La volata perfetta di Merlier, la sfortuna di Milan: è tre pari

26.05.2024
5 min
Salva

ROMA – La sua ruota è quella che “svirgola di meno” sui sampietrini della Capitale. Busto più fermo, sedere più indietro. Insomma, baricentro più arretrato. In questo modo la ruota posteriore fa più trazione. E anche la linea strettissima alle transenne non è casuale. Tim Merlier vince così la volata finale del Giro d’Italia. In via di San Gregorio allunga con prepotenza su tutti. Anche su Jonathan Milan. Uno sprint tecnicamente e tatticamente perfetto quello del belga.

«Ho fatto tesoro della mia esperienza nel cross e sul pavé – ha detto Tim – anche se questo di Roma era un pavé diverso da quello belga. Però sono riuscito comunque a fare velocità e sono certo che questa mia esperienza appunto mi abbia dato un buon vantaggio». 

Stretto alle transenne, baricentro arretrato e linea più pulita studiata durante i passaggi: lo sprint perfetto di Merlier
Stretto alle transenne, baricentro arretrato e linea più pulita studiata durante i passaggi: lo sprint perfetto di Merlier

Ciao Giro

Le ombre si allungano sui Fori Imperiali e come le Dolomiti, anche Roma si accende al tramonto. I colori diventano ancora più vivaci e la folla, la tantissima folla presente lungo il circuito sembra ancora di più. Una festa super per il ciclismo. Il ciclismo a Roma? Uno spot da favola.

Come capita ogni volta che si è alla fine di un grande Giro, l’aria è quella da ultimo giorno di scuola. Ma dopo tre settimane di questa famiglia itinerante non manca un pizzico di nostalgia.

E forse anche per questo al via dall’Eur si colgono al volo i volti che dicono di emozioni differenti. Per molti questa è solo una passerella, per altri la via del trionfo, per altri ancora è tappa vera. Dainese, Milan, Groves, Merlier, le ruote veloci, sono sciolti, ma non scioltissimi.

Catena ko

La tappa finale va secondo copione. Almeno fino alla campana dell’ultimo giro, quando, colpo di scena, la maglia ciclamino si accosta e chiama l’ammiraglia. Catena rotta. Impossibile procedere un solo centimetro in più.

«Ero alla sua ruota – ha detto  Simone Consonniha preso un buco, un sobbalzo su questi sampiterini e gli si è rotta la catena. L’ho visto in diretta. Ho chiamato subito tutti a raccolta per aspettarlo».

Impresa quasi impossibile, ma con la sua forza e le ammiraglie, Milan riesce nell’impresa di rientrare in gruppo. Poi viene avanti e anche bene. Forse è la volata migliore della Lidl-Trek in quanto a posizionamento e fa il suo sprint. Ma non basta.

Jonathan scoda molto. Forse la potenza è troppa. Forse il 54 è troppo agile su questo fondo sconnesso. E’ secondo, come seconda è la maglia ciclamino che conquista.

Intanto scatta la polemica sulla scia prolungata di Milan. Il friulano e la sua squadra hanno giocato il tutto e per tutto. Squalifica sì, squalifica no: il verdetto resta quello dell’arrivo.

La Soudal oggi credeva nel successo, ha controllato moltissimo la corsa, tenendo a tiro la fuga
La Soudal oggi credeva nel successo, ha controllato moltissimo la corsa, tenendo a tiro la fuga

Il 56 di Merlier

E così Tim Merlier ha potuto pareggiare i conti proprio con Milan. Fossano, Padova, Roma per il belga ed è tris.

«Chi è il più forte? Non lo so – dice il belga – decidete voi. Noi facciamo il nostro lavoro al massimo. Sì, ho saputo del problema e che era rimasto dietro, ma mi avevano anche detto che stava rientrando», come a dire che poi non è stato sorpreso di rivederselo a fianco.

Rispetto a Milan, Merlier aveva il 56, un rapporto forse più idoneo, almeno su carta, per questo finale. E’ chiaro che atleti e corridori hanno le loro ragioni circa le scelte tecniche, ma vista da fuori la sua opzione è più che comprensibile.

«Ho scelto questo rapporto così grande – continua il corridore della Soudal-Quick Step – perché ho visto che il finale era molto veloce, si arrivava da una discesa. Lo abbiamo studiato con attenzione e abbiamo deciso di puntare su quello».

Tris per Merlier (scortato dal massaggiatore Yankee Germano), poker per il team con la vittoria di Alaphilippe
Tris per Merlier (scortato dal massaggiatore Yankee Germano), poker per il team con la vittoria di Alaphilippe

Duello tra sprinter

Tre vittorie per parte sono un bel bottino anche per il Giro d’Italia, che ha visto un vero testa a testa tra le ruote veloci. Se il duello è mancato nella generale, non si può dire altrettanto negli sprint, dove il livello era davvero alto.

«Io sono soddisfatto del mio Giro – ha concluso Merlier – L’ho preparato e avevo le idee chiare. Prima le classiche, che sono andate bene, poi appunto il Giro d’Italia: anche per questo non avevo pressioni. Mi sentivo bene».

«Sono contento di aver terminato il mio quarto grande Giro. Anche se ho 31 anni questa è un’esperienza in più e la possibilità di migliorare ancora».

Come ti salvo il velocista in montagna. Parola a Bramati

24.05.2024
5 min
Salva

PADOVA – E adesso sono tre a due per Milan. Dopo la vittoria di ieri Tim Merlier accorcia le distanze nello scontro diretto con il friulano. E sarà la volata di Roma a dirci chi sarà il miglior velocista del Giro d’Italia 2024. Già, ma a Roma bisogna arrivarci. E se tante salite sono ormai alle spalle, parecchie ne restano. A cominciare da quelle di oggi verso Sappada.

Come ti porto il velocista a Roma? E’ questa la summa dell’articolo. Non si tratta solo di tenere duro e arrivare entro il tempo massimo. Ne parliamo con Davide Bramati, direttore sportivo esperto, che ha proprio in Merlier lo sprinter di punta.

Tra l’altro in casa Soudal-Quick Step non è la prima volta che si ritrovano a lottare con il proprio uomo veloce sulle montagne. Memorabile fu l’arrivo di Fabio Jakobsen due anni fa al Tour de France. Lo sprinter fu aiutato dalla squadra. Squadra che per il velocista non è importante solo in vista della volata in pianura, ma anche nelle tappe dure per aiutarlo a portare su i suoi tanti chili.

Davide Bramati, è uno dei direttori sportivi della Soudal-Quick Step
Davide Bramati, è uno dei direttori sportivi della Soudal-Quick Step
Come sta Merlier, “Brama”, lo abbiamo visto anche ieri..

Sta bene, siamo a pochi giorni dalla fine di questo Giro e penso che ha fatto veramente bene.
Prima di Padova, venivamo da due giorni non facili. Quella verso il Passo Brocon è stata veramente una tappa dura. Però con i compagni di squadra Tim è arrivato abbondantemente in tempo. C’era ancora un po’ di margine rispetto al tempo massimo. Tutto sotto controllo.

Sei andato dritto al cuore dell’articolo: “con i compagni di squadra”. Spesso si pensa che il velocista se la debba cavare da solo, invece come si organizza il treno “al contrario” del velocista? Quello che lo deve aiutare a salvarsi dal tempo massimo?

Stando vicini in primis. Facciamo l’esempio del Brocon. In partenza c’era da fare subito il Passo Sella. Si sapeva che tante squadre volevano andare in fuga e questo per i velocisti sarebbe stato un bel problema. Si sarebbero staccati… come poi di fatto è successo. Ma già dall’inizio del Giro quando Tim sarebbe stato in difficoltà avrebbe sempre avuto al fianco Cerny, Van Lemberg e Lamperti. Tre uomini per non perdere troppo e, se possibile, rientrare. Nelle tappe durissime il nostro obiettivo era arrivare in tempo massimo.

Quindi si stabilisce la tattica in base all’altimetria? Del tipo: qui si può andare più forte. Qui si recupera. Di qua possiamo perdere tot…

Certo. Ne abbiamo parlato anche ieri mattina nel bus nell’andare alla partenza. Ad un certo punto Merlier ed altri velocisti nella prima valle, quella che portava al Passo Rolle avevano recuperato. Era un gruppo di 30-35 corridori e girando tutti hanno ripreso un minuto e mezzo al gruppo della maglia rosa. Quando dietro c’è un bel gruppo che collabora le cose diventano più facili. E questo gli consente anche di andare un po’ più piano sulle salite.

Tim Merlier ha una squadra “tutta sua” che lo scorta in salita
Tim Merlier ha una squadra “tutta sua” che lo scorta in salita
E risparmiare energie preziose in vista di tappe come quella di ieri o quella di Roma…

Esatto. Verso il Brocon, la tappa che abbiamo preso ad esempio, era tutto sotto controllo, tanto che sono arrivati in cima al Rolle, la seconda salita di giornata, con 10 minuti e mezzo. Mancavano circa 90 chilometri, 30 dei quali in salita. Vista la media oraria che avevano, sui 36 all’ora, il tempo massimo sarebbe stato sui 57 minuti. E infatti alla fine è stato di 58′. Sono arrivati con 48′ di ritardo: quindi tutto sotto controllo.

Sempre in relazione al tempo massimo e alle frazioni di montagna: sono peggio le tappe corte o  quelle più lunghe?

Sicuramente nelle tappe più lunghe c’è più tempo e anche più margine per gestirsi. Ma in generale devo dire che qui al Giro d’Italia in una tappa come quella del Brocon, il tempo massimo era fissato al 22 per cento in più rispetto al tempo del vincitore… un bel po’. 

Una volta forse era più dura restare nel tempo massimo…

Si, lo devo dire: oggi è più facile rispetto al passato. Tre giorni fa, proprio in vista della tappa di Selva di Val Gardena, ho ricordato ai ragazzi di una frazione che arrivava a Selva. Che poi fu quella famosa che vinse Guerini su Pantani che prese la maglia rosa. Io ero in Mapei ed ero nell’ultimo gruppo, sul Pordoi riuscii ad entrare sul penultimo gruppo. L’ultimo gruppo andò fuori tempo massimo. E il tempo massimo era 36-37 minuti su 6 ore e un quarto di gara. Adesso è più ampio e credo sia anche giusto.

Le scale posteriori con ingranaggi molto corti come il 34 aiutano non poco i velocisti in salita, specie se queste sono molto pendenti
Le scale posteriori con ingranaggi molto corti come il 34 aiutano non poco i velocisti in salita, specie se queste sono molto pendenti
Perché?

Perché adesso il ciclismo è di altissimo livello, si va veramente forte. Un velocista farebbe tanta fatica e queste percentuali sono corrette.

I rapporti moderni, ben più corti che in passato, aiutano il velocista?

Sì, li aiutano. In salita ormai si spingono ingranaggi davvero corti e riescono a sfruttare un po’ meglio la loro potenza, ma se poi guardiamo che rapporti spingono in pianura fanno paura. Velocità pazzesche. I materiali sono all’avanguardia e anche l’un per cento di differenza oggi è già tantissimo.

Quando analizzate i file delle tappe di montagna notate mai il velocista andare a tutta?

Certo, trovi sempre qualcuno nel gruppetto che magari neanche è un velocista puro, e per restarci attaccato sprigiona dei watt impressionanti. E lì gli sprinter soffrono molto. E anche per questo verso Padova c’era un po’ di timore dello sprint.

Cioè?

Siamo alla 18ª tappa, velocisti e uomini veloci avevano speso molto e richiudere su un’eventuale fuga non sarebbe stato scontato. Ricordiamoci quanto accaduto a Lucca quando ha vinto Thomas.

Vince Merlier, ma l’abbraccio di Padova è tutto per Dainese

23.05.2024
5 min
Salva

PADOVA – Alberto Dainese è appoggiato alle transenne. Testa fra le braccia. Silenzio. Forse qualche singhiozzo di un pianto di rabbia strozzato in gola. Questa era la sua tappa. La tappa di casa.
Quando si tira su, uno dei maxi schermi in Prato della Valle, trasmette la volata. Dainese rivede il suo sprint. Si chiude ancora più in sé stesso e torna ai bus, tra la folla che urla il suo nome.

Un quarto posto che dopo l’incidente di questa primavera non è cosa da poco. Dainese è cresciuto sprint dopo sprint in questo Giro e ora sta iniziando a raccogliere i frutti di un buon lavoro e di una buona gamba.

Bis di Merlier

Intanto Tim Merlier dopo Fossano mette a segno un altro sigillo, il terzo per la sua Soudal-Quick Step in questo Giro d’Italia.

«Abbiamo preparato lo sprint da lontano – ha detto Merlier – con Julian Alaphilippe. Era un giorno molto importante e lo abbiamo affrontato nel migliore dei modi, rimanendo sempre ben coperti e nelle prime posizioni. Negli ultimi chilometri la velocità era altissima. Ho azzeccato il momento giusto per lanciare il mio sprint e alla fine è andato tutto bene».

Questa era la “tappa in discesa” del Giro 2024. Lidl-Trek, Soudal-Quick Step e Tudor le squadre che più volevano la volata di gruppo
Questa era la “tappa in discesa” del Giro 2024. Lidl-Trek, Soudal-Quick Step e Tudor le squadre che più volevano la volata di gruppo

Una buona Tudor

«Cosa poteva fare? Cosa poteva fare?», ripete con un po’ di rammarico il direttore sportivo Claudio Cozzi, ai bus. «Porca miseria, questo vento contro non c’era fino a pochi minuti prima. Non doveva esserci. Poi gli si sono spostati… e Alberto me lo ha detto: sono stato costretto a partire».

La Tudor Pro Cycling assieme alla Lidl-Trek era il team che più aveva tirato per non lasciarsi sfuggire lo sprint, memori di Lucca. E forse la fuga l’hanno tenuta sin troppo sotto tiro.

«Deluso? No perché dovrei esserlo? – dice l’altro diesse, Matteo Tosatto – Alberto forse è deluso, ma perché è uno che vuole vincere. Io non lo sono. Io sono contento dello spirito della squadra. Siamo senza due uomini molto importanti per Alberto (Krieger e Mayrhofer, ndr) e penso proprio che oggi Trentin e Froidevaux abbiano fatto un ottimo lavoro».

Prato della Valle è gremita di gente. Che accoglienza per il Giro d’Italia
Prato della Valle è gremita di gente. Che accoglienza per il Giro d’Italia

Sprint caotico

«Okay, quarto posto: le volate sono così – continua Tosatto – però non possiamo recriminarci niente. I miei ragazzi e Alberto hanno fatto una volata perfetta fino ai 300 metri».

Per assurdo a “fregare” Dainese è stato Jonathan Milan, che non era nel treno della sua Lidl-Trek. Quando Consonni e Teuns se ne sono accorti si sono rialzati. Ma ormai la volata era partita. Si era a meno di 300 metri dalla linea d’arrivo. Fermarsi sarebbe stato un suicidio.

«Noi – conclude Tosatto – abbiamo fatto la nostra volata. Milan ovviamente era il faro dello sprint, ma è andata così e dobbiamo accettare anche questo risultato… Che non è un brutto risultato».

Il verdetto finale dice: Merlier, Milan, Grove, Dainese e Aniolkowski
Il verdetto finale dice: Merlier, Milan, Grove, Dainese e Aniolkowski

L’abbraccio di Padova

Padova è la città di Alberto Dainese. E l’abbraccio forse è ancora più forte. Il suo fans club lo acclama sotto al bus della Tudor. Ci sono anche i familiari.

Qualche minuto. Il tempo di una doccia. E Alberto si concede al loro saluto. Sono momenti emozionanti. Che aiutano ad assorbire la botta, ma soprattutto a ricaricarsi in vista di Roma e, perché no, per raccontarci il suo sprint al dettaglio e con passione.

Alberto, che volata è stata?

L’idea era di prendere la prima delle due curve finali, quella  ai 900 metri, quasi in testa e ci siamo riusciti. Trentin ha dato una menata di due chilometri pazzesca, ma eravamo un po’ “lunghetti”…

E qui mancavano i due uomini che diceva Tosatto, scusa l’interruzione, vai avanti…

Però ho fatto le due curve in controllo ed era quello l’importante. Volevo fare la volata e non essere intruppato dopo le curve. Dopo che mi hanno passato Teuns e Consonni mi sono buttato alla loro ruota. Ho anche provato un po’ ad imbrogliarli dicendogli: “Vai vai Simo”…

Ma non ci sono cascati…

Hanno visto che non ero Jhonny quindi si sono spostati e sono arrivati altri da dietro. A quel punto per un istante ho cercato una ruota e mi sono messo dietro ad Hofstetter ma poi sono dovuto partire. Sono partito un po’ lungo. Avevo tanta voglia di sprintare, ma da dietro mi hanno rimontato e negli ultimi 50 metri sono rimbalzato. Mi dispiace.

Sprint lanciato. Dainese (casco rosso) è in testa, ma il traguardo è lontano
Sprint lanciato. Dainese (casco rosso) è in testa, ma il traguardo è lontano
Conoscevi questo finale: quante volte lo hai provato?

Studiavo a 500 metri da qui. Conoscevo ogni singola curva, ogni buca e ogni centimetro di asfalto. Brucia parecchio. Adesso siamo qua al velodromo, dove ho iniziato a correre in pista…. E’ tutta una serie di emozioni. Però ci proviamo anche a Roma.

Questo vento era più forte del previsto effettivamente?

Il vento era un po’ contro e abbastanza più forte di quello che credevo. Infatti quando sono partito mi sono reso conto che sarebbe stata lunga andare fino all’arrivo. Ho anche cercato di mettermi ancora più aerodinamico, più basso… ma non è bastato.

Che rapporto avevi?

Il 54 davanti. Sono partito col 12 poi ho buttato giù l’11. La velocità non era altissima in volata, proprio perché la Lidl-Trek si era fermata. Così ho cercato di partire un pelo più agile. Le prime volate di questo Giro le avevo fatte tutte col 10 e mi dicevano che ero troppo duro. Oggi ho cercato di partire più agile ma ero lungo.

Doppietta Milan e l’analisi di Baffi, ds velocista della Lidl-Trek

15.05.2024
6 min
Salva

I corridori sopraggiungono alla spicciolata dopo l’arrivo. La vittoria di Milan è venuta a capo della tappa più veloce nella storia del Giro e, mentre parla, Adriano Baffi si guarda intorno aspettando che arrivino gli altri. L’evacuazione è nel pieno, la Lidl-Trek deve raggiungere Montesilvano, a circa 30 chilometri dal traguardo di Francavilla: i corridori andranno con le ammiraglie, più agili del pullman nel traffico dell’Adriatica.

Il direttore sportivo cremasco non è uno che parli molto, ma fra quelli della squadra americana sa meglio di tutti che cosa significhi vincere una tappa in volata al Giro oppure lottare contro i giganti. Il suo bottino parla infatti di cinque tappe al Giro e una maglia a punti. Ma è giusto indicare anche i dodici podi messi insieme in 17 anni di carriera. E più di una volta a batterlo fu Mario Cipollini, uno cui per fisicità è facilmente collegabile il gigante Milan.

«Le emozioni di quando si fa una volata – ammette Baffi sorridendo – sono le stesse di quando vincevo io. Mi sembra sempre di essere lì anche io, invece sono sulla macchina. Per fortuna abbiamo la televisione, così sono riuscito a vedere la vittoria di Jonathan».

Adriano Baffi, classe 1962, è entrato nel gruppo Trek sin dalla nascita nel 2011
Adriano Baffi, classe 1962, è entrato nel gruppo Trek sin dalla nascita nel 2011

Tributo ai compagni

Come dopo la vittoria di Andora, Milan ha appena finito di ringraziare la squadra, in un finale che è stato convulso e velocissimo. Merlier, già primo a Fossano, è stato retrocesso per aver chiuso Molano alle transenne, così al terzo posto è salito Lonardi.

«Non è solo questo sprint che mi fa felice – ha detto Milan in zona mista – ma anche tutto il lavoro che i miei compagni hanno fatto per me. Oggi mi hanno supportato, mi hanno portato in una posizione cruciale per la gara e questo mi ha fatto felice. Hanno creduto in me e devo dire grazie per questo dal fondo del mio cuore. Il finale è sempre difficile da immaginare, cerchiamo di gestirlo il più possibile. E’ stato difficile, ma ho trovato la mia posizione. Merlier è partito molto forte, io ho cercato di fare il mio ed è andata bene».

Baffi ascolta quello che gli riferiamo e annuisce: le cose stanno esattamente così. E per lui che è stato velocista e ne ha ancora lo sguardo, ogni tassello va al posto giusto.

Milan ha abbracciato tutti i compagni e lo staff dopo l’arrivo e li ha ringraziati
Milan ha abbracciato tutti i compagni e lo staff dopo l’arrivo e li ha ringraziati
Il finale è stato un po’ confuso, senza treni o grandi riferimenti…

Ormai diventa difficile parlare di treno, quando ci sono 7-8 velocisti che nel finale vogliono fare le stesse cose. Nessuno ha più il potenziale per fare 2 chilometri davanti, tenendo il gruppo dietro. Oggi sapevamo di dover portare Johnny davanti ai 400 metri. Era un rischio, perché col vento contro puoi piantarti, ma Stuyven ha fatto quello che doveva e poi si è trattato di gestire la volata con tutte le incognite che può avere. E Milan è stato bravo a non farsi chiudere.

Qual è stata la sua bravura?

Nel momento in cui è rimasto solo ai 400 metri, senza un uomo che gli tirasse la volata, si è fatto strada da solo. Ha saputo tenere la posizione, lasciandosi sempre una via d’uscita. E’ stato bravo ad attaccarsi alla ruota di Merlier, la scelta giusta. La squadra gli ha permesso di non prendere un filo d’aria fino agli ultimi 500 metri. Il fatto che li abbia ringraziati significa che si è reso conto che fino a quel punto non ha dovuto spendere nulla più del necessario.

A lungo in fuga Affini e Van Dijke della Visma (che ha perso Uitdebroeks) e Champion
A lungo in fuga Affini e Van Dijke della Visma (che ha perso Uitdebroeks) e Champion
Secondo te nel prendere posizione ha sfruttato l’esperienza della pista?

Chiaro che la pista gli abbia dato un bagaglio tecnico che altri non hanno. Anche se non fa spesso prove di gruppo, ha delle abilità non comuni. Ma sa anche lui che puoi avere tutto il bagaglio tecnico che vuoi, ma si vince o si perde per un solo secondo di esitazione. Tutti possono sbagliare, non tutti possono vincere.

Credi che a Napoli abbia sbagliato qualcosa?

Le volate non sono tutte uguali e il percorso di Napoli era più complicato rispetto a quello di oggi. E poi credo che aver avuto Narvaez davanti lo abbia distratto fino al momento di partire. Non sai mai sino in fondo se il gruppo potrà prenderlo e quando poi ha lanciato la volata, aveva a ruota Kooij che quel giorno è stato più forte. Puoi essere il migliore, ma trovi sempre uno che ti batte.

Da Baffi velocista a Milan velocista, lo guardi e cosa pensi?

Ha le carte in regola per continuare e crescere. Non si possono fare paragoni importanti, perché ancora deve dimostrare molto, però quando arriva ai 300 metri ha l’esplosività e la capacità di tenere che furono anche di Cipollini e Petacchi. Ha tenuta, questo fa la differenza rispetto ad altri velocisti.

Di certo, per essere uno che è appena arrivato in squadra, sembra aver trovato presto le misure…

Dare un giudizio dopo quattro mesi è difficile, ma di certo ha trovato un ambiente che gli dà fiducia e non è poco. In tutto il 2023 aveva vinto tre corse, quest’anno siamo già a quota cinque. Diciamo che sta ricambiando la fiducia che gli viene data.

Quanto è diverso il mondo della volata rispetto a quando le facevi tu?

La volata è sempre uno sforzo di esplosività e resistenza. Andavamo veloci anche noi, ma c’era meno nervosismo di adesso. Credo che nelle condizioni attuali, anche Petacchi e Cipollini farebbero fatica ad avere un treno che possa emergere sugli altri. Loro avevano i migliori nel ruolo ed erano gli unici a farlo. Oggi vediamo volate disordinate perché tutti hanno la capacità di fare quel che prima facevano in pochi.

Prossima volata a Cento?

L’appetito vien mangiando, ma soprattutto vincere fa crescere la fiducia. Sapere di poterlo fare aiuta a farlo ancora. Domani verso Fano è facile immaginare che arrivi la fuga, ma nel ciclismo di oggi, così scientifico, non è mai facile azzeccare le previsioni. Approfittiamo delle occasioni, non ci montiamo la testa più di tanto. Abbiamo un bel gruppo.

Accanto a Baffi è seduto Bagioli, domani potrebbe essere il suo giorno. Il valtellinese, che ieri è arrivato quarto a Cusano Mutri, sta ritrovando lo smalto e la tappa dei muri marchigiani (non quelli della Tirreno, ma pur sempre begli strappi) potrebbe fare al caso suo. Lui sorride con scaramanzia, ma dal bagliore in fondo allo sguardo si capisce che l’idea non gli spiacerebbe affatto.

Merlier, Milan e Pogacar: i tre volti di Fossano

06.05.2024
5 min
Salva

FOSSANO – Trovare una tappa più strana di quella di oggi al Giro d’Italia è un bel grattacapo. Lo ha detto anche il vincitore Tim Merlier. «Dopo che noi velocisti siamo andati in fuga forse abbiamo fatto arrabbiare gli uomini di classifica nel finale!».

A Fossano ci si attendeva la prima volata e prima volata è stata. Ma per arrivare a questo epilogo non bisogna pensare ad una frazione dallo svolgimento classico. 

Da questo caos emergono tre personaggi: Tim Merlier, il vincitore, Jonathan Milan, lo sconfitto, e ancora lui: Tadej Pogacar, padrone e mina vagante al tempo stesso.

Il vincitore

La Soudal-Quick Step ha avuto il merito di restare più unita di altri team. E di entrare in azione nel momento perfetto. Davide Bramati, il direttore sportivo della squadra belga è stato un compendio tattico.

«Con questo finale così tecnico e difficile – ha detto Brama – era impossibile muoversi ai 2.900 metri, cioè quando finiva lo strappo. Avevamo ipotizzato che qualcuno potesse guadagnare 3”-4” secondi, ma sapevamo che quella curva quasi a gomito ai 1.200 metri avrebbe inciso parecchio. Avrebbe abbassato la velocità e poi ripartendo quasi da fermi con la volata li avrebbero riacciuffati, anche perché c’era un filo di vento contro.

«Così ho detto ai ragazzi di entrare veramente in azione ai 1.300 metri. Anche solo ritardare la frenata gli avrebbe fatto guadagnare posizioni importanti. E così è andata».

I ragazzi di Brama, oggi anche con un bell’Alaphilippe, hanno eseguito alla lettera le sue indicazioni. E Merlier ha fatto il resto.

«Come vi avevo detto qualche giorno fa Merlier sta bene. Abbiamo portato una buona squadra e oggi questa vittoria sinceramente ci fa piacere. Tanto piacere, visto che non vincevamo da diverse settimane».

Lo sconfitto

C’è poi Jonathan Milan. Su un arrivo non proprio ideale per il suo fisico, aver sfiorato il successo non è poi così male. Certo, Fossano ha un po’ strozzato l’urlo di gioia, ma guardando il lato positivo la gamba c’è.

Ma c’è anche un pizzico di dispiacere. Sarebbe un problema se non ci fosse. A chiarire tutto è Simone Consonni, il “capotreno”. E Simone era quasi più dispiaciuto di Milan dopo l’arrivo. Nell’ultima curva si sono un po’ persi i quattro vagoni della Lidl-Trek: due da una parte e due dall’altra. 

«Potevamo fare meglio a livello tecnico e tattico – ci dice Consonni mentre si dirige verso i bus – però è anche vero che era il primo sprint del Giro ed è già bello non aver messo il “sedere per terra”, tanto più che era così difficile.

«L’allungo di Pogacar e Thomas ci ha rotto le scatole, ma non tanto a livello tattico quanto di gambe. E infatti Jonathan e Jasper (Stuyven, ndr) hanno preso la curva in prima e seconda posizione, mentre io ed Eddy (Edward Theuns, ndr) eravamo un po’ più dietro. Abbiamo sprecato tanto per rientrare sotto».

«Il finale non era facile e se noi del treno eravamo tutti lì, negli ultimi 500 metri, vuol dire che stiamo bene. Domani ci riproveremo».

Honorè, Pogacar e dietro Thomas: la fiammata dei big che ha acceso il finale… e le discussioni
Honorè, Pogacar e dietro Thomas: la fiammata dei big che ha acceso il finale .. e le discussioni

La mina vagante

E poi c’è lui. Sempre lui: Tadej Pogacar. Il corridore della UAE Emirates continua ad incantare, ma anche a sprecare e qualcuno inizia ad imputargli questo suo modo di correre. Lo sloveno però glissa.

«Modo di correre dispendioso? Ma no è tutto pagato!», come a dire che non costa nulla fare certi scatti. Mentre si fa più serio quando gli chiedono se voglia vincere tutte le tappe. Pogacar replica con un secco: «No comment».

Tadej quando sta bene non si ferma, non c’è niente da fare. Anche Rafal Majka ce lo ha ripetuto pochi giorni fa. Pogacar si difende col dire che l’attacco non lo ha propiziato lui, ma ha solo seguito Honorè. «Ero davanti, stavo bene e l’ho seguito. Anzi, quando Thomas è rientrato è stato lui a dare il primo cambio. E anche forte. A quel punto abbiamo spinto. Peccato non essere arrivati».

Mentre ci è piaciuto, ed è indice d’immensa lucidità, il racconto del traguardo volante di Cherasco. Traguardo che arrivava dopo un ripido strappo.

«Ero davanti – ha spiegato Pogacar – ho visto che c’era anche Thomas e a quel punto ho deciso di andare. Due secondi sono sempre due secondi. Meglio a me che a lui».

Alaphilippe, Merlier, Vansevenant: Bramati affila le sue punte

01.05.2024
5 min
Salva

«Non è stata un selezione facile, come immagino avvenga in tutte le squadre, perché in tanti vogliono venire al Giro d’Italia, ma questi sono gli otto uomini che abbiamo deciso di portare e cercheremo di ottenere il massimo con loro». Davide Bramati esordisce così parlando della Soudal-Quick Step.

Un po’ come abbiamo fatto ieri con Roberto Damiani per la Cofidis, scopriamo dunque gli otto alfieri del team belga: Tim Merlier, Mauri Vansevenant, Pieter Serry, Josef Cerny, Bert Van Lerberghe, Luke Lamperti, Jan Hirt e Julian Alaphilippe. Una squadra disegnata per dare assalto alle tappe, come del resto era nel suo Dna prima dell’esplosione di Remco Evenepoel.

Davide Bramati (classe 1968) è sull’ammiraglia della Soudal-Quick Step da 14 stagioni
Davide Bramati (classe 1968) è sull’ammiraglia della Soudal-Quick Step da 14 stagioni
Davide, come stanno i tuoi ragazzi?

Bene, sono tutti motivati e pronti a dare il massimo. Direi che ci presentiamo al Giro d’Italia con un’ottima squadra. Tim (Merlier, ndr) ha vinto tanto, Vansevenant ha dimostrato di andare forte nelle classiche delle Ardenne e Alaphilippe mi sembra molto motivato.

Partiamo proprio da Vansevenant…

Di occasioni per lui ce ne potranno essere molte. Viene da un quarto posto all’Amstel e un sesto alla Liegi. Alla Freccia, come molti altri, ha patito il freddo, ma sta bene.

Sta bene però ormai questo ragazzo (è un classe 1999) deve  anche far capire chi è davvero: scalatore, uomo da classiche, attaccante…

Come detto, esce bene dalle classiche. Alla Liegi mi è piaciuto, tenendo le ruote dei migliori sullo Stockeu e andando forte anche sulla Redoute. Si è preparato a puntino e credo che in questo Giro o meglio al termine di questo Giro, sapremo effettivamente qualcosa di più su di lui. Anche perché è la prima volta che veramente riesce ad arrivare ad un grande Giro in ottima condizione. Mauri tiene in salita, è veloce, sono certo che lo vedremo e, come detto, poi ne sapremo di più.

Vansevenant ha mostrato un’ottima condizione nelle Ardenne. Con Alaphilippe formerà una coppia d’attacco affatto banale
Vansevenant ha mostrato un’ottima condizione nelle Ardenne. Con Alaphilippe formerà una coppia d’attacco affatto banale
Capitolo velocisti: Merlier. Lui è un grande nome. Come sta?

E’ dalla Roubaix che non corre. Come da programma si è riposato bene. Viene da un’ottima prima parte di stagione e giustamente ha osservato il suo periodo di recupero. Arriverà oggi in Italia e ci parlerò per bene. Parlerò con lui ma anche con altri, per stabilire bene le strategie di questo Giro. Crediamo molto in Tim.

Chi sarà il suo ultimo uomo?

Bert Van Lerberghe, esperto e ideale per questo ruolo. Ma se avete visto abbiamo portato anche Lamperti. E’ al suo primo grande Giro, ma si è meritato questa convocazione. Io credo che un’esperienza simile gli potrà dare tanto e in chiave futura. Un grande Giro ti lascia sempre qualcosa. Lui sarà inserito nel treno per Merlier. E’ un velocista, ma tiene bene sugli strappi brevi. Credo che stare vicino a due corridori di esperienza come Bert e Tim gli farà solo che bene.

Per Tim Merlier già 7 vittorie in questa stagione tra cui la Scheldeprijs, nella foto
Per Tim Merlier già 7 vittorie in questa stagione tra cui la Scheldeprijs, nella foto
Squadra di attaccanti, ma poi c’è Jan Hirt che butterà anche un occhio alla classifica? Nel 2022 arrivò sesto nella generale…

Anche Jan ha fatto una buona prima parte di stagione, mettendosi in evidenza all’Oman soprattutto, e non facendo male al Catalunya. Ha preparato bene il Giro d’Italia: è già arrivato sesto e anche vinto una tappa… non dimentichiamolo (come a sottolineare che prima viene la tappa e poi la classifica, ndr) Per lui sarà importante essere subito pronto, visto che già dopo due tappe non dico che si saprà chi non lo vince, al netto di Pogacar, ma già si conosceranno bene i valori in campo e chi è in condizione. E’ una partenza del Giro differente rispetto agli ultimi anni.

E poi c’è il nome grande: Julian Alaphilippe…

E’ motivato veramente. Julian è alla sua prima partecipazione al Giro. Lo stuzzica l’idea di poter vincere una tappa anche qui visto che ne ha già conquistate sia al Tour che alla Vuelta. Le possibilità per lui ce ne sono, tutto sta a sfruttarle. Ha classe e già sabato, nella prima tappa, con il tanto tatticismo che immagino potrà esserci, Julian potrebbe avere una buona occasione.

Alaphilippe è al debutto al Giro. Al Romandia ha lavorato per la squadra e per la ricerca della forma migliore
Alaphilippe è al debutto al Giro. Al Romandia ha lavorato per la squadra e per la ricerca della forma migliore
E delle “altre occasioni” avete già parlato? O al contrario è stato lui a chiederti di una frazione in particolare?

No, come detto ancora non ci ho parlato bene. Avremo giovedì e venerdì per stilare una strategia più approfondita. In questi ultimi giorni tra Romandia e Giro ho preferito lasciarlo del tutto tranquillo a riposarsi. Di fatto è stato a casa solo tre giorni.

E’ motivato e Alaphilippe in Italia è amatissimo, una sua vittoria farebbe bene a tutti: a lui, alla squadra, al Giro, ai tifosi. Ma come sta veramente? Non viene da una super stagione…

Vi dico questa. Al Romandia, nel tappone di sabato, doveva aiutare Van Wilder. Nella prima salita, dura, erano rimasti in quindici e lui c’era. Alaphilippe si è preparato bene. Vedrete. 

Bruttomesso punta l’azzurro e prepara la “sfida” con Merlier

08.09.2023
4 min
Salva

L’intervista con Alberto Bruttomesso arriva dopo uno scambio di messaggi e alcune gare qui in Italia. Tutte svolte in preparazione all’impegno più importante in casa: l’Astico-Brenta, che si è corso oggi. Poi sarà la volta di prendere le misure con i grandi, in vista del passaggio nel WorldTour del prossimo anno, che avverrà con la Bahrain Victorious. Con un obiettivo abbastanza chiaro, riuscire a partecipare all’europeo.

Alberto Bruttomesso, a sinistra, dopo il ritiro al Sestriere ha corso in Romania al Tour of Szeklerland (foto Halmagyi Zsolt)
Alberto Bruttomesso, a sinistra, dopo il ritiro al Sestriere ha corso in Romania al Tour of Szeklerland (foto Halmagyi Zsolt)

Niente mondiale

Bruttomesso era parte del gruppo, guidato dal cittì Amadori, che ha preso parte al ritiro del Sestriere. Giorni importanti che hanno permesso di prepare al meglio mondiale e Avenir. Il corridore del CTF Friuli era uno dei nomi papabili per la trasferta di Glasgow. Alla fine però Amadori ha deciso di non portarlo, una decisione presa comunque con grande trasparenza.

«Amadori mi ha chiamato – dice Bruttomesso – e mi ha detto che non sarei stato parte della squadra per il mondiale. Ero stato inserito nella lista dei dieci nomi, ma alla fine il cittì ha deciso così. Mi ha detto che la tattica di squadra, che era quella di attaccare fin dai primi chilometri, mi avrebbe penalizzato. Lo capisco e infatti ho rispettato la sua decisione senza problemi».

Al circuito di Cesa, il 29 agosto, è arrivato secondo posto dietro al compagno di squadra Andreaus (photors.it)
Al circuito di Cesa, il 29 agosto, è arrivato secondo posto dietro al compagno di squadra Andreaus (photors.it)
I nostri favoriti, Buratti e Busatto, sono stati tagliati fuori per una caduta, tu saresti potuto essere un buon outsider?

Non saprei. La gara non l’ho vista tutta anche perché in quei giorni stavo correndo il Tour of Szeklerland (foto apertura Halmagyi Zsolt). Però ho visto gli ultimi chilometri e posso dire che il circuito finale era davvero duro, forse anche troppo per me. Non sono sicuro che sarei riuscito ad entrare nel primo gruppetto, e Milesi ha fatto comunque qualcosa di eccezionale. 

Per preparare il mondiale ti eri fermato due mesi, era già previsto uno stop così lungo dalle corse?

Sì, insieme alla squadra avevamo già deciso che mi sarei fermato per riprendere fiato e allenarmi in quota. Quindi con o senza nazionale sarei andato comunque in ritiro, farlo con Amadori è stato molto meglio. Ero seguito, in compagnia e comunque ho parlato e lavorato con lui. 

Una volta saputo che non saresti andato al mondiale sei tornato subito a correre…

Anche questa decisione l’ho presa con il team. Non volevamo perdere il grande volume di allenamento fatto. C’era l’occasione di andare a correre in Romania (al Tour of Szeklerland, ndr) e l’abbiamo colta. I riscontri sono stati super positivi, stavo bene ed ho ottenuto un secondo e un settimo posto. In gara erano presenti tanti elite, è stato un bel banco di prova.

Bruttomesso ha sfruttato bene il lavoro fatto in altura con la nazionale
Bruttomesso ha sfruttato bene il lavoro fatto in altura con la nazionale
Poi hai corso hai corso in Italia?

Ho corso prima al Valdarno, poi al Circuito di Cesa e infine l’Astico-Brenta. Ho recuperato un po’ dopo gli sforzi della Romania e mi sono allenato bene. Al Valdarno sono andato in fuga per fare gamba, la corsa era dura: 170 chilometri e 2700 metri di dislivello. Troppi per vincere ma giusti per fare fatica. 

Farai altre esperienze con gli elite o professionisti?

Il 13 settembre partirà il Giro di Slovacchia, sarò presente. Quello è un bel banco di prova, ci sarà qualche squadra WorldTour, e in più dovrebbe correre Tim Merlier

Uno dei tuoi possibili avversari il prossimo anno, come ti senti?

Sono curioso e sereno, non sento pressione. Ho fiducia, sto andando forte e le ultime corse me lo hanno confermato. 

Un ritiro a metà stagione era comunque previsto, Bruttomesso ha preferito farlo con la nazionale, per allenarsi al meglio
Un ritiro a metà stagione era comunque previsto, Bruttomesso ha preferito farlo con la nazionale, per allenarsi al meglio
Dalla Slovacchia quando rientri?

Il 18 settembre.

Il 22 ci sono gli europei, ci pensi?

Sono tra i dieci nomi che Amadori ha stilato e tra i quali sceglierà la squadra. Partecipare sarebbe bello, il percorso mi incuriosisce e sarebbe anche un bell’obiettivo per chiudere la stagione. Il percorso dovrebbe essere movimentato ma non troppo, con un arrivo in cima ad uno strappo. Si avvicina alle mie caratteristiche, vedremo.

Se le sono date sul traguardo volante. Polonia a Mohoric

04.08.2023
5 min
Salva

KRAKOW –  Settantaquattro centesimi di secondo e cento chilometri all’arrivo. Il gruppo fila via tra le campagne polacche pancia a terra. Un treno della UAE Emirates da una parte, un treno della Bahrain-Victorious dall’altra e un chilometro più avanti il traguardo volate. Forse il più importante traguardo volante della storia del ciclismo, almeno di quella recente.

Perché era importantissimo? Perché è qui che venivano assegnati i secondi di abbuono ed è qui che Matej Mohoric e Joao Almeida si sono giocati il Tour de Pologne. Al mattino erano separati da meno di un decimo di secondo. Tutti si aspettavano questo epilogo della gara. Tutti li aspettavano al varco e loro non si sono fatti attendere.

UAE aggressiva

La fuga non parte. Davide Formolo non fa uscire neanche una mosca. «Qualcosa proveremo a fare – ci aveva detto Marco Marzano diesse della UAE Emirates prima del via – Non molliamo. Loro si faranno trovare pronti, ma qualcosa abbiamo escogitato».

«Certo che ieri Matej è stato bravo – ha proseguito il tecnico –  l’ho diretto alcuni anni alla Lampre e ricordo quanto era meticoloso. Immagino si sarà studiato la crono nel dettaglio. Immagino anche come possa essere andato in quel drittone a scendere ai 3 chilometri dall’arrivo e nella successiva curva. In quei frangenti è fortissimo e poi guida anche bene. Un animale da gara.

«Anche Joao andava forte, ma Matej lì guadagnava secondi. E’ difficile avere di preciso quei tempi, ma conoscendolo ne sono quasi sicuro».

Tappa a Tim Merlier. Il corridore della Soudal-Quick Step ha fatto il bis precedendo De Kleijn (a destra) e Gaviria (a sinistra)
Tappa a Tim Merlier. Il corridore della Soudal-Quick Step ha fatto il bis precedendo De Kleijn (sulla destra fuori dalla foto) e Gaviria

Ackermann un diavolo

In Bahrain-Victorious hanno fatto i loro conti. Sapevano dell’attacco e come spesso accade la miglior difesa è l’attacco. Ad un chilometro dal traguardo volante è la squadra del leader a prendere le redini della corsa. Allunga il gruppo.

Solo un possente Ackermann – della UAE – abituato a fare le volate coi velocisti veri, fa a spallate e con quasi troppa facilità spezza il treno di Mohoric. Solo che per poco non ci rimette anche Almeida!

Alla fine il tedescone si rende conto che è da solo e si sposta. Pasqualon parte. Mohoric passa tra il compagno e le transenne. Per poco non lo chiude. Invece la lezione su VeloViewer è stata perfetta. 

Morale: primo Mohoric, secondo Almeida e terzo Pasqualon. Il pugno – di cortesia, quello del Covid per capirci – che si sono scambiati i due protagonisti dopo quel traguardo volante di fatto ha sancito la fine del Polonia. Mohoric ha portato il suo vantaggio nelle generale ad un secondo sul portoghese.

«Abbiamo preparato lo sprint nel dettaglio – spiega Pasqualon – non l’ho stretto. Matej sarebbe dovuto passare in quel punto. Io avrei provato a fare secondo, ma Almeida è risalito forte. Poi siamo stati attenti anche nel finale, perché comunque poteva essere rischioso, ma tutto è andato bene».

«Ci abbiamo provato – ha spiegato Formolo – anche perché non avevamo nulla da perdere. La nostra tattica era arrivare compatti sin lì e ci siamo riusciti. Poi in quelle stradine il lavoro non è stato facile».

Almeida però è soddisfatto. La gamba è buona e lascia ben sperare in vista della Vuelta. Lo dice chiaramente a fine tappa.

La Bahrain-Victorious fa festa. Ma i complimenti vanno anche alla UAE Emirates, mai doma
La Bahrain-Victorious fa festa. Ma i complimenti vanno anche alla UAE Emirates, mai doma

Mohoric leader vero

Subito dopo il traguardo torniamo verso la mix zone. Parlando con i massaggiatori si dice che è stato il traguardo volante più importante della storia. Mohoric, appena davanti a noi, ci sente. Si volta e ride con un certo orgoglio.

«Devo ringraziare tutta la squadra – dice lo sloveno – hanno fatto un ottimo lavoro. Pasqualon è stato perfetto: mi ha preso ad oltre un chilometro e mi ha portato fino ai 50 metri. Serviva uno sprint corto. Ognuno di noi sapeva cosa fare. Sapevamo che la UAE ci avrebbe attaccato. Avevano una chance e hanno provato a coglierla. E’ stato incredibile giocarci l’intera corsa su un traguardo volante. Per tutta la settimana i ragazzi mi hanno supporto alla grande».

Poi, sottolineando ancora una volta la sua sensibilità, Matej ha aggiunto: «Mi spiace per la mia popolazione, la Slovenia, travolta dall’inondazione. Donerò loro il premio in denaro».

Il podio finale con Mohoric, Almeida a 1″ e Kwiatkowski a 17″
Il podio finale con Mohoric, Almeida a 1″ e Kwiatkowski a 17″

Il mondiale? Un’altra volta

Anche ieri Mohoric ha ripetuto di avere le gambe migliori di sempre. E allora perché non andare al mondiale?

«Perché – replica – gli obiettivi vanno preparati e devono essere concreti. Sono convinto che questo non è un mondiale adatto a me e quindi ci penserò quando lo sarà. Intanto vado avanti con il mio programma».

Infine il leader della Bahrain-Victorious torna sulla crono del giorno prima. Una corno che come effettivamente ci aveva suggerito Marzano aveva preparato con meticolosità: dalla bici allo sforzo.

«La bici – conclude Mohoric – me l’hanno sistemata i miei meccanici alla perfezione. Abbiamo un grande staff. Per la crono è vero: l’abbiamo ripassata al dettaglio la sera prima, ma sapevo più o meno cosa mi aspettava. Ripensandoci forse sarei partito un pelo più forte.

«Questa crono era simile a quella di due anni fa e qualcosa avevo in mente. Tra l’altro in quell’edizione finii secondo nella generale proprio dietro ad Almeida». 

Merlier apre il Polonia. E Caruso, tornato in gara, guarda avanti

29.07.2023
5 min
Salva

POZNAN – Con la Poznan-Poznan si è aperto l’80° Tour de Pologne. Una tappa per velocisti doveva essere e una tappa per velocisti è stata. E il migliore di loro? Tim Merlier. Sornione al via, il corridore della Soudal-Quick Step era tra i più marcati. Ma in gruppo si è rivisto un corridore, che velocista non è, ma è uno degli italiani più forti, Damiano Caruso.

Il siciliano era al rientro dopo il Giro d’Italia. Sembra stare bene. Di certo è sereno, tranquillo, magro… insomma è il solito Damiano. Il corridore della Bahrain-Victorious è giunto ad un momento della sua carriera in cui sa esattamente dove sta, come sta, cosa può fare lui e, se vogliamo, anche cosa possono fare gli altri. Ha quella che si suol dire, la situazione sotto controllo.

Questa prima frazione del Polonia è stata un’occasione ideale per parlare con lui.

Damiano, come stai?

Sto bene – replica con tono squillante e sincero – sono contento di essere venuto qui in Polonia. Se non altro perché sono scappato dai 45 gradi che avevo a casa in Sicilia! Qui c’è una temperatura più normale, più umana. Scherzi a parte, abbiamo fatto un bel periodo in montagna.

Dove?

Sono stato a Livigno, anzi al Passo Foscagno per la precisione (che sfiora i 2.300 metri di quota, ndr). Ora inizia la seconda parte della stagione. Mi aspetta un bel blocco di gare da fare nei prossimi due mesi.

La Vuelta…

E prima Burgos. Vado alla Vuelta con grande serenità. Alla fine il mio primo obiettivo della stagione era quello di fare un buon Giro e l’ho centrato. In Spagna mi piacerebbe provare a vincere una tappa e se questo dovesse accadere per me sarebbe ancora una volta una grande stagione. Era nei programmi sin da questo inverno fare Il Giro e andare all’arrembaggio alla Vuelta.

Damiano Caruso (classe 1987) alla presentazione dei team. Il siciliano non correva dal Giro
Damiano Caruso (classe 1987) alla presentazione dei team. Il siciliano non correva dal Giro
Hai dato uno sguardo al percorso spagnolo?

Ho visto che è ancora una volta particolarmente dura: tante salite e tanti arrivi in quota. Se devo dire una tappa in particolare non c’è l’ho, però credo che ci saranno tante occasioni per provare a portarsene a casa almeno una.

Sarà un “Remco contro tutti”?

Vista “da fuori” sarà una bella battaglia. Oltre a Remco ci sarà un alto livello: Vingegaard, Roglic, Ayuso…

Che corsa ti aspetti?

Difficile dirlo. Semmai spero che non ci sarà “l’ammazza-Vuelta”, uno alla Vingegaard al Tour. Anzi, spero che Jonas possa risentire un po’ delle fatiche francesi in modo da tenere aperto il discorso della vittoria e quello del podio finale il più possibile. Però non credo che sarà un tutti contro Remco, sarà un tutti contro tutti.

Remco ha messo Vingegaard come favorito, ma pare sicuro di sé. Si è allenato forte…

Riconfermarsi è sempre più difficile che vincere. Quest’anno ha più pressioni. L’anno dopo una vittoria hai gli occhi puntati addosso: per me avrà del filo da torcere. Ma tutto questo andrà a vantaggio dello spettacolo. Ma è impossibile stabilire chi sia il favorito.

Caruso (al centro) ha tenuto davanti la squadra nel momento del nubifragio in questa prima tappa polacca
Caruso (al centro) ha tenuto davanti la squadra nel momento del nubifragio in questa prima tappa polacca
Invece in casa Jumbo-Visma Vingegaard e Roglic si pesteranno i piedi?

Non credo, sono entrambi soddisfatti della stagione che hanno fatto. Roglic ha vinto il Giro, Vingegaard ha vinto il Tour: insomma, andarsi a creare dei conflitti interni non sarebbe intelligente da parte loro. E siccome penso che sono dei ragazzi intelligenti, non creeranno questo tipo di situazione.

E di Ayuso cosa ci dici? Lui potrebbe essere la bestia nera?

A dire il vero non lo conosco molto bene. Sicuramente è un ragazzo di talento. L’ultima gara che ho fatto contro di lui è stata il Giro di Romandia, dove è andato forte e ha vinto a cronometro se ben ricordo. Ha tantissimi margini di crescita. E poi la Vuelta è la gara di casa per lui e sicuramente sarà una motivazione extra. Sono certo che sarà tra coloro che darà spettacolo.

Insomma ci sarà da divertirsi, soprattutto se Remco sarà stuzzicato. E voi con chi farete classifica?

Anche noi abbiamo dei ragazzi giovani che cominciano ad affacciarsi ai piani alti e a voler fare classifica, penso a Santiago Buitrago, piuttosto che ad Antonio Tiberi. E’ giusto che questi ragazzi provino a fare esperienze nuove.

Il podio della prima tappa del Polonia, con il vincitore Merlier, Kooij e Gaviria in maglia Movistar
Il podio della prima tappa del Polonia, con il vincitore Merlier, Kooij e Gaviria in maglia Movistar

Intanto il pubblico polacco, indomito davanti al nubifragio, si stringe attorno al podio. Le scene sono quelle classiche del ciclismo ad ogni latitudine: la ricerca delle borracce da parte dei tanti bambini giunti qui nell’autodromo di Poznan. I selfie con i corridori, specie quelli della nazionale polacca. Gli applausi… E tanti di questi applausi sono per Merlier, che ha vinto esattamente due minuti prima che il suo compagno Remco Evenepoel conquistasse la Clasica de San Sebastian.