale perché quella di Santini è una vera opera d’arte e di fantasia.

Collezione da strada

Il magnificio di Lallio ha pensato bene di disegnare questa collezione tenendo il nero come colore base per gli indumenti e gli accessori da strada. Un’ampia scelta di prodotti che spazia dai classici pantaloncini e maglia fino agli accessori per il freddo, come la giacchetta senza maniche, uno scaldacollo ed i gambali. Conclude il tutto un bellissimo cappellino da indossare sotto al casco.

L’iride non sparisce ma viene ridisegnato, così i colori che compongono la maglia più famosa nel mondo dei pedali li ritroviamo su solamente metà indumento, mentre l’altra riporta il nome “Santini Flanders 2021”.

I prezzi per i completi da strada sono di 89 euro per la maglia da donna e 129 per i pantaloncini abbinati. Per gli uomini, invece, si parla di 95 euro per il sopra e 139 per il sotto. Gli accessori sono in vendita a diversi prezzi: 65 euro la giacchetta antivento, 19 il cappellino, 13 lo scaldacollo e 35 euro i gambali.

Indossa l’iride ogni giorno

Non solo strada, infatti, sono stati pensati tanti oggetti ed accessori dedicati anche alla vita di tutti i giorni. Una felpa ed una maglietta di cotone con la scritta: “Flanders where Champions are born”, poi un’altra t-shirt bianca con disegnato un ciclista che indossa la maglia iridata.

Per la collezione streetwear Santini propone le due magliette a 30 euro, invece, la felpa ha un prezzo di 69.

santini.com

Draft Nba 2021

E se il ciclismo imitasse i draft dell’Nba?

17.08.2021
4 min
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Che cosa direbbe il mondo del ciclismo professionistico se adottasse un sistema almeno simile a quello del draft dell’Nba? Servirebbe a mettere ordine nell’ingaggio dei giovani (diciamo fino ai 23 anni) per le squadre WorldTour, ma il discorso è decisamente complesso, vediamo di affrontarlo per tappe.

Abbiamo già avuto modo di chiarire come il ciclismo professionistico stia vivendo una profonda “crisi di crescita”. Lo sport delle due ruote diventa sempre più un richiamo per le grandi industrie, gli ingaggi crescono a dismisura e le squadre puntano ad accaparrarsi prima possibile ogni talento, vero o presunto che sia. Il rischio è di bruciarli, questi talenti, in nome del “tutto e subito”, ma non solo.

Uae Vuelta 2021
Team come quello della Uae stanno monopolizzando il mercato: che cosa resta agli altri?
Uae Vuelta 2021
Team come quello della Uae stanno monopolizzando il mercato: che cosa resta agli altri?

Un calmiere

Stiamo assistendo sempre più all’allargamento della forbice fra chi ha tanti euro a disposizione e domina il mercato e chi fa fatica a sopravvivere, senza dimenticare che il WorldTour non è un sistema chiuso come quello dell’Nba cestistica, formato da 30 franchigie (sempre quelle, che non retrocedono mai, se non per fallimento), ma dietro ci sono vari altri livelli di attività, dalle professional alle continental.

Il sistema di scelte dell’Nba è come principio piuttosto semplice: i primi 14 posti sono riservati alle squadre che non hanno avuto accesso ai playoff dell’anno precedente. I loro posti vengono sorteggiati tramite una lotteria. Saranno loro a scegliere i migliori talenti, in modo da poter nel tempo avere una valida chance di crescita di livello qualitativo (sapendo naturalmente abbinare a questo una valida opera di mercato). Le altre 16 squadre, le qualificate, vengono messe in graduatoria, dalla peggiore alla migliore, in base al rapporto vittorie/sconfitte nella regular season.

Ayuso Giro U23 2021
Il caso di Ayuso, ingaggiato dalla Uae a stagione in corso, è indicativo di una certa mancanza di regole
Ayuso Giro U23 2021
Il caso di Ayuso, ingaggiato dalla Uae a stagione in corso, è indicativo di una certa mancanza di regole

A tempo determinato

Dopo le prime 30 chiamate si ricomincia, ma qui le posizioni possono variare perché sono oggetto di contrattazione tra le franchigie, che inseriscono le scelte negli scambi fra giocatori. Guardando la storia dei “draft” che nel 2022 festeggeranno i 75 anni, si nota che il principio della ricerca del miglior equilibrio è stato salvaguardato, anche se alla lunga è chiaro che ci sono team più consolidati nella conquista dell’anello e altri molto meno. E’ sempre il dio denaro a comandare…

Come applicare tutto ciò al ciclismo? Innanzitutto si potrebbe partire da un rapporto vittorie/gare disputate, magari dando alle varie prove valori diversi in base alla loro importanza. Il corridore dovrebbe approdare al team che lo ha “chiamato” con un contratto almeno biennale per chi è all’ultima stagione U23, aumentando la durata in base alla più giovane età, ma lasciando aperta la porta a un “escape clause” pagando al team precedente un prezzo prestabilito.

Tour Avenir 2021
Il mercato degli U23 dovrebbe essere quello oggetto delle scelte, con uno sguardo sugli juniores
Tour Avenir 2021
Il mercato degli U23 dovrebbe essere quello oggetto delle scelte, con uno sguardo sugli juniores

La Nba e il “salary cap”

Teoricamente il sistema potrebbe anche funzionare, ma manca un fattore fondamentale: ogni team del WorldTour dovrebbe agire dovendo sottostare a un tetto salariale, il classico “salary cap”. Nella Nba ogni franchigia ha un limite di budget da utilizzare per gli stipendi, entro il quale dovrà gestire i contratti del suo team, dal grande campione all’ultimo degli ingaggiati. Valutando il ciclismo odierno, questo sarebbe probabilmente il boccone più difficile da far digerire ai vari team del WorldTour, considerando i contratti in essere per i vari Pogacar o Van Der Poel… Nel calcio ci hanno provato, ma senza grandi risultati. Si potrebbe forse ragionare, se non sul monte degli stipendi, sul monte dei punteggi Uci degli atleti tesserati?

La Champions League della pista: 6 round e maglie Santini

06.06.2021
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Un nuovo capitolo nella storia del ciclismo su pista, lanciato poche settimane fa e destinato a far decollare le discipline veloci e di endurance a un nuovo livello di prestigio. C’è l’aspetto tecnico e c’è ovviamente quello commerciale. La UCI Track Champions League, sei round di gare in giro per il mondo, sarà una grande operazione sportiva e un significativo veicolo promozionale.

Si comincia il 6 novembre con il primo di sei eventi internazionali. Lo scopo, dichiarato dal presidente dell’Uci Lappartient insieme a sir Chris Hoy (nella foto di apertura) e Christina Vogel è quello di svecchiare la pista, portando in primo piano la sua faccia più spettacolare, facendola girare per il mondo grazie a trasmissioni televisive progettate e realizzate ad hoc da Discovery con il supporto di Eurosport Events, con l’obiettivo di sviluppare una narrativa che duri tutto l’anno attorno alla pista per aumentare il coinvolgimento di fan e sponsor.

Sei round

Il primo round si svolgerà il 6 novembre a Palma de Mallorca, al Velòdrom Illes Balears. Una struttura da 5.200 posti, aperta nel 2007 in occasione dei campionati del mondo.

Secondo round il 20 novembre a St Quentin en Yvelines, Francia, nel velodromo nazionale di Saint-Quentin-en-Yvelines. Aperto nel 2014, ha ospitato i campionati del mondo nel 2015 e i campionati europei nel 2016. Il velodromo ospiterà gli eventi di ciclismo su pista ai Giochi Olimpici di Parigi del 2024.

Terzo round il 27 novembre a Panevezys, Lituania, nella Cido Arena. Si tratta di un impianto multisportivo inaugurato nel 2008 nonché dell’unico velodromo standard olimpico negli Stati baltici. Lo stadio da 4.230 posti ha ospitato i campionati europei del 2012.

Doppio round a Londra il 3-4 dicembre, nel Lee Valley VeloPark. Si tratta del velodromo costruito per i Giochi Olimpici di Londra 2012, rinomato per il suo design del tetto curvo. Oltre alle Olimpiadi, ha ospitato i campionati del mondo del 2016 e il tentativo di successo del record dell’Ora di Sir Bradley Wiggins nel 2015.

Sesto round a Tel Aviv, Israele, l’11 dicembre, nel velodromo nazionale Sylvan Adamss. Si tratta della struttura più avanzata del Medio Oriente, finanziata appunto da Sylvan Adams. La sede ospiterà i mondiali juniores nel 2022.

Ecco il trofeo della Champions League 2021
Ecco il trofeo della Champions League 2021

Un format unico

Ogni round presenterà lo stesso programma, suddiviso fra discipline Sprint o Endurance. Ogni categoria ha due diversi tipi di gare in cui i concorrenti possono accumulare punti: i velocisti correranno sia lo Sprint che il Keirin, mentre i corridori Endurance correranno sia l’eliminazione che lo scratch. In ogni categoria gareggeranno 18 corridori, per un totale di 72 atleti: pari numero fra maschi e femmine.

Le classifiche saranno determinate dai punti assegnati in ogni gara. I punti verranno sommati in una classifica. Al termine di ogni round, i quattro leader di ogni categoria (due maschi, due femmine) verranno premiati con la maglia di leader da indossare alla gara successiva.

Maglie di leader e kit da gara realizzato dalla bergamasca Santini
Maglie di leader e kit da gara realizzato dalla bergamasca Santini

Premi uguali

I 36 uomini e le 36 donne che si contenderanno la vittoria nelle categorie Sprint e Endurance saranno motivati da un montepremi di oltre 500.000 euro, con premi uguali fra uomini e donne, come parte dell’impegno per l’uguaglianza di genere nello sport e in linea con la politica di parità di premi in denaro dell’UCI in tutti i suoi eventi.

Verranno assegnati premi in denaro per i primi 10 in ogni gara della serie. I vincitori della gara riceveranno 1.000 euro. Il vincitore assoluto di categoria riceverà inoltre 25.000 euro, con premi a scalare per ogni posto nella classifica generale.

Il presidente Uci Lappartient al lancio della challenge
Il presidente Uci Lappartient al lancio della challenge

Maglie Santini

La maglia dei leader è una creazione del marchio italiano Santini, che proprio in questi giorni sta vestendo i leader delle varie classifiche del Giro di Svizzera. La Viper Z2 TT Speedsuit di Santini sarà indossata dai migliori corridori uomini e donne nelle categorie Sprint ed Endurance. Inoltre, Santini fornirà a ciascuno dei 72 corridori in gara una tenuta da gara personalizzata, completa della bandiera nazionale del corridore e del logo della UCI Track Champions League. Ogni atleta manterrà lo stesso numero di gara per tutta la serie di gare e avrà i propri sponsor personali sulla divisa.

Copertura tivù

L’UCI Track Champions League beneficerà di un’ampia strategia di distribuzione televisiva globale, con l’obiettivo di raggiungere e coinvolgere il maggior numero possibile di appassionati di ciclismo. I sei round della gara saranno ampiamente trasmessi sui canali di proprietà di Discovery, tra cui Eurosport, TV lineare e streaming, oltre a GCN+ e ai canali digitali GCN Racing.

Nell’ambito dell’ambizione della Lega di raggiungere un pubblico più ampio per lo sport e attirare nuovi fan, sono state concordate anche partnership di distribuzione con emittenti di alto livello. Ulteriori dettagli sui partner di trasmissione sono in fase di definizione.

Con Salvato continuiamo a parlare di transenne

17.04.2021
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Cristian Salvato ha letto il pezzo di ieri sulle transenne del Belgio e si è ricordato di quando un’idea simile venne anche all’Accpi, che la passò al Cpa . A sua volta l’Associazione mondiale dei corridori se ne fece interprete nelle tante riunioni con l’Uci, inserendo l’argomento transenne nella dettagliata serie di richieste, purtroppo rimaste in parte disattese.

«I belgi sono stati più bravi a farle – dice il presidente del sindacato italiano dei corridori – come quelle di Boplan non le avevo mai viste. Però ricordo che ho fatto vari studi, per capire come siano fatte le transenne negli altri sport di velocità. Francamente trovo assurdo che nel 2021 ancora non ci sia un regolamento tecnico omogeneo per queste protezioni».

Cristian Salvato è presidente dell’Associazione italiana corridori professionisti
Cristian Salvato è il presidente dell’Accpi

Matteo Trentin lo ha scritto su Twitter, parlando dell’iniziativa di Harelbeke e Flanders Classics e rilanciando il nostro servizio: «I primi e finora unici organizzatori a pensare ad un miglioramento per la nostra sicurezza senza che a loro venisse chiesto. Dovrebbe essere sempre così, ma purtroppo la realtà è diversa!».

Ogni corsa ha i suoi standard. Gli organizzatori piuttosto che accogliere la novità, vanno in cerca del difetto. Qualcuno ha tenuto a dire che ad Harelbeke quelle transenne non iniziavano 300 metri prima…

Il Giro ha transenne verticali su cui si appoggiano pannelli inclinati
Il Giro ha transenne verticalil su cui si appoggiano pannelli inclinati
Salvato, cosa fanno negli altri sport?

Il pattinaggio di velocità ha un documento di tre pagine che spiega come vadano fatte transenne e protezioni. Idem lo sci alpino. Da noi si dice solo, appunto, che devono essere inclinate e iniziare 300 metri prima dell’arrivo e finire 100 metri dopo, senza interruzioni.

Le transenne di Boplan assorbono l’urto.

Questa dovrebbe essere la prima caratteristica. Nel pattinaggio usano una sorta di gomma piuma, che però non è immaginabile per il ciclismo, non fosse altro per il numero di camion necessari per il trasporto. E allora mi ero messo a lavorare con Jonny Mole, socio di Pozzato, immaginando una soluzione pneumatica. Ma qualunque sia la ricetta finale, sarebbe necessario un protocollo Uci che costringa gli organizzatori ad adottare lo stesso standard. Quelle del Tour sono le peggiori. Sono fatte a blocchi che ogni tot si interrompono, motivo per cui prima mettevano il poliziotto in piedi sull’arrivo. Poliziotti che facevano foto o provocavano cadute. Non ci può essere uno in piedi sul rettilineo. Così adesso ci mettono un cuscino (foto di apertura, sulla destra di Bennett, ndr), ma le transenne restano quelle di quando correvo io.

E queste invece sono le transenne utilizzate ad aprile in Belgio
E queste invece sono le transenne utilizzate ad aprile in Belgio
In Italia come siamo messi?

In Italia la maggior parte delle situazioni le gestisce Italtelo. Ha transenne verticali alte 1,50 su cui si applicano i pannelli inclinati. L’altezza è giusta, per impedire a qualsiasi tifoso, anche alto, di sporgersi per fare foto e toccare il corridore.

L’Uci cosa risponde?

Per ora nulla. Feci notare che le transenne dei mondiali di Harrogate erano pericolosissime. Basse, alte da terra che sotto poteva passarci chiunque. Per fortuna l’arrivo era in salita e non ci sarebbe mai stata una volatona, ma ugualmente andrebbe previsto un protocollo. Sono tanto precisi per le cose che riguardano i corridori, le borracce e la posizione in sella, ma sul resto sembra quasi che non vogliano vedere.

Santini completo iridato

Santini e Decathlon, con la benedizione dell’Uci

31.01.2021
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La storica collaborazione tra Santini e l’Unione Ciclistica Internazionale, di cui vi avevamo già parlato in un nostro precedente articolo, si arricchisce di un nuovo capitolo. A partire dal prossimo mese di marzo presso la maggior parte degli store Decathlon di Italia, Belgio, Ungheria e Svizzera, saranno allestiti corner dedicati e brandizzati Santini & UCI. Sarà possibile acquistare i capi e gli accessori da ciclismo caratterizzata dai colori iridati, simbolo dei Mondiali UCI.

Strisce iridate

La collezione, creata in collaborazione con UCI, includerà la replica della maglia di campione del mondo, un completo total black composto da jersey e calzoncino e una gamma di accessori. Tutti i capi presentano le iconiche strisce iridate e racchiudono la qualità e il know-how di Santini relativo alla produzione di abbigliamento tecnico da ciclismo. Tutti i capi sono in vendita ad un prezzo davvero competitivo e saranno disponibili anche sul sito decathlon.it.

Santini Decathlon maglia iridata
Il completo iridato che sarà disponibile presso Decathlon
Santini Decathlon maglia iridata
Il completo iridato che sarà disponibile presso Decathlon

Il ciclismo a portata di tutti

La scelta di avvalersi dei punti vendita Decathlon è stata fortemente voluta da Santini e dell’UCI. L’obiettivo infatti è quello di rendere il ciclismo accessibile a chi si avvicina per la prima volta a questo sport. Grazie alla collaborazione di Decathlon e alla sua capillare rete vendita si vuole sensibilizzare un pubblico sempre più vasto sul piacere del pedalare. In questo modo si vuole avvicinare sempre più persone alla bicicletta in tutte le sue forme: dalla modalità training allo spostamento in città.

Promozione per il ciclismo

Il Presidente dell’UCI David Lappartient ha dichiarato: «L’iniziativa congiunta UCI – Santini in collaborazione con Decathlon è una magnifica opportunità per portare la popolarità del ciclismo oltre il suo pubblico tradizionale. La commercializzazione di articoli di alta qualità, interessanti e a buon prezzo, e identificati dai colori iridati simbolo mondiale del ciclismo, in un’importante realtà come Decathlon, caratterizzata non solo dalla commercializzazione ma anche dall’ideazione e creazione di prodotti per la pratica sportiva, ci consentirà di raggiungere nuove categorie di ciclisti. Ciò è in linea con il nostro desiderio di promuovere il ciclismo in modo più ampio, come delineato nell’Agenda 2022 dell’UCI e alla base della nostra campagna Ride and Smile».

Completo scuro iride per Decathlon
Il completo Santini su base scura con l’iride
Completo scuro iride per Decathlon
Il completo Santini su base scura con l’iride

Iride protagonista

Monica Santini, Amministratore Delegato di Santini Cycling Wear commenta: «La UCI, nel contesto della campagna Ride and Smile, ha scelto Decathlon con l’obiettivo di diffondere la passione per il ciclismo. Noi siamo entusiasti di poter collaborare con queste due realtà creando una linea di capi in esclusiva per gli store del colosso di articoli sportivi. Protagonista di questa collezione sarà l’iride: un elemento presente su ogni articolo che la renderà unica e desiderata da tutti gli appassionati delle due ruote».

Distribuzione capillare

Il Category Manager del Ciclismo su strada di Decathlon Italia, Donato Favale ha infine aggiunto: «La partnership commerciale con Santini soddisfa la duplice ambizione di Decathlon Italia di mettere in sella il maggior numero di appassionati di ciclismo e di allacciare delle collaborazioni che consentano di portare a compimento la nostra mission “Sport for the many”. L’offerta delineata con Santini e UCI sarà presente nel 75% dei negozi fisici Decathlon sul territorio italiano e nel 100% dell’offerta on line disponibile su decathlon.it».

santinicycling.com

decathlon.it

uci.ch

Michele Coppolillo, Sestriere, Giro d'Italia 1994

Coppolillo e la bici: ieri, oggi e domani

24.10.2020
4 min
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Una foto su Facebook, un ricordo che riaffiora, i casini di ieri: sentire Coppolillo sarà certo un bel viaggio nella memoria e dalla memoria al futuro. Perché il futuro si costruisce sulla corretta elaborazione del passato. E chi invece pensa o vuole cancellarlo dovrebbe prima quantomeno conoscerlo.

11 giugno 1994

La foto del ragazzo biondo in maglia verde viene dal traguardo di Sestriere al Giro d’Italia del 1994. Era l’11 giugno. Il giorno prima la corsa aveva applaudito l’ultimo attacco di Pantani sul Colle dell’Agnello, vanificato dalla poca collaborazione di Buenahora sul Lautaret che annunciava Les Deux Alpes. Il Giro d’Italia si sarebbe chiuso con la tappa di Sestriere che annunciava la volata di Milano. Berzin resisteva in maglia rosa, conquistata il quarto giorno e mai più mollata.

Neve a Sestriere

«Fu il classico giorno da pronti, via – ricorda Coppolillo – con il Lautaret, il Monginevro e due volte Sestriere. Nevicava. Andai in fuga e speravo che al primo passaggio sul traguardo ci avrebbero fermato, invece no. Ci tengo a dire che per me era la quarantunesima tappa, perché avevo fatto anche la Vuelta che finiva sette giorni prima del Giro. E l’avevo fatta sempre all’attacco, perché ero e resto un operaio del ciclismo. Insomma, come fu non ricordo. Ma sul Lautaret vidi che partiva la fuga e mi buttai dentro».

Mauro Vegni, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Mauro Vegni a Morbegno, messo davanti al fatto compiuto
Mauro Vegni, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Vegni, nel giorno dello sciopero

Gestione sbagliata

Le lotte sindacali, qualunque sia l’ambito di cui si vuole parlare, sono state e vengono ancora fatte per migliorare le condizioni di lavoro. Anche il ciclismo ha intrapreso questa strada. Ha ridotto i chilometraggi rispetto agli anni in bianco e nero. Ha umanizzato gli orari di gara. Ha imposto l’uso del casco. Ha sposato la tutela della salute, combattendo il doping e le condizioni climatiche estreme. Ha avallato l’utilizzo dei pullman per non lasciare i corridori al freddo delle partenze e degli arrivi. Poco sta ancora facendo per la sicurezza stradale a vantaggio di chi usa la bici ogni giorno. Ma non ha voltato le spalle alla sua storia, che lo vede sport di fatica e sacrificio. Il solo capace di guardare negli occhi il calcio e far dire ai suoi attori e ai suoi appassionati che «noi non ci fermiamo perché piove, noi non siamo signorine!». Quello che è successo ieri poteva avere un fondamento condivisibile, ma è stato fatto in modo poco corretto, con l’atteggiamento degli studenti che si parlano in una chat segreta per non farsi sentire dai professori. E i professori sono i loro direttori sportivi e i team manager.

Anche Michele è direttore sportivo di una squadra U23, che si chiama #InEmiliaRomagna.

La storia insegna

«Ci sono le tappe in cui le condizioni sono avverse – dice Coppolillo – la storia insegna. E’ stato sbagliato il metodo, piuttosto davanti a un problema serio bisognava organizzarsi prima, non a mezz’ora dalla partenza. E poi se parti, arrivi. Non ti fermi dopo dieci chilometri. Tutti sanno e nessuno sa. Quando succedono queste cose, vengono fuori tutte le debolezze di questo mondo. Io ai miei ragazzi insegno che ciclismo significa anche sacrificio, freddo e pioggia. E anche io penso che la sicurezza venga prima di tutto. Non mi piace dire come fossimo ai miei tempi. Il Giro a ottobre forse è una forzatura, ma questo abbiamo. Due mesi fa non si sapeva nemmeno se si sarebbe ripartiti. La tappa di 250 chilometri fra i tapponi c’è sempre stata. Quella che va insegnata nelle categorie giovanili è la vera essenza del ciclismo. Se un padre è troppo indulgente, il figlio non cresce bene».

Michele Coppolillo, Michele Bartoli, NoiConVoi 2016
La bici ora è un piacere: Copolillo con l’ex capitano Michele Bartoli
Michele Coppolillo, Michele Bartoli, NoiConVoi 2016
Con l’ex capitano Michele Bartoli

Rosa Berzin

A Sestriere vinse Pascal Richard, che con quei posti doveva avere una qualche affinità, dato che l’anno successivo a Chianale avrebbe vinto la tappa fermata in anticipo per le slavine sul Colle dell’Agnello. Secondo arrivò Ruè, mentre Coppolillo si piazzò al terzo posto, staccato su quell’ultima salita di 1’31” dallo svizzero. Pantani e gli altri di classifica arrivarono a 4’36”, consacrando la rosa del russo Berzin.

Il vento in faccia

«Agli atleti – riprende Coppolillo – bisognerebbe far toccare con mano che cosa significa gestire una squadra, magari d’inverno. Mettersi lì e far vedere cosa c’è in ballo. Io da corridore non me ne rendevo conto e anche Cunego ieri in diretta ha ammesso di aver scoperto un lato del ciclismo che non conosceva. So anche di aver fatto tappe peggiori di quel giorno a Sestriere. Quella di Corvara al Giro del 1992. Certi giorni alla Vuelta, che si correva ad aprile, sulla Sierra di Madrid, sempre nella neve. Le corse del Belgio, che in un solo giorno vedevi le quattro stagioni. Ho letto qualche commento sul fatto che è sempre facile commentare dal divano, ma la bicicletta è questa. E non parlo così perché ho dimenticato, ma proprio perché lo so bene. Anche io ho partecipato ai miei scioperi, ma ieri si poteva correre. I ragazzi dobbiamo formarli a tutto tondo, non solo perché siano delle macchine da corsa. Lo vedo bene che adesso vanno fortissimo, però hanno queste lacune e in certi momenti sono un po’ molli. Il vento in faccia è diverso da quello di su un rullo, ma mi rendo conto che non tutti la pensano così».

Mauro Vegni, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020

Asti, storia di un pasticcio all’italiana

23.10.2020
5 min
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Josef Cerny ci ha provato a dire che la storia non terrà conto delle proteste di stamattina e che ad Asti ha vinto lui. Lui ha vinto la sua tappa e poco gli importa di dare risposte sul perché non si sia partiti da Morbegno.

«Non era così freddo da non partire – dice – ma andiamo a tutta da Palermo e pioveva ed è stata una buona occasione da cogliere».

Succede solo al Giro, quando mai si sarebbero sognati di imporlo ai francesi del Tour?

Vegni furioso

Vegni è inviperito. Il suo punto di vista è ineccepibile: ha disegnato un percorso che è stato approvato e nessuno, nel momento in cui lo stesso è stato rimodulato per ottobre, si è preso la briga di verificare la fattibilità delle tappe. Le associazioni di categoria servono a questo.

Cristian Salvato, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Cristian Salvato, presidente italiano dei corridori e delegato del Cpa
Cristian Salvato, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Cristian Salvato, presidente Accpi

«Finirà che sono stato io a decidere – dice il patron del Giro d’Italia – e che non me ne sono neanche accorto, mentre si è trattato di un tranello. C’è rammarico per la brutta figura. Una giornata così oscura tutto quanto di buono abbiamo fatto fino adesso per portare alla fine il Giro d’Italia. Non c’erano presupposti per una decisione simile. A me non è arrivata nessuna proposta. E’ evidente che tra i corridori e le loro squadre non c’è dialogo. Perché stamattina, molti corridori si domandavano cosa stava succedendo? Perché c’erano corridori schierati alla partenza? Perché i manager delle squadre chiedevano a me cosa stesse succedendo e io non sapevo nulla?».

Salvato indeciso

I direttori sportivi italiani si sono tutti schierati contro la decisione, ma è parso che nessuno li abbia interpellati, quasi che la decisione sia stata presa dalle squadre straniere.

«Una volta al Giro – si è lasciato scappare in mattinata Cristian Salvato, presidente dell’Accpi e delegato del Cpa – c’erano dodici squadre italiane e avevano gioco facile a trovare un accordo. Una volta in una situazione simile sarebbero partiti di sicuro, mentre gli stranieri non si fanno convincere facilmente. E’ stata una decisione giusta. Undici gradi con la pioggia sono freddi, sto con i corridori».

Peccato però che la decisione non sia venuta applicando il Protocollo per le Condizioni Estreme: unico presupposto per cancellare una corsa. E peccato anche che lo stesso Salvato, portavoce dei corridori, non abbia fatto poi molto per farli ragionare. Mentre una decisione del genere, come ha giustamente detto Vincenzo Nibali, non può transitare in una chat su Telegram e avrebbe avuto bisogno di più collegialità.

Wilco Kelderman, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Wilco Kelderman, il più contento del taglio della tappa
Wilco Kelderman, sciopero corridori, Morbegno, Giro d'Italia 2020
Kelderman, il più contento del taglio

Martinelli deluso

Ai microfoni Rai, dopo l’arrivo di Asti, prima Volpi e poi Martinelli hanno preso duramente posizione.

«Abbiamo sbagliato di brutto – dice Martinelli – ma sono arrivato tardi alla partenza e ho trovato tutto già organizzato. I corridori mi hanno detto che c’era una riunione e mi sono subito incavolato e gli ho detto di partire. C’erano tutti i presupposti per correre. Sono con loro, lavoro per loro, ma sarebbero serviti altri modi».

Damiani duro

Roberto Damiani è dello stesso avviso e dal suo hotel di Asti tuona senza mezzi termini.

«Noi siano andati sulla linea di partenza – spiega il diesse della Cofidis – sapete bene come la penso. Ieri sera i corridori hanno detto che stavano arrivando dei messaggi e io gli ho risposto che noi siamo qui per correre e quindi avremmo corso. Potevamo essere i primi ad averne vantaggio, avremmo dovuto controllare per meno chilometri, ma i miei erano là. Pare ci sia stato un accordo tra il Cpa e tutti gli altri. Adam Hansen si è esposto in quanto delegato del Cpa, non so cosa ne pensino i suoi capi alla Lotto. Sarebbe stata una tappa massacrante, ma perché non si fanno queste discussioni quando si presentano i percorsi? Come Roberto Damiani e come Cofidis io mi discosto da quello che è successo».

Joseph Cerny, Asti, Giro d'Italia 2020
Joseph Cerny ha vinto ad Asti, ma domani sui giornali si parlerà d’altro
Joseph Cerny, primo ad Asti

Kelderman fa festa

Il più contento di tutti ad Asti è parso Wilco Kelderman, c’è da capirlo. Avete visto come ha ribadito la bontà della scelta? Avrebbe dovuto pedalare per 258 chilometri sotto la pioggia e con 11 gradi, che poi sono saliti fino a 14. E domani nella tripla ascesa di Sestriere le sue chance di tenere la maglia rosa si sarebbero assottigliate.

«Capisco la frustrazione di Mauro Vegni – ha detto – ma oggi è stata presa la giusta decisione. Siamo stati contenti di correre il Giro e le grandi montagne. Siamo stati contenti di fare lo Stelvio, ma oggi la decisione di tagliare la tappa era la più giusta. E’ stato trovato l’accordo e la decisione è stata presa».

E quando gli è stato chiesto se sapesse fra quali attori fosse stato trovato l’accordo, ha liquidato la domanda parlando del Cpa, che in questo caso era rappresentato da Cristian Salvato, dato che Bugno, presidente dell’associazione, era ad Asti nella postazione Rai.

La morale

Sicuramente un grosso pasticcio in cui ciascun attore aveva qualcosa da difendere. Rcs e la Rai hanno denunciato il danno a un prodotto che per loro riveste una grande importanza strategica. I corridori, facendo sfoggio di scarsi spessore e senso di responsabilità, hanno trovato il modo di risparmiarsi una giornata di freddo e pioggia. I sindacati dei corridori hanno dimostrato la loro inadeguatezza per non essersi mossi con la necessaria tempestività. E la gente per strada, ignara e incolpevole, ha continuato ad aspettarli sperando che prima o poi sarebbero passati.

P.S. E’ arrivata nella serata di Asti la notizia che i premi di giornata saranno devoluti a favore di una struttura sanitaria impegnata nella lotta contro il Covid.